Categoria: Primo Piano

  • Palafiumara, il Consiglio Comunale fa un passo indietro e “salva” la General Productions

    Palafiumara, il Consiglio Comunale fa un passo indietro e “salva” la General Productions

    105-stadiumIl Consiglio Comunale torna sui suoi passi e “salva” il 105 Stadium. Dopo due bocciature in Sala Rossa, la fidejussione in garanzia del debito di General Productions s.r.l. verso Credito Sportivo, viene confermata e prorogata di un anno, portandone la scadenza al 2021. In questo modo, la società concessionaria del palazzetto potrà “sopravvivere”; di conseguenza cadono le incognite sul Palafiumara. Almeno per il momento.

    Durante la votazione, l’opposizione, in precedenza compatta sul “no”, si spacca: sono 11 gli astenuti (Pdl e Percorso Comune), mentre scendono a otto i contrari (tutti i consigliere in quota M5S, più Bruno e Pastorino di FdS e De Benedictis del Gruppo Misto).

    L’opposizione si tira indietro

    Ancora una volta accesa la discussione in Sala Rossa; ad appesantire il dibattito le dichiarazioni del vice Sindaco Stefano Bernini, che durante l’ultima seduta di commissione sull’argomento aveva ventilato il ricorso alla Corte dei Conti, in caso di un eventuale danno erariale causato dalla votazione contraria, come ripreso dalla stampa e non smentita in aula. Il ricorso al tribunale amministrativo statale si sarebbe potuto configurare per eventualmente risarcire l’ente comunale del danno, rifacendosi sui consiglieri contrari. Una dichiarazione che ha sollevato molti dubbi, e che nonostante la richiesta di chiarimenti da parte di Enrico Musso (poi presente in aula ma non votante a causa di una svista, ma che ha confermato la sua contrarietà), non ha trovato una risoluzione “tombale” : lo stesso Musso aveva richiesto un’ulteriore sospensione per fare approfondire l’argomento interpellando l’Avvocatura del Comune di Genova; sospensione però non approvata dall’assembla.

    Il dubbio che rimane, è che il voto sia stato in qualche modo condizionato da questa possibile contropartita; fatto che ha anche un valore politico non di poco conto: «Quanto sono liberi i consiglieri nell’esercizio delle loro funzioni? Se devono rispondere in solido delle “perdite” dell’amministrazione, quanto possono essere condizionati?», si chiede lo stesso Musso. Sicuramente chi più e chi meno. Nei fatti oggi sono “comparsi” undici astenuti, che hanno permesso alla delibera di essere approvata.

    Dopo quasi un mese, quindi, la delibera “105 Stadium” libera l’aula: un provvedimento per cui l’attuale giunta si è spesa molto (oggi in aula presente anche il sindaco Marco Doria) e che ha occupato diverse sedute di commissione e ben tre consigli comunali. La General Productions, il cui presidente Ernesto De Filippi aveva definito come irresponsabile il comportamento dei consiglieri, può tirare un sospiro di sollievo. La speranza è quella che l’affaire abbia ricadute positive anche per tutta la città, oggi come domani.

    Nicola Giordanella

  • Terzo Valico, terminate gallerie Erzelli – Borzoli. Pontedecimo, esposto contro il by-pass

    Terzo Valico, terminate gallerie Erzelli – Borzoli. Pontedecimo, esposto contro il by-pass

    terzo-valico-erzelli-borzoliCon l’abbattimento dell’ultimo diaframma di roccia, demolito oggi a favore di telecamere, viene completata la seconda tratta della galleria Borzoli-Erzelli, un’opera che diventerà operativa entro le prime settimane del 2017. I tunnel sono considerati propedeutici per i cantieri del Terzo Valico, poiché permetteranno ai mezzi da lavoro di raggiungere le cave per depositare la terra di risulta degli scavi, senza passare attraverso le strade urbane. Le gallerie serviranno inoltre a deviare il traffico pesante che oggi attraversa Sestri con i noti disagi e le criticità.

    Circa un anno di ritardo sulla tabella di marcia: 100 metri di tunnel, infatti, passano sopra la galleria autostradale Guanella, sulla A10 Genova-Ventimiglia, fatto per il quale, in itinere, si sono dovute rimodulare le operazioni di scavo, per evitare impatti strutturali dannosi. Con il completamento di quest’opera, che consiste nella realizzazione di due gallerie tra Borzoli ed Erzelli e tra Borzoli e via Chiaravagna, i mezzi pesanti non dovranno più transitare per l’angusta viabilità cittadina di via Chiaravagna e via Borzoli, dove hanno creato parecchi disagi non solo al traffico ma anche ai pedoni e agli abitanti. Questi tunnel rientrano nelle opere propedeutiche per la realizzazione del Terzo valico ferroviario, di cui Cociv è general contractor: le gallerie sono rientrate nei cosiddetti oneri di urbanizzazione della grande opera, e durante i lavori faciliteranno il passaggio dei mezzi diretti alle cave di Sestri ponente utilizzate come deposito per lo smarino estratto dagli scavi.

    terzo-valico-erzelli-borzoli02Viabilità urbana in sicurezza

    «Quest’opera consente di mantenere nella zona importanti funzioni produttive e industriali o legate al porto senza far pagare agli abitanti di Borzoli il peso in termini di criticità – spiega il vicesindaco di Genova ed ex presidente di Municipio VI Medio-Ponente, Stefano BerniniQui abbiamo una parte di attività legata al porto, i depositi di container ex Grimaldi e Derrick ma anche una serie di attività produttive meno conosciute che facevano con fatica i lavori di approvvigionamento, trasferimento dei materiali, e che finalmente potranno avere una piena logistica». Una volta aperta la nuova viabilità, secondo l’amministrazione comunale, sarà possibile intervenire anche con lavori di riqualificazione ambientale e messa in sicurezza idrogeologica grazie all’abbattimento degli ultimi due ponti critici per il torrente Chiaravagna. «Sarà una rivoluzione positiva – sottolinea l’assessore alla Mobilità, Anna Maria Dagninosia sul versante di Sestri ponente che di Fegino. Le due gallerie ci permetteranno di interdire il passaggio del traffico pesante sulla viabilità ordinaria, cosa che per legge non si può fare se non viene fornita un’alternativa, e di creare un collegamento diretto tra il casello autostradale di Genova Aeroporto e Borzoli, con positivi benefici anche per il traffico privato».

    terzo-valico-erzelli-borzoli04Pontedecimo e il rischio idrogeologico

    Con queste due gallerie anche i cantieri del Terzo valico potranno proseguire in maniera forse più spedita. Ma se da un lato si accelera, dall’altro lato si rischia lo stop: a Pontedecimo, infatti, le opere del cosiddetto “By-pass” sembrano essere state eseguite fuori norma, seguendo parametri di legge non aggiornati. Secondo una perizia, depositata presso la Procura di Genova in allegato ad un esposto sottoscritto da decine di cittadini, infatti, la strada in costruzione per permettere il passaggio dei mezzi di Cociv, e annoverata tra le varie opere di compensazione, sarebbe nata già “fuori legge”: «Il sospetto è che sia stato utilizzato un progetto vecchio – spiega uno dei sottoscriventi dell’esposto – visto che i riferimenti normativi  sono relativi a leggi superate». Un esempio: il calcolo della portata d’acqua del torrente non terrebbe conto dei nuovi parametri del 2012. Ma non solo: i pali per sostenere la struttura sono stati “piantati” nell’alveo del fiume, cosa in teoria non consentita dal Piano di Bacino vigente. La parziale copertura dell’alveo, secondo i rilievi della perizia, non rispetterebbe le distanze minime, in altezza, dal livello di piena calcolato, mettendo a rischio la struttura stessa della strada. Quello che più in generale viene contestato dagli abitanti di Pontedecimo è l’aggravarsi delle condizioni di sicurezza di un tratto della Val Polcevera già noto per la sua instabilità idrogeologica. In altre parole, stando a questo esposto, si sta verificando una situazione paradossale: se è vero che le amministrazioni (comunale, regionale e statale) stanno investendo parecchi milioni di euro per mettere in sicurezza il Bisagno, contemporaneamente si “mette in pericolo” un’altra parte della città con un’opera “fuori norma”, e peraltro poco “sentita” dal territorio stesso. Alla magistratura l’ultima parola.

    Ancora una volta, quindi, il “bollettino” dei grandi cantieri ci racconta lo schizofrenico rapporto che Genova e la Liguria hanno con il proprio territorio: l’apertura delle gallerie tra Erzelli e Borzoli, sicuramente avrà un impatto positivo sulla vita dei cittadini, portando più vivibilità e sicurezza per chi quelle strade le vive quotidianamente. Nello stesso tempo, però, quelle stesse gallerie permetteranno la costruzione di una opera notevolmente impattante, e che potrebbe mettere a rischio la sicurezza di molte persone, come purtroppo già successo in passato. Sbagliare è umano…

    Nicola Giordanella

  • Bisagno e Fereggiano, viaggio nei cantieri per la messa in sicurezza idrogeologica di Genova

    Bisagno e Fereggiano, viaggio nei cantieri per la messa in sicurezza idrogeologica di Genova

    20160928_103333Nessuno sgarbo alla visita del presidente del Consiglio prevista a Genova per venerdì prossimo per inaugurare il cantiere del terzo lotto di rifacimento della copertura del torrente Bisagno ma «un elemento rafforzativo che permette di approfondire alcuni interventi tra i più significativi della messa in sicurezza idrogeologica della città». Così, riporta l’Agenzia Dire, l’assessore comunale ai Lavori pubblici e alla Protezione civile di Genova, Gianni Crivello, risponde alle accuse di mossa da campagna elettorale sollevate dalla Regione in merito alla visita ai cantieri del Bisagno e dello scolmatore del Fereggiano organizzata questa mattina da Palazzo Tursi per gli organi di stampa. «E’ importante sottolineare che non stiamo parlando di progetti ma di cantieri aperti che si fanno e non sono mai stati fatti nella storia di Genova» afferma il sindaco Marco Doria.

    Il punto sui lavori di copertura del Bisagno

    La visita inizia da uno dei luoghi simbolo delle scorse alluvioni genovesi: l’alveo del Bisagno all’altezza di Borgo Incrociati, zona conclusiva del terzo lotto ma, in generale, di tutti i lavori di rifacimento della copertura del torrente che sono partiti dalla foce per risalire fino alla zona della stazione Brignole.
    «Verrà demolito completamente l’impalcato esistente che occlude circa metà dell’attuale sezione della galleria di scorrimento del torrente – spiega l’ingengner Stefano Pinasco, direttore delle opere idrauliche sanitarie del Comune di Genova – con la conseguente demolizione di tutti i negozi soprastanti, già abbandonati dopo le alluvioni degli anni scorsi, e verrà abbassata di circa 2 metri la quota attuale dell’alveo».

