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Tutti gli articoli e gli aggiornamenti dal Consiglio Comunale di Genova. Diretta Twitter delle sedute in Aula Rossa

  • Consiglio comunale, doppia seduta: la denuncia del Movimento 5 Stelle

    Consiglio comunale, doppia seduta: la denuncia del Movimento 5 Stelle

    Marco Doria, sindaco di GenovaDue sedute fiume del Consiglio comunale, martedì 18 e mercoledì 19 dicembre, un “tour de force” con partenza alle 9:30 e sessioni ad oltranza per esaurire tutte le pratiche rimaste in sospeso: una mozione sulla viabilità in via Borzoli (tema particolarmente caldo viste le continue proteste degli abitanti del quartiere), 5 delibere di consiglio, 4 delibere con proposte di Giunta al Consiglio (tra le quali spiccano: messa in vendita di alcune farmacie comunali; modifica della destinazione urbanistica dell’ex ospedale Martinez di Pegli; accordo di programma per le attività estrattive nelle cave della Val Chiaravagna).

    Un’organizzazione del lavoro criticata dal Movimento 5 Stelle che denuncia «Stiamo sperimentando una situazione insostenibile dal punto di vista della trasparenze e del confronto democratico – scrive il M5S – La Giunta Doria, che nel programma elettorale parlava di partecipazione della cittadinanza, con molta probabilità si riferiva a qualcosa di diverso da quello che i cittadini e noi stessi possiamo considerare come tale». 

    «Abbiamo ricevuto questa mattina (venerdì 14 dicembre) i documenti relativi alla vendita delle farmacie comunali come di altri punti all’ordine del giorno dei due prossimi consigli comunali (sedute del 18 e 19 dicembre), mentre le relative commissioni sono convocate per il giorno precedente  –  sottolinea il gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle – Durante la Conferenza dei capigruppo il nostro portavoce, Paolo Putti, ha contestato fortemente questa modalità di lavoro, ma la sua è stata l’unica voce fuori dal coro. Denunceremo in Consiglio, per l’ennesima volta, questa situazione, facendo notare che abbiamo fatto delle proposte di modifica al regolamento proprio nella direzione di garantire tempi minimi per lo studio e la condivisione delle pratiche».

    «Negli ultimi tempi ci siamo trovati di fronte a ordini del giorno che presentavano per lo più temi proposti dai consiglieri (interpellanze, mozioni, ecc.) e, in qualche caso, piccole modifiche di bilancio proposte dalla Giunta e già ampiamente discusse nelle commissioni deputate – spiega il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, Emanuela Burlando Sorge a questo punto un legittimo dubbio: c’è forse nella Giunta la volontà di non portare certe proposte in Consiglio? Manca la lucidità necessaria a formularle o piuttosto non si vogliono affrontare temi che potrebbero mettere in crisi questa fantomatica maggioranza, la cui scarsa o nulla identità di vedute in merito a tematiche cruciali per il nostro territorio è cosa ormai nota? E dove sono finiti i nostri articoli 57 (interpellanze), i nostri articoli 54 (interrogazione a risposta immediata) e 56 (interrogazione a risposta scritta) relativi agli espropri relativi al Terzo valico, società partecipate (Iren, AMIU, etc.), acqua pubblica, ecc.?».

    «Sarebbe interessante comprendere qual è l’ordine di priorità utilizzato dall’ufficio del Presidente del Consiglio per scegliere le tematiche da mettere in evidenza nella sede istituzionale più essenziale per la città: il Consiglio comunale – conclude il consigliere del M5S – State pur sicuri che tutti gli argomenti sui quali, fino ad oggi, non si è voluto trovare il tempo di discutere, verranno fatalmente proposti negli ordini del giorno delle convocazioni del 18 e 19 dicembre».

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Consiglio Comunale Genova: tante parole e pochi fatti, decisioni rimandate

    Consiglio Comunale Genova: tante parole e pochi fatti, decisioni rimandate

    La seduta di Palazzo Tursi di ieri, come molte delle precedenti, è stata caratterizzata da un ordine del giorno povero nella sostanza, con ben otto interpellanze, una sola mozione e una modifica al regolamento rinviata alla seduta di martedì prossimo.

     

     

    Partiamo dalle interpellanze. Il regolamento del Consiglio prevede che «i consiglieri e le consigliere hanno diritto di presentare al Sindaco interpellanze su argomenti che riguardino direttamente le funzioni di indirizzo e di controllo politico–amministrativo del Consiglio Comunale». Ciò significa che i membri del Consiglio possono chiedere alla Giunta di chiarire la propria posizione su uno specifico argomento.  All’esposizione dell’interpellanza segue una risposta dell’assessore competente e infine una replica del consigliere “proponente”. Di fatto però questo procedimento non prevede né un voto dell’aula sull’argomento né la presa di una decisione in merito. Si tratta semplicemente di un chiarimento dell’orientamento dell’amministrazione.

    Per esempio, ieri abbiamo scoperto che è intenzione dell’Assessore ai Lavori Pubblici Crivello procedere alla demolizione del “bruco” soprelevato che collega Corte Lambruschini con l’inizio di via Cadorna, oppure che per combattere gli eccessi di velocità in città ci vorrebbero dei tutor, ma mancano i soldi per installarli, o ancora che i cassonetti a scomparsa – soluzione ottima per l’estetica della città – non riescono a smaltire cartoni di grosse dimensioni. Tutto molto interessante, ma nulla di definitivo e sicuramente non di grande impatto sulla vita dei cittadini.

    Passiamo poi alle mozioni. L’unica mozione all’ordine del giorno riguardava la mappatura e il ripristino dei sottopassi genovesi ed è stata approvata all’unanimità. Una provvedimento tanto innocuo quanto generico.

     

     

     

    L’unico sussulto poteva – forse – derivare dalla modifica all’articolo 49 del regolamento comunale che riguarda le risorse finanziarie per lo svolgimento delle attività dei gruppi consiliari. E invece si dovrà aspettare il prossimo martedì per affrontare l’argomento, vista la decisione di rimandare il punto alla seduta successiva.

    Di proposte di deliberazione nemmeno l’ombra. E pensare che le proposte di deliberazione sono il principale strumento con cui un consiglio comunale può produrre atti amministrativi, ovvero emanare quei provvedimenti che vanno realmente ad influire su persone o situazioni.

    La trappola del populismo è dietro l’angolo ed è facile cadervi, ma davvero viene voglia di dire che di fronte alle tante emergenze, che pure la Giunta Doria aveva cercato di risolvere all’inizio del suo mandato, ci si potrebbe aspettare dall’amministrazione comunale e dalla sua maggioranza un’azione più incisiva e qualche decisione in più.

     

     

     

    Nella prima parte del Consiglio, dedicata agli articoli 54 (interrogazioni a risposta immediata), si è affrontato, per esempio, il tema della mobilità pubblica in seguito alle notizie dei giorni scorsi relative alla possibile scomparsa del biglietto integrato AMT – Trenitalia. Si tratta di un argomento su cui il Comune ha una grande responsabilità essendo socio di maggioranza di AMT, un’azienda che ha anche deciso di rifinanziare proprio pochi mesi fa con 7 milioni di euro (dei cittadini genovesi). La posizione dell’amministrazione assume ancora più importanza poiché, come ha affermato lo stesso assessore Dagnino, «l’accordo con Trenitalia era fortemente squilibrato» proprio a sfavore dell’AMT.

    Questioni come queste dovrebbero essere discusse in modo ben più approfondito in aula, non solo con un semplice scambio domanda-risposta tra consigliere e assessore, bensì con una decisione forte del Consiglio sostenuta nel modo più trasversale possibile da tutte le forze politiche.

    A fare da contraltare alle sedute soft degli ultimi mesi vi sarà una seduta decisamente strong la prossima settimana, quando si prevedono ben due giorni di Consiglio Comunale (martedì e mercoledì). Ma allora è solo una questione di programmazione delle sedute? Non proprio, perché come sostengono diversi consiglieri di opposizione (Lilli Lauro del Pdl e Paolo Putti del M5S) si corre il rischio di dover prendere tutte le decisioni nelle ultime sedute prima della fine dell’anno con la necessità di contingentare la discussione senza i tempi necessari per analizzare le questioni. Se così fosse il Movimento 5 Stelle ha già annunciato di voler abbandonare l’aula in segno di protesta.

    Qualche maligno potrebbe persino pensare – e alcuni lo pensano – che dietro questa scelta di rinviare le decisioni più delicate alle ultime sedute pre-natalizie non ci sia solo una mancanza di organizzazione, ma la precisa volontà di ridurre al minimo le sollecitazioni per una maggioranza che, soprattutto sui temi di grande importanza, ha dato diversi segnali di squilibrio. Ridurre i tempi della discussione per limitare le possibilità di scontro.

