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Tutti gli articoli e gli aggiornamenti dal Consiglio Comunale di Genova. Diretta Twitter delle sedute in Aula Rossa

  • Maddalena Bartolini: dalla cittadinanza attiva al Consiglio Comunale

    Maddalena Bartolini: dalla cittadinanza attiva al Consiglio Comunale

    Maddalena Bartolini a Palazzo TursiMaddalena Bartolini è uno dei giovani volti di recente entrati a far parte della politica cittadina attraverso la candidatura e poi l’elezione con la lista civica di Marco Doria. Da sempre legata a un profondo impegno in prima persona sul territorio e interessata alle tematiche sociali al punto di farne la sua materia di studio, Maddalena, classe ’79, è dottore di ricerca in sociologia e ricercatrice in sociologia urbana, oltre che coordinatrice di progetti territoriali legati alle trasformazioni urbane e sociali, e ha sempre sostenuto anche col suo lavoro “l’attivazione dal basso di percorsi creativi e di esperienze di cittadinanza attiva” in un’ottica di rigenerazione della città che tenga conto delle sue potenzialità, quali sono oggi le differenze culturali e generazionali. Attualmente si sta impegnando, attraverso il progetto Arbusti, per fare sì che le realtà culturali, artistiche, teatrali e musicali indipendenti della città dialoghino tra loro e con il Comune.

    L’abbiamo intervistata per sapere come ha trasportato il suo impegno sociale nel nuovo ruolo di consigliere comunale e come cambia il modo in cui questo impegno può essere espresso nel momento in cui deve necessariamente passare attraverso canali codificati, perdendo inevitabilmente un po’ della genuina immediatezza che caratterizza le iniziative che nascono sul territorio. 

    Come è cominciato il tuo interesse per la politica, specialmente quello per la politica attiva?
    «Il mio concetto di politica è da sempre legato a quello di cittadinanza attiva e si è  caratterizzato e concretizzato nella mia immersione in territori e situazioni marginali, spesso conflittuali. La mia idea di politica attiva è dunque quella che parte dai territori e quindi dai bisogni, dai desideri di chi abita gli spazi urbani e i nostri quartieri. Ho fondato e coordinato con diversi artisti l’Associazione Culturale La Stanza, che ad oggi porta avanti diversi progetti territoriali e musicali  (tra cui il Festival Cornigliano Mon Amour) e ho collaborato nel Ghetto con la Comunità San Benedetto al Porto e l’Associazione Princesa (la prima è la comunità di Don Gallo, la seconda è un’associazione ad essa legata, nata nel 2009 per tutelare i diritti dei transgender e contro l’omofobia e la transfobia, n.d.r.). Parallelamente il mio percorso di studi si è orientato negli ultimi anni sulla sociologia urbana attraverso ad esempio ricerche etnografiche e di sociologia visuale».

    Da quanto tempo meditavi di candidarti, ti sei proposta tu? O altrimenti come sei stata scelta?
    «Non ci pensavo assolutamente ed è stato un fulmine a ciel sereno. Mi ha chiamato Marco Doria per propormi di candidarmi, immagino, per il mio lavoro sui territori. Inizialmente e istintivamente la mia risposta è stata titubante e dentro di me ero molto perplessa proprio perché non ho mai ricercato un impegno politico nel senso istituzionale del termine . Poi mi ha convinto il fatto di essere stata scelta da una persona seria e onesta impegnata a dialogare con tutta la città e attraverso la costruzione di una lista civica, una possibilità di contatto fra società civile e amministrazione. E poi tanto non immaginavo sarei stata eletta… Non ho fatto una campagna elettorale e mi sono solo impegnata a creare una rete di artisti indipendenti con cui da sempre lavoro nei territori e che avrei voluto diventasse una risorsa preziosa per la città e per la nuova giunta (quello che poi è diventato il progetto Arbusti)».

    Come è stato l’impatto con la realtà del consiglio comunale, quali sono le difficoltà principali con le quali ti stai misurando?
    «Il primo giorno mi sembrava di dover entrare in un luogo “sacro” ed ero vestita formale ed elegante come ad un matrimonio. Poi purtroppo mi sono accorta che sobrietà e serietà in sala rossa non sono sempre un must. Il rischio è quello di abituarsi ad un clima che non sempre guarda ai contenuti… Ma sono solo all’inizio e sono ancora in fase di “osservazione partecipante”».

    Buona parte dei colleghi presenti in consiglio ha almeno 50 anni… cosa significa interagire con loro, quanto pesa la differenza d’età? C’è il rispetto dovuto oppure, come spesso succede purtroppo nel nostro paese gerontocratico, persiste un atteggiamento di sufficienza nei confronti del giovane per forza di cose meno esperto?
    «Diciamo che l’inesperienza porta ad avere talvolta il fianco scoperto e nessuno lì ha voglia di farti sentire a tuo agio o guidarti laddove sei disorientata. Non voglio ancora pensare che sia una questione di età ma di dimestichezza».

    Da cittadina avevi dei temi che ti stavano particolarmente a cuore, la sociologia urbana, i progetti culturali legati al territorio, l’Associazione La Stanza a Cornigliano, l’evento Cornigliano Mon Amour… stai riuscendo a portare i tuoi interessi, il tuo programma, le tue idee in consiglio?
    «Sicuramente l’obiettivo primario è quello di portare in consiglio alcuni dei temi che hai citato. Sto facendo fatica a capire nel profondo il linguaggio e le forme per poterlo fare, che non sono affatto scontate. Pensavo che le commissioni potessero essere un luogo privilegiato e ho già invitato sociologhe e docenti a parlare ad esempio di unioni civili, ma non è stato semplice e quello che per me è normale spesso viene giudicato inappropriato. Adesso sto cercando, con le modalità giuste, di proporre una riflessione sulle politiche giovanili e i territori ma confesso che mi è difficile farlo in un contesto in cui gli aspetti formali sono spesso utilizzati in modo strumentale. Devo quindi anch’io prepararmi meglio laddove sono ancora digiuna per poter affrontare senza intoppi alcune questioni e raggiungere l’obiettivo».

    Quali sono i tuoi prossimi passi in questo senso?      
    «Un esempio virtuoso e che sto riuscendo a portare avanti è stata la costruzione della mappatura e del sito di Arbusti. Come ti dicevo ho pensato all’idea di costruire questo “rizoma” di artisti durante la campagna elettorale e ora il progetto si sta consolidando. Il nome mi è venuto in mente pensando agli artisti che attivamente e quotidianamente in diversi territori della città producono arte e cultura: artisti-robusti. Stiamo cercando di far conoscere questa rete di artisti indipendenti genovesi sia all’amministrazione comunale che municipale per averla come riferimento per la creazione di eventi e la gestione di spazi urbani inutilizzati e da riqualificare».

    È tua la maternità di questa iniziativa: attualmente che ruolo ricopri al suo interno?
    «Il mio ruolo per ora è quello di coordinamento ma chi lo porta avanti sono tutti quelli che l’hanno reso e lo rendono operativo. In particolare chi ha fatto il sito, chi ha seguito la comunicazione, i vari referenti d’area che si sono offerti per contattare più realtà possibili e tutte le varie realtà iscritte. Arbusti è un progetto dinamico e non statico e chiunque abbia voglia può collaborare per rendere questo strumento creativo ancora più efficiente. Le realtà che non sempre hanno voce possono pubblicare sul sito le loro iniziative e renderle note alla città.  A breve lanceremo l’iniziativa… e quindi credo di aver parlato troppo!».

     

    Claudia Baghino
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Ciclo dei rifiuti: niente gassificatore a Genova, almeno per ora

    Ciclo dei rifiuti: niente gassificatore a Genova, almeno per ora

    Rifiuti raccolta differenziataLa Giunta Doria conferma di non avere, tra gli obiettivi del suo mandato, quello di realizzare un impianto per il trattamento finale dei rifiuti. Niente “gassificatore“, quindi, lo ha detto ieri in consiglio comunale l’assessore all’ambiente, Valeria Garrotta, rispondendo alla mozione presentata dal centro-destra per chiedere alla Giunta di riferire «Sui tempi tecnici previsti per la realizzazione dell’impianto di smaltimento finale dei rifiuti e sulle sue caratteristiche tecniche».

    «La priorità dell’amministrazione comunale è quella di estendere la raccolta differenziata da un volume attuale del 32%, al 50% entro la fine del proprio mandato», ha spiegato Garotta.

    «Le affermazioni dell’assessore all’Ambiente sono un passo avanti importante – sottolinea il consigliere della Lista Doria ed esponente dell’associazione “Amici del Chiaravagna”, Enrico Pignone – è questa la direzione da seguire, speriamo che alle parole seguano i fatti».

    «L’amministrazione dovrà definire una localizzazione per il nuovo impianto di compostaggio (quello della Val Varenna, infatti, è inutilizzabile ormai da un paio d’anni, ndr) –  ha continuato Garotta – abbiamo dato mandato ad Amiu di fare le valutazioni tecniche necessarie per individuare un’area adeguata»

    Eppure, appena una quindicina di giorni fa, l’a.d. di Amiu di fronte alla Commissione Sviluppo economico ha affermato che la raccolta della frazione organica dei rifuti sarà l’ultimo aspetto da affrontare. Un’evidente contraddizione rispetto alla volontà espressa ieri dal consiglio comunale.

    «Inoltre cercheremo di rendere sempre più efficiente la divisione tra secco e umido», ha aggiunto l’assessore. Attraverso la realizzazione degli impianti di trattamento a freddo (separazione e biodigestione). Dell’eventuale “gassificatore” – scelto dall’ex Giunta Vincenzi quale soluzione per la chiusura del ciclo dei rifiuti – se ne riparlerà, eventualmente, nel prossimo ciclo amministrativo.

    La ragione principale dello stop al progetto, comunque, sembra essere l’attuale insufficienza di risorse economiche. «Per salvaguardare l’equilibrio di bilancio di Amiu e coerentemente con le priorità politiche di quest’amministrazione, prevediamo che l’impianto a caldo debba essere realizzato in una fase successiva, avviando un’indagine sulle tecnologie più evolute contro le emissioni, ad esempio la gassificazione al plasma», ha sottolineato Garotta.