    Tutti interventi che consentiranno di aumentare la portata smaltibile sotto la copertura del Bisagno, in caso di piena, di oltre il doppio rispetto all’attuale: da 450 – 500 metri cubi al secondo, che era la portata prima dell’inizio di tutti i lavori di rifacimento della copertura, si passerà a lavori finiti a 850 metri cubi, estendibili a 1000 – 1100 senza il cosiddetto “franco idraulico”. Ma la portata del Bisagno sarà, poi, ulteriormente aumentata dalla realizzazione a monte dello scolmatore del Bisagno, che porterà alla capacità di smaltimento di 1300 metri cubi al secondo prevista dal piano di bacino.

    Benché i lavori del terzo lotto di rifacimento della copertura dovrebbero essere ufficialmente inaugurati dal premier Matteo Renzi venerdì prossimo, le attività di cantiere non inizieranno immediatamente. «Il contratto con l’impresa che ha vinto la gara verrà stipulato entro ottobre – spiega Pinasco – e i lavori dureranno 3 anni e mezzo: si inizierà con lo spostamento delle sottoutenze nel primo anno, per poi procedere alla demolizione e ricostruzione dell’impalcato come sta avvenendo per il tratto più a mare, interessato dalle attività del secondo stralcio del secondo lotto, che proseguiranno in parallelo» e si concluderanno entro l’estate 2017.

    Il punto sui lavori dello scolmatore del Fereggiano

    Superata la quota critica delle gallerie ferroviarie della tratta Genova – La Spezia, sabato prossimo i lavori per la realizzazione dello scolmatore del Fereggiano potranno riprendere a pieno ritmo, 7 giorni su 7, 24 ore al giorno su 3 turni di servizio e, soprattutto, con 3 esplosioni di roccia al giorno. «Tanto per essere chiari e dare i meriti a chi è giusto che li abbia – sottolinea l’assessore Gianni Crivello – lo scolmatore del Fereggiano è frutto di un impegno fondamentale che la giunta Doria ha assunto poche settimane dopo il suo insediamento. Siamo dinanzi a un’opera che si è realizzata grazie a un finanziamento del governo Monti ma anche a un mutuo di 15 milioni del Comune di Genova e di 5 milioni di Italia Sicura».

    Nel complesso l’opera costa 45 milioni milioni di euro di cui, appunto, 25 provenienti dal “Piano nazionale per le città” del governo Monti, 15 di autofinanziamento del Comune di Genova e 5 dal progetto Italia Sicura del governo Renzi che copre l’ammontare inizialmente a carico della Regione Liguria.

    I lavori consistono nella realizzazione di una galliera di 3717 metri dal mare fino al cosiddetto punto di presa sul Fereggiano e consentiranno, in fase di piena, di sgravare il Bisagno dalla portata di questo torrente e dei rii Noce e Rovare.

    «Si è arrivati a scavare fino a quota 1,6 chilometri, all’altezza del forte San Martino – racconta Rinasco – ma i lavori sono partiti da quota 909 metri, attraverso l’adeguamento di un tratto di galleria già esistente e realizzato negli anni ’90». I lavori sono dunque completati per circa il 25% ma nelle ultime settimane si è andati a rilento per l’obbligo di abbandonare le esplosioni e procedere esclusivamente con la scavatrice nel tratto sottostante i binari e le gallerie ferroviarie. Da sabato, però, torneranno 3 esplosioni al girono e gli scavi potranno avanzare regolarmente di circa 6 – 7 metri ogni 24 ore, contro il solo metro al giorno effettuato con la scavatrice.

    Termine dei lavori previsto nell’agosto 2018. Finite le opere di scavo e di rivestimento della galleria, si smonterà il capannone che ha creato qualche dissapore tra l’amministrazione, gli abitanti di corso Italia e gli esercenti degli stabilimenti balneari della zona.
    Nel frattempo, verrà completata l’opera di sbocco a mare, con una larghezza di 10 metri dimensionata anche per ospitare lo scarico dello scolmatore del Bisagno di cui è in corso di ultimazione la progettazione: lo sbocco avverrà 20 metri a valle dell’attuale linea di costa e sarà sommerso per due terzi del diametro.

    La portata massima dello scolmatore per il solo Ferreggiano si attesterà sui 111 metri cubi al secondo, ben superiore alla piena duecentennale del piano di bacino prevista a 87 metri cubi al secondo. In caso di piena e di entrata in funzione dello scolmatore dal punto di presa sul Fereggiano, dunque, tutta l’acqua verrebbe convogliata nella galleria, lasciando libero il restante letto del torrente che non creerebbe alcuna criticità al Bisagno. Inoltre, sempre attraverso un finanziamento di circa 10 milioni di euro proveniente da Italia Sicura, verranno collegati allo scolmatore del Fereggiano anche i due rivi Noce e Rovare, cosicché la portata a valle aumenterà complessivamente di altri 49 metri cubi al secondo (26 per il Rovare, 23 per il Noce).
    Da sottolineare, infine, che il 50% del materiale da scavo (circa 70.000 metri cubi complessivi), viene utilizzato per i ripascimenti straordinari e ordinari delle spiagge di corso Italia, Voltri e Vesima.

    La polemica Regione-Comune sui finanziamenti

    «Si è parlato a proposito e a sproposito dei finanziamenti. Le due più grandi opere che si stanno realizzando per la messa in sicurezza della città sono lo scolmatore del Fereggiano pagato dal Comune di Genova e il rifacimento della copertura del Bisagno pagato dal progetto del governo Italia Sicura su progetto donato alla città dalla società Impregilo – Salini». E’ quanto sostiene il sindaco Marco Doria provando a fare chiarezza sui finanziamenti per la messa in sicurezza idrogeologica della città, intervenendo nella polemica sollevata ieri dal governatore ligure, Giovanni Toti. Come già detto, a essere più precisi, lo scolmatore del Fereggiano è solo in parte pagato dall’amministrazione comunale che copre 15 milioni sui 45 previsti: altri 25 milioni derivano da uno stanziamento del governo Monti attraverso il “Piano nazionale per le città” e 5 milioni da Italia Sicura che inizialmente sarebbero dovuti essere a carico della Regione Liguria. «Il finanziamento del governo Monti – specifica Doria – è arrivato perché il Comune di Genova ha presentato un preciso progetto per la messa in sicurezza della Val Bisagno, su cui poi interviene il nostro cofinanziamento».

    Per quanto riguarda la copertura del Bisagno, riprende il primo cittadino, «i finanziamenti sono interamente del governo nazionale attraverso Italia Sicura, con cui il Comune e la Regione si sono rapportati. Così come sono del ministero dell’Ambiente – Italia Sicura i finanziamenti per lo scolmatore del Bisagno, la cui fase progettuale è ancora in corso».
    Il terzo e ultimo lotto della copertura del Bisagno è stato assicurato da un finanziamento di 95 milioni di euro, che non saranno interamente necessari grazie a una revisione del progetto e ai ribassi d’asta che nel complesso porteranno a un avanzo di circa 40 milioni.
    Per il secondo stralcio del secondo lotto, invece, l’importo di 35 milioni di euro era stato finanziato attraverso uno specifico Accordo di programma tra il ministero dell’Ambiente e Regione Liguria risalente a settembre 2010.

    E i 40 milioni che resteranno dal terzo lotto? Già nota la polemica tra Regione Liguria e Comune di Genova. Tursi vorrebbe che i soldi rimanessero sul territorio reinvestendoli su diversi progetti riguardanti la messa in sicurezza dei ponti della Val Bisagno (5 milioni per il Castel Fidardo e altri interventi per due ponti all’altezza della ex Guglielmetti), sui rivi minori e sulle aree franose sempre nella zona percorsa dal torrente. La Regione Liguira, invece, che accusa il governo di sottrarre parte dei finanziamenti di Italia sicura dai fondi europei Fsc per lo sviluppo e la coesione, vorrebbe assicurarsi la regia di questo tesoretto. «Ma l’assessore Giampedrone – sostiene il suo omologo comunale, Gianni Crivello – mi ha personalmente detto che era d’accordo con il nostro progetto. Non credo che alla Regione convenga eventualmente sottrarre questi fondi né che ne abbia l’interesse».

    Il sindaco Marco Doria, ribadisce che «non ci sono finanziamenti regionali ma solo del governo e del Comune di Genova». E sulla domanda circa un possibile minor trasferimento da Roma di fondi Fsc proprio per coprire in parte gli stanziamenti di Italia Sicura – l’assessore regionale all’Ambiente, Giacomo Giampedrone, ha parlato ieri di circa 90 milioni in meno, come ricorda l’Agenzia Dire – Doria non si espone: «Lo vedrà la Regione che governa». Ciò che conta, conclude l’assessore ai Lavori pubblici e alla Protezione civile del Comune di Genova, Gianni Crivello, è che «il presidente del Consiglio Renzi nel 2014 era a venuto a Genova impegnandosi a finanziare una serie di opere: l’assegno è stato staccato nel 2015, altrimenti non avremmo potuto fare i lavori che stiamo guardando oggi».

    «Al sindaco Doria consiglio vivamente di parlare delle cose che conosce e non di quelle di cui non sa nulla». Non si fa attendere la replica di Giampedrone. «Invece di fare sopralluoghi sui cantieri del Bisagno o di occuparsi dei ribassi d’asta, argomenti totalmente in capo alla struttura commissariale della Regione Liguria – tuona l’assessore regionale – Doria dovrebbe per prima cosa ringraziare il presidente della Regione per la consegna nei tempi previsti del terzo e ultimo lotto di completamento che inaugureremo venerdì prossimo e magari impegnarsi insieme a noi al fine di mantenere in Liguria la totalità dei finanziamenti dei fondi statali Fsc che il governo vuole decurtarci». Per l’assessore, il sindaco della capoluogo ligure «dovrebbe avere il garbo istituzionale di capire cosa sta accadendo intorno a lui prima di inserirsi su argomenti che non conosce». E sottolinea che durante la visita del premier Matteo Renzi, prevista a Genova per venerdì, la giunta Toti chiederà proprio all’esecutivo di non ridurre le risorse a favore della Liguria nei fondi Fsc per compensare parte dei finanziamenti stanziati attraverso Italia Sicura. «Le risorse a disposizione per la messa in sicurezza del Bisagno sono da iscrivere integramente ad un’emergenza nazionale – continua Giampedrone – e chiediamo che il governo mantenga questo impegno totalmente con fondi nazionali». Per questo l’assessore ricorda che «la vera partita è fare in modo che il piano degli interventi nazionali delle città metropolitane rimanga tale mantenendo per la Liguria la piena e totale disponibilità dei fondi Fsc (ex FAS) 2014-2020 che per noi sono vitali per interventi nel campo delle infrastrutture e del turismo».

