Tag: parchi

  • Acquasola, l’udienza pubblica in Corte dei Conti e la visita al parco

    Acquasola, l’udienza pubblica in Corte dei Conti e la visita al parco

    Parco dell'AcquasolaQuella del park Acquasola è una vicenda ultra-ventennale che, dagli anni ’90, si protrae fino ad oggi. Tre i soggetti coinvolti: Comune di Genova, Regione Liguria e la ditta privata Sistema Parcheggi Srl, cui all’epoca era stato assegnato l’appalto per la costruzione di una auto-silos nello storico parco di Spianata Acquasola (468 posti auto di cui 147 pertinenziali concessi in diritto di superficie novantennale e 321 a rotazione per 60 anni). Qualche tempo fa, dopo la delibera da parte della ex Giunta comunale per bloccare la costruzione del park e la messa sotto sequestro del cantiere da parte di Tribunale e Cassazione, ne avevamo ricostruito la storia (leggi l’approfondimento). Ieri, infine, un giorno importante per la risoluzione delle vicende: si è svolta, infatti, l’udienza pubblica per l’indagine contabile presso la Corte dei Conti di Genova. In attesa di conoscere quale sarà la sentenza e aspettando l’apertura del procedimento penale da parte della Magistratura del 13 novembre, con #EraOnTheRoad siamo andati sul posto per fare il punto della situazione.

    Un tempo meta di Grand Tour e visitato da tutta Europa, oggi il parco è l’ombra di se stesso: devastato nella parte sotto sequestro a causa degli scempi perpetuati nel corso degli anni (inutilizzato, sono stati già tagliati molti alberi in previsione della costruzione del park interrato); poco attrattivo nella parte “libera”, seppur pulito e decoroso, non riesce ad attrarre visitatori né ad esprimere al meglio le sue potenzialità. Qui, i commercianti della zona lamentano la mala informazione che circola sui media e che finisce per boicottarli: «Dicono che l’Acquasola sia in condizioni degradate, ma basta guardarsi attorno per capire che, ad esclusione della zona sotto sequestro, non è così. Certo, non è molto frequentato, ma così facendo non si contribuisce alla costruzione della buona fama del parco. Per ripartire, abbiamo bisogno di coinvolgere la cittadinanza, altrimenti noi non vendiamo e il parco va in malora», dicono i gestori del chiosco all’interno del parco, che aggiungono: «Si parlava dell’iniziativa di cittadini spontanei per ripulire il parco. In realtà, si trattava di un mendicante che, di sua iniziativa, si era messo a togliere le foglie, chiedendo soldi. Ma non sono certo le foglie in terra il problema».

    L’udienza pubblica

    L’udienza di ieri ha visto protagonisti una decina di persone, tre ex assessori della Giunta Pericu, tre ex soprintendenti e due funzionari della Provincia, un dirigente del Comune di Genova e il legale rappresentante della società concessionaria Sistema Parcheggi Srl. A loro è stato chiesto un risarcimento di oltre 2 milioni (2,418 per la precisione) di euro da parte della Procura, che ha avanzato il procedimento con il sostegno di comitati e associazioni per la salvaguardia del parco come Italia Nostra, Legambiente e Associazione Comitato Acquasola. Questi ultimi hanno depositato un ricorso adesivo dipendente a quello del Procuratore Regionale della Corte dei Conti Ermete Bogetti e hanno chiesto il riconoscimento dell’esistenza di un danno erariale al patrimonio pubblico, causato dalla distruzione di una porzione di parco per costruire l’auto-silos. Il danno è stato arrecato a discapito del parco storico dell’Acquasola, in quanto bene ambientale e paesaggistico tutelato.

    Nell’ambito dell’udienza, sono state ascoltate le parti in causa. Dalla loro, gli avvocati della difesa hanno fatto richiesta in via preliminare di revoca dell’adesione di Italia Nostra e Associazione Comitato Acquasola al procedimento, facendo leva sullo scarso preavviso con cui è giunta la richiesta e sostenendo che le accuse da loro mosse non potessero essere prese in considerazione. Contrarie all’invalidamento, dal canto loro le associazioni si sono opposte, ma a nulla è valso: la Corte riunita ha deliberato che le associazioni non sono titolate per aderire al ricorso ma possono partecipare comunque al processo nelle vesti di uditorio.

    Così commenta l’Ingegner Giuseppe Fornari di Italia Nostra: «Avevamo deciso di aderire al procedimento in atto a supporto del Procuratore, previo consultazione con la nostra sede centrale di Roma, che ci ha accordato il suo benestare: insieme, abbiamo valutato l’opportunità di prendere parte alle vicende perché vi abbiamo intravisto la possibilità di aprire la strada ad altre situazioni analoghe e creare così un precedente in tema di rimborsi erariali per danni ambientali. Dopo le disposizioni della Corte, però, ritireremo la nostra adesione, ma resta il processo penale». Quest’ultimo, previsto per il 13 novembre, è istruito dalla Magistratura che indagherà su 5 soggetti, di cui 3 della Soprintendenza, un architetto del Comune di Genova e il legale rappresentante di Sistema Parcheggi.

    Inoltre, la Procura ha chiamato in causa due nuovi soggetti, oltre a quelli già individuati e ha chiesto di sottoporre a giudizio l’Arch. Pier Paolo Tomiolo, all’epoca direttore dell’Ufficio Urbanistica della Provincia e oggi in Regione, e l’Ingegner Paolo Tizzoni, all’epoca vice-presidente provinciale con delega al Territorio poi direttore generale del Comune con delega all’Urbanistica. Ora, con il ritiro della Corte, si attende di sapere se deciderà di accogliere l’ipotesi della Procura e fare un’altra udienza, oppure respingerla o ancora accettarla e andare a sentenza.

    La strada verso la sentenza potrebbe essere lunga: all’accusa il compito di presentare ulteriore documentazione a sostegno dell’incompatibilità di un parcheggio interrato con un parco storico. Inferociti, cittadini e associazioni, denunciano decenni di cattiva amministrazione: «È la giustizia, bellezza! -esordisce Andrea Agostini di Legambiente, facendo eco ad Humprey Bogart nel film “L’Ultima Minaccia”- In ogni caso, qualsiasi sia la pronuncia della Corte, andremo avanti. Anche se il progetto per il silos è stato fermato, ai genovesi è stata tolta Spianata Acquasola: un danno irreparabile, che la cifra chiesta come risarcimento contribuirà in parte a compensare, mediante il ripristino delle condizioni ottimali e la riapertura del verde».

     

    Elettra Antognetti

     

  • Villa Pallavicini di Pegli: cantieri aperti al pubblico nei weekend

    Villa Pallavicini di Pegli: cantieri aperti al pubblico nei weekend

    Villa Pallavicini genova PegliEra Superba ha seguito in questi anni le vicende legate a Villa Pallavicini di Pegli, parco ottocentesco tra i più belli d’Italia.

    Nell’agosto 2012 avevamo documentato la scarsa manutenzione del parco, edifici e percorsi inacessibili, atti di vandalismo e una situazione di degrado inaccettabile.

    Nel 2013 la situazione si è sbloccata, il progetto di restauro del parco è stato affidato allo studio Ghigino grazie a un’estensione dei finanziamenti “residui” delle opere Colombiane del 1992; gli interventi interessano sia gli otto ettari del giardino che alcuni degli edifici: il tempio di Flora, il Castello e il Mausoleo del Capitano, il Chiosco Turco, il Ponte romano, la Pagoda cinese.

    I lavori termineranno presumibilmente entro la prima metà del 2014 e per esigenze operative del cantiere si è deciso di chiudere il parco al pubblico sino al loro termine.

    Nel frattempo, l’associazione Amici di Villa Durazzo Pallavicini e i tecnici che hanno curato il restauro del parco organizzeranno delle visite guidate tutti i weekend a partire dal 28-29 settembre fino a giugno 2014. Si tratterà di visite specialistiche ai cantieri durante le quali i visitatori potranno comprendere le logiche del progetto di restauro e della sua realizzazione in itinere.

    Il ricavato dall’iniziativa verrà utilizzato dall’associazione per l’allestimento floreale del giardino e del viridario di Flora che sarà predisposto per l’inaugurazione del parco.

    Per prenotazioni ed informazioni sulle visite guidate è necessario contattare l’associazione all’indirizzo email: amicivillapallavicini@gmail.com oppure ai numeri: +393403020612 +393285878644

     

    [foto Daniele Orlandi]

  • Quarto, volontari per la cura del verde: l’esperienza di Laura Loschi

    Quarto, volontari per la cura del verde: l’esperienza di Laura Loschi

    verde-parchi-villa-croce-DiLa questione del cattivo stato del verde urbano a Genova rimpalla tra i media ed è sulla bocca di tutti: non c’è quartiere che ne sia immune e – da Albaro (Giardini Casu e Valletta Cambiaso) a Pegli (Villa Pallavicini), passando per il centro (la dura opera di riqualificazione dei Giardini di Plastica, o il cattivo stato del parco di Villa Croce)- nessuno sembra salvarsi. Le polemiche dei cittadini circa il cattivo stato, la mancanza di sicurezza e di pulizia esplodono, spesso in concomitanza con eventi spiacevoli, come quando qualche sfortunato visitatore resta ferito. Certo, il problema c’è, inutile nasconderlo. Ma che fare? Anziché scadere nelle solite sterili polemiche, e proprio per evitare il solito “mugugno”, nel quartiere di Quarto un gruppo di cittadini, coadiuvati dal sostegno delle istituzioni, si è mobilitato per cercare di dare una risposta concreta ai problemi del quartiere e del suo verde troppo trascurato.

