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Tutti gli articoli e gli aggiornamenti dal Consiglio Comunale di Genova. Diretta Twitter delle sedute in Aula Rossa

  • Consiglio Comunale, un primo bilancio dei lavori dopo un mese di attività

    Consiglio Comunale, un primo bilancio dei lavori dopo un mese di attività

    Questa settimana la consueta seduta del Consiglio Comunale non è stata convocata per dedicare più spazio ai lavori delle Commissioni Consiliari. In particolare sono state convocate la Commissione Sviluppo, che ha affrontato il problema dei lavoratori dell’AMIU Bonifiche, e la Commissione Bilancio, che ha stabilito di destinare ai minori a rischio le risorse recuperate dal taglio ai premi dei dirigenti.

    Questa pausa, che giunge poco prima dell’interruzione estiva, rappresenta una buona occasione per effettuare un rapido bilancio del primo mese di attività del Consiglio. È stato un mese molto intenso, in cui la nuova amministrazione ha dovuto sciogliere dei nodi importanti, tra i quali l’approvazione del bilancio preventivo per il 2012 e l’aumento dell’IMU. Si è trattato di compiti particolarmente complessi e gravosi, specie per un Consiglio ancora alla ricerca di un difficile equlibrio tra forze politiche assai diverse e una Giunta in fase di rodaggio.

    L’esito del voto di maggio ha modificato profondamente la composizione della Sala Rossa. Da un lato si è ridotto il peso dei partiti “tradizionali” (Pd, Pdl, Udc, Lega, Idv e Sel), che occupano adesso solo il 60% dei seggi del Consiglio (nella legislatura precedente erano pari al 92%), dall’altro vi è stato un successo inatteso del Movimento 5 Stelle e delle liste civiche (Lista Doria e Lista Musso) che hanno assunto così un ruolo chiave nel processo decisionale. La divisione quasi bipolare tra centro-destra e centro-sinistra ha lasciato il posto ad un’assemblea molto più variegata, in cui si è anche ridotta la presenza di politici di professione. Lo stesso vale per la Giunta comunale composta in gran parte da tecnici alla loro prima esperienza come assessori.

    Inoltre l’ingresso in Consiglio del Movimento 5 Stelle e della Lista Doria ha portato con se una forte spinta al cambiamento benché declinato in modi differenti. Il movimento di Beppe Grillo si definisce esplicitamente antipartitocratico e a favore della partecipazione diretta dei cittadini, mentre la Lista Doria, che si ispira al modello inaugurato a Milano da Giuliano Pisapia, pur non rinnegando la centralità dei partiti, è animata dalla volontà di rinnovare profondamente la politica attuale.

    Questo mix di rinnovamento e di voglia di lasciarsi alle spalle le logiche tradizionali della politica ha rappresentato una delle principali novità della nuova amministrazione comunale, ma non sempre ha prodotto effetti positivi. Il M5S ha spesso manifestato la propria contrarietà alle decisioni del Consiglio, ad esempio non approvando la composizione delle commissioni, perché non riducevano sufficientemente il numero di gettoni di presenza, o abbandonando l’aula dopo la furibonda lite scoppiata per l’approvazione del taglio ai premi dei dirigenti comunali. È stato evidente in questi gesti il tentativo di prendere le distanze da certe pratiche spartitorie e certi atteggiamenti poco collaborativi dei partiti. Tuttavia, questa volontà di distinguersi ha portato il Movimento a prendere decisioni talvolta meno condivisibili, ad esempio l’astensione dal voto in occasione dell’approvazione del documento elaborato dal Pd – e sottoscritto da tutti i capigruppo – contro la dismissione di Ansaldo ed Elsag. Una posizione motivata dal desiderio di esprimere con maggiore forza la contrarietà agli investimenti militari di Finmeccanica, ma che rischia di non essere capita dai cittadini.

    Nuova, soprattutto nei volti, è anche la Lista Doria, che ha portato in Consiglio tre giovani donne e membri della società civile. Ma forse proprio questa “inesperienza” ha contribuito a generare qualche tensione di troppo, ad esempio nel caso dell’ormai famosa firma della mozione contro i lavori del terzo valico, in aperto contrasto con il programma elettorale e la stessa volontà del sindaco.

    Vittima di qualche incidente di percorso è stata anche la maggioranza, che in occasione del voto sugli emendamenti al bilancio si è mossa in modo poco compatto, permettendo ad alcuni suoi esponenti di schierarsi contro i pareri espressi dalla propria Giunta. E persino quest’ultima ha commesso alcuni errori, ad esempio permettendo che si votasse e approvasse l’emendamento sui premi a dirigenti, nonostante il parere contrario dei revisori contabili. Inoltre la Giunta e la Presidenza sono state oggetto di forti critiche per aver consentito ai lavoratori dell’AMIU Bonifiche di bloccare il Consiglio Comunale per diverse ore durante la seduta del 3 luglio. Nonostante il sindaco si sia difeso sottolineando che il dialogo è lo strumento più adatto per contenere una situazione già esasperata, dai seggi è pervenuto in maniera trasversale un certo disappunto per aver di fatto legittimato un comportamento scorretto. L’occupazione dell’aula consiliare non può essere l’unico sistema per far giungere la propria voce ai politici.

    Questo breve bilancio dei lavori del primo mese del Consiglio Comunale non può che essere interlocutorio, anche per il brevissimo periodo preso in considerazione. Vi sono luci e ombre, ma l’impressione generale è che vi sia la volontà di dare una reale svolta alla politica locale nonostante la difficoltà di superare alcune resistenze. Purtroppo, come spesso abbiamo sottolineato, sono pochi i problemi che possono essere risolti direttamente dalle istituzioni comunali, sulle quali pesano infatti dei vincoli regionali e statali e un contesto di crisi economica internazionale. In mezzo a questo mare in tempesta si deve muovere la nuova amministrazione con difficoltà ben comprensibili. Per questo da settembre in avanti sarà assolutamente necessaria la collaborazione di tutti per garantire il corretto funzionamento della macchina comunale, nella speranza che vengano sempre anteposti gli interessi dei cittadini a quelli dei singoli partiti.

     

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Palazzo Tursi: la crisi irrompe in Consiglio Comunale

    Palazzo Tursi: la crisi irrompe in Consiglio Comunale

    Seduta molto movimentata a Palazzo Tursi. Tutto è ricominciato esattamente da dove ci eravamo fermati la settimana scorsa, in particolare dall’emendamento approvato in extremis al termine della precedente riunione del Consiglio Comunale, che aveva stabilito il taglio dei premi ai dirigenti.

    L’assessore Miceli, rispondendo ad un’interrogazione del consigliere Gioia, ha evidenziato che i revisori contabili del Comune hanno dato un parere negativo sulla decisione di spostare la somma prevista per i premi ai dirigenti al settore sociale. Nonostante ciò la Giunta è decisa a dare attuazione alla richiesta del Consiglio, anche perché il parere dei revisori non sarebbe vincolante. L’assessore ha anche precisato che la somma di 1.800.000 euro inserita nel bilancio 2012 si riferiva, in realtà, all’anno 2011 ed era già stata liquidata a marzo. Tale spesa è dunque ormai incomprimibile. Tuttavia, vi è l’impegno della Giunta a rispettare la modifica stabilita dall’emendamento per il triennio 2012 – 2014.

    Un altro tema portato all’attenzione degli assessori è stato quello riguardante la proliferazione delle sale da gioco a Genova, di cui ha parlato il consigliere Anzalone dell’Idv. Sul tema l’assessore Oddone ha risposto sottolineando che, su proposta del Consigliere Malatesta del Pd, è stata creata una consulta comunale permanente sul gioco che effettuerà uno studio approfondito del fenomeno. Al tempo stesso è stata confermata la volontà dell’amministrazione di eseguire controlli più accurati sulle licenze, sull’utilizzo di pubblicità ingannevoli e sul rispetto delle norme che impongono distanze minime delle sale da gioco dalle scuole.

