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  • Parchi liguri, le risorse non bastano più. I direttori lanciano sos alla Regione Liguria

    Parchi liguri, le risorse non bastano più. I direttori lanciano sos alla Regione Liguria

    Lago del Brugneto LiguriaNel 2013 la Regione Liguria aveva pensato di accorpare gli Enti Parco in un unico ente creando cinque sezioni territoriali. L’idea dell’ente unico doveva rispondere a un’esigenza di spending review dettata dallo Stato centrale. A quell’epoca la voce dei parchi liguri e dei comuni interessati si era levata per evidenziare le difficoltà che si sarebbero create con una direzione centrale che non poteva conoscere le reali e diverse esigenze di ciascun territorio. Lo “spauracchio” dell’ente unico è svanito, quando sempre nel 2013 la Regione è tornata sui suoi passi e ha rinunciato al progetto. Si è comunque deciso di dar luogo a una serie di razionalizzazioni e messa in comune di servizi per ridurre i costi. Gli enti parco sono rimasti quelli esistenti prima della bufera: Alpi Liguri, Antola, Aveto, Beigua, Monte Marcello-Magra e Portofino.

    A distanza di due anni siamo andati a sentire le loro voci, a farci raccontare come se la sono cavata e quale è la situazione attuale. La questione dal punto di vista politico è ancora aperta, la domanda che gli enti pongono all’unisono alla Regione Liguria è semplice: quale politica si intende adottare riguardo gli enti e il turismo ambientale?

    L’articolo integrale è pubblicato sul numero 60  di Era Superba

    «Da allora ci sono stati tagli diretti e indiretti sui bilanci degli enti – ci racconta Alberto Girani direttore dell’Ente Parco di Portofino – il primo diretto è quello del mancato trasferimento dell’ecotassa (finanze che derivano dalla raccolta differenziata) che corrisponde ad un 10% del totale, l’altro deriva dalla declinazione delle nuove politiche europee in Liguria, nella quale scompaiono i fondi per la biodiversità, che avevano dato respiro e significato negli ultimi anni all’azione dei parchi».
    Le voci di ciascun parco concordano sul fatto che i finanziamenti della Regione pur essendo sempre presenti sono appena, e a volte nemmeno (dipende dal parco stesso e dalle sue caratteristiche) sufficienti a coprire le spese ordinarie.

    La S.U.A.R e i lavori nei parchi

    La Stazione Unica Appaltante Regionale opera all’interno del settore Amministrazione generale della Regione Liguria, è stata pensata per cercare di avere un maggiore controllo sulle gare d’appalto della Regione.
    L’obbligo dei parchi di doversi affidare alla Suar, regola introdotta in quei mesi di bufera, per gli appalti economicamente più significativi (sopra i 40000 euro) ha comportato soprattutto il dilatarsi delle tempistiche delle procedure. «Sono due le cose che posso lamentare, da un lato le lungaggini eccessive derivate dall’obbligo dell’utilizzo della Stazione Unica – continua Girani – e dall’altro che non sempre gli esiti delle gare forniscono la soluzione migliore, soprattutto per un ente come il nostro che aveva instaurato un rapporto con alcune realtà locali snelle e operative». Anche Eligio Bertone direttore del parco Alpi Liguri, Paolo Cresta direttore del parco dell’Aveto e Roberto Costa direttore del parco Antola confermano le problematiche legate alla Stazione Unica. «Il ricorso alla Suar ha comportato un’evidenza dei bandi a livello regionale e sovraregionale – commenta Costa – con la conseguenza di appesantire notevolmente le fasi di monitoraggio delle offerte e alle gare, anche per via della crisi economica in atto, partecipano una gran quantità di imprese provenienti da ogni dove, spesso con scarsa conoscenza del territorio e frequentemente con ribassi d’asta tali da suscitare preoccupazione in merito alla buona esecuzione dei lavori, con il risultato che le imprese locali lavorano molto meno (e ciò il territorio lo percepisce come un danno) e quasi sempre nel ruolo di subappaltatori, mentre il rispetto dei tempi di lavoro è spesso disatteso (con rischio di perdita di fondi quasi sempre legati a tempi di conclusione e rendicontazione molto stretti), e la qualità va controllata in modo certosino per evitare lavori mal eseguiti».

    La situazione attuale

    Come detto, il problema di fondo è che gli enti parco tendono a sopravvivere, cioè a coprire a malapena le spese ordinarie (stipendi, costi vivi, comunicazione…) e i tagli hanno ovviamente aggravato la situazione. Manca una politica regionale orientata a “favorire” il turismo ambientale, potenziale fonte di ricchezza per la nostra regione. «Per i parchi non esiste nessuna seria politica di modernizzazione da parte della Regione e sembra assai lontana la presa d’atto che questo potrebbe essere il nostro turismo di punta – racconta amaro Girani – siamo sottoposti a poteri che non ci mettono nella posizione di reagire. Se si continua così, la chiusura dei parchi verrà attuata per progressivo soffocamento e innocuizzazione degli enti». Dal parco dell’Aveto Cresta aggiunge che non si può pensare di essere in ripresa finché non si potranno ripristinare almeno i fondi di bilancio utili alla permanenza degli enti e al loro bene operare, che sono già stati tagliati a partire dal 2010 e tuttora progressivamente di anno in anno «per ora riusciamo a sopravvivere – continua – ma ci sono state attribuite una serie di incombenze nuove o straordinarie che comportano sforzi lavorativi e organizzativi al di sopra delle capacità degli attuali organici». Sulla stessa linea Costa dell’Antola: «per il 2015 siamo riusciti a salvare sui bilanci regionali gli stessi importi del 2014 con la significativa differenza che da ormai tre anni molte delle attività erano finanziate dall’ecotassa che ora non c’è più, questo va a tagliare azioni come l’educazione ambientale, la manutenzione e la pulizia dei sentieri…»

    Tagliare ancora metterebbe in dubbio l’esistenza stessa degli enti. Nel 2014, dopo la querelle ente unico si percepiva da parte della Regione lo sforzo di permettere la sopravvivenza dei parchi. Grande sostegno finanziario arrivava dall’ecotassa. Diversa la prospettiva per quest’anno, che vede la sola conferma dei fondi 2014 e il sospetto che gli enti parco non siano ritenuti essenziali alla politica regionale è sempre più fondato: «in Regione ci sono due volontà – attacca Girani – quella politica che prevede di utilizzare gli enti parco per la realizzazione di politiche territoriali, l’altra, che emerge nei fatti, di dissolvere i parchi ritenuti non essenziali alla strenua di un ente qualunque, che deve estinguersi, anche se in maniera meno traumatica di come è stato fatto, unico caso in Italia, per le comunità montane. I comuni e tutte le realtà territoriali pensano che con la sparizione delle provincie non ci siano più riferimenti locali che possano sviluppare delle politiche locali efficaci – prosegue – si tratta di una questione politica aperta».
    Aperta e, più che altro, ben lontana da una definizione. Perché al momento non c’è nemmeno chiarezza sugli obiettivi che i singoli enti parco devono raggiungere.
    «I soldi che riceviamo li utilizziamo per tutelare l’ambiente e grazie a questo fornire servizi e opportunità ai cittadini; ma se dobbiamo iniziare a ragionare come un’azienda capace di produrre profitti allora cambia tutto, servono investimenti e a queste condizioni non è possibile. È un po’ come arare un campo con un carro armato, o meglio andare in guerra con un trattore», conclude Girani.
    «La nostra disponibilità di risorse è legata quasi esclusivamente all’accesso a bandi di finanziamento nazionali e/o comunitari – aggiunge Costa – peraltro quasi tutti gravati dal vincolo di un co-finanziamento al 20% (quello che dovrebbe reperirsi fra i fondi regionali che da soli riescono a malapena a coprire le spese) reso spesso impossibile dalle scarse risorse disponibili».

    Prima delle elezioni avevamo parlato con l’ex assessore al bilancio Pippo Rossetti che, ben conscio della situazione che attanaglia i parchi liguri, aveva sottolineato l’impossibilità di fare di più con i denari a disposizione della Regione. «Concordo sul fatto che siano soggetti da potenziare – le aprole dell’ex assessore – ma questa mia convinzione si scontra con la realtà attuale, dove i soldi bastano appena “per rimanere in piedi”. Come accaduto per i parchi, buona parte dei servizi regionali ha subito tagli della finanziaria (120 milioni per la Regione Liguria), siamo stati costretti a fare dei sacrifici in alcune aree, cerchiamo di vedere il bicchiere mezzo pieno e non mezzo vuoto».

    In parole povere, dobbiamo già essere contenti del fatto che gli enti parco esistano ancora. E pazienza se al momento le risorse non bastano nemmeno per pulire i sentieri, bisogna guardare al futuro con ottimismo. Quasi una barzelletta.

    Claudia Dani

  • Centro Storico, spazi verdi e giardini pubblici cercasi. Da Strada Nuova ai Babilonia

    Centro Storico, spazi verdi e giardini pubblici cercasi. Da Strada Nuova ai Babilonia

    giardini-babilonia-7Il centro storico di Genova, nella sua innegabile bellezza, soffre di una eccessiva densità di costruzioni e della carenza di giardini pubblici godibili. Le aree presenti sono spesso frammentate, di piccole dimensioni ed incastonate in mezzo ai palazzi, oltre che in molti casi soggette a scarsa manutenzione, quando non ignorate e chiuse alla cittadinanza.
    Vogliamo raccontare in quest’articolo due progetti diversissimi fra loro, a partire da chi li ha promossi e messi in atto, che però hanno in comune se non altro, almeno nelle intenzioni dei protagonisti, il fine di restituire alla città vecchia preziosi spazi pubblici: i giardini di Strada Nuova e le zone di verde fra la Facoltà di Architettura e piazza di Santa Maria in Passione, cuore della collina di Castello, una parte delle quali conosciuta come “Giardini di Babilonia”.

    L’articolo integrale è pubblicato sul numero 58 di Era Superba (dove trovare la rivista). Sostenendo Era Superba puoi ricevere ogni uscita direttamente a casa o sulla tua email (qui maggiori informazioni)

    I Giardini di Strada Nuova

    palazzo-tursi-D3Avevamo già toccato in passato la questione relativa all’apertura dei giardini di Strada Nuova, un ottimo investimento in termini di offerta turistica e vivibilità del centro storico che si ritroverebbe finalmente con uno spazio verde di grande pregio a pochi passi dalle abitazioni. L’ostacolo principale sono i probemi di sicurezza e i conseguenti costi di adeguamento per la parte dei giardini di competenza del Comune con accesso da Palazzo Tursi, mentre l’altra parte, quella adiacente a Palazzo Bianco, è esclusivamente a beneficio del polo museale, in quanto giardini “storici” e di pertinenza dei Musei di Strada Nuova.
    Tuttavia, all’interno del Programma Operativo Regionale, sono stati attribuiti dei fondi alla Provincia di Genova per un intervento su “Giardini e Musei di Strada Nuova”, ed il Comune è stato indicato come soggetto attuatore dei lavori. Abbiamo chiesto quindi aggiornamenti all’assessore Cultura e Turismo Carla Sibilla, nello specifico, se almeno parte di questi fondi sono stati indirizzati all’apertura pubblica dei giardini. I fondi a disposizione superano il milione di euro, per la realizzazione di un intervento che coinvolge Tursi, Palazzo Bianco e la porzione dei giardini di Strada Nuova compresa fra i due palazzi. «I lavori sono attualmente in corso – ci spiega l’assessore – ed abbiamo l’obiettivo di inaugurare l’opera entro fine maggio, in occasione delle giornate dei Rolli». L’intervento consiste nella messa in sicurezza dell’area e nell’installazione di un camminamento vetrato che collegherà Palazzo Bianco a Tursi, permettendo ai visitatori di fruire di alcune parti del giardino. Dunque rimarrebbe fuori dal progetto la parte est dei giardini (quella compresa fra Tursi e Palazzo N.Lomellino in direzione Fontane Marose), e soprattutto, nell’ottica della massima fruibilità possibile, genovesi e abitanti del centro storico non è ancora chiaro se avranno la possibilità di godere liberamente come spazio pubblico dei giardini rinnovati, oppure solo in veste di visitatori del polo museale. In quest’ultimo caso, si tratterebbe senza dubbio di un’occasione sprecata.

