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  • Bolzaneto, Terzo Valico: ricorso al Tar promosso dagli abitanti di San Biagio contro il cantiere della Biacca

    Bolzaneto, Terzo Valico: ricorso al Tar promosso dagli abitanti di San Biagio contro il cantiere della Biacca

    Bolzaneto Biacca Terzo Valico 006 smallLa settimana scorsa l’avvocato Daniele Granara, tutore legale degli abitanti di San Biagio (Val Polcevera), ha ufficialmente depositato il ricorso al Tar contro il cantiere del Terzo Valico di Bolzaneto, nelle immediate vicinanze del cimitero comunale della Biacca, chiedendo l’annullamento – previa sospensione – del permesso di costruire (n. 364 del 10 luglio 2013) inerente “…la realizzazione di piazzali per lo stoccaggio di materiali semilavorati ed attrezzature nell’ambito dei lavori del terzo valico dei Giovi nell’area di cantiere CLB 4 – Bolzaneto” e del provvedimento (prot. n. 223395 in data 10/07/2013) avente ad oggetto l’autorizzazione ad effettuare movimenti di terra in zona soggetta a vincolo idrogeologico, entrambi rilasciati dal Comune di Genova.

    Vietato costruire vicino ai cimiteri

    Il ricorso innanzitutto sottolinea la violazione e la falsa applicazione dell’art. 338 del Regio Decreto 27 luglio 1934, n. 1265 recante “Testo unico delle leggi sanitarie”. Ai sensi dell’art. 338 del R.D. 1265/1934 “…è vietato costruire intorno ai cimiteri nuovi edifici entro il raggio di 200 metri dal perimetro dell’impianto cimiteriale… Per dare esecuzione ad un’opera pubblica o all’attuazione di un intervento urbanistico, purché non vi ostino ragioni igenico-sanitarie, il Consiglio comunale può consentire, previo parere favorevole della competente azienda sanitaria locale, la riduzione della zona di rispetto tenendo conto degli elementi ambientali di pregio dell’area, autorizzando l’ampliamento di edifici preesistenti o la costruzione di nuovi edifici…”.

    “Alla luce della disciplina sopra riportata – si legge nel ricorso presentato dall’avvocato Granara – la realizzazione di opere (da intendersi, in generale, quali trasformazioni del territorio) a distanza posta a meno di 200 metri dalla cinta cimiteriale, in assenza di espressa deroga da parte del Consiglio comunale, da assumersi previo parere favorevole dell’ASL competente, deve ritenersi vietata ex lege. Contrariamente, nel caso di specie, nessuna procedura finalizzata alla riduzione della fascia di rispetto cimiteriale è mai stata attivata, né tantomeno portata a termine dal Comune di Genova. E ciò, nonostante l’opera progettata e autorizzata si collochi ad una distanza ben inferiore ai 200 metri prescritti normativamente, giungendo addirittura a lambire la cinta cimiteriale”.

    Secondo i ricorrenti “Nessuna indicazione circa l’avvenuta procedura in deroga è contenuta nel titolo edilizio rilasciato che, occorre rilevarlo, prevede opere definite dallo stesso Comune come nuove costruzioni. Peraltro, non solo non risulta alcuna delibera del Consiglio comunale, ma nessuna riduzione nella fattispecie è possibile, essendo l’opera in oggetto proprio a ridosso del cimitero”.

    L’intervento prevede la “modellazione del versante” (di fatto uno sbancamento del versante collinare ed il riversamento del materiale scavato nell’area posta “a valle”) finalizzata alla realizzazione di due piazzali dell’estensione di ben 3000 e 1000 metri quadrati che permetteranno l’abbancamento in loco di oltre 70 mila metri cubi di materiali di risulta, sopra ai quali saranno  realizzate strutture e manufatti prefabbricati, oltre alle opere di incanalamento e smaltimento delle acque superficiali connesse alla modifica del versante.

    I ricorrenti al Tar precisano che le opere in questione “saranno destinate a rimanere in loco per un periodo indefinito e comunque di lunga durata (l’intero periodo di durata del cantiere per la realizzazione del Terzo Valico). Del resto, l’attività di cantiere e la movimentazione del terreno comporterà la presenza, nell’area dei lavori, di personale, con conseguente aumento, per tutto il periodo di mantenimento in loco dell’opera, del carico antropico dell’area. Esattamente ciò che il vincolo mira ad evitare”.

    La giurisprudenza ha avuto modo di chiarire che “il divieto è riferibile ad ogni tipo di fabbricato o costruzione rendendo del tutto inedificabile l’area colpita dal divieto medesimo” (Cons. di Stato, sez. II, n. 3031/1996, Cons. Stato 22 novembre 2013, n. 5544 Cons. Stato, sez. V, 22 giugno 1971, n. 606). Da quanto sopra emerge “la portata assoluta ed inderogabile del vincolo cimiteriale destinato ad impedire ogni trasformazione del territorio che si ritiene per legge comportare pericolo alla salubrità dei luoghi”.

    Le opere autorizzate, per rilevanza e caratteristiche “comporteranno una trasformazione permanente del territorio – si legge nel ricorso dell’avvocato Granara – Non solo. La temporaneità delle opere è smentita dallo stesso permesso di costruire impugnato che non prevede affatto la sistemazione dell’area nelle attuali condizioni al termine dei lavori”. Nel permesso di costruire, infatti, si precisa che “l’area dovrà essere sistemata secondo un apposito progetto da sottoporsi all’approvazione del Comune prima della conclusione dei lavori”.

    Dunque, secondo i ricorrenti “Il progetto approvato non prevede in alcun modo una trasformazione del territorio con conseguente ripristino al termine dei lavori, bensì una trasformazione permanente dei luoghi… ed in quanto tale deve ritenersi assolutamente vietata”.

    Il vincolo idrogeologico

    L’altra principale contestazione sollevata nel ricorso riguarda la violazione e la falsa applicazione della L.R. 22 gennaio 1999, n. 4. Come ricorda il ricorso “L’area oggetto dell’intervento è assoggettata, ai sensi della sopracitata L.R. n. 4/1999, a vincolo idrogeologico”.

    “L’autorizzazione alla movimentazione di terreno rilasciata dall’Ufficio geologico del Comune di Genova reca, tuttavia, una serie di prescrizioni connesse all’intervento, ad ogni evidenza contrastanti con l’intervento medesimo – scrive l’avvocato Granara – In particolare viene richiesto un piano di monitoraggio per la stabilità del versante e delle falde da proseguirsi anche oltre la fine dei lavori (circostanza che conferma i dubbi circa la stabilità del fronte e la realizzabilità dell’intervento), la necessità di un adeguamento della relazione geologica e geotecnica, la limitazione al minimo possibile delle movimentazioni di terra (circostanza evidentemente impossibile considerata l’entità dell’opera che prevede l’abbancamento di 70 mila metri cubi di terra), la realizzazione di tutti i possibili accorgimenti per garantire la stabilità del versante (circostanza che fa presumere che la stessa Amministrazione comunale dubiti della realizzabilità, in piena sicurezza, dell’intervento)”.

    Ma non è tutto. “Nell’autorizzazione viene prevista la realizzazione di prove geotecniche in cantiere per verificare la qualità geotecnica dei materiali abbancati – si legge ancora nel ricorso – Detta circostanza conferma le perplessità emerse e fatte proprie da molti residenti della zona in merito all’incertezza (manifestata dalla stessa Amministrazione comunale) circa le tipologie di materiali che verranno abbancati nell’area, con conseguente potenziale rischio per i cittadini della zona”.

    Insomma “Una tale serie di prescrizioni (ben 14), di tale portata e rilevanza, conferma l’assoluta irrealizzabilità dell’intervento […] che comporta grave pericolo per la stabilità dell’intero versante – conclude l’avvocato Granara – I ricorrenti che abitano nella zona subiscono grave danno dall’esecuzione di tali opere, venendo pregiudicata la loro vita dal continuo enorme movimento di mezzi e materiali, con conseguente produzione di intollerabile rumore, polveri ed emissioni di qualsiasi tipo… Si chiede, previa sospensione cautelare, l’annullamento dei provvedimenti impugnati e la condanna del Comune di Genova e della società contro-interessata (“Cociv”, Consorzio collegamenti integrati veloci) al risarcimento dei danni in favore dei ricorrenti, con la vittoria delle spese, competenze ed onorari di giudizio”.

    Matteo Quadrone

  • Cantiere via Montezovetto, Albaro: tutto fermo sino a giugno, quale futuro per l’area?

    Cantiere via Montezovetto, Albaro: tutto fermo sino a giugno, quale futuro per l’area?

    Via Montezovetto, Genova AlbaroDopo le proteste dei cittadini era inevitabile che l’annosa questione del cantiere di via Montezovetto, in Albaro, fosse nuovamente affrontata in Consiglio comunale. Da cinque anni ormai sono iniziati i lavori per la costruzione di 140 box sotterranei privati in un’area di circa 4 mila metri quadrati. Ma, al di là del fatto che i posti auto mai realizzati e già venduti si contano sulle dita delle mani, il grosso ostacolo al completamento dell’opera è giunto in seguito alle difficoltà economiche che hanno colpito la ditta Carena sottoposta a processo di concordato in continuità (procedura attraverso la quale viene cercato un accordo con i creditori per evitare il fallimento e tentare il superamento della crisi).

    L’interrogazione in Consiglio

    «Nella commissione di dicembre – ricorda il capogruppo Pdl, Lilli Lauro – i cittadini chiedevano di aprire alcuni varchi per poter raggiungere più agevolmente i condomini ma la sensazione è che ci sia sempre un completo immobilismo».

    «Amministrare – ricorda Alfonso Gioia, capogruppo Udc – significa fornire servizi e curare la salvaguardia dei diritti dei cittadini. Qui, invece, siamo di fronte a una situazione in cui viene lesa persino la tutela della salute dei cittadini visto che pure le ambulanze hanno difficoltà di accesso in caso di necessità».

