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  • Palazzo Rosso apre al pubblico le “nuove” stanze della Duchessa

    Palazzo Rosso apre al pubblico le “nuove” stanze della Duchessa

    _mg_9190Apriranno le porte al pubblico cinque nuove sale  di Palazzo Rosso dedicate ad arredi, sculture e dipinti dell’Ottocento.
    Le stanze delle Duchessa, all’ultimo piano del palazzo, sono la novità dei Musei di Strada Nuova. Saranno visitabili per la prima volta durante la prossima edizione dei Rolli Days, il 15 e 16 ottobre e rimarranno poi un’installazione permanenete. Nelle sale sono esposti, per la prima volta, pezzi che  riuniti a Genova e a Parigi tra il 1840 e il 1888.

    «Queste stanze arricchiscono ulteriormente il percorso museale di Strada Nuova che nel corso degli anni ha acquisito sempre più notorietà» dice il sindaco di Genova, Marco Doria. La nuova apertura delle stanze della Duchessa è stata possibile grazie all’ultimo contributo della Compagnia di San Paolo che, negli ultimi quattro anni, ha investito più di 4 milioni di euro. Un aiuto iniziato già dai primi anni 2000 con il restauro, l’adeguamento funzionale e il completo riallestimento del palazzo, per un totale di oltre 8 milioni di euro.

    «Il sistema culturale che siamo riusciti a creare, anche grazie a un’efficace collaborazione con soggetti privati che operano in campo culturale – conclude Doria – migliora la qualità di vita dei genovesi ed è una risorsa fondamentale per la promozione turistica della città. Ci siamo mossi con determinazione e coerenza e abbiamo reso Genova una grande città d’arte».

    A confermarlo sono anche i numeri dei visitatori in aumento. Secondo l’assessorato alla cultura e turismo le visite solo in Strada Nuova sono cresciute del 27% nell’ultimo anno. «I dati in crescita continua sono il segnale di un grande apprezzamento da parte del pubblico» afferma l’assessore a cultura e turismo del Comune di Genova, Carla Sibilla. «L’apertura delle stanze della Duchessa sono un importante ampliamento e arricchimento sia dell’offerta del sistema museale civico, sia di una città sempre più dinamica e viva culturalmente».

    img_5162Le  “nuove” stanze della Duchessa

    «Abbiamo portato un po’ di Francia a Genova – dice Piero Boccardo, direttore Musei di Strada Nuova – per volontà della duchessa la quale specificò nel testamento di riservare a Palazzo Rosso gli arredi della sua casa parigina».
    Nelle stanze della Duchessa, nella parte di levante dell’ultimo piano di Palazzo Rosso, troviamo arredi, dipinti e sculture dell’Ottocento. Dai ritratti di famiglia a sfarzosi vasi, dal necessaire da viaggio utile e necessario per i lunghi tragitti in carrozza al lussuoso letto matrimoniale. E’ con questi autentici pezzi che viene rappresentata la fase ottocentesca della nobile dimora, un secolo che fino a oggi non era presente nelle collezioni esposte. Rimangono ancora da restaurare altri due appartamenti all’interno del palazzo, il mezzanino del 1710 e le stanze del 1783.

    Palazzo Rosso

    Palazzo Rosso, costruito nella seconda metà del Seicento per due fratelli, era stato dotato di due piani nobili. La famiglia Brignole-Sale, proprietaria del palazzo, aveva deciso che fosse abitato solo il secondo piano. In seguito, ogni generazione ha scelto la propria residenza nei diversi “appartamenti” dell’edificio. Sono stati gli ultimi rappresentanti della famiglia a vivere all’ultimo piano del Palazzo, dove oggi si trovano le stanze della Duchessa.

    In una stratificazione storica ricca e sorprendente, Palazzo Rosso, conserva decorazioni e arredi di ben sette fasi abitative e costituisce un documento unico dell’abitare dalla fine del Seicento alla metà del Novecento.

    E. C.

  • VintaGe, shopping e cultura: associazione, fiere ed eventi a Genova

    VintaGe, shopping e cultura: associazione, fiere ed eventi a Genova

    vintage«Dal 28 al 30 giugno 2013 si terrà nella Piazza delle Feste la quarta edizione di Vintage in Porto, che quest’anno celebra i 50 anni di “Please please me”, primo album dei Beatles». Con queste parole le fondatrici di VintaGe anticipano a Era Superba il contenuto della prossima edizione dell’evento, che da due anni si svolge con successo al Porto Antico (oltre 10.000 presenze nelle prime tre edizioni) e che le ha portate a creare un’associazione che fonde nel nome la parola “vintage” e la sigla della città di Genova.

    È Elena Tortora, presidente dell’associazione nata un anno fa e che conta circa un centinaio di soci, a spiegare i dettagli del progetto: «Vintage in Porto è stato il primo grande evento a Genova che veicola la cultura vintage: il termine è un attributo riferito a ogni oggetto, icona o personaggio prodotto oltre il ventennio precedente a quello in cui siamo, attraverso i quali possiamo riflettere sulla nostra storia. Ogni edizione è stata dedicata a un tema specifico: siamo partite dagli anni ’20/’30 (giugno 2011), poi gli anni ’40/’50 (ottobre 2011), infine un evento dedicato ai jeans (giugno 2012). Sono presenti espositori di Genova e provenienti da altre città, in vari settori: abbigliamento, design e musica, fino a raduni di chi ancora possiede auto e moto d’epoca. Si tengono inoltre concerti, laboratori per adulti e bambini e molto altro».

    Incontro Elena, Micol e Carolina ai Giardini Luzzati, dove è in preparazione il primo evento realizzato in collaborazione tra VintaGe, SwapStore e l’associazione Il Ce.Sto: giovedì 31 gennaio 2013 si svolgerà Fifty’s Party Vintage, serata a ingresso gratuito dedicata agli anni ’50 che prevede un baratto di abiti e oggetti vintage (per partecipare prenotarsi entro oggi, venerdì 25 gennaio, al 392 6839302) e il concerto dei Roll Drive, tribute band del rock ‘n roll anni ’50. La serata sarà inoltre l’occasione per illustrare i progetti 2013 di VintaGe.

    Un secondo evento ai Luzzati si terrà ad aprile 2013: «faremo un mercatino vintage, negli stessi giorni in cui in piazza Matteotti si svolge il mercato dell’antiquariato. La giornata conterrà inoltre un’anteprima della prossima edizione di Vintage in Porto, sarà infatti dedicato ampio spazio ai Beatles. La collaborazione con i Giardini Luzzati è nata perché c’è una comune condivisione di valori, vogliamo aiutarli nel progetto di riqualificazione del centro storico. Il legame con la filosofia swap deriva invece dal fatto che anche il vintage promuove la cultura del recupero e del riuso: gli oggetti “di una volta” erano di maggiore qualità e durevoli nel tempo, mentre oggi la tendenza dominante è “usa e getta”».

    Infine Vintage in Porto 2013, che per la prima volta durerà tre giorni anziché due. Il tributo ai Beatles si svolgerà in collaborazione con l’Associazione Beatlesiani Italia (che ha sede a Brescia), con il primo fan club genovese dei Beatles con le tribute band genovesi, a partire dai Reunion. Durante Vintage in Porto 2013 si terrà inoltre il raduno nazionale del Fiat Club 500 (domenica 30 giugno) e il raduno regionale del Lambretta Club Liguria.

    VintaGe vuole diventare nel tempo una piattaforma per chiunque a Genova ama e si occupa di vintage: non solo attività commerciale che vendono prodotti di questo genere, ma anche artisti e semplici appassionati. Chiunque può iscriversi all’associazione e proporre idee e progetti. Per contatti si può inviare una mail a info@vintageinporto.it.

    Marta Traverso

  • Sala Dogana ospita Mauro Panichella: lo scanner come pennello

    Sala Dogana ospita Mauro Panichella: lo scanner come pennello

    Il 2013 si apre in Sala Dogana con la personale di Mauro Panichella, in allestimento fino al 27 gennaio. Giovane artista di 27 anni, diplomato presso l’Accademia di Belle Arti di Genova, il suo percorso si snoda tra la natìa Albissola, Genova ed esperienze all’estero. In “Light, Flow, Threshold” lo strumento della sua ricerca artistica e del suo processo creativo è lo scanner, da lui utilizzato – con effetti sorprendenti – per dare vita alle sue opere. La mostra prosegue inoltre in altri due luoghi d’arte che hanno ospitato due ulteriori tappe del progetto: lo spazio espositivo A329, in Via Adamoli, e la galleria Unimediamodern Contemporary Art, nel centro storico.

    Come sei giunto all’utilizzo dello scanner e perché lo preferisci rispetto ad altre tecniche? Come arrivi alla definizione dell’immagine, a rendere la trasparenza nei soggetti scelti, che sembrano quasi immagini scientifiche?

    «Mi piace mettere in relazione l’arte con la natura e la tecnologia. La fotografia digitale lascia tanto spazio alla sperimentazione artistica, tuttavia le immagini che vediamo ogni giorno sono sempre più “etichettabili”, caratterizzate da filtri o effetti reimpostati, spesso ci si trova davanti a manierismi digitali. Per quanto possa sembrare strano, sono un appassionato della fotografia tradizionale, ed è proprio per questo che ho deciso di portare avanti il mio lavoro utilizzando un mezzo fotografico alternativo. Lo scanner mi permette di pormi in maniera fredda nei confronti del soggetto, come avviene nei laboratori scientifici. Nel mio lavoro la fotografia ha un aspetto prettamente documentativo, lascio che l’approccio spirituale del mio processo creativo si manifesti attraverso i miei lavori. Non sono un fotografo e tantomeno un videomaker, uso la fotografia e il video come mezzi linguistici».