    I Giardini Babilonia

    giardini-babilonia-4Una storia radicalmente diversa, nelle premesse così come nelle modalità con cui è nata e si è sviluppata, è quella dei Giardini di Babilonia. Si tratta di uno spazio verde aperto spontaneamente da un gruppo di studenti della Facoltà di Architettura alla fine del novembre 2011: «Volevamo smuovere le coscienze assopite degli studenti di Architettura – raccontano – solo quando abbiamo effettivamente messo piede e iniziato a vivere il giardino, ci siamo accorti che si trattava di uno spazio “di frontiera”, che rispondeva effettivamente alle esigenze della nostra generazione, ma che intercettava anche i bisogni di altri».
    Da questa prima esperienza improntata allo spontaneismo è nato in qualche mese il “Progetto Conviviale”, un lungo, interessante ed ambizioso documento nel quale sono messe nero su bianco le possibilità di recupero e messa a valore di un’area più vasta, comprendente anche il complesso in rovina di Santa Maria in Passione, ad oggi ancora lontano dalla concreta attuazione. «Attualmente lo spazio dei Babilonia è collegato agli orari accademici – continuano – quindi chiuso alla sera e nel weekend. Ma il progetto approvato dall’Università nel 2013, che dovrebbe essere realizzato in questi mesi, permetterà invece di riaprire la viabilità della scalinata esterna ad Architettura ed il passaggio alle aree verdi in comodato al Comune». L’orizzontalità e l’autogestione sembrano dunque essere le direttrici del lavoro e della vita ai Giardini di Babilonia, ma che rapporti ha questo progetto con le istituzioni?
    «Dopo un primo dialogo legato all’approvazione del Progetto Conviviale, i rapporti si sono di fatto interrotti. L’Università non ci riconosce in quanto non siamo formalizzati in associazione, il Municipio probabilmente aspetta che i lavori siano terminati. Noi non abbiamo mai cercato né rifiutato il dialogo con le istituzioni, semplicemente viviamo la quotidianità della maggioranza dei cittadini: disinteresse. Fino a che non si risolve la questione dell’accessibilità, la nostra esperienza è fortemente limitata. Una volta che sarà aperto nel weekend, sarà semplicemente l’unico parco pubblico del centro storico, potrà essere animato da mostre, mercati, feste di compleanno».

    Il percorso dei Giardini di Babilonia nasce dunque dalla necessità di luoghi di socialità pubblici e vivibili.
    Su queste pagine e su Era Superba #56 vi avevamo già raccontato il progetto “Down Town Plastic”, l’esperienza in corso ai Giardini di Plastica (Giardini Baltimora) per il rilancio di un’area frutto di sciagurate politiche del passato che hanno cancellato il quartiere medievale di Madre di Dio già ferito dai bombardamenti bellici. Grazie all’impegno dei cittadini e alla sinergia creatasi fin qui con le istituzioni, i “giardini urbani” di Piazza Dante (ma facilmente accessibili da Ravecca e Sarzano) provano a rialzare la testa.
    Ennesima conferma di quanto quella dei giardini ad uso pubblico sia un’esigenza fortissima per il nostro centro storico.

     

    Carlo Ramoino

    L’articolo integrale su Era Superba #58

  • Parchi di Nervi, falde acquifere e cantieri fermi: la salute precaria del polmone verde genovese

    Parchi di Nervi, falde acquifere e cantieri fermi: la salute precaria del polmone verde genovese

    Nervi-passeggiata-mare-levante-D2Una non meglio precisata rete di falde acquifere e cisterne sotterranee minaccia i Parchi di Nervi. È la notizia più preoccupante emersa dal sopralluogo che Era Superba ha svolto assieme ai consiglieri delle competenti commissioni comunali, accompagnati dal direttore dei lavori di riqualificazione di uno dei più noti polmoni verdi della nostra città, l’architetto Stefano Ortale, da Riccardo Albericci di Aster e da alcuni rappresentanti dell’associazione “Amici dei Parchi di Nervi” e di Italia Nostra.

    Il secondo lotto di lavori che dovrebbe portare a nuovo splendore i parchi Groppallo, Serra e Grimaldi, per un importo aggiudicato di circa 1,4 milioni di euro, si sarebbe dovuto concludere a fine dicembre. Ma il quadro che ci si trova davanti a pochi passi dalla stazione ferroviaria è piuttosto desolante. Il cancello di Parco Groppallo è sbarrato: un cartello spiega che, a causa delle alluvioni, da novembre tutta la zona verde prospiciente Villa Groppallo è chiusa per “consentire l’esecuzione degli interventi di pulizia e ripristino […] sino a quando potranno essere garantite adeguate condizioni di sicurezza per la fruizione”.

    «Purtroppo – ammette Ortale – stiamo assistendo a uno schianto generalizzato di pini dovuto in parte all’età delle piante ma anche a una notevole presenza di acqua nel sottosuolo. Il maltempo, insieme con la presenza del pubblico nei parchi contestualmente ai lavori, non ha certo aiutato ad accelerare le opere».

    Musei di NerviImpossibile al momento prevedere una data di riapertura: si parla genericamente della prossima primavera ma, purtroppo, sembra una previsione eccessivamente ottimistica.  Anche perché, oltre le sbarre, i lavori sono fermi (gli unici all’opera sono i 13 cassintegrati di Ilva che svolgono compiti di pulizia di aiuole a altre zone verdi): «L’azienda – spiega l’architetto del Comune – sta lavorando a ritmi ridotti perché siamo in fase di studio di un’eventuale variante al progetto». Una variante che, grazie ai ribassi d’asta, dovrebbe essere prevalentemente rivolta alla cura del verde e alla ripiantumazione degli alberi crollati.

    Eppure, lamentano gli Amici dei Parchi, soprattutto nei weekend, la gente scorrazza liberamente in tutti i prati, compresi quelli che dovrebbero essere interdetti al pubblico, sfruttando gli altri ingressi e superando le pressoché inutili barriere lasciate senza presidio. «Capiamo le difficoltà di controllare 9 ettari in maniera efficace – dice Betti Taglioretti degli Amici dei Parchi – e per questo avevamo proposto di affiancare due nostri volontari per collaborare alla guardiania. Ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta».

    E non è certo questo l’unico problema sollevato dai cittadini che hanno raccolto in un documento consegnato a tutti i consiglieri 9 punti di problemi non affrontati e non risolti nel corso del secondo lotto dei lavori di riqualificazione dei Parchi storici e ulteriori 4 criticità derivanti anche dai lavori del primo lotto.

    Si parte dalla situazione allarmante del sottosuolo, con l’innalzamento della falda acquifera, che secondo i cittadini sarebbe stata causata dai lavori di scavo dell’autosilos in via Casotti, e da una mancata sistemazione della regimazione delle acque nonostante il rifacimento dell’asfalto già compiuto. A proposito di asfalto, gli Amici dei Parchi di Nervi e Italia Nostra lamentano (e con un semplice colpo d’occhio si potrebbe anche dire “a ragione”) la scarsa qualità del materiale utilizzato e dei lavori eseguiti: «Si passa da lingue di asfalto nero – dicono i cittadini – a macchie bianche che nulla c’entrano con i colori del territorio e che, soprattutto, si stanno già sgretolando e macchiando con la terra dei prati». La difesa dell’architetto Ortale, accusato da qualche consigliere di essere poco presente sul luogo dei lavori, punta sul rispetto del progetto approvato anche dalla Soprintendenza: «Abbiamo fatto i lavori così come previsto nel progetto esecutivo – dice il responsabile comunale – e il materiale utilizzato è stato scelto apposta perché si sgretolasse, senza deteriorarsi, per simulare un effetto ghiaino».

    Al di là del gusto delle coperture scelte per i percorsi pedonali, vi sono altre criticità piuttosto oggettive: ad esempio, la recinzione che separa i parchi dalla ferrovia, rimossa anni fa e di cui la Soprintendenza ha chiesto invano il ripristino; oppure, il futuro dei fatiscenti bagni di Villa Serra e dell’ex campo da tennis oggi utilizzato come area di cantiere ma che potrebbe offrire una meravigliosa vista sul mare. E ancora: le finalità per cui sono state destinate ingenti risorse per ristrutturare le “palestrine” e la casa del console in Villa Grimaldi e la persistenza del deposito dei mezzi di Amiu per tutto il Levante cittadino nonostante le numerose segnalazioni e la proposta di aree alternative già disponibili.

    A chiudere il cahier de doléances, l’inspiegabile ritardo dell’approvazione del regolamento d’uso dei Parchi storici da parte del Comune di Genova, un documento prezioso di cui avevamo già parlato la scorsa primavera e che l’assessore Garotta aveva assicurato essere molto vicino all’approvazione. Una bozza, infatti, era già disponibile a giugno 2012 dopo il lavoro della Consulta del Verde: ritoccata dagli uffici di Tursi e riapprovata due anni più tardi dalla Consulta, ha fatto sostanzialmente perdere le sue tracce. Ma dall’assessorato assicurano che l’iter sta procedendo e il regolamento è in esame presso la Segreteria generale per gli ultimi passaggi formali prima dell’approvazione in Giunta e delle discussioni in Commissione e Consiglio comunale.

    Non ha, dunque, tutti i torti il capogruppo Pdl Lilli Lauro a tuonare: «Sono dei dilettanti allo sbaraglio. I lavori non sono conclusi e quelli realizzati sono stati fatti male: è necessario che i responsabili paghino anche perché stiamo parlando di 4 milioni di euro (i fondi ex Colombiane destinati alla complessiva riqualificazione dei Parchi di Nervi) di soldi pubblici».

    Inutile ribadirlo, sarebbe l’ennesimo suicidio turistico arrivare alle porte della bella stagione con i Parchi di Nervi ancora in questo stato: «Si tratta di un bacino potenziale di 8 milioni di turisti – ricordano gli Amici dei Parchi – grazie anche all’interesse del network “Grandi giardini italiani”. Ma si tratta di un turismo non interessato a venire nei parchi a vedere le partite di calcio improvvisate tra Italia e resto del mondo o gruppi di scout che imparano a piantare le tende o, ancora, percorsi improvvisati di trial o mountain bike. È gente che vuole venire a godersi la pace e la bellezza del verde, a pochi passi dal mare».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Nuovo Piano Urbanistico comunale, Sistema del Verde: regole, classificazioni, edificabilità

    Nuovo Piano Urbanistico comunale, Sistema del Verde: regole, classificazioni, edificabilità

    valtrebbia-verde-alberi-bosco-ambienteIl Comune di Genova non ha un Piano del verde. Ciò non significa, tuttavia, che la gestione di alberi, aiuole, giardini e parchi venga lasciata al caso. Almeno sulla carta. Il nuovo Piano Urbanistico, infatti, guarda con molta attenzione e interesse al sistema del verde cittadino, sia esso in aree pubbliche che private, alla sua conservazione e valorizzazione. A confermarlo è il vicesindaco Stefano Bernini che, in qualità di assessore all’Urbanistica, ha seguito pedissequamente l’iter dello strumento chiave per la programmazione urbanistica della città negli anni a venire. «Nel nuovo Puc – spiega Bernini – sono presenti diverse linee guida piuttosto precise per la pianificazione del verde in città, che già nel ciclo amministrativo precedente erano state stilate dall’assessore Montanari proprio in ottica della realizzazione di un Piano del verde». Gli uffici del settore paesaggistico hanno dunque predisposto un particolareggiato cartografico in cui vengono messi in luce i parchi pubblici in tutto l’ambito comunale. Al loro fianco, soprattutto nei Municipi in cui il verde pubblico non è una realtà così presente, sono state indicate come degne di valorizzazione anche aree verdi private per le particolari caratteristiche paesaggistico-ambientali e per le essenze di pregio presenti da cui derivano anche gli indirizzi di valorizzazione e manutenzione per i proprietari delle stesse.

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    La “linea verde” di Renzo Piano

    Un processo ereditato fin dai primi affreschi di Piano, quando iniziò a scolpirsi nella mente dei genovesi il concetto di Linea Verde (assieme a quella Blu) che rappresenta la demarcazione tra città costruita e ambiente verde di contesto, come quasi a delimitare i confini naturali della città scorta dal mare. La linea verde rappresenta allora un confine naturale oltre al quale la città non deve espandersi sotto il profilo insediativo che invece deve concentrarsi in aree produttive urbane all’interno del costruito e potenzialmente riconvertibili, che gli uffici comunali hanno stimato disponibili per circa 293 ettari. Ecco la famosa parola d’ordine di vincenziana memoria di “costruire sul costruito”. Ma ciò che a noi interessa, quantomeno in questa sede, è tutto ciò che sta oltre e attorno al costruito. Il verde della nostra città, dai grandi parchi alle aree verdi minori, dalle aree pubbliche a quelle private, è stato sottoposto negli ultimi anni a un’intensa usura, che sovente ne ha ridotto le stesse funzioni ecologiche e in alcuni casi ne ha ostacolato la stessa sopravvivenza.

