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  • Animanauta, vita da marinaio: la visita alla mostra fotografica al Galata Museo del Mare

    Animanauta, vita da marinaio: la visita alla mostra fotografica al Galata Museo del Mare

    da Animanauta, di Fabio Parisi

    Genova città di mercanti, Genova città di marinai. Ma i genovesi davvero conoscono il mare, il porto, i mestieri ad esso legati e la realtà che vi gravita attorno? Probabilmente no. Attualmente quale genovese, ad esclusione degli addetti ai lavori, saprebbe davvero descrivere cosa succede in una giornata di lavoro in porto o su una nave? Il rapporto tra la città e il mare, anticamente così naturale, è stato interrotto dalle trasformazioni del progresso, e la maggior parte di noi verosimilmente non sa proprio nulla della vita di un marinaio dei nostri giorni.

    Ecco un’occasione per conoscerne e capirne qualcosa di più: il Mu.Ma Galata Museo del Mare ospita fino al 9 marzo la mostra fotografica “Animanauta”, una collezione di immagini scattate da Fabio Parisi, ufficiale di coperta della Marina Mercantile e fotografo. Il mare, insomma, visto attraverso gli occhi di chi quella realtà la conosce, la vive, la respira tutti i giorni e, trovandosi ad avere una propensione innata per l’espressione artistica, cerca di rendere le tante sfaccettature di quella realtà con una macchina fotografica in mano, nonostante «sia molto difficile descrivere e sintetizzare un mondo così complesso e articolato che oltretutto è distantissimo, sia in senso fisico che figurato, dalla vita di terra, e per quanto da anni ci si arrovelli nel cercare una riposta esaustiva, questa non si è ancora trovata».

    Dedicatosi per diverso tempo interamente alla musica, Fabio, classe ’79, ha iniziato ad avvicinarsi alla fotografia nel 2004: «nello scatto vedevo la possibilità di ampliare la mia espressività. Le navi sono arrivate qualche anno dopo. Il concept Animanauta ha iniziato a prendere forma nel 2011».

    da Animanauta, di Fabio Parisi

    Le foto, scattate per lo più in navigazione tra Oceano Indiano, Mediterraneo, Atlantico e Caraibi, presentano un comune denominatore che conduce il visitatore attraverso l’esposizione: una dominante rossa molto accesa (tramonti, fianchi delle navi…) che si contrappone a fondi plumbei, metallici, con un effetto meravigliosamente stridente.
    «Come in un concept album (vedi The Wall dei Pink Floyd tanto per citarne uno a caso) c’è sempre un filo conduttore che lega tutte le canzoni, per Animanauta ho seguito la stessa logica: volevo che ci fosse un filo conduttore che legasse le foto tra di loro. Quando scatto non parto con un’idea precisa, ho un approccio assolutamente istintivo e non credo che potrebbe essere altrimenti. Nella postproduzione invece vengono fuori tutte quelle azioni necessarie ad esaltare le emozioni catturate negli scatti e quello è sicuramente un lavoro più razionale e tecnico».

    L’essenza del lavoro della Marina Mercantile è «il trasporto di merci e persone da un punto all’altro del globo. Questo trasporto avviene per mezzo di giganteschi vettori: le navi». Il ruolo che Fabio ricopre è carico di responsabilità tavolta, come ammette lui stesso, pesanti e scomode: «L’ufficiale è il responsabile della vita dei membri dell’equipaggio, della nave e del suo carico nonché dell’ecosistema marino. Nello specifico delle mie competenze, ad oggi sono stato delegato alle pianificazioni dei viaggi in tutti i suoi aspetti, quindi tracciare e calcolare le rotte di volta in volta più sicure e convenienti; la preparazione dei documenti necessari per arrivi e partenze dai vari porti e infine la tenuta della farmacia e dell’ospedale di bordo. Attualmente lavoro su navi reefer che portano ananas e banane; andiamo a prendere i carichi in centro america, nei caraibi e le portiamo in Europa. Il viaggio dura 28 giorni e normalmente faccio 3 viaggi a bordo e tre a casa».

    Nella vita quotidiana a bordo i ritmi sono scanditi «dalla tenuta di guardia sul ponte, dove convergono tutti i sistemi di monitoraggio della nave e della navigazione (dai radar ai pannelli d’allarme antincendio). In porto si seguono le operazioni commerciali». Ed è proprio nello spazio limitato della nave che «vive un microcosmo con ruoli e deleghe precise. Ogni componente dell’equipaggio, dal comandante al mozzo, lavora nel comune intento di portare a termine con successo quella che ancor oggi viene chiamata “spedizione”».

    da Animanauta, di Fabio Parisi

    Un termine scelto non a caso, che già da solo evoca difficoltà, distanze, intemperie, fatica, dedizione, coraggio. Tutte cose che emergono nei primissimi piani su mani e braccia di uomini al lavoro, con una preferenza per i dettagli che tralascia il volto e concentra tutta l’attenzione sul gesto, astraendolo in qualche modo dal contesto e rendendolo simbolo universale del fatto che il lavoro reca con sé fatica, una fatica nobile, carica di dignità e di una bellezza che si riflette direttamente nelle immagini. Chiunque può immedesimarsi in quelle mani al lavoro, eppure Fabio assicura «non pensavo a quello mentre scattavo. Ero semplicemente affascinato dall’arte marinaresca dei miei colleghi. Fondamentalmente le foto hanno immortalato ciò che in quei momenti attirava la mia attenzione e mi emozionava. È comunque molto gratificante quando una foto (così come una canzone o un quadro) attiva qualcosa nel cervello delle persone, al di là di ciò che passava per la testa dell’esecutore».

    Anche per questo le immagini sono mute per scelta dell’autore, che non ha voluto apporre alcuna didascalia: «per quanto aiutino l’autore a portare i terzi nella direzione della sua opera, vincolano o condizionano l’interpretazione che una persona può dare o non dare». Ciò detto, l’intenzione principale era quella di trasmettere «rispetto e ammirazione per i colleghi e per il loro lavoro».

    Posto che il fotografo deve avere la capacità di creare un filo di contatto con il soggetto ritratto, le foto suggeriscono un legame più forte del solito, questo perché gli uomini immortalati, intenti a svolgere «per lo più lavori di manutenzione ordinaria, atti a mantenere la nave entro determinati standard di sicurezza ed operatività» sono persone con cui l’autore lavora, con cui quindi esiste grande confidenza. Va ricordato infatti che il mestiere implica la convivenza sulla nave per mesi e la condivisione quindi di ogni momento della giornata: «Non avrei mai potuto fare un lavoro del genere se alla base del rapporto che ho instaurato con alcuni miei colleghi non ci fosse stato un forte rispetto per loro come individui e poi come naviganti. Va anche detto che non imbarco come fotografo, a bordo sono prima di tutto uno che lavora. Confesso che mi piacerebbe fare un imbarco in cui mi dedico fisicamente e mentalmente solo a raccontare con foto, video e musica quello che succede a bordo, ma d’altro canto credo che come “estraneo” potrei non entrare in sintonia con le persone».

    Come ultima cosa, Fabio ci racconta un aneddoto carico di poesia sull’origine del titolo della mostra: «Quando ho iniziato a capire che il “progetto” si stava concretizzando ho avuto la necessità di dargli un nome. Dopo parecchio tempo a pensare ad un degno titolo, e quasi deciso a rinunciare, un anziano bevitore mi disse che avrei dovuto usare qualcosa di molto semplice come “vita da marinai”. Ovviamente non mi piaceva affatto, ma mi ha dato lo spunto per andare a vedere che “suono” potesse avere in altre lingue… in latino anima vuol dire “vita” e nauta “marinaio”: Animanauta altro non è che vita da marinaio. Mi piace molto, lo trovo forte, intenso e ampio».

    Claudia Baghino

  • Cre.Sta, festival dell’arte indipendente a Genova. Sinergia tra Comune e volontari di Arbusti

    Cre.Sta, festival dell’arte indipendente a Genova. Sinergia tra Comune e volontari di Arbusti

    Porticato di Palazzo DucaleCre.Sta – Festival di Creatività Stanziale a Palazzo Tursi. Si tratta di un progetto attivato nel 2013 per la valorizzazione della creatività artistica indipendente, promosso da Arbusti (rete genovese di promozione dei creativi locali indipendenti) e dal Comune di Genova, Ufficio Cultura e Città. Il Festival ripercorrerà il cammino già tracciato lo scorso anno e darà spazio a eventi dislocati in giro per tutta la città, dal centro storico alle altre municipalità (Sampierdarena, Sestri Ponente, Quarto). Qui avranno spazio le arti indipendenti come musica, danza, teatro, visual e performing art. Si parte a maggio e si prosegue fino a settembre: si preannuncia un’estate ricca e movimentata… Ma il calendario per l’estate è solo il preludio di un programma più articolato, che si estenderà anche all’autunno.

    Che cos’è Cre.Sta: i progetti per il 2014 e il ruolo di Arbusti

    Si tratta di un progetto triennale per la valorizzazione delle migliori esperienze nell’ambito della creatività artistica “cittadina”, con attenzione alle produzioni indipendenti, ai giovani e alla relazione con il territorio: non a caso è proprio l’Ufficio Cultura e Città del Comune ad occuparsene, cercando di dare spazio alle esperienze che coniughino entrambi gli aspetti, quello locale e quello culturale. Si cerca di mettere in evidenza esperienze artistiche normalmente escluse dai circuiti tradizionali e in questo Amministrazione e Arbusti lavorano congiuntamente e in modo sinergico.

    Il progetto è partito per iniziativa dell’ufficio comunale, che a fine 2012 ha presentato un’istanza al Sindaco Doria e all’Assessore alla Cultura e al Turismo Carla Sibilla per testare i presupposti e mettere a punto una condivisione di intenti. Da qui, è nata una collaborazione e sono stati investiti tempo, forze, risorse per la programmazione di un evento (che è soprattutto un nuovo modo di percepire la cultura all’intesto del contesto urbano) di ampia portata. Per questo da Tursi si è scelto di coinvolgere Arbusti: il collettivo genovese, attivo ormai da qualche anno sul territorio, è servito da spinta per l’Amministrazione e ha fornito istanze per la sperimentazione e nuove modalità di valutazione delle proposte culturali. In pratica, Arbusti svolge la funzione di mappatura del territorio e individua artisti, che entrano a fare parte del gruppo e creano una rete. Arbusti propone all’amministrazione la lista dei soggetti mappati, che si esibiranno in giro per la città.

    «Quello che stiamo portando avanti con Arbusti è un progetto organico: vogliamo far crescere una generazione di artisti scelti “dal basso”, direttamente dal pubblico – commenta Max Morales di Arbusti – Tutto ciò ha soprattutto un risvolto socio-politico: l’offerta culturale è ampia e vogliamo incentivarla. Inoltre, ciò avrebbe ricadute anche sotto il profilo economico e sarebbe di slancio al turismo: si devono coltivare gli artisti cittadini indipendenti, sperare che molti di loro crescano e si affermino qui e oltre i confini cittadini. In questo modo si potrà creare una cultura artistica: facendo un lavoro “interno”, si creerà un sostrato ricco e si potrà puntare in futuro sulle eccellenze locali. Ad esempio, non si dovranno chiamare artisti da fuori per organizzare mostre, concerti, festival. Un processo virtuoso a 360 gradi, ambizioso e difficile: si basa sul nostro lavoro di volontari».

    giardini-di-plastica-urban-street-vandalismo-d5Per quest’anno sono previste novità rispetto alla già fortunata edizione 2013, che aveva raggiunto quota 7 mila presenze. Si parla di aumentare gli spazi (prima solo nel centro storico) e individuare aree strategiche nei vari municipi, in collaborazione coi soggetti locali. Lo scopo è quello di valorizzare la scena creativa locale. Si pensa, pertanto, di spostare parte delle iniziative alla Biblioteca Gallino di Sampierdarena e a Villa Rossi a Sestri Ponente, dove organizzazioni locali (il progetto “Coloriamo Sampierdarena” e altri) si stanno dando da fare e hanno di recente riqualificato gli spazi e dato avvio a progetti culturali interessanti. Cre.Sta arriverà poi anche a Quarto e al Teatro Altrove. Molte location del centro saranno mantenute, con l’esclusione forse del Porto Antico (o perlomeno con qualche differenza di forma rispetto allo scorso anno). Restano i Giardini di Baltimora, ma con importanti novità: lo scorso anno, tre giorni di musica e concerti; quest’anno sarà allestito un palco a maggio e resterà fino a settembre. Con le associazioni (Associazione Giardini di Plastica), il Municipio e il Comune, Cre.Sta porterà qui una serie di eventi e spettacoli diversi, per ridare vita a un luogo prezioso e spesso non annoverato tra gli spazi cittadini da utilizzare a scopi artistici.