    In realtà al momento non si conoscono ancora gli argomenti del prossimo Consiglio, ma restano di sicuro ancora pendenti molte questioni su cui speriamo che la Giunta e il Consiglio vogliano prendere decisioni importanti.

     

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Consiglio Comunale Genova: Consulta del Verde e zona franca a Sampierdarena

    Consiglio Comunale Genova: Consulta del Verde e zona franca a Sampierdarena

    Consiglio Comunale GenovaDue mozioni, una proveniente dall’opposizione e una dalla maggioranza, hanno animato ieri il dibattito in Consiglio Comunale. Il primo punto all’ordine del giorno, presentato dai consiglieri dell’UDC affrontava uno degli eterni problemi di Genova: la cura del verde cittadino. Si tratta di aree rarissime, autentiche “oasi” all’interno di città largamente cementificate come la nostra e spesso abbandonate all’incuria e al degrado.

    Il punto centrale della proposta di consiglieri centristi è stata l’istituzione di un “Curatore dei Parchi” che, al pari dei curatori dei musei, si occupasse della gestione e della ricerca di fondi per il mantenimento dei parchi storici, come  Villetta di Negro, Villa Duchessa di Galliera, Villa Pallavicini.

    Sul punto specifico la Giunta, attraverso l’assessore Garotta, si è pronunciata in modo contrario, sostenendo che il progetto che l’amministrazione sta portando avanti e che era già stato avviato con la Giunta precedente, prevede che sia la Consulta del Verde ad occuparsi di tutti i problemi legati alla cura dei parchi, delle aiuole e degli alberi.

     

     

    La Consulta del Verde, costituita al termine della Giunta Vincenzi, sembra trovarsi, sulla base delle informazioni divulgate in aula dagli stessi consiglieri, ancora in una fase di “start up”. «Nelle quattro sedute che ha svolto fino ad oggi – ha affermato il capogruppo dell’Udc Alfonso Gioia – non ha deciso nulla». L’Assessore Garotta ha precisato che pur essendo all’inizio della propria attività, la Consulta ha già avviato dei gruppi di lavoro per cercare di capire come affrontare il problema del verde cittadino a fronte di una costante riduzione dei finanziamenti e delle risorse umane a disposizione di questo settore. Un esempio: negli anni ottanta vi erano circa 400 unità che si dedicavano a parchi, giardini e aiuole di Genova, negli anni novanta questo numero si era ridotto a 200 e oggi sono circa 70 gli addetti della linea verde dell’Aster che svolgono questa attività. I gruppi di lavoro hanno quindi avviato una struttura per la formazione dedicata alle associazioni che già da tempo si occupano in modo del tutto volontario al mantenimento del verde cittadino, ipotizzando anche di coinvolgere anche giovani studenti riconoscendo loro crediti formativi.

     

     

     

    Tuttavia il Movimento 5 Stelle ha avanzato dei dubbi sugli effettivi poteri di questa Consulta, affermando che in alcune occasioni  si sarebbe espressa contro l’abbattimento di alcuni alberi – per esempio in via Spinola ad Oregina -, ma il suo parere sarebbe stato inascoltato. Il problema del taglio di alberi dati per malati, ma che malati non sono, è stato sollevato da molti altri consiglieri (Balleari del Pdl e Villa del Pd) tanto da spingere il capogruppo della Lista Doria, Enrico Pignone ha chiesto alla Giunta che venga bloccato l’abbattimento di tali alberi in attesa di un chiarimento della situazione.

    Al di là dell’introduzione di un curatore per i parchi, viene da domandarsi se non valga la pena potenziare i soggetti preposti al mantenimento del verde pubblico e, perché no, controllare meglio il loro operato, visto che lo stesso assessore ammette: «Siamo tutti d’accordo che la situazione del verde nella nostra città non sia soddisfacente». Il Consiglio, infatti, ha respinto col voto contrario del centro sinistra e della Lista Doria la mozione dell’Udc, ma non ha avanzato alcuna proposta alternativa per cercare di risolvere un problema oggettivo.

     

     

     

    Fatti, non parole, sono chiesti invece a gran voce dal consigliere del Pd Vassallo, promotore, insieme alla consigliera Russo sempre del Pd, di una proposta per creare nuove attività commerciali in Via Buranello all’interno dei “voltini” della stazione. E lo ha detto chiaramente difendendo la propria mozione: «Questo è un provvedimento per trasformare in atti le tante parole dette in quest’aula». Vassallo ha citato i continui richiami alla crisi economica avvenuti in Consiglio Comunale, le numerose discussioni sulla sicurezza nel quartiere di Sampierdarena e l’approvazione di un piano di riqualificazione urbana che prevede diversi interventi proprio in questo quartiere, come atti preliminari a cui era necessario dare un risvolto pratico.

    L’approvazione di questa proposta darà vita ad una “zona franca” in cui verrà garantita: «la concessione alle attività economiche non legate al gioco d’azzardo che ivi si insedieranno ex novo, del massimo livello di facilitazione attivabile su eventuali imposte e/o tariffe e/o canoni di competenza comunale per un periodo di 10 anni». In questo modo si cerca non solo di sostenere l’attività produttiva, ma anche di creare un tessuto commerciale e civile che contribuisca a riqualificare una zona spesso agli onori delle cronache per i problemi di sicurezza e per il crescente disagio sociale.

    Concludiamo questo articolo segnalando che ieri è iniziata la sperimentazione della trasmissione del Consiglio Comunale in streaming, per permettere ai cittadini di vedere in diretta le sedute di palazzo Tursi dal proprio PC. Basta accedere alla pagina – http://www.comune.genova.it/pages/il-consiglio-comunale-diretta – e scaricare, per chi già non lo avesse, un programma per la riproduzione dei video. Le registrazioni delle sedute saranno anche archiviate sul sito del Comune e sarà possibile visionarle in qualsiasi momento. Il primo a lanciare l’idea fu il M5S, che all’inizio del nuovo ciclo amministrativo (prima dell’estate) aveva trasmesso online le dirette dei consigli comunali tramite webcam. Tuttavia, la presenza di un concessionario dei diritti per la trasmissione delle dirette – Telenord – aveva impedito al movimento di portare avanti quella iniziativa. Da ieri ciò che accade ogni martedì nell’Aula Rossa di Palazzo Tursi sarà visibile in diretta anche sul sito del Comune di Genova.

    Uno strumento che persegue lo stesso scopo di questa rubrica: far avvicinare i cittadini alle istituzioni comunali e renderli più consapevoli dell’operato del Consiglio Comunale di Genova.

     

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Raccolta differenziata: richiesta di dimissioni per il presidente Amiu

    Raccolta differenziata: richiesta di dimissioni per il presidente Amiu

    Rifiuti raccolta differenziataDimissioni del presidente dell’Amiu, Riccardo Casale. Questa è la grave richiesta che arriva dai banchi dei consiglieri di opposizione che ieri – durante la consueta seduta del consiglio comunale, nel momento dedicato alla presentazione delle interrogazioni a risposta immediata (art. 54) – hanno aspramente criticato la gestione dell’Azienda Municipale di Igiene Urbana, biasimando le recenti dichiarazioni che lo stesso Casale avrebbe rilasciato a diversi organi di informazione.

    Il consigliere Stefano De Pietro (M5S) ha aperto la discussione «La nostra interrogazione fa riferimento all’ordine del giorno (o.d.g.) approvato recentemente in quest’aula in cui si impegnano Sindaco e Giunta a dare indicazioni ad Amiu affinché venga attivata la raccolta differenziata (RD) porta a porta in città. Vorrei ricordare che attualmente, presso la Commissione Bilancio del Senato, è in discussione un disegno di legge il quale ipotizza di applicare pesanti sanzioni ai comuni che non raggiungono i livelli prefissati di RD. Questo è l’indirizzo nazionale in materia. La nostra domanda è: che cosa ha fatto la Giunta in merito all’o.d.g. approvato in Sala Rossa?».