    In che modo avviene la scelta dei soggetti da sottoporre all’azione dello scanner?

    «Ho iniziato lavorando sul mio corpo, di quella fase del mio lavoro è rimasta la componente dell’interesse anatomico e lo studio estetico dei tessuti epidermici. Ho trovato interesse nei celenterati e negli animali provenienti dal mondo marino per via della loro proprietà fotosensibile, ma sono in continua ricerca di soggetti, mi piace che sia una cosa naturale, spesso mi capita di trovarli casualmente per terra. Lo scorso settembre ho presentato all’atelier Tranzit di Bratislava un’installazione che ha come soggetto centrale il teschio di un grande uccello chiamato Nandù, trovato nel deserto, durante un viaggio nella Patagonia argentina».

    A dire il vero, l’idea che un animale morto sia steso, compresso, rigirato ai fini della creazione dell’opera, potrebbe essere percepita come un po’ disturbante. Ti sei mai posto il problema? E’ un effetto che cerchi, magari?

    «Premettendo che sono un amante della natura e che non ucciderei mai un animale solo per fargli una fotografia, non nego che lavorare con soggetti privi di vita sia un aspetto del mio lavoro che non va ignorato. Credo che questo fattore debba indurre chi osserva i miei lavori a un’ulteriore riflessione, quella sulla vita e il mondo al quale apparteniamo. Cerco di dare ai soggetti una dignità estetica, una sorta di cruda eleganza, un inquieto fascino, lo stesso che si prova visitando un museo di storia naturale».

    Perché un’esposizione organizzata in tre tempi e in tre luoghi?

    «L’evento è nato con l’approvazione da parte di Sala Dogana del mio progetto, in seguito Caterina Gualco mi ha offerto la possibilità di creare un secondo polo della mostra presso Unimediamodern. Vista la visibilità e l’importanza che l’evento stava acquisendo, ho seguito un consiglio prezioso e ho deciso di estendere ulteriormente il progetto organizzando un workshop. Grazie all’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova e ad A329 Contemporary Art ho trovato lo spazio e i mezzi per poterlo sviluppare».

    Il titolo è estremamente ermetico e suggestivo: luce, flusso, soglia…

    «Questi tre elementi, luce, flusso e soglia sono concetti ai quali la mia ricerca deve molto. La luce è quella indagatrice dello scanner, ma anche una componente indissolubile della vita, in un certo senso è attribuibile alla nascita. Il flusso è il movimento dello scanner, ma anche il quotidiano vivere delle creature e l’inesorabile avanzamento del tempo. La soglia è il vetro dello scanner, ma anche il confine labile che divide l’oggetto reale da quello virtuale e il punto che separa la vita dalla morte. Il concetto del trittico, in effetti, ha accompagnato spesso il mio lavoro, forse perché è il numero ideale per rappresentare un’azione: inizio-svolgimento-fine, luce-flusso-soglia. Questa mostra è una sorta di consacrazione del mio processo creativo, attraverso un’analisi sullo strumento stesso della mia ricerca».

    Un workshop con gli studenti dell’Accademia: come è andata?

    «E’ stata una bellissima esperienza, il workshop si è svolto all’interno dello spazio messo a disposizione da A329 Contemporary Art, un luogo ampio che possiede il fascino dello spazio industriale e le caratteristiche ideali per lavorare. Nei primi incontri ho cercato di dare ai ragazzi degli spunti mostrando loro alcuni esempi di spazi pubblici e il modo in cui sono stati sfruttati dagli artisti, ad esempio le grandi installazioni della Turbine Hall alla Tate Modern di Londra. Ho cercato di invitarli a invadere lo spazio che avevamo a disposizione e a non aver paura di esagerare. In seguito abbiamo studiato insieme come trasformare le idee in progetti e i progetti in realizzazione concreta. In questo modo ognuno ha sviluppato un percorso personale ispirandosi ai tre temi: luce, flusso e soglia».

    In quest’ottica, significa che credi nel lavoro di gruppo a livello artistico? Che il processo creativo possa avvenire in condivisione, acquistando forza?

    «Senza dubbio lavorare in gruppo a un progetto induce a riflettere su ciò che si sta facendo secondo parametri diversi, il processo di creazione perde la componente dell’intimità e del possesso lasciando spazio a quella del rapporto sociale e dello scambio d’idee. Molti studenti erano alla loro prima esperienza artistica e credo che lavorare in un gruppo sia stato molto importante per loro».

    L’uso dello scanner per creare un’opera forse è ancora insolito, ma ormai i supporti digitali, dallo strumento di partenza al software per la postproduzione, offrono un’intera gamma di sperimentazione e possibilità ancora inesplorate…. Mentre alcuni tuoi giovani colleghi dichiarano la morte della pittura, gli artisti maturi ribadiscono comunque l’imprescindibilità delle tecniche tradizionali. Tu cosa ne pensi?

    «I miei studi artistici sono di tipo pittorico, la pittura è una cosa più grande di quanto possa sembrare, non si manifesta solo attraverso la tela e il pennello, non è solo una tecnica artistica, è una cosa che diventa parte di te e ti permette di osservare il mondo come se avessi un senso in più. Non so se posso definirmi pittore, ma le mie scelte sono certamente influenzate dalla mia formazione. Non dichiaro la morte di niente, sarò nostalgico, ma per quanto mi riguarda, persino il rock’n’roll “will never die”».

    Tu parti dal contesto genovese ma ti sei misurato con la realtà internazionale tramite residenze d’artista ed esposizioni… Ti viene voglia di fuggire?

    «Per un artista è fondamentale fare delle esperienze all’estero. Confrontarsi con altre realtà è importante sia dal punto di vista formativo che da quello lavorativo. Vivere del proprio lavoro è difficile ovunque, credo che un artista abbia una responsabilità nei confronti del mondo in cui vive, questo non va dimenticato, anche nei periodi più scuri».

     

    Claudia Baghino

  • Elisa Boccedi: sogno e perversione in mostra alla MF Gallery

    Elisa Boccedi: sogno e perversione in mostra alla MF Gallery

    Elisa Boccedi è una giovane artista formatasi presso l’Accademia di Belle Arti di Genova. Modenese di nascita ma cresciuta tra Rapallo e Genova, si è laureata in decorazione ed è diplomata tatuatrice. Le sue opere sono attualmente esposte presso la MF Gallery di Vico dietro il Coro della Maddalena, raccolte in una mostra dall’inquietante e originale titolo “Paraphilia Onirica”: in essa Elisa illustra una serie di parafilie, ovvero perversioni di natura sessuale, le quali – filtrate attraverso la sua capacità immaginativa e interpretativa – entrano in una dimensione, appunto, onirica, dissociata dalla realtà: così, attraverso questo artificio, più liberamente lo spettatore approccia temi tanto difficili e controversi, e riflette su di essi.

    In questa mostra hai scandagliato il mondo delle parafilie: perversioni sessuali che vanno dalle più leggere al reato vero e proprio. Perché hai scelto questo tema, così difficile, e in che ottica l’hai affrontato?

    «È semplicissimo. Il sesso attira: siamo una generazione di depravati alienati. Quello che mezzo secolo fa era catalogabile come pornografia ora te lo vedi sparato sul cartellone della “Sloggi”. Per quanto possiamo dire di esservi “visivamente abituati”, il nostro “subconscio” (termine che aborro, qui lo utilizzo a mo’ di eufemismo) registra gli innuendo sessuali che tracimano da ogni dove, è ovvio.
    Quindi, tanto per esasperare la propensione sociale alla sessualità coatta, perché non occuparsi di un caso limite all’interno dello scabroso? La cosa si fa doppiamente intrigante per chi non registra l’orrore della dipendenza implicita all’interno delle parafilie. Però la mira finale è fare dell’abominevole, dell’inconcepibile un medium per innestare una reazione emotiva potente (positiva o negativa che sia me ne frega), che crei qualche tipo di ripercussione psicologica ed induca ad interpretare personalmente quello che si ha davanti agli occhi. Farsene un’opinione propria, insomma».

    Puoi spiegarmi la scelta del titolo, che associa l’onirico alla perversione?

    «Tutto ciò che denotiamo come gusti, preferenze, dipendenza, si genera e si sviluppa in un contesto mentale, in risposta a qualche tipo di stimolo esterno, inizialmente. Le mappe neuronali che codifichiamo in base alle nostre esperienze e alle reazioni di attrazione/repulsione innescate dalle suddette vanno a comporre il nostro quadro comportamentale. Questa è roba neuro-scientificamente provata. Pertanto anche la perversione può benissimo essere collocata all’interno di questo contesto (l’oceano della mente), e specificatamente nella zona off-limits, al di fuori di quella cosciente e diurna, soggetta al controllo razionale; la zona che più di tutte si può definire onirica per illogicità, insomma. L’allusione al sogno rimanda anche all’intento di smorzare un po’ l’audacia del tema, di renderla più appetibile agli occhi del pubblico, tramite l’uso di cromie accese, figure mostruose, fluttuanti, in pose iconografiche; in una parola: al di fuori di questa realtà».

    Le tue immagini mi ricordano un po’ Dalì, un po’ Odilon Redon e Gustave Moreau. C’è qualcosa della storia dell’arte che ti ha influenzata e ispirata o lavori slegata, almeno nelle intenzioni, dagli esempi?