    Inoltre, quest’anno l’amministrazione, nonostante il momento difficile per la cultura, proverà a sostenere i soggetti che più si mostreranno in grado di dare voce alla scena indipendente genovese. In questo Tursi fungerà da incubatore e sarà aiutato anche dal nuovo piano settennale 2014-2020, grazie al quale sarà possibile orientare in questo senso fondi POR-Fesr. Racconta Egidio Camponizzi dell’Ufficio Cultura e Città: «Non vogliamo fossilizzarci sulla dimensione locale, tuttavia riteniamo giusto dare voce ai soggetti calati sul territorio e sostenerli».

    Altra novità è quella di provare a estendere la manifestazione anche all’autunno, individuando strutture idonee e ricettive, in cui sono già attivi progetti culturali. «Genova brulica di realtà artistiche interessanti – commenta Max Morales di Arbusti – vorremmo dare modo a molte di loro di esibirsi, trovare spazio, movimentare la città e fare in modo che chi la vive percepisca che c’è sempre qualcosa che si muove. Ad esempio, sapevate che a Genova ci sono oltre 600 gruppi musicali? Se si riuscisse a farli suonare tutti ci sarebbero circa 2 concerti al giorno! Non è vero che in questa città non succede niente, che non c’è fermento: al contrario, Genova può ambire a diventare città culturale a tutti gli effetti, e noi ci impegniamo affinché ciò avvenga».

    Per saperne di più: Cre.Sta edizione 2013

    Grazie a Cre.Sta dal 28 giugno al 3 agosto 2013 a Genova si sono svolti oltre 50 appuntamenti in poco più di un mese, con esibizioni di teatro, danza e musica. Sono stati coinvolti vari soggetti, tra associazioni musicali, compagnie teatrali e di danza. Gli artisti erano oltre 300 e si sono esibiti in diversi spazi del centro storico, da una zona centrale per turismo e movida come il Porto Antico, agli affascinanti caruggi della Maddalena, alla via dei cantautori e della musica per eccellenza, Via del Campo. Proprio al Porto Antico, inoltre, gli eventi di Cre.Sta si sono svolti in apertura alle serate della consueta rassegna estiva Porto Antico EstateSpettacolo.

    Gli eventi si sono svolti nella fascia oraria compresa tra le 18 e le 20.30: scelta che può apparire impopolare, ma che rispondeva a una precisa strategia per movimentare la città in un orario poco sfruttato. Hanno avuto spazio concerti di musica antica, jazz, rock, spettacoli teatrali. Degna di nota l’iniziativa “Su la Cre.Sta”, una tre giorni di festeggiamenti (18-20 luglio) ai Giardini di Baltimora, con musica indipendente a cura di Collettivo Genova Urla, Greenfog e 89bpm / Hi Hat: hanno avuto spazio generi musicali diversi, dall’hip-hop, all’indie, al metal-rock, grazie alla collaborazione di realtà associative del territorio, al Municipio I, all’Associazione Giardini di Plastica. Uno spazio importante, una delle poche aree verdi cittadine: un non-luogo che si trasforma in luogo di aggregazione.

     

    Elettra Antognetti

  • Nuovo depuratore di Cornigliano, al via l’iter: sbloccata la concessione delle aree ex Ilva

    Nuovo depuratore di Cornigliano, al via l’iter: sbloccata la concessione delle aree ex Ilva

    Ponte di CorniglianoQuindicimila metri quadrati nelle aree ex Ilva per far sorgere il nuovo depuratore di Cornigliano. Il delicato accordo che sancirà il passaggio di diritto di superficie da Autorità portuale a Mediterranea dell’Acque, verrà discusso questa mattina dalle Commissioni V – Territorio e VI – Sviluppo economico del Consiglio comunale convocate in seduta congiunta. Piuttosto singolare il fatto che Stefano Bernini, vicesindaco con delega all’urbanistica nonché presidente della Società per Cornigliano che ha effettuato la bonifica delle aree, non dovrebbe essere della partita. L’amministrazione sarà invece rappresentata dall’assessore all’Ambiente, Valeria Garotta, cofirmataria della delibera assieme al vicesindaco.

    Formalmente il provvedimento dà il via libera all’approvazione dello schema di contratto che coinvolge tutti gli attori interessati all’area che ospiterà il nuovo depuratore per il trattamento dei fanghi e delle acque e che consentirà la dismissione degli impianti di via Rolla (attuale depuratore di Cornigliano) e Volpara (Valbisagno).

    Innanzitutto – si legge nel documento – “Autorità portuale rinuncia, a fronte di un indennizzo da parte di Società per Cornigliano, alla costituzione in proprio favore del diritto di superficie relativamente alla porzione di area interessata alla realizzazione del predetto impianto di depurazione e accetta che vengano costituite alcune servitù in sottosuolo relativamente alle condotte a servizio dell’impianto medesimo”.

    Un primo passaggio fondamentale dato che i 15 mila metri quadrati appartengono alla molto più vasta area ex Ilva (circa 114.100 mq) su cui Società per Cornigliano ha svolto opere di bonifica pubblica e risanamento ambientale per dare il là alla riconversione ad opera di Autorità portuale mediante costituzione di diritto di superficie per 60 anni. Data la strategicità della zona anche per incrementare la capacità di trattamento di percolato della discarica di Scarpino – e non è certo un caso che la delibera arrivi in Commissione proprio in seguito alle emergenze delle scorse settimane, in realtà mai terminate – Autorità portuale si è detta disponibile a rinunciare ai propri diritti sull’area a fronte di 1 milione e 320 mila euro più iva, ovvero 1 milione 610 mila e 400 euro.  Ma questo indennizzo, sarà pagato da Mediterranea delle Acque ed arriverà nelle mani di Società per Cornigliano e, successivamente, in quelle dell’Autorità portuale tramite il Comune, entro 30 giorni dalla data di formalizzazione dell’accordo. Entro tre mesi sempre da tale data, invece, Tursi dovrà farsi carico di trasferire il diritto di superficie a Mediterranea delle Acque, attraverso un atto pubblico, per i previsti 60 anni.

    Nelle more dell’accordo che abbiamo visto interessare una molteplicità di soggetti, istituzionali e non, è anche previsto l’impegno da parte di Società per Cornigliano a costituire il diritto di passaggio sulle aree circostanti a quelli in cui sorgerà il depuratore, attraverso la strada che realizzerà la stessa Società per Cornigliano, “nonché il diritto di posa e mantenimento delle condotte di collettamento delle acque reflue e, in generale, di collegamento dell’impianto di depurazione con la viabilità e con la rete fognaria esistente” fino a che il depuratore sarà in funzione.
    Da parte sua, invece, il Comune definirà la destinazione d’uso delle aree attualmente occupate dal depuratore di via Rolla per riqualificare il quartiere di Cornigliano – che già solamente dalla dismissione dell’attuale impianto trarrebbe grande beneficio in termini di vivibilità e respirabilità dell’aria –  attraverso l’insediamento di attività produttive e artigianali, fatte salve le necessità tecniche per la realizzazione di opere complementari al nuovo impianto.

    Entrando più nel dettaglio, 8 mila metri quadrati serviranno per la realizzazione dell’impianto di trattamento dei fanghi che gestirà anche il materiale proveniente da Punta Vagno non rendendo così più necessario il depuratore di Volpara (qui l’approfondimento di Era Superba sui depuratori genovesi). Ma questa sarà solo la prima e più immediata fase di realizzazione ed entrata in funzionamento del nuovo depuratore. Più complicata, invece, la questione che riguarda i restanti 7 mila metri quadrati su cui sorgerà l’impianto di trattamento delle acque e che potranno essere richiesti dal Comune a Società per Cornigliano soltanto tra i 3 e i 6 anni successivi alla data di stipula dell’accordo (successivamente, in caso di mancata richiesta di Tursi, potrebbe intervenire direttamente Mediterranea delle Acque).

    «Questa zona – ci spiega il vicesindaco e presidente di Società per Cornigliano, Stefano Berniniera occupata dal Gruppo Spinelli che, a suo tempo, ottenne tutte le sue aree attraverso una figura giuridica inesistente: una sorta di comodato a pagamento. In virtù di questo canone, Spinelli ha cercato di far valere il contratto come vera e propria locazione, il ché avrebbe impedito la richiesta di liberazione dell’area prima di 12 anni dalla stipula del contratto. Per farla breve, in fase di accordo si è giunti, da un lato, alla consegna da parte di Spinelli dei 7 mila metri quadrati indispensabili per il depuratore e, dall’altro, al riconoscimento del contratto di locazione a Spinelli fino al 31 dicembre 2017 nelle zone restanti, che alla scadenza torneranno nella disponibilità dell’Autorità portuale».

    Ex Ilva, area Sot ancora da bonificare

    Uscendo dalla questione depuratore ma rimanendo sempre in zona ex Ilva, resta ancora da definire il futuro della cosiddetta area Sot (Sottoprodotti), l’unica su cui non è stata portata a termine la bonifica da parte di Società per Cornigliano. «La ragione – spiega Bernini – è dovuta al fatto che il terreno è pregno di benzoapirene e benzene, che riaffiorano ogni volta che si va a dissodare il suolo e hanno già causato diversi malori a chi si è trovato a lavorare nelle circostanze. Si è detto che il terreno andrebbe rimosso perché inquina le falde. Non è vero perché sotto c’è il mare. L’unica soluzione è quella di impermeabilizzare e tombare l’area, lasciando lì il terreno ed evitando di rinverdirne gli effetti nocivi con la sua movimentazione». Terminata la messa in sicurezza anche di quest’ultima porzione, Bernini è convinto dell’opportunità di dare vita a un nuovo parco urbano. Ma l’ultima parola spetta alla Regione che ha manifestato l’interesse a valutare l’opportunità di far sorgere qui il nuovo ospedale di Ponente piuttosto che nell’area Erzelli, soprattutto qualora permanessero gli ostacoli al trasferimento dell’Università in collina. Una partita, questa, ben lontana dal triplice fischio.

    Simone D’Ambrosio

  • Nervi, Marinella: nuova vita per lo storico hotel della passeggiata, ma la veranda è abusiva

    Nervi, Marinella: nuova vita per lo storico hotel della passeggiata, ma la veranda è abusiva

    Hotel Marinella, NerviIl 5 novembre, rispondendo a un articolo 54 allora sollevato dal consigliere Mario Baroni, l’assessore al Demanio e al Patrimonio, Francesco Miceli, aveva annunciato che la “Marinella” di Nervi avrebbe presto conosciuto il nome dei suoi nuovi gestori. A tre mesi da allora, lo stesso Baroni è tornato a porre la questione all’attenzione del Consiglio comunale dato che nel frattempo non è stato riscontrato alcun progresso: «È impensabile – ha detto l’esponente del Gruppo Misto – che in uno dei luoghi più affascinanti della nostra città permanga ancora questo spettacolo indegno. Proprio poche ore fa ho avuto conferma che continuano gli ingressi abusivi nella struttura da parte di persone senza fissa dimora, come già segnalato in passato». Il consigliere ha anche aggiunto che la struttura è sempre più fatiscente e lo stato di abbandono la espone costantemente all’erosione degli elementi naturali, come hanno ampiamente dimostrato le mareggiate dello scorso weekend.

