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  • Fare il pescatore oggi, tra nuove leggi, sanzioni e scarsità di pesce. Un mestiere antico ma a rischio estinzione

    Fare il pescatore oggi, tra nuove leggi, sanzioni e scarsità di pesce. Un mestiere antico ma a rischio estinzione

    pescatori-genova-galata520 imbarcazioni per un totale di 1400 di pescatori. Sono i numeri nel settore della pesca ligure, cifre che si stanno vertiginosamente riducendo man mano che passano gli anni. Mentre il numero delle imbarcazioni diminuisce, ad alzarsi è l’età media dei pescatori, due dati che combinati insieme non prospettano nulla di buono per il settore. «E’ un mestiere che qui a Genova va avanti da oltre diciannove generazioni – dice Felice Mammoliti, pescatore professionistama ora è destinato a morire, nessun giovane vuole più farlo».

    Un lavoro quello del pescatore che oggi è messo a dura prova dalle nuove leggi, dalle sanzioni e dalle burocrazie locali, nazionali e internazionali e dalla concorrenza dei pescatori non autorizzati. «Per fare questo mestiere ci vuole tanta passione – continua Felice – perché se dovessi pensare al guadagno avrei già cambiato da tempo». Il profitto per i professionisti che lavorano in proprio arriva solo con la vendita della merce; questo significa che se le condizioni meteo non permettono di andar per mare o se non c’è passaggio di pesci, i pescatori rimangono a bocca asciutta. «Nonostante tutto sono contento di lavorare all’aria aperta e in mezzo al mare, infatti quando esco in barca dico sempre che vado a pesca e non a lavorare». E se Felice che ha cominciato questo lavoro nel ’78, dopo aver incontrato moltissime difficoltà non ha mai nemmeno pensato di mollare, vuol dire che la passione è l’ingrediente imprescindibile per essere un pescatore professionista. «Ne abbiamo passate di ogni, nel 2009 abbiamo dovuto svendere la barca, licenziare sette persone dell’equipaggio e rimanere solo io e mio padre a lavorare su un’imbarcazione piccola». – Continua Felice – «Comunque, non ho mai pensato di smettere, per me è un mestiere che vale milioni di euro perché mi riempie il cuore di gioia tutti i giorni».

    A costituire l’intera flotta ligure sono per la quasi totalità, l’80%, imbarcazioni per la piccola pesca ovvero barche al di sotto di 10 tonnellate che fanno uscite giornaliere e utilizzano attrezzi come reti da posta, tringali e palangare. «Esiste poi un reparto che si dedica alla pesca a strascico – spiega Daniela Borriello, responsabile regionale Coldiretti Impresa Pesca Liguriae una ventina di lampare in tutta la regione e solo due di queste si trovano a Genova».

    Ogni imbarcazione si dedica a un tipo di pesca differente: a strascico che con lunghe reti gettate sui fondali marini cattura triglie, totani, polpi, seppie e scorfani e le lampare si dedicano alla pesca delle acciughe. «Adesso noi che facciamo parte delle piccola pesca – racconta Mammoliti – stiamo utilizzando attrezzi da posta che caliamo il pomeriggio e salpiamo non appena sorge il sole per prendere totani, polpi, seppie, triglie e pesci adatti per la zuppa».

    Per ogni stagione viene utilizzato un attrezzo diverso e reti con maglie di grandezza differenti, un modo per evitare il danno ambientale e economico. Il dove si andrà a pescare, di preciso non si sa se non quando già ci si trova in mare. «Noi – continua il Felice – peschiamo in tutto il golfo di Genova, da Cogoleto a Portofino, andiamo dove c’è più movimento o dove ci suggeriscono i nostri colleghi».

    Problematiche del mestiere

    pescatori-barche-pesceIl pescato dei piccoli pescatori genovesi non finisce sui banchi del mercato del pesce di Ca’de Pitta, perché la quantità non soddisfa la richiesta. Fanno eccezione le acciughe che durante le stagioni vengono messe all’asta al mercato all’ingrosso e esportate oltre i confini regionali. Tranne le lampare, tutte le imbarcazioni della Darsena genovese non appena rientrate in banchina, vendono il proprio bottino direttamente al pubblico servendosi del piccolo mercato allestito al Porto Antico. «La burocrazia con i divieti di pesca su moltissime specie – spiega Mammoliti – ci ha tagliato le gambe senza darci un’alternativa». Dopo il fermo per la pesca dei bianchetti invernali (piccoli delle sardine) tutte le barche per la piccola pesca sono rimaste a terra. «Da gennaio a marzo non abbiamo potuto lavorare perché c’era il divieto – continua Felice – il “risarcimento” è stato di 800 euro a equipaggio». Secondo quanto riferito dai pescatori genovesi nonostante il recente fermo dei bianchetti il numero delle acciughe è diminuito. «Siamo d’accordo a tutelare l’ambiente e salvaguardare le specie marine, ma non crediamo che questa sia la strada giusta – spiega Mammoliti – alcuni biologi ci hanno confermato che le specie per essere tutelate devono essere stimolate e quindi anche pescate, se no smettono di riprodursi». Un altro problema che affligge questa categoria è la pesca sportiva che permette l’utilizzo di attrezzi professionali e non deve sottostare a tutte le regole che invece ha la pesca professionale. «Abbiamo chiesto che questo tipo di pesca venga regolamentato come la caccia – dice Mammoliti – perché molti che si spacciano per pescatori hobbisti sono veri e propri professionisti che lavorano in nero».

    Ma le problematiche nel settore non finiscono qui: la legge 154, normativa comunitaria approvata nel 2016 per effetto dell’applicazione di regole dell’Unione Europea, valida per tutti mari che bagnano i Paesi dell’Unione Europea, ha innalzato le sanzioni nel caso di trasgressione delle regole. «Applicare un’unica legge che vada bene in tutta Europa è un utopia – dice Boriello – ogni mare ha la propria peculiarità, la propria fauna e le proprie stagionalità». Del resto anche il lavoro del pescatore è decisamente differente se svolto nel Nord Europa o nel Mediterraneo. «Non possiamo essere paragonati alle grosse flotte che lavorano negli altri Paesi su acque più ricche e abitate da altri pesci». – Continua il pescatore – «Noi siamo piccoli pescatori che lavorano nel Mediterraneo che è un mare abitato da una determinata fauna, che possiede specifiche caratteristiche e peculiarità; e tutto questo va tenuto in considerazione». Con la nuova norma le sanzioni per la cattura di pesci al di sotto delle taglie imposte possono arrivare fino a 15 mila euro: «E’ vero che sono state abolite alcune ripercussioni penali – conclude Boriello – ma le multe sono sproporzionate e non garantiscono futuro all’impresa». Secondo i pescatori genovesi le leggi andrebbero fatte ad hoc valutando il tipo di mare e la quantità di pescato disponibile.

    Come diventare pescatori

    Per diventare pescatori professionisti non basta uscire in mare su un gozzetto e avere ami, lenze e reti. Tutt’altro, il percorso per guadagnarsi il titolo è lungo e articolato. Il primo passo da fare è presentare la documentazione necessaria rilasciata dalla capitaneria, fare una prova di nuoto e di voga e una volta superati questi step l’aspirante pescatore potrà prendere il tesserino che gli permette di imbarcarsi e cominciare la “gavetta” per arrivare al titolo. L’esperienza in mare è ciò che conta di più per diventare pescatore, ci vogliono minimo dodici mesi di imbarco insieme a un mozzo per poi accedere all’esame che, una volta superato, darà il titolo di conduttore e comandante. Solo in questo momento il pescatore sarà libero di uscire in mare da solo e svolgere la propria attività. Il tipo d’imbarcazione su cui lavorare e quindi il tipo di pesca che andrà a svolgere è a discrezione del professionista.

    E.C.

  • Voltri, le ragioni del no degli ambulanti al secondo mercato rionale. Ma parte una controproposta

    Voltri, le ragioni del no degli ambulanti al secondo mercato rionale. Ma parte una controproposta

    piazza-caduti-partigiani-voltriOrmai quasi un anno fa, un gruppo di commercianti della zona più a ponente del quartiere di Genova Voltri aveva chiesto l’istituzione di un secondo mercato settimanale, per attrarre gente in una zona economicamente in difficoltà. Dopo aver incassato il sostegno del Municipio 7 Ponente prima e del Comune di Genova poi, a opporsi al progetto sono ora gli ambulanti di Aval (associazione di categoria della Liguria), che con il loro parere negativo hanno spinto l’assessore Emanuele Piazza a ulteriori riflessioni prima dell’emanazione del bando per l’assegnazione degli spazi di piazza Caduti Partigiani.

    Approfondimento: Il progetto del secondo mercato rionale a Voltri

    «È prima di tutto una questione di opportunità – spiega Mauro Lazio, presidente Aval – un mercatino di 30 banchi in quella posizione non attrarrebbe operatori validi, con merce di qualità. Si finirebbe per avere, con rispetto parlando, solo bancarelle di extracomunitari, la gente andrebbe per le prime due volte e poi basta. In questo modo, nemmeno chi vuole attrarre gente nella zona verrebbe accontentato». «L’esperienza – aggiunge Lazio – ci insegna che per funzionare i mercati devono essere grossi».