    Nel nuovo Puc, allora, il verde urbano ed extraurbano è diventato un valore da tutelare non solo dal punto di vista paesaggistico ma anche per il miglioramento di qualità della vita: le aree naturali e agricole devono, dunque, essere salvaguardate con particolare attenzione in considerazione anche dell’estrema fragilità del territorio che deve tornare il più possibile a una situazione di equilibrio attraverso la promozione dei fondi agricoli, l’inversione della deantropizzazione delle zone rurali e il presidio constante del territorio stesso.
    Sulla questione delle aree extraurbane (che coprono circa il 78% del territorio comunale), in particolare, si è mossa l’attività di numerose associazioni tra cui Salviamo il Paesaggio e Legambiente che in accordo con l’Università hanno presentato corpose osservazioni al progetto preliminare del Puc. «Grazie anche alla sensibilizzazione della cittadinanza – ci racconta Stefano Chellini della Rete ligure per l’altra economia – e alla raccolta di firme sfociate con diverse audizione in Commissione Territorio del Consiglio comunale siamo riusciti a ottenere la cancellazione della possibilità di edificare nuove case in aree agricole da parte di chi non è agricoltore. Se questa norma fosse rimasta all’interno del Puc, in un certo qual modo si sarebbe incentivato l’abbandono dei terreni agricoli in quanto il sottoutilizzo li avrebbe resi molto più appetibili per speculazioni edilizie piuttosto che per la coltivazione. Ciononostante – prosegue Chellini – ad oggi è impossibile dare un giudizio sul Puc di Genova in quanto la scarsa trasparenza del processo amministrativo ha di fatto impedito di vedere documentazione essenziale alla valutazione. In particolar modo non è stata fornita la cartografia aggiornata indicante la nuova ripartizione tra aree a destinazione agricola e aree edificabili».

    verde-ambiente-righi2-DIL’individuazione delle aree verdi, comunque, ha permesso di studiare al meglio gli elementi di tutela del territorio da mettere in campo, con tutte le prescrizioni del caso per eventuali operazioni di edilizia urbana. «Molta attenzione – ci tiene a sottolineare il vicesindaco – è stata posta al grado di permeabilità del suolo: negli ultimi anni, infatti, la questione è diventata cruciale soprattutto per la realizzazione di parcheggi interrati o seminterrati. Con il nuovo Piano Urbanistico di certo non impediamo questi interventi ma li vincoliamo fortemente alla salvaguardia dell’eco-sistema in cui si vorrebbero introdurre. Innanzitutto, ogni progetto di questo tipo deve tendere al miglioramento concreto dell’indice di permeabilità del suolo; inoltre, vogliamo che vengano salvaguardate le essenze di alto fusto particolarmente pregiate, laddove presenti, e forniamo una serie di limiti dimensionali molto precisi per quanto riguarda scavi e distanza delle costruzioni dai palazzi circostanti».

    Il miglioramento della permeabilità del suolo, inserito come vincolo all’interno del nuovo piano regolatore, è sintomatico di una rinnovata attenzione al rispetto del territorio e alla volontà della permanenza di aree verdi anche a ridosso del centro urbano. Finalmente, ogni nuovo intervento edilizio dovrebbe sottostare al rispetto dell’ambiente circostante, rispettando determinati vincoli a seconda della zona in cui viene realizzato. Condizionale d’obbligo secondo Chellini: «A luce della drammatica situazione idrogeologica del territorio genovese, evidenziata dalle ultime alluvioni e dalle innumerevoli frane che minacciano il territorio, l’esigenza di impedire nuova edificazione in ambiti extraurbani è quanto mai urgente. Nonostante ciò l’Assessore all’Urbanistica e la maggioranza hanno tenuto posizioni ambigue rispetto alla stop a nuove costruzioni e ad una reale valorizzazione agricola delle aree extraurbane. Un’ambiguità resa ancora più evidente dalla normativa del Piano, che si presta a molteplici interpretazioni e sembra voler aggirare le indicazioni della VAS».

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    Puc, Sistema del Verde (clicca per ingrandire). Per la Legenda clicca qui

    A proposito di Piano, nel nuovo Puc è presente una catalogazione precisa di tutte le aree verdi situate nel territorio cittadino, suddivise in settori ben distinti tra loro, con regolamentazioni dedicate. Tutto il territorio comunale, infatti, è stato suddiviso in “ambiti di conservazione e di riqualificazione e in distretti di trasformazione”: ogni ambito é dotato di una disciplina che definisce le funzioni ammesse, principali e complementari, gli interventi sul patrimonio edilizio esistente, gli interventi di sostituzione edilizia e di nuova costruzione, gli interventi di sistemazione degli spazi liberi e quelli consentiti sulla viabilità pubblica e relativi accessori. Sei sono gli ambiti di conservazione (del territorio non insediato, del territorio di valore paesaggistico e panoramico, del verde urbano strutturato, del Centro Storico Urbano, dell’impianto urbano storico, dell’impianto urbanistico ), quattro quelli di riqualificazione (del territorio di presidio ambientale, delle aree di produzione agricola, urbanistica-residenziale, urbanistica produttivo-urbano). Per quanto riguarda la prima categoria, il verde caratterizza in particolar modo i primi tre ambiti: quello di conservazione del territorio non insediato si riferisce alle alture cittadine, generalmente prive di insediamenti stabili, in cui l’aspetto naturalistico-ambientale la fa da padrone sia che si tratti di aree boscate sia che si tratti di aree a prateria o vegetazione bassa, da mantenere per il particolare prestigio paesaggistico; alla salvaguardia dell’immagine si punta anche nell’ambito di conservazione del territorio di valore paesaggistico e panoramico in cui rientrano soprattutto i borghi storici sorti attorno a terreni coltivati; più complessa, invece, la conservazione del verde urbano strutturato, ovvero le ville, i parchi e i giardini pubblici e privati che rappresentano dei piccoli polmoni naturali tra le mura e i muri della città.

    Molto interessanti dal punto di vista della convivenza tra verde e sviluppo della città sono anche gli ambiti di riqualificazione. Per quanto concerne il verde, tre sono le categorie che ci interessano con particolare attenzione: le aree di presidio ambientale, ovvero tutte le zone naturali e boschive di massima tutela per l’ecosistema in cui si vogliono recuperare attività di pastorizia e di coltura prevalentemente arborea; le aree di produzione agricola, in cui la riqualificazione deve puntare al rilancio e allo sviluppo dell’attività agraria; le aree di riqualificazione urbanistica-residenziale, in cui gli interventi di innovazione dell’assetto attuale devono puntare a un miglioramento della qualità della vita passando per una promozione di aree verde urbano e di inserimento paesaggistico nel cuore della città.
    Ma a questo tema sarà dedicato uno speciale approfondimento all’interno del nuovo numero del magazine cartaceo di Era Superba in distruzione dal primo febbraio.

    Simone D’Ambrosio

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  • Villa Piaggio, procedono i lavori per l’ostello e le residenze universitarie. Ma il parco soffre carenza di risorse

    Villa Piaggio, procedono i lavori per l’ostello e le residenze universitarie. Ma il parco soffre carenza di risorse

    villa-piaggio (4)A distanza di due anni dalla prima visita di Era Superba a Villa Piaggio, la sensazione rimane grosso modo la stessa: la villa e il suo verde soffrono molto e la loro manutenzione ha bisogno di grossi investimenti. Nelle scorse settimane si era parlato di un possibile inserimento dei lavori nella prossima programmazione Puc, la voce però non ha trovato conferma. La soluzione per non danneggiare ulteriormente un patrimonio dal grande potenziale oltre che uno spazio che dovrebbe appartenere ed essere utilizzato dai cittadini, potrebbe essere quella di una sinergia virtuosa fra pubblico e privato. Possibile? Ne abbiamo parlato con il presidente del Municipio I Centro Est, con le associazioni presenti in villa e con la società Castalia srl che ha acquistato i fabbricati nel 2011 da Spim.

    All’interno della villa al primo piano vi sono realtà comunali: l’ufficio della polizia municipale e gli uffici degli ATS (ambiti territoriali sociali) ai piani inferiori due associazioni e l’Istituto internazionale delle comunicazioni. L‘acquisto da parte dei privati sembrava potesse cambiare definitivamente il destino dell’area. «Quando Spim ha messo all’asta gli immobili lo ha fatto con un progetto per fare 7 grandi alloggi, con destinazione residenziale – commentano da Castalia srl – probabilmente per agevolare gli investimenti, il Comune aveva fatto fare questo studio, ma in realtà a noi l’immobile non è mai interessato per fare degli alloggi in questo senso, quello che ci interessava era la vicinanza al polo universitario».

    I lavori nell’area delle ex scuderie procedono con ritmo più sostenuto da alcuni mesi, la destinazione è  residenziale (come da Puc) ma «residenziale spurio, abbiamo diviso in due il comparto immobiliare, i piani inferiori saranno destinati alla realizzazione dell’ostello e ai piani superiori sono già state realizzate tutte le divisioni interne per creare bilocali per residenze studentesche, l’obiettivo finale è di creare un campus»Nota a margine, al momento L’università degli studi di Genova non è stata coinvolta, a quanto ci risulta.

    Un ostello da 61 posti e 20 bilocali, residenze per studenti al posto delle antiche scuderie in stato di degrado. Entro l’estate 2015 si ipotizza l’apertura dell’ostello, per le residenze studentesche bisognerà aspettare la fine del 2015 e l’inizio 2016.

    Questa potrebbe essere una buona notizia per l’intera villa e soprattutto nella prospettiva che si crei una sinergia fra ciò che è pubblico e ciò che verrà gestito dai privati. Il mantenimento di quella parte di verde di competenza dei privati (oltre alla ristrutturazione dei due fabbricati in toto) può essere l’inizio di un percorso che porti ad una sempre maggiore curadi questo patrimonio cittadino. Tanto più stando a ciò che Castalia ci ha raccontato: «sono stati presentati progetti in Soprintendenza per il ripristino della parte superiore (dove attualmente si trovano gli uffici della polizia municipale) e per l’accesso su via Pertinace; è ancora tutto in fase embrionale, certo è, che la presenza delle nostre strutture, una volta avviate, potrà essere un vantaggio, noi siamo molto aperti alla sinergia pubblico privato».

    La società ha poi voluto sottolineare che «c’è interesse a dare un aiuto concreto per la manutenzione del verde e delle facciate della villa; se individuiamo degli aspetti che alle associazioni presenti possono essere utili ci attiviamo ben volentieri».

    Sono trascorsi quasi tre anni dall’acquisto. Castalia spiega che essendo (come da Puc) gli edifici soggetti a tutela paesaggistica di insieme e puntuale (cioè è possibile mettere in atto restauro conservativo, ndr) il percorso burocratico è stato molto lungo. 

    Stando alle parole di Castalia le premesse buone ci sono tutte, ma che ne pensano le associazioni che nella villa operano da anni? E il Municipio I Centro Est? Ecco quanto ci ha raccontato Simone Leoncini, presidente del Municipio Centro Est.  Conferma di essere stato informato del progetto “campus”. E poi aggiunge che è chiaro che al centro vi sia «una struttura che ha bisogno di robustissime manutenzioni, con il problema basilare che queste per essere realizzate necessitano di fondi che sicuramente sono molto cospicui» . Leoncini ci anticipa che il prima possibile la sede distaccata ATS presente in villa sarà trasferita in via Santa Fede (dove attualmente vi è già il servizio di anagrafe) proprio per i grossi problemi strutturali di Villa Piaggio.

    Ma pare che gli uffici degli ATS non saranno gli unici ad abbandonare la villa. Ci sono, a quanto ci racconta Leoncini,  ipotesi di razionalizzazione delle sedi distrettuali della polizia municipale,  anch’essa si trova nei piani strada di Villa Piaggio (quelli con maggiori problemi di manutenzione), possibile l’accorpamento della sezione di Castelletto con quella di Villa Spinola.

    Le altre realtà presenti nella villa sono, come le ha definite il presidente del Municipio, locali associativi comunali che svolgono una funzione sociale importante. Sono l’associazione Anziani Oggi Argento Vivo e ContemporART. La prima si occupa di rispondere a molte delle esigenze dei cittadini della zona, svolge corsi di vario tipo, fornisce assistenza agli anziani e ha un centro estivo per i bambini. Assolve la funzione sociale che una struttura comunale come Villa Piaggio dovrebbe avere insita. ContemporART si occupa di arte, organizzando eventi e mostre, il fil rouge dell’associazione è diventato negli anni il legame fra arte e follia. Ha collaborato in passato e collabora tutt’ora con le ASL, realizza attività socio-terapeutiche (con l’aiuto di professionisti). Le due associazioni insieme all’Istituto internazionale delle Comunicazioni IIC, fra l’altro quello presente da più anni all’interno della villa, si occupano con le risorse che possono utilizzare della manutenzione del verde per quanto riguarda le zone di loro “competenza”. «Quando siamo entrati la villa aveva bisogno di tantissimi lavori che abbiamo fatto noi di nostra iniziativa con le nostre possibilità economiche», commentano da ContemporART. «La villa avrebbe bisogno di lavori. I nostri spazi sono puliti perché ce ne occupiamo noi, collaborando con le altre associzioni presenti», affermano dall’Associazione Anziani, sulla stessa linea dell’IIC «ci siamo fatti carico, negli anni scorsi, di alcuni lavori interni e dei problemi cronici di umidità».

    Insomma Villa Piaggio è viva, popolata di iniziative e frequentata da chi vive nella zona. Avrebbe bisogno di manutenzione costante e quindi di risorse economiche che il Comune non può investire, al momento Aster si occupa della manutenzione del verde della villa «secondo una frequenza prevista a contratto – commentano dalla società in house del Comune – apertura giornaliera feriale, svuotamento cestini e raccolta rifiuti grossolani sul suolo ogni settimana e potature in funzione delle disponibilità economiche erogate dal Comune. In Villa Piaggio hanno dato importante contributo alla manutenzione ordinaria le associazioni di volontari coordinate dal Municipio», concludono.

