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  • Ponte Parodi fun shopping center: il 2014 è vicino, facciamo il punto

    Ponte Parodi fun shopping center: il 2014 è vicino, facciamo il punto

    ponte-parodi-portoCalata Darsena: era il 2000 quando gli architetti olandesi van Berkel e Bos di UNstudio hanno messo a punto per il capoluogo ligure il progetto di realizzazione di un fun-shopping center. Sono passati 13 anni, nel corso dei quali si sono succedute alterne vicende, stop e rimandi. Ad oggi, dopo un iter travagliato, i lavori per la realizzazione del progetto -seppur non sono ancora iniziati- sembrano imminenti: a inizio 2014 dovrebbe venire aperto ufficialmente il cantiere per la creazione del centro polifunzionale, che si inserisce nel progetto del waterfront genovese e di riqualifica complessiva dell’area.

    Sullo stato attuale del progetto di Ponte Parodi si è espresso il vicesindaco Stefano Bernini, interrogato dal consigliere Lega Nord Edoardo Rixi lo scorso 23 luglio 2013 in occasione della seduta del Consiglio Comunale, confermando quello che già aveva detto a Era Superba nel mese di marzo: «Alcuni impegni su Ponte Parodi sono a carico del Comune, altri dell’Autorità Portuale. Noi dobbiamo provvedere alla viabilità di accesso da Via Buozzi e trovare una provvisoria collocazione alla Croce Verde, che troverà sede definitiva a Ponte Parodi. Abbiamo dato la disponibilità ad effettuare tutto ciò nei tempi stabiliti. È invece in ritardo l’impegno di Autorità Portuale per il cerchiaggio del ponte, indispensabile per realizzare le nuove strutture. È in corso il relativo bando di gara, che dovrebbe concludersi il prossimo ottobre».

    A tale proposito, nel luglio 2013, con la diretta di #EraOnTheRoad eravamo andati di persona in Calata Darsena per valutare lo stato di avanzamento dei lavori. Avevamo interpellato i dipendenti della ditta Santoro srl, ancora in attesa delle disposizioni dell’Autorità Portuale per effettuare il trasferimento e lasciare libero il sito per la predisposizione del cantiere. I lavoratori della ditta, che ha sede da oltre 15 anni proprio nella Calata (sulla banchina di levante, di fronte al grande complesso di Ponte Parodi), ci raccontavano con voce unanime che i continui rimandi nell’avvio del progetto non mancavano di causare loro disagi: «Da tempo aspettiamo segnali da parte dell’Autorità Portuale. La nostra collocazione in zona Darsena è una sistemazione provvisoria e siamo in attesa di disposizioni per spostarci in un’altra sede qui vicina (dall’altro lato della banchina ndr). Questa situazione è determinata dal fatto che noi occupiamo una zona di proprietà dell’Autorità, cui paghiamo una concessione, e dobbiamo rimetterci alle disposizioni dell’ente. Il tutto sta diventando, col passare del tempo, paradossale: con noi qui, l’Autorità non può procedere con i lavori, ma d’altro canto noi non possiamo spostarci se questa non ci da disposizioni in merito. Quindi per ora è tutto bloccato, con massimo disagio sia per gli operai del cantiere di Ponte Parodi (che stanno predisponendo l’area ma non possono operare finché ci siamo noi), sia per noi, che sappiamo di doverci spostare ma non sappiamo né quando né come».

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    Intanto, da Palazzo San Giorgio, arrivano rassicurazioni: «Dallo scorso luglio, la situazione è cambiata e ci sono stati dei progressi: in questo momento sono in corso le procedure per il trasferimento della Santoro dall’attuale sede sulla banchina di levante a quella nuova. Il tutto dovrà essere ultimato entro metà ottobre e dopo procederemo con i lavori su quella banchina. Inoltre, stiamo predisponendo il cerchiaggio del ponte: è in corso un bando (del valore di quasi 5 milioni di euro) per l’assegnazione dell’appalto per la cinturazione idraulica, che sarà chiuso entro l’anno. I lavori, assieme a quelli di risanamento delle banchine, sono propedeutici all’avvio dei lavori veri e propri per la realizzazione dello shopping center. Da parte nostra, dobbiamo procedere con il completamento delle opere marittime strutturali, con il banchinamento e la creazione di infrastrutture: tutte operazioni di preparazione del sito. Attualmente stiamo svolgendo quanto è di nostra competenza, il resto è pertinenza del Comune».

    Di pertinenza del Comune, ad esempio, il trasferimento della Croce Verde: anche qui, a fine luglio la sede era ancora in attesa di spostamento. In loco si possono vedere le strutture dei capannoni prefabbricati che ospitano l’organizzazione, campeggiano a ridosso di quella che dovrebbe essere la zona del cantiere.

    A prescindere dalle questioni tecniche, tuttavia, bisogna notare come il continuo posporre l’avvio dei lavori stia creando una situazione di forte malcontento tra i cittadini genovesi, soprattutto tra  i residenti e i lavoratori della Darsena. Le opinioni raccolte confermano una certa perplessità nei confronti di una proposta, quella del fun-shopping center, che appare ai più obsoleta e inadatta.

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    E se il progetto – all’epoca della sua elaborazione moderno e avanguardista- fosse ormai desueto, datato, già vecchio e non rispondente ai reali bisogni della città?

    Tanto più che la struttura dovrebbe sorgere a ridosso  dell’ ex silos granario Hennebique  per il quale è aperto un bando (con scadenza a novembre 2013) per la riqualifica e la ristrutturazione. Le due grandi strutture potrebbero essere ripensate in modo da dialogare tra loro e offrire alla città nuovi spazi per l’incontro culturale e per l’impiego. Ad ogni modo, queste restano soltanto ipotesi e per sapere cosa succederà alla Darsena bisognerà aspettare la fine del 2013 quando, alla scadenza del bando di Hennebique e all’avvio dei lavori di Ponte Parodi, si avranno notizie più certe.

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

  • Via Buozzi, deposito Metro e parcheggi: il punto sui lavori

    Via Buozzi, deposito Metro e parcheggi: il punto sui lavori

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    Asfalto nuovo in superficie e lavori che sembrano molto vicini alla chiusura. Ma, purtroppo, non è così. L’infinito cantiere di via Buozzi, è ancora lontano dal togliere definitivamente le transenne, nonostante una sbirciata dall’alto lasci intravedere qualche motivo di speranza.

    Una speranza che, ormai, hanno definitivamente perso abitanti e commercianti del quartiere, come testimonia lo scarabocchio realizzato sul cartello di informativa lavori: sulla data che segna la conclusione prevista dell’opera, al posto dell’ormai trapassato fine marzo 2013, compare un ironico e disperato marzo 3013. Uno scherzo di un buontempone, certo, ma sintomatico di quanto tempo si sia perso per realizzare il nuovo deposito della Metropolitana, con annesso parcheggio di interscambio in superficie. E, la conclusione, purtroppo, sembra ancora parecchio lontana.

    È lo stesso assessore alla Mobilità e Traffico del Comune di Genova, Anna Maria Dagnino, ad ammetterlo: «Entro la fine 2013 si dovrebbe giungere al completamento delle opere civili, mentre nei primi mesi del 2014 partiranno gli allestimenti tecnologici all’interno del deposito sotterraneo. Ma, in questo caso, i lavori non dovrebbero più coinvolgere la superficie».
    Che tradotto significa: niente parcheggio almeno fino all’inizio del nuovo anno.

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    I disagi non finiscono qui. Per tutta la durata dei cantieri, infatti, è stata soppressa la fermata degli autobus di via Buozzi/Di Negro in direzione centro. Dato il buono stato dei lavori in superficie, il consigliere comunale Andrea Boccaccio (M5S) si è fatto portavoce di un’istanza avanzata da abitanti e commercianti della zona: ripristinare la fermata, anche provvisoriamente, in attesa del completamento delle opere. Secondo Boccaccio, infatti, «la soppressione del marciapiede e della fermata del bus ha diminuito drasticamente il passaggio dei pedoni a San Teodoro, con ricadute fortemente negative per gli esercizi commerciali situati esattamente difronte al cantiere».

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    via-buozzi-cantiere-2Negativa la risposta dell’assessore, in base alle informazioni fornite dalla ditta appaltatrice, Ansaldo Sts: «Purtroppo, sia Ansaldo che le ditte che si occupano dei lavori edili mi hanno confermato che, dal punto di vista tecnico, non è possibile liberare un’area per la fermata Amt. In questo momento, le opere strutturali sono ancora in corso di realizzazione nel sottosuolo ed è, pertanto, impossibile spostare le barriere che delimitano il cantiere. In autunno faremo una nuova valutazione dello stato dei lavori e la fermata degli autobus sarà sicuramente la prima cosa che verrà sistemata nell’ambito del nuovo parcheggio di interscambio che sorgerà in via Buozzi».

    I lavori di realizzazione del nuovo deposito della metropolitana e del parcheggio di interscambio in superficie, che dovrebbe rappresentare un’importante innovazione per alleggerire il traffico del nodo di San Benigno, sono iniziati nel marzo 2010 e si sarebbero dovuti concludere dopo un paio di anni. Con addirittura una passerella pedonale (di cui attualmente sembra siano in corso di realizzazione i pilastri) che in due tratti dovrebbe consentire di giungere dal parcheggio al marciapiede zona monte di via Buozzi, in una direzione, e, nell’altra, sorvolando la zona ferroviaria, alla nuova Passeggiata imperiale lungo il porto, per arrivare alla Stazione Marittima.

    via-buozzi-pista-ciclabile-vertIl parcheggio, invece, con 144 posti per le auto e 57 per le moto, vedrà due varchi per l’ingresso e altrettanti per l’uscita, oltre a una rampa di collegamento con il sottostante livello ferroviario.
    Ma i convogli di nuova generazione della Metro sono ancora fermi nelle fabbriche perché, nella rimessa attuale, non avrebbero gli spazi sufficienti per completare le manovre necessarie.

    «In generale – conclude Dagnino – si tratta di un progetto molto importante per il futuro della viabilità cittadina. E non solo per quanto riguarda il trasporto su ferro perché il parcheggio di interscambio che sorgerà in superficie sarà un valore aggiunto per il quartiere di San Teodoro e per tutta la città».

    Si tratta “solo” di capire quando vedrà finalmente la luce, senza dimenticare che la stessa via Buozzi rappresenta un nodo cruciale anche per la mobilità sostenibile e le piste ciclabili genovesi (a tal proposito leggi l’approfondimento di Era Superba).

     

    Simone D’Ambrosio

  • Via Luccoli, lavori in corso: il giallo della pavimentazione “storica”

    Via Luccoli, lavori in corso: il giallo della pavimentazione “storica”

    Centro Storico di Genova, negozi chiusiComparsa nei giorni scorsi sulle prime pagine dei quotidiani locali a causa di un’esplosione che, oltre a una grande paura, non ha comportato particolari gravi conseguenze, via Luccoli è interessata in questi mesi da ingombranti lavori di manutenzione ad opera di Genova Reti Gas. Nel vicolo che conduce da piazza Fontane Marose a piazza Soziglia sono in via di sostituzione le vecchie tubature in ghisa con i nuovi condotti di polietilene. Un’opera che, nel complesso, coinvolge la città per almeno 50 km di scavi all’anno. Ma, come spesso accade per interventi invasivi di questa portata, il pensiero va immediatamente ai disagi che abitanti ed esercenti della zona dovranno subire e alle modalità e alla cura con cui verrà ripristinata la strada occupata dai cantieri.