    La controproposta degli ambulanti

    Una netta sconfessione della linea dei commercianti della zona, adottata anche dall’amministrazione, causata anche dal momento di difficoltà generale del settore: «Infatti – riflette il presidente Aval – non ci sembra opportuno aggiungere un nuovo mercato in un momento in cui stiamo valutando di togliere alcuni bi-settimanali come quello di Sestri Ponente o di altre realtà di periferia, in un quartiere, per altro, dove il mercato del martedì già esistente funziona abbastanza bene». Non c’è solo la critica, però, da parte di Aval, ma una controproposta che si ispira a un modello preso da fuori Regione: «Nel Comune di Pisa – spiega Lazio – a cadenza settimanale si fanno dei mercati con merceologie di volta in volta diverse e particolari, come l’hobbistica, l’antiquariato o i prodotti a km0. Una soluzione del genere potrebbe anche diventare una reale attrattiva».

    Luca Lottero

     

  • Voltri, Comune e Municipio trovano accordo per secondo mercato rionale, al via (forse) in estate. Scetticismo da parte di Aval

    Voltri, Comune e Municipio trovano accordo per secondo mercato rionale, al via (forse) in estate. Scetticismo da parte di Aval

    mercato-voltri-piazza-partigianiLo scorso giugno, su Era Superba avevamo raccontato la situazione di disagio portata ai commercianti voltresi dalla frana di Arenzano che, oltre ad aver tagliato in due la Liguria per alcuni mesi, ha isolato le attività della parte più a ponente della delegazione, che avevano visto i propri bilanci tagliati anche del 30-40%. Rispetto ad allora, i massi sono stati tolti dalla strada e il traffico sull’Aurelia (certo non piacevole per gli abitanti, ma vitale per le attività commerciali) ha ripreso a pieno regime, ma per i negozianti i problemi non sono certo finiti. Questa parte di Voltri soffre infatti di una depressione economica cronica, con radici ben precedenti alla frana. Per accorgersene, basta osservare la densità della presenza dei negozi, che decresce fatalmente se dalla parte “centrale” del quartiere (quella che gravita intorno alla stazione e alla sede del Municipio) ci si sposta verso il capolinea dell’1 e il confine orientale del Comune di Genova.

    Per tentare di migliorare questa situazione, i commercianti avevano proposto la realizzazione di un secondo mercato rionale settimanale, da tenersi in una giornata diversa rispetto a quello di piazza Gaggero, che si svolge di martedì. Il doppio mercato è già una realtà per diverse delegazioni genovesi come Sestri Ponente e, secondo gli esercenti, stimolerebbe “il giro” nella zona e aiuterebbe indirettamente le proprie attività.

    Il parere negativo di Aval

    La risposta: Le motivazioni del no di Aval e la controproposta

    Incassato il via libera dall’amministrazione, oggi un ultimo ostacolo alla realizzazione del progetto potrebbe arrivare proprio dalle associazioni di categoria: «Il Comune di Genova – afferma l’assessore allo sviluppo economico con delega ai mercati Emanuele Piazzasostiene pienamente l’idea di un secondo mercato a Voltri. Tuttavia, nella richiesta alle associazioni di categoria, abbiamo incassato quello negativo di Aval (Associazione Venditori Ambulanti Liguri, ndr), che ci impone di verificare meglio la posizione degli operatori». A Piazza, infatti, spetterebbe l’emanazione del bando per assegnare gli spazi alle attività interessate. Il rischio che si vorrebbe evitare è quello di una gara che poi vada deserta per il disinteresse della categoria. «L’obiettivo – promette l’assessore – rimane quello di iniziare il mercato in estate».

    Da parte dei commercianti, l’idea è stata pensata sin da subito non come una pezza provvisoria ai problemi causati dalla frana, ma come un modo per bilanciare in modo stabile la presenza di attrazioni commerciali nel quartiere. In occasione di una commissione urbanistica del Municipio 7 Ponente a cui era presente anche il responsabile dei mercati del Comune di Genova Roberto Michieli, la proposta ha però provocato lo scontento degli ambulanti che operano nel mercato del martedì, che hanno espresso dubbi sull’effettiva capacità del nuovo mercato di attirare attività di qualità e paventato il rischio che si creino nuove situazioni di degrado. «È una posizione che non capisco – sospira Fabio Boni, che possiede un’edicola poco distante dal capolinea dell’1 e che è stato tra i più attivi nello spingere per questa soluzione – noi non intendiamo rubare niente a nessuno, solo cercare di porre un rimedio a una situazione di difficoltà».

    Mercato Voltri modifiche parcheggio Dagnino.docxUn grido d’aiuto che, scontento a parte, è stato accolto dalle amministrazioni locali, sia pure con i tempi lunghi a cui siamo abituati. La soluzione è stata individuata nella realizzazione di un mercato il sabato, in alcune aree di piazza Caduti Partigiani, una zona del quartiere su cui molto si è riflettuto in passato ma che negli ultimi anni altro non è stato se non un grande parcheggio. Le aree individuate, in particolare, sarebbero il “parcheggino” nella parte più a ponente della piazza e la parte immediatamente di fronte al benzinaio Erg e, in tutto, le bancarelle ospitate sarebbero 32.

    Lo scorso 22 febbraio il Municipio ha dato parere favorevole al progetto, la cui partenza è prevista per l’inizio dell’estate. Tra i commercianti interessati c’è un moderato ottimismo, ma anche qualche preoccupazione legata alle imminenti elezioni: «La scorsa settimana – racconta Boni – ho mandato un sollecito perché ci venga indicata una data d’inizio precisa, anche per organizzare una festa nel quartiere. Nonostante ci abbiano assicurato che a giugno inizierà tutto, non vorremmo che chi verrà dopo le elezioni si dimentichi di noi». Un rischio minimizzato dall’assessore Piazza: «Credo che in questi casi – afferma – a prevalere sia la ragionevolezza più che lo schieramento politico, quindi immagino si andrà avanti su questa strada».

    Gli interventi su piazza Caduti Partigian

    piazza-caduti-partigiani-voltriLa realizzazione del mercato in quelle aree richiederà alcune modifiche sulla piazza: «Il codice della strada e i regolamenti – spiega l’assessore alla mobilità del Comune di Genova Anna Dagninoimpongono che l’area del mercato sia isolata da quella in cui sono presenti le auto». Per questo, i parcheggi di fronte al benzinaio saranno isolati a levante e a mare con dei new jersey, la cui presenza (come mostra la piantina) ha imposto una diversa disposizione degli stalli di sosta, in modo che alle automobili sia possibile entrare e uscire. «Con la nuova disposizione – aggiunge Dagnino – nelle giornate in cui non ci sarà il mercato si guadagneranno due parcheggi in più».

  • Mercato di Corso Sardegna, nessuna demolizione delle strutture storiche. Si lavora al bando per un project financing da 25 milioni

    Mercato di Corso Sardegna, nessuna demolizione delle strutture storiche. Si lavora al bando per un project financing da 25 milioni

    mercato-corso-sardegna-2L’ex mercato di corso Sardegna è finalmente pronto a cambiare volto, ma solo al suo interno perché il piano urbanistico operativo approvato questa mattina dalla giunta del Comune di Genova non prevede alcuna demolizione o costruzione interrata. «Ora – annuncia il vicesindaco e assessore all’Urbanistica, Stefano Bernini alla agenzia Dire si può partire con il project financing in piena conformità con la destinazione urbanistica e con i vincoli ambientali della Regione e monumentali della Sovrintendenza».

    Approfondimento: La travagliata storia del Mercato di Corso Sardegna

    Nulla di fatto per le rivendicazioni degli ambientalisti che chiedevano più spazi pubblici e aree verdi. «I quattro volumi che esistono vengono riqualificati e restaurati – spiega Bernini – e conterranno attività commerciali (un supermercato per la media distribuzione ed esercizi di vicinato) e servizi destinati al territorio (tra cui una palestra) in collaborazione con il Municipio». Ma ci sarà spazio anche per gli incassi dei privati. «L’edificio più verso mare, protetto solo negli affacci esterni – prosegue il vicesindaco – verrà svuotato e sarà adibito a posteggio senza costruire nuovi volumi». Adesso toccherà al bando di gara che metterà in concorrenza il progetto presentato dall’associazione temporanea di imprese (Santa Fede, Cosmo Costruzioni Moderne e Sab) con altri eventualmente interessati. Si parla di un progetto complessivo da circa 25 milioni di euro. «E’ importante che finalmente si sia riaperta la porta per la riqualificazione di un’area che – conclude Bernini – vede anche migliorare le sue condizioni di esposizione al rischio idrogeologico grazie ai lavori che si stanno sviluppando sul Bisagno e sul Fereggiano».
  • Fiera di Sant’Agata, Comune conferma: si replica domenica 19 febbraio

    Fiera di Sant’Agata, Comune conferma: si replica domenica 19 febbraio

    fiera-sant-agataConsiderate le avverse condizioni meteo che domenica 5 febbraio hanno condizionato lo svolgimento della Fiera di Sant’Agata, l’Amministrazione comunale ha accolto la richiesta delle associazioni di categoria dei commercianti ambulanti e in sede fissa e del presidente del Municipio di ripetere la manifestazione commerciale. È stato quindi concordato di ripetere la manifestazione nella data di domenica 19 febbraio. 

