Tag: lavoro

  • Work e Job, “lavoro”: le differenze fra le due parole inglesi

    Work e Job, “lavoro”: le differenze fra le due parole inglesi

    sicurezza-lavoro-edilizia-operai-DIGli studenti italiani alle prese con l’inglese commettono sovente l’errore di confondere l’uso delle parole work e job. È vero: entrambe significano “lavoro”, ma bisogna fare attenzione ai diversi contesti nei quali vengono usate.

    Partiamo prima di tutto da una distinzione morfologica: work può essere sia un sostantivo sia un verbo. Job, invece, è usato soltanto come sostantivo.

    Dal punto di vista del significato, con work s’intende “l’attività del lavorare”, non necessariamente collegata al fatto di ricevere uno stipendio. I have work to do today, “Oggi ho del lavoro da fare”, è un’affermazione che può essere fatta in ufficio, in magazzino o in fabbrica, ma anche a casa, con il significato di “faccende da sbrigare”. Al contrario, job si riferisce al lavoro inteso come “occupazione retribuita”. “What’s your job?” si può tradurre con: “Qual è la tua professione?”

    What a piece of work is man”, “L’uomo è una creatura suprema” è una delle innumerevoli espressioni introdotte da William Shakespeare nella lingua inglese; mentre work viene usato normalmente al singolare, è invece piuttosto frequente trovare il plurale jobs per indicare diversi tipi di professione o per parlare di “posti di lavoro”.

    “In Europa verranno persi 20 milioni di jobs nel settore industriale”, aveva predetto il filosofo ed economista belga Marc Luyckx Ghisi più di due decenni fa. Il suo appello cadde pressoché inascoltato perché si doveva fare business nell’immediato. Per colpa della scarsa lungimiranza di allora, ci troviamo oggi a fronteggiare la crisi della grande industria senza che si sia fatto alcunché per riconvertire la produzione e per preparare gli operai alla società della conoscenza, post-industriale, nella quale ci troviamo già in parte. D’altronde, vedendo casi come quello di ILVA Taranto, ci si chiede se valga davvero la pena avere un job che se da un lato dà la possibilità di portare a casa quanto serve per campare dall’altro mette a repentaglio quotidianamente la salute dei lavoratori. Credo che anche la gente di Sarroch avrebbe fatto volentieri a meno dei jobs e soprattutto dei veleni della Saras; i Moratti, proprietari dell’azienda, non commentano: le dichiarazioni si concentrano su ben altre questioni, il calciomercato dell’Inter su tutte … Una lista di priorità davvero ineccepibile!

    Tornando all’argomento con il quale abbiamo aperto, vi chiederete come possiamo definire il lavoro dello stagista: non sembra trattarsi di job visto che il malcapitato si reca in azienda pagando di tasca sua pranzo e trasporto e svolge le stesse mansioni di un normale impiegato senza ricevere un compenso. Il termine ancora non esiste, ma attendiamo fiduciosi la nascita di un nuovo Shakespeare che possa coniarlo … See you!

     

    Daniele Canepa

    [foto di Diego Arbore]

  • Porto di Genova, offerte di lavoro: bando e candidature

    Porto di Genova, offerte di lavoro: bando e candidature

    porto-imbarchi-DIL’Autorità Portuale di Genova ha indetto una selezione per l’assunzione di personale: l’offerta di lavoro è rivolta a sette persone, con qualifiche determinate.

    Si può presentare la candidatura entro giovedì 5 settembre 2013.

    Questo il dettaglio delle posizioni (con link al sito web dell’Autorità Portuale per maggiori dettagli):
    – 1 impiegato amministrativo 1° livello con laurea in Economia e Commercio o titolo equipollente, che lavorerà nell’area amministrativo / fiscale
    – 1 impiegato amministrativo 3° livello con laurea in Economia e Commercio, Scienze Politiche o titolo equipollente, che lavorerà nell’area manutenzione / controllo
    – 1 impiegato amministrativo 2° livello con laurea in Informatica, Ingegneria Informatica o delle Telecomunicazioni, che lavorerà nell’area Ict aziendale
    – 1 impiegato amministrativo 2° livello con laurea in Giurisprudenza, che lavorerà in ambito legale / amministrativo
    – 1 impiegato amministrativo 1° livello con laurea in Giurisprudenza, che lavorerà nell’ambito delle gare di appalto
    – 1 impiegato amministrativo 1° livello con laurea in Giurisprudenza, che lavorerà nell’ambito del supporto legale presso gli Avvocati dell’Ente
    – 1 impiegato amministrativo 2° livello con laurea in Giurisprudenza, che lavorerà nell’ufficio Gare Lavori Pubblici.

    Per le figure selezionate è previsto un contratto a tempo indeterminato regolato dal CCNL dei lavoratori dei porti.

    Requisiti:
    cittadinanza italiana o UE (nel secondo caso, necessaria un’adeguata conoscenza della lingua italiana)
    Titolo di studio (vedi specifici bandi)
    Conoscenza della lingua inglese e del pacchetto Office
    Età inferiore ai 40 anni (35 anni per i profili con laurea in Giurisprudenza)
    Pregressa esperienza nel settore
    Disponibilità immediata

    Una Commissione esaminerà la validità dei requisiti e l’ammissione alla selezione pubblica (prova scritta e colloquio). La domanda di ammissione va inviata a mano o tramite raccomandata all’Autorità Portuale di Genova (via della Mercanzia 2, 16124 Genova).

    Per maggiori informazioni inviare una mail a selezioni@porto.genova.it o telefonare a 010 2412794.

    [foto di Diego Arbore]

  • Lavorare all’Oktoberfest di Genova: al via le selezioni

    Lavorare all’Oktoberfest di Genova: al via le selezioni

    Bicchieri di birraSono aperte le selezioni per lavorare all’Oktoberfest 2013 di Genova, che si terrà dal 12 al 22 settembre in piazza della Vittoria ed è organizzato dalla Birreria HB con il patrocinio del Consolato Generale Tedesco di Milano.

    Sono previste circa 30 posizioni lavorative per giovani under 25: tra le mansioni previste portabirra, spillatori, sparecchiatori e allestitori. Sono gradite eventuali esperienze pregresse nel settore della somministrazione.

