Tag: artisti

  • La palestra delle arti: nuovo spazio per creativi in via del Campo

    La palestra delle arti: nuovo spazio per creativi in via del Campo

    Via del Campo, GenovaSabato 6 aprile 2013 (ore 15-21) inaugura La palestra delle arti, un nuovo atelier dedicato ai vari linguaggi della creatività che resterà aperto dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 22, con ampi locali attrezzati per disegnare dal vero, dipingere, lavorare e cuocere la ceramica, fare fotografie, creare e stampare incisioni, conoscere la storia dell’arte. Inoltre, la palestra dispone di una ricca biblioteca – per approfondire la storia delle arti con oltre 10.000 titoli specializzati – e il Cine-Bistrot, la possibilità di consumare una pausa pranzo accompagnata dalla visione di un film d’autore.

    La Palestra delle Arti è il nuovo progetto dell’Associazione Arte in Campo, che da tre anni promuove iniziative legate alla produzione e alla conoscenza artistica.

    Per maggiori informazioni genovapalestradellearti@gmail.com.

  • Tatuaggi e acquerelli: in Canneto la mostra personale di Fabio Moro

    Tatuaggi e acquerelli: in Canneto la mostra personale di Fabio Moro

    fabio-moro-tatuaggio-acquerelloDa poco più di un mese è aperta al pubblico, presso il negozio di abbigliamento e bijoux Il Salotto di via Canneto il Lungo, la mostra The More of Fabio.

    Si tratta della personale di Fabio Moro, che dal 2004 vive a Genova e gestisce un proprio studio di tatuaggi, in parallelo alla sua produzione artistica. Come si coniuga questa attività professionale con il disegno e la pittura? «Dall’acquarello al tatuaggio e dal tatuaggio di nuovo all’acquarello. La pratica artistica mi ha permesso di avere il coraggio di provare e riprovare con lo strumento della macchina per tatuare, che è completamente diversa dall’usare un pennello o delle matite. Ora, dopo circa vent’anni di pratica, posso dire che uso questo strumento come un acquerello o delle matite colorate. Utilizzo l’acquerello già dalla stesura del bozzetto che presenterò al cliente. Per questa mostra – realizzata grazie ai soci de Il Salotto Matteo Bryzio e Sara Busiri Vici – abbiamo unito entusiasmo, competenze e professionalità e con poco abbiamo creato un grande evento, in uno spazio non convenzionale all’arte ma con una forte attitudine a essa. Senza dubbio il connubbio tra le diverse risorse e professionalità è, a prescindere dal periodo di crisi, un valore aggiunto».

    Sono infatti sempre di più le mostre organizzate in spazi diversi da musei e gallerie d’arte: molte attività commerciali del centro storico si sono aperte alla presenza di artisti, come testimoniano anche realtà quali Plastic Passion e le location coinvolte nel progetto Vanuart.

    I disegni di Fabio si richiamano alla cultura del vintage, come lui stesso spiega: «Il vintage è la connessione con le icone rivisitate del vecchio stile del tatuaggio. Rivisitando vecchi disegni dei maestri del primo Novecento – tra cui Herbert Hoffman, Ben Corday, Owen Jensen, Joe Lieber, Sailor Jarry etc – ho cercato di tirar fuori il lato dolce, amorevole e passionale di icone e simboli legati al mare utilizzando uno stile fiabesco surreale. Mi diverte scovare la modernità nelle opere antiche, rispolverare il “vecchio” con una rilettura personalizzata e fresca. Il lavoro del tatuatore si basa sulla ricerca di uno stile, sull’originalità, sulla personalizzazione dei progetti. Chi si rivolge a noi ama farsi progettare un’idea unica che nasce da un racconto personale, bypassando ogni icona convenzionale. L’ispirazione nasce proprio dai racconti della gente, dalle loro storie, come se fossero dei libri che parlano e mi forniscono, molte volte, notevoli idee che entusiasmano la mia visione».

    Genovese d’adozione, Fabio ha raccolto impressioni molto positive dalla nostra città, come spesso avviene per gli artisti che si ritrovano a vivere o lavorare qui. «Genova, nel bene e nel male, mi ha donato uno spirito critico e mi ha insegnato a viaggiare, a essere anticonvenzionale, ha messo qualcosa di magico che porto nel mio lavoro artistico e che non so spiegarti. Il centro storico, dove vivo e lavoro, è un mondo a parte. È una piccola comunità all’interno della quale si nascondono grandi talenti».