    L’anticipazione: Fiera di Sant’Agata, Comune al lavoro per la replica

    «La scelta del 19 febbraio – spiega l’assessore allo Sviluppo economico, Emanuele Piazza  è dovuta alla volontà di mantenere la maggior prossimità temporale possibile con l’evento originario. Come è evidente si tratta di uno sforzo organizzativo notevole per tutte le componenti cittadine che l’Amministrazione ha voluto però affrontare anche in considerazione delle notevoli difficoltà in cui il settore commerciale si trova ad operare».

    Nella stessa ottica, è stato stabilito, nel rispetto del vigente regolamento Cosap, di applicare una riduzione del 50% al canone, introito che verrà destinato a coprire i costi vivi della manifestazione.

  • Fiera di Sant’Agata, Comune al lavoro per la replica, spunta la data del 19 febbraio

    Fiera di Sant’Agata, Comune al lavoro per la replica, spunta la data del 19 febbraio

    fiera-sant-agataI tecnici del Comune di Genova sono al lavoro per trovare una la data della “replica” della Fiera di Sant’Agata, l’appuntamento mercatale più atteso della nostra città. Esclusa la data del 12 febbraio, troppo ravvicinata e in concomitanza con la partita di calcio Sampdoria – Bologna (prevista alle ore 18.00), si punta a riorganizzare l’evento domenica 19 febbraio.

    L’evento: Fiera di Sant’Agata 2017

    «Domenica 12 sarebbe stata troppo ravvicinata per consentire anche agli operatori di riorganizzarsi – ha sottolineato l’assessore allo Sviluppo Economico Emanuele Piazzasoprattutto per quelli che vengono da fuori, e poi la concomitanza con la partita di calcio avrebbe reso difficile l’organizzazione». La prima data possibile, quindi è domenica 19: «La volontà è quella di non andare troppo in là – spiega Piazza – per non far perdere di senso la manifestazione, e stiamo verificando se quella è una data compatibile».

    «Non abbiamo ancora avuto contatti ufficiali con l’amministrazione – dice Roberto Zattini, presidente di Anva Confcommercio (Associazione Nazionale Commercio Aree Pubbliche) – ma il recupero della fiera è importante per la categoria ed è importante che sia fatto il prima possibile per non far perdere di valore a questo appuntamento tanto atteso. Andare troppo avanti con il calendario rischierebbe di produrre sovrapposizioni con altri eventi fieristici».

    Nelle prossime ore, superate le verifiche del caso, la data del 19 febbraio, con buone probabilità sarà confermata ufficialmente.

  • Mercato del pesce, Comune cambia la mobilità per Ca’de Pitta. Giovedì nuovo incontro con gli operatori

    Mercato del pesce, Comune cambia la mobilità per Ca’de Pitta. Giovedì nuovo incontro con gli operatori

    mercato-pesce-nuovo-09Diversificazione degli accessi tra dettaglianti e grossisti e nuovi stalli per la sosta in via Adamoli. Queste le principali novità “pensate” da Comune di Genova per ovviare alle criticità messe in luce dai commercianti per la nuova struttura di Ca’ de Pitta. I lavoratori di settore hanno presentato ulteriori proposte di modifica per la gestione degli spazi interni: dopo le verifiche degli uffici tecnici, giovedì il nuovo tavolo di confronto che potrebbe concludere positivamente la vertenza.

    Approfondimento: lo “scontro” sul nuovo Mercato Ittico all’ingrosso

    Le modifiche sono state presentate questa mattina durante un incontro tra l’assessore allo sviluppo economico del Comune di Genova, Emanuele Piazza, e i rappresentanti degli operatori del Mercato del Pesce: «Le nuove misure tengono in considerazione le analisi per la mobilità esterna ed interna – ha spiegato l’assessore durante il question time della seduta odierna del Consiglio comunale – cercando di venire incontro a quanto emerso in questi giorni». Le nuove disposizioni prevedono la suddivisione del traffico tra i mezzi dei dettaglianti, che entreranno e usciranno dal varco di via Adamoli, e i grossisti, che con bilici, e tir entreranno e usciranno da piazzale Bligny. Anche lo spazio della sosta è stato aumentato con nuovi posti tracciati, arrivando ad 80 posti all’interno del piazzale, a cui si sommeranno 20 ulteriori stalli “recuperati” dagli spazi di sosta della stessa via Adamoli.

    Nel corso dell’incontro gli operatori hanno presentato ulteriori richieste di modifica anche per la gestione degli spazi interni, ipotesi che saranno valutate nelle prossime ore dagli uffici tecnici dell’amministrazione. È stato fissato un nuovo appuntamento giovedì per arrivare ad un verbale di intesa, di cui sarà successivamente informato anche il Consiglio comunale.

  • Nuovo mercato del pesce, tutto (quasi) pronto per l’apertura. Futuro da definire per la vecchia struttura

    Nuovo mercato del pesce, tutto (quasi) pronto per l’apertura. Futuro da definire per la vecchia struttura

    mercato-pesce-nuovo-08Presentata alla stampa la nuova struttura di Ca’ de Pitta, che, ricavata all’interno della struttura dei macelli civici, martedì 24 gennaio diventerà ufficialmente il nuovo Mercato ittico all’ingrosso di Genova. Con una spesa di 1,2 milioni di euro, e pochi mesi di lavoro, i locali sono stati adattati alle esigenze della nuova funzione: «Una scelta che razionalizza un parte della città – afferma l’assessore allo Sviluppo Economico del Comune di Genova Emanuele Piazzarendendo operativa una struttura logisticamente meglio attrezzata per lo smercio all’ingrosso del pesce e più vicina all’autostrada».

    La nuova struttura può contare 5.060 metri quadri di spazi, compresi i piazzali di manovra, di cui 565 metri quadri di zona mercatale coperta che arrivano a 1.870 metri quadri coperti compresi i servizi. Una struttura che lo stesso assessore spera «possa diventare la sede definitiva per lo smercio all’ingrosso». I lavori, infatti, sebbene terminati, sono stati realizzati di slancio per tamponare l’emergenza di una nuova sistemazione, vista la inagibilità della vecchia sede, ed esistono margini per un ulteriore allargamento: «le vecchie stalle dei macelli – spiega Piazza – non sono più utilizzate e potrebbero essere riconvertite in qualche modo, a seconda delle esigenze della struttura».

     

    Come prima, meglio di prima?

    Con l’apertura della nuova sede del mercato del pesce, non tutto sarà uguale: a Ca’ de pitta non sarà prevista la vendita al dettaglio, come prescritto dalle normative comunitarie che obbligano a separare gli spazi dalla vendita all’ingrosso. «A Genova abbiamo un’ottima e diffusa rete di pescherie – sottolinea l’assessore – e questa novità potrebbe “dare una mano” alla categoria».

    La vecchia struttura di piazza Cavour, attualmente parzialmente chiusa per lavori di messa in sicurezza, non ha ad oggi un destino chiaro. In una prima fase, gli stessi operatori del settore ittico sembravano interessati a poter riutilizzare lo storico stabile per progetti legati alla cultura dei prodotti del mare, ma nulla è stato ancora messo nero su bianco: «Se non arriveranno progetti in questo senso – continua l’assessore allo Sviluppo economico – sicuramente dovremmo pensare a come utilizzare una struttura centrale nella geografia del Porto Antico». Tra le ipotesi la concessione dello spazio a privati o un concorso di idee.

    Per quanto riguarda l’impatto sulla viabilità, l’assessore alla mobilità del Comune di Genova, Anna Maria Dagnino assicura: «Le attività del mercato sono notturne, e quindi non dovrebbero esserci ripercussioni di rilievo. Sicuramente a giovarne sarà la zona di Cavour». Da determinare ancora la sorte degli stalli di sosta pertinenti alla vecchia sede: «Stiamo pensando a fare dei parcheggi per residenti», conclude Dagnino.

    Nicola Giordanella

  • Bolkestein, il Comune di Genova in pressing per prorogare scadenza al 2020 in tutela dei 1900 ambulanti genovesi

    Bolkestein, il Comune di Genova in pressing per prorogare scadenza al 2020 in tutela dei 1900 ambulanti genovesi

    mercato-frutta-verdura-sarzanoGli ambulanti genovesi possono tornare a sperare: anche il Comune di Genova di schiera ufficialmente contro la normativa Bolkestein, nella parte in cui ridisegnava le procedure di assegnazione delle licenze per vendere nei mercati rionali. La palla, quindi, passa al governo, che in questi giorni sta discutendo con Anci se posticipare al 2020 delle prime scadenze: una mossa pensata e proposta per prendere tempo, ed intavolare trattative per modificare il recepimento della normativa europea, tutelando una “industria” che ogni anno genera circa 36 miliardi di euro di fatturato su scala nazionale.

