Categoria: Consulenza Online

Alberto Burrometo presidente dell’Associazione Progetto Up in difesa dei consumatori offre consulenza online gratuita

  • Chi sono i consumatori? Differenza legale fra libero professionista e consumatore

    Chi sono i consumatori? Differenza legale fra libero professionista e consumatore

    Ebbene sì, sembra una domanda stupida e banale ma… vi siete mai posto il quesito? Il legislatore se lo è posto nel 2005 con il decreto legislativo num. 206 del 2005, meglio noto come Codice del Consumo. Testualmente l’art. 3 stabilisce che “consumatore o utente è la persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta“. Di contro, il “professionista è la persona fisica o giuridica che agisce nell’esercizio della propria attività imprenditoriale o professionale…

    La precisazione ci pare quanto meno interessante per capire taluni meccanismi che paiono a volte incomprensibili. Se Mario Rossi, pensionato, acquista un computer presso un qualunque negozio, egli potrà dichiararsi consumatore a tutti gli effetti con i benefici di questo “status”, uno fra tutti, godere della garanzia biennale sul prodotto. Se Alberto Burrometo, libero professionista, si reca ad acquistare il medesimo computer, egli non figura quale consumatore, bensì quale professionista che acquista un bene per la propria attività presso un altro professionista (il venditore), con la conseguenza che la garanzia passa da due ad un anno.

    Se fin qui sembra tutto chiaro, be’, proprio tutto chiaro non è.

    Mario Rossi ed Alberto Burrometo acquistano il medesimo oggetto eppure sono visti dalla legge in modo differente; quali le ragioni? La prima sta proprio nelle definizioni che abbiamo dato all’inizio; il codice del consumo stabilisce quali siano le tutele dei consumatori e non quelle dei professionisti – imprenditori. La seconda potrebbe ravvisarsi nell’uso che del computer fanno i due soggetti: il pensionato lo usa poco ed il professionista tutti i giorni e per tante ore: usura maggiore.

    Qualcuno potrebbe obiettare: ci sono pensionati che passano ore davanti al pc e professionisti che, lavorando magari fuori ufficio, lo usano molto meno. Al legislatore non importa nulla…

    La terza ragione va ravvisata nell’aspetto fiscale: il professionista nell’acquistare un bene con partita iva ne trae un beneficio fiscale, il pensionato no.

    L’ultima considerazione è questa: il professionista acquista il pc utilizzando la propria partita iva, ne trae giovamento fiscale e poi lo porta a casa per fare giocare i figli. Ci piacerebbe sapere in questo ultimo caso, che cosa ne pensa il legislatore…

    Una cosa però va detta, nel caso della telefonia o delle utenze relative a piccole imprese che sottoscrivano contratti in tutto e per tutto simili a quelli dei privati, numerose sentenze hanno chiarito che, in quei casi, valgono i criteri adottati per i consumatori.
    Alleluia.

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Latte e uova, le etichette dei prodotti alimentari

    Latte e uova, le etichette dei prodotti alimentari

    Questa settimana facciamo un salto in cucina, o meglio nel reparto alimentari di un supermercato qualunque; e non è difficile visto che ne stanno nascendo come funghi…

    Iniziando dalla colazione, mi reco nello scaffale dedicato al latte. Prendo in mano il cartoccio e guardo sotto, ove vi sono dei numerini da 1 a 6 ed una barretta su uno di questi, che cosa sarà mai???? Bene, per chi non lo sapesse funziona così: il latte scaduto viene riconsegnato per una nuova bollitura, ne sono consentite fino ad un numero massimo di 6… Ovviamente la scadenza sarà contraddistinta da una nuova data… mi viene voglia di non bere più latte! Anche quello a lunga conservazione non mi dà garanzie di freschezza, anzi. E pensare che una volta andavi in latteria e c’era un solo tipo di latte senza scadenza: non lo bevevi quando andava a male e quel momento diveniva la sua scadenza…

    A proposito di scadenze, mi preme esternare una curiosità: spesso sulle confezioni viene indicata la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro…”, quasi a dire : ” vedi tu”!

    Per pranzo vorrei farmi un paio di uova al tegamino ed allora mi avvicino allo scaffale dedicato: montagne di uova. Devo scegliere quelle migliori, ossia quelle biologiche, quelle che indicano la scritta “0” (zero) all’inizio di quella sequenza alfanumerica stampata sulle uova (spiegheremo nelle prossime puntate come leggere quella sequenza). Peccato che sono tutte confezioni da sei uova e non si può leggere che cosa ci sia scritto!

    Eppure la legge parla chiaro….e la sorpresa, anziché all’interno dell’uovo, la troverò scritta sull’uovo medesimo. Mentre mi avvio sconsolato verso la cassa sento un bambino che chiede alla mamma: “Ma la gallina come fa a fare uscire le uova con quelle scritte?”
    I bambini hanno sempre ragione, penso, mentre la cassiera sbaglia a non concedermi lo sconto indicato sullo scaffale e io, distratto, me ne rendo conto appena arrivo a casa…

    Alberto Burrometo

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  • Consumatori: garanzia e danno subito, due questioni distinte

    Consumatori: garanzia e danno subito, due questioni distinte

    In una delle scorse puntate, parlammo della garanzia europea, quella biennale (il minimo di legge) in relazione ai beni acquistati, come auto, moto, elettrodomestici…
    In questi giorni stiamo gestendo un caso assai complesso, che voglio qui riportare in quanto esemplificativo di come funziona la garanzia in caso di malfunzionamento di un oggetto.