    Si è parlato anche dello svincolo autostradale di Multedo, argomento a cui Era Superba ha dedicato ieri un approfondimento. Gli altri temi sollevati dai consiglieri hanno riguardato alcune misure urgenti per la prevenzione degli incendi boschivi (Lauro del Pdl) e i tagli al corpo della polizia municipale (Rixi della Lega).

    Proprio quando la seduta stava entrando nel vivo e proprio mentre si stava affrontando il punto uno dell’ordine del giorno riguardante la situazione economica della città, la crisi economica ha fatto il suo ingresso nell’aula consiliare.

    Ma questa volta non sono stati i consiglieri o gli assessori a sollevare il problema, bensì un gruppo di lavoratori dell’AMIU Bonifiche, azienda a cui AMIU subappalta da anni la pulizia dei torrenti e il diserbo della città. Una quindicina di persone sono entrate direttamente in Sala Rossa mostrando un lungo striscione e urlando con decisione: «Non ce ne andiamo finché non ci date un lavoro!» La protesta nasce dal mancato rinnovo del contratto a sette lavoratori che da anni venivano impiegati stagionalmente da AMIU Bonifiche.

    L’azienda controllata dal Comune avrebbe mantenuto circa una ventina dei contratti a tempo determinato già esistenti, sostituendo i rimanenti sette con altri dipendenti interni a tempo indeterminato. I lavoratori, che nelle settimane scorse avevano già incontrato in diverse occasioni l’assessore Oddone, hanno chiesto fatti concreti alla nuova amministrazione. Alcuni di loro si sono riuniti con i capigruppo e dall’incontro è trapelato che proprio i sette non confermati avrebbero chiesto ad AMIU di essere stabilizzati, visto che da anni venivano chiamati regolarmente ad effettuare operazioni di diserbo. Solo dopo la conferma della convocazione lunedì mattina della Commissione Sviluppo Economico con i vertici dell’AMIU e i sindacati, gli occupanti hanno lasciato progressivamente l’aula.

    Alla ripresa dei lavori diversi consiglieri hanno evidenziato la necessità di fare chiarezza sulle ragioni dei licenziamenti, ma al tempo stesso hanno espresso il proprio disappunto per le modalità della protesta, sottolineando la gravità dell’episodio. «Il problema è che noi abbiamo ascoltato questi lavoratori non perché le loro ragioni fossero fondate, anche se sembrano tutt’altro che infondate, ma semplicemente perché hanno interrotto la seduta» ha osservato Enrico Musso. Sul punto è intervenuto lo stesso sindaco sottolineando che «non è giustificabile la messa in ostaggio del Consiglio Comunale», ma la forte tensione sociale richiede di anteporre il dialogo a qualsiasi altro tipo di reazione. Però Doria ha voluto anche ribadire che non servono le irruzioni perché la Giunta ha ascoltato sia i lavoratori sia l’azienda: «tutto è da verificare, ma nel momento in cui approviamo un bilancio in cui si parla di valorizzazione delle aziende controllate dal Comune e controllo dei costi, non possiamo dire ad un’azienda che tenta di far svolgere il proprio lavoro a dei lavoratori interni che ha sbagliato».

    Che la situazione economica della città sia grave diventa ancora più chiaro quando l’assessore Oddone riprende la relazione che aveva dovuto interromprere per l’ingresso inatteso dei lavoratori dell’AMIU. I nodi da sciogliere sono moltissimi: la chiusura della centrale del latte di Genova, il rinnovo degli appalti di Iren per le manutenzioni delle condutture, la possibile cessione di Ansaldo Energia e Ansaldo STS da parte di Finmeccanica.

    Minimo comune denominatore di tutte queste crisi aziendali è il rischio di perdere ulteriori posti di lavoro. Per questo l’amministrazione comunale sta cercando di trovare soluzioni che permettano di salvaguardare i dipendenti diretti delle aziende e dell’indotto. In particolare l’assessore Oddone ha spiegato che il Comune tenterà di convincere la multinazionale Lactalis ad evitare la chiusura della centrale del latte, ma valuterà anche soluzioni alternative con l’intervento di imprenditori locali.

    Per la questione Iren si è firmato un protocollo d’intesa che prolunga l’appalto per la manutenzione fino a dicembre, ma si tratta di una soluzione provvisoria. Più complessa la questione Finmeccanica, sulla quale la decisione spetta soprattutto al governo nazionale, in particolare al Ministero dell’Economia e delle Finanze, che controlla le aziende pubbliche statali. In realtà, dall’incontro che il Presidente della Regione Burlando e il Sindaco Doria hanno avuto il 19 giugno con il Ministro dello Sviluppo Passera non sono emerse risposte chiare, soprattutto perché la società è quotata in borsa e le scelte dirigenziali dipendono da più azionisti. Il Consiglio ha anche approvato un documento sottoscritto da tutti i capigruppo, ad eccezione del M5S, sulla situazione di Finmeccanica, in cui si esprime preoccupazione per la volontà del consiglio di amministrazione e del Governo di cedere le aziende del settore civile per concentrarsi sul settore militare. Ciò che manca, si legge nel documento, è «una chiara strategia industriale, specialmente sullo sviluppo di nuovi prodotti». La volontà degli enti locali (Regione, Comune e Provincia) è quella di proteggere i gioielli industriali di Genova, ma il destino di queste aziende è ancora molto incerto.

    Infine si è discusso del progetto Erzelli. Benché il sindaco e l’assessore allo Sviluppo ritengano positiva la decisione di Siemens di spostare i propri uffici presso il nuovo polo insieme a Ericsson, diversi aspetti preoccupano i consiglieri. Musso in particolare si chiede come mai Siemens non abbia accettato un finanziamento pubblico di 25 milioni di euro per il proprio spostamento e sottolinea anche la ritrosia dell’Università al trasferimento della Facoltà di Ingegneria sulla collina in cui sorgerà il nuovo polo tecnologico. Vicende che creano diverse ombre sulla buona riuscita del progetto. Anche Enrico Pignone, capogruppo della Lista Doria, non reputa positivo che tutte le aziende stiano decidendo di affittare i locali agli Erzelli invece di comprarli. «Se io credessi nel progetto, forse, investirei comprando quelle aree» ha sostenuto il consigliere.

    Oltre ai dubbi sulla capacità di mantenere a Genova la forza produttiva esistente, sono grandi anche le incertezze per lo sviluppo futuro della città. È proprio il caso di dirlo: Genova Era Superba, un tempo, e ora cosa diventerà?

    Federico Viotti 

  • Approvato in Consiglio il bilancio previsionale del 2012 e l’aumento dell’aliquota IMU

    Approvato in Consiglio il bilancio previsionale del 2012 e l’aumento dell’aliquota IMU

    Si è conclusa ieri la non-stop di tre giorni per l’approvazione del bilancio e della nuova Imposta Municipale Propria (IMU). Dopo due giorni di presentazione degli ordini del giorno e degli emendamenti, è stata la volta delle dichiarazioni di voto dei gruppi consiliari e del voto finale.