    L’ordine del giorno della maggioranza di centro-sinistra, approvato dal Consiglio comunale, segue la linea tracciata dall’assessore, tra le priorità da realizzare, infatti, sono menzionati: il nuovo impianto di compostaggio, gli impianti di separazione e biodigestione del polo impiantistico di Scarpino, il completamento della viabilità di accesso allo stesso sito.

    Inoltre l’o.d.g impegna Sindaco e Giunta «A sostenere, di concerto con i comuni compresi nell’area metropolitana, l’elaborazione di una nuova normativa regionale di riferimento sulla gestione del ciclo dei rifiuti che preveda: una responsabilizzazione dei cittadini tramite la sperimentazione di tariffazione puntuale sull’effettiva produzione di rifuto non differenziato; l’estensione del sistema delle isole ecologiche anche attraverso un sistema di incentivi e disincentivi.

    «Bisogna seguire dei criteri di priorità nella gestione dei rifiuti – ha ricordato il consigliere Pignone – prevenzione, preparazione per il riutilizzo, riciclaggio, recupero di altro tipo, smaltimento. Così si possono raggiungere gli obiettivi prefissati. Concentriamo l’attenzione a sostenere ed incentivare quell’imprenditoria che potrebbe investire nelle attività di trasformazione dei materiali post consumo provenienti dalla raccolta differenziata finalizzata al riciclo».

    Il Consiglio comunale ha approvato anche un ordine del giorno del Movimento 5 Stelle che individua una sorta di “prontuario” con l’indicazione di una serie di buone pratiche finalizzate a ridurre la quantità di rifiuti prodotti alla fonte, in direzione dell’obiettivo “rifiuti zero”.

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Consiglio Comunale, interruzioni e confusione: qualcosa dovrà cambiare

    Consiglio Comunale, interruzioni e confusione: qualcosa dovrà cambiare

    Consiglio Comunale a Palazzo Tursi aula RossaAnche la seduta consiliare di ieri (23 ottobre 2012, ndr) è stata caratterizzata da una lunga interruzione di circa due ore per dare udienza ai rappresentanti di tre realtà locali che – insieme a molte altre – stanno subendo i colpi della crisi economica: le società appaltate dell’Iren, l’Ospedale San Carlo di Voltri e l’Amiu. Una crisi in cui si intrecciano le difficoltà dei privati e i tagli della spesa pubblica, avendo come effetto finale una probabile perdita di altri posti di lavoro.

     

    Non è di certo la prima volta dall’insediamento della nuova giunta che i lavoratori di aziende pubbliche o private fanno giungere il proprio grido d’allarme fino all’interno della sala consiliare. Era successo già a luglio, quando alcuni dipendenti dell’Amiu Bonifiche avevano fatto irruzione a Palazzo Tursi, raggiungendo persino i banchi dei consiglieri per protestare contro i licenziamenti di alcuni lavoratori stagionali. Era successo in modo plateale anche con la protesta dell’azienda dei trasporti AMT per l’ipotesi di privatizzazione avanzata dal Comune per evitarne fallimento. Infine, l’episodio più eclatante si è avuto poco più di due settimane fa quando – come testimoniano anche i nostri live tweet – i lavoratori della Polizia Municipale erano stati in grado di bloccare i lavori del Consiglio in due occasioni facendo terminare le attività consiliari solo a tarda notte.

    Leggi la diretta twitter del Consiglio Comunale

     

    In realtà nonostante l’importanza degli argomenti trattati ieri pomeriggio a Palazzo Tursi (l’inchiesta sui fatti dell’alluvione del 2011, la possibile vendita dell’Ansaldo e il trattamento finale dei rifiuti a Genova) la vera notizia è un’altra. Qualcosa non sta funzionando nello svolgimento regolare dei lavori del Consiglio Comunale. E non è tanto perché anche ieri – come in altre occasioni – dopo sei ore di seduta non si fosse ancora conclusa la discussione del primo punto all’ordine del giorno, ma perché molto spesso questi ritardi e interruzioni stanno impedendo di affrontare tutti gli argomenti previsti dallo stesso ordine del giorno. E allora qual è il valore di questa programmazione dei lavori se poi non viene rispettata? I temi che vengono rimandati ad una successiva riunione sono sempre rinviabili o ne possono derivare degli effetti negativi per i cittadini?

    La posizione del Sindaco Marco Doria su questo tipo di “emergenze” è nota, poiché in più occasioni ha ribadito che l’amministrazione comunale ha intenzione di dialogare con tutti e di aprire le proprie porte al disagio dei cittadini per evitare che la tensione, già elevata, aumenti ulteriormente. Al tempo stesso il primo cittadino ha anche spesso criticato quei comportamenti che hanno costretto ad interrompere il normale svolgimento dei lavori del Consiglio. Ieri, per la verità, nessuno ha fatto irruzione in aula e in nessun modo è stato impedito ai consiglieri e alla Giunta di proseguire nella discussione. Tuttavia, il tempo dedicato dai capigruppo ad incontrare i vari rappresentanti dei lavoratori ha obbligato a chiedere una sospensione dei lavori. Inoltre, come si è già verificato anche nelle occasioni precedenti, questi incontri non hanno prodotto risultati significativi, poiché, comprensibilmente, l’amministrazione non ha la possibilità di prendere decisioni o risolvere problemi seduta stante per rispondere alle ansie dei lavoratori. I problemi sono ben più complessi e, come sostiene spesso il Sindaco, vanno approfonditi. Spesso quindi le commissioni dei capigruppo che ricevono i lavoratori non possono fare molto di più di accogliere le motivazioni della protesta e promettere loro di analizzare nel dettaglio la situazione per trovare delle soluzioni. Ciò è dimostrato anche dal fatto che spesso le vertenze si ripetono nel tempo e che nella seduta di ieri i capigruppo non abbiano nemmeno relazionato in aula i temi toccati con i lavoratori né in che modo la politica comunale intenda affrontare le vertenze emerse.

    Il fatto che si stiano creando dei problemi di efficienza ed efficacia nella macchina Comunale – con ricadute negative su tutti i cittadini – appare ormai chiaro anche all’interno dello stesso Consiglio. E non si tratta solo di una critica mossa dall’opposizione verso la Giunta e la maggioranza, visto che lo stesso Presidente Guerello (Pd) ha ammesso la necessità di individuare un giorno alternativo a quello in cui si svolge il Consiglio Comunale per accogliere eventuali delegazioni di lavoratori.

    Se è condivisibile che la politica cerchi di essere il più possibile vicina alle esigenze e alle preoccupazioni dei cittadini, dobbiamo pensare però che difficilmente tutte le categorie potranno essere rappresentate presso gli organi istituzionali in modo equo. Per esempio i giovani precari, che non dispongono di alcuno strumento di persuasione nei confronti della politica cittadina – e nazionale -, difficilmente potranno svolgere un’azione come quella portata avanti da lavoratori pubblici o privati di medie e grandi aziende, dotati di una forte capacità di mobilitazione. Anche per questo è giusto che la politica sappia definire in modo più autonomo le proprie linee di intervento, dedicandosi alle emergenze, ma senza perdere di vista la globalità della propria azione.

    Ordine del Giorno (odg): nel diritto italiano l’ordine del giorno è un documento in cui vengono elencati gli argomenti che verranno trattati durante un’assemblea e viene definito anche il loro ordine di discussione. Secondo l’articolo 17 del Regolamento del Consiglio Comunale di Genova, questo documento viene predisposto dal Presidente, ma può essere modificato su proposta motivata dei consiglieri, della Conferenza Capigruppo e dal Sindaco. Il termine ordine del giorno viene utilizzato anche per indicare le proposte che, durante la discussione di una delibera, vengono avanzate dai consiglieri per impegnare la Giunta a svolgere una specifica azione collegata all’argomento della delibera in oggetto.

     

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Rischio idrogeologico, pulizia dei rivi: il Comune accusa i privati

    Rischio idrogeologico, pulizia dei rivi: il Comune accusa i privati

    La pulizia dei rivi genovesi, argomento di particolare attualità nel periodo autunnale, torna a fare capolino in Sala Rossa a Palazzo Tursi, per merito di un’interrogazione a risposta immediata (art. 54) promossa da tre consiglieri comunali, Francesco De Benedictis (Idv), Guido Grillo e Stefano Balleari (Pdl), i quali hanno posto all’assessore ai Lavori Pubblici, Gianni Crivello, alcuni quesiti in merito alla situazione del Rio Cantarena (Sestri Ponente) e del Rio Bagnara (Quinto).

    De Benedictis ha chiesto rassicurazioni sulla situazione attuale, sottolineando la preoccupazione di numerosi cittadini che osservano sotto i loro occhi la presenza di una folta vegetazione in numerosi torrenti «Non mi si dica che alberi, erba e quant’altro devono essere lasciati crescere negli alvei dei rivi perchè servono a contenere l’eventuale aumento della massa d’acqua – ha spiegato il consigliere Idv – Io non credo a queste ragioni e come me la pensano in tanti. Inoltre vorrei allargare il discorso alla pulizia dei tombini, molti sono intasati, al contrario occorre liberarli onde evitare ulteriori problematiche in caso di copiose precipitazioni».
    Infine De Benedictis ha evidenziato l’estrema pericolosità del Rio Baganara che scorre nella zona di Quinto (un rivo sottoposto all’assedio del cemento), dove ancora oggi nessun intervento è stato realizzato.

    Il consigliere Grillo, invece, ha esordito ricordando un’occasione importante per far sentire le ragioni del territorio, ovvero l’iniziativa pubblica “Tutela del territorio: sicurezza per i cittadini, sviluppo per l’economia, lavoro qualificato per i giovani”, organizzata dalla Cgil di Genova mercoledì 24 ottobre «Un’opportunità da sfruttare – ha detto l’esponente del Pdl – vista la presenza del Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, del Sindaco di Genova, Marco Doria e del Presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, per stimolare il Governo a mettere in campo maggiori risorse contro il rischio idrogeologico che minaccia la nostra città».
    Grillo ha domandato all’assessore Crivello quali azioni sono state attuate per garantire un’adeguata pulizia dei rivi e «Per quale motivo, nonostante in quest’aula se ne parli da anni, ancora non si sia riusciti ad utilizzare la forza lavoro rappresentata dai detenuti del carcere di Marassi, per le attività di manutenzione».