    Il sig. Alexander acquista nel maggio 2011 un motociclo Piaggio mp3. Da quel giorno deve portare il motociclo un numero infinito di volte in riparazione in quanto il mezzo presenta vari problemi quali lo spegnimento improvviso in diverse circostanze di guida, una fra tutte in fase di sorpasso in autostrada. Cose insignificanti, se insignificante è il rischio di perdere la vita.

    In un anno il nostro amico ha avuto a disposizione il mezzo sì e no quattro mesi! Dopo innumerevoli tentativi la Piaggio decide di sostituire integralmente l’impianto elettrico e lo scooter sembrerebbe avere ritrovato il suo corretto modo di funzionare…

    Il Codice del consumo dice che il venditore deve sostituire il mezzo qualora non sia in grado di ripararlo oppure qualora la riparazione sia troppo onerosa. E quindi? Motociclo riparato in garanzia, ovvero legge rispettata.

    E… per il disagio subito? Beh, il prossimo tagliando è gratis e siamo a posto così, risponde Piaggio. E questo la legge non lo dice: il disagio va risarcito eccome! Attenzione a non confondere la garanzia del venditore / produttore con il danno eventualmente causato, esse sono due cose ben distinte.

    Portare il mezzo in officina per sei / sette volte, lasciarlo lì per diversi giorni ogni volta non può non avere un prezzo da pagare. Alexander si è rimesso in moto, ma non si può non mettere in moto la legge e, soprattutto, il buon senso.

    Le cose migliori,
    Alberto Burrometo

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    [foto di Diego Arbore]

  • Gas: info utili su contatore, bolletta e fornitura

    Gas: info utili su contatore, bolletta e fornitura

    Contatore del GasCome avrebbe senz’altro detto Enzo Tortora, “dove eravamo rimasti?” Be’, eravamo rimasti in un paese pieno di problematiche piccole o grandi che coinvolgevano tante persone; nel frattempo è passata quasi un’estate… e siamo allo stesso punto!

    Molte richieste ci sono pervenute e molte risposte dobbiamo sicuramente fornire. In tanti ci hanno chiesto chiarimenti in merito alla gestione della somministrazione del gas; diamo qui alcune risposte di base, in quanto ogni situazione va poi valutata singolarmente.
    Iniziamo dalla lettura dei contatori. Essa deve avvenire almeno una volta l’anno per gli utenti con consumi fino a 500 metri cubi annui (sono per lo più quelli che consumano gas solo per cucina e acqua calda) e almeno ogni sei mesi per quelli che consumano fino a 5000 metri cubi. Le aziende fornitrici di gas devono mettere comunque a disposizione dei loro utenti una modalità di autolettura dei consumi, in modo che siano fatturati quelli reali. Se non si rende possibile l’autolettura, la lettura effettiva dei contatori deve avvenire almeno ogni sei mesi anche per gli utenti che consumano meno di 500 metri cubi annui. Qualora l’azienda non riesca o sia impossibilitata a prendere la lettura, deve comunicarlo all’utente, in modo da evitare che a quest’ultimo arrivino col tempo conguagli assurdi.

    Passiamo ora al pagamento della bolletta. Pochi sanno che il termine di scadenza per il pagamento non deve essere inferiore a 20 giorni dalla data di emissione della bolletta/fattura e ogni azienda deve predisporre almeno una modalità gratuita di pagamento (tanto per capirci, senza la spesa del conto corrente postale). Se le poste o le banche ritardano l’accredito del pagamento, il cliente è esonerato da ogni responsabilità e pertanto potrà rivalersi eventualmente contro queste ultime.

    In un periodo di crisi mondiale e nazionale come quello che stiamo vivendo, molti utenti sono in difficoltà coi pagamenti; essi possono quindi incorrere nella sospensione della fornitura. Precisiamo che l’utente moroso può subire il distacco del gas, ma prima deve ricevere una raccomandata dall’azienda indicante l’ultimo termine di pagamento e gli altri eventuali adempimenti. La sospensione della fornitura non può comunque avvenire quando il debito è inferiore o uguale al deposito cauzionale, quando riguarda servizi diversi dall’erogazione del gas e durante i giorni di venerdì, sabato e festività (oltre al giorno precedente un festivo non domenicale).

    Per chi è in difficoltà economiche, esiste comunque la possibilità della rateizzazione. In caso di bollette elevate, l’azienda deve concedere una rateizzazione “in un numero di rate di ammontare costante pari almeno al numero di bollette di acconto ricevute successivamente alla precedente bolletta di conguaglio e comunque non inferiore a due”. La rateizzazione va chiesta dall’utente entro il termine di pagamento della bolletta elevata, a pena di decadenza.