    La mattinata si era aperta con un intervento del sindaco Doria che ha voluto chiarire, ancora una volta, le ragioni che hanno portato all’aumento delle aliquote IMU. Come già aveva affermato in occasione della presentazione del bilancio previsionale 2012, questa decisione si era resa necessaria per ovviare alla riduzione dei trasferimenti statali. In particolare, per effetto delle due manovre correttive messe in atto dal Governo Berlusconi e dal Governo Monti, al Comune di Genova, nel 2012, sono stati destinati 40 milioni di euro in meno. Tuttavia, il sindaco ha ribadito la propria volontà di rimettere mano al bilancio nel tentativo di ridurre la spesa corrente e consentire quindi una diminuzione dell’aliquota IMU nel saldo che i cittadini saranno chiamati a pagare a dicembre. La Giunta ha infatti accolto un emendamento presentato dal Pd (E 8 alla proposta n. 46) in cui si impegna ad effettuare una spending review più approfondita che permetta ulteriori risparmi della macchina comunale.

    Al tempo stesso il sindaco ha voluto precisare che, anche in assenza di eventuali ritocchi, il bilancio proposto non avrà effetti recessivi perché le risorse recuperate attraverso un aumento dell’IMU verranno destinate ai servizi pubblici comunali.

    Nonostante le parole di apprezzamento per il discorso in aula da parte di tutti i gruppi consiliari, i partiti di opposizione hanno voluto ribadire durante il dibattito le proprie posizioni divergenti rispetto alla Giunta. In particolare i consiglieri del Pdl hanno sottolineato che le attuali difficoltà economiche del Comune dipendono da una cattiva gestione delle precedenti amministrazioni di centro-sinistra che hanno creato un debito di 1,3 miliardi di euro. Trasversale a tutti i gruppi di minoranza è poi l’insoddisfazione per il respingimento della maggior parte degli ordini del giorno e degli emendamenti, da loro presentati. Oggetto di critica è stato soprattutto l’assessore al bilancio Miceli, a cui era spettato martedì l’ingrato compito di spiegare in aula il bilancio e di respingere quasi in blocco tutte le proposte di modifica presentate in maggioranza dai partiti di opposizione. A propria discolpa l’assessore ha sostenuto che la maggior parte delle richieste erano impossibili da accettare, in parte perché presumevano una modifica di leggi statali – su cui il Comune non ha ovviamente alcuna competenza – e in parte perché non inerenti al bilancio.

    Ma la requisitoria più dura è giunta proprio da un (ex?) alleato, l’Idv. Il consigliere Anzalone ha ribadito il no del proprio partito all’IMU considerata un’imposta «sbagliata, ingiusta e iniqua», contestando anche che sul programma elettorale del sindaco non si era parlato di un suo aumento. Doria, tuttavia, non ritiene definitiva la rottura ed è convinto che il comportamento dei consiglieri dell’Idv sia dettato soprattutto da logiche nazionali che vedono il partito di Di Pietro all’opposizione in Parlamento e in netto contrasto con l’introduzione della nuova tassa sugli immobili. Il sindaco è convinto che con il dialogo sarà possibile ricucire lo strappo.

    Più attendista e cauta la posizione del Movimento 5 Stelle, che, pur avendo espresso la propria contrarietà contro l’IMU, ha anche evidenziato la mancanza di tempo per una lettura approfondita del bilancio. «Avremmo voluto proporre delle alternative, ma non c’è stato il tempo» ha affermato il capogruppo del movimento Paolo Putti. Quest’ultimo ha anche garantito la massima collaborazione con la Giunta e con la maggioranza per cercare di rivedere il bilancio entro l’autunno.

    Queste posizioni si sono tradotte in 22 voti a favore e 18 contrari per l’approvazione dell’aumento dell’IMU e in 20 voti a favore e 12 contrari per il bilancio preventivo del 2012. In entrambe le votazioni al centro-sinistra composto da Pd, Sel, Fds e Lista Doria si sono opposti Pdl, Lega, Lista Musso, Ucd e Idv. Il Movimento 5 Stelle ha votato contro l’aumento dell’IMU, mentre è uscito dall’aula in occasione del voto sul bilancio, sul quale aveva già annunciato la propria astensione.

    Risicati quindi i numeri a favore della maggioranza che è anche stata battuta in alcune votazioni su ordini del giorno ed emendamenti proposti dai partiti di opposizione. In particolare è stato approvato un emendamento presentato dall’Idv (emendamento 11) che chiede di ridurre il premio di risultato dei dirigenti comunali di 1.800.000 € da destinare al settore sociale. Sul caso è intervenuta anche la segreteria generale del Consiglio Comunale, osservandone l’illegittimità, perché non è consentito indicare con un emendamento la destinazione specifica di risorse del Comune.

    Inoltre sono stati approvati contro il parere della Giunta altri due ordini del giorno sempre dell’Italia dei Valori che riguardano il taglio dei dirigenti esterni del Comune.

    In parte si può giustificare questa situazione con l’inesperienza di molti consiglieri in Sala Rossa, costretti dopo poche sedute a confrontarsi con l’approvazione di uno dei documenti più complessi che il Consiglio deve approvare nel suo esercizio. Al tempo stesso si è evidenziata in più occasioni una certa debolezza della maggioranza, i cui singoli componenti hanno spesso assunto posizioni divergenti rispetto al proprio partito di riferimento. Proprio nel caso dell’emendamento 11 dell’Idv approvato contro il parere della Giunta sono stati fondamentali per questo risultato il voto a favore di Carattozzolo del Pd e l’astensione di Bruno della Fds.

    Si prospetta quindi un lungo lavoro per Doria e i suoi assessori per cercare di ricompattare la maggioranza con un attento riesame estivo del bilancio. Ma non basterà solo questo. Si dovrà cercare di coinvolgere maggiormente quelle forze politiche che, pur professandosi vicine alle posizioni del sindaco (Idv, Udc e M5S), hanno stentato a sentirsi del tutto coinvolte nel suo programma. Come ha detto il capogruppo del Pd Farello, la prima occasione per verificare chi vorrà appoggiare il progetto della nuova Giunta sarà a settembre, quando Marco Doria presenterà il suo Documento Programmatico di Legislatura. Allora si deciderà “chi sta dentro e chi sta fuori”. Insomma per usare ancora le parole di Farello: «Ci rivediamo a settembre».

    Federico Viotti

    Foto Daniele Orlandi

  • Tour de force per l’approvazione del bilancio in Consiglio Comunale

    Tour de force per l’approvazione del bilancio in Consiglio Comunale

    Si concluderà probabilmente oggi l’ampia sessione del Consiglio Comunale iniziata lunedì (25/06) per l’approvazione del bilancio previsionale del 2012 e i provvedimenti ad esso collegati. Tra lunedì e martedì sono stati presentati tutti gli ordini del giorno e gli emendamenti riferiti alle quattro proposte della Giunta Comunale. Quella su cui si è concentrata inevitabilmente la maggior parte gli interventi dei consiglieri, con 133 ordini del giorno e 19 emendamenti, è stata la numero 47, che riguardava appunto i documenti previsionali e programmatici per il triennio 2012 – 2014. Gli ordini del giorno (odg) dei consiglieri (da non confondersi con l’ordine del giorno della riunione del Consiglio) sono atti di indirizzo non vincolanti con i quali si presentano delle richieste al sindaco e alla giunta affinché si effettuino degli interventi sul provvedimento in esame. Si tratta, in altre parole, di iniziative volte a sollecitare alla Giunta un cambiamento della propria posizione o un suo impegno a svolgere approfondimenti su uno specifico tema.

    Gli argomenti più discussi nelle due sedute svoltesi fino ad ora sono stati quelli riguardanti la dismissione di immobili pubblici e di quote non strategiche di aziende partecipate dal comune; la vendita delle farmacie comunali e la riduzione dei premi ai dirigenti  comunali. Su questi argomenti si sono trovati su posizioni non molto diverse i consiglieri dei partiti di opposizione di centro-destra (Pdl, Lega, Lista Musso e Udc), il M5S e i ribelli dell’Idv.