    Il consigliere Stefano Balleari, infine, ha espresso preoccupazione per la situazione del Rio Cantarena a Sestri Ponente, dove «Alcuni interventi di messa in sicurezza sono iniziati, ma gli abitanti della zona non li ritengono assolutamente sufficienti».

    Ha risposto l’assessore ai Lavori Pubblici, Gianni Crivello «Il Comune parteciperà al convegno organizato dalla Cgil proprio per confrontarsi con un tema così importante, qual è la tutela del territorio. Sappiamo che per mettere in sicurezza la nostra regione servirebbero miliardi di euro. Solo per Genova si parla di milioni di euro». Quindi secondo l’assessore «Occorre sollecitare degli interventi di carattere nazionale. Per questo nel Piano delle città abbiamo ritenuto prioritario agire sulla zona della Valbisagno».
    Per quanto riguarda l’annosa questione della pulizia dei rivi «Non corrisponde al vero l’affermazione per cui è utile eliminare tutta la vegetazione presente negli alvei dei corsi d’acqua, anzi, in alcuni casi, tagliarla equivale a vederla ricrescere in maniera ancor più rigogliosa – ha sottolineato Crivello – il Comune, tramite Aster, effettua una regolare manutenzione al fine di eliminare i materiali depositati e rimuovere la vegetazione infestante. Laddove emergono delle problematiche si tratta di zone in cui il Comune è frontista. Vale a dire che stiamo parlando di rivi che confinano con strade o aree di proprietà privata, dove la responsabilità della pulizia ricade sui medesimi soggetti privati».
    Il problema, secondo Crivello, è individuare queste responsabilità di concerto con i municipi «Una collaborazione che stiamo portando avanti – sottolinea l’assessore – Inoltre abbiamo stanziato 500 mila euro per intervenire sulle caditoie che presentano delle criticità. A breve faremo un sopralluogo sul Rio Bagnara. Mentre sul Rio Cantarena abbiamo eseguito dei lavori, ma esistono diverse responsabilità private».
    Infine, in merito all’eventuale utilizzo dei detenuti per le attività di manutenzione, Crivello spiega «Come sappiamo si tratta di progetti che richiedono tempi lunghi per la loro approvazione. Comunque l’obiettivo è quello di individuare un protocollo d’intesa con la Casa Circondariale di Marassi».

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Diego Arbore

     

     

  • Consiglio Comunale: un mutuo per la realizzazione di lavori pubblici

    Consiglio Comunale: un mutuo per la realizzazione di lavori pubblici

    Nel corso della seduta del Consiglio Comunale di ieri (16 ottobre, ndr) si è parlato in modo approfondito del piano triennale dei lavori pubblici, in cui sono inseriti diversi interventi necessari per prevenire gli esiti nefasti delle alluvioni.
    In particolare durante il Consiglio sono state approvate due variazioni ai documenti previsionali e programmatici 2012 – 2014 che prevedono, tra gli altri, interventi per l’allargamento del tratto finale del Fereggiano e la progettazione dello scolmatore che porterebbe all’immissione di questo rio all’interno del Bisagno.

    Le modifiche apportate al piano triennale dei lavori pubblici derivano da un indebitamento contratto dal Comune di Genova  di circa 26 milioni di euro e hanno permesso l’aggiunta di alcuni lavori non previsti dal piano originale come quelli su Galleria Mazzini, sulla biglietteria della Fiera di Genova e proprio sulla progettazione dello scolmatore del Fereggiano.

    Molti i dubbi sullo strumento scelto dall’amministrazione per finanziare questi interventi. Pdl e Udc hanno sottolineato il rischio, per un comune già fortemente indebitato, di contrarre un nuovo debito, benché sia  destinato ad opere importanti per la città. Inoltre i consiglieri di opposizione hanno sottolineato il rischio che l’indebitamento superi i limiti imposti dalla legge di stabilità.

    La speranza iniziale dell’amministrazione comunale era quella di poter ottenere nuove risorse dalla dismissione degli edifici pubblici, ma le aste sono andate fino ad oggi deserte. E proprio su questo punto è intervenuto anche il Movimento 5 Stelle che ha evidenziato come l’andamento del mercato immobiliare non lasci sperare in un cambiamento di questa situazione nel breve termine.

    Inoltre il centro-destra e il M5S hanno lamentato le modalità con cui è stata analizzata in commissione questa complessa delibera, stabilendo con una seduta di soli 90 minuti le opere prioritarie da realizzare – “non differibili” si legge sul documento  – e senza chiarire le condizioni a cui è stato contratto il nuovo debito .

    Il Pd, invece, ha difeso la scelta della Giunta ribadendo che si è trattato di un “indebitamento buono” perché consente di investire su lavori pubblici utili per la città e di crescita del territorio. Al tempo stesso, osserva il capogruppo Farello, Genova è uno dei pochi comuni che negli ultimi anni è riuscito a ridurre progressivamente lo stock del debito, ragione per la quale è in grado di permettersi di contrarre un nuovo mutuo.

    Al termine di una discussione molto approfondita in cui si sono chiarite le ragioni dei si e dei no a questa delibera di modifica del piano triennale dei lavori pubblici è giunto il voto che ne l’ha definitivamente approvata con 22 voti a favore (Pd, Idv, Lista Doria, Fds e Sel) e 10 contrari (Pdl, Lista Musso, M5S).

    Limiti di indebitamento per gli enti locali: la legge 182 del novembre 2012, meglio nota come legge di stabilità, prevede che un Comune non possa contrarre debiti i cui interessi siano superiori all’8% delle entrate correnti del penultimo anno precedente (2010). Questa soglia si abbassa al 6% per il 2013 e 4% per il 2014.

    Lo spettro dell’alluvione ha aleggiato in Sala Rossa per tutta la durata del Consiglio. Proprio nei giorni scorsi si è verificata una perquisizione degli uffici della Protezione Civile per verificare il corretto funzionamento della macchina dei soccorsi durante i tragici momenti che, a novembre dello scorso anno, hanno portato vittime e inondazioni a Genova.

    Il Sindaco ha affrontato il tema delle indagini che, in questi giorni, hanno portato agli arresti domiciliari di un dirigente della Protezione Civile per la presunta manomissione  dei documenti che riportano lo svolgersi dell’esondazione del Fereggiano. Doria non ha voluto esprimere un giudizio nel merito, poiché gli accertamenti si stanno ancora svolgendo, ma  ha comunque precisato che non sarebbe giusto colpevolizzare tutti funzionari comunali, molti dei quali non hanno avuto comportamenti illeciti e, al contrario, hanno fornito un valido aiuto alle persone in difficoltà. In particolare ha sostenuto che «Non si vuole dare l’idea che bastino due colpevoli per dire che la situazione non si ripeterà più».

    Il Sindaco, infatti, ha ribadito che la questione dell’alluvione è centrale per Genova e che per poter risolvere il rischio idrogeologico sono necessari due tipi di intervento. Il primo più strutturale di messa in sicurezza del territorio e dei corsi d’acqua, che deve passare anche attraverso la destinazione di cospicui fondi regionali e statali (centinaia di milioni di euro) per la realizzazione di opere come lo scolmatore del  Fereggiano e del Bisagno. Il secondo tipo di intervento riguarda, invece, il sistema della Protezione Civile, sul quale, indipendentemente dagli ultimi sviluppi, si stanno da tempo ipotizzando delle modifiche.

    È chiaro, infatti, che i rischi legati  alle alluvioni hanno origini antiche alle quali la nuova amministrazione, come le precedenti, stanno cercando di dare una risposta operativa.

    Federico Viotti
    [foto di Diego Arbore e Daniele Orlandi]

  • Comune di Genova: maggiore trasparenza per gli appalti pubblici

    Comune di Genova: maggiore trasparenza per gli appalti pubblici

    Ponte di Cornigliano, lavori in corsoA distanza ravvicinata dalla movimentata seduta di giovedì scorso, il Consiglio Comunale si è riunito nuovamente ieri pomeriggio (9 ottobre, ndr). Una riunione decisamente più tranquilla rispetto a quella che la scorsa settimana si è conclusa con l’approvazione delle Linee Programmatiche del Sindaco, dopo 10 ore di Consiglio, diverse interruzioni per la protesta della Polizia Municipale e continui colpi di scena.

    In avvio di seduta l’assessore Miceli ha affrontato nuovamente la difficile situazione della bonifica dell’area dell’ex stazione di Prà e del cosiddetto Progetto Parco Lungo; una questione pendente ormai da anni e di cui Era Superba si era occupata già nel lontano 2009. Ciò che sconcerta i consiglieri e la stessa Giunta è che Fs avesse precedentemente dichiarato che il materiale presente nella zona non era pericoloso. Per questa ragione il consigliere Bruno (Fds) ha chiesto con insistenza che il Comune approfondisca la posizione del precedente proprietario dell’area e, in caso, cerchi di rivalersi su di esso per il danno arrecato. E intanto per sabato pomeriggio è stata indetta una manifestazione di piazza a cui parteciperà tutto il ponente genovese a difesa di Prà, una zona di Genova che, dice il Consigliere Carattozzolo (Pd) «è stata vilipesa e depredata in questi anni». Gozzi (Pd) conclude chiedendo all’amministrazione di riunire ad un tavolo anche la cittadinanza perché possa far sentire la propria voce sull’argomento.

    L’altro dato da registrare, in un seduta in cui si è parlato soprattutto di provvedimenti puntuali legati al cimitero di Staglieno e alla tariffa per la rinuncia alla proprietà di animali, è la modifica di alcuni articoli del “Regolamento per le acquisizioni di beni e servizi in Economia del Comune di Genova. In tale regolamento, adottato già nel 2008, si è recentemente prevista l’introduzione della cosiddetta Stazione Unica degli Appalti (SUA), un organo che si occuperà delle attività inerenti l’acquisizione di beni e servizi e dei lavori pubblici di interesse del Comune. Questa novità è stata introdotta per garantire contemporaneamente un miglioramento delle procedure legate alle attività appena citate e un contrasto efficace ai tentativi di infiltrazione malavitosa negli appalti pubblici. La SUA, infatti, accentra su di se la gestione di tutte le operazioni di acquisto di beni e servizi – ad eccezione dei servizi sociali -, razionalizzandone il funzionamento , con un controllo costante su tutte le fasi di assegnazione dell’appalto e dei contenziosi che potrebbero sorgere.