    Poi è stata la volta di Enrico Pignone, capogruppo della Lista Doria che ha ricordato il recente caso Recco «La Corte dei Conti ha rilevato un’inadempienza del Comune di Recco, citando in giudizio gli amministratori della città, per aver causato un danno erariale derivante dal mancato rispetto delle percentuali di RD. In caso di condanna i responsabili dovranno risarcire 1 milione e 200 mila euro. Il danno economico è originato dai maggiori tributi e dalle sanzioni per i quantitativi extra conferiti in discarica. Occorre sottolineare che nel periodo preso in esame, dal 2006 al 2010, il servizio di raccolta e conferimento era affidato alla stessa Amiu».
    Per quanto riguarda il Comune di Genova, anch’esso ben al di sotto delle percentuali di RD «Il giorno seguente il presidente di Amiu, Riccardo Casale ha rilasciato dichiarazioni tranquillizzanti, riassumibili così: “Nonostante la notevole capacità potenziale delle campane, esse rimangono vuote”».
    In sostanza, secondo Pignone, il presidente dell’Amiu avrebbe rovesciato i termini del problema, ovvero «La colpa di una RD deficitaria sarebbe dei cittadini genovesi, ostili, o comunque particolarmente restii alla raccolta differenziata. Quindi, secondo Casale, non sussisterebbero degli errori di progettazione del sistema da lui gestito. Noi, invece, pensiamo che le criticità siano causate proprio da una gestione non all’altezza della situazione».
    Inoltre «Casale ha aggiunto che le esperienze di raccolta porta a porta svoltosi negli anni scorsi a Pontedecimo e Sestri Ponente “Sono state un fallimento”. Sottolineo, al contrario, che in soli tre mesi è stata superata la quota del 50% di RD. E per finire Casale avrebbe anche affermato che è impossibile raggiungere gli obiettivi stabiliti dalla legge. Io ritengo gravissimo che il presidente dell’Amiu rilasci tali dichiarazioni. Però mi domando se, per caso, è cambiato qualcosa rispetto all’impegno preso da Giunta e Consiglio in questa sede».

    Lilli Lauro, consigliere Pdl, è stata tranchant «Noi chiediamo le dimissioni di Casale. Lui afferma di non essere in grado di raggiungere i limiti di legge e allora mandiamolo a casa».

    Il capogruppo di Sel, Gian Piero Pastorino, ha concluso «Il presidente di Amiu ci dà lezioni di raccolta differenziata, però sembra non conoscere le leggi, l’azienda che guida e soprattutto non sa come attuare una raccolta porta a porta degna di questo nome. Quando un presidente di una società del comune afferma che Genova non è capace, che la città non è pronta e che la colpa è dei genovesi, forse è meglio che cambi mestiere».

    Ha risposto l’assessore all’Ambiente, Valeria Garotta «L’amministrazione si è impegnata ad estendere la raccolta differenziata. Genova, tra le grandi città, è partita in ritardo, ma registra gli incrementi di RD più rilevanti. Con il 32-33% di RD siamo in linea con altre realtà metropolitane. Detto ciò, siamo comunque insufficienti rispetto ai termini di legge».
    Per dare una svolta alla situazione «Abbiamo dato mandato ad Amiu di riprogettare il sistema di RD attraverso un modello cosiddetto di “raccolta industriale di prossimità”, ossia con il potenziamento delle postazioni dedicate ai diversi materiali. Bisogna mettere in condizione i cittadini di effettuare la RD nella maniera più agevole possibile».

    «Riteniamo che sia importante un sistema di premialità – continua l’assessore – Per questo sarà sperimentata l’installazione di una sorta di badge sui cassonetti dell’organico, in maniera tale da vincolare il contenitore a determinate famiglie, ben individuate. Di conseguenza, a seconda della quantità e qualità di RD conferita, esse saranno premiate. Inoltre, la cittadinanza deve essere coinvolta attraverso azioni di sensibilizzazione. 50 mila euro sono stati destinati ad iniziative di educazione in merito alla raccolta differenziata».
    Infine, per quanto riguarda la Corte dei Conti «Ci auguriamo che venga riconosciuto l’impegno dell’amministrazione nell’ampliare la RD», conclude Garotta.

    Il consigliere De Pietro ha replicato «Casale è andato in giro per convegni a sponsorizzare l’inceneritore, dunque non ci sembra la persona più adatta per aumentare la RD e chiediamo le sue dimissioni. Ricordo che, secondo le esperienze di chi la RD la fa davvero, con il sistema dei cassonetti stradali non si raggiunge oltre il 40%. Solo con il porta a porta è possibile superare quella quota. È necessario, infatti, un controllo costante e quotidiano in merito ai conferimenti che solo il porta a porta può garantire. Genova ha una difficile conformazione urbana. Tuttavia, in alcune zone la raccolta porta a porta è fattibile. La soluzione, secondo noi, potrebbe essere quella di un sistema misto».

    Enrico Pignone ha concluso «Ringrazio l’assessore che ci ha comunicato alcune importanti novità, innanzitutto l’attenzione alla responsabilizzazione degli utenti. È fondamentale individuare chi fa correttamente la RD e chi si ostina a non volerla fare, studiando delle forme di premialità per i primi. Una sorta di tessera-badge ritengo possa essere molto utile».

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Scolmatore del Bisagno: esclusa l’emissione di bond per finanziarlo

    Scolmatore del Bisagno: esclusa l’emissione di bond per finanziarlo

    Ponte CarregaPer finanziare il primo stralcio funzionale dello scolmatore del Bisagno – l’opera pubblica di cui tanto si parla per dare finalmente una risposta al rischio idrogeologico che incombe sulla Val Bisagno, ma finora rimasta solo sulla carta, visti i costi astronomici per la sua realizzazione (circa 230-260 milioni di euro) – Giunta e Consiglio comunale (a maggioranza) bocciano la proposta di emettere obbligazioni di scopo comunali, i cosiddetti “bond”.

    La richiesta è stata avanzata ieri in Sala Rossa dalla Lista Musso con un ordine del giorno presentato nell’ambito della discussione sulla mozione (anch’essa respinta) con la quale il Pdl sollecitava la realizzazione dello scolmatore chiedendo, tra l’altro, di audire in consiglio l’assessore regionale alle Infrastrutture (Paita), i parlamentari e gli eurodeputati liguri per verificare lo strumento dei bond. Bocciata anche la richiesta, sempre del Pdl, di vendere le farmacie comunali per destinare il ricavato allo scolmatore.

    «L’emissione di prestiti obbligazionari deve essere garantita da un apposito patrimonio che resta vincolato per tutta la durata del prestitoha spiegato l’assessore al Bilancio, Francesco Miceli – Considerando che il costo dello scolmatore è stimato in circa 230-260 milioni di euro e che il prestito dovrebbe durare 30 anni, il primo effetto sarebbe quello di bloccare, per tutto questo tempo, un patrimonio di tale valore. Inoltre, i prestiti obbligazionari sono equiparati all’indebitamento, quindi aumenterebbe l’indebitamento del comune e, per circa 30 anni, la spesa corrente aumenterebbe di circa 10-15 milioni all’anno necessari a pagare gli interessi. Diverso sarebbe se il Governo liberasse questa forma di indebitamento dai vincoli del debito ordinario».

    L’assessore ai Lavori pubblici, Gianni Crivello, invece, ha ripercorso la recente storia «Il Piano per le Città previsto dal Governo è un’opportunità per Genova. Quando si è stabilito che le risorse complessive sarebbero state circa 240 milioni di euro (per tutta Italia, da suddividere tra i progetti selezionati) abbiamo deciso di indicare come priorità la Val Bisagno. Nei giorni scorsi io, il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando e gli assessori regionali Paita (Infrastrutture) e Briano (Ambiente), ci siamo recati a Roma per incontrare i responsabili della cabina di regia incaricati di valutare e scegliere i progetti che godranno di una quota del finanziamento. Abbiamo avuto modo anche di parlare con il Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, per sensibilizzare e sostenere la proposta dello scolmatore quale unica risposta al rischio idrogeologico nella nostra città».

    Il costo dell’operà, però, è pari a 265 milioni di euro, di conseguenza «Il denaro che il Governo potrebbe indirizzare verso Genova non sarebbe comunque sufficiente a coprire la spesaspiega Crivello – Ma per intervenire non possiamo attendere di avere a disposizione 265 milioni di euro. Chiediamo con forza al Governo di sostenerci, con una quota dei fondi del Piano per le Città, nella realizzazione del primo stralcio funzionale dello scolmatore (il cosiddetto “mini scolmatore”, ndr), costo stimato in 59 milioni di euro. Comune e regione sono pronti a metterci 5 milioni a testa quindi la cifra da recuperare scende a 49 milioni». 

    Crivello mostra una maggiore apertura rispetto alla possibilità di finanziare il “mini-scolmatore”, ovvero il prolungamento della galleria di servizio dello scolmatore, in grado di captare l’acqua da tre affluenti del Bisagno (Fereggiano, Noce e Rovare), rendendola funzionale già prima della completa costruzione dello scolmatore.