    Per quanto riguarda via Luccoli, la questione è stata affrontata nell’ultima seduta del Consiglio comunale, nello spazio riservato agli articoli 54, ovvero le interrogazioni a risposta immediata durante le quali uno o più consiglieri chiedono alla giunta di fare luce su alcune problematiche della città. L’assessore ai Lavori pubblici e Manutenzioni, Gianni Crivello, ha sottolineato come, in questo caso, il Comune e gli enti coinvolti nei lavori siano stati parecchio sensibili alle istanze dei cittadini: «Prima di procedere con la sostituzione delle tubature vetuste come imposto dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas – ha detto Crivello in Sala Rossa – abbiamo avuto una lunga fase preparatoria dell’intervento in via Luccoli, concordando il cronoprogramma con tutti i soggetti coinvolti, dal Municipio ai Civ, dalle associazioni di cittadini alla Polizia Municipale». Per non gravare eccessivamente sulle attività economiche della zona, evidentemente ostacolate dai lavori di manutenzione, la Civica amministrazione ha deciso di strutturare i lavori in due lotti tra loro separati nel tempo. Il primo, iniziato a fine maggio e attualmente in corso, interessa un tratto di circa 170 metri, da piazzetta Luccoli fino a piazza Soziglia, e si concluderà a settembre. «A questo punto – spiega Crivello – i lavori saranno sospesi per non ostacolare i commercianti con l’avvicinarsi del periodo natalizio». Il secondo tratto, che da piazzetta Luccoli sale fino all’incrocio con piazza Fontante Marose per circa un centinaio di metri, riprenderà a fine gennaio 2014 e dovrebbe terminare entro il mese di aprile. «Per entrambi i lotti – assicura l’assessore – gli scavi non saranno mai più lunghi di 15 metri per tratto, in modo da limitare i disagi allo stretto indispensabile. Inoltre, se per gli scavi si interviene in ore diurne, il ripristino della pavimentazione avverrà dalle 19 alle 24, per non impedire il passaggio dei pedoni, dei mezzi di servizio Amiu e di soccorso, nonché dei rifornimenti merci».

    Dopo via Garibaldi, torna la polemica sulla pavimentazione

    pavimentazione-vicoli-d5Pavimentazione nel Centro Storico

     

     

     

     

     

     

     

    I problemi non finiscono qui. I consiglieri Carattozzolo (Pd), Lauro (Pdl) e Rixi (Lega) hanno mostrato una forte preoccupazione per il ripristino del selciato originario, parte integrante del prestigio di via Luccoli. Attualmente, infatti, terminati gli scavi e la sostituzione delle tubature, la copertura sta avvenendo con una colata di cemento. «Ma figuriamoci se lasciamo via Luccoli con una colata di calcestruzzo» ha tuonato Crivello. «Si tratta naturalmente di un passaggio transitorio che garantisce la calpestabilità, in attesa che si assesti il terreno per poter procedere con il ripristino delle lastre storiche. Operazione che, tra l’altro, inizierà a breve. Naturalmente con la sostituzione di quelle in cattivo stato o accidentalmente danneggiate durante i lavori. Prima di dare il via all’ennesima polemica, certi consiglieri dovrebbero informarsi e capire che tutti i lavori di manutenzione in strade di interesse storico come via Luccoli sono assolutamente vincolati dal parere della Soprintendenza per i beni architettonici, che ha concesso il nulla osta di legge per l’intervento e che controlla costantemente l’evolversi dei cantieri». Come a dire: se si dovesse perpetrare qualche danno all’aspetto originale della via, interverrebbero subito sanzioni e vincoli al ripristino.

    Ma a scaldare gli animi è stata soprattutto la questione della pavimentazione di via Luccoli. Il capogruppo del Pdl, Lilli Lauro, ha ricordato, infatti, come il danno irreparabile fosse già stato fatto negli anni ’90 dalla giunta Pericu: «Durante i lavori per le Colombiane del ’92 si decise di sostituire le storiche lastre di pietra corsa del 1700 con falsi storici in cemento». Ma c’è di più: «I blocchi storici sono poi stati regalati nel ‘97 da Pericu al Comune di Pontremoli, dove ancora oggi è possibile trovare la targa di ringraziamento a Genova per la preziosa donazione. Peccato che, negli anni a venire, per recuperare una pavimentazione di valore in piazza De Ferrari si è dovuto spendere 1,5 milioni di lire al metro quadro. Una spesa folle e assolutamente evitabile, magari proprio con il selciato originario di via Luccoli. Mi sembra, allora, doveroso capire come si interverrà adesso».

     

    Simone D’Ambrosio

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Brignole e Principe, restyling stazioni ferroviarie: lo stato dei lavori

    Brignole e Principe, restyling stazioni ferroviarie: lo stato dei lavori

    stazione-brignole-EUn iter burrascoso e travagliato, quello che riguarda i lavori di ristrutturazione delle due principali stazioni genovesi, Brignole e Piazza Principe. I lavori hanno preso il via il 4 dicembre 2008: “Appalto integrato per lavori di riqualificazione ed adeguamento funzionale degli edifici di stazione e delle opere infrastrutturali  complementari”, questa la dicitura esatta relativa agli interventi previsti, oltre che nei due poli genovesi, anche nelle stazioni di Milano Centrale e Torino Porta Nuova. L’importo totale? 57 milioni 183 mila 497,17 euro.

    Il progetto è finanziato e coordinato dal gruppo Grandi Stazioni, società di servizi controllata al 60% da Ferrovie dello Stato Italiane e al 40% da Eurostazioni SpA, incaricata di riqualificare le 13 principali stazioni ferroviarie italiane e ridare lustro a stazioni ottocentesche, dotandole di infrastrutture e impianti adeguati al ventunesimo secolo: oltre a Genova, Milano Centrale, Torino Porta Nuova, Venezia Mestre e Venezia S. Lucia, Verona Porta Nuova, Bologna Centrale, Firenze S. Maria Novella, Roma Termini, Napoli Centrale, Bari Centrale, Palermo Centrale. A Genova, oltre alle due citate, era inizialmente previsto anche un programma per la riqualificazione della stazione di Sampierdarena, mai attuato.

    Dopo varie vicissitudini e proroghe, la data di fine lavori nelle stazioni di Genova è stata fissata per il 27 dicembre prossimo: altri 3 mesi dopo l’ulteriore ed ennesima proroga –datata settembre 2013-. Pensare che originariamente –e ingenuamente- si era parlato di ottobre 2011. Poi, le emergenze archeologiche a Principe, che avevano spostato la dead line a marzo 2012. Poi è degenerato tutto. Adesso è valido il termine di fine 2013, ma si tratta di una probabilità concreta o piuttosto di un miraggio, una chimera, una bufala?

    Brignole e Principe, i cantieri e i ritardi

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    I lavori, a cura degli architetti Marco Tomino, Massimo Antonelli e Lorenzo Pagnoncelli rispettivamente per la parte architettonica, strutturale e impiantistica, sono seguiti dalla ditta Guerrato SpA, impresa appaltatrice. All’apertura dei cantieri i lavori erano stati affidati da Grandi Stazioni ad una ATI (Associazione Temporale di Imprese) con capofila, all’epoca, Dec: impresa barese attiva nel campo delle costruzioni civili sia pubblico che privato che, dopo essersi aggiudicata l’appalto, era andata incontro a difficoltà economiche e legali (una vertenza giudiziaria a suo carico per l’inadempienza nel pagamento degli operai, che aveva costretto alla cassa integrazione in deroga per i 22 lavoratori della Dec e avvio della procedura per recuperare gli stipendi non pagati dal gennaio 2012), che l’avevano portata a fuoriuscire dalla ATI. Il percorso non è stato breve e indolore: nell’aprile 2012 l’accordo per la risoluzione del contratto e l’uscita della Dec, con subentro della Guerrato SpA di Rovigo in funzione di capofila, affiancata da Sacim, in amministrazione straordinaria.

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    Già all’interno dell’ATI originaria, la Guerrato era all’epoca l’unica azienda solida in grado di assumersi questo compito e di favorire questo passaggio, evitando all’amministrazione di riemettere un nuovo bando europeo (con un ulteriore slittamento dei lavori a fine 2014-metà 2015). Dopo la crisi di Dec, il tracollo: i lavori avevano subito uno stop di molti mesi deciso dalla società Grandi Stazioni, cui mancavano le garanzie necessarie sulla stabilità delle aziende coinvolte; per le aziende in subappalto (una ventina) c’erano da pagare circa 2,6 milioni di lavori arretrati. Fortunatamente il peggio è stato scongiurato e i cantieri sono stati riavviati nell’agosto 2012 (anziché a maggio, come previsto), con l’accordo siglato a luglio dall’allora Assessore ai Trasporti Enrico Vesco e il responsabile di Grandi Stazioni. I lavori sono, però, ripresi a pieno regime a partire dal mese di ottobre.

    Sindacati e Regione, inoltre, si erano accordati per far ottenere i pagamenti arretrati ai lavoratori e per mantenerne l’impiego. Alla fine, il tutto si era risolto con la cassa integrazione per 19 operai, la corresponsione di arretrati e contributi, la riassunzione con contratto a termine offerto dalla Guerrato (a scadenza a luglio 2013 per una parte dei lavoratori, e dicembre 2013 per altri).

    Le difficoltà dei lavoratori

    stazione-principe-lavori-3-EAd oggi, tuttavia, i lavori non sembrano avviarsi verso la fine. Il termine di fine lavori fissato entro dicembre 2013 non sembra credibile e tutto fa pensare che la ditta non riuscirà a rientrare nei tempi previsti. I lavori a Brignole e Principe, seppur “separati”, non possono che procedere in parallelo. Oggi basta fare un giro all’interno o nei pressi delle stazioni (come capita quotidianamente ai tanti pendolari, o in generale ai molti utenti ferroviari) per rendersi conto dello stato reale dei fatti.

    Ma qual è il motivo di questi rallentamenti? Eppure 57 milioni (e “spiccioli”) di euro sono già stati finanziati e ci dovrebbe essere tutto l’interesse per portare a termine quello che è stato iniziato. Supposizioni e voci non ufficiali adombrano la seguente spiegazione:

    Dopo il caso Dec, con sue le ambigue vicende giudiziarie, la colpa dei rallentamenti sulla tabella di marcia e delle mancanze sotto il profilo organizzativo erano state attribuite alla ditta pugliese, “colpevole” della cattiva gestione dei lavori. Ma anche dopo il passaggio alla gestione della Guerrato SpA la situazione non è cambiata di una virgola e la lentezza resta endemica, la Guerrato potrebbe quindi decidere di allungare ancora oltre, fino a trovare ditte disposte a entrare nel progetto e prendere in subappalto i lavori scaricando gli oneri finanziari sulle subappaltatrici sgravandosi dal pagamento della penale per il ritardo sui tempi previsti. Per il momento non è dato sapere se si tratta di argomentazioni fondate o di semplici illazioni: solo nei mesi prossimi si avrà il responso.

    lavori-cantiere-brignole-ENei cantieri, intanto, alcuni operai ironizzano: «Chiusura del cantiere nel 2013? Più probabile 2033. Qui i lavori non finiranno mai. All’inizio eravamo in 40 operai, attivi solo in questo cantiere; adesso siamo stati dimezzati e siamo in 40 in tutto, tra Brignole e Principe. Come si può pensare di riuscire a finire tutto il lavoro che ancora c’è da fare in pochi mesi? Impossibile pensare di compensare ora tutte le mancanze che ci sono state in questi anni».

    Per non parlare del problema dei continui licenziamenti e dello spettro della cassa integrazione. L’anno scorso molti operai sono stati mandati in cassa integrazione per oltre un anno; di recente altri sono stati licenziati e a fine novembre, a quanto apprendiamo, toccherà ad altri ancora.

    Gli operai in larga parte sono assunti tramite contratti a termine fatti tramite agenzia interinale che vengono rinnovati di mese in mese, o di 3 mesi in 3 mesi. Stando alle voci che circolano in cantiere, alla scadenza del contratto prevista per fine novembre dovrebbero arrivare i licenziamenti e ad alcuni colleghi sarebbe stato dato il benservito non più tardi della settimana scorsa. Inoltre… «Siamo troppo pochi e non riusciamo a lavorare, non si riesce a procedere».

    Lo stato dei lavori

    lavori-cantiere-stazione-principe-EA rilento e in ritardo, è vero. Ma pian piano qualcosa si è pur mosso. Dentro alla stazione di Brignole da qualche mese i lavori per la ristrutturazione della pavimentazione del sottopasso sono terminati, e l’impressione generale è migliorata (anche se a uno sguardo più attento si nota che il cantiere si è spostato dal corridoio all’ingresso, a ridosso della porta). Di Principe, purtroppo, non si può dire lo stesso e ancora il cantiere all’interno della stazione crea disagi ai viaggiatori e scompiglio generale.