    Marta Traverso

  • Yarn bombing: creazioni di lana al Porto Antico e Palazzo Ducale

    Yarn bombing: creazioni di lana al Porto Antico e Palazzo Ducale

    yarn-bombing-lana-porto-anticoChi ha fatto un giro al Porto Antico in questi giorni ha già potuto vedere le creazioni della mostra Yarn bombing – Intrecci urbani: nei mesi scorsi numerose associazioni, biblioteche e realtà culturali di Genova si sono trasformate in laboratori di cucito creativo per mettere insieme lana e filati che non si usano più e cucirli insieme in una grande installazione.

    Un progetto inedito per la nostra città, ma che è stato realizzato già in diverse parti del mondo: questa forma di arte di strada è nata nel 2005 in Texas a opera di Magda Sayeg, che ha rivestito di lana la porta del suo negozio di abbigliamento e ha “ufficializzato” l’esistenza di gruppi di knitters (così si chiamano in gergo le appassionate di cucito) che lavorano insieme per realizzare grandi creazioni di lana e uncinetto.

    Non solo persone comuni hanno partecipato alla grande installazione genovese, ma si sono prestate anche artiste note sul territorio nazionale. In particolare Mariacarmela Milano e Claudia Rordorf, le cui opere si possono vedere al piano terra di Palazzo Ducale: per entrambe è la prima partecipazione a un’installazione di questo genere. Come spiega Claudia Rordorf «è la prima volta che partecipo a un evento in cui è la lana a farla da padrona. Fino ad ora avevo ammirato le operazioni dello Yarn Bombing attraverso foto o in altre città, da Barcellona a Monza, ma solo come spettatrice. Il mio progetto della Sciura Fedora si basa sull’idea che l’arte vada portata nelle strade, in mezzo alle persone: un’idea che si è perfettamente sintonizzata con gli intenti di Intrecci Urbani. Abbiamo bisogno che le persone si riapproprino del proprio spazio abitativo. Ognuno di noi, intervenendo sullo spazio urbano, lo porta più vicino a sè, lo addomestica, rendendolo ancor più familiare. Così si aumenta l’amore per i propri luoghi e di conseguenza si accresce il rispetto e il senso di tutela verso di essi. A Genova in questi giorni tutti erano protagonisti sorridenti. Le persone hanno abbellito un punto importante della città, hanno cooperato con passione e grande rispetto reciproco. Ci si fermava l’un l’altro per sapere quale fosse l’opera dell’uno e dell’altro e si percepiva una dimensione decisamente costruttiva. Iniziative che rendono la città così frizzante credo siano vitali e molto stimolanti, oltre ad portare attenzione sul territorio e ad attrarre ulterioremente la curiosità dei turisti».

    Impressioni analoghe sono arrivate da Mariacarmela Milano: «“Intrecci urbani” è il primo evento di yarn bombing a cui ho partecipato, nonostante mi occupi di crochet e knitting art da diversi anni: i miei lavori hanno girato in diversi Festival di arte pubblica e street art dove questo tipo di interventi erano molto isolati, ho l’impressione che questo modo di esprimersi stia prendendo piede in Italia solo adesso. Questo ti po di interventi non solo offre la possibilità a chiunque di partecipare, ma anche di vedere le opere d’arte senza necessariamente dover accedere ad uno spazio istituzionale, dover pagare un biglietto che magari non ci si può permettere, oltre che un modo per “occupare” luoghi rendendoli più belli, bizzarri, e anche un pò onirici».

    Né Claudia né Mariacarmela sono genovesi: abbiamo pertanto chiesto loro che impressione si sono fatte della nostra città, sia da un punto di vista degli spazi sia del “fermento” artistico. Partendo da Claudia, «Genova mi affascina e attrae con i suoi vicoli e la sua dimensione tra terra, mare e cielo. Ho avuto l’impressione che ci fossero fermento, molti eventi in programmazione e un grande movimento, con tantissime persone giovani e meno giovani. Ho percepito una grande voglia di fare e di valorizzarsi e una sana fierezza per ciò che è il proprio territorio: Genova mi dà l’impressione di essere un posto dove si possono spalancare ampi spazi a una nuova stagione artistica molto vitale. Chi la conosce meglio mi ha detto che prima la città era un pò ferma, chiusa, mentre ora finalmente si respira una bella aria di primavera».

    Mariacarmela è stata di parere analogo: «Ho trovato Genova molto interessante, non solo perchè la partecipazione a questo evento è stata davvero enorme, ma anche per aver visto i musei e gli spazi delle mostre sempre gremiti di spettatori. È una città con due aspetti molto stimolanti: da un lato stimola la creatività, architettonicamente e urbanisticamente, inoltre è a misura d’uomo, una città che puoi “camminare”».