    Particolarmente “prolifico” è stato il Pdl che ha presentato in totale 66 odg, seguito dall’Udc (25), dalla Lega (19) e dall’Idv (12). La contrarietà di quest’ultimo partito all’aumento dell’IMU (dal 4 al 5 per mille sulla prima casa) era già nota da tempo, ma di certo non hanno contribuito a tranquillizzare gli animi i continui malumori che sono affiorati nel gruppo dipietrista anche in merito alla costituzione delle Commissioni. In particolare l’Idv ha rifiutato l’offerta di una presidenza e una vicepresidenza, dopo che a nessuno dei suoi componenti è stata offerta alcuna posizione all’interno della giunta pur avendo sostenuto l’elezione del sindaco Marco Doria.

    La Giunta si è tendenzialmente espressa in modo sfavorevole sugli odg e gli emendamenti presentati. Solo 28 odg su un totale 144 sono stati accolti – 5 sono stati trasformati in raccomandazioni – e un solo emendamento è stato accettato su 30. L’assessore Miceli, in particolare, ha ribadito la volontà di non vendere le farmacie comunali e ha sottolineato la bontà dell’operazione di cessione di immobili, che potrebbe generare fino a 13 milioni di euro di plus-valenza. Su questo punto ha sollevato dei dubbi il consigliere Boccaccio del M5S, il quale ritiene si tratti di una cifra eccessivamente ottimistica che difficilmente si riuscirà ad ottenere vista l’attuale svalutazione del mercato immobiliare. Sulle possibili dismissioni di quote in aziende partecipate è intervenuto lo stesso sindaco Doria, il quale ha ricordato che sul tema dovrà essere svolta una riflessione più profonda, ragione per cui sono state rimandate a tale occasione tutte le richieste pervenute dai consiglieri.

    Destinata ad avere ripercussioni in futuro è sicuramente la questione dei compensi ai dirigenti comunali. L’assessore Isabella Lanzone ha esposto la posizione della Giunta genovese in merito evidenziando che, nonostante sia prevista una riorganizzazione che dovrà valorizzare al meglio le risorse interne, non si può, per esempio, intervenire sul diritto dei dirigenti di avvalersi di consulenti esterni. Al tempo stesso l’assessore al Personale ha anche affermato l’intenzione di ridurre i premi di produzione a chi occupa posizioni di direzione all’interno delle aziende pubbliche comunali. Già nei giorni scorsi sul tema era intervenuto il sindacato autonomo Dircom, affermando che con queste riduzioni si avrebbero risparmi poco significativi e che i dirigenti hanno già fatto la propria parte di sacrifici.

    In attesa del dibattito e della votazione sulla proposta relativa al bilancio che avrà luogo domani in Sala Rossa, oggi l’aula consigliare ha deliberato sull’adozione del Regolamento in materia di Imposta Comunale Propria (IMU) in cui sono riportati i criteri per l’applicazione dell’imposta e le aliquote. Su questo punto sono stati presentati 3 ordini del giorno (due a firma del Pdl e uno della Lega) e altrettanti emendamenti.

    Alla conclusione del dibattito la proposta è stata votata ottenendo 21 voti favorevoli e 17 contrari. Benché questo risultato, già in parte previsto, abbia garantito l’approvazione finale del testo, ha anche evidenziato l’opposizione non solo dei partiti di destra e di centro (Pdl, Lega, Lista Musso e Udc), ma anche dell’Idv e del Movimento 5 Stelle. I membri del primo partito si sono dichiarati insoddisfatti non solo per la loro generale contrarietà alla nuova tassa sugli immobili, ma anche per la decisione della giunta di non accettare le proposte di modifica presentate. Sembra quindi che le divergenze già emerse prima e dopo l’elezione del nuovo sindaco tra Idv e altri partiti di maggioranza stiano diventando sempre più nitide. Tuttavia, il nucleo duro di partiti a sostegno della Giunta Doria restano ancora compatti e consentono a quest’ultima di portare a casa il primo risultato positivo di questa lunga 3 giorni di dibattito.

    Domani si riprenderà la seduta e si affronterà il tema più ostile e controverso: l’approvazione del bilancio del Comune di Genova. Alla luce delle sedute precedenti e dei temi sollevati si prevede un dibattito infuocato con una maggioranza chiamata, ad appena venti giorni dal suo insediamento, ad affrontare una durissima sfida.

     

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Commissioni consiliari: battaglia sulla riduzione del numero dei consiglieri

    Commissioni consiliari: battaglia sulla riduzione del numero dei consiglieri

    Seduta lampo quella del Consiglio Comunale di ieri (19 giugno 2012, n.d.r.). Appena un’ora e quattordici minuti sono stati sufficienti per affrontare alcune interrogazioni poste dai consiglieri agli assessori competenti e per la costituzione delle commissioni consiliari permanenti.

    Esattamente come accade in Parlamento durante il cosiddetto question time, anche nel Consiglio Comunale di Genova è previsto che all’inizio di alcune sedute i consiglieri possano rivolgersi direttamente agli assessori per chiedere chiarimenti su questioni specifiche (tecnicamente definiti articoli 54). In particolare nella riunione di ieri si sono affrontati quattro diversi argomenti: la costruzione del contestato parcheggio nell’area dove sorge il cinema Eden a Pegli; l’esito dell’esercitazione anti-alluvione in via Fereggiano; il problema dell’attraversamento pedonale di via Montaldo; il problema dei tagli alla scuola pubblica. Per dovere di cronaca – anche perché è stata la prima volta dall’insediamento della nuova giunta che è avvenuta questa procedura – approfondiamo i temi affrontati.

    Gli interventi di alcuni consiglieri (Rixi della Lega, Bruno della Fds, Putti del M5S e Grillo del Pdl) hanno stigmatizzato i problemi legati alla costruzione del nuovo parcheggio a Pegli, in particolare l’eliminazione dello storico cinema all’aperto e il taglio di alcuni alberi. Francesco Oddone, che ha risposto alle loro domande, ha assicurato che i lavori sono stati svolti fino ad ora ottenendo tutte le autorizzazioni necessarie e che si è richiesto un ulteriore parere al Dipartimento di Ingegneria delle Costruzioni, dell’Ambiente e del Territorio (DICAT) sull’intero progetto.

    All’assessore ai Lavori Pubblici Crivello erano invece rivolte le due questioni riguardanti la prova di alluvione in via Fereggiano e l’attraversamento di via Montaldo. Nel primo caso i consiglieri De Benedictis (Idv), Musso Vittoria (Lista Musso) e Grillo (Pdl) hanno rilevato la scarsa partecipazione dei cittadini all’esercitazione, sottolineando che la principale preoccupazione della popolazione è rivolta soprattutto i tempi di risarcimento dei danni subiti e i disagi arrecati alla mobilità da alcuni lavori di ripristino delle strade (specialmente in via Donghi). L’assessore interpellato ha annunciato maggiori sforzi per informare e coinvolgere la cittadinanza. Tuttavia ha precisato che l’esercitazione doveva servire in primo luogo a verificare il corretto funzionamento della macchina dei soccorsi e per questo era rivolta soprattutto alle squadre d’intervento.

    Nel secondo caso si è affrontato il problema della pericolosità di alcuni attraversamenti pedonali in via Montaldo (relatori Gozzi del Pd e Campora del Pdl) e Crivelli ha nuovamente risposto evidenziando tutto ciò che fino ad ora è stato fatto a livello di segnaletica per migliorare la sicurezza.

    Infine, il consigliere Brasesco (Lista Doria) ha sollevato il tema dei tagli alla scuola pubblica e del modello di autogoverno degli istituti scolastici definito dalla legge Aprea. L’assessore Boero, pur condividendo nel merito le osservazioni del consigliere, ha fatto notare che trattandosi di leggi statali il Comune non può intervenire su di esse, ma può solo cercare di garantire la qualità negli istituti scolastici di sua competenza (scuole di infanzia da 0 a 6 anni).