    A Principe, comunque, sono già stati consegnati ai commercianti alcuni esercizi; inoltre, ultimati i nuovi uffici della Polizia Ferroviaria e rinnovata la parte impiantistica. A Brignole, pronto il nuovo Palazzo della Centralina di Controllo, che ospita il centro tecnologico di controllo Rfi. In entrambe le stazioni, a posto anche i pannelli di indicazione dei binari e gli schermi informativi, con buona pace di tutti i viaggiatori (o quasi).

    Ancora, entro la primavera del 2014, la consegna delle due aree di parcheggio a Principe e Brignole (qui i lavori, seguiti da ditte subappaltatrici, hanno subito ritardi a causa di un contenzioso con gli occupanti dell’area, mentre a Principe lo scavo è già stato fatto e i lavori sono iniziati), gli unici lavori che davvero sembrano proseguire di buona lena: ancora una volta il business dei parcheggi si rivela leader nel settore dell’edilizia.

    Il tunnel di collegamento fra la stazione ferroviaria e la metro a Principe (non previsto a Brignole) era dato per ultimato nei primi mesi del 2014, ma ancora non si sa se si resterà nei tempi. E poi, le “rifiniture” varie: oltre all’ultimazione di impianti, centrali elettriche, anche il restyling del sottopasso di Principe, la costruzione di nuove biglietterie (a Principe, a destra dell’attuale; a Brignole, al posto dell’edicola e del tabacchino) e centri commerciali. A Principe si punta soprattutto su servizi essenziali come ristorazione, edicole e tabacchi, mentre a Brignole sarà allestita una più grande area commerciale, e si presume saranno ospitati anche grandi brand come Calzedonia o Benetton, per rendere la stazione genovese più simile a quelle delle principali città italiane.

     

    Elettra Antognetti

    [foto dell’autore]

  • Albaro, villa Franzone area ex Seat: stop alle residenze abusive

    Albaro, villa Franzone area ex Seat: stop alle residenze abusive

    albaro. area ex seat2Mentre il Municipio Medio Levante chiede una maggiore tutela delle ville storiche di Albaro, viene chiamato dal Comune ad esprimere il proprio parere sulla proposta di aggiornamento del PUC vigente riguardo al piano di lottizzazione dell’ex area Seat, nei terreni delle Ville Franzone e Candida.

    Stiamo parlando di una vicenda che affonda le sue radici addirittura nel lontano 1985, quando la Società elenchi ufficiali degli abbonati telefonici (Seat) – proprietaria di un’area di 3670 mq tra via Federico Ricci e via San Giuliano – presentò un progetto per realizzare un edificio da destinare ad uffici per un volume di circa 8500 metri cubici.
    Dopo un lungo contenzioso giudiziario, il cambio di proprietà, il tentativo di edificare residenze anziché uffici, restano sul campo una costruzione non finitaposta sotto sequestro dalla magistratura nel 2010 – e molte perplessità sulle scelta di rilasciare dei permessi a costruire relativi ad un sito incastonato tra i parchi e le pertinenze di due dimore storiche (Ville Franzone e Candida), per altro vincolate dalla Soprintendenza.
    Adesso l’amministrazione comunale, con questo atto – che dopo l’esame in commissione e consiglio del Municipio Levante Levante passerà in Consiglio comunale per il via libero definitivo – intende ribadire l’originaria destinazione d’uso dell’immobile. Dunque, soltanto uffici e nessuna residenza. Inoltre, il Comune decide di rinunciare al parcheggio ad uso pubblico previsto dalla convenzione stipulata all’epoca, oggi non più ritenuto necessario, scegliendo così di monetizzare gli oneri di urbanizzazione dovuti dai costruttori e stimati in circa 431 mila euro.

    «Il Giudice amministrativo ha stabilito che il piano di lottizzazione “vive” e dunque noi non possiamo fare altro che adeguarci – commenta l’architetto Maurizio Sinigaglia, funzionario tecnico della Direzione urbanistica e grandi progetti del Comune – però riportando il tutto alle previsioni del 1991. Oggi sarebbe praticamente impossibile approvare un intervento simile perché, rispetto agli anni ’80 e ‘90, c’è una sensibilità assai maggiore su questi temi».
    «Il parere favorevole del Municipio è legato alla precisa richiesta di spendere parte degli oneri di urbanizzazione sul territorio di Albaro», sottolinea Bianca Vergati, consigliere municipale (Sel-Lista Doria) e vicepresidente della Commissione Territorio.

    Anni 80 e 90: il progetto Seat ad Albaro

    La lottizzazione proposta nel 1985 dalla società Seat era conforme allo strumento urbanistico allora vigente. Il Piano Regolatore Generale del 1980, infatti, destinava l’area oggetto dell’intervento ad insediamenti commerciali e direzionali (ZA-CD), all’interno di zona storico-ambientale, vista la presenza di contigui manufatti di valore storico-ambientale e di zone di pregio paesaggistico. Nel dettaglio, il progetto edilizio prevedeva la realizzazione di un edificio per uffici articolato in due blocchi posti ad angolo ciascuno di tre piani fuori terra, per una volumetria complessiva pari a 8492 metri cubici e di un piano interrato destinato a parcheggi e locali tecnici.
    Il consiglio comunale, con deliberazione n. 1848 del 20 ottobre 1986, approvava il piano di lottizzazione, mentre la relativa convenzione tra Seat e Comune, veniva siglata nel maggio del 1991. Quest’ultima, all’art. 4, tra gli impegni assunti dalla società lottizzante prevedeva l’obbligo di consentire – senza alcun onere per il Comune – l’uso pubblico di un parcheggio in un’area adiacente al perimetro del piano e costituente distacco di Villa Candida (soggetta a vincolo storico monumentale), nonché della strada di accesso compresa anch’essa nel nuovo insediamento.

    albaro. area ex seat1Nel dicembre ‘91 il Comune rilasciava la concessione ad eseguire i lavori dell’edificio destinato a uffici. Nel novembre 1992 partivano le opere di sbancamento, ma appena un mese dopo, nel dicembre 1992, il tutto veniva sospeso dalla Soprintendenza per i Beni ambientali ed Architettonici della Liguria che contestava l’assenza della necessaria autorizzazione per intervenire sui terreni compresi nel parco della vincolata Villa Franzone. Inoltre, la Soprintendenza rendeva noto che era in corso il rinnovo del vincolo relativo all’edificio e comprensivo di tutte le sue pertinenze, compreso il parco. Nel dicembre 1993 il complesso Villa Raggio Franzone, con decreto del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, veniva dichiarato di interesse particolarmente importante ai sensi della legge 1 giugno 1939 n. 1089 e come tale sottoposto a tutte le cautele conseguenti, con efficacia anche nei confronti di ogni successivo proprietario.

    Il contenzioso giudiziario

    Successivamente alcuni privati presentarono ricorso al Tar Liguria impugnando tutti gli atti dell’amministrazione comunale che autorizzavano l’intervento e chiedendone l’annullamento. Il Tar con sentenza n. 192 del 09-06-1995 accoglieva il ricorso.
    Nel 1996 la società Seat proponeva appello contro la sentenza. Il Consiglio di Stato, con decisione 254/2005 depositata il 31 gennaio 2005, accoglieva l’appello riformando la sentenza del Tar Liguria e dichiarando irricevibile il ricorso di primo grado e inammissibile l’appello accidentale, provocando la conseguente reviviscenza nei loro effetti degli atti impugnati.

    Nelle more del predetto contenzioso, nel marzo 2000, veniva approvato il nuovo Piano Urbanistico Comunale tuttora vigente che include l’area oggetto dell’intervento nella zona A – tessuto storico, sottozona AV, caratterizzata da edifici, giardini o parchi di pertinenza di pregio storico contraddistinti da valore paesistico e ambientale costituenti un sistema unitario da conservare, dove la nuova costruzione è consentita esclusivamente per edifici compatibili in luogo di edifici preesistenti, ove si rilevi l’esigenza di riqualificare una situazione ambientalmente compromessa. Le funzioni ammesse sono diverse e comprendono residenze, alberghi, uffici, ecc.

    Nel frattempo, proprietaria del complesso e dell’adiacente Villa Candida – comprese le pertinenze e l’area già individuata quale parcheggio pubblico – era diventata la società Bagliani San Giuliano srl, che chiedeva la voltura dei titoli abilitativi, ed in virtù della sentenza del Consiglio di Stato, comunicava la ripresa dei lavori. Ma il Comune stoppava nuovamente le operazioni in ragione della sopravveniente imposizione del vincolo monumentale sull’area e sulla villa, da parte della Soprintendenza.
    Bisogna ricordare, però, che successivamente alla sentenza del Tar n. 192/1995 e nelle more della sentenza n. 254/2005 del Consiglio di Stato, con provvedimento n. 548 del 17 agosto 2004 veniva rilasciato il permesso a costruire per opere edilizie relative al medesimo complesso di Villa Candida con realizzazione di autorimesse interrate e spazi pertinenziali in coerenza con quanto ammesso dal PUC del 2000. L’area che doveva ospitare il parcheggio pubblico (secondo la convenzione del ‘91) veniva destinata a spazio pertinentale, sistemato a verde con la previsione di alcune piscine condominiali.

    A seguito dell’esame della Soprintendenza l’intervento a suo tempo approvato (1991) è stato ritenuto ammissibile a condizione della riduzione volumetrica di un piano. Il progetto veniva ulteriormente rielaborato e la ripresa dei lavori consentita nel settembre 2006. A fronte della presentazione di elaborati di concessione edilizia adeguati alle indicazione richieste, la Soprintendenza esprimeva il proprio nulla osta alla realizzazione dell’edificio nel luglio 2007.
    Di conseguenza la società Bagliani presentava presso il Settore approvazione progetti e controllo attività edilizia del Comune, variante in corso d’opera riguardante una soluzione progettuale diversa da quella approvata con concessione edilizia n. 550 del 1991.

    Gli abusi edilizi

    I lavori, però, sono continuati in maniera non conforme ai titoli abilitativi. Sottoposti a verifica degli ispettori dell’Edilizia privata del Comune, documentata da verbale di accertamento ispettivo prot. 290729 del 17-08-2010, nell’ambito del quale venivano rilevate anche opere di frazionamento preordinate al mutamento di destinazione d’uso a fini residenziali del fabbricato.

    albaro. area ex seat3Il verbale veniva trasmesso all’autorità giudiziaria che aprì un’indagine e pose sotto sequestro l’immobile. Il processo, partito un anno fa, non è ancora concluso.
    La società Bagliani per la realizzazione delle unità residenziali abusive è stata punita con una sanzione pecuniaria, versata nelle casse comunali, di circa 900 mila euro.

    La variante al progetto

    La variante progettuale è stata modificata nel 2011 con la totale sostituzione ed integrazione degli elaborati grafici e della documentazione allegata. In data 6 maggio 2011 la società Bagliani ha anche chiesto che la pratica di variante venisse mantenuta in essere come “Mantenimento di opere realizzate in difformità rispetto alla concessione edilizia n. 550 del 03-12-1991 e opere di adeguamento per la realizzazione di un edificio a destinazione direzionale e connessa modifica alla convenzione”.
    L’istanza in esame ha comportato ulteriori modifiche al progetto, da ultimo in data 02-08-2011. Come evidenziato nella relazione tecnica del Settore approvazione progetti del Comune (agosto 2011) «In seguito alle successive rielaborazioni il progetto persegue l’obiettivo di ricondurre l’intervento a quanto previsto dalla originaria versione progettuale sotto i profili dell’unitarietà dell’edificio e della destinazione direzionale prevista dal piano di lottizzazione approvato».

    Le opere eseguite e quelle da eseguire

    L’edifico realizzato si compone di tre piani in cui sono collocate 10 unità immobiliari ad uso residenziale oltre ad un alloggio per il custode, nonché di un piano interrato destinato ad autorimessa suddivisa in 10 box.
    Il complesso risulta dotato di piscine di pertinenza realizzate nell’ambito delle sistemazioni esterne. A tali modifiche si aggiungono quelle riguardanti la localizzazione dei parcheggi: quelli di uso pubblico previsti dalla convenzione del ‘91 risultano del tutto assenti; quelli di pertinenza risultano costituiti dalla sola autorimessa e dunque insufficienti rispetto alla quantità necessaria.