    Per quanto riguarda i reclami, le aziende devono rendere disponibile a tutti gli utenti un modulo prestampato recante le modalità per inoltrare i reclami; l’azienda ha l’obbligo di rispondere entro 40 giorni dal ricevimento del reclamo e, qualora ciò non avvenga, l’utente può sporgere reclamo contro l’AEEG, ovvero l’Autority di riferimento; purtroppo dobbiamo segnalare che l’AEEG non sempre si schiera dalla parte dell’utente, anzi…
    Infine una curiosità: il deposito cauzionale. Esso deve essere restituito all’utente alla cessazione del contratto, maggiorato degli interessi legali. Non può superare i 25 euro per chi consuma fino a 500 metri cubi annui e 77 euro per chi consuma fino a 5000 metri cubi. Non può essere addebitato agli utenti che optano per la domiciliazione bancaria, postale o su carta di credito, qualora ricompresa tra le modalità di pagamento.
    Questa la sintesi di alcune risposte, che hanno valore sia per il mercato tutelato che per quello libero; il resto non è mancia, il resto manca… in attesa di una legislazione seria che tuteli l’utente…

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Consulenza online, Gas e Luce: bollette pazze, utenti impazziti

    Consulenza online, Gas e Luce: bollette pazze, utenti impazziti

    In Italia esiste un organismo, l’A.E.E.G., ossia l‘Autorità per l’energia elettrica ed il gas. Meno male, direbbe qualcuno… Pensa se non ci fosse!

    Che cosa succede se ricevete a casa una bolletta del gas o della luce che contiene errori, vizi o, peggio ancora, contiene importi assurdi e/o non dovuti? L’utente medio si arma di santa pazienza, chiama il call center dedicato e spiega il suo problema… Al call center risponde l’operatore numero 418 che di nome fa Mario e risponde da Firenze; l’operatore dice all’utente che il problema verrà risolto in 48 ore con l’emissione di una nuova bolletta che annulla la precedente.
    Dopo due settimane l’utente riceve una raccomandata di sollecito di pagamento della bolletta incriminata; allora chiama nuovamente il call center, dove risponde Giuseppina da Napoli, la quale sostiene che non vi sono problemi, la pratica è già a posto.Passano altri due mesi e il Nostro riceve una raccomandata dal recupero crediti. Al call center Roberto da Roma lo insulta maleducatamente (esiste un insulto educato?). L’utente è esasperato, cerca di cambiare gestore, ma il nuovo gestore non può prendere in carico la sua utenza, poiché il vecchio gestore sostiene di avere un credito in sospeso…
    Quella appena raccontata è l’odissea di un moderno Ulisse che, navigando nei mari agitati della burocrazia, spesso finisce per naufragare; e, da buon Robinson Crusoe, si ritrova solo in un’isola sperduta di desolazione e frustrazione. Ulisse combatteva contro i Proci, il Nostro deve combattere contro un nemico non sempre identificabile.

    Ma gli rimane una strada: una lettera raccomandata da spedire presso la sede del gestore “incriminato”; se entro 40 giorni non riceve risposta o se la risposta risulta insoddisfacente, gli resta la possibilità del reclamo all’AEEG, la quale, in teoria, interviene e fa le verifiche del caso.
    E proprio il caso vuole che nel frattempo sia passato un anno…

    Alberto Burrometo
    [foto di Diego Arbore]

    Per saperne di più sull’argomento trattato, ma anche per fare domande o richiedere consulenze di ogni genere, per segnalazioni e informazioni scrivere a progetto.up@gmail.com oppure direttamente a redazione@erasuperba.it. Alberto Burrometo, presidente dell’associazione Progetto Up, è a vostra disposizione.

  • Consulenza online: consigli per l’acquisto di un’automobile

    Consulenza online: consigli per l’acquisto di un’automobile

    In tanti mi chiedono: qual è la marca di automobili più seria? Vedo tante pubblicità… Eh, già, sembra proprio che adesso si vendano solo telefonini e automobili, a giudicare dalle reclame. Quale sia la marca automobilistica più seria non si può certo dire così su due piedi; certo è che alcuni parametri li possiamo prendere in considerazione.

    Innanzitutto partiamo proprio dalle pubblicità: un’impresa seria si vede anche da questo. Quanto è più chiara e comprensibile l’offerta, tanto è più semplice coglierne i vantaggi. Una marca “seria” non inserisce asterischi accanto all’offerta (l’offerta scritta a caratteri cubitali, le note asteriscate a caratteri illeggibili perfino sui manifesti per strada…); a questo punto va detto che poche case automobilistiche si distinguono in positivo.

    Un altro elemento chiave è la garanzia offerta. La legge sul consumo parla di due anni (a livello europeo); molte case si adeguano e nemmeno si sforzano per offrire qualcosa in più; poi ci sono casi eclatanti: la Kia Motors offre ben sette anni di garanzia, l’unica in assoluto! Viene da pensare: sanno che cosa vendono, sono sicuri del fatto loro… Infine ci sono le cosiddette promozioni. Di solito durano pochissimi giorni e riguardano le concessionarie che aderiscono all’iniziativa; sta a voi scoprire quali sono…

    Dopo la pubblicità viene la seconda fase dell’indagine, ovvero quella presso le concessionarie o autosaloni. In questo caso, la palla passa al venditore, che per la legge attualmente in vigore, è colui a cui bisogna chiedere il risarcimento in caso di difetto del veicolo: una apparente assurdità, ma questa è un’altra storia.