    «Per 49 milioni di euro l’indebitamento sarebbe inferiore – conclude l’assessore ai Lavori pubblici – ma prima di valutare la possibilità di ricorrere ai bond credo che valga la pena di aspettare le risposte che arriveranno da Roma visto che i finanziamenti del Piano per le Città dovranno essere decisi entro l’anno».

     

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Comune di Genova, bilancio 2012: raggiunto l’equilibrio

    Comune di Genova, bilancio 2012: raggiunto l’equilibrio

    Ieri (27 novembre) doppio appuntamento del Consiglio Comunale: in mattinata la riunione congiunta con il Consiglio Regionale per affrontare la questione della vendita di Ansaldo; nel pomeriggio la seduta per approvare alcune modifiche al bilancio 2012 e per discutere dello scolmatore del Bisagno.

    Nella seduta del mattino i consiglieri comunali e regionali, riuniti per l’occasione nel Palazzo della Regione, hanno approvato all’unanimità un documento in cui si esprime «la netta contrarietà alla cessione di Ansaldo STS e Ansaldo Energia» e si invita «il governo ad agire tempestivamente su Finmeccanica affinché sospenda ogni decisione in merito alla vendita». Nonostante Comune e Regione non abbiano competenza diretta in materia, l’approvazione di tale comunicato serve ad esprimere chiaramente anche nei confronti dell’Esecutivo nazionale la volontà di difendere i lavoratori dell’Ansaldo, una delle poche grandi realtà produttive del territorio genovese e ligure.

     

     

    Durante il pomeriggio, nella consueta sede di Palazzo Tursi, si è invece parlato dei conti del Comune di Genova, in particolare di alcune modifiche apportate al Bliancio 2012 (la proposta si può visionare integralmente sul sito del Movimento 5 Stelle). L’assessore Miceli, ha confermato che si tratterà di un bilancio in pareggio e la notizia non è assolutamente irrilevante se si considerano le minori entrate dovute al mancato pagamento di 2,5 milioni di multe, alla mancata vendita dell’Ex Palazzo Nira – valutato 13 milioni di euro – e soprattutto ai tagli dei trasferimenti statali agli enti locali decisi dal Governo.

    In realtà ciò che ha reso possibile mantenere in equilibrio il bilancio è stato proprio un inatteso contributo statale di 12 milioni di euro che il Comune aspettava addirittura dal 2001. Altri 19 milioni aggiuntivi sono derivati dalla quota IMU spettante al Comune di Genova. Il Governo aveva inizialmente sottostimato tale quota  prevedendo un trasferimento di soli 102 milioni di euro, mentre gli stessi uffici comunali avevano già previsto una cifra vicina ai 121 milioni effettivamente spettanti.

    A tutto ciò si è aggiunta quella che l’assessore Miceli ha definito «la nostra spending review», ovvero una rigorosa attività di mantenimento della spesa che ha permesso all’amministrazione di recuperare ulteriori risorse. Le riduzioni più significative hanno riguardato la spesa per il personale, che ha permesso un risparmio di 1,6 milioni di euro, e la diminuzione dei tassi di interesse sui mutui, che ha consentito di recuperare ulteriori 3,5 milioni di euro.

    L’insieme di queste manovre ha messo a disposizione dell’amministrazione comunale le risorse necessarie per rifinanziare con 7 milioni di euro l’azienda dei trasporti pubblici (AMT), sull’orlo del fallimento, e altre aziende partecipate, come l’ASTER. Inoltre, come aveva promesso il Sindaco già in campagna elettorale, è stato possibile aumentare la spesa per i servizi sociali da 35 a 42 milioni di euro.

    Si potrebbe parlare di buone notizie, tuttavia già nel mese di ottobre il Sindaco aveva fatto presente che per il 2013 si prevedono tagli per ulteriori 28 milioni di euro nei trasferimenti statali. Un dato che mette già in preallarme l’amministrazione perché renderebbe decisamente più complesso recuperare le risorse necessarie per far funzionare la macchina comunale e garantire i suoi servizi ai cittadini.

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Consiglio Comunale Genova: ore di discussioni, nessuna decisione

    Consiglio Comunale Genova: ore di discussioni, nessuna decisione

    La seduta di ieri (20 novembre, ndr) del Consiglio Comunale di Genova è uno dei sintomi di quella difficoltà a prendere decisioni sui temi importanti della nostra città di cui abbiamo dato testimonianza in più occasioni in questa rubrica. Si è visto per esempio nel caso della Gronda, su cui molte volte il Consiglio non ha espresso una linea chiara, e in generale nella difficoltà a far svolgere in modo lineare i lavori in aula, con lunghe interruzioni e costanti rinvii dei punti all’ordine del giorno. Le molte emergenze genovesi, non solo per ciò che riguarda il mondo del lavoro (AMT, Vigili Urbani), ma anche il dissesto idrogeologico restano attualmente senza risposta.

    E benché sia facile accusare la Giunta e il Sindaco Doria di essere gli unici responsabili di questa situazione, il problema è dovuto anche al mancato cambiamento della politica genovese che molti cittadini si aspettavano da questo nuovo ciclo amministrativo. Fin quando, per esempio, saranno necessarie cinque ore di dibattito semplicemente per stabilire di dedicare un Consiglio monotematico – di cui non si ha data certa -sulla situazione economica di Genova, la politica sarà sempre in ritardo rispetto ai problemi reali della città.

    Ci sono volute infatti ben cinque ore di dibattito sull’economia genovese per decidere di rimandare la discussione ad una seduta monotematica che affronti i «problemi occupazionali connessi alle criticità emerse in diverse realtà produttive della città». Sembra un paradosso, ma è ciò che si è verificato ieri  in Consiglio Comunale.

    Tuttavia, la mozione presentata dal Pdl con la richiesta di dedicare una riunione del Consiglio interamente ai temi della crisi è stata l’occasione per approfondire le tematiche dello sviluppo e del lavoro a Genova.

     

     

    L’opposizione ha attaccato duramente la Giunta Doria e nel loro insieme tutti i governi di centro-sinistra che l’hanno preceduta, sostenendo che «le politiche della sinistra hanno bloccato l’orologio dello sviluppo produttivo della città». La Consigliera Lilli Lauro (Pdl) ha fatto persino distribuire l’elenco delle “lapidi” (leggi aziende) che compongono il cimitero delle aree produttive della città. E se è vero, come ha fatto notare lo stesso Sindaco, che nel folto gruppo delle “vittime della crisi” sono state inserite anche aziende fallite già egli anni ’60, come le Acciaierie Bruzzo, e altre di cui «non si sente per nulla la mancanza», come le raffinerie Erg che inquinavano pesantemente la Val Polcevera, restano comunque molte le realtà produttive affossate dalla crisi, altre in difficoltà economica e altre ancora fuggite dal territorio genovese (Centrale del Latte, Viva Brazil, Fnac, Ericsson, Boero, Costa Crociere).

     

     

    Insomma il quadro non è dei più rosei e anche l’assessore Oddone nel presentare il report sull’andamento delle attività produttive  nel secondo semestre del 2012 – il cruscotto dell’economia genovese -, ha osservato che la maggior parte dei dati non è incoraggiante e che laddove si evidenziano degli incrementi si nascondono, in realtà notizie negative. Genova è stata infatti il secondo capoluogo italiano per crescita dei prezzi nel 2012. Questa tendenza inflazionistica ha pesato soprattutto sulle classi più deboli. Ci sono più cessazioni di rapporti di lavoro che assunzioni e solo il 15% dei nuovi assunti lo è a tempo indeterminato. Sembrerebbe aumentare l’imprenditoria giovanile, ma la corretta lettura del dato è un’altra: ci sono molti giovani che non riuscendo a trovare un’occupazione stabile decidono di aprire una partita iva e iniziare un’attività lavorativa di carattere precario.

    Tutti dati che richiederebbero un intervento particolarmente deciso da parte della Giunta e invece è proprio su questo punto che l’amministrazione ha incassato la maggior parte delle critiche provenienti in modo trasversale delle diverse forze politiche.

    Nel proprio intervento Marco Doria aveva voluto ricostruire il lungo processo di deindustrializzazione che nei decenni ha cambiato il volto dell’Europa, per poi evidenziare i suoi effetti su Genova e sottolineare che le scelte delle amministrazioni comunali dagli anni ottanta in avanti hanno puntato su due aspetti: turismo e cultura. E su questi due settori si giocherà la sfida per lo sviluppo futuro della nostra città, poiché sarebbe anacronistico pensare ad un ritorno della grande industria.

