Tag: lavoro

  • Ex Centrale del latte: quale futuro per i lavoratori e per l’area di Fegino?

    Ex Centrale del latte: quale futuro per i lavoratori e per l’area di Fegino?

    centrale-latte-genova-feginoL’ex centrale del latte di Feginochiusa definitivamente il 4 ottobre 2012 da Parmalat Lactalis – torna al centro della scena. Ad oltre un anno di distanza dalla cessazione delle attività, infatti, ancora non si conosce la futura destinazione dell’area e soprattutto quale ricollocazione occupazionale è prevista per i 63 lavoratori – alcuni reimpiegati in altre attività del gruppo – oggi messi in cassa integrazione speciale.

    Se ne discuterà Mercoledì 4 dicembre ore 14:30 in occasione di una seduta monotematica del Consiglio del Municipio Valpolcevera (presso la sede di via C. Reta 3), alla presenza dell’assessore al Lavoro della Regione Liguria, Enrico Vesco e dell’assessore allo Sviluppo Economico del Comune di Genova, Francesco Oddone. I cittadini sono invitati a partecipare per dire la loro su un argomento molto sentito in vallata.

    Tutti i gruppi consiliari della Valpolcevera hanno presentato una mozione congiunta in cui si fa il punto della situazione, ripercorrendo le ultime vicende «… nel corso dei mesi intercorsi dalla chiusura della Centrale del Latte di Fegino ad oggi sono apparse sui quotidiani cittadini diverse notizie relative ai progetti di destinazione dell’area e sulle difficoltà di trovare soluzioni compatibili con l’interesse generale dell’intera città; la Giunta del Comune di Genova ha in più occasioni manifestato la propria contrarietà alla destinazione dell’area a centro commerciale come invece proposto dai proprietari; lo stato di attuale indeterminatezza e difficoltà a trovare un accordo tra i proprietari dell’area e il Comune rischia di creare conseguenze insostenibili soprattutto per i lavoratori ancora in cassa integrazione».

    «Considerato che è un preciso impegno di questo Municipio collocare il “lavoro prima di tutto” – si legge nel documento – appare opportuno e doveroso continuare a mantenere viva l’attenzione su tale problematica che si colloca in un contesto territoriale, quello della Valpolcevera, già afflitto da livelli di povertà, disagio sociale e conflittualità, notevoli rispetto ad altre realtà della città».

    Per tali motivi, il Consiglio del Municipio V Valpolcevera «Impegna la Presidente del Municipio e la Giunta affinché venga richiesto al Comune e alle altre istituzioni e soggetti coinvolti: quali siano i progetti attualmente al vaglio per la destinazione dell’area, anche alla luce delle recenti informazioni apparse sui mezzi di comunicazione; quali soluzioni fattive e realizzabili possano essere adottate in tempi brevi, anche a prescindere dai progetti più ampi di destinazione dell’area; un concreto impegno affinché si possa trovare una soluzione positiva di ricollocazione lavorativa per tutti i lavoratori attualmente in cassa integrazione che scadrà ad ottobre 2014».

     

    Matteo Quadrone

  • Università di Genova: borse di studio per tirocini all’estero

    Università di Genova: borse di studio per tirocini all’estero

    Palazzo dell'UniversitàVentiquattro borse di studio di quattromila euro lordi ciascuna per tirocini all’estero: questo il nuovo progetto dell’Università degli Studi di GenovaPorta la laurea in azienda‘, nato per favorire l’ingresso nel mondo del lavoro dei giovani studenti universitari.

    Il tirocinio si svolgerà in uno Stato membro dell’Unione Europea o dello Spazio Economico Europeo per venti/ventidue settimane, per un totale di almeno 600 ore; il periodo di inizio deve essere compreso tra il 13 gennaio e il 17 febbraio 2014, la conclusione entro l’8 agosto 2014.

    Requisiti richiesti, sono la laurea conseguita presso l’Università degli Studi di Genova con voto minimo 99/110; età non superiore ai trent’anni; universitari di master o dottorato di ricerca al momento della presentazione della candidatura e sino alla conclusione del tirocinio; non aver mai beneficiato o non aver mai rinunciato, se vincitori, di una borsa del progetto ‘Porta la laurea in azienda’ per lo svolgimento di tirocini all’estero; non beneficiare, nel periodo di svolgimento del tirocinio previsto dal bando, di altro contributo previsto da altri programmi/progetti per tirocini all’estero e/o mobilità; non essere cittadini/residenti/domiciliati nello Stato dove si svolge il tirocinio; essere cittadini di uno Stato membro della Unione Europea oppure, se cittadini extracomunitari, essere regolarmente soggiornanti in Italia.

    Per partecipare è necessario consultare il bando nel sito dell’Università di Genova (clicca qui) e poi attivarsi per la ricerca del tirocinio: le domande devono essere presentate entro il 4 novembre 2013.

  • Servizio civile nazionale: 159 posti disponibili per i giovani liguri

    Servizio civile nazionale: 159 posti disponibili per i giovani liguri

    Il Servizio Civile in LiguriaIl Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale, delle Regioni e delle Province autonome ha pubblicato il bando per il servizio civile nazionale 2013: in Liguria saranno 159 i posti disponibili per i ragazzi tra 18 e 28 anni per 29 progetti presentati dagli enti accreditati.

    Le domande (scaricabili cliccando qui) devono essere presentata all’Ente presso il quale si vorrebbe prestare servizio entro le ore 14 del 4 novembre tramite invio di posta elettronica certificata, raccomandata con ricevuta di ritorno o consegna a mano.

    Il servizio civile nazionale comporta l’impegno di 30 ore settimanali distribuite diversamente a seconda del progetto e una retribuzione mensile di 433 euro.

    Ogni candidato puo’ presentare una sola domanda, per tutte le informazioni specifiche è necessario consultare il sito del C.L.E.S.C., il coordinamento ligure enti servizio civile.

    Per tutte le informazioni specifiche sul bando e sui progetti attivati in Liguria, è necessario cliccare qui.

    NB Il bando è stato riaperto per i cittadini stranieri.

  • Piaggio Aero: ancora nessun piano industriale, lavoratori a rischio

    Piaggio Aero: ancora nessun piano industriale, lavoratori a rischio

    Piaggio Aero. Sestri PonenteContinua a regnare l’incertezza sul destino di Piaggio Aero – storica industria aeronautica attiva sia nella progettazione e manutenzione di velivoli completi che nella costruzione di motori aeronautici e componenti strutturali – soprattutto per quanto riguarda lo stabilimento genovese di Sestri Ponente (vedi la nostra inchiesta del giugno scorso). Ormai da mesi i 1300 lavoratori di Sestri Ponente e Finale Ligure attendono di conoscere il piano industriale che dovrà delineare le strategie future del gruppo.