    I colloqui si terranno presso la Birreria HB – via Bocciardo, Palazzo della Borsa – nelle giornate di giovedì 11 – 18 – 25 luglio 2013 (ore 16-18)

    Sarà necessario portare un curriculum con foto allegate. Per maggiori informazioni contattare la Birreria al numero 010 542988.

    Ricordiamo inoltre che sono aperte le iscrizioni al concorso grafico per il logo di Oktoberfest: la scadenza per inviare la propria candidatura è lunedì 22 luglio 2013.

  • Sicurezza sul lavoro, blocco assunzioni: a rischio i controlli

    Sicurezza sul lavoro, blocco assunzioni: a rischio i controlli

    cantiere-lavoro-operai-edilizia-grandi-opere-dVenerdì 21 giugno si è svolto un incontro tra Regione, Asl 3 e organizzazioni sindacali, alla ricerca di una difficile conciliazione in merito alla vertenza Psal. Nel febbraio scorso, infatti, i lavoratori del servizio Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro dell’azienda sanitaria genovese sono scesi in piazza per denunciare la carenza di personale che affligge il reparto – deputato a garantire la regolare applicazione delle norme vigenti in materia di sicurezza sul lavoro – mettendo a repentaglio il prosieguo dell’attività di controllo .

    La proposta dell’Asl 3 si limita a 3 assunzioni (2 Tecnici e 1 Ingegnere) sul totale di 25 di cui dispone (autorizzazione regionale) nel 2013 per tutta l’azienda. «Non siamo per nulla convinti che si debba sottostare supinamente alle misure di blocco del turn-over – sottolinea Mario Iannuzzi del sindacato autonomo Fials – ricordiamo che a Genova, Asl 3 ed Arpal sono le uniche strutture che si occupano di garantire le risorse, soprattutto umane, che dovrebbero garantire la prevenzione sul lavoro e la sicurezza, anche ispettiva, su igiene pubblica e alimenti».
    Insomma, il sindacato si aspetta uno sforzo maggiore ed è pronto a ribadirlo nel prossimo incontro, previsto il 3 luglio.
    Per quanto riguarda il servizio Psal, le ultime assunzioni sono state effettuate tra 2009 e 2010 ma non sono state sufficienti a rimpiazzare coloro che sono andati in pensione. «Oggi si è sotto i livelli del 2008 – conferma il direttore della struttura, il Dott. Attilio Businelli – i tecnici, ovvero coloro che effettuano i controlli, sono 31 e riescono a coprire circa il 10% dei cantieri presenti annualmente sul territorio (circa 4000)».

    La Regione Liguria ritiene che un’apertura in materia di assunzioni potrebbe arrivare dalla valutazione circa i nuovi compiti che la legge affida al Psal (Grandi Opere, Terzo valico, Gronda, Infortunistica, accordi con gli appaltatori sul modello di altre Regioni, ecc). Resta il fatto che, nell’imminente decreto governativo (“Legge del fare”), sarebbe presente una norma che sottrae al Psal i controlli sopracitati, centralizzandoli presso il Ministero. «La materia è controversa e occorre attendere la lettura del decreto e le sue inevitabili interpretazioni», precisa Iannuzzi.

    Comunque sia, secondo valutazioni della dirigenza del settore «L’organico necessario per svolgere adeguatamente il servizio Psal oggi è carente di almeno 50/60 unità di personale – conclude il rappresentante della Fials – In queste condizioni ci chiediamo come Regione, Istituzioni e, non ultima, Asl 3, pensano di garantire la sicurezza sul lavoro a Genova».

     

    Matteo Quadrone

  • Eggers 2.0: bando per borse di studio in comunicazione digitale

    Eggers 2.0: bando per borse di studio in comunicazione digitale

    social-media-network-webEggers 2.0 è un bando di concorso aperto ogni anno dall’azienda di Torino, laboratorio di sperimentazione sulla comunicazione, che prevede per i vincitori 20 borse di studio di 11 mesi e 4.000 € ciascuna, nell’ambito della comunicazione e della multimedialità.

    La persona selezionata potrà arricchire la propria formazione in progetti che andranno dagli eventi live al digitale, dall’art
    direction alle strategie crossmediali, dall’illustrazione all’animazione 3D, dalle ricerche di mercato alla creazione di siti internet, blog e app, dai materiali di comunicazione più tradizionali alla gamification. Al termine del periodo, il Consiglio d’Amministrazione di Eggers 2.0 si impegna ad assumere almeno un borsista con un contratto a tempo determinato di 12 mesi.

    Il bando è aperto per giovani dai 18 ai 28 anni residenti nell’Unione Europea, che dovranno elaborare un progetto di comunicazione sul tema Il gioco e presentarlo in sede colloquio.

    La scadenza per le iscrizioni è domenica 30 giugno 2013: si dovrà compilare il form sul sito EggersLab e inviare via posta curriculum europeo ed elaborati all’indirizzo: EGGERS 2.0 – LET’S DO IT TOGETHER srl via Poliziano 32 – 10153 Torino.

  • Piaggio Aero, futuro incerto: parte della produzione rischia di finire in Cina

    Piaggio Aero, futuro incerto: parte della produzione rischia di finire in Cina

    Piaggio Aero. Sestri PonenteL’ultima manifestazione si è svolta giovedì scorso a Finale Ligure, mentre a Genova, i lavoratori della Piaggio Aero di Sestri Ponente sono scesi in strada poco meno di un mese fa.

    Regna l’incertezza, infatti, sul destino della storica industria aeronautica attiva sia nella progettazione e manutenzione di velivoli completi che nella costruzione di motori aeronautici e componenti strutturali. I punti interrogativi sono troppi e finora non c’è alcuna risposta.

    La società attraversa una difficile situazione finanziaria, in attesa di conoscere quale sarà il suo assetto futuro e, di conseguenza, manca un vero piano industriale.

    In Liguria i siti produttivi sono due: Sestri Ponente e Finale Ligure che occupano rispettivamente 540 e 750 dipendenti.

    L’assemblaggio, i collaudi, le prove di volo e la revisione dei velivoli vengono effettuate negli stabilimenti di Genova Sestri, in cui si trovano gli uffici direzionali e i Corporate Head Quarters. Inoltre, presso l’aeroporto internazionale Cristoforo Colombo, all’interno degli hangar Piaggio, è operativo il Service Center principale che provvede ai servizi di manutenzione, riparazione e revisione dei velivoli.