  • Messa in sicurezza del Bisagno, il balletto dei fondi tra Regione Liguria e Governo

    Messa in sicurezza del Bisagno, il balletto dei fondi tra Regione Liguria e Governo

    img_0958A poche ore dalla visita del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, il governatore della Regione Liguria, Giovanni Toti, “striglia” il governo sulle cifre dei fondi stanziati per la messa in sicurezza del bacino del Bisagno. Si parla dei 275 milioni provenienti dai fondi di Italia Sicura, dei quali 65 sono previsti per il terzo lotto della copertura sul Bisagno, 165 sono previsti per lo scolmatore del Bisagno, 5 milioni per quello del Fereggiano (che ha costi complessivi di 45 milioni di cui 25 stanziati dal governo Monti, 15 dalla giunta Doria del Comune di Genova e 5 da Italia Sicura che, tuttavia, inizialmente avrebbe dovuto coprire la Regione Liguria), 10 milioni per collettare i rivi Noce e Rovare nel Fereggiano. Il bisticcio sui conti nasce dal fatto che i fondi messi in campo dal governo, provverrebbero di fatto dal Fsc (Fondi di Sviluppo e Coesione), ovvero soldi europei destinati alle regioni, scomputati alla Liguria a causa dei finanziamenti già ricevuti attraverso il piano nazionale “Italia Sicura” per la messa in sicurezza idrogeologica del territorio. In sintesi, dunque, i soldi arrivati a Genova grazie all’operazione lanciata da Renzi non sarebbero puramente fondi governativi ma finanziamenti comunitari “sottratti” alla Liguria per altre opere.

    La cifra in discussione sarebbe di circa 90 milioni di euro, in linea di massima corrispondente ai 95 milioni di euro di finanziamento per il lavori del terzo lotto della copertura del torrente Bisagno che verranno inaugurati venerdì dal presidente del Consiglio. «E’ stato chiaramente detto – spiega all’agenzia Dire l’assessore regionale all’Ambiente e alla Protezione Civile, Giacomo Giampedroneche nei riparti regionali dei fondi Fsc (per cui alla Liguria spetterebbero circa 140 milioni del totale nazionale che supera i 2 miliardi di euro) non c’è spazio per tutti e per questo una quota verrebbe addebitata alla Regione Liguria che già gode dei fondi del piano nazionale di Italia Sicura». L’assessore ricorda che il tema è sul tavolo da circa 2 mesi ma «non si possono mischiare i piani nazionali con quelli regionali, altrimenti si dica chiaramente che il terzo lotto della copertura del Bisagno viene coperto interamente dalla Regione Liguria».

    Un litigio dal sapore elettorale: le opere di messa in sicurezza di un territorio come quello del bacino idrico del Bisagno, famoso per le puntuali alluvioni, sicuramente possono portare lustro per chi le ha sbloccate dopo tanti anni di attesa, e le ha portate avanti. Non possiamo dimenticare il battage mediatico che accompagnò tutta l’operazione Italia Sicura. Nei fatti, però, il governo vanterebbe un impegno economico in realtà sostenuto solo in parte.

    La polemica tra Giovanni Toti e il governo arriva a pochi giorni dalla visita del premier, atteso a Genova per l’inaugurazione del terzo lotto dei lavori per il rifacimento della copertura del Bisagno, per cui la previsione di spesa è stata di 95 milioni di euro. Una spesa che però potrebbe essere più contenuta, grazie alla revisione del piano economico e ai ribassi d’asta, con un risparmio di circa 40 milioni: «Abbiamo già detto a giugno ai vertici di Italia Sicura– spiega l’assessore comunale Gianni Crivelloche gradiremmo che questi fondi si fermassero a Genova e per questo abbiamo già presentato diversi progetti sui ponti della Val Bisagno, sui rivi minori e sulle aree franose sempre nella zona percorsa dal torrente».

    «Se i fondi utilizzati di fatto sono Fsc e quindi regionali – replica l’omologo regionale Giampedrone – spetterà alla Regione Liguria decidere dove destinare le risorse e non al Comune di Genova che dice di aver già pronto per il governo un proprio piano». Ma la polemica tra De Ferrari e Palazzo Tursi non finisce qui. Giampedrone si scaglia anche contro la scelta del Comune di organizzare per domani una visita riservata alla stampa nei cantieri del Bisagno e del Fereggiano, a due giorni dall’arrivo del premier: «Ben venga la visita sul Fereggiano per cui il Comune ha messo importanti finanziamenti ma vorrei ricordare, invece, che per quanto riguarda la copertura del Bisagno siamo di fronte a una struttura commissariale di competenza della Regione Liguria. Il Comune può parlare dell’interferenza del cantiere sulla città ma non di come vengono svolti i lavori. Altrimenti – conclude l’assessore – invece che fare passerelle per la campagna elettorale, il sindaco Doria si prenda anche la competenza di un cantiere che, se andiamo a inaugurare venerdì con Renzi, è merito di un assessore regionale che ha lavorato sodo per potare in fondo tutte le pratiche».

    Quella di Renzi, quindi, non sarà una passeggiata: l’inevitabile passerella politica potrebbe riservare uno strascico di polemiche e criticità molto forti, in un clima da campagna elettorale, sia per la riforma costituzionale sulla quale il presidente del consiglio si è giocato l’all-in, sia per le prossime amministrative del capoluogo ligure. Nel frattempo sta arrivando la stagione delle piogge, e Genova è tutt’altro che al sicuro.

     

  • Blue Print, Doria punta sull’estero: “Soldi del governo e concorso internazionale non bastano”

    Blue Print, Doria punta sull’estero: “Soldi del governo e concorso internazionale non bastano”

    blueprint-fieraBlue Print Competition, ma soprattutto un’occasione per ridisegnare la città. Il “Doria-pensiero” sul progetto di Renzo Piano è sempre stato chiaro e lo ha ribadito durante l’incontro con architetti e ingegneri al Salone Nautico Internazionale. Il Blue Print è un polo strategico per la Genova del futuro insieme con Erzelli e le ex aree Ilva. Di sicuro, le ultime due hanno vissuto periodi poco felici, fatti di polemiche e non hanno ancora visto la nuova luce: un esempio è il trasferimento della facoltà di Ingegneria sulla collina che tra Cornigliano e Sestri Ponente. Bisogna sperare che il Blue Print non subisca lo stesso destino anche se resta il punto interrogativo più grande: i soldi. «L’amministrazione comunale non ha risorse da spendere nel progetto – dice chiaramente il sindaco – ed è per questa ragione che servono gli investimenti privati e l’aiuto del governo. Quest’ultimo è arrivato con 15 milioni di euro, io ho detto grazie a Renzi e sono contento dell’attenzione di Roma, ma mi sono soffermato a pensare che per rifare l’Expo sono arrivati centinaia di miliardi di lire nel 1992». Insomma, il paragone è chiaro, ma di mezzo c’è stata anche una crisi che ha portato tutto il paese a essere schiacciato. Ed è qui che entra in campo la Blue Print Competition, voluta da Comune di Genova e Spim, la società per la promozione del patrimonio di Tursi.

    Se è vero che gli investitori bisogna attrarli, la competizione, volta al recupero degli spazi vuoti dell’ex Fiera internazionale, diventa un punto fondamentale, anche se non sufficiente. Per questa ragione sarà presentata all’estero, in paesi come Russia e Cina. «Sicuramente questo è un punto chiave – prosegue Doria – ma la Blue Print Competition da sola non basta, come non bastano i fondi del governo. Servirebbe che il Paese intero ripartisse». Anche perché non si può certo dire che da Roma ultimamente, tra Terzo Valico e messa in sicurezza idrogeologica della città, siano arrivati solo spiccioli. «Nella storia di Genova non si sono mai spesi tanti soldi per contrastare il grave rischio idrogeologico che purtroppo ci affligge – ricorda il primo cittadino – stiamo realizzando gli scolmatori, stiamo abbattendo tutti gli ecomostri costruiti negli alvei dei torrenti. Poi ci sono gli investimenti potenziali, soldi pronti per grandi progetti». Ed è qui che si inserisce ancora una volta il Blue Print che fa parte dell’ampia visione sulla trasformazione di Genova. «Non entro nel merito del concorso, naturalmente, ma sono stati in molti a contattare la Spim per partecipare alla competizione. Al momento il 40% dei contatti arriva dall’estero e in testa c’è il Regno Unito. Entro dicembre capiremo il numero esatto dei partecipanti – prosegue il sindaco – e a chi dice che il Blue Print è bellissimo ma irrealizzabile per via dei costi, rispondo che il senso è anche quello di trovare i finanziatori».

    L’incontro al Salone nautico organizzato dall’ordine degli ingegneri è statao anche l’occasione per ripercorrere la strada, a volte accidentata, che ha visto nascere il Blue Print, dal giorno in cui Riccardo Garrone, allora patron dell’U.C. Sampdoria, presentò sul tavolo del sindaco il progetto per costruire lo stadio, fino alle polemiche con il Coni per l’idea di trasformare il Palasport in una darsena coperta. «Comunque ho trattato Malagò meglio io – ironizza Marco Doria riferendosi al no del sindaco di Roma, Virginia Raggi alla candidatura di Roma per i Giochi olimpici del 2024 – dato che la trasformazione del palazzetto in darsena coperta è stata rivista, con una nuova progettazione che consentirà far rinascere il Palasport mantenendo la sua vocazione sportiva, grazie anche alla collaborazione stessa del Coni». Allora, non resta che aspettare: di certo servirà molto tempo per vedere realizzato il disegno di Renzo Piano. Sperando che non si trasformi nell’ennesimo buco nero di Genova. «Non possiamo permettercelo – conclude Doria – proprio adesso che Genova sta diventando “famosa” all’estero come una città da visitare». Ed proprio dall’estero che, come una sorta di ideale restituzione, si attendono i potenziali investitori.