    Le opere da eseguire, secondo il progetto di variante proposta, prevedono la cancellazione di tutti gli elementi identificativi la destinazione residenziale tramite l’eliminazione delle cucine e degli elementi distintivi, del frazionamento in singole unità immobiliari e delle piscine condominiali, progettando un nuovo sistema distributivo unitario per l’intero edificio da attuarsi mediante la demolizione di porzioni di tramezzature interne e di parti strutturali.

    «L’intervento eseguito sotto il profilo pianivolumetrico può essere coerente con le previsioni del piano di lottizzazione approvato – scrive la Direzione urbanistica e grandi progetti nella relazione tecnica dell’agosto 2011 – in tal senso il mantenimento dell’attuale configurazione può essere confermata subordinatamente alla realizzazione delle opere di adeguamento sopra indicate e all’aggiornamento dei relativi aspetti convenzionali».

    Il progetto preliminare di Piano Urbanistico Comunale adottato nel dicembre 2011 ed attualmente operante in salvaguardia, inserisce queste aree – come peraltro il piano vigente – in un ambito particolarmente conservativo AC-VU (ambito di conservazione del verde urbano strutturato). Tra le funzioni ammesse ci sono anche gli uffici, non evidenziando in tal senso alcun contrasto con la destinazione ad uffici attribuita dal piano di lottizzazione.

    La rinuncia al parcheggio pubblico e la monetizzazione degli oneri di urbanizzazione

    Nello svolgimento dell’istruttoria del progetto il Comune ha rilevato l’esigenza di procedere con l’aggiornamento della convenzione relativamente alla previsione degli standard «Constatando che le prestazioni urbanistiche previste nella convenzione attuativa del piano di lottizzazione del 1991 appaiono oggi di scarsa fruibilità e non rivestono interesse alcuno per l’amministrazione comunale – scrive la Direzione urbanistica e grandi progetti – È dunque opportuno prevedere la rinuncia al vincolo di destinazione d’uso a parcheggio pubblico dell’area a tale fine individuata nell’ambito della convenzione del ’91 a fronte di un adeguato indennizzo a favore dell’amministrazione comunale».
    La relazione di stima, elaborata il 3 maggio 2013 allo scopo di determinare un congruo indennizzo al Comune, tenendo conto del vantaggio economico conseguito dal soggetto privato in conseguenza dell’utilizzo dell’area, già destinata a parcheggio pubblico, quale spazio pertinenziale privato dell’adiacente complesso di villa Candida, si è concretizzata in una valutazione di circa 431 mila euro.

    La mozione per la tutela delle ville storiche di Albaro

    Come dicevamo in apertura il consiglio del Municipio Medio Levante ha approvato a maggioranza (con la sola astensione del Pdl) una mozione presentata dal consigliere Bianca Vergati (Sel-Lista Doria) per la tutela di ville storiche, parchi, giardini e antiche creuze di Albaro.
    «Le ville di Albaro costituiscono un sistema da preservare e valorizzare in quanto patrimonio eccezionale all’interno della struttura urbana – sottolinea il documento – Infatti, mentre alcune sono il “prototipo” delle ville dell’Alessi del Cinquecento come ad esempio Villa Cambiaso, sede della facoltà di Ingegneria, altre, considerate “edificato antico” sono preziosa testimonianza delle ville del genovesato e come tali da “vincolare” perché patrimonio della città ed ”emergenza storico-artistica”».

    Il sistema delle ville e dei parchi di Albaro, secondo il progetto preliminare di PUC adottato nel dicembre 2011, è inserito negli ambiti con Disciplina Paesaggistica Speciale (AC-VU-5 –N.). Le funzioni ammesse sono riferite alla Disciplina Paesaggistica Speciale e Puntuale, con riferimento alla tutela dell’edificato antico, sottolineando che gli interventi devono mantenere l’originaria modalità costruttiva.

    La mozione, in sostanza, chiede di rispettare quanto asserito nel PUC. «Particolare attenzione dovrà esservi per il valore storico del sistema delle ville di Albaro – si legge nel documento – non permettendo interventi invasivi, come ad esempio quello di Villa Raggio in via Pisa, che potrebbe stravolgere l’edificato antico e non garantire l’originaria consistenza del parco, non salvaguardando l’importanza del verde per la salute dei cittadini. Si chiede di permettere interventi edilizi che privilegino l’interesse pubblico di tutela del paesaggio, del patrimonio storico, l’origine antica di parchi e creuze. I cittadini, ed in particolare i firmatari delle presenti osservazioni, chiedono di partecipare attivamente nelle proposte progettuali sul Municipio del Medio Levante».

    «Le osservazioni che abbiamo formulato vogliono riportare l’attenzione del Comune riguardo ad interventi edilizi su ville storiche in Albaro – spiega il consigliere Bianca Vergati – alcuni sono già avvenuti, come quelli in via G. Bruno e via dei Maristi, altri sono in itinere, come Villa Raggio, dove si prevedono, secondo la delibera n. 1040 del 07/12/2011, opere di “ristrutturazione con cambio d’uso, frazionamento, ampliamento, sostituzione edilizia, realizzazione di piscina pertinenziale nel complesso monumentale”».
    «Io ho il massimo rispetto per gli investimenti economici dei privati – conclude Vergati – piuttosto che lasciare andare in malora degli spazi è giusto intervenire, però, sempre garantendo il decoro e rispettando il contesto in cui si opera. Oggi tra Villa Franzone e Villa Candida è rimasto uno scempio a causa di scelte non condivisibili compiute in tempi ormai remoti».

     

    Matteo Quadrone
    [Foto dell’autore]

  • Ex Convento Santi Giacomo e Filippo, via Assarotti: il punto sui lavori

    Ex Convento Santi Giacomo e Filippo, via Assarotti: il punto sui lavori

    cantiere-lavori-santi-giacomo-filippo-2Il complesso dell’ex Monastero dei Santi Giacomo e Filippo è uno dei molti edifici storici di Genova. Sorto nel 1224 in quello che poi è diventato il centro nevralgico della città –tra Via Serra e Via Assarotti, a due passi da Piazza Corvetto-, la struttura storica ha subito nel corso del tempo un processo di degrado e abbandono, venendo sempre più lasciata a se stessa. Soprattutto negli ultimi decenni. Pensare che si parla di una superficie di 6569 metri quadri in pieno centro rimasti inutilizzati. Nel settembre 2009, finalmente, è stato indetto un bando per l’assegnazione dell’appalto per la ristrutturazione del complesso e la sua riconversione in centro direzionale e residenziale, con annesso park interrato fino a -5.

    Vinto il concorso (da CODELFA spa), assegnati i lavori (a un’associazione temporanea di impresa formata da SIBILLASSOCIATI S.r.l., Studio PESSION Associato, Studio MARTIGNONE e Associati, Studio Tecnico Ronzoni Associati, Arch. Sonia Segimiro) e iniziati effettivamente nell’aprile 2010, questi sarebbero dovuti essere terminati in “915 giorni”, come si legge proprio all’ingresso del cantiere che affaccia su Via Assarotti. Circa due anni e mezzo: entro la fine del 2012/inizio 2013 i lavori sarebbero dovuti essere conclusi. E invece a che punto siamo?

    La struttura

    Di origine medievale, la pianta originaria del convento era costituita da un chiostro a forma irregolare, articolato su quattro livelli. Una parte delle volumetrie è crollata nel corso degli anni (durante la Seconda Guerra Mondiale, nel corso dei bombardamenti che hanno colpito duramente la zona, radendo al suolo parte dei giardini dell’Acquasola), mentre la struttura restante ha conservato la sua fisionomia originaria, costruita in pietra e mattoni con volte affrescate (con decorazioni anche di interesse storico, come ad esempio gli affreschi di Paolo Gerolamo Piola, nella Sala Capitolare, datati 1700). Il tutto è vincolato ai sensi dell’art.157 del D. Lgs 22/01/2001 n. 42, sulla salvaguardia dei bene architettonici e archeologici di interesse pubblico.

    Il progetto

    cantiere-lavori-santi-giacomo-filippo

    Il progetto prevede la demolizione e la ricostruzione di parte delle due ali (nord e ovest) delle quattro che definiscono lo spazio aperto del chiostro ed il completo restauro di quelle sud ed est. Negli spazi aperti sul lato nord, l’autorimessa interrata su cinque livelli, previa realizzazione nella struttura originaria di paratie in cemento armato e tiranti perimetrali. La ristrutturazione è curata dalla società San Bartolomeo, partecipata al 55% (tramite Tono 2) da Spim spa, società di gestione e valorizzazione del patrimonio immobiliare di proprietà esclusiva del Comune di Genova, e al 45% dalla società privata S.Bart srl, di cui sono socie le società Torre Elah srl e il Gruppo Valle.

    I lavori sono articolati in 5 lotti:

    Lotto 1, autorimessa interrata: circa 145 box, in un park che scende di 5 livelli sottoterra. L’autorimessa sarà divisa in una parte pertinenziale, riservata a lavoratori e residenti del complesso, e in una parte a libera commercializzazione. Sulla copertura della autorimessa verrà realizzato un piazzale carrabile, con accesso dalla Via Assarotti, pavimentato in lastre di arenaria e finito con verde pensile.
    Lotto 2, ala nord: con affaccio sulla copertura della autorimessa verso nord e sul cortile centrale verso sud, qui la realizzazione di 6 livelli d’uso, con piano terra direzionale e i soprastanti a destinazione residenziale.
    Lotto 3, ala ovest: demolizione di parte della costruzione esistente e ricostruzione con inserimento di struttura metallica di sostegno, solai, copertura integrale.
    Lotto 4, ala est: su Salita San Bartolomeo degli Armeni, la ristrutturazione della struttura, con modifiche interne ai vari piani e restauro delle volte al piano terra, al piano primo e secondo. Il progetto prevede la destinazione a residenza ai piani 2, 3, 4 e direzionale ai piani terra e primo, con accesso principale da Salita San Bartolomeo.
    – Lotto 5, esterno: sistemazione a verde del cortile centrale porticato. Inoltre, la sistemazione di aree limitrofe al complesso, non di proprietà del committente ma inserite nel progetto (ad esempio, lo spazio pedonale di accesso al porticato al piano terra, dal lato degli uffici direzionali Iren e dell’ala est su Salita San Bartolomeo.

    Il progetto non ha mancato di suscitare, già nel 2009 e 2010, le proteste di molti, che ne denunciavano la ristrutturazione sconsiderata e la profonda trasformazione cui l’edificio – dall’alto valore storico e architettonico – sarebbe andato incontro. Ad esempio, suscitava scalpore che l’oratorio al piano terra, con affreschi di valore, venisse destinato a ospitare un ufficio aperto al pubblico di Iren. O ancora che si andasse a mettere le mani su un bene simile con l’obiettivo di trasformarlo in parcheggio: business che non muore mai – come ci dimostrano recenti e meno recenti investimenti genovesi – ma che di certo non rende giustizia al valore dell’edificio.

    Oggi la situazione qual è? Il cantiere è aperto e non sembrano esserci grandi criticità, nonostante il tutto dovesse essere già ultimato. Noi, visto il ritardo nella consegna del nuovo complesso, siamo stati sul posto per verificare con i nostri occhi: di certo l’inaugurazione del nuovo centro direzionale non sarà imminente, ma i lavori proseguono di buona lena. Non resta quindi che attendere la chiusura del cantiere, nella speranza che dell’ex convento non rimanga ai posteri soltanto il ricordo dei libri di storia…

     

    Elettra Antognetti

    [foto dell’autore]

  • Nodo ferroviario Genova: lavori fermi, imprese e residenti in difficoltà

    Nodo ferroviario Genova: lavori fermi, imprese e residenti in difficoltà

    Fegino. nodo ferroviarioPerché le Ferrovie dello Stato (oggi Società per Azioni, ndr) – pur non disponendo del denaro necessario – avviano la realizzazione di grandi opere? È lecita la domanda che si pongono residenti e commercianti del quartiere di Fegino (del quale ci siamo occupati ieri, a proposito della messa in sicurezza dell’omonimo torrente) di fronte all’impasse degli interventi per la realizzazione del Nodo ferroviario genovese, fermi al palo ormai da alcuni mesi (anche se le Ferrovie ufficialmente smentiscono e parlano di “forti rallentamenti”, ndr).
    Per la conclusione dei lavori si parla di almeno un anno di ritardo rispetto al crono programma annunciato: fine del 2017, anziché fine 2016. La causa? La situazione di difficoltà economica che attanaglia le imprese appaltatrici dell’opera, riunite nel consorzio Eureca.