    Le iniziali critiche alla giunta Doria, quindi, si ricompongono, dopo le manifestazioni dei giorni scorsi. A Genova sono circa 1900 le varie licenze che compongono il variegato universo degli ambulanti: banchi merce varia, fiere, banchi dei mercati rionali alimentari, ma non solo, per un volume di affari che sfiora il miliardo di euro su base cittadina, stando alle stime di Aval, l’Associazione Venditori Ambulanti Liguri: «La direttiva ha trasformato le licenze “vita natural durante” in licenze a scadenza decennale, con un meccanismo di assegnazione a bandi che rischia di rovinare migliaia di famiglie – sostengono i rappresentanti dell’associazione –  licenze che furono legalmente acquistate in passato con un prospettiva temporale di lungo periodo: cambiare le regole in corso significa buttare all’aria decenni di attività»

    Norma europea, ritardo italiano

    La ratio della direttiva europea è quella di permettere la libera circolazione dei servizi, armonizzando a livello comunitario le normative e liberalizzando il sistema; per quanto riguarda i venditori ambulanti, la norma, recepita nell’ordinamento italiano nel 2010, prevede una assegnazione dei spazi per bandi, organizzati secondo graduatorie legate alla regolarità contributiva, anzianità di servizio e ad un numero massimo di posteggi assegnabili, che variano dai contesti. Il problema è nato dal fatto che la scadenza attuativa, prevista per il 31 dicembre 2016, non ha permesso ai vari comuni di organizzare in tempo tutta la macchina di ri-assegnazione degli stalli, con il rischio di far saltare tutto la “macchina”.

    «L’Italia è l’unico paese che ha recepito la norma nella maniera più restrittiva per gli ambulanti – sottolineano i rappresentanti Aval presenti in Sala Rossa – trasformandoci virtualmente in nuovi precari: con un’attività che ogni volta deve “vincere” un bando, le banche chiudono le porte ai finanziamenti, impedendo investimenti o leasing necessari per portare avanti le nostre attività».

    Il voto, arrivato all’unanimità, non risolve il problema, ma punta a posticipare le scadenze, per permettere una nuova e più approfondita trattativa e discussione. La palla, quindi, passa al governo, che in queste ore dovrà decide il da farsi. Nel caso di una proroga della scadenza, quindi, si tornerà a trattare per trovare una soluzione che sappia tutelare chi è dentro al sistema e chi vorrebbe entrarci: garantendo, cioè, continuità a chi è già in attività, ma anche permettendo ai “giovani mercatari” di proporsi. In altre parole, la battaglia non è ancora finita.

    Nicola Giordanella

  • Mercatino di San Nicola 2016, tra tradizione e solidarietà

    Mercatino di San Nicola 2016, tra tradizione e solidarietà

    mercatino-san-nicola-2015Da sabato 3 a giovedì 23 dicembre 2016 nella centralissima Piazza Piccapietra, torna il Mercatino di San Nicola  giunto alla sua XXVIII edizione e organizzato dall’Associazione Volontari Mercatino di San Nicola con il patrocinio della Regione Liguria e del Comune di Genova. Si tratta dell’unico mercatino natalizio in Italia gestito da una ONLUS che raccoglie tanti espositori tra botteghe artigiane e associazioni proponendo prodotti di alta qualità e coniugando la tradizione alla solidarietà.

    Dopo il successo della passata edizione, che ha raccolto 29 mila euro da destinare a progetti benefici, anche quest’anno il ricavato della manifestazione servirà per la realizzazione di ben cinque progetti differenti. «Anche quest’anno il nostro impegno principale è quello di raccogliere fondi per finanziare progetti sociali e di ricerca – spiega Marta Cereseto, presidente dell’Associazione Volontari del Mercatino di San Nicola – I fondi raccolti saranno devoluti a cinque progetti: il primo “Progetto Clinico – Traslazionale Italiano per il Neuroblastoma” riguarda la ricerca sul neuroblastoma, il cosiddetto “tumore dei bambini”, in collaborazione con l’Associazione Italiana per la lotta al Neuroblastoma; il secondo progetto “Ortogiardino Ferradini” mira al recupero e alla messa in sicurezza dei Giardini Passo Ferradini a Genova, attualmente in stato di abbandono, per la creazione di uno spazio verde che funga da luogo di incontro e integrazione, grazie anche alla collaborazione con istituti scolastici». Le restanti iniziative benefiche si propongono diverse finalità: il sostegno al progetto “Sportello per il lavoro”, a favore del Centro per non subire violenza ONLUS, al fine di garantire integrazione lavorativa a donne vittime di violenza e reinserimento nel contesto sociale e nel mondo lavorativo, il progetto“Costruiamo la Casa Abbraccio 2”, proposto dall’Associazione L’abbraccio di Don Orione, volto a ospitare e dare affetto ai neonati che vengono temporaneamente allontanati dai genitori naturali su decisone del Tribunale dei Minori, e, infine, il progetto “Nuovo Rifugio Via del Tritone” portato avanti dall’Associazione La Band Degli Orsi, che si occupa dell’accoglienza e della sistemazione delle famiglie dei piccoli ospiti dell’Istituto Pediatrico Giannina Gaslini.

    L’orario di apertura sarà dalle 10 alle 20 dal lunedì alla domenica. L’inaugurazione ufficiale avverrà giovedì 8 dicembre con il tradizionale corteo animato da 13 gruppi storici, che partirà alle 10 da Piazza Matteotti e raggiungerà piazza Piccapietra per il taglio del nastro tricolore, previsto per le 12 alla presenza di autorità cittadine. Tra le novità della XXVIII edizione, cresce il numero di associazioni presenti, che superano la cinquantina, e il numero di espositori: tra gli 86 stand ci sarà spazio per nuovi artigiani, curiose attività e antichi mestieri, dal falegname, all’impagliatore, al presepaio. Proprio in questa edizione 2016, insieme ai laboratori didattici, debuttano i laboratori gastronomici, che si svolgeranno nei tre weekend con lezioni di focaccia al formaggio, pesto e dolci tipici. Inoltre, quest’anno la cucina del Mercatino di San Nicola, in collaborazione con la Società di Mutuo Soccorso degli Alpini, si occuperà dei pasti per le mense dei poveri, che verranno distribuiti in diverse zone della città; chiunque fosse interessato a partecipare all’iniziativa potrà presentarsi ogni mercoledì, giovedì e venerdì al mercatino.

    Saranno tanti anche gli eventi collaterali tra musica, risate e laboratori, organizzati in collaborazione con UGA Unione Giovani Artisti, che andranno a formare un calendario ricco e variegato. La rassegna Mercatino d’autore animerà le serate in piazza, a partire dalle 18.30, grazie alla presenza di grandi nomi del panorama musicale genovese, come Federico Sirianni (17 dicembre), e diversi comici di spicco, che si esibiranno nello spettacolo Laboratorio Zelig (22 dicembre).

    Sabato 17 dicembre invece sarà la Giornata dei Bambini, con laboratori didattici artigianali insieme al gruppo Ritmiciclando, un progetto musicale sperimentale che nasce come laboratorio per la costruzione e l’utilizzo di strumenti musicali con materiali di recupero e diventa uno spettacolo musicale vero e proprio. Nei weekend inoltre diversi appuntamenti con sagre culinarie, che animeranno i pranzi con alcuni piatti della tradizione ligure, come le focaccette (10-11 dicembre) e il minestrone alla genovese (17 dicembre).

    Si conferma sempre più forte, infine, il sodalizio con le società di calcio Genoa CFC, U.C. Sampdoria e Virtus Entella, che anche quest’anno metteranno in palio le maglie autografate da tutta la squadra per la tradizionale lotteria benefica. L’estrazione dei vincitori avverrà venerdì 23 dicembre durante la cerimonia di chiusura del Mercatino, momento in cui verranno anche consegnati i fondi raccolti.

    Calendario Eventi

    Sabato 3 dicembre 2016
    – Dalle ore 12 Amatriciana a favore delle popolazioni terremotate. Possibilità di acquistare prodotti tipici provenienti dai territori colpiti dal terremoto. I fondi raccolti saranno destinati alla popolazione di Amatrice

    – Ore 17 Flamenco con esibizioni della scuola La Primera

    – Ore 18.30 An Lochrann, trio di musica folk irlandese, formatosi nel 2015 tra le osterie del centro storico genovese

    Domenica 4 dicembre 2016
    – Ore 17.30 Gruppo Folkloristico Città di Genova, canti e danze popolari della vecchia Genova in costumi tradizionali della città risalenti al XVII-XVIII secolo

    Giovedì 8 dicembre 2016
    – Ore 10 Partenza del tradizionale corteo con 13 gruppi storici da Piazza Matteotti

    – Ore 12 arrivo del corteo in Piazza Piccapietra e taglio del nastro inaugurale alla presenza di Don Nicolò Anselmi

    – Ore 17 Fetish Calaveras, band swing, rock ‘n’ roll e rockabilly di Savona con all’attivo più di 400 concerti live nei festival e club più noti del nord Italia

    – Ore 18.30 Jess, cantautrice genovese classe 1988 che unisce sonorità Pop-Folk, Alternative, Soul e Blues

    Venerdì 9 dicembre 2016
    – Ore 18.30 Charlie, cantautrice folk genovese che proporrà alcuni brani estratti dal disco “Ruins of Memories”, pubblicato lo scorso anno

    Sabato 10 dicembre 2016
    – Dalle ore 12 Sagra delle Focaccette e del Tortello a cura del Comitato festeggiamenti Montepegli 2000

    – Ore 17 Millelire Gospel Choir, gruppo genovese che propone brani della tradizione gospel e spiritual con composizioni ed arrangiamenti originali