    «Gli abitanti della zona – prosegue Edoardo Rixi, capogruppo Lega Nord – sono talmente chiusi in gabbia che nelle scorse settimane una salma è stata portata via in carriola perché il carro funebre non riusciva a passare. Neppure i vigili del fuoco riuscirebbero a fare il proprio lavoro in caso di emergenza. Dato che le decisioni sul futuro di Carena andranno per le lunghe mi chiedo che cosa si stia facendo per mettere in sicurezza i cantieri almeno dal punto di vista dell’incolumità pubblica».

    La risposta arriva dal vicesindaco con delega all’Urbanistica, Stefano Bernini: «Dopo un secondo sopralluogo effettuato dei tecnici per verificare la sicurezza dei cantieri, come richiesto da un ordine del giorno del Consiglio comunale (in data 12 novembre 2013, NdR), gli uffici hanno richiesto a Carena che venissero realizzati alcuni interventi voluti dai cittadini per la propria incolumità. La ditta ha risposto che si trovava in situazione di concordato in continuità presso il Tribunale e che per 60 giorni non avrebbe potuto svolgere alcuna attività. Gli uffici, a quel punto, hanno stilato una lista dettagliata dei miglioramenti inderogabili e il 14 febbraio ne hanno intimato la realizzazione per il rispetto della sicurezza degli abitanti. Si tratta di richieste con impatto economico assolutamente non rilevante come lo spostamento di alcune protezioni e barriere new jersey. Nei giorni scorsi, il responsabile di Carena mi ha assicurato la disponibilità per la messa in pratica di questi interventi urgenti, compresa la creazione di un passaggio pedonale al centro del cantiere per limitare le difficoltà di accesso alle abitazioni».

    Il futuro: cosa ne sarà del cantiere di via Montezovetto?

    Fin qui la gestione dell’emergenza. Ma che ne sarà del cantiere in futuro? Fino a giugno la situazione è destinata a rimanere pressoché immobile, come spiega ancora il vicesindaco: «A giugno scade la possibilità di Carena di avere a disposizione gli spazi di quel cantiere. Personalmente mi auguro che la ditta possa uscire bene dalla situazione economica deficitaria per i tanti lavoratori che impiega ma se ciò non dovesse avvenire e se il cantiere non fosse rilevato da altre aziende nell’ambito della procedura legale in corso, allora il Comune potrà discutere la fidejussione lasciata da Carena e compiere a spese della ditta gli atti necessari per il ripristino di via Montezovetto». Fino ad allora, però, bocce ferme perché un intervento dell’amministrazione potrebbe essere sanzionabile come danno erariale da parte della corte dei conti poiché Tursi dovrebbe spendere soldi pubblici (che comunque non ci sono) a favore di un privato. Il tutto senza considerare le difficoltà di intervento in un cantiere aperto.

    Simone D’Ambrosio

  • Terzo Valico, cantiere Bolzaneto: ecco le prime terre di scavo, la protesta degli abitanti

    Terzo Valico, cantiere Bolzaneto: ecco le prime terre di scavo, la protesta degli abitanti

    Bolzaneto, cimitero della Biacca. Il cantiere del Terzo ValicoA Bolzaneto, per bloccare il cantiere del Terzo Valico nei pressi del cimitero della Biacca, sotto l’abitato di San Biagio, residenti e comitati sono pronti a ricorrere al Tar della Liguria. Nel frattempo, gli operai scavano e disboscano per preparare l’area, destinata a deposito di materiali semilavorati e attrezzature, previo stoccaggio di circa 70 mila metri cubi di terra di scavo, il cosiddetto “smarino” (qui l’inchiesta di Era Superba). Il cantiere, in questi mesi, è stato contestato dai cittadini in tutte le sedi opportune (a partire dalla seduta di Commissione comunale in loco) e tramite la diffusione di appelli indirizzati a tutte le istituzioni locali (Municipio Valpolcevera, Comune di Genova e Regione Liguria) al fine di segnalare quelli che sarebbero i pericoli per la salute pubblica e l’ambiente circostante, conseguenti ad un simile conferimento.

    Comunque sia i lavori proseguono, come racconta Marco Torretta, portavoce del Comitato San Biagio Serro «Da alcune settimane gli operai hanno iniziato a scaricare una parte dei 70 mila mq di terra di scavo, al ritmo di 4-5 camion ogni quarto d’ora. Diciamo che, grazie alle nostre lamentele, adesso il cantiere è in regola. È stata installata l’adeguata cartellonistica e gli orari di lavoro vengono rispettati». Ma gli abitanti continuano a non essere per nulla convinti che sia lecito costruire – seppur in maniera provvisoria – così vicino al cimitero della Biacca. Per questo hanno deciso di agire per vie legali. «Il ricorso al Tar che stiamo preparando verterà proprio sulla eccessiva vicinanza del cantiere al cimitero – sottolinea Torretta – La Legge, infatti, vieta nuove costruzioni intorno ai cimiteri entro il raggio di 200 metri dal perimetro dell’area cimiteriale. Nel caso di Bolzaneto stanno accatastando la terra di scavo a ridosso del muro del cimitero della Biacca».

    L’amministrazione comunale, invece, afferma che le autorizzazioni necessarie sono state rilasciate sulla base di elementi di consolidata giurisprudenza. «Si tratta soltanto di un’interpretazione di Legge – conclude Torretta – Basata su alcune sentenze che sanciscono la possibilità di costruire a minori distanze. Ma noi non ci diamo per vinti e proveremo a sollevare la questione davanti ai giudici per bloccare il cantiere».

    Matteo Quadrone

  • Via Buozzi, lavori fermi per parcheggio interrato e deposito metro. Si rischia l’impasse

    Via Buozzi, lavori fermi per parcheggio interrato e deposito metro. Si rischia l’impasse

    via-buozzi-san-teodoro-lavoriCi siamo già occupati del cantiere eterno di Via Buozzi (qui il punto della situazione risalente ad agosto) per la costruzione di un deposito sotterraneo per la metro e un parcheggio di interscambio in superficie. Il cantiere è stato aperto nel 2010 e la chiusura era prevista entro un paio d’anni. Dopo vari ritardi, da ultimo la fine dei lavori era prevista per marzo 2013, ma ancora nel mese di agosto l’Assessore alla Mobilità e Traffico del Comune di Genova, Anna Maria Dagnino, prevedeva una proroga a inizio 2014. Oggi a che punto siamo?

    Allo stato attuale la situazione è più complicata del previsto. Infatti, la ditta appaltatrice, la Carena S.p.A., sarebbe da qualche mese in difficoltà e quindi costretta a fermare i lavori all’interno del cantiere, tra il disappunto dei cittadini e la perplessità delle istituzioni, che -dicono- a questo punto hanno “le mani legate”. Lo scorso novembre, la ditta avrebbe presentato al tribunale domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo, con i dipendenti pronti per la cassa integrazione.

    Oggi il cantiere è bloccato: ce lo confermano i cittadini riuniti nel comitato di San Teodoro, i negozianti e l’assessore Anna Maria Dagnino: «La situazione al momento è ferma per motivi concernenti la ditta Carena e non è più un nostro problema. Per ora non si sa quali saranno le prospettive future: prima di parlare di risarcimento o di un cambio dell’impresa appaltatrice, bisogna attendere che si svolga l’iter legale intrapreso dalla Carena e che ci sia una pronuncia del Tribunale».

    Tutto fermo, dunque, con l’accumularsi del ritardo nella chiusura del cantiere e con l’impazienza dei genovesi alle stelle. I lavori, infatti, avrebbero dovuto alleggerire il traffico nel nodo di San Benigno e giovare alla zona di San Teodoro, nonché a tutto il Ponente. La realizzazione di un parcheggio (con circa 200 posti, tra auto e moto) in una zona strategica come quella compresa tra Di Negro e San Teodoro, potrebbe favorire sia chi arriva dal casello autostradale e si dirige verso il centro città (turisti e residenti), sia i commercianti della zona, fortemente penalizzati in questi anni dal lungo cantiere. Inoltre, il progetto prevede addirittura la realizzazione di una passerella pedonale che colleghi da un lato parcheggio e Passeggiata Imperiale, fino alla Stazione Marittima, per collegarsi così direttamente alla Lanterna; dall’altro, parcheggio e centro città, verso Caricamento. Inoltre, anche il collegamento tra park e sottostante livello ferroviario.

    Così commenta Dagnino: «Un ulteriore ritardo che non ci voleva: ero pronta a far inserire la fermata AMT provvisoria che i cittadini chiedevano da tempo, in sostituzione di quella soppressa (servita da ben 8 linee, ndr) a causa dell’apertura del cantiere».

    Inoltre, nel corso di #EraOnTheRoad siamo stati sul posto e ne abbiamo parlato con i residenti. Qui, molto sentita la problematica legata alla diminuzione del passaggio in zona: non ci sono parcheggi, non c’è spazio per la sosta, la zona non è servita dai bus. E tutto ciò ha finito, come già accennato, per penalizzare drasticamente i commercianti, molti dei quali sono stati costretti alla chiusura, mentre quelli ancora in vita resistono a prezzo di forti sacrifici. «Questi cantieri infiniti sono nati allo scopo di riqualificare il territorio ma si trasformano in pietre al collo per cittadini e operatori commerciali della zona – commenta Aurora Mangano portavoce del comitato cittadino di San Teodoro –  Non migliora la mobilità, come era stato promesso, e ne conseguono piuttosto problemi economici e il blocco inspiegabile della mobilità per mesi e mesi».

    Elettra Antognetti

  • Valbisagno, cantiere e rischio idrogeologico: esposto alla Procura da parte dei cittadini

    Valbisagno, cantiere e rischio idrogeologico: esposto alla Procura da parte dei cittadini

    ponte carrega centro commerciale 2Continua la battaglia dei cittadini contro la cementificazione in Val Bisagno, anche alla luce degli ultimi episodi che hanno colpito la Liguria e Genova, riportando alla ribalta i temi del rischio idrogeologico e della fragilità del nostro territorio. L’associazione Amici di Ponte Carrega, da tempo impegnata in tal senso, proprio in questi giorni ha presentato un esposto alla procura della Repubblica, chiedendo ai magistrati di indagare per accertare eventuali responsabilità relative a quanto è avvenuto il 26 dicembre scorso nei pressi del cantiere in corso per l’avviata realizzazione del maxi edificio destinato ad ospitare la struttura di vendita “Bricoman” nell’area ex Italcementi.