    Inoltre, con la stipula di una convenzione tra Comune, società partecipate e Prefettura viene rafforzata la salvaguardia della legalità nei lavori pubblici, spesso oggetto, come ben si sa, di infiltrazioni mafiose.

    Nonostante le modifiche approvate dalla delibera presentata oggi in Consiglio Comunale fossero prettamente tecniche,  la discussione di questo provvedimento ha anche permesso di affrontare in aula altri aspetti legati alla trasparenza nella gestione dei lavori pubblici. In particolare il Consigliere Grillo (Pdl) ha richiesto all’assessore Miceli che venga fornito dall’amministrazione un elenco dettagliato degli incarichi e le consulenze assegnate a soggetti esterni al Comune nel biennio 2011-2012. L’assessore ha accolto molto positivamente queste richieste, assicurando che non solo verranno forniti i dettagli richiesti sugli incarichi esterni, ma che in sede di commissione consigliare vi sarà l’occasione per «fare un discorso più ampio e conoscitivo su tutte le tematiche della Centrale degli Acquisti,  della Stazione Unica Appaltante e di tutte le problematiche connesse al lavoro che stiamo facendo in accordo con la prefettura». I lavori si sono svolti con regolarità e grande velocità, tanto che verso le 17 la seduta si era già conclusa.

    Federico Viotti

  • Dibattito delle linee programmatiche del Sindaco: la politica si ferma

    Dibattito delle linee programmatiche del Sindaco: la politica si ferma

    Eravamo tutti pronti a seguire il dibattito sulle linee programmatiche del Sindaco, ed invece ieri a Palazzo Tursi la politica si è dovuta fermare. Lo ha fatto innanzitutto per l’irruzione nella Sala Rossa dei lavoratori della Polizia Municipale sul piede di guerra per il piano di tagli ipotizzato dall’amministrazione e poi per la lunga discussione procedurale che ha preceduto il dibattito sul documento presentato da Marco Doria.
    Vista la delicatezza del tema e la natura tecnica di molti degli interventi dei consiglieri, vale la pena cercare di spiegare ai lettori cosa sono le linee programmatiche del Sindaco e in che modo esse dovrebbero essere  presentate ai consiglieri. Si tratta di un documento in cui viene definito il programma che l’amministrazione intende portare a termine nei 5 anni di mandato, individuando degli obiettivi generali e degli interventi specifici che ne permettano la realizzazione. Diversamente da ciò che si potrebbe pensare non è solo una pura formalità, visto che su queste basi verranno stabiliti i finanziamenti per progetti e opere pubbliche all’interno del Comune.
    La norma di riferimento è il Testo Unico degli Enti Locali (TUEL) introdotto nel 2000, il quale prevede che “Entro il termine fissato dallo statuto, il sindaco o il presidente della provincia, sentita la Giunta, presenta al consiglio le linee programmatiche relative alle azioni e ai progetti da realizzare nel corso del mandato”. Vi è quindi un rimando allo Statuto di ogni Comune per la definizione specifica della norma. La Statuto del Comune di Genova si esprime su questa materia con l’articolo 39, in cui si possono ritrovare tre principi fondamentali:

    • Il Sindaco neoeletto, sentita la Giunta, entro due mesi dalla proclamazione e comunque non oltre il 15 settembre, presenta al Consiglio le linee programmatiche relative ai progetti che intende intraprendere e alle azioni che intende realizzare nel corso del mandato;
    • Le linee programmatiche del Sindaco costituiscono la base per la formazione dei bilanci preventivi annuale e pluriennale nonché per i relativi assestamenti;
    • Il Consiglio partecipa alla definizione delle linee programmatiche presentate dal Sindaco mediante discussione ed eventuali proposte di emendamento. Tali proposte vengono valutate congiuntamente al Sindaco e di comune accordo sono inserite in modo organico nelle linee.

    Questo, in estrema sintesi, è il quadro normativo di riferimento, che abbiamo pensato di presentare al lettore anche per aiutarlo a farsi un’opinione informata sulla discussione avvenuta in Consiglio Comunale. Un quadro di riferimento piuttosto chiaro, che, tuttavia, ha provocato un duro scontro tra maggioranza e opposizione.
    Tutto ha avuto inizio con la dichiarazione di inammissibilità di alcuni ordini del giorno presentati da esponenti della minoranza (Campora, Lauro e Baroni del Pdl) perché depositati oltre la scadenza prefissata (giovedì alle ore 11, ndr). Tale limite massimo era stato stabilito durante una commissione dei capigruppo di tutte le forze politiche comunali, su proposta del capogruppo del Pd Farello. La decisione comunicata in aula dal presidente Guerello non è stata digerita dagli esponenti del Pdl che si sono appellati proprio allo statuto e al regolamento per difendere l’ammissibilità dei propri ordini del giorno. In particolare non hanno ritenuto corretto che la decisione di fissare un limite sia stata assunta dai capigruppo a maggioranza invece che all’unanimità, come accade di norma. In questo modo, spiega Lilli Lauro, «ci impediscono di lavorare in commissione capigruppo oltre che in aula» poiché il centrosinistra dispone del maggior numero di rappresentanti anche in tale organo. E poi, precisa il consigliere Campora, lo stesso Sindaco ha formalmente presentato le proprie linee programmatiche oltre il tempo massimo previsto dallo statuto (15 settembre).

    E di puntiglio in puntiglio si è proseguito a discutere per più di un’ora. Perché per consentire ai consiglieri di intervenire più a fondo sulle sue linee di indirizzo, Marco Doria aveva anche previsto, in modo effettivamente irrituale, che gli ordini del giorno – ovvero le modifiche o aggiunte al documento proposte dai consiglieri – fossero sottoposti a votazione. In caso di approvazione a maggioranza questi odg sarebbero entrati a far parte del testo definitivo. Anche nelle precedenti amministrazioni venivano accolti degli ordini del giorno dei consiglieri, nonostante la norma, riconoscendo le linee programmatiche come un documento proprio del Sindaco, stabilisca che solo lui possa decidere se accettarli o respingerli.

    Su queste basi i consiglieri del Pdl hanno cercato di sottolineare che solo al Sindaco poteva spettare, quindi, la  facoltà di non ammettere i loro odg, a prescindere dalla scadenza prefissata.
    Né gli interventi della segreteria generale, né il tentativo del capogruppo del Pd Farello di spiegare che la sua proposta di porre un limite di tempo voleva essere una garanzia perché tutti leggessero attentamente le proposte di modifica dei consiglieri, sono riuscite e riportare la calma in aula. E lo scontro è culminato con l’abbandono dell’Aula del Pdl, che ha annunciato anche un esposto al Prefetto per accertare se vi sia stata una violazione del regolamento del consiglio comunale.

    Il dibattito è proseguito anche in serata quando, in un’aula ormai priva dell’attenzione dei giornalisti, verso la mezzanotte è finalmente arrivata la parola fine alla seduta più lunga della neonata “era Doria”con Idv e Pd a un passo dallo strappo quando il sindaco ha deciso di accogliere alcuni ordini del giorno presentati dall’opposizione (Movimento 5 Stelle e Lega Nord). Ma andiamo con ordine: innanzitutto Doria  ha chiesto al Consiglio, come gli consente il regolamento, che non fossero votate direttamente le linee programmatiche; i documenti della minoranza che avevano fatto esplodere il caos nella maggioranza, alla fine sono stati accolti come “raccomandazioni” e quindi votati in blocco. Per quanto riguarda la maggioranza, è stato approvato un ordine del giorno del centrosinistra di adesione generale alle linee programmatiche. Il documento in questione si limita esclusivamente a fissare alcune priorità come la città metropolitana, il Puc, il welfare, il delicato tema delle società partecipate e la sicurezza idrogeologica.

    Il rispetto delle regole non è di certo un aspetto secondario e lo stanno dimostrando i vari scandali che coinvolgono diversi Consigli Regionali e i loro membri. Al tempo stesso lo scontro di oggi ha probabilmente impoverito il dibattito sul merito delle proposte del Sindaco, lasciando parzialmente in ombra il vero significato della seduta del Consiglio.

    La definizione delle linee di indirizzo per la crescita e lo sviluppo della città, soprattutto nella delicata fase che stiamo vivendo, avrebbe potuto – e forse dovuto – essere un’occasione per trovare punti di contatto tra le forze politiche perché il bene di Genova dovrebbe essere l’obiettivo comune di maggioranza e opposizione. Resta quindi un po’ di delusione nel constatare  come da nessuna delle parti sia giunto uno stimolo per cercare di ricomporre il conflitto e si sia consentito, invece, che una polemica su 6 ordini del giorno depositati alle 13 invece che alle 11 di giovedì u.s. potesse di fatto monopolizzare gran parte della seduta.

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Consiglio Comunale, presentate le linee programmatiche del Sindaco

    Consiglio Comunale, presentate le linee programmatiche del Sindaco

    Marco DoriaErano da tempo attese ed evocate e sono state esposte ieri pomeriggio (25 settembre, ndr) in Consiglio Comunale le linee programmatiche del Sindaco. Come premesso dallo stesso Marco Doria, questo documento ha ripreso in buona parte i contenuti del programma elettorale, sviluppandoli sulla base dell’esperienza, seppur breve, di questi primi mesi di governo della città. Ed in effetti il Sindaco ha rievocato molti dei punti su ci già si era soffermato in occasione del suo discorso di insediamento a giugno e poco più tardi durante l’approvazione del bilancio comunale.

    La crisi economica è stata nuovamente richiamata come chiave interpretativa di gran parte delle decisioni prese fino ad oggi dalla Giunta, nonché come condizione in cui si svilupperà la sua azione in un futuro. «Sono cambiati i rapporti di forza tra le aree geografiche del mondo», ha detto Doria, aggiungendo che questa evoluzione si traduce nell’impossibilità di tornare ai livelli di crescita degli anni ottanta. Si tratta di un punto su cui si sono spesso scontrate maggioranza e opposizione, con quest’ultima decisamente contraria ad una logica di “gestione del declino”.

    Nelle linee del Sindaco si presenta una visione positiva del futuro economico di Genova, un futuro che dovrà basarsi soprattutto sul potenziamento dell’attività portuale, sul turismo e su progetti High-Tech come gli Erzelli. Su questo punto Marco Doria ha ribadito la sua convinzione che il trasferimento della Facoltà di Ingegneria possa rappresentare un aspetto positivo per il ponente genovese, così com’è stato per Economia alla Darsena e Architettura nel centro storico, indipendentemente dal fatto che ciò comporti maggiori interazioni con le aziende presenti nel parco tecnologico.