    – Ore 18.30 Giacomo Burdo, cantautore che ama accompagnare i testi con chitarra e ukulele

    Domenica 11 dicembre 2016
    – Dalle ore 12 Sagra delle Focaccette e del Tortello a cura del Comitato festeggiamenti Montepegli 2000

    – Ore 18.30 River, progetto audiovisivo nato a Genova nel gennaio 2015 per mano di Filippo Ghiglione, che attraverso il canale YouTube “sounds” propone performance unplugged

    Mercoledì 14 dicembre 2016 

    – Ore 17 Cabit Trio, gruppo che interpreta repertorio della tradizione popolare italiana, dalle danze del folclore centro-meridionale alle danze del nord, ed europea arrangiando i brani per due cornamuse, fisarmonica e percussioni

    Giovedì 15 dicembre 2016
    – Ore 18.30 Martina Vinci, cantautrice classe 1993 vincitrice del premio Max Parodi

    Venerdì 16 dicembre 2016
    – Ore 18.30 Rebis, duo genovese di musica mediterranea formato dalla cantante, arabista e francesista Alessandra Ravizza e dal chitarrista Andrea Megliola

    Sabato 17 dicembre 2016
    – Dalle ore 12 Sagra del Minestrone a cura dell’antincendi di San Olcese

    – Ore 12 Coro della Maddalena, coro multiculturale fondato nel quartiere di Genova nel 2014 dalla cantautrice Giua e dal poeta-chitarrista Pier Mario Giovannone

    – Ore 15 Ritmiciclando, progetto musicale sperimentale che nasce come laboratorio per la costruzione e l’utilizzo di strumenti musicali con materiali di recupero e diventa uno spettacolo musicale vero e proprio

    – Ore 18.30 Federico Sirianni, uno dei nomi più importanti nel panorama della canzone d’autore genovese torna al Mercatino di San Nicola per presentare il nuovo album “Il Santo”

    Domenica 18 dicembre 2016
    – Ore 15 Latin Jazz Trio esibizioni e corsi di danza

    – Ore 17 Ritmiciclando, progetto musicale sperimentale che nasce come laboratorio per la costruzione e l’utilizzo di strumenti musicali con materiali di recupero e diventa uno spettacolo musicale vero e proprio

    – Ore 18.30 Tom & Tom, duo chitarra e voce composto da Tommaso Gianetta e Thomas Rybczyk

    Lunedì 19 dicembre 2016
    – Ore 17 Jo Choneka, cantautore e musicista afro, funk e reggae, che proviene direttamente dalla tradizione mozambicana della “marrabenta”, ovvero il ritmo e lo stile della musica che suona

    Martedì 20 dicembre 2016
    – Ore 18 Jacaranda, cover band dei Beatles

    Mercoledì 21 dicembre 2016
    -Ore 18.30 Misentotale, progetto musicale del cantautore e chitarrista genovese Simone Meneghelli

    Giovedì 22 dicembre 2016
    – Ore 18.30 Laboratorio Zelig, spettacolo di cabaret in cui aspiranti comici testano sketch inediti davanti a un pubblico vero, con il contributo e l’aiuto della direzione artistica di Zelig

    Venerdì 23 dicembre 2016
    – Ore 17 Fratelli di taglia, band nata nel 2002 con un repertorio molto vasto, con musica che attraversa gli anni ’60-’70-’80-’90 fino ai giorni nostri

    – Ore 19 Cerimonia di chiusura con la consegna dei fondi raccolti e l’estrazione dei vincitori delle maglie di Genoa, Samp e Entella

  • Banca Carige, diminuiscono i ricavi ma aumentano i dirigenti. Tra Bce e lo spettro della fusione

    Banca Carige, diminuiscono i ricavi ma aumentano i dirigenti. Tra Bce e lo spettro della fusione

    carige-panoramaL’ultimo resoconto intermedio di gestione, riferito al 30 settembre 2016 e pubblicato pochi giorni fa sul sito web di Carige non porta belle notizie: la banca registra un passivo di 244 milioni e rispetto allo stesso periodo del 2015, una ulteriore flessione delle attività finanziarie intermediate, con una mancata raccolta pari a 2,9 miliardi di euro, condizionata soprattutto dal restringimento di quella diretta pari a oltre due miliardi di euro (-9,8% ). La lettura dei dati restituisce quindi una banca che si sta ridimensionando e impoverendo: una minor copertura nazionale e riduzione del personale (in un anno una diminuzione di 141 unità, per un risparmi di 33 milioni) finalizzata alla riduzione dei costi, ma che non sembra toccare il comparto dirigenziale, che registra un aumento di 4 unità.

    Tra l’incudine della borsa e il martello della Bce

    Nei giorni che hanno preceduto la pubblicazione della relazione, come è noto, ha avuto luogo un fitto carteggio tra la banca genovese e la Bce: secondo Francoforte, infatti, il piano dell’istituito per mettersi al riparo dalle criticità non è ancora sufficientemente efficace e rapido ed entro il 31 gennaio 2017 è necessario un nuovo piano industriale aggiornato e focalizzato sulla dismissione del Npl, (Non performing loans, i debiti deteriorati), sull’accrescimento della loro copertura, il contenimento dei costi e l’aumento della liquidità; la risposta di Carige non si è fatta attendere, e ha messo nero su bianco quanto già è stato fatto e quanto si sta per fare: innalzamento della copertura complessiva sui crediti deteriorati al 45,9% (cioè + 3,5% rispetto al 2015), già in linea con quanto richiesto dalla banca centrale (45%), e una riduzione delle spese di gestione accompagnato da un aumento della liquidità in cassa. Le criticità, però, riguardano soprattutto gli anni successivi: i dubbi sollevati dalla Bce hanno depresso il titolo in borsa, che in queste ore è tornato a sfiorare il minimo storico registrato nel luglio scorso (0,277 euro a titolo); un ribasso guidato dall’incertezza sul capitale dell’istituto, rimasta la grande incognita che appesantisce le previsioni di medio termine. L’ipotesi della necessità di un nuovo aumento di capitale è sempre incombente: come riporta Milano Finanza, secondo gli esperti di Ubs, le debolezze dei ricavi condizionano un taglio delle stime di utile per azione per il triennio 2016-2016 del -10%, ed una riduzione delle stime dei ricavi derivanti dai margini di interesse e commissioni (cioè il guadagno dal prestar denaro attraverso mutui o prodotti a debito) del -4%.

    Meno dipendenti, più dirigenti

    Come dicevamo la raccolta diretta è in calo e di fronte alle pressanti richieste che arrivano da Francoforte e allo stress borsistico, i vertici di Carige sembrano temporeggiare: il piano di consolidamento dell’istituto, per ora, passa da un contenimento dei costi incentrato sul risparmio di gestione, con una contrazione della presenza sul territorio e una dismissione di personale dipendente: a fine settembre 2016, il personale del Gruppo è pari a 4.893 unità (5.034 a dicembre 2015), con un risparmio di poco più di 30 milioni di euro; non molto, quindi. I sindacati da mesi sono sul piede di guerra in attesa che siano chiariti i tagli delle filiali e dei dipendenti; un dato che tarda ad arrivare, la cui latenza è appesantita dal fatto che, invece, negli ultimi 12 mesi il numero di dirigenti è aumentato da 63 a 67 unità. La banca, inoltre, per far fronte alle richieste di copertura del debito, sta rispondendo alla «necessità di presidiare in primis la liquidità», che per il territorio vuol dire meno accesso al credito, cioè meno soldi per eventuali investimenti. Austerità, in altre parole.

    In queste ore le vicende giudiziarie degli ex vertici della banca riempiono le pagine dei giornali, ma al di là di eventuali sentenze, rimarrà difficile capire la reale ricaduta territoriale del danno fatto. La nuova amministrazione di Carige sta tergiversando, ed è probabilmente l’unica cosa che può fare in questo momento: sulla carta la strategia studiata per ridurre la quota di Npl può funzionare, ma sarà il mercato a dare il verdetto finale. In alternativa rimane un nuovo aumento di capitale, che però potrebbe far crollare ulteriormente il titolo, creando una corsa alla vendita da “colpo di grazia”; questa eventualità spalancherebbe le porte alla fusione bancaria, con conseguenti tagli di personale e filiali: l’ultimo atto della secolare “Banca di Genova”.

    Nicola Giordanella

  • Voltri, il Comune chiude le porte al secondo mercato settimanale. Rabbia commercianti: “Tagliati fuori”

    Voltri, il Comune chiude le porte al secondo mercato settimanale. Rabbia commercianti: “Tagliati fuori”

    voltri-3Il secondo mercato settimanale a Voltri non si farà. L’incontro con l’assessore allo Sviluppo economico del Comune di Genova, Emanuele Piazza, dello scorso 20 luglio ha avuto l’effetto di una doccia fredda sui commercianti dell’estremo ponente di Voltri, che hanno visto sfumare in men che non si dica l’opportunità di un nuovo mercato da tenere in piazza Caduti Partigiani. Poche settimane fa, abbiamo raccontato della crisi profonda in cui sono incappate le attività commerciali di via Camozzini, nell’ultimo tratto di Voltri e del ponente genovese. Un’area storicamente depressa dal punto di vista economico, ma che ha subito in modo drammatico gli effetti della frana di Arenzano dello scorso marzo. Il giro d’affari dei negozi della zona si alimentava del transito sull’Aurelia. Transito che si è drasticamente ridotto dopo la chiusura della statale che, a causa della frana, da ormai più di quattro mesi taglia letteralmente in due la Liguria.