    Marta Traverso

  • Stefano Grattarola: intervista allo scultore genovese

    Stefano Grattarola: intervista allo scultore genovese

    stefano grattarolaStefano Grattarola, genovese classe ’69, è uno scultore. Dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti si è specializzato nella lavorazione del marmo e della pietra; lavora in Italia ma anche all’estero, dove le sue opere di dimensione ambientale sono esposte in luoghi pubblici. Ecco cosa racconta circa il suo lavoro e la sua ricerca artistica.

    Come mai la scelta di lavorare col marmo, materiale antico, classico, “lento”, antitetico alle dinamiche veloci del mondo attuale?             
    «Il marmo viene scelto in funzione del progetto che intendo realizzare, non è assolutamente una prerogativa inderogabile, l’idea è l’operazione artistica, il materiale un supporto».

    Cosa intendi con le parole “la natura non é una costante, ma in ogni epoca un concetto differente che l’arte aiuta a mettere a fuoco”? La natura non è forse un dato di fatto costante da milioni di anni?
     «La natura è indubbiamente una costante da milioni di anni, nello specifico quando lavoravo al progetto “naturaelineamenta”, mi sono interessato alle forme organiche come concetto su cui sviluppare una personale alterazione, facendole diventare “altro”. Sviluppavo una reinterpretazione nella pietra, materiale comunque a mio avviso morto, statico, cercando di denunciare l’impossibilità dell’uomo contemporaneo (cittadino) di riavvicinarsi al sentore universale della natura».

    stefano grattarola3Di solito l’artista lavora prima di tutto in virtù di un’esigenza interiore, a volte intenzionalmente senza alcuna considerazione per il pubblico, ma seguendo soltanto una propria necessità espressiva. Tu crei solo per te stesso o anche per chi guarderà i tuoi lavori?
    «Lavoro per me stesso, è una necessità, se ho fortuna gli sforzi vengono incanalati dentro una ricerca più vasta che a quel punto si autoalimenta, diventando anche messaggio per fruitori esterni, ad ognuno libera interpretazione, quello che spero è trasmettere sensazioni, far vibrare corde».

    La maggior parte degli artisti con cui ho avuto modo di parlare condivide lo stesso senso di sfiducia e inquietudine verso il mondo circostante, che si esplicita poi nell’aspetto delle opere…. ritrovo parte di questa inquietudine anche nelle tue immagini. Come interpreti questa cosa?           
    «Indubbiamente anche io sono molto attratto dalla parte oscura del pensiero, è molto più facile lavorare sul dramma dell’esistenza invece che sul piacere del vivere, nei momenti di comunione con se stessi e con l’esterno difficilmente ho trovato stimoli per poter iniziare a “pensare”».

    In “useless machine” lavori anche con legno dipinto un tempo utilizzato per le statue di santi; tu invece lo associ a insiemi di ingranaggi e ruote dentate…c’è un disegno preciso in questa scelta?
    «La denuncia dell’eccessiva tecnologia a discapito e perdita di un approccio manuale del fare è il tema ricorrente del lavoro “useless machine”; la scelta dei materiali è, come ho detto precedentemente, puramente casuale, a maggior ragione in questa ricerca la possibilità di utilizzare il legno con la stessa leggerezza di un lego o di un meccano apriva molte più strade all’apparente ludicità del fare».

    Hai lavorato in tutto il mondo con opere di dimensione ambientale poste in luoghi pubblici. Esiste un filo conduttore lungo l’insieme di questi lavori?            
    «Le opere di dimensioni monumentali che ho realizzato in giro per il mondo sono  la realizzazione degli stessi concetti in scala più grande, per gli scultori purtroppo è difficile ottenere appalti per grandi lavori, la possibilità di partecipare ai simposi internazionali di scultura è un buon compromesso per vedere l’opera nelle sue giuste proporzioni con un minimo di riscontro economico».

    stefano grattarola2È possibile limitarsi al bozzetto in gesso delegando la traduzione al materiale definitivo a mani altrui….mi è sempre parso che il rapporto fisico, la fatica manuale sulla materia grezza sia una sorta di valore aggiunto, che contribuisce a dare l’anima all’opera. Tu come ti comporti e cosa pensi di tutto questo?
    «Conosco colleghi e amici che delegano la realizzazione definitiva del lavoro ad altri, non è il mio caso al momento, per motivi etici e per motivi economici; l’avvalersi di laboratori artigiani esterni comporta a monte una grossa mole di lavoro da smaltire, e conseguentemente la disponibilità economica pagata dai committenti, nessuno spenderebbe soldi senza già essere sicuro di piazzare il lavoro».

    È possibile vivere di arte qui, oggi?         
    «Sul solito tema andare via o no da Genova ne abbiamo già parlato troppo, personalmente ritengo che in questa epoca la differenza sia ben poca, è un momento che il lavoro di clandestinità potrà dare i suoi frutti a lungo andare, e non parlo di jetset o gratificazioni economiche, parlo di onestà e verità della ricerca, l’aspetto più importante».