    La prospettiva di un soggetto privato che si prenda in carico, almeno in parte, il problema della manutenzione potrebbe essere la soluzione. Fondamentale sarà la sinergia fra tutti i soggetti, i compratori privati, l’amministrazione pubblica e le associazioni. Villa Piaggio si appresta dunque a diventare teatro di un esperimento che potrebbe essere replicato anche in altre aree verdi urbane che soffrono dei medesimi problemi.

    Claudia Dani

  • Villa Pallavicini, Pegli: cantieri bloccati, si attende decisione di Tursi sulla gestione della fondazione privata

    Villa Pallavicini, Pegli: cantieri bloccati, si attende decisione di Tursi sulla gestione della fondazione privata

    villa-pallavicini-pegli-d7Avevamo visitato Villa Pallavicini a Pegli qualche mese fa (qui l’approfondimento), quando la fine dei lavori sembrava prossima e ci si preoccupava di trovare un gestore solido e credibile, che instaurasse un dialogo con Tursi e diventasse operativo già nei mesi prima della riapertura, in modo da proporre strategie concrete di promozione ed entrare in sinergia con il quartiere e con i possibili visitatori. Nonostante le proroghe, i lavori inspiegabilmente non sono stati ultimati e per quanto riguarda la gestione è tutto ancora aperto: la nascente Fondazione – iniziativa dell’associazione Amici di Villa Pallavicini – ha presentato 10 mesi fa una proposta al Sindaco, ad oggi nessun segnale.

    Villa Pallavicini, i lavori

    lavori-villa-pallavicini-3I lavori, iniziati nel 2011 e finanziati con 3,6 milioni di euro di fondi residui delle Colombiane del 1992 (ad hoc per il recupero dei parchi storici) sarebbero dovuti finire entro il 2014. Il progetto iniziale prevedeva interventi nei tre lotti principali del parco (in tutto circa 8 ettari).

    Quando avevamo visitato il parco lo scorso febbraio, avevamo constato che – mentre il primo lotto era stato ultimato – nel secondo e nel terzo si parlava rispettivamente di una proroga a marzo 2014 e maggio-giugno, per la piantumazione di nuovi alberi.

    A che punto siamo oggi? Nulla è cambiato, ci conferma l’architetto che sta seguendo i lavori, Silvana Ghigino, rispetto a mesi fa: «Non ci sono novità da quando ci siamo incontrati l’ultima volta. I lavori si dovevano concludere prima, ma sono ancora bloccati. Ad oggi non sappiamo niente: speriamo a settembre di avere qualche novità in più».

    La gestione e la nascita della fondazione privata

    Anche su questo versante, tutto tace. “Abbiamo ripresentato il nostro progetto al Sindaco (ottobre 2013), dove il sottoscritto ed altri metteranno il capitale necessario alla costituzione (almeno € 60.000,00). Abbiamo elaborato un Piano Gestionale con i relativi conti economici che confermano la necessità di un fabbisogno di 700 mila euro l’anno, da reperire mediante ingressi e servizi turistici. Abbiamo chiesto al Comune di contribuire al 50%, ma non si sa se accetteranno. Abbiamo costituito l’Associazione Amici di Villa Durazzo Pallavicini: da settembre 2013, attraverso una convenzione con il Comune di Genova, nei fine settimana organizza visite guidate ai cantieri del parco chiuso al pubblico per mantenere viva la promozione turistica e non danneggiare il futuro gestore”.  Questo è quanto scrive Fabio Calvi, socio dell’associazione, in un comunicato.

    Dopo aver presentato il progetto a fine 2013,  nel maggio scorso sono state raccolte oltre 400 firme, consegnate al Sindaco.

     «Al momento ci stiamo confrontando con il Comune per ragionare sulla situazione – racconta Ghigino  – siamo costituiti in fondazione privata e speriamo di poter interagire con Tursi un domani, venendo riconosciuti come soggetto idoneo per la futura gestione». I membri avevano presentato a ottobre 2013 un progetto completo con valutazioni economiche per dare vita a una fondazione in grado di inserirsi nella gestione e atutofinanziarsi. I costi stimati annualmente per la manutenzione e la promozione (a fronte degli attuali costi del Comune, pari a 640 mila euro per il verde, 250 mila di manutenzione e 80 mila per la biglietteria) si aggirerebbero attorno ai 700 mila euro e la strategia della fondazione, così come nella proposta presentata al Comune, era quella di contribuire per la metà attraverso fondi raccolti con bigliettazione e iniziative culturali. Per l’altra metà, invece, si chiedeva l’intervento del Comune.

    villa-pallavicini-pegli-d5

    L’idea di dar vita alla fondazione non nasce, naturalmente, dal nulla. «Ci occupiamo dal 1983 delle sorti di Villa Pallavicini: prima come tesi di laurea, poi con pubblicazioni ed infine come progettisti dei diversi progetti di restauro del parco, a partire dal 1991 sino a quelli attuali. Dal 1992 siamo presenti a Villa Serra a Còmago (Sant’Olcese) come direttore del parco e abbiamo pertanto maturato in tutti questi anni una certa esperienza di gestione e di conoscenza della macchina comunale dall’interno. Siamo critichi verso la gestione pubblica, che ha subito negli ultimi anni pesanti tagli e non è in grado di rispondere ai bisogni del territorio: nel 2001, momento dello scioglimento del Servizio Giardini del Comune e del suo passaggio in ASTER, vi erano in servizio 300 giardinieri; oggi ASTER ne ha 60 per tutta la città. In Villa Pallavicini 5 anni fa vi erano 8 giardinieri, oggi solo 3, di cui due disabili. Inoltre, ASTER riceve dal Comune per la manutenzione straordinaria (potature ed abbattimenti) una cifra che nel 2011 era di € 120 mila euro e che nel 2013 era di circa € 100 mila, in costante diminuzione».

    Viste le difficoltà evidenti dell’amministrazione, in questi anni il gruppo di volontari prima riuniti nell’associazione Amici di Villa Pallavicini matura l’idea di costituirsi in fondazione per proporsi, prima del termine dei lavori, come gestore del complesso: «Lo statuto del 2010 nasceva dal contributo di 4 associazioni pegliesi (riunite in un Comitato promotore della Fondazione), con il contributo esterno del FAI e l’assistenza tecnica del nostro studio, di avvocati e commercialisti. La necessità di definire una modalità gestionale diversa da quella comunale è iniziata nel momento stesso in cui sono partiti i progetti (inizio 2009) ed era una scelta ampiamente condivisa dal territorio, già bruciato dai restauri del 1992 dove, dopo aver speso 8 miliardi di lire, il parco era caduto nell’abbandono».

    Una strategia inevitabile per arginare il progressivo declino. Come già scrivevamo mesi fa, si è passati da 25 mila visitatori del 1995 ai 5 mila del 2012: un quinto in 17 anni. I visitatori (soprattutto gli stranieri, che costituivano la metà degli ingressi paganti) erano scoraggiati dallo stato di abbandono del parco.

    Stando a quanto sostengono i membri di APS – Amici di Villa Durazzo Pallavicini: «Qui a ponente è condivisa da tutti la necessità di risolvere il problema con una gestione esterna al Comune. Abbiamo lavorato a lungo per individuare la figura giuridica no-profit più adatta. All’inizio si pensava ad una “Associazione di Associazioni”, poi ad una fondazione composta da Associazioni e Comune, poi solo da Associazioni ma con il contributo economico del Comune (e la possibilità di reinvestire nel parco gli utili della bigliettazione, che oggi finisco nel bilancio comunale). Ma il Comune ha detto no a questa prima proposta, motivando la scelta con l’impossibilità di trovare fondi per contribuire economicamente e costringendo le associazioni a ritirarsi. Così alla fine siamo approdati alla soluzione della fondazione privata, coinvolgendo anche i cittadini pegliesi a cui sta a cuore il patrimonio cittadino».

     

    Elettra Antognetti

  • Villa del Principe, gioiello nel cuore di Genova: dimora privata, parco e museo, la nostra visita

    Villa del Principe, gioiello nel cuore di Genova: dimora privata, parco e museo, la nostra visita

    villa-del-principe-salone-dei-giganti-2L’ultimo appuntamento della stagione con #EraOnTheRoad (i sopralluoghi in diretta Twitter tornano a settembre ndr), ci ha portato in una location di eccezione, circondati dai saloni affrescati e dal vasto giardino all’italiana, una loggia risalente al ‘500 nel cuore della nascente Città Metropolitana di Genova, a pochi passi dalla stazione ferroviaria che prende il suo nome e dalla Stazione Marittima. Palazzo del Principe, un gioiello edificato tra il 1528 e 1533 da Andrea Doria, che resta tutt’oggi privato ma coniuga a questa natura quella di museo pubblico, aperto alla cittadinanza e ai visitatori. Fiore all’occhiello delle bellezze genovesi, in una posizione potenzialmente favorevole per richiamare grandi flussi di turisti, in realtà non supera i 10-12 mila visitatori all’anno.

    Siamo andati a visitare le stanze e il giardino, accompagnati da Roberto Bianchi, responsabile della didattica.

    La Villa del Principe e il parco

    villa-del-principe-facciata-sudSi tratta della dimora nobiliare più importante di Genova, la prima costruita secondo la moda della Roma e della Firenze del tempo: era il 1528 quando Andrea Doria, ammiraglio della flotta papale e personaggio controverso, commissionava il complesso a un team di valenti architetti, artisti ed esperti, tra cui Perin Del Vaga, allievo di Raffaello. Doria, i genovesi lo sanno, aveva un temperamento particolare: era un “principe” nel senso più machiavellico del termine, un uomo la cui fama è stata più volte compromessa nel corso dei secoli (per il suo avvicinamento al papato prima e alla monarchia spagnola poi), ma che di recente sembra essere stata riabilitata grazie a studi e libri che raccontano la sua storia. Di lui oggi a Genova resta davvero molto: in primis, proprio questa Villa, da lui voluta per celebrare il suo status di ‘self-made man’, il rango prestigioso acquisito grazie al suo pragmatismo e alla sua ambizione. Rimasto orfano piccolissimo (a soli 12 anni), Andrea Doria è un uomo che oggi diremmo “si è fatto da solo”, prima lavorando come mercenario al servizio del papa, che all’epoca aveva un folto entourage genovese; poi con il cursus honorum al servizio dei principi della penisola. L’inizio della sfortuna dell’Italia coincide con l’inizio della sua fortuna: nel 1494 si converte a mercenario in mare, dotato di flotte di galee messe al servizio prima della Repubblica di Genova, poi del migliore offerente. Così entra in contatto con la Francia prima, e poi – dal Sacco di Roma del 1527 – con il re di Spagna Carlo V, costringendo anche l’oligarchia genovese a spostarsi verso un’alleanza spagnola.

    Proprio Carlo V sarà il primo ospite della Villa: è stata ultimata nel 1533, in soli 5 anni, proprio per accogliere il sovrano spagnolo, in visita in città.

    La dimora nobiliare

    Il Palazzo, aperto dal 1995 al pubblico, è articolato in 20 stanze al piano nobile (unico edificato da Doria, con aggiunte del suo successore Giovanni Andrea I), distribuite in due appartamenti completamente simmetrici, riservati uno agli uomini, l’altro alle donne, in stile francese e con il Salone di rappresentanza, per gli ospiti, e le sale private, alle quali si accedeva solo su invito del padrone di casa. Qui, la storia di una delle famiglie più prestigiose di Genova è raccontata mediante ricorso alla rappresentazione della storia romana repubblicana e alla mitologia classica (in particolare le “Metamorfosi” di Ovidio).

    Nel primo salone di rappresentanza, quello dell’ala maschile, troviamo subito gli arazzi originali collezionati dal Doria (originariamente 200), in filo d’oro e d’argento, gli affreschi ai soffitti (che mostrano simbolicamente la caduta dei giganti, i nemici dei Doria), gli ornamenti pregiati e d’epoca; i ritratti di famiglia con il cane, simbolo di fedeltà alla corona spagnola. Proseguendo, il famoso ritratto di Andrea Doria/Poseidone, re del mare con le sue flotte; il busto di Augusto che, come Doria a Genova, è stato un pacificatore dei popoli dell’Impero Romano; i busti dei papi in bronzo e gli arazzi dei mesi dell’anno con le rispettive divinità eponime. Tra tutti, gli arazzi sono di particolare interesse: 40 mq di estensione, sono gli unici presenti all’interno di una reggia in un contesto repubblicano.

    Nella parte femminile, invece, oltre a nuovi arazzi provenienti dalle Fiandre e Bruxelles con le scene della battaglia di Lepanto (cui lo stesso Giovanni Andrea I ha partecipato, suggellando definitivamente la vicinanza alla corona spagnola), una serie di ritratti delle matrone di famiglia, attraversando i secoli di storia.