    Michela Serra

  • Scuola, panino da casa? I presidi di Genova dicono no

    Scuola, panino da casa? I presidi di Genova dicono no

    mensa«Considerata la complessità del problema e le connesse responsabilità, i Dirigenti ritengono che attualmente non ci siano le condizioni per consentire il consumo di pasti portati da casa, sia sotto l’aspetto igienico-sanitario (presenza di alunni allergici a rischio anafilassi, modalità di conservazione e somministrazione dei cibi…) sia sotto gli aspetti organizzativi (risorse, personale dedicato…). Pertanto nell’immediato, in attesa di un’eventuale modifica delle condizioni attuali, non potrà essere autorizzato il consumo di pasti portati da casa, come già previsto dal vigente regolamento comunale». Così i dirigenti scolastici della Conferenza cittadina di Genova ribadiscono il proprio no fermo e deciso al panino da casa al posto dei pasti offerti dal servizio di ristorazione scolastica. «Ferme restando le considerazioni di opportunità educativa e pedagogica già altrove avanzate, che inducono a guardare con preoccupazione la prospettiva di una differenziazione selvaggia dei pasti – proseguono i presidi – la sentenza della Corte d’Appello di Torino non modifica gli ordinamenti e ha competenza limitata alla circoscrizione territoriale di riferimento, come già affermato dal Comune di Genova». Nel caso in cui la validità della sentenza della Corte d’Appello di Torino fosse estesa a tutto il territorio italiano, i dirigenti scolastici genovesi sottolineano che sarebbe indispensabile «l’acquisizione delle valutazioni della Asl e degli orientamenti del ministero dell’Istruzione nonché la successiva stesura di protocolli congiunti adeguati alle singole scuole». Tradotto: ci vorrebbero mesi prima dell’arrivo del via libera definitivo del pasto da casa in sostituzione di quello fornito dalla ristorazione scolastica. I dirigenti scolastici genovesi, infine, si augurano che le famiglie evitino su questo tema l’insorgere di «derive conflittuali inevitabilmente dannose per la serenità della comunità scolastica e, in particolare, degli alunni e degli studenti, sempre al centro di ogni decisione».

    Comune di Genova: «Problemi della scuola sono altri»

    ScuolaLa posizione dei presidi genovesi, come ricorda anche l’assessore alla Scuola del Comune di Genova, Pino Boero, è in piena linea con quanto emerso ieri a Roma dalla commissione scuola dell’Anci nazionale. «Come Comuni – ci spiega – abbiamo chiesto al ministero di darci istruzioni in merito. Non sono un avvocato e non mi metto a discutere la sentenza ma se l’applicazione di quanto deciso a Torino dovesse essere estesa a tutto il territorio nazionale, il problema non sarebbe tanto quello del panino sì o panino no, ma della commistione negli spazi mensa delle scuole di chi si porta il cibo da casa e chi no». A Genova, infatti, dal 2006 è in vigore una circolare comunale che vieta l’introduzione nei refettori scolastici di qualsiasi cibo che non sia veicolato dall’azienda che si occupa della ristorazione. «Prima di far cambiare questa circolare – riprende Boero – bisogna che ci sia una chiara presa di posizione dell’Asl. Se ci viene detto che non c’è nessun problema è un conto ma, altrimenti, si dovrebbero trovare nelle scuole assistenze e spazi separati per chi porta il panino da casa e chi si affida al pasto veicolato dal Comune. Una cosa assurda, anche e soprattutto dal punto di vista pedagogico». Ma per Boero ci sono anche altri problemi «di cui forse i paladini del pasto da casa non si rendono conto. Come si conserva un panino in uno zaino per 4-5 ore? Dovremmo forse attrezzare una sala frigoriferi e forni a microonde? E con che fondi?». Insomma, per dare il via libera al pasto da casa si dovrebbe muovere una macchina, anche solamente dal punto di vista burocratico, alquanto elefantiaca. «Bisogna anche capire di che numeri stiamo parlando – afferma l’assessore – perché generalmente la percentuale dei bambini che non mangiano a scuola si attesta tra il 5% e il 6% ed è assolutamente fisiologica». E’ anche per questo che il Comune di Genova ha lanciato una campagna di raccolta delle disiscrizioni dal servizio di ristorazione scolastica con moduli da compilare entro il prossimo 30 settembre. «Ma non si tratta di un termine perentorio – dice Boero – vogliamo solo capire di che numeri stiamo parlando e quali sarebbero le scuole più interessate. Vorrei tranquillizzare anche chi si lamenta dei pagamenti del bollettino per il servizio mensa: se i vostri figli saranno autorizzati a portare il panino da casa, troveremo il modo per rimborsare i pasti non effettivamente consumati».

    Infine, una battuta l’assessore la dedica a genitori ed associazioni che hanno minacciato di presentarsi nelle scuole accompagnati dalle Forze dell’ordine per far rispettare la possibilità di portare il pranzo da casa: «La scuola in questo momento ha problemi ben più gravi come quelli delle nomine, degli insegnanti di sostegno che mancano, di spazi e di strutture inadeguate. Spostare l’asse solo sulla battaglia del panino sembra una vera e propria distrazione da problemi cogenti, non ultimo quello della riforma del servizio educativo dagli 0 ai 6 anni. E’ proprio per questo che ritengo molto intelligente il documento dei dirigenti scolastici genovesi».

  • Palafiumara, la Giunta strappa accordo in Commissione, ma non si fermano le polemiche

    Palafiumara, la Giunta strappa accordo in Commissione, ma non si fermano le polemiche

    105-stadium-2Il 30 settembre scadono i termini per pagare la rata semestrale del mutuo, ma i soldi non ci sono; la General Production srl, la società che ha costruito e ha in concessione il palazzetto multifunzione della Fiumara, ospite in Commisione congiunta Bilancio e Promozione della Città, alza la voce e ricorda gli impegni della amministrazione, mettendo in chiaro i rischi di un ulteriore rifiuto: fine anzitempo della concessione, e costi di ammortamento a carico delle casse comunali. Dopo ore di discussione si trova la quadra, forse: Comune e azienda si metteranno intorno al tavolo per aggiornare le clausole del contratto, garantendo una maggior fruibilità da parte del ente pubblico del Palafiumara, in cambio del via libera alla proroga.

    I toni della seduta sono stati vivaci ma gli esiti rimangono incerti: sotto attacco la gestione di tutto l’affaire da parte della giunta, e forti critiche per la politica “sportiva” dell’amministrazione. Una città come Genova che soffre per la inadeguatezza delle strutture dedicate, ma che al contempo non è capace di essere attrattiva per i grandi eventi (sportivi ma anche di spettacolo), nonostante la pratica sportiva dei cittadini sia in aumento, stando alle ultime statistiche.

    Tutti contro la Giunta

    È lo stesso Ernesto De Filippis, amministratore di Generals Productions srl, a ricordarlo: «Il Coni non investe in Genova per i grandi eventi sportivi, e per gli eventi di spettacolo, come i concerti, spesso subiamo la concorrenza di altre location, come il Carlo Felice». Inoltre, quando il project fu pensato, si sperava che qualche squadra genovese «arrivasse nei campionati che contano, per quanto riguarda pallacanestro o pallavolo – sottolinea De Filippis – ma ciò non è avvenuto per cui non ospitiamo eventi fissi». Sono i rischi del business, gli viene fatto notare durante la seduta: «Se il Comune non rinnoverà la fidejussione, saremmo costretti a non saldare il mutuo, e interrompere la convenzione – ricorda l’amministratore – facendo ricadere le pendenze sull’amministrazione». Il tono di questa risposta non piace a molti consiglieri: le proteste per quello che sembra più una minaccia che una trattativa alzano un muro di proteste, per le quali tocca a Stefano Bernini mettere una pezza: «Questo tipo di progetti sono il frutto di politiche di qualche “mondo fa” – sottolinea il vicesindaco – oggi tutto è cambiato ma continuiamo a far fronte a queste eredità. Di tutte, però, questa oggi almeno è a costo zero». Particolarmente dure le critiche di Simone Farello, capogruppo del Partito Democratico, che accusa la giunta di approssimatezza nell’affrontare la questione, come molte altre «Non esiste una linea politica sullo sport – sottolinea – e la cosa allontana investimenti e risorse. Iren sponsorizza una squadra di pallanuoto torinese, quando in provincia abbiamo il meglio a livello europeo di questo disciplina». Stefano Anzalone, recentemente investito delle delega allo sport, più volte chiamato in causa, dribla il confronto, assentandosi più volte dall’aula.

    Chiarezza sui numeri

    Durante la seduta della Commissione, su sollecitazione dei consiglieri Boccaccio (M5s), Grillo (Pdl) e Baroni (Gruppo Misto), viene fatta un po’ di chiarezza sui i “numeri”, smentendo in parte quanto uscito sugli organi di stampa cittadini: è vero che dal 2017 non ci sarà più 105 come sponsor, ma  il canone annuale che General Productions incassa da Virgin è pari a 900 mila euro, in diminuzione rispetto all’oltre milione e 200 mila che veniva versato fino all’anno scorso; l’azienda concessionaria è alle prese con il rientro di due mutui, uno acceso all’inizio del progetto, di oltre 7 milioni di euro, e uno di circa 2 milioni per le ristrutturazioni del 2013. Solo sul primo però agisce la fidejussione del Comune di Genova: in caso di mancato pagamento, ad oggi sarebbero poco più che due milioni i debiti che la cassa pubblica perderebbe dalla cifra messa a garanzia, peraltro potendosi rivalere sulla GP nelle sedi opportune. Il danno economico per Tursi, se arrivasse lo stop definitivo alla fidejussione, quindi non sarebbe quello paventato da De Filippi sui giornali: sicuramente ci sarebbe un esborso e una altra gatta da pelare, ma nei fatti, in questa occasione è il Comune che sta dando una mano ad un privato, come lo stesso amministratore ricorda in conclusione del suo ultimo intervento: «Avevamo già calcolato di incassare il “sì” del Consiglio, ma se non arrivasse siamo in una brutta situazione, e il 30 settembre non riusciremo a pagare il Credito Sportivo. Per questo siamo disposti a metterci intorno ad un tavolo al fine di modificare alcune condizioni del contratto».

    Nei prossimi giorni, quindi, la delibera ritornerà in aula, tecnicamente uguale, ma con allegata la promessa di cambiare parte degli accordi a favore dell’ente pubblico; staremo a vedere, la cosa certa è che ancora una volta ci si deve confrontare con dei “mostri” gestionali del passato, senza avere i margini per predisporre scelte più virtuose per il futuro.