    Oggi, secondo le ultime indiscrezioni trapelate, sarebbe imminente una svolta negli assetti societari con la riconferma degli attuali soci – le famiglie Di Mase e Ferrari, Mubadala Aerospace (Business Unit del gruppo Mubadala Development Company di Abu Dhabi), Tata Limited (società britannica del gruppo Tata) – e un aumento di capitale. «Sino a poche settimane fa i rumors davano per probabile il passaggio del timone dell’azienda alla Mubadala Development Company – si legge su “La Stampa”, edizione di Savona (26/09/2013) – Sarebbe stato Di Mase a vendere le sue quote. Pochi giorni fa, dopo lunghe trattative, sarebbe emersa invece una nuova soluzione che prevede il mantenimento dell’attuale squadra di soci pronti a fare, quello sì indispensabile, l’aumento di capitale, si parla di circa 120 milioni di euro tanto per incominciare».
    Per ora è d’obbligo il condizionale e non si conoscono altri particolari. Sicuramente, però, è innegabile che l’incertezza sull’assetto della società stia pesando negativamente sull’attività di Piaggio Aero. Adesso gli scenari potrebbero cambiare radicalmente. Ma in questa fase risulterà determinante soprattutto la ricapitalizzazione della società ed il conseguente programma di sviluppo.

    «Aspettiamo il piano industriale che riguarderà tutto il gruppo Piaggio Aero, ma la nostra preoccupazione è che possa colpire in misura maggiore lo stabilimento di Genova», così tutte le organizzazioni sindacali descrivono il momento. Senza dubbio il nascente sito produttivo di Villanova d’Albenga (che sostituirà quello di Finale Ligure) ha migliori prospettive rispetto a Sestri Ponente, dati gli ampi spazi a disposizione che, in teoria, potrebbe accogliere anche parte delle attività oggi svolte a Genova. «Ma ciò non deve accadere perché vogliamo sia rispettato l’accordo di programma che garantisce la sopravvivenza di entrambi gli stabilimenti», ribadiscono i sindacati.
    Tuttavia, il dubbio continua ad aleggiare sopra la testa dei lavoratori genovesi che l’hanno recentemente esposto anche al sindaco Marco Doria invitandolo ad impegnarsi in prima persona affinché sia tutelato l’insediamento industriale di Sestri Ponente.
    Allo stato attuale lo stabilimento di Genova è praticamente fermo con metà dei 540 lavoratori in cassa integrazione. Ammortizzatore sociale che scadrà il prossimo dicembre. «Probabilmente si chiederà la proroga – continuano i sindacati – ma quest’ultima è legata agli investimenti che qui non sono stati ancora effettuati». Come ad esempio la cabina di verniciatura dei veicoli che risulta indispensabile ai fini della continuità produttiva.
    «È fondamentale che la città prenda una forte posizione – concludono i rappresentanti sindacali – esprimendo apertamente la volontà di mantenere lo stabilimento di Sestri Ponente con tutti i suoi dipendenti».
    Resta il silenzio dell’azienda con tutto il suo carico di cattivi presagi sotto forma di possibili esuberi. D’altra parte è inevitabile che senza idee precise di sviluppo e scelte chiare sulle strategie future, qualunque rilancio sarà impossibile.

     

    Matteo Quadrone

  • Ex Centrale del Latte di Genova, spunta il progetto di Confindustria

    Ex Centrale del Latte di Genova, spunta il progetto di Confindustria

    centrale-latte-genova-feginoUn pool di aziende top secret del settore manifatturiero, coordinate da Confindustria, potrebbe rilevare l’area di Fegino dove un tempo sorgeva la Centrale del Latte di Genova. L’assessore allo sviluppo economico, Francesco Oddone, ha annunciato la novità ieri in Consiglio comunale, rispondendo a un articolo 54 del consigliere Gianpaolo Malatesta, che chiedeva informazioni sul futuro dei lavoratori attualmente in cassa integrazione.

    «Per risolvere la questione dell’ex Centrale del Latte – ha detto Oddone – il Comune ha chiesto la collaborazione di Confindustria Genova, che si è mossa molto attivamente e ha costituito un gruppo di imprese interessate all’acquisizione dell’area. Ne è nato un progetto, presentato venerdì scorso a Parma ai rappresentati italiani di Lactalis – Parmalat, che consentirebbe il mantenimento della destinazione produttiva dell’area, per di più con una vocazione non inquinante».

    «Neppure il presidente Zampini conosce il nome delle aziende coinvolte» fanno sapere da Torre San Vincenzo. La segretezza, dunque, al momento è d’obbligo. Anche perché la trattativa è ancora in una fase preliminare. Dopo l’incontro di Parma, infatti, la palla è passata ai proprietari francesi di Lactalis, che dovranno decidere se intavolare o meno la trattativa con le aziende legate a Confindustria. Per il momento, comunque, niente nomi e niente cifre. L’unica indiscrezione che filtra riguarda la vocazione manifatturiera degli interessati che andrebbero a creare un nuovo sito produttivo diversificato, anche se non nel campo del latte.

    Il passaggio di proprietà dell’area di Fegino potrebbe finalmente mettere tutti d’accordo. In primis, i lavoratori di cui si farebbero carico le nuove società; poi il Comune, che tiene ferma la volontà di non cambiare la destinazione d’uso dell’area da produttiva a commerciale. Su questo punto il Comune non è disposto a cedere, come ha dimostrato ancora una volta il confronto, a tratti anche molto acceso, andato in scena giovedì scorso in Regione, tra i rappresentati delle istituzioni genovesi e gli emissari di Lactalis.

    Infine, anche l’attuale proprietà dei terreni potrebbe trarre diversi vantaggi dalla vendita, ponendo fine al continuo scontro con le istituzioni genovesi che hanno già negato più volte la disponibilità a far costruire in quella zona un nuovo centro commerciale. Inoltre, la società francese non dovrebbe farsi carico della manutenzione delle attuali strutture e dei costi di reintegro dei lavoratori, e potrebbe trarre i benefici economici della vendita a prezzo di mercato di un’area a destinazione industriale.