    «È un’occasione a cui il Comune ha voluto chiudere la porta senza motivo». C’è tanta amarezza nelle parole dell’edicolante Fabio Boni, lo stesso che circa un mese fa esprimeva ottimismo e fiducia in una risposta positiva da parte di Palazzo Tursi. Al posto di quell’ottimismo ora c’è solo delusione per l’occasione mancata: «Siamo tagliati fuori – lamenta – per loro dobbiamo rimanere come siamo e dobbiamo morire qua».

    municipio-ponente-voltriLa questione si inserisce nel più ampio contesto di un clima di tensione tra gli ambulanti e l’amministrazione comunale. Lo scorso 26 luglio, durante un altro incontro a Palazzo Tursi, gli operatori di Aval (Associazione venditori ambulanti liguri) hanno protestato con forza principalmente per la mancata ricollocazione del mercato rionale. Al culmine della contestazione, gli ambulanti sono arrivati a chiedere le dimissioni di Piazza. A scatenare il malcontento nella categoria sono però anche le difficoltà di mantenere in piedi le attività per le tasse troppo alte e per la concorrenza degli abusivi. Ed è così che gli effetti della crisi generale del settore vanno a influire sulla “questione voltrese”.

    «Stiamo affrontando un generale calo delle bancarelle, in particolare a Ponente – ci spiega l’assessore Piazza – per questo, al momento non ci sono le condizioni per un secondo mercato settimanale». L’assessore precisa che i contatti con il Municipio 7 Ponente proseguono, ma i commercianti di via Camozzini sembrano aver perso la speranza di un sostegno concreto in tempi ragionevoli: «Ci hanno proposto forme di sostegno alternative come dei cartelli che indicano la presenza dei negozi o dei soldi per finanziare interventi nei locali – ci racconta Loredana, che possiede un negozio di orefici – ma non è quello di cui abbiamo bisogno». Le richieste dei commercianti sono le stesse di un mese fa: qualcosa che attiri persone nella zona ovest di Voltri ma che al tempo stesso non faccia concorrenza alle attività già presenti come, invece, farebbe la ventilata ipotesi di un mercatino di Coldiretti, che andrebbe a insidiare le attività locali di alimentari, peraltro la stragrande maggioranza nella zona. Un mercato settimanale in aggiunta e non in sostituzione a quello del martedì a Voltri sarebbe, per i commercianti, la soluzione ideale.

    «L’assessore ci ha spiegato che dei banchi di Voltri solo il 40% sarebbe in regola con le tasse – chiosa amaramente Boni – a questo punto non capiamo perché quelle bancarelle possano continuare a lavorare nella posizione attuale. C’è tanta confusione».


    Luca Lottero

  • Tagli al personale, Brexit e titolo in picchiata, l’estate torrida di Banca Carige

    Tagli al personale, Brexit e titolo in picchiata, l’estate torrida di Banca Carige

    banca-carigeDopo la presentazione del piano industriale voluto dalla Bce, lo scorso 29 giugno, i titoli Carige non hanno ripreso la quota che si sperava, e, anzi, pochi giorni dopo si è assistito a un vero e proprio crollo, con un valore azionario che ha raggiunto l’abisso dei 0.27 euro, il minimo storico. Una situazione che complica tutto. Secondo il documento sottoscritto dall’amministratore delegato Guido Bastianini, il consolidamento dovrà passare attraverso la vendita del credito sofferente e il ridimensionamento della banca. Un programma cauto e di medio periodo, che non ha convinto i mercati. Nei prossimi giorni, la dirigenza presenterà ai sindacati i primi dettagli concreti per i 500 esuberi annunciati e le 106 filiali in chiusura: un ulteriore passaggio delicato, che vale 20 milioni l’anno, e che sicuramente avrà un impatto importante per il secolare legame con il territorio, l’unica cosa certa, al momento.

    Lo spettro di un aumento di capitale

    Per avere una dimensione di quello che sta succedendo, bisogna guardare ai dati storici. Negli ultimi sei mesi, il titolo ha ceduto circa il 70% del suo valore, il 77% nel corso dell’ultimo anno, il 93% negli ultimi tre anni. Il 99% dal 2002. Una discesa che non sembra arrestarsi e che, anzi, si è aggravata in maniera evidente nonostante il cambio dell’azionista di maggioranza e del Consiglio di amministrazione. La storia recente di Carige è tormentata e il contesto non è d’aiuto; i tassi di interesse vicino allo zero, imposti dalla Bce, infatti, complicano senza dubbio la situazione: il costo del denaro è quasi nullo, il che significa che per chi lo presta, le banche appunto, ci saranno meno ricavi. Per un istituto già in sofferenza, questo rischia di essere un cappio al collo. E poi la Brexit: secondo gli analisti, la scelta di Londra sta condizionando indirettamente il mercato, che in realtà sta aspettando al varco l’Unione Europea e la Bce. L’incertezza e la frenesia dei mercati non va a vantaggio di Banca Carige che, secondo rumors, avrebbe bisogno di 500 milioni di un ulteriore aumento di capitale. Un’operazione già difficile, di cui si fa fatica a parlare e che in questa situazione potrebbe avere esiti incerti se non deleteri.

    Crediti deteriorati e mercato saturo

    Il piano industriale ha il suo fulcro nella vendita dei NPL (non performing loans, prestiti non performanti, cioè a rischio, le cosiddette sofferenze): Carige ne possiede circa 3,9 miliardi ed entro il 2017 vorrebbe dimezzarli per mettersi al riparo da rischi ulteriori. Fare ciò, però, significa non potere più mettere a bilancio il virtuale guadagno dei prestiti, registrando, quindi, una perdita che per l’istituto ligure è stata calcolata del 10%, cioè 180 milioni in due anni. Per procedere, quindi, bisogna trovare altre risorse per tamponare l’operazione. Ma non solo. Bisogna anche trovare un modo per disfarsene. Lo scorso 8 luglio, in occasione dell’assemblea annuale dell’Abi, sia Ignazio Visco (Bankitalia), sia il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, hanno dichiarato che è in corso “dialogo continuo” con le autorità della UE per trovare un modo lecito per assicurare un aiuto statale alle banche in sofferenza, proprio per quanto riguarda l’acquisto di NPL. Carige è in buonissima compagnia: 51 sono i miliardi di crediti deteriorati che è stato calcolato potrebbero finire sul mercato a breve giro, provenienti dalle banche italiane, tra cui 26 di Monte dei Paschi, 8 di Bpm e 2 di Unicredit. In un mercato così saturo, ci sarà spazio per Carige?

    Un’estate torrida

    Ancora una volta, quindi, il futuro della banca dei genovesi è nelle mani dei mercati e delle scelte politiche. La nuova dirigenza ha preso il timone durante bufera di cui non si vede la fine; il mare in tempesta, inoltre, nasconde pericolosi scogli: l’ombra scura della fusione bancaria è sempre lì, che aspetta, immobile e silenziosa.

    Il piano industriale prevede un ridimensionamento territoriale: il gruppo punterà su Liguria e Toscana, dove storicamente è più forte e presente. Messo nero su bianco è sicuramente un dato positivo per Genova, ma i numeri parlano chiaro: una filiale su sei sarà chiusa e sicuramente la cosa riguarderà anche la nostra regione. E poi gli esuberi: l’istituto si sta ridimensionando, cercando di far sgonfiare in maniera “controllata”, o quasi, la bolla creata negli anni precedenti, prima che scoppi. Fragorosamente.


    Nicola Giordanella

  • Voltri, la frana di Arenzano peggiora la crisi del commercio. Idea secondo mercato

    Voltri, la frana di Arenzano peggiora la crisi del commercio. Idea secondo mercato

    voltriÈ un grido d’aiuto quello che si alza dall’estremo ponente voltrese, dove la frana di Arenzano ha messo in seria difficoltà gli affari di una zona che, già in condizioni “normali”, non naviga certo nell’oro. Aprire un’attività nell’ultima parte di Voltri, quella che precede la lunga via Rubens e che porta fino a Vesima, agli estremi confini ponentini del Comune di Genova, è affare da coraggiosi. Chi ci prova deve spesso chiudere i battenti dopo pochi mesi. Altri, tenacemente, resistono. Tra questi Fabio Boni che, assieme ad altri commercianti locali, si è fatto carico della situazione e ha avviato un dialogo con le istituzioni per provare a rimediare a una situazione divenuta insostenibile. «La frana – ci spiega – ha peggiorato di un 30-40% i fatturati di molte attività della zona».

    I già traballanti bilanci delle attività di quartiere si basavano sul transito continuo di persone lungo quella che è l’unica via (esclusa l’autostrada) per uscire da Genova. Da quando la Liguria è “tagliata in due” questo transito si è quasi del tutto perduto. «Per vie ufficiose ci è arrivato un dato allarmante – continua Boni – 2 milioni di macchine all’anno passano dall’Aurelia in questa zona. In questo momento sono, di fatto, 2 milioni e mezzo di euro che guadagna Autostrade. Noi, invece, siamo tagliati fuori dalla Liguria».