    «Abbiamo bisogno che la passeggiata porti un indotto turistico – ha tuonato il capogruppo del Pdl, Lilli Lauro – e non capisco perché la giunta abbia il freno a mano tirato su questa situazione. È vero che l’edificio sorge su terreno demaniale ma è anche vero che la struttura è abbandonata da due anni».

    «Non c’è nessun freno a mano tirato da parte del Comune – ha risposto Miceli – dato che il Tribunale di Genova ha dichiarato il fallimento della società che gestiva l’impianto solamente il 15 novembre 2012. Da quel momento l’amministrazione si è mossa per ottenere gli interessi dei privati, anche se il bene era ed è ancora sotto la custodia del curatore fallimentare. Nel frattempo, sono anche stati fatti diversi sopralluoghi con successivi interventi della polizia per allontanare alcune presenze abusive».

    Come già anticipato tre mesi or sono, l’assessore ha confermato il recepimento di 6 manifestazioni di interesse da parte di privati per subentrare nella riqualificazione e gestione dell’immobile. Tuttavia, prima di procedere alla scelta dell’offerta migliore e quindi alla nuova concessione della Marinella, è necessario superare un ultimo ostacolo: la formalizzazione della procedura, infatti, è subordinata alla rimozione della “storica” veranda sul mare, costruita dal precedente gestore in violazione delle norme urbanistiche e paesaggistiche. In sostanza, la veranda è un abuso edilizio perché è stata realizzata senza le necessarie autorizzazioni e va, dunque, eliminata.

    Perché questa “bonifica” dell’immobile non è ancora stata effettuata? La ragione va ricercata nel fatto che attualmente la Marinella, di proprietà del Demanio marittimo e gestita per convenzione dal Comune, è in custodia del curatore fallimentare della società che gestiva l’impianto nel passato: il 6 febbraio la direzione Patrimonio e Demanio del Comune di Genova ha intimato al curatore di procedere alla rimozione della struttura per poter concludere la gara di assegnazione della nuova concessione. Il curatore avrà ora 20 giorni di tempo per provvedere, altrimenti la veranda verrà eliminata direttamente dal Comune addebitando i costi al curatore, il quale tuttavia ha già risposto che entro la fine del mese sistemerà la situazione.

    «Eliminato l’abuso – assicura Miceli – si potrà finalmente procedere con l’assegnazione dell’immobile che manterrà la destinazione d’uso precedente di stazione balneare e albergo-ristorante. La speranza è dunque di vedere la struttura riaperta già entro l’estate». Non facilissimo, dato che dopo la formalizzazione della nuova concessione, i privati dovranno innanzitutto provvedere alla ristrutturazione del bene. Senza dimenticare che l’eliminazione della veranda rischia di togliere grande appeal dal punto di vista turistico-commerciale.

    «Non rendendo più agibile la parte prospiciente al mare – sottolinea il consigliere Baroni – la Marinella perderebbe molto del suo fascino. Tra l’altro non mi spiego come non sia stato possibile intervenire nel passato: fare delle sanzioni a un’azienda fallita mi sembra tempo perso».

    «Senza la balconata – fa eco Lilli Lauro – l’immobile rischia di diventare un pacco commerciale e non so se i sei privati sarebbero sempre interessati. Perché, invece di eliminarla, non la rendiamo sicura dal punto di vista strutturale e paesaggistico? Rimuoviamo solo lo stretto necessario e provvediamo alle necessarie autorizzazioni, naturalmente facendo pagare i nuovi concessionari per poter utilizzare lo spazio sul mare».

    La sensazione è che l’iter per la rimozione sia ormai definitivamente partito. Ma non è detto che i nuovi gestori, appena ottenute le chiavi della struttura, non possano muoversi per restituire alla Marinella il suo sguardo sul mare di Nervi, in piena legalità. D’altronde, ne avrebbero tutti gli interessi.

    Simone D’Ambrosio

  • Gronda, rinviata la riunione dell’Osservatorio del Comune. Società Autostrade prende tempo

    Gronda, rinviata la riunione dell’Osservatorio del Comune. Società Autostrade prende tempo

    Voltri, progetto Gronda di Ponente
    Simulazione progetto: nuovi viadotti Cerusa est e ovest

    La politica spinge, Autostrade temporeggia. Giovedì il sindaco aveva convocato la riunione dell’Osservatorio Gronda a cui avrebbe dovuto partecipare anche Autostrade, ma le 43 prescrizioni della Valutazione di Impatto Ambientale del Ministero (qui l’approfondimento di Era Superba) non sono da sottovalutare e l’incontro è stato rinviato perché società Autostrade non ha ancora preparato le controdeduzioni o comunque le risposte alle 43 prescrizioni.

    >> Qui il documento integrale del Ministero con le 43 prescrizioni sul progetto Gronda

    La replica del vicesindaco Bernini è dura e non si fa attendere: «La motivazione fornita da Autostrade non sta in piedi, non è possibile che non abbiano avuto il tempo di leggersi quelle “poche paginette”. Che ci dicano chiaramente cosa vogliono fare. Noi ci eravamo anche resi disponibili a trattare solo le tematiche più urgenti».

    “La Spea autostrade ha comunicato che non potrà aderire all’invito alla riunione dell’Osservatorio “gronda” che il sindaco ha convocato per giovedì 13 febbraio – si legge nella nota stampa diffusa dal Comune – La società precisa di non aver “ancora ultimato l’istruttoria” sul decreto di Valutazione impatto ambientale riguardante l’opera. Poiché la presenza della società è indispensabile alla efficace trattazione degli argomenti all’ordine del giorno, in particolare per quanto attiene alle esigenze degli abitanti “interferiti” dal progetto, l’amministrazione comunale ha ritenuto di rinviare la riunione dell’Osservatorio in attesa di una auspicata, sollecita presenza di Spea.”

  • Santa Maria di Castello: oltre 14 mila visite all’anno grazie al lavoro dei volontari

    Santa Maria di Castello: oltre 14 mila visite all’anno grazie al lavoro dei volontari

    santa-maria-castello-centro-storicoForse non molti sanno che il complesso di Santa Maria di Castello, vicino a Piazza Embriaci, da qualche anno è tornato a nuova vita grazie al lavoro di un gruppo di volontari. Questi hanno unito le forze, messo insieme le competenze e condiviso un sogno, quello di far tornare a splendere la bella chiesa del centro storico genovese. Per questo motivo, dal 2009 organizzano visite guidate gratuite per i curiosi che arrivano in zona (soprattutto gli stranieri, più propensi a leggere guide e ad avventurarsi nei caruggi) e hanno raggiunto in poco tempo il traguardo inaspettato di 14.300 mila visitatori all’anno: dati non proprio trascurabili, soprattutto in riferimento al recente dossier del Comune di Genova circa i visitatori dei musei civici e gli approfondimenti di Era Superba su alcuni musei cittadini che raccolgono meno di quello che potrebbero, come ad esempio Musei di Nervi, Palazzo Verde o la stessa Lanterna (presto un approfondimento ad hoc sulle visite dei musei di Genova su Era Superba, ndr).

    Per Santa Maria di Castello il trend è in crescita: le stime relative al mese di gennaio 2014 sono in aumento del 30 per cento rispetto a quelle dello stesso mese del 2013. Cifre notevoli soprattutto se si pensa che i volontari si sono organizzati spontaneamente e proseguono il loro lavoro con passione, ma senza alcun tipo di aiuto da parte dell’Amministrazione.

    Chi sono i volontari di Santa Maria di Castello?

    I volontari si sono uniti nella “Associazione Culturale Santa Maria di Castello” e da 4 anni garantiscono l’apertura del complesso, che altrimenti resterebbe chiuso al pubblico, e propongono visite alla chiesa, al chiostro e al convento femminile (che pare essere stato un tempo il preferito dalla nobiltà genovese).
    Si tratta di una trentina di persone, quasi tutti pensionati (ex manager, professori, giudici, professionisti, ciascuno con competenze diverse), alcuni residenti in zona, altri invece no. Hanno deciso di dare vita a questo gruppo spontaneo perché mossi da una comunanza di intenti, ovvero rendere fruibile il patrimonio cittadino. Oggi, ognuno di loro sceglie una mezza giornata in cui presidiare il luogo e rendersene responsabile, assieme ad altri colleghi. Si è subito creato un nucleo affiatato di persone che, motivate e determinate, hanno portato avanti il loro obiettivo di aprire Santa Maria di Castello a chi non la conosce.
    Si tratta anche di un progetto che prevede una certa continuità temporale: i soci “giovani” e appena arruolati affiancano quelli più esperti durante il loro primo periodo come volontari, per essere edotti sulle nozioni relative al complesso: una sorta di “passaggio del testimone”.
    A tale proposito, inoltre, i volontari hanno iniziato fin dal primo anno ad organizzare iniziative alla presenza di studiosi ed esperti di arte, storia, architettura, tessuti, sistema tombale, per approfondire le proprie conoscenze, formarsi e poter così formare e informare gli altri. Queste iniziative dapprima erano riservate solo agli stessi volontari, nell’ambito della loro formazione; tuttavia, dall’inizio del 2013 si è pensato di allargare il cerchio ed estendere gli incontri prima ai soci “ordinari” dell’associazione (che però non svolgono il ruolo di guida) e poi a tutta la cittadinanza. Da allora ci sono stati tre incontri pubblici: il primo dedicato alla visita alla sala delle reliquie, che ha visto arrivare circa 300 persone in due weekend; il secondo, la presentazione del sistema tombale di Santa Maria di Castello; il terzo, l’esposizione di corali che, nell’arco di un solo pomeriggio, ha permesso l’affluenza di oltre 350 persone.

    Dati esaltanti. Dice Eugenio Cataldi, volontario e per tre anni presidente dell’associazione: «Abbiamo raggiunto numeri molto positivi, nemmeno noi ci aspettavamo un’affluenza così copiosa. Nel tempo, abbiamo visto che l’interesse per i nostri incontri “privati” si è esteso prima agli altri soci del gruppo, poi ai cittadini genovesi. Il problema è che, se manca la pubblicità per i nostri eventi, diventa difficile farci conoscere e fare in modo che chi è interessato ci raggiunga». Un problema, questo, comune alla maggior parte dei musei cittadini.
    Non mancheranno tante iniziative anche nel 2014: un calendario ricco di eventi è già in corso, dal seminario sul sistema tombale genovese, al concerto d’organo, esposizioni di corali e tessuti religiosi.

    Chi sono i visitatori di Santa Maria di Castello?

    centro-storico-vicoli-castello-5Ci raccontano i volontari che hanno istituito una collaborazione con le scuole -della zona e non solo-, così da rendere possibile ai più giovani la visita del bel complesso, che racchiude in sé gran parte della storia di Genova, dall’alto Medioevo a oggi. Inoltre, ci dicono, il loro pubblico si compone anche di molti turisti italiani e soprattutto stranieri: russi, neozelandesi, tedeschi, francesi, americani, inglesi sono solo alcuni dei visitatori che Santa Maria di Castello ha ospitato nel 2013. Si tratta di persone che visitano Genova alla scoperta della città “vera”, oltre le consuete rotte turistiche, fuori dai circuiti tradizionalmente presentati dai tour operator. Questi, cartina alla mano, si avventurano nei caruggi e arrivano al complesso, che spesso trovano indicato sulle loro guide come uno dei più importanti della città.
    Ma non solo turisti: ci sono anche tanti, tantissimi genovesi. Molti di loro sono persone che abitavano in zona anni fa, o quando erano bambini, e che adesso vogliono riscoprire i luoghi del loro passato; altri sono genovesi curiosi e motivati, che chissà come (il passaparola di amici e conoscenti, interessi artistici) approdano qui e si scoprono loro malgrado ignari di parte della storia della nostra città.