    Tuttavia, il Sindaco ha anche ammesso che questa idea della «città che vorremmo» deve necessariamente confrontarsi con «le condizioni in cui operiamo», in altre parole con le difficoltà economiche che il paese sta vivendo. Un esempio proviene proprio dal progetto Erzelli che ha visto Ericsson licenziare alcuni dipendenti poco dopo il suo insediamento nella nuova sede all’interno del parco tecnologico. Avrebbe potuto citare molte altre emergenze il Sindaco (la chiusura della Centrale del Latte, la crisi di AMT, il licenziamento di alcuni lavoratori dell’AMIU Bonifiche), ma ne ha voluto prendere ad esempio ancora una di assoluta attualità, ovvero il dragaggio di Calata Sanità. Un classico esempio della difficile convivenza tra vecchio e nuovo in questa città, in cui, da un lato, si rende necessario provvedere ad una modifica dei fondali del porto per permettere l’attracco di grandi navi container, dall’altro si devono proteggere gli antichi palazzi del centro storico dalle esplosioni provocate dai lavori. Si tratta di due emergenze molto diverse che dimostrano, in realtà, tutti i limiti dell’amministrazione comunale, la quale se da un lato può intervenire sull’esecuzione di lavori pubblici, dall’altro può influire molto meno sulle decisioni di un’azienda privata.

    Infine, Marco Doria ha affrontato i temi legati all’evoluzione delle istituzioni locali facendo trapelare in più occasioni un certo malcontento nei confronti delle misure decise dal Governo Monti in questo ambito. Il Sindaco ha evidenziato che una parte importante dei sacrifici che le amministrazioni comunali – e quindi anche i cittadini – devono affrontare dipendono in gran parte dalla «stretta sui trasferimenti  agli enti locali» e ha apertamente criticato questo orientamento del Governo affermando: «serve una modifica dell’agenda politica del Governo sul tema dei trasferimenti ai Comuni».

    Nel documento consegnato ai consiglieri vengono, in realtà, affrontati molti altri temi, alcuni dei quali non sono stati esposti in aula, ma che di sicuro animeranno il dibattito previsto per la prossima settimana, quando le linee programmatiche verranno discusse e votate in Consiglio. Primo tra tutti il nodo delle infrastrutture, in cui se da un lato si conferma la necessità del Terzo Valicoper «potenziare le vie di collegamento con il retro porto oltreapenninico e con in mercati di riferimento dell’Europa occidentale» dall’altro emergono nuovamente i dubbi del Sindaco sulla realizzazione della Gronda.

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Gronda di Ponente e impatto ambientale: «servono approfondimenti»

    Gronda di Ponente e impatto ambientale: «servono approfondimenti»

    Alla fine è giunto il tanto atteso confronto al Consiglio Comunale di Genova sul tema della Gronda di Ponente. Sembra essere stata disinnescata – per adesso – la bomba politica che avrebbe potuto esplodere all’interno della maggioranza, apparsa spesso divisa su questo tema.

    La discussione avvenuta ieri (19 settembre, ndr) è durata più di cinque ore e ha visto i vari schieramenti politici confrontarsi in un dibattito molto articolato, da cui è emersa tutta la complessità e le problematiche legate alla realizzazione d i questa grande opera.

    Da un punto di vista politico il contrasto tra centro-destra e centro-sinistra si è giocato tutto sulla contrapposizione tra sviluppo e salvaguardia dell’ambiente e della salute. Il proponente della mozione, Matteo Campora (Pdl) ha voluto sottolineare che non il suo partito non ha intenzione di «lavorare per gestire il declino», ma per creare nuovo sviluppo. E proprio a questo servirebbero le nuove infrastrutture, non solo come elemento di potenziamento dei traffici di merci, ma anche come fonte di lavoro diretta per tutti coloro che verranno chiamati a realizzare l’opera.

    Dal canto opposto l’ordine del giorno presentato da Pd, Lista Doria e Idv, riprendendo pedissequamente la parte del programma del Sindaco sull’argomento, propone di procedere ad ulteriori verifiche legate in particolare all’impatto ambientale e all’effettiva riduzione o snellimento del traffico su gomma nelle aree urbane e autostradali intorno a Genova.

    Il centro-destra al completo ha poi evidenziato quelle che definisce «ambiguità del Sindaco e della Giunta» che sul tema della Gronda starebbero volontariamente cercando di evitare una presa di posizione univoca. Ciò proprio per evitare di generare un conflitto tra i vari componenti della maggioranza di centro-sinistra che governa la città. Inoltre, ha sottolineato Enrico Musso, per l’occasione in aula nonostante i suoi impegni in Senato, «Non c’è certezza sulla continuità amministrativa e sull’orientamento della Giunta». L’ex sfidante di Marco Doria per la poltrona di sindaco ha stigmatizzato il fatto che un procedimento già approvato in buona parte dalla precedente amministrazione sia stato rimesso in discussione.

    Il Pd, attraverso il suo capogruppo Farello, ha replicato alle critiche di ambiguità sostenendo che dal 2009, anno di approvazione della delibera riproposta dal Pdl, sono state molte le variazioni e gli sviluppi da tenere in considerazione per valutare in modo adeguato il progetto della Gronda. Per esempio è stato approvato un nuovo PUC e il PUM (Piano Urbano Mobilità), è stato approvato un piano regolatore portuale e, recentemente, è stato recuperato lo studio per la creazione di un tunnel sotto la zona del porto. La presenza di questi cambiamenti giustificherebbe la decisione di una maggioranza, pur sempre di centro-sinistra, di riprendere in esame il progetto e di rimetterlo in discussione.

    Al di là della questione politica si sono affrontati nel dettaglio alcuni aspetti di grande interesse che riguardano la realizzazione dell’opera. Il tema principale è stato quello legato alla salute pubblica, con riferimento alla presenza di amianto nelle rocce da scavare e il livello di inquinamento atmosferico che si avrà nelle zone limitrofe all’opera. In particolare gli esponenti del Movimento 5 Stelle hanno evidenziato che la quantità di residui degli scavi (smarino) potenzialmente cancerogeni, perché ricchi di amianto, sono circa 5 milioni di metri cubi e che questi verranno trasportati con degli autocarri fino all’area di stoccaggio rischiando di inquinare gravemente le aree attraversate. Inoltre i “grillini” hanno evidenziato anche che il modello di dibattito pubblico che si è svolto sulla Gronda non ha avuto nulla a che vedere con il débat public francese, da anni utilizzato per coinvolgere la cittadinanza in decisioni che riguardano la creazione di grandi opere. I cittadini, infatti, sono stati chiamati ad esprimere la propria opinione sul tracciato della nuova tratta autostradale, ma non è stata mai presa in considerazione l’“opzione zero”, ovvero quella che prevede la possibilità di non costruire l’opera.

    Ai rilievi di ordine tecnico la Giunta ha risposto sottolineando che su tutti questi aspetti è stato chiesto il parere del Ministero dell’Ambiente, che a breve renderà pubblici i risultati dell’analisi di impatto ambientale effettuata. Ma qualche dubbio sull’opera emerge anche all’interno della Giunta. Lo stesso Sindaco Doria ha sentenziato «Trovo miope da parte di una classe dirigente appendere il destino della città ad un’opera tutt’altro che certa» ed ha aggiunto che «è un argomento importante, ma è solo uno dei tanti». Il sindaco ha sottolineato anche l’esigenza di approfondire le valutazioni sulla realizzazione dell’opera con l’obiettivo di salvaguardare un territorio – quello genovese – già molto fragile.

    Le votazioni hanno visto la maggioranza respingere compattamente sia la mozione presentata dal centro-destra, sia le richieste avanzate dal M5S ed approvare invece l’ordine del giorno presentato da Pd, Lista Doria e Idv, con l’appoggio di Sel e Fds.

    E tuttavia qualche distinguo all’interno della maggioranza si è potuto notare soprattutto tra alcuni dei consiglieri che erano presenti in Consiglio Comunale già nel precedente ciclo amministrativo e che avevano approvato la delibera sulla Gronda e gli esponenti della Lista Doria. I primi hanno sottolineato l’importanza della Gronda per evitare l’isolamento di Genova, mentre i secondi, che rappresentano il gruppo più vicino alle idee del Sindaco, hanno affermato chiaramente di ritenere questa grande opera inutile per risolvere il problema della mobilità in città e dannosa per l’impatto ambientale.

    Superato l’ostacolo politico, la maggioranza dovrà adesso definire, in termini pratici, come muoversi in futuro. Nel caso il parere sull’impatto ambientale del Ministero dell’Ambiente – atteso per gennaio – fosse positivo vedremo realizzarsi l’opera così com’era stata progettata? Verranno effettuate delle modifiche? O non verrà costruita per nulla?

    Federico Viotti

  • AMT e Comune di Genova: il dibattito prosegue in Consiglio Comunale

    AMT e Comune di Genova: il dibattito prosegue in Consiglio Comunale

    Autobus GenovaDopo poco più di un mese di inattività sono ripresi questa settimana i lavori del Consiglio Comunale di Genova. Tante erano le questioni rimaste in sospeso durante l’estate, una su tutte l’emergenza AMT. Poco prima delle vacanze estive era stata approvata una delibera che prevedeva la privatizzazione dell’azienda, ma durante i primi giorni di settembre la Giunta si era resa disponibile al confronto su soluzioni alternative.

    Il Sindaco Doria ha relazionato in aula gli ultimi sviluppi positivi della vicenda. Prima ancora ha voluto chiarire che «Non si è mai parlato di conti truccati, ma piuttosto di una realtà che andava affrontata di petto prima», per fugare ogni dubbio sulla regolarità della gestione dall’azienda. Tuttavia nelle parole del Sindaco emerge una critica ai ritardi di chi, pur non facendo nomi, avrebbe dovuto intervenire per evitare che AMT giungesse ad un passo dal fallimento. Il riferimento, nemmeno troppo velato, è rivolto a chi in questi ultimi anni ha potuto vedere i conti dell’azienda con i propri occhi, ovvero i suoi dirigenti e la Giunta precedente.

