Tag: cantautori

  • Stephen Steinbrink from USA to Maddalena, due mesi in giro per l’Europa con la chitarra

    Stephen Steinbrink from USA to Maddalena, due mesi in giro per l’Europa con la chitarra

    stephen-steinbrink (1)Il suo tour europeo è partito quindici giorni fa da Berlino e quella di Genova al Teatro Altrove è l’ottava data in due settimane. Due mesi in giro per l’Europa con la chitarra a tracolla, di teatro in teatro di club in club. Stephen Steinbrink è giovane, ha 26 anni, ma fa il musicista in tour dal lontano 2001 e ha già pubblicato sei dischi. Non ha tempo da perdere: «No, non ero mai stato a Genova prima di oggi, ma non ho il tempo di visitarla, ho fatto un giro per raggiungere il teatro e nulla più, purtroppo devo subito ripartire, lunedì suono a Roma…». Scambiamo due chiacchiere dopo la performance, neanche il tempo di posare la chitarra e sparisce dietro il tendone nero per fiondarsi al banchetto dei dischi e trasformarsi in venditore. Non se la cava neanche male, tre LP venduti, il pubblico genovese ha gradito la sua performance, nel foyer del teatro i commenti sono molto positivi, anche se Stephen non li coglie perché non parla una sillaba di italiano.

    stephen-steinbrink (3)Canzoni brevi, non seguono la struttura classica strofa e ritornello, in sala il pubblico è curioso, ascolta con attenzione questo giovane americano con gli occhiali grossi e tondi e la camicia rossa. Gioca con l’accordatura della sua chitarra acustica amplificata e segue le dita con una voce sottile e precisa, intonata e piacevole. Sarà l’accento americano molto marcato alle nostre orecchie italiane “poco educate”, ma la mente va subito a Simon & Garfunkel… senza Garfunkel. Le linee melodiche dolci e malinconiche, riportano alle tracce più celebri della canzone d’autore americana. Sensazioni che ascoltando altri brani di Stephen su bandcamp mutano e richiamano maggiormente le sonorità pop, la resa delle canzoni suonate chitarra e voce sul palco dell’Altrove è infatti diversa rispetto a buona parte delle registrazioni in studio.

    stephen-steinbrink (2)Un’esibizione senza fronzoli, “la mia voce non è il mio corpo” canta Steinbrink. Rimane immobile davanti al microfono dalla prima all’ultima canzone e il ponte mobile che per un attimo scivola dal microfono e cade a terra è l’unico strappo che scompone l’atmosfera densa ed avvolgente.  ““, “” e “” sono brani che meglio di altri raccontano il concerto di Stephen Steinbrink alla Maddalena, concerto che si chiude con la bella ““.

     

  • Lorenzo Malvezzi e le sue “Canzoni di una certa utilità sociale”. La nostra intervista

    Lorenzo Malvezzi e le sue “Canzoni di una certa utilità sociale”. La nostra intervista

    Lorenzo MalvezziLorenzo Malvezzi, cantautore genovese nato negli anni ’70, ha vagabondato per lo stivale sino al ritorno in patria e alla pubblicazione del primo disco solista “Canzoni di una certa utilità sociale“.  Giovedì 27 marzo Malvezzi sarà in scena alla Claque con uno spettacolo di teatro-canzone, monologhi recitati intervalleranno le canzoni del disco. Un disco pop, sia come sound che come intenzione, dove la parola “pop” non vuole certo essere una parolaccia… Una struttura semplice, un sound pulito caratterizzato da tanti motivi orecchiabili che ben si sposano con l’ironia dei testi che raccontano le tante contraddizioni del nostro “essere italiani”. Abbiamo fatto qualche domanda a Lorenzo, ecco l’intervista.

    Ormai già diversi anni vissuti di e con la musica… come va il vostro “rapporto”? Come sei riuscito a mantenere sempre alto il livello di guardia? Seguendoti sui social capita ogni tanto di imbattersi in tue “dichiarazioni d’amore” per il lavoro che fai…

    «Io amo profondamente quello che faccio. Mi sento fratello di tutti quelli come me, che nonostante i tanti chilometri, gli orari impossibili, i mille sbattimenti per stare nelle spese, continuano a credere nei loro sogni e tengono duro. Senza queste persone, il mondo sarebbe in bianco e nero».

    lorenzo_malvezzi_canzoni_di_una_certa_utilita_socialeDopo tanto girovagare sei tornato a Genova in pianta stabile, riesci a convivere serenamente con la tua città o anche tu fai parte di quella schiera di artisti genovesi che amano definirsi non profeti in patria?

    «Genova mi fa venire in mente il film 300. Sai quando Leonida calcia giù dal pozzo il messaggero di Serse e dice “Questa è Sparta”? Beh… è stata una errata traduzione in realtà lui dice “Questa è Genova”. Però non è vero che a Genova non succede niente, è che molti genovesi sono pigri e poco curiosi. Un esempio?! Ha appena aperto un posto fichissimo il TigerSpot in via San Vincenzo, dove fanno cose veramente interessanti. Quando parlo del Tiger la maggior parte della gente mi dice “ma non è un negozio?”. Il tiger non è solo un negozio, basta fare una rampa di scale e ti si apre un mondo: mostre, corsi, concerti , caffetteria, giochi da tavolo, ping pong, cocktail e divanetti. Gratisss!! Basta fare una rampa di scale».

    Riesci a vivere di musica in un periodo come questo dove i cachet per gli artisti che si esibiscono sono bassi e il mercato del disco non è più una risorsa a cui attingere?