    «Ottima osservazione! Apprezzo particolarmente tutti e tre gli artisti citati, anche se la mia sacra triade rimane quella composta da A. Kubin, F. Rops e A.Beardsley. In generale sono stata e rimango un’entusiasta estimatrice della corrente del Simbolismo, troppo immeritatamente soppiantata dal successivo Surrealismo. Ed è un peccato, perché ritengo che i simbolisti si siano spinti molto più in là dei surrealisti nello scandagliare le profondità mobili della materia mentale. Sogni, visioni, premonizioni, allucinazioni..il tutto nella sua integrità inscalfibile ed enigmatica (La Sfinge di Moreau, per ritornare alla tua citazione). Questo senza incorrere nel tentativo di dragare le imperscrutabilità della psiche dal loro imprescindibile mistero (con che mezzuccio poi: la castrante psicoanalisi freudiana!). Del resto, qualunque tipo di contaminazione mi affascina: dalla multiformità del pensiero indiano, alle malformazioni genetiche, alle malattie rare, agli ibridi e gli incroci, naturali e non. Amo i particolari, la carnalità viscerale: perdo ore a contemplare tavole anatomiche calcolando come poter trasformate una vertebra in una nave spaziale, una metastasi in un grappolo di crisantemi e così via…».

    Cosa riversi nel tuo lavoro? Quali elementi prendi dall’osservazione dell’esterno e quali da te stessa?

    «Ho un temperamento lunatico, ansioso, e la mia sensibilità è di tipo “nevrotico”. Quindi, ho sempre utilizzato l’espressione “artistica” (tra virgolette perché lo ritengo un aggettivo abbastanza controverso, oggigiorno) come mezzo propedeutico per il mantenimento di un (precario) equilibrio psichico. Peccato che, come tutte le “valvole di sfogo”, si sia innestato su di un processo circolare/ossessivo composto da: periodo di osservazione/arricchimento/saturazione-maturazione-rilascio. E via daccapo.
    Non percepisco una netta differenziazione tra interno ed esterno, tra me e gli altri e/o l’altro (per questo il mio umore è così mutevole). Tutto si fonde e si sfilaccia ai bordi, si mescola alle estremità, come se congiunto da suture invisibili in un gigantesco patchwork. Faccio ricorso pertanto all’ibridazione più sfrenata, nei miei lavori, nel tentativo di convogliare, almeno in parte, la suddetta impressione sensoriale (che, tengo a sottolineare, è sempre stata naturale e non conseguenza di assunzione di sostanze stupefacenti. Questo onde evitare una domanda fastidiosamente frequente)».

    Dici che nel tuo lavoro tendi a “immolare qualsiasi convinzione”. Tolte le convinzioni, cosa proietterà l’immagine? Dubbi, domande, paure?

    «Sì, riconosco che così estrapolata la frase ha un po’ un sapore da “idealista radicale riottosamente arroccata nella sua convinzione di dover immolare qualsiasi convinzione”. Così si ricade nel paradosso, che è poi ciò che della vita più mi diverte e che più mi piace puntualizzare. La coscienza della paradossalità potenziale presente in qualsiasi azione, pensiero, parola, per via di una limitazione biologica cerebrale a vedere solo un frammento di ciò che analizziamo. Non sono tanto contro le convinzioni in sé, quanto contro la mentalità che solitamente le regge, e mi riferisco a quell’impianto settoriale, categorizzante e sovente accusatorio (per autodifesa, ovvio) di molle lassismo e di accettazione rassegnata. Semplicemente: è noioso, è restrittivo, è costrittivo. Perché ridursi a languire in simili pastoie (il più delle volte tramandate, imposte e assorbite passivamente) quando l’unica libertà che ci è consentita, in definitiva, è quella di poter variare il nostro pensiero? Anche solo per il gusto di “andare contro”, senza aspettative: per puro esercizio ginnico mentale. La libertà di pensiero, credo, è soprattutto questo».

    Ti definisci interessata al “lato potenzialmente incontrollabile e distruttivo che ciascuno contiene”: come entra questo aspetto nella tua arte?

    «Diciamo che ha una valenza personale, introspettiva (se lo applico a me), e una sociale, di sensibilizzazione (se lo applico agli altri).
    Premetto che, per me, il termine “distruttivo” non assume alcuna connotazione negativa. Distruggere non significa annientare, bensì “smantellare”, ed è implicito che, fatta materia prima di ciò che si era precedentemente scomposto, se ne ricrei una nuova, differente, con qualche innesto o detrazione, magari. Sotto questa luce la distruttività e l’incontrollabilità non possono che procedere a braccetto, finché non interviene qualcosa, nel nostro pensiero, a frenarle».

    «Credo che ogni persona detenga la possibilità (non il diritto, a quanto pare) del pensiero individuale, condizione sfortunatamente divenuta oggigiorno tanto innaturale da necessitare uno sforzo abominevole per ribellarsi ad un’infinità di stratificazioni preconcette. Al fine di “smuovere” tale ribellione, non intendo adottare mezze misure. Mi avvarrò, finché mi sarà possibile e dentro i miei limiti, di temi volutamente scandalosi, che proprio per la loro controversia stimoleranno prima la curiosità, poi, si spera, il bisogno di interpretare (l’interpretazione è una giustificazione nei riguardi della nostra coscienza perplessa). In altre parole: il bisogno di sentire e di pensare. Questo è ciò che intendo dire quando mi riferisco al lato “potenzialmente distruttivo ed incontrollabile di ognuno”, seguito da un rinnovo».

    Come è avvenuta la tua formazione artistica?

    «Credo che la formazione artistica sia imprescindibile da un processo di crescita e sviluppo culturale, emotivo e psichico individuale, per formare il quale, oltre a una buona recettività di base, occorrono un gran numero e una varietà costante di stimoli. Per mia fortuna sono cresciuta in un ambiente dove questi non si lesinavano, e ciò, unito al fatto di essere sempre stata molto libera da vincoli e prassi da rispettare, si è rivelato fondamentale per lo sviluppo e l’alimentazione di tutto il mio mondo di immagini, che altro non sono poi, che l’incarnazione “visiva” di impressioni sottili.
    L’accademia di Belle Arti mi ha dispiegato la varietà delle tecniche, come rivestimento “poliedrico” al contenuto che macinavo da sempre».

    Le tue tecniche preferite?

    «Prediligo l’acquerello, gli inchiostri e le ecoline per la loro delicatezza traslucida che acquisisce forza e corposità a furia di velature (l’accanimento del labor limae!). La biro mi dà delle gioie nei ritocchi delicati e nei disegni formato mignon. Poi l’incisione, beh, è stata il mio battesimo accademico e avrà sempre un posto predominante nel mio cuore.
    Ma vario sempre, sperimento sempre. Prossimamente passerò a tecnica mista su tela, grande sfida».

    Parlando a livello pratico, quali trovi che siano le difficoltà per un giovane artista nel vivere del proprio lavoro, oggi?

    «La domanda non si pone, perché è effettivamente impossibile, ora come ora, qui, in Italia (non so poi all’estero come sia la situazione) per un giovane artista vivere del proprio lavoro. Di quelli che, come me, si occupano di lavori prettamente artigianali e per di più con un’impronta così marcatamente personale, non gliene frega (giustamente) a nessuno.
    Mi capitano occasioni per allestire mostre, partecipare a eventi (i più di autoproduzione), e alle volte pure delle commissioni che mi fan tirar su qualche soldo occasionale, e allora è una soddisfazione e un piacere (sempre occasionale, però).
    Non vedo come potrebbe essere altrimenti, innanzitutto per la situazione economica generale, ma anche per la più completa desensibilizzazione verso l’oggetto artistico in virtù di una concentrazione esclusiva su quello di fruizione immediata, facilmente reperibile e altrettanto facilmente rimpiazzabile. Questa è la necessità di mercato, questo è il caro consumismo che ci allatta al suo seno sempre più acido e sempre più misero (mi concedo una metafora quasi poetica, toh!)».

    «E’ deprimente e demotivante. Bisogna ingegnarsi, arrabattarsi, arrotondare con qualche lavoretto (se lo si trova), la competizione è altissima, i colpi bassi non si negano, è tutto uno sciacallaggio che mi ricorda un po’ il cadavere di un geco ricoperto di formiche che avevo trovato sul terrazzo da bambina. Non so, ho 25 anni e posso solo ringraziare quella buon’anima di mio nonno se sono economicamente indipendente. Magari mi butterò sul settore della comunicazione, appena avrò dato gli esami per i certificati di lingue che sto preparando. Oppure mi darò seriamente al tatuaggio, anche se lo sentirei più come un obbligo che come un interesse. Ma può anche benissimo darsi che mi scoglioni definitivamente di questo umanissimo mondo di “cane mangia cane” e vada a consumare i miei giorni venerando la Grande Dea (MahaDevi), nei campi crematori di Calcutta o di Tarapit. Chi vivrà vedrà».

     

    Claudia Baghino

  • Giuliogol, writer genovese: dipinti e graffiti per la città

    Giuliogol, writer genovese: dipinti e graffiti per la città

    GiuliogolNicolino Giulio Centanaro, in arte Giuliogol, classe ’68, è un artista, un writer genovese. Nutrendo una passione sconfinata per l’arte di strada, ha perfezionato la sua formazione attraverso corsi specifici di aerografia e pittura ad olio. Nel 2009 per la Galleria Rotta Farinelli ha realizzato la decorazione a graffito di una parete della nave MSC Splendida. Dallo stesso anno collabora col Municipio VII del Ponente per opere di riqualificazione attraverso graffiti legali.