    Dal centro destra si è levato un coro di voci più o meno unanime che ha evidenziato come negli ultimi anni non sia stato fatto abbastanza per la città, ma è proprio il discorso pronunciato dal Sindaco e in generale la posizione della Giunta a deludere i consiglieri.

    Il Consigliere Salemi (Lista Musso) sintetizza questo stato d’animo parlando di «mancanza di una cabina di regia” e Rixi (Lega) rincara la dose parlando di necessità di “mettersi in gioco”».

     

     

    Ma l’attacco più diretto e più incisivo giunge proprio dalle fila della maggioranza. Il Consigliere del PD Giovanni Vassallo, assessore allo Sviluppo Economico nella Giunta Vincenzi, interviene a gamba tesa affermando che «non basta un Consiglio in cui si presenta una situazione, non basta solo confrontarsi, ma bisogna assumere decisioni». Il riferimento al discorso del Sindaco non è nemmeno troppo velato, con tanto di citazione ad un passaggio in cui Doria aveva sottolineato l’importanza di «confrontarsi su certi temi». Un problema questo che, come sottolineato in apertura, Era Superba cerca di evidenziare da mesi…

     

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Metropolitana Brignole, ritardi nei lavori: discussione in Consiglio

    Metropolitana Brignole, ritardi nei lavori: discussione in Consiglio

    Ieri in consiglio comunale si è discusso della Metropolitana genovese, un’opera infinita che dopo vent’anni – tra ritardi, intoppi, problemi con i lavori nel sottosuolo, progetti sbagliati ed una marea di soldi pubblici investiti – ancora oggi rimane incompiuta.

    Un’interrogazione a risposta immediata (art. 54) presentata dai consiglieri Lilli Lauro (Pdl), Stefano Anzalone (Idv) e Edoardo Rixi (Lega Nord) ha chiesto alla Giunta di fare luce sulla questione, in particolare per quanto riguarda la prevista inaugurazione del tratto De Ferrari-Brignole che, secondo notizie comparse nel fine settimana sul “Secolo XIX”, dovrebbe nuovamente slittare.

    «L’amministrazione della città ha fallito – tuona il consigliere Lauro – Con un grande sperpero di denaro dei contribuenti. La metropolitana di Genova è la più costosa e, nello stesso tempo, la più corta del mondo. Ma non solo, anche i tempi di realizzazione sono biblici. Abbiamo letto sui giornali che il completamento della fermata, a causa dell’imposizione di nuovi controlli, non sarà realizzato nei tempi previsti. Questa è una presa in giro visto tutti i proclami fatti nel recente passato dall’amministrazione comunale».

    In effetti l’ex Giunta Vincenzi aveva parlato di fine 2011. Mentre la Giunta Doria ha mostrato maggiore prudenza, sostenendo che la nuova fermata di Brignole sarebbe stata operativa entro il Natale 2012. 

    «Da tempo attendiamo l’inaugurazione del nuovo tratto De Ferrari-Brignole – ha ricordato il consigliere Anzalone – Noi vorremmo capire quali sono le intenzioni dell’amministrazione in merito al completamento di quest’opera così importante per i cittadini».

    Il consigliere Rixi, invece, ha voluto sottolineare i motivi del ritardo «Ci sono state alcune preoccupanti osservazioni dei vigili del fuoco in merito all’agibilità dell’opera. Ad esempio la maxi grata che chiude il pozzo di ventilazione di Largo Lanfranco sarebbe troppo pesante ed in caso di emergenza, aprirla risulterebbe molto complicato. Inoltre sono stati ordinati altri ritocchi negli ascensori, nella segnaletica e nei percorsi per disabili. Mi chiedo come sia possibile che Ansaldo Sts (il concessionario dei lavori della metropolitana genovese), un’azienda che costruisce a regola d’arte in tutto il mondo, solo a Genova riesca a fare degli errori!».

    Ha risposto l’assessore a Mobilità e Traffico, Anna Maria Dagnino «La nostra amministrazione non ha mai fornito una data precisa. L’attività sta proseguendo secondo il programma. La Commissione di agibilità sta facendo le opportune valutazioni. Recentemente si sono aggiunte le nuove verifiche specifiche dei vigili del fuoco, in precedenza non previste. E anche la Consulta per l’handicap è stata chiamata ad esprimere il suo parere. A fine dicembre dovrebbe partire il pre-esercizio, ovvero la verifica del servizio da parte di Amt che durerà una quindicina di giorni».

    «Altro che programma rispettato! Gli innumerevoli ritardi hanno fatto lievitare il prezzo dell’opera – ha replicato Lauro – e così oggi il Comune è costretto ad accendere un mutuo per versare ad Ansaldo Sts 15 milioni di euro in più rispetto a quanto inizialmente pattuito».

    «Noi vorremmo conoscere dei tempi certi – ha ribadito Anzalone – I lavori sono in ritardo ormai da anni, non si può affermare che sia stata rispettata la programmazione degli interventi».

     

    Matteo Quadrone

  • Trasparenza società partecipate: i libri mastri ancora non si vedono

    Trasparenza società partecipate: i libri mastri ancora non si vedono

    Passi avanti in direzione della trasparenza. Per fortuna qualcosa si muove, merito di consiglieri municipali e comunali che credono fermamente nell’importanza di avere libero accesso a dati e informazioni, al fine di una reale comprensione delle questioni e per fornire ai cittadini un’informazione il più corretta e dettagliata possibile.
    In merito ai progetti edilizi che passano, o per meglio dire, spesso non passano dagli uffici dei 9 municipi genovesi, abbiamo ricordato la mozione promossa dal consigliere Bianca Vergati, approvata dal Municipio Medio Levante.

    In ambito comunale, invece, vogliamo riportare l’attenzione su un emendamento, proposto dal Gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle, accolto quale parte integrante di un ordine del giorno presentato dal consigliere Guido Grillo (Pdl) in Sala Rossa, lo scorso 25 settembre. L’o.d.g. chiedeva alla Giunta di relazionare sulle attività delle aziende partecipate, bilanci alla mano e con la presenza dei responsabili amministrativi.

    «Noi abbiamo chiesto di aggiungere alla parola “bilanci” la parola “libri mastri” – spiega il consigliere del Movimento 5 Stelle, Stefano De Pietro – perché crediamo sia fondamentale poter analizzare i contenuti. Rispetto ai bilanci, infatti, i libri mastri consentono di visionare la contabilità nella sua interezza. Finora, proprio per questo motivo, erano gelosamente custoditi da sguardi indiscreti»
    In contabilità, il libro mastro è il registro sul quale sono annotate con rigorosa precisione tutte le operazioni contabili, di solito separate per conti e sottoconti, con i riferimenti alle entrate o uscite, ai dati degli intestatari, date e quant’altro.

    La Giunta ha accettato parzialmente la mozione di Grillo escludendo l’emendamento sui libri mastri a causa del presunto problema tecnico dovuto alla stampa di migliaia di fogli. «Hanno iniziato ad arrampicarsi sugli specchi – precisa De Pietro – trovando scuse poco plausibili».

    La mozione emendata va comunque in votazione e viene approvata dalla maggioranza dei votanti (17 favorevoli, 13 contrari, 7 astenuti). Il consigliere De Pietro sottolinea che «forse qualcuno neppure ha capito cosa stava votando», ma tant’è il risultato non cambia e la Giunta è impegnata a portare in sede di commissioni consiliari i libri mastri delle società partecipate del Comune di Genova. Una vera e propria rivoluzione in termine di trasparenza se l’impegno verrà mantenuto come impone la prassi.

    Qualche giorno dopo, però, in occasione della prima commissione sulla Spim – l’azienda partecipata del Comune che gestisce il patrimonio immobiliare – i mastri non arrivano. Sono richiesti, l’assessore al bilancio Miceli adduce la solita motivazione «Poi s’inventa la riservatezza, poi che un odg è meno cogente di un emendamento – aggiunge De Pietro – forse pensava che fosse solo folclore e che nessuno avrebbe insistito, ma così non è. Sull’insistenza, fornisce dei files che nulla hanno a che fare con i mastri, è in evidente difficoltà, combattuto tra la necessità di difendere la propria posizione e l’obbligo che deriva dalla votazione in consiglio».
    Il giorno dopo il Movimento 5 Stelle fa partire una mozione al Sindaco firmata da molti consiglieri e successivamente una richiesta di elencare tutti i software in uso per la contabilità delle aziende controllate. Finora non è arrivata nessuna risposta.