    «Vivere di musica diventa sempre più difficile. Tra musicisti, a Genova, si dovrebbe fare più squadra, più spogliatoio. Come hanno fatto i cabarettisti. Sono un fronte unito e questo impone che sul mercato abbiano una forza maggiore a livello di contrattazione e prezzo. I musicisti invece si fan la lotta tra loro, c’è quello che fa il furbetto, quello che vuole gestire e secondo me è un’immensa stronzata; si dovrebbe condividere il locale che ti fa suonare, e non prenderlo come baluardo, mettendoci una bandierina. Io e Bobby Soul, ad esempio, tra noi ci siamo sempre scambiati i locali, risultato abbiamo suonato di più.
    Si dovrebbe parlare tra musicisti. Scegliere che sotto un certo cachet non si va, se siamo tutti d’accordo e un locale vuole fare musica, paga il giusto; perché non è lui a fare il prezzo, ma il professionista (i camerieri prendono un tot all’ora indipendentemente se il locale ha gente o meno). A me questa storia della crisi fa girare il cavolo, i gestori ti vogliono pagare meno perché c’è la crisi,
    però il loro menù aumenta il prezzo, non diminuisce».

    Infine parlaci del disco, della traccia che consigli ai lettori di Era Superba di ascoltare per prima…

    «Il disco è un concept album. Trattando di temi seri in modo ironico e satirico potremmo definirlo una vignetta in musica. È questa la sua caratteristica. Non volevo fare un disco poetico. Volevo un disco concreto, in cui alla fine di ogni brano sai cosa hai ascoltato
    e non ti chiedi: “ma che cazzo ha detto?”. Ho volutamente fatto un lavoro hemigwayano, ho tolto i fronzoli per dare azione… il disco è diventato in modo naturale uno spettacolo di teatro canzone con monologhi che, a volte in modo cinico, a volte in modo incantato, parlano delle contraddizioni di ognuno di noi. I singoli dell’album sono “test psicoattitudinale” e “Manifesto popolare” che sono molto identificative per un primo ascolto, però io amo tantissimo “Come la Santanchè”,”Abbestia”, “Escort Progressista”
    ed “Educazione civica”… ogni volta che le suono me le godo proprio. Al lettore curioso di Era Superba che vuole capire di che cosa parla il disco in un ascolto, beh gli consiglio “Canzoni di una certa utilità sociale” che è la title track, e spiega meglio di qualunque altra la mission dell’album».

  • Vangelo secondo Gian Piero, il nuovo spettacolo di Alloisio alla Tosse

    Vangelo secondo Gian Piero, il nuovo spettacolo di Alloisio alla Tosse

    Gian Piero Alloisio e Gianni MartiniDa venerdì 20 a domenica 22 dicembre il teatro della Tosse ospita la prima nazionale del nuovo spettacolo di Gian Piero Alloisio con Gianni Martini Vangelo secondo Gian Piero

    Uno spettacolo in cui monologo, canzone, recitato su musica, brano strumentale, improvvisazione, coinvolgimento attivo del pubblico si mescolano per affrontare la probabile divinità di Gesù come anticipo della possibile divinità di tutti.

    Sul palco, Gian Piero Alloisio, neo-apostolo di Gesù, e Gianni Martini, storico chitarrista di Giorgio Gaber che, nei panni di una controparte rigorosamente laica, proverà a confutare le tesi del Vangelo di Gian Piero. Ci riuscirà?

    Costretto fra una tradizione che esalta il Figlio di Dio al punto di allontanarlo da noi e il pregiudizio laico che riduce il Cristo a “brava persona”, Alloisio svela un Gesù uomo che via via impara a diventare Dio. Gesù quando è da solo, Gesù quando si sbaglia, Gesù che ogni giorno sceglie di essere pre-scelto è il protagonista di questo Vangelo cantato, recitato, suonato e continuamente riportato alla nostra vita quotidiana, alle nostre segrete intuizioni, alle nostre aspirazioni collettive.

    Per accompagnare gli spettatori in questo percorso, oltre a varie canzoni già note di cui racconterà la storia (spesso legata a noti personaggi del mondo dello spettacolo), Alloisio ha scelto sette inediti che eseguirà per la prima volta in pubblico.

    Molto musicale, molto divertente, molto laico, molto religioso, con un pizzico di gossip.

    Biglietti: intero: 20 € – ridotto: 18 € – studenti superiori: 10 €

    Venerdì 20 e sabato 21dicembre alle ore 20.30, domenica 22 dicembre alle ore 18.30
    A.T.I.D. in collaborazione con Fondazione Luzzati/Teatro della Tosse
    Teatro canzone scritto e diretto da Gian Piero Alloisio
    Con Gian Piero Alloisio e Gianni Martini
    Tutte le canzoni sono di Gian Piero Alloisio, tranne “Il sogno e la rosa” (Ivano Fossati- Gian Piero Alloisio);
    “Cuore bipolare”, “Bellezza ovunque” (Gian Piero Alloisio – Maurizio Maggiani).

  • Francesco Tricarico, il cantautore milanese in concerto a La Claque

    Francesco Tricarico, il cantautore milanese in concerto a La Claque

    Francesco TricaricoVenerdì 13 dicembre La Claque ospita il concerto di Francesco Tricarico, cantautore milanese divenuto famoso nel 2000 grazie al brano Io sono Francesco, vincitore di un disco di platino e nomination, una al P.I.M come Canzone dell’anno e una agli Italian Music Awards prima e seconda edizione.

    Tricarico è accompagnato in acustico da Marco Guarnerio, ex chitarrista degli 883 e Michele Fazio al pianoforte presenta al pbblico genovese a partire dalle ore 21.30 i brani del nuovo album Invulnerabile, che contiene i due singoli L’America e Riattaccare i bottoni.