    Commenta ancora Cataldi: «Ci sono molti genovesi che non conoscono la zona e il complesso, e restano strabiliati non appena scoprono cosa racchiude all’interno di S. M. Castello. Per noi è un piacere fare quello che facciamo, altrimenti non saremmo qui: siamo volontari e indipendenti, e in questa attività mettiamo sia passione che qualità. Non riceviamo alcuna sovvenzione, non ci facciamo pubblicità se non attraverso i canali tradizionali di newsletter, tv, giornali e altri media».

    Volontari a Santa Maria di Castello: cosa ne pensano a Tursi?

    Con questa iniziativa il Comune di Genova risparmia ben 180 mila euro, spesa che dovrebbe affrontare se decidesse di assumere una cooperativa per l’apertura e la gestione di Santa Maria di Castello. Inoltre, viene offerto un servizio notevole non solo in termini di risparmi ma anche sotto il profilo culturale: un modo per far conoscere il patrimonio e aprirlo all’esterno. Oggi il complesso è aperto ogni giorno, tutto il giorno: sette giorni su sette, feriali e festivi, mattina e pomeriggio. Anche ad agosto, anche se questo è l’unico mese in cui il servizio non è garantito con la stessa assiduità che negli altri mesi perché, raccontano dall’associazione, «ricordiamo che siamo un gruppo di volontari e non sempre è facile coordinarsi, soprattutto durante la pausa estiva».

    Ci avevano detto i membri dell’associazione di quartiere AssEst tempo fa, quando con #EraOnTheRoad ci eravamo spinti in zona: «Il vero problema è che l’amministrazione non conosce bene il centro storico e il territorio che gestisce. Abbiamo organizzato anche un incontro alla presenza dell’assessore Sibilla e del Sindaco per sensibilizzare sul tema della promozione di questa parte della città e avevamo posto la questione in commissione consiliare. Chiedevamo di dare impulsi e organizzare visite dalla zona di Piazza S. Giorgio fino alla chiesa dei Santi Giacomo e Filippo e Torre Embriaci, ma ci siamo ritrovati con un nulla di fatto».

    Oggi i volontari ci rassicurano con parole più distese: raccontano di avere contatti con l’amministrazione comunale, che li conosce e li stima per il loro lavoro. Tuttavia, non è in atto alcuna collaborazione tra i soggetti, anche perché il complesso è di proprietà dei frati domenicani. «Anni fa Tursi corrispondeva un canone ai domenicani per la manutenzione e per apportare migliorie alla chiesa e agli spazi annessi. Nel tempo, questo canone – vittima della crisi e della progressiva riduzione di fondi – è andato a scemare, fino a scomparire. Noi, nello specifico, non riceviamo alcun incentivo: le nostre iniziative sono completamente gratuite, ci sovvenzioniamo con le quote che versiamo per l’iscrizione, e le offerte versate dai visitatori sono destinate ai frati».
    Certo, è molto faticoso portare avanti questo progetto così ambizioso e fortunato, come si sta rivelando, senza alcun tipo di finanziamenti: i costi sono alti, qui ci sono molti oggetti preziosi (dipinti, tombe, tessuti, ecc.) che necessitano di restauro e manutenzione. Si pensi che la ristrutturazione del coro è costata 270 mila euro, mentre 60 mila solo per il restauro della cappella di San Vincenzo Ferrer. Tuttavia, il lavoro dell’associazione prosegue a gonfie vele e sembra non volersi arrestare: un’iniziativa degna di plauso e importante per tutta la città.

    Elettra Antognetti

  • Biblioteca Universitaria, cattedrale nel deserto per fare cassa con i fondi pubblici?

    Biblioteca Universitaria, cattedrale nel deserto per fare cassa con i fondi pubblici?

    Principe ex hotel Colombia. nuova biblioteca universitaria.1

    A sei anni dalla chiusura del cantiere presso l’ex hotel Colombia di Piazza Acquaverde a Principe, la nuova sede della Biblioteca Universitaria di Genova – che potrebbe costituire una significativa opportunità per la città in termini di potenziamento dell’attrattiva culturale a livello nazionale e internazionale, stimolando di conseguenza occupazione e indotto – rischia di rimanere l’ennesima cattedrale nel deserto. La denuncia arriva dai sindacati Uilpa Mibact e Usb Mibact, dopo le dichiarazioni del Direttore Generale per i Beni Librari, Rossana Rummo, e del Direttore Regionale per i Beni Culturali della Liguria, Maurizio Galletti, secondo i quali «L’intera struttura, nel suo complesso, diverrà pienamente operativa a partire da ottobre 2014, mentre il fondo librario donato alla città da Edoardo Sanguineti sarà disponibile al pubblico entro giugno 2014».
    Le organizzazioni sindacali si chiedono con preoccupazione: «Che cosa potrà essere proposto al pubblico entro tali date?». Con le tempistiche attuali «Il rischio concreto è che vengano consegnati dei “contenitori” vuoti. Ad oggi nulla è dato sapere su modalità e tempi previsti per la catalogazione dei 40.000 volumi appartenuti a Sanguineti e la stessa incertezza caratterizza la gestione del trasferimento nella nuova sede dei circa 650.000 volumi attualmente ospitati nella sede storica di via Balbi 3».

    D’altra parte tale scetticismo è perlomeno legittimo. Da quindici anni, infatti, si parla del progetto e viene annunciata l’imminente apertura della nuova sede, ma immancabilmente – tranne sporadiche quanto temporanee inaugurazioni per mostrare a pochi fortunati lo splendore delle sue sale – le porte della biblioteca rimangono serrate, lasciando fuori la stragrande maggioranza dei cittadini. L’estate scorsa Era Superba aveva anticipato tutti i ritardi e gli innumerevoli intoppi legati al trasloco (qui l’inchiesta), riportando anche tutti i dubbi dei lavoratori in merito alla gestione delle operazioni di trasferimento del materiale librario, a scapito della principale funzione di una biblioteca pubblica, ovvero rendere fruibili le sue notevoli raccolte librarie e documentarie. Inoltre, durante il nostro sopralluogo di #EraOnTheRoad in diretta social nei locali della nuova biblioteca (era lo scorso ottobre, una delle tante scadenze fissate prima e disattese poi), avevamo incontrato uno degli addetti, solitario e senza compiti da svolgere, a presidiare una biblioteca senza libri e senza studenti. Ci disse: «È ancora in corso il trasferimento dei volumi…». Da quindici anni, però.

    Adesso i sindacati vogliono capire se la nuova sede è perfettamente idonea e se ha ottenuto tutte le agibilità necessarie che devono essere certificate dalle autorità competenti. «L’incontro avuto il 14 gennaio 2014 dalle nostre organizzazioni sindacali con il Direttore Generale per le Biblioteche, in presenza del Direttore regionale per i Beni Culturali della Liguria, non ha sciolto i numerosi interrogativi posti all’ordine del giorno e non ha fornito alcuna garanzia sul futuro della nuova struttura – scrivono in una nota Uilpa Mibact e Usb Mibact – L’edificio rappresenta uno dei maggiori investimenti del Ministero per i Beni Culturali in Italia, con un ammontare complessivo del finanziamento di circa 33 milioni di euro». Secondo Uilpa Mibact e Usb Mibact «Si rischia di imboccare ancora una volta la strada dello spreco di denaro pubblico, creando l’ennesima cattedrale nel deserto: uno sterminato e lussuoso contenitore vuoto, privo di strutture e risorse adeguate, da “regalare” ai privati perché ingestibile».

    Il lungo elenco di criticità emerse negli ultimi tempi, senza dubbio non fa ben sperare. «Come è possibile che in un edificio appena restaurato, e con un investimento di così rilevante entità, siano state riscontrate infiltrazioni e muffe che mettono a rischio il patrimonio librario antico e moderno? – si domandano Uilpa Mibact e Usb Mibact – È necessario ricordare che fanno parte del cosiddetto arredamento anche grondaie, infissi, finestre, porte assenti, danneggiate o non funzionanti, rilevanti disconnessioni su terrazzi, cornicioni, parapetti di pertinenza e relative infiltrazioni sottostanti, scarichi fognari difettosi, ecc».

    Le organizzazioni sindacali, dunque, chiedono alla Direzione Regionale Beni Culturali «Di quali finanziamenti può ancora disporre per mettere in funzione la nuova sede e arredare le sale di lettura, la Biblioteca Sanguineti, i magazzini librari? E ancora, qual è lo stato effettivo di cassa e competenze relative? È auspicabile e necessario, come peraltro richiesto anche dal Direttore Generale Rummo, e come previsto dalla normativa sulla trasparenza, che sia al più presto resa pubblica tutta la documentazione concernente la nuova sede della Biblioteca Universitaria di Genova, i lavori svolti e quelli da svolgere, le modalità di utilizzo dei finanziamenti pubblici».

    «Non vorremmo che gli annunci fatti prefigurassero le solite “inaugurazioni” da parata – concludono Uilpa Mibact e Usb Mibact – E l’evidente assenza di un progetto complessivo servisse da giustificazione alla cessione di spazi e attività pubblici, al fine di “far cassa”».

    Non si è fatta attendere la risposta di Maurizio Galletti, Direttore Regionale per i Beni Culturali della Liguria «Nei prossimi giorni pubblicherò sul sito della Direzione regionale tutte le informazioni relative alla vicenda. Usb e Uilpa stanno mettendo in giro voci che non corrispondono a verità e, in altri casi, ingigantiscono le situazioni. I lavori sono andati avanti dal 2004 al 2011. Alcune finiture sono state effettuate nel 2012. Al termine della fase di collaudo è partita la gara per gli arredi. L’appalto è stato aggiudicato ma il terzo classificato ha fatto ricorso al Tar, che ci ha obbligato a rivalutare tutte le offerte. Fatto questo, la stessa azienda ha presentato un nuovo ricorso al Tribunale amministrativo. L’ultima udienza si è tenuta il 23 gennaio e l’azienda ha chiesto di differire la seduta, che è stata spostata al 16 febbraio. Se la questione si risolverà entro fine mese potremo rispettare i tempi annunciati (ottobre 2014), altrimenti i tempi giocoforza si allungheranno».

    Matteo Quadrone

  • Visita alla Lanterna: museo, parco e passeggiata. Mancano fondi per eventi e promozione

    Visita alla Lanterna: museo, parco e passeggiata. Mancano fondi per eventi e promozione

    Visita alla Lanterna di Genova“La Lanterna di Genova è da sempre il simbolo della città, la costruzione che la identifica topograficamente fin dal Trecento, e la sua immagine corredata dello stemma comunale (dipinto sulla parte inferiore della torre nel 1340) si ripete in tutte le antiche mappe geografiche e carte nautiche”, si legge su Guidadigenova.it. Ancora oggi si staglia sulla collina che un tempo costituiva il promontorio di San Benigno e qui c’era la porta d’ingresso della città. Siamo di fronte al simbolo nel quale i genovesi tutti si riconoscono, senza però, nella maggior parte dei casi, averla mai visitata, senza conoscerla davvero.