    Il parco

    Risanato dal 1999 per volere dei proprietari, il parco prima versava nel degrado ed era utilizzato per il cineforum estivo Nettuno. In seguito, sono stati fatti i primi scavi e gli studi sui documenti d’epoca per la scelta delle piante da coltivare e della vegetazione, rigorosamente in linea con lo stile dell’epoca. Oggi qui ci sono dodici sculture in vetro di Murano dell’artista contemporanea Ria Lussi, commissionate dalla famiglia e realizzate appositamente per questo giardino: rappresentano i volti di dodici imperatori romani, in una versione sui generis, con tanto di pannelli solari per la creazione di un meccanismo rotante. Le installazioni, inserite il 30 maggio, resteranno visitabili fino a settembre. Il giardino, ricordiamo, è aperto alla cittadinanza e visitabile gratuitamente, in orario di apertura del museo.

    Museo e residenza, tra pubblico e privato: i visitatori

    Il museo è aperto dal 1995, e il prossimo anno festeggerà i suoi primi 20 anni: una proposta culturale abbastanza recente, e soprattutto sui generis. Infatti, la Villa mantiene il duplice status di dimora privata, tutt’ora utilizzata dai proprietari, e di museo pubblico. Difficile conciliare oggi le due anime (diversamente da quanto accade ad esempio a Villa Croce, anche se si tratta di modelli di gestione diversi ndr), ma è proprio questo che rende l’esperienza particolare, unica. Si pensi che ogni anno, per qualche settimana, alcune stanze vengono chiuse al pubblico perché vi soggiornano i legittimi proprietari, che sono anche i finanziatori e gli unici che hanno effettivo potere decisionale circa le misure di promozione del complesso, le mostre permanenti, le iniziative.

    Il museo oggi dà grandi soddisfazioni alla città, ci racconta il dott. Bianchi, ma non è stato facile allestirlo così come lo vediamo oggi: «Gli oggetti che vediamo oggi e che fanno l’arredamento della Villa sono stati portati a Genova da Roma, dove erano stati trasferiti dopo che la famiglia Doria si imparentò con i Pamphilj, nobili della capitale, e decise di abbandonare il capoluogo ligure. Oggi questo è uno dei pochi esempi di dimora storica allestita e vissuta dai principi, che è casa e museo».

    Non mancano nemmeno le personalità illustri a completare la storia di questo luogo: «Negli anni qui sono arrivati anche molti personaggi famosi grazie ai Doria. Imperatori, papi, nobili, ma soprattutto artisti: uno su tutti Caravaggio, cui Doria voleva commissionare lavori, ma che pare non si sia fermato più di qualche settimana perché la città ligure per lui non era abbastanza attraente paragonata alla Capitale. Qui hanno soggiornato anche Napoleone e Giuseppe Verdi prese in affitto alcune stanze dopo che la famiglia già si era trasferita a Roma: qui compose parti dell’Otello e del Falstaff».

    Villa del Principe – racconta il giovane, preparatissimo ed appassionato Dott. Roberto Bianchi – è un complesso noto in tutto il mondo: tanti i visitatori stranieri informati ed entusiasti, meno i genovesi. In totale, in questi anni le presenze si sono attestate attorno a cifre che vanno dai 10 ai 12 mila visitatori, in linea con il trend di incremento generale del polo museale civico genovese (qui l’approfondimento).
    L’attività del museo si rivolge soprattutto alle scuole e alla didattica, per educare ed informare i bambini, i piccoli genovesi del futuro, ed invogliarli – chissà – a tornare. Le scuole sono prevalentemente elementari, per laboratori in giardino, e medie-superiori, per laboratori all’interno, dedicati allo studio della storia attraverso gli arazzi e i dipinti.
    Tutto, come già detto, è proprietà privata, e i proprietari si occupano di elargire fondi per eventi e mostre temporanee, e tutto ruota attorno alla loro volontà gestionale.

    Naturalmente il museo è escluso dalla rete dei musei civici, e cammina con le sue gambe. Il dialogo c’è, sia con Tursi che con i singoli musei, dice Bianchi, ma soprattutto a titolo privato, di conoscenze personali; una cooperazione vera e propria, invece, manca.

    Perché non sfruttare la posizione favorevole, vicina a terminal traghetti e stazione di Piazza Principe, per attirare nuovi flussi? Ne gioverebbe l’intera città. «Vero, ma sembra una prospettiva lontana. Dovrebbe essere il Comune ad accordarsi con Costa e MSC per far confluire turisti. Ad oggi collaboriamo sia con il Galata Museo del Mare che con la Commenda di Pré, con cui c’è forte connessione per quanto riguarda i temi legati al mare e al parco. Ancora, il Palazzo della Meridiana, anch’esso privato, con cui ci sono convenzioni e collaborazioni in merito alla didattica».

     

    Elettra Antognetti

  • Riqualificazione Parchi di Nervi: cantieri da aprile a dicembre, ecco i lavori nel dettaglio

    Riqualificazione Parchi di Nervi: cantieri da aprile a dicembre, ecco i lavori nel dettaglio

    Musei di NerviTutto pronto per l’avvio dei lavori del secondo lotto di riqualificazione dei parchi di Nervi. I cantieri dovrebbero partire martedì prossimo, 15 aprile, e durare fino alla fine del 2014. Un peccato rovinare la stagione migliore per la fruizione di questi spazi verdi ma gli interventi di messa a punto di strade, prati e alberi non potevano davvero attendere oltre.

    Della riqualificazione si è parlato martedì in Consiglio comunale con un art. 54 di Mario Baroni (Gruppo Misto) che ha chiesto chiarimenti all’assessore all’Ambiente, Valeria Garotta, sul perché l’appalto sia stato assegnato a una ditta cesenate e non a un’azienda locale. «Non credo che a Genova non ci siano delle competenze valide per lavorare in questo campo – ha detto l’assessore nella sua risposta – ma quando si fa un appalto bisogna rispettare delle regole per la scelta dell’offerta migliore. In questo caso ha vinto la Cooperativa Lavoratori Agricolo Forestale Cesenate che non è specializzata in edilizia come hanno raccontato erroneamente alcuni giornali ma nasce proprio come operatrice forestale e ha in gestione tutto il verde della città di Arezzo». Per quanto riguarda le imprese genovesi, l’assessore ha tenuto a sottolineare che è in atto un percorso voluto dall’assessore Crivello, insieme con le associazioni di categoria e le rappresentanze sindacali, per trovare un sistema che nel rispetto delle norme consenta di dare lavoro al territorio soprattutto nel campo della gestione delle somme urgenze.

    I lavori nei Parchi di Nervi

    alberi-parchi-DITornando al tema centrale, l’appalto per il secondo lotto della riqualificazione dei parchi di Nervi è stato aggiudicato per un importo di circa 1,4 milioni di euro iva esclusa. Di questi, 580 mila euro saranno tutti destinati al ripristino del verde. Ma alla sistemazione dei prati e al ripristino di alcune specie arboree verranno assegnati ulteriori 350 mila euro che rappresentano il ribasso d’asta: il bando, infatti, partiva da una quota di 1,77 milioni di euro.

    Entrando più nel dettaglio, gli interventi avranno carattere piuttosto diffuso e riguarderanno: la regimazione delle acque con il ripristino di oltre 21 mila metri quadrati di superfici drenanti e la pulizia di 5 chilometri di canalette di raccolta delle acque meteoriche; il rinfoltimento di alberi ormai scomparsi nel corso del tempo, come il boschetto dei lecci di parco Groppallo con una ventina di nuove piante tra lecci e cipressi; il rifacimento completo o la rigenerazione di tutti i tappeti erbosi; il riordino del sistema di siepi secondo i criteri di restauro dei giardini storici; e, naturalmente, l’arricchimento delle collezioni botaniche di pregio delle tre aree verdi, parco Groppallo, parco Serra e parco Grimaldi rispettando la tradizione collezionistica di metà Ottocento.

    Musei di NerviCosì, a parco Groppallo, oltre ai 16 mila metri quadrati di manto erboso e al bosco dei lecci, torneranno palme, querce, eucalipti e le storiche camelie; a parco Serra, più di 8 mila metri quadrati di prato verranno affiancati nuovamente da palme ma anche da conifere “esotiche”, felci e altre siepi caratteristiche; a parco Grimaldi, infine, a fianco ai 5 mila metri quadrati di manto erboso, si punterà sul completamento del roseto e sulla collezione di altre piante mediterranee.

    Regolamenti comunali di uso dei parchi storici e degli orti urbani

    Sempre a proposito di verde, prosegue il cammino di revisione dei Regolamenti comunali di uso dei parchi storici e degli orti urbani. «La Consulta del Verde – spiega l’assessore Garotta – aveva elaborato una prima proposta di regolamento che è stata revisionata dagli uffici. Il prossimo mese ripresenteremo il risultato alla Consulta del Verde che dovrà votare il nuovo regolamento, insieme con quello degli orti urbani, per poi farli passare al vaglio della Giunta e del Consiglio comunale». Ma non basta avere un regolamento, bisogna anche conoscerlo. A questo scopo, l’assessore ha annunciato che, in sinergia con il collega Boero, è allo studio un progetto di offerta formativa da presentare alle scuole elementari e medie affinché dal prossimo anno si possa avviare un programma di educazione ambientale rivolto ai ragazzi, primi fruitori di questi spazi. «Dobbiamo ancora ragionare sulle modalità concrete – specifica Valeria Garotta – ma l’idea è puntare su tutti i livelli di istruzione scolastica, con attività all’aperto e non necessariamente lezioni frontali in aula, per catturare al meglio l’attenzione e la curiosità di bambini e ragazzi». Per rendere fruttuosa la diffusione e la conoscenza del regolamento, inoltre, l’assessore ha manifestato l’intenzione di avvalersi della collaborazione delle numerose associazioni che presidiano e hanno a cuore tutti i parchi storici genovesi, oltre naturalmente a Italia Nostra e Legambiente da sempre attive nella tutela del verde.

     

    Simone D’Ambrosio

     

  • Pegli, parco di Villa Pallavicini: il punto sui lavori e la proposta dei cittadini per la gestione

    Pegli, parco di Villa Pallavicini: il punto sui lavori e la proposta dei cittadini per la gestione

    parco-villa-pallavicini-museo-archeologia-ligureSiamo stati a Pegli (qui lo storify della puntata di #EraOnTheRoad) e abbiamo fatto visita al parco di Villa Pallavicini, una delle attrazioni principali – assieme a Villa Duchessa di Galliera – del ponente genovese. Durante la nostra visita siamo stati accompagnati dall’Arch. Silvana Ghigino, responsabile dei lavori di restauro, e abbiamo fatto il punto sui cantieri. 

    I lavori sono iniziati nel 2011 e si prevedeva fossero ultimati nel 2014. Sono stati finanziati con fondi residui delle Colombiane del 1992, destinati al recupero dei parchi storici (lo stesso è stato fatto per la già citata Duchessa di Galliera e per i parchi di Nervi). In totale, i fondi ammontavano a pari a 3.594.500 euro. Il progetto prevedeva interventi divisi nei tre lotti del parco (in tutto, circa 8 ettari), come ci raccontava già tempo fa la stessa Ghigino (qui l’approfondimento).

     Lo stato dei lavori

    Il restauro del Tempio di Flora, nel primo lotto, è completo. Lo stesso si può dire della tribuna gotica, il secondo intervento fatto, iniziato nel 2010 e ultimato da più di 3 anni: si trattava di un lavoro finanziato non dal fondo delle Colombiane ma dagli APT. Diverso il caso del Castello e della tomba del secondo lotto, in cui gli interventi erano ancora in corso all’epoca della nostra visita. Oggi racconta l’Arch. Ghigino: «Il Mausoleo del Capitano potrebbe essere considerato finito, infatti hanno già smontato i ponteggi ed è visibile nella sua totalità. Il Castello è ormai completamente dipinto del suo rosso mattone originale, il terrazzo che avevano demolito i vandali è completamente rifatto ed è quasi conclusa la ricostruzione della scala esterna che avevano demolito per rubare il rame; si sta procedendo alla ricostruzione degli stucchi del torrione e gli artisti vetrai stanno ricomponendo le vetrate policrome. I lavori del castello attualmente stanno procedendo in proroga e si ritiene che saranno conclusi alla fine di marzo».

    Più indietro i lavori nel terzo lotto, da ultimare entro maggio-giugno 2014: si tratta di interventi di architettura del paesaggio e gestione del verde, che sono già a buon punto nella parte bassa del parco, mentre vanno più rilento in quella alta. Adesso, per recuperare tempo, ci si concentrerà più assiduamente su questi ultimi: da gennaio sono iniziate anche le piantumazioni di nuovi alberi. La ditta che si occupa di questi interventi non è la stessa che ha effettuato i lavori nel Castello: il gruppo che sta lavorando è attrezzato a operare su beni vincolati dalla Soprintendenza e autorizzato dal Comune a effettuare interventi paesaggistici e monumentali.

    Le iniziative per la promozione e la valorizzazione del parco

    parco-villa-pallavicini-vertDallo scorso 28 settembre è iniziato anche un nuovo ciclo di visite guidate a pagamento al parco e al complesso di Villa Pallavicini: ogni weekend, al costo di 10 euro è possibile visitare su prenotazione il parco e gli edifici già ultimati, guidati dai volontari dell’Associazione Amici di Villa Pallavicini. I visitatori sono accompagnati dagli architetti-volontari che lavorano nei tre lotti e possono aggirarsi tra i cantieri. Le guide mettono in luce la struttura particolare del parco, che si divide in tre zone: prologo, antefatto e tre atti, a loro volta strutturati in ulteriori scene. Accanto alle logiche scenografiche, non mancano anche connotazioni massoniche e curiosità da scoprire.