    Bricoman, ex Italcementi: necessaria messa in sicurezza dei torrenti >> Leggi l’inchiesta

    Il 26 dicembre 2013, infatti, si erano verificati allagamenti, mentre masse di acqua e fango avevano lambito le case della zona – come documentato da fotografie e video pubblicati sulla pagina web degli Amici di Ponte Carrega – a seguito di una pioggia indubbiamente forte ma non eccezionale.
    «Cosa succederebbe, invece, in caso di precipitazioni simili a quella del 4 novembre 2011? – sottolinea Fabrizio Spiniello, portavoce dell’associazione – Con la movimentazione delle terre e gli sbancamenti effettuati nel vicino cantiere, avvenuti dopo il 4 novembre 2011, come sono cambiati gli scenari di rischio? Sono state adottate tutte le misure di tutela e precauzione per evitare l’aggravio di danni in caso di alluvione?».

    Finora, aggiunge l’associazione «Nessuna autorità ha dato risposta formale alle nostre domande. Anzi, a dire il vero una risposta certa è arrivata dal Vicesindaco, Stefano Bernini, che ha ribadito l’intenzione di concedere una variante al progetto in corso d’opera che prevede, oltre a quanto già approvato, un nuovo parcheggio in struttura impalcata per circa 6000 mq, con un nuovo asse viario parallelo a Viale Gambaro di Montesignano intorno al nuovo edificio in costruzione».

    La variante urbanistica, però, deve essere ancora approvata dall’amministrazione comunale. Gli Amici di Ponte Carrega, allo scopo di scongiurarne l’approvazione, hanno inviato a tutti i gruppi consiliari del Comune la proposta di un’interrogazione in cui l’associazione illustra nel dettaglio la situazione della zona e gli effetti conseguenti alla costruzione di un’ulteriore superficie impermeabile, chiedendo di argomentare le ragioni di un’eventuale scelta favorevole.

     

    Matteo Quadrone

  • Lagaccio, via Ventotene: al via i lavori di ripristino della viabilità

    Lagaccio, via Ventotene: al via i lavori di ripristino della viabilità

    Frana in via Ventotene, LagaccioA distanza di un mese esatto dalla Conferenza dei Servizi che ha deliberato – il 28 novembre scorso – il via libera ai lavori di via Ventotene, la strada del quartiere Lagaccio franata il 1 aprile 2013 causando il conseguente isolamento di centinaia di residenti nei due palazzi ai numeri civici 85 e 106 , siamo andati a vedere com’è oggi la situazione, mentre il territorio genovese – proprio in queste ore – mostra in maniera palese la sua capillare fragilità con diverse frane che hanno colpito in rapida sequenza San Cipriano (a poca distanza da via Val d’Astico, della quale in passato ci siamo occupati), Borgoratti (nei pressi della tristemente nota via Bocciardo), San Carlo di Cese (Val Varenna) e le alture di Sestri Ponente, solo per citare le maggiori.

    lagaccioIl cantiere di via Ventotene, la cui apertura era preannunciata nel mese di dicembre, ancora non è avviato, però, gli abitanti dopo tanto patire (ormai 8 mesi di “reclusione” forzata soprattutto per i numerosi anziani) sono abbastanza fiduciosi e attendono – per il principio del nuovo anno – l’inizio degli interventi che garantiranno il ritorno alla normalità. E già si vedono i primi segnali in tal senso. Nei giorni scorsi gli operai hanno risistemato la recinzione dell’area colpita dallo smottamento, all’altezza del civico n. 51, dove è stato ricavato un varco per facilitare il passaggio delle persone (seppure pericoloso visto che si affaccia sull’orlo del precipizio) che altrimenti, per uscire e tornare a casa, non hanno altra alternativa rispetto a quella di percorrere la ripida e lunga scalinata che conduce in via Cinque Santi. Varco che presto sarà chiuso per consentire la cantierizzazione vera e propria. Nel frattempo, sono partiti i lavori preliminari per la rimozione provvisoria della tubazione del gas, in modo da poter procedere con gli scavi e le perforazioni.

    Come sancito dalla Conferenza dei Servizi i lavori prevedono due distinti lotti: la fase 1, ovvero il rifacimento del muraglione crollato all’interno dell’ex caserma Gavoglio, a carico dell’Esercito, e la fase 2, cioè il ripristino della strada (dunque della completa viabilità), a carico degli eredi della famiglia Cesura (proprietari della strada privata). In merito alla tempistica si stimano circa 2 mesi per l’esecuzione di ciascuno dei due lotti, per un totale di 4 mesi. Quindi, se tutto va bene, a maggio dovrebbero finalmente concludersi i disagi degli abitanti della parte alta di via Ventotene.

    «Da quando il Comune ha voluto assumere un ruolo di coordinamento, al di là delle singole responsabilità delle parti in causa, la situazione si è sbloccata – spiega Paolo Gallitto, abitante del civico n. 85 che ha seguito fin dal principio la vicenda – La Conferenza dei Servizi è stata rapida ed in 30 giorni ha deliberato. La famiglia Cesura ha già affidato i lavori a delle ditte di fiducia, mentre l’Esercito ha dovuto seguire la normale procedura dell’appalto pubblico. L’iter burocratico probabilmente ha ritardato l’avvio degli interventi, ma ormai auspichiamo sia solo una questione di giorni».
    Anche l’assessore comunale ai Lavori Pubblici, Gianni Crivello, conferma «Oggi i ruoli sono ben chiari e definiti. Noi come istituzione locale, dopo aver dato le diverse autorizzazioni, dobbiamo monitorare l’esecuzione delle opere. Ma anche il Tribunale tramite il Giudice ed il CTU (consulente tecnico d’ufficio che svolge la funzione di ausiliario del Giudice, ndr) segue direttamente la vicenda. Speriamo che a gennaio il cantiere sia completamente operativo».

    I lavori per la ricostruzione del muro sono particolarmente complessi, non tanto da un punto di vista tecnico, ma piuttosto perché «Coinvolgono due diversi protagonisti, Esercito e parte privata, ciascuno con proprie procedure specifiche – spiega il CTU, l’ingegnere Antonio Brencich, sulla pagina web dedicata alla questione di via Ventotene – si sviluppano in parte all’interno di una struttura militare di proprietà di un terzo protagonista, il Demanio; le imprese esecutrici sono tre, inquadrate in due diversi appalti (una per l’appalto Esercito, due per l’appalto privato)».
    Inoltre, occorre ricordare che l’avvio degli interventi più importanti della fase 2 (a carico della famiglia Cesura) «È condizionato dal completamento almeno dei 2/3 della fase 1 (a carico dell’Esercito)».Comunque, prosegue Brencich «I lavori di stabilizzazione della frana dovrebbero terminare con il mese di gennaio 2014 ed essere seguiti immediatamente dai lavori di costruzione del “solettone” per ripristinare via Ventotene».

    Insomma, le ultime notizie paiono rassicurare gli abitanti che, però, prima di cantar vittoria, vogliono vedere con i loro occhi gli operai in cantiere. Resta, infine, la preoccupazione per il grave problema dell’accesso dei mezzi di soccorso sanitario. Dopo la frana, infatti, il personale del 118 è costretto a trasportare i pazienti sulla scalinata che conduce in via Cinque Santi con un inevitabile allungamento dei tempi di intervento. «Da mesi abbiamo chiesto che sia installato un cartello con l’indicazione per raggiungere i civici n. 85 e 106, attualmente non segnalati e di difficile individuazione per chi non conosce la zona – conclude il residente Paolo Gallitto – ma finora questo semplice accorgimento non è stato realizzato».

     

    Matteo Quadrone

  • Stazione Principe, fine lavori nel 2015? Ancora attesa per il nuovo atrio

    Stazione Principe, fine lavori nel 2015? Ancora attesa per il nuovo atrio

    stazione-principe-lavori (1)Qualche passo avanti per il maxi cantiere della stazione di Genova Principe. È infatti fissata per oggi (27 dicembre 2013) la consegna dell’atrio principale della nuova Grande Stazione. L’annuncio era arrivato nelle scorse settimane, confermato anche dall’assessore regionale Enrico Vesco dopo il sopralluogo del 9 dicembre scorso. Per ora si tratta solo dello “scheletro” (la stazione sarà interamente coperta e dotata di impianto di riscaldamento e raffreddamento), il nuovo atrio con scale mobili, vetrate e nuova pavimentazione , infatti, non è ancora agibile, mancano i locali interni e le rifiniture, il cantiere rimarrà aperto ancora per i prossimi mesi.

    Una buona notizia dopo anni di attesa, anche se ovviamente non si tratta dell’ultimo capitolo di questa lunga storia. I genovesi ricorderanno le vicende travagliate che hanno segnato la storia dei cantieri delle due stazioni, Brignole e Principe, che dal 2007-2008 sono interessate dai lavori di riqualificazione e adeguamento funzionale delle strutture promossi dal gruppo Grandi Stazioni spa; lavori per cui sono stati spesi complessivamente oltre 57 milioni di euro e che proseguiranno ancora per diverso tempo, con tutta probabilità la parola fine non arriverà prima del 2015.

    Nel corso dell’ultima puntata del 2013 di #EraOnTheRoad abbiamo fatto visita alla stazione raccogliendo informazioni da chi nel cantiere di Principe lavora tutti i giorni; profili diversi, opinioni diverse, ma su tempi e aspetti tecnici i pareri sono sostanzialmente concordi. Nonostante la vistosa accelerazione di questo autunno, la situazione generale sarebbe ancora un po’ complicata e il numero degli operai ancora basso in rapporto alla mole di lavoro da svolgere.