    Ricopre la figura di responsabile arti grafiche per l’Associazione Mare di Note e porta avanti collaborazioni con altre associazioni e manifestazioni artistiche ponentine (Ass. Ponente che Balla, Ex-Melle Artisti di Strada, Sestri come MontMartre). Attualmente è in allestimento una sua personale presso l’Associazione Culturale Cartiera 41.

    Come hai cominciato a fare il writer e quando?
    «Il writer lo si comincia a fare per strada, da ragazzino, si inizia con la tag, quella firma che agli occhi di molti è una bruttura. Poi la cosa si evolve in disegno, in grafica, in messaggio. Per me è stato così. Un modo per sentire di esserci e fare parte di un qualcosa, un modo per dire “io sono passato di qui e ho lasciato un segno del mio passaggio”. La voglia di opporsi all’autorità, il gusto di fare una cosa vietata, che non si deve fare. Keith Haring (il primo writer americano a diventare famoso, n.d.r.) ha iniziato per strada, e nonostante il successo planetario ha continuato a lasciare la sua firma per strada, Londra, Tokyo o dovunque andasse».

    Tu sei arrivato a decorare gli interni di una nave da crociera.
    «Sono stato contattato tramite la Galleria Rotta. Su questa nave, al piano della sala giochi, si è voluto riprodurre l’ambiente di strada, ricoprendo le pareti di ondulato e decorando coi graffiti; inizialmente, dato lo spazio comunque formale della nave, ritenevo di dover essere molto preciso nei disegni, ma mi è stato invece richiesto espressamente di lasciarmi andare, addirittura di fare graffiti un po’storti, un po’ colati, proprio come in strada».

    Ben lontano dalla figura archetipica del writer che gira di notte disegnando su muri e vagoni dei treni, zaino pieno di bombolette e cappuccio fin sulla fronte.             
    «Invecchiando ho iniziato a ragionare sul graffito legale, anche perché ormai la società si è abituata ai graffiti, piacciono. Fare tutto alla luce del giorno, mostrare il proprio lavoro permette di farsi pubblicità, e poi magari ricevere committenze, ed essere pagati per quelle. Qualcuno può apprezzare quello che hai fatto e ingaggiarti per decorare una saracinesca o un interno. Andare di notte significa invece pagare di tasca propria tutto il materiale e rischiare migliaia di euro di multa, per non dire del fatto che la visibilità del proprio lavoro rimane molto limitata. Certo, può essere visto come uscire dal concetto originario del writer e vendersi, ma secondo me è indispensabile un’evoluzione in questo ambito, perché non puoi continuare per sempre a farlo illegalmente, di notte, non ti porta da nessuna parte. Da giovane non ragionavo così, è ovvio, ma vorrei che i ragazzi imparassero questo atteggiamento per avere poi delle possibilità in futuro, per non restare ancorati per sempre a quelle figura. Non puoi a cinquant’anni andare a fare la scritta e scappare».

    Murales di Giuliogol in passeggiata a mare di VoltriMurales di Giuliogol in passeggiata a mare di Voltri

    Questo approccio ti ha portato al punto d’arrivo del graffito legale, la collaborazione col Comune.      
    «Abbiamo lavorato per riqualificare il muro di un bar sulla passeggiata di Voltri, proprio sulla spiaggia, che era stato imbrattato con delle scritte. Per dare vita a questo progetto ho preso contatto con l’assessore Morlé e ho proposto di dipingere il muro. La parte più in vista, quella visibile dalla passeggiata, è di 16 metri quadri, ma fa angolo con ben altri 80 metri quadrati che danno sulla spiaggia, anche questi imbrattati. Il Comune ha preso in carico il costo del materiale necessario al lavoro. Ho preso una crew (“FNT”, Fusi nella testa) di ragazzini, tutti minorenni, che andavano di notte a scrivere, e ho dato loro la possibilità di fare quello che amano in modo legale e utile alla comunità; ho preparato loro il fondo (la stesura di fondo sul muro che deve essere dipinto, n.d.r.), abbiamo fatto lo studio per il disegno da realizzare. Sul muro principale ho realizzato il Nettuno (che, prendendo forma dall’unione delle onde, arriva dal mare dirigendosi verso lo spettatore, n.d.r.), sul resto ho fatto lavorare i ragazzi: ho cercato di far loro capire che al giorno d’oggi la possibilità di un graffitismo legale esiste. Sono stati contentissimi di questa esperienza, mi chiedono sempre di fare qualcos’altro».

    La collaborazione col Comune si è estesa anche ad altre occasioni.
    «Per l’esempio che ti ho raccontato la proposta è partita da me, poi mi hanno cercato loro per un progetto, che spero di portare avanti, riguardo un muro al CEP, anche quello tutto imbrattato. Chiamare una ditta a imbiancarlo comporta una grossa spesa per avere comunque un risultato triste e uniforme, e il giorno dopo le tag sono di nuovo lì. Chiamare dei ragazzi invece significa dare una possibilità e far fare qualcosa di bello, un disegno che piace, come il muro della passeggiata che è piaciuto molto».

    Murales di Giuliogol in passeggiata a mare di VoltriMurales di Giuliogol in passeggiata a mare di Voltri

     

     

     

     

     

     

     

    Tu lavori su superfici molto ampie ma anche su quelle davvero piccole, come per esempio i termosifoni (oltre alle tele e agli oggetti più disparati, dalle uova di struzzo alle aerografie sulle Vespe).
    «Di certo mi trovo meglio sulle grandi superfici perché mi sento più libero, lì posso anche fare l’errore, che comunque riesco ad aggiustare con più facilità perché resta piccolo rispetto alla dimensione della superficie, e poi ho la possibilità di metterci più cose, dare più significato e lasciarmi andare un po’ di più. Gli oggetti piccoli mi piacciono invece per un altro motivo, perché lì si vede la professionalità, ci vuole molta precisione nel piccolo e riuscire mi dà molta soddisfazione. Quindi alla fine sono due situazioni diverse che mi piacciono in maniera differente».

    Tecniche preferite.
    «Secondo me l’arte va vissuta a 360 gradi. Abbiamo la possibilità, anche grazie al computer, di raggiungere qualsiasi risultato, quindi perché non spaziare il più possibile? Io uso pittura a olio, aerografo, matita, carboncino, papiér collé… più tecniche uso e più mi sento completo. La tecnica con cui mi sento più a mio agio è l’aerografia sicuramente, la uso da vent’anni e trovo l’aerografo uno strumento eccezionale, è veloce e permette di ottenere in cinque minuti delle sfumature che a olio richiedono una giornata, e poi si avvicina molto alla street art, è come avere in mano una minibomboletta. Le mie preferenze vanno anche a periodi. A volte faccio tutto a colori, altre in bianco e nero, magari mi fermo e aspetto, poi faccio del dripping. Sicuramente ho degli artisti di riferimento, ad esempio Picasso, i surrealisti, Keith Haring, Jean Michel Basquiat… ma l’arte è bella tutta».

    Qual è il messaggio più importante che vorresti arrivasse alle persone che guardano le tue opere? Sul tuo sito si legge “amore per la nostra città e voglie di rendere migliore il grigio urbano”.
    «Già. Un muro grigio chiude, un muro colorato dà la possibilità di pensare, di sognare. La fantasia è importante, se le mettiamo le catene la vita diventa più triste».

    I lavori di Giuliogol restano in esposizione negli spazi di Cartiera 41 fino al 31 ottobre. Per qualsiasi informazione a proposito e per vedere la mostra fare riferimento agli orari di apertura dell’Associazione come riportati sul sito cartiera41.it.

     

    Claudia Baghino
    [Foto e video Daniele Orlandi]

  • Sala Dogana Palazzo Ducale: la mostra ‘16100 Genova Illustra’

    Sala Dogana Palazzo Ducale: la mostra ‘16100 Genova Illustra’

    Venerdì 7 settembre 2012 riapre la stagione autunnale di Sala Dogana con l’inaugurazione (ore 18) della mostra “16100. Genova illustra“, che ospita le opere di quattordici artisti genovesi – per caso o per scelta, tutti uomini – e che resterà aperta al pubblico fino al 23 settembre con il consueto orario (martedì – domenica ore 15/20).

    La mostra nasce da un progetto volto a documentare l’attuale contesto dell’illustrazione e del disegno contemporaneo nella città di Genova, attraverso la testimonianza di chi opera in questo settore. Ogni autore viene identificato con il proprio codice di avviamento postale, per sottolineare così la presenza geografica di una scena eterogenea.

    Questi gli artisti in mostra.

    Cristiano Baricelli: vive e lavora a Genova, dove è nato il 10 ottobre 1977. Autodidatta, dal 1997 elabora una personale tecnica di disegno basata sull’uso della penna a sfera. Dopo gli esordi con la galleria genovese San Bernardo, ha partecipato a varie mostre collettive e personali. Nel 2008 alcune sue opere sono state riunite nel volume Corpus Homini, con testi di Paolo Tedeschi, pubblicato dalla casa editrice genovese Grrrzetic. Nel 2011 è stato protagonista di una session di Live drawing del programma Rai Tunes condotto da Alessio Bertallot. Lavora con la galleria Miomao di Perugia.

    Mario Benvenuto nasce a Genova nel 1961, dove frequenta il liceo artistico e l’Accademia Ligustica di Belle Arti. Nel 1979/80 canta in un gruppo surreal-punk, i Dirty Actions. Nel 1983 tiene la sua prima personale di pittura. Nel 1984/85 collabora con la rivista di fumetti “Frigidaire”. Dopo una parentesi in un’agenzia di pubblicità in qualità di art director, nel 1993 si rimette in gioco e ritorna alla libera professione. Fa nascere e pubblica la strip comica Fausto Bambino sul mensile “Il Clandestino”. Nel 2003 si riavvicina all’arte, creando grandi quadri colorati dai titoli strani. Attualmente insegna Grafica all’Accademia Ligustica di Belle Arti.