    Dopo un’intera estate di negoziati si è giunti, all’inizio di questa settimana, ad un accordo tra Comune, AMT e sindacati. Per il momento la privatizzazione è stata scongiurata grazie ad un piano aziendale che prevede il risparmio di 4 milioni di euro entro fine 2012. Nonostante la soddisfazione per questi passi in avanti, il Sindaco non ha nascosto le propria preoccupazione per il futuro: «L’accordo raggiunto è significativo, ma non risolutivo». Significativo perché ha consentito di rinviare l’ipotesi di una messa in liquidazione, ma non risolutivo perché permangono i forti squilibri tra costi e ricavi che da anni caratterizzano il bilancio di questa azienda. Nel 2011 il Comune aveva dovuto versare nelle casse di AMT 35 milioni di euro e nel 2012 altri 22 per compensare una perdita di 1,5 milioni di euro al mese. Evidentemente, spiega Doria, il Consiglio dovrà nuovamente discutere del trasporto pubblico locale per capire se l’azienda sarà in grado di sopravvivere in modo autonomo durante il 2013.

    Le spese future possono essere stimate sulla base di quelle attuali, mentre i ricavi sono del tutto imprevedibili. Molto dipende dalle risorse che il Governo statale destinerà al trasporto pubblico locale. Per quanto riguarda il livello del servizio il Sindaco ha difeso l’adeguatezza del servizio di trasporto pubblico locale, attirandosi però non poche critiche dei consiglieri di minoranza che hanno posto in evidenza il drastico taglio delle corse dei bus collinari.

    C’è quindi ancora molto su cui discutere per giungere ad una soluzione definitiva del problema e nessuna alternativa, compresa la privatizzazione, sembra essere ancora del tutto esclusa. La volontà del Sindaco è quella di ridare ad AMT un equilibrio che la renda in grado di «stare in piedi non solo grazie a sforzi eccezionali e irripetibili dell’azionista», ovvero il Comune stesso.

    L’altro tema centrale della seduta è stata la vendita dell’ex ospedale psichiatrico di Quarto. Dopo l’inaspettata marcia indietro della Regione, anche il Comune ha voluto affermare il proprio impegno per una tutela dell’ospedale non solo come importante struttura per la cura della malattia psichiatrica, ma anche per la sua funzione pubblica e sociale. Infatti al suo interno, oltre ad essere ospitati e curati circa 80 pazienti, trovano la propria sede anche una Biblioteca sulla Salute Mentale, il Centro Basaglia, un archivio storico dell’ex ospedale psichiatrico e una cooperativa sociale; il tutto in un’ampia area verde. La mozione presentata da Lista Doria, Sel e Fds è stata approvato all’unanimità da tutti i consiglieri. Il sindaco ha sottolineato l’importanza di questo voto affermando che «La mozione approvata oggi aiuta un percorso che è stato avviato. Un percorso che se non fosse stato compiuto anche dal Comune avrebbe visto la Regione procedere da sola» e ha aggiunto «diciamo si ad una percorso che deve vedere coinvolti tutti i soggetti con un atteggiamento di collaborazione per raggiungere un obiettivo comune».

     

    Federico Viotti

  • Consiglio Comunale: rinviata la discussione sulla Gronda

    Consiglio Comunale: rinviata la discussione sulla Gronda

    Aveva scelto un video il Sindaco Marco Doria per negare la necessità di rimpasti all’interno della maggioranza. Il vertice tenutosi venerdì scorso (7 settembre, ndr) a Palazzo Tursi aveva allontanato l’ipotesi di un’estromissione dell’Idv dalla coalizione di governo e stoppato il conseguente ingresso dell’Udc al suo posto. Doria aveva respinto questa possibilità sottolineando la sua contrarietà a certe logiche “da vecchia politica” e chiedendo invece ai partiti di concentrarsi sui problemi da risolvere.

    E i problemi di cui si è discusso durante la prima seduta del Consiglio Comunale dopo la pausa estiva sono stati molti: AMT, ex ospedale psichiatrico di Quarto, il crollo del cornicione di Galleria Mazzini e il cedimento del palazzo di via Bocciardo. Ma di uno proprio non si è riuscito a parlare ovvero della “realizzazione del nodo stradale e autostradale di Genova”, parafrasando, la Gronda.

    Molti consiglieri del Pd hanno abbandonato l’aula verso le sei del pomeriggio facendo mancare il numero legale e decretando, sulla base di ciò che stabilisce il regolamento del Consiglio, lo scioglimento della seduta proprio quando ci si apprestava ad affrontare l’argomento. La ragione ufficiale di questa uscita anticipata era la programmazione di un dibattito sulla città metropolitana alla Festa Democratica, ma alla minoranza questa giustificazione non è sembrata per nulla sufficiente. Inoltre la mozione, che era stata posta al punto due dell’ordine del giorno, è stata sopravanzata, su richiesta del consigliere Bruno, dalla mozione successiva riguardante la vendita dell’ex manicomio di Quarto. Questa inversione d’ordine, approvata in aula da una maggioranza effettivamente compatta, ha suscitato non poche critiche da parte dell’opposizione, che ha letto in questa scelta una strategia per rimandare la discussione sulla Gronda.

    Il primo firmatario della mozione, Matteo Campora del Pdl, ha definito questo episodio un «tentativo goffo di mettere a tacere la minoranza», ritenendo che la vera ragione del rinvio sia stata la volontà della maggioranza e del Sindaco di sfuggire al confronto su un tema che, in effetti, ha creato diverse tensioni tra primo cittadino e Pd in questi mesi. «Oggi questa mozione non fa altro che riprendere una mozione approvata nel 2009 dalla Giunta Vincenzi» spiega l’esponente del centro destra, «Si chiedeva semplicemente a questa maggioranza di rinnovare con decisione l’appoggio a questa delibera che era stata approvata dalle forze politiche del centro sinistra». Anche il leghista Rixi ha espresso la sua contrarietà all’inversione dell’ordine dell’odg ritenendo che, pur condividendo la rilevanza data al tema del manicomio genovese, «tutte le mozioni calendarizzate sono più importanti della Festa del Pd».

    Il capogruppo del Pd Farello ha risposto alle critiche, evidenziando che la scelta di anteporre la discussione sull’ex ospedale psichiatrico è dipesa soprattutto dalla priorità di definire la posizione del Comune sull’argomento, anche in seguito agli ultimi sviluppi della questione a livello regionale. Inoltre, secondo l’esponente del Partito Democratico, non esiste alcuna volontà da parte della maggioranza di sottrarsi al dibattito sulla Gronda, anzi, l’imminente presentazione delle linee programmatiche del Sindaco (entro fine settembre), sulle quali il Consiglio dovrà esprimersi con un proprio voto, permetteranno una discussione molto più approfondita sui temi centrali della città. «Tentare di far esplodere qualche bomba politica prosegue Farello – è compito della minoranza e va assolutamente rispettato, ma visto che ci confronteremo sulle linee di indirizzo di questa amministrazione tra due settimane forse era utile avere un minimo di pazienza».

    Il rinvio della discussione sulla Gronda lascia effettivamente sul campo qualche interrogativo sulla capacità della maggioranza di appianare le divergenze sulla realizzazione di grandi opere a Genova. Un’incertezza che non nasce oggi, ma che ha caratterizzato fin dalla campagna elettorale le dinamiche interne alla coalizione di centro sinistra. Qualche indicazione in merito dovrebbe giungere al più tardi martedì prossimo, quando la mozione verrà nuovamente inserita nell’ordine del giorno e imporrà una presa di posizione chiara del Sindaco e della sua maggioranza.

    Federico Viotti

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Una nuova maggioranza per il Consiglio Comunale di Genova?

    Una nuova maggioranza per il Consiglio Comunale di Genova?

    Riprende l’attività del Consiglio Comunale ed ecco prospettarsi puntualmente per la politica genovese l’“autunno caldo” che avevamo previsto nell’ultimo articolo di Liberi Tursi prima della pausa estiva. Si riparte dall’emergenza crisi che sta mettendo a dura prova il tessuto produttivo genovese.

    Innanzitutto c’è la vicenda AMT, che ha tenuto banco per tutta l’estate, con un parziale dietrofront del sindaco Marco Doria, il quale, dopo aver difeso in Consiglio la privatizzazione dell’azienda municipale dei trasporti, ha dato diversi segnali di apertura nei confronti delle richieste dei sindacati contrari a questa scelta. A causa dei forti tagli decisi dal governo centrale le risorse necessarie per sanare il deficit del 2012 (stimato intorno a 30 milioni di euro) ed evitare il fallimento non possono essere reperite nelle casse comunali e regionali. Il futuro di AMT è comunque nelle mani della Giunta, poiché il Comune di Genova è proprietario al 100% dell’azienda. Doria si è dato tempo fino a metà settembre per decidere se il piano di risanamento dell’azienda potrà funzionare senza l’ingresso dei privati o se sarà necessario prevedere l’arrivo di capitali esterni.

    Più tortuosa sarà, invece, la strada da percorrere per difendere la sopravvivenza di altre realtà come la Centrale del Latte, su cui le istituzioni cittadine non hanno alcun tipo di competenza essendo imprese private. Nonostante ciò la giunta è chiamata a svolgere il difficile compito di non perdere ulteriori posti di lavoro e capacità produttiva nel territorio genovese, cercando di individuare soggetti interessati a subentrare a Lactalis-Parmalat ormai decisa a chiudere gli impianti.

    Altro tema balzato agli onori delle cronache politiche tardo-estive riguarda la posizione del sindaco sulla Gronda. Che Doria non fosse un grande estimatore di quest’opera era già emerso in campagna elettorale, ma i toni erano stati decisamente più sibillini da quelli usati a fine agosto durante una visita in Valvarenna: «Bisogna ragionare su un diverso sistema di viabilità e trovare soluzioni alternative». Non si tratta di un’opposizione totale all’opera, ma della richiesta di un accurato riesame destinato probabilmente a modificare il cammino indicato dalla precedente Giunta comunale.