    Nello stabilimento di Finale Ligure, attivo dal 1906, hanno sede la progettazione, la costruzione, l’assistenza e la manutenzione dei motori aeronautici. Qui si provvede alla realizzazione di motori aeronautici, di componenti metalliche e alla costruzione di sub-assiemi di aerostrutture. Inoltre, è presente la direzione tecnica velivoli e la galleria del vento per effettuare test sui modelli di velivoli.

    Oggi lo stabilimento di Genova è praticamente fermo, con metà dei lavoratori in cassa integrazione.
    «Il P180 è il modello di velivolo che rappresenta il principale segmento di mercato della Piaggio – spiega Alessandro Vella della Fim-Cisl – Per il 2013 abbiamo acquisito solo 4 ordini di P180». L’anno scorso erano stati 12, mentre «Negli anni in cui si vendeva superavamo tranquillamente la ventina di esemplari – aggiunge Antonio Caminito della Fiom-Cgil – il mercato dei velivoli è notevolmente calato e l’azienda deve investire nel miglioramento dei suoi prodotti. Ma senza un socio pronto ad immettere liquidità è impossibile sviluppare qualunque progetto».

    Attualmente l’azionariato di Piaggio Aero Industries è composto dalle famiglie Di Mase e Ferrari, da Mubadala Aerospace – una Business Unit del gruppo Mubadala Development Company di Abu Dhabi, il quale ha acquistato una partecipazione azionaria in Piaggio Aero nel 2006 – e da Tata Limited, società britannica del gruppo Tata entrata in Piaggio Aero dal 2009.

    Come è noto la componente italiana ha deciso di cedere la propria quota. E con fatica procede la ricerca del nuovo azionista.

    Nel frattempo, a Finale Ligure continua la produzione dei componenti del P180, in vista del trasferimento dello stabilimento a Villanova d’Albenga, previsto dall’accordo di programma – siglato nell’agosto 2008 – che conferma anche il sito di Genova.
    «Quando avverrà lo spostamento non si potrà produrre e così facendo le parti per assemblare il P180 a Sestri Ponente saranno già pronte», sottolinea Vella.

    Sindacati e lavoratori, a distanza di 4 anni, chiedono il rispetto dell’intesa. Il nuovo stabilimento di Albenga non è ancora ultimato perché mancano le risorse economiche. Per ugual motivo ogni prospettiva di ripresa è bloccata.
    «Dobbiamo ripartire dall’accordo di programma – afferma Vella – Secondo Piaggio Aero il futuro era rappresentato da un nuovo velivolo: il P1XX, ossia l’evoluzione del P180. Il modello è stato progettato solo sulla carta ma non avrà “gambe”. Allo stato attuale l’azienda, da sola, non è in grado di sviluppare il prodotto. Occorre l’ingresso di un socio che creda in questo progetto. I problemi finanziari possono essere superati soltanto se i soci ricapitalizzano la società».

    «Il mercato vive una fase di sofferenza, tuttavia, va detto che altre realtà stanno riprendendo quota – spiega Caminito – Piaggio Aero, invece, è paralizzata dalle vicende societarie e finanziarie».

    In ballo c’è anche un’importante operazione con la Cina che desta particolare preoccupazione. «Ad un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali, Piaggio Aero ha riferito di essere in trattativa con un gruppo cinese per cedergli l’elaborazione del modello P1XX – racconta Caminito, Fiom-Cgil – L’azienda, insomma, pensa di far realizzare il modello “in uscita”. Vendere ai cinesi una parte della ricerca e produzione vuol dire non farla più in Italia, ovvero a Sestri Ponente. Questa operazione rischia di mandare in crisi lo stabilimento di Genova».
    D’altronde, per elaborare il prodotto ci vogliono soldi che Piaggio Aero Industries non ha. «Il progetto del P1XX è già costato 120 milioni di euro – aggiunge Caminito – e l’unico modo per recuperarli sembra essere l’operazione con la Cina».

    Infine, c’è un altro campanello d’allarme che conferma la gravità della situazione: l’azienda intende esternalizzare l’attività di progettazione tecnica finora effettuata presso il centro di ricerca e sviluppo di Pozzuoli (NA).

    LA STORIA

    La storia di Piaggio Aero Industries comincia nel 1884 quando Rinaldo Piaggio, dopo aver puntato sul mercato dell’arredo navale, si dedica all’industria ferroviaria. La costruzione dei motori aeronautici comincia nel 1915, quella degli aerei nel 1925.

    “Le soluzioni innovative dei due ingegneri Giovanni Pegna e Giuseppe Gabrielli saranno fondamentali per lo sviluppo del settore aeronautico dell’azienda – si legge sul sito web di Piaggio Aero – Il risultato è il primo elicottero, realizzato secondo standard e con prestazioni molto avanzate per il tempo, il primo aeromobile ad ala rotante che apre i cieli allo sviluppo dei moderni elicotteri”.

    Nel dopoguerra i due figli di Rinaldo Piaggio, Enrico (che avrebbe poi investito nella “Vespa”) e Armando, iniziano la ricostruzione delle attrezzature distrutte. “Da qui parte la corsa verso l’innovazione e lo sviluppo, che vede la nascita di velivoli all’avanguardia per tecnologia e aerodinamica. Nel 1966 l’azienda divide la produzione in due settori: uno votato alla mobilità individuale, con la Vespa e l’altro all’aeronautica, con la produzione di aerei, motori e componenti strutturali”.

    Fino al 1998, quando la cordata di imprenditori guidata dagli Ingegneri Piero Ferrari (vice Presidente di Ferrari S.p.A.) e Josè Di Mase, rilevò gli assets delle gloriose industrie meccaniche e aeronautiche Rinaldo Piaggio costituendo così la società Piaggio Aero Industries.