    Pochi giorni fa abbiamo avuto la possibilità di averla tutta per noi e di visitarla nel corso di #EraOnTheRoad, accompagnati da Barbara Delucchi della Fondazione Muvita e da Marco Fezzardi, del Servizio Promozione Turistica e Sportiva, Cultura e Politiche Sociali della Provincia di Genova (Direzione Affari Generali, Sistemi Informativi e Polizia Provinciale). In quell’occasione abbiamo avuto a nostra disposizione il museo della Lanterna, la passeggiata, il parco, il faro: un privilegio non da poco, di cui abbiamo voluto far partecipi i nostri lettori mediante il consueto live tweet e la condivisione di foto da un “punto di vista privilegiato”. Nemmeno la pioggia ha scalfito la naturale bellezza di quel luogo: la Lanterna, maestosa, imponente, un po’ austera ma anche famigliare, ha offerto scorci impagabili, facendoci dominare tutta Genova e il suo porto, fino al promontorio di Portofino a Levante e Capo Noli a Ponente.

    Visita alla Lanterna di Genova: la passeggiata, il museo, il faro e il parco

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    Vi siete mai spinti fino alla rampa della Lanterna per visitare museo, parco e interno del faro? Vi attende un bel percorso strutturato e interessante, alla scoperta della storia non solo del faro ma di tutta la città.
    Si parte con la passeggiata che collega Via Milano, all’altezza del terminal traghetti, alla rampa: costruita nel 2001, in occasione del G8, è utilizzata dagli abitanti della zona come piacevole percorso pedonale, mentre molti genovesi non l’hanno nemmeno mai vista e non sanno come raggiungere la Lanterna. Un peccato che siano pochi i visitatori genovesi, anche considerando che è un’opportunità unica per affacciarsi direttamente sul porto e “spiare” il lavoro di camalli e operai. Un accesso privilegiato a una zona che di solito resta estranea ai normali transiti: «Forse noi -dice Fezzardi- diamo per scontato il porto e non ci rendiamo conto di quale possibilità sia poterlo attraversare e guardare così da vicino».

    Finalmente, si arriva proprio sotto alla maestosa Lanterna. Qui si trova il museo: un museo multimediale, moderno e tecnologico, ospitato all’interno delle antiche fortificazioni sabaude, datate 1830. Oggi si articola in vari spazi: le sale dei fucilieri, in cui i soldati del regno di Savoia presidiavano il territorio circostante e non esitavano a difendere la città dagli attacchi esterni, sparando dalla apposite feritoie oggi confuse con semplici finestre. Qui, una serie di schermi con filmati dedicati alla marineria; ai fari e al loro uso per segnalazioni in mare aperto; a Genova e alla “genovesità”, con filmati dedicati ai caruggi, al centro storico, al territorio limitrofo e alle tradizioni, culturali e popolari. C’è anche la gastronomia, con piatti tipici e filmati di locali storici (come la Trattoria Da Maria, in Vico Testadoro). «Offriamo una panoramica a 360 gradi su Genovaracconta Barbara Delucchichi viene qui per la prima volta può farsi un’idea generale della città, restare incuriosito da qualche aspetto e decidere di andare sul posto, per vedere di persona. Anche gli stessi genovesi qui notano cose di Genova che magari non conoscevano».

    Proseguendo, una lunga galleria multimediale ci congiunge alle sale dei cannonieri: qui, esposizioni più tradizionali di oggetti e reperti legati al mondo del mare. Una volta qui stavano i cannonieri del Regno di Savoia che, come i fucilieri delle prime sale, avevano lo scopo di difendere la città e sparare sui nemici. A ricordarci la storia del luogo, ci sono ancora i tradizionali sfiatatoi sul soffitto e le aperture per i cannoni. C’è anche una botola nel pavimento che serviva per custodire riserve alimentari e un “pezzo di faro” uguale a quello posto sulla sommità della Lanterna e a cui i visitatori non hanno accesso, essendo proprietà della Marina Militare Italiana e del Ministero della Difesa.

    lanterna-faro-vietato-accessoProprio qui ci raccontano i nostri accompagnatori: «Non si può accedere fin sulla sommità del faro, ci si ferma alla prima terrazza perché la seconda soggetta al controllo militare. Forse non tutti sanno che la Lanterna di Genova è operativa e svolge ancora un’importante funzione: è l’unico faro aeroportuale ancora operativo in Italia e regola il traffico sia aereo che navale. È il più importante di tutta la nazione e l’unico ancora custodito: qui lavora il farista Angelo De Caro, il nostro “guardiano del faro”».
    Il museo è stato edificato tra 2001-2004: in quegli anni, la Provincia ha ottenuto in concessione il luogo e ha messo in atto i primi di lavori di ristrutturazione. Si è trattato di un restauro conservativo in cui si è cercato di rispettare la tradizione e di inserire arredi sobri, nel rispetto della storicità. Prima, ci raccontano i nostri accompagnatori, qui non c’era niente: non solo il luogo non era accessibile, ma quando gli operatori della Provincia sono arrivati hanno trovato ammassi di detriti all’interno, e all’esterno una vegetazione selvaggia.

    Fuori, il parco e la porta di ingresso alla città, edificata dal generale Agostino Chiodo nel 1840. Questa, dotata di simbologie sabaude e scolpita, è ora addossata alle fortificazioni ma un tempo era ruotata di 90 gradi e garantiva l’accesso ufficiale a Genova. Il parco presenta un’ampia area in cui si svolgono le tradizionali manifestazioni estive ed è dotato di belvedere, spazio ulteriore riservato agli eventi. Queste due zone sono state recuperate tra 2004-2006 da Provincia e Soprintendenza ai Beni Architettonici. Infine, saliamo all’interno del faro vero e proprio: 172 scalini senza la possibilità di usare l’ascensore, di proprietà della Marina e usato come montacarichi. Dalla terrazza, una vista sconfinata sulla Genova che lavora (simboleggiata dal porto), tra terra e mare.

    Scarsa visibilità e poca promozione

    [quote]I fondi al momento ci bastano a malapena per la manutenzione e per garantire la prosecuzione della gestione.[/quote]

    «Lavoriamo molto con le scuole di Genova e Provincia, ci sono molti stranieri ma ci discostiamo dal trend che accomuna gli altri musei genovesi (popolati all’80% da visitatori dall’estero, ndr). I turisti stranieri e i croceristi sono “mordi e fuggi” e non si prestano alla nostra tipologia di offerta, con visite di circa 2 ore e piuttosto impegnative. Inoltre, i turisti stranieri si fermano spesso al livello del waterfront e sono restii ad avventurarsi fuori dal centro. Per questo non cerchiamo particolari collaborazioni con il vicino terminal traghetti, nonostante abbiamo attivato in 10 anni tantissime convenzioni (Coop, Genoa Port Center, Genoa Store al Porto Antico, Basko, ecc.). Inoltre, va detto che soffriamo della posizione isolata». Certo, un peccato: non sarebbe opportuno creare un circuito virtuoso tra termnial traghetti e Lanterna, con apposito percorso, facilitato dall’introduzione di bus-navetta e riduzione sul biglietto?

    E i genovesi? Il più delle volte, ci raccontano le nostre “guide”, i visitatori autoctoni si recano in visita rivelando di non esserci mai stati prima, di averla trovata a fatica, di non sapere bene come accedervi e di non aver mai utilizzato la “nuova” passeggiata prima d’ora. Possibile? Sì. Chi è senza peccato, scagli la prima pietra.

    Qualcosa non funziona nell’ambito della promozione? Delucchi e Fezzardi ci raccontano di promozione su siti ufficiali, newsletter, ufficio stampa provinciale, giornale “Tabloid”, infopoint al Porto Antico e anche attraverso i social network. Non ci sono soldi e questo si sa. «Vogliamo arrivare al cuore dei genovesi -dice Delucchi- ma mancano risorse. L’unica pecca è la scarsa segnaletica, presente solo in quest’area (portuale e già di per sé poco frequentata). Dovrebbero esserci cartelli anche al Porto Antico e nel centro. Finora, abbiamo fatto accordi con un’agenzia di trasporto privata, con il trenino “Pippo” e con AMT per incentivare l’uso del trasporto pubblico: chi ha l’abbonamento AMT, gode di sconti sul biglietto. Inoltre, andiamo fieri del fatto che, per non dissuadere i visitatori, in 10 anni non abbiamo mai aumentato i prezzi dei biglietti».

    Sempre per quanto riguarda le presenze, infine: «Siamo soddisfatti del traffico di visitatori, nonostante siamo stati costretti alla chiusura di un anno e mezzo per lavori svolti dal Provveditorato alle Opere Pubbliche e che non dipendevano quindi da noi -raccontano i nostri accompagnatori-. Abbiamo riaperto solo a marzo 2013 e, anche è stato penalizzante, l’attenzione non è venuta mai meno e ci sono state tante richieste di visita e dimostrazioni di affetto».

    Il futuro della Lanterna di Genova

    Quest’anno anche la Lanterna, come molti musei genovesi aperti nel 2004 in occasione di Genova Capitale della Cultura, festeggia il decennale. Cosa ci aspetta? Probabilmente non molto, dal momento che sono stati fatti tagli pesanti ai bilanci delle Province. Non a caso, ricorderete che la scorsa estate non si sono svolti i consueti eventi e non c’è stato, come previsto, il festival “Luci sui Forti” (qui l’approfondimento). Oggi la situazione non è migliorata e, confermano le nostre guide, non ci sono finanziamenti per organizzare eventi culturali.

    Ma cosa accadrà in caso di nuovi scenari sul futuro dell’ente provinciale o se i finanziamenti per il prossimo anno si rivelassero del tutto insufficienti? Saremmo davanti alla prospettiva della chiusura definitiva? Dopo 10 anni, sarebbe un brusco ritorno indietro e un fallimento per la città.

    Una nota positiva: al momento si lavora all’allestimento del “Festival del Porto” 2014, in collaborazione con il Genoa Port Center: un progetto transfrontaliero che coinvolgerà, tra le altre, Corsica e Toscana e che a Genova avrà varie sedi. Alla Lanterna si svolgerà un sottoprogetto del Festival, legato al rapporto tra città e porti. Ci saranno rassegne teatrali (una preview c’era stata nel settembre 2013, con gli spettacoli della compagnia La Pozzanghera), mostre e manifestazioni. Per ora si lavora alla selezione del direttore artistico, dopo sarà aperto un bando per le compagnie. «Non ci sono finanziamenti per gli spettacoli, ma chi parteciperà al bando avrà  a disposizione gli spazi gratuitamente. Le spese sono a carico loro: finora gli spettacoli sono stati gratuiti ma le compagnie potrebbero decidere di far pagare un biglietto per pareggiare le loro uscite».

    Elettra Antognetti

  • Valpolcevera, apertura punto informativo su lavori Terzo Valico: approvata mozione M5S

    Valpolcevera, apertura punto informativo su lavori Terzo Valico: approvata mozione M5S

    terzo valico trasta3Il Municipio Valpolcevera ha approvato una mozione del M5S che sollecita l’apertura di uno sportello sul territorio, dedicato a fornire ai cittadini informazioni corrette e puntuali sui lavori del Terzo Valico, tramite il supporto e la presenza in loco di personale qualificato delle istituzioni locali (Municipio e Comune) e del general contractor dell’opera (il consorzio Cociv). Il documento, passato con emendamenti di Pd, Sel e Idv, è stato votato dalla medesima maggioranza e dal gruppo misto, unico voto contrario quello di Davide Ghiglione, capogruppo di Fds.