    Claudia Baghino

  • Gelati Fanzine: a Genova il primo festival della microeditoria

    Gelati Fanzine: a Genova il primo festival della microeditoria

    scrivere-scritturaGenova si prepara a diventare sede di un evento inedito per l’editoria indipendente: il 10 e 11 maggio 2013 si svolge infatti Gelati Fanzine Festival, il primo festival genovese dedicato esclusivamente alla microeditoria e alle fanzine.

    L’evento nasce dalla collaborazione tra l’associazione Disorder Drama e le fanzine Lök e Bradiponauta. La partecipazione sarà gratuita, sia per gli espositori che per il pubblico, e ospitata in varie location della città, tra cui sono già “prenotate” i Giardini Luzzati e l’atelier Noveinternotre, da poco aperto in centro storico.

    Come partecipare a Gelati? È sufficiente inviare una mail a gelatizine@gmail.com spiegando brevemente il progetto della fanzine e allegando un link. Sarà possibile per gli espositori partecipare personalmente al festival, oppure inviare le fanzine allo staff: le riviste saranno vendute in un tavolo comune e gli organizzatori tratterranno solo il 20% di spese come commissione.

    La motivazione di questo festival, come spiegato dagli organizzatori è che «ci piacciono le cose di carta. Ci piace trovare modi per stamparne, vederne, toccarne e farne girare il più possibile. A Genova si respira un certo interesse per la microeditoria, vogliamo concretizzarlo cogliendo l’occasione per conoscere e conoscerci con altri addetti ai lavori».

    Hanno già aderito a Gelati le fanzine Lök (Bologna/Genova), Bradiponauta (Genova),Lara Caputo (Milano/Genova), Celeste (Pesaro), The Giant’s Lab (Genova) e Magiò (Milano).

  • Socialmente, risposte dal design: mostra a Palazzo Ducale

    Socialmente, risposte dal design: mostra a Palazzo Ducale

    Palazzo Ducale, GenovaMercoledì 27 marzo 2013 inaugura a Palazzo Ducale la mostra socialmente | risposte dal design, curata da alcuni studenti del corso di laurea magistrale in Design del Prodotto e dell’Evento presso l’Università di Genova.

    Il tema della mostra è il design sociale. Cosa sia il design oggi è tema ostico, dibattutto, controverso. Solo nell’accezione italiana, senza illuminanti specificazioni, tutto appare passibile di tale definizione; nella più ordinata accezione inglese riferimenti puntuali, “prodotto”, “arredamento”, “industriale”, aiutano a orientarsi preparando a ciò che ci si troverà davanti. Ciò che vi troverete davanti oggi sono esperienze e suggestioni di “social design”, nate dalle idee di giovani di ogni età, stanchi del design patinato e lontano da tutto se non dalle riviste, che piaceranno agli etici e ai giusti, divertiranno bambini, anche cresciuti, ancor dotati di fantasia, sposando la vostra giusta indignazione contro lo spreco in tempo di crisi, senza mortificare il vostro anelito creativo e il vostro naturale sottendere al divertimento. Questi giovani non vi presentano ambienti o oggetti che desidererete, toccherete e userete, ma sogni, idee, visioni che abbraccerete, seguirete, condividerete. Avete letto riviste e ammirato oggetti, altrove: ora lasciate che la realtà di questo design vi prenda!

    La mostra sarà aperta al pubblico fino a domenica 7 aprile con orario 9-18.

    Questi gli artisti presenti: Elisa Angella, Valentina Calcidese, Emiliano Civiletti, Niccolò Casiddu, Laurea Chimenz, Gloria Derba, Marco Giacchero, Elisa Gesuato, John Giovinazzo, Yuanfei Gong, Silvia Guillaro, Zunyue Liu, Xiaolong Ma, Chiara Olivastri, Alessandra Peruch, Nicoletta Raffo, Elisabetta Rebecchi, Francesco Repetto, Marta Rocca, Emma Spinelli, Martina Taranto, Carlo Vannicola, Yihan Wang, Yule Wang, Lu Yao, Bin Xu, Susanna Zunino.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Journey into Fragility: un’artista genovese in giro per il mondo

    Journey into Fragility: un’artista genovese in giro per il mondo

    Mondo in ManoNel 2001 il poeta e scrittore di Arenzano Massimo Morasso ha redatto un documento sul tema dell’emergenza ambientale, denominato Carta di Arenzano per la Terra e per l’Uomo: i firmatari sono circa cento noti scrittori di tutto il mondo, tra cui cinque Premi Nobel.