    Le sensazioni, per una volta, sembrano positive. Dopo la repentina uscita di scena di un’azienda del settore della logista portuale e aeroportuale, scapatta in seguito alla richiesta economica presentata da Lactalis e all’impossibilità di reimpiegare tutti i lavoratori fuoriusciti da Parmalat, e dopo il muro contro muro tra Comune e il gruppo francese, finalmente è stata messa sul tavolo una proposta potenzialmente soddisfacente per tutte le parti in causa.

    Intanto, gli ex dipendenti della Centrale del Latte proseguono la cassa integrazione. Il piano sociale sottoscritto in seguito alla chiusura dello stabilimento genovese, infatti, prevedeva un anno di cassa, rinnovabile nel caso in cui l’azienda fosse riuscita a reimpiegare almeno il 30% dei lavoratori fuoriusciti. Situazione che, nei fatti, si è verificata.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Lavoro all’Università di Genova: concorsi per tecnici amministrativi

    Lavoro all’Università di Genova: concorsi per tecnici amministrativi

    Via Balbi, Università di GenovaL’Università di Genova ha aperto cinque bandi di concorso per titoli ed esami finalizzati ad assumere a tempo indeterminato cinque tecnici amministrativi. I bandi sono rivolti a cittadini italiani o dell’Unione Europea con posizione regolare nei confronti dell’obbligo di leva, godimenti dei diritti civili e politici e che non siano mai stati destituiti dall’impiego presso una pubblica amministrazione.

    Questi i profili richiesti, con rimando al testo integrale del bando:

    1) Area sviluppo edilizio: categoria EP posizione economica EP1, area tecnica, tecnico-scientifica (scarica il bando e il fac simile della domanda)

    2) Area sviluppo edilizio: categoria D posizione economica D1, area tecnica, tecnico-scientifica ed elaborazione dati (scarica il fac simile della domanda)

    3) Dipartimento di scienze della terra, dell’ambiente e della vita: categoria D posizione economica D1, area tecnica, tecnico-scientifica ed elaborazione dati (scarica il fac simile della domanda)

    4) Dipartimento di scienze chirurgiche e diagnostiche integrate: categoria B posizione economica B3, area socio sanitaria (scarica il fac simile della domanda)

    5) Dipartimento di farmacia: categoria C posizione economica C1, area tecnica, tecnico-scientifica ed elaborazione dati (scarica il fac simile della domanda)

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Crisi, cercasi dibattito serio: il punto dopo la telenovela estiva

    Crisi, cercasi dibattito serio: il punto dopo la telenovela estiva

    futuroL’estate ci ha lasciato in eredità tanti temi politici di cui discutere: l’incerto futuro del pregiudicato Berlusconi, la conseguente fragilità e inconsistenza del governo Letta-cunctator, le manovre per smantellare la Costituzione, lo psico-dramma della “instabilità politica”, il “protagonismo” di Napolitano, l’inarrestabile ascesa di Renzi, i dilemmi in casa 5 stelle per un’improbabile futura alleanza con il PD, la “abolizione” dell’IMU, le agghiaccianti ipotesi del ministro dell’economia circa nuove svendite del patrimonio pubblico, l’approssimarsi del cruciale appuntamento delle elezioni tedesche, ed infine i venti di guerra in Siria. Tuttavia entrare nel dettaglio di questi temi senza avere prima riepilogato il quadro generale, lo scenario sullo sfondo del quale si agita tutto questo balletto, significa occuparsi della pagliuzza ignorando la trave. E la trave oggi è il dibattito economico sulle ragioni e il superamento della crisi.

    Come siamo finiti in recessione? Come (e quando) ne usciamo? Dalla risposta a queste domande dipendono evidentemente le politiche economiche che vengono elaborate in risposta alla crisi; cioè quelle stesse politiche che poi vengono somministrate ai paesi in difficoltà come il nostro. Il che genera, com’è naturale attendersi, un dibattito molto acceso tra gli economisti. Eppure, nonostante l’evidente impatto di questa discussione per il nostro immediato tenore di vita, un’opinione pubblica distratta e impreparata ne rimane del tutto all’oscuro oppure ne ricava una visione completamente distorta.

    Questa anomalia è la chiave di volta per comprendere la cornice in cui ci muoviamo, per avere cioè un quadro di riferimento alla luce del quale valutare i singoli episodi politici. Per questo motivo occorre riprendere il nostro percorso a partire da qui: ossia dal totale travisamento che il tema della crisi economica subisce quando si passa dal piano scientifico al piano divulgativo, e quindi dal modo in cui ciò condiziona il dibattito politico.

     

    IL LATO DELL’OFFERTA

    lavoroSuona complesso, ma, almeno a un livello generale, la questione è in realtà piuttosto semplice. Pensiamo alle esortazioni che tutti i santi giorni qualche organismo europeo sente il dovere di rivolgerci: che cosa “ci chiede l’Europa” attraverso l’austerity? Essenzialmente due cose: 1) tagliare la spesa pubblica e 2) varare “riforme strutturali”. Le riforme strutturali sono, per un verso, riforme che impediscano l’accumulo nel tempo di eccessiva spesa (e quindi di debito), per l’altro sono semplicemente liberalizzazioni (meno vincoli, meno burocrazia, maggiore concorrenza, eccetera).

    A questa ricetta sono dunque sottesi precisi presupposti teorici. C’è l’idea che lo Stato sia un attore economico sostanzialmente inefficiente e che sia quindi preferibile limitarne il peso. E poi, all’opposto, c’è l’idea che il mercato, se lasciato libero di spiegarsi al meglio, sia in grado di trovare da solo l’assetto produttivo più soddisfacente. La crisi, coerentemente, dipenderebbe proprio dal tradimento di questi presupposti: cioè lo Stato è intervenuto troppo, generando debito pubblico, mentre il settore privato, gravato da “lacci e lacciuoli”, non è stato abbastanza efficiente. Dunque, riducendo il ruolo dello Stato e agendo su quello che si chiama il “lato dell’offerta” (la competitività di chi produce beni e servizi), sarebbe possibile uscire dalla crisi.

    Tutto questo dovrebbe suonare familiare al lettore; non tanto perché questa teoria sia in effetti materia di dibattito in Italia, quanto piuttosto per il fatto che essa è la base stessa del dibattito. Sia a livello politico che a livello giornalistico, infatti, da destra a sinistra e per tutto l’arco parlamentare, la discussione verte intorno a quali spese ridurre e in che modo essere più produttivi. Che si tratti degli F-35 o delle pensioni, delle provincie o degli insegnanti di sostegno, è comunque scontato che nel complesso siamo di fronte ad un gioco a somma negativa, ossia che qualcosa da qualche parte bisogna tagliare per forza. Ed è altrettanto scontato che sia necessario migliorare la competitività del paese rispetto all’estero (privatizzando, creando una forza lavoro con costi convenienti per le imprese, attirando i capitali, liberalizzando, tranquillizzando i mercati, eccetera).