    BIOGRAFIA

    Tricarico ha all’attivo sei dischi, il primo Tricarico, (2002), è  stato presentato al grande pubblico durante l’apertura dei concerti del Quinto Mondo Tour di Jovanotti; nel 2004  ha pubblicato il secondo album Frescobaldo nel recinto e l’anno successivo ha collaborato alla colonna sonora del film Ti amo in tutte le lingue del mondo di Leonardo Pieraccioni, grazioe a cui ha ottenuto la nomination al Nastro d’Argento 2006 e ha vinto il premio Mario Camerini come “Migliore canzone da film” a Castelbellino.

    Nel febbraio 2008 Tricarico partecipa al Festival di Sanremo vincendo il Premio della Critica “Mia Martini” con il brano Vita tranquilla. Alla fine della manifestazione, esce il suo terzo album, intitolato Giglio che porta Tricarico ad esibirsi in tutta Italia.Nel 2009 escono Il bosco delle fragole anticipato dal singolo omonimo presentato a Sanremo e il suo primo libro, Semplicemente ho dimenticato un elefante nel taschino della Bompiani editore

    Nel 2011 partecipa al Festival di Sanremo nella categoria Big con il brano Tre colori e pubblica il suo quinto album L’imbarazzo.

    La carriera di Tricarico spazia anche nella pittura, 5 dei suoi quadri sono stati esposti nell’ importante galleria De Magistris a Milano e una delle sue opere è la copertina dell’ultimo disco.

    Ingresso 15 euro intero, 12 euro ridotto

  • Temporary road, proiezione del film dedicato a Franco Battiato

    Temporary road, proiezione del film dedicato a Franco Battiato

    Franco BattiatoMercoledì 11 dicembre, per un solo giorno in tutta Italia, verrà trasmesso nelle sale cinematografiche Temporary Road, una pellicola dedicata a Franco Battiato per raccontare la vita del grande maestro catanese, seguendolo sui palchi del tour di Apriti Sesamo così come negli hotel e nelle stanze esclusive della sua casa di Milo, alle pendici dell’Etna.

    Ne esce un ritratto completo e confidenziale, intervallato da preziose immagini di repertorio e da altrettanto suggestive riprese live, il tutto senza mai tradire lo spirito composto ed essenziale del musicista siciliano, artista eclettico capace di coniugare la sperimentazione ai grandi successi po, senza mai cadere nella banalità

    Temporary Road, per la regia di  Giuseppe Pollicelli e Mario Tani, intende essere più di un documentario e nasce con il proposito di risultare un vero e proprio film, un lavoro completo che ripercorra le orme di una carriera considerabile, senza alcuna remora, come uno dei tasselli più significativi nel mosaico della musica contemporanea non soltanto italiana.

    Il film verrà trasmesso anche a Genova, presso l’Usi cinema Fiumara e al cine,a The Space del Porto Antico (www.nexodigital.it).

  • Gruppi genovesi e musica live a Genova: DoremiFlo

    Gruppi genovesi e musica live a Genova: DoremiFlo

    Floriana – in arte DoremiFlo – ha espresso subito la sua attrazione per il mondo della musica cominciando a cantare da bambina, e accompagnando presto a questa passione lo studio della chitarra classica prima ed elettrica poi. Scrive la prima canzone a sedici anni e alla stessa età mette insieme la prima band. L’esperienza prosegue negli anni successivi, e tra cambi di formazione e primi demo arriva ad oggi, con la pubblicazione dell’album d’esordio “Bene”, contenente 11 pezzi inediti – con la produzione artistica di Andrea Maddalone (New Trolls) che ha contribuito all’arrangiamento – uscito il 10 ottobre 2013 grazie anche al sostegno dei fan che hanno partecipato alla produzione del disco tramite una campagna di crowdfunding lanciata da Ebe, manager nonché bassista di DoremiFlo. Flo, che ama definirsi “la nota che manca” riferendosi a se stessa e al suo stile musicale, ha scelto come leit motiv del proprio progetto il colore fucsia, che è un inno alla positività, all’allegria e alla vita e che accompagna sempre le esibizioni live, durante le quali ciascun membro della band indossa un particolare di questo colore. E la dimensione live è del resto quella in cui la cantautrice ama muoversi, registrando al suo attivo numerosi concerti e partecipazioni ai più noti eventi liguri (Notte Bianca, Lilith Festival, Palco sul Mare, etc.).

     

    bene-doremiflo-copertina-cdFlo – voce e autrice Ebe Rossi – basso e manager Antonio Bordino – chitarra Simone Agosto – tastiera Maurizio Coppola – batteria Francesca Gola – percussioni Michela Cambrea – violino Genere: pop rock

     

     

     

  • Max Gazzè, il cantautore romano in scena al Politeama Genovese

    Max Gazzè, il cantautore romano in scena al Politeama Genovese

    Max GazzèAppuntamento con la musica d’autore giovedì 14 novembre al teatro Politeama Genovese: sul palco, il cantautore romano, impegnato nel tour A Teatro sotto casa.

    Dopo il successo ottenuto dalla precedente tournè Sottocasa tour,  Gazzè continua la sua sperimentazione artistica e poetica con una serie di concerti nei teatri italiani.

    Un’occasione per ascoltare le rivisitazioni delle ultime canzoni registrate in studio, oltre a brani conosciuti come Mentre Dormi, Cara ValentinaUna Musica può fare, Il Solito SessoLa Favola di Adamo ed Eva, Il Timido Ubriaco, Vento d’estate.

    Gazzè sarà affiancato dalla sua band storica composta da Giorgio Baldi alla chitarra elettrica, Clemente Ferrari al piano e sintetizzatori, Dedo alla tromba, trombone e chitarra acustica, Puccio Panettieri alla batteria e dal quartetto d’archi Euphoria con cui proporrà arrangiamenti morbidi, sonorità delicate, ma anche brani ritmati per il gran finale.

