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  • Salone Nautico, pronta l’edizione del rilancio. Toti: «Deve essere certezza granitica, come il Natale e la Pasqua»

    Salone Nautico, pronta l’edizione del rilancio. Toti: «Deve essere certezza granitica, come il Natale e la Pasqua»

    salone-nautico-2017La 57a edizione del Salone Nautico organizzata da UCINA Confindustria Nautica a Genova, in programma dal 21 al 26 settembre prossimi, è stata presentata oggi nel capoluogo genovese alla presenza di Carla Demaria, Presidente di UCINA Confindustria Nautica, con la partecipazione di Giovanni Toti, Presidente della Regione Liguria, di Stefano Bernini, Vice Sindaco Comune di Genova, di Paolo Emilio Signorini, Presidente Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure occidentale e di Paolo Odone, Presidente di Camera di Commercio di Genova.

    «Il Salone Nautico compie 57 anni ed è felice di dimostrarli – ha dichiarato in apertura Carla Demaria, Presidente di UCINA Confindustria Nautica – il nostro futuro ha una grande storia e grazie a questa forza, consolidata negli anni, torniamo a crescere in maniera decisa. Abbiamo obiettivi ambiziosi non lo nascondiamo, ma coerenti con le risposte del mercato».

    La 57a edizione della kermesse sarà rivisitata in tutti i suoi aspetti. «La nuova disposizione degli spazi espositivi – ha spiegato Alessandro Campagna, Direttore Commerciale della manifestazione – risponderà alle esigenze di accresciuta estensione espositiva e accoglierà i visitatori coinvolgendoli in un percorso sempre più esperienziale,  perché il Salone Nautico vuole  che ogni  visitatore torni a casa e sia il primo promotore di questo straordinario settore». Il coefficiente di riempimento della Nuova Darsena registrerà  l’aumento più significativo, rispetto all’edizione 2016, sia in termini di nuovi espositori, sia di ampiezza di gamma esposta. L’area dedicata ai motoryacht e ai superyacht avrà un nuovo layout e una Business Lounge dedicata, cui si accederà attraverso un boulevard riservato che dall’ingresso porterà direttamente al centro della Darsena.

    «Le novità per la prossima edizione del  Salone Nautico non finiscono qui.  – ha concluso la Presidente Demaria – Il Salone, infatti, ha ricevuto un dono importante da Renzo Piano, una visione fatta di mare, sole e vento – di cui siamo onorati – che verrà interpretata dallo studio OBR dell’arch. Paolo Brescia, progettista tra l’altro della terrazza della Triennale di Milano e di altre opere di levatura internazionale, con un progetto di paesaggio e arte pubblica che guida il processo di rinnovamento del Salone. Sarà questo a fare gli onori della 57a edizione, accogliendo i visitatori».

    «Stiamo immaginando una nuova piazza sul mare che offra nuovi motivi di frequentazione e d’incontro – ha detto l’architetto Paolo Brescia –  in cui riscoprire il piacere di ritrovarsi in pubblico celebrando il rito dell’urbanità sul mare.  L’intervento prevede un’istallazione multisensoriale che interagisce con i fenomeni naturali del mare (sole, vento, onde), un giardino mediterraneo aromatico e il riutilizzo della precedente struttura del Redwall ripensata come opera d’arte pubblica collettiva, che coinvolgerà il pubblico dell’evento e gli abitanti della città, sancendo il legame indissolubile tra il Salone Nautico e Genova».

    Il sostegno di Regione Liguria

    Schermata 04-2457854 alle 19.32.14«Dobbiamo smetterla con i balletti su dove si fa il Salone: dopo 57 anni che si fa a Genova è ragionevole che si continui a fare qui, deve essere una certezza granitica, come la Pasqua e il Natale. Il Salone deve essere la punta di diamante di un’offerta integrata della nautica: fatta di tanti settori, per creare importanti sinergie intorno a chi compra una barca. E noi dobbiamo essere pronti a essere una vera capitale della Nautica». Lo ha detto il Presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti oggi nel corso della presentazione del 57° Salone Nautico di Genova.  «Credo – ha continuato Toti – che abbiamo fatto quello che era il minimo che facessero le Istituzioni di una città che da 57 anni ospita il Salone Nautico e che si vuole candidare ad ospitarlo per altri 57 anni. Conterei di lasciarlo ai figli e ai nipoti di questa città il Salone Nautico. Ormai i tempi sono maturi: abbiamo vissuto un periodo di vacatio di potere dell’Autorità Portuale, soggetta a un’importante trasformazione di sistema e  oggi possiamo ragionare per il futuro, cioè creare le condizioni perché chi oggi produce l’eccellenza in Italia, come la Nautica, possa avere le migliori condizioni per conquistarsi fette di mercato sempre più importanti. Se il Salone dell’anno scorso aveva appena svoltato la china, quest’anno abbiamo messo un po’ di abbrivio».

    «Come Regione stiamo lavorando, insieme a Ucina, all’Autorità Portuale e alle altre Istituzioni per dare continuità e certezze a questo Salone – ha concluso Toti – integrando sempre di più le attività della kermesse con quelle produttive del territorio e anche con quelle di promozione turistica, è questa la strada per lo sviluppo e il successo di questa  Regione».

    Primi segnali incoraggianti

    Le iscrizioni sono state aperte lo scorso 21 marzo e, secondo i dati presentati oggi,  l’82% degli espositori ha già confermato la partecipazione, con il 51% che ha dichiarato di voler ampliare lo spazio o la gamma di imbarcazioni esposte. Il Pad. B terreno, nell’arco di 12 ore, è andato overbooked. Saranno presenti nuove partecipazioni da cantieri esteri, tra i quali Galeon, Regal, SeaRay, Wellcraft, Glastron, Four winns, Scarab Boats”.

    Positivi anche i riscontri del mercato interno: secondo i dati elaborati da Assilea Associazione italiana leasing, si registra un aumento dei contratti 2016 del 26% rispetto al 2015, a conferma dell’impatto registrato sul mercato a valle della scorsa edizione del Salone Nautico. Inoltre gli ultimi dati pubblicati da ICOMIA (la Federazione mondiale della nautica da diporto, alla quale UCINA aderisce) sulla tendenza del mercato nautico mondiale, testimoniano il consolidamento della ripresa del mercato Italiano e il ruolo dell’Italia come hub internazionale per la nautica da diporto. Il vento è tornato a soffiare nelle vele della nautica genovese?

     

  • Festival della Scienza, alla scoperta dei luoghi e delle installazioni della kermesse

    Festival della Scienza, alla scoperta dei luoghi e delle installazioni della kermesse

    La 14esima edizione del Festival della Scienza è incominciata: tante le proposte, inedite o riconfermate, che anche quest’anno animeranno il centro della città per undici giorni; come oramai è tradizione, i luoghi che ospitano gli stand sono distribuiti nelle principali zone di interesse della città, creando una sorta di tour attraverso i più classici highlights urbani genovesi. Abbiamo percorso un ipotetico itinerario, visitando le principali location della kermesse, cercando di cogliere lo spirito di questo grande allestimento

    Palazzo Ducale

    Palazzo Ducale è senza dubbio il cuore del Festival della Scienza e non poteva essere altrimenti. Lo fulcro culturale di Genova, oltre ad ospitare le conferenze e l’info-point, ha molti spazi dedicati alle iniziative della manifestazione: nell’atrio attività dedicate ai più piccoli, mentre la Loggia degli Abbati ospita le installazioni di Artico. L’area del Munizioniere raccoglie diverse proposte interattive, che vanno dalla agricoltura bio, all’evoluzione bio-genetica dell’uomo.

    Giardini Luzzati

    Da piazza Matteotti ci spostiamo ai Giardini Luzzati, per la precisione all’interno del sito archeologico dell’antico anfiteatro romano, eccezionalmente visitabile per tutta la durata del festival. All’interno un laboratorio dedicato ai più piccoli, per conoscere e scoprire la geologia che ci circonda, con un gioco dedicato al tipico conglomerato di Portofino.

    Sant’Agostino

    Proseguiamo salendo fino alla chiesa di Sant’Agostino, dove l’Istituto Nazione di Geofisica e Vulcanologia ha predisposto diversi stand per far conoscere anche ai bambini le dinamiche geologiche, attraverso lo studio dei terremoti.

    Palazzo San Giorgio

    Scendiamo verso il mare, e ci fermiamo a Palazzo San Giorgio, dove l’Iit di Morego ha predisposto una grande spazio dedicato al “Fattore S”: una serie di prove e esperimenti che mettono alla prova lo spirito scientifico del visitatore, per far nascere la voglia di scienza, e magari scoprire i ricercatori del futuro.

    Piazza delle Feste

    Anche il Porto Antico ospita diversi spazi del Festiva della Scienza: tra gli altri, sotto la tensostruttura di Piazza delle Feste, troviamo uno spazio multi-allestimento, con una serie di proposte molto eterogenee: dai laboratori chirurgici, al micro bosco, dai giochi scientifici della nano fisica, allo stand scientifico delle Forze Armate italiane, passando per lo stand della scienza applicato allo sport

    Palazzo della Borsa

    Chiudiamo il nostro piccolo tour visitando la Sala delle Grida del Palazzo della Borsa di De Ferrari, dove è stato allestito una sorta di mostra legata al progetto internazionale dei telescopi SKA, in costruzione in Sudafrica e Australia: quadri e arazzi preparati dalle popolazioni di quei paesi per celebrare il cielo e la sua mistica.