    A oltre dieci anni dalla sua pubblicazione, questo documento ha ispirato l’artista genovese Maria Rebecca Ballestra, che ha avviato un progetto attualmente in corso per visitare dodici Paesi del mondo e trasmettere i temi chiave della Carta.

    Journey Into Fragility ha da poco concluso la settima tappa in Costa Rica, ed è l’occasione per fare il punto con Maria Rebecca su come si sta procedendo. «Ho appena terminato di realizzare la settima tappa del progetto in Costa Rica dopo Ghana,  Svizzera, Madagascar, Abu Dhabi, Cina e Singapore. L’idea è quella di osservare il problema ambientale da dodici prospettive diverse, con l’intento di costruire un dialogo costruttivo sul valore di vivere sulla Terra. Ogni tappa si ispira a un diverso punto della “Carta di Arenzano per la Terra e per l’Uomo” e coinvolge un ente locale e un diverso curatore. Il progetto vuole essere propositivo cercando di documentare le migliori soluzioni che l’uomo sta offrendo al futuro di se stesso attraverso interventi innovativi, investimenti e politiche visionarie. Alcuni esempi: la biodiversità in Madagascar, il deserto e l’energia solare in Abu Dhabi, l’aumento demografico in Cina, il riciclaggio dell’acqua a Singapore, e la foresta tropicale in Costa Rica, ma anche  aspetti più antropologici come ambiente e memoria collettiva in Ghana, politica globale in Svizzera e il tema della coscienza in una prossima tappa a New York».

    Il momento da lei ritenuto più significativo durante questa prima parte del viaggio è la tappa in Ghana, che «ha avuto una grande importanza per la mia crescita personale ed è stata un’esperienza interiore molto forte. Potrei definirla come un viaggio nel corpo, una discesa nella radice istintuale dell’essere, un abbandono della ragione a favore di un impulso primordiale di grande intensità. La prima tappa mi ha portato a sentire come mai prima la comunione con il resto dell’umanità e l’appartenenza alla mia specie».

    Il viaggio di Maria Rebecca è finanziato in parte attraverso il crowdfunding e in parte attraverso progetti di residenza artistica. Un progetto che sta portando all’artista genovese numerosi feedback positivi da tutto il mondo: istituzioni artistiche, gallerie e riviste di settore stanno infatti valorizzando il suo operato. «Sicuramente Journey into Fragility rappresenta il progetto più impegnativo e complesso che ho realizzato fino a questo momento. Ne sono molto fiera per la sua valenza etica e il suo impegno sociale in cui posso pienamente sviluppare la mia idea dell’arte come luogo di incontro, discussione e interazione tra diverse discipline come la scienza, l’ecologia, la politica e la biotecnologia; l’arte come occasione per costruire un dialogo plurale su beni comuni così importanti come l’ambiente, il cibo, le risorse e l’energia».

    Una volta che tutte le tappe saranno ultimate, lo scopo di Maria Rebecca è riportare “a casa” tutte le documentazioni raccolte e da qui partire per un rinnovamento dei temi descritti nella Carta: «Sono molto felice di farmi ambasciatrice dei contenuti della Carta di Arenzano e mediatrice di un pensiero così alto, ideato e realizzato nel territorio a cui appartengo, che sta suscitando molto interesse in tutti i paesi in cui ho avuto la fortuna di promuoverlo. Mi piacerebbe molto, alla fine del progetto, poter organizzare un incontro a Genova con tutti i partner e i curatori di Journey into Fragility per discutere tutti insieme dei risultati raggiunti Paese per Paese, per mostrare i differenti punti di vista su una risorsa comune come la Terra, per proporre e discutere possibili soluzioni e opportunità future».

    Marta Traverso

  • Chiavari, Mostra del Tigullio 2013: concorso di arte contemporanea

    Chiavari, Mostra del Tigullio 2013: concorso di arte contemporanea

    empatia_nell_arteLa Società Economica di Chiavari, in vista della Mostra del Tigullio che si terrà a luglio 2013, indice la prima edizione del bando Premio Mostra del Tigullio – Sezione Arti Figurative 2013 rivolto a opere di pittura e grafica, scultura e fotografia.

    Ogni partecipante dovrà presentare una sola opera, ispirata alla frase Trasforma anche tu in oro il tuo verde ostinato a non morire della scrittrice Elena Bono. L’autore dovrà dare un proprio titolo all’opera.

    Non è prevista quota di iscrizione, possono partecipare artisti senza limiti di età. Per iscriversi è necessario inviare una fotografia .jpeg dell’opera e il modulo di iscrizione compilato entro il 30 aprile 2013 all’indirizzo mail premio.artifigurative2013@societaeconomica.it.