    Ne abbiamo parlato con una delle promotrici del progetto, Laura Loschi: giovane mamma di due bambini, Laura si è mobilitata -assieme ad altri genitori, in particolare all’amica Valeria Razzoli– per organizzare una serie di iniziative di recupero dei giardini pubblici adiacenti alle scuole materne ed elementari del quartiere. In particolare, il parco di Villa Stalder, adiacente all’omonimo complesso scolastico -formato da scuola materna ed elementare- e Villa Aloi, nei pressi della scuola elementare Carlo Palli e dell’Istituto Tina Quaglia, scuola materna: due gli eventi finora realizzati, le mamme e i bambini continuano a mobilitarsi per dare autonomia e continuità al loro progetto.

    villa-stalderLaura, raccontaci come nasce il vostro progetto

    «Tutto è nato, in verità, qualche anno fa. All’epoca mi ero interessata allo stato del parco di Villa Stalder perché, avendo iscritto mio figlio alla scuola materna che si trova proprio qui, all’interno del parco, mi sembrava intollerabile lo stato di degrado in cui versava il giardino. Mi ero messa in contatto con altri cittadini attivi nel quartiere e, insieme, avevamo dato vita a un piccolo gruppo di persone che volevano far sentire la loro voce e cercare risposte dalle amministrazioni. E in effetti devo dire che siamo riusciti nel nostro intento: ben presto abbiamo acquisito una certa visibilità e credibilità, e siamo riusciti a interagire con i rappresentanti del Municipio IX, partecipando agli incontri e ottenendo assicurazioni sul ripristino della Villa. Soddisfatti dei risultati, avevamo poi accantonato la questione. In contemporanea, senza che l’uno sapesse dell’altra, anche la mia amica Valeria Razzoli si stava dando da fare: nell’estate del 2012 ha inviato una lettera ai media genovesi per denunciare il cattivo stato e l’incuria nel parco. La sua iniziativa andava a cadere proprio una settimana prima che a Villa Stalder si verificasse un incidente in cui un bambino era rimasto ferito, colpito dai pericolosi rami del giardino. A causa di questa sfortunata concomitanza, l’appello di Valeria aveva avuto grande riscontro, mobilitando non solo i media cittadini ma anche gli amministratori, che sembravano essere particolarmente sensibili e disposti a trovare una soluzione imminente. Per questo, alla fine del 2012, parlando insieme delle nostre precedenti iniziative, abbiamo deciso di unire le forze e riprendere in mano la faccenda: nel caso di Villa Stalder le cose da risolvere sono molte e, nonostante all’epoca del mio intervento l’amministrazione si sia mossa per ripristinare le condizioni ottimali, non bastano interventi sporadici di piccola manutenzione. Ci vuole un intervento di spessore e, in seguito, un’azione continua di manutenzione: era questo che io e Valeria volevamo far capire ai nostri interlocutori. E infatti siamo riuscite a farci ascoltare: nel settembre 2012, dal Municipio XI il via libera ad utilizzare un fondo europeo (finanziamento che, altrimenti sarebbe rimasto inutilizzato, o male impiegato) per il restying di Villa Stalder, da ultimarsi entro dicembre 2013, a breve. Tra gli interventi (proposti da Federico Bogliolo, capogruppo UDC e Consigliere Municipio IX, e da Walter Vassallo, Consigliere del Comune di Genova, in una  “Mozione sulle condizioni, sulle criticità legate alla sicurezza, al decoro e al recupero di Villa Stalder” approvata il 21 settembre 2012, n.d.r.), l’illuminazione nelle ore serali, già predisposta dal geometra Andrea Assareto (tecnico del Municipio XI che ha curato la stesura del progetto e o sviluppo dei lavori); la manutenzione e sostituzione della pavimentazione nella parte alta del parco, costituita da sampietrini; la messa in sicurezza, sempre nella piazzola più in alto, delle radici sporgenti e pericolose, e la chiusura dei buchi nel terreno. Nella parte bassa, asfaltata e meno pericolosa rispetto all’altra, sono previsti invece interventi di manutenzione standard, dalla rimozione delle radici, alla pulizia, allo smantellamento di un tronco contenente un nido di zanzare. Infine, la potatura delle palme, gli interventi di recupero di un ex piscina/corso d’acqua, oggi asciutto e da riutilizzare in qualche modo. In ultimo, il problema della vecchia fontana all’interno del giardino: bene tutelato dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici, non può essere smantellata -anche se pericolosa- e, d’altra parte, un suo restyling sarebbe troppo oneroso. Che fare? Per ora, attendiamo gli interventi -belli e importanti- del Municipio».

    Parco cittadino di Villa QuartaraLe due iniziative con i bambini delle scuole elementari e materne del quartiere: come si sono svolte?

    «Non ci siamo accontentati di lasciar fare il Municipio: il ruolo di chi rivendica, lamentandosi, non ci si addice. Per questo, abbiamo deciso di partecipare e collaborare in prima linea, anche per cercare di sensibilizzare in prima persona i bambini (a volte poco rispettosi, bisogna ammetterlo) e gli stessi genitori, spesso poco “attenti” ai problemi del verde urbano. Da qui, i nostri progetti di volontariato che hanno visto protagonisti i bambini, al lavoro nei parchi. Il primo è stato quello legato a Villa Stalder, datato 10 dicembre 2012: con il coinvolgimento delle maestre dell’asilo Villa Stalder e della scuola primaria D’Eramo, entrambe site in Via Priaruggia, abbiamo dato vita a una giornata di pulizia e attenzione per il verde, unendo l’educazione civica dei nostri piccoli all’amore per la nostra città. Il riscontro, ottimo: grande disponibilità e interesse da parte di istituzioni, presidi delle due scuole coinvolte e soprattutto di Open Genova, una piattaforma collaborativa online che, secondo le dinamiche “social”, unisce cittadini volenterosi e amanti della loro città, permettendo loro di presentare progetti riguardanti vari campi d’azione. All’inizio eravamo un po’ titubanti -vuoi per la mancanza di confidenza con i mezzi moderni, vuoi per la scarsa fiducia di riuscire a far decollare le nostre idee-, ma questa organizzazione ha accolto con entusiasmo il nostro progetto e ci ha subito messo in contatto con chi -come noi- stava attuando progetti di manutenzione e pulizia in città: gli Angeli del Fango. Così, li abbiamo coinvolti e hanno partecipato alla nostra giornata di pulizia del 10 dicembre: in quella giornata, due rappresentanti degli Angeli, Flavio Ciaranfi e Cristina Torriano, hanno incontrato rispettivamente i bambini delle scuole elementari e della materna, sensibilizzandoli e passando loro il messaggio che il verde che circonda è “nostro” e per questo dobbiamo proteggerlo e curarlo. In seguito, alcuni ragazzi del gruppo degli Angeli del Fango ci hanno aiutato, armati di ramazza, a pulire. I bambini dell’asilo hanno piantato ciclamini e lavande, per celebrare questa giornata. Il tutto, molto “casalingo”, con volantini scritti a mano da noi mamme e con gli attrezzi forniti dalle maestre o dal Municipio, ma non c’era niente di sponsorizzato, è partito tutto da noi e, con le nostre sole forze, abbiamo dimostrato che si può fare! Questa prima giornata non avrebbe dovuto avere seguito, ma invece siamo riusciti a coinvolgere anche l’elementare Carlo Palli e la materna Tina Quaglia, per la pulizia dei vicini giardini di Villa Aloi. L’evento – dal nome “I giardini che vorrei”– si è svolto il 14 maggio scorso, con le stesse dinamiche del precedente».

    I progetti per il futuro e gli sviluppi della vostra iniziativa…

    «Il nostro intento era quello di fare in modo che le scuole della città che nascono all’interno o nei pressi di parchi pubblici “adottassero” i giardini di competenza. Lo stesso è stato fatto nei giorni scorsi dagli stessi Angeli del Fango, che hanno adottato un’aiuola in Via XX Settembre, in prossimità del sottopasso ancora chiuso, in ricordo dei tragici eventi del novembre 2011. Il problema è che il numero di scuole che potrebbero aderire all’iniziativa -in quanto sorgono in prossimità di spazi verdi- non è così elevato, e per ora il progetto è in fase di stallo. Stiamo ragionando con il Municipio su come proseguire e le alternative sono due: a settembre, quando riprenderà l’attività scolastica, incontrarci e costituire un comitato con genitori e altri interessati, per regolamentare la nostra posizione, la nostra influenza, il nostro raggio di intervento; altrimenti, aspettare il 2014, a conclusione dei lavori da parte dell’amministrazione. Ad oggi, il problema di questa “adozione” è che comporta un impegno costante non solo durante l’anno scolastico (sedute dedicate alla pulizia con una frequenza minima di una volta al mese), ma anche nella pausa estiva. Come fare? Abbiamo pensato a cercare degli sponsor, oppure a inserire all’interno del parco un chiosco, in modo da attirare più presone e da “presidiare” l’area sempre, estate e inverno. Ci sono varie proposte in ballo e il Municipio (soprattutto nella figura dell’Assessore Raffaelli, colui che è preposto a seguire la nostra iniziativa, figura di riferimento per tutti noi) è molto collaborativo. Per ora, attendiamo di sapere quali saranno le nostre sorti, nella speranza di poter proseguire ed estendere il nostro progetto».

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

  • Parchi Liguri: no definitivo all’ente unico, taglio spese del 20%

    Parchi Liguri: no definitivo all’ente unico, taglio spese del 20%

    Monte AntolaVincono i parchi. Lo avevamo già anticipato nel mese di maggio, ma adesso il no della Regione all’accorpamento dei sei enti parco liguri è diventato definitivo. La decisione è stata ratificata nel corso dell’ultima seduta di giunta, in cui il presidente Burlando e i suoi assessori hanno anche stanziato 2,3 milioni di euro per il sostegno delle aree protette e il rilancio dei parchi e delle loro strutture di eccellenza. I responsabili di Alpi Liguri, Antola, Aveto, Beigua, Monte Marcello-Magra e Portofino possono finalmente tirare un sospiro di sollievo, insieme con l’assessore Renata Briano, che si è dimostrata sempre sensibile alle istanze dei “suoi parchi”, come lei stessa ama definirli.

    Il cambio di rotta da parte della giunta, tuttavia, non è stato così spontaneo, come ci spiega Roberto Costa, presidente del Parco dell’Antola: «Fatto salvo l’encomiabile lavoro dell’assessore Briano che si è spesa in prima persona e ci ha messo la faccia per la nostra sopravvivenza, credo che Burlando e gli altri assessori siano stati quasi costretti a prendere questa decisione, in virtù del disegno di legge approvato dalla commissione che andrebbe ad abrogare proprio le precedenti disposizioni di accorpamento decise dalla giunta». Si tratta di un provvedimento politicamente trasversale su cui la giunta si sarebbe trovata probabilmente nel corso di un’eventuale discussione in sede consiliare. Secondo Costa, presidente e assessori sono dovuti correre ai ripari, cercando di anticipare i tempi e sgonfiando sul nascere una bolla che, altrimenti, sarebbe stata di difficile gestione.

    Lago del Brugneto LiguriaTorna sui suoi passi, dunque, Burlando rispetto alle disposizioni inserite nel secondo decreto legge regionale di revisione della spesa – che da fine settembre avrebbe previsto la trasformazione dei 6 enti parco regionali in 5 sezioni territoriali afferenti a un unico “Ente Parchi Liguri” – e alla sfuriata del mese scorso, in cui non aveva badato a mezzi termini nello scagliarsi contro l’attuale sistema di gestione dei parchi.

    «Al di là dei risvolti politici – commenta Costa – da parte nostra c’è sicuramente la soddisfazione di aver vinto questa battaglia, in cui negli ultimi sei mesi abbiamo profuso tutte le nostre forze. Resta sicuramente un po’ di amaro in bocca per una situazione che si sarebbe potuta evitare con un po’ più di raziocinio e di visione d’insieme delle norme nazionali. Inoltre, mi chiedo: se è stato stabilito che gli enti parco non rientrano nelle disposizioni della spending review, perché dobbiamo comunque prevedere una riduzione di spesa del 20%? Non saranno tagli facilissimi perché la commissione tecnica, che ha lavorato finora proprio su questi temi, raschiando il fondo del barile, è arrivata a una proiezione massima del 18% di risparmi. Temo si tratti dell’ennesimo segno di una predisposizione amministrativa non troppo benevola nei nostri confronti».

    Scongiurato il male peggiore, i parchi dovranno quindi confrontarsi con la scure della revisione di spesa, attuando un’opera di razionalizzazione dei costi amministrativi per raggiungere l’obiettivo del 20% di risparmio.

    Nervi Promontorio Portofino mareMonte Antola

     

     

     

     

     

    D’altronde, erano stati gli stessi enti a rendersi assolutamente disponibili per attivarsi in questo senso: «Una razionalizzazione a livello amministrativo può senza dubbio essere fatta», ci raccontava già ad aprile Girani, anticipando le disposizioni previste dalla giunta pochi giorni fa. «Ad esempio, è inutile avere cinque enti parco con cinque persone diverse che si occupano degli stipendi, cinque organismi di valutazione dei dirigenti ecc…. Altre spese possono essere accorpate, come quelle per le consulenze faunistiche universitarie, e non solo per i parchi: così sì che si giungerebbe a un effettivo risparmio dal punto di vista finanziario».

    Diversi gli ambiti in cui si interverrà. Riduzione del collegio dei revisori dei conti da tre membri a uno, taglio dei gettoni ai membri dei consigli degli enti parco che non potranno superare i 30 euro, avvio di un servizio centralizzato regionale per paghe, formazione, avvocatura, predisposizione di concerto con il governo di una razionalizzazione del sistema regionale delle aree protette con l’inclusione del territorio del parco regionale di Porto Venere nel parco nazionale delle Cinque Terre. Queste le prime proposte messe a punto dal gruppo di lavoro congiunto Regione – Parchi che è riuscito a evitare il tanto temuto accorpamento.

    Era stato buon profeta il presidente nazionale di Federparchi, Giampiero Sammuri, che il mese scorso sulle nostre pagine parlava di interpretazione forzata del dettato normativo, in merito alla decisione della Regione Liguria di procedere all’accorpamento degli enti parco: «Da quando c’è la spending review – diceva Sammuri – nessuna Regione italiana ha attuato una riduzione degli Enti di gestione dei Parchi. Non metto in dubbio la necessità di ridurre le spese ma da qui ad annullare l’esistenza degli Enti Parco ne passa di strada. Il fatto che nessun’altra Regione si sia mossa in questo senso dovrebbe far nascere quantomeno il sospetto che non sia necessario operare l’unificazione».

     

    Simone D’Ambrosio

    [foto Daniele Orlandi]

  • Villetta di Negro, riqualificazione del parco: a luglio fine dei lavori

    Villetta di Negro, riqualificazione del parco: a luglio fine dei lavori

    villetta-di-negro-2Il parco di Villetta di Negro, un polmone verde tra i più grandi della città. In pieno centro, proprio sopra Piazza Corvetto: incastonato tra antiche creuze, in basso gli uffici amministrativi della Provincia, poco distanti i due teatri, Duse e Politeama Genovese.  Dopo circa un decennio di degrado e abbandono, da poco il parco è stato restituito alla cittadinanza, tra varie difficoltà e cantieri ancora aperti. Ma non tutte le zone del parco sono oggi accessibili: alcune aree restano delimitate da protezioni che indicano i cantieri ancora aperti; le belle grotte storiche anch’esse delimitate da barriere.

    Negli ultimi tempi per il parco comunale è stato avviato dal Comune di Genova un progetto di recupero. Si parla di 800 mila euro stanziati dalla Regione e messi a disposizione dall’Unione Europea per risanare il polmone verde del centro cittadino. La cifra stanziata avrebbe dovuto coprire due diversi tipi di interventi: uno riguardante la parte bassa del parco, adiacente agli uffici comunali, per l’ammontare di 300 mila euro; l’altro riguardava il risanamento del parco nel suo complesso, per un totale di 500 mila euro.

    Nel primo lotto, quello nella parte più bassa del parco, è stato risistemato il belvedere e il piazzale retrostante l’ingresso degli uffici veri e propri. Qui i lavori sono terminati più di un anno fa, a inizio 2012. L’intervento nel secondo lotto, invece (quello più impegnativo e oneroso, cui è stata destinata più della metà del finanziamento complessivo) è partito a fine 2012, nel mese di novembre, ed è oggi ancora in corso. Si tratta dell’intervento più delicato, relativo al risanamento di un lotto di terra più esteso: oltre all’inserimento all’interno del parco un nuovo sistema di sorveglianza con telecamere, si era preventivato di effettuare un servizio di manutenzione straordinaria sulla vegetazione, creare percorsi all’interno del parco, ripulire i tracciati da rami secchi e foglie, che intralciano e possono costituire un pericolo per l’incolumità dei visitatori.

    Questo è, in sostanza, il progetto che il Comune di Genova si era proposto di realizzare entro fine maggio per ridare lustro a quest’oasi verde in pieno centro e per renderla un luogo di punta per i mesi estivi alle porte. Oggi gli interventi di manutenzione e risanamento sono in parte conclusi, in parte no: basta fare un giro nel parco, per rendersi conto del degrado che ancora colpisce alcune zone e dell’inaccessibilità di altre. Cantieri aperti, zone pericolanti, degrado degli arredi pubblici… di certo, l’impressione complessiva non è quella dell’”oasi” cui si voleva far assurgere il giardino di Piazza Corvetto.  Tra i frequentatori, chi porta a spasso il cane, chi – i giovanissimi, perlopiù- approfitta delle giornate di sole per godere del panorama impagabile che si gode dalla sommità del parco. Tuttavia, nonostante queste problematiche, il parco sembra oggi essere operativo, tanto da ospitare gli eventi del Festival Internazionale della Poesia (il 21 e il 22 giugno, il festival Voix Vives).

    Così commenta l’architetto Ines Marasso in servizio presso la Direzione Manutenzione Infrastrutture, Verde e Parchi: «Il primo lotto, ovvero la zona del parco proprio sotto al Museo Chiossone, ha portato al restyling del parterre, sono state inserite ulteriori illuminazioni, rendendo il luogo nel complesso più gradevole. Inoltre, sono state eliminate alcune aiuole, è stato inserito bambù lungo il perimetro ed è stata rifatta la pavimentazione in ghiaia. Per quanto riguarda il secondo lotto, invece, posso assicurare che i lavori saranno conclusi entro fine luglio, tra un mese. Si tratta di interventi diffusi in tutta la restante superficie del parco: dal miglioramento dell’illuminazione, all’inserimento di un sistema di videosorveglianza e l’impermeabilizzazione della cascata. Ad oggi i lavori sono a buon punto, ad esempio è stato effettuato un lavoro di manutenzione del verde e dei corsi d’acqua. Soprattutto siamo orgogliosi di poter dire che la bella vista che si gode dall’alto del parco è stata restituita ai cittadini, dopo gli interventi di potatura delle piante. In questo mese ci dobbiamo ancora occupare di piccole finiture, come inserire ringhiere in ghisa, ultimare la manutenzione del verde, inserire altre panchine. Niente di più dei normali interventi di cui un parco necessita, insomma».

    E le grotte?

    «Una faccenda delicata: per renderle di nuovo accessibili, sarebbero stati necessari degli appositi interventi di reinstallazione delle stalattiti di rivestimento, operazione che –oltre ad essere difficile sotto il profilo tecnico- è anche parecchio costosa. Per riaprire le grotte, avremmo dovuto impiegare parte dei finanziamenti del secondo lotto. Per questo abbiamo preferito mantenerle inaccessibili, impiegando i 500 mila euro per altri interventi più urgenti, per raggiungere un buon grado di vivibilità e agibilità complessiva del parco. Tuttavia le grotte saranno ugualmente valorizzate sotto il profilo scenografico, con l’inserimento di un sistema di illuminazione particolare».

     

    Elettra Antognetti

    [foto dell’autore]

  • A piedi nel parco: una giornata al Peralto

    A piedi nel parco: una giornata al Peralto

    mura-4Domenica 9 giugno 2013 la zona del Parco delle Mura che tocca il quartiere del Righi si apre alla città per la giornata A piedi nel parco.

    Un ricco programma di eventi (ore 9-19) gestito dalle associazioni che operano sul territorio. In programma dimostrazioni di antincendio boschivo e di tecniche di primo soccorso e rianimazione, corsa podistica e prove aperte di tiro con l’arco, visita guidata all’Osservatorio Astronomico e molto altro.

    Leggi il programma di A piedi nel parco.

    (vuoi sapere cos’altro si può fare e vedere oggi a Genova e dintorni? Consulta l’agenda eventi di Era Superba)

  • Villa Pallavicini a Pegli: un milione di euro per il rilancio?

    Villa Pallavicini a Pegli: un milione di euro per il rilancio?

    villa-pallavicini-pegli-d5Qualche tempo fa, nella rubrica Macchina del tempo, abbiamo parlato del progetto di riqualificazione di Villa Pallavicini a Pegli. Un luogo tra i più belli di Genova e d’Italia, molto apprezzato dagli stessi abitanti del quartiere e della città, che il Comune ha fatto oggetto di varie iniziative tra cui la Consulta del verde e il progetto Peripheria.

    L’architetto Silvana Ghigino ci ha spiegato che «i primi lavori dovrebbero essere realizzati entro i primi mesi del 2014» grazie a un finanziamento residuale delle Colombiane del 1992. Inoltre, per garantire il mantenimento dell’area nel lungo periodo, si è pensato di costituire una Fondazione ad hoc composta da persone competenti in materia di architettura del paesaggio e valorizzazione ambientale (per ulteriori approfondimenti rimandiamo all’articolo completo sui lavori a Villa Pallavicini): «La Fondazione che potrà nel tempo conservare e valorizzare il bene, occuparsi della sua divulgazione sul territorio nazionale ed europeo e quindi del suo sviluppo turistico. Questo parco rappresenta uno degli episodi di giardino romantico più significativo d’Europa: la sua gestione deve essere fruttuosa anche dal punto di vista economico affinché si generino nel tempo gli introiti necessari a completare i restauri delle architetture e la conservazione di quelli che si stanno eseguendo».

    Questo stesso progetto ha partecipato al bando Ars – Arte che realizza occupazione sociale, i cui termini di partecipazione sono scaduti lo scorso 22 maggio e che prevede uno stanziamento fino a 1 milione di euro per il progetto vincitore. Tutte le idee pervenute saranno sottoposte alla valutazione di tre giurie: la prima (giuria online) individuerà trenta progetti pre-finalisti, la seconda (comitato tecnico) i dieci finalisti, la terza (giuria offline) incontrerà dal vivo i finalisti ed eleggerà i primi cinque classificati.

    In attesa di conoscere l’esito del bando, qualche dettaglio in più sul progetto.

    Sono quattro le persone che lo hanno redatto e che faranno parte della futura Fondazione: gli architetti Fabio Calvi e Silvana Ghigino (che hanno costituito negli anni Novanta lo studio Ghigino&Associati) e le paesaggiste Sara Caprini e Giorgia Trupiano, che si occupano dell’applicazione del marketing alla gestione di beni storici e paesaggistici. Alla base del progetto, la concezione del parco come – citiamo testualmente – «palcoscenico di una visita guidata all’interno della quale il visitatore è anche attore».

    Il recupero e la manutenzione nel tempo del parco, sia nelle aree verdi sia nei monumenti storici, si affiancherà a iniziative artistiche e culturali: visite guidate, spettacoli musicali e teatrali, eventi fieristici, laboratori didattici per scuole e adulti, mostre d’arte. A sostegno della Fondazione si prevede la costituzione dell’APS Amici di Villa Pallavicini, che attraverso l’opera dei suoi volontari contribuirà a queste iniziative, e la sinergia con tutte le associazioni già operanti sul territorio di Pegli.

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Giardini Baltimora: Down Plastic Town, progetto di riqualificazione

    Giardini Baltimora: Down Plastic Town, progetto di riqualificazione

    giardini-baltimora-plastica-splace-3IL PRECEDENTE

    2003: il Comune di Genova affida agli architetti Susanna Bordoni e Michele Pisano la stesura di un progetto di riqualificazione dei Giardini Baltimora. Tra gli ambiti di intervento: messa in sicurezza degli accessi e dei percorsi interni, illuminazione pubblica, manutenzione del verde, creazione di un programma di attività e iniziative socio – culturali e sportive. Il piano sarà realizzato in maniera congiunta con gli abitanti del quartiere di Sarzano e il corso di laurea in Architettura del Paesaggio dell’Università di Genova.

    2006: il progetto ottiene un finanziamento di 200.000 €, stanziati complessivamente da Regione Liguria, Aster e Fondazione Carige

    25 settembre 2007: il Comune di Genova approva le linee guida del PUC (Piano Urbanistico Comunale), tra le cui voci di obiettivi si legge «Struttura polisportiva con copertura a verde nei Giardini Baltimora con sottostanti parcheggi per residenti e fruitori».

    Contestualmente, il piano di riqualificazione dei Giardini ottiene il via libera ufficiale della Giunta. Il finanziamento, stanziato e approvato da oltre un anno, è tuttavia vincolato all’avvio dei lavori entro il prossimo 31 ottobre.

    5 novembre 2007: iniziano i lavori nei Giardini Baltimora, anche se la riduzione dei finanziamenti ai singoli Municipi pone seri dubbi sulla prosecuzione a lungo termine. Con il passare dei mesi e degli anni, pur avendo portato a termine alcuni degli ambiti di progetto (esempio: l’illuminazione pubblica), la manutenzione ordinaria dei sentieri e delle aree verdi è al palo.

    Novembre 2008: il Comune di Genova, tramite Urban Lab, affida a due architetti di Mosca – Ekaterina Rumyantseva e Liudmila Sidorkevich – la stesura di un nuovo progetto per i Giardini Baltimora. Le due ragazze (rispettivamente 24 e 26 anni) rimarranno a Genova fino a gennaio 2009 per lavorare con il team coordinato da Renzo Piano. Le idee in cantiere per i Giardini riprendono in buona parte il progetto precedente: messa in sicurezza dei percorsi, potenziamento dell’illuminazione pubblica e manutenzione del verde, installazione di punti di interesse culturale quali uno spazio sportivo polivalente, un bar e un cinema all’aperto.

    IL PRESENTE

    giardini-baltimora-plastica-splace-1Senza dilungarci oltre su quanto si è discusso e operato in questi anni per i Giardini Baltimora – più noti alla città come Giardini di Plastica – si nota che negli ultimi dieci anni (e oltre) le problematiche rimangono le stesse: presenza di senzatetto e tossicodipendenti, scarsa manutenzione del verde pubblico, assenza di un programma costante di iniziative culturali.

    Per comprendere quanto si sta attualmente facendo per la valorizzazione dell’area abbiamo contattato Andrea Bosio e Paolo Spoltore – rispettivamente architetto e perito agrario – che in collaborazione con il gruppo Splace hanno avuto dal Municipio Centro Est l’affidamento della manutenzione e sorveglianza dei Giardini.

    Il loro programma, denominato Down Plastic Town, ha un obiettivo ambizioso: togliere ai Giardini Baltimora l’etichetta di “luogo abbandonato e degradato” e sensibilizzare i cittadini ad attivarsi in prima persona per dare loro nuova vita. Nulla di totalmente definito per il momento, bensì un piano in continuo divenire aperto a proposte e contributi di cittadini, enti, associazioni e scuole (è in definizione, per esempio, una collaborazione con l’Istituto Agrario Marsano).

    Il rilancio dei Giardini Baltimora è molto importante soprattutto per la collocazione geografica dell’area, vicinissima a numerosi punti “strategici” del turismo genovese quali centro città, centro storico e Porto Antico, oltre che a luoghi di grande passaggio quotidiano come la Facoltà di Architettura e gli uffici della Regione in via Fieschi. Come si legge nel documento di presentazione «La genesi di questo grande spazio aperto è legata ai grandi interventi urbanistici che negli anni ‘70 hanno portato allo sventramento di una vasta porzione del tessuto medievale – il Borgo dei Lanaioli e via Madre di Dio – e la costruzione di due grandi centri direzionali; la realizzazione dei giardini, progettati da Ignazio Gardella, si configurava anche come un risarcimento per la ferita operata sulla città. In questo senso alcune scelte progettuali appaiono giustificate solo tenendo in considerazione il contesto sociale e culturale di quarant’anni fa».

    Questi, in sintesi, gli obiettivi principali:
    -incentivare la fruizione dei giardini;
    – coinvolgere associazioni e realtà istituzionali che rappresentino i diversi cittadini per età, bisogni e interessi;
    – sperimentare diversi modi d’uso e nuove funzioni all’interno dell’area attraverso la progettazione e l’allestimento di installazioni artistiche temporanee che facilitino e incentivino la fruizione e l’utilizzo dei giardini;
    giardini-baltimora-plastica-splace-2-organizzare e pianificare il sistema del verde, valorizzandolo in maniera sostenibile;
    – delineare possibili modifiche al layout architettonico attualmente esistente;
    – stimolare azioni partecipative di manutenzione, gestione e trasformazione da parte della cittadinanza;
    – attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle amministrazioni locali sui problemi dell’area.

    Un progetto di sensibilizzazione ad ampio spettro, che si sviluppa attraverso una pagina e un gruppo su Facebook attraverso cui si coordinano le attività di pulizia e manutenzione, si monitora con foto e video lo stato dei lavori (le immagini presenti nell’articolo sono realizzate dal comitato, ndr), si raccolgono idee per portare avanti il progetto.

    L’innovazione di questo programma rispetto ai piani precedenti – che può servire da esempio anche per iniziative analoghe in città – è la presa di coscienza che la scarsità di risorse (soprattutto economiche) limita l’attuazione “in prima battuta” di piani di intervento permanenti. Le fasi attraverso cui si articola Down Plastic Town prevedono l’informazione e sensibilizzazione dei cittadini, l’ascolto delle loro esigenze e il loro inserimento attivo nelle attività di recupero e valorizzazione dei Giardini attraverso piani d’azione temporanei, da rendere definitivi solo una volta che ne sarà verificata la fattibilità.

    Tra le iniziative in cantiere, da segnarsi in agenda per il prossimo 23 giugno l’evento di “musica zeneize” I Giardini di Cartapesto, organizzato da Arge Genova.

    Marta Traverso

  • Federparchi: l’unificazione degli enti parco in Liguria non è necessaria

    Federparchi: l’unificazione degli enti parco in Liguria non è necessaria

    il verde, la natura,i fiori,l'ambiente,i parchiMentre prendono vita i lavori della commissione tecnica voluta dalla giunta regionale per evidenziare una serie di azioni condivise di razionalizzazione dell’attività dei Parchi liguri, il dibattito sulla ventilata ipotesi di accorpamento degli enti di gestione ha varcato i confini nazionali.

    Chiamata in causa all’inizio di aprile, l’assessore all’Ambiente, Renata Briano, aveva spiegato come la Regione Liguria fosse in attesa di una risposta da parte dei ministeri di Economia e Ambiente circa la necessità o meno di ricomprendere nei tagli imposti dalla spending review anche il sistema degli Enti Parco. Un’attesa che, anche a causa del cambio guardia romano, continua a prolungarsi ma che, a detta del presidente nazionale di Federparchi, Giampiero Sammuri, è del tutto ingiustificata: «La richiesta di un parere ministeriale circa l’obbligatorietà della comprensione del sistema degli Enti Parco all’interno delle norme previste dalla spending review è stata fatta solo dalla Regione Liguria. Al di là della mia opinione sulla forzatura di questa interpretazione del dettato normativo, il fatto che nessun altra Regione si sia mossa in questo senso dovrebbe far nascere quantomeno il sospetto che non sia necessario operare l’unificazione. Generalmente, infatti, Regioni ed enti locali cercano di interpretare le norme a proprio vantaggio: l’intervento nazionale, tutt’al più è un’azione successiva».

    Negli ultimi anni, in Italia, solo due realtà hanno operato nella direzione di un accorpamento degli Enti Parco esistenti sul proprio territorio. Si tratta di Piemonte ed Emilia Romagna che hanno attuato riduzioni di gran lunga meno significative rispetto all’unificazione deliberata dalla Regione Liguria, passando rispettivamente da 24 a 15 enti e da 14 a 8. Inoltre, entrambe le operazioni di parziale accorpamento sono avvenute ben prima dell’avvento della legge nazionale per la riduzione degli sprechi nella spesa pubblica e in maniera del tutto autonoma e indipendente da qualsiasi imposizione governativa.

    «Da quanto c’è la spending review – spiega Sammuri – nessuna Regione italiana ha attuato una riduzione degli Enti di gestione dei Parchi. Non metto in dubbio la necessità di ridurre le spese ma da qui ad annullare l’esistenza degli Enti Parco ne passa di strada». Un po’ come dire: se in Italia questo sistema di gestione è utilizzato ovunque, un motivo dovrà pure esserci.

    Il presidente di Federparchi entra anche nel merito più strettamente economico della questione: «I parchi funzionano bene quando c’è un presidio locale legato al territorio che parla con le amministrazioni e la popolazione residente, valutando i problemi e decidendo come intervenire. Il parco è conoscenza dei problemi, mediazione paziente e presenza sul territorio: bisogna mettere insieme cacciatori e ambientalisti, agricoltori, imprenditori e turisti. Ci vuole un lavoro paziente per fare tutto questo, un lavoro che si fa a costi molto modesti. Un eventuale accorpamento di questi servizi non produrrebbe altro che una sorta di diseconomia. Il presidente di un parco prende un’indennità simbolica: con lo stipendio di un consigliere regionale si pagherebbero tutti i presidenti dei parchi e avanzerebbero anche dei soldi. Un ufficio centrale a Genova sarebbe la soluzione più lontana da tutto questo e non avrebbe nessun effetto di risparmio reale».

    Secondo Sammuri, dunque, vi sono azioni e servizi tipici degli Enti Parco che non possono essere delocalizzati: parlare con le persone, con le categorie, con le associazioni deve restare una peculiarità decentrata e non può essere accorpata per nessuna ragione.

    «Quando si parla di risparmi – conclude il presidente di Federparchi – bisogna parlare di soldi e non fare solo un’operazione di immagine che vada a colpire un’unica realtà. Siamo disponibili a discutere con la Regione Liguria perché, al di là della situazione contingente critica, ovunque lo si possa fare è giusto pensare di poter risparmiare. Ci sono senza dubbio attività che possono essere razionalizzate, pervenendo a un certo risparmio: ad esempio, la gestione degli stipendi e del personale, la realizzazione di un centro unico di acquisto e, volendo, anche di ufficio stampa e promozione centralizzato. Ciò che non si può assolutamente accorpare, però, è la presenza e il confronto col territorio: com’è possibile pensare che il sopralluogo per verificare con mano i danni fatti dai cinghiali sia gestito da un ufficio centrale a Genova?».

     

    Simone D’Ambrosio

    [foto di Diego Arbore]

  • Parchi Liguri, ipotesi unico ente e difficoltà fra tagli e burocrazia

    Parchi Liguri, ipotesi unico ente e difficoltà fra tagli e burocrazia

    foto di Daniele OrlandiCome avevamo anticipato il mese scorso, prosegue in Regione il cammino verso una sostanziale revisione del provvedimento che avrebbe dovuto portare entro settembre all’accorpamento dei sei enti parco regionali. La normativa licenziata dalla giunta per rispondere a un’esigenza di spending review, potrebbe anche essere totalmente revocata.

    Tuttavia, il direttore dell’Ente Parco di Portofino, Alberto Girani, capofila della protesta via web lanciata ad aprile, non riesce a essere pienamente soddisfatto: «Ho la sensazione che qualche danno irreparabile sia già stato creato». Il riferimento è all’obbligo dei parchi di doversi affidare alla Suar (Stazione unica appaltante regionale) per gli appalti economicamente più significativi, che in precedenza venivano gestiti con più fluidità dalla Provincia. «Abbiamo dovuto aderire al sistema del Suar all’inizio dell’inverno – spiega il presidente del Parco dell’Antola, Roberto Costalasciando la stazione appaltante provinciale a cui ci appoggiavamo, per scelta, nel caso di bandi di gara piuttosto sostanziosi come quello relativo all’osservatorio astronomico per “la casa del Romano”, di tre anni fa, che prevedeva un telescopio da 350 mila euro. Il problema è che mentre i tempi provinciali erano molto fluidi, la stazione appaltante regionale non riesce a darci nessuna garanzia bloccando la partenza di lavori per cui sono già state stanziate le coperture economiche: situazione ancora più grave per i parchi di montagna che possono contare su una stagione turistica molto corta, senza considerare il fatto che i finanziamenti non saranno disponibili in eterno».

    Razionalizzazione sì, dunque, ma a essere razionalizzata dovrebbe essere prima di tutto la burocrazia amministrativa. «Inoltre – prosegue Costa – la stazione unica appaltante regionale ha una visibilità di gran lunga maggiore rispetto alle gare che potevamo indire prima, così che muovendosi sui grandi numeri è abbastanza probabile che la ditta vincitrice sia assolutamente ignara delle peculiarità del territorio su cui andrà a lavorare. A ciò si aggiunga il fatto che, per il relativamente semplice ripristino della mulattiera che porta al rifugio dell’Antola, abbiamo oltre 200 ditte che vogliono fare un sopralluogo, tutte da accompagnare con i nostri mezzi, per cui per altra legge siamo costretti a stare sotto la soglia del 50% delle spese del 2011».

    Il futuro dei parchi è tornato di estrema attualità dopo la seduta di giunta regionale della settimana scorsa, trasmessa come di consueto in diretta streaming, in cui il presidente Burlando si è scagliato contro l’attuale sistema di gestione. Una presa di posizione che a molti è sembrata piuttosto contraddittoria rispetto a quanto lo stesso Burlando aveva dichiarato nell’estate 2009: «Se il Parco di Portofino è quello che è oggi, il merito è dell’Ente che lo gestisce. Questo Parco ha 10 dipendenti per mille ettari di estensione, non è certo un carrozzone. Anche gli altri Enti Parco liguri hanno pochi dipendenti, e in più, così strutturati, possono svolgere un lavoro più proficuo per il territorio che se fossero organizzati come uffici centralizzati regionali». Certo, il contesto economico nel frattempo è peggiorato senza sosta e l’incertezza sul coinvolgimento o meno dei parchi all’interno delle imposizioni della spending review non ha facilitato le decisioni.

    ambiente-sole-energia-natura-DL’ultima parola spetta a Roma ma, in attesa di un pronunciamento ministeriale, la sensazione è che il tanto dibattuto accorpamento alla fine non si farà. Merito anche della preziosa mediazione dell’assessore all’Ambiente, Renata Briano, che ha fatto sua la proposta che lo stesso Girani aveva lanciato il mese scorso dalle pagine di Era Superba, convincendo la giunta a deliberare la costituzione di una commissione tecnica con il compito di razionalizzare ulteriormente l’assetto organizzativo ed economico degli enti. Di questo gruppo di lavoro faranno parte lo stesso Girani, Maurizio Burlando (direttore Parco Beigua), Antonio Federici (direttore Parco Antola), a cui dovranno aggiungersi alcuni membri nominati dalla Regione.  «L’auspicio – afferma Roberto Costa – è che la commissione possa lavorare bene, portando a un risparmio per le casse pubbliche a cui teniamo tutti ma garantendo l’operatività degli enti. Al di là dei commenti a margine che tutti abbiamo potuto vedere, i presupposti per lavorare bene ci sono dato che si parte sulla base di una delibera di giunta approvata, dimostrazione della volontà di tornare su un argomento che risultava piuttosto controverso».

    I responsabili dei parchi si sono già portati avanti con il lavoro redigendo una prima traccia delle aree in cui si potrà intervenire con un’efficace razionalizzazione. A questo proposito, Girani ribadisce due proposte già illustrate il mese scorso: «La prima riguarda la valutazione dei dirigenti e dei lavoratori dei parchi che potrebbe essere unificata e messa in capo all’ufficio che già si occupa di queste mansioni per gli altri dipendenti regionali. Un secondo aspetto, a mio giudizio molto importante, è quello che riguarda la politica faunistica: i parchi, le province e gli Atc (Ambiti territoriali di caccia) utilizzano spesso le consulenze universitarie per gli ottimi specialisti su cui si può fare affidamento; in questo caso è inutile muoversi con cinque, sei contratti separati e indipendenti ma sarebbe molto più razionale ed economico stipulare un unico contratto generale omnicomprensivo».

    Monte AntolaLa situazione si fa, invece, più delicata quando si arriva a parlare di tagli diretti: «Come si può pensare di tagliare ulteriormente il bilancio di un ente come il Parco di Portofino che è alla disperata ricerca di 10mila euro per pareggiare il bilancio in conto corrente?» si chiede Girani, che prosegue: «I tagli sono già stati fatti negli ultimi tre anni. Adesso siamo alle briciole e ai dettagli: non abbiamo praticamente più soldi per le spese di rappresentanza e i trasporti per le riunioni da fare a Genova li paghiamo di tasca nostra. È doveroso andare a ritoccare tutto ciò che è ancora limabile, ma è anche indispensabile dare un’occhiata al lavoro fatto in passato, quando magari non tutti sono stati sottoposti agli stessi sacrifici. Non vorrei che alla fine di tutti questi discorsi si arrivasse a sfasciare una macchina che funziona per poter dire “ve l’avevamo detto che gli enti parco non servivano a nulla”».

    «La tutela dell’ambiente – prosegue il direttore del Parco di Portofino, punto nel vivo – non è una decorazione ma un elemento strutturale della nostra Regione, in cui negli ultimi anni abbiamo avuto due alluvioni con un sacco di morti. Non è questione di fare i capricci come i bambini: la tutela dell’ambiente deve essere questione strategica per il nostro territorio, insieme con lo sviluppo economico, a cui peraltro è strettamente connessa grazie al turismo».

    Secondo Girani è necessario un ribaltamento della prospettiva: «La razionalizzazione degli enti virtuosi come i parchi dovrebbe consistere nel loro potenziamento. Gli stipendi e i trasferimenti economici effettuati dalla Regione vengono abbondantemente ripagati dai parchi stessi che moltiplicano esponenzialmente le risorse attraverso la ricerca di fondi europei e altri finanziamenti (oltre 7 milioni di euro per il solo Parco di Portofino negli ultimi 10 anni, ndr), che vengono reinvestiti sul territorio e danno lavoro a parecchie persone, diventando una forma di nuovo finanziamento per la Regione. Senza considerare il fatto che altri soggetti probabilmente non sarebbero mai riusciti ad arrivare a quei soldi. Realtà che riescono a “moltiplicare” il denaro, come le nostre, dovrebbero essere tenute molto di riguardo».

    Una riflessione condivisa in tutto e per tutto anche da Costa: «Sembra che i soldi dati ai Parchi siano beneficienza regalata ma in realtà vengono utilizzati per fare della tutela dell’ambiente un’occasione di sviluppo del territorio, specialmente in aree sacrificate come quelle dell’entroterra».

     

    Simone D’Ambrosio
    [foto di Daniele Orlandi]

     

  • Famiglie Arcobaleno Genova: un giorno di festa ai Parchi di Nervi

    Famiglie Arcobaleno Genova: un giorno di festa ai Parchi di Nervi

    Musei di NerviCome si può definire la parola famiglia? Perché non tutte le relazioni di coppia, né tutti i legami genitore/figlio sono legalmente riconosciuti come famiglia, con tutti i diritti che ne conseguono? Mentre in diversi Paesi del mondo si legalizza il matrimonio fra persone dello stesso sesso – ultima la Francia, giusto pochi giorni fa – in Italia ancora manca una legge a tutela di tutte le persone che vogliono formare una famiglia, a prescindere dall’identità e dall’orientamento sessuale.

    In alcune città, fra cui proprio Genova, si sta procedendo a istituire un registro delle unioni civili, ma oltre ai vincoli legislativi mancano occasioni di incontro per far sapere che (ad esempio) le famiglie omogenitoriali non sono un mero concetto teorico, ma una realtà che già esiste e andrebbe riconosciuta e tutelata. L’associazione Famiglie Arcobaleno si è costituita nel 2005, ha oggi 600 soci fra adulti e bambini e delegazioni territoriali in tutta Italia, fra cui il “giovanissimo” gruppo  ligure nato nel 2011 e che conta 26 soci, di cui 4 bambini. Fanno parte di Famiglie Arcobaleno sia uomini e donne omosessuali che hanno avuto figli in una relazione eterosessuale, sia coppie o singoli omosessuali che desiderano oppure hanno dei figli. Ogni delegazione lavora sul proprio territorio tramite il dialogo con le istituzioni, la collaborazione con altre associazioni l’organizzazione di eventi a livello locale e in alcuni casi in laboratori nelle scuole.

    Domenica 5 maggio 2013 si svolge in nove città italiane la Festa delle famiglie, un evento inserito nell’International Family Equality Day che si tiene in diverse città del mondo. A Genova la festa si svolgerà ai Parchi di Nervi, in collaborazione con diverse associazioni del territorio fra cui Legambiente, Arcigay, Agedo e Amnesty, e con il patrocinio di Regione Liguria e Comune di Genova.

    Come ci spiega Giovanni Fantoni di Famiglie Arcobaleno Genova «l’evento si svolgerà in tre parti: una prima serie di attività dalle 11 alle 13, poi un pic nic tutti insieme, infine le iniziative pomeridiane. Amnesty organizzerà letture e giochi educativi per bambini, per spiegare la discriminazione e i suoi effetti, mentre Legambiente preparerà due giochi: una caccia al tesoro legata alle specie arboree del parco e un laboratorio di (ri)costruzione di animali con materiali di recupero, con il supporto di un animatore che spiegherà gestiscono la gravidanza. Per esempio nei cavallucci marini è il maschio a covare le uova: saranno scelte specie animali che mostrano diverse sfaccettature delle “famiglie secondo natura”. Scopo del laboratorio è far capire ai bambini che in natura esistono vari tipi di famiglia, ma che tutte queste famiglie sono uguali».

    La giornata si terrà in contemporanea con la XX edizione di 100 strade per giocare, iniziativa che Legambiente organizza ogni anno per sensibilizzare sulla sicurezza nelle strade: strade e piazze di diverse città italiane vengono chiuse al traffico per un giorno, allo scopo di rendere questi spazi pubblici luoghi di aggregazione attraverso eventi artistici, spettacoli e laboratori.

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Pegli, Villa Pallavicini: restauro completo del parco entro il 2014

    Pegli, Villa Pallavicini: restauro completo del parco entro il 2014

    villa-pallavicini-pegli-d6IL PRECEDENTE

    Maggio 2010: il Parco di Villa Pallavicini è tra i dieci finalisti del concorso “Il parco più bello”, patrocinato annualmente da vari enti pubblici fra cui il Ministero per i Beni Culturali.

    Dicembre 2011: la Giunta del Comune di Genova dà il via libera alla gestione privata dei parchi del Ponente, fra cui Villa Pallavicini. In seduta vengono pubblicate le linee guida, che porteranno a bandi di gara indetti entro febbraio 2012: un primo passo che intende portare alla concessione ai privati di tutti i parchi della città. In particolare, per Villa Pallavicini sarà fornito un contributo economico di 100.000 € nei primi tre anni, per sostenere l’avvio dei progetti. La concessione avrà durata di 5 anni, rinnovabile per altri 5.

    Aprile 2012: il centro culturale La Maona organizza un incontro pubblico con la Sindaco uscente Marta Vincenzi e il presidente del Municipio Ponente Mauro Avvenente. Tema dell’evento è la costituzione di un comitato promotore per il giardino botanico, allo scopo di riqualificare e dare prestigio internazionale a quello che è uno dei fiori all’occhiello del parco, tuttavia inutilizzato. Il comitato potrebbe anche sostenere la riqualificazione di spazi analoghi in città, fra cui l’orto botanico dell’Albergo dei Poveri.

    Maggio 2012: il Comune di Genova – Direzione Città Sicura aderisce al progetto Peripheria, un’iniziativa europea che ha l’obiettivo di promuovere una migliore vivibilità e accessibilità degli spazi pubblici all’aperto attraverso le nuove tecnologie. Si tratta di un progetto legato a Smart City, che vede come “aree-pilota” Villa Pallavicini e il Forte Santa Tecla.

    Agosto 2012: Era Superba visita il Parco di Villa Pallavicini per fare il punto sui lavori di restauro e manutenzione dello spazio. Le problematiche in campo sono diverse, dal presidio contro atti di vandalismo a una maggiore cura degli spazi verdi.

    Dicembre 2012: in Consiglio Comunale si discute circa i compiti della Consulta del Verde – un organismo che si occupi di tutti i problemi legati alla cura dei parchi, delle aiuole e degli alberi – e di una figura specifica denominata Curatore dei parchi, i cui incarichi vertano sulla ricerca di fondi e contributi per il rilancio e la manutenzione delle aree verdi. Queste due istituzioni sono nate nell’ultimo periodo della Giunta Vincenzi, come parte di un più ampio progetto chiamato Piano del Verde.

    IL PRESENTE

    Qual è il futuro di Villa Pallavicini? Ne parliamo con Silvana Ghigino, l’architetto che sta seguendo i lavori di riqualificazione su incarico del Comune di Genova (proprietario della Villa) attraverso Aster.

    Il progetto di restauro – il cui titolo preciso è “Revisione e integrazione del progetto di manutenzione straordinaria e di recupero ambientale del parco Pallavicini a Pegli” – è stato affidato allo studio Ghigino grazie a un’estensione dei finanziamenti “residui” delle opere Colombiane del 1992. «Il progetto è diviso in tre lotti: il primo interessa il restauro del Tempio di Flora, della Serra e dei giardini relativi; il secondo interessa il restauro del Castello e del mausoleo del Capitano; il terzo è relativo al parco nel suo insieme, ovvero l’assetto compositivo- scenografico, le aree vegetate (sottobosco, fascia arbustiva e fascia arborea), i percorsi, muri di contenimento e sostegno, sistema di regimentazione delle acque piovane, impianto idrico e impianto elettrico, videosorveglianza. I lavori dovrebbero essere realizzati entro i primi mesi del 2014, con un finanziamento di 3.594.500 € suddivisi nei tre lotti di cui sopra».

    I tempi sono lunghi, così come sono complesse le attività di riqualificazione. A questo punto sorge spontanea una domanda: sarà possibile mantenere aperto al pubblico il Parco? «Il parco è stato mantenuto aperto durante l’esecuzione dei primi due lotti e si intende mantenerlo parzialmente aperto anche durante l’esecuzione dell’ultimo, nonostante si prevedano interventi sulla vegetazione e sui percorsi diffusi in tutto il parco. Durante l’esecuzione dei lavori dei primi due lotti sono state organizzate anche alcune visite guidate ai cantieri in corso: la stessa possibilità sarà concessa durante gli interventi sulla vegetazione la cui dimostrazione, si ritiene, possa facilitare la comprensione di alcune scelte progettuali e la diffusione di una consapevolezza maggiore circa il significato della conservazione di un sistema antropico quale è questo parco storico».

    Infine, una volta terminati i lavori, quali interventi di pulizia e manutenzione saranno necessari per presevare il parco e la villa nel lungo periodo? «Il progetto è corredato, come da richieste di legge, da un piano che individua azioni e tempistiche della manutenzione futura. Questo strumento sarà essenziale per il futuro gestore del parco. Io sono convinta che viste le valenze artistiche, la complessità scenografica e compositiva e le particolari caratteristiche della vegetazione, sia necessario affidare la gestione ad una struttura mirata, articolata dal punto di vista delle competenze e guidata da un esperto. Non nascondo di aver presentato al Comune un progetto di gestione che prevede la costituzione di una Fondazione che potrà nel tempo conservare e valorizzare il bene, occuparsi della sua divulgazione sul territorio nazionale ed europeo e quindi del suo sviluppo turistico. Questo parco rappresenta uno degli episodi di giardino romantico più significativo d’Europa: la sua gestione deve essere fruttuosa anche dal punto di vista economico affinché si generino nel tempo gli introiti necessari a completare i restauri delle architetture e la conservazione di quelli che si stanno eseguendo».

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Parchi Liguri: addio agli enti locali, ma il futuro è ancora incerto

    Parchi Liguri: addio agli enti locali, ma il futuro è ancora incerto

    Portofino, levante di GenovaLa scure della spending review si abbatterà dal prossimo autunno anche sui parchi liguri: a partire da fine settembre, infatti, il secondo decreto legge di revisione della spesa, licenziato dalla giunta Burlando allo scopo di razionalizzare i costi pubblici, prevede la trasformazione dei 6 enti parco regionali (Antola, Beigua, Portofino, Aveto, Montemarcello Magra, Alpi Liguri) in 5 sezioni territoriali afferenti a un unico “Ente Parchi Liguri”.

    In questi giorni, sui social network si è scatenata la reazione dei diretti interessati. Capofila della protesta, l’Ente Parco di Portofino si è fatto promotore di una petizione online, dall’evocativo titolo “Salviamo il Parco di Portofino”, che al momento ha raccolto poco più di 300 adesioni. Decisamente più successo ha avuto l’omonima pagina Facebook, che ha superato la quota di 5 mila adesioni.

    «L’obiettivo – racconta il direttore dell’ente, Alberto Girani – è giungere all’abrogazione di questa legge apodittica, che non ha previsto alcun iter procedimentale e non ne spiega la ratio. Se un tale provvedimento dovesse trovare attuazione, significherebbe la definitiva scomparsa del soggetto che gestisce il parco a livello territoriale e che media tra i diversi interessi e ricerca un equilibrio costante tra le necessità dell’uomo e dell’economia, da un lato, e la natura e l’ambiente dall’altro».

    Stando alle attuali disposizioni, infatti, il consiglio del costituendo “Ente parco ligure” sarebbe composto da 5 persone, nominate in qualità di presidenti dei vari parchi, e si insedierebbe a Genova, di certo non facilitando il dialogo con i cittadini: «Si tratterebbe di un ente burocratico distante – prosegue Girani – esattamente come è accaduto per le comunità montane, tornando indietro di una cinquantina di anni sulle politiche di gestione dei parchi. Tra l’altro, essendo sei i parchi liguri, uno di questi resterebbe fuori dal nuovo organismo».

    In rete, il dibattito è vivace e talvolta raggiunge toni piuttosto accesi. Non manca chi accusa gli amministratori del Parco di Portofino di essere un po’ troppo ingannevoli sul futuro: «La petizione è fuorviante – scrive sul social network Marta Puppo – in quanto non si tratta di sopprimere il Parco di Portofino, bensì l’ente parco, che è un’altra cosa». «Non si sta parlando di eliminare il Parco di Portofino – le fa eco Elisabetta Del Signore, milanese trapiantata nel Tigullio – ma di ridurre sprechi e doppioni… non è detto che sia un male». Chi appoggia o quantomeno giustifica l’iniziativa regionale, infatti, si augura che la futura centralizzazione porti un maggiore potere decisionale rispetto a quanto non ne abbiano attualmente i vari enti territoriali.

    Monte AntolaNaturalmente agli antipodi, la posizione del direttore Girani, che non si capacita di come un unico ufficio regionale possa fare meglio rispetto a chi vive quotidianamente sul territorio: «Negli ultimi anni abbiamo ottenuto risultati straordinari: un milione di euro per recuperare il percorso San Rocco di Camogli – Punta Chiappa, altri 500 mila per il percorso delle Batterie, 300 mila euro per la gestione dei boschi, 250 mila euro per il ripristino di sentieri di collegamento con realtà limitrofe, oltre a diverse centinaia di migliaia di euro per la comunicazione e altri piccoli progetti. Il tutto a fronte di un ente costituito da una decina di persone che riceve 85 mila euro di trasferimenti all’anno in conto investimenti e ne spende 80 mila per la manutenzione dei sentieri e 60 mila per la fruizione e l’educazione ambientale».

    Secondo Girani, il risparmio a cui andrebbe incontro la Regione Liguria con l’accorpamento dei 6 enti parco sarebbe pressoché risibile e paragonabile a metà dell’indennità annuale di un solo consigliere. «Con questa trasformazione – sostiene il direttore – andremo incontro a un annullamento delle capacità di catturare e spendere rapidamente fondi europei e statali, con futuri danni sul fragile tessuto economico locale dei consorzi, delle piccole imprese e delle cooperative locali».

    Da entrambi i lati della barricata, comunque, viene manifestata la necessità di organizzare un incontro che coinvolga la cittadinanza e possa raccontare nel dettaglio i rischi all’orizzonte per i parchi liguri. Un confronto che, a detta dei vari enti, non è stato ancora possibile a livello istituzionale, dal momento che la Regione Liguria non ha accolto la richiesta di un tavolo tecnico per la discussione del provvedimento legislativo.

    In realtà, la situazione istituzionale è più intricata e non è detto che il provvedimento trovi attuazione, quantomeno nelle forme attualmente previste, come ci spiega l’assessore regionale all’Ambiente, Renata Briano: «La norma pensata dalla giunta altro non era che una risposta all’imposizione della speding review di ridurre del 20% le spese in questo settore. Siccome i parchi negli anni passati avevano già subito tagli diretti, un nuovo intervento sul bilancio non sarebbe stato sostenibile. Per questo motivo abbiamo pensato a un accorpamento degli enti, in un’ottica di salvaguardia dei parchi». Tuttavia, prima di essere resa operativa, la legge è stata portata all’attenzione della Conferenza delle Regioni per capire come si stesse muovendo il resto d’Italia. E qui, spiega l’assessore, è arrivata la notizia positiva: la Conferenza, infatti, ha approvato all’unanimità un documento che sostiene come i parchi regionali non debbano sottostare alle imposizioni della spending review poiché si tratta di realtà direttamente discendenti da una normativa nazionale. «Prima di analizzarne le conseguenze sul piano operativo – conclude Briano – abbiamo chiesto una conferma ai ministeri competenti (Economia e Ambiente, ndr) e stiamo aspettando il loro parere».

    In attesa della risposta da Roma, nei prossimi giorni l’assessore incontrerà i rappresentanti dei parchi per fare il punto della situazione. Intanto, è lo stesso Alberto Girani ad abbozzare un’apertura: «Una razionalizzazione a livello amministrativo può senza dubbio essere fatta. Ad esempio, è inutile avere cinque enti parco con cinque persone diverse che si occupano degli stipendi, cinque organismi di valutazione dei dirigenti ecc… Altre spese possono essere accorpate, ad esempio per le consulenze faunistiche universitarie, non solo per i parchi: così sì che si giungerebbe a un effettivo risparmio dal punto di vista finanziario. La nostra iniziativa in rete – conclude – non vuole essere tanto una protesta fine a se stessa ma un tentativo di far riflettere l’interlocutore regionale per convincerlo ad aprire un produttivo tavolo di confronto. Vorremmo poter discutere con la Regione di una politica territoriale che non sia solo di consumo del territorio per trattare l’emergenza, ma che sia un ragionamento strategico sul medio e lungo periodo, così come d’altronde era stato promesso in campagna elettorale».

     

    Simone D’Ambrosio
    [foto di Daniele Orlandi e Roberto Manzoli]

  • Giardini e parchi di Genova: riqualificazione, i progetti Arci

    Giardini e parchi di Genova: riqualificazione, i progetti Arci

    Valletta Carbonara San NicolaSabato 9 marzo 2013 (ore 20) il Circolo Arci Belleville ospita una cena con i cittadini – giardinieri che da alcuni mesi si stanno occupando della riqualificazione di Valletta San Nicola, lo spazio verde di 20.000 metri quadrati sito alle spalle dell’ex Albergo dei Poveri, un tempo destinata alle serre del Comune e oggi in stato di abbandono. Un progetto creato da un gruppo di cittadini costituito in associazione.

    Questo il programma della serata: cena alle 20 con pizzoccheri e torta di nocciole (costo 8 €, per i bambini 6 €); alle 21 il racconto del progetto e dibattito.

    «Tra i valori fondanti del Circolo Belleville ci sono la promozione di consumo critico e sviluppo sostenibile: molti soci non conoscono tutte le iniziative attuate in città su questi temi, oppure le conoscono ma non sanno come mettersi in contatto o dare il proprio contributo. Eventi come quello di sabato permettono al Circolo di essere amplificatorie di storie e buone pratiche, che vengono presentate in contesti di convivialità», spiega Silvia Melloni, che ha organizzato la serata.

    L’incontro si inserisce nei progetti che Arci sta da tempo effettuando a Genova: molti circoli si adoperano per riqualificare le aree verdi circostanti, che all’occorrenza possono essere trasformate in orti urbani, giardini o spazi gioco per i bambini. Uno degli esempi più virtuosi è Erba Voglio, progetto curato a San Teodoro da Agostino Barletta. «La cittadinanza attiva si esprime anche nel valorizzare la bellezza del territorio»: a questo scopo Arci fa anche rete con realtà simili sul territorio, che operano anche in altri quartieri (per esempio Terra Onlus a Cornigliano e Vesima, Legambiente, Rete If e altre).

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Peripheria, Genova: i progetti per Santa Tecla e villa Pallavicini

    Peripheria, Genova: i progetti per Santa Tecla e villa Pallavicini

    villa-pallavicini-pegli-d6Il Comune di Genova, nell’ambito del programma Smart City, aderisce all’iniziativa europea Periphèria che ha come scopo quello di promuovere una migliore vivibilità e accessibilità degli spazi pubblici all’aperto, mediante l’impiego di nuove tecnologie informatiche. Ogni città-partner deve innanzitutto scegliere uno tra i cinque ambienti urbani previsti dal programma Periphèria (quartieri, strade, piazze, municipio, parchi e musei), successivamente individuare un’area di intervento, che prende il nome di “arena”, e sviluppare una proposta utilizzando le potenzialità della tecnologia e di internet per la connessione di persone, servizi, oggetti.
    Oltre all’Italia, uniche adesioni Genova e Milano, partecipano altri 4 paesi europei: Portogallo, Grecia, Germania e Svezia.

    Genova ha deciso di puntare su parchi e musei e ha individuato come aree d’azione villa Pallavicini a Pegli e il Forte di Santa Tecla sulle alture di San Martino. Il progetto genovese (in collaborazione con il Comune di Atene e di Palamela, Alfamicro, Politecnico di Milano, Università di Malmo) prende il nome di “Museo e Parco Smart”.

    IL PROGETTO, MAGGIO 2012

    L’adesione ufficiale del Comune di Genova a Peripheria è arrivata nel maggio dell’anno scorso. Cerchiamo di ripercorrere quanto è accaduto sino ad oggi.
    Per conoscere l’opinione dei cittadini sui luoghi da riqualificare, si è in un primo momento sollecitata la compilazione di un questionario online, che ha permesso di raccogliere alcuni contributi anonimi. Le informazioni hanno aiutato l’amministrazione a individuare le zone di maggiore interesse e a definire meglio attività e interventi da realizzarsi in queste aree. Il questionario è stato a disposizione dei cittadini dal 29 maggio al 14 settembre 2012. In base agli esiti, si è poi deciso di concentrarsi in particolare su alcune opzioni: dall’installazione di strumenti per la sicurezza e l’informazione turistica, al risanamento delle aree verdi della villa e del forte.

    villa-pallavicini-pegli-d7Per quanto riguarda Villa Pallavicini, Periphèria si inserisce nel percorso di recupero e ristrutturazione, con diverse proposte. Fino ad ora, ad essere state attuate sono: l’inserimento di telecamere anti-vandalismo e di un sistema di videosorveglianza; la creazione di un’isola wifi (già funzionante nel museo e nel piazzale, da estendersi al parco e all’orto); il posizionamento in corrispondenza dei siti più rilevanti del parco (lago, arco, ecc.) di QR-code per collegarsi a pagine web con informazioni sulla villa; la creazione di una app geo-referenziata che permette di reperire informazioni su questi siti e ripercorrerne i percorsi storici. Inoltre, altri QR-code sono già stati predisposti anche per le sale interne della villa, ma non tutte sono oggi operative dal momento che sono in corso lavori di ristrutturazione. Le nuove tecnologie dovrebbero permettere uno snellimento e una maggiore velocità anche nell’inserimento di nuovi dati e nell’ampliamento delle informazioni (storiche, architettoniche, artistiche) a disposizione.

    Per quanto riguarda invece Forte Santa Tecla, si è pensato di unire la riqualifica del forte (col recupero delle sue funzioni originarie di difesa e monitoraggio della zona) a quella delle aree verdi. La ristrutturazione si inserisce all’interno di una disputa burocratica più antica tra Comune e demanio civile: proposte di recupero del sistema dei forti genovesi erano già state avanzate, ma non saranno attuate fin quando la proprietà dei forti passerà all’amministrazione comunale (che ne ha fatto richiesta con decreto legislativo n.85/2010 per il “trasferimento agli Enti Territoriali di beni demaniali nell’ambito di specifici accordi di valorizzazione”, e ha richiesto l’autorizzazione al Ministero dei Beni Ambientali e Culturali di avviare i lavori per la fruibilità pubblica). Gli interventi oggi ultimati sono: il recupero dall’area verde e la messa in sicurezza della zona; l’inserimento di giochi “intelligenti” per bambini, pensati per stimolarne la fantasia, la creatività e l’interazione; l’uso di telecamere a infrarossi, utilizzabili anche di notte; l’apertura alle nuove tecnologie (QR-code e isola wifi free). Anche qui, come nella Villa, è stata inserita una bacheca informativa per turisti e visitatori. In più, la presenza della sede dell’associazione di volontariato di protezione civile Associvile consente una migliore tutela del territorio e la prevenzione contro incendi boschivi (si pensi ai recenti incendi di grandi dimensioni che hanno interessato le colline genovesi nel settembre 2009, colpendo un territorio compreso tra Nervi, Quarto, Marassi, Quezzi). Anche la cinta muraria, all’interno del progetto, è di grande interesse: il complesso della cinta è una delle componenti fondamentali dell’immagine della città, sia storica che contemporanea.

    I fondi stanziati dall’UE per la città di Genova sono pari a 178.698 €.

    Forte di Santa Tecla

    Il metodo di realizzazione è quello dei “living labs“, o “laboratori viventi”: si tratta di momenti di confronto tra cittadini, istituzioni e aziende per costruire ipotesi progettuali nelle aree identificate dal Comune e favorire il dialogo tra i soggetti interessati. A Genova, per quanto riguarda l’area del Forte, il ciclo di living labs è partito ufficialmente il 5 ottobre 2012, al circolo ricreativo Cianderlin, in cui rappresentanti dell’amministrazione, di associazioni, e privati cittadini si sono incontrati per discutere i progetti e vagliare le proposte. Questo incontro era stato però anticipato da un altro, svoltosi al Municipio Medio Levante e riservato a operatori comunali, municipali (il forte, pur di competenza del Municpio Bassa Val Bisagno, per la sua particolare collocazione geografica interessa anche quello di Medio Levante e Valle Sturla) e associazioni. Questo, allo scopo di creare una sinergia tra i soggetti coinvolti e perfezionare le proposte, prima di presentarle alla cittadinanza.

    Lo stesso per quanto riguarda la situazione di Villa Pallavicini: anche qui, il primo incontro ufficiale (a Pegli, nel luglio 2012) era stato anticipato da una convocazione di addetti dell’amministrazione e associazioni, per mettere a punto i vari progetti. Ad oggi, non esiste un vero e proprio calendario di incontri o un ciclo di living labs: il Comune ha coinvolto attivamente i vari municipi di riferimento, i quali operano come interfaccia tra amministrazione e cittadini, raccogliendo le proposte dei singoli, interagendo con i comitati di quartiere.

    Abbiamo chiesto alla Direzione Città Sicura del Comune di Genova come procedono i lavori per quanto riguarda progetto Periphèria: «La nostra idea era quella di migliorare la fruizione delle due aree prescelte, di grande prestigio per la nostra città ma oggi lasciate al degrado. Grazie alla collaborazione di municipi, associazioni privati e cittadini, molto è stato fatto, ma molto c’è ancora da fare, e il sostegno di tutte le parti è importantissimo. Siamo soddisfatti del nostro operato, ma non nego che ci siano state –e ci siano tuttora- delle difficoltà e degli stop: questioni burocratiche, vincoli paesaggistici, architettonici, problemi demaniali, e altro, non ci permettono di procedere velocemente come vorremmo. Si pensi al caso di Villa Pallavicini: da tempo premiamo per la creazione dell’isola wifi nel parco, ma ci è vietato inserire cavi nel giardino, per non danneggiare la bellezza del sito e per ora siamo fermi al Museo e al piazzale antistante. Oppure si pensi al forte di Santa Tecla: abbiamo realizzato una recinzione –che funziona anche da panchina- utilizzando le pietre trovate in loco, dal momento che non è permesso utilizzare materiali diversi per non deturpare l’area. Noi non demordiamo e procediamo un passo alla volta: ora, ad esempio, lavoriamo –insieme a un’associazione di bikers genovesi- al recupero di vecchi percorsi che, dall’area di Santa Tecla, si snodano tra i sentieri verso il Levante e la valle dello Sturla. E poi, sempre al forte, ci piacerebbe creare delle piattaforme per attività sportive, ad esempio per il tiro con l’arco, in modo da richiamare sempre più persone. Stiamo solo aspettando l’ok dal genio civile, cui abbiamo già avanzato apposita richiesta».

     

    Elettra Antognetti