    Nonostante le reticenze di chi protesta per il pagamento del biglietto, Ghigino difende il progetto: «Il costo del biglietto servirà a finanziare esclusivamente interventi di miglioria, come la piantumazione di vegetazione per il Tempio Flora (rose, primule, ecc.): trattandosi di migliorie estetiche e non funzionali, non rientrano tra i finanziamenti di Tursi. Per le visite abbiamo avuto finora sempre molte richieste: di recente, un’associazione fiorentina legata ai Giardini di Boboli che ha apprezzato molto il nostro operato e ci ha incoraggiati ad andare avanti».

    [quote]Nel 1992 e nei primi anni di apertura si registravano 25 mila persone/anno, vogliamo tornare sulle stesse cifre.[/quote]

    Accanto alle visite tradizionali, per attrarre un numero crescente di visitatori si è pensato di organizzare anche percorsi alla scoperta delle logiche esoteriche nascoste nel complesso. Le alle ultime visite ai significati esoterico-massonici si terranno il 23 febbraio e il 30 marzo alle 10. Le altre proseguiranno fino a maggio, poco prima della riapertura definitiva. Allora si dovrà già essere pronti ad affrontare il problema della gestione e della manutenzione, per evitare di vanificare gli sforzi fatti in questi anni e gli investimenti economici.

    La manutenzione del parco

    villa-pallavicini«Oggi c’è un clima di incertezza per il futuro – commentava Ghigino durante la visita – per quanto riguarda la gestione. Già adesso abbiamo problemi legati alle aree ultimate da più tempo e che accusano il deterioramento del tempo: avrebbero bisogno di manutenzione costante, per evitare che siano già danneggiati al momento della riapertura ufficiale. È il caso di una porta del Tempio di Flora, rotta dal vento; o delle perdite d’acqua che creano in certi punti uno strato paludoso nel terreno».

    È importante intraprendere delle misure prima che la Villa riapra definitivamente: ci si deve muovere – dicono i volontari di Amici di Villa Pallavicini – entro i primissimi mesi del 2014, altrimenti dopo non avrebbe senso coinvolgere persone, promuovere il turismo mediante pubblicità, attirare visitatori, raccogliere prenotazioni. L’Associazione ha già preparato un progetto completo con valutazioni economiche per dare vita a una fondazione, assieme a gruppi privati, che sia in grado di atutofinanziarsi. I volontari stimano che i costi si aggirerebbero attorno ai 700 mila euro annui, per l’amministrazione di tutto il complesso: la futura fondazione si propone di contribuire per la metà, cui sono da aggiungere i fondi racimolati con iniziative culturali. Per l’altra metà, invece, si chiede l’intervento del Comune. In tutto ciò, i volontari si oppongono alla prospettiva di affidare la manutenzione ad Aster: «Negli anni ’90 il parco appena restaurato era stato affidato ad Aster, che ce l’ha ridato in condizioni disastrose».

    Elettra Antognetti

  • Voltri, Villa Duchessa di Galliera: stato dei lavori e futura gestione. La nostra visita

    Voltri, Villa Duchessa di Galliera: stato dei lavori e futura gestione. La nostra visita

    villa-duchessa-di-galliera-voltriDopo la puntata di #EraOnTheRoad a Villa Duchessa di Galliera con le anticipazioni sullo stato dei lavori e sulla temporanea gestione della villa e del parco, è arrivata nei giorni scorsi anche la conferenza stampa a Tursi. Stiamo parlando di una delle residenze più belle, antiche e ricche di storia del Ponente genovese e di tutta la città. L’abbiamo visitata in compagnia di Maria Rosa Morlè, assessore del Municipio VII (Federazione della Sinistra), e Matteo Frulio, dell’Associazione di Promozione Sociale Sistema Paesaggio. Quel che ne emerso è un resoconto sullo stato dei lavori per la ristrutturazione del teatro privato e del parco storico, iniziati rispettivamente nel 2007 e nel 2012.

    Il parco di Villa Duchessa di Galliera

    Per quanto riguarda il parco, i lavori sono stati suddivisi in due lotti. Il primo, finanziato con quasi 500 mila euro, per la risistemazione del giardino all’italiana, nella parte anteriore della villa. I fondi per il restauro sono stati stanziati da Tursi che, dopo la pubblicazione di apposito bando, aveva affidato gli interventi alla Cooperativa Archeologica SCRL nell’agosto 2012. I lavori sono iniziati tra fine 2012 e inizio 2013, e sono stati ultimati verso la fine dell’anno (la fine era prevista per il mese di settembre, ma il cantiere è stato sgomberato di fatto a novembre).
    In questo caso gli interventi sono serviti ad arginare il degrado in cui versava l’area e a limitare il vandalismo (la zona, accessibile a tutti, veniva usata negli ultimi tempi come parcheggio per scooter, e c’era anche chi scambiava la parte a ridosso delle aiuole come area camping). Sono state apportate anche migliorie a livello generale, con l’inserimento di nuovi arredi o il ripristino di quelli storici: ad esempio, è stata reinserita una panca del 1872, una rovina archeologica ora restaurata, e sono stati ripristinati i pilastrini delle panche originali del 1700. È stato rifatto il prato, rovinato poiché il parco storico era prima scambiato per un campo da calcio, e gli interventi sulla vegetazione sono stati tanti: nei ventagli laterali sono stati inseriti bossi, collezioni di bulbose (amaryllis e agapanthus), rose, gerani. C’è anche la rosa Duchessa di Galliera, un ibrido donato al parco a fine lavori che oggi non è ancora in commercio e che sarà presentato all’Expo 2015.

    Nel secondo lotto, invece, i finanziamenti ammontano a 1,6 milioni di euro, anche questi stanziati direttamente da Tursi. I lavori non sono ancora iniziati: il Comune di Genova ha emesso un bando per appaltare i lavori, che scadrà il 24 febbraio. I tempi stringono e non si sa quale sarà il destino del parco. Per questo, non saranno rispettati nemmeno i canonici 30 giorni tra l’assegnazione dell’appalto e l’inizio dei lavori.
    Gli interventi in questo lotto saranno mirati e riguarderanno la zona superiore del parco, quella delle terrazze. Sarà ripristinato l’agrumeto così com’era ai tempi del padre della Duchessa di Galliera che, ci dicono i nostri interlocutori, pare fosse molto rinomato all’epoca: i suoi prodotti venivano scambiati con la famiglia dei Savoia. Inoltre, ci saranno interventi sulle cascate, si introdurranno azalee e rododendri, in base alle indicazioni lasciate dalla stessa Duchessa nei suoi elenchi, e si predisporranno aree pic-nic. Ci saranno anche interventi sugli edifici all’interno del vasto complesso: il castello, la coffee-house, la casa colonica Borromeo.

    Il Teatro della villa

    I lavori per riportare in vita il teatro privato sono iniziati tra 2006 e 2007, conclusi nel 2010. In questo caso è stato stanziato 1 milione di euro con un cofinanziamento di Comune e Compagnia di San Paolo. Gli interventi si sono rivolti alla messa in sicurezza del soffitto pericolante e alla ricostruzione di una parete crollata.  Si tratta del più antico teatro di villa della Liguria rimasto in vita, riportato alla luce dopo 200 anni. Prima era usato come teatro per le scuole e poi come palestra; poi, la chiusura per oltre un decennio, fino alla riapertura, con l’inaugurazione organizzata dal Teatro Cargo, che oggi ancora lo usa per concerti e eventi, così come il Municipio e le altre associazioni locali.

    Il futuro: la gestione del complesso di Villa Duchessa di Galliera

    In previsione della fine degli interventi, si pone il problema della manutenzione e promozione del complesso. È bene iniziare a pensare a una possibile soluzione per non far naufragare tutti gli sforzi fatti e i soldi spesi finora: in totale, solo Tursi ha messo a disposizione oltre 2 milioni di euro, cui si aggiunge un altro milione e mezzo per il teatro, tra Comune e Compagna di San Paolo. Il Comune ha aperto un bando, in scadenza il 17 marzo 2014: dopo quella data si saprà chi sarà il gestore. Tra tutti, partecipano due soggetti particolarmente attivi sul territorio, molto motivati e determinati ad arrivare fino in fondo: si tratta del Teatro Cargo e dell’APS Sistema Paesaggio, associazione con ragione sociale nata da quella di volontariato Amici di Villa Duchessa di Galliera.

    Per quanto riguarda il Teatro Cargo, lo staff sta valutando la fattibilità del progetto e cercando sponsor. Si tratta di un soggetto culturale molto importante nel quartiere e in tutta Genova. Nel 2006 il Cargo già aveva partecipato al bando della Compagnia di San Paolo per la ristrutturazione del teatro: aveva seguito i lavori, lanciato e promosso il teatrino, contribuendo a renderlo vivo per tutti questi anni, come ci racconta la direttrice Laura Sicignano «conosciamo questi spazi e il territorio, ci siamo spesi da subito per questa causa, abbiamo lanciato e salvaguardato questo bene. La manutenzione è fondamentale e ci piacerebbe far parte di questo progetto».

    Per quanto riguarda invece Sistema Paesaggio, il Comune le ha affidato momentaneamente la gestione con una convenzione ad interim, in attesa di trovare il gestore ufficiale. Ora si occupa di pulizia, manutenzione base (per quella specifica c’è Aster), organizzazione di eventi e visite guidate a pagamento. Queste ultime partiranno il 27 febbraio e si svolgeranno nel primo letto del parco e nella villa. La necessità di dar vita a Sistema Paesaggio è dovuta a motivi burocratici: Amici di Villa Duchessa di Galliera, essendo volontaria, non poteva gestire la bigliettazione relativa alle visite.

    «Senza alcun tipo di pubblicità e promozione, abbiamo già varie richieste per le visite, tra cui quelle di un gruppo di Biella, uno di Varese e uno di Alessandria – racconta Matteo Frulio – Le visite saranno a pagamento: 5 euro, con incentivi per le fasce più deboli, cioè anziani e bambini. In base alla convenzione con il Comune, il ricavato verrà reinvestito nella manutenzione. Un buon compromesso: a Villa Pallavicini si pagano 10 euro per visitare dei cantieri. Lo scopo è che questo diventi un posto aperto, non riservato a pochi, ma resta il fatto che questa è una realtà delicata che è necessario presidiare: si potrà accedere nei weekend e su prenotazione, in base a una precisa calendarizzazione. Avremmo voluto renderlo più aperto, magari mettendo un gazebo all’ingresso, garantendo l’accesso su offerta libera, ma da Tursi abbiamo avuto restrizioni in questo senso. Sappiamo che l’introduzione di un biglietto inasprirà alcuni, ma l’unica alternativa era tenere chiuso fino all’arrivo del nuovo gestore».

    Elettra Antognetti

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  • San Teodoro, Villa Rosazza: le proposte dei cittadini per il rilancio di parco e spazi interni

    San Teodoro, Villa Rosazza: le proposte dei cittadini per il rilancio di parco e spazi interni

    casaamericaVilla Rosazza a San Teodoro è una dimora cinquecentesca oggi di proprietà comunale, occupata dalla Fondazione Casa America e Themis. Il parco terrazzato è interessato da lavori di manutenzione: già ultimato un primo lotto, a metà del 2014 finiranno anche quelli per il secondo. Uno spazio importante per il quartiere, che i cittadini reclamano per sé come punto di aggregazione. Nel corso di #EraOnTheRoad abbiamo visitato il parco e parlato con i residenti, i quali chiedono a gran voce l’emanazione del bando comunale con lo scopo di individuare soggetti competenti addetti alla cura di parco e villa e per evitare di veder vani gli sforzi economici compiuti dall’amministrazione in questi anni. Nel frattempo, i cittadini propongono di affidare la gestione a un rete costituita da scuole, CAI, Protezione Civile. Ma andiamo con ordine.

    I lavori nel parco: 1,2 milioni per il secondo lotto

    Nel giugno 2012 è stato emesso un bando dal Comune di Genova per assegnare i lavori di manutenzione straordinaria e di recupero ambientale nel parco di Villa Rosazza. I lavori sono relativi al secondo lotto del parco, dal momento che quelli nel primo lotto del giardino erano già stati effettuati ed ultimati (consegna lavori il 27 settembre 2010 e fine interventi marzo 2012). Per quanto riguarda il secondo lotto, invece, è stato emesso un nuovo bando e sono stati messi a disposizione 1.245.480,96 euro, di cui circa 45 mila quali oneri di sicurezza e 15 mila per opere in economia. Si tratta di fondi residui delle Colombiane del 1992, stanziati per effettuare interventi sui parchi storici della città, da Voltri a Nervi. Il tempo per la realizzazione degli interventi, come indicato nel bando emesso da Tursi, è di 300 giorni complessivi e continui, a partire dalla consegna dei lavori: dovrebbero quindi essere ultimati entro giugno-luglio 2014.