    «I cittadini hanno diritto di sapere come vengono amministrate le società partecipate – ribadisce De Pietro – vogliamo capire a chi sono andati i soldi, quanti e con quali modalità sono stati spesi. Nei bilanci i dati sono aggregati ed è difficile la loro completa comprensione. Ci dicono “dovete fidarvi”. Ma senza trasparenza la fiducia si può anche togliere».

     

    Matteo Quadrone

  • Consiglio Comunale: l’amministratore unico nelle società partecipate

    Consiglio Comunale: l’amministratore unico nelle società partecipate

     

     

    È stata approvata ieri (13 novembre, ndr) in Consiglio Comunale la proposta della Giunta Doria per l’applicazione delle norme nazionali che prevedono un taglio dei membri dei consigli di amministrazione anche sulle società partecipate del Comune di Genova.

    L’articolo 4 della norma di riferimento – legge 135 del 7 luglio 2012 – prevede, tra le altre cose, una riduzione dei membri dei consigli di amministrazione delle società partecipate – totalmente o parzialmente – dallo Stato e altri enti pubblici. In particolare la legge nazionale imponeva un limite massimo di 3 membri nei Cda delle partecipate al 100% e proponeva la nomina di una amministratore unico per le società che «abbiano conseguito un fatturato da prestazione di servizi a favore delle pubbliche amministrazioni superiore al 90%». Secondo diversi commentatori queste modifiche potrebbero produrre una riduzione del 30% delle poltrone ad uso e consumo del clientelismo politico, ma potrebbe trattarsi di una riduzione più ampia, considerando che la normativa prevede anche che dei 3 componenti del Cda 2 siano nominati tra i dipendenti interni alla società stessa. Mentre tutti gli italiani stringono la cinghia era doveroso che anche l’apparato pubblico e le società ad esso collegate facessero lo stesso.

    La disposizione della Giunta chiede, nello specifico, che vengano modificati gli statuti delle società che nel 2011 hanno conseguito un fatturato derivante per più del 90% da servizi prestati al Comune, introducendo la figura del consigliere unico.

    Come prevede la norma nazionale, la sostituzione dei vecchi Cda con i nuovi meno numerosi avverrà solo allo scadere degli attuali vertici, ovvero quando verranno rinnovati per la prima volta dopo l’entrata in vigore della legge 135. Un documento presente sul sito del Comune di Genova elenca 19 società partecipate, di cui 7 hanno un Cda composto da 3 membri, 3 da 2 membri e 9 da un solo membro, tutti designati dal Comune stesso.

    L’opposizione, con un ordine del giorno del Consigliere Grillo (Pdl), aveva richiesto che l’amministrazione rendesse noto entro febbraio del 2013 in una commissione apposita quali saranno i provvedimenti delle società interessate per accogliere le modifiche richieste della Giunta. L’assessore al Bilancio Miceli ha respinto la richiesta chiarendo che ogniqualvolta avverranno delle variazioni degli statuti verranno tutte approvate in Consiglio perché così prevede la norma.

    Per adesso, quindi, non vi sarà nessun risparmio immediato, ma se la norma verrà applicata in modo regolare ci potrà essere un taglio notevole alle spese dell’amministrazione. Infatti con un amministratore unico i membri dei Cda di tutte le società partecipate del Comune dovrebbero ridursi da 36 a 19.

     

     

    Ad inizio seduta non è potuta mancare la polemica sulla gestione dell’allerta meteo da parte dell’amministrazione. Nel fine settimana le previsioni dell’Arpal (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ligure) avevano fatto scattare l’allerta 2, mentre le precipitazioni effettive erano state molto meno intense. Diversi partiti – Idv, Pdl e Lega – hanno criticato la decisione del Comune di imporre la chiusura di scuole e attività commerciali, con forte danno economico soprattutto per queste ultime. Il Consigliere De Benedictis (Idv) ha esplicitamente richiesto dei risarcimenti per i negozianti. Il Sindaco Doria ha difeso l’operato del Comune affermando che la determinazione dello stato d’allerta non è di sua competenza, ma spetta alla Protezione Civile e che la risposta all’allerta è stata definita seguendo precisamente alcune ordinanze emesse dall’amministrazione Vincenzi ancora in vigore.

     

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Servizi socio-sanitari: il Comune chiede un confronto con la Regione

    Servizi socio-sanitari: il Comune chiede un confronto con la Regione

    SanitariIeri il consiglio comunale ha approvato un documento che chiede alla Regione l’apertura di un confronto ed il coinvolgimento del Comune in merito alla riorganizzazione dei servizi socio-sanitari. L’obiettivo è ottenere sul territorio adeguate compensazioni in termini di nuove strutture ambulatoriali a fronte della pesante riduzione di posti letto ospedalieri.

    La discussione era iniziata già la settimana scorsa con la mozione promossa dalla Lista Doria e presentata da tutti i gruppi di maggioranza, escluso il Pd. Ieri il documento, dopo l’integrazione con un emendamento condiviso da tutto il centrosinistra Pd incluso, è stato approvato con 27 voti favorevoli della maggioranza, Sindaco compreso e della Lista Musso, l’astensione dell’Udc, il voto contrario del Movimento 5 Stelle, mentre Pdl e Lega non hanno partecipato al voto.

    La mozione impegna la Giunta a formalizzare la richiesta di un’audizione del Comune davanti alla Commissione regionale sulla Sanità.

    Le valutazioni sul metodo seguito dalla Regione Liguria restano critiche però i toni risultano ammorbiditi rispetto alla prima versione. In questo senso, infatti, è stato bocciato con i voti contrari di Pd, Lista Doria e Sindaco, un emendamento del Movimento 5 Stelle che chiedeva alla Regione un cronoprogramma puntuale per la realizzazione delle Case della salute previste nelle aree dell’ex ospedale psichiatrico a Quarto, ex Coproma a Voltri, ex ospedale Martinez a Pegli, ex Mira Lanza a Teglia.

    Inoltre è stato respinto un ordine del giorno, sempre del Movimento 5 Stelle, con la richiesta di dirottare sul progetto dell’ospedale di Ponente i 54 milioni di euro di finanziamenti pubblici destinati al contestato progetto del Nuovo Galliera.

    Maggioranza spaccata anche in questo caso: a favore del documento hanno votato, infatti, Sel, Fds, Idv, insieme a M5S e Lega Nord, mentre si sono schierati contro Pd, Lista Doria, Sindaco, Pdl, Udc e Lista Musso.

    Infine, è stato approvato, questa volta all’unanimità, un ordine del giorno della maggioranza che chiede di mantenere nell’ex ospedale psichiatrico di Quarto il Centro per i disturbi alimentari, per il quale è già in fase di attuazione il programma di trasferimento a Marassi.

     

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

     

  • Consiglio Comunale, la proposta: più tempo per analizzare le pratiche

    Consiglio Comunale, la proposta: più tempo per analizzare le pratiche

    Consiglio Comunale a Palazzo Tursi aula Rossa
    Sono davvero tanti gli argomenti su cui i consiglieri sono chiamati ad esprimere il proprio giudizio, specie in un comune di grandi dimensioni come Genova. Si può spaziare dalle questioni puntuali legate per esempio alla viabilità urbana, fino a temi di ampio respiro come il bilancio comunale o le grandi opere. Va da sé che per poter esprimere un giudizio puntuale i politici devono avere la possibilità di documentarsi e di esaminare nel dettaglio le questioni, anche per non dare il sospetto che certe decisioni vengano imposte dai livelli superiori del proprio partito o adottate con troppa superficialità.

    L’argomento è di quelli sentiti e che potrebbero ottenere un appoggio trasversale tra le diverse forze politiche. In molte occasioni, infatti, i consiglieri hanno lamentato il poco tempo a disposizione per analizzare i documenti portati in discussione in Consiglio o nelle commissioni. Spesso ciò è accaduto per criticare quegli stessi documenti e le iniziative dei partiti che li avevano presentati, ma il problema non è solo strumentale o formale.

    Sono stati proprio i componenti meno “navigati” del Consiglio Comunale (Lista Doria e M5S) ad evidenziare fin dal loro insediamento alcune difficoltà ad adattarsi ad un modus operandi che lasciava troppo poco spazio ad approfondimento e riflessione. Era accaduto, per esempio, che proprio poche settimane dopo l’insediamento della nuova amministrazione i nuovi inquilini della sala rossa dovessero esprimere il loro parere su un bilancio comunale che conoscevano poco e che non riuscivano a decifrare completamente.