    Cesare Bignotti (in arte Useless Idea). Nelle sue opere emerge un’originale e complicata ricerca estetico formale, che ha alla base il continuo e inarrestabile rinnovamento di se stessa: il figurativo e l’astratto si fondono come elementi in grado di dare forma a uno stile grafico di impatto, forte e unico.

    Paolo Cattaneo è nato a Genova nel 1982 e si è diplomato presso l’Accademia Ligustica di Belle Arti. Lavorando tra scenografia, grafica e pittura, tiene laboratori per bambini nelle scuole dell’obbligo.

    Daniele De Batté e’ nato a Genova nel 1976. Nel 2003 ha fondato Artiva design. Si divide fra grafica, web design, scultura e illustrazione. Ha partecipato a diverse esposizioni di grafica e illustrazione sia in Italia che all’estero.

    Rudy Dore è nato a Genova il 3 maggio 1987 e si è laureato in grafica all’Accademia Ligustica di Belle Arti nel 2010. Si occupa di illustrazione. Recentemente ha partecipato alla mostra collettiva “Differente” presso la galleria d’arte Violabox di Genova.

    Roberto Ferreccioè nato a Recco nel 1982. Lavora come grafico freelance e collabora come illustratore e disegnatore per varie riviste indipendenti e nazionali. Ha esposto in varie mostre collettive presso il L. S. Buridda, nel C.C.Buranello a Sampierdarena, il Centro Congressi del Porto Antico di Genova e il Palazzo Ducale. Per i festeggiamenti dell’anniversario del Premio Andersen ha realizzato la galleria della cittadina di Sestri Levante con murales dedicati.

    Johnny Grieco. Cantante del gruppo punk genovese Dirty Actions, creatore della fanzine Le Silure d’Europe (1979-80), vignettista tra il ’76 e l’83 per varie testate fra cui Il Lavoro, Il Secolo XIX, Alfabeta, La Bancarella, Rockerilla, Bacherontius, Guerin Sportivo, Nuovo Sound, ma anche performer, grafico e nail artist.

    Enrico Macchiavello (Genova, 6 novembre 1974) è un animatore, artista e illustratore italiano, particolarmente noto per gli spot della birra Ceres. Disegnatore e animatore, cresce artisticamente e professionalmente alla Scuola del Fumetto di Chiavari e all’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova. Insieme a Gregorio Giannotta, a Silvano Galif e a Leonardo Montaruli è membro fondatore de La Fantomatica, società che fornisce servizi e prodotti grafici applicabili a vari media. Da diverse edizioni è la matita ufficiale della Mostra Internazionale dei Cartoonists di Rapallo. Nel 2008 realizza le illustrazione per la serie di cards “Skifidol”.

    Jacopo Oliveri (Fatomale). Nato nel 1988 a Genova, dopo il diploma in Graphic Design, nel 2011 ottiene la laurea in Fumetto e Illustrazione presso l’ Accademia di Belle Arti di Bologna. Dal 2011 è membro attivo della rivista autoprodotta Lök zine, dove lavora come grafico ed Art director. Nel 2012 frequenta un anno di master presso HAW, dipartimento di Design ad Amburgo.

    Alessandro Ripane nasce a Genova il 30 Giugno 1989. Inizia a disegnare a 4 anni, affascinato soprattutto dal mondo degli animali, soggetto tutt’ora ricorrente in gran parte delle sue opere.

    Stefano Rusca è nato a Genova nel 1985. Nel 2010 si laurea presso l’Accademia Ligustica di Belle Arti. Disegnare un elefante rosa è il suo primo ricordo; per lui disegnare è un’azione vitale ed è il suo mezzo d’espressione preferito.

    Gianluca Sturmann è nato a Genova il 2 ottobre del 1988. Si è laureato nel 2011 con una tesi dal titolo “Facciamo cosa facciamo e basta”. Negli ultimi anni ha collaborato in campo grafico come illustratore per diversi progetti di comunicazione. Partecipa a diverse esposizioni, soprattutto nel campo del disegno. Ha un personalissimo progetto artistico di editoria che definisce espansa chiamato “Spore Edizioni”.

    Alberto Valgimigli di sè dice: “Non mi conosco affatto… Propendo per visualizzare i miei stati d’animo… Fisso Atmosfere.” Lavora tra dipinti, illustrazioni e collage. Pubblicato dalla casa editrice Grrrzetic con il libro “Reperto 24”, è anche musicista.

    [foto di Diego Arbore]

  • Expo Valpolcevera 2012: tre giornate ricche di appuntamenti

    Expo Valpolcevera 2012: tre giornate ricche di appuntamenti

    Prende il via venerdì 7 settembre la 15° edizione dell’Expo Valpolcevera, un’occasione unica per mostrare le eccellenze – spesso sconosciute ai più – della vallata.

    Ecco il programma completo:

    Venerdì 7 settembre

    Dalle ore 16 Borgo di Pontedecimo “Casa Beata Chiara” “VISI PALLIDI E OMBRE ROSSE” tra gioco e realtà, mostra dedicata a Nativi d’America e Pionieri

    18.00 Via Isocorte – Inaugurazione 15° Expo Valpolcevera – Apertura Stand

    Stazionamento “Carro Valpolcevera” e presentazione “Scuola del Pesto”; iscrizioni gratuite ai corsi di Preparazione del Pesto al Mortaio; degustazione delle rinomate Frittelle al Pesto; presentazione della “Scuola del Cioccolato” e corso “Le basi del Cioccolato”, iscrizioni presso “Pasticceria Poldo” Piazza Pontedecimo. Il ricavato sarà devoluto in beneficenza.

    19.00 Spazi Expo: “FIT-BOX” Lezione per tutti

    19.00 Via Isocorte Via Valsugana – 2° Expo in Marcia – Marcia Podistica

    19.30 TENDA RISTORANTE EXPO’ La “S.O.M.S. La Fratellanza” propone ricette tipiche della cucina Polceverasca

    19.30 RISTORAZIONE EXPO’ – I SALUMI DELLA TORRAZZA

    21.00 Expo Via Isocorte – Palco degli Spettacoli Compesso musicale “ORCHESTRA ANTICO RIONE”, ballo liscio e standard

    21.00 Piazza Partigiani Gruppo Unleaded “CONCERTO ROCK”

     

    Sabato 8 settembre 

    08.30 Partenza Via Isocorte- Via Valsugana, Gita da Pontedecimo a San Michele di Castrofino. All’arrivo, guide dell’Associazione Art Time illustreranno l’edifico restaurato

    09.00 Via Guido Poli Gazebo Croce Verde – Misurazione gratuita glicemia, pressione arteriosa e colesterolo; Gazebo Biblioteca Palasciano – Mercatino dell’usato, raccolta fondi per la biblioteca; Gazebo Associazione Ligure Diabetici; Gazebo Lyons Club

    10.00 Via Isocorte – Expò Valpolcevera – Apertura Stands Prodotti agricoli biologici, Esposizione permanente Zootecnica, Carro Valpolcevera, Scuola del Pesto, Scuola del Cioccolato

    10.00 Spazi Expò Via Isocorte “Dimostrazione di Arboricoltura – Treeclimbing”. Artigiani professionisti per cura di alberi e giardini, gestione di spazi verdi, corsi professionali, potature, abbattimenti

    10.00 Borgo Pontedecimo “MOSTRA PER LE VIE DEL BORGO”. Pittori, scultura, artigianato d’arte, fotografia, letteratura, modellismo
    “SFIDA TRA CANI E GATTI” a colpi di fotografia. Mostra Concorso dedicato alle foto di cani e gatti XII Edizione Trofeo Bruna Traviati

    11.00 Spazi Expò Via Isocorte GIOCHIAMO AL GARICCIO – Riscoperta dell’antico gioco

    12.00-19.00 Tenda Ristorazione “Assaggi da nostra Carne in scia Ciappa” a cura “Associazione Provinciale Allevatori”; “Ristorazione Menu a km 0” a cura “La Fratellanza”; “Carni e verdure alla piastra” a cura “Salumificio Torrazza”

    15.00 Spazi Expò Via Isocorte “ESIBIZIONE DI FITNESS” Danza, ballo e intrattenimento per bambini

    16.00 Via Isocorte,13 c/o Salone La Fratellanza Enzo Melillo presenta: “PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI” Libro autobiografico di Flavio Quell’Oller una vita per la carità, tra le Missioni e Pontedecimo

    17.00 Spazi Expò: “Degustazione guidata delle acque”, l’iniziativa ha come obbiettivo di insegnare a percepire il sapore dell’acqua utilizzando varie acque minerali tra queste la nostra “acqua del bronzino”. Ideazione: Fondazione AMGA e Iren Acqua-Gas

    17.00 Spazi Expò: “GARA di PANCA PIANA” organizzata da: ASD New Princess sporting club

    18.30 Spazi Expò: “ESIBIZIONI di ARTI MARZIALI” dimostrazioni congiunte di Karate e Judo organizzate da: Centro Studi Karate Liguria A.S.D. e Budo Semmon Gakko Px A.S.D.