    IL FUTURO

    Incertezza è la parola chiave. Soprattutto in merito al nuovo socio «Si è parlato di Saab, di partnership con un gruppo cinese pronto a rilevare una parte di produzione Piaggio – spiega Vella – ma finora non c’è nessuna notizia certa sul futuro della società».
    Per questo i sindacati confederali Fiom-Cgil, Fim-Cisl,Uilm, chiedono a gran voce un incontro di verifica dell’accordo di programma. «I tempi sono stati già stai sforati e di troppo – continua Vella – al nostro fianco ci sono i sindaci delle due località interessate, Finale Ligure e Villanova d’Albenga. Senza dimenticare il valore che rappresenta Piaggio Aero per Genova Sestri Ponente. La Regione Liguria, insieme ai Comuni, è garante di quell’intesa. Siamo preoccupati per entrambi gli stabilimenti liguri. Parliamo di 1300 dipendenti in totale. Vogliamo risposte ufficiali per quanto riguarda i problemi di mercato, la stabilità finanziaria del gruppo, il nuovo assetto societario, il piano industriale. Stiamo aspettando un incontro in sede regionale per far uscire l’azienda allo scoperto. Dopo lo sciopero di maggio nulla è cambiato: ancora aspettiamo comunicazioni da parte dell’azienda».

    Fondamentale risulta trovare il terzo azionista per provare a rilanciare la società attraverso un piano d’insieme. «Non riuscendo a vendere, l’azienda ha pesanti problemi di liquidità – spiega Caminito – I due azionisti rimasti in campo hanno dovuto mettere sul piatto circa 20 milioni di euro a testa per coprire i debiti con le banche. Ma adesso bisogna ricapitalizzare la società per immaginare un suo futuro. È una situazione delicatissima, occorre trovare altri 20 milioni di euro per rilanciarla».

    Nel contempo Piaggio Aero sta spostando lo sguardo dal mercato civile a quello della Difesa. «L’azienda lavora ad un nuovo pattugliatore finanziato dalla componente araba – continua il rappresentante Fiom-Cgil – Stanno investendo molto in questo senso. Ma il pattugliatore, comunque, non sarà capace di coprire il mercato del P180. Anche perché non si comprende l’evoluzione del nuovo prodotto. È circolata voce di un interessamento di Finmeccanica ma, per ora, non si è concretizzato».

    «Con lo sviluppo di una nuova generazione di pattugliatori multiruolo MPA e di sistemi aerei a pilotaggio remoto P.1HH – ha dichiarato l’Amministratore Delegato, Alberto Galassi, nel febbraio di quest’anno – Piaggio Aero diversifica la propria attività in un settore strategico e ad alta tecnologia con il supporto fondamentale dei propri azionisti internazionali, Mubadala Aerospace e Tata Limited».

    Il pattugliatore dovrebbe essere realizzato a Villanova d’Albenga. «Tale sito produttivo ha maggiori prospettive rispetto a Genova – afferma Caminito – Lo stabilimento in via di realizzazione è molto grande. In teoria potrebbe accogliere anche parte delle attività oggi svolte a Sestri Ponente. Ma ciò non deve accadere perché vogliamo sia rispettato l’accordo di programma che garantisce la sopravvivenza di Sestri».

    In definitiva, senza un nuovo socio è impossibile immaginare un vero piano industriale. «Entro l’estate ci hanno assicurato che qualcosa dovrà accadere – conclude Caminito – Siamo preoccupati e pretendiamo, al più presto, risposte chiare da parte dell’azienda».

     

    Matteo Quadrone

  • Servizio civile nazionale: bando a settembre 2013

    Servizio civile nazionale: bando a settembre 2013

    servizio-civileNovità in vista per i numerosi giovani in attesa del nuovo bando di servizio civile, un’opportunità di volontariato retribuito che per un anno vede impegnati giovani dai 18 ai 29 anni in progetti di ambito sociale o culturale.

    Il Ministro Josefa Idem, che tra le sue deleghe si occupa anche di Politiche Giovanili, ha incontrato una delegazione della Consulta Nazionale del Servizio Civile, dando loro garanzie sull’imminenza del bando.

    Più in dettaglio, il bando uscirà all’inizio di settembre 2013 e riguarderà 15.000 volontari per l’Italia e 450 per l’estero. Ricordiamo infatti che il Servizio Civile nazionale non riguarda solo l’Italia: chi vuole candidarsi può fare domanda per un solo progetto, da svolgersi nella propria città di residenza, in una qualunque altra località italiana o fuori Italia (in quest’ultimo caso, la quota di rimborso prevede anche un’aggiunta per le spese di viaggio e alloggio).

    Lo scopo del Ministero è individuare nuovi finanziamenti per coprire le spese necessarie a questo numero di volontari, in aggiunta ai 62 milioni di euro attualmente disponibili e senza toccare la cifra già stanziata per il 2014. Le graduatorie dei progetti approvati sono state pubblicate a fine aprile, rendendo dunque già possibile la consultazione dell’elenco dei progetti in Italia e dei progetti all’estero.

    Si dovrà dunque attendere la fine dell’estate per capire se i fondi sono stati trovati e se il bando realmente partirà entro la scadenza preannunciata.

  • Coworking a Genova: lavorare insieme e spendere meno

    Coworking a Genova: lavorare insieme e spendere meno

    lavoro-tecnologia-internet-computer-ufficio-impiegato-DIDi cosa parliamo quando parliamo di coworking? È un termine che sempre più di frequente si cita nei “metodi innovativi di lavoro” e che riguarda in sostanza due aspetti: da un lato il contenimento dei costi di un ufficio (affitto, utenze, etc) e dall’altro una condivisione di saperi e competenze.

    Vediamo di spiegare meglio. Il coworking è uno stile di lavoro che porta aziende e professionisti diversi a condividere lo stesso ufficio.

    In alcuni casi le aziende si “scelgono” a priori, cercando uno spazio comune dove le diverse professionalità si possano integrare, pur mantenendo ciascuna la propria indipendenza: a Genova è il caso di Civico31 in piazza Pollaiuoli, dove operano professioniste nei campi di pubblicità, ufficio stampa, foto/video e servizi web. Un ufficio in cui aziende diverse ma che offrono servizi complementari possono non soltanto condividere lo spazio, ma anche fornire ciascuna il proprio lavoro ai medesimi clienti.

    In altri casi, invece, il coworking prevede l’affitto temporaneo o permanente di stanze o scrivanie a professionisti che non hanno un ufficio e hanno bisogno solo di un piccolo spazio. Ogni ufficio sceglie una propria tariffa, settimanale o mensile, ma in alcuni casi si può optare per la formula del baratto: il professionista offre un servizio all’azienda ospitante, invece di pagare in denaro lo spazio di coworking che occupa.