    In molte altre occasioni diverse forze politiche, soprattutto di opposizione, hanno sottolineato i ritardi nella consegna dei documenti da parte dell’amministrazione e in altrettanti casi sono stati respinti dalla Segreteria Generale alcuni emendamenti o ordini del giorno presentati oltre il tempo massimo. Insomma, i tempi della discussione fino ad oggi sono stati tutt’altro che ben definiti all’interno del Consiglio, anche perché il regolamento non si esprime in modo preciso sulle tempistiche.

    La mozione presentata ieri dalla Lista Doria, Sel e M5S proponeva di introdurre nel regolamento la consegna della documentazione relativa alle pratiche dell’ordine del giorno almeno 15 giorni prima della seduta e un limite massimo di 45 giorni per discutere una mozione.

     

     

    Nonostante fosse largamente condivisa da tutti i consiglieri e dalla Giunta stessa, questa proposta, per ora, rimarrà tale, visto che la mozione è stata fatta confluire all’interno di un più ampio processo di revisione del regolamento che si sta sviluppando in Commissione Affari Istituzionali, rinviando, di fatto la decisione. L’augurio è che effettivamente questa revisione non  si disperda nel mare magnum dei lavori della commissione e soprattutto non perda il suo significato, ovvero garantire a noi cittadini che le decisioni dei nostri rappresentanti siano il più possibile consapevoli e informate.

     

     

    E mentre in aula proseguiva la discussione veniva distribuito ai giornalisti un interessante comunicato del gruppo comunale dell’Idv in cui si commentavano le ultime affermazioni del leader nazionale del partito, Antonio di Pietro in merito ad un «eventuale apparentamento, in previsione delle prossime elezioni politiche, con il M5S». Nel documento, sottoscritto da tutti i membri del gruppo, si può leggere che «la personale esperienza maturata in questi mesi nel Consiglio Comunale è stata di fattiva collaborazione, in alcuni casi si sono condivise battaglie importanti», una premessa che sembra aprire prospettive favorevoli per una possibile alleanza. Al tempo stesso questa evoluzione negli assetti politici nazionali avrà delle ripercussioni anche a livello locale, in particolare sulla posizione dell’Idv che da un lato è parte della maggioranza di governo e dall’altra potrebbe diventare alleata di una forza di opposizione come il M5S.

    In un paese in cui i ribaltoni, i capovolgimenti di fronte e le crisi extraparlamentari sono all’ordine del giorno la Giunta Doria potrebbe essere costretta a non dormire sonni tranquilli.

     

     Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Multedo, piscina chiusa da un anno: a breve nuova gestione

    Multedo, piscina chiusa da un anno: a breve nuova gestione

    La gestione della piscina Nico Sapio di Multedo, in tempi brevi sarà affidata alla società che si è classificata seconda nella gara bandita dall’amministrazione comunale. Lo ha comunicato ieri in consiglio comunale l’assessore allo Sport Pino Boero, rispondendo all’interrogazione posta dal consigliere Paolo Gozzi (Pd).

    «Multedo, come noto, è un quartiere particolarmente gravato dal peso di servitù invasive – ha spiegato Gozzi – la presenza di Carmagnani, di Superba, del Porto Petroli, in una piccola porzione di territorio tagliata da uno svincolo autostradale che riversa, a pochi passi dalle case, un grande flusso di mezzi pesanti, rende Multedo uno dei quartieri genovesi in cui vivibilità e qualità della vita risultano più compromesse. Dunque, ritengo che vada prestata una particolare attenzione alla tutela e alla salvaguardia di quei servizi e di quelle situazioni in grado di intervenire sulla socialità e sulla vivibilità del quartiere, contribuendo parzialmente ad innalzarle».
    Per lungo tempo, la piscina Nico Sapio e gli impianti sportivi annessi hanno rappresentato proprio questo «Una piscina frequentata da utenti di tutto il Ponente genovese, così come i campetti da calcio e da tennis adiacenti ai giardini John Lennon – ha continuato il consigliere Pd – Negli ultimi anni, per la società gestrice, la storica “Multedo 1930”, si erano fatte pressanti le difficoltà, soprattutto economiche, di garantire una manutenzione adeguata al complesso, in particolare alla piscina, contrastando a fatica, nonostante innumerevoli sforzi, un progressivo degrado e una evidente fatiscenza dell’impianto. Le procedure di evidenza pubblica avviate per l’affidamento della struttura, concluse nel corso di questo anno, hanno comportato la chiusura temporanea del complesso nel corso del 2011, in attesa della concessione al soggetto vincitore. Tuttavia, una volta rese note le risultanze della gara, che hanno visto la società locale “Multedo 1930” soccombente, un ricorso giudiziario amministrativo ha ulteriormente allungato i tempi di affidamento».

    Ad oggi, risulta che il complesso sia chiuso da più di un anno «Nonostante, negli ultimi tempi, siano stati effettuati cospicui investimenti pubblici sulla struttura, sia da parte regionale che da parte comunale, con l’installazione, ad esempio, di pannelli solari sul tetto dell’impianto – ha sottolineato Gozzi – ma la struttura, lasciata a sé stessa, è oggi oggetto di frequenti raid vandalici, che ne hanno interessato anche gli interni».
    Il rischio, secondo il consigliere Pd, è quello di vedere compromesso definitivamente un impianto già piuttosto degradato «Rendendo vani gli investimenti recenti e comportando una definitiva fatiscenza del complesso, difficile da recuperare nel momento in cui, finalmente, si sarà fatta chiarezza sul soggetto gestore – conclude Gozzi – Chiedo, pertanto, quale sia lo stato dell’arte circa la controversia giudiziaria che sta ritardando l’affidamento dell’impianto e, inoltre, quali interventi l’Amministrazione intenda promuovere per salvaguardare l’impianto in questi mesi di chiusura, consentendo a Multedo di preservare i propri spazi sociali in attesa di un dovuto, e doveroso, rilancio».

    Ha risposto l’assessore allo Sport, Pino Boero «Il tema delle piscine è più ampio e riguarda anche la Mameli di Voltri, la Massa di Nervi, ecc. La situazione di queste strutture è critica e di conseguenza c’è preoccupazione anche per lo svolgimento delle attività sportive nei diversi quartieri coinvolti».
    In merito al caso specifico «La piscina Nico Sapio è stata affidata alla società “Nuotatori Genovesi” in data 21 maggio 2012 – ha spiegato l’assessore – Ma il 27 giugno, un’altra società che aveva partecipato alla gara, ha presentato ricorso al Tar ligure».

    «Il 27 luglio la nostra avvocatura ci ha comunicato che il ricorso è stato respinto – ha sottolineato Boero – Quindi, il 31 ottobre, abbiamo convocato il soggetto vincitore affinché si procedesse alla sottoscrizione del contratto di affidamento dell’impianto. La convocazione era fissata per il 7 novembre. Però, appena due giorni prima, con una nota del 5 novembre, la “Nuotatori Genovesi” ha chiesto di poter eseguire un nuovo sopralluogo per presunti peggioramenti delle condizioni dell’impianto».

    «Vista l’assenza della “Nuotatori Genovesi” all’atto della firma del contratto, l’assegnazione dell’impianto sportivo decade automaticamente – ha concluso l’assessore – Quindi, in questi casi, si passa alla società 2° classificata nella gara, alla quale sarà concessa in gestione la piscina di Multedo».

     

    Matteo Quadrone

  • Gronda di Ponente: la maggioranza si divide in Consiglio Comunale

    Gronda di Ponente: la maggioranza si divide in Consiglio Comunale

    Che la Gronda fosse un tema di scontro all’interno della maggioranza di centro sinistra si sapeva e già in altre occasioni vi erano stati episodi che avevano messo in difficoltà la tenuta della Giunta Doria. In particolare si sapeva che la posizione del Pd, favorevole all’opera, non era la stessa di molti dei suoi alleati. E ieri effettivamente la maggioranza si è divisa sulla designazione di un nuovo rappresentante del Consiglio Comunale all’interno dell’osservatorio sulla Gronda di Ponente.

    L’origine della contesa è stato un ordine del giorno presentato dal M5S in cui si presentava la richiesta di sciogliere l’osservatorio. I rappresentanti del Movimento, da sempre contrari alla realizzazione di grandi opere, hanno motivato la loro proposta sostenendo che l’organo in questione non ha svolto molti dei compiti che gli erano stati attribuiti.

    Formalmente la segreteria generale ha ritenuto inaccettabile l’odg per diversi vizi formali. Tuttavia, molti partiti (Lega, Pdl, Udc, Sel) hanno sostenuto la necessità di riflettere più a fondo sul ruolo e l’attività dell’osservatorio. Su questo punto si è giocato il vero scontro politico, perché il M5S ha accusato l’amministrazione e la maggioranza di nascondere dietro questioni procedurali la volontà di non discutere della Gronda. Un tema “scomodo” per la maggioranza, con lo stesso Sindaco schierato tra coloro che richiedono maggiori approfondimenti sul progetto e il Pd a difendere l’opera.