    Nicola Giordanella

  • Al via la quattordicesima edizione del Festival della Scienza

    Al via la quattordicesima edizione del Festival della Scienza

    festival-della-scienza11 i giorni, 29 le mostre, 89 i laboratori, 154 tra incontri e spettacoli e 28 gli eventi fuori festival per un totale di 272 appuntamenti. Sono alcuni numeri della quattordicesima edizione del Festival della Scienza, a Genova dal 27 ottobre al 6 novembre.

    Quest’anno la manifestazione si ispira al tema “Segni”, intesi come quegli elementi che l’uomo ha saputo cogliere dalla natura e dall’evoluzione per interpretare ciò che lo circonda e per dare forma alla propria conoscenza, cultura e tecnologia. I “segni”, come spiegano gli organizzatori del festival, sono quelli della natura, ma anche quelli della salute o della malattia, quelli dell’uomo o della società, quelli dell’ambiente e dell’universo, ma anche i messaggi, le lingue o i disegni. Una semplice parola che ha stimolato la fantasia di centinaia di scienziati e ha dato vita agli oltre 270 eventi in programma.

    «Questa edizione del Festival, sarà come sempre evento importante e con un fittissimo programma e con ospiti di fama internazionale – dice il neopresidente Marco Pallacinvini – Nonostante ciò, mi sento un po’ come al primo giorno di scuola».

    Saranno circa 500 gli animatori, studenti universitari e giovani ricercatori, che condurranno con entusiasmo e competenza i visitatori attraverso l’iniziativa. A loro si affiancheranno un centinaio di studenti provenienti da 11 Istituti Superiori genovesi del progetto di alternanza scuola-lavoro della Regione Liguria e finanziato dal Fondo Sociale Europeo.

    Il “taglio del nastro” è fissato alle 15, 30 di giovedì 27 ottobre a Palazzo Ducale nella Sala del Maggior Consiglio, un appuntamento per festeggiare l’avvio ufficiale di questa edizione. Prenderanno parte all’inaugurazione anche lo scienziato Valter Longo che svelerà l’efficacia terapeutica della dieta Mima digiuno, alle ore 17, e il giornalista scientifico Piero Angela con la conferenza Viaggio dentro la mente, alle ore 21. Non saranno gli unici grandi nomi, saranno ospiti della manifestazione di quest’anno anche il Premio Nobel per la chimica Martin Chalfie, Silvio Micali, PremioTuring e Elena Aprile, ricercatrice della Columbia University di New York.

    «Il programma di questa edizione è molto ricco e coinvolge tutta la città – dice Carla Silbilla, assessore alla cultura del Comune di Genova – D’altronde la cultura della scienza è nel DNA di Genova». Un evento di prestigio riconosciuto anche dal Presidente della Repubblica che con una medaglia ha onorato l’edizione 2016 del Festival. «Un grazie va a tutti i sostenitori, i soci, le istituzioni e gli sponsor che hanno consentito la realizzazione di questa edizione del Festival della scienza». – conclude Sibilla

    festivaMostre e Laboratori

    Tante le mostre a cura degli enti che hanno realizzato più della metà degli eventi del Festival. Da non perdere Fattore S (a cura di IIT) a Palazzo San Giorgio, Shared Sky (a cura di INAF) nella Sala delle Grida del Palazzo della Borsa, Artico (a cura di CNR) alla Loggia degli Abati di Palazzo Ducale, Il terremoto in… segni (a cura di INGV) nella ex chiesa di S. Agostino, si segnalano anche: Foodeka (a cura di Le Pleiadi) e Alla ricerca dello Spinosauro (a cura di Associazione Paleontologica Parmense) e Nel segno della nave (a cura di Atena CuMaNa) e Matematica Terra Terra (a cura di Società Curvilinea Cooperativa).

    Nella sezione laboratori si potranno trovare eventi adatti a tutti da più piccini fino a quelli per adulti. Ci saranno Colpiti ma non affondati! (a cura di INFN), a Le impronte digitali degli alimenti (a cura di Unige) per i più grandi, a Anno Domini. Invenzioni e scoperte (a cura Di Vanessa Bracali), (farmaco)Resistencia! (a cura di Eduardo Losa Cabruja), e Il laboratorio nell’era digitale (a cura di Roma Makers) e per i più piccoli Robot d’autore (a cura di Scuola di Robotica) e Datemi uno zero! (a cura di Laura Quaini).

    Dalle ore 9:00 del 27 ottobre tutte le mostre e i laboratori del Festival saranno aperti e visitabili. Gli orari saranno dalle 9:00 alle 18:00 nei giorni feriali e dalle 10:00 alle 19:00 nei festivi. Tutte le sere ci saranno grandi conferenze nel Salone del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale e un ricco programma di spettacoli.

    Spettacoli

    Ricco anche il calendario degli spettacoli, tra cui Racconto Cosmico con l’attore Neri Marcorè e il Presidente dell’INFN Ferroni (28 ottobre, ore 21) e Non ci sono più le quattro stagioni con Luca Mercalli e Banda Osiris (4 novembre, ore 21), entrambi alla Sala Maestrale dei Magazzini del Cotone e I ragazzi di Fermi che porterà sul palco Eugenio Coccia, rettore della nuova Scuola Universitaria Superiore “Gran Sasso Science Institute”, insieme agli alunni della Scuola Primaria P. Santullo di Genova ( 1 novembre, ore 16:30) al Teatro della Tosse.

     Biglietti

    Sono acquistabili nel nuovo spazio InfoPoint in Loggia Banchi, sul sito del Festival e presso tutte le filiali del Gruppo Carige, con agevolazioni per gruppi, minori e appuntamenti serali. E’ attivo un servizio di call center per prenotazioni scuole/gruppi e informazioni. Novità dell’edizione 2016 l’App per Android e IOS che permette di consultare gli appuntamenti del Festival da mobile-phone, personalizzando il calendario grazie alla funzione “preferiti”. Il programma completo è disponibile in forma cartacea e sul sito internet del Festival.

    E.C.

  • Festival dell’eccellenza al femminile, al via l’undicesima edizione

    Festival dell’eccellenza al femminile, al via l’undicesima edizione

    img_8566Partirà il prossimo 19 novembre l’undicesima edizione del Festival dell’eccellenza al femminile. Quest’anno la manifestazione intitola la rassegna “Dio ama le donne? I Dialoghi” e fa riflettere sul ruolo della donna nelle religioni del Mediterraneo e non solo.

    Oltre 50 eventi che si terranno a Genova, Imperia, Savona e La Spezia dal 19 al 26 novembre, più di 100 ospiti nazionali e internazionali che daranno via al dibattito con l’obiettivo di suscitare nel pubblico la consapevolezza dell’importanza del ruolo della donna nella società, a partire da una riflessione sulla sua posizione nelle religioni dalla storia alla contemporaneità. Il volto di Sharbat Gula è il simbolo di questa edizione del Festival. «Uno spazio nero separa lo sguardo spaurito e magnetico della bambina afghana ritratta nel campo profughi nel 1984 da McCurry da quello sofferente e piegato dell’ormai donna del 2015 – dice Consuelo Barilari Uno spazio che è una domanda che va formulata, un nero che cercheremo di schiarire con i nostri dialoghi». Le Sante, le Donne delle Cattedrali, Matilde di Canossa, Ipazia, le Streghe dell’Inquisizione, le Donne del Profeta saranno tra le protagoniste dei dialoghi con personaggi come Giuliana Sgrena, Pamela Villoresi, Claudia Koll, Ilaria Caprioglio e Barbara Alberti per citarne alcuni. Giuliana Sgrena alla presentazione del Festival ha affermato «sono onorata che si sia tratto spunto dal mio ultimo libro per il tema del Festival».

    Durante il Festival sarà inoltre conferito il Premio Ipazia alla Nuova Drammaturgia, il cui bando riprende il titolo del Festival “Dio Ama le donne?”; il Premio Ipazia all’Eccellenza al Femminile che verrà conferitp a Emma Bonino il 22 novembre alle 16 nel Salone di Rappresentanza della Città Metropolitana e il premio Lady Truck a Pina Amarelli per aver dato vita al primo vero Museo d’Impresa. «Nonostante la particolarità del tema – dice Silvana Zanovello, Presidente della Giuria del Premio – la gente ha risposto numerosissima allo stimolo, il che significa che c’è un grande bisogno di farsi domande e indagare questo aspetto, evidentemente non secondario, dell’esistenza singola e della vita collettiva».

    Il Festival in DIALOGHI

    img_8561“La voce della donna è la sua nudità” è una battuta di un’insegnante nel film “La bicicletta verde” di Haifaa al-Mansour che Giuliana Sgrena cita nel suo ultimo libro “Dio odia le donne”. La frase spiega come in Arabia Saudita alle ragazze sia proibito anche ridere.

    Da questa citazione è nata l’idea di dedicare il Festival “alle voci di donne che dialogano” e da questo presupposto tutte le attività della manifestazione sono poste in forma di dialoghi – tavole rotonde, spettacoli, incontri, workshop, laboratori con le scuole. «Attraverso la voce e i dialoghi – dice Consuelo Barilarivogliamo raccontare le voci di tutte le donne del mondo».