    Per quanto riguarda il parcheggio esterno, interrato con copertura a raso, l’assessore Vesco – pur nutrendo lui stesso qualche dubbio sull’effettiva possibilità di rispettare le scadenze – ha confermato l’ipotesi consegna entro l’estate (giugno-luglio 2014). Sono attualmente in opera anche cinque ascensori, quattro che collegano i binari con il corridoio che conduce all’atrio e uno che collega l’atrio con il corridoio: dei primi vi è già la preparazione della struttura e mancano solo le componenti (2-3 mesi), del quinto ad oggi c’è solo il buco. I locali esterni, da adibire a esercizi commerciali perlopiù dedicati alla ristorazione, sono invece pronti: alcuni già operativi, i più restano ancora chiusi.

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

     

  • Pegli cinema Eden: costruzione box, si attende il Consiglio di Stato

    Pegli cinema Eden: costruzione box, si attende il Consiglio di Stato

    pegli-cinema-eden-via-pavia (3)Qualche tempo fa la chiusura del Cinema Eden di Pegli per la  costruzione di box aveva fatto scalpore in città: dotato di sale al coperto e in estate adibito a cineforum all’aperto, era stato smantellato per far posto un silos interrato di 3 piani con 68 posti auto. Chiuso dal 28 giugno 2011, i primi lavori sono iniziati nel maggio 2012 e sembravano non doversi arrestare. Oggi qual è la situazione di avanzamento del cantiere?

    Negli ultimi tempi c’erano stati problemi tra la ditta appaltatrice e la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici, che vincola l’immobile e il giardino in questione. Dapprima, un ricorso da parte della ditta al TAR, che aveva confermato la legalità delle azioni e aveva dato il via libera all’avanzamento dei lavori. Poi, il contro-ricorso della Soprintendenza in Consiglio di Stato per chiedere un adeguamento del progetto alle norme vigenti. Nella diatriba si sono inseriti anche i membri del Comitato pegliese che, pur non partecipando attivamente all’iter legale, ancora lottano affinché il progetto dei box non veda mai la luce. In attesa della pronuncia del Consiglio di Stato dopo l’udienza del 10 dicembre 2013, durante #EraOnTheRoad a Pegli abbiamo parlato con i volontari del Comitato.

    Cinema Eden, Pegli

    L’iter dei lavori

    Un primo progetto era stato presentato nel 2007, più ampio (box interrato di 4 piani anziché 3) e poi ridimensionato grazie all’intervento del Comitato, che aveva messo in luce il mancato rispetto delle norme preesistenti: «Quel primo progetto non rispettava le distanze dalle abitazioni circostanti previste per legge e presentava una serie di altre mancanze macroscopiche», ricordano.

    Sono stati presentati in seguito altri 3 progetti preliminari prima di raggiungere l’accordo su quello attuale. Dopo l’approvazione del progetto esecutivo nel giugno 2011, i lavori sono iniziati nel maggio 2012, a poche settimane dalla scadenza dell’autorizzazione per la costruzione. L’apertura del cantiere è arrivata proprio in concomitanza del cambio della giunta e il passaggio all’Amministrazione Doria, che ha da subito cercato di interagire con il Comitato e i cittadini contrari al progetto, con successo.

    Il cantiere non ha avuto vita lunga: poco dopo è stato messo in luce da parte della Soprintendenza un difetto nella procedura con cui era stata concessa alla ditta l’autorizzazione a costruire, con conseguente sospensione della stessa. Infatti, l’Ente aveva dapprima approvato un progetto di massima per il il riassetto dell’area a fine lavori, ma chiedeva di visionare un progetto definitivo che rispondesse a domande come quelle relative alle tipologie di alberi da reimpiantare, al ripristino del cinema e delle attrezzature per il cineforum all’aperto. Alla proposta provvisoria (rimettere i platani senza piantarli nel terreno, visto lo scavo, e inserendoli in grandi vasi: una sorta di maxi-bonsai), la Soprintendenza aveva dato l’ok, ma si riservava il diritto di fare ulteriori studi botanici. Visto che il progetto definitivo non arrivava, c’è stato lo stop e la sospensione del nullaosta. «In tutto ciò – dicono dal Comitato – abbiamo continuato a chiedere che fossero verificate le lacune del progetto, nella speranza di ottenere la sospensione totale dell’autorizzazione».

     

    Lo stato attuale

    Dopo questi avvenimenti, la ditta ha fatto ricorso al TAR, contestando il fatto che la Soprintendenza avesse dato ascolto alle proteste dei “vocianti” (in riferimento ai membri del Comitato) e denunciando un ”abuso di autorità” da parte dell’Ente. Il ricorso è stato accolto nel maggio 2013: il TAR ha dato ragione alla ditta, permettendole di proseguire con i lavori, ma i pegliesi che si oppongono al progetto non si arrendono. A ciò è seguito un altro ricorso della Soprintendenza al Consiglio di Stato. L’udienza, come detto in apertura, si è svolta il 10 dicembre 2013 e tra pochi giorni se ne conoscerà l’esito.

    Qual è lo stato attuale del cantiere? Alcuni box sono già stati prenotati dai residenti delle abitazioni limitrofe, ma per ora c’è stato solo il taglio di 3 dei 12 platani sani (più uno già malato) nel cortile e l’abbattimento dello schermo per le proiezioni all’aperto. Per il resto i lavori sono fermi. I volontari del Comitato pegliese ci offrono un punto di vista privilegiato sul cantiere, da un’abitazione privata che affaccia direttamente sul sito in questione. Ci raccontano: «Siamo preoccupati perché le problematiche denunciate anni fa sono presenti tutt’ora. Ad esempio, in quanti sanno che il team di progettisti e geologi che svolgono i lavori qui è lo stesso che sta eseguendo i lavori nel cantiere del San Martino? Lì hanno dovuto ricominciare tutto da capo perché si sono resi conto che gli studi erano sbagliati: non era stata presa in adeguata considerazione la presenza del Rio Noce, che scorreva sotto allo scavo. Non vogliamo che succeda qualcosa di analogo. Qui sotto ci sono falde acquifere: l’acqua continuerà a scorrere sotto ai nuovi box, prendendo magari altre direzioni e compromettendo la sicurezza dell’abitato attorno. Vogliamo che vengano fatti studi appositi: gli uffici si limitano a “dare pareri”, mentre dovrebbero esprimere valutazioni vincolanti per la realizzazione dell’opera».

     

    Elettra Antognetti 

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

  • Sampierdarena, box via Armirotti: un cantiere infinito

    Sampierdarena, box via Armirotti: un cantiere infinito

    Sampierdarena. box via armirotti 013Esattamente un anno fa ci eravamo occupati del cantiere per la costruzione di un’autorimessa su due piani interrati (per 68 box complessivi) in via Armirotti – una traversa di via Carlo Rolando, nel quartiere di Sampierdarena – che insiste proprio sulla falda acquifera. Già allora i lavori erano fermi da alcuni mesi, oggi, a distanza di 365 giorni ben poco è stato fatto, mentre alcuni abitanti, rappresentati dal comitato spontaneo di Via Armirotti e via Currò (altra traversa di via Rolando) continuano a manifestare preoccupazione per i notevoli rischi idrogeologici conseguenti agli scavi.

    «La situazione sta diventando sempre più critica – racconta Angelo Olani, portavoce del comitato – gli operai appaiono in maniera fugace per poi scomparire subito dopo. Ogni tanto arriva qualcuno, apre il cancello e, con un piccolo camion, carica un po’ di terra che viene portata via».
    Nel frattempo, si sono avvicendate almeno un paio di ditte impegnate nei lavori o, per meglio dire, nei non lavori. «Gli unici interventi finora eseguiti sono stati la realizzazione di un muro di cinta, che scende in profondità per almeno 3-4 metri e di una sorta di canale perimetrale che circonda l’area centrale, dove vengono depositati i cumuli di terra – sottolinea Angelo Olani – Quando c’erano gli operai, almeno pompavano l’acqua quotidianamente, evitando che essa si accumulasse nel canale. Adesso che tutto è abbandonato, invece, l’acqua aumenta e, con le piogge di questi giorni, la situazione non può che peggiorare».

    Sampierdarena. box via armirotti 013.2jpgDopo vari incontri con le istituzioni (Municipio Centro Ovest e Comune) che non hanno voluto riconoscere il minimo rischio, l’unica strada per tentare di dimostrare la pericolosità di un simile intervento è attraverso la presentazione di una perizia tecnica di parte. Ma l’intento era – ed è tuttora – quello di coinvolgere nell’iniziativa tutti i palazzi che si affacciano sul cantiere. Il problema, però, è dovuto al fatto che gli amministratori condominiali – ad eccezione di un paio – non hanno dimostrato la disponibilità necessaria affinché la questione venisse discussa nelle competenti assemblee.
    «Alcuni amministratori non l’hanno neppure inserita negli ordini del giorno – spiega Olani – dimostrandosi sordi ai nostri richiami, nonostante siano mesi ormai che proviamo a far capire l’importanza di una perizia geologica in grado di tutelarci, in quanto residenti, da eventuali incidenti o pericoli per i palazzi, che potrebbero manifestarsi anche una volta conclusa la realizzazione dell’autorimessa».

    Una relazione che, se divisa tra tutti i condomini interessati, comporterebbe una spesa irrisoria di circa 5 euro ciascuno. «Ho anche scritto al presidente degli amministratori Anaci – continua Olani – per denunciare questo stallo». La risposta del dott. Pierluigi D’Angelo, non si è fatta attendere: “Gli amministratori possono, anzi devono, procedere senza convocazione dell’assemblea agli atti conservativi delle parti comuni dell’edificio, come da comma 4 art. 1130 del C.C.”.
    «Insomma, gli amministratori dovrebbero intervenire d’ufficio, come conferma il presidente Anaci, perché in ballo c’è la sicurezza dei palazzi», chiosa Olani.

    «Purtroppo siamo rimasti in pochi a lottare – conclude con amarezza il signor Angelo Olani – Ho parlato nuovamente con il presidente del Municipio Centro Ovest, Franco Marenco, che si è dimostrato pronto ad attivarsi, ma prima occorre una relazione ufficiale, come la perizia tecnica, per poter almeno auspicare di essere ascoltati dalle istituzioni».