    E le storie potrebbe raccontarvele il venditore dandovi informazioni errate, proponendovi modelli poco validi o comunque non corrispondenti alle vostre esigenze; in questo caso il venditore “fa” la casa automobilistica, la nobilita quando si comporta correttamente, la discredita in caso contrario.

    Senza parlare delle finanziarie. Appiopparvi un finanziamento, per una concessionaria auto, è un ulteriore guadagno sulla vendita (una provvigione, tanto per intenderci); il concessionario ha subito il denaro corrispettivo dell’auto, voi la pagate in comode rate da qui all’eternità e, se sgarrate, sono problemi della finanziaria.

    Se, a questo punto, siete sicuri dell’automobile che volete acquistare, non vi resta che trovare chi vi offre le condizioni economiche migliori. Motivi apparentemente inspiegabili fanno sì che ad esempio in Piemonte sia molto più conveniente acquistare una vettura nuova, in Lombardia una usata. Qualcuno dice: è il mercato… sarà pure, ma non è possibile dovere perdere mezze giornate per scoprire se in una promozione vi sia una truffa, se la promozione è seria, verificare quale sia il concessionario più serio e, infine, fare tutte le valutazioni del caso in famiglia senza, peraltro, essere sicuri di avere fatto l’affare della vita.

    La morale? La pubblicità rimarrà sempre e comunque l’anima del commercio, ma il commercio non farà mai pubblicità all’anima.

     

    Alberto Burrometo

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  • Consulenza online: condominio e sinistri stradali, la mediazione è un problema

    Consulenza online: condominio e sinistri stradali, la mediazione è un problema

    La scorsa settimana eravamo rimasti con l’amministratore di condominio che otteneva l’ok dall’assemblea per andare in mediazione… Ora, mi si permetta una considerazione: vi sono situazioni oggettivamente non conciliabili.

    Poniamo che un’assemblea condominiale deliberi di espropriare Tizio di un bene di sua proprietà; la delibera di per sé è nulla e quindi è sempre impugnabile da Tizio. Qui non esiste una situazione “grigia”: il bene è di proprietà di tizio oppure non lo è. La mediazione è priva di senso logico. Eppure è obbligatoria…

    Anche l’assemblea che dia il proprio benestare all’amministratore affinchè quest’ultimo si presenti all’udienza di mediazione, in che termini può farlo? E poi, in mediazione può accadere (anzi, è altamente probabile) che vi sia una proposta transattiva; di regola, l’amministratore dovrebbe riconvocare un’altra assemblea straordinaria per avere l’ok su quella proposta. Di fatto, il procedimento di mediazione si chiude (positivamente o negativamente) in due sedute.

    A questo punto la domanda sorge spontanea: togliere lavoro ai tribunali è cosa buona e giusta, ma creare situazioni grottesche come quella appena descritta è la soluzione alternativa?

    E nell’ambito dei sinistri stradali le cose non vanno meglio. Vi è da discutere sia sulla responsabilità nel causare l’incidente, sia nel determinare l’entità del risarcimento. Sul punto della responsabilità, vi è da dire che questa va provata (con verbali dell’Autorità intervenuta piuttosto che con i testimoni…); sul punto della quantificazione non è facile trovare l’accordo, specie se vi sono i carrozzieri di mezzo. Il procedimento di mediazione deve durare al massimo 4 mesi e, in certe situazioni, potrebbero non bastare… Da ultimo, bisogna aspettare un po’ di tempo per vedere questo procedimento pienamente assestato e, quindi, per valutarne l’utilità o meno. Per fortuna, nei sinistri stradali le situazioni sono in generale tutte grigie.

    Alberto Burrometo

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  • Consulenza online: assemblea di condominio, come impugnare una delibera

    Consulenza online: assemblea di condominio, come impugnare una delibera

    Questa di Giulio M. di Chiavari è proprio una bella domanda… Già, perchè da pochi mesi è entrata in vigore quella norma che prevede il tentativo obbligatorio di conciliazione anche in materia condominiale.

    Ora, se è pacifico che si possa mediare quando si è in lite, vi sono casi in cui oggettivamente appare complesso. Supponiamo dunque che vi sia una delibera assembleare che calpesti il diritto di un qualche condomino. Con la vecchia normativa, costui doveva entro trenta giorni impugnare la delibera presso il tribunale così come previsto dal Codice Civile.

    Ora, prima di una simile condotta, deve tentare una mediazione… Al di là del fatto che in casi del genere sarebbe curioso capire come si fa a mediare e quindi intravvedere il successo di questa nuova normativa vigente, difficile è capire come possa funzionare il meccanismo, per cui quella che segue non può che essere una mera ipotesi, ancorchè molto vicina alla realtà.

    Chi vuole impugnare una delibera assembleare, fa istanza di mediazione presso uno dei centri all’uopo predisposti. Contro chi? Contro il condominio, naturalmente, in persona dell’amministratore. Quest’ultimo deve convocare un’assemblea straordinaria durante la quale comunica di avere ricevuto un’istanza di mediazione dal condomino “Tizio”. L’assemblea deve deliberare se andare in mediazione o fare finta di nulla e non presentarsi. Chi scrive suggerisce di trovare una mediazione proprio in quella sede: i costi si riducono ed i tempi si accorciano.