    E’ dialogando che in questa edizione si tratteranno moltissimi temi che avranno al centro sempre la figura femminile. Non mancheranno Dialoghi sui misteri che circondano la figura della donna a partire dall’antichità, in special modo delle Sante come prova del rapporto con Dio. Il Festival in questa edizione approfondisce questo tema, anche attraverso il Teatro con spettacoli in scena in luoghi sacri e cristiani della città di Genova. Ci saranno dialoghi sulle passioni che in nome di Dio hanno guidato in imprese e battaglie le “guerriere” e le Regine della Fede; dialoghi sui tabù e i conseguenti divieti che nelle religioni del Mediterraneo hanno condizionato l’esistenza delle donne; dialoghi sulla violenza che le donne subiscono dall’antichità ai giorni nostri, dallo stupro etnico al femminicidio al cyber bullismo. Dialoghi sulla libertà, riflettendo sull’oppressione delle donne che tuttora si trovano in condizione di asservimento se non addirittura di schiavitù, vittime di tratta o di guerra.

    Il Festival va tra la gente

    «Quest’anno ci siamo rinnovati e abbiamo cambiato formula – dice Barilariabbiamo coinvolto nel progetto moltissime associazioni territoriali e abbiamo avviato la collaborazione in loco». La kermesse multidisciplinare al femminile quest’anno presenta una formula “diffusa” pensata per andare incontro alla gente, ragion per cui i dialoghi saranno portati nel territorio regionale nelle sedi e nei luoghi in cui operano associazioni, persone Università, scuole, teatri, luoghi sacri e di culto, centri civici, musei, interessate agli argomenti trattati. Una formula che andrà a tessere una rete e che rinsaldi il territorio e i suoi abitanti. «La scelta delle location – conclude Barilariè fortemente legata ai territori e alle associazioni che vi operano con cui il Festival ha strettamente collaborato per costruire il programma».

    Parte del Festival si svolgerà anche nelle scuole con il Progetto “Disconnect la scuola e la rete contro la violenza di genere”, che da un anno va negli istituti per prevenire i fenomeni di violenza. Sarà il progetto Disconnect che aprirà il Festival il 17 novembre alle ore 16 al Teatro Modena Sala Mercato con il dibattito “Essere Social Ma… Piu’ Sicuri In Rete”.

    Elisabetta Cantalini

  • Più interazione e meno parole: ecco il “nuovo” Festival della Scienza di Genova

    Più interazione e meno parole: ecco il “nuovo” Festival della Scienza di Genova

    Festival della Scienza 2012È un Festival della Scienza tutto fatto in casa, ma non per questo ridimensionato, quello che dal 27 ottobre al 6 novembre andrà in scena per la 14ª edizione coinvolgendo più di 60 location e articolandosi in 280 appuntamenti tra incontri ed eventi. Fatto in casa, si diceva, perché per la prima volta la totalità dell’organizzazione è stata gestita dall’Associazione Amici Festival della Scienza, anche in seguito alla rivoluzione che ha portato, nello scorso febbraio, all’insediamento del nuovo management presieduto dal professore ordinario di Fisica dell’Università di Genova, Franco Pallavicini, e dal direttore del Dipartimento di Nanofisica dell’Iit, Alberto Diaspro, nominato presidente del comitato scientifico.

    Il primo Festival a non portare la firma della sua fondatrice, Manuela Arata, sarà comunque, per bocca dello stesso Pallavicini, «in strettissima continuità con chi ci ha preceduto, al quale si deve il 99% del lavoro». Nel tracciare l’imprinting della prossima edizione, tuttavia, il neopresidente ha subito messo in chiaro gli elementi di novità: «Abbiamo scelto di dare più spazio alle mostre e ai laboratori, perché la vera anima del Festival sono gli eventi in cui i visitatori possono interagire. Rispetto allo scorso anno ci sarà qualche conferenza in meno, anche per evitare che troppi eventi in concomitanza complichino la vita a chi voglia seguirli. Un po’ meno parole e più coinvolgimento, insomma, per quanto i dibattiti continueranno ad essere numerosi, di grande interesse e ad annoverare ospiti d’eccezione».

    Su tutti, il grande divulgatore scientifico Piero Angela, atteso a concludere la giornata inaugurale – il 27 ottobre alla Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale – con la sua conferenza “Viaggio dentro la mente”. Oltre al decano dei giornalisti scientifici italiani, negli undici giorni del Festival saranno a Genova, tra gli altri, anche il premio Nobel per la Chimica Martin Chalfie, il coordinatore del progetto Virgo per la scoperta delle onde gravitazionali, Fulvio Ricci, e Silvio Micali vincitore, nel 2012, del Premio Turing assegnato annualmente alle eccellenze informatiche. Di simboli e di “segni” – parola chiave del Festival – parleranno Eugenia Cheng e Eduardo Sáenz de Cabezón Irigaray, di tecnologia e futuro Marcus du Sautoy e David Orban. Nel campo della genetica, Pier Giuseppe Pelicci illustrerà le promesse della cosiddetta tecnologia CRISPR e, in generale, i segni genetici saranno l’argomento trattato da Joseph Mazur e Sam Kean. Lo scienziato dell’alimentazione Valter Longo svelerà l’efficacia terapeutica della dieta “Mima digiuno”, mentre Carlos Belmonte ci parlerà di longevità e, infine, il rapporto tra scienza, arte e filosofia sarà affrontato da Bruno d’Amore e Maurizio Ferraris.

    Tra le mostre, si segnalano “Fattore S” a cura dell’Iit a Palazzo San Giorgio, “Shared Sky” dell’Istituto nazionale di astrofisica al Palazzo della Borza, “Artico”, a cura del Cnr, alla Loggia degli Abati di Palazzo Ducale, e “Il terremoto in… segni”, allestita dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia nella ex chiesa di Sant’Agostino. Numerosi anche i laboratori, per ogni fascia di età.

    Ricco anche il calendario degli spettacoli, tra cui il “Racconto Cosmico” con Neri Marcorè e il presidente del’Istituto nazionale di fisica nucleare, Fernando Ferroni, il 28 ottobre alle ore 21 alla Sala Maestrale dei Magazzini del Cotone; e “I ragazzi di Fermi” che porterà sul palco Eugenio Coccia, rettore della neonata scuola universitaria Gran Sasso Science Institute, insieme agli alunni della scuola primaria P. Santullo di Genova, il 1 novembre alle 16,30 al Teatro della Tosse.

    Il programma del Festival è nato dalle oltre 400 proposte arrivate da tutta Italia in risposta al bando di idee lanciato a gennaio di quest’anno, la cui selezione finale è stata effettuata dai 45 membri del consiglio scientifico composto da ricercatori, giornalisti e professionisti della comunicazione. Gli animatori saranno 535 ragazzi tra studenti universitari e giovani ricercatori selezionati tra le più di mille candidature provenienti, anche in questo caso, da tutto il paese.

    Per l’assessore alla Cultura del Comune di Genova, Carla Sibilla, «la nostra città si afferma sempre di più come una città di cultura scientifica, ed il Festival rappresenta il momento clou per dare voce al lavoro fatto in maniera permanente da altri soggetti quali l’Acquario, il Museo dell’Antartide e quello di Scienze Naturali, la Città dei Bambini. Il programma è fortemente legittimato dalla presenza dei più importanti enti scientifici nazionali e supportato dalle istituzioni», per quanto queste ultime – a partire dal Comune stesso e dalla Regione – abbiano partecipato soprattutto nelle vesti di advisor per gli sponsor privati, cresciuti del 38% rispetto allo scorso anno.

    Anche l’omologa regionale Ilaria Cavo, infatti, rimarca come per l’ente di piazza De Ferrari si sia trattato di «un impegno che siamo riusciti a mantenere» la «conferma delle risorse stanziate lo scorso anno, attingendo in parte al proprio bilancio e in parte alle Fondo sociale europeo». Per la Regione, il Festival della Scienza è infatti da considerarsi un tutt’uno con il Salone Orientamenti: «È bellissimo che anche al Festival, quest’anno, venga data ai ragazzi l’occasione dell’alternanza scuola-lavoro, unita ai laboratori orientativi. Dobbiamo stilare una Carta dell’Orientamento per i ragazzi, e valorizzare le professioni tecnico-scientifiche».

    Complessivamente, i fondi stanziati per il Festival della Scienza 2016 ammontano a 1.260.000 euro e la parte del leone, ancora una volta, è rappresentata dall’investimento della Compagnia di San Paolo, che in cinque anni di partnership – a partire dall’edizione 2012 – ha messo da sola 5,1 milioni di euro sulla rassegna. Davvero non la sola, nel panorama culturale prima ancora che scientifico genovese, la cui sopravvivenza dipenda in maniera determinante proprio dagli investimenti della fondazione torinese.

    Festival della Scienza 2016 – Il calendario completo

    Marco Gaviglio

  • Weekend a Genova? Tra Salone Nautico e busker festival le prime proposte per l’autunno in città

    Weekend a Genova? Tra Salone Nautico e busker festival le prime proposte per l’autunno in città

    distinti gentiluominiCon l’arrivo dell’autunno inauguriamo un nuovo appuntamento che speriamo possa diventare un piccolo punto di riferimento per chi ama o è costretto a passare i weekend a Genova. Per inviare suggerimenti, proposte, eventi e segnalazioni scrivete a redazione@erasuperba.it  

     

    Ultimi scampoli di Salone Nautico e Oktoberfest nel weekend appena iniziato: la 56ª edizione dell’esposizione internazionale dedicata al mondo della nautica, come ormai consuetudine degli ultimi anni, esce dai confini della Fiera per abbracciare la città con una serie di eventi fuori salone, mentre la festa della birra cederà idealmente il passo alla parata dei “distinti gentiluomini”.