    «Chiaramente immaginavamo che la maggioranza accogliesse con grande favore la nostra iniziativa – ammette Carlo Di Bernardo, capogruppo Movimento 5 Stelle in Municipio Valpolcevera – cogliendo l’occasione per trasformarla in un’azione di propaganda tesa a rivendicare un presunto ruolo informativo avuto finora dalle istituzioni locali. Sono stati molto bravi in questo, ma già lo sapevamo». Detto ciò, aggiunge Di Bernardo «Quello che ci ha spinto a presentare il documento è un problema reale. Noi, come è noto, siamo contrari al Terzo valico e ci siamo opposti più volte in consiglio sui temi degli espropri e della cantierizzazione. Ma oggi, in un’ottica di realismo politico, preso atto che questa maggioranza vuole quest’opera, dobbiamo ragionare per il bene dei cittadini. Gli abitanti delle zone interessate si pongono diverse domande, dai tempi di durata dei lavori al pericolo amianto, quindi l’idea è mitigare un disagio, comunque enorme, fornendo almeno un supporto informativo».
    Resta il fatto che «Dovremo vigilare affinché tale sportello informativo funzioni realmente, dando risposte precise e chiare sull’opera – sottolinea Di Bernardo – Noi abbiamo richiesto la presenza sia del Comune sia del general contractor Cociv. L’interfaccia deve essere unica. Sono entrambi soggetti corresponsabili di ciò che sta accadendo e accadrà sul territorio». Certo, ammette il consigliere M5S «Vedendo come sono andate precedenti esperienze, ad esempio l’osservatorio comunale sulla Gronda, siamo pure noi scettici sull’effettiva funzionalità del punto informativo. È evidente però che, se lo sportello sarà un’altra operazione di facciata, inutile ai fini della trasparenza, dal punto di vista politico la maggioranza sarà chiamata a renderne conto».
    Ma ormai non è troppo tardi per promuovere un’azione informativa? «Forse è vero – conclude Di Bernardo – ma è altrettanto vero che i lavori del Terzo Valico perdureranno molti anni, così come i conseguenti disagi per la popolazione».

    Federazione della Sinistra, con il capogruppo Davide Ghiglione (esponente del movimento No Tav-Terzo Valico), ha votato contro soprattutto perché la ritiene «Un’iniziativa tardiva che rischia di suonare come una beffa per i cittadini, mai interpellati sull’opportunità o meno di realizzare la grande opera ferroviaria. Io ritengo che una maggiore consapevolezza della popolazione in merito al Terzo Valico sia senza dubbio necessaria, infatti da circa due anni sono impegnato in assemblee informative, ma francamente affidare questo ruolo al Cociv mi sembra quanto meno pericoloso».
    Tra l’altro, la mozione approvata dal consiglio del Municipio Valpolcevera «È stata stravolta dagli emendamenti Pd, Sel e Idv, in cui sostanzialmente si rivendica il ruolo informativo, di presunto appoggio alle istanze della cittadinanza, svolto dalle istituzioni locali, e si ripropone la logica delle compensazioni e dei “tavoli di regia”», sottolinea Ghiglione. Dal punto di vista politico, conclude il consigliere Fds «È un atto che legittima i partiti che sostengono il Terzo Valico, i quali non hanno mai promosso reali azioni di informazione, soprattutto a tempo debito, cioè molti anni fa, quando si sarebbe potuta affrontare una discussione seria».

    Allo stesso modo l’esponente Fds giudica l’Osservatorio ambientale “partecipato” della Valverde, approvato una decina di giorni orsono dal consiglio comunale di Campomorone (nel quale siede anche lo stesso Davide Ghiglione). L’Osservatorio è un organismo creato insieme al Comune confinante, quello di Ceranesi, composto da rappresentanti amministrativi e cittadini volontari, il quale secondo statuto si occuperà del monitoraggio sui lavori del Terzo Valico, con particolare riferimento alla qualità ambientale. Sul territorio di Campomorone e Ceranesi, infatti, è prevista l’installazione di due cantieri collaterali ma non di piccole dimensioni: un grande campo base per l’alloggio degli operai in località Maglietto e soprattutto il cantiere per la finestra di servizio del tunnel vero e proprio, in località Cravasco nei pressi di un’ex cava di calcare.
    «Ritengo che tutto questo ormai sia tardivo per una popolazione che, da Fegino a Tortona, mai è stata interpellata in merito alla grande opera ferroviaria – conclude Ghiglione – Che senso ha creare un osservatorio dopo anni di silenzio sul Terzo Valico? Qualcuno sostiene che buona parte della popolazione è favorevole alla realizzazione del Terzo Valico. Ma se anche così fosse, qualcuno ha mai posto il quesito ai cittadini? Almeno per quanto riguarda la Gronda l’ex Sindaco di Genova, Marta Vincenzi, aveva promosso un dibattito pubblico, sebbene non si sia rivelato un vero strumento di partecipazione. Per il Terzo Valico, invece, non c’è stato neppure un tentativo di coinvolgere la popolazione sulle scelte fondamentali che delineeranno il futuro del territorio».

    Matteo Quadrone

  • Un “Bang!” nella movida genovese: niente spari, sono i Nonostante Clizia live ai Luzzati

    Un “Bang!” nella movida genovese: niente spari, sono i Nonostante Clizia live ai Luzzati

    I NonostanteClizia ai LuzzatiLa nuova gestione dei Luzzati (qui l’approfondimento) si conferma ormai come una realtà consolidata e di successo. I giardini sono probabilmente una tra le mete più tranquille del dopocena nel centro genovese, via via più vivaci con il passare delle ore. E la dimostrazione di una movida intelligente e giovane (visto che, a differenza di quanto pensano i più, l’accostamento è possibile) non ne compromette il divertimento. All’ingresso c’è la simpatia e la grinta di Michele Ferrero, promoter d’eccezione con i suoi slogan e la sua parlantina da tribuno. Presenta i “Nonostante Clizia, un giovane gruppo di Acqui Terme che stasera terrà un concerto mirabolante”. E a fine serata, nessuno avrà il coraggio di contraddirlo. I Nonostante Clizia sono una formazione a cavallo tra alternative rock e synth pop di Acqui Terme, con influenze «che vanno dai Bluvertigo agli Arcade Fire», composta da Valerio Gaglione (voce e chitarra), Marco Gervino (chitarra), Matteo Porta (basso), Simone Barisone (tastiere) e Manuel Concilio (batteria). Attivi dal 2009, anno del loro primo demo “Sarà la Moda”, al quale segue “Amori Etichettati” (2010), hanno registrato l’EP “BANG!” nel 2013 (registrazione e produzione di Matteo Cantaluppi).

    Con le luci spente si vede bene il clima di festa del venerdì sera che c’è fuori; e, dall’altra parte, s’intravedono gli scavi romani dalle vetrate scure, e ci si chiede come sarebbe quello spazio illuminato con luci adatte, immaginandosi uno sfondo unico per un locale e il suo palcoscenico live. I ragazzi si lasciano sfuggire le ultime note preparando gli strumenti già caldi e, a un certo punto, rullano le bacchette di Manuel, preludio della sua serata… riceverà dal pubblico i cori tutti per lui. Pezzo d’apertura L.A., un’analisi intima di una generazione che si domanda: “che cosa sono gli incubi per noi: viver come chi apre nei locali, sentirci vuoti dentro e imbarazzati, vederci belli fuori ma scoppiati”. Julian è un brano ispirato al film Less than Zero, e fornisce in qualche modo il fulcro della politica dei Nonostante Clizia: “e non lo so se lo apprezzo svendermi a poco prezzo”. A buon diritto, dato che, come ha scritto lo stesso Andrea Pinketts, autore del libro che da il nome al gruppo, “le bugie sono sempre regali. Le verità si pagano”.

    nonostante-clizia-scaletta-live

    A chi bazzica su MTV, I Ragazzi dell’Alaska potrebbe essere un titolo familiare. Il pezzo, infatti, è stato mandato in rotazione su MTV new generation, in onore dell’elezione del gruppo ad artisti del mese. Il synth pop dei Nonostante qui raggiunge una forma compiuta: interventi strumentali giustapposti a una struttura melodica piacevolissima. Il testo diventa un setaccio della freddezza della gente: chi al cuore, chi al collo, chi alla testa, per cui “la malizia serve a conquistare; la furbizia invece per scappare”. Insomma, come dare torto alle motivazioni per cui MTV new generation ha scelto loro: “Anticonformisti e coinvolgenti, i NonostanteClizia possono davvero fare strada nel panorama indie italiano”. Il tuo stile è una ballata in cui il basso e la batteria si fondono in una ritmica metafisica e cupa; l’arpeggio strozzato della chitarra e i rintocchi delle tastiere completano il telaio armonico del pezzo, su cui, alla fine, la voce di Valerio, profonda e (in pieno accordo con Giovanni Facelli, chitarrista dei Tomakin e amico dei concittadini acquesi) resa ancora più efficace dall’effetto ruvido dell’altoparlante, canta un momento di introspezione: “guarda lo specchio, dimmi cosa riflette quando ti svegli alle tre”.

    A fine concerto, richieste di bis e complimenti confermano l’ottima prova del gruppo e lo stato di grazia che il palco gli fornisce. A proposito di live, parlando con i ragazzi scopriamo che «le date non mancano: saremo ad Alessandria, Imperia, Prato, Grosseto, Roma, Brindisi, Bari, Catania, a partire da questa primavera». Nel frattempo, «stiamo preparando la pre-produzione del nuovo disco, che uscirà molto probabilmente in autunno 2014». Con la certezza che il risultato sarà all’altezza delle aspettative, a giudicare dagli inediti che abbiamo potuto sentire durante il live. Che quel “Bang!” sia il colpo di pistola che dia il via alla loro corsa musicale e che Bolivar, alter ego dei Nonostante che compare sulla copertina, con il suo ghigno, il sangue al naso e gli occhiali da sole, riesca ancora sbeffeggiare, pestare e scrutare i suoi coetanei e le loro vicende.

    Nicola Damassino

  • Forti di Genova, progetto di riqualificazione del Comune. Il punto con l’architetto Corsi

    Forti di Genova, progetto di riqualificazione del Comune. Il punto con l’architetto Corsi

    righi-forti-DIUn grande museo all’aperto lungo tutti i 19 chilometri di mura che raccolgono manufatti del XVI-XVII secolo. È questo il fulcro del nuovo, ambizioso progetto del Settore Progetti Speciali del Comune di Genova che punta alla riqualificazione di tutti i Forti di Genova che erano parte del sistema difensivo cittadino. Un programma di valorizzazione che passa necessariamente dal trasferimento a titolo gratuito della proprietà dal Demanio storico-artistico, appunto, al Comune. E non si tratta solo dello Sperone, del Diamante o del Puin: il sistema comprende, infatti, una ricchissima serie di polveriere, trincee, torri e altri manufatti magari più sconosciuti a molti genovesi ma studiati con grande attenzione a livello europeo.

    «In passato la città aveva innanzitutto puntato sul mare e sul recupero del Porto Antico – spiega l’architetto Anna Iole Corsi, dirigente del settore Progetti speciali della Direzione Patrimonio e Demanio – poi si è passati ai palazzi dei Rolli e al centro storico, ora è venuto il momento di pensare ai nostri monti». L’obiettivo, dunque, è quello di programmare nel dettaglio una serie di interventi di trasformazione per ogni bene, rendendolo accessibile alla cittadinanza e mettendo a frutto le proprie peculiarità. Per questo motivo, ad esempio, a Forte Begato potrebbe sorgere una sorta di albergo storico con attività di catering (ricevimento per matrimoni, battesimi, feste e anniversari…), mentre lo Sperone dovrebbe diventare il punto di accoglienza principale per chi vuole addentrarsi nel Parco Urbano della Mura. Man mano che ci si addentra lungo i percorsi sulle colline genovesi, invece, sono previste altre attività di rifugio per escursionisti, scout e associazioni.

    Il Comune, naturalmente, non ha un euro quindi tutto il programma di valorizzazione deve essere pensato con un forte concorso di soggetti privati che possano essere interessati a riqualificare e prendere in gestione gli immobili, attraverso concessioni a canoni ragionevoli. «È impensabile – ammette Corsi – che il Comune gestisca direttamente questi spazi ma dovrà farsi garante affinché tutti i beni vengano presidiati efficacemente. Dovremo quindi redigere un attento bilancio gestionale ed economico in modo che gli interventi più attrattivi si portino a ruota anche quelli più di servizio, in cui è necessariamente prioritario una partecipazione del settore pubblico».