    Si è successivamente passati all’esame del primo ed unico punto all’ordine del giorno, che riguardava la costituzione delle commissioni permanenti. Seguendo la linea dell’abbattimento dei costi della politica già dettata dal governo nazionale con la riduzione del 20% dei consiglieri comunali, si è decisa anche la riduzione del numero di commissioni consiliari da 9 a 7. Inoltre nella Conferenza dei Capigruppo di lunedì si era stabilito un criterio per cercare di ‘calmierare’ il numero di consiglieri all’interno delle commissioni stabilendo che «…tutti i consiglieri hanno diritto a fare parte fino ad un massimo di sei commissioni consiliari permanenti, i capigruppo possono essere componenti di sette commissioni consiliari permanenti».

    Ma evidentemente non sono bastate le negoziazioni e le riunioni dei giorni scorsi per mettere tutti d’accordo. Dopo il suono della campanella che richiama i consiglieri al voto è apparso infatti sul display un risultato inatteso: 32 favorevoli, 1 astenuto e 5 contrari. L’inaspettata opposizione del Movimento 5 Stelle è stata spiegata ai giornalisti dal capogruppo Putti sottolineando che, nonostante vi fossero degli accordi tra forze politiche per un’autolimitazione del numero di consiglieri nelle commissioni, la loro effettiva riduzione è stata molto modesta. Il Movimento aveva proposto un taglio dei consiglieri e, di conseguenza, dei gettoni di presenza pari al 50%, mentre, secondo Putti, questa percentuale si sarebbe attestata su livelli molto più bassi (10% circa). A sua volta Malatesta del Pd ha fatto notare come il suo partito, pur rappresentando la maggioranza nel Consiglio, abbia deciso di limitare il numero di presenze dei propri consiglieri nelle commissioni dalle 63 spettanti a 50, mentre altri partiti di minoranza non avrebbero fatto lo stesso sforzo.

    Stando ai documenti forniti dal Comune, se si confronta la composizione delle Commissioni della legislatura Vincenzi e quelle attuali si può constatare una riduzione del totale dei consiglieri del 38% (128 consiglieri). In particolare il Pd disponeva di 96 consiglieri distribuiti nelle 9 commissioni, mentre oggi è passato ad averne 50 per 7 commissioni (-48%). Anche il Pdl ha ridotto fortemente la propria presenza nelle commissioni (da 81 a 31 consiglieri), ma ciò è dovuto anche alla notevole contrazione del gruppo politico pidiellino all’interno del consiglio che è passato da 13 a 5 componenti. Il Movimento 5 Stelle ha richiesto 18 posti nelle commissioni, l’Idv e la Lista Musso 19, la Lista Doria 34, Sel e Udc 13 e infine la Federazione della Sinistra e la Lega sono presenti con il loro unico consigliere in tutte le commissioni.

    La verità, come spesso accade, sta quindi nel mezzo. Le proposta del M5S effettivamente non è stata accolta in modo completo dai partiti, ma una contrazione della spesa per i gettoni del 38% rappresenta comunque un traguardo importante e un segnale, ci auguriamo, per fare ancora di più nel futuro.

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Consiglio Comunale: “Bilancio di guerra” per il Comune di Genova

    Consiglio Comunale: “Bilancio di guerra” per il Comune di Genova

    GenovaIl secondo Consiglio Comunale dell’“Era Doria” si è concentrato su un tema caldo, anzi scottante: il bilancio previsionale 2012. A questo tema è stata dedicata quasi tutta la riunione con una relazione decisamente ampia dell’assessore Francesco Miceli. Il principale obiettivo della relazione è stato chiarire la genesi di questo bilancio e le ragioni che hanno spinto a proporre un aumento delle aliquote dell’IMU.

    Miceli ha voluto innanzitutto chiarire che si tratta di un bilancio in continuità con quello del 2011, già caratterizzato dai forti limiti imposti dai pesantissimi tagli decisi dai governi nazionali (sia dall’ultimo governo Berlusconi, sia dell’attuale governo Monti). A ciò si aggiunge il Patto di stabilità che, imponendo la riduzione del debito pubblico, ha ulteriormente limitato la possibilità per lo Stato di sostenere la spesa degli enti locali. Lo ha voluto ribadire in più occasioni l’assessore dicendo che non si può parlare di cattiva gestione dell’amministrazione comunale e nemmeno di buco nel bilancio, ma di una mancanza di risorse derivanti dallo Stato. Questo ha imposto la necessità di trovare nuove risorse per garantire un livello di servizi adeguato alle richieste dei cittadini.

    Senza eseguire alcuna manovra correttiva rispetto al 2011 il Comune di Genova non avrebbe nemmeno avuto le risorse necessarie per coprire le spese che è obbligato ad affrontare (il pagamento del personale, dei contratti con le società partecipate e dell’Azienda Municipalizzata d’Igiene Urbana). In particolare avrebbe ottenuto 750 milioni di euro di entrate a fronte di 780 milioni di euro di spesa rigida. Poco di più avrebbe ottenuto con l’aumento dell’aliquota Irpef (+0,1%), con l’introduzione della tassa di soggiorno e con un’ulteriore riduzione del personale (all’inizio del 2011 erano 6362 i dipendenti a tempo indeterminato, alla fine dell’anno 6119 e si prevede un’ulteriore diminuzione nel 2012). Solo 4 milioni di euro sarebbe stato l’avanzo a disposizione dell’amministrazione, il che avrebbe reso impossibile espletare qualsiasi funzione.

    In questo contesto è maturata la scelta di agire sull’IMU per ottenere maggiori introiti. Miceli ha voluto precisare che il gettito derivante dalle aliquote base dell’imposta sono destinate interamente allo Stato, mentre agli enti locali restano solo le risorse derivanti da un loro aumento. Per essere chiari del 5×1000 che si pagherà sulle prime case, il 4×1000 andrà all’amministrazione centrale e l’1×1000 al Comune. In particolare si è deciso di incrementare del 3×1000, il massimo consentito, l’aliquota per gli immobili non adibiti ad abitazione principale e dell’1×1000 l’aliquota sulle prime case. Un raffronto con l’ICI permette di verificare che con l’IMU ci sarà comunque un risparmio per i possessori di case popolari, mentre vi è un aumento fino a 100 euro per gli alloggi economici (che costituiscono il 58,5%  degli immobili presenti sul territorio comunale) e un maggiore aumento per le abitazioni civili e signorili. Nulla di nuovo, in realtà, visto che questa linea era già stata proposta dall’amministrazione Vincenzi.

    Grazie a questo ulteriore sforzo contributivo da parte dei cittadini genovesi il Comune avrà a disposizione 106 milioni di euro di cui 68 verranno utilizzati per politiche sociali ed educative, i due settori che il sindaco Doria ha sempre dichiarato di ritenere centrali sia in campagna elettorale sia dopo il suo insediamento a Palazzo Tursi.

    Per tutto il resto dovranno bastare i 38 milioni rimanenti. Questo comporterà ovviamente una riduzione degli investimenti. Per esempio, per ciò che riguarda i lavori pubblici, Miceli parla di un programma caratterizzato dalla “concretezza” e dalla necessità di dare priorità ai lavori urgenti, come quelli di messa in sicurezza del territorio. Lo stesso sindaco durante il suo discorso di apertura dei lavori del nuovo Consiglio Comunale aveva affermato la volontà di risolvere alla radice i problemi derivanti dal dissesto idrogeologico, ma viene da chiedersi quanto sarà possibile farlo con le scarsissime risorse a disposizione.