    Proprio in piazza della Vittoria, infatti, domenica mattina alle 10 è previsto il raduno della Distinguished Gentlemans Ride, una sfilata in motocicletta per raccogliere fondi da destinare alla ricerca contro il cancro alla prostata: l’evento, che si svolge in contemporanea in tutto il mondo, mette insieme vendrà migliaia di motociclisti salire in sella alla loro moto con capelli, baffi e barbe impomatati, camicie di seta, cravatte o papillon, tutto rigorosamente in stile vintage.

    Decisamente di altro tenore è la due giorni di “Mura – Movimento Urbano Rete Artisti”, seconda edizione del busker festival genovese in scena nei vicoli venerdì e sabato, con concerti, performance, laboratori e mercatini da piazza Sarzano alla Maddalena, passando angoli più o meno noti della città vecchia e per il Repessin di San Bernardo e Canneto il Lungo, un mercatino dell’usato aperto a tutti gli abitanti del quartiere e ai bambini.

    Sul fronte degli appuntamenti più istituzionali, questo weekend segna anche l’inizio delle Giornate Pertiniane: una settimana di celebrazioni per i 120 anni della nascita del presidente più amato degli italiani che si articolerà tra Genova, Savona e Stella, il piccolo comune dell’entroterra in cui si trova la casa natale di Sandro Pertini, i cui lavori di restauro saranno inaugurati proprio domenica alla presenza dell’attuale presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Allo statista scomparso ormai 26 anni fa è dedicata anche una mostra sui suoi anni di direzione del Lavoro, alla Sala Liguria di Palazzo Ducale fino al 2 ottobre.

    Sempre a proposito di mostre, a Castello d’Albertis ha appena inaugurato “Polaroid ad arte”, dedicata ai lavori della fotografa genovese Giuliana Traverso ispirati ai segni dell’artista Attilio Mangini, scomparso nel 2004. Proseguono anche le mostre dedicate agli “Eroi del Calcio” ai Magazzini del Cotone e ad Helmut Newton, ancora a Palazzo Ducale dove, giovedì prossimo, Francesco De Gregori a “A passo d’uomo”, libro scritto a quattro mani con Antonio Gnoli.

    E se i cultori di storia cittadina hanno tempo fino al 30 novembre per fare un salto al Complesso monumentale di Sant’Ignazio, a Carignano, per ammirare due importantissimi documenti della Genova medievale come il Codice Caffaro e la Cronaca di Jacopo da Varagine, sabato pomeriggio il Museo di Storia naturale apre le porte agli appassionati di scienze per un open day nel quale sarà presentata la programmazione museale 2016/17.


    Marco Gaviglio

  • FuoriFormato: tra ricerca e sperimentazione, la rassegna si è conclusa con la finale del videocontest Stories We Dance

    FuoriFormato: tra ricerca e sperimentazione, la rassegna si è conclusa con la finale del videocontest Stories We Dance

    storieswedance-lucaalbertiTursi, ore 19.00. Guardare dal basso verso l’alto continua a essere una delle possibilità che la danza fuori dai teatri riesce a donare al pubblico. Alziamo lo sguardo e troviamo Francesca Guerra in cima alle scale del palazzo. Pare un direttore d’orchestra con l’archetto del violino pronto all’uso e, come se fossimo noi l’ensemble da guidare, pare dirigerci in un territorio musicale che progressivamente sarà il suo stesso corpo ad assecondare. Una sinfonia. Una Sinfonia per un corpo solo. Si muove con l’archetto in mano, quasi in un combattimento da scherma, poi raggiunge lo strumento che ha deciso di indossare, il violino. Le scale divengono scale musicali, ritmi che la porteranno a scendere fino al pubblico per intonare con la voce un canto tradizionale e ammaliatore. In conclusione sembra il suono di una nave che salpa, mentre risale quelle scale per scomparire lassù nel cortile. Breve, efficace, una storia. Che, toccando anche le nostre corde, lascia addosso il desiderio di un seguito.

    Sono le storie le protagoniste di questa serata. Storie che si appropriano degli elementi per tornare ad essere quello che si è dimenticato. Come in Ecce puer, titolo che rimanda a un enfant con un desiderio di purezza in un mondo banale (la vision de purité dans un monde banal così ben rappresentata nell’opera di Medardo Rosso). La versione di Nicola Marrapodi ha a che fare con la resilienza, con la capacità di assorbire un urto senza rompersi. Trasformandosi. Marrapodi si bagna di acqua, se ne cosparge, torna terra, torna sasso, sfiorando, come una radice, una condizione primordiale liquida e dinamica. Manca il fiato quando l’acqua ci arriva forte in volto. Si blocca il respiro. Eppure la danza continua.

    Un urlo muto. Siamo a Palazzo della Meridiana. Ribellarsi senza farsi sentire. Non ci si aspetta che si concluda così un lavoro che potrebbe avere la dolcezza come prima caratteristica. Ma lo zucchero non è sempre dolcezza e ciò che a prima vista appare decorazione non sempre evoca un canone scontato. BodyCaking®[Belladonna] è parte da un’idea perfettamente attuale: usare il cibo, così importante per ognuno, come un simbolo. Usare la pasticceria come una tavolozza e, al contempo, decontestualizzare lo zucchero dal suo ambiente naturale per farne materia e strumento nuovi, performativi. Davide Francesca e Marco Democratico creano con i loro materiali sul corpo della performer Olivia Giovannini, qualcosa che potrebbe avere a che fare con la femminilità, un abito da sposa quasi, un corpetto, un bustino XVI secolo. Ma quell’abito diviene gabbia ed è solo nella costrizione che si scopre l’animalità repressa. Nelle zampette che si liberano, nel leccarsi le ferite, dolci e non ancora incrostate, ancora fresche. Lasciandola sola. Ma bella. Una bella donna in un grido silenzioso.

    Siamo pronti per spostarci a Palazzo Ducale dove alle 21 in Sala del Munizioniere inizia la serata finale di Stories We Dance, il contest internazionale di videodanza promosso, organizzato e presentato da Augenblick. Davanti a un pubblico puntuale e da subito attento, alla presenza dei 5 membri della giuria presentati il giorno prima, inizia la proiezione integrale dei 14 dancefilm finalisti, selezionati tra i 98 lavori ricevuti da tutto il mondo. Sono pronte le menzioni e il premio in denaro al Miglior Film, che saranno assegnati al termine della serata. Ma anche il pubblico presente è chiamato a esprimere la propria personale preferenza, che porterà all’assegnazione di una menzione dedicata.

    I film scorrono senza interruzione, con una rapida pausa intermedia, in un silenzio da sala cinematografica. Situazione che pare paradossale e al tempo stesso felicemente sorprendente. Da una parte, infatti, una proposta di visione che non può che essere concentrata e eterogenea, per durate, tematiche, ambientazioni, soluzioni audiovisive: una varietà di percorsi che è stata posta in primo piano già in fase di preselezione, per offrire, del genere in questione, un’esperienza diversificata. Dall’altra, come si diceva, un’ottima risposta del folto pubblico presente, catturato dalle molteplici forme e modalità narrative della videodanza europea, americana, asiatica – in anteprima non solo genovese ma quasi sempre anche italiana, talvolta europea – e capace di partecipare fino al termine della proiezione con curiosità e talvolta stupore. Con il coinvolgimento emotivo che affiora vedendo un film atteso o che, inaspettatamente, cattura già dalle prime scene.

    Mentre si raccolgono i voti del pubblico è la volta di Echo, performance dal vivo di e con Luca Alberti (Compagnia DEOS) che, sempre in Sala del Munizioniere, presenta il proprio studio coreografico tratto da MM Microcosmo Mozart. Alberti è un vortice, il suo corpo, accompagnato da un montaggio musicale imprevedibile, raggiunge vette di ipnotica astrazione, la performance dura pochi minuti ma potrebbe continuare a lungo, incollando anche il pubblico non specialistico a un’immagine in continuo aggiornamento, dove ricerca e immediatezza di esecuzione si sovrappongono e confondono magneticamente.

    La serata è in chiusura e il pubblico si raccoglie intorno allo schermo per assistere all’assegnazione dei premi. Ogni membro della giuria legge le motivazioni delle scelte fatte, dimostrando il desiderio di dare ai verdetti una direzione forte, non convenzionale, aperta, come aperta dovrebbe essere la riflessione sulla videodanza. Molti gli ex aequo nelle menzioni, in dettaglio: la menzione al Miglior Concept è assegnata per voce di Emilia Marasco a Marine Girls di Megan Wright (USA) e a Disruptions di Felipe Frozza e Ulrike Flämig (Germania). Simone Magnani assegna la menzione al Miglior Performer sia al gruppo di bambini di Kid Birds For Camera di David Daurier e Eric Minh Cuong Castaing (Francia) sia, nuovamente, a Ulrike Flämig di Disruptions. Gaia Clotilde Chernetich è chiamata ad assegnare la menzione per la Miglior Coreografia, che va a Lay Me Low di Marlene Millar (Canada) e a Let’s Say di Fuk Pak Jim (Hong Kong). È la volta della Miglior Regia, assegnata da Gaia Formenti a Vecinas di Natalia Sardi (Belgio). Il pubblico scopre in tempo reale il proprio verdetto: a conteggi avvenuti, il Premio del Pubblico va a grande maggioranza a She / Her di Sonja Wyss (Olanda). E siamo al Primo Premio della Giuria, cui corrisponderà un riconoscimento in denaro, e che in questa prima edizione di Stories We Dance è assegnato, per voce di Lucia Carolina De Rienzo, a How are you today di Chiu Chih-Hua (Hong Kong).