    Una giuria valuterà le opere: gli artisti finalisti verranno contattati, per inviare alla Società Economica l’opera originale (le spese di trasporto ed eventuale assicurazione saranno a carico dell’artista).

    Le opere selezionate saranno esposte durante la 156° Mostra del Tigullio.

    Premi
    1° classificato sezione pittura e grafica: 1.000 €
    1° classificato sezione scultura e installazioni: 1.000 €
    1° classificato sezione fotografia e video: 1.000 €

  • Abiti antichi, arazzi e fiori di carta: una mostra a Sant’Agostino

    Abiti antichi, arazzi e fiori di carta: una mostra a Sant’Agostino

    Chiesa S.AgostinoDa sabato 16 marzo a domenica 14 aprile 2013 il Museo di Sant’Agostino in piazza Sarzano  ospita la mostra Atelier. L’effimero della materia, abiti e opere di Virginia Cafiero realizzati in carta fatta a mano e impastata con elementi vegetali.

    L’artista abita letteralmente le sale del Museo di Sant’Agostino: varcatane silenziosamente la soglia, vi dispone, in omaggio e nel rispetto delle presenze museali, gli abiti tridimensionali, gli arazzi e le opere bidimensionali cartacee ideate e realizzate per l’occasione espositiva.

    La ricerca artistica prende avvio da una riflessione sull’uso specifico di piante, erbe, fiori e da conoscenze scientifiche del regno vegetale.

    Curatrice della mostra è Viana Conti.

    La mostra è visitabile fino a domenica 14 aprile 2013 negli orari di apertura del Museo: da martedì a venerdì ore 9-19, sabato e domenica ore 10-19. Lunedì chiuso.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Sala Dogana Hands-On Transformation: concorso per installazioni

    Sala Dogana Hands-On Transformation: concorso per installazioni

    sala-dogana-ducale-DISono aperte le iscrizioni alla seconda edizione del concorso artistico internazionale Sala Dogana Hands-On Transformation, rivolto a progetti e installazioni site-specific per reinventare lo spazio di Sala Dogana a Palazzo Ducale.

    Possono partecipare, individualmente o in gruppo, artisti di età compresa tra i 18 e i 35 anni, con un progetto inedito e mai rappresentato in precedenza.

    L’installazione deve sviluppare percorsi fisici capaci di stimolare la partecipazione e l’interazione tra spettatore e opera. L’opera potrà essere realizzata in piena libertà concettuale, tecnica e di materiali (purché non deperibili e non dannosi delle persone), avvalendosi anche di nuove tecnologie, suoni e/o luci.

    Gli artisti interessati dovranno inviare il materiale (curriculum, elaborato grafico e scheda tecnica del progetto, modulo di iscrizione) a mano o tramite raccomandata all’indirizzo Comune di Genova – Direzione Cultura e Turismo – Ufficio Cultura e Città / presso Archivio Generale – Piazza Dante 10, I° piano / 16123 Genova entro il 29 aprile 2013.

    Una commissione selezionerà l’opera vincitrice tenendo conto dei criteri di originalità, qualità artistica e fattibilità. Al vincitore sarà corrisposto un importo di € 1.875 per la realizzazione e l’allestimento dell’installazione.

    [foto di Diego Arbore]

  • Riciclo creativo: non gettare via i rifiuti, trasformali in arte

    Riciclo creativo: non gettare via i rifiuti, trasformali in arte

    rifiuti-cassonettiL’associazione Le Club di Genova Sampierdarena organizza per sabato 6 aprile 2013 il secondo appuntamento con il mercatino dell’usato e del baratto presso la sede di vico Di Bozzolo (zona Fiumara).

    In questa occasione ha indetto un concorso di riciclo creativo (in inglese upcycling) per chiunque abbia realizzato un progetto in questo ambito e voglia presentarlo. Nel presentare il bando su Facebook, le due fondatrici di The Club Adriana Salvini e Alessandra Cecchini lo definiscono «Spargiamo insieme il seme del baratto: siamo convinte che esso, insieme a un nuovo concetto del riciclo, possa essere un bel ciottolo per poter riassestare una strada che ci riporti a una dimensione più umana e solidale della vita».

    Il riciclo creativo – ossia il processo attraverso il quale un nuovo oggetto prende vita attraverso l’assemblaggio di avanzi, scarti o rifiuti – può essere realizzato con qualunque materiale o tecnica. Chi vuole partecipare può scrivere privatamente su Facebook ad Adriana o Alessandra entro lunedì 1 aprile 2013.

    I progetti dovranno essere portati alla sede di The Club entro le 12 del 6 aprile (pagando la quota di iscrizione di 2 €): a partire dalle 15, tutti i partecipanti al mercatino valuteranno i progetti. I primi tre classificati saranno premiati, il contenuto dei premi sarà comunicato il giorno stesso del mercatino.