    Inizio ore 21, biglietti da 20 a 32 euro + prevendita

  • Niccolò Fabi in concerto a Music for Peace

    Niccolò Fabi in concerto a Music for Peace

    intervista-nicolo-fabiGiovedì 26 settembre 2013 (ore 21) nella sede dell’associazione Music For Peace a Genova Sampierdarena Niccolò Fabi tiene un concerto benefico in occassione dell’Arthur Guinness Day 2013, giornata dedicata all’omonima birra irlandese organizzata dal locale Molly Malone’s di Pegli.

    Il cantautore propone i brani del suo album di inediti Ecco, pubblicato nel 2012. Ad aprire il concerto i genovesi Edgar Cafè

    Ingresso gratuito con contributo in generi alimentari di prima necessità.

  • Gruppi genovesi e musica live a Genova: Giacobs

    Gruppi genovesi e musica live a Genova: Giacobs

    Federico Giacobbe, classe ’83, in arte Giacobs (soprannome datogli dagli amici), è un cantautore genovese.
    Fin da ragazzino coltiva una forte passione per cantautori come De André, Rino Gaetano, Battiato, De Gregori, passione che lo spinge a studiare canto e chitarra e a comporre i suoi primi pezzi; comincia a esibirsi in piccoli locali e partecipa a manifestazioni musicali come l’Accademia della canzone di Sanremo, il festival di Castrocaro, il festival di Ariccia, nonché a concorsi di poesia. Dopo un lungo periodo di inattività viene in contatto con Rossano Villa (ex membro dei Meganoidi e produttore) e Michele Savino (cantautore) i quali, come lui stesso dice: «capiscono esattamente quella che è la mia dimensione». Grazie alla loro collaborazione viene prodotto il suo primo disco “La rivoluzione della domenica”, pubblicato a marzo 2013.
    Attualmente porta avanti il suo progetto con tre nuovi compagni di viaggio: Enrico e William rispettivamente alle percussioni e alla chitarra, e Giulia ai cori.

    giacobs-musica-la-rivoluzione-della-domenicaEnrico Bovone – percussioni
    William Tarantino – chitarre
    Giulia Capurro – cori

    Genere: cantautore

     

     

  • Genova per Voi, il talent per autori di canzoni: al via le finali

    Genova per Voi, il talent per autori di canzoni: al via le finali

    Genova x voi«Abbiamo cercato di scovare elementi attuali, mettendo in rete tutti i soggetti che hanno a cuore la canzone d’autore. L’obiettivo è quello di offrire un lavoro concreto a chi partecipa, mantenere vivo in tutta Italia il primato genovese della canzone d’autore e avvicinare cittadini e turisti al mondo della musica, con eventi coinvolgenti aperti a tutti», così esordisce Carla Sibilla, Assessore alla Cultura e al Turismo, nel corso della conferenza di questa mattina a Tursi per la presentazione del nuovo evento culturale genovese, Genova per Voi.

    Ideato e diretto da Gian Piero Alloisio e Franco Zanetti, il talent è una novità nella schiera dei vari contest televisivi, premi, concorsi canori del suo genere. Organizzato dal Comune di Genova in collaborazione con Genova Palazzo Ducale Fondazione per la cultura e Universal Music Publishing-Casa Ricordi, con il patrocinio di SIAE, Genova per Voi è dedicato agli autori, e non agli interpreti: figure altrettanto indispensabili per il panorama musicale, ma più in ombra.

    Una manifestazione che si svolge, non a caso, proprio a Genova, città legata a un’illustre tradizione cantautorale e poetica: da De André a Montale, Bindi, Lauzi, Caproni e Campana. Il talent, le cui selezioni sono iniziate mesi fa, sta per raggiungere la sua fase finale: nella settimana tra il 16 e il 21 settembre, i 22 finalisti, scelti su un totale di 160 candidati e suddivisi in due squadre di 11 concorrenti (11 per la sezione “Canzone” e altrettanti per quella “Rap-Hip Hop”), prenderanno parte a incontri, spettacoli, conferenze, che si concluderanno con la proclamazione di un vincitore per categoria.

    Le selezioni

    La fase delle selezioni si è suddivisa in due tranche: la prima, dedicata alla sezione Canzone, è stata aperta con il lancio di un bando che ha coinvolto giornalisti e radio locali attive su territorio nazionale (sei in tutto, per la Liguria Radio Number One). I giornalisti musicali delle varie redazioni italiane sono stati chiamati a presentare ciascuno un candidato. La squadra degli 11 che sono andati a far parte della sezione Rap-Hip Hop, invece, sono stati scelti grazie al coinvolgimento del sito Hotmc, legato alla rivista musicale Rockit: sono stati proposti una ventina di artisti nazionali, promesse della musica rap, che nasce “dal basso”, dalle periferie.

    Gli 11 finalisti sono stati scelti da una commissione composta da Claudio Buja, presidente di Universal, Gianpiero Alloisio (drammaturgo e cantautore) e dal giornalista Franco Zanetti, direttore di Rockol. Proprio Zanetti racconta: «Quella di chiedere che ogni artista avesse il patrocinio di un giornalista musicale è stata una mia decisione. Ho scritto a 800 colleghi per coinvolgerli nell’iniziativa, ma solo in 15 si sono mossi. Tutti sono comunque arrivati con un patrocinio, ma sono stati i singoli partecipanti ad andare a bussare alle porte delle redazioni locali, chiedendo sostegno. È una cosa che mi ha fatto molto arrabbiare, ma spero che l’anno prossimo la risonanza dell’evento farà sì che i giornalisti saranno meno scettici e si interesseranno di più».