    Nicola Giordanella

     

  • Delibere comunali di iniziativa popolare, dopo lo stop il Comune corre ai ripari

    Delibere comunali di iniziativa popolare, dopo lo stop il Comune corre ai ripari

    palazzo-tursi-aula-angolo-alto-destro-D5Dopo il respingimento delle tre proposte di delibere di iniziativa popolare, motivato dalla mancanza del regolamento preposto, l’assemblea consigliare del Comune di Genova prova a rimediare colmando il vuoto normativo che dura da circa sedici anni. L’accelerazione arriva grazie alla Conferenza dei Capigruppo del Consiglio Comunale, che in concomitanza con l’annuncio del “diniego”, prova a mettere una pezza, chiedendo al presidente del Consiglio Comunale, Giorgio Guarello, di redarre un testo di base per partire con i lavori i commissione.

    «Dopo la richiesta dei capigruppo – spiega Guerello, uno dei veterani della Sala Rossa, in cui è presente dal 1993, oggi al terzo mandato come presidente dell’assemblea – ho preparato subito un testo, potenzialmente già “funzionante”, e l’ho sottoposto alla Commissione Affari Istituzionali per la discussione». Una discussione che però ha portato alla luce molti punti di disaccordo tra i diversi consiglieri e le diverse aree politiche, tanto che saranno necessarie altre riunioni per mettere a punto un testo da portare in consiglio per l’eventuale approvazione.

    Criticità normativa

    Diversi i punti ancora da chiarire; il primo dubbio sorto durante i lavori della commissione, è legato alla forma da dare alla nuova materia: non è ancora chiaro se si dovrà andare a modificare direttamente lo Statuto del Comune di Genova, che già prevede le proposte di delibera di iniziativa popolare, senza però regolamentarle, oppure creare un regolamento a parte, da integrare nel corpus normativo dell’ente pubblico. Entrando nel merito delle norme, l’aula si è divisa sulla possibilità da parte del Consiglio Comunale (in aula o in commissione) di poter emendare e modificare in qualche modo le proposte. Tra i fautori di questa possibilità, il consigliere Simone Farello, del Partito Democratico, che ha ricordato come «Questa modalità di iniziativa popolare si affianca e non sostituisce il Consiglio Comunale, che è un organo democratico, e deve mantenere le proprie prerogative». Contrari invece i consiglieri del Movimento 5 Stelle, di Federezione della Sinistra e alcuni consiglieri del Gruppo Misto, secondo i quali, invece, le proposte popolari dovrebbero essere messe in discussione così come presentate dai cittadini. Su questo tema si agganciano le richieste per inserire una norma per la decadenza delle proposte una volta che il consiglio abbia deliberato, nel frattempo, in materia, un po’ come succede a livello nazionale con i referendum. Altri nodi riguardano le tempistiche per la raccolta delle due mila firme necessarie, e per le modalità di istruttoria.

    Recuperare il tempo perduto

    Una delle questioni maggiormente discusse è sul come poter recuperare i quesiti presentati ad inizio estate, cosa che ha visto un consenso bipartisan: «Questa accelerazione è dovuta proprio dalla presentazione di queste tre proposte – spiega Guerello – che sono state le prime in questi sedici anni. Ora dobbiamo trovare un modo per poterle portare in aula e discuterle». In altre parole, la materia non è mai stata regolamentata perché non sono mai stata avanzate proposte di iniziativa popolare: come dire che la buca non è mai stato coperta, perché nessuno fino ad oggi vi era caduto dentro.

    Con oltre tre lustri di ritardo, quindi, l’organo rappresentativo per eccellenza del Comune di Genova prova a rimediare ad una falla abbastanza grossolana. I tre quesiti respinti saranno recuperati in qualche modo, probabilmente con una norma transitoria. Dopo la prima discussione in commissione, i capigruppo si sono impegnati a appianare le divergenze per poter portare in aula un testo il prima possibile. Meglio tardi che mai.

  • Buridda, il flash mob in stile medievale contro la vendita degli spazi occupati

    Buridda, il flash mob in stile medievale contro la vendita degli spazi occupati

    img_0086Il primo bando redatto dall’Università degli Studi di Genova scadrà il 21 settembre, e i ragazzi del Laboratorio Buridda hanno presentato la loro offerta; e lo hanno fatto con il loro stile, portando sotto il rettorato i loro talenti, simbolicamente racchiusi in un forziere stipato di monete (ovviamente “griffate” con l’inconfondibile polpo del Buridda). «Quello che abbiamo da offrire – spiegano i ragazzi – sono le nostre conoscenze e i nostri lavori di ricerca e studio, portati avanti nei laboratori e negli spazi autogestiti che da sempre il Laboratorio Buridda porta avanti, in totale apertura con la città».

    Il simbolico flash mob è in tema “Medioevo”: lancieri, contadini, un tamburino, il forziere scortato da due soldati armati di alabarde, e ovviamente un araldo che, dopo aver percorso via Balbi, davanti alla sede dell’ateneo declama il manifesto di questa iniziativa: «Tu che fosti alma mater da tempo sei devenuta ancilla pecunia, che per trenta denari scambi la tua natura di formatrice al peggior offerente che sia a favor di mercanti o di sette religiose da ogni dove». Questo un passaggio del proclama, che fa riferimento alle voci di corridoio secondo le quali uno dei probabili acquirenti potrebbe essere la chiesa mormonica. Da qui l’idea della ambientazione medievale: la vendita di spazi destinati allo studio, alla ricerca, alla cultura, destinati ad ospitare un tempio religioso; un abbinamento, quello tra conoscenza e religione, che «non può non ricordare i tempi bui del Medioevo», sottolineano i ragazzi del Buridda.

    Un’occasione, inoltre, per ricordare la vicenda legata alla vecchia sede del Buridda, quella di via Bertani, che dopo lo sgombero, voluto e messo in atto per poter vendere quell’edificio, giace in realtà in abbandono, vuoto e senza acquirenti. «O Populo che non favelli, strillo anco a te senza exclusione: che tu sia de lo vecchio mundo o che tu giunga da oltre le colonne d’Ercole, posso tu praticar la libertà di cogitar nello Laboratorio Libero de la Buridda. Non piegheremo lo nostro capo a la causa de lo Lucro, come da illo tempore fecit la ormai trapassata istituzione accademica genovese». Questo l’appello alla città lanciato dagli autonomi.

    «Ci sentiamo particolarmente colpiti da una istituzione come quella universitaria – spiegano i ragazzi – che nei fatti si è oramai sottomessa alla regioni del profitto, come altre istituzioni pubbliche». Ad oggi, infatti, alla vendita dell’edificio di corso Monte Grappa non è stata trovata una alternativa, e il rischio, come è noto, è quello di veder togliere gli spazi ai laboratori del Buridda: medioevo o no, lo sgombero sicuramente sarebbe un passo indietro per una città sempre più schiacciata dalle morse di una crisi che, purtroppo, non è solo economica.

    Nicola Giordanella

  • Garante dei diritti dei detenuti, la legge arriva in Consiglio Regionale

    Garante dei diritti dei detenuti, la legge arriva in Consiglio Regionale

    consiglioregionaleLIGURIA_01Al Consiglio Regionale si sta lavorando da qualche mese a una proposta di legge, ora passata in commissione, per istituire nella nostra regione il garante dei detenuti. Si tratta di una figura istituzionale poco nota ma già presente in molte regioni d’Italia (come si evince dal sito del Ministero della Giustizia): un professionista dei diritti dei detenuti e delle realtà carcerarie eletto dagli organi politici della regione e che si occupa di monitorare la condizione carceraria sul territorio e denunciare alle autorità eventuali situazioni di violazioni dei diritti delle persone private della libertà, oltre che collaborare ad elaborare meccanismi di reinserimento sociale.

    Il ruolo del Garante

    Una figura che, come ci spiega il professore Franco Della Casa, docente di Diritto Penitenziario alla facoltà di Giurisprudenza, andrà a intrecciarsi con il magistrato di sorveglianza (membro della magistratura preposto a vigilare che la detenzione sia eseguita secondo le previsioni e le garanzie previste da legge) senza però che le due figure si sovrappongano: «Il garante funziona secondo schemi e tecniche di intervento diverse dal magistrato di sorveglianza; queste due figure non solo non entrano in conflitto, ma neppure in concorrenza tra loro. Il garante regionale avrà poteri autoritativi meno incisivi del magistrato di sorveglianza, non potrà ad esempio dare ordini all’amministrazione; però potrà attivare i suoi canali, portare a conoscenza degli organi politici interessati le lacune che ritrova e anche, quindi, essere un paio di occhi ulteriore per il magistrato di sorveglianza»; che oltretutto, come ci ricorda il professore, nella nostra regione è tenuto a vigilare su parecchi istituti penitenziari, la giurisdizione del magistrato di sorveglianza di Genova va dalla casa circondariale di Sanremo fino a quella di La Spezia: un compito non facile e importante, per svolgere il quale un aiuto in più è senza dubbio utile.

    Ad oggi solo tre regioni italiane non si sono ancora dotate di questa figura, prevista da una legge del 2013: Calabria, Basilicata e Liguria, appunto. Nella nostra regione, in realtà, quella del garante dei diritti dei detenuti è una storia che inizia molti anni fa, ma per molto tempo (circa 8 anni) il disegno di legge per istituirlo è rimasto fermo in qualche cassetto del Consiglio Regionale, sebbene l’emergenza carceraria sia un problema attualissimo non solo nel nostro paese ma anche nella nostra regione; ad esempio, ci ricorda il professor Della Casa, «In Liguria non c’è nessun istituto penale minorile, di talché i minori liguri che vengono privati della libertà personale sono di solito appoggiati sul Beccaria di Milano, con conseguenze non da poco per quanto riguarda i contatti con le famiglie di origine e il territorio. Inoltre non è stato ancora aperta una Rems, (Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza) nonostante avrebbero già dovuto essere istituite dopo che nel 2015 sono stati definitivamente chiusi gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Si tratta di persone non ancora pronte per essere gestite nella società e allora ci vuole una struttura contenitiva che non deve ricalcare né il carcere né i vecchi Opg, infatti, la legge prevede che siano istituzioni completamente “sanitarizzate”. Ecco la Liguria non ne ha ancora una struttura di questo tipo».

    carcere-marassiL’iter della legge

    Eppure, a fronte di queste e molte altre criticità, la Liguria non si è ancora dotata di un garante dei detenuti. Per questo abbiamo intervistato il Consigliere Regionale Gianni Pastorino di Rete a Sinistra, uno dei fautori della ripresa di questo tema finito nel dimenticatoio, che ha presentato un disegno di legge sul punto appena tre giorni dopo una proposta analoga del PD.