    Molti gli applausi, palpabile la soddisfazione di Augenblick e di tutti gli organizzatori di FuoriFormato.

    Marina Giardina
    Fabio Poggi

  • FuoriFormato funziona. Il racconto della seconda serata tra videodanza e performance live

    FuoriFormato funziona. Il racconto della seconda serata tra videodanza e performance live

    fuoriformato-storieswedanceUna tavola rotonda nel tardo pomeriggio di una giornata calda di giugno, si sa, può essere un rischio in termini di affluenza. Ma alla presentazione di Stories We Dance, il contest internazionale di videodanza in programma stasera alle 21 nella Sala del Munizioniere di Palazzo Ducale, il pubblico presente ha ancora una volta dimostrato di essere il grande protagonista di FuoriFormato, con sensibilità e attenzione.

    Sala Liguria, Palazzo Ducale. Accanto alla mostra Danza con me, dedicata agli scatti di Serge Lido, si dialoga di videodanza toccando i grandi temi della creatività contemporanea, si respira un vivo desiderio di approfondimento verso questo genere in progressiva ascesa, di cui un assaggio dei 14 film finalisti al contest già restituisce le sfumature più varie e curiose. La videodanza è danza filmata? Quali storie può raccontare la videodanza? Quali storie vedremo nella serata finale, fra pochissimo?

    fuoriformato-storieswedanceUna storia deve permettere allo spettatore di immaginare. Una storia a volte accade fuori campo. Le storie che racconterà la videodanza sono quelle di domani. Queste alcune delle riflessioni su cui i 5 membri della giuria di Stories We Dance, Lucia Carolina De Rienzo, Emilia Marasco, Gaia Clotilde Chernetich, Gaia Formenti e Simone Magnani, ciascuno a partire dalla propria area di ricerca, hanno concentrato i loro puntuali e ricchi interventi, offrendo non solo un’introduzione al contest ma anche le basi per un dibattito sulla videodanza stessa, aperto al futuro. Aprire i film di danza al grande pubblico, rendere possibile un mercato, è l’augurio più forte per questa disciplina.

     

    A partire dalle 21, Palazzo Tursi diventa il palcoscenico del primo spettacolo di questa seconda serata. Cristiano Fabbri accoglie il pubblico sulle scalinate di ingresso. Su quegli stessi scalini da cui molti sono passati per andare a fare la propria promessa di matrimonio. Come un giullare, come un imbonitore. “Sono un punto caduto dal cielo”, ci dice, e ci invita a salire per mostrarci i suoi Tracciati, possibili piste di interpretazione per materiali dismessi, come una vecchia casa dopo che è stato portato tutto via e sono rimaste poche candele, una sedia e vecchi fogli di giornale, a significare un’assenza con cui confrontarsi. La presenza di un passato si materializza, infatti, nella splendida maschera di Marco Laganà, una donna anziana che, guida e consigliera di quella dimora, appare all’inizio e alla fine della performance. Delicatamente distesa a terra da Fabbri, forse attraversa gli ultimi suoi momenti di vita, ma prima di andarsene è protagonista di un toccante, piccolo valzer che stringe il pubblico intorno alla scena.

    Con lo sguardo lievemente commosso, ci si sposta nel giardino di Palazzo Bianco, dove gli spettatori trovano un’atmosfera fiabesca. È arrivato il buio. Una donna bambola è attaccata a un albero, forse vittima di un incantesimo. Inerme. Mamihlapinatapai, da cui prende il titolo il pezzo di Nicoletta Bernardini e Matteo Alfonso, parla la lingua sconosciuta dell’amore. Arrampicato sopra all’albero, accompagnato dal suono di un carillon, Alfonso tenta di attrarre a sé Bernardini. E lentamente ci riesce: la sveglia, gradualmente la anima, grazie a un filo invisibile e a un soffio le genera l’impulso ad alzarsi, ma rendendola libera la rende anche autonoma, e da quel percorso di fiori rossi la vedrà presto andare via.

    Il tema della solitudine condivisa, molto forte in questa seconda serata, ci conduce nuovamente nel cortile di Tursi, dove è in scena Soliloquio a due di Francesca Pedullà e Sabrina Marzagalli. Il corpo nudo della Pedullà dialoga con le splendide fotografie anatomiche proiettate sullo sfondo, sale e scende i gradini di una scala, rende visibile la viva intensità di ogni tensione muscolare, evidenzia i punti di appoggio per un piede, dilata il tempo, sembra fermarlo, ancora una volta commuove per la precisione con cui si trasforma, si trasfigura. L’applauso finale abbraccia le autrici, ci si saluta per tornare a casa o andare a cena, con la forte sensazione che anche oggi, agli spettacoli dal vivo delle 19 e alla proiezione finale di Stories We Dance delle 21, il pubblico giocherà ancora la propria parte.

    Marina Giardina
    Marco Longo

  • Fuori Formato apre le danze, tra luci, suggestioni e tanto pubblico. Il racconto della prima serata

    Fuori Formato apre le danze, tra luci, suggestioni e tanto pubblico. Il racconto della prima serata

    Tra_passato_remoto
    Tra_passato_remoto

    Il pubblico numeroso che vediamo salire da piazza della Meridiana verso il cancello d’ingresso che porta al giardino di Palazzo Bianco, con carrozzine e bimbi in braccio, oltre agli spettatori affezionati della danza urbana, ci conferma un desiderio sempre più allargato di serate come questa. Fuori Formato è stato pensato anche per questo.

    Gli alberi, la ghiaia, sedersi a terra per vedere, spostarsi per vedere meglio. Il cielo è ancora chiaro, sono le nove di sera e il palco su cui troviamo Rocco Colonnetta, Serena Loprevite e Alice Montagna si affaccia sui muri del Palazzo di Giustizia. Un grigiore di finestre che, come sempre accade quando la danza avviene in luoghi pubblici, diventa una scenografia che dialoga con il lavoro degli artisti.

    A confrontarsi in Tra_Passato_Remoto, il pezzo proposto da Koinè Genova, sono in tre personaggi, e si sa che, quando si è in tre, la relazione a due può essere sempre osservata dall’altro. Crea competizione, muove una difesa e talvolta conduce alla resa. Un palco che sembra un ring per i tre danzatori, una rincorsa che ogni tanto trova un ostacolo, un gioco di gelosie per le due donne a contendersi un uomo, un guardare in alto e cercare una direzione, che poi coincide con un gabbiano che per caso è appena volato sopra la scena, non previsto. I performer ricercano equilibri impossibili, come cita il testo che Colonetta scandisce, con dita piene di possibilità, per pensieri del mattino o pensieri virgolettati. A guardarli viene in mente un tetto di NYC, un rooftop immerso nell’urbanità, nell’atmosfera dejeuner sur l’herbe del pubblico che, pian piano, inizia ad allungare le gambe e a mettersi a proprio agio.

    Solo pochissimi minuti di intervallo tra gli applausi per Koinè Genova ed ecco l’ingresso di Roberto Orlacchio nel suo Un canto costante. Un uomo con la testa di un volatile, una mente pappagallo, in costante conflitto tra mente e corpo. Una testa pesante quella di Orlacchio, che danza per la maggioranza del suo pezzo senza mai levarsi la maschera, per cercare un’intimità che permette al pubblico di concentrarsi sul solo corpo e sui suoi volteggi nel tentativo frustrato di indossare una giacca. Passa da varie esperienze il corpo di Orlacchio, in una tecnica impeccabile che sottende un dialogo con se stesso, come se dentro quella testa di volatile ci fosse uno schermo che passa in rassegna il bilancio di una vita, i desideri, i rimpianti e i sensi di colpa per ciò che si poteva fare e non è stato fatto. Poi la resa, e la maschera cade, diventando persona.

    Per vedere l’ultimo pezzo della serata, Soggezione di Sara Due Torri e Guendalina Di Marco, con la stessa Di Marco in scena assieme a Alessandra Caviglia, il pubblico si sposta idealmente in un’altra stanza: mentre per alcuni minuti la scena è vuota, da lontano arrivano due donne che presto scompariranno di nuovo. Ci hanno aperto le porte di casa loro, una casa al femminile, con tutti i moniti e i vezzi del pettegolezzo, delle dicerie, dei luoghi comuni, di un’ilarità mal celata e di un pudore che, nascosto dietro a un vestito, mostra il nudo della pelle. Continuano le voci scandite da una sveglia che richiama continuamente all’ordine, tanto che alla conclusione la durata della performance sembra sfuggire a un conteggio esatto: quarantacinque minuti come ci informava la Di Marco? Quindici minuti come da programma? Forse venti? Il tempo è dissolto e, intanto, la prima serata è conclusa.

    Erano in 6 stasera in scena ma il pubblico non si contava e noi tutti, Rete Danzacontempoligure, Teatro Akropolis e Augenblick, eravamo soddisfatti. Fuori Formato è appena incominciato.