    Da quando i massi hanno bloccato la strada nella prima parte di Arenzano (ormai più di 3 mesi fa), l’autostrada è diventata infatti l’unica possibilità per spingersi a Ponente, oltre i confini del Comune di Genova. Un rimborso parziale è garantito solo a chi dimostra di doversi spostare per motivi di lavoro. «È assurdo che non si sia ancora trovata una soluzione, nemmeno parziale, come un senso unico alternato – afferma il consigliere municipale Matteo Frulio – l’autostrada non può essere l’unica via per spostarsi». Soprattutto in una città di anziani e di scooter.

    L’idea del secondo mercato

    voltriSe la questione della mobilità non dipende esclusivamente da Municipio, Comune e Regione, qualcosa di più si potrebbe fare per dare una mano quantomeno ai commercianti. E l’idea è già pronta, ovvero aprire un secondo mercato settimanale, il giovedì o il venerdì, nel parcheggio di piazza Caduti Partigiani. Non si tratta di una novità assoluta. Qualche anno fa si pensò di trasferire proprio in quella zona il mercato settimanale voltrese, che attualmente si svolge al martedì negli spazi di piazza Gaggero. La dichiarazione d’intenti bastò a scatenare la reazione dei negozianti della “zona centrale” voltrese e dell’Associazione Mercatali.

    Per questo, oggi, l’idea sarebbe quella di aggiungere, anziché sostituire, per non scontentare nessuna delle due metà della delegazione. La pensa così Matteo Frulio, che è anche presidente della commissione Urbanistica del Municipio 7 Ponente, che ha fatto da tramite tra le istanze dei negozianti e il Comune di Genova. «Da parte dei commercianti – spiega – è venuta la necessità di fare qualcosa di duraturo nel tempo, che non si limitasse al periodo dei lavori per la frana. Un primo punto, oltre a quello del mercato, è quello di cercare di attirare più manifestazioni possibili in quella zona di Voltri, in modo da tornare a ‘creare un giro’ di persone».

    La frana ha reso più urgenti le rivendicazioni dei negozianti ma ha solo acuito un problema già esistente, per questo il Comune potrebbe accogliere l’istanza dei commercianti della parte più estrema della delegazione. Secondo quanto emerso durante un incontro pubblico, l’assessore comunale allo Sviluppo economico, Emanuele Piazza, si sarebbe reso disponibile ad attivarsi per trovare una soluzione, che non coincide necessariamente con la proposta dei “voltresi di ponente”.«Stiamo valutando la situazione con grande attenzione – conferma Piazza a Era Superba – ed entro luglio verrà deciso se quella del secondo mercato può essere una soluzione per sostenere una zona sicuramente penalizzata».

    Le sensazioni sono positive. «Piazza Caduti Partigiani è pronta da tempo – conclude Fabio Boni – siamo una delle poche delegazioni a non avere il secondo mercato settimanale».

    Luca Lottero

  • Ortofrutta a Genova: boom di aperture e numeri in crescita, ma la realtà è diversa

    Ortofrutta a Genova: boom di aperture e numeri in crescita, ma la realtà è diversa

    ortofruttaIl mercato della frutta a Genova costituisce il 4,29% del commercio al dettaglio, secondo i dati forniti dalla Camera di Commercio. Un numero freddo che, di per sé, lascerebbe indifferenti, se non si accompagnasse ad una tendenza piuttosto sorprendente: il settore del commercio ortofrutticolo nella nostra città segna un andamento positivo, in forte controtendenza rispetto al trend generale del commercio. Un trend che, soprattutto in alcune zone come il Centro storico, è palpabile ad occhio nudo grazie al pullulare di negozi e negozietti che mettono in bella mostra casse di frutta e verdura.
    «In un periodo di crisi – spiega il professor Enrico Di Bella del Dipartimento di Economia dell’Università di Genova – si sviluppa spesso la tendenza all’apertura di nuove attività commerciali, specie in alcuni settori particolari. Questo succede perché alcune imprese sono costrette a chiudere e i dipendenti, anche grazie alla liquidazione, provano a mettersi in proprio. Tuttavia, spesso questo tipo di operazione non rimane sostenibile a lungo». Ma l’aspetto che più sorprende è proprio che, a fronte di un aumento dell’avvio di attività, nel settore dell’ortofrutta non sembrano essere cresciute esponenzialmente le cessazioni, altra peculiarità che dovrebbe invece contraddistinguere i momenti di crisi economica. Ma non è tutto oro quel che luccica…

    Il negozio di ortofrutta: facile da aprire e, soprattutto, facile da chiudere

    Dopo la liberalizzazione del commercio sancita definitivamente da Regione Liguria con una delibera di fine 2012, aprire un negozio di frutta e verdura non comporta costi particolarmente ingenti, non richiede grandi investimenti iniziali, non necessita di strumentazioni sofisticate o spazi particolarmente vasti. 
    «Quello dell’ortofrutta – sostiene Giambattista Ratto, amministratore delegato di SGM (società che ha in gestione il mercato ortofrutticolo all’ingrosso di Bolzaneto, al 10% proprietà del Comune, 25% Spim, 25% Camera di Commercio e 40% degli operatori consorziati) – è un settore piuttosto semplice da approcciare: non si tratta tanto di una questione di professionalità facilmente acquisibile, perché vendere e comprare ortofrutta di qualità non è così banale come si possa pensare, ma sicuramente richiede meno costi di avvio di altri settori. Un bancone, due cassette e non è neanche indispensabile la cella frigorifera: ecco che con 500 euro puoi fornire un negozio di metratura limitata; se riesci a incassare 600 euro, la mattina dopo hai già 100 euro di margine in più da investire; se, invece, ne incassi solo 300 o 400, provi a continuare per un mese e, se le cose continuano ad andare male, smetti».

    Per aprire un negozio di ortofrutta bastano pochi passi: creare una società, iscriverla alla Camera di commercio, avere tutte le autorizzazioni sanitarie rilasciate dal Comune e presentarsi al mercato di Bolzaneto, con tanto di visura camerale, per richiedere la tessera d’accesso. Poi, basta mostrare la partita iva per la fattura ai venditori all’ingrosso e il gioco è fatto. Inoltre, a quel che risulta dai nostri colloqui con alcuni operatori del settore, in alcuni casi lo Stato impiegherebbe almeno due anni prima di controllare la regolarità dei nuovi esercizi commerciali. Questo aspetto, se fosse confermato, comporterebbe nei fatti un notevole vantaggio dal punto di vista del rischio di avvio di nuova impresa non causando eccessivi costi nel caso di fallimento repentino dell’attività.

    Imprenditoria straniera, mafia e abusivismo

    mercato-frutta-verdura-sarzanoIl commercio al dettaglio a Genova a fine 2014 conta 411 negozi di frutta e verdura e 104 ambulanti, con oltre il 10,5% di nuove aperture in più rispetto al 2013. Ma l’impennata vertiginosa c’è stata tra il 2012 e il 2013, quando il numero di nuove aperture rispetto all’anno precedente è passato da circa il 3% al 9%. Se, però, tra il 2012 e il 2013 erano aumentate percentualmente anche le cessazioni di attività (da circa l’8% del 2012 sul 2011, a oltre l’11% del 2013 sul 2012), lo stesso non si può dire per il 2014: alla fine dello scorso anno ha tirato giù la serranda definitivamente solo poco più dell’8% dei besagnini rispetto al 2013.

    Al di là di questo turbinio di numeri, resta il dato di un settore in crescita a discapito di una crisi economica diffusa. Secondo l’ufficio statistica della Camera di Commercio, una prima motivazione di questa tendenza va ricercata nell’aumento di imprenditori stranieri: «Il settore del commercio di frutta e verdura al dettaglio è stato implementato negli ultimi anni grazie alla presenza di un numero elevato di imprenditori individuali stranieri, in particolare del Marocco: a fine 2014 si contano 88 realtà attive gestite da un titolare nato all’estero, pari al 21,4% del totale dei negozi del settore nel Comune di Genova, più di uno ogni cinque. Un dato notevole se si considera che nel 2011 erano solo 39 i titolari stranieri di una rivendita di ortofrutta». Una tendenza confermata anche dai rappresentati dei Civ di Sarzano e Maddalena che, tuttavia, lamentano un giro di affari in crescente difficoltà: insomma, secondo gli operatori storici del settore l’alto numero di punti vendita non sembra aver influito in maniera positiva sugli andamenti economici.

