Tag: siti web

  • Qurami: un’app per evitare le code negli uffici pubblici

    Qurami: un’app per evitare le code negli uffici pubblici

    sportello pubblicoQualche giorno fa il Presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti ha annunciato sul suo profilo Twitter che la sua amministrazione adotterà Qurami, un’applicazione che permette di monitorare e “saltare” le code agli sportelli e presso gli uffici pubblici.

    Un modello interessante, che potrebbe essere utilizzato anche dagli enti locali del nostro territorio e che ben si sposa con iniziative simili (abbiamo parlato di recente del sistema di monitoraggio in tempo reale dei pronto soccorso di Genova).

    Fondata nel 2010 da un team di ingegneri romani, l’applicazione si può utilizzare in uffici pubblici, poste, ambulatori e ogni luogo in cui è possibile incorrere in file e lunghi tempi di attesa. Il nome deriva dalla crasi tra queue (che in inglese significa “fila, coda”) e il verbo riflessivo curami. Attualmente è operativa presso le segreterie delle principali Università della capitale e ci sono accordi in corso con vari enti pubblici (i Comuni di Milano e Trieste, la Camera di Commercio di Milano, etc).

    Come funziona Qurami? Chi scarica l’applicazione sul proprio computer o dispositivo mobile (tablet, cellulare, etc) può segnalare la propria posizione e il luogo o sportello in cui si vuole andare, controllare in tempo reale quante persone sono in attesa e “prendere il numero” attraverso l’applicazione stessa, con un rispetto dei tempi di attesa che mette insieme chi è già “fisicamente”  in coda e chi la sta seguendo attraverso Qurami. In questo modo, è possibile sapere in quale momento recarsi dove si deve andare in concomitanza del proprio turno.

    Marta Traverso

  • Pronto soccorso Genova: tempi di attesa e accessi sul web

    Pronto soccorso Genova: tempi di attesa e accessi sul web

    SanitàOgni anno si svolge a Rimini la rassegna E-gov, che premia i migliori progetti di innovazione sviluppati da Pubbliche Amministrazioni per portare reali benefici ai cittadini.

    Il vincitore dell’edizione 2012 (tenutasi lo scorso settembre) è stato l’Ospedale Galliera di Genova, che ha sviluppato nel 2006 