    Per maggiori informazioni leclub.genova@libero.it.

  • Pechakucha Night: una sera per conoscere i creativi di Genova

    Pechakucha Night: una sera per conoscere i creativi di Genova

    La ClaqueSono aperte le iscrizioni per la quinta edizione di Pechakucha Night, evento che si svolgerà venerdì 19 aprile 2013 a La Claque in Agorà.

    Come per ogni altra edizione, il bando è aperto ad artisti, creativi e professionisti della comunicazione: designer, architetti, grafici, fotografi, ma anche artisti, stilisti, scrittori, fumettisti, musicisti, videomaker, chiunque abbia un’idea, una passione o un progetto creativo e voglia condividerlo e farlo conoscere.

    La partecipazione è gratuita: per iscriversi è necessario inviare 7 slide di presentazione del progetto (secondo il formato scaricabile dal sito di Pechakucha Night), la scheda di partecipazione in italiano e in inglese all’indirizzo mail pkn.genova@gmail.com entro venerdì 29 marzo 2013.

    Entro venerdì 5 aprile sarà inviata una mail ai creativi selezionati dallo staff PKNGenova, che dovranno inviare la presentazione completa (20 slide) entro lunedì 15 aprile.

    I selezionati presenteranno il loro progetto Venerdì 19 aprile presso La Claque.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Accademia di belle arti Genova: open week di corsi e programmi

    Accademia di belle arti Genova: open week di corsi e programmi

    Piazza de Ferrari accademia di belle artiDa lunedì 11 a venerdì 15 marzo 2013 (ore 9-17) si svolge l’Open week all’Accademia Ligustica di Belle Arti: incontri aperti per conoscere i corsi di studio e i laboratori.

    Sono tre le sedi in cui si potranno incontrare docenti e studenti: la sede di largo Pertini 4 per gli indirizzi di pittura, decorazione, scenografia e grafica d’arte; la succursale di via Bertani 5 per l’indirizzo di progettazione artistica per l’impresa; infine nel Museo di S. Agostino per l’indirizzo di scultura.

    Gli orari delle materie sono consultabili sul sito dell’Accademia: chi vuole partecipare deve inviare il giorno e l’ora della partecipazione all’indirizzo mail info@accademialigustica.it.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Corso gratis di pittura ad acquerello alla Galleria d’arte Studio 44

    Corso gratis di pittura ad acquerello alla Galleria d’arte Studio 44

    pennelli-pittura-mostre-arte-d3L’associazione culturale Galleria Studio 44 propone per il secondo anno consecutivo un corso di acquerello nel suo spazio di vico Colalanza 12r, nel centro storico di Genova.

    Il corso inizierà martedì 5 marzo 2013 ed è articolato in 8 lezioni (ogni martedì dalle 21 alle 23) che termineranno il 30 aprile. La partecipazione è gratuita per i soci dell’associazione culturale (l’iscrizione a Galleria Studio 44 ha invece un costo di 25 €).

    Il corso sarà attivato al raggiungimento di dieci iscritti.

    Per info e iscrizioni si deve contattare Monica Gori all’indirizzo mail monica.gori.parmiggiani@gmail.com o al numero di cellulare 320 4550561.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Sala Dogana “Our Possession, Unseen”: i ragazzi dell’Accademia in mostra

    Sala Dogana “Our Possession, Unseen”: i ragazzi dell’Accademia in mostra

    sala-dogana-ducale-DILa nuova esposizione ospitata da Sala Dogana fino al 10 marzo, dall’evocativo titolo “Our Possession, Unseen” dà spazio questa volta ai ragazzi che studiano all’Accademia. A guidarli in un’esperienza di ricerca artistica legata profondamente al territorio è stata Simona Barbera, docente di installazioni multimediali presso l’Accademia ma soprattutto artista a sua volta. «Lavorare tenendo sempre presente l’idea di ambiente e con un occhio attento allo stato attuale delle cose, non rinunciando però agli aspetti della realtà legati al magico, alle sottoculture, a generi espressivi diversi come musica, cinema, fotografia, che entrano nell’arte in maniera underground – racconta – può spiegare il titolo del progetto che abbiamo realizzato».
    I ragazzi scelti per la mostra sono My Lothe, Ronny Faber Dahl, Federica Montrucchio, Sofia Desideri, Francesca Migone, Francesco Manias, Alice Porotto, Bjørnar Johnsen.

     

    Come hai scelto i ragazzi che partecipano all’esposizione con i loro lavori?