    Consigliere, la nuova proposta di legge ricalca molto quella del PD, avete dialogato coi democratici sul punto o correte da soli voi di Rete a Sinistra? 

    Mi permetto di dire che il nostro testo non è esattamente come quello del PD, c’è una differenza sostanziale dal punto di vista normativo: loro parlavano ancora di Opg, noi parlavamo già delle nuove figure di strutture sanitarie, il nostro era un testo più aggiornato. Poi siamo arrivati a un testo unico condiviso che è questo che ora è in aula: i 3/5 del Consiglio Regionale per eleggere il garante, e un’indennità pari alla metà di quella di un consigliere regionale.

    La situazione attuale nelle carceri liguri è così preoccupante da richiedere un intervento simile? 

    Beh l’ultima visita che ho fatto a Marassi mi ha mostrato che, per quanto ci sia da parte dell’attuale direttore sicuramente una gestione positiva, è una situazione di grande difficoltà dal punto di vista della struttura, fatiscente e sovraffollata: a fronte di 552 posti disponibili sono 670 le presenze, circa un 22-23% di sovraccarico, moltissima promiscuità dal punto di vista delle etnie e una considerevole presenza sia di psichici che di malati.

    In concreto quindi il garante come e quanto potrà migliorare le condizioni di vita dei detenuti nelle carceri liguri?

    Intanto definiamo la figura del garante: non è una figura della magistratura e collabora con tutti gli organismi, sia della magistratura ordinaria, quindi il magistrato di sorveglianza in primis, sia naturalmente con gli organismi del ministero di giustizia preposti all’ordinamento carcerario. Il garante è un mediatore, uno che interviene nei conflitti cercando di evitarli. Io credo che possa migliorare di molto la situazione da questo punto di vista, perché questa figura del mediatore manca, perché purtroppo in Italia non abbiamo una struttura a rete che funziona tra i vari soggetti e quindi molte volte una detenuta o un detenuto si possono trovare in situazioni di disagio ingiuste anche quando le condizioni di risoluzione del loro problema sarebbero abbastanza semplici: faccio un esempio, pensiamo a come sia difficile delle volte per i detenuti anche soltanto votare quando hanno diritto al voto, è un diritto costituzionalmente garantito ma di difficilissima esecuzione per chi è detenuto. Inoltre abbiamo cercato di ampliare lo spazio di manovra di questa figura anche per chi è sottoposto ad un trattamento sanitario obbligatorio, chi è trattenuto in caserme di polizia o carabinieri, per chi è accolto nei centri di accoglienza.

    Rimanendo in tema quindi, essendoci stato da poco l’anniversario degli eventi della Diaz, in un caso simile per esempio dove le violenze sono perpetrate all’interno delle caserme…

    Certo, il garante avrebbe avuto un ruolo anche perché ha una funzione di iniziativa autonoma, lui può entrare nelle carceri, come per altro può fare un consigliere regionale o un deputato, in qualsiasi momento del giorno, potrebbe presentarsi autonomamente anche alle due di notte. Sicuramente è una figura che ha un’importanza assolutamente rilevante. C’è un po’ una tendenza, sotto il cappello di questa idea del risparmio, di accorpare le figure di garanzia fino a far diventare il difensore civico una sorta di garante totale, che si occupa dei compiti del difensore civico, di garante per i diritti dell’infanzia e dei detenuti. Io sono fermamente convinto che le figure di garanzia siano un investimento e non una spesa.

    Giusto parlando di fondi, anzitutto le chiedo se ci sono i fondi per questa iniziativa nella regione…

    Beh intanto sono fondi che appartengono al Consiglio regionale, a mio giudizio sono presenti, si tratta di fare una disamina piuttosto attenta ma io credo che vista la cifra complessiva, che si aggira tra i 60.000 e i 75.000 euro, non sia una cifra impossibile.

    Sempre parlando di soldi, davanti a tante emergenze in regione, come il trasporto pubblico, sanità, sicurezza del territorio, perché ritenete che sia una sorta di priorità questo garante?

    Quello che noi abbiamo davanti è un’istituzione carceraria nella quale chi entra per piccola criminalità esce che è un criminale perfetto. Per questo le funzioni di garanzia a nostro giudizio non sono spese ma investimenti nel vero senso del termine, l’idea per esempio di avere più in affidamento, regime di semi libertà, eccetera, è chiaro che produce meno affollamento carcerario, meno spese carcerarie, produce del reddito esterno e per altro sicuramente salvaguardia più l’individuo da un’istituzione che a mio giudizio è fortemente superata.

    regione-liguriaPerché la regione Liguria non si è ancora dotata di questo organo sebbene come lei ha evidenziato già da tempo in molte altre regioni italiane è presente?

    Credo che ci sia stata un insieme di fattori, evidentemente una non adeguata sensibilità della classe politica, una non adeguata spinta dall’esterno. Mi son reso conto in questo anno che parlare di carcere sia sempre molto molto complesso, spesso e volentieri si aprono delle enormi contraddizioni che passano tra chi vorrebbe mettere le persone in carcere e buttare via la chiave e chi vorrebbe lasciarli completamente liberi. Spesso e volentieri ci si abbandona all’idea più semplice, quella della detenzione più dura, poi gli effetti sono esattamente gli opposti dal punto di vista del recupero sociale.

    Non c’è un gruppo politico che si oppone apertamente?

    No non c’è un gruppo politico che si è apertamente opposto, certo con molti abbiamo idee diverse, vista la presenza dell’assessore Rixi al convegno del Coisp, immagino che tra me e lui ci siano molte diversità dal punto di vista di cosa vuol dire gestire…

    Il Coisp è…?

    È un sindacato minoritario di polizia che ha cercato di sbeffeggiare l’anniversario del G8 a Genova facendo un convegno devastante dal titolo “L’estintore come strumento di autodifesa”, ora io credo che questa vicenda siano questioni sulle quali non si può molto scherzare, rispetto al fatto di cosa è stato nell’immaginario collettivo il G8 quando è avvenuto. Ritengo sbagliato che l’assessore Rixi si sia presentato a questo convegno che per altro ho visto essere presenti 22 persone quindi evidentemente era deserto.

    Abbiamo raggiunto il consigliere Valter Ferrando, del PD, primo firmatario del ddl dei democratici sul punto, nonché araldo del disegno di legge che istituì all’epoca il garante per l’infanzia, il quale a sua volta ha confermato la sua reale intenzione di portare questo progetto fino in fondo e far sì, una volta per tutte, che anche la Liguria abbia un garante per i detenuti. Ferrando, inoltre, sottolinea a sua volta come la maggioranza abbia accettato di collaborare su questo disegno di legge, mentre in passato «non c’erano sensibilità diffuse a questi problemi». A detta del consigliere, “ci sono degli argomenti riguardo i quali non c’è né destra né sinistra, dei detenuti bisogna occuparsene tutti così come degli infanti bisogna occuparsene tutti, ci sono degli argomenti trasversali per i quali gente con un po’ di buon senso deve mettersi lì e collaborare, non si possono fare le battaglie politiche su dei temi di quella sensibilità”. Non resta che aspettare l’autunno e sperare che la nostra regione ottenga questa freccia in più per il suo arco della tutela ai diritti umani.

    Alessandro Magrassi

  • Bagnasco: «Accoglienza nel Dna dei cristiani». Pronte due nuove strutture per i senza fissa dimora

    Bagnasco: «Accoglienza nel Dna dei cristiani». Pronte due nuove strutture per i senza fissa dimora

    Cattedrale S.Lorenzo«Non dobbiamo guardare solo alla prima accoglienza nel momento dell’emergenza all’integrazione delle persone che vogliono stare qui e vogliono integrarsi con buona volontà. Cerchiamo delle modalità per una continuità dignitosa per tutti». Parole di Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, rilasciate in un’intervista all’agenzia Dire, a poche ore dall’inizio del Congresso Eucaristico nazionale, organizzato quest’anno a Genova. Per quanto riguarda la propria diocesi, l’arcivescovo ricorda che «Genova sta ospitando da tempo moltissime persone in diversi siti e abbiamo ancora continue richieste. Stiamo cercando nuove possibilità di sistemazione sia in strutture e realtà di dimensioni importanti sia in luoghi più piccoli per poter creare delle piccole presenze diffuse nella nostra diocesi; sappiamo quanto la Chiesa di Genova, come tutta l’Italia, sia stata pronta e continui a operare in questa direzione, facendo proprie le indicazioni del Santo Padre; l’accoglienza è nel Dna dei cristiani».

    Il Congresso e gli atti concreti

    Gioia e atti concreti di misericordia. A detta dell’arcivescovo queste saranno le parole chiave del congresso: nella direzione delle opere concrete di misericordia si colloca “l’opera-segno” che, come da tradizione, viene lasciata in ogni diocesi che ospita il Congresso: «Un ricordo visibile di carità, di amore fraterno – spiega Bagnasco – abbiamo deciso, infatti, di attivare due strutture per ospitare di notte una quarantina di senza fissa dimora, che hanno particolare bisogno specialmente d’inverno, per offrire alla sera un pasto caldo, un luogo di riposo e la prima colazione. Uno nel centro storico di Genova e l’altro nella zona di San Teodoro, prospiciente il porto». Altra opera concreata sarà la colletta straordinaria per i terremotati del centro Italia che è già stata annunciata proprio per il prossimo fine settimana: «Sarà fatta anche a Genova – conferma l”Arcivescovo – durante la messa conclusiva del congresso eucaristico in piazzale Kennedy, come in tutte le parrocchie delle diocesi italiane». Ma c’è ancora un messaggio di “misericordia concreta” che verrà lanciato dal Congresso eucaristico: «Un invito al servizio agli altri che scaturisce dalla vita cristiana, dal Vangelo – anticipa il presidente della Cei – innanzitutto nella propria famiglia e poi agli indigenti. Tanto più come conseguenza del Congresso eucaristico dove dall’Eucarestia, che è l’atto dell’amore di Dio verso il mondo, celebrata nella Messa, nell’adorazione, nelle catechesi, si passerà all’Eucarestia vissuta al servizio degli altri».