    Per comprendere meglio, abbiamo raccolto le testimonianze di chi a Genova lavora in coworking. Rossana Borroni collabora con a Webvisibility, un’agenzia che si occupa di SEO e ha sede nel coworking di Salita Di Negro: «I vantaggi del coworking, oltre alla condivisione delle spese e degli spazi e conseguente riduzione dei costi operativi, sono soprattutto la possibilità di instaurare nuove collaborazioni e amicizie, di entrare a far parte di un network di professionisti e di accedere a nuove opportunità lavorative. La mia azienda può curare un aspetto della comunicazione per un cliente, e le altre aziende e freelance che lavorano nel nostro stesso spazio possono dare il loro apporto in altri ambiti. La sinergia che più persone e un gruppo possono generare creando un team ad hoc è incredibile. Ti faccio un esempio. Se pensi al settore del food, la comunicazione deve essere fatta trasversalmente, non si può prescindere da nessun aspetto: SEO, social network, ufficio stampa, eventi, etc. Se nel coworking ci sono specialisti in ognuna delle categorie che ho citato, la condivisione dello spazio agevola la creazione di team di lavoro perfetti per la specifica occasione o cliente».

    Il primo coworking genovese è situato in via Fieschi ed è stato creato nel 2009 da Fabio Burlando, titolare dell’agenzia immobiliare Acropoli e che oggi è molto attivo nel promuovere valori e vantaggi del coworking. Come spiega sul suo blog aziendale, per raccontare le origini del progetto: «da un organico di 10 persone ci siamo trovati in 5; stanze, scrivanie attrezzate rimaste vuote (…) Trasferirsi in altro ufficio di adeguate dimensioni? Una possibilità. Ma abbiamo preferito mantenere la sede e consci delle problematiche che professionisti vari incontrano nel reperire location lavorative usufruibili in modo elastico abbiamo deciso di entrare nella rete coworking project».

    Una testimonianza che è anche un monito alle istituzioni locali: «Comuni e municipi che se la tirano tanto di essere “smart”, invece di pensare a mettere colonnine per auto o bici elettriche (vanno bene, ma non solo quello!) non sanno nemmeno di avere proprietà immobiliari in abbandono e in disfacimento».

    Proprio quest’ultima osservazione fa da appiglio a un cambiamento che sta avvenendo nella nostra città: lo scorso 16 maggio il Municipio Levante ha approvato una mozione del consigliere Walter Vassallo, a seguito della quale partirà un tavolo di lavoro fra tutti i Municipi per individuare nuovi spazi da destinare al coworking.

    Così Vassallo spiega la filosofia del coworking, che definisce “fabbriche di cultura diffusa“: «Si tratta di un modello che non mira solo alla condivisione degli spazi di lavoro, ma attraverso eventi, iniziative e attività collaborative e partecipative può raccogliere quanto germoglia all’interno di un territorio creando vere e proprie Officine creative e propulsive. Ambienti vivaci, in fermento e in evoluzione che diventano un pilastro fondamentale nello sviluppo socioeconomico di un territorio. Sempre di più sarà necessario diffondere nelle aree urbane gli spazi di coworking, perché la diffusione dell’economia della conoscenza e la dematerializzazione e decontestualizzazione delle attività lavorative generano valori comuni, sociali e ambientali. Questi spazi daranno vita a un’integrazione sul piano umano e professionale per realizzare un progetto completo. Ed è proprio questo il pregio maggiore che si può ascrivere agli spazi cowo: la nascita di una cultura che coniuga lo stare insieme e il lavorare, in un processo di contaminazione virtuosa continua che è anche fonte di progresso e innovazione».

    Come si legge dal testo della Mozione, l’impegno espresso dal Municipio grazie all’impegno di Walter Vassallo si concretizzerà nel «porre in essere quanto necessario al fine di trovare al più presto spazi idonei censiti nell’immenso patrimonio di vani sfitti da locare alle energie diffuse della produzione culturale, del sapere e dell’innovazione intesa come conoscenza per sviluppare centri di incontro operativamente sensati, al servizio del co-working e del nomadismo, della progettazione collaborativa, delle decisioni partecipate».

    Marta Traverso

    [foto di Diego Arbore]

  • Yeast Genova: scambi internazionali a Cipro e Turchia

    Yeast Genova: scambi internazionali a Cipro e Turchia

    voli-aereoporto-aereo-ryanair-DIAperte le selezioni per progetti di scambio internazionale rivolti a giovani under 25: l’associazione di promozione sociale Y.E.A.S.T. (acronimo di Youth Europe Around Sustainability Tables) sta cercando partecipanti per due iniziative.

    Il primo si svolgerà a Cipro dal 13 al 21 luglio 2013: si cercano dodici ragazzi tra i 17 e i 20 anni e due group leader senza limiti di età. Tema del progetto Respect the Past, Live the Present, Build the Future è la cittadinanza europea.

    Il secondo si terrà in Turchia dal 25 al 31 agosto 2013, precisamente a Nevsehir (Cappadocia): il titolo è Unique Colors of Europe, sul tema dell’inclusione sociale, e si cercano cinque ragazzi tra i 18 e i 25 anni.

    Gli scambi prevedono momenti di formazione e di interazione con gli altri partecipanti, attraverso metodi di educazione non formale. I costi di viaggio e alloggio sono quasi interamente coperti dal progetto europeo Youth in Action.

    Per info contattare l’associazione all’indirizzo mail yeast.genova@gmail.com.

    [foto di Diego Arbore]

  • Lavorare alla Microsoft: programma di formazione per neolaureati

    Lavorare alla Microsoft: programma di formazione per neolaureati

    lavoro-tecnologia-internet-computer-ufficio-impiegato-DIMicrosoft, una delle più note aziende informatiche al mondo, propone un programma di formazione biennale per l’inserimento in azienda, rivolto a giovani neolaureati che vogliono lavorare negli ambiti sales, marketing e technical services.

    I requisiti per partecipare al Microsoft Academy for College Hires (Mach) sono: essere in possesso di laurea, master o Mba (in economia, ingegneria, informatica, marketing, comunicazione ed equivalenti), perfetta conoscenza della lingua inglese, flessibilità, forte motivazione e capacità di adattamento, spiccata propensione all’apprendimento, buone doti comunicative e capacità di lavorare in gruppo.