    Insomma ancora una volta si tratta di un “bilancio di guerra”, come dice lo stesso Miceli, con il quale si richiede ai cittadini genovesi di fare un ulteriore sforzo solidaristico per mantenere in piedi la macchina comunale.

    Anche la politica deve fare la sua parte e Doria è stato molto chiaro fin dal principio su questo punto. Bisogna far percepire ai cittadini che anche le istituzioni si impegnano a ridurre i propri sprechi e a svolgere il proprio lavoro con assoluta serietà. Per questo, anche in seguito allo scandalo dei gettoni di presenza ottenuti da alcuni consiglieri assistendo solo per pochi minuti alle sedute nella Sala rossa di Palazzo Tursi, si è avanzata la proposta di introdurre dei contrappelli in conclusione delle varie riunioni.

    È quasi una gara tra i consiglieri di tutti gli schieramenti (sul tema hanno preso parola Farello, Rixi, Gioia, Musso e Grillo) a proporre per primi l’introduzione di nuovi sistemi che garantiscano maggiore controllo sul comportamento dei consiglieri e permettano all’opinione pubblica di sapere cosa accade all’interno delle “stanze fumose della politica”. Innanzitutto si propone una modifica del regolamento entro il 30 giugno, che introduca un controllo della presenza dei consiglieri alle sedute delle commissioni. La proposta viene estesa anche alle sedute della Giunta e al Consiglio Comunale (dove già avviene su richiesta di tre consiglieri). Una soluzione potrebbe consistere nell’introduzione di tesserini magnetici per la verifica delle presenze, fermo restando che lo stesso presidente della commissione può effettuare direttamente questo controllo.

    L’operazione trasparenza passa anche attraverso – o addirittura parte da – l’iniziativa dei consiglieri del Movimento 5 Stelle, che hanno deciso di trasmettere via streaming con una webcam le sedute del Consiglio. Anche su questo punto diversi consiglieri sono intervenuti chiedendo di ampliare questa prassi alle riunioni degli altri organi comunali.

    Tutti d’accordo quindi sull’utilità della modifica al regolamento, ma, vista anche una certa difficoltà ad accordarsi sulle modalità per procedere in questo senso, la speranza, espressa anche dal capogruppo del Pd Simone Farello, è che troppi tecnicismi non comportino il rischio di allungare a dismisura i tempi. Non sarebbe una novità per la politica, ma si tratta proprio di quei “vizi” da cui la nuova amministrazione comunale ha promesso di volersi liberare.

    Federico Viotti 
    [foto di Daniele Orlandi]

  • La prima seduta del nuovo Consiglio Comunale di Genova

    La prima seduta del nuovo Consiglio Comunale di Genova

    Via GaribaldiSi è tenuta ieri alle 14 a Palazzo Tursi la prima riunione del Consiglio Comunale di Genova. Si è trattato di una seduta dai contenuti piuttosto formali, in cui destavano particolare interesse soprattutto l’elezione del Presidente del Consiglio e la presentazione delle linee programmatiche del Sindaco.

    La riunione si è aperta con un minuto di silenzio in ricordo delle vittime del terremoto in Emilia e di due importanti personalità genovesi recentemente scomparse, l’ex consigliere comunale Bruno Delpino e il comandante partigiano Gino Campanella.

    Prima di entrare nel vivo dei lavori si è proceduto alla sostituzione – tecnicamente surroga – di tre consiglieri nominati assessori (Bernini, Crivello e Garotta) a causa dell’incompatibilità delle due cariche. Al loro posto sono subentrati i candidati non eletti che avevano ottenuto il maggior numero di voti all’interno della stessa lista. Ha presentato, invece, le proprie dimissioni Pierluigi Vinai, tornato alla Fondazione Carige dopo l’esperienza delle elezioni. Al suo posto è entrato in Consiglio Luigi Grillo.

    Al terzo punto dell’ordine del giorno si trovava l’elezione del nuovo Presidente del Consiglio Comunale, una delle questioni che avevano animato il dibattito politico in questi ultimi giorni. Alla seconda votazione è stato eletto Giorgio Guerello, che aveva già ricoperto questa carica nel ciclo precedente. Sull’elezione di Guerello la maggioranza ha votato in modo compatto e ha capitalizzato anche due voti provenienti dall’opposizione (27 voti Guarello, 1 Putti e 13 bianche). Questo nonostante l’Idv avesse manifestato una forte irritazione per la mancata attribuzione di una carica ai propri eletti. La maggioranza per ora sembra essere solida, ma si muove su un terreno scivoloso, poiché, in mancanza di un supporto da parte dei tre consiglieri dipietristi, il suo vantaggio sull’opposizione si ridurrebbe a cinque voti (21 a 16).

    Già a partire dall’approvazione del bilancio potranno verificarsi i primi problemi, poiché il coordinatore regionale Giovanni Palladini ha già sottolineato la contrarietà del proprio partito all’ipotesi di un aumento dell’Imu sulla prima casa. Lo stesso Palladini aveva anche rifiutato l’offerta di una delle due vicepresidenze, che sono andate a Pier Claudio Brasesco (Lista Doria) e Stefano Baleari (Pdl). Il regolamento del Consiglio Comunale prevede espressamente che una vicepresidenza vada all’opposizione.

    La conclusione di questa prima fase di “composizione” del Consiglio è stata caratterizzata dal giuramento del nuovo sindaco Marco Doria e dalla presentazione della nuova Giunta comunale con la riconferma degli assessori già presentati una settimana fa. Doria aveva chiesto fin dal principio che gli assessori non accumulassero incarichi e si dedicassero in toto al lavoro in Giunta, generando immediatamente difficoltà e polemiche. Alcune di esse sono rientrate, per esempio quella sul caso Oddone, assessore allo sviluppo economico, che dopo le prime reticenze, ha scelto di dimettersi dalla presidenza di Datasiel, la società informatica della Regione Liguria. Resta invece sulle proprie posizioni Isabella Lanzone, che ha deciso di mantenere il proprio incarico presso l’Asl di Udine. La Lanzone sarà assessore part-time al personale, percependo la metà dell’indennità prevista.

    La seconda parte della riunione del Consiglio Comunale ha invece toccato aspetti più politici, con la presentazione da parte del sindaco delle “linee di indirizzo politico” della nuova amministrazione comunale. Come ha affermato lo stesso Doria, non si tratta ancora di un vero e proprio “Documento programmatico di legislatura”, che verrà presentato successivamente e sul quale vi dovrà essere una delibera del Consiglio, ma di un’analisi meno formale di tre aspetti: le questioni di fondo che il Comune di Genova deve affrontare; i valori che guideranno l’azione dell’amministrazione; le relazioni di quest’ultima con gli altri soggetti pubblici e privati.

    La prima questione di cui ha parlato il nuovo sindaco è stata ovviamente la crisi economica. Marco Doria è stato chiaro: «…per l’Italia, per Genova, per l’Europa e per gli Stati Uniti non si profilano dei tempi da sviluppo economico accelerato». Per questa ragione il Comune dovrà impegnarsi per promuovere lo sviluppo di nuove attività imprenditoriali, ma al tempo stesso salvaguardare quelle già presenti. Genova è e resta una città industriale e portuale, ma dovrà crescere anche in nuovi settori nei quali presenta grandi potenzialità, come l’high tech, il turismo e la cultura. Altrettanto chiaro è stato il sindaco quando ha riconosciuto che il Comune, in realtà, non possiede competenze specifiche in ambito economico-produttivo, ma che, tuttavia, potrà cercare di esercitare pressioni politiche sulle decisioni che vengono prese a livello nazionale e regionale su questo tema.