    Ma si sa, a volte le questioni di principio superano (e di molto) la ragione ed il buon senso. Quindi, nel caso in cui l’assemblea deliberi di non presentarsi, “tizio”, se vuole far valere i suoi diritti, prosegue la sua “battaglia” in tribunale, mostrando al Giudice il verbale nel quale sta scritto che il condominio non si è presentato alla mediazione: un punto a suo favore!

    Invece, nel caso in cui l’assemblea dia l’ok per la mediazione, l’amministratore dovrà avere a sue mani anche una delibera che gli dia i margini entro i quali può mediare. Il risultato della mediazione va poi comunicato ai condomini.

    Poi ci sono le situazioni ibride e lì viene il bello… Ce ne occuperemo la prossima settimana.

     

    Alberto Burrometo

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  • Consulenza online: facciamo luce sulle bollette, senza vederci chiaro

    Consulenza online: facciamo luce sulle bollette, senza vederci chiaro

    Forse non lo sapevate, ma anche per il mercato della distribuzione di energia elettrica e per quello del gas esiste una normativa precisa, tanto precisa che il 50 % degli utenti che si rivolgono ad associazioni di consumatori hanno proprio un problema relativo a queste due tipologie di bollette.

    Innanzitutto va detto che esiste un organo di controllo, l’AEEG (Autorità per l’energia elettrica e gas ), il quale determina le regole per questo tipo di mercato. Già, perchè di mercato si tratta…

    Esiste il mercato tutelato, le cui tariffe vengono stabilite dallo stato ed i gestori che operano in quell’ambito sono coloro che distribuiscono gas o energia elettrica; a Genova, tanto per capirci, Iren mercato per il gas ed Enel Servizio Elettrico per la luce. Tutti gli altri fanno parte del cosiddetto mercato libero: ognuno vende luce e/o gas alla tariffa che ritiene opportuna e con le promozioni che ritiene.

    In questo bailamme Iren Mercato ed Enel hanno pensato bene di inserirsi anche nel mercato libero, creando non poca confusione agli utenti, i quali, vedendo il medesimo marchio, hanno pensato di non cambiare gestore… In altre parole, i costi del trasporto (di gas e/o luce) li pagano a se stessi guadagnandoci due volte.

    Facciamo due esempi: Enel Energia ha sede a Roma, ha lo stesso marchio e lo stesso slogan (L’Energia che ti ascolta) di Enel Servizio Elettrico, con la differenza che le bollette sono stampate in azzurro; il risparmio per il consumatore? Pochi Euro all’anno… in cambio di molte difficoltà: comunicare la lettura effettiva perchè sennò viene stimata è il problema più grosso e non da poco. Iren Mercato Libero, stesso marchio, stessa sede a Genova: operatori che fanno finta di controllare i contatori, così prelevano i vostri dati e vi appioppano a vostra insaputa un contratto nuovo, con il libero mercato… Finita qui? Neanche per idea !

    Entrambe (Enel Energia e Iren) vendono sia gas che luce, così il guadagno si quadruplica. L’AEEG non muove un dito e le associazioni di consumatori stanno con le mani in mano…

    Un caso emblematico riguarda GDF Suez, impresa venditrice di gas nell’entroterra ligure, in Lombardia ed in Emilia Romagna: abbiamo constatato bollette che fanno del paradosso il loro modo di esistere; provare a contattare qualcuno? Non provateci, tanto non rispondono al pari dell’ENI.

    Un’ultima nota: in Italia ci sono una quindicina di venditori di energia elettrica e circa seicento di gas. Chi scrive è un fautore del mercato tutelato. E’ una grossa bufala il fatto che con il mercato libero si risparmi, checché ne dicano Federica Pellegrini, Gerry Scotti e tutte le pubblicità del settore.

     

    Alberto Burrometo

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    foto di Diego Arbore

  • Consulenza online: le bollette delle compagnie telefoniche

    Consulenza online: le bollette delle compagnie telefoniche

    Antenna per cellulariCi scrive Andrea da Voltri: «…ho un contratto con una compagnia telefonica. Per diverso tempo la linea non ha funzionato a dovere, problemi di connessione internet, però mi sono arrivate ugualmente le bollette da pagare… Come mi devo comportare?»

    La prassi è la seguente. E’ necessario inoltrare reclamo alla compagnia telefonica, chiedendo l’adempimento del contratto e il risarcimento per il disagio arrecato. Entro 40 giorni la compagnia deve, o meglio, dovrebbe rispondere… Qualora essa non risponda o, più verosimilmente, fornisca una risposta insoddisfacente, l’utente è legittimato ad esperire il tentativo di conciliazione presso il CO.Re. Com., obbligatorio per legge. Il Co.Re.Com. riceve l’istanza e fissa la data di udienza.

    Il verbale di avvenuta conciliazione è un titolo esecutivo, con il quale l’utente può agire contro la compagnia telefonica nel caso in cui non ottemperi a quanto deciso in sede di conciliazione. Molti avvocati tendono a non fare conciliare i loro clienti: un modo come un altro per fare una causa e guadagnarci su… E l’utente ci guadagna?

    Nella mia esperienza vi posso dire: pochi, maledetti e subito! Perchè fare una causa che può durare due anni per ottenere un risultato a volte identico? Senza contare le spese legali.