    Preferibili, ma non indispensabili, anche i seguenti requisiti: esperienza di lavoro all’estero, master nelle discipline indicate, certificazioni TOEFL o GMAT.

    Il programma prevede l’assunzione in Microsoft entro i primi 12 mesi.

    Per partecipare è necessario inviare la propria candidatura sul sito web di Microsoft.

    [foto di Diego Arbore]

  • Notte dei Musei: l’appello dei professionisti della cultura

    Notte dei Musei: l’appello dei professionisti della cultura

    Palazzo Reale«Apriamo alla collaborazione del mondo del volontariato per migliorare la fruizione del patrimonio culturale durante la Notte dei Musei 2013. Per maggiori dettagli potete chiamare il numero di tel. 06….»: così si legge, in un post dello scorso 23 aprile (attualmente rimosso) sulla pagina Facebook del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

    E ancora: «È assolutamente impossibile che lo Stato abbia risorse sufficienti per ampliare l’offerta culturale senza ricorrere anche al sostegno dei volontari». Con queste parole, pubblicate sul suo blog, Ilaria Borletti Buitoni (deputata di Scelta Civica e sottosegretario al MiBAC) risponde alle polemiche legate all’impiego di volontari per tenere aperti molti fra i beni culturali che aderiscono alla Notte dei Musei 2013, svoltasi su tutto il territorio nazionale sabato 18 maggio.

    In risposta al post – una goccia che ha fatto traboccare un vaso aperto da tempo – l’archeologo Gabriele Gattiglia ha creato su Twitter l’hashtag #no18maggio: «Su Internet ho letto diverse voci che in maniera sparsa protestavano contro queste dichiarazioni. Ho creato l’hashtag per dare loro un filo conduttore, a seguire ho contattato diversi operatori culturali per sondare la loro disponibilità a dare voce a un’iniziativa comune. La risposta maggiore è arrivata dagli archeologi. Da lì sono nate altre forme di mobilitazione: #VolontarioAchi in cui molti archeologi si sono fotografati per testimoniare il loro essere professionisti; #generazionepro, allo scopo di trasformare le proteste in proposte; infine il flash mob #nottedeiprofessionisti».

    Come si legge sul sito della Confederazione Italiana Archeologi, che ha organizzato l’evento, la Notte dei Professionisti si è svolta a Roma lo scorso sabato – in concomitanza con la Notte dei Musei – ed è stata «una manifestazione indetta da professionisti e operatori della Cultura per affermare la necessità che il Governo Italiano assuma tra le sue priorità quella di elaborare un piano strutturale di riforma del settore culturale del nostro Paese, che parta dal riconoscimento dei professionisti ed il rilancio delle imprese. Al centro delle politiche per la cultura devono tornare ad essere il lavoro e le persone: i professionisti con il loro straordinario bagaglio di esperienze e conoscenze e le imprese sane che creano occupazione vera».

    Perché proprio gli archeologi hanno portato avanti questa campagna? Come spiega Gattigli «sono due le istanze principali: anzitutto non esiste alcun riconoscimento professionale degli archeologi, Albi o simili. Da qui la seconda istanza, ossia che sono attivi in molte Regioni italiane gruppi archeologici che – privi di specifici titoli o competenze – svolgono lo stesso lavoro dei professionisti in forma volontaria o a prezzi da “concorrenza sleale” (non essendoci un Albo né alcuna forma di tutela giuridica, non esiste neanche un tariffario minimo, ndr). Era già stata fatta una manifestazione, lo scorso 15 dicembre, per chiedere il riconoscimento professionale degli archeologi e il loro inserimento nel Codice Unico dei Beni Culturali, dove la parola “archeologo” non è nemmeno citata. È stata fatta a riguardo una proposta di legge da Marianna Madia (deputata PD) ma la caduta del governo Monti ne ha bloccato l’iter a un passo dall’approvazione in Parlamento. Gli archeologi hanno due associazioni di categoria (Ana e Cia) nate di recente, e che dunque – a differenza delle associazioni di categoria di altri settori della cultura – sono composte da professionisti che non hanno più una visione solo “statalista/ministeriale” dei beni culturali».

    Chi fa arte e cultura è anzitutto una persona che vuole lavorare: un mantra che a Era Superba abbiamo sentito spesso, da cosiddetti “giovani artisti” a cosiddetti “addetti ai lavori” che interpelliamo quotidianamente nel nostro lavoro. Ad approfondire questo concetto è la geoarcheologa Caterina Ottomano, che sui social network gestisce gli account Sos Via Garibaldi: «In Italia esistono diverse Facoltà universitarie di Beni Culturali, che formano persone e che ricevono fondi dallo Stato, ma quale collocazione professionale è offerta ai laureati? Non ci sono concorsi pubblici né assunzioni e l’assenza, né tantomeno un riconoscimento della figura professionale dell’archeologo che porti una tutela giuridica a questa figura. Un tema che porta anche contraddizioni. Mi spiego meglio: quando si inizia un opera pubblica è obbligatorio redigere uno studio di rischio archeologico preventivo, ossia una perizia che deve essere firmata da un professionista con una specializzazione o un dottorato in archeologia. La contraddizione emerge in due casi: da un lato perché, ad esempio, un geologo o altri professionisti hanno facoltà di firmare perizie se sono iscritti a un albo; la seconda è l’obbligo di specializzazione o dottorato, titoli accademici che gli archeologi nati negli anni Sessanta (ossia che operano da prima che la legge in merito fosse approvata) non possiedono, e che hanno dovuto conseguire re-iscrivendosi all’Università».

    Senza nulla togliere al prezioso contributo che le associazioni di volontariato forniscono in numerosi ambiti, incluso quello culturale, è importante ricordare che moltissimi operatori della cultura – con titoli quali laurea, master e iscrizione a Ordini professionali – sono disoccupati o ingabbiati in partite Iva che li portano a dividersi fra due, tre o più lavori sottopagati, spesso senza alcun riconoscimento ufficiale dalle stesse istituzioni in cui operano.

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Bando Gaetano Marzotto 2013: premi in denaro per giovani imprenditori

    Bando Gaetano Marzotto 2013: premi in denaro per giovani imprenditori

    Sono aperte fino al 30 giugno 2013 le iscrizioni a una nuova edizione delfuturo Premio Gaetano Marzotto, bando per imprenditoria giovanile che porta finanziamenti e percorsi di affiancamento a startup innovative e con importanti ricadute sulla cultura e sul territorio.