    Nonostante il respingimento dell’odg del M5S, il tarlo insinuato tra i consiglieri ha progressivamente fatto emergere la volontà di molti partiti di esaminare l’attività dell’osservatorio prima di esprimersi sulla nomina di un nuovo rappresentante del Consiglio al suo interno. E così la mozione sospensiva presentata da M5S e Lega, che comporta il «rinvio della delibera ad altra data», dopo infinite discussioni formali, è stata approvata con il voto favorevole di tutto il centro destra, M5S, Lista Doria, Fds e Sel.

    Una sconfitta per il Pd, il cui capogruppo Farello aveva dichiarato apertamente in aula la contrarietà del suo gruppo ad un rinvio. Unico partito dalla parte del Pd è stato l’Idv, l’alleato che in tante altre occasioni, soprattutto nei primi mesi di governo, si era messo di traverso rispetto alla maggioranza.

    Con questa votazione si è espressa chiaramente la volontà della maggioranza dei partiti non solo di discutere sull’osservatorio, ma soprattutto di capire il senso di certe nomine politiche all’interno di vari organismi comunali. Molti consiglieri hanno dichiarato di non conoscere l’operato del precedente rappresentante (Beppe Costa, Pdl).

    Il messaggio lo ha espresso chiaramente Putti rispondendo proprio ad un consigliere del Pd «democrazia non è mettere chi vogliamo all’interno di un organismo e poi non comunicare più niente a nessuno». Un messaggio dalla forza dirompente che non ha potuto essere ignorato…almeno non da tutti.

    ALIQUOTE IMU

    Il Consiglio inoltre ha approvato ieri la riduzione delle aliquote IMU. Già a fine giugno, quando era stato approvato l’aumento dell’1 per mille sulle prime case e 3 per mille sugli altri immobili, Marco Doria aveva promesso di riesaminare i conti del Comune per cercare di operare una riduzione entro fine anno ed in effetti così è stato. Votando la proposta avanzata dal Pd e appoggiata dalla Giunta, si è approvata la riduzione dell’aliquota per negozi, botteghe e laboratori dell’1 per mille e di mezzo punto per piccoli e medi impianti industriali. Tuttavia resta invariata l’aliquota sulla prima casa.

    Si è trattato di uno sforzo considerevole per l’amministrazione soprattutto perché, dopo l’approvazione del bilancio preventivo, sono stati previsti nuovi tagli per circa 8 milioni di euro sui trasferimenti statali al Comune e perché è stato necessario risanare i conti aziendali di AMT con ulteriori 5 milioni di euro. Per questo – ha spiegato il Sindaco – i margini di riduzione sono stati molto limitati, ma fortemente orientati a sostenere la piccola, media impresa.

    Nonostante i partiti – sia di maggioranza, sia di opposizione – abbiano richiesto all’amministrazione di fare di più per «un’IMU più equo» un’ampia maggioranza di consiglieri ha approvato la riduzione proposta (28 favorevoli, 1 contrario e 6 astenuti) elogiando il Sindaco per essere riuscito a mantenere la parola data a giugno.

    Osservatorio della Gronda: si tratta di un organismo composto dal Sindaco, tecnici dell’amministrazione, un rappresentante del Consiglio Comunale, un rappresentante del Consiglio Regionale, i presidenti dei municipi e i rappresentanti dei cittadini delle aree interessate dai lavori di costruzione dell’opera. Nell’ambito del dibatto pubblico sulla Gronda, che si è sviluppato per permettere ai cittadini di partecipare alla fase di pianificazione e progettazione dell’opera, lo scopo di questo organismo era permettere agli abitanti della zona di cooperare alla definizione del progetto della Gronda. Dal settembre 2010 – data di fondazione dell’organismo – l’Osservatorio si è riunito dieci volte.

     

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Box a San Fruttuoso: necessaria un’ulteriore indagine idrogeologica

    Box a San Fruttuoso: necessaria un’ulteriore indagine idrogeologica

    Cantiere via TaniniIl contestato intervento edilizio per la realizzazione di un parcheggio per un centinaio di box interrati previsto in via Marina di Robilant, in pratica sotto al cosiddetto bosco del Fassicomo a San Fruttuoso – una questione già affrontata nel precedente ciclo amministrativo – ieri è tornata al centro del dibattito in consiglio comunale.
    L’autorizzazione a costruire era stata rilasciata dagli uffici comunali il 5 dicembre 2011, ovvero 2 giorni prima che il consiglio comunale – il 7 dicembre 2011 – adottasse il nuovo Puc. Una vicenda che ricorda da vicino quella ancor più scandalosa di Villa Raggio in Albaro, con una concessione a costruire concessa addirittura solo poche ore prima, rispetto all’adozione del nuovo piano urbanistico.
    Oggi il cantiere di San Fruttuosoche dovrebbe insistere su un’area ancora verde e sottoposta a rischio idrogeologico – non sarebbe più autorizzato.

    Un’interrogazione a risposta immediata (art. 54), presentata dai consiglieri Stefano Balleari (Pdl) e Antonio Bruno (Fds), chiede alla Giunta Doria di fare luce sulla vicenda.
    «Ci si domanda come sia possibile che gli uffici comunali, gli stessi che lavoravano fianco a fianco con tecnici ed amministratori, alla stesura del Puc, rilascino un permesso per un simile intervento – sottolinea Balleari – L’ex Giunta Vincenzi aveva spiegato al consiglio che sarebbero stati eseguiti ulteriori accertamenti di natura idrogeologica, a spese dell’azienda costruttrice. Purtroppo però non si trova nessun documento ufficiale che confermi questo impegno. Il prossimo 5 dicembre scadrà l’autorizzazione. La questione meriterebbe di essere approfondita in sede di commissione consiliare. Ricordo che all’epoca gli abitanti della zona, molto preoccupati per la pericolosità dei lavori, raccolsero in breve tempo 500 firme contro l’intervento. In zona scorre un rivo con altri 2 piccoli affluenti, il terreno ha una pendenza superiore al 60% e non è impermeabilizzato. Per tutti questi motivi l’operazione è incompatibile con il nuovo Puc».

    Siamo di fronte al “giallo di San Valentino”, così lo chiama Antonio Bruno che spiega «Il 14 febbraio scorso l’ex assessore Farello disse che i lavori non sarebbero mai partiti perché occorreva attendere una nuova indagine idrogeologica condotta dal Dicat (Dipartimento di Ingegneria delle Costruzioni, dell’Ambiente e del Territorio) dell’Università di Genova. Abbiamo provato a chiedere se lo studio fosse stato eseguito ma purtroppo abbiamo scoperto che al Dicat non ne sapevano nulla… Inoltre, l’impegno menzionato da Farello non risulta essere stato verbalizzato in nessuna riunione di Giunta».

    Ha risposto l’assessore con delega all’Edilizia privata, Francesco Oddone, il quale ha confermato che con l’attuale Puc l’intervento non si sarebbe potuto realizzare. Allo stesso tempo, però, Oddone ha spiegato «Non esiste una delibera di Giunta relativa a quella discussione. Comunque posso affermare con certezza che i lavori non sono partiti. Il progetto per l’autorimessa interrata risale al 2008. In seguito, viste le criticità evidenziate dagli abitanti, l’ipotesi progettuale è stata ridimensionata. Il Municipio Bassa Valbisagno, sul finire del 2010, ha sottolineato la necessità di un’adeguata tutela dell’area verde chiedendo che fosse organizzata un’assemblea pubblica, in maniera tale da affrontare tutte le problematiche emerse. Purtroppo però l’assemblea non si è mai svolta».
    Per quanto riguarda il rischio idrogeologico, l’assessore ha aggiunto «Secondo una verifica effettuata proprio stamattina, dalle cartografie catastali e dal Piano di bacino del Bisagno, in zona non risulta la presenza di nessun corso d’acqua. Invece, in merito all’indagine dell’Università, gli uffici comunali si sono mossi invitando l’azienda costruttrice a sottoscrivere un accordo con il Dicat. Da questo punto di vista l’azienda non ha mostrato segnali di assenso e pare non abbia sottoscritto alcunché. Tutto ciò è indubbiamente preoccupante. Mi assumo io l’impegno a scrivere alla ditta affinché la prassi venga portata avanti. Inoltre, sono d’accordo che sia utile approfondire la questione in un’apposita Commissione consiliare».

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Daniele Orlandi]