    Il Talent

    Nella settimana tra 16 e 21 settembre si svolgeranno laboratori, conferenze animate, spettacoli, fino a decretare il vincitore delle due sezioni: per Rap-Hip Hop, la finale è prevista per venerdì 20 alle 21 al Teatro della Tosse – La Claque in Agorà. La finale della sezione Canzoni, invece, si terrà sabato 21 alle 21, sempre al Teatro della Tosse ma stavolta nella Sala Aldo Trionfo. A far parte della rosa dei 22, sono: Federica Abbate, Gabriele Aprile, Manuel Bonzi, Vincenza Casati, Emanuele Dabbono, Elisabetta Gagliardi, Marco Iecher, Luigi Mariano, Lelio Morra, Viviana Strambelli e Alessandro Zanolini, per la sezione Canzone. Per Rap-Hip Hop, invece: AlbeOk, Blo/B, Claver Gold, Don Diegoh, Loop Loona, Mc Nill, Musteeno, Millelemmi, Moder, Phedra, Piranha Clique. I ragazzi provengono da tutta Italia (due leccesi, ad esempio, mentre nessun veneto; tra gli artisti, poi, c’è anche un ligure), e molto significativa è anche la presenza di autrici femminili, nel rispetto delle “quote rosa”.

    Alla fase finale del talent si arriva con una canzone abbozzata e lo scopo è quello di portarla a crescere nell’arco degli ultimi 6 giorni di lavoro. Artisti affermati (per esempio, Vittorio De Scalzi,  Francesco Baccini e altri) ascolteranno le canzoni, daranno suggerimenti, consigli, istruzioni, cominciando già a partire da questo pomeriggio. Racconta Gian Piero Alloisio: «Straordinaria la richiesta di adesione da parte di artisti, musicisti e non solo, che abbiamo raccolto. Tanti hanno voluto fermamente esserci: ad esempio, De Scalzi domani, per riuscire ad essere al laboratorio previsto per il pomeriggio a Palazzo Ducale, arriverà di fretta da Napoli e poi, subito dopo l’evento, ripartirà alla volta di Tokio, per impegni professionali. Ha voluto esserci a tutti i costi anche Baccini, che il 21 sarà qui a Genova a viadelcampo29rosso, per partecipare a un evento dedicato a Faber (“I Tarocchi di Faber”). Un talent tra lo spettacolare e il culturale: tutti gli eventi sono aperti al pubblico e rivolti a quelli che si occupano di musica e vogliono capire qualcosa di questo mondo. Musicline di Gianni Martini ci sostiene in questa iniziativa, assieme al Festival della Poesia con Claudio Pozzani, e alle scuole di musica della città».

     

    Elettra Antognetti

  • Michele “Mezzala” Bitossi: intervista al cantautore genovese

    Michele “Mezzala” Bitossi: intervista al cantautore genovese

    Michele Mezzala BitossiDall’esordio nel 1998 con i Laghisecchi, passando per i Numero6 – che proprio quest’anno festeggiano il decimo anno di attività – per la creazione di un’etichetta indipendente e di uno studio di registrazione, fino ad arrivare alla pubblicazione del suo primo album da solista (con lo pseudonimo di Mezzala) e di un libro, il genovese Michele Bitossi è una poliedrica figura di musicista presente sulla scena musicale indie italiana da quindici anni e con all’attivo ben 9 dischi pubblicati e importanti collaborazioni con personaggi anche lontani dal mondo della musica (come lo scrittore Enrico Brizzi o il mitico telecronista sportivo Bruno Pizzul, che è comparso in uno dei videoclip di Michele). Pervaso di un amore incondizionato per la musica che finisce per configurarsi come una vera e propria necessità, Michele ha ripercorso per noi gli anni di carriera, parlando di passioni, idee, progetti presenti e futuri.

    Musicista, produttore, uno studio di registrazione….hai avuto esperienze in ciascuna branca del mondo della musica. Spostarsi da un ruolo all’altro è venuto naturale? Cosa ti piace di più fare oggi?

    «Quel che più mi piace è scrivere canzoni. Lo faccio di continuo e credo lo continuerò a fare per tutta la vita, a prescindere dal fatto che vengano pubblicate o che raccolgano consensi. Sono letteralmente ossessionato dalla creazione di brani nuovi, mi appaga tantissimo trovare nuovi giri di accordi su cui cantare melodie e parole. Potrà sembrare banale, ma è così. In generale nutro una passione pazzesca per la musica, sia come musicista che come ascoltatore. Questa passione mi ha portato ad azioni incredibilmente incoscienti, come per esempio fondare un’etichetta indipendente, la The prisoner, che nonostante mille difficoltà mi dà parecchie soddisfazioni. E’ bello condividere un percorso con artisti che ti piacciono, che produci con entusiasmo e che ti restituiscono in media una grande energia. Quanto allo studio anche quella, che condivido col mio amico fraterno e socio Mattia Cominotto (membro dei Meganoidi, ndr), è un’avventura entusiasmante. Il Greenfog sta andando alla grande, siamo molto contenti e intenzionati a fare sempre meglio».

     

    Michele BitossiHai vissuto la musica della scena indie ’90-’00, che non è certo quella di adesso. Cosa è cambiato secondo te in questi anni, in meglio e in peggio?