     

    Matteo Quadrone

  • Scuola piazza delle Erbe: slitta la consegna, ok per apertura a gennaio

    Scuola piazza delle Erbe: slitta la consegna, ok per apertura a gennaio

    piazza-delle-erbe-genova-centro-storico-cantiereCi siamo quasi. Con l’ultimo, ma questa volta breve, ritardo la nuova scuola di piazza delle Erbe è praticamente pronta alla consegna, confermando sostanzialmente il cronoprogramma già annunciato dagli assessori Crivello e Boero a settembre. La fatidica data era stata fissata per il 31 ottobre: sicuramente si sforerà a novembre, ma la nuova posticipazione non dovrebbe creare particolari problemi alla prevista apertura delle porte agli alunni degli istituti Garaventa e Baliano dopo le vacanze natalizie.

    «I tre piani più alti dell’edificio sono pronti per la consegna – conferma l’assessore Boero – e a breve si potrà procedere con il trasloco dei primi arredamenti. Bisogna invece attendere ancora qualche giorno per ultimare il primo piano e il piano terra, ma sicuramente anche questi verranno consegnati entro il mese di novembre». A quel punto inizierà la fase delle verifiche sull’agibilità e dei controlli sulla sicurezza. «Sperando che non insorgano intoppi e che ci siano effettivamente i tempi tecnici per tutti i collaudi, durante le vacanze di Natale si potrà procedere con il trasloco effettivo. Non ci saranno molti giorni lavorativi a disposizione, ma sulle tempistiche siamo in pieno accordo con il dirigente scolastico e con il comitato dei genitori. Tra l’altro la scuola ha già attivato il contratto telefonico per poter essere operativa fin da subito anche su questo versante».

    Nessuna necessità, dunque, di ricorrere alle penali contrattuali eventualmente previste per la ditta costruttrice qualora non rispettasse i tempi. I sopralluoghi dei due assessori, particolarmente intensificati nelle ultime settimane, dovrebbero aver impresso l’accelerazione decisiva ai lavori.

    «Cerchiamo di vedere il bicchiere mezzo pieno», invita l’assessore ai Lavori pubblici, Gianni Crivello. «Siamo di fronte a un quadro, se non unico, quantomeno rarissimo a livello nazionale, di una scuola costruita ex novo nel cuore della città e sulle macerie di una realtà che viveva una situazione di abbandono. Ma il merito è di chi mi ha preceduto nell’amministrazione, noi ci siamo limitati a far proseguire quanto di buono già impostato».

    Poco meno di 2500 metri quadrati (2425, per la precisione) in cui troveranno spazio i 418 alunni delle scuole Garaventa e Baliano: due sezioni da cinque classi ciascuna per i 250 bambini della scuola elementare e altrettante da tre classi per i 168 ragazzi della scuola media. Saranno allestite 16 aule tradizionali, a cui se ne aggiungeranno tre speciali, con laboratori condivisi da tutti gli studenti. Costo complessivo di poco inferiore ai 4 milioni di euro: ai 3 milioni e 724 mila euro di investimento iniziale, infatti, sono stati aggiunti altri 223 mila euro in corso d’opera. «La variante suppletiva – ricorda Crivello – si è resa necessaria perché nella prima fase del cantiere sono emerse una serie di problematiche assolutamente non previste, come spesso accade quando si tratta di andare a scavare nel centro storico. Presenza di cisterne, locali interrati, manufatti in calcestruzzo armato e opere di consolidamento alle pareti dell’ex Oratorio hanno anche costretto ad allungare di 200 giorni il tempo previsto per l’esecuzione dei lavori».

    Terminate le opere murarie della scuola dopo oltre tre anni, proseguiranno ancora i cantieri dell’ex oratorio. Ma, nel frattempo, il vecchio angolo dimenticato di piazza delle Erbe avrà finalmente una nuova vita.

     

    Simone D’Ambrosio 

  • Borgoratti, via Bocciardo: il palazzo della vergogna, fuori casa da due anni

    Borgoratti, via Bocciardo: il palazzo della vergogna, fuori casa da due anni

    box via bocciardoSei famiglie da due anni fuori casa a proprie spese, evacuate dalle abitazioni per ragioni di sicurezza. Era il 4 dicembre 2011 quando per il civico 1 di via Bocciardo, nel quartiere di Borgoratti, l’ufficio Pubblica Incolumità ordinava lo sgombero per possibili lesioni strutturali alle fondamenta del palazzo causate dai lavori per la realizzazione di un centinaio di parcheggi interrati sulla sottostante via Tanini.
    Fu uno smottamento interno all’area di cantiere ad accendere la miccia, quando già da parecchi mesi gli abitanti manifestavano forti preoccupazioni per fessure e crepe nei muri e sulla strada in seguito ai lavori di scavo. Un disagio temporaneo, si disse ai tempi; il rientro a casa previsto alla conclusione delle opere di consolidamento e messa in sicurezza. Sono trascorsi ventitre mesi.

    L’area è di proprietà privata e i lavori affidati ad una ditta esecutrice, ovviamente con il permesso a costruire rilasciato dal Comune di Genova con tanto di parere favorevole della Provincia (indispensabile in considerazione del vincolo idrogeologico che interessa la zona). Le autorizzazioni sono state ritirate dopo il tragico evento del dicembre 2011 e, nel frattempo, una sentenza del Tribunale Civile di Genova ha obbligato la società B & C Group e la ditta esecutrice SCA a eseguire tutte le opere necessarie a garantire la sicurezza dell’edificio condominiale e dell’area di cantiere (in parallelo si apre anche un procedimento  in sede penale dopo una formale denuncia di querela, qui l’inchiesta di Era Superba del dicembre 2012 che ricostruisce nel dettaglio la situazione).

    Ciò nonostante da quel momento non accade più nulla o quasi. L’azienda non ha i soldi per effettuare gli interventi richiesti, gli abitanti rimangono fuori casa, sempre a loro spese (trovandosi addirittura nella surreale situazione di dover pagare per prelevare dalle abitazioni gli effetti personali), e tutto sembra destinato all’immobilismo. Almeno sino al maggio scorso, quando il cantiere riapre facendo finalmente tirare un sospiro di sollievo agli abitanti. Ma è solo un’illusione: «Avevamo ricevuto rassicurazioni dalla proprietà – racconta Enrico Ciani, inquilino e amministratore del condominio – sul fatto che a maggio sarebbero partiti i lavori di messa in sicurezza e che entro il 30 settembre avremmo avuto il via libera per il ritorno a casa. Con qualche giorno di ritardo il cantiere ha riaperto, ma dopo neanche un mese i lavori si sono bloccati e da quel giorno tutto è tornato a tacere».

    «Non sappiamo cosa è stato fatto in quelle settimane di lavori, sicuramente ben poco. La proprietà sostiene di non avere i soldi per proseguire con l’intervento necessario alla messa in sicurezza. Intanto continuano a verificarsi movimenti del terreno sotto al nostro palazzo, certamente limitati rispetto al passato, ma che non fanno altro che peggiorare una situazione già di per sé molto pericolosa. E purtroppo non solo per il civico 1, ma per tutta la zona circostante».

    In tutti questi mesi gli inquilini hanno pagato regolarmente tasse e utenze, oggi si muovono per chiudere definitivamente gli impianti di acqua e gas. Un gesto che ha il sapore della rassegnazione «non è esclusivamente un discorso economico, ma anche una questione di sicurezza», precisa Ciani.

    «Purtroppo stiamo prendendo coscienza del peggio, ovvero iniziamo a pensare che non faremo mai più ritorno nelle nostre case e quelle che fino ad oggi sono state “sistemazioni di fortuna” dovranno inevitabilmente diventare per noi soluzioni definitive. Non abbiamo intenzione di mollare la presa, ma non vediamo nulla a cui aggrapparci, all’orizzonte non ci sono più date o scadenze da attendere. La situazione è ferma e non ci sono evoluzioni in vista. Tutti stanno a guardare lo scempio che si compie, nessuno ci dà una mano. Abbiamo richiesto un incontro al sindaco, stiamo attendendo una risposta».

     

    Gabriele Serpe

  • Val Bisagno, ex Guglielmetti: torre-albergo e nuovo centro Coop

    Val Bisagno, ex Guglielmetti: torre-albergo e nuovo centro Coop

    guglielmetti-molassanaLa Val Bisagno è al centro di radicali trasformazioni urbanistiche che, volenti o nolenti, delineeranno gli sviluppi futuri della zona. Nuove colate di cemento sono in arrivo su sponda destra e sinistra del torrente Bisagno, senza eccezioni. «La Val Bisagno già ora è un territorio in sofferenza con pochi servizi per la cittadinanza – ricorda Andrea Agostini di Legambiente – nei prossimi anni, se gli interventi previsti verranno portati a termine, questa porzione di territorio diventerà il nodo scorsoio della vallata». In cambio nulla a favore dei residenti, salvo un inevitabile peggioramento della qualità della vita e dell’ambiente circostante, a causa dell’aumento dei volumi di traffico privato.

    Oggi non è solo il progetto “Bricoman” a destare preoccupazione negli abitanti, ma pure la proposta di riconversione dell’attuale Centro Coop Bisagno e la demolizione/ricostruzione dell’ex officina Guglielmetti, avanzata dal gruppo Talea – società di gestione immobiliare controllata da Coop Liguria – allo scopo di realizzare un complesso alberghiero con torre alta 35 metri ed un centro commerciale con annesso parcheggio sulla copertura, tra via Lungobisagno Dalmazia, piazzale Bligny e via Terpi.

    I cittadini, però, non ci stanno e si sono mobilitati per tempo con la speranza di poter dire la loro. In prima linea è schierata l’attivissima associazione Amici di Ponte Carrega che considera tale operazione «Devastante per il quartiere e per quel poco che rimane della sua quiete. L’edificio, infatti, incomberà proprio sotto la collina della chiesa di S. Michele di Montesignano e del suo storico borgo. L’intera zona sarà ridotta a zona di servizio, un’anonima periferia con una perdita di memoria irreparabile». Fabrizio Spinielli, portavoce dell’associazione, spiega «Noi non diciamo no al cambiamento a priori. Vogliamo, però, contribuire a rendere l’impatto dell’edificazione più a misura d’uomo. Chi sarà costretto a convivere quotidianamente con sopra la testa una torre di 35 metri di altezza ed un parcheggio di interscambio, ha diritto di poter dire la sua e magari di essere ascoltato».