    Sono quattro le categorie del premio, ciascuna con consistenti premi in denaro.

    Premio impresa del futuro: 250.000 € al miglior progetto imprenditoriale con capacità di generare significative ricadute positive negli ambiti sociali, culturali, territoriali o ambientali. I settori di intervento preferibili sono quelli di riferimento per il Made in Italy: moda e tessile, agroalimentare, turismo, farmaceutico, meccanica, casa, arredamento e ambiente. Al vincitore è inoltre assegnato un percorso di affiancamento della Fondazione CUOA.

    Premio per una nuova impresa sociale e culturale: 100.000 € al miglior progetto imprenditoriale con capacità di generare significative ricadute positive negli ambiti sociali e culturali. Settori di intervento preferibili, quelli del terzo settore e dei servizi culturali, sociali, alla persona, all’ambiente. Al vincitore è inoltre assegnato un percorso di affiancamento della Fondazione CUOA.

    Premio dall’idea all’impresa: 30.000 € a ciascuna delle dieci idee di fare impresa più innovative, una somma data non in denaro ma in un periodo di residenza all’interno di altrettanti incubatori d’impresa con programmi seed dedicati, percorsi di formazione, tutoring e mentoring – per trasformare tali idee in impresa, oltre a una giornata di confronto e affiancamento per i team vincitori organizzata dalla Fondazione CUOA.

    Premio speciale Unicredit: 150.000 € ad almeno una startup per ciascuna delle tre categorie precedenti, con l’inserimento in un programma dedicato UniCredit che include: la partecipazione alla Startup Academy, mentorship, l’assegnazione di un Relationship Manager, l’assegnazione di un tutor scelto tra i partner di UniCredit e possibili incontri one-to-one con investitori, partner e clienti. I settori di interesse sono vari e includono: ICT, Digital e Social, Life Science, Nanotech, Moda e Design, Cleantech, Robotica, Agrifood, Turismo ecc. Il Premio non verrà corrisposto in denaro.

    La preselezione delle proposte avverrà entro il 31 luglio, ed entro il 31 agosto i partecipanti scelti dovranno presentare la documentazione aggiuntiva.

  • Trovare lavoro come ingegnere: workshop day all’Università

    Trovare lavoro come ingegnere: workshop day all’Università

    strade-progetti-lavoro-opere-dMercoledì 15 maggio 2013 (ore 10-13) l’Università di Genova ospita presso l’aula magna B1 della Scuola Politecnica – Ingegneria (via all’Opera Pia 15A) un Workshop Day per neolaureati e studenti di ingegneria.

    Nel corso dell’incontro sarà possibile dialogare con i responsabili aziendali di Accenture, Siemens e Altran per conoscere i profili maggiormente ricercati, le opportunità professionali offerte, le prospettive di carriera previste per i neoassunti, i criteri di selezione.

    L’evento è organizzato in collaborazione con la Scuola Politecnica – Ingegneria dell’Università degli Studi di Genova e Cesop Communication.

  • Luci sul lavoro: concorso per cortometraggi, foto e scrittura

    Luci sul lavoro: concorso per cortometraggi, foto e scrittura

    lavoro-artigianato-operai-DiSono aperte le iscrizioni per un concorso letterario, fotografico e video abbinato alla seconda edizione di Luci sul lavoro, festival organizzato dal Comune di Montepulciano, in collaborazione con l’istituto di ricerca Eidos e Italia Lavoro.

    L’evento si svolgerà dal 4 al 6 luglio 2013: una tre giorni di incontri, dibattiti ed eventi incentrati sul tema del lavoro, in tutte le sue sfaccettature e implicazioni. Uno degli eventi collaterali è la seconda edizione del Festival dei Corti, un concorso di cortometraggi che da quest’anno apre anche alle categorie Fotografia e Narrazione.

    Obiettivo del Festival è portare il lavoro al centro dell’inquadratura e della narrazione, mettendone a fuoco gli interpreti e ragionando sul concetto di dignità della persona, perduta o conquistata, e sulla complessità della nozione di lavoro, fattore determinante per l’equilibrio dell’individuo e della società.

    Sono ammesse dunque al Festival opere video (cortometraggi fino a 30′), fotografie e composizioni narrative (poesie, racconti, testi, canzoni, etc – max 15 cartelle), che dovranno essere inviate entro giovedì 30 maggio 2013 caricando i materiali su Zooppa.

    Una giuria valuterà gli elaborati, che saranno proiettati, raccontati e mostrati nelle serate della manifestazione. Inoltre, per i primi tre classificati di ciascuna categoria è previsto un premio in denaro, del valore complessivo di 6.000 $ e così ripartito: 1.000 $ a ciascuno dei primi tre classificati nella sezione Cortometraggi; 500 $ a ciascuno dei primi tre classificati nella sezione Fotografia; 500 $ a ciascuno dei primi tre classificati nella sezione Narrativa.

    I vincitori saranno invitati alla cerimonia di premiazione (nel corso del Festival Luci sul Lavoro) e saranno insigniti, dal Comune di Montepulciano, di un riconoscimento a ricordo dell’iniziativa. Le spese sostenute per il viaggio saranno a carico di Italia Lavoro.

     

    [foto di Diego Arbore]

  • Marc Luyckx Ghisi: la società della conoscenza, l’Europa del futuro

    Marc Luyckx Ghisi: la società della conoscenza, l’Europa del futuro

    marc-luyckx-ghisiStiamo vivendo uno dei cambiamenti più significativi della storia: la trasformazione delle strutture di credenze della società occidentale. Nessun potere politico, economico o militare può competere con la potenza di un cambiamento della mente. Modificando la loro immagine della realtà, gli uomini stanno cambiando il mondo.” 

    Inizia così, citando il pensatore americano Willis Harman, la prima parte del libro elettronico “La società della conoscenza”, scritto da Marc Luyckx Ghisi, autore belga ed ex-membro della Cellule de Prospective della Commissione Europea, l’équipe di intellettuali creata oltre vent’anni fa con lo scopo di immaginare il futuro dell’Europa. Nel suo libro, Luyckx Ghisi analizza in modo chiaro e accessibile la fase di transizione attraversata dalla nostra società, stretta tra due epoche caratterizzate da valori e modelli molto diversi tra loro.