    Marina Giardina

  • Suq, tanta voglia di crescere ma dalle istituzioni poche sicurezze. Prossima edizione dedicata alle migrazioni

    Suq, tanta voglia di crescere ma dalle istituzioni poche sicurezze. Prossima edizione dedicata alle migrazioni

    suq-compleannoUn grande successo anche quest’anno per il Suq Festival che ha ospitato, intrattenuto e deliziato con cibi etnici 70 mila visitatori. Il fascino del gran bazar, che mischia sotto un unico tendone molti aspetti di diverse culture, anche in questa edizione non si è smentito e ha attirato in soli dieci giorni, migliaia di visitatori. Carla Peirolero, ideatrice e direttrice artistica dell’evento, ha raccontato a Era Superba, collaboratore ufficiale della kermesse, la crescita dell’evento sottolineando che il successo più grande di questo 2016 è stato la rassegna teatrale. «Il nostro pubblico ha colto e apprezzato l’eccellenza degli spettacoli che abbiamo messo in scena in questa edizione. Una partecipazione del genere non c’è mai stata prima». A confermarlo, il tutto esaurito (660 spettatori e tante altri rimasti a bocca asciutta a causa del sold out) per tre sere consecutive dello spettacolo “Hagar la schiava” di Adonis, in scena dal 24 al 26 giugno nella Chiesa di San Pietro in Banchi. «Lo spettacolo, che ha rappresentato sul palco un tema profondo – aggiunge Carla Peirolero – ha avuto un grandissimo successo».

    I dibattiti, gli incontri, i dialoghi e i confronti che hanno portato sotto i tendoni del Suq tematiche impegnative, di attualità e del passato, come confermano i numeri, sono state seguite e apprezzate dal pubblico. «In ogni giornata di questa edizione – aggiunge Peirolero – abbiamo visto e percepito la voglia di stare insieme, il desiderio di confronto e la volontà da parte del pubblico di dialogare per cercare di costruire un futuro migliore. Un traguardo per noi molto importante».

    Il Suq, mantenendo sempre fede al tema di quest’anno, “Generazioni memoria e futuro”, ha rappresentato un momento d’incontro e di confronto tra quello che è stato e quello che accade oggi, un modo per riflettere su quello che sarà il futuro e, magari, per costruirne uno migliore.

    Suq di partecipazione e condivisione

    Quella del 2016 è stata definita l’edizione all’insegna della condivisione e della partecipazione. «La condivisione è stata una costante che ha caratterizzato moltissimi aspetti dell’evento, i dibattiti, gli incontri, gli spettacoli. Ma non solo. La condivisione è avvenuta anche fuori dal Suq, nei social e nel web» dice Peirolero. Anche in questo caso, la testimonianza è data dai numeri: 69 mila persone raggiunte tramite Facebook e 70 mila tweet visualizzati nei giorni dell’evento.

    Il Suq, che come dice la parola stessa è un mercato che unisce diverse realtà, anche quest’anno ha saputo coinvolgere: «È stato un grande palcoscenico che ha dato spazio a tutti, al pubblico incluso – aggiunge Peirolero – questa edizione del Suq è stata come uno spettacolo in cui tutti sono stati i protagonisti». Una partecipazione e un coinvolgimento spontaneo che si è manifestato anche in tante serate improvvisate. Come quella di sabato 25 in cui il bazar si è trasformato in un grande concerto in cui si esibivano musicisti e pubblico, insieme. «Le feste improvvisate, nate tra le viuzze della kermesse – conclude – hanno tirato fuori convivialità, partecipazione, confronto e dialogo tra tutti, la vera anima Suq».

    Il silenzio delle istituzioni e la prossima edizione

    Nonostante il grande successo, le istituzioni locali non hanno ancora dato risposta su quello che sarà il destino del Suq. «Vorremmo avere più certezze per le prossime edizioni – dice Peirolero – il nostro è un grande evento da 240.000 euro, per il 75% coperto con le nostre forze, che ha ancora tanta voglia crescere. Stiamo già pensando al prossimo anno ma ci piacerebbe farlo con qualche sicurezza in più».

    Nella prossima edizione, che avrà come tema “Il viaggio e la sosta”, si parlerà di migrazione, radici e di quello che riserverà il futuro. «Speriamo che per il Suq non sia ancora arrivato il momento della sosta e che il viaggio continui» conclude la direttrice artistica del Suq Festival. Il Suq ha confermato di avere i numeri di un grande evento e ha dimostrato di aver raggiunto la maturità tipica di chi compie la maggiore età. Come tutti i diciottenni, però, ha bisogno ancora di qualche certezza per crescere e migliorare.

    Elisabetta Cantalini

  • Stories We Dance, giovedì 30 la premiazione a Palazzo Ducale. Special guest: Luca Alberti

    Stories We Dance, giovedì 30 la premiazione a Palazzo Ducale. Special guest: Luca Alberti

    odoredelleossa-danza-neve-montiContinua il viaggio alla scoperta dei 14 film finalisti di Stories We Dance, il contest di videodanza internazionale a cura di Augenblick Associazione Culturale in programma giovedì 30 giugno, ore 21.00, in Sala del Munizioniere di Palazzo Ducale, nell’ambito della rassegna FuoriFormato, di cui Era Superba è media partner. Un appuntamento da non perdere per conoscere più da vicino il linguaggio della videodanza che, come già abbiamo avuto modo di illustrare, possiede strumenti complessi e multipli per attraversare e abitare i territori dell’arte e, perché no, della vita. La videodanza, genere aperto e in continua ricerca, non si accontenta di narrare la realtà del corpo ma si spinge a prefigurare scenari sempre diversi, di superare il limite della pelle, di dilatare lo spazio in cui agisce il corpo e di creare, grazie alle tecniche audiovisive, finestre su altri mondi: specchi interiori e realtà immateriali ma allo stesso tempo concreti e in profonda connessione con il nostro tempo “reale”. È il caso dei film finalisti di Stories We Dance, in buona parte già esaminati nei precedenti articoli e degli ultimi quattro che qui andremo a descrivere, uniti dalla forte urgenza narrativa e compositiva.

    Caratterizzato da una vena intimista e poetica L’odore delle ossa (1’) diretto da KRÅK_collettivo onomatopeico nel 2015, è l’unico film italiano in concorso. Il film, originariamente nato come cortometraggio della durata di 19 minuti e qui presentato nella sua versione breve, è incentrato sul rapporto tra due donne attraverso il viaggio, emotivo e fisico, in una natura algida ed incontaminata. Gli scenari, incantati e imponenti, riverberano le geografie interiori delle due protagoniste come se non esistessero confini precisati tra dentro e fuori. La fotografia e la regia curata da Roberta Segata ha già fatto ricevere al film la menzione di Best Cinematography a Cinedans Filmfestival e la menzione speciale Team a La danza in 1 minuto.

    She/Her (11’ 04’’) è un film olandese diretto nel 2015 da Sonja Wyss che indaga il rapporto conflittuale tra una madre e una figlia. Già dalla scena iniziale rimaniamo catturati dalla temperatura emotiva di questa relazione: i ruoli sono evidentemente cristallizzati tanto nelle parole manipolatorie della madre quanto nella gestualità contrariata della figlia, dove il potere e la dipendenza rimbalzano in uno scontro vis à vis attorno al tavolo di un ristorante. La scrittura coreografica, perfettamente sintonizzata con lo sviluppo drammaturgico, svela l’importanza di un legame, possibile solo attraverso il contatto fisico.

    Il visionario Tango Brasileiro (3’), film anglo-brasiliano diretto da Gabriela Alcofra e Billy Cowie nel 2014, è una riflessione sul tempo e su come questo possa essere sedotto e fermato dalla voce di una bambina. Costruito in buona parte con materiali filmici d’archivio, il cortometraggio riesce ad evocare la danza attraverso i fermimmagini sugli abitanti del passato di Rio de Janeiro alternati alla voce fuori campo e all’espressività della performer.

    Ultimo film in programma: Vecinas (11’ 17’’) firmato nel 2015 dalla belga Natalia Sardi. Il nodo centrale della storia si sviluppa intorno a una particolare sensibilità del corpo: l’esperienza di due donne soggiogate dalle leggi del magnetismo. La tensione dei due corpi, separati dal muro di casa e sul quale si concentra la loro sorte, ben presto si trasforma nella consapevolezza di poter inventare e negoziare una nuova identità. Pluripremiato e selezionato in rilevanti festival internazionali, questo film in parte autobiografico, è la prova di come la danza possa elegantemente abbracciare il cinema.

    Al miglior film, al termine delle premiazioni previste sempre il 30 giugno, sarà consegnato un premio in denaro pari a 500 euro. Quattro le menzioni speciali: miglior regia, miglior coreografia, miglior performer e miglior concept. Anche gli spettatori saranno invitati a scegliere il loro film preferito con l’assegnazione del premio del pubblico.

    Echo-danza

    Altra nota di colore, durante la serata sarà la presentazione della performance dal vivo Echo di e con Luca Alberti, danzatore e membro della Compagnia DEOS diretta da Giovanni Di Cicco in residenza al Teatro Carlo Felice di Genova. Lo studio coreografico è tratto da MM Microcosmo Mozart, spettacolo di recente produzione della Compagnia DEOS che sarà rappresentato il 5 luglio nell’ambito del Festival Outside(R) Dance(R). Echo è il viaggio e la memoria di un suono, la frequenza irrisolta di un transito, che trova nell’anatomia di un corpo solo, la strada per ritornare a casa.

    Alessandra Elettra Badoino

  • Identità e differenza, Rete Danzacontempoligure a FuoriFormato

    Identità e differenza, Rete Danzacontempoligure a FuoriFormato

    eccepuer-fuoriformato-danzaRete Danzacontempoligure opera a Genova ormai da circa quindici anni, da quando cioè, in occasione di quelli che venivano chiamati i Caffè della Danza, gli artisti coinvolti sentirono la necessità di conversare prima di danzare, provando a unire le forze di ognuno per diventare un interlocutore unico di fronte alle istituzioni, attraverso la promozione e la diffusione della danza contemporanea. Fare rete. Un’azione politica oltre che artistica.