    Gli Amici di Pontecarrega, tramite il Municipio Media Valbisagno, hanno contattato Talea per tentare una qualche forma di mediazione tra le esigenze dei residenti e quelle del gruppo Coop, possibilmente prima dell’approvazione del progetto. «Abbiamo avuto un incontro con la società immobiliare di Coop – racconta Spiniello – A breve ne avremo degli altri. E auspichiamo che le nostre osservazioni siano prese in considerazione. I proponenti hanno già illustrato i documenti in Conferenza dei Servizi. Negli atti depositati, almeno finora, non compare nessuna delle modifiche da noi richieste».
    Comunque sia, da parte della società «Emerge la volontà di confronto – sottolinea Spiniello – L’approccio di Talea è dunque sicuramente migliore rispetto a quello di Coopsette, impegnata nella realizzazione del centro commerciale nell’area ex Italcementi».

    Il progetto nel dettaglio

    La Conferenza dei Servizi, partita alcuni giorni fa, è chiamata a esaminare il progetto presentato da Talea presso lo sportello unico per le imprese del Comune, con la richiesta del permesso a costruire un albergo a 3 stelle ed un centro commerciale negli ampi spazi del vicino Centro Coop Val Bisagno e soprattutto dell’ex officina Guglielmetti. L’area – che un tempo ospitava le attività di manutenzione e riparazione degli autobus di AMT – era stata trasferita da quest’ultima ad AMI (azienda immobiliare di trasporto pubblico), all’epoca della sciagurata scissione dell’azienda di trasporto pubblico locale; successivamente, durante l’amministrazione Vincenzi, fu messa in vendita tramite gara e venne acquistata nel 2010 da Talea per la considerevole cifra di 25 milioni e 118 mila euro. Secondo gli Amici di Ponte Carrega «L’officina Guglielemetti è stata pagata uno sproposito, circa tre volte in più del suo valore commerciale. Ma forse il motivo è semplice: ovvero evitare che i concorrenti di Coop Liguria, ad esempio “Esselunga” o “Carrefour”, potessero presentare un’offerta di mercato ragionevole e vincere il bando, inserendo così nel quartiere una nuova offerta di mercato in regime di vera concorrenza».

    progetto-ex-guglielmettiMa vediamo nel dettaglio come muterà il volto del sito affacciato direttamente sul torrente principale della città. Il progetto prevede la costruzione di un albergo con una struttura a torre – di altezza pari a 35 metri per una superficie di 7.441 mq – che occuperà l’area verde tra la Guglielmetti e le concessionarie di automobili. L’adiacente centro commerciale, invece, disporrà di una superficie di vendita di 7.434 mq e sarà sormontato sul tetto da un grande parcheggio, parte del quale di interscambio a favore della mobilità cittadina. In merito a quest’ultimo punto «Abbiamo forti dubbi sulla sua reale funzione – sottolinea l’associazione Amici di Ponte Carrega – Tuttavia, lo pagheremo noi cittadini, scorporandolo dagli oneri di urbanizzazione. Senza dimenticare che inciderà ulteriormente sull’equilibrio del quartiere, aumentando traffico, smog e rumore».

    Il nuovo centro commerciale ospiterà 21 negozi, 4 pubblici esercizi e 11 attività di connettivo urbano. Inoltre, è prevista la connessione dell’attuale Centro Acquisti Val Bisagno con l’area Guglielmetti attraverso una piastra coperta sulla cui superficie troveranno spazio un piccolo parco giochi e una piccola arena (4.000 mq in totale).

    L’operazione comporta, da parte della società proponente, la corresponsione di oneri urbanistici a favore della collettività per circa 5 milioni di euro, dei quali la metà in opere e l’altra metà in denaro. Tra gli interventi a favore del quartiere sarebbe già conteggiata la messa in sicurezza del rio che scorre sotto la Coop e la realizzazione di un sistema di collegamento tra via Terpi e il fondovalle.

    Le critiche degli abitanti

    Ponte CarregaPur riconoscendo a Talea un’apprezzabile volontà di confronto – almeno a parole, in attesa che essa si traduca al più presto in fatti concreti – gli Amici di Ponte Carrega ribadiscono con decisione le loro perplessità sul progetto.

    Innanzitutto l’altezza della torre-albergo, quantificata in 35 metri «Decisamente troppi per gli abitanti che dovranno vivere proprio alle sue spalle e per l’impatto sulla valle», afferma Fabrizio Spiniello. Quest’ultimo punto, come riconosce il portavoce dell’associazione «È il maggiore ostacolo, sul quale abbiamo riscontrato una chiusura abbastanza netta. Le aziende intenzionate ad investire pretendono una struttura con almeno 160 camere. In altri termini, ci è stato risposto che il format di albergo che intendono realizzare risponde perfettamente ai requisiti richiesti. Insomma, sarà praticamente impossibile convincere la società a mutare i suoi piani. Noi comunque auspichiamo un minimo di mediazione. E chiediamo una limitazione in altezza della torre».

    Un altro elemento particolarmente critico è la ruzzola (ovvero la rampa) di accesso al parcheggio di interscambio. «Si tratta di una rampa elicoidale alta 18 metri che si trova proprio di fronte ai civici di Lungo Bisagno e Salita alla Chiesa – continua Spiniello – Anche in questo caso vogliamo proporre un ripensamento della soluzione». E ancora la copertura a verde del parcheggio di interscambio che, secondo il progetto, sarebbe prevista soltanto sopra Piazzale Bligny «Mentre noi intendiamo sollecitarla, con destinazione a verde, anche sopra la ex Guglielmetti», precisa Spiniello.

    Infine c’è tutto il capitolo sugli oneri di urbanizzazione – circa 5 milioni di euro – di cui metà in opere mentre metà saranno monetizzati «In tal senso per noi è fondamentale che questi soldi rimangono sul territorio – argomenta Spiniello – Ad esempio, pensando al Teatro dell’Ortica sul quale pende lo sfratto, noi vorremo che in un simile contesto di trasformazione venisse realizzata anche una nuova sala teatrale a servizio della Val Bisagno che potrebbe essere inserita a fianco dell’area verde prevista sulla copertura. Così come proponiamo la possibilità di inserire nel sito un poliambulatorio sociale per soddisfare un’altra esigenza della popolazione».

    Cittadini e Municipio Media Valbisagno: la partita decisiva in Conferenza dei Servizi

    Come detto in precedenza, visionando il progetto negli atti finora depositati «Non ci siamo accorti di alcuna modifica tra quelle da noi proposte nel primo incontro con Talea – racconta Spiniello – A dire il vero un piccolissimo cambiamento lo abbiamo riscontrato. È stata eliminata soltanto una sorta di griglia metallica antiestetica che avrebbe dovuto ricoprire la rampa elicoidale di accesso al parcheggio. Nulla di più. Da qui a parlare di effettive migliorie, ovviamente, ce ne passa. Non c’è alcuna traccia delle nostre richieste di installare nel complesso un poliambulatorio sociale e la nuova sede del Teatro dell’Ortica».

    Adesso la partita decisiva si gioca in Conferenza dei Servizi. È questo il luogo idoneo in cui le istanze del territorio possono trovare espressione. «Ci è stata ventilata l’opportunità di realizzare un tavolo di discussione a tre con il Municipio Media Valbisagno al fianco dei cittadini e Talea dall’altra parte –  spiega Spiniello – Un’iniziativa che si inserisce nel solco dei famosi “progetti partecipati” recentemente promossi dal Comune, a onor del vero senza sortire grandi risultati. Noi siamo i primi a chiedere di essere coinvolti nel processo decisionale, però, non intendiamo prestarci a mere operazioni di facciata del tutto inutili ai fini delle scelte finali (vedi gli incontri sul PUC)».

    Insomma, secondo l’associazione Amici di Ponte Carrega, cittadini e Municipio devono camminare insieme «Perché così si è più forti nel rivendicare maggiore attenzione alle esigenze della popolazione. Noi ci siamo mossi in anticipo, chiedendo una mediazione a Talea prima della presentazione del progetto e dell’avvio della Conferenza dei Servizi, proprio per essere tenuti in considerazione come validi interlocutori. Tuttavia, è evidente l’interesse a muoversi di gran carriera e addirittura è già stata ipotizza la partenza dei lavori per il prossimo settembre 2014. I cittadini, lo ribadiamo, non dicono no al cambiamento a priori. Semplicemente chiedono delle migliorie compatibili con la politica aziendale, attenta agli aspetti sociali e di partecipazione, che da sempre contraddistingue il gruppo Coop. Bene, oggi c’è l’occasione di passare dalle parole ai fatti, ascoltando le osservazioni dei potenziali consumatori della Val Bisagno».

    Il vicesindaco e assessore all’Urbanistica, Stefano Bernini, conferma «Ci sono alcuni possibili adeguamenti a livello progettuale che potrebbero essere recepiti positivamente. Penso ad esempio allo spostamento della rampa elicoidale piuttosto che alla riduzione in altezza della medesima struttura, questi sono eventuali interventi di modifica che dovranno essere proposti nella sede adeguata, ovvero la Conferenza dei Servizi». Il discorso diventa assai diverso se «Le richieste comportano maggiori oneri aggiuntivi per la società proponente – sottolinea Bernini – Comunque, il Municipio Media Valbisagno può proporre un percorso partecipato per definire le osservazioni da presentare in Conferenza dei Servizi. Questo sarà l’organo chiamato ad esprimere il parere finale».