    Il progetto di riqualificazione dei Forti di Genova e del Parco urbano delle Mura

    A livello operativo, gli uffici stanno predisponendo un programma generale che riguarda l’intero sistema fortificato, dall’altro sono già in fase di elaborazione alcuni zoom di dettaglio sui singoli beni. «Il trasferimento della proprietà – spiega l’architetto Corsi – avverrà per fasi perché è impossibile pensare che il Demanio ceda in un blocco solo 19 chilometri di percorsi con tutti i rispettivi manufatti. E meno male perché, altrimenti, la situazione sarebbe difficilissima da gestire. È necessario, dunque, lavorare in parallelo sul progetto d’insieme e sui particolari delle fortificazioni che ci auguriamo entreranno per prime in nostro possesso».

    Il primo focus, con un programma sostanzialmente già pronto e illustrato in Consiglio comunale alla Commissione competente, si concentra sul Parco urbano delle Mura e sui forti Begato e Sperone, «un po’ per posizione, un po’ per le funzionalità, un po’ perché Begato è già stato restaurato» commenta Corsi.

    Il Forte Begato, GenovaPartiamo, dunque, dal Forte Begato, caserma del XIX secolo già sistemata negli anni ’90 ma mai data in concessione e lasciata all’abbandono e al degrado. Data la sua facile accessibilità carrabile e pedonale, potrebbe diventare un polo di richiamo sia di servizi cittadini sia di opportunità turistiche. Al piano terra è stato pensato l’insediamento di attività artigianali e creative, con laboratori legati al tema della sostenibilità. Ci sarebbero poi gli spazi per dare vita a un piccolo centro museale sulla storia delle mura e dei forti, ma il fiore all’occhiello di tutta la struttura dovrebbe diventare la parte dedicata a funzioni alberghiere e ricettive con attività di catering come già avviene in altri luoghi di interesse storico (ricevimenti di matrimoni, feste, convegni). Nell’area esterna, invece, esiste già lo spazio per ospitare una trattoria e piccole fiere periodiche. Inoltre, si pensa anche all’insediamento di qualche attività sportiva compatibile con il manufatto storico, come pedane per la scherma e arti marziali. Insomma, un polo fortemente multifunzionale, con tanti servizi integrati e un presidio continuativo garantito probabilmente anche da un apposito guardianaggio.

    Forte Sperone, interniPer quanto riguarda il Forte Sperone, invece, si punterà di più sulla promozione turistica di quello che potrebbe diventare un vero e proprio museo all’aperto. Oltre al classico info point per le attività escursionistiche, è previsto l’insediamento di un noleggio mountain bike e cavalli per godersi al meglio il Parco Urbano delle Mura. Anche in questo caso vi sono gli spazi interni per attività artigianali, laboratoriali e di commercio a chilometro zero ma anche la possibilità di ospitare mostre temporanee e spettacoli che già periodicamente hanno trovato spazio al forte. Infine, nel programma di rivalutazione è prevista anche la creazione di un percorso interno allo Sperone che culmini sul terrapieno con un affascinante punto di osservazione su tutta la Superba.

    Difficile, se non impossibile, parlare di tempistiche. Mentre per quanto riguarda il trasferimento sempre a titolo gratuito di beni attualmente di proprietà del Demanio civile e militare la legge prevedeva scadenze precise (in realtà del tutto disattese dato che entro la fine di gennaio sarebbero dovute arrivare tutte le risposte, ma al momento ci si ferma a 4 e neppure formalizzate sulle circa 120 domande inviate, qui l’approfondimento), qui siamo di fronte a una assoluta assenza di vincoli. La legge, infatti, prevede che il passaggio di proprietà si possa configurare solo in seguito all’approvazione di programma dettagliato di valorizzazione da parte del tavolo operativo a cui, oltre al Comune, si siederanno il direttore regionale della Sovrintendenza dei beni culturali e il Demanio storico-artistico attuale proprietario dei forti. «Tenuto conto dello stato di avanzamento dei lavori – si augura l’architetto Corsi – è possibile che un primo incontro di questo tavolo operativo avvenga in estate per valutare la fattibilità del progetto di massima. Se così fosse, entro fine anno potremmo avere l’assenso al trasferimento della prima fase, quella dei forti Begato e Sperone».

    Perché questo nuovo progetto di riqualificazione dovrebbe avere successo a differenza dei diversi tentativi già fatti in passato?

    A risponderci è ancora Anna Iole Corsi: «Innanzitutto la novità più importante è che si è sempre parlato di immobili di proprietà demaniale mentre adesso entriamo in una ottica di passaggio di proprietà al Comune che, al momento, non ha neppure le chiavi per entrare ai forti. Una situazione che certamente ci responsabilizza maggiormente ma ci dà anche un respiro molto più ampio per quanto riguarda la gestione: certo, dovremmo sempre tenere presente il coordinamento con la Sovrintendenza, ma i padroni di casa saremo noi». Senza dimenticare che l’acquisizione è praticamente a costo zero per le casse di Tursi, fatto salvo il lavoro degli uffici che devono presiedere alle operazioni. Ulteriore elemento che dovrebbe far presupporre una buona riuscita del progetto è proprio la sua globalità. «Il sistema – sottolinea Corsi – ha senso solo se viene considerato nel suo complesso di programma unitario perché tutte le parti devono differenziarsi ma funzionare tra loro in maniera perfettamente integrata».

    Le linee guida per gli altri forti

    forte-crocetta-ilaria-laisiIn questo senso allora, ecco che a fianco al primo “blocco” Begato-Sperone, si possono identificare già altre linee guida: «L’importante – sostiene l’architetto – è differenziare le attività il più possibile, tenendo conto delle peculiarità di ogni struttura. Senza pensare a cose faraoniche ma prevedendo interventi che consentano un presidio costante e la reale partecipazione della gente». Come dire, inutile fare un albergo al Puin visto che ci si può arrivare solo a piedi. Così, questo  approvvigionamento del XIX secolo è destinato a diventare “luogo di sosta e alloggio temporaneo per itinerari escursionistici” e per “attività didattiche e formative per associazioni”. Viene, inoltre, confermata la nobile destinazione sociale del Forte Tenaglia (forte difensivo e batteria antiaerea con elementi risalanti al XVI e al XIX secolo), già attualmente in concessione all’associazione “La Piuma” (qui l’approfondimento) che vuole farne la sede di una casa famiglia con attività didattiche legate al campo agricolo e dell’allevamento.

    Al Forte Belvedere (qualitativamente simile al Tenaglia), invece, è previsto un polo di servizi pubblici a carattere sportivo che non può prescindere, però, dal ripristino dell’accessibilità pedonale. Lo stesso dicasi per il Crocetta che potrebbe essere direttamente collegato al Tenaglia. Tra i manufatti che insistono sul Parco urbano delle Mura, c’è anche il forte Castellaccio, porta di accesso al Peralto con la sua Torre Specola utilizzata in parte come magazzino dell’Istituto Idrografico della Marina e parte occupata da una nota osteria.

    E poi ci sono tutti gli altri… work in progress!

    Simone D’Ambrosio

  • Agenzia Sociale per la Casa, Tursi rilancia: minori restrizioni e maggiore promozione

    Agenzia Sociale per la Casa, Tursi rilancia: minori restrizioni e maggiore promozione

    casa-ediizia-popolareIl Comune di Genova ha presentato oggi le linee guida per il rilancio dell’Agenzia Sociale della Casa, uno strumento che nel suo primo periodo di vita non ha raccolto i risultati sperati (in tre anni  hanno presentato domanda 250 inquilini e sono stati stipulati 28 contratti di locazione), come aveva ammesso ad Era Superba l’ex assessore alla casa Paola Dameri (qui l’approfondimento e il quadro generale sull’emergenza casa a Genova). Stiamo parlando sostanzialmente di affitti di alloggi privati a canone calmierato, un’iniziativa che ad oggi si è scontrata con la poca disponibilità da parte dei proprietari a concedere i propri immobili (circa 100 in tre anni) e con la scarsa attività di promozione da parte degli uffici comunali; a questo proposito, Dameri aveva anticipato l’intenzione del Comune di inaugurare in via Balbi una sorta di sportello–agenzia immobiliare dedicato esclusivamente agli affitti privati calmierati. Anticipazione che non ha più trovato conferme, lo sportello al momento rimane al Matitone, ma «per ottenere risultati migliori rispetto ai primi anni, bisognerà senza dubbio intensificare l’attività di promozione, perché sono tantissimi a non essere a conoscenza di questa opportunità», ha ammesso l’assessore alle politiche sanitarie e alla casa Emanuela Fracassi.

    L’assessore non ha nascosto i limiti dell’attuale gestione delle liste di assegnazione degli alloggi pubblici, e ha manifestato chiaramente l’intenzione di puntare sull’Agenzia Sociale per provare ad arginare un’emergenza, quella abitativa, che con il passare del tempo diventa sempre più preoccupante. “La composizione reddituale delle famiglie in affitto nel comparto pubblico non differisce, se non marginalmente, dalla composizione reddituale delle famiglie del comparto dell’affitto privato, con la conseguenza di una decisa riduzione dell’efficacia sociale dell’edilizia residenziale pubblica”, si legge nella relazione consegnata alla stampa. Per questo, l’obiettivo principale del Comune è quello di sviluppare, parallelamente alla consegna degli alloggi, ogni altra iniziativa volta all’incremento del numero di alloggi da immettere sul mercato privato della locazione con canoni concordati.

    Privati cittadini proprietari di case sfitte, ma anche e soprattutto “grandi proprietà immobiliari detenute dalle Opere Pie, Istituzioni Cattoliche, Fondazioni ecc.; con le quali si potrebbe instaurare una collaborazione, considerando che tali strutture operano già senza fini di lucro e si rivolgono a fasce marginali della popolazione”. Verranno attivate collaborazioni anche con le agenzie immobiliari che lavorano su standard vicini a quelli dell’Agenzia.

    Oltre alla promozione, tuttavia, in questi primi tre anni l’Agenzia ha mostrato limiti burocratici che hanno ridotto di molto il potenziale bacino d’utenza a cui rivolgere il servizio. In particolare è stato eliminato il riferimento all’ISEE/FSA come requisito di reddito per l’aspirante inquilino e per la determinazione del canone sostenibile, oltre alle soppressione dell numerose fasce per determinare il rapporto tra il canone e il reddito familiare, sempre con riferimento al FSA.

    Un’altra novità sostanziale riguarda l’introduzione del concetto di morosità, dunque, dopo accertamento sul singolo caso, anche queste persone/nuclei familiari possono accedere all’agenzia. Confermati, inoltre, i due fondi di garanzia: quello per morosità incolpevole a sostegno dell’inquilino, che San Paolo ha dato al Comune (100 mila euro) e il fondo Filse (illimitato) che garantisce il proprietario per il pagamento di 12 mesi di locazione. «L’Agenzia si prefigge anche azioni volte a sostenere l’inquilino, coniugando efficienza economica e finalità solidaristiche, come la possibilità di concedere agevolazioni per il pagamento delle spese vive del nuovo alloggio (ad esempio le spese di trasloco o quelle relative agli allacci delle utenze)».