    Dunque, se questo dibattito in Italia ha un qualche senso, dobbiamo aspettarci che non ci siano a livello scientifico altre interpretazioni possibili. Cioè, se ci fossero molti famosi accademici, e non solo strampalati predicatori del web, che si mostrassero contro il contenimento della spesa pubblica, prima o poi questa idea sarebbe già filtrata anche nell’opinione pubblica, e qualche giornale o qualche partito si sarebbe messo a cavalcare questa linea. Il fatto che nessuno parli di aumentare la spesa, è la miglior prova che l’idea non ha il sostegno di questa enorme schiera di economisti.

    E invece si da il caso che questo schiera ci sia.

     

    IL LATO DELLA DOMANDA

    lavoro_operai_cantiereEsiste una scuola di pensiero – che si rifà addirittura a quello che probabilmente è l’economista più famoso della storia (l’inglese John Maynard Keynes, 1883-1946) – che tra le sue fila annovera studiosi di grandissimo prestigio e straordinario rilievo accademico (compresi anche diversi premi nobel) tutti convinti che in tempi di crisi lo Stato si debba far carico di politiche espansive e investimenti, mettendo temporaneamente in secondo piano il problema del debito.

    Questo presuppone un quadro teorico completamente ribaltato: lo Stato ha una funzione positiva e i mercati devono essere normati, perché non sono in grado di auto-regolarsi. Anche la diagnosi della crisi segue un canovaccio opposto: i movimenti di capitali liberalizzati e senza regole stanno alla base degli squilibri che hanno portato alla recessione economica (prima) e all’esplosione dei debiti pubblici dei paesi periferici (poi).

    Ciò non significa che questi economisti accettino le sacche di clientelismo e corruzione presenti anche nello Stato italiano. Tanto meno negano l’opportunità di ridurre gli sprechi. Ciononostante essi sostengono che, in recessione, una politica che nel complesso produca tagli alla spesa è una politica miope, per il semplice motivo che la spesa di una persona è l’entrata di un’altra. In altri termini, sebbene sia indubbio che – per fare un esempio – la Calabria potrebbe trovare modi socialmente più utili per impiegare le migliaia di forestali di cui si è dotata negli anni, è anche vero che sarebbe una scelta suicida licenziarli in blocco, perché questi, insieme al loro stipendio, perderebbero anche potere di acquisto e propensione al consumo, contribuendo così alla depressione dell’economia.

    E’ questo il motivo per cui i salvataggi europei non stanno salvando nessuno: perché trascurano quello che si chiama il “lato della domanda”, ossia le politiche volte a raggiungere un determinato livello di reddito medio, in grado di sostenere la domanda di acquisto di beni e servizi. Ed è proprio la piccola, momentanea e fisiologica battuta d’arresto del rigore ad avere favorito il piccolo, momentaneo e fisiologico rimbalzo della crescita che si sta registrando in questo periodo.

     

    DESTRA E SINISTRA: IL “DIBATTITO” A UNA TESI SOLA

    La polemica potrebbe proseguire; e le ragioni delle due parti sono evidentemente molto più complesse di come è stato fin qui sintetizzato. Tuttavia ai fini del nostro discorso non è tanto importante capire chi abbia ragione, quanto evidenziare che esiste un dibattito a livello scientifico mondiale, che però è negato a livello politico europeo.

    Non lo dico io: lo ha scritto l’assai più influente Wolfgang Münchau in un articolo apparso su Der Spiegel (tradotto in italiano qui). Secondo il prestigioso editorialista del Financial Times, la SPD tedesca (ma lo stesso discorso si potrebbe fare anche per il nostro PD e per gran parte delle sinistre europee) è incapace di essere un’alternativa politica perché non possiede al fondo una visione politica alternativa: ossia il pensiero politico-economico e la narrazione della crisi fatta dai socialdemocratici è sostanzialmente coincidente con l’analisi della destra liberista. Negli ultimi trent’anni la sinistra ha progressivamente rimosso Keynes e lo stato sociale, per sposare il credo del libero mercato, tradendo così – aggiungo io – la sua funzione storica e trasformandosi nei fatti in una destra senza razzismo e senza omofobia.

    Negli Stati Uniti la contrapposizione politica ha almeno un po’ di senso economico: i repubblicani vogliono meno Stato, meno interferenze e meno tasse; i democratici più Stato, più diritti e più servizi pubblici. In Italia, invece, c’è questa curiosa diatriba tra liberisti “di destra” e liberisti di “sinistra”: come se il liberismo fosse un valore assoluto, quasi un sinonimo di “democrazia”, e l’identità di sinistra si esaurisse nell’elemosina a chi sta peggio e nei diritti delle minoranze (nel terzo millennio c’è ancora bisogno di discuterne…?).

    Eppure la “rinascita keynesiana” degli ultimi cinque anni, il successo del modello scandinavo, la politica espansiva di Giappone, Stati Uniti e Regno Unito stanno lì a dimostrare che c’è tutto lo spazio per realizzare una politica economica autenticamente sociale senza tornare al marxismo e senza scadere nel liberismo. Il paradosso che abbiamo di fronte è quello di una classe dirigente di sinistra che non sa (o non vuole) interpretare questo ruolo.

    (Siamo arrivati così al nodo centrale, il quadro di riferimento della nostra analisi. Avremmo poi modo di apprezzare nel concreto come questo stato di cose condizioni la vita politica del nostro paese e dell’Europa).

     

    Andrea Giannini

  • Corso barman a Genova: iscrizioni aperte da settembre 2013

    Corso barman a Genova: iscrizioni aperte da settembre 2013

    cocktail-bar-alcoolIl tuo sogno è lavorare in un bar, a stretto contatto con la gente? Per acquisire competenze in questo settore l’associazione Aibm Project di La Spezia (acronimo di Associazione Italiana Bartender & Mixologist) ha organizzato un corso per barman in diverse località della Liguria: iscrizioni aperte a Genova, Rapallo, Chiavari e Alassio sia per principianti sia per chi ha già esperienza in questo settore.