    Matteo Quadrone

  • Terzo Valico: lavori fermi a San Quirico, campo base a Bolzaneto

    Terzo Valico: lavori fermi a San Quirico, campo base a Bolzaneto

    terzo valico trasta4Mentre a San Quirico nulla si muove eppure il tutto è tenuto sotto controllo 24 ore su 24, a Trasta e Bolzaneto si disboscano colline e la zona di rispetto del cimitero comunale della Biacca. Sono i lavori “stop and go” per la realizzazione del Terzo Valico nella valle del Polcevera, continuamente annunciata come imminente ma nella realtà dei fatti ancora lontana.

    Partiamo da San Quirico, dietro al Mercato dei Fiori, dove il cantiere aperto in piena estate con un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine, oggi è pressoché fermo. «Gli operai hanno terminato le operazioni di disboscamento e di bonifica da eventuali ordigni bellici, poi sono letteralmente spariti», racconta Davide Ghiglione, esponente del Movimento No Tav, residente in zona e consigliere Fds nel Municipio Valpolcevera.
    Da mesi, l’area recintata è illuminata a giorno con grande dispiego di energia, peraltro a carico dei contribuenti. Inoltre «Hanno praticamente “fortificato” la caserma della Guardia Forestale che si trova sul vicino ponte – continua Ghiglione – e sono comparse pure alcune telecamere». Una blindatura forse eccessiva per sorvegliare i dintorni di un’area di cantiere, manco fosse un caveau di una banca. «Francamente non comprendo il motivo di tali scelte – si domanda Ghiglione – così l’unico risultato che si ottiene è quello di creare inutili tensioni».

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    Nel mese di settembre, a Trasta, zona Rocca dei Corvi, in sordina gli operai incaricati dal Cociv «Hanno cominciato a disboscare, sventrando mezza collina – continua il consigliere del Municipio Valpolcevera – a differenza di San Quirico, in questo caso non c’è alcuna sorveglianza e soprattutto nessun cartello di autorizzazione. Ma ormai lo scempio è stato compiuto».
    Resta da salvare un abitante “particolare”, un magnifico pino secolare in difesa del quale si è mobilitato il Comitato Salviamo Villa Sanguineti. Senza dimenticare che nel cuore degli stessi boschi si trova il sacrario dedicato ai caduti partigiani di Rocca dei Corvi, ricordo indelebile della lotta per la Liberazione così sentita in Val Polcevera. «Anche qui la vegetazione è stata pesantemente tagliata – sottolinea Ghiglione – ma ci hanno assicurato che il monumento dei partigiani non sarà minimamente toccato».

    Infine, bisogna segnalare l’avvio dei lavori, durante il mese di ottobre, nell’area immediatamente contigua al cimitero della Biacca a Bolzaneto, in via al Santuario della Madonna della Guardia. Parliamo nuovamente di operazioni relative al disboscamento e alla bonifica da eventuali ordigni bellici. Qui sorgerà un campo base. «Il terreno, di proprietà dell’Aster, è attualmente destinato a deposito di materiali stradali», spiega Ghiglione, che intende presentare un’interpellanza «Per chiedere la verifica di tutte le autorizzazioni per costruire fabbricati nella fascia di rispetto del cimitero della Biacca».
    Stessa cosa ha fatto il gruppo consiliare del M5S in Municipio Valpolcevera con la presentazione di un’interrogazione che impegna la giunta municipale ad informarsi presso gli uffici preposti del Comune affinché «si verifichi l’effettivo adempimento ed osservanza da parte delle ditte appaltatrici del Cociv, (general contractor per la realizzazione del Terzo Valico dei Giovi), di tutti i permessi necessari per l’esecuzione dei lavori».

    «Insomma, sembra un bollettino di guerra – conclude Davide Ghiglione – A ben vedere, però, l’apertura di questi cantieri lascia il tempo che trova: sono cantieri effimeri che nascono e poi evaporano nel giro di pochi mesi. Dopo aver tagliato alberi e vegetazione gli operai spariscono, come è successo a San Quirico. E cosa rimane? Solo dei buchi neri nei nostri quartieri».
    Anche per questo motivo, il prossimo 9 novembre – a distanza di un anno dalla grande manifestazione del 2012 – la Val Polcevera scenderà nuovamente in strada per dire No al Terzo Valico.

     

    Matteo Quadrone

    [Foto dell’autore, Trasta, Rocca dei Corvi]

  • Molassana, ex Italcementi: necessaria messa in sicurezza rii Mermi e Torre

    Molassana, ex Italcementi: necessaria messa in sicurezza rii Mermi e Torre

    ponte carrega centro commerciale 2Un’eredità dell’ex Giunta Vincenzi, confermata dall’amministrazione Doria e poi scarsamente vigilata dalle istituzioni preposte, nonostante si tratti di un’operazione di cementificazione impattante su una valle – quella del torrente Mermi e del contiguo rio Torre a Molassana, pesantemente colpita dai tragici eventi alluvionali del novembre 2011. I lavori della società Coopsette per la costruzione di un enorme edificio a destinazione commerciale nell’area del cementificio dismesso Italcementi – circa 216000 metri quadrati sulla sponda sinistra del Bisagno a 200 metri da Piazzale Adriatico e Ponte Carrega – zona considerata esondabile, sono da poco ripresi dopo un lungo stop conseguente ad un ricorso al Tar, promosso da un’altra realtà del settore preoccupata dalla concorrenza. Il nuovo manufatto multipiano (come da noi preannunciato in un articolo dell’anno scorso) ospiterà una grande struttura di vendita “Bricoman” per il “fai da te”, ma al suo interno troveranno spazio anche ulteriori attività produttive e commerciali.

    Il cantiere è ubicato proprio all’interno della valletta dove il rio Mermi scorre in un greto seminascosto dalla vegetazione per poi confluire nel Bisagno dopo aver attraversato un tratto coperto. Oggi qui spicca un enorme scheletro di cemento incompleto, lungo 300 metri e alto una quarantina, che ha rimpiazzato gli orti urbani caratteristici di questa porzione di Molassana. Lo stato di emergenza idrogeologica è sempre confermato, visto che alcune famiglie sono soggette al divieto di permanenza nelle loro abitazioni in caso di allerta meteo di tipo I e II. Comunque sia, Coopsette ha proceduto ai lavori di sbancamento della collina nel medesimo bacino idrografico, anche se finora non sono state eseguite le contestuali opere di sistemazione idraulica del vicino corso d’acqua.
    Nel frattempo la stagione delle piogge si avvicina e con essa cresce la paura degli abitanti. Comprensibile timore accresciuto dal fatto che all’interno dell’area di cantiere, ormai da mesi, giacciono abbandonati laterizi, terre di scavo e materiale edile che – nella malaugurata eventualità si verificassero intensi episodi piovosi – probabilmente potrebbero scivolare a valle, ostruendo ulteriormente il pericoloso torrente.

    La situazione del cantiere

    ponte carrega centrocommercialeCome detto i lavori sono ripresi «Ufficialmente da giugno, ma in realtà solo adesso sono entrati a regime – racconta Fabrizio Spiniello, portavoce dell’associazione Amici Ponte Carrega – A breve dovrebbero partire con le opere di urbanizzazione, ovvero la sistemazione della viabilità di Lungo Bisagno. Noi, però, ci aspettiamo che comincino anche i lavori di messa in sicurezza del torrente Mermi». Soprattutto nel tratto finale, oltre a quello di competenza di Coopsette. «Quest’ultima, infatti, ha realizzato qualche piccolo lavoro esclusivamente nella parte di rivo interno all’area di cantiere, poca cosa rispetto agli interventi necessari. Nel tratto finale del rio Mermi, quello che va dal cantiere alla confluenza nel Bisagno, il corso d’acqua è tombinato e la società costruttrice dovrà scoperchiare la copertura per metterlo in sicurezza».

    A destare preoccupazione, dunque, è l’aumentato rischio idrogeologico in zona, conseguenza di scelte non condivise con gli abitanti del luogo. «Noi cittadini siamo stati esclusi dalle decisioni in merito alle sorti di quest’area – continua Spiniello – È stata un’occasione persa perché l’amministrazione ha permesso di costruire un ecomostro davanti alle nostre case. Oggi, almeno, vogliamo sollecitare i responsabili, pubblici e privati, riguardo alla sicurezza del rio e chiediamo di fare chiarezza al più presto sui tempi di esecuzione». Secondo gli Amici di Ponte Carrega, la società costruttrice avrebbe perpetrato un’operazione scellerata «Sbancando la collina e scoprendo due rivi affluenti del Mermi che adesso confluiscono in una piana di cemento. In precedenza, invece, la presenza di numerosi orti curati dalla gente del posto garantiva, dal punto di vista idraulico, un contenimento del rischio». Lo scorso 26 agosto con la caduta delle prime piogge si sono verificati degli allagamenti «Quindi è evidente come lo sbancamento abbia peggiorato la situazione», sottolinea Spiniello.

    Inoltre, Coopsette ha recentemente presentato una variante per realizzare ulteriori 6000 metri quadrati di parcheggio in struttura impalcata, di fronte al piazzale della ex cementifera. In sostanza un raddoppiamento rispetto alle previsioni iniziali, probabilmente al fine di vendere più facilmente l’area.
    «Ai cittadini sono state promesse delle opere di compensazione, quali la piantumazione di alberi ad alto fusto per coprire l’edificio e ridurre in parte l’inquinamento ambientale e acustico prodotto dai mezzi privati diretti al nuovo centro commerciale – spiega Spiniello – Il sindaco Doria e l’assessore Bernini hanno affermato di essersi trovati dinanzi ad un intervento già approvato e di non avere alcuna intenzione di peggiorarlo ulteriormente. Invece, se approveranno la variante per il nuovo parcheggio, il carico di cemento sarà sempre più pesante. Noi rivendichiamo con forza l’area verde prevista a favore del quartiere. Su questo punto, però, non abbiamo risposte da un anno».

    L’interrogazione in Regione

    Il 30 luglio scorso, il consigliere regionale Lorenzo Pellerano (Lista Biasotti), ha presentato un’interrogazione per chiedere alla Regione un’attenta verifica dell’assetto idrogeologico nella zona di Ponte Carrega. «Ho invitato gli assessori all’Ambiente e all’Urbanistica a recarsi in sopralluogo urgente, insieme ai tecnici degli uffici competenti del Comune – spiega Pellerano – Da quando il cantiere è stato aperto, secondo le testimonianze di alcuni abitanti, la situazione si è aggravata. Inoltre, mi risulta che le opere di messa in sicurezza non siano state ultimate, mentre nel tratto del rio Mermi compreso tra l’area di intervento e lo sbocco sul Bisagno, neppure sono cominciate».