    21.00 Piazza Partigiani – 23a Sfilata “MODA SOTTO LE STELLE”. Partecipano: La Boutique Campomorone, Oliva, Ottica Medicina, Profumo di Pelle Pelletteria Campomorone, Il gusto … di Piacere-Intimo Campomorone, Cambiaso Oreficeria, Original Marines Bolzaneto, Foto Studio 61, I Fiori di Carla. Organizzata da: Pro Loco Valpolcevera C.I.V. Ponte 2000 Pontedecimo Municipio V Valpolcevera

     

    Domenica 9 settembre

    07.00 GARA DI PESCA ALLA TROTA

    08.00 24° Fiera annonaria

    10.00 Via Isocorte – “Expò Valpolcevera” Apertura Stands, Prodotti Agricoli Biologici Esposizione permanente Zootecnica, “Carro Valpolcevera”, Gazebi: “Scuola del Pesto”- “Scuola del Cioccolato”

    10.00 Spazi Expò “MARATONA di SPINNING” organizzata da ASD New Princess sporting club

    10.00 Spazi Expò: Corsi di preparazione del “PESTO AL MORTAIO” curati da Pro Loco Valpolcevera

    11.00 “SCUOLA DEL CIOCCOLATO” II°corso di “Le basi del Cioccolato”; ai Partecipanti verrà consegnato Attestato di partecipazione.
    Iscrizioni presso “Pasticceria Poldo” Piazza Pontedecimo. Il ricavato delle iscrizioni verrà devoluto in beneficienza. A cura di Pro Loco Valpolcevera e Poldo

    12.00-19.00 “Assaggi da nostra Carne in scia Ciappa” a cura di A.P.A. Associazione Provinciale Allevatori; “Ristorazione MENÙ A KM. 0”
    nella Tenda Ristorazione – a cura di Ristorazione “La Fratellanza”; “Carni e verdure alla piastra” nella Tenda Ristorazione – a cura di “Salumificio Torrazza

    17.00 Percorso “CORTEO STORICO”, partecipano: “Corteo Storico Comune di Genova” “Gruppo Storico Sestrieri Lavagna” – “Contea Spinola Ronco Scrivia” – “Gruppo Storico Sextum” “Cavalieri di Cesino” “Corteo Storico Casella”. Organizzato da Comune di Genova, Assessorato Promozione Città – Municipio

    17.30 Spazi Expò “AUTODIFESA KRAV MAGA”, lezione gratuita aperta a tutti di autodifesa israeliana organizzata da ASD New Princess sporting club

    18.00 Piazza Pontedecimo – TORTA DEI GENUATI – Caccia alla carta gemella

  • Galleria Studio 44: si cerca una nuova sede

    Galleria Studio 44: si cerca una nuova sede

    Con un comunicato il presidente dell’associazione culturale Galleria Studio 44, Michele Fiore, fa chiarezza dopo la notizia della chiusura dello spazio espositivo di arte contemporanea di vico Colalanza.

    “Vorrei portare un po’ di chiarezza tra le diverse notizie che sono circolate a proposito della vita della nostra associazione dopo la decisione di trasferirmi in Svizzera e quella di lasciare a malincuore lo spazio grande dedicato alle mostre dal mese di marzo 2012.

    Tutto ciò, unito al fatto che lo storico tunnel delle nostre mostre non è già più disponibile per noi dato che è stato acquisito dal condominio per farne l’accesso per un ascensore, ha portato molti a credere che la nostra associazione fosse al suo termine.

    Le cose stanno in maniera diversa, fortunatamente per tutti noi amici dell’arte contemporanea, soprattutto per quell’arte che la Galleria 44 è solita proporre ai suoi visitatori, agli amici, ai soci.

    Probabilmente in futuro ci sarà un numero minore di mostre all’anno, e in questo momento stiamo finalizzando l’acquisizione di un nuovo spazio in affitto, più piccolo e quindi alla portata delle nostre entrate finanziarie che sono rappresentate principalmente dalle vostre sottoscrizioni in qualità di soci ordinari o sostenitori e di alcune piccole entrate offerte da sostenitori/finanziatori e dalla piccola entrata data dalla Circoscrizione Centro Est del Comune di Genova.

    Il Consiglio Direttivo, formato da Federico Bruno, Piero Rivioli, Paolo Lorenzo Parisi e Paolo Saccheri, oltre che da me che resto naturalmente il presidente della associazione, continua a lavorare con lo stesso entusiasmo ed interesse e non cesseranno mai il mio supporto diretto (anche se a distanza per gran parte del tempo, scendendo a Genova una volta al mese) e le mie indicazioni per mostre e scambi culturali, in special modo con la Svizzera visto che ora posso concentrarmi proprio su queste nuove aperture artistiche.

    Il nostro sito www.galleriastudio44.it si è trasformato in blog anche per aumentare la possibile interazione tra noi, ricevere vostri commenti e indicazioni che per noi sono importanti.

    Teniamoci in contatto, molte altre cose interessanti le potremo fare insieme. Con il sostegno e la fiducia che ci avete sempre voluto dare per le nostre scelte artistiche e per la nostra accoglienza che speriamo sia sempre al livello delle vostre aspettative.”

    Michele Fiore

  • Van Gogh e il viaggio di Gauguin a Palazzo Ducale

    Van Gogh e il viaggio di Gauguin a Palazzo Ducale

    GauguinUn itinerario tra quotidianità e trascendenza, insieme ad 80 capolavori della pittura europea ed americana del XIX e del XX secolo e una decina di lettere originali di Van Gogh, questo è l’intento che la Mostra “Van Gogh e il viaggio di Gauguin”, visitabile a Palazzo Ducale sino al 15 aprile, si propone di offrire ai visitatori: un incontro epocale per la rarità con cui si possono ammirare queste opere al di fuori della loro sede permanente.

    Leggi l’intervista esclusiva di Era Superba al curatore della mostra Marco Goldin

    LA MOSTRA – Un viaggio fisico, come le forme e i colori che riempiono le tele, che si snoda in simbiosi con una verità interiore, che autori come Hopper, Rothko, Turner, Morandi, Kandinsky, Monet e tanti altri protagonisti, interpretano partendo dallo spazio chiuso della propria coscienza, ognuno con il proprio inconfondibile stile.

    Il cuore centrale e pulsante di questa avventura rimane, però, il grandioso, prorompente, contorto, melanconico sguardo di luce di Van Gogh che, dalla dimensione della sua coscienza e dalla consapevolezza della fragilità dell’uomo, si spalma in un’esaltante sinfonia caleidoscopica di gialli, di verdi, di blu, di arancioni, lungo i confini contorni di tronchi, di cieli, di campi, trasferendo alla natura il suo stesso tormento.

    E’ un viaggio e come tale non può iniziare senza scarpe, le stesse che campeggiano, con la loro cromia cupa, nella ricostruzione della camera di Van Gogh ad Arles. Un piccolo quadro dedicato alle compagne di vita, negli infiniti passi di questo faticoso tragitto in cui è già chiaro il disegno pittorico dell’artista, teso ad una trasfigurazione del reale verso il “segno-gesto” il “segno-colore”.

    La ricerca del dinamismo, più che della forma, viene resa dal taglio trasversale del tavolo e risulta ulteriormente ravvivata dalle pennellate rapide del panno azzurro. Scarpe logore come la vita di contadini e operai, la cui miseria e fatica effondono dal “Tessitore al telaio” e che Van Gogh, moderno indignato, ritrasse con tale energia primordiale di amore e fratellanza da essere considerata folle. “ Sappiate che più rifletto, più mi rendo conto che non c’è nulla di più artistico che l’amare gli uomini”, così il pittore grida al mondo il suo amore verso l’umanità afflitta, amore che estende all’intera natura che, dalla sua finestra interiore, dilaga verso l’infinito.

    I suoi “Pini al tramonto” i “Tronchi d’alberi nell’erba” il “Covone sotto un cielo nuvoloso”, “Le Case di Auvers”, il “Seminatore” si arricchiscono di colori violenti, di pennellate impetuose, trasformando immagini statiche in entità di vitalità quasi magnetica. Solo al termine della sua vita, l’accoppiamento cromatico giallo-blu del “Campo di grano con corvi”, sembra perdere ogni nota gioiosa: l’inconsueto taglio del quadro, la prospettiva dilatata, concorrono a creare un’ atmosfera ricca di tensione e di inquietudine, quasi un preludio all’imminente fine.

    Un viaggio emozionante, al termine del quale il visitatore è spinto a ritornare, con la mente, al capolavoro di Gauguin, con cui si apre la mostra, per porsi gli stessi emblematici interrogativi che pullulano nel nostro umano percorso dalla vita alla morte…

    Adriana Morando

     

    Van Gogh e il viaggio di Gauguini – Palazzo Ducale Genova

    Dal 12 novembre 2011 al 15 aprile 2012

    Biglietti: Intero 13 euro, ridotto 10.

    Orario
    lunedì – venerdì ore 9-19  / sabato e domenica, ore 9-20
    Chiuso 24, 25, 31 dicembre 2011. 1º gennaio: ore 10-20

  • Arte metropolitana: le stazioni metro musei d’arte sotterranea

    Arte metropolitana: le stazioni metro musei d’arte sotterranea

    Metro StoccolmaSottoterra c’è un mondo che non ti aspetti: un mondo pieno di sorprese, frenetico, caotico, vivo. Un luogo frequentato giornalmente da milioni di persone diversissime tra loro, dal ricco imprenditore all’operaio, dal giovane studente al pensionato.

    La metropolitana è diventata la nuova location per la trasmissione del lifestyle cittadino, delle novità e delle tendenze, un luogo dove la creativita’ puo’ esprimersi liberamente, senza vincoli e pregiudizi. Non a caso, negli ultimi anni, molte stazioni metro sono diventate veri e propri musei d’arte sotterranei, in cui si possono osservare quadri, mosaici, installazioni, murales, sculture.