    Da fine 2012 è in corso un contenzioso tra i committenti, ovvero Rfi, Italfer (società di Ferrovie dello Stato S.p.A.) ed il consorzio, in merito ai costi degli interventi. Le ditte rivendicano un corrispettivo più alto, rispetto alla cifra con la quale era stato assegnato l’appalto. Secondo le notizie circolate, si tratta di una richiesta aggiuntiva di circa 150 milioni di euro. Non proprio noccioline.
    Attualmente il confronto prosegue alla ricerca di un’intesa tra le parti in causa ma, nel caso non si riuscisse a raggiungere un compromesso, la conseguenza potrebbe essere la rescissione del contratto, con un ulteriore allungamento dei tempi.
    «Mi auguro davvero che il cantiere del Nodo non si fermi (anche se a dire il vero è già fermo, ndr) perché si tratta di un’opera fondamentale per spostare quote di traffico su ferro – ha dichiarato una settimana fa l’assessore regionale alle Infrastrutture, Raffaella Paita – Bisogna lavorare tutti per trovare in tempi brevi una soluzione».

    I residenti, che per lunghi mesi hanno sopportato i disagi del cantiere, oggi sono increduli. «Dopo un avvio in pompa magna, adesso è praticamente tutto bloccato – racconta Franco Traverso, abitante e portavoce del Comitato per la riqualificazione di Fegino – gli operai delle imprese impegnate nel Nodo ferroviario sono in cassa integrazione. Così, oltre al danno, c’è pure la beffa: i lavori sono fermi ormai da mesi, mentre gli ammortizzatori sociali li paghiamo noi cittadini. Vorrei sapere che senso ha tutto ciò».
    Angelo Spanò, ex consigliere provinciale dei Verdi, aggiunge un’amara constatazione: «In questa città non si riescono a realizzare neppure le opere condivise da tutti, come il Nodo, come si fa a parlare di Gronda e Terzo valico, interventi così divisivi?».

    La “roggia” di via Evandro Ferri

    Fegino. nodo ferroviario1Il cantiere del Nodo si affaccia su via Evandro Ferri, la strada che attraversa il quartiere di Fegino. Sotto il selciato, perpendicolare al rio Fegino, scorre l’antica “roggia” (canale artificiale, proveniente generalmente da un corso d’acqua più ampio, per l’irrigazione o per altri usi, nrd) che dalla località Barabini di Trasta conduce l’acqua in direzione di Cornigliano. La storica roggia, che serviva le realtà artigianali e agricole della zona, è stata interrotta all’altezza del torrente e deviata nel suo letto.
    Questa modifica, secondo alcuni abitanti, è la causa dei frequenti allagamenti in via Ferri e Corso Perrone. «La parte di via Ferri è stata parzialmente sistemata – spiega Traverso – Va dato atto all’ex presidente del Municipio Valpolcevera, Gianni Crivello, di aver capito l’importanza della roggia». Infatti, nel 2011, lungo la strada sono stati realizzati 3 bocchettoni che, in caso di evento alluvionale, dovrebbero servire a smaltire le acque.
    Ma i lavori per la grande opera rischiano di compromettere il vecchio canale sotterraneo. Chi conosce la storia del quartiere esprime timore, come ricorda Traverso «All’interno dell’area di cantiere c’è una zona che un tempo ospitava i truogoli comunali. E qui sotto scorre la famosa roggia. Ebbene, proprio in corrispondenza dei truogoli, sorgerà uno dei due piloni che reggeranno il nuovo cavalcavia ferroviario. Questa struttura creerà dei problemi – conclude Traverso – Noi abbiamo chiesto di realizzare un canale che conduca le acque direttamente dentro al torrente Polcevera».

    La nuova stazione dei Carabinieri: ancora un’incognita

    Il secondo pilone del nuovo cavalcavia, invece, rimpiazzerà l’attuale caserma dei carabinieri di via Ferri che sarà demolita. I carabinieri saranno trasferiti in un grande edificio in corso di realizzazione presso un’area FS adiacente alla stazione ferroviaria di Rivarolo (sempre nell’ambito del potenziamento del Nodo genovese): anche questo intervento, da almeno un anno  subisce continui ritardi, dovuti a ripetute interruzioni dei lavori. Oggi è tutto nuovamente fermo ed è visibile solo uno scheletro perennemente circondato dai ponteggi. L’intenzione è quella di realizzare una stazione unica dei carabinieri per Rivarolo, Pontedecimo e Bolzaneto. Con la conseguente perdita dei presidi territoriali nei singoli quartieri.

    Rivarolo. nuova stazione carabinieriRivarolo. nuova stazione carabinieri1

     

     

     

     

     

     

     

    La partecipazione mancata

    Gli abitanti ricordano che, quando l’intervento è partito «Le Ferrovie ci avevano fornito delle garanzie – spiega Traverso – Anche le istituzioni, tramite la creazione dell’Osservatorio sui lavori del Nodo, voluto dall’ex presidente del Municipio Val Polcevera, Gianni Crivello, ci avevano rassicurato».
    L’Osservatorio, però, si è rivelato una vera e propria beffa (come è successo con il suo omologo sulla Gronda): «Ci siamo riuniti una volta soltanto e mai più», sottolinea Traverso.
    Da alcuni mesi la comunicazione con le Ferrovie si è interrotta. E pure il dialogo con il Municipio è diventato difficile. «Una volta a Fegino c’era la sede del Pci e sapevi di poter contare sull’ascolto di qualcuno – conclude Traverso – Oggi per avere un colloquio con l’attuale presidente del Municipio Val Polcevera, Iole Murruni, abbiamo dovuto mandare una raccomandata. E ancora attendiamo risposta».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto dell’autore]

  • Strada a mare Cornigliano: nessuno stop ai lavori, incognita ultimo lotto

    Strada a mare Cornigliano: nessuno stop ai lavori, incognita ultimo lotto

    Cantiere fiume polceveraGetta acqua sul fuoco Stefano Bernini sulla delicata questione della strada a mare di Cornigliano. Facendo seguito alla notizia comparsa la scorsa settimana su un quotidiano genovese riguardo ad un possibile quanto catastrofico stop ai lavori, il vicesindaco del Comune di Genova ha escluso l’ipotesi e ci ha aiutato a fare il punto della situazione sull’opera che entro il 2015 (termine ultimo previsto per l’apertura al traffico dei nuovi percorsi) è chiamata a risolvere, in maniera radicale, il congestionamento in uno dei nodi più critici della viabilità cittadina.

    Qualche giorno fa la Provincia aveva sollevato alcuni dubbi sul rispetto delle norme idrogeologiche da parte del progetto per il bypass di collegamento tra la futura nuova strada a scorrimento veloce e la viabilità della Val Polcevera. Ma, in attesa dell’approvazione definitiva del progetto esecutivo, la questione sembra essere definitivamente rientrata, come assicura lo stesso Bernini:  «Effettivamente erano sorti dei problemi riguardo l’esondabilità dell’area, ma mi hanno assicurato di aver trovato la soluzione tecnica che consentirà di mettere a gara anche questi due tratti di raccordo». Tra l’altro, si tratta di lavori non particolarmente complicati, almeno per quanto riguarda le due corsie sulla sponda destra del Polcevera, in direzione sud, ovvero il tratto che unisce via Tea Benedetti al ponte su via Pieragostini. Più delicati i lavori delle due corsie verso la Val Polcevera, per la copresenza di ferrovia, viabilità ordinaria e problematiche di carattere idrogeologico: anche qui, comunque, non dovrebbero esserci più intoppi.

    Ma andiamo con ordine.

    Entro la metà del 2014, infatti, la strada a mare propriamente detta dovrebbe essere consegnata alla città da parte dell’appaltatrice Società per Cornigliano: nel dettaglio, si tratta della direttrice da 1,6 km che collegherà piazza Savio con lungomare Canepa, attraverso tre corsie per senso di marcia, che diventeranno quattro all’altezza del nuovo ponte sul Polcevera.

    lungomare-canepa-sampierdarenaIntanto, a febbraio 2014, saranno partiti i cantieri per il rifacimento di lungomare Canepa: anche qui è previsto un allargamento a sei corsie complessive, naturale prosecuzione della strada del bypass a mare, che dovrebbe concludersi nel giro di un anno dall’inizio dei lavori. Qui, infine, con avvio previsto entro la fine dell’estate, andrà a innestarsi la riqualificazione del nodo di San Benigno che, dopo due anni di lavoro, dovrebbe risolvere definitivamente gli ingorghi provocati dallo smistamento del traffico in uscita dal casello autostradale di Genova Ovest. «Sempre in questa zona – aggiunge il vicesindaco – a partire dal 2015 dovremmo essere in grado di partire con i lavori del tunnel. In proposito, ho chiesto che venga parzialmente rivisto il progetto del secondo lotto per renderlo compatibile anche con la viabilità dell’area Wtc – via de Marini». Ma questo è tutto un altro capitolo.

    Tornando alla strada a mare, l’unica vera incognita del progetto riguarda l’ormai famigerato “lotto 10”, ossia il viadotto che dovrebbe collegare piazza Savio con l’aeroporto e la barriera autostradale di Cornigliano. I problemi dipendono esclusivamente dal fatto che i lavori non sono stati inseriti nel bando gestito dal precedente ciclo amministrativo e chiuso a marzo 2009. Un appalto ad hoc non sarebbe al momento realizzabile perché i nuovi cantieri andrebbero a interferire con le opere già in atto per i restanti tratti dell’infrastruttura. La speranza di Bernini, tra i promotori dell’allargamento del progetto in questa direzione già quando ricopriva l’incarico di presidente del Municipio, è di poter assegnare anche questo lotto alla Società per Cornigliano, come adeguamento imprevedibile dell’opera già appaltata, naturalmente allo stesso ribasso d’asta. In caso contrario, si dovrebbe aspettare la consegna del tratto piazza Savio – Fiumara e procedere a nuova gara. Si aspetta il parere della magistratura contabile. «Se, come mi auguro, dovesse arrivare una risposta affermativa – conclude Bernini – il consorzio che sta effettuando i lavori mi ha garantito che anche il lotto 10 potrebbe essere consegnato più o meno nei tempi previsti per la restante parte della strada a mare. Si eviterebbero così esasperanti allungamenti di tempo e si porrebbe rimedio a un errore strategico di progettazione del passato».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Begato, palazzo via Maritano-via Ortigara: incertezza sul nuovo progetto

    Begato, palazzo via Maritano-via Ortigara: incertezza sul nuovo progetto

    via-ortigara-edilizia-begato-d12C’è la volontà di rivedere il progetto ma sull’eventuale nuova soluzione le idee sono ancora confuse. Ci riferiamo al contestato intervento edilizio previsto a Begato – tra via Maritano e via Ortigara – che nei mesi scorsi, a causa della sua invasività, aveva suscitato le vibranti polemiche di residenti e Municipio Valpolcevera.
    L’assessore regionale Giovanni Boitano (Politiche abitative, Edilizia, Lavori pubblici), rispondendo ad un’interrogazione presentata dal consigliere Lorenzo Pellerano (Lista Biasotti), ha annunciato che il progetto sarà rivisto al ribasso, con una diminuzione degli alloggi (come già era stato ipotizzato) e soprattutto delle volumetrie sviluppate in altezza.
    «L’opera secondo noi va realizzata – spiega Boitano – e non ce la sentiamo di rinunciare a questo intervento, così come non se la sente il Comune di Genova. Pensiamo tutti che l’intervento debba essere rivisto. La Giunta comunale, già nella seduta del 31 gennaio, ha deciso di rivedere il progetto. Da 67 alloggi scenderemo ad una cinquantina. È stato affidato ai tecnici l’incarico di studiare una costruzione con una disposizione diversa, probabilmente suddivisa in due strutture».

    La Regione Liguria contribuisce alla nuova edificazione con un finanziamento di circa 2 milioni e mezzo di euro. «Quando, invece, si potrebbero utilizzare queste risorse per ristrutturare i numerosi immobili sfitti sparsi per la città – spiega Pellerano – e recuperare gli altrettanto numerosi alloggi che versano in condizioni fatiscenti, al fine di una loro assegnazione alle persone in attesa di una casa popolare (oltre 4000 nell’ultima graduatoria)». Il Comune mette sul piatto la bellezza di quasi 6 milioni di euro.