    Partendo dal messaggio di Andrea, rimaniamo in tema compagnie telefoniche. Come mai alcune continuano a chiedere la penale per il recesso anticipato nonostante i decreti Bersani le abbiano abolite? Semplice: loro ci provano!

    Oppure mettono come voce “spese di chiusura pratica”; un modo come un altro per fregare… E, pur trattandosi in genere di pochi Euro, l’utente deve perdere tempo, adire il Co.re.Com per farsi restituire il maltolto e chiedere i danni per l’ingiusta perdita di tempo.

    In conclusione: occhi aperti e controllate sempre tutte le bollette, voce per voce, la fregatura sta sempre dietro l’angolo.

     

    Alberto Burrometo

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  • Consulenza online: assicurazioni auto, mercato libero o prigione?

    Consulenza online: assicurazioni auto, mercato libero o prigione?

    Parlare di libero mercato potrebbe sembrare banale, eppure non lo è affatto. Una carrellata di contraddizioni… per noi che tutti i giorni dobbiamo fare i conti col carrello della spesa. Mercato libero vorrebbe dire libertà di scegliere, non libertà di farsi imprigionare; prendiamo l’esempio dalle assicurazioni auto che per prime furono oggetto di libero mercato.

    Siamo nel 1995: ogni impresa assicurattrice poteva applicare la tariffa RC Auto ritenuta più idonea. Prima di allora, la tariffa era monitorata dallo stato, ovvero ovunque ci si recasse, il prezzo da pagare era quello. E non si discuteva.

    Poi il libero mercato, ovvero la nuova frontiera del risparmio. Era proprio il caso di dirlo: risparmio assicurato. Ma qualcosa non ha funzionato, evidentemente, dal momento che i prezzi delle assicurazioni auto sono sempre aumentati. Anzi, dal 1995 gli aumenti sono stati più consistenti, grazie al mercato libero.

    Qualcuno diceva: così sei libero di andare da chi ti offre la tariffa più vantaggiosa; ma allora non c’era internet e trovare l’assicurazione più conveniente non era roba di due minuti, anzi, il tempo perso in telefonate e ricerche disperate non giustificava il risparmio eventualmente ottenuto.

    Allora si è detto. Meglio rimanere dove si è, se ci si trova bene… Poi sono comparse le compagnie telefoniche: prezzi eccezionali in virtù della mancanza di agenzie assicurative vere e proprie, cosa che abbatteva parecchio i costi; però non sapevi mai con chi parlavi ed il rapporto interpersonale andava a farsi friggere.

    Questa volta si è detto: meglio guardare in faccia il tuo interlocutore e rimanere dove si è, se ci si trova bene… Poi sono arrivate le banche a proporre prezzi stracciati, a condizione che uno apra un nuovo conto corrente, sennò non vale. E’ come se un giorno la Michelin decidesse di fabbricare automobili super economiche, a condizione che siano equipaggiate con i loro pneumatici, sennò niente auto!

    In questo caso s’è detto: meglio guardare negli occhi un interlocutore o guardare in faccia la realtà e andare da chi ci prende in giro, però ci fa risparmiare?

    Alla fine sono arrivati i grandi riformisti: Bersani prima e Monti poi. E che cosa hanno portato le rifrome? Una gran confusione sulle classi di merito (un neopatentato può acquisire la classe bonus/malus del padre guidatore virtuoso), il paradosso dell’indennizzo diretto (in caso di incidente paga la tua assicurazione, ma ti devi accontentare…), le carrozzerie convenzionate (non puoi più decidere dove fare ripararare la tua auto) e, dulcis in fundo, la mediazione obbligatoria in caso di sinistro (prima di fare causa all’assicurazione devi fare obbligatoriamente il tentativo di conciliazione).

    E adesso che si dice? Che il futuro non lo assicura più nessuno.

     

    Alberto Burrometo

    Foto di Diego Arbore

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppureredazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

     

     

  • Consulenza online: via Canepari, strisce gialle a tradimento

    Consulenza online: via Canepari, strisce gialle a tradimento

    AutobusNei giorni scorsi abbiamo ricevuto decine di segnalazioni relative a due nuove situazioni legate alle famose strisce gialle, ovvero le corsie riservate ai bus. In realtà, va detto, le situazioni non sono propriamente nuove, sono nuove le multe che vengono recapitate agli ignari automobilisti. In particolare, stiamo parlando di via Canepari e di via di Francia, laddove le telecamere sono posizionate da mesi, ma non tutti lo sanno, a quanto pare.

    Mario di Certosa, uno tra i tanti, ci segnala un’assurdità: «Abito in via Mansueto e per tornare a casa debbo percorrere via Canepari e, ad un certo punto, giro a destra; mi è stata notificata una multa perchè la telecamera mi ha immortalato mentre invadevo la corsia riservata ai bus…»

    Abbiamo voluto indagare e, un po’ come la Pantera Rosa, ci siamo recati in loco… Cosia gialla tratteggiata in quanto ci si trova in prossimità di un incorcio (con via Mansueto, appunto) e telecamera posizionata qualche decina di metri prima: impossibile dirigersi verso via Mansueto senza incorrere nell’infrazione.

    Dalla fotografia emerge chiaramente l’auto con la freccia inserita per svoltare in via Mansueto… Ricorso vinto in partenza, voi direte. Certo, ma quanto tempo deve perdere un cittadino a seguito della superficialità del Comune?