    «Da quando ho iniziato coi Laghisecchi (fine degli anni 90) a oggi sono cambiate parecchie cose. Intanto, molto banalmente, a quell’epoca i dischi si vendevano ancora, cosa che adesso non accade più, tranne rarissimi casi. In generale c’era molta meno congestione di band, cantautori, musicisti di quella che c’è adesso. Di conseguenza un album, quando usciva, se era buono, riusciva a godere della giusta attenzione per il giusto periodo di tempo, si potevano innescare di conseguenza certe dinamiche promozionali e i progetti, se meritevoli, venivano gratificati in una maniera quanto meno sensata, anche dal punto di vista live. Chi non meritava difficilmente arrivava a fare un disco, perché esisteva ancora un buon grado di meritocrazia e selezione, dovute soprattutto al fatto che non era ancora possibile realizzare album professionali con equipaggiamenti digitali e poco costosi. Si doveva andare in studio, e in studio ci andava in media solo chi lo meritava. Adesso escono cento dischi, ep, singoli al giorno, migliaia di ragazzi pubblicano musica senza la men che minima parvenza di autocensura, tutto è diventato semplicissimo grazie al web e alle applicazioni musicali che sono nate negli ultimi anni. Io, pur avendo un’etichetta, sono il primo che le adopera per diffondere la mia musica e quella dei gruppi che produco. Ritengo però che si sia arrivati ormai a una situazione fuori controllo. Dischi bellissimi vengono dimenticati dopo una settimana per fare spazio a valanghe di nuove cose, molte delle quali scadenti, false, inutili. C’è una gran confusione ed emergere è sempre più difficile. Detto tutto questo, però, credo che le belle canzoni vincano sempre, a prescindere da tutto. E oggi, a differenza di qualche anno fa, è molto più agevole farle ascoltare potenzialmente a tutto il mondo con due o tre click su una tastiera di un pc».

     

    Contestualmente, come è cambiato in tutto questo tempo il tuo approccio alla musica? Cosa ti preme esprimere adesso?

    «Beh, da un punto di vista tecnico posso dirti che, rispetto a quando ho iniziato, adesso è molto più semplice e immediato realizzare per i fatti propri dei provini di canzoni nuove con un suono piuttosto completo e professionale. Questo influenza certamente, almeno per me, il versante produttivo, rendendolo più razionale, veloce e organico. Un altro aspetto significativo è quello relativo al fatto che, ormai, si ragiona sempre meno per album ma c’è un forte ritorno all’ascolto e alla valorizzazione di canzoni singole. Uno strano ritorno a quel che succedeva negli anni sessanta che parte però da presupposti diversi, presupposti a cui accennavo prima (gli mp3, i-tunes, youtube, l’estrema velocità di fruizione e di consumo..). Da un punto di vista artistico il mio approccio alla musica non è mai cambiato nella misura in cui la passione e l’onestà che dedico a essa sono le stesse degli inizi. Quel che è cambiato certamente è il mio approccio alla scrittura di canzoni, certamente più consapevole, maturo e tecnicamente migliore rispetto ad anni fa. D’altra parte credo di aver mantenuto un certo grado di freschezza e naivete anche perché il mio modus operandi è tutto tranne che accademico ed è figlio di metodologie molto personali che poco hanno a che vedere con tecnicismi o manierismi».

     

    Ben si conoscono le difficoltà che stanno nel riuscire a fare di una passione una professione. A fronte dei tanti risultati raggiunti, oggi ti senti sicuro e fiducioso o percepisci precarietà come agli inizi?

    «Credo che per fare musica con velleità di un certo tipo in Italia sia obbligatorio essere fiduciosi. Io lo sono da sempre, diversamente avrei fatto come i tantissimi (alcuni anche di gran talento) che ho visto abbandonare in momenti di difficoltà. Credo sia una questione di motivazioni e di carattere: c’è chi smette di suonare e di scrivere perché non è in grado di fronteggiare degli insuccessi o non vede soddisfatte le proprie aspettative. O forse, semplicemente, realizza di essere tagliato per una vita più comoda. Sì perché, se è vero che sono sempre e comunque fiducioso è altrettanto vero che mi sento assolutamente un precario. Di sicuro non vivo di Numero6 o di Mezzala, ma faccio vari lavori inerenti all’ambito musicale. Sono padre di famiglia, mi devo dare molto da fare. Un aspetto interessante, che mi riguarda come riguarda parecchi altri miei colleghi, è la percezione che la gente ha di quel che facciamo, quasi sempre in un modo o nell’altro poco aderente alla realtà delle cose. Si va da chi non riesce proprio a considerare quello del musicista come un vero e proprio lavoro, a meno che tu non sia superfamoso, a chi si stupisce quando viene a sapere che faccio anche altri lavori oltre a suonare».

    numero6Dieci anni di Numero6: partendo dal presupposto che suonare non è lavoro fattibile in maniera automatica e asettica, come si trasformano le dinamiche creative in un gruppo di “lunga durata”?

    «Diciamo che le dinamiche creative non si sono mai trasformate più di tanto perché nei Numero6, come anche ancora prima nei Laghisecchi, ho sempre scritto io testi e musica delle canzoni, proponendole alla band in una forma già piuttosto avanzata. Ciò non toglie che, soprattutto negli ultimi due dischi dei Numero6, sia risultato crucialenumero6-dio-ce l’apporto dei miei compagni di avventura per quel che riguarda la stesura degli arrangiamenti. Quel che certamente è cambiato è il fatto che adesso siamo molto più esigenti con noi stessi rispetto al passato quando si tratta di realizzare un nuovo pezzo. Non ci accontentiamo più come una volta della prima versione ma proviamo parecchie soluzioni prima di prendere decisioni. Poi ci sono le dinamiche di gruppo, quelle certamente più complicate da gestire nel corso degli anni. La formazione è cambiata, ci sono state defezioni, rientri in organico, più o meno brevi collaborazioni. Fortunatamente solo in un caso c’è stato uno scazzo grosso, se no si è sempre trattato di avvicendamenti piuttosto naturali, dipesi dal normale corso degli eventi».