    Nella metro di Madrid sono esposte le stampe di Francisco Goya, al costo di un euro (biglietto di ingresso per la metropolitana)… Non male per un’esposizione d’arte firmata da uno dei maggiori esponenti della corrente romantica spagnola. Inoltre, sotto i piedi di Madrid, e’ possibile assistere a spettacoli di flamenco, concerti sinfonici, e prendere in prestito un libro in una delle 9 biblioteche-metro realizzate nelle stazioni sotterranee.

    La metropolitana di Stoccolma, invece, è definita come “la più lunga galleria d’arte del mondo”: famosi sono i disegni spettacolari e stravaganti sulle pareti, le fontane, le installazioni, i lampadari, le sculture. Un luogo incredibile capace di togliere il fiato, nel quale anche il passeggero meno sensibile smetterà di pensare per un attimo ai sui prossimi appuntamenti in agenda per dedicarsi a pensieri quantomeno più profondi.

    A Tolosa, si può partecipare ad una visita guidata alla scoperta di una galleria d’arte sotterranea con 38 opere di arte contemporanea esposte, realizzate da artisti di fama internazionale. Ad Atene, la linea metropolitana appena ristrutturata, offre alla vista dei passeggeri “teche” di vetro in cui sono custoditi antichi vasi e sculture appartenenti al glorioso passato della Grecia classica.

    A Berlino si organizzano tour guidati alla scoperta dei bunker, delle fortificazioni dei cunicoli costruiti all’epoca della Guerra Fredda e durante la Seconda Guerra Mondiale.

    A questa rassegna non poteva mancare Parigi, dove gli artisti della metro sono veri e propri professionisti, riconosciuti dal comune; nella stazione Europe sono rimasti installati per lungo tempo una miriade di schermi che trasmettevano trasmissioni televisive da tutta Europa, in tutte le lingue. E poi ancora i bassorilievi di Singapore, le ceramiche di Lisbona, le futuristiche strutture di Hong Kong.

    Oltre che un semplice piacere per gli occhi, queste iniziative diventano inevitabilmente un mezzo per mettere in contatto attraverso l’arte e la creativita’ milioni di viaggiatori che giornalmente affollano la metropolitana. E anche l’occhio inesperto diffidente e critico di chi, per mancanza di interesse, soldi, tempo, non è assiduo frequentatore di mostre o gallerie d’arte, viene inevitabilmente coinvolto e catturato…

    A Barcellona, nelle linee 1 e 2 della metro, si organizza ogni anno il “Festival del Musicos en el Metro”: una vera e propria maratona di concerti a cui prendono parte gli artisti locali. In Italia, in particolare nelle metro di Milano e Roma, ma anche Napoli e Palermo e negli spazi sotterranei (sottopassaggi, tunnel…) di Venezia e Mantova, l’iniziativa più interessante si chiama Subway-Letteratura: i libri di giovani autori emergenti sono distribuiti gratuitamente tramite piccoli “juke box” e quindi sottoposti al grande giudizio del popolo sotterraneo. Si è passati dalla distribuzione di circa 60000 copie di libri nel 2002, (anno di nascita dell’iniziativa), ai 4 milioni di copie del 2008.

    E se la metro diventasse una sorta di mondo parallelo, una sottocittà in cui si ribaltano le convenzioni e i pregiudizi? Ci avevate mai pensato? Per molti la metro e’ solo l’emblema della frenesia e della fretta che contraddistingue il nostro stile di vita, ma evidentemente per tanti altri e’ diventato un luogo magico, un punto d’incontro, di scambio e di attività cultuale. L’ occasione per leggere un libro, per visitare una mostra d’arte, per staccare la spina fra una fermata e l’altra e dedicarsi solo a se stessi. Perche’ una cosa e’ certa: l’arte sotterranea oggi e’ molto di piu’ di un semplice contorno…

    Manuela Stella

  • Galleria Studio 44 a rischio chiusura

    Galleria Studio 44 a rischio chiusura

    Galleria Studio 44Da alcuni giorni circola una notizia che riguarda uno dei centri culturali più interessanti del centro storico: la Galleria Studio 44 rischia di chiudere i battenti. L’associazione culturale e galleria d’arte ha sede in vico Colalanza, traversa di via San Luca, ossia in pieno centro storico.

    I locali sono stati messi a disposizione nel 2004 dall’artista svizzero Schang Hutter, che viveva proprio in quell’edificio: lo spazio oggi occupato dalla galleria è stato inutilizzato per circa 40 anni prima dell’entrata in gioco della squadra formata da cinque persone (un medico e quattro artisti), che il 1 settembre 2005 inaugurano ufficialmente l’Associazione Culturale Studio Galleria 44.

    Sul sito dell’associazione  non traspare nulla, ma la mail circolata nei giorni scorsi parla chiaro: uno dei soci fondatori sta per lasciare Genova, e se nessuno prenderà il suo posto l’associazione rischia la chiusura. Tutti coloro che hanno idee o proposte per valorizzare questo spazio possono scrivere una mail a galleria_studio44@yahoo.it.

  • Opening collettivo delle gallerie d’arte di Genova: gli artisti e le installazioni

    Opening collettivo delle gallerie d’arte di Genova: gli artisti e le installazioni

    Per i non appassionati o per i più distratti le gallerie d’arte del centro storico probabilmente sono quasi invisibili. Strette nelle pieghe dei caruggi, si affacciano sulla strada con angusti ingressi o ripide scale, quando addirittura non rimangono nascoste ai primi piani di antichi edifici provvisti di spessi portoni. Solo alcune espongono sobrie insegne verticali. Generalmente aprono solo alcune ore durante la giornata, talvolta esclusivamente su appuntamento. Tutto cambia in occasione dell’Opening collettivo autunnale. Per un giorno, queste gallerie aprono tutte contemporaneamente e restano aperte fino a mezzanotte. Man mano che si fa buio, le loro luci illuminano i vicoli, mentre il via vai di visitatori che entrano ed escono aumenta e quando si entra si è accolti dal vociare delle persone che a piccoli crocchi osservano, chiacchierano, e commentano le opere esposte.

    L’associazione START Genova riunisce le gallerie d’arte moderna e contemporanea del centro cittadino. Curiosando tra le varie gallerie abbiamo parlato con artisti e galleristi di arte, scelte, vita, esperienze, impressioni, opere.

    Alla Pinksummer di Palazzo Ducale le tre artiste islandesi che compongono il collettivo Icelandic Love Corporation espongono una grande ruota fatta di legno intagliato, calze di nylon e fonti luminose, che rappresenta il ciclo femminile in relazione alle fasi lunari. Le galleriste hanno contattato il trio dopo averne seguito il lavoro e le performances (in una performance eseguita a Copenhagen in occasione di una mostra sul cambiamento climatico hanno mangiato sushi di balena vestite di pelliccia come atto di denuncia dei crimini umani contro la natura). “Ci è piaciuto molto il loro modo di lavorare e di saper fondere l’aspetto lavorativo con gli altri aspetti della vita. Quando siamo andate a vedere il loro atelier una di loro aveva avuto da poco un bambino che era lì tranquillamente con noi nel corso dell’incontro e passava dalle braccia di una a quelle dell’altra, mentre discutevamo di lavoro bevendo un tè” racconta Francesca Pennone.

    Riguardo all’aderenza dell’arte alla realtà, la gallerista dice “noi amiamo molto il lavoro che non sia eccessivamente didascalico e diretto, o di troppo facile lettura, ma l’opera è comunque sempre legata al contesto storico, politico, sociale, economico che si sta vivendo. Poi il risultato può essere più o meno visionario, più o meno astratto, e la ricezione dell’opera è diversa a seconda del pubblico: quello generalista e meno formato è attratto da lavori immediatamente coinvolgenti, meno da opere più concettuali che magari generano la sensazione di non capire. Per questo noi cerchiamo sempre di accompagnare la comprensione delle opere”. Lavorare in gruppo non è mai semplice, specie se si tratta di mettere insieme ispirazioni artistiche per farle confluire in un’opera finita: “Abbiamo idee diverse ma collaboriamo sempre, facciamo dei brainstorming, discutiamo molto” raccontano le tre artiste. “Per noi l’ideale è che le persone pensino con la loro testa e scoprano le emozioni che provano di fronte alle nostre opere”.

    Alla UnimediaModern di Piazza Invrea invece la gallerista Caterina Gualco ospita una tranche della rassegna di Maria Rebecca Ballestra, organizzata in cinque diverse sedi espositive: “Di solito prima di fare una mostra devo conoscere bene l’artista, in questo caso non è stato così, sono stata affascinata dall’idea del progetto, che prevedeva una sinergia tra pubblico e privato con lo snodarsi della mostra in luoghi diversi (Villa Croce, Castello d’Albertis, Sala Dogana, UnimediaModern, Genoa Port Center), e dai temi affrontati dall’artista, certo dolorosi, senza speranza in qualche modo (Rebecca tratta problematiche quali consumo di risorse naturali, cambiamenti climatici, manipolazioni transgeniche, diritti umani, sperequazioni sociali) però io sono convinta che la Bellezza abbia un ruolo molto importante che è quello di portarci la voce del “luminoso”. Sono sei lavori, uno per esempio ci mostra luoghi di potere temporale e spirituale sommersi dalle acque o dalle nuvole, uno è sul cibo geneticamente modificato, un altro sulle pandemie che potrebbero invadere il mondo. Iil pubblico dimostra moltissimo interesse sia per gli argomenti trattati sia per il modo in cui vengono trattati”.