    La crisi però non è solo economica. È evidente la presenza di un’altrettanto grave crisi sociale e politica. Sul primo versante il nuovo sindaco ha richiamato i principi di equità e giustizia sociale espressi dall’articolo 3 della costituzione e ha sostenuto la necessità di continuare a dare risposte immediate alle difficoltà dei singoli. In questo senso Doria ha affermato di non voler ridurre i servizi ai cittadini nonostante l’esigenza di contenere la spesa pubblica. Al tempo stesso il primo cittadino ha anche richiesto un impegno da parte degli organi comunali e dei suoi membri nel dare un esempio di trasparenza e integrità. Doria ha parlato di cultura della legalità come strumento per ridare dignità alle istituzioni e per contribuire a generare un riavvicinamento tra cittadini e politica.

    Altro tema fondamentale nel discorso di Marco Doria è stato l’ambiente. In questo ambito il sindaco prevede un forte impegno del Comune nella messa in sicurezza del territorio. Vi è la volontà di risolvere i problemi alla radice con investimenti ingenti che verranno programmati nel lungo periodo. Questo intervento strutturale comporterà anche la ridefinizione degli stili abitativi e costruttivi che hanno dominato fino ad oggi. In particolare il sindaco ha fatto riferimento al Piano Urbanistico Comunale (PUC) su cui già aveva iniziato a lavorare la giunta Vincenzi e che verrà ripreso dalla nuova giunta, cercando di mettere fine all’eccessivo consumo del suolo pubblico.

    Infine si è parlato di relazioni tra istituzioni comunali e altri soggetti pubblici e privati. L’amministrazione deve affrontare problemi complessi e spesso non ha i mezzi per farlo da sola. Per esempio nell’erogazione di servizi assistenziali alle persone hanno acquisito un ruolo sempre più importante le associazioni e le onlus che operano in questo settore affiancando il Comune. Il sindaco ha quindi sottolineato la necessità di coinvolgere maggiormente questi soggetti sia nella lettura dei bisogni esistenti, sia nella progettazione degli interventi. La stessa proposta è stata avanzata per ciò che riguarda i rapporti con gli altri enti pubblici, in particolare Regione e autorità portuale. Infine, Doria ha espresso il preciso intento di migliorare il dialogo con il mondo dell’economia. Di fronte alle richieste delle imprese l’amministrazione deve essere più efficiente. «Non e necessario che la risposta sia sempre positiva, ma deve arrivare con tempi certi e con il massimo della chiarezza» ha detto il sindaco. Su questo punto il Comune dovrà impegnarsi per favorire l’attività imprenditoriale genovese.

    Da questa prima seduta emerge senza dubbio la consapevolezza della complessità delle sfide che il Comune di Genova dovrà affrontare, ma al tempo stesso si percepisce la volontà di proporre soluzioni strutturali destinate a risolvere alla radice i problemi. Per ora si tratta ancora di “linee di indirizzo”, ma già nei prossimi giorni con la presentazione del bilancio e con i primi provvedimenti potremo verificare verso quale direzione si orienterà le nuova amministrazione Doria.

    Federico Viotti

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Che cos’è il Consiglio Comunale: competenze, regole e funzioni

    Che cos’è il Consiglio Comunale: competenze, regole e funzioni

    Consiglio Comunale di GenovaQuesto articolo rappresenta per Era Superba – e per me – l’inizio di una nuova esperienza. Con l’occasione delle recenti elezioni comunali e l’insediarsi di un nuovo Consiglio Comunale, abbiamo pensato di creare “Liberi Tursi“, una nuova rubrica dedicata alle attività del Consiglio comunale. L’idea nasce dalla sensazione che ciò che avviene all’interno dell’organo istituzionale per definizione più vicino ai cittadini non sia, in realtà, così chiaro alle persone. Si sa che il linguaggio della politica e della burocrazia risulta spesso di difficile lettura per i non addetti ai lavori, ma talvolta neppure il mondo dell’informazione è sufficientemente attento a trattare questi temi con la dovuta chiarezza. Per questa ragione abbiamo concepito la nostra nuova rubrica come un servizio per i lettori; un nuovo strumento per cercare di raccontare con trasparenza i problemi di cui si discuterà nel Consiglio genovese e per spiegare le decisioni prese dai politici locali e i loro effetti sulla cittadinanza.

    Per iniziare ad occuparci di questo argomento abbiamo pensato che fosse utile creare innanzitutto uno schema di riferimento che fornisse a noi e ai soprattutto ai lettori “le lenti” giuste per comprendere e interpretare le scelte degli organi di governo comunali. Quali sono questi organi? Come si organizzano? Chi ne fa parte? Quali competenze hanno? Cosa possono decidere? Queste sono solo alcune delle domande a cui si cercherà di dare una risposta in questo primo articolo di “Liberi Tursi”…

     

    ORGANIZZAZIONE E COMPOSIZIONE DEGLI ORGANI COMUNALI 

    Leggi, statuti e regolamenti definiscono l’organizzazione e la composizione del governo comunale. In particolare la legge 142 del 1990 ha definito i suoi tre principali organi: consiglio, sindaco e giunta. Vediamoli nel dettaglio.

    Il Consiglio Comunale è un organo assembleare il cui numero di membri è stato recentemente modificato dalla legge finanziaria del 2010, con l’obiettivo di contenere la spesa pubblica. I consiglieri genovesi, che in precedenza erano 50, sono stati ridotti a 40. Quest’organo rimane in carica cinque anni, a meno di una variazione di almeno ¼ della popolazione (nel caso di fusioni, incorporazioni di più comuni o distacco di una frazione di essi) o di dimissioni contestuali della metà più uno dei consiglieri. Il consiglio può anche essere sciolto per violazioni della costituzione o delle leggi, per gravi motivi di ordine pubblico e infiltrazione mafiosa. Altre ragioni “più politiche” che ne possono comportare lo scioglimento sono: le dimissioni del sindaco, una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco stesso e la mancata approvazione del bilancio.

    All’interno dell’assemblea si possono formare dei gruppi consiliari formati da consiglieri dello stesso orientamento politico. I capigruppo costituiscono la Conferenza dei capigruppo, il cui ruolo è quello di coordinare e programmare i lavori all’interno del Consiglio.

    Come avviene nel Parlamento nazionale si possono anche formare delle commissioni che, ad esempio, compiono una prima ricognizione su un tema di cui l’assemblea deve occuparsi. Le commissioni possono anche effettuare delle indagini su determinati fatti o episodi e svolgere funzioni consultive e di controllo.

    Il Sindaco è il colui che dà impulso e dirige l’azione del governo comunale. Dal 1993 (legge 81 del 1993) viene eletto direttamente dai cittadini e nomina la propria giunta, potendo anche rimuovere gli assessori, senza la necessità di richiedere alcuna approvazione da parte del Consiglio. Ciò evidenzia che il sindaco riveste una posizione di chiara supremazia rispetto agli altri soggetti. Tuttavia egli può essere sfiduciato con una mozione motivata e sottoscritta da almeno 2/5 dell’assemblea e approvata dalla maggioranza assoluta dei consiglieri (votazione per appello nominale).

    Infine vi è la Giunta, ovvero l’organo esecutivo comunale di cui fanno parte gli assessori (che non possono essere contemporaneamente consiglieri) e lo stesso sindaco. I membri della giunta collaborano con il “primo cittadino” alla definizione delle politiche e a presentarle all’interno del consiglio.

    Un’ultima figura rilevante è quella del Presidente del Consiglio comunale, il quale dirige i lavori dell’assemblea e la convoca. Non è quindi il Sindaco a coordinare il Consiglio perché a partire dal 1993, si pensò di distinguere in modo più netto esecutivo da assemblea.