    A chi si rivolge l’Agenzia Sociale per la Casa?

    tallin5-casa-DI“Di norma, tra gli aspiranti inquilini vi sono molte persone o famiglie che hanno un reddito che non consente loro di accedere all’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica (pur risultando idonee all’inserimento in graduatoria) ma che non è comunque sufficiente per accedere al mercato libero. Spesso si tratta di nuclei familiari di stranieri immigrati (per i quali il servizio di mediazione immobiliare era stato individuato come auspicabile dalla L.R. n°7/2007), considerando la difficoltà che permane per gli stranieri per l’accesso alla casa. Altre tipologie di aspiranti inquilini sono i nuclei con sfratto esecutivo per fine locazione o morosità incolpevole, i giovani in cerca della prima casa, i nuclei familiari per i quali l’ammontare dell’affitto incide in percentuale non ragionevole sul reddito complessivo e che sono in cerca di contratti più vantaggiosi. Nel rapporto con gli aspiranti inquilini, l’Agenzia valuta la loro solvibilità verificando che possiedano un reddito certo e tale che il canone annuo richiesto non incida sullo stesso in misura superiore a quella sostenibile, nell’interesse di inquilino e proprietario e comunque non oltre la percentuale del 30%”.

    Requisiti degli aspiranti inquilini

    Gli aspiranti conduttori devono possedere i seguenti requisiti tra quelli previsti dall’art. 24 , L.R.38/2007:
    – cittadinanza italiana o di un paese UE o cittadinanza in paese non aderenti UE in regola con le vigenti norme in materia di immigrazione;
    – residenza o attività lavorativa nell’ambito territoriale di operatività dell’Agenzia;
    – non titolarità di diritti di proprietà, usufrutto uso e abitazione su un alloggio adeguato alle esigenze del nucleo familiare nell’ambito territoriale provinciale.
    – Non essere stati sfrattati per morosità nei tre anni precedenti, tranne i casi accertati di morosità incolpevole, a seguito di perdita del lavoro, ove vi sia assoluta necessità di reperire un alloggio, ovvero dimostrare di aver completamente saldato la morosità che ha determinato lo sfratto o comunque di essere adempiente rispetto agli eventuali piani di rientro concordati;
    – Svolgere attività lavorativa subordinata o autonoma, o essere titolare di reddito certo.
    – Si intende quindi che l’Agenzia deve poter valutare la solvibilità del conduttore proposto al proprietario dell’alloggio, secondo criteri di valutazione dalla stessa determinati in funzione della realtà socio-economico locale. In tal senso devono essere considerati ammissibili, con criteri predeterminati, anche i candidati i cui redditi derivino da contratti (in corso) di lavoro subordinato a tempo determinato o da rapporti di collaborazione tipici (co.co.co., co.co.pro ecc). La conseguente ammissione o esclusione sarà motivata dall’Agenzia stessa.
    – Valore dell’Isee inferiore al doppio dell’Isee massimo per l’accesso all’Erp.

    Le risorse finanziarie previste per l’Agenzia

    – € 493.523,69: risorse finanziarie regionali ( per tutto l’Ambito di riferimento) di cui alla D.G.R. n° 333/2009;
    – Costo del personale a carico del Comune di Genova ;
    – Eventuali contributi da altri Comuni dell’Ambito di riferimento (trasferimenti finanziari, comando di personale, assegnazione di immobili, dotazioni);
    – Eventuale contributo del conduttore in fase di stipula del contratto di locazione, per il servizio prestato;
    – Contributi regionali in funzione dei risultati raggiunti, a regime.
    – Fondo per la morosità Incolpevole San Paolo euro 100.000.
    – Non è stata altresì quantificata la quota di contributi regionali in funzione dei risultati raggiunti, a regime.

  • Cia Liguria e Piano di Sviluppo Rurale: i dati sull’occupazione per il periodo 2007-2013

    Cia Liguria e Piano di Sviluppo Rurale: i dati sull’occupazione per il periodo 2007-2013

    orto-orti-urbani-agricoltura-coltivareSi è svolta questa mattina presso il Palazzo della Borsa l’assemblea di Cia Liguria (Confederazione Italiana Agricoltori) che ha eletto Aldo Alberto nuovo presidente regionale. L’occasione è stata utili anche per diffondere i dati del settenato appena concluso (2007-2013) per l’occupazione nell’agricoltura nel territorio ligure.

    “Il Piano di sviluppo rurale – si legge nella nota stampa – è il cardine intorno al quale ruota il futuro dell’agricoltura. A testimoniarne l’importanza, due dati relativi al settennato appena concluso che si riferiscono all’occupazione e al consolidamento del territorio: grazie alle risorse ricevute dal Psr, nella sola Liguria sono stati ricostruiti 103.000 m2 di muretti a secco – come dire un muro alto un metro che corre ininterrottamente da Genova a Imperia; o, se preferite, da Genova a Sarzana – e sono stati inseriti nel mondo del lavoro 600 giovani under 40. Per i due terzi di questi ragazzi si può parlare di “ritorno all’agricoltura”, trattandosi di persone precedentemente occupate in altri settori, o senza lavoro”.

    Anche se occorre sottolineare che lo sviluppo del primario nella nostra regione passa soprattutto dalle linee di indirizzo delle varie amministrazioni, a partire dai Piani Urbanistici Comunali, come nel caso del Puc genovese in via di definitiva approvazione, spesso aspramente criticati proprio per la scarsa lungimiranza in tema di rilancio dell’attività agricola (qui il dossier che la Rete If di Genova ha inviato alla Commissione Territorio del Comune con osservazioni al Puc, ndr), Cia Liguria sottolinea anche l’importanza dell possibilità di creare ricchezza per il settore anche attraverso percorsi di promozione turistica: “Da questo punto di vista è sicuramente interessante la crescita della filiera corta e di quella cortissima, che mette direttamente in contatto produttore e consumatore. Le imprese liguri di quest’ultima tipologia sono oggi più di 300, prevalentemente di piccola dimensione e a gestione familiare: un dato ricavabile dall’agenda “Spesa in campagna” curata proprio da Cia Liguria, che ha censito 130 aziende di vendita diretta e circa 200 agriturismi attivi nella nostra regione. A queste vanno aggiunte le molte imprese che vendono direttamente a ristoranti, esercizi al dettaglio e grande distribuzione, per le quali si può comunque parlare di filiera corta, esistendo un solo passaggio intermedio tra produttore e consumatore finale”.

    Cia Liguria si basa sui dati forniti da Unioncamere per tracciare l’identikit dell’agricoltura ligure: “Un settore che nel complesso rappresenta l’8% delle imprese attive in Liguria e un’incidenza del 7,7% sul totale delle imprese giovani, dato interessante se rapportato al 7% medio a livello nazionale, con una punta addirittura del 12% nella provincia di La Spezia. Ben superiore alla media anche il numero di imprese femminili, che rappresentano il 37% del totale, ben 8 punti percentuali oltre la media nazionale del 29%, e a Genova sono addirittura il 40%. Un ultimo dato superiore a quello medio riguarda, infine, le imprese con titolare straniero: il 2,7% contro l’1,8% su scala nazionale, e un picco del 3,7% in provincia di Imperia”.

  • Il Mini Scolmatore Fereggiano e la bocciatura del Consiglio Nazionale dei Lavori Pubblici

    Il Mini Scolmatore Fereggiano e la bocciatura del Consiglio Nazionale dei Lavori Pubblici

    fereggiano2Il progetto per il mini scolmatore del Fereggiano è stato bocciato dal Consiglio Nazionale dei Lavori Pubblici. Questa la notizia circolata già nei giorni scorsi e confermata da 64 pagine di osservazioni (qui il pdf completo) che ufficializzano un parere tecnico il cui esito negativo era prevedibile già qualche mese fa, nonostante la presentazione in pompa magna del progetto (qui l’inchiesta di Era Superba di settembre che anticipava le problematiche relative al mini scolmatore).

    L’Assemblea sottolinea nel documento innanzitutto l’incompatibilità della definizione di “1 Lotto dello Scolmatore del Bisagno” con il progetto del mini scolmatore: “Il progetto presentato, per le soluzioni adottate, prevede una configurazione di opere con variazioni rispetto all’originario progetto generale; pertanto rappresenta un progetto a sé stante, anziché costituire il 1 Lotto del progetto definitivo (dello Scolmatore del Bisagno)”, si legge nel documento. Le osservazioni del Consiglio si soffermano poi sia sugli aspetti idrologici che su quelli idraulici, ma anche quelli legati alla copertura finanziaria, oltre agli ambientali, urbanistici, impiantistici ecc.

    In particolare viene richiesto l’aggiornamento dello studio idrologico fermo a oltre trent’anni fa, evidenziando che: “La portata di dimensionamento dell’opera è stata definita in maniera convenzionale senza sviluppare un apposito studio idrologico riferito ai bacini idrografici di interesse.” E ancora: “Essendo basate su serie idrologiche aggiornate alla fine del secolo scorso, le stime del tempo di ritorno della portata di progetto definiscono probabilmente in modo non sufficientemente preciso il rischio residuo di inondazione per incapacità dell’opera di scolmo di convogliare la portata in arrivo da monte”.

    Una delle critiche è quella di non aver preso in esame eventuali soluzioni alternative prima di sviluppare il progetto definitivo: “[…] l’Assemblea rileva che il criterio guida, che ha condizionato il progetto in esame ed il piano degli interventi, è riconducibile alla ristretta disponibilità delle forme e fonti di finanziamento. Peraltro, la soluzione sviluppata dal Progetto Definitivo in esame non è stata selezionata tra diverse alternative, ma piuttosto è stata ritenuta l’unica realizzabile con il finanziamento disponibile, senza supportare la soluzione prescelta con una sommaria stima economica del costo di una soluzione diversa che non prevedesse quale condizione il reimpiego della tratta di galleria esistente, con una galleria unica, sia per il Fereggiano – Rovare – Noce, che per il Bisagno”.

    Osservazioni tecniche specifiche, inoltre, per quanto riguarda il funzionamento della galleria Fereggiano; lo sbocco a mare e gli accessi per la manutenzione; le opere di presa e le vasche di dissipazione al sotto dei pozzi a vertice.

    “Come insieme di associazioni e comitati – si legge in una nota congiunta diffusa da WWF Genova, Associazione Amici di Ponte Carrega, Comitato Protezione Bosco Pelato, Associazione Vivere in Collina Quezzi, Comitato NoCementificazione Terralba  Genova – abbiamo cercato di indicare strade diverse con il nostro evento dello scorso 8 e 9 Novembre ed in particolare durante il convegno a Palazzo Ducale abbiamo proposto un’idea progettuale alternativa allo scolmatore del Fereggiano, bellamente accantonata dagli assessori presenti seppur ritenuta interessante da uno dei Professori intervenuti. L’assessore Garotta ha detto che si applicava il Piano di Bacino in quanto era il primo lotto dello scolmatore del Bisagno, mentre l’assessore Crivello ha detto che c’erano da prendere i soldi del “Piano Città” grazie a questo progetto definitivo”.

     

  • Piaggio Aero: i vertici dell’azienda confermano piano industriale ed esuberi

    Piaggio Aero: i vertici dell’azienda confermano piano industriale ed esuberi

    aeroporto-sestri-ponente-dCon una note le organizzazioni sindacali aggiornano sull’esito del confronto a Roma fra le stesse e la proprietà di Piaggio Aero presso il Ministero dello Sviluppo Economico. “Nel confronto l’Azienda ha confermato un piano industriale che per le OO.SS. è inaccettabile. Una mediazione tra le parti è stata proposta dal Ministero dello Sviluppo Economico che si è posto come mediatore per salvare le professionalità e le tecnologie di Piaggio, proponendo un confronto che coinvolga anche il Ministero del Lavoro. La prossima riunione si terrà la settimana prossima a Roma. Nel frattempo l’Azienda si è impegnata a non aprire alcuna procedura. Domani negli stabilimenti di Genova e Finale Ligure si terranno assemblee informative”.

    Dopo lo sciopero di oggi dei lavoratori dei due stabilimenti, la situazione rimane dunque appesa ad un filo. Qui l’ultimo approfondimento di Era Superba.