    Alla Guidi&Schoen di Vico Casana lo spazio espositivo accoglie un’installazione sonora interattiva, “Inside Outside”: settanta sfere di vetro soffiato trasparente pendono dal soffitto a diverse altezze, appese a fili in nylon. Ciascuna accoglie un piccolo altoparlante da cui si dipana il cavo audio che una volta a terra si unisce agli altri in un fascio che corre verso la parete. Gli altoparlanti, collegati a microfoni piazzati all’esterno della galleria, in strada, trasmettono i rumori che vengono da fuori. L’effetto è straniante: il cicaleccio confuso si fa suono singolo appena ci si accosta ad una sfera, mentre lo sguardo vaga su queste bolle che brillano alla luce di piccoli faretti, uniche fonti luminose. Una piccola selva di fiori alieni che bisbigliano.

    È stata la morfologia stessa dei vicoli a suggerire l’idea agli artisti Roberto Pugliese e Tamara Repetto, spingendoli ad alterare i confini noti attraverso la messa in relazione dello spazio esterno con quello interno, portando il mondo fuori dentro la galleria. “Durante i sopralluoghi siamo stati colpiti dalla grande attività acustica che caratterizza i vicoli” dice Roberto, “le sfere sono realizzate a mano, quindi ognuna diversa dall’altra e con una risonanza diversa. Sono micromondi acustici a sé stanti che insieme danno vita all’installazione. Le persone sono incuriosite e attratte dall’aspetto estetico ma soprattutto da quello sonoro, perché i suoni decontestualizzati e proposti in questo modo vengono considerati in maniera totalmente diversa”.

    Le mostre nelle ventiquattro gallerie restano in allestimento per un periodo medio di un mese.

    di Claudia Baghino

    Foto di Daniele Orlandi

  • My Urban Space, l’aiuola di corso Italia diventa spazio espositivo

    My Urban Space, l’aiuola di corso Italia diventa spazio espositivo

    L'Attesa di valeria dapino
    L'Attesa, scultura di Valeria Dapino

    ART Commission ha inaugurato in Corso Italia la prima “aiuola”  di Genova dedicata all’arte, si trova a pochi passi da Punta Vagno, si chiama My Urban Space: installazioni urbane. L’operazione, punta alla valorizzazione degli spazi urbani attraverso l’arte.

    Lo spazio espositivo è una grande aiuola che “adottata” dalla ditta di   ristorazione, I Cuochi Romagnoli di
    Robert Sefora. L’opera scelta da ART Commission  per questo spazio è “l’attesa” di   Valeria Dapino, una scultura in metallo antropomorfa a grandezza naturale. L’installazione sarà visitabile fino a Domenica 9 Ottobre 2011 , giorno e notte.

     

  • LiguriaStyle: esposizione e vendita prodotti artigianato e agroalimentari a Genova

    LiguriaStyle: esposizione e vendita prodotti artigianato e agroalimentari a Genova

     

    Dipinti di Luca Cambiaso
    Le sale di Liguria Style con i dipinti di Luca Cambiaso

    Nelle splendide sale di palazzo Imperiale affrescate da Luca Cambiaso, è nato Liguria Style il centro dell’artigianato, punto di incontro e di riferimento per tutti coloro che esercitano un’attività oggi più che mai ricca di difficoltà soprattutto legate agli spazi espositivi, ma anche alla mancanza di coraggio che porta i più giovani, anche se dotati di talento, a preferire altre strade, e a conservare l’attività dell’artigiano come hobby.

    Liguria Style, presentato da Cna Liguria e Confartigianato, espone non solo prodotti della terra o prodotti tipici dell’artigianato nostrano come la ceramica, la filigrana o l’ardesia, ma anche editoria, oreficeria, arte. Tutto rigorosamente “made in Liguria“.

    Per proporre la propria candidatura e quindi ottenere il permesso di esporre i propri prodotti a Liguria Style, bisogna essere iscritti come artigiani presso i registri della Camera di Commercio o essere titolari di un’azienda agricola.

    Dopo colloqui conoscitivi e di approfondimento, si passa al contratto vero e proprio, un accordo di dodici mesi con possibilità di ridiscutere il rinnovo al termine dell’anno.

    Quest’anno, però, Liguria Style ha pensato soprattutto alle nuove leve. I primi sei mesi di esposizione saranno infatti completamente gratuiti per gli artigiani più giovani, una ghiotta opportunità, che può aiutare qualcuno a trovare il coraggio di trasformare l’hobby in vero e proprio lavoro. Gli uffici di piazza Campetto sono aperti tutti i giorni escluso il mercoledì dalle 10 alle 18 (sabato e domenica compresi).

  • Gil David, la pittrice dell’eros famosa in tutta Europa

    Gil David, la pittrice dell’eros famosa in tutta Europa

    Gil David Gil David, un’artista poliedrica: pittrice di tele e di corpi, poetessa, narratrice di racconti erotici, organizzatrice di eventi, “opinion maker” in televisione.

    Tutte attivita’ intrecciate da un unico denominatore: esprimere la poetica del corpo, dipingere la seduzione come qualita’ suprema della relazione uomodonna, parlare di eros come la piu’ naturale delle attivita’ umane e tradurre tutto questo nell’arte.

    Gil nasce a Bologna, dove frequenta liceo artistico e Accademia, ma successivamente si trasferisce a Parigi, per frequentare l’ Ecole des Beaux Arts, fucina di grandi talenti.

    L’ esperienza parigina le infonde inizialmente un approccio all’eros ironico e velato, ma la sua natura e la sua ricerca la portano ben presto ad esprimerlo in modo sempre piu’ diretto e carnale, trasgressivo ma mai volgare o pornografico.

    Da allora Gil David, pioniera nell’espressione poliedrica del pianeta sesso e tuttora artista sempreverde, non si e’ piu’ fermata. Ha organizzato mostre delle sue opere fra Parigi, Praga e Bologna e ha pubblicato vari libri di racconti erotici (“Raso nero e desiderio”, “Erostorie a Bologna” e “Rosso praghese” sono i principali…) Per la sua verve e il suo stile non convenzionale ha attirato l’attenzione della tv, riuscendo a sedurre anche il pubblico dell’etere con il suo intrigante candore e con la sua “sensualita’ spirituale” che le ha fatto acquisire il titolo di “sacerdotessa dell’eros”.

    Se il mondo culturale le ha spocchiosamente voltato le spalle in varie circostanze e le istituzioni, dopo averla corteggiata, l’ hanno poi guardata con fastidio ed imbarazzo, Gil David resta un’artista capace di rappresentare l’eros in maniera sempre creativa ed accattivante, fondendo armoniosamente, nell’intreccio dei corpi, il rosso della passione e il nero delle tenebre…

    Gil, cosa resta oggi della tua opera?
    Il tema dell’eros motore della vita e’ rimasto come pulsione, ma l’artista segue un sogno: nell’abbraccio, nell‘amore, carnale e spirituale, c’e’ sempre la realizzazione dell’Io profondo. Forse ora, con il passare degli anni, sono diventata l’icona di me stessa, della mia parte irrazionale di magia, pulsione erotica, trasporto. Ora posso viverla solo attraverso l’energia del mio vissuto: il ricordo ha un potere infinito che non si perde mai. Bisogna vivere le esperienze in maniera sempre diversa, la passione si esprime diversamente a seconda dell’eta’ e deve rappresentare un appagamento dei sensi e dello spirito. Il coinvolgimento erotico ti porta all’estasi, ma non per tutti e’ la stessa cosa: molti intendono l’eros solo come sessualita’, per me e’ anche poesia.

    Quale e’ per te il rapporto fra erotismo e pornografia?
    L’erotismo e’ il viaggio di due persone attraverso le emozioni del corpo, un viaggio che puo’ anche essere senza ritorno, con abbandono totale… La pornografia e’ parlare solo di sesso: il sesso a se’ stante e’ la morte dell’erotismo. Sono difficili da trovare le parole giuste per esprimere un vero trasporto erotico ed una relazione autentica, ma bisogna sempre provarci…

    Come pensi che i giovani oggi vivano il rapporto con il sesso?
    Molte volte oggi il sesso diventa un linguaggio obbligato, compulsivo e si e’ spesso “costretti” a consumarlo. L’erotismo e’ il linguaggio che permette piu’ di ogni altro di entrare in comunicazione con l’ Io profondo e di conseguenza con l’amore e l’attrazione. Anche i novantenni lo comprendono…

    Nella tua Bologna, ma soprattutto nell’Italia del 2008, quali sono i punti di rifermento di Gil David?
    La Bologna e l’Italia politica degli anni 80 gia’ cominciavano a diffidare delle mie opere, per mancanza di coraggio e di apertura culturale. Tuttavia credo che qualcosa sia rimasto e forse c’e’ chi potra’ raccogliere questo patrimonio. Oggi, nel mio lavoro, i punti di riferimento sono pochi eletti. Penso che la vera natura dell’uomo quasi mai corrisponda al politico o all’uomo di potere, perche’ questi “maschi” non usano l’energia vitale e creativa che costituisce l’erotismo. Il sesso vissuto con gioia e con pienezza e’ un formidabile antidoto alla stupidita’, al fondamentalismo clericale e alla violenza. Per dirla con le parole di Georges Bataille, “nell’erotismo, l’essere aperto alla morte, al tormento, alla gioia, l’essere morbido e dolorante, si profila nella sua luce crepuscolare. Il grido che emette a labbra contratte e’ un immenso alleluja che affonda nel silenzio sconfinato…”

    Filippo Boriani