     

    MATERIE DI COMPETENZA

    Questo punto è di cruciale importanza, perché spesso i mezzi d’informazione attribuiscono in modo un po’ confuso la responsabilità di alcuni provvedimenti a soggetti in realtà poco o per nulla competenti in materia. Ciò crea una certa confusione sulle funzioni e i compiti propri dell’amministrazione comunale. Cerchiamo di fare chiarezza su questo punto.

    Innanzitutto il Consiglio approva il bilancio annuale e previsionale e il rendiconto di gestione del comune. Molto importanti sono anche le competenze sul piano urbanistico (piano regolatore, piani attuativi di regolamenti edilizi, concessioni edilizie) e sulla manutenzione di strade, piazze e giardini. A livello ambientale il comune si occupa dello smaltimento dei rifiuti e del controllo del livello d’inquinamento (acquifero, acustico, atmosferico). Inoltre gestisce i trasporti pubblici locali in collaborazione con la provincia, disciplina la circolazione stradale e garantisce il rispetto delle norme sul traffico (vigili urbani).

    Gli organi di governo del comune si occupano anche di sviluppo economico e di attività produttive, in particolare regolando il rilascio di licenze per negozi, vigilando sul rispetto delle norme che riguardano i prezzi al consumo, il funzionamento dei mercati comunali e gli orari delle attività commerciali.

    Un’altra area di competenza è quella dei servizi alla persona e alla comunità. In questo ambito non rientra tanto la sanità, che è soprattutto in mano alle regioni e allo stato, bensì i servizi sociali e assistenziali. All’amministrazione comunale è stata attribuita una sempre maggiore responsabilità anche nella soppressione o aggregazione di istituti scolastici di livello inferiore a quello secondario. Infine vi è una competenza che riguarda i beni e le attività culturali, basti pensare ai musei e alle biblioteche civiche.

    Nonostante questo elenco delle competenze comunali non sia del tutto completo, si nota immediatamente la loro specificità. Si deve quindi riconoscere che l’azione del governo locale definisce soprattutto alcuni aspetti di dettaglio, dovendo mantenersi all’interno di una disciplina più generale dettata soprattutto dagli organi dello Stato e dalle regioni. È quindi oltremodo importante verificare quando certi atti dipendano direttamente dalla volontà dei comuni e quando, invece, si tratti di un’applicazione di regole sovraordinate.

     

    TIPI DI ATTO NORMATIVO

    Cosa “produce” un Consiglio Comunale? Innanzitutto sgombriamo il capo da un primo possibile equivoco: il Consiglio non approva leggi, bensì regole. Queste possono essere di diverso tipo. Al loro interno rientrano innanzitutto gli statuti, nei quali sono contenuti i principi dell’ordinamento comunale (Statuto del Comune di Genova). Scendendo di grado troviamo i regolamenti che hanno come obiettivo quello di definire più nel dettaglio il funzionamento di certe attività come, ad esempio, l’edilizia, la polizia urbana, nonché l’organizzazione degli uffici amministrativi e lo stesso funzionamento del Consiglio (Regolamenti del Comune di Genova). Su altre situazioni complesse gli organi comunali producono degli atti di carattere generale che prendono appunto il nome di piani o programmi. I più noti sono senza dubbio i piani regolatori, ma ne esistono molti altri che riguardano le opere pubbliche e la gestione del territorio. Chiaramente negli ambiti di propria competenza il comune non si limita a definire degli orientamenti generali, ma si spinge anche nel dettaglio con una serie di atti amministrativi che riguardano la singola situazione, la singola persona o un singolo bene. Questi atti permettono di dare attuazione alle linee generali determinate dagli organi di governo ordinando, vietando o autorizzando ad esempio la costruzione di un edificio o impedendo la circolazione del traffico in un dato luogo per un certo periodo.

     

    POSSIBILI SVILUPPI

    La recente modifica dell’assetto delle Province, avvenuta per effetto dei tagli alla spesa pubblica voluti dal Governo Monti, coinvolge direttamente i consigli comunali. A questi ultimi viene assegnato il compito di eleggere i dieci membri del nuovo Consiglio Provinciale, ma, cosa più importante, al comune verranno trasferite entro il 31 dicembre la maggior parte delle funzioni provinciali. La Provincia di Genova, per esempio, è già stata commissariata con l’obiettivo di traghettarla al suo nuovo assetto. Lo sviluppo, ancora abbastanza incerto, di questa riforma comporterà un cambiamento di grande rilievo per i comuni italiani, e avrà sicuramente delle ripercussioni importanti sull’attività dei suoi organi, che vedranno aumentare i propri compiti e le proprie responsabilità.

     

    Nonostante la lunghezza di questo primo articolo sono molte le cose che si potrebbero ancora dire sull’organizzazione e il funzionamento di un’amministrazione comunale, ma vale la pena farlo mano a mano che procederemo con il resoconto delle sedute del Consiglio comunale. La sfida è proprio questa: avvicinare le istituzioni locali ai cittadini. Una sfida che lo stesso Comune di Genova – come molti altri – sta cercando di affrontare, creando all’interno del proprio sito web molti strumenti, per rendere più trasparente la propria attività. Crediamo che questa sia la via giusta e, nel nostro piccolo, vogliamo contribuire a rafforzarla.

    Buona lettura a tutti.

    Federico Viotti

  • Moschea, Consiglio comunale: bocciata la mozione della Lega Nord

    Moschea, Consiglio comunale: bocciata la mozione della Lega Nord

    Giornata a dir poco movimentata in Sala Rossa a Palazzo Tursi. Al centro dell’infuocato dibattito la questione moschea al Lagaccio. Infatti dopo la recente approvazione della delibera di Giunta con le linee di indirizzo per la costruzione del luogo di culto, oggi la Lega Nord ha presentato una mozione che si oppone fermamente alla realizzazione della moschea.

    Il Carroccio puntava sul fatto che, vista la contrarietà di alcuni esponenti dei partiti di maggioranza alla soluzione Lagaccio, in seno alla maggioranza si sarebbe potuta verificare una spaccatura. Ma così non è stato. Alla fine dopo oltre tre ore di discussione la mozione del consigliere leghista Alessio Piana è stata respinta con 28 voti contrari, 14 favorevoli ed 1 astenuto.
    Anche l’Italia dei valori che nei giorni scorsi aveva annunciato di volere la moschea, ma non nell’area del Lagaccio, alla fine ha votato compatta con la maggioranza.

    E così  l’iter della delibera procederà spedito verso il voto del Consiglio – previsto tra qualche settimana dopo l’approvazione del bilancio – perché, come ha ricordato il Sindaco Marta Vincenzi “Ci siamo impegnati in un difficile percorso con la comunità musulmana genovese che ha accettato di costituirsi in fondazione con uno statuto che recepisce i diritti dell’uomo e farà da garante affinché la moschea sia un luogo di culto e non si trasformi in qualcos’altro”.

    Da sottolineare l’opposto comportamento tenuto dal pubblico. Da una parte numerosi cittadini del comitato centro est hanno interrotto più volte gli interventi dei consiglieri con applausi o manifestazioni plateali di dissenso. Dall’altra un ridotto numero di cittadini musulmani ha ascoltato in silenzio ed in maniera composta. Nessuno qui vuole mettere in dubbio le buone ragioni di una parte dei residenti del Lagaccio contrari alla moschea e che invece vedrebbero di buon occhio la realizzazione di servizi in un quartiere che da anni lamenta la mancanza di spazi di socialità.
    Certo però comportamenti del genere sono controproducenti e soprattutto irrispettosi nei confronti dei cittadini genovesi musulmani che hanno il diritto – sancito dalla Costituzione – di avere un luogo di culto.

     

    Matteo Quadrone