    «Occorre modificare il progetto confrontandosi con gli abitanti – continua Pellerano – i quali, a priori, non sono contrari a qualsiasi intervento, ma semplicemente chiedono di non deturpare la zona con una nuova colata di cemento». Secondo il consigliere regionale, in questo modo «Sarebbe possibile stornare delle risorse da indirizzare verso altre opere di manutenzione degli alloggi pubblici che consentirebbero di dare una risposta immediata all’esigenza abitativa».

    Pellerano accoglie positivamente la disponibilità dell’assessore Boitano ma sottolinea «Forse tra Regione e Comune si è generato un equivoco: la riduzione a 50 appartamenti non basta. In questo contesto una trentina di appartamenti sarebbero più che sufficienti».
    La II Commissione (Bilancio, Assetto del Territorio, Sviluppo Economico, Tutela Ambiente) del Municipio Valpolcevera – già nel parere del 19 ottobre 2012 – aveva bocciato l’ipotesi di riduzione da 67 a 55 alloggi considerandola comunque troppo impattante. Inoltre affermava: «È necessario un riesame del progetto edilizio cui segua un suo ulteriore ridimensionamento nei volumi e nelle dimensioni, soprattutto in sviluppo verticale, in modo da realizzare un’opera di altezza non eccedente i volumi di altezza del precedente edificio già demolito riprendendo lo sky line di tale costruzione (32 alloggi)».

    Il comitato di cittadini, da parte sua, è parecchio perplesso «Ancora non è chiaro quale sarà la nuova soluzione architettonica. Abbiamo chiesto lumi al Comune ma finora senza ottenere risposta».
    Il timore è che – fingendo di venire incontro alle esigenze degli abitanti – nella realtà delle cose tutto resti così com’è.

     

    Matteo Quadrone

  • San Benigno, centro direzionale Msc: cercasi acquirente per la terza torre

    San Benigno, centro direzionale Msc: cercasi acquirente per la terza torre

    costruzione-grattacielo-msc-san-benignoOrmai è quasi terminato il Centro Direzionale di San Benigno compreso tra via Balleydier, via Milano e via De Marini (che include World Trade Center, Matitone, Torre di Francia, I Gemelli, Torri Piane e Torri Faro). Sono ancora in fase di ultimazione le tre torri che occuperanno il comparto 2. Qui, lato mare, vicino al porto commerciale, è in corso la costruzione del complesso prenotato da Msc, che ha deciso di insediare qui il proprio quartier generale e di incrementare la sua attività sul territorio ligure, in concorrenza con l’altro colosso e competitor di sempre, Costa. Dopo aver inizialmente mostrato interesse per tutto il complesso però, Msc avrebbe fatto passi indietro, dichiarandosi disposta ad acquistare solo due delle tre torri in costruzione (lasciando fuori quella di sud-est, direzione Porto Antico).

    Alla luce delle informazioni in nostro possesso non si sarebbe ancora fatto avanti ufficialmente nessun altro acquirente per la terza torre, l’iter avrebbe quindi subito un rallentamento generando una situazione di stallo.

    I lavori di preparazione dell’area sono iniziati  nel 2008, ma la costruzione degli edifici vera e propria è partita nell’ottobre 2009. Il completamento, stimato in 36 mesi, era previsto per ottobre 2012. Tre torri su una piastra di base di 2,7 mila mq di estensione e 34,19 metri di altezza. Due torri raggiungono quota 89,75 mt, la terza torre 99,00 mt.
    Le destinazioni d’uso: direzionale per 15.141 mq SLA-superficie lorda abitabile; residenza per 6.743 mq SLA; commercio per 3.884 mq SLA; parcheggi pertinenziali per 10.540 mq SLA. Inoltre, parcheggi pubblici in struttura e a raso, e archivi comunali, per un totale di 25.768 mq.

    costruzione-grattacielo-msc-san-benigno2COMPARTO 2: IL PROGETTO

    Un unico complesso, articolato in tre grattacieli, due dei quali articolati su 12 livelli interni e 2 di copertura, e l’altro su 14 livelli interni più 2 di copertura. Alla base, una piastra –su cui poggiano le torri- che si sviluppa su un’estensione di 2,7 mila mq ed è composta da 9 livelli interni e coperta da una terrazza giardino. Il complesso sfiora i 100 metri di altezza e si estende su una superficie di circa 56 mila mq di superficie edificata, di cui circa 3,8 mila mq destinati a commercio, oltre 15 mila mq ad uso direzionale e circa 6,7 mila mq a residenze. Inoltre, nella piastra di base saranno realizzati un archivio e locali tecnici destinati al Comune di Genova -come deciso da apposita Convenzione stipulata tra enti pubblici e privati coinvolti-, vari posti auto e un parcheggio. Ad occuparsi dei lavori, la società Grandi Lavori Fincosit, ditta romana con una sede anche a Genova, in Via Fieschi.

    Come detto, due delle tre torri erano destinate originariamente ad accogliere gli uffici di Msc, mentre la terza avrebbe dovuto ospitare 108 appartamenti, progettati secondo un design moderno e attento alle innovazioni in materia ambientale dagli architetti del prestigiosi studio 5+1 di Genova. Tuttavia ci sono state modifiche in corso d’opera: dopo le voci che riportavano un interesse di Msc anche per la terza torre, le società di costruzione hanno optato per la riconversione dell’ultima costruzione da residenziale a direzionale. Risulterebbe, dalle informazioni acquisite, che l’attuale apparente assenza di un acquirente per la terza torre, stante anche il mancato concludersi della riferita trattativa con Msc, abbia determinato un rallentamento dei lavori. Data l’attuale crisi economica, si porrebbe inoltre il problema da parte di Svim (Società di Sviluppo Immobiliare) e di Fincosit, di collocare sul mercato l’intero terzo edificio.

    I LAVORI

    «Ho una brutta notizia: non possiamo rilasciare interviste», così ci accoglie il direttore di cantiere, l’ingegner Giuseppe Giacinto, nonostante l’appuntamento preventivamente concordato. Dalla Grandi Lavori Fincosit, dunque, nessuna dichiarazione ufficiale. Dai dati pubblicamente accessibili, veniamo a conoscenza che i lavori, come anticipato in apertura, sono iniziati ufficialmente il 2 ottobre 2009 (con permesso rilasciato il 17 agosto dello stesso anno) e sarebbero dovuti terminare entro il 2 ottobre 2012, ad esattamente 3 anni dall’apertura del cantiere.

    I termini sono slittati: inizialmente indicato il 2013 come deadline, anche questa data è slittata e ora si parla di metà 2014. Non prima, a quanto dicono gli operai che incontriamo in cantiere. Gli stessi confermano anche che oggi all’interno del complesso si stanno costruendo solo uffici (tutti open-space, senza pareti divisorie interne, come sono stati voluti da Msc) e il progetto abitativo è venuto a cadere definitivamente. In particolare, raccontano, mentre all’inizio i lavori avanzavano piuttosto lentamente, dopo che Msc si è proposta come acquirente e le trattative si sono concretizzate, i lavori hanno subito una forte accelerazione, almeno per quanto riguarda le due costruzioni già “piazzate”.

    cantiere-grattacielo-msc-san-benigno2

    cantiere-grattacielo-msc-san-benigno

    Ecco quindi affiorare il fantasma della crisi del mattone, con un’alta percentuale di invenduto in una zona della città già satura di costruzioni e che non è esente da criticità: si pensi al caso degli appartamenti delle Torri Faro che, poco distanti, restano in parte invenduti e potrebbero rimaner tali per diverso tempo, soprattutto dopo il tracollo di Unieco Soc. Coop. La storica cooperativa di Reggio Emilia (attiva dal 1904 e suddivisa in 4 divisioni), avrebbe, da quel che si apprende dai giornali emiliani, un buco nel bilancio di oltre 600 mila euro e più di 1500 dipendenti senza lavoro. Anche se questo non sembra essere il caso del ben più solido gruppo Fincosit (entusiasti, i dipendenti spendono buone parole per i datori di lavoro, attenti alle norme di sicurezza e puntuali nei pagamenti), il momento di crisi generale certo non favorisce il mercato immobiliare, che langue soprattutto a Genova. C’è da sperare che le tre costruzioni vengano ultimate al più presto e che anche per la terza torre si presentino acquirenti motivati. Il rischio è quello, viceversa, di lacerare lo skyline del waterfront e di sovraccaricare San Benigno di un altro grattacielo fantasma.

    Elettra Antognetti

  • San Quirico, lavori per il Terzo Valico: i No Tav ristabiliscono la legalità

    San Quirico, lavori per il Terzo Valico: i No Tav ristabiliscono la legalità

    san quirico. terzo valicoA metà mattinata gli operai della Drafinsub – ditta incaricata della realizzazione di una pista di accesso all’area di cantiere e delle operazioni di bonifica dagli ordigni bellici – risalgono sul loro furgone e se ne vanno tra applausi e fischi della gente accorsa fin dall’alba per difendere il terreno di proprietà della famiglia Bruzzese.
    Siamo in località San Quirico, dietro al Mercato dei Fiori, dove ancora resiste uno splendido polmone verde a ridosso di case e capannoni. Uno spazio di oltre un ettaro e mezzo sopravvissuto all’edificazione selvaggia, in cui Davide Bruzzese e la sua famiglia vivono, coltivano la terra e allevano i propri animali, da quasi 40 anni, conservando con cura un raro esempio di campagna a pochi metri dalla città.
    san quirico. terzo valico.3jpgMa proprio qui è previsto l’imbocco della galleria Polcevera, una delle “finestre” (gallerie di servizio) del Terzo Valico. Alberi da frutto, orti e pascoli rischiano di scomparire per sempre, rimpiazzati da una colata di cemento.
    Alcuni giorni fa è spuntata una ruspa della ditta, dopo che una prima recinzione era stata installata all’insaputa dei proprietari. Oggi non è visibile neppure un cartello con l’indicazione dei lavori da eseguire e le autorizzazioni necessarie, tutto sembra esser stato predisposto in fretta e furia, onde evitare contestazioni.

     

    san quirico. terzo valico.4jpgIl paradosso è che la famiglia Bruzzese non ha mai ricevuto alcuna notifica di esproprio del terreno e dunque dal 25 aprile – con l’immancabile supporto di altri cittadini e militanti No Tav – presidia la sua proprietà per difenderla da eventuali abusi.
    I lavori, che sarebbero già dovuti partire, sono stati sospesi in attesa di accertamenti.
    Stamattina la Drafinsub è tornata alla carica ma si è trovata dinanzi l’ostinata resistenza di una cinquantina di persone, sotto l’occhio vigile della Digos.
    «Il Cociv (general contractor del Terzo Valico) sostiene di aver rispettato la procedura notificando l’esproprio due anni fa – spiega Francesco del Comitato No Tav No Terzo Valico di Pontedecimo e San Quirico – Peccato, però, che la notifica sia stata inviata al precedente proprietario. Il Cociv afferma che non esistono documenti ufficiali in grado di attestare l’attuale proprietà. Il nostro avvocato, invece, ha in mano una visura catastale risalente a gennaio 2011, dunque precedente all’errata notifica di esproprio, che sancisce la proprietà della famiglia Bruzzese».

    san quirico. terzo valico.2jpgDa un punto di vista procedurale, ancora una volta, il Cociv avrebbe calpestato ogni regola. «Prima di avviare i lavori devono notificare l’esproprio e comunicare il relativo indennizzo economico – continua Francesco – Niente di tutto ciò è stato fatto. Finora non hanno voluto prendere in considerazione la nostra documentazione. Ci troviamo di fronte a metodi illegali perpetrati da un gruppo di persone a danno dell’intera cittadinanza. Noi non ci stiamo. E continueremo a difendere la terra della famiglia Bruzzese».