    La proposta dei cittadini per valorizzare l’investimento del Comune

    Emanare un bando per trovare soggetti disposti a curare il parco, questo il punto di partenza per rilanciare il parco nel cuore San Teodoro. «Sarebbe importante annettere la villa al parco, come era anticamente – dice Aurora Mangano, portavoce del comitato di residenti- adesso le due realtà sono separate». La villa al suo interno è occupata al piano nobile dalla Fondazione Casa America per la diffusione della lingua e della cultura sudamericana (in comodato d’uso, retribuisce un canone di locazione agevolato a Tursi), e ai piani superiori da Themis, scuola di formazione per i dipendenti del Comune di Genova.

    [quote]Villa e parco come unico complesso, sarebbe un modo per restituire al quartiere uno spazio prezioso, adesso sotto-utilizzato rispetto alle potenzialità.[/quote]

    «A San Teodoro non ci sono spazi per le associazioni e per la comunità – continua Aurora Mangano – e Villa Rosazza è uno dei pochi luoghi di cui potremmo usufruire. Oggi noi cittadini non possiamo fruirne come vorremmo. Casa America organizza sporadicamente eventi aperti a tutti e manifestazioni, ma secondo noi non basta: proponiamo spazi per i giovani e per gli anziani, per ritrovarci nel quartiere, per organizzare eventi in collaborazione con il Municipio. Ora che anche il mercato rionale di Di Negro versa in pessimo stato e ha perso il ruolo di aggregatore sociale che aveva un tempo, il parco di Villa Rosazza è per noi una grande opportunità».

    Villa Rosazza San TeodoroNel maggio 2013, si è svolto un incontro pubblico voluto dai residenti, alla presenza di vari assessori e rappresentanti dei cittadini. Nell’occasione i cittadini hanno illustrato la loro proposta per tenere gli spazi aperti a tutta la cittadinanza in attesa del bando, con il coinvolgimento di Protezione Civile, CAI, ANPI, oltre alle scuole della zona che, come volontari, si potrebbero dedicare alla manutenzione del parco e all’apertura dei locali interni della villa.

    Durante l’incontro i cittadini hanno anche avanzato l’ipotesi di una collaborazione con MSC e con il dirimpettaio Terminal Traghetti: «Contribuendo alla cura del verde, organizzando eventi, versando un contributo economico in qualità di sponsor, MSC potrebbe essere un partner importante per la rivalutazione della zona a fini turistici – racconta Aurora Mangano – soprattutto dopo la chiusura del cantiere in Via Buozzi e la realizzazione della tanto attesa pista ciclabile, che colleghi Lanterna, terminal traghetti, San Teodoro, Caricamento. Ci piacerebbe anche coinvolgere Villa del Principe e organizzare visite guidate, con buffet e area ristoro, un modo per aumentare le entrate e favorire l’autofinanziamento».

    Inoltre, per quanto riguarda la villa, sarebbero necessari interventi per migliorare l’accessibilità: oggi l’accesso ai piani superiori è impedito a disabili e anziani, in quanto possibile solo tramite una stretta scala. Il comitato cittadino si è recato sul posto assieme a un architetto per svolgere un sopralluogo e pensare a una soluzione. «Si è pensato alla costruzione di piattaforme esterne (ascensori aperti, dotati di tettoie), che non comprometterebbero la struttura interna della villa. Un buon compromesso, i cui costi si aggirerebbero attorno agli 80 mila euro».

    La risposta dell’assessore all’ambiente Valeria Garotta

    Tuttavia, dopo mesi, ancora non si è mosso nulla. Così commenta l’Assessore all’Ambiente Valeria Garotta: «L’idea a lungo termine è quella del bando per la gestione integrata. Nel breve, invece, vogliamo presidiare da subito la zona, aumentando il lavoro già svolto da Comune e Aster, con il contributo delle associazioni locali. Abbiamo svolto esami degli spazi interni per verificarne l’agibilità e assegnarne alcuni alle associazioni». L’importante, dicono i cittadini, è essere previdenti: non si può pensare al problema della gestione troppo a ridosso della consegna dei lavori. E il tempo corre.

    Cenni storici: Villa Rosazza e il suo giardino

    Costruita nel XVI secolo dalla famiglia Di Negro, nel ‘700 sono stati svolti importanti i lavori di recupero della struttura, guidati dall’architetto Tagliafichi che ha introdotto elementi in stile neoclassico. Oggi si può ancora vedere il parco terrazzato: un giardino all’italiana circonda la costruzione, con fontane (ormai svuotate) e statue, si estende a ridosso della collina e sale verso le alture genovesi. A pochi passi Villa Giuseppina e Villa del Principe, cui un tempo Villa Rosazza era collegata a formare un complesso unico. Negli anni sono stati svolti numerosi interventi di urbanizzazione che, soprattutto nella seconda metà dell’Ottocento (qui l’approfondimento da guidadigenova.it) hanno stravolto il contesto urbano: uno su tutti, la costruzione della linea ferroviaria, che ha compromesso i terrazzamenti a giardino sul lato a mare. Per molto tempo il parco è rimasto chiuso e inaccessibile: riaperto negli anni ’80, all’epoca qui c’era la scuola media Carducci. Poi, piano piano, il parco è stato lasciato al degrado.
    Curiosità: all’interno della villa – al piano nobile – un ninfeo originale del ‘500, una della tante opere di pregio contenute nell’edificio.

     

    Elettra Antognetti

  • Volontari per pulizia di spiagge e parchi: exploit a Ponente, ecco le regole

    Volontari per pulizia di spiagge e parchi: exploit a Ponente, ecco le regole

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    Il Ponente genovese è fucina di iniziative di volontariato e ha dato vita nel corso degli ultimi anni a numerosi comitati e gruppi spontanei di cittadini che condividono un fine comune: la salvaguardia dei beni pubblici come parchi, spiagge, strade, giardini. Nel corso di #EraOnTheRoad a Pegli abbiamo raccolto la richiesta di alcuni cittadini che esprimevano la loro disponibilità ad organizzare giornate di pulizia del litorale ponentino, radunando piccoli gruppi di volontari. A detta loro, infatti, la situazione delle spiagge pegliesi – un tempo orgoglio cittadino – è andata peggiorando:  rifiuti di vario tipo, soprattutto plastica, e nella stagione estiva rifugio notturno per molti senzatetto.

    I cittadini che abbiamo incontrato ci raccontano che la loro iniziativa, spontanea e a titolo gratuito, pur partendo dal solo amore per il proprio quartiere, aveva incontrato alcune difficoltà sotto il profilo burocratico. Infatti, essi erano impossibilitati a svolgere l’attività desiderata senza aver ottenuto il benestare dell’amministrazione municipale, alla quale dovevano comunicare i loro intenti e riceverne parere positivo. Da questa problematica emersa a Pegli, abbiamo colto l’occasione per interpellare i rappresentanti municipali e chiedere delucidazioni in merito alla corretta procedura da seguire. Ecco quanto emerso.

     

    Municipio Ponente: iniziative volontarie di pulizia di aree pubbliche, ecco l’iter da seguire

    Per quanto riguarda le iniziative di associazioni, comitati, gruppi strutturati alle quali si intende conferire una certa continuità temporale, esiste una apposita sezione all’interno del sito del Municipio VII: con una pratica facile e veloce, i richiedenti comunicano le loro intenzioni all’Amministrazione, la quale formalizza il tutto sotto il profilo burocratico, concedendo eventuali autorizzazioni e concessioni, e mette a disposizione le attrezzature adeguate (rastrelli, pale, ecc.) in comodato d’uso.

    Per quanto riguarda invece le iniziative a cadenza sporadica, è necessario contattare il  Presidente del Municipio VII Mauro Avvenente, il quale valuterà caso per caso. Stefano Barabino, gruppo consiliare PdL del Municipio Ponente, si è reso disponibile a raccogliere le richieste di tutti gli interessati e ad interagire per loro presso il Presidente Avvenente.

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    Il caso dei Giardini Capponi (ex Elah) e Palmaro a Prà

    L’argomento è attuale e un caso analogo si era verificato nell’ottobre 2013, quando i volontari del Comitato per Prà hanno organizzato una giornata di pulizia dei Giardini ex Elah (oggi Capponi), radunando una gran numero di persone. Il riscontro nel quartiere è stato buono, tanto che a questa prima iniziativa ne è seguita una seconda, per la pulizia dei giardini a Palmaro, nel mese di novembre. La vicenda non ha mancato di suscitare, da un lato, l’ammirazione dei concittadini, che hanno trovato ispirazione e motivazione; dall’altro, però, l’amministrazione municipale ha mostrato alcune perplessità. Nel corso di una seduta di Consiglio Municipale c’è stato chi ha contestato le modalità con cui i volontari avrebbero operato: senza interpellare i rappresentanti municipali e cercando gran riscontro mediatico.

    A prescindere dalle singole valutazioni, non si può non notare come il Ponente sia ricco di iniziative analoghe: di recente, quella in Via Martiri della Libertà a Pegli, in cui i cittadini del CIV hanno chiesto all’Amministrazione di prendere in gestione aiuole e spazi verdi per attuare migliorie e tenerli in ordine. Così ha commentato Avvenente in una nota pubblicata sul sito  del Municipio:

    “In anni particolarmente difficili dal punto di vista della disponibilità economica a beneficio degli Enti locali, il Municipio Ponente ha inteso dare vita a un’intensa promozione del mantenimento del verde pubblico locale in particolare di piccoli o medi giardini da affidare in convenzione ed in adozione a soggetti del volontariato locale. In ossequio al vecchio motto popolare “Aiutati che il ciel ti aiuta” oggi più valido che mai molte persone donne e uomini si sono rimboccate le maniche ed hanno risposto positivamente all’invito del Municipio dando ottima prova di se prendendosi cura di aree verdi altrimenti destinate ad una scarsa manutenzione”.

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

     

     

  • Villa Doria, Pegli: restauro del parco da completare entro l’estate

    Villa Doria, Pegli: restauro del parco da completare entro l’estate

    villa-doria-pegli-cantiereSono partiti proprio due anni fa, il 28 novembre 2011, i lavori all’interno del parco di Villa Doria, una delle più conosciute tra le tante storiche ville del quartiere genovese di Pegli. All’epoca era stata stanziata dall’amministrazione comunale un cifra pari a 647.774,74 euro per la manutenzione generale del parco, per la ristrutturazione del laghetto e del tempio costruito dall’artista Galeazzo Alessi dedicato alla dea Diana, con statua annessa. I lavori, che dovevano essere conclusi entro l’8 novembre 2012, sono però ancora in corso e il cantiere sembra abbandonato. Come mai? Stefano Barabino, del gruppo consiliare Pdl del Municipio Ponente, ha presentato proprio pochi giorni fa in consiglio un’interrogazione a risposta immediata (Art. 35 RMP) rivolta all’Assessore municipale Maria Rosa Morlè e al presidente del Municipio VII Mauro Avvenente. Lo stesso Barabino racconta: «L’interessamento è nato dalle sollecitazioni di alcuni cittadini, che hanno lamentato il fatto che i lavori non fossero ancora ultimati e hanno altresì denunciato lo stato di abbandono del cantiere. Sembra che, attualmente, sia tutto fermo e gli operai non stiano lavorando. Perché?»

    Queste le problematiche messe in luce nel corso dell’interrogazione di Stefano Barabino e che abbiamo potuto confermare dopo il nostro sopralluogo in occasione di #EraOnTheRoad: siamo in presenza di un cantiere fantasma, di operai non vi è alcuna traccia; dopo più di un anno dalla presunta data di fine opera, i lavori risultano in evidente stato di ritardo nonché di abbandono, generando anche la presenza di rifiuti, non derivanti dai lavori stessi, nell’area del cantiere; l’area di cantiere risulta di facile accesso grazie a un varco presso le recinzioni, per cui è facile introdursi all’interno. Ciò potrebbe costituire un pericolo per l’incolumità personale, senza contare che  malintenzionati avrebbero gioco facile nell’introdursi all’interno del cantiere e sottrarre materiali necessari all’opera con conseguente danno economico.

    La paura di molti pegliesi, data la situazione, era che i fondi stanziati due anni fa risultassero ormai insufficienti per l’avanzamento dei lavori (da qui il blocco). Tuttavia, l’Assessore Morlè ha saputo rasserenare gli animi: i fondi stanziati all’epoca non sono esauriti e, se è vero che i lavori si sono fermati, ripartiranno in breve tempo, concludendosi nel giro di sei mesi.

    I ritardi, come ha spiegato l’assessore, dipendono da tre fattori: in primo luogo, il ritrovamento di residuati bellici all’interno dello scavo del cantiere, che ha costretto a un primo stop; in secondo luogo, un cambio nella direzione dei lavori (oggi affidata all’Arch. Paola Ferrari); in ultimo, la fragilità degli argini del laghetto, che non permettevano di sostenere il carico dei lavori. Proprio quest’ultimo punto ha costretto a uno stop più drastico: è stato necessario interpellare la Sovrintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici e chiedere la messa in sicurezza degli argini.