    L’assenza del Papa

    Cattedrale S.LorenzoPer Bagnasco, che lo scorso 29 agosto ha festeggiato il decennale del suo episcopato nella diocesi di Genova e che si appresta a terminare il suo secondo mandato da presidente della Conferenza episcopale italiana il prossimo 7 marzo, «è un grande onore poter ospitare questo evento ecclesiale, a cui ci siamo preparati con molto impegno e molta gioia». Come noto, non ci sarà papa Francesco. Qualcuno ha visto in questa assenza un segnale della diversità di vedute tra il progressista Santo Padre e il più conservatore presidente della Conferenza episcopale italiana. «Non c’è mai stato alcun contrasto con il Santo Padre, nel modo più assoluto – sottolinea l’Arcivescovo – tanto è vero che mi ha benevolmente confermato fino alla scadenza naturale del mio secondo mandato da presidente della Cei e mi ha anche nominato come suo delegato per il Congresso eucaristico. Ci incontriamo abbastanza di frequente, anche in occasioni private ed è il segno che va a sfatare e smentire tutte queste voci assolutamente infondate».

    Genova e il lavoro

    Il Congresso Eucaristico cade proprio nei giorni in cui Genova sta tornando a vivere tutte le più intense sofferenze degli ultimi anni: lavoro, sicurezza del territorio e immobilismo politico: «Auspico un miracolo: quello di essere più uniti a tutti i livelli. La situazione genovese dal punto di vista del lavoro è molto seria in questo momento – afferma Bagnasco – e anche noi sacerdoti, vescovi vediamo che la disoccupazione aumenta. Le situazioni sono molo gravi per i giovani che non riescono a entrare nel mondo del lavoro e quindi a farsi una famiglia, un progetto di vita, e per le persone più adulte che, perdendo il lavoro, hanno una famiglia da mantenere e impegni da onorare». Riguardo alle principali vertenze cittadine l’arcivescovo non si meraviglia che siano ancora in piedi. «La situazione è molto grave – conclude il prelato – noi cerchiamo di fare la nostra parte con molta discrezione e rispetto ma anche con molta attenzione: la gente lo sa e noi cerchiamo di camminare insieme». Il legame tra chiesa di Genova e il mondo del lavoro, ricorda il cardinale «è un aspetto storico, grazie anche all’opera dei cappellani del lavoro e dagli arcivescovi, da Boetto e Siri, fino ad oggi». Un rapporto che, secondo Bagnasco, è riconosciuto dagli stessi lavoratori: «Gli operai e i lavoratori lo sanno e il legame continua a prescindere dal rapporto che ciascuno può avere con la fede».

  • Beni confiscati alla mafia, parte la riqualificazione degli immobili Canfarotta

    Beni confiscati alla mafia, parte la riqualificazione degli immobili Canfarotta

    unknown-8-225x300Tracciare un “percorso sinergicoper disegnare un progetto di recupero dei “beni Canfarotta” confiscati definitivamente alla mafia nel febbraio 2014 nell’ambito dell’operazione “Terra di Nessuno” della Dia (Direzione investigativa antimafia) balzata agli onori delle cronache nell’estate 2009. E’ quanto emerso ieri in Prefettura a Genova durante la riunione del Nucleo di Supporto dell’Agenzia Nazionale beni sequestrati alla criminalità organizzata. Gli immobili che compongono il patrimonio sottratto dalle mani mafiose sono più di 100, quasi tutti dislocati nel centro storico genovese. Si tratta della più grande confisca del nord Italia, per un valore complessivo di quasi 4 milioni di euro, suddiviso in 115 beni immobiliari, di cui 96 nel territorio genovese, attualmente di proprietà dello Stato nell’ambito dell’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati.

    Viene dunque ufficializzata l’opportunità alla cittadinanza di riappropriarsi di spazi e luoghi a lungo utilizzati per finalità illecite, nonché l’occasione per favorire il recupero di un contesto territoriale connotato da elementi di disagio e degrado. E dopo più di due anni di attesa è stata messa in atto la legge 109/96, che stabilisce che “i beni sequestrati alle mafie e alla criminalità organizzata possono essere restituiti alla collettività per finalità istituzionali o sociali, in via prioritaria, attraverso il conferimento al patrimonio del Comune in cui sono collocati”. Saranno, infatti, cittadini e associazioni le parti attive del progetto di recupero del centro storico genovese.

    Per accorciare i tempi e rendere rapida l’attuazione dell’utilizzo del patrimonio confiscato, verrà a breve convocato un tavolo tra Prefettura, Regione, Città Metropolitana e Comune di Genova dove sarà redatto il progetto di recupero. Si comincerà dallo studio di fattibilità tecnica su circa la metà dei beni per poi attribuire una destinazione diversificata a ogni unità immobiliare. Alcune saranno a uso commerciale, altre per fini socio-abitative e culturali, tutte imprescindibilmente idonee a promuovere la riqualificazione dell’area interessata. Un progetto che costituirà la base per accedere ai fondi di finanziamento comunitario.

    centro-storico-vicoli-finestra-d4-300x200A luglio scorso si era anche parlato di trasformare alcuni immobili in un albergo diffuso tra vico Rosa, vico Pepe e vico Portanuova, nel sestiere della Maddalena, per un investimento complessivo di 1,7 milioni di euro. Secondo le prime ipotesi la realizzazione di questo progetto include: la riqualificazione di 7 locali a piano terra per un costo di 350 mila euro; 3 appartamenti più un magazzino in vico Gattagà 5, per 410 mila euro; 4 appartamenti in vico Angeli 7, per 404 mila euro; 3 appartamenti in vico Chiuso degli Eroi per 215 mila euro; altri due lotti rispettivamente di 8 e 6 alloggi sparsi in centro storico per un totale di 14 beni immobiliari e un investimento complessivo di oltre 1 milioni di euro. Non solo, il Comune di Genova aveva già manifestato l’intenzione di acquisire 46 immobili tra la Maddalena e piazza delle Erbe.

    Durante la riunione in Prefettura è stata anche decisa una collaborazione tra l’amministrazione genovese e le iniziative già in atto nel centro storico per privilegiare la messa a punto dei progetti esecutivi di più immediata realizzazione. In questa fase saranno coinvolte anche le realtà che operano nei settori della lotta alla criminalità organizzata e della promozione della legalità, del contrasto al degrado e della promozione della riqualificazione urbana, nonché del sostegno alle categorie disagiate.

    E.C.

  • No alla proroga della fidejussione per il 105 Stadium, la giunta Doria va “sotto” in Sala Rossa

    No alla proroga della fidejussione per il 105 Stadium, la giunta Doria va “sotto” in Sala Rossa

    105-stadiumCon 17 voti contrari, 16 a favore e 4 astenuti il Consiglio Comunale respinge la delibera che avrebbe prorogato di un anno i termini della fidejussione a carico dell’amministrazione per la gestione del 105 Stadium. Una fideiussione posta a garanzia del mutuo acceso nel 2002 dalla General Productions srl per la realizzazione e la gestione dell’impianto polifunzionale della Fiumara. In questo modo, la giunta Doria (il sindaco non era presente in aula) subisce ancora una volta veti incrociati della Sala Rossa. Al rientro dalle ferie, quindi, si torna alla “normale” battaglia politica che ad oggi ha accompagnato tutto il ciclo amministrativo.

    Numeri e dubbi

    Lo scontro nasce dalla richiesta, da parte di General Production srl all’Istituto del Credito Sportivo, di traslare di 12 mesi il piano originario di ammortamento del credito, allungando quindi la necessità di copertura della garanzia messa in campo dal Comune di Genova. Non è la prima volta che questa società fa una simile richiesta: nel 2013 venne già concessa una proroga che posticipò la data di estinzione del mutuo al 31 marzo 2020.

    Il Consiglio Comunale ha però respinto la nuova richiesta tra le polemiche. L’argomento è stato oggetto di una recente commissione che non ha portato i chiarimenti richiesti da alcuni consiglieri: i bilanci della azienda, infatti, non sono conosciuti e non sono stati portati in aula per lo studio della situazione. Un caso che ha molti lati “oscuri”: se da un lato, infatti, la scelta fatta nel 2001 ha permesso alla città di avere una struttura polivalente che prima non aveva, in un’area della città all’epoca da riqualificare, dall’altro lato la gestione della concessione non sembra essere ad oggi così vantaggiosa per le casse del Comune, che dalla concessionaria incassa un canone annuale simbolico di 500 €, contro i 900.000 € di affitto che vengono richiesti dalla General Productions alla Virgin per la locazione dei locali della palestra. «Se la società non potesse pagare il mutuo, ad oggi il Comune dovrebbe garantire quanto ancora non pagato – ha affermato il consigliere Andrea Boccaccio del  M5S, prima del voto – cioè circa 2 milioni di euro, tornando però in possesso del bene 13 anni prima del previsto, potendo subito incassare gli affitti che oggi vengono versati per l’uso dell’impianto». Cioè circa 11 milioni, con il canone attuale, spalmati da qua al 2031, anno di scadenza della concessione. Senza contare che gli oltre 7 milioni della fidejussione sarebbero sbloccati anzitempo.

    I conti non tornano

    Il contratto di concessione fu stipulato nel 2001, sotto la giunta Pericu, con validità trentennale. Per la realizzazione dell’opera le casse del Comune di Genova sborsarono 18 miliardi di lire a fondo perduto, più 14 miliardi di lire a titolo di garanzia. Ad oggi non sappiamo quanto la General Productions abbia guadagnato dalla gestione dell’ infrastruttura polifunzione della Fiumara, l’unica a Genova di questo tipo.

    A votare contro la delibera i consiglieri Balleari e Campora del Pdl; Putti, Boccaccio, De Pietro, Muscarà e Burlando del M5S; Baroni, De Benedictis e Mazzei del Gruppo Misto; Musso Enrico, Musso Vittoria per Lista Musso; Bruno e Pastorino per Federazione della Sinistra; Gioia e Repetto per Udc; Piana per Lega Nord. A favore invece Farello, Canepa, Guerello, Lodi, Pandolfo e Veardo del Partito Democratico; Pignone, Comparini, Gibelli, Nicolella, Padovani e Pederzolli di Lista Doria; Grillo per il Pdl, Chessa di Sel, Malatesta e Anzalone del Gruppo Misto. Astenuti: Caratozzolo e Gozzi di Percorso Comune e Salemi di Lista Musso. Per la cronaca, questo risultato è arrivato con la seconda votazione, poiché la prima, che aveva visto vincere il sì 14 a 13 (con 6 astenuti) è stata annullata in seguito alla confusione generata da diversi cambi di voto in itinere. Dopo le proteste di alcuni consiglieri, si è proceduto con il secondo conteggio che ha ribaltato il risultato.