    Il corso si svilupperà in 13 incontri, ciascuno della durata di tre ore, in cui sarà approfondito il seguente programma:
    – La figura del bartender, dalle origini ai giorni nostri. Il lavoro del bar. Presentazione dell’AIBM e del metodo Italian Mixing Style.
    – Il corretto uso dei bicchieri, delle attrezzature e le dosi di servizio. Introduzione allo stile classico, con preparazione dei primi cocktails: Negroni, Americano.
    – I cocktails internazionali e di tendenza. La nuova codificazione IBA. L’acqua minerale, i vari tipi e il semplice servizio. I soft drink.
    – Introduzione al free pouring: l’uso del metal pour
    – Uso del Mixing glass e simulazione di cocktails internazionali. Segue preparazione dei seguenti cocktails: Dry Martini, Vodkatini.
    – La fermentazione e la distillazione.
    – Introduzione al free pouring: il conteggio.
    – Mixing glass: la famiglia Manhattan e Martini: realizzazione pratica di alcuni drink: Manhattan e Martini Sweet.
    – Pratica del free pouring con simulazione di drink.
    – La birra. Il servizio della birra.
    – Utilizzo dello strumento shaker: simulazione e preparazione di alcuni cocktail fatti con shaker.
    – Pratica del free pouring con simulazione di drink.
    – Il vino e i vini speciali, in particolare vermouth e vini liquorosi.
    – Lo shaker: preparazione dei seguenti cocktails IBA: il Kir e Aviation.
    – Pratica del free pouring con simulazione di drink (il V pour).
    – Il Cognac, il Brandy e l’Armagnac. L’uso dei distillati di vino nella miscelazione.
    – Utilizzo dello shaker per la preparazione dei seguenti drink IBA: Alexander e Sidecar.
    – Pratica del free pouring con simulazione di drink .
    – Gli spiriti chiari (Gin, Vodka, Tequila). Il loro utilizzo nella miscelazione.
    – Preparazione pratica di altri due cocktails: Margarita e Bronx.
    – Pratica del free pouring con simulazione di drink.
    – Drink making techniques.
    – Il Whisky e il Rum, il loro uso nella miscelazione.
    – Preparazione del Daiquiri e del Bacardi.
    – Pratica del free pouring con simulazione di drink.
    – Drink making techniques.
    – Intagli e decorazioni con frutta e verdura, per decorare i drink.
    – Lezione pratica interamente dedicata agli intagli con frutta e verdura per decorare i cocktails.
    – Pratica del free pouring con simulazione di drink.
    – Drink making techniques.
    – I liquori e gli aperitivi, cosa sono, come utilizzarli correttamente in ogni occasione.
    – Preparazione didattica del Mojito, seguito dalla dimostrazione didattica di un Caipirissima.
    – Pratica del free pouring con simulazione di drink.
    – La caffetteria: dal caffè al cappuccino. Le corrette tecniche di preparazione .
    – Preparazione pratica di un caffè e cappuccino. Corretto funzionamento della macchina del caffè, dosaggi, preparazione della crema di latte.
    – Esempio di un Irish Coffee (cocktail IBA).
    – Lo spumante e Champagne. Come si servono correttamente e come si valutano.
    – Metodi di servizio dello spumante e dello champagne.

    Al termine del corso vi sarà un esame finale teorico e pratico, che consisterà in una prova scritta e nella preparazione di un cocktail estratto a sorte (con tecnica classica). Chi supererà l’esame otterrà un attestato di partecipazione al corso.

    Unico neo: il corso è a pagamento, prevede infatti una quota di iscrizione di 390 € comprensiva di rimborso corso, materiale didattico, libro di testo, tessera associativa, copertura assicurativa ed attestato di partecipazione.

    Per info e iscrizioni telefonare al 348 5473802 o scrivere alla mail angelo.desimoni@aibmproject.it. Nelle prossime settimane saranno aperte le iscrizioni anche per un corso di corsi di fruit carving (l’intaglio della frutta a scopo decorativo) e caffetteria.

  • Sicurezza sul lavoro, addetti ai controlli: ancora nessuna assunzione

    Sicurezza sul lavoro, addetti ai controlli: ancora nessuna assunzione

    Ponte di Cornigliano, lavori in corsoCi eravamo lasciati sul finire di giugno in piena trattativa tra le parti – Regione e Asl 3 da una parte, sindacati dall’altra – in merito alla vertenza Psal (il servizio Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro dell’azienda sanitaria genovese). È nota, infatti, la carenza di personale che affligge il reparto – deputato a garantire la regolare applicazione delle norme vigenti in materia di sicurezza sul lavoro – mettendo a repentaglio il prosieguo dell’attività di controllo .

    A distanza di due mesi il sindacato autonomo Fials sollecita la convocazione del tavolo di confronto aziendale per l’applicazione di quanto sottoscritto nel verbale di conciliazione (siglato il 3 luglio scorso), ovvero l’attivazione delle procedure di assunzione per 3 operatori (1 dirigente e 2 tecnici della prevenzione).
    Il riferimento è chiaramente inteso con decorrenza 2013, tuttavia «Ad oggi non ci risultano attivate le relative procedure (avvisi di mobilità regionale e interregionale, avviso pubblico e concorso pubblico) – sottolinea il segretario Fials, Mario Iannuzzi – Ricordiamo che queste assunzioni, ammesso e non concesso che davvero avvengano, non riescono neppure a compensare le cessazioni in atto e quelle previste nei prossimi mesi».
    In tal senso il sindacato autonomo sottolinea «L’aggravarsi progressivo della situazione, anche con riferimento ai nuovi carichi di lavoro derivati da protocolli istituzionali (ad esempio il protocollo infortuni)».
    Una situazione analoga «Si registra da tempo per l’intera categoria professionale in tutti i settori di competenza (DPV – igiene pubblica, alimenti, veterinaria) – continua Iannuzzi – Come Fials richiamiamo con forza il testo della “conciliazione” nella quale la Regione Liguria si impegna a reperire “ulteriori risorse” e a rivedere “gli accordi regionali in materia”, anche in relazione ai “nuovi compiti” affidati».

    Per quanto riguarda la prevista diminuzione delle strutture operative del servizio Psal, tutte le organizzazioni sindacali chiedono quantomeno il mantenimento delle attuali sedi. «La materia deve essere oggetto di confronto – conclude Iannuzzi – vista l’attuale incertezza in merito alla collocazione complessiva delle strutture e considerata la natura storicamente territoriale del Psal genovese».
    Il sindacato Fials sollecita la convocazione delle parti e ribadisce «L’eventuale mancato rispetto degli accordi e delle procedure sarà motivo di ripresa delle azioni sindacali».