     

     

    Matteo Quadrone

    [Foto dell’autore]

  • Piazza Sarzano, mercato alimentare: slitta ancora l’inaugurazione

    Piazza Sarzano, mercato alimentare: slitta ancora l’inaugurazione

    mercato piazza sarzanoI lavori per la realizzazione del mercato alimentare di piazza Sarzano, adiacente al pozzo di Giano, la cui fine era stata prevista –dopo varie posticipazioni- per lo scorso 5 novembre 2012, sono ormai in fase di ultimazione. Tuttavia, il mercato non è ancora operativo e la situazione resta in una fase di stallo, tanto che perfino dal municipio centro-est non arrivano notizie certe riguardo l’apertura, data mesi fa già come imminente.

    Tra novembre 2012 e gennaio 2013, gli ultimi interventi nel cantiere (aperto dal 2010): era stata realizzata la piattaforma in cemento ed erano stati inseriti i banchi, acquistati tramite partecipazione ad apposito bando da alcuni commercianti già attivi all’interno del Mercato Orientale di via XX. La struttura finale, così come l’aveva pensata la progettista, arch. Susanna Bordoni, è stata realizzata in ferro e rame, su una superficie di 260 metri quadrati. Il progetto, realizzato dall’impresa edile artigiana Vino su commissione del consorzio “Il pozzo di Giano”, era stato approvato già nel lontano 2009. Ma ad oggi la situazione è ancora ferma.

    Così Antonella Davite,  presidente del C.I.V. di Sarzano: «Parlando a nome di tutti i residenti, non possiamo fare altro che esprimere rammarico per il ritardo sui lavori e dirci favorevoli all’idea di creare un mercato in questa zona. Infatti, la realtà del centro storico è piuttosto problematica: è un contesto difficile, con poco interscambio, scarsamente frequentato. La viabilità è mal funzionante, la metro c’è, ma purtroppo non basta, da anni noi chiediamo che venga messo a nostra disposizione un pulmino, soprattutto per rispondere alle esigenze dei residenti più anziani. Sappiamo tutti che il centro e i vicoli sono abitati anche –e per lo più- da persone anziane, con difficoltà a muoversi in strade strette e a spostarsi tra le salite e le discese del centro. Inoltre, da qualche tempo ci stiamo muovendo per la realizzazione nella zona antistante alla piazza di parcheggi a rotazione con tariffe agevolate per i residenti. Tutto ciò perché in questa fase di crisi generale, internazionale e nazionale, ci sembra che Genova –e soprattutto il centro storico- arranchi particolarmente. I vicoli attirano ben poche persone da fuori, e spesso gli stessi residenti –come si diceva prima- faticano a muoversi per le strade. Gli unici a frequentare abitualmente Sarzano e i suoi vari locali sono gli studenti: ben venga, però non rappresentano di certo la fascia di fruitori esclusiva né del mercato che aprirà, né degli altri esercizi. Dobbiamo puntare a richiamare sempre più persone da fuori e invogliare i residenti ad investire nel loro quartiere».

    mercato-piazza-sarzano-2Inoltre, anticipa il presidente, sembra imminente l’inizio dei tanto attesi lavori in vico del Dragone, in cui da tempo si deve procedere alla rimozione dei residui bellici del bombardamento dell’allora casa chiusa.

    Abbiamo chiesto un quadro della situazioe anche al vice-presidente del Municipio centro-est Fabio Grubesich: «In questo momento -dice Grubesich- la situazione sta attraversando una fase di stallo. Tuttavia, si tratta di un momento transitorio: contiamo di dare al più presto alla cittadinanza le risposte che ci chiedono e di rendere operativa la struttura mercatale. È giusto ed è auspicabile -anche da parte nostra, oltre che da parte dei commercianti- che le strutture su cui investiamo vengano utilizziate e non restino improduttive. A Genova purtroppo abbiamo altre situazioni paragonabili a quella di Sarzano, come ad esempio il mercato del Carmine».

     

    Elettra Antognetti

  • Metropolitana Genova: il percorso futuro dopo la fermata di Brignole

    Metropolitana Genova: il percorso futuro dopo la fermata di Brignole

    metropolitanaIL PRECEDENTE

    8 febbraio 2012: Gente Comune, movimento che vede il suo leader Giuseppe Viscardi candidato Sindaco alle elezioni comunali del prossimo maggio, festeggia (con polemica) i 30 anni della metropolitana di Genova.

    «I lavori sarebbero dovuti terminare in 540 giorni. Invece quella di Genova è la metropolitana più lenta, più rinviata, più litigiosa e più bugiarda d’Italia, oltre che la più costosa in proporzione a tempi, chilometri e scavi effettivamente eseguiti», è il commento di Viscardi all’iniziativa.

    Dal Comune arrivano notizie relative alla stazione di Genova Brignole, secondo cui i cantieri termineranno a marzo e l’inaugurazione effettiva avverrà a luglio.

    Marzo 2012: il Consigliere Regionale Lorenzo Pellerano annuncia che il Ministero delle Infrastrutture ha approvato il progetto per la fermata di piazza Corvetto, che sarà realizzata a mezza via tra De Ferrari e Brignole e la cui realizzazione avrà un costo complessivo di 26 milioni di euro.

    Luglio 2012: Ansaldo STS propone al Comune di Genova la prosecuzione del tragitto fino allo stadio Ferraris. Il nuovo percorso, da attuare una volta aperta la fermata di Brignole, sarebbe costituito dal tratto piazza Martinez – corso Sardegna – corso De Stefanis.

    20 novembre 2012: in Consiglio Comunale proteste per i ritardi nei lavori a Brignole. La giunta Doria promette che entro Natale la fermata diventerà operativa.

    21 dicembre 2012: inaugura la fermata Brignole della metropolitana.

    IL PRESENTE

    A poco più di un mese dall’apertura della nuova fermata, quando e come si amplierà il progetto della metropolitana? Non ci sono ancora comunicazioni ufficiali sulle tratte future, ma sono da tempo avviati studi di fattibilità per capire quali sono le destinazioni più utili alla città e a chi si sposta quotidianamente per esigenze personali e di lavoro.

    Anzitutto, quali cause hanno portato il ritardo nell’inaugurazione di Brignole, rispetto agli annunci ufficiali di un anno fa? Come ci spiega Paolo Carbone di Associazione MetroGenova «A causa della spending review oggi esiste una sola commissione di collaudo per tutte le reti metropolitane d’Italia, che deve occuparsi di valutare gli impianti, la sicurezza e ogni aspetto tecnico, un lavoro che richiede alcuni mesi. Questo fatto, sommato al dilungarsi delle trattative contrattuali fra Comune di Genova, Amt e Ansaldo STS, ha portato questo ritardo nell’apertura di Brignole».

    MetroGenova è nata nel 2007 per fare chiarezza sul progetto di trasporto pubblico a Genova, ponendosi l’obiettivo di fare una sintesi di progetti, costi e aspetti tecnici per dare una corretta informazione ai cittadini. L’associazione, attraverso il suo forum interno e la pagina Facebook, ha inoltre chiesto ai cittadini quali sono i percorsi più graditi per le future tratte: «Le principali sollecitazioni indicano una prosecuzione della metropolitana verso San Martino o la Val Bisagno, in seconda battuta Sampierdarena e Val Polcevera. Secondo noi del Consiglio Direttivo, San Martino – con una stazione al termine di via Torti, collegabile con l’ospedale attraverso tapis roulant o altre soluzioni – è l’ipotesi più praticabile per varie ragioni: sfrutterebbe l’area ferroviaria, con una prosecuzione dell’attuale linea per circa 2 chilometri; inoltre servirebbe San Fruttuoso, un quartiere molto popolato, e fornirebbe un servizio all’area ospedaliera. Il tratto verso la Val Bisagno pone invece diverse incognite: andrà eventualmente verificata la compatibilità con il piano di bacino e con il progetto di tram di cui si parla da alcuni anni e che è attualmente in sospeso».

    Appare invece meno praticabile l’opzione Corvetto: «Nel tragitto De Ferrari – Brignole chiunque può vedere lo “scheletro” della stazione Corvetto, ma non sono ancora stati realizzati gli impianti e le infrastrutture tecniche necessarie. Il progetto è attualmente fermo a causa della non disponibilità dei finanziamenti, in quanto la priorità di assegnazione dei fondi ministeriali è andata ai nuovi convogli e al deposito».

    Marta Traverso

  • Sicurezza sul lavoro: controlli nei cantieri, manca il personale

    Sicurezza sul lavoro: controlli nei cantieri, manca il personale

    sicurezza-lavoro-edilizia-operai-DIMercoledì scorso (13 febbraio, ndr) i lavoratori dello PSAL (Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro) – servizio dell’Asl 3 che vigila sulla regolare applicazione nei cantieri (e non solo) delle norme vigenti in materia di sicurezza sul lavoro  hanno organizzato un presidio di fronte alla Prefettura per denunciare la carenza di personale che colpisce il reparto e che mette a rischio il prosieguo dell’attività di controllo.

    Una situazione già conclamata da tempo, che ha raggiunto il suo apice a causa del blocco del turnover. Le ultime assunzioni sono state effettuate tra il 2009 e il 2010, ma non sono state sufficienti a rimpiazzare coloro che sono andati in pensione. «Oggi si è sotto i livelli del 2008» ha confermato il direttore della struttura, Dott. Attilio Businelli. Inoltre nei prossimi anni si prevede l’apertura di nuovi cantieri di grandi dimensioni per le Grandi Opere: «Arriveranno a Genova circa 500 lavoratori trasfertisti. – precisa Flavio Bellati della CGIL – Se i tecnici dell’ASL dovessero seguire questi cantieri non riuscirebbero più ad effettuare i controlli ordinari». Cantieri complessi per i quali, tra l’altro, sono richieste competenze tecniche molto elevate.

    L’Asl, da parte sua, ha già chiesto alla Regione delle deroghe per poter assumere nuovi tecnici, «ma – dice Businelli – si tratta di numeri piccoli e inoltre la Regione può dare deroghe per tutta la Sanità, non per uno specifico ruolo. Per cui la scelta è o tecnici professionali o infermieri».

    La richiesta dei sindacati è che vengano stanziati 350.000 euro per rafforzare il personale della struttura inserendo 7 nuove risorse. «Questi cantieri – sostiene Bellati – riguardano tutta l’Italia, se non l’Europa. Per cui l’Europa pagherà per questi lavori». È vero infatti che opere come il Terzo Valico sono state concepite come infrastrutture di collegamento tra l’intero paese e il resto dell’Europa e che esse comportano costi non indifferenti su tutta la collettività, compresi i lavoratori. «Inoltre – sostiene Bellati – la presenza di controlli può anche servire da deterrente contro la presenza della mafia e della corruzione all’interno dei cantieri».

     

    Telecamera su GenovaIL SERVIZIO DI PREVENZIONE E SICUREZZA SUI POSTI DI LAVORO

    Qualche numero può servire ad avere un quadro più chiaro della situazione. Il Dott. Businelli, ci ha spiegato che i tecnici, ovvero coloro che effettuano i controlli, sono in questo momento 31 e riescono a coprire circa il 10% dei cantieri presenti annualmente sul territorio (circa 4000). Nella struttura vi sono poi 6 dirigenti e 3 medici.

    I livelli essenziali di assistenza (LEA), determinati da una normativa successiva al disastro della Thyssenkrupp del 2007, che teneva conto del già scarso numero di addetti alla sicurezza, richiedono un controllo su almeno il 5% dei cantieri “soggetti all’obbligo”. Infatti, spiega ancora Businelli, non tutti i cantieri vengono monitorati, ma «solo quelli in cui è presente un elevato numero di lavoratori o in cui agiscono più imprese». E infine aggiunge «i LEA sono rispettati, ma spereremmo di fare un po’ di più».

    Un aspetto interessante della vicenda è che non sono stati solo i pensionamenti a ridurre il numero di tecnici, ma anche alcuni trasferimenti di coloro che avevano vinto il concorso per l’ASL genovese e successivamente hanno chiesto di essere spostati in altre città o regioni. Se consideriamo che i concorsi sono stati fatti tra il 2009 e il 2010 e che è necessario almeno un anno di lavoro sul campo per imparare a conoscere le specificità del territorio e diventare perfettamente operativi, ci rendiamo conto che alcuni nuovi assunti hanno potuto contribuire in modo molto limitato alla garanzia della sicurezza del lavoro nella nostra città.