    Il 7 maggio alle 20:30 l’autore sarà a Genova ospite nell’Aula San Salvatore in piazza Sarzano, 9 per la conferenza dal titolo: “La società della conoscenza: sostenibilità e nuovi posti di lavoro”, organizzata su iniziativa spontanea di tre giovani genovesi. Interamente in italiano, con un leggero accento belga che ne renderà ancora più piacevole l’ascolto, alla conferenza interverrà anche il Professor Francesco Villano, giornalista pubblicista e curatore della traduzione italiana del libro “La società della conoscenza”.

    Prof. Luyckx Ghisi, lei afferma che siamo nel mezzo di un cambiamento epocale. Potrebbe spiegare qual è l’epoca che ci stiamo lasciando alle spalle?

    «Inizierò raccontando una storia. Circa 30 anni fa lavoravo alla Cellule per Jacques Delors (Presidente della Commissione Europea nel periodo 1985-95, ndr), il quale ci chiese uno studio sulle prospettive dell’economia europea fino al 2030. Giungemmo al risultato che la società industriale era al capolinea. Per capirne le ragioni fu sufficiente porsi la seguente domanda: quando sarà costruita una nuova fabbrica, si assumeranno diecimila operai oppure si propenderà per una squadra ristretta di ingegneri che controllino un gruppo di robot progettati per la produzione? La risposta era chiara, così come era evidente già allora che in Europa, nel giro di pochi anni, si sarebbero persi circa venti milioni di posti di lavoro nel settore industriale».

    Il che ci porta dritti verso una nuova epoca …

    «Esattamente. L’unica via percorribile è quella di entrare nella società della conoscenza, post-capitalista e post-industriale. Nella società della conoscenza, lo strumento di produzione non è più rappresentato dalla macchina, ma dalla mente umana, la quale condivide in rete il proprio sapere, creando, appunto, conoscenza secondo una logica win-win, nella quale tutti traggono un beneficio scambiandosi esperienze condivise. Con il termine “rete” non mi riferisco soltanto alla Rete – Internet – che pure ha una sua rilevanza in questo passaggio, ma intendo affermare che il lavoro non sarà più organizzato secondo le rigide strutture piramidali tipiche della società industriale. In questo modo le aziende saranno molto più human-centred, ossia metteranno al centro la persona e le sue competenze.
    Nella società della conoscenza, un manager intelligente dovrà avere come prima preoccupazione che il suo “capitale umano” sia abbastanza soddisfatto da tornare a lavorare nella sua azienda il giorno dopo».

    Mi sembra di intuire che il passaggio alla società della conoscenza implicherà una trasformazione che andrà ben aldilà del semplice cambiamento degli strumenti di produzione.

    «Si tratta senza dubbio di un mutamento molto più profondo. In generale, stiamo cambiando paradigma, ovvero il modo in cui ci relazioniamo con la realtà circostante.
    Veniamo da un sistema di valori della civiltà moderna industriale di tipo patriarcale, basato sulle tre “C” di Conquista, Comando e Controllo e fondato sulla sofferenza, sulla morte violenta, sulla disparità tra i sessi e sullo sfruttamento del pianeta. La civiltà industriale ci ha condotti a spolpare le risorse della Terra ed è evidente che non può funzionare, in quanto mette a repentaglio il futuro delle prossime generazioni. Al contrario, l’unica via di salvezza consiste nell’andare incontro al valore della Vita, mettendone al centro la sacralità e concretizzando un nuovo paradigma sociale ed economico. E’ un ragionamento pratico, ne va della nostra stessa sopravvivenza!»

    A tale riguardo, può dirci se già esistono nel mondo delle donne e degli uomini che stanno portando avanti questo cambiamento di valori?

    «Esistono e hanno anche un nome. In inglese si chiamano cultural creatives, che in italiano si traduce come “creatori di cultura” o “creativi culturali”. Su queste figure sono stati condotti diversi studi, uno in particolare a opera del Prof. Cheli dell’Università di Siena. Si tratta di persone che nella loro quotidianità, senza ricoprire ruoli altisonanti nella società, hanno già fatto propri i valori della Vita. Per entrare nella società della conoscenza non c’è bisogno di avere chissà quali titoli: è sufficiente creare attraverso le proprie intuizioni, ma anche con il proprio corpo e la propria anima, un po’ come fanno gli artisti. Alcuni dati riguardo ai cultural creatives sono abbastanza stupefacenti. Prima di tutto, si tratta di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo: solo in Cina ce ne sono probabilmente circa 200 milioni.
    Il secondo aspetto è che per la maggior parte sono le donne a portare avanti un cambiamento di paradigma che mette al centro la vita. Per esempio, il fatto che l’India è il paese più all’avanguardia nella società della conoscenza è anche una conseguenza della reazione all’odioso fenomeno (anche italiano, ndr) del femminicidio, tipico della società patriarcale. Infine, un altro elemento sorprendente è che i cultural creatives sono così numerosi eppure nessuno o quasi ne parla, i media in primo luogo. Ma forse non c’è troppo da stupirsi: i mezzi d’informazione sono in mano a poche persone, le quali hanno tutto l’interesse a far passare sotto silenzio il cambiamento per mantenere lo status quo».

    I creatori di cultura sono anche in Italia? E a proposito del nostro paese, che rapporto ha lei con la nostra penisola?

    «Eccome se ce ne sono in Italia! Stiamo parlando di milioni di persone, il che è in linea con una mia teoria. Per quanto possa sembrare strano, vista la situazione politica, io sono infatti dell’idea che in Europa l’Italia è sempre annunciatrice e anticipatrice di grandi cambiamenti. Gli italiani, con la loro cultura e le loro conoscenze implicite, hanno le qualità per creare una marea di nuovi posti di lavoro nella società della conoscenza.
    Riguardo al mio rapporto con l’Italia, io non ho solo origini belghe, ma anche greche e italiane, come si intuisce dal nome di mia nonna, Anastasia Ghisi. Forse anche per questo ogni volta che vengo in Italia sento un legame davvero molto forte con questo paese».

    Daniele Canepa

    Per informazioni sulla conferenza: creatoricultura@gmail.com oppure la pagina facebook Marc Luyckx Ghisi Conferenza