     

    Matteo Quadrone

  • Lavoro e formazione nella green economy: un bando in Liguria

    Lavoro e formazione nella green economy: un bando in Liguria

    Green-economyLa Regione Liguria ha aperto un bando per valorizzare la blue e green economy, offrendo opportunità di formazione e lavoro per giovani dai 17 ai 34 anni.

    I fondi stanziati dal bando sono destinati ad aziende, pubblica amministrazione, scuole / università ed enti di ricerca che vorranno organizzare un progetto di formazione professionale in uno dei seguenti ambiti: cantieristica, nautica da diporto, porti e logistica, pesca, turismo crocieristico, energie rinnovabili, produzioni biologiche, agricoltura di qualità, zone boschive.

    Il finanziamento complessivo, proveniente dal Fondo Sociale Europeo, è di 8 milioni di euro: ciascun progetto approvato potrà beneficiare di un fondo compreso fra 150 e 800 mila euro.

    Entro ottobre 2013 le aziende / enti interessate dovranno presentare i progetti formativi, che saranno rivolti a giovani di età compresa fra 17 e 34 anni, in possesso di una qualifica triennale o un diploma di scuola superiore o una laurea, e disoccupati / inoccupati / in cassa integrazione.

  • Lavoro e antichi mestieri: da settembre corsi gratuiti a Genova

    Lavoro e antichi mestieri: da settembre corsi gratuiti a Genova

    lavoro-artigiano-artigianato-falegname-DISono aperte da circa una settimana, in tutta la Liguria, le iscrizioni ai corsi gratuiti sugli antichi mestieri: un progetto fortemente voluto dalla Regione, sia per riscoprire le professioni artigiane tradizionali del nostro territorio, sia per fornire nuove opportunità occupazionali.

    I corsi sono stati finanziati con 2 milioni di euro dal Fondo Sociale Europeo, sono rivolti a 136 allievi di età superiore ai 18 anni (disoccupati, inoccupati o in mobilità) e dureranno 600 ore (di cui 300 di tirocinio) a partire da settembre 2013.

    Nella provincia di Genova sono attivi i corsi di:
    lavorazione della filigrana presso il Museo della Filigrana e il laboratorio orafo Goslino di Campo Ligure – 10 allievi, domande entro il 30 settembre 2013 (info e iscrizioni Xelon, piazza Colombo Genova – tel. 010 542144)

    artigiani della carta presso il centro dell’arte cartaria a Mele – 10 allievi, domande entro il 30 settembre 2013 (info e iscrizioni Xelon, piazza Colombo Genova – tel. 010 542144)

    falegnameria a Genova – 10 allievi (info e iscrizioni Ecipa, via XX Settembre Genova – tel. 010 5535281)

    falegnameria a San Salvatore di Cogorno e Chiavari – 12 allievi, domande entro il 20 settembre 2013 (info e iscrizioni Villaggio del Ragazzo, tel. 0185 375230)

    sartoria a Genova – 12 allievi, domande entro il 20 settembre 2013 (info e iscrizioni Ial, piazzale Iqbal Masih 5 Genova – tel. 010 0892870)

    costruzione muretti a secco a Chiavari – 12 allievi, domande entro il 30 settembre 2013 (info e iscrizioni Forma, viale Millo – tel. 0185 306311)

    [foto di Diego Arbore]

  • Startup Weekend a Genova: concorso per imprenditori agli Erzelli

    Startup Weekend a Genova: concorso per imprenditori agli Erzelli

    erzelli-d11Un format riconosciuto a livello internazionale, che in soli 3 giorni (per la precisione, 54 ore) permette di sviluppare – a partire da un’idea presentata in 5 minuti – un progetto imprenditoriale attraverso il lavoro in team e contattare potenziali finanziatori. Questo è lo Startup Weekend iniziativa volta a promuovere innovazione e imprenditorialità nei giovani – che nel mondo ha già realizzato oltre 1.200 eventi con 63.000 partecipanti.

    Questa iniziativa per la prima volta si terrà a Genova dal 20 al 22 settembre, presso lo spazio del Parco Tecnologico Erzelli in cui il network Talent Garden aprirà un proprio coworking.

    Cos’è e come funziona Startup Weekend? Chi si è iscritto all’evento, nel corso della prima serata (dunque venerdì 20 settembre) avrà a disposizione 5 minuti nel elevator pitch, ossia «il discorso che un imprenditore farebbe a un investitore se si trovasse per caso con lui in ascensore». In questa fase iniziale ogni partecipante illustra la propria idea, e le dieci ritenute più valide vengono selezionate per la fase di sviluppo.

    A seguire ogni partecipante “non selezionato” sceglie quale delle dieci proposte ritiene più interessante e diventa parte del team che la svilupperà. La seconda fase si articola fra il sabato e la domenica mattina: ogni team deve valutare, a partire dall’idea, le varie fasi di implementazione quali business plan, marketing, programmazione software, app, studio grafica etc. A supportare il lavoro di gruppo ci saranno dei coach, ossia imprenditori già affermati ed esperti del settore di competenza delle singole idee, che contribuiranno con la loro esperienza.

    A conclusione dell’evento, nel pomeriggio di domenica ha luogo la presentazione finale davanti a una giuria, formata da esperti del settore e potenziali investitori – che valuterà per ciascun progetto che il modello di business, la collocazione di mercato, la realizzazione tecnica e il design. Da qui saranno scelti i tre progetti vincitori.

    Come ci si iscrive a Startup Weekend? La registrazione avviene tramite il sito Eventbrite, pagando la relativa quota di iscrizione che comprende  i pasti dei 3 giorni, il materiale da utilizzare durante l’evento e le spese logistiche per lo spazio. Inoltre chi l’associazione Open Genova – media partner dell’evento – consente agli iscritti alla piattaforma di beneficiare di un codice sconto da inserire in fase di iscrizione allo Startup Weekend, riservato ai primi 20 che ne faranno richiesta.

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Amiu, servizi in concessione ad aziende esterne: facciamo il punto

    Amiu, servizi in concessione ad aziende esterne: facciamo il punto

    raccolta-rifiuti«Amiu è nel proprio settore l’azienda italiana con il più alto tasso di internalizzazione dei servizi». Risponde così l’assessore all’Ambiente, Valeria Garotta, alla richiesta del Movimento 5 Stelle di fare chiarezza sui lavori affidati all’esterno da parte della municipalizzata che cura l’igiene urbana. Secondo il consigliere comunale Stefano De Pietro, infatti, sono in costante crescita i servizi che l’azienda dà in concessione ad altre ditte. «Un tempo – spiega De Pietro – era una situazione che si riscontrava soprattutto per le raccolte in zone collinari, ma oggi vediamo diversi camioncini non di Amiu anche in quartieri centrali della città».