    Di fronte a questo dato lo stesso sindacato ha ipotizzato della possibilità di creare contratti che vincolino i nuovi tecnici a lavorare sul territorio genovese per almeno 5 anni.

     

    erzelli-progetti-edilizia-lavoro-sicurezza-cantiere-d7I COSTI DEL PERSONALE TECNICO

    I tecnici dallo PSAL sono assunti dall’ASL, ma di fatto sono pagati dalla Regione con i propri trasferimenti. Il sindacato, come si è detto, ha chiesto che vengano stanziati 350.000 euro l’anno per aggiungere 7 risorse alla struttura, con un costo di 50.000 euro per ogni nuovo tecnico.
    In realtà secondo i dati che ci sono stati forniti dall’Ufficio Stipendi dell’Asl 3, lo stipendio base di un neo assunto si aggira sui 1600 euro al mese, che equivale a 42.000 euro lordi all’anno. Sempre considerando la busta paga tipo di un tecnico, scopriamo anche che lo straordinario influisce molto sullo stipendio finale, fino a 350 euro in più al mese. Questo a ulteriore conferma del fatto che la mancanza di personale obbliga a richiedere interventi di questi lavoratori oltre l’orario definito dal contratto, con costi/ora più elevati per l’Asl stessa.

    Colpisce che nell’infinito dibattito tra sostenitori e detrattori delle Grandi Opere, all’interno delle istituzioni e tra partiti politici, questo aspetto non sia mai emerso. Nonostante le polemiche e gli scandali che puntualmente accompagnano gli incidenti sul lavoro, la protesta dei tecnici dello PSAL evidenzia come le condizioni in cui sono costretti ad operare siano ancora tutt’altro che ottimali, a danno, ovviamente, della sicurezza. Tutto questo mentre è ormai imminente l’apertura di nuovi grandi cantieri a Genova.

     

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi e Diego Arbore]

  • Abbazia di San Giuliano, dal restauro all’edilizia privata: luci e ombre

    Abbazia di San Giuliano, dal restauro all’edilizia privata: luci e ombre

    È una storia infinita quella del risanamento e dell’auspicabile valorizzazione dell’Abbazia di San Giuliano – splendido edificio religioso risalente al X secolo, affacciato direttamente sul mare – tra contenziosi legali che hanno coinvolto le ditte impegnate nell’opera, conflitti di competenze e soldi che mancano. I primi restauri risalgono addirittura agli anni ’70. Nel 1992, in occasione delle “Colombiadi”, viene rifatta la facciata. Nel 1999 con i fondi del gioco del Lotto si finanzia un nuovo intervento. E nel 2000, pure un secondo. I lavori procedono a singhiozzo fino al 2006 quando, sotto la direzione dell’architetto Guido Rosato (Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Liguria), entrano nel vivo. Purtroppo le risorse economiche non sono sufficienti e tutto si blocca nuovamente, con il rischio che l’incuria ed il trascorrere del tempo, vanifichino i risultati raggiunti.

    A questo punto è necessaria una premessa «L’abbazia, la chiesa vera e propria per intenderci, e alcuni locali annessi, non sono di proprietà del Demanio dello Stato, bensì sono tuttora proprietà privata dei Monaci Benedettini di Montecassino – spiega il Direttore della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Liguria, l’arch. Maurizio Galletti – Per questo motivo non dipende esclusivamente da noi il recupero integrale del bene, nonostante il valore che tale patrimonio culturale riveste per l’intera città».
    Il resto del complesso monumentale, invece, è di proprietà del Demanio il quale, tra il 2000 ed il 2002, l’ha consegnato in custodia al Ministero dei Beni Culturali. Subito dopo partono i lavori. «L’amministrazione ha trovato parecchie difficoltà – sottolinea Galletti – Ci siamo confrontati anche con alcune occupazioni abusive. Inoltre, gli interventi presentavano un notevole grado di difficoltà. Abbiamo dovuto realizzare un adeguamento impiantistico funzionale alle future esigenze».

    «Sappiamo che i Benedettini sono intenzionati ad alienare la parte di loro proprietà – continua Galletti – Il Ministero è stato contattato ma non dispone del denaro sufficiente per acquisire la parte privata».
    Il Direttore Regionale aggiunge «Ci stiamo muovendo alla ricerca di un accordo con la Regione Liguria affinché sia possibile utilizzare i fondi comunitari. Anche non acquisendo la chiesa, potremmo comunque trovare il modo per valorizzarla».
    In altri tempi, economicamente più floridi, si poteva sperare in un investimento privato «Oggi, invece, attraversiamo una fase negativa – continua Galletti – e nessuno è disposto ad investire».

    «L’abbazia di San Giuliano va difesa in quanto significativa testimonianza storica, sopravvissuta all’edificazione selvaggia di Corso Italia – spiega la professoressa Franca Guelfi, ex presidente della sezione genovese di Italia Nostra – L’acquisizione da parte del Ministero dei Beni Culturali, anche grazie all’impegno della nostra associazione, è indubbiamente un fatto positivo. Ma è grave che non si sia proceduto celermente nell’esecuzione dei lavori di ristrutturazione».
    Adesso potrebbe essere giunta l’ora della svolta, almeno per quanto riguarda la parte che si affaccia su Corso Italia, quello che un tempo era il convento dei Benedettini «Siamo arrivati al dunque – racconta l’arch. Galletti – stiamo completando la riqualificazione della facciata, della pavimentazione, ecc. Alcuni locali diventeranno degli uffici. L’obiettivo è trasferire qui il Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Genova, attualmente ospitato nel complesso monumentale di S. Ignazio, accanto all’Archivio di Stato. Hanno necessità di maggiore spazio, quindi abbiamo pensato al trasferimento a San Giuliano. Inoltre, qui sarà insediato anche l’Ufficio Esportazione, ovvero il reparto adibito a valutare una serie di oggetti di proprietà privata che possono o meno, a seconda dell’interesse culturale dei beni, essere liberamente esportati all’estero oppure devono sottostare a precise regole per un esportazione esclusivamente finalizzata al loro specifico interesse culturale (mostre, esposizioni, ecc.)».
    In questo modo la Direzione Regionale raggiunge anche un secondo obiettivo: il risparmio di risorse in ottica “spending review”, grazie allo spostamento di alcuni uffici della Soprintendenza Archivistica della Liguria, oggi in locazione passiva, presso la sede di S. Ignazio.

    Il consigliere del Municipio Medio-Levante, Bianca Vergati (Sel-Lista Doria), ha scritto una lettera alla direzione regionale per chiedere lumi sulla tempistica dei lavori «Ci auguriamo che a breve, almeno sulla passeggiata sia concluso il cantiere, in modo da restituire alla città la parte che dà su Corso Italia. Per il prossimo futuro – annuncia Vergati – vorremo chiedere l’assegnazione di uno spazio da destinare alla cittadinanza».
    «Oggi stiamo portando avanti gli interventi per rendere funzionali gli uffici – spiega ancora Galletti – E stiamo programmando dei fondi economici aggiuntivi. Inoltre, abbiamo ricevuto un’erogazione liberale da parte di un privato destinata specificatamente al restauro di San Giuliano». Se tutto va bene, considerando le risorse che dovrebbero arrivare nel 2013 «Auspichiamo di concludere l’opera nel 2014», aggiunge il Direttore Regionale.

    Nell’1983-’84 l’associazione Italia Nostra, insieme agli esponenti della Soprintendenza ed alla Facoltà di Architettura, inserisce l’abbazia di San Giuliano nella proposta dei lavori da eseguire in vista delle “Colombiadi” del ’92. «Ci siamo attivati già 8-9 anni prima dell’appuntamento – ricorda Guelfi – nella proposta rientravano: il complesso di S. Ignazio, il chiostro di S. Gerolamo (dietro all’ospedale Gaslini) e l’abbazia di San Giuliano».
    In seguito, la Soprintendenza avvia una serie di restauri: «I lavori, come sappiamo, sono proseguiti tra mille problemi ma, finalmente, si è arrivati alla rifinitura dell’edificio ed è stata individuata anche la sua futura destinazione – sottolinea Guelfi – Il “cantiere infinito” riguarda l’antico convento dei Benedettini».
    La chiesa sul lato sud fronte mare necessita soprattutto di adeguata manutenzione. «La chiesa è in buone condizioni – continua Guelfi – Non è sconsacrata ed è ancora utilizzata in determinate occasioni. Sono il disuso e l’abbandono che generano il degrado, non viceversa. In tutta l’area circostante, infatti, regna il disordine».

    LUNGOMARE LOMBARDO E LE OMBRE SULLE UNITA’ ABITATIVE DELLA ZONA

    Lungomare Lombardo è il percorso pedonale che circumnaviga l’abbazia di San Giuliano collegandola a ponente e levante con Corso Italia. Il complesso monumentale e la passeggiata rappresentano un insieme dall’alto valore paesaggistico.
    «Italia Nostra più volte si è occupata di San Giuliano sottolineando l’importanza di preservare tutta l’area circostante – spiega Guelfi – È un nucleo storico sopravvissuto dopo la costruzione di Corso Italia nel ‘900: un intervento per certi aspetti molto pesante che, ad esempio, ha comportato la demolizione della chiesetta di S. Nazario a Punta Vagno».
    La zona di Lungomare Lombardo, secondo l’ex presidente di Italia Nostra, deve recuperare il rapporto primario con il mare. «Questa è la prima cosa da salvaguardare. Ora c’è un accesso libero stretto tra due stabilimenti balneari, manufatti che chiudono l’ingresso al mare. La zona a mare, invece, dovrebbe essere liberata».
    Ma non è tutto. Nella parte a monte dell’abbazia un tempo c’erano degli orti, oggi trasformati in spazi delimitati da rudimentali cancelli e trasformati in una sorta di magazzini, forse utilizzati dagli adiacenti stabilimenti.
    «Non si capisce se sono di proprietà pubblica o privata – continua Guelfi – Durante la ristrutturazione ci avevano assicurato il massimo impegno per liberare tali spazi. Ma a distanza di anni la situazione non è cambiata».

    Il tratto di Lungomare Lombardo lato levante appare in buone condizioni dopo un’attenta riqualificazione. Il lato ponente, invece, è stato al centro di una mozione presentata dal consigliere Bianca Vergati presso il Municipio Medio-Levante.
    «Ho proposto il completamento della riqualificazione di Lungomare Lombardo – spiega Vergati – Un’iniziativa che potrebbe essere compresa nell’ambito della “riqualificazione di Corso Italia”, richiesta formulata dal Municipio riguardo il Piano Triennale Lavori Pubblici del Comune di Genova».
    Il problema, però, è nel conflitto di competenze «Non si comprende quale sia la responsabilità sul tratto di Lungomare Lombardo lato ponente: Demanio, Soprintendenza, ecc.», si domanda il consigliere.

     

     

     

     

     

     

     

    Vergati chiede chiarimenti anche per quanto riguarda la concessione del parcheggio ai residenti delle due unità abitative contrassegnate dai civici n. 16 e 18 di Lungomare Lombardo, due edifici privati ubicati proprio a ridosso dell’abbazia. «Si tratta di una vecchia concessione che andrebbe eliminata – spiega Vergati – La Polizia Municipale ha constatato il rilascio di tale permesso da parte della Soprintendenza, non riuscendo ad impedire il posteggio in “zona pedonale”, come si evidenzia nei cartelli posti da entrambi gli accessi».
    Infine, il consigliere del Medio Levante riporta una voce preoccupante «Pare che i residenti di Lungomare Lombardo (civici n. 16-18) abbiano chiesto la sopraelevazione della loro proprietà».

    «In Lungomare Lombardo ci sono dei contenziosi aperti che si trascinano da decenni – risponde l’arch. Maurizio Galletti – Si tratta di rivendicazioni d’uso da parte di terzi in zona demaniale».
    Le due unità abitative (i civici n. 16-18) sono il risultato di occupazioni avvenute anni addietro. E, secondo il Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Liguria, la loro rivendicazione d’uso non sarebbe ancora stata accolta dal Demanio.
    Se davvero i proprietari di questi edifici intendono presentare un progetto di ampliamento tramite sopraelevazione «Non credo che un simile intervento otterrebbe il via libera – conclude Galletti – comunque sia, noi siamo pronti ad opporci con fermezza».

     

    Matteo Quadrone
    [Foto dell’autore]