    Nell’ultimo disco “Dio c’è” i testi gettano lo sguardo sul presente disastrato che vediamo oggi. Secondo te a cosa deve e può servire la musica adesso, per chi la fa e per chi la ascolta?

    «I testi degli ultimi due dischi dei Numero6 sono abbastanza diversi da tutto quello che ho scritto in precedenza. Anche sollecitato dai miei compagni ho cercato di essere più diretto e di parlare meno di questioni personali, cosa che ho fatto nel mio album solista a nome Mezzala. Ho iniziato a scrivere delle storie, immedesimandomi in una serie di personaggi, cercando di utilizzare una tecnica narrativa che mi affascina parecchio, ossia quella del “narratore inattendibile”. Nello specifico di “Dio c’è” in effetti ci sono dei riferimenti alla situazione socio politica italiana. Questo non vuol dire però che quando scrivo voglia pontificare chissà cosa. Esprimo semplicemente un punto di vista, condivisibile o meno. Non so dirti a cosa deve o può servire la musica adesso, è un discorso troppo complicato che richiederebbe pagine e pagine. Ho l’impressione che la musica ultimamente venga molto “maltrattata” sia da chi la fa sia da chi la ascolta. Personalmente la musica mi serve a vivere, e non mi sto riferendo certo a questioni prosaicamente economiche ma a qualcosa che riguarda l’ossigeno necessario a respirare».

    michele-bitossiNella tua musica è frequente la metafora calcistica. C’è un motivo particolare per cui il linguaggio del pallone entra così spesso nella tua produzione creativa?

    «Beh, sono un tifoso “malato” del Genoa, ho visto la mia prima partita allo stadio nel 1979 a 4 anni…Credo sia normale che una passione forte come quella per il calcio ogni tanto faccia capolino nelle mie canzoni. Quando capita cerco però di non essere pesante o didascalico ma di affrontare la cosa con ironia. E’ stato così soprattutto nel mio esordio solista, che ho intitolato “Il problema di girarsi” citando una delle frasi più note del grande Bruno Pizzul, che ha anche partecipato al videoclip di “Ritrovare il gol”».

    Che legame, o che differenza, c’è per te tra il flusso di coscienza che finisce nelle canzoni e quello che è finito nel tuo libro? Insomma, quello che hai scelto di dire in prosa avresti potuto metterlo in musica o era in qualche modo intraducibile ed esigeva la forma che ha preso?

    «Non avevo alcuna intenzione di scrivere un libro. Semplicemente me lo ha chiesto una casa editrice che poi però ha deciso di chiudere la collana per cui sarebbe dovuto uscire il mio scritto. Mi sono ritrovato con il materiale finito in mano e ho deciso di accettare la proposta di pubblicazione di una casa editrice genovese, con cui alla fine “Piccoli esorcismi tra amici è uscito”. Non si tratta di un romanzo ma di una serie di pensieri, di racconti più o meno brevi. “Flusso di coscienza” in effetti mi pare una definizione piuttosto appropriata e ti dico che sì, parecchi di quegli scritti, rielaborati a dovere, sarebbero potuti diventare testi di canzoni».

    Molte recensioni ti attribuiscono ispirazioni e influenze molteplici tirando in causa cantautori e gruppi nostrani e stranieri…..ma se dovessi dirlo tu, c’è qualcuno che ha davvero influenzato il tuo modo di comporre e fare musica?

    «Nel corso degli anni ho letto le cose più strane e in merito alle mie presunte influenze. Francamente ho smesso di prestare attenzione a queste cose parecchio tempo fa. D’altra parte è normale è giusto che chi scrive di musica dica la sua. Il problema, se mai, è che anche in questo ambito ormai c’è tantissima gente che si improvvisa critico musicale su un blog o su una webzine senza conoscere nemmeno la differenza tra una chitarra e un basso. Detto questo le mie influenze musicali e letterarie sono tante e diverse tra loro. Ho ascoltato e ascolto tantissima musica, dal rock al soul, dall’hip hop all’elettronica più pesa. Ti farò due nomi su tutti, i R.e.m. e Ivan Graziani».

     

    Claudia Baghino

     

  • Fabrizio De Andrè e Spoon River: Arenzano, una settimana di concerti

    Fabrizio De Andrè e Spoon River: Arenzano, una settimana di concerti

    ArenzanoDa venerdì 2 a giovedì 8 agosto 2013, ogni sera alle 21.30 Arezano ospita un concerto della rassegna Amore sacro amor profano. Giunto alla sesta edizione, l’evento dedicato alla canzone d’autore e organizzato dall’associazione Coloriamo@musica celebra quest’anno i 70 anni dalla traduzione – a cura di Fernanda Pivano – dell’Antologia di Spoon River di E.L. Masters cantata anche da Fabrizio De Andrè.

    Proprio al cantautore genovese, la cui Fondazione ha patrocinato questa edizione del festival, sono dedicati alcuni degli appuntamenti in calendario che si alternano fra piazza Rodocanachi e piazza Nastré (qui il programma completo dei concerti). Proprio ad Arenzano si è svolto, nel 1998, l’ultimo concerto in Liguria di Faber prima della sua morte.

    Il debutto di questa rassegna è avvenuto nell’estate 2006, e da allora sono giunti nella località rivierasca numerosi artisti di fama nazionale e internazionale: fra loro Gianmaria Testa, Mimmo Locasciulli, i Gnu Quartet e numerosi cantautori della scena genovese e ligure.