    «Si tratta di lavori pressoché marginali oppure della raccolta del vetro, affidata fino al 2016 da Amiu a Quattroerre con un’apposita gara» spiega Garotta. «Per il resto, Amiu gestisce con proprio personale praticamente tutto il ciclo dei rifiuti». A restare all’esterno sono poche attività residuali, come la raccolta della carta dai bidoni piccoli, affidata con gara a Swtich fino al 2016, il ritiro di carta e cartone a domicilio, la cernita della differenziata presso i mercati, la raccolta di toner e cartucce esauste delle stampanti.

    «In molti casi – ci spiega Carmine Lechiara di FP (Funzione Pubblica) Cgil – si tratta di attività che fanno capo a cooperative sociali, per lavori marginali, sperimentali e spesso tarati apposta per favorire l’integrazione delle fasce deboli, come la pulizia dei vespasiani o il lavaggio delle gallerie. E, comunque, non riguardano più di una quarantina di lavoratori».

    RifiutiAnzi, a partire dal primo gennaio 2012 l’azienda ha re-internalizzato una serie di attività proprio riguardanti la raccolta differenziata, nelle quali sono state ricollocate circa 40 persone provenienti da altre mansioni. Un’operazione che è stata resa possibile tramite un processo di revisione del sistema di raccolta che ha portato all’introduzione dei cassonetti svuotati lateralmente dai camion e non più posteriormente, con la necessità di minore personale.
    Sono state, dunque, recuperate all’interno dell’azienda la raccolta della carta dei grandi contenitori e quella di plastica e banda stagnata, oltre alla gestione completa del nuovo impianto di via Sardorella per la separazione dei materiali provenienti dalla differenziata.
    «Inoltre – riprende l’assessore Garotta – Amiu gestisce con proprie risorse anche la Fabbrica del riciclo e le attività riguardanti le isole ecologiche, la raccolta di rifiuti ingombranti su strada, il recupero del cartone su percorsi stradali di grandi dimensioni, tutte le raccolte differenziate nel centro storico, il sistema degli Ecovan e delle Ecocar, e lo svuotamento dei contenitori di pile e farmaci».

    Ma la preoccupazione dei grillini non riguarda tanto la paternità del lavoro, quanto piuttosto la situazione occupazionale di dipendenti e precari della partecipata del Comune: «La crescita dell’esternalizzazione, a nostro avviso, a lungo andare non farebbe altro che creare una quota di esuberi di lavoratori Amiu. Che si aggiungerebbe alle già notevoli problematiche dovute alla presenza di numerosi precari. Una situazione, quest’ultima, che potrebbe essere gradualmente risolta regolarizzando il personale e destinandolo al processo di raccolta differenziata».

    «Certo – ammette l’assessore Garotta – qualche margine per migliorare ulteriormente il tasso di internalizzazione dei lavori di Amiu teoricamente ci sarebbe. Ma, al di là del fatto che tutti i servizi sono stati affidati con gara e quindi bisognerebbe attendere la scadenza dei contratti, dobbiamo tenere presente i vincoli della spending review». L’amministrazione, infatti, non può intervenire a sanare le posizioni dei precari a causa delle norme del patto di stabilità, che bloccano turn-over e nuove assunzioni per le aziende pubbliche.

    palazzo-tursi-de-pietro-stefano-M5S-DUna motivazione che, ancora una volta, non trova d’accordo il M5S, secondo cui il dettato normativo può essere interpretato a favore dei Comuni, escludendo da questo ragionamento le società partecipate: «A Napoli, ad esempio, sono usciti dal patto di stabilità per l’assunzione di personale nelle cosiddette società in-house e non mi sembra che siano scese saette dal cielo. Mi sembra che la cosa sia passata e sia assolutamente fattibile» sostiene De Pietro. «Mi chiedo – prosegue il consigliere – come mai non si possa studiare anche per Genova un modo per superare questa impasse, cercando di gestire la raccolta interamente con personale interno».

    Secondo Lechiara, quella lanciata dal Movimento 5 Stelle è una polemica sterile: «Ogni città ha la sua storia e se andiamo nel meridione vorrei vedere qual è il Comune che è riuscito a stare dentro ai parametri del patto di stabilità. In ogni caso, se qualcuno si fosse accollato la responsabilità di procedere con assunzioni a tempo indeterminato, ne pagherebbe le conseguenze legali. A Genova una cosa del genere non si può fare». Ma l’opposizione del sindacalista ai grillini non si ferma qui: «Pensare che hanno pure avuto modo di controllare tutti i libri contabili dell’azienda. Farsi difensori degli interessi dei lavoratori in questo periodo va molto di moda. Ma spesso non si sa neppure di cosa si parla. I precari di Amiu non si sentono assolutamente in competizione con i lavoratori delle aziende esterne e sanno benissimo che se si potesse procedere con nuove assunzioni verrebbero progressivamente tutti regolarizzati nel ciclo integrale dei rifiuti».

    C’è poi un ultimo tassello a completamento della questione: quello che riguarda il piano economico. «Mi sembra strano – dice De Pietro – che l’internalizzazione di un precario possa costare più di un affidamento esterno di un servizio. Anche perché nel secondo caso ci deve essere il guadagno per la proprietà. Se, dunque, fosse vero quanto più volte sottoscritto da Amiu – e cioè che i suoi dipendenti vengono trattati in maniera eccellente, grazie a un’ottimizzazione dell’efficienza organizzativa, a vantaggio dei cittadini – gli scenari possibili sono due: o Amiu spreca dei soldi affidandosi a ditte esterne o i lavoratori di queste ditte subiscono una disparità di trattamento rispetto ai colleghi della municipalizzata. E siccome sappiamo che in alcuni casi questa situazione si verifica, è un po’ come se Amiu dicesse: “I miei lavoratori li tratto benissimo ma di quelli delle aziende terze mi importa poco”».