    Addirittura c’è chi punta il dito contro gli stranieri accusati di fare concorrenza sleale, di comprare merce di scarsa qualità e a costi più bassi per poter mantenere prezzi più avvicinabili dai clienti e di approfittare dei già citati controlli tardivi dello Stato per rendersi “invisibili” al fisco. Sia Confesercenti che il management del mercato di Bolzaneto, però, sono concordi nell’individuare altrove le cause delle difficoltà del settore. Secondo Matteo Pastorino di Confesercenti, la realtà della strada è ben diversa dal quadro prospettato dai numeri, che non tiene conto del nemico pubblico numero uno del commercio: l’abusivismo. «Quello dell’ortofrutta è un settore in crisi – sostiene Pastorino – perché alle difficoltà endemiche come la stagionalità, la tassazione e la concorrenza della grande distribuzione, si aggiunge la piaga dell’abusivismo con un numero sempre crescente di furgoni sulle strisce pedonali che si posizionano davanti ai mercati coperti, in barba alle norme comunali».
    Secondo il coordinatore provinciale di Anva e Fiesa Confesercenti, la merce venduta dagli ambulanti abusivi sarebbe inoltre di dubbia provenienza, tanto da mettere in discussione anche il rispetto delle principali norme igieniche: dalle nostre ricerche, tuttavia, la quasi totalità degli ambulanti operanti in città (abusivi e non) risulta rifornirsi regolarmente a Bolzaneto. Non possiamo sapere in quale proporzione rispetto alla merce poi effettivamente esposta e venduta, ma questo potrebbe valere paradossalmente per tutti i rivenditori del settore. «Abbiamo già fatto diverse segnalazioni alle autorità – dice Pastorino – ma spesso chi viene contestato si difende esibendo licenze itineranti. Le poche volte che vengono fatti verbali, le sanzioni non vengono pagate e il giorno dopo l’ambulante abusivo è di nuovo su piazza: sarebbero necessarie altre misure come presidi o sequestri dei mezzi perché stiamo parlando di un problema sempre più sentito dai commercianti di ortofrutta, soprattutto da chi opera nei mercati».

    C’è anche chi ritiene che dietro l’apertura indiscriminata di nuovi negozi e botteghe ci sia un forte controllo mafioso, e i nomi di alcune famiglie molto chiacchierate sono ben noti nel mondo ortofrutticolo. Il settore dell’ortofrutta per queste famiglie è spesso una copertura per ripulire i soldi ricavati da altre attività tipicamente criminali come lo spaccio di droga e il traffico di armi. «Ci si dedica al commercio dell’ortofrutta, così come all’edilizia (vedi approfondimento) – racconta Luca Traversa responsabile dell’Osservatorio sulle Mafie in Liguria – perché si tratta di attività economiche semplici da avviare e consentono di attivare un presidio sul territorio che poi è il fine ultimo delle mafie: il controllo dei cittadini».

    La nuova generazione di imprenditori della frutta e l’ipotesi chiusura notturna

    [quote]Non si tratta di italiani o di stranierima di una nuova generazione di imprenditori che ha voglia di lavorare e si organizza meglio.[/quote]

    I rischi di infiltrazione mafiosa non sembrano preoccupare più di tanto i gestori del mercato di Bolzaneto. «Queste persone – è la tesi di Giambattista Ratto – hanno tutte le autorizzazioni in regola per poter lavorare nel settore. Se poi si tratta di attività parallele non sta certo a noi gestori del mercato o al sistema dell’ortofrutta genovese dirlo. Non credo che nel nostro settore girino così tanti soldi da risultare appetibile per chissà quali attività illecite». Sulla stessa lunghezza d’onda è anche il direttore del mercato, Nino Testini: «È l’amministrazione che negli anni ’80 e ’90 ha dato a queste famiglie le licenze di ambulantato: bisognerebbe capire come e perché. Qui al mercato hanno tutti il proprio tesserino, la propria ragione sociale e vendono e comprano come qualsiasi operatore del settore. Il mercato di Bolzaneto è secondo me piuttosto impermeabile alle infiltrazioni di qualunque tipo perché è tradizionalmente molto chiuso: la maggior parte dei grossisti è stretta da legami di parentale interni. Abbiamo tutti operatori storici e locali che non vivono situazione torbide».

    Per gli amministratori del mercato ortofrutticolo all’ingrosso di Genova neppure la crescita di operatori stranieri, a cui i numeri dicono si sia assistito negli ultimi anni, non creano particolari problemi. Anzi. «Non si tratta di italiani o di stranieri – afferma Testini – ma di una nuova generazione di imprenditori che ha voglia di lavorare e si organizza meglio. Al mattino arrivano a comprare frutta e verdura un po’ più tardi degli operatori tradizionali perché la sera tengono il negozio aperto molto di più. Mediamente, comunque, arrivano proprio nel cuore delle trattative, tra le cinque e le sei del mattino e iniziano a contrattare sui prezzi come tutti». La vera novità sta piuttosto in un’organizzazione logistica più efficace. «Con un solo camion o furgone – prosegue Testini – vengono a ritirare la merce per due o tre negozi: non è una questione di racket come dicono i maligni ma di organizzazione del lavoro più furba ed economica. In sostanza, risparmiano sui costi, ottimizzando i trasporti». L’operatore tradizionale, invece, è difficile che deleghi: anche la micro-bottega viene direttamente a contrattare e a caricarsi la merce sulla propria macchina. C’è, poi, una nuova frangia di negozianti che non vuole alzarsi di notte e che si fa consegnare la merce direttamente in negozio, dagli operatori del mercato. «Ma non si tratta di veri besagnini – commenta il direttore – perché il besagnino doc viene qui e non solo sceglie accuratamente la frutta ma, prima di comprarla, la assaggia anche».

    La questione della “levataccia”, in realtà, potrebbe trovare soluzione per tutti nel prossimo futuro. Gli amministratori del mercato ci anticipano, infatti, quella che potrebbe diventare una vera e propria rivoluzione del settore: «Stiamo valutando – racconta Testini – di spostare il mercato di giorno, dalle 11 alle 17, così come sta facendo con buoni risultati Roma e come si fa da anni in tutta Europa».
    La speranza è quella di poter rilanciare a pieno titolo un settore che altrimenti rischierebbe seriamente l’estinzione: «Questo mestiere – riprende Nino Testini – ha perso quel fascino che consentiva di tramandare l’attività di padre in figlio. Spesso non troviamo neanche più personale che abbia voglia di venire a lavorare la notte: rischiamo di estinguerci per i costi, per la qualità della vita e perché non c’è più ricambio».
    Insomma, la scelta è tra cavalcare un cambiamento ed esserne protagonisti, magari cercando di gestirlo, condurlo e plasmarlo secondo le esigenze oppure subirlo ed essere costretti a recuperare in futuro. Nessuna ripercussione sulla qualità e la freschezza della merce? Nient’affatto, secondo l’a.d. Ratto: «Secondo voi, la mela che compriamo oggi al Mercato Orientale o al negozio di quartiere è stata raccolta ieri? È evidente che si dovrà ottimizzare il sistema di refrigerazione e migliorare la filiera per quanto riguarda i cosiddetti prodotti “freschi” ma dobbiamo un po’ smontare la leggenda che al mattino arrivano sul mercato le pesche raccolte qualche ora prima. Oggi commercializzare un chilo di ortofrutta che non sia passata da una cella frigorifera forse non riescono a farlo più neppure i coltivatori diretti. Abbiamo esempi di coltivatori tecnologicamente avanzati che vanno a raccogliere la frutta direttamente con carrelli refrigeranti».

    Il giro della frutta dall’albero ai banchi del mercato

    Che percorso fa, dunque, la nostra mela da quando viene raccolta dall’albero a quando finisce sulla nostra tavola?
    Dietro al chilo di mele che compriamo dal besagnino c’è un mondo, spesso sconosciuto. Un mondo che a Genova vede il suo fulcro nel mercato generale di Bolzaneto. «Ci si lamenta sempre che la filiera è troppo lunga, i prezzi dalla terra al negozio lievitano in maniera assurda – dice il direttore Testini – ma certi passaggi vengono creati dallo stesso consumatore. Oggi nessuno comprerebbe mai una mela che è colpita dalla grandine: il prodotto deve essere perfetto, quando in realtà esiste tutto un mondo di prodotti di seconda scelta, sempre di ottima qualità ma meno piacevoli alla vista, che non riesce ad avere mercato. Per arrivare a questa purezza estetica, tra il campo e il mercato ci vogliono centri di raccolta, centri di selezione, centri di conservazione. È lì che la filiera si allunga e che i costi aumentano».
    Dalle coltivazioni in terreni o serre, la frutta e la verdura raccolte vengono portate in centri di lavorazione per essere pulite, confezionate e spedite ai centri della grande distribuzione, da un lato, e ai mercati all’ingrosso, dall’altro. Poi si passa alla vendita al dettaglio, con l’effetto che spesso mangiamo frutta e verdura raccolte ben più di qualche giorno prima.
    A Genova, il 90% della frutta che arriva sulle nostre tavole passa attraverso il mercato di Bolzaneto. «Da qui – spiega l’a.d. della Società Gestione Mercato, Giambattista Ratto (egli stesso grossista e rappresentante del consorzio degli operatori) – passa sia la merce che troviamo nei mercati rionali, sia quella sui banconi dei besagnini di quartiere, degli ambulanti dei mercatini o sulle casse di quelli che girano in camion. Ci può essere qualche mercatino considerato a chilometro zero, di chi coltiva e vende direttamente o ha rapporti immediati con piccoli agricoltori, ma si tratta di percentuali irrisorie». Così, gli unici prodotti ortofrutticoli venduti in città a non passare dal mercato all’ingrosso risultano quelli gestiti dalla grande distribuzione.

     

    Claudia Dani e Simone D’Ambrosio
    L’inchiesta integrale è pubblicata sul numero 62 di Era Superba