    Alcune segnalazioni arrivano anche per via di Francia… E nuovamente Pantera Rosa in azione… In particolare, chi proviene dalla sopraelevata ed esce in via di Francia si trova di fronte una rotonda; per dirigersi a ponente senza passare sotto l’occhio vigile della telecamera è necessario tagliare la strada a tutti, virare di prepotenza a sinistra per incanalarsi nella corsia giusta… che brivido! Però quella telecamera è segnalata, in mezzo ad altri tremila cartelli ce n’è uno che ci avvisa: per vederlo bisogna fermarsi o tamponare chi ci sta davanti.

    In Inghilterra hanno più senso civico: la prima volta che commetti un’infrazione ti avvisano che dalla prossima volta riceverai una multa. Qui il silenzio regna sovrano per farci cadere in trappola: ci fanno commettere tante infrazioni finchè non veniamo a conoscenza di commetterle… E io vado a piedi.

     

    Alberto Burrometo

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  • Consulenza online: Mediazione Civile (seconda parte)

    Consulenza online: Mediazione Civile (seconda parte)

    La scorsa settimana abbiamo lasciato in sospeso l’argomento delle mediazioni. Mi sono sorpreso di come la gente sia davvero precariamente informata su questa novità introdotta due anni fa ed ora pienamente in vigore…

    Intanto precisiamo che la mediazione obbligatoria non è una alternativa al processo ordinario ed il mediatore non è un giudice.

    Il giudice prende in esame un caso sottopostogli da due o più parti in lite e, valutati tutti gli elementi, sia di fatto che di diritto, emette una sentenza che ha il valore di legge tra le parti. Il mediatore esamina sì la questione sottoposta al suo vaglio, ma il suo compito non è quello di entrarne nel merito, bensì quello di fare da pompiere tra due soggetti.

    I latini dicevano in medio stat virtus… Quindi il mediatore deve essere… virtuoso e, perchè no, anche un po’ psicologo. Deve cioè comprendere le ragioni di due soggetti che, da soli, non trovano un accordo su una questione. E dispensare consigli utili al raggiungimento della pax, della pace.

    E come ogni essere umano dotato di fallacità, il mediatore potrebbe non riuscire nello scopo, magari non per sua colpa… Gli avvocati, per esempio: hanno mal recepito questa novità e non lo nascondono; per loro è meglio non “mediare”  e farsi una causa che rende certamente di più. Per loro… ma per il cliente? Meglio dunque “obiezione di coscienza” o “obiezione vostro onore” ? Ai posteri l’ardua sentenza….

    Ricordiamo che chiunque può tentare la mediazione senza farsi assistere da un professionista: chi fa da sè fa per tre, dice l’antico adagio. Per concludere, mi preme ricordare le materie per cui vige l’obbligo di tentare una mediazione prima di instaurare un qualunque giudizio nelle aule tribunalizie:

    Condominio; Diritti reali; Divisione; Successioni ereditarie; Patti di famiglia; Locazione; Comodato; Affitto di azienda; Risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti; Risarcimento del danno derivante da responsabilità medica; Risarcimento del danno derivante da diffamazione con il mezzo della stampa o altro mezzo di pubblicità; Contratti assicurativi, bancari e finanziari.

    Insomma, ce n’è per tutti i gusti, anche se per mediare, a volte, ci vuole un palato sopraffino.

    Alberto Burrometo

     

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  • Mediazione obbligatoria: istruzioni per l’uso (parte prima)

    Mediazione obbligatoria: istruzioni per l’uso (parte prima)

    Dal 21 marzo scorso sono diventate obbligatorie le mediazioni in materia di circolazione stradale e di condominio. Il tutto in attuazione del decr. leg. 28 / 2010… In altre parole, chi adesso vuole intraprendere un giudizio (una causa, n.d.a.) contro qualcuno, deve prima passare attraverso il tentativo di conciliazione obbligatorio.

    Niente conciliazione? No causa. Lo scopo è quello di alleggerire il carico di lavoro dei tribunali e dei giudici di pace. Ma partiamo all’inizio: da circa tre anni in Italia si sono costituiti organismi ad hoc per gestire le mediazioni, tanto che ad oggi sono circa ottocento quelli accreditati presso il competente ministero. E quindi grandi investimenti di soggetti che nelle mediazioni hanno fiutato il business; maree di costosi corsi per diventare mediatori civili nella speranza di costruirsi una speranza lavorativa…

    Ognuno degli organismi ha i propri mediatori; ogni mediatore può essere iscritto presso più organismi fino ad un massimo di cinque. L’anno scorso lo stato publicizzava la mediazione attraverso la televisione dicendo che era gratuita… Invece costa € 40,00 oltre IVA per colui che la richiede… questa cifra è identica a prescindere dall’organismo presso cui vi rechiate per chiedere una
    mediazione.

    Poi ci sono le vere e proprie tariffe: ciascun organismo ha un proprio tariffario che è regolato in base a degli scaglioni: più alto è il
    valore della controversia, più alto è il costo che andrete a sostenere. Ma attenzione: la tariffa la sborserete soltanto se la vostra
    controparte accetta di venire a conciliare e, pertanto, di sostenere anch’ella l’onere economico della mediazione.