    Lechiara si sente colto nel vivo: «Al primo posto delle nostre rivendicazioni c’è sempre il mantenimento della gestione integrale del ciclo dei rifiuti da parte della stessa azienda. Però, poi, ci rendiamo conto che il confronto con il mercato è imprescindibile, soprattutto in una situazione economica delicata come quella che stiamo vivendo. Ad ogni modo, come organizzazioni sindacali continuiamo a pretendere che Amiu, in qualsiasi gara che bandisce, faccia sempre riferimento all’applicazione del contratto igiene ambientale nazionale, per garantire un trattamento dignitoso a tutti i lavoratori, compresi quelli delle cooperative sociali».

    Simone D’Ambrosio

  • Smart Cup Liguria: bando per imprese innovative

    Smart Cup Liguria: bando per imprese innovative

    Un saldatore a lavoro, di Roberto ManzoliSono aperte le iscrizioni per il bando Smart Cup Liguria 2013, promosso da FILSE Spa e Regione Liguria per favorire sul territorio l’avvio di imprese ad alto contenuto tecnologico e innovativo.

    Sono ammesse al bando idee imprenditoriali realizzate da singoli o gruppi sul territorio ligure a partire dal 1 gennaio 2013 e che riguardino una delle seguenti categorie:
    1) Life Science
    2) ICT-& Social Innovation
    3) Agro-food & Cleantech
    4) Industrial

    La partecipazione all’iniziativa è gratuita. La candidatura dovrà pervenire entro il 10 settembre 2013 all’indirizzo mail progetti@smartcupliguria.it, compilando la scheda di iscrizione scaricabile dal sito web di Smart Cup Liguria e allegando piano di impresa ed executive summary.

    I partecipanti potranno inoltre accedere a servizi informativi, di assistenza e tutoraggio messi a disposizione da Filse (info 010 8403321 / merlo@filse.it).

    Una giuria selezionerà i migliori progetti imprenditoriali, che parteciperanno alla finale della Smart Cup Liguria che si terrà a Genova a fine settembre. I quattro finalisti saranno infine ammessi alla fase finale del premio, in programma a Genova durante il Festival della Scienza 2013.

    I proponenti dei progetti selezionati potranno beneficiare di azioni di accompagnamento e supporto in termini di
    formazione, marketing, consulenze specialistiche e preincubazione.

    [foto di Roberto Manzoli]

  • Centri di educazione al lavoro: da agosto rischio stop del servizio

    Centri di educazione al lavoro: da agosto rischio stop del servizio

    Offerta di lavoroDal 1985 sono attivi nel Comune di Genova i centri di educazione al lavoro: si tratta di strutture gestite da cooperative sociali, convenzionate con il Comune stesso, che si occupano di formazione e inserimento lavorativo per ragazzi dai 15 ai 20 anni, soprattutto i cosiddetti Neet – acronimo di Not in Education, Employment or Training – ossia coloro che hanno interrotto gli studi e non sono alla ricerca attiva di un’occupazione.

    Si tratta di cinque centri dislocati nei quartieri di Rivarolo – Certosa (CEL Tempi Moderni, gestito da Coopsse e CEL Ascur, gestito dalla cooperativa Ascur), Cornigliano (CEL Torretta, gestito da Agorà), Marassi (CEL Arianna, gestito da Agorà) e centro storico (CEL Il Laboratorio, gestito dalla Cooperativa omonima) e coordinati dall’Ufficio Coordinamento Inserimenti Lavorativi del Comune di Genova, che ha sede in via Fiasella.

    Come si legge sul sito del Comune, le attività principali di questi centri sono «addestramento artigianale, progetti integrati per l’assolvimento dell’obbligo scolastico e formativo, tirocini pratici in azienda, orientamento scolastico e professionale, didattica del lavoro, attività di educazione ambientale e interventi di manutenzione su aree verdi, attività ludico-sportiva». Ogni anno i CEL assistono circa 200 giovani (con una lista d’attesa che attualmente riguarda 50 persone) e sono convenzionati con circa 400 aziende: negli ultimi cinque anni sono stati avviati 607 progetti individuali, dei quali il 68% ha portato a un esito positivo (ossia inserimento del ragazzo/a in un circuito di formazione o lavoro).

    Le difficoltà economiche della pubblica amministrazione e nello specifico del Comune di Genova mettono a rischio le attività di numerosi servizi sul territorio (leggi per esempio la testimonianza del centro Zenit al Cep) fra cui i centri di educazione al lavoro. La scorsa settimana il vicepresidente di Legacoop Liguria Alessandro Frega, tramite un comunicato stampa, ha lanciato un appello al Sindaco Doria affinché si prenda in esame la salvaguardia di questo servizio: «Queste strutture rischiano di essere dimenticate visto che il loro finanziamento dipende da un altro capitolo di spesa (collegato all’Assessorato allo Sviluppo Economico) e l’Assessore Oddone ha annunciato che dal 1 agosto non ci sono più le coperture. Così il rischio di chiusura diventa reale. Questo vorrebbe dire chiudere cinque centri che ospitano a oggi 90 minori e occupano 19 educatori. Parliamo di ragazzi provenienti dall’USSM (Uffici di Servizio Sociale per i Minorenni, ndr), molti sono affidati al Tribunale dei Minori, giovani immigrati in regime di protezione, alcuni sono già genitori o lo stanno per diventare: insomma parliamo di un servizio sociale, un servizio che si occupa dal 1985 di giovani e di lavoro».

    Mentre il Comune si sta impegnando a individuare le risorse per sostenere i servizi sociali, va pertanto ricordato che i centri di educazione al lavoro – a differenza di altri servizi in città – non afferiscono l’Assessorato alle Politiche Sociali ma quello allo Sviluppo Economico: «la precisazione può apparire superflua ma per noi è fondamentale perché, se da un lato ci si impegna a “salvare i servizi sociali” dall’altra noi finiamo per non essere percepiti come tali, soprattutto dall’Assessore che, dal suo punto di vista e pur dispiacendosi molto, ci considera un capitolo di spesa su cui non vi è copertura». Queste parole sono state scritte dai gestori dei centri genovesi, che hanno inviato a loro volta un appello al Sindaco Doria elencando i dati sopra esposti e sottolineando il ruolo cruciale nel rapportarsi con minori affidati ai servizi sociali (circa il 60% degli utenti), minori stranieri che hanno richiesto asilo politico e necessitano dunque di misure di protezione, minori inviati dal Tribunale sezione Penale con provvedimento di Messa alla Prova (vedi DPR 448/1998, articolo 28), minori che non hanno completato l’obbligo scolastico (per loro è attivo un protocollo d’intesa con il Ministero dell’Istruzione e le scuole cittadine).

    Marta Traverso

    [foto di Diego Arbore]