    Con questo voto per il Comune non cambia molto: la palla adesso passa all’Istituto del Credito Sportivo che dovrà valutare cosa fare. Con la mancata approvazione della delibera i termini della fidejussione rimangono al 2020, e quindi anche il mutuo potrebbe rimanere invariato. Saprà la General Productions srl fare a meno di questa proroga? Staremo a vedere. Rimane il dato politico: ancora una volta la giunta Doria non ha i numeri in Sala Rossa. Gli ultimi mesi di questo ciclo amministrativo saranno senza dubbio intensi: la battaglia politica per le amministrative del 2017 è appena incominciata.

    Nicola Giordanella

  • Rifiuti, il “Patto per la Bellezza” di Amiu e Comune per ripulire la città

    Rifiuti, il “Patto per la Bellezza” di Amiu e Comune per ripulire la città

    AmiuPassata la tempesta (giudiziaria), Amiu e Comune si attrezzano per ripulire Genova, chiamando a raccolta anche la cittadinanza attiva. L’obiettivo è avviare fin da subito un’attività straordinaria per la rimozione dei rifiuti ingombranti in attesa che, entro la fine dell’anno, si concluda la gara per l’assegnazione del servizio ad una nuova ditta appaltatrice. Come è noto, infatti, in seguito all’inchiesta che in primavera ha travolto la principale ditta subappaltante, la Switch 1988 spa, il ritiro degli ingombranti porta a porta è sospeso dallo scorso mese di marzo e chi deve disfarsi di un mobile o di un qualsiasi altro rifiuto voluminoso è costretto a portarlo in una delle quattro isole ecologiche della città. Oppure ad affidarsi al camioncino EcoVan che da solo, tuttavia, non può minimamente fare fronte alla richiesta, come d’altra parte ammette lo stesso assessore all’Ambiente, Italo Porcile: «Nel bando di gara degli ingombranti si parla di 5250 pezzi da ritirare al mese, vale a dire circa 250 al giorno. Impossibile per un solo furgone».

    Contestualmente al lancio del piano di pulizia straordinaria che coinvolgerà tre cooperative – una per il Ponente, una per il Centro ed una per il Levante – incaricate di intervenire in tutta la città in coordinamento con Amiu e in base alle priorità indicate da ciascun Municipio, lo stesso Porcile ha anticipato i contenuti di una delibera che prevede un sostegno economico concreto a supporto dei progetti di cittadinanza attiva per il decoro urbano: «In questa fase è per noi di vitale importanza l’apporto che viene dai comitati e dalle associazioni di cittadini. Oltre che ringraziarle, dobbiamo garantire a queste persone i servizi di supporto necessari, assicurando loro il ritiro dei materiali raccolti nella pulizia di strade, parchi, giardini e spiagge». Concretamente, le organizzazioni di privati cittadini interessate a dare una mano dovranno rivolgersi al proprio Municipio di riferimento il quale, di concerto con il Comune, individuerà le iniziative più meritorie. «Le risorse che andremo a destinare a questo servizio dipenderanno dalle segnalazioni che ci arriveranno dal territorio, ma immagino che complessivamente la cifra ammonterà a circa 100mila euro da qui alla metà del prossimo anno», prevede Porcile.

    Il coinvolgimento dei cittadini, infatti, andrà avanti anche dopo il superamento dell’attuale fase di emergenza e porterà all’istituzione di un “Patto per la Bellezza” che dovrebbe prevedere, oltre ad una definizione strutturale della collaborazione tra Comune e privati, anche una serie di iniziative sul piano della comunicazione e della sensibilizzazione. «Anche da questo punto di vista – conferma l’assessore all’Ambiente – c’è ancora molto da fare. Al di là di chi viola consapevolmente le regole in materia di smaltimento dei rifiuti e per i quali servono solo adeguate sanzioni, infatti, molti non hanno ancora la piena coscienza del fatto che la raccolta differenziata non è solo un comportamento virtuoso, ma anche un obbligo di legge». La delibera anticipata oggi da Porcile sarà portata in giunta giovedì, assieme a quella per l’avvio del piano di differenziata spinta, che questa volta include anche il porta a porta. Secondo quanto riferisce lo stesso assessore, infatti, la sperimentazione avviata nelle alture del Levante sta dando gli esiti sperati e, in un quadro di riforma complessiva del sistema di raccolta, sarà implementata ad altre aree della città.

    Il presidente di Amiu, Marco Castagna, traccia invece la road map per il ripristino del servizio di ritiro degli ingombranti: «La gara partirà entro la fine di questa settimana e prevediamo che si concluda entro la fine dell’anno, in modo da rendere il servizio operativo già da gennaio 2017. Il nuovo appalto durerà due anni e recupererà i diciotto addetti utilizzati dalla ditta precedente, altri sedici saranno invece reimpiegati tramite la gara per il ritiro della carta conferita nei bidoncini da 240 a mille litri: anche questa partirà a breve e avrà durata di sei mesi più altri sei rinnovabili. Complessivamente, quindi, saranno nuovamente impiegate 34 persone che già erano impegnate nel precedente appalto, applicando così la clausola sociale di salvaguardia dei lavoratori ex Switch e Giglio».

    Sempre a proposito della carta, Comieco, vale a dire il consorzio incaricato del riciclo, ha annunciato che per i prossimi tre mesi destinerà alle popolazioni terremotate 70 euro per ogni tonnellata di materiale raccolto: «Una ragione in più per incentivare i cittadini ad un comportamento virtuoso, perché facendo una buona raccolta differenziata sarà possibile accantonare qualche milione di euro per le popolazioni colpite dal sisma», è l’appello di Castagna, che in generale invita i genovesi a proseguire con le loro segnalazioni delle principali criticità esistenti nei quartieri. L’ultimo punto toccato dal presidente di Amiu, riguarda il rapporto con le attività economiche. «Per contrastare l’abbandono dei rifiuti ingombranti, organizzeremo a breve un vertice in Camera di Commercio in cui sensibilizzare le imprese ad avvalersi delle isole ecologiche dove, è bene ribadirlo, è possibile conferire in maniera assolutamente gratuita. Basta essere in possesso del necessario patentino».

    Marco Gaviglio

  • Legittima difesa, il governo impugna la legge regionale che copre le spese legali agli imputati

    Legittima difesa, il governo impugna la legge regionale che copre le spese legali agli imputati

    Sentenza del Tribunale“La norma in tema di patrocinio legale a spese della Regione invade le competenze legislative statali nelle materie dell’ordinamento penale, delle norme processuali, nonché dell’ordine pubblico e della sicurezza, ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettere h e l della Costituzione”. Così il Consiglio dei ministri, venerdì 9 settembre, ha impugnato la legge sul patrocinio legale gratuito, a spese della Regione Liguria, delle vittime di reato, indagati nell’ambito di procedimenti penali per aver commesso un delitto per eccesso colposo di legittima difesa. Il provvedimento, approvato lo scorso 28 giugno, era stato fortemente voluto dalla Lega nord e dalla vicepresidente della Regione Liguria, Sonia Viale che ora attacca duramente il governo: «La legge che abbiamo approvato in Liguria è la stessa della Regione Lombardia, che non è stata oggetto di impugnative e aveva incassato a suo tempo anche il voto favorevole in aula del Pd. La bocciatura da parte del Consiglio dei ministri è pertanto immotivata e denota un fatto gravissimo, quello dell’utilizzo della valutazione politica della Costituzione da parte del governo».

    Anche il presidente Giovanni Toti è intervenuto sull’impugnativa, dicendosi «stupito ed amareggiato per un governo incapace di comprendere le ragioni dei suoi cittadini, anzi di non ascoltarle proprio e che sa solo penalizzare chi, come Regione Liguria, cerca di aiutarli». E punta il dito contro il guardasigilli spezzino Andrea Orlando che, dice, «in perfetto stile Pd è distante dalla gente e questo provvedimento ne è l’ennesima dimostrazione». 

    Terreno fertile per le opposizioni per scagliarsi contro la giunta regionale di centrodestra. Pd e M5S sono concordi nel sottolineare come fosse ampiamente pre-annunciata l’impugnativa. «Si tratta di una decisione ovvia, che dimostra come la Regione Liguria perda tempo, sempre più spesso, in questioni che non le competono, invece di occuparsi dei temi che riguardano direttamente i cittadini del suo territorio» affermano Raffaella Paita e Luca Garibaldi. Per i rappresentati del Pd la legge «contiene anche un messaggio sbagliato in materia di sicurezza: è pura propaganda politica e non fornisce risposte alle vittime dei reati. Misure come queste sono semplici spot elettorali, come avevamo ribadito in aula in sede di discussione». Quella dell’esecutivo viene, dunque, ritenuta una «scelta giusta, non solo perché la Regione ha violato le competenze statali in materia di giustizia, ma anche perché si tratta di una misura culturalmente sbagliata, che non serve a nulla». 

    «Non parliamo mai a caso quando solleviamo in Consiglio regionale vizi di incostituzionalità e oggi ne abbiamo l’ennesima riprova – rivendicano i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle – è ora di smetterla di sprecare tempo e denaro per approvare leggi da far west per pura propaganda elettorale»«Ieri il Piano casa e la legge venatoria, oggi la legittima difesa – proseguono i pentastellati – domani potrebbe toccare ad Alisa. Sordi a ogni critica, Toti e la sua giunta tirano dritti per la propria strada, ignorando i più elementari principi costituzionali e facendo perdere tempo e denaro ai liguri, che ancora oggi attendono invano di vedere i frutti di questo governo regionale pressappochista e impreparato».

    Che cosa prevede la legge regionale impugnata

    La legge regionale prevede un patrocinio da parte della Regione per sostenere le spese legali “nei procedimenti penali per la difesa dei cittadini che, vittime di un delitto contro il patrimonio o contro la persona, siano indagati per aver commesso un delitto per eccesso colposo in legittima difesa, ovvero assolti per la sussistenza dell’esimente della legittima difesa”. Nella legge è anche previsto da parte della Regione un intervento di assistenza legale e di contributi utili ad affrontare emergenze economiche per “i familiari degli esercenti un’attività imprenditoriale, commerciale e artigianale o comunque economica, deceduti, vittime della criminalità. Per il 2016 la dotazione finanziaria resta al momento limitata a 20 mila euro. La legge prevede che la giunta definisca con apposita delibera “i criteri e le modalità per l’applicazione” del provvedimento “dando priorità ai soggetti di età superiore ai 65 anni”.

    Ma Era Superba aveva già analizzato il provvedimento nel corso del suo iter consiliare. Qui il nostro approfondimento.