    Facendo un esempio: Mario Rossi si ritiene creditore di Giuseppe Verdi (non il musicista…) per una somma pari a € 3.000. Si reca presso un istituto di mediazione, compila il modulo apposito, sborsa € 40 oltre iva. L’organismo riceve l’istanza, avvisa uno dei propri mediatori il quale fissa una data ed un luogo ove deve avvenire il tentativo obbligatorio di conciliazione.
    Nel momento in cui Giuseppe Verdi accetta, così come Mario Rossi, deve sborsare una somma stabilita dall’organismo in base allo scaglione in cui si “trova” la controversia di valore di € 3.000. Qualora la mediazione abbia successo, viene stilato un verbale che,
    una volta omologato presso il tribunale, ha i medesimi effetti di una sentenza.

    A chi giova dunque la mediazione? Di sicuto agli organismi accreditati ed ai mediatori. Alle parti litiganti giova solo in alcuni casi, ovvero quando il valore della vertenza è piuttosto alto. Agli organi giudiziari? Dipende. Dipende dalla volontà delle parti di raggiungere accordi insperati, dipende dalla volontà degli avvocati di fare addivenire i loro clienti a miti consigli. E dipende dagli ineterssi in gioco, come sempre…

    I tempi di un procedimento di conciliazione sono molto brevi rispetto a quelli di un tribunale; i costi possono essere notevolmente inferiori, ma anche superiori: si pensi al fatto che non esiste un luogo individuato per le mediazioni, al contrario dei tribunali che hanno precisi Fori di competenza…. In altre parole, Mario Rossi, residente a Genova, può chiamare a conciliare Giuseppe Verdi residente a Pescara. Dove? A Catanzaro, per esempio!!!
    Quindi, cari lettori, meditate, mediate e, se è il caso, rimediate…

     

    Alberto Burrometo

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  • Equitalia, le amare sorprese dopo la verifica della propria posizione

    Equitalia, le amare sorprese dopo la verifica della propria posizione

    EquitaliaAnni fa era conosciuta come San Paolo Riscossioni, poi è diventata Gest Line. Sembrava una linea aerea pronta a traspostare passeggeri morosi… Allora si è pensato di creare Equitalia (Polis prima, Sestri in un secondo tempo e Nord adesso) con tanto di legge parlamentare ad hoc.

    Visto il nome, uno si aspettava qualcosa di equo, appunto, di giusto, ma così non è stato. Innanzitutto vale la pena ricordare che sono gli Enti pubblici (Comuni, Regioni, Inps, Agenzia delle Entrate ad esempio) i soggetti che incaricano Equitalia di riscuotere dei presunti debiti contratti dai cittadini – contribuenti. Quindi, se pensate che una bolletta non pagata ad un gestore telefonico vi faccia portare via la casa, vi sbagliate: questo non potrà mai accadere, anche se in italia si sa, tutto sembra possibile.

    Tornando a bomba, chiunque può essere d’accordo sul fatto che i debiti vanno pagati, se è il caso con i dovuti interessi, ma nessuno potrà mai concordare sul fatto che un contribuente debba trovarsi per strada per debiti assolutamente non dovuti o comunque già saldati.

    Tanti dicono: “Ho perso i bollettini, non trovo più le ricevute, ecc, ecc.” Male! Bisogna conservare con cura i documenti comprovanti l’estinzione di un debito, almeno per il periodo di prescrizione del medesimo. Ricordiamo che la prescrizione altro non è che il momento in cui un creditore perde la possibilità di vantare un diritto.

    Sulle specifiche prescrizioni torneremo presto, perchè quello è il nocciolo della questione e, spesso, è il nocciolo di un frutto amaro.
    Per fare un esempio pratico, vi è mai capitato di recarvi presso gli sportelli di Equitalia e, dopo avere richiesto un estratto conto della vostra posizione, avete trovato amare sorprese? Cartelle dagli importi esigui (qualche Euro…), cartelle notificate quindici anni prima, cartelle già oggetto di ricorso vinto presso il Giudice di Pace con tanto di sentenza. E l’impiegato che sta allo sportello vi dice che non ci può fare niente perchè se il terminale gli dice così, così è.

    Così è se vi pare… i malcapitati di turno passano dalla sorpresa all’arrabbiatura in men che non si dica: devono scrivere una raccomandata all’ente impositore il quale deve dare l’ok a Equitalia per estinguere il debito inesistente. E passano mesi…
    La domanda finale è: sono errori che capitano o errori… che non si vuol correggere? In questo secondo caso, potendo dimostrarlo, si può ipotizzare un’azione penale nei confronti di Equitalia.

    Aggiungo io: chi paga il danno da perdita di tempo, stress, disagio? Purtroppo nessuno, a meno che non si inizi a fare qualcosa di pratico che nessun politico o politicante finora ha fatto. Per concludere, non possiamo e non vogliamo dire che Equitalia sia una banda di delinquenti, anzi. Ci limitiamo a dire che i contribuenti sono milioni e quindi la gestione di milioni di pratiche richiede un’organizzazione perfetta che Equitalia certamente non ha. Se poi ci aggiungiamo l’organizzazione imperfetta degli enti pubblici abbiamo ottenuto una imperfezione altamente organizzata, meravigliosa alchimia a danno di tutti.

    Alberto Burrometo

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