    La ricostruzione di questo contesto è essenziale poiché le posizioni espresse dai diversi partiti su questi temi segnalano l’evoluzione degli equilibri di maggioranza all’interno di Palazzo Tursi. Una maggioranza che in questi mesi non è mai apparsa del tutto coesa. Il Pd ha chiesto e ottenuto un incontro tra i capigruppo di maggioranza entro la fine di questa prima settimana di settembre (venerdì 7) con l’obiettivo di verificare il sostegno degli alleati alla Giunta Doria. In particolare dai vertici del Partito Democratico genovese sono giunte forti pressioni per l’estromissione dell’Idv, che durante i primi cento giorni di questa nuova legislatura comunale ha sempre osteggiato e criticato le decisioni della Giunta. Il peccato originale da cui dipende questa ostilità  è probabilmente la mancata nomina di un assessore appartenente a questo partito, una circostanza che aveva agitato fin dal principio la presenza dell’Idv all’interno della maggioranza.

    A colmare il vuoto lasciato dall’Idv dovrebbe essere l’Udc, che ha dato l’impressione di tendere la mano a Marco Doria votando – unico partito dell’opposizione a farlo – a favore della proposta di privatizzazione dell’AMT. In Regione un esperimento di “groϐe koalition” con i centristi all’interno della maggioranza di centro-sinistra al fianco dei democratici, va avanti dal 2010. Inoltre l’Udc è uno dei partiti favorevoli alla realizzazione della Gronda.

    Sul versante opposto la Federazione della Sinistra ha accolto con estremo favore i dubbi del sindaco sulla Gronda, ma ha già dichiarato di essere pronta a passare all’opposizione qualora avvenisse un avvicendamento Idv – Udc. Anche Sel, che ha già provato più di qualche imbarazzo nell’appoggiare scelte come la privatizzazione del trasporto pubblico, si troverebbe a disagio nel sostenere delle alleanze poco naturali per un partito di sinistra. È proprio di questi giorni la chiara bocciatura di un’alleanza con Pd e Udc da parte del leader del partito Nichi Vendola.

    Due sono quindi gli scenari che possono derivare dai riassetti della maggioranza, ma in entrambi Doria rischia di ritrovarsi fortemente indebolito. Uno spostamento più al centro dell’equilibrio della coalizione avrebbe dei costi elevati in termini di perdita di appoggio da sinistra e forse dello stesso partito che ha lanciato la su candidatura (Sel). Un mantenimento degli equilibri attuali deluderebbe invece le aspettative della principale forza politica a sostegno del sindaco, il Pd, e non risolverebbe il problema della scarsa fedeltà dell’Idv come alleato.

    Dagli incontri tra i capigruppo di maggioranza previsti per i prossimi giorni emergeranno i primi indizi sul futuro della maggioranza di Tursi e c’è da scommettere che il loro effetto avrà un forte impatto sull’evoluzione degli equilibri politici a livello comunale.

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Il Consiglio Comunale approva la privatizzazione di AMT

    Il Consiglio Comunale approva la privatizzazione di AMT

    AutobusUltima seduta per il Consiglio Comunale prima della pausa estiva. Si è svolta ieri pomeriggio all’interno di un’aula gremita da lavoratori diAMT che hanno assistito al dibattito sulla delibera che la Giunta ha presentato per sanare l’emergenza del trasporto pubblico urbano genovese.

    Come ha spiegato il Sindaco, le difficoltà economiche e finanziarie dell’AMT sono l’esito di una tendenza negativa che dura da molti anni. Nel 2011 il Comune aveva versato più di 30 milioni di euro nelle casse dell’azienda municipalizzata e negli anni precedenti dai 20 ai 30. Quest’anno sono stati già versati 22 milioni e anche l’attuale amministrazione, proprio poco dopo il suo insediamento, ha dovuto apportare altri 5,5 milioni di euro per evitare l’ormai imminente fallimento. L’andamento particolarmente negativo del rapporto tra costi e ricavi nel 2012 ha costretto l’AMT a ridurre il proprio capitale sociale quasi più di un terzo, limite oltre il quale è prevista la liquidazione dell’azienda.

    Questa situazione si è presentata anche in un contesto di forti tagli di spesa da parte del governo nazionale e di generale difficoltà dal punto di vista economico anche per il Comune, che, lo ha detto chiaramente il Sindaco Doria, oltre al contributo già concesso non può andare. Da qui nasce l’esigenza di pensare ad un piano più strutturale che permetta di rimettere in piedi il trasporto pubblico locale (tpl). A questo obiettivo dovrebbero portare le linee direttive presentate dalla Giunta. Innanzitutto si dovrà prevedere la cessione di quote pubbliche di AMT a privati, come sta succedendo in altre città italiane, in grado di apportare le risorse di capitali e di management necessari per consentire all’azienda di sopravvivere. A Firenze, per esempio, il Comune ha ceduto il 100% delle proprie quote ad un’impresa privata di trasporti.

    Durante tutto il proprio discorso il Sindaco è stato spesso interrotto dai lavoratori che in diverse occasioni hanno sovrastato la sua voce con grida di protesta. La loro richiesta era stata quella di impedire ad ogni costo una privatizzazione, ma la Giunta ha deciso di muoversi in una direzione diversa. Nella delibera presentata in Consiglio Comunale si parla chiaramente di un «superamento della proprietà pubblica di controllo». Sicuramente preoccupano i precedenti ingressi di soci privati, come il gruppo francese Transdev, che non hanno mai portato a dei miglioramenti né dei conti né del servizio pubblico. Ma, lo ripete spesso il sindaco, l’alternativa è la liquidazione. Anche alcuni consiglieri (Padovani della Lista Doria, Bruno della Fds) sollevano qualche dubbio sull’equazione privatizzazione uguale efficientazione, soprattutto perché le imprese private nell’ambito del tpl richiedono fondi pubblici a compensazione dei ricavi derivanti dal biglietto.

    Il risanamento dell’AMT passa, ovviamente anche attraverso soluzioni che permettano di incrementare questi ricavi di tariffazione. Le linee d’indirizzo presentata dalla Giunta si concentrano in particolare sull’accordo con Trenitalia e sulla lotta all’evasione tariffaria. La consigliera Musso (Lista Musso) e il consigliere Baleari (Pdl) propongono di introdurre biglietti e abbonamenti con tariffe diversificate che consentano diverse soluzioni di viaggio, per esempio di percorrere solo brevi tratti ad un costo inferiore. E poi c’è l’annoso problema dei controlli sui non paganti. Molti interventi hanno evidenziato, tra le altre cose, che la metropolitana di Genova è una delle poche in Italia (e forse nel mondo) a non avere i tornelli all’ingresso. Un sistema di questo tipo garantirebbe una riduzione dei viaggiatori senza biglietto.

    Ancora una soluzione prevista dalla delibera riguarda il potenziamento delle corsie dedicate al trasporto pubblico – cosiddette strisce gialle -, che, tuttavia, non possono ritenersi risolutive a fronte della gravità dei problemi di cui soffre AMT.

    Il voto finale sulla proposta della Giunta ha rispecchiato le divisioni già emerse durante la discussione in aula. Il documento è stato approvato con 23 voti a favore e 15 contrari, facendo scoppiare la rabbia dei lavoratori che avevano aspettato fino alla fine per sapere l’esito della votazione. In particolare hanno votato no Lista Musso, Pdl, Lega, ma anche Idv, Fds e Movimento 5 Stelle.

    L’Idv, che già in altre occasioni importanti aveva fatto mancare il suo appoggio al Sindaco Doria, come nel caso dell’approvazione del bilancio, ha criticato soprattutto il fatto che la scelta della privatizzazione andasse contro l’impegno assunto dal sindaco nel programma elettorale a mantenere il trasporto pubblico. In realtà anche nel programma si parlava di «partner industriale con caratteristiche tali da garantire un valore aggiunto sia economico sia organizzativo».

    La Fds, il cui unico membro nel Consiglio è Antonio Bruno, ha motivato il proprio voto contrario evidenziando che i problemi economici che emergono costantemente nella gestione della macchina comunale dipendono soprattutto da una serie di tagli imposti dal governo nazionale e che fino a quando non si faranno iniziative forti, anche con l’appoggio di altre amministrazioni locali, qualsiasi soluzione sarà solo temporanea.

    Dopo molte astensioni dal Movimento 5 Stelle è giunto un no chiaro alle linee di indirizzo della Giunta. Ciò che chiedeva il Movimento era la possibilità di strutturare un piano industriale completo sul quale successivamente esprimere un giudizio più consapevole. Una proposta che però il Sindaco ha respinto sostenendo che si sarebbe trattato di una delibera del tutto nuova rispetto a quella presentata in aula.

    La nuova amministrazione comunale aveva iniziato i suoi lavori affrontando fin dalle prime settimane questioni complesse e spinose, come l’approvazione del bilancio, e l’ultimo appuntamento non è stato certamente più semplice. Ciò che preoccupa è soprattutto la percezione di una chiara tensione sociale, evidente negli animi dei lavoratori dell’AMT, ma anche, prima di loro, in quelli dell’AMIU Bonifiche o della Centrale del Latte di Fegino. L’elenco è destinato ad allungarsi viste le vertenze che riguardano grandi aziende come Ansaldo e Ilva. Si prospetta quindi un autunno caldo per il Consiglio Comunale.

    Federico Viotti

  • Consiglio Comunale, G8 di Genova: lo Stato deve delle scuse ai genovesi

    Consiglio Comunale, G8 di Genova: lo Stato deve delle scuse ai genovesi

    Il G8 del 2001 è ancora vivo nel ricordo dei genovesi e non solo. Ieri in Consiglio Comunale si è discusso ancora una volta dei fatti accaduti in quei drammatici giorni di luglio di 11 anni fa. Il Sindaco ha spiegato, in apertura della seduta le ragioni che spingono a tanti anni di distanza a riflettere ancora sull’accaduto. Da un lato perché «sono stati eventi che hanno ferito la città e che ne hanno segnato la storia», dall’altro perché le recenti sentenze sulle devastazioni e sulle violenze nella scuola Diaz hanno riportato quei fatti alla memoria di tutti.

    Con queste premesse il primo cittadino ha voluto ricostruire brevemente la cronaca di quei giorni ricordando una città militarizzata, nella quale si invitavano i cittadini a lasciare le proprie abitazioni, soprattutto quelle all’interno alla zona rossa, le più vicine ai luoghi in cui si sarebbe svolto il summit. «Un invito tanto ossessivo – ricorda Doria – da generare un rifiuto in molte persone».