    Quest’anno saranno sul palco Ars populi, trio formato da Guido Bottaro (pianoforte), Giovanni La Grotteria (chitarra e voce), Pino Di Stadio (batteria); Banda musicale Città di Arenzano, attiva dal 1994 e Accademia Musicale Teresiana; il cantautore e flautista Giovanni Block, già vincitore di Premio Tenco e Musicultura; il cantautore ligure Zibba accompagnato da Stefano Cecchi al basso e Stefano Ronchi alla chitarra; la compagnia del Teatro Sipario Strappato di Arenzano, nata nel 1993 e diretta da Lazzaro Calcagno, e del Laboratorio Teatrale Roccolo nato nel 1998 e diretto dal regista Franco Fiozzi; Pier Michelatti, bassista di Fabrizio De André.

  • Go eventi: una pagina Facebook a sostegno della musica dal vivo

    Go eventi: una pagina Facebook a sostegno della musica dal vivo

    musica-concerti-chitarra-elettricaChi lavora o si diletta in ambito artistico ormai sa bene che i social network sono un fondamentale canale di visibilità a costo zero: tuttavia, facendo l’esempio della musica dal vivo, permangono criticità che rendono molto difficile trovare luoghi e occasioni in cui esibirsi. Da un lato perché i locali che ospitano band e cantautori non hanno spesso la possibilità (o la volontà) di pagare un cachet adeguato, dall’altro perché il sistema di autorizzazioni e permessi è ancora oggi molto complesso.

    A questo scopo è stata avviata una raccolta firme per una nuova legge sulla musica dal vivo, lanciata sulla piattaforma web Change.org da Stefano Boeri, ex Assessore alla Cultura di Milano della Giunta Pisapia. In parallelo, sono sempre più numerose le iniziative a livello locale per “fare rete” tra gruppi, cantautori e detentori di spazi dove suonare.

    Un’iniziativa interessante è quella di Enrico Chiesa e Gianluca Benvenuti degli Scarlet Diva, che ci hanno contattato per raccontare il progetto Go Eventi: una pagina Facebook (accessibile qui) dedicata alla promozione di band professionistiche ed emergenti e al contatto con i locali per l’organizzazione di serate.

    L’idea del progetto – come ci spiega Enrico Chiesa – è nata perché «a Genova ci sono moltissimi gruppi ed artisti in genere ed è un’ottima officina di talenti, ma spesso ci si scontra con la dura realtà dei locali e degli eventi che lasciano pochi spazi ai giovani, sopratutto per chi non ha molta esperienza e non riesce a ritagliarsi uno spazio per farsi ascoltare o esprimere la propria arte. Il progetto è ancora alla fase iniziale, ma abbiamo all’attivo un forte legame con Emergenza Festival e con le band non genovesi che si sono esibite. Per esempio i vincitori, gli Ordinary People, hanno partecipato al nostro primo evento, che si è svolto a Ceranesi lo scorso 6 luglio».

    Come funzionerà Go Eventi? Il contatto con le band da un lato e con gli organizzatori / ospiti dall’altro porterà alla creazione di pacchetti di 2, 3, 4 gruppi a serata, una formula analoga a quella delle agenzie di booking. «I locali che ospitano musica dal vivo hanno, come esigenza principale,  che le band portino pubblico e di conseguenza incassi (se il concerto è gratuito, anche solo incassi derivati dal bar). Esistono band che hanno un forte seguito, mentre altre – magari giovani e con meno esperienza – non potrebbero riempire i locali quanto i titolari vorrebbero. Per questo abbiamo l’idea dei pacchetti: unire a una band “forte” altre emergenti, così che il pubblico della prima faccia da traino alle altre».

    L’adesione a Go Eventi da parte delle band è gratuita, con in più la possibilità di guadagnare sugli eventuali cachet. L’obiettivo più ambizioso degli organizzatori – che all’attivo hanno anche uno studio di registrazione, Diva Studio – sarà la realizzazione di un festival targato Go Eventi con la presenza di tutti gli artisti che hanno fatto parte del progetto.

    Marta Traverso

  • Giardini Baltimora: concerto di musica in dialetto genovese

    Giardini Baltimora: concerto di musica in dialetto genovese

    Giardini BaltimoraDomenica 23 giugno 2013 (dalle 18) i Giardini Baltimora ospitano nella Notte di San Giovanni l’evento musicale a cura di Arge Genova I Giardini di Cartapesto.

    Una serata che vuole rivalutare la cultura genovese, a partire dal suo dialetto, e al tempo stesso far conoscere questo spazio alle spalle del centro città, che sta diventando oggetto di un interessante progetto di riqualificazione.

    Ospiti musicali (leggi il programma) sono Makadam Zena, Bobby Soul, Bernarda Prod-Action, U Carbun e Uribà.

    Ingresso a offerta libera.

    (vuoi sapere cos’altro si può fare e vedere oggi a Genova e dintorni? Consulta l’agenda eventi di Era Superba)

  • Concorso musicale per band emergenti: Indipendente Mente

    Concorso musicale per band emergenti: Indipendente Mente

    musica-concerti-pianofortePer festeggiare i suoi 35 anni di carriera e in occasione della pubblicazione del nuovo album Frankenstein, il MEI organizza un contest dedicato a Enrico Ruggeri: cantautori e band sono invitati a realizzare la cover di uno fra i suoi brani più noti, a scelta dalla discografia del cantautore.

    Sono ammessi tutti i generi musicali: le 12 canzoni migliori saranno inserite in una compilation digitale, 4 artisti potranno esibirsi nella serata di premiazione e il vincitore potrà suonare al Mei 2.0, a Faenza dal 27 al 29 settembre 2013.

    La scadenza per partecipare è il 5 settembre 2013: il brano dovrà essere inviato tramite Soundcloud o link analogo a mei@materialimusicali.it

    In giuria: Enrico Ruggeri, Giordano Sangiorgi, Fabio Gallo e altri giornalisti e operatori del settore.