    «Io insegno all’Accademia con un corso-progetto, ciò significa che devo indirizzare i miei studenti nello sviluppo del loro percorso individuale; ho l’occasione di lavorare con ragazzi davvero giovanissimi, di 19-20 anni, a volte i percorsi maturano, a volte invece, per un fattore legato alla timidezza che crea problemi nell’esporsi di fronte a un pubblico, il lavoro non riesce a essere portato a termine. Quindi i ragazzi sono stati scelti nell’arco di due anni, e ho cercato di individuare i lavori più maturi, che hanno trovato una loro “via” e soprattutto un rapporto con la teoria critica. Abbiamo infatti lavorato moltissimo sullo sviluppo di temi e soggetti con riferimento alla società: chi è riuscito a seguire meglio questo percorso è stato scelto per formare questo primo gruppo. Probabilmente ce ne saranno altri».

    Come si riassume tutto questo nel titolo “Our possession, unseen”?

    «La frase ha più riferimenti. “Our” perché mi interessava l’idea di “unire” e “unirci” e mi sono ispirata a uno dei progetti più importanti a livello curatoriale – anche se io non sono esattamente una curatrice quindi mi pongo più da artista in questo senso – che è “When Attitudes Become Form” di Harald Szeemann (storica figura di curatore indipendente, n.d.r.) che rappresenta un importante manifesto curatoriale e un certo modo di stare insieme e lavorare in gruppo: quell’esempio mi ha portata a concepire quest’esperienza come una sorta di collettivo perenne. “Possession” in quanto abbiamo lavorato sulla questione legata al possesso relativamente al territorio, all’uso che si fa degli spazi, alla fruizione individuale che se ne ha, e in questo caso ci siamo posti in una dimensione di “dispossession” continua (esproprio, n.d.r.), cioè non poter abbracciare qualcosa che ci sfugge (“unseen”), a causa dell’urbanizzazione estrema da un lato, del degrado del paesaggio locale dall’altro. Devo dire che tantissimi studenti dell’Accademia hanno questa tensione verso una sorta di sconforto e rapporto conflittuale con gli spazi, più di altri. Per esempio i ragazzi norvegesi (degli otto selezionati tre sono appunto norvegesi che studiano qui) lavorano su altri aspetti più intimi e ancestrali, facendo emergere un rapporto col magico addirittura, e con le religioni alternative».

    Il lavoro ha riguardato anche il concetto di potere…

    «Ci sono dei lavori in particolare che contengono riferimenti precisi, per esempio quello sull’esondazione del Bisagno dello scorso anno sottolinea il fatto che il torrente, il cui nome in latino è bis amnis, cioè due fiumi, è stato soffocato da un’imposizione: la riflessione è stata su questo gioco di potere ma soprattutto sull’apprezzamento e non sfruttamento del territorio. Abbiamo preso in considerazione anche diverse teorie critiche come quelle di filosofi contemporanei quali Judith Butler o Giorgio Agamben sul concetto di biopolitica e controllo assoluto della società, e questo per noi si rispecchia moltissimo nel territorio».

    I “segmenti di natura” di cui parli si configurano quindi come elementi di contrapposizione al controllo esercitato dal potere ed esplicitato in ambito urbano?

    «Sì….in particolare c’è un momento secondo me, quando si decide di estraniarsi o trovare un luogo intimo, alternativo, che costituisce una scintilla che potrebbe determinare un vero cambiamento, una vera trasformazione nei rapporti tra esseri umani: il fatto di volerla cercare, di trovarla e fissarla su pellicola fotografica o altri supporti, è già un punto di partenza. Questi luoghi spesso e volentieri non sono ordinari e nel nostro paesaggio urbano sono completamente extraterritoriali.
    I temi si sono sviluppati man mano che si lavorava, ho badato fondamentalmente a portare tutta l’attenzione al “qui e ora”, a non indulgere a mitizzazioni, a non estraniare troppo il senso del lavoro in simbologie o gesti al di fuori del controllo o della coscienza legata al rapporto con la contemporaneità, cioè cosa siamo e dove viviamo».

    Cos’è la società d’esproprio cui ti riferisci?

    «È un concetto legato alla questione della biopolitica, su cui abbiamo insistito molto considerando l’idea di controllo sull’individuo a livelli sempre più capillari. Poi ci sono questioni legate al gesto e a come siamo costretti a dover limitare le nostre considerazioni o vie di fuga nella nostra società; soprattutto in questo caso era mio interesse principale – essendo ragazzi molto giovani – riuscire a mostrare qual è la via di uscita per un gesto creativo da parte di chi è così giovane e ha mille idee e un desiderio di incanalarle e dare loro forma. La cultura visiva contemporanea si allarga così tanto nelle sottoculture! Abbiamo molto lavorato e insistito per portarle fuori, perché poi sono quelle con cui hanno più confidenza».

     

    Claudia Baghino
    [foto di Diego Arbore]