    I membri attualmente presenti all’interno di Rete Danzacontempoligure provengono quindi da formazioni differenti: danzatori, performer, insegnanti, promotori e operatori dello spettacolo. Un ventaglio di capacità eterogenee per dialogare con la propria città a partire dalla danza, un linguaggio contemporaneo proprio nella sua non piena adesione alla contemporaneità. Giorgio Agamben scrive che “è davvero contemporaneo chi non coincide perfettamente col suo tempo né si adegua alle sue pretese ed è perciò, in questo senso, inattuale; ma, proprio attraverso questo scarto e questo anacronismo, egli è capace più degli altri di percepire e afferrare il suo tempo”, e Rete Danzacontempoligure, con il suo operato negli anni, si potrebbe appunto inscrivere in questo afflato.

    Come già avvenne durante la manifestazione Rolly Days – Danza organizzata dal Comune di Genova nel 2013, in cui la danza contemporanea aveva incontrato l’arte antica dei palazzi nobiliari genovesi, l’occasione di FuoriFormato è per Rete Danzacontempoligure l’opportunità di presentare i linguaggi differenti degli artisti coinvolti. Progetti site-specific dove la danza e l’importanza del gesto coreografico rimangono elementi necessari per affermare la propria identità.

    È il caso di Koinè Genova, che durante la serata del 28 giugno, alle ore 21.00, presenterà il proprio lavoro Tra_passato_remoto (30′), con Serena Loprevite, Rocco Colonnetta e Alice Montagna. Avvicinarsi, allontanarsi, rincorrersi e afferrarsi, azioni danzate quelle di Koinè Genova che realizzano le proprie performance con una particolare attenzione alla poetica del gesto nel contesto urbano.

    La serata del 29 giugno, sempre a partire dalle ore 21.00, vede la presentazione del primo studio breve di MAMIHLAPINATAPAI, La marionetta – I fili visibili e quelli invisibili (15′) – un’indagine sulla relazione. Gli artisti Nicoletta Bernardini e Matteo Alfonso sono l’esempio di come fare rete significhi unire provenienze solo in apparenza lontane. Una danzatrice (Bernardini) e un attore (Alfonso) indagano su come lo spazio esterno possa intervenire sulla loro conversazione danzata.

    Nel corso della stessa serata, a seguire, Soliloquio a due – work in progress studio #1 (25’): il lavoro di Francesca Pedullà e Sabrina Marzagalli è la prima tappa di una storia biografica, tra esperienze, organiche e individuali, di cura e pratica. Il corpo della Pedullà, danzatrice unica in scena, andrà a dialogare o coincidere con i disegni e i ritratti corporei della Marzagalli, docente di Anatomia artistica all’Accademia di Belle Arti di Genova. Lo spettacolo è realizzato con il supporto di Progetto Maia 2016, a cura di Teatro Akropolis, di cui torneremo a parlare nei prossimi appuntamenti dedicati a FuoriFormato.

    La serata conclusiva del 30 giugno, a partire dalle ore 19.00, propone il lavoro di Davide Francesca e Marco Democratico, BodyCaking®[Belladonna] (35′) per Red Carpet Cake Design®. Con l’installazione sonora di Luca Serra e il corpo di Olivia Giovannini, le decorazioni di zucchero, decontestualizzate dal mondo dei dolci da cerimonia, diventano vestito, fragile gabbia che il corpo prima accoglie e poi rifiuta, ribellandosi ad un canonico concetto di bellezza.

    Sempre durante l’ultima serata del 30 giugno viene presentata la performance di Nicola Marrapodi, Ecce Puer (30′). Appartenente a Rete Danzacontempoligure ma anche membro di DEOS – Danse Ensemble Opera Studio diretto da Giovanni Di Cicco, Marrapodi presenta il proprio lavoro in collaborazione con Roberto Orlacchio. Qui il corpo in scena dialoga in solitudine con l’elemento dell’acqua, come ritorno primordiale allo scorrere dei tempi della vita liquida.


    Marina Giardina

  • FuoriFormato, una tre giorni genovese tra danza, videodanza e performance

    FuoriFormato, una tre giorni genovese tra danza, videodanza e performance

    fuoriformato-logo-quadratoUltimi preparativi per FuoriFormato, la rassegna di danza, videodanza e performance in programma tra il 28 e il 30 giugno prossimi a Palazzo Ducale, Palazzo Bianco e Palazzo Tursi, nell’ambito del festival Genova Outside(R) Dance(R), già avviato da alcune settimane con appuntamenti in tutta la città. Organizzato da Comune di Genova, in collaborazione con Teatro Akropolis, Rete Danzacontempoligure, Augenblick Associazione Culturale e Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, FuoriFormato si propone come una tre giorni di approfondimento e ricerca interamente focalizzata sulla danza contemporanea, con un ricco ventaglio di eventi, tra ricerca e sperimentazione, che mettano in dialogo la proposta locale con una sempre crescente curiosità verso quanto accade su scala internazionale. L’ingresso alla rassegna sarà gratuito e aperto a tutta la cittadinanza ed Era Superba, media partner ufficiale della rassegna, accompagnerà questi giorni di attesa con curiosità e approfondimenti sugli eventi in calendario.

    La danza è un oggetto duttile, al centro di una verifica incessante che passa attraverso linguaggi e generi differenti. La sezione dal vivo di FuoriFormato, diretta da Teatro Akropolis e Rete Danzacontempoligure, vedrà il costituirsi di un programma di spettacoli con oltre trenta artisti coinvolti, un grande contenitore dove troveranno spazio e sintesi alcune delle più interessanti realtà nel campo della danza contemporanea ligure. L’occasione è unica per assistere, in forma organica, ai risultati delle ricerche dei danzatori più importanti attivi sul territorio, nel tentativo di rispondere alla domanda sul senso e le prospettive della danza oggi, a Genova, in Italia e non solo. La selezione degli artisti coinvolti evidenzia immediatamente la pluralità delle proposte e delle visioni che animano la comunità artistica della nostra regione, declinandosi secondo stili, percorsi e anche generazioni differenti, accomunati dal confronto con le tendenze nazionali e internazionali. Se nel merito dei singoli spettacoli potremo certamente tornare nel corso dei prossimi giorni, i nomi delle realtà coinvolte parlano già chiaro: alla danza urbana di KoinéGenova (Tra_Passato_Remoto) si affiancheranno l’assolo di Roberto Orlacchio (Un canto costante), le ricerche di Once Danzateatro (Soggezione), di Cristiano Fabbri (Tracciati), di Nicoletta Bernardini e Matteo Alfonso (Mamihlapinatapai – Un’indagine sulla relazione), il work in progress di Francesca Pedullà e Sabrina Marzagalli (Soliloqui a due #1), le performance di Maria Francesca Guerra (Sinfonia per corpo solo), Davide Francesca e Olivia Giovannini (BodyCaking®[Belladonna]) e Nicola Marrapodi (Ecce puer).

    Alla sezione dal vivo si affiancherà – novità pressoché assoluta per Genova – il contest di videodanza internazionale Stories We Dance, a cura di Augenblick Associazione Culturale. Inseguendo un principio di trasversalità dei linguaggi, il focus sulla videodanza, genere al centro di una sempre più fertile discussione ed evoluzione nel panorama contemporaneo, ha portato al lancio di una call internazionale, cui hanno aderito 98 candidature da tutto il mondo. Tra queste, solo 14 e quasi tutti in anteprima italiana sono stati i film selezionati per la serata di proiezione finale, giovedì 30 giugno a partire dalle ore 21 a Palazzo Ducale. Alla proiezione dei film seguirà il giudizio di una giuria di esperti, composta da Lucia Carolina De Rienzo, project manager di COORPI – Coordinamento Danza Piemonte, Emilia Marasco, docente di Storia dell’Arte Contemporanea e scrittrice, Gaia Clotilde Chernetich, critica e studiosa di danza e teatro, Gaia Formenti, scrittrice, sceneggiatrice e filmmaker, e Simone Magnani, danzatore, coreografo e insegnante. A loro spetterà l’assegnazione di un primo premio in denaro (500 Euro) e delle menzioni alla miglior regia, alla miglior coreografia, al miglior performer e al miglior story-concept. Anche il pubblico presente alla serata finale sarà chiamato a esprimere la propria preferenza, determinando il film vincitore di un premio ad hoc. Ad anticipare la serata finale, una tavola rotonda – mercoledì 29 giugno alle 18 a Palazzo Ducale – composta da Augenblick e dagli stessi membri della giuria, il cui obiettivo sarà un confronto sui diversi approcci alla videodanza attraverso gli sguardi eterogenei di chi programma i festival, di chi fa critica, di chi studia e lavora con il linguaggio e la comunicazione legata agli audiovisivi. Una tappa importante nella discussione attorno a un’arte in contatto con il proprio tempo, della quale Genova potrà conoscere alcuni dei risultati più sorprendenti nel panorama internazionale contemporaneo.