    E poi c’erano gli ideali di coloro – decine di migliaia – che giunsero a Genova per difendere la visione di un futuro diverso da quello proposto dai leader mondiali. Un’invasione inizialmente pacifica, come testimoniò la Manifestazione dei Migranti, che però sfociò successivamente nei ben noti episodi di vandalismo dei cosiddetti black block. Una degenerazione che il Sindaco condanna senza mezze misure pur osservando che fu in parte conseguenza di «un’incapacità di gestione della situazione» da parte delle forze dell’ordine. Da quel momento in avanti fu un crescendo di violenza con l’uccisione di un ragazzo poco più che vent’enne, Carlo Giuliani, con l’aggressione dei manifestanti che sfilarono pacificamente nel corteo di sabato da parte delle forze dell’ordine e, infine, con l’irruzione nella Scuola Diaz e le violenze alla Caserma di Bolzaneto.

    Proprio su questi aspetti, resi attuali dalle recenti condanne della Cassazione, si concentra la valutazione finale di Marco Doria che non ha voluto parlare di sentenze buone o cattive, ma ha voluto sottolineare la gravità dei reati commessi da persone che avevano il dovere difendere la legalità. Infine il Sindaco si è soffermato sulle violenze della Caserma di Bolzaneto evidenziando che «dal punto di vista giuridico l’impossibilità di fare chiarezza su questi fatti è dipeso in larga parte dal fatto che nel nostro codice manchi il reato di tortura».

    Le ferita, inutile negarlo, è ancora aperta e il discorso del Sindaco ha suscitato moltissime reazioni all’interno dell’aula; quelle ormai consuete, che contrappongono difensori e detrattori dell’operato delle forze dell’ordine, rafforzate anche dalle sentenze della Cassazione, e altre che nascono dai recenti sviluppi della crisi economica e che fanno riemergere con forza le critiche ad un modello di sviluppo già messo in discussione dal Genoa Social Forum nel 2001. «Allora si diceva ‘Un mondo diverso è possibile’, ma sembra che da allora le cose non siano migliorate», ha affermato Putti (M5S), e anche Rixi (Lega) sostiene che «i principi di chi manifestava hanno avuto poco ascolto da parte delle istituzioni» e lo dimostra anche la presenza di «un governo che sicuramente è molto più vicino ad una visione finanziaria e verticistica del mondo».

    Inevitabilmente la riflessione si è concentrata anche su Genova sulle contraddizioni di quell’evento organizzato in una città forse non ancora pronta ad ospitarlo, ma che si sforzò di esserlo a fronte delle promesse di ingenti finanziamenti da parte dello Stato. Quello stesso Stato che poi la abbandonò al suo destino in quelle giornate di luglio, lasciando che pochi violenti fossero in grado di creare tanta distruzione e che alcuni pubblici ufficiali potessero compiere dei reati su civili inermi.

    Dai banchi del Consiglio Leonardo Chessa di Sel ha ricordato l’esistenza di una petizione popolare proprio per introdurre il reato di tortura nel nostro ordinamento allo scopo di evitare situazioni analoghe a quelle di Genova, che purtroppo si sono già ripresentate in altre occasioni, come il caso di Stefano Cucchi o di Federico Aldovrandi.

    Per tutte queste ragioni Farello (Pd) e Putti hanno ipotizzato anche la richiesta di scuse formali e di un risarcimento ai cittadini genovesi da parte delle istituzioni nazionali, come gesto di conciliazione per ricucire uno strappo che ancora oggi esiste. Secondo il capogruppo del M5S le recenti sentenze della Cassazione hanno aperto uno spiraglio per ricostruire la fiducia nei confronti dello Stato, che «ha avuto il coraggio di giudicarsi anche al suo interno», ma perché possano avere degli effetti reali è necessario comunicarle e spiegale soprattutto ai giovani all’interno delle scuole.

    Federico Viotti

  • Consiglio Comunale: ancora l’emergenza lavoro al centro del dibattito

    Consiglio Comunale: ancora l’emergenza lavoro al centro del dibattito

    Il dibattito in Consiglio Comunale è ripreso esattamente da dove si era interrotto due settimane fa, rimettendo al centro dell’attenzione le emergenze legate al mondo del lavoro. La seduta di ieri (17 luglio 2012) è stata dedicata in larga parte alla vicenda Lactalis e alle prospettive future – piuttosto incerte – per la Centrale del Latte di Fegino.

    L’assessore allo Sviluppo Economico Oddone, ha illustrato la situazione rispondendo ad una interrogazione dei consiglieri Bruno, Anzalone e Grillo. La decisione della multinazionale francese di fermare la produzione di latte a Genova sembra essere del tutto irreversibile e inoltre le condizioni in cui questa chiusura avverrebbe sono a totale sfavore dei lavoratori (63 dipendenti diretti) e dell’indotto (circa 150 allevatori). La dirigenza del gruppo avrebbe espresso la propria ferma volontà di non mettere a disposizione il sito produttivo per il suo utilizzo da parte di possibili concorrenti. Questa presa di posizione porterebbe ad escludere l’ipotesi di ripristinare la produzione di latte facendo subentrare una cordata di imprenditori locali e del basso Piemonte alla multinazionale francese. Oltre al danno pare profilarsi anche la beffa. Lactalis starebbe infatti tentando di mantenere sul territorio genovese la distribuzione di latte proveniente da altri fornitori.

    Il sospetto nasce dall’affitto di una piattaforma logistica presso il mercato di Bolzaneto da parte di una società, l’AF Logistics, tra i cui clienti principali spicca proprio Lactalis. Quest’ultima, fino a questo momento, non ha dato alcun segnale di apertura nei confronti delle istituzioni liguri e genovesi, nemmeno dopo la richiesta congiunta da parte del Sindaco e Presidente della Regione di avere un incontro con i vertici francesi. Di fronte a questo silenzio preoccupante il Comune ha voluto rispondere con altrettanta durezza, garantendo che si tenterà in ogni modo di impedire a Lactalis di utilizzare proprio un mercato comunale per svolgere la sua distribuzione e soprattutto che non verrà consentita alcuna speculazione edilizia sull’area dove sorge il sito produttivo. «A’ la guerre comme a’ la guerre!» ha sentenziato Oddone.

    Ad ascoltare la relazione dell’assessore c’era un folto gruppo di lavoratori della Centrale del Latte, che è stato anche ricevuto dal responsabile dello Sviluppo Economico del Comune. A loro è stato ribadito l’impegno della Giunta a riassorbire la produzione dell’indotto e il maggior numero possibile di lavoratori, ma la situazione sembra quanto mai complessa.

    Accanto ai dipendenti della Centrale del latte in Sala Rossa c’erano anche i lavoratori della Piaggio Aero Industries, preoccupati per la posizione assunta dall’azienda in merito al trasferimento da Finale a Villanova d’Albenga. La Piaggio ha sottolineato che in assenza di una decisione chiara del Comune di Finale sulla riconversione delle aree in cui si trova lo stabilimento attuale, potrebbe far saltare l’accordo di programma. Ai capigruppo del Consiglio i lavoratori Piaggio hanno anche espresso una forte preoccupazione per i posti di lavoro, vista la mancanza di commesse fino al 2014.

    Queste questioni vanno ad aggiungersi a quelle già emerse in questi mesi: la riduzione del personale di AMIU Bonifiche, la vendita di Ansaldo e l’incertezza sul futuro di Iren Manutenzioni. Il già ridotto vigore industriale di Genova sembra affievolirsi ulteriormente giorno dopo giorno e il 2012 si sta configurando sempre di più come annus horribilis per l’economia di questa città.

    Non va molto meglio ai commercianti, anch’essi in difficoltà per il calo dei consumi che incide particolarmente sulla ripresa di quelle attività colpite dall’alluvione del 4 novembre 2011. In particolare in Consiglio si è affrontata la situazione dei negozianti del sottopasso Cadorna, ancora costretti a lavorare in sistemazioni provvisorie in Piazza della Vittoria e nei Giardini Caviglia. L’assessore Oddone ha voluto ribadire l’impegno della Giunta per una soluzione del problema in tempi rapidi, pur evidenziando che i lavori vanno svolti con il massimo rigore per evitare che si possano creare nuove situazioni di pericolo in caso di inondazioni e per la necessità di realizzare anche un accesso per disabili.

    L’altro tema caldo della seduta di ieri ha riguardato la dismissione dell’ex Ospedale Martinez di Pegli, sul quale hanno presentato una mozione il consigliere Gozzi del Pd (che è stato anche Consigliere Municipale nel Municipio VII Ponente) e il consigliere Bruno della Fds. Tale struttura, donata alla comunità genovese dell’omonima famiglia per l’assistenza sanitaria dei cittadini meno abbienti, dopo alterne vicende (ristrutturazioni e cambi di destinazione d’uso) verrà definitivamente dismessa e venduta. La Regione aveva promesso di costruire una nuova piastra sanitaria per gli utenti del Ponente genovese in un’area adiacente, ma nel protocollo d’intesa firmato nel febbraio 2012 dall’ex sindaco Vincenzi non ve n’è traccia. L’assessore regionale alla Salute Claudio Montaldo ha ammesso il dirottamento dei fondi per la piastra sanitaria ad altre finalità, suscitando un profondo malcontento tra i cittadini e i rappresentanti eletti del Municipio, che hanno anche emesso una diffida sulla vendita dell’ex ospedale. Nonostante ciò non è stata interrotta la cessione a terzi dell’immobile e dell’area circostante.

    La Giunta e l’intera aula consiliare (con voto all’unanimità) si sono espresse a favore della mozione, ponendosi in netta discontinuità con la precedente amministrazione, firmataria del protocollo d’intesa, e in contrasto con la decisione della Regione. Lo stesso Sindaco Doria ha evidenziato la necessità di ripensare la politica sanitaria, rimettendo al centro delle decisioni il cittadino.

    Non è passata invece la proposta di emendamento del consigliere Rixi, il quale aveva richiesto di modificare la mozione Gozzi-Bruno ponendo un vincolo sulla destinazione dell’area all’interno del Piano Regolatore Comunale perché restasse adibita al servizio sanitario. «Il Piano Regolatore è l’unico strumento che abbiamo per mantenere la destinazione ad uso sanitario della struttura» ha sostenuto il capogruppo della Lega, ma proprio sul PUC il Sindaco prevede di avviare una profonda riflessione nei prossimi mesi e a quell’occasione sono state rimandate tutte le decisioni in merito.

     

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]