    «L’ufficio Assetto del territorio non ha competenze in merito alle previsioni urbanistiche edilizie in oggetto – così ha risposto l’assessore regionale all’Ambiente, Renata Briano, il 16 settembre – Il Dipartimento è intervenuto, in qualità di ufficio di supporto all’Autorità di bacino regionale, nella procedura relativa alla definizione dello stato di pericolosità idraulica del rio Mermi, della progettazione e della relativa sistemazione idraulica. Poiché il rio è stato soggetto ad alcune esondazioni nell’ambito degli eventi alluvionali del 4 novembre 2011, è stata richiesta innanzitutto una verifica delle previsioni progettuali, alla luce della ricostruzione dell’evento avvenuto, che è stata eseguita».
    Briano ha poi proseguito «Nel gennaio-febbraio 2012, il Comitato tecnico di bacino ha espresso parere favorevole con alcune prescrizioni da riscontrare da parte della Provincia, nell’ambito delle procedure di autorizzazione idraulica, circa gli interventi di sistemazione proposti, nonché sull’aggiornamento delle fasce di inondabilità allo stato attuale del rio Mermi e del rio Torre. La Provincia di Genova, l’11 luglio 2012, ha approvato la variante al Piano di bacino del torrente Bisagno, relativamente all’inondabilità allo stato attuale del rio Mermi e del rio Torre, tutt’oggi vigente, nonché la riperimetrazione preventiva delle facili inondabilità stesse, dando atto che tale riperimetrazione entrerà in vigore solo a seguito della completa realizzazione e verifica degli interventi idraulici previsti». Infine, l’assessore sottolinea come la normativa di Piano di bacino «Prevede la possibilità di approvare uno strumento urbanistico attuativo anche in aree a pericolosità idraulica, a condizione che sia prevista nello stesso strumento la realizzazione di opere idrauliche atte a ricondurre le condizioni di pericolosità a livello compatibile con l’intervento edilizio».

    In pratica, l’assessorato regionale all’Ambiente afferma che i lavori edilizi potevano iniziare, ma contestualmente con la messa in sicurezza. «Purtroppo, però, non dice nulla sullo situazione di rischio alluvionale che incombe oggi sulle nostre teste – sottolineano gli Amici di Ponte Carrega – evadendo la domanda e rimbalzando la competenza sulle condizioni realizzative e di sicurezza alle materie di competenza del Comune. Emerge così che, soltanto con la fine dei lavori, si potrà avere una sicurezza idraulica. Tuttavia, non viene data risposta al nostro quesito riguardo l’aumento della situazione di rischio durante lo svolgimento degli stessi».
    Per quanto riguarda il Comune «Da noi già interpellato più volte – ricorda Spiniello – ha sempre sostenuto che la responsabilità dell’esecuzione spetta a Coopsette, mentre l’amministrazione comunale ha il compito di vigilare. Francamente, si tratta di una risposta fin troppo evasiva».

    L’iniziativa del Municipio Media Valbisagno

    Proprio per richiamare l’attenzione delle istituzioni, la maggioranza del Municipio Media Valbisagno è intenzionata a presentare, al prossimo consiglio municipale, una mozione congiunta. «Un paio di giorni fa abbiamo incontrato i rappresentanti consiliari della Media Valbisagno per integrare il documento con le nostre indicazioni – spiega Spiniello – La mozione solleciterà la giunta di Municipio ad impegnare l’amministrazione comunale affinché sia trasmessa una dettagliata informazione in merito allo stato di avanzamento dei lavori di messa in sicurezza del rio Mermi».
    «L’iniziativa è finalizzata a stimolare una maggiore sensibilità da parte dell’amministrazione pubblica chiamata a tenere sotto controllo la situazione, in generale su tutta la zona, in particolare sugli interventi previsti sui rivi Mermi e Torre – spiega Gian Antonio Baghino, consigliere Pd e assessore all’Assetto del territorio del Municipio Media Valbisagno – il nuovo centro commerciale, infatti, porterà dei posti di lavoro, ma anche inevitabili disagi per la popolazione».
    Secondo Baghino, la sistemazione idraulica del torrente Mermi sarà avviata entro fine anno «Così ci ha garantito Coopsette». Ma la realizzazione di queste opere non sarebbe dovuta partire contestualmente alla costruzione del manufatto? «La società costruttrice non si occuperà direttamente dei lavori perché ha deciso di affidarli tramite gara, dunque i tempi si sono allungati – risponde il consigliere municipale – L’assegnazione dell’appalto dovrebbe avvenire entro il mese di ottobre. E si partirà dal tratto finale del rio, quello più critico che desta preoccupazione negli abitanti di Ponte Carrega».
    In merito al contiguo rio Torre, invece «La pratica attualmente è in Provincia e si attende l’autorizzazione necessaria da parte dell’ente – continua Baghino – Poi, anche in questo caso, occorrerà aspettare la gara ed il successivo affidamento, quindi è ipotizzabile che la concreta realizzazione non avvenga prima della primavera 2014».

    Gli Amici di Ponte Carregga, inoltre, chiedono al Comune puntuali informazioni sul futuro piano di emergenza per fronteggiare gli eventi alluvionali, che gli uffici di Palazzo Tursi stanno approntando in questi giorni. «Si ipotizza di bloccare il traffico evitando così gli spostamenti delle persone su mezzi privati nelle zone esondabili – afferma Spiniello – Questo sarebbe un bel passo avanti rispetto a prima. Siamo anche ansiosi di vedere superata l’ordinanza del sindaco (provvedimento N. 2012-POS-274 del 28/08/2012) che prevede un generico sgombero per gli abitanti che vivono in aree dichiarate a rischio in caso di allerta meteo 1 e 2, ma non prevede, ad esempio, la chiusura della Coop Val Bisagno che pure si trova sotto il livello del torrente Bisagno».

    Infine, conclude Spiniello «Stiamo discutendo proficuamente con la Protezione Civile, con la quale abbiamo concordato di attivare un percorso informativo e partecipato con la popolazione di Ponte Carrega e Piazzale Adriatico sulla gestione delle allerte e l’auto-protezione, percorso che porteremo avanti a partire dal mese di novembre».

    Matteo Quadrone

    [Foto tratte dal sito web dell’associazione “Amici di Ponte Carrega”]

  • Via Cantore, ex Gallino: ancora incerti i tempi per il centro anziani

    Via Cantore, ex Gallino: ancora incerti i tempi per il centro anziani

    ex-biblioteca-gallino-sampierdarenaL’ex biblioteca Gallino è un complesso in disuso che si affaccia sulla centrale Via Cantore a Sampierdarena, destinato da tempo (la fine dei lavori era inizialmente prevista per dicembre 2011) ad ospitare un centro per gli anziani: si tratta di uno degli interventi contemplati nel Programma Integrato POR-FESR per il quartiere, per il quale sono stati stanziati complessivamente 12 milioni di euro da parte di Regione e Fondo europeo. Gli interventi, nel complesso, sono partiti nel 2007 e sarebbero dovuti essere tutti conclusi entro il 2013: alcuni, come la manutenzione di Via Cantore, sono stati portati a termine tempo fa con successo; altri, come l’ascensore che collega la stessa Via Cantore a Villa Scassi, sono in alto mare. Ormai al termine delle scadenze prefissate, con #EraOnTheRoad siamo andati a vedere a che punto è la riqualificazione della ex Gallino.

     

    Il progetto

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    In Via Cantore è previsto un intervento di trasformazione dell’edificio in centro diurno di aggregazione per gli anziani, con dotazione di uno spazio didattico per l’avvicinamento agli strumenti informatici e di un luogo di ritrovo. Per gli interventi alla ex Gallino, iniziati nel maggio 2011, sono stati stanziati 400 mila euro, con fine lavori prevista entro 6 mesi dall’apertura del cantiere. Non riuscendo a rispettare gli iniziali termini, da ultimo la fine dei lavori era stata prevista per giugno 2013. I tempi sono scaduti. Varie le vicissitudini: fallita la ditta esecutrice, i lavori sono stati proseguiti dall’impresa edile C.E.M.E. Di Pruzzo & C. S.a.S., con ulteriori rallentamenti. Prima, gli stessi locali ospitavano la già menzionata biblioteca Gallino, oggi in Via Buranello, poi il Centro Culturale Nicolò Barabino.

     

    Lo stato attuale

    Sampierdarena, via CantoreDalla ditta C.E.M.E. Di Pruzzo & C. ci raccontano che i lavori alla ex Gallino sono ormai conclusi: «Per quanto riguarda le nostre competenze (impianti elettrici, allaccio acqua e gas, ecc.), i lavori nel lotto che ci è stato assegnato volgeranno al termine a giorni. Tuttavia il cantiere resta inaccessibile e non sappiamo come e in quali tempi l’Amministrazione Civica deciderà di procedere».

    L’Assessorato ai Lavori Pubblici del Comune di Genova, di concerto con il Municipio Centro Ovest, conferma la volontà di portare a termine il progetto pur tergiversando sui tempi: «Vogliamo offrire risposte  di inclusione sociale agli anziani del quartiere, considerando che la fascia della popolazione 41/64 rappresenta il  36,4% della popolazione complessiva, quella ultra65 è il 24,2%, i bisogni sono in continuo aumento. Il progetto, finalizzato all’inclusione sociale, prevede che venga adeguata l’accessibilità all’immobile con inserimento di un ascensore, superamento delle barriere architettoniche e realizzazione di uno spazio didattico (sala computer). Le iniziali situazioni strutturali non previste e soprattutto il fallimento della ditta hanno fatto scivolare la data della conclusione  dei lavori. Oggi la civica amministrazione  conferma l’ intenzione  che tale intervento sia più velocemente possibile portato a termine».

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it