    Marco Longo

  • Il Suq diventa “maggiorenne” ma Regione Liguria e Comune di Genova disinvestono sull’intercultura

    Il Suq diventa “maggiorenne” ma Regione Liguria e Comune di Genova disinvestono sull’intercultura

    Festival-Suq-a-Genova-il-mercato-foto-S.Losso_Giovedì 16 giugno parte la diciottesima edizione del Suq Festival. Quella di quest’anno sarà una manifestazione che dimostra la maturità dell’evento, la maggiore età. “Generazioni memoria e futuro” è il tema su cui si basa il festival 2016. Era Superba, collaboratore ufficiale della kermesse, ha incontrato Carla Peirolero, ideatrice e direttrice artistica dell’evento, che ha raccontato le idee alla base di questa edizione e le non poche difficoltà a portare avanti un progetto del genere: «Il Suq rappresenta un momento d’incontro e di confronto tra quello che è stato e quello che accade oggi. E’ un punto da cui partire per riflettere su quello che sarà. Cominciando dalla storia, analizzando gli avvenimenti di attualità cerchiamo di costruire un futuro migliore».

    Non a caso il Suq è il teatro del dialogo, patrocinato dall’Unesco, Commissione nazionale Italiana, dal ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, sostenuto dal MiBACT e best practice d’Europa, l’unico festival del genere in Italia, capace di unire lingue, culture, provenienze.

    Quest’anno sono 35 i paesi che portano all’interno del gran bazar scenografico parte della propria cultura, chi con l’arte, chi con la gastronomia, chi con l’artigianato. In programma in questa edizione, la stagione teatrale più ricca e interessante che mai: musica, arte e spettacoli per un totale di 100 eventi. Moltissimi palcoscenici, con la novità della Terrazza del Museo Luzzati, poi tavolate conviviali, meticciati sonori, testimoni illustri, laboratori, buone pratiche per l’ambiente, il bazar dei popoli, con una rete eccezionale di ristoratori, artigiani, associazioni che fanno vivere il Suq ogni giorno.

    L’obiettivo comune a tutti gli eventi di quest’anno è di far riflettere sull’attualità: «Parleremo dei temi moderni – aggiunge Peirolero – come l’immigrazione, ricordando quando eravamo noi a emigrare e a inserirci in altri paesi, approfondiremo il tema della figura della donna, di come è cambiata negli anni, in molti, ma non in tutte le parti del mondo».

    Il festival, anche quest’anno, rappresenterà l’inizio dell’estate e sarà un momento di festa e divertimento per Genova, ma soprattutto il teatro del dialogo tra le differenze. «Il Suq è stato spesso etichettato come la festa del folklore, che è sicuramente una parte importante della cultura – conclude Peirolero – ma quest’anno vogliamo che cambi aspetto. Sarà cresciuto e maturo».

    I tagli e le non risposte delle istituzioni

    Integrazione delle fasce più deboli, dialogo tra le diversità, più cultura accessibile a tutti per un segnale forte verso l’inclusione sociale, sono alcuni degli obiettivi che il Suq vuole raggiungere e sono anche gli slogan ripetuti più volte dalle istituzioni. Eppure i due punti di vista sembrano non convergere nei fatti. La Regione Liguria quest’anno ha tagliato 20 mila euro per le attività formative, portate avanti da sette anni con successo dagli artisti del Suq. Il finanziamento al progetto “Intercultura va a Scuola” quest’anno è stato sospeso. «I laboratori teatrali, gli incontri e le lezioni in Istituti con classi problematiche, le conferenze-spettacolo – sostiene Peirolero – che rappresentano solo una parte del programma “Intercultura va a Scuola”, hanno dimostrato che le differenze in arte sono un valore e che l’ascolto e la relazione si possono imparare con il teatro e la musica. In alcuni casi, un antidoto alla dispersione scolastica, di cui ci si cruccia senza però salvare quelle attività che è dimostrato possono offrire un aiuto». Da gennaio a giugno, dal 2009 a oggi, più di 5.000 studenti sono stati coinvolti su tutto il territorio ligure, dalla Spezia a Imperia. «E’ stato compromesso un patrimonio di esperienze, che educava nella pratica, grazie alla multietnicità della Compagnia del Suq, all’incontro tra i popoli e al rifiuto delle discriminazioni».

    Le divergenze tra istituzioni e Suq non finiscono qui. Anche per la manifestazione estiva, la Regione ha tirato la cinghia, o meglio, alle soglie della festa d’inaugurazione non ha ancora fatto sapere nulla riguardo i finanziamenti: «Non abbiamo avuto nessuna risposta dei 30 mila euro richiesti per l’evento» «Il silenzio – prosegue – rischia di mettere i bastoni tra le ruote a una realtà che funziona. Un evento che è riconosciuto a livello europeo e ministeriale dovrebbe avere più certezze». Per ottenere i finanziamenti regionali, il 10% del costo complessivo, il Suq, quest’anno, ha partecipato al bando “Grandi Eventi”, bando in cui convergono tutte le attività della Liguria.

    Anche il Comune in tema di sponsorizzazioni non si pronuncia. Nonostante il Suq sia una grande opportunità per Genova, portando 70 mila visitatori in 10 giorni, l’assessorato alla cultura non ha messo a disposizione nemmeno un euro. «Lo sponsor quest’anno è direttamente Iren – ricorda la direttrice – ed è curioso che il Suq non venga messo a bilancio in Comune. Non siamo così importanti?».

    I numeri del Suq

    Il Festival Suq è una manifestazione complessa, articolata, un evento organizzato, reso fattibile, coordinato e seguito da un team che, sotto data, conta fino a 53 persone. Dietro le quinte, o meglio dietro tendoni del gran bazar, lavorano tutto l’anno 3 soci fondatori, 11 ordinari e 600 soci sostenitori, il cuore che anima il Suq da 18 anni. «Lavoriamo costantemente tutto l’anno – racconta Peirolero – chi a tempo pieno, chi mezza giornata, ma tutti mettiamo passione e dedizione per questo progetto». Il costo complessivo del Suq, valutato dagli esperti in 700 mila euro, il triplo di quello sostenuto in questa edizione, è coperto per l’80% dagli sponsor, dalle quote associative, eppure la manifestazione continua a essere quasi totalmente gratuita, solo gli spettacoli hanno un costo di 5 euro, oltre naturalmente ai banchetti.

    Un patrimonio per la città e un presidio di quell’interculturalità vivace e festosa di cui mai come oggi abbiamo bisogno. Forse, varrebbe la pena considerare meglio quello che è stato e quello che accade, quello che sarà e quello che potrebbe non essere più.

    Elisabetta Cantalini

  • L’Universo di Greenaway: dal cinema alla pittura, passando attraverso la poesia

    L’Universo di Greenaway: dal cinema alla pittura, passando attraverso la poesia

    greenway-peter-festival-poesiaL’edizione 2016 del Festival Internazionale della Poesia “Parole Spalancate”, organizzato dal Circolo dei Viaggiatori nel Tempo, incomincia con un affollato prologo, presagio di un’edizione scoppiettante quanto suggestiva. Alla Galleria d’Arte Moderna di Nervi si è infatti svolta la presentazione della prima parte di “Greenaway’s Universe” mostra composta da 55 opere del regista e pittore gallese che sarà esposta dal 10 giugno al 2 ottobre. Conosciuto più per i suoi film, amati dalla critica e sempre molto discussi, il 74enne Peter Greenaway ebbe un primo amore proprio con la pittura, e solo in seguito si trovò a lavorare nel cinema, dove ha comunque mantenuto l’ approccio visivo che tuttora lo caratterizza.

    Greenway, giunto in città come ospite di punta della rassegna poetica, deve essersi comunque sentito a casa, poiché è stato accolto dal classico “british weather” che ha lucidato di pioggia i prati dei parchi ma non ha allontanato un pubblico numeroso e attento.

    Il 18 giugno, al termine del Festival, sarà aperta presso la sede delle Raccolte Frugone (Villa Grimaldi Fassio, Capolungo) la seconda parte della mostra, con 44 inchiostri su carta ispirati al regista russo Eisenstein, figura centrale dell’ultimo film di Greenaway, “Eisenstein in Messico”.

    Il Festival Internazionale di Poesia

    In totale le iniziative del festival Parole Spalancate sono oltre 100 e vedono coinvolte varie zone della città con installazioni artistiche, reading all’aperto, escursioni guidate e concerti. Non mancano i tradizionali appuntamenti fissi che si svolgono nel centro storico di Genova: i percorsi poetici e il Bloomsday il 16 giugno (una lettura integrale, itinerante e collettiva dell’Ulisse di Joyce). Ma quest’anno tutte le attività sono state precedute dalle proiezioni dei principali film del regista in varie sale di Genova e Savona, e si chiuderanno con “I misteri del giardino di Compton House” nell’Arena Estiva di Nervi.

    Contemporaneamente con la seconda parte della Mostra, verranno messi in visione i cortometraggi dell’autore, girati dal 1967 al 2015, cortometraggi di cui ieri, in occasione della presentazione alla Gam, è stato dato un assaggio con “The European showerbath” accompagnato dalla colonna sonora eseguita live dal quintetto Architorti, che è risultato singolarmente suggestivo.

    Il Festival Internazionale di Poesia si conferma essere rassegna di punta, anche se ogni anno sfida la carenza di mezzi finanziari: qualche anno fa un organizzatore disse ironicamente, ma non troppo, che l’aggettivo spalancate «voleva dire senza palanche»: nella realtà, invece, è un appuntamento che si sa aprire al mondo, con idee sempre fresche e dal sapore cosmopolita. Genova ricambia, partecipa e ringrazia: la poesia è un lusso che tutti si possono permettere.


    Bruna Taravello