    Al momento, dopo aver inoltrato una richiesta ufficiale, si è ancora in attesa della pronuncia della Sovrintendenza, ma nulla fa presupporre un parere contrario in tal senso. Non appena sarà stata effettuata la fortificazione delle pareti del laghetto, i lavori riprenderanno: da quel momento, nell’arco di sei mesi -assicurano dal Municipio VII- saranno ultimati. Sembra che la prossima estate i pegliesi potranno godere di nuovo del loro bel parco nel cuore della città, finalmente libero da ponteggi.

    Così ancora Barabino: «Pegli è uno dei quartieri più ricchi di verde di tutta Genova, le cui ville però, come spesso capita in questi tempi, versano in evidente stato di abbandono malgrado gli sforzi delle amministrazioni per rendere le aree fruibili a tutti i cittadini. Vogliamo occuparci delle esigenze dei bambini in cerca di spazi dove giocare senza il pericolo delle autovetture, e degli anziani che vogliono prendere una boccata di aria salubre, lontano dall’inquinamento del traffico cittadino. Il parco di Villa Doria ha un gran potenziale, ci sono ampi spazi poco sfruttati: ricordo che fino a 15 anni fa qui in estate si organizzavano sagre e fiere estive con bancarelle, spettacoli pirotecnici e tanti eventi, ma oggi non è più così. Nel tempo, le ritrosie dei negozianti (contrari alla presenza di stand) e la diversa congiuntura economica hanno fatto sì che i finanziamenti scemassero. Adesso sarebbe auspicabile tornare alle vecchie abitudini (magari ridimensionate rispetto a prima, in mancanza di fondi) e ridare a Pegli l’appeal che merita».

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

  • Prà, ex stazione e parco Dapelo: rimane soltanto il degrado

    Prà, ex stazione e parco Dapelo: rimane soltanto il degrado

    cantiere-stazione-praPrà è un quartiere sui generis e ancora in divenire. Dopo la creazione del porto commerciale a discapito delle spiagge che attiravano turisti da tutto il nord Italia soprattutto negli anni ’50 e ’60, la sua fisionomia è mutata radicalmente e ancora oggi i praini ne pagano lo scotto. I progetti del POR-Fesr Prà Marina di questi ultimi anni per il rilancio della zona si sono sviluppati con andamento variabile e incerto nel corso di tre amministrazioni fascia-rispetto-pradifferenti, dalla giunta Pericu all’attuale Doria, e oggi restano tante perplessità: la Fascia di Rispetto attualmente risponde alle iniziali aspettative di cittadini e amministrazione? La risposta è no.

    Nel corso di #EraOnTheRoad abbiamo visitato il quartiere e abbiamo parlato con cittadini, associazioni e rappresentanti politici. In questo articolo ci concentriamo in particolare su due aree della Fascia di Rispetto: Parco Dapelo ed ex stazione ferroviaria.

    Quella che sarebbe dovuta essere una zona di “respiro” tra città e porto, dotata di strutture per il divertimento, lo sport, il relax, è oggi perlopiù nel degrado. La parte a Levante è occupata abusivamente da quattro anni da una quindicina di famiglie (in totale 30 – 40 persone) che hanno insediato lì le loro baraccopoli. Il tutto, con ripercussioni anche sulla vivibilità nel quartiere. Ad ascoltare i racconti dei cittadini, gli occupanti si aggirerebbero nel centro cittadino, non senza causare disagi: «Li vediamo ancora fare i loro bisogni in strada, anche dopo che Piazza Sciesa è stata dotata di un vespasiano, e avvertiamo tensioni sociali». Non a caso, poche settimane fa CIV e Comitato per Prà hanno presentato alla procura oltre 500 esposti per lo sgombero, ma finora non sono arrivate risposte.

     

    Parco Dapelo

    parco-dapelo-praAnche la parte più a Ponente della Fascia di Rispetto, seppur in stato migliore, presenta non poche contraddizioni: se il polo sportivo (campo da calcio, piscina, centro remiero) funziona e attira ogni giorno sportivi e cittadini, la zona occupata dal Parco Dapelo, di proprietà comunale, è invece l’emblema di un’operazione di riqualificazione fallita: nato nel 2001, è stato pensato per essere il polmone verde del quartiere, sul modello nerviese (con palme provenienti dalla dotazione di Euroflora 2001), con spazio giochi e teatro all’aperto per coinvolgere la cittadinanza in manifestazioni e concerti. Oggi, le palme -secche- sono da sostituire e dei sei pioppi originari due sono crollati una settimana fa, mentre gli altri quattro dovrebbero essere abbattuti, con procedure lunghe e costose. La scarsa cura dei 30 mila mq, con le erbacce che superano in altezza le panchine e la poca illuminazione, lo rendono poco frequentato.

    La manutenzione del parco è stata affidata dal Comune all’associazione Prà Viva, gruppo sociale senza scopo di lucro che registra la partecipazione di oltre mille cittadini e riunisce in sé oltre 15 Associazioni differenti, e nel cui Consiglio Direttivo sono stati insediati soggetti (3, dei 7 totali) nominati direttamente dal Comune di Genova. La missione di Prà Viva è la gestione di tutti i servizi pubblici, impianti sportivi, parcheggi, aree e immobili, spazi verdi, attività commerciali esistenti e previste sulla Fascia di Rispetto. Dal 2004-2005, considerate soprattutto le difficoltà dell’associazione nel garantire da sola il decoro, Prà Viva ha sottoscritto un accordo con Aster, per cui i due soggetti collaborano nella gestione degli 80 mila mq totali, con Prà Viva che versa ad Aster circa 40 mila euro l’anno, impianti esclusi: spesa insostenibile per l’associazione, che è attualmente alla ricerca di soluzioni diverse. Racconta il presidente Ginetto Parodi: «Vorremmo optare per una formula in cui i costi sono gestiti dall’Amministrazione. Noi diventiamo “sponsor” di Aster e gestiamo le aree di pertinenza limitrofe al nostro circolo, mentre loro si occupano del restante. Per noi è un impegno troppo grande, sono aree pubbliche e non c’è ritorno economico».

    Continua Parodi: «Impensabile per noi pensare di farci carico di un onere di questa portata, il Comune delega a noi ma noi non abbiamo i mezzi per gestire la “cosa pubblica”. Chiediamo ai cittadini di Prà di collaborare: creare gruppi di aggregazione è sì indice di una città viva e che vuole cambiare, ma nel nostro quartiere ce ne sono tanti e spesso il rischio è quello di disperdere le forze. Meglio stare uniti».

    Il parco Dapelo e le restanti porzioni della Fascia di Rispetto dovrebbero essere il simbolo della rinascita del quartiere, sui progetti si è investito molto anche in termini di promozione, invece la realtà dei fatti sottolinea impietosa gli errori di valutazione commessi dalle amministrazioni, a partire dall’affidare la gestione di un’area così vasta e delicata ad un soggetto che non avrebbe mai potuto avere le spalle abbastanza grosse per sostenerne il peso.

     

    Ex stazione ferroviaria

    Ex stazione Ferroviaria Genova PràSempre davanti all’impianto sportivo, ecco il vecchio sedime ferroviario, ora smantellato ma mai rimosso, con tracce di amianto. Di questo, solo una parte è stata trasformata in parcheggio provvisorio, ad uso degli utenti degli impianti. La vecchia stazione, invece, fa parte degli interventi del POR 2007-2013: erano stati stanziati finanziamenti dall’Unione Europea per la creazione di un mercato a Km 0, per l’integrazione del centro abitato con la Fascia di Rispetto, ma finora nulla è stato fatto. Al posto di quest’ultimo, racconta Nicola Montese del Comitato per Prà, al sabato mattina ci sono due banchi di Coldiretti, ma non sono sufficienti a sostituire il progetto iniziale. Nuova, invece, l’altra stazione di Prà, quella più a mare: aperta dal 2006, lo stesso Montese avanza l’ipotesi che l’architettura così imponente sia stata voluta solo “per riempire” gli oltre 6 km di fascia di rispetto, troppo “vuoti”. E poi? Null’altro: si attende di vedere se verrà realizzata la modifica alla viabilità della Via Aurelia entro il 2015 (concessa una proroga di due anni), con i fondi stanziati per il POR, altrimenti ci sarà la revoca dei finanziamenti. Anche qui il Comitato mostra perplessità. Quello che doveva essere un percorso “partecipato”, che coinvolgeva Amministrazione e cittadini, per molti operatori (come ad esempio Comitato per Prà e Associazione Per il Ponente) si è rivelato un percorso “a senso unico” e partecipato solo nominalmente. Mentre i cittadini avrebbero preferito la trasformazione di Via Aurelia in una strada a due corsie a scorrimento lento (30 Km/h, con agevolazioni per il traffico ciclabile a limitazioni per quello automobilistico), con la creazione di una nuova strada a scorrimento veloce più lontana dal centro abitato (lungo l’ex sedime ferroviario), l’Amministrazione ha dato il via libera a una soluzione che prevede il raddoppiamento delle corsie sulla Via Aurelia, senza limitazioni di velocità. Cosa che, a detta dei comitati, non fa che allontanare la Fascia di Rispetto dal centro commerciale del quartiere (Via Fusinato) e non integrare le due realtà.

    Nicola Montese racconta: «Avevamo tutto, non abbiamo più niente: ci hanno portato via la nostra identità, promettendoci un risarcimento mai arrivato. Storicamente questa era una delle località turistiche più ambite della riviera ligure (la Nervi o la Camogli di Ponente come ricorda una vecchia canzone popolare “Sabbo a Camoggi e dumenega a Prà”, n.d.r.). Poi, la frattura: dagli anni ’70-’80, le spiagge – prima fonte di occupazione, di reddito e parte dell’identità locale – sono state smantellate per far posto all’insediamento del porto merci con la prospettiva di 5 mila posti di lavoro per i cittadini di Prà (i posti sono stati poi mille, di cui solo 26 sono praini). Per “risarcire” gli abitanti della perdita, prima è arrivata la Fascia di Rispetto e poi il progetto di creazione di una “grande Prà”, invece siamo nel degrado assoluto. Proviamo a interagire da tempo con un Municipio inesistente e un Comune che pensa di poter nascondere qui tutto il “marcio”. Abbiamo creato un Comitato senza bandiere politiche per rivendicare quel che ci spetta e dare voce a quelle persone che hanno così paura di vivere nel loro quartiere, che non denunciano nemmeno più i crimini: dopo l’arrivo delle baraccopoli, i furti risultavano diminuiti».

     

    Elettra Antognetti

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  • Giardini Strada Nuova, la proposta: spazio verde per cittadini e turisti

    Giardini Strada Nuova, la proposta: spazio verde per cittadini e turisti

    palazzo-tursi-D3La Città Vecchia, per forza di cose, manca di ampi spazi verdi. I cittadini del centro storico, stretti fra il Porto Antico e Spianata Castelletto, non hanno un parco vicino alle loro case. Stesso discorso per i turisti che visitano i nostri caruggi e che si aggirano fra i Musei di Strada Nuova e i bassi della Maddalena.

    Nasce da questo ragionamento la proposta di Antonio Bruno, capogruppo Fds in consiglio Comunale: aprire al pubblico i giardini dei palazzi di Strada Nuova, in particolare quelli di Palazzo Tursi. «Aprire i giardini di Strada Nuova – spiega Antonio Bruno – sarebbe un ottimo investimento in termini di offerta turistica e vivibilità del centro storico che si ritroverebbe finalmente con uno spazio verde di grande pregio a pochi passi dalle abitazioni».

    Parliamo dell’ampio cortile – attualmente interessato da lavori di ristrutturazione – fra Palazzo Tursi e Palazzo Nicolosio Lomellino, i giardini pensili che si arrampicano sino al belvedere Montaldo e del giardino fra palazzo Bianco e Palazzo Doria Tursi arricchito dallo splendido porticato da cui un tempo, prima della costruzione di Palazzo Rosso, i nobili della famiglia genovese e gli illustri ospiti godevano di una vista aperta sui tetti e sul golfo.

    «I giardini di Palazzo Tursi sono in capo al Patrimonio e la gestione del verde è affidata ad Aster. Sono stati edificati in epoca successiva rispetto alla costruzione del palazzo e quindi non da considerare “storici” – ha commentato l’assessore ai Lavori Pubblici Gianni Crivello – inoltre si trovano adiacenti agli uffici amministrativi e l’unico accesso per raggiungerli è l’ingresso principale di Tursi. Si creerebbe un problema di presidio e, se si considera che alcune zone sono transennate e non accessibili, anche di sicurezza per i visitatori. In questo caso si potrebbe ovviare al problema facendo un ragionamento con una cooperativa o un’associazione per controllare gli accessi». Diverso il discorso per quanto riguarda il giardino fra Tursi e Palazzo Bianco: «In questo caso si tratta di giardini “storici” e perciò di pertinenza dei Musei di Strada Nuova;  già oggi sono aperti al pubblico, ma solo ai visitatori del polo museale», conclude Crivello.

    Rimane dunque possibilista l’assessore, vedremo se il discorso iniziato in queste settimane in Aula Rossa avrà un seguito e nuove puntate o se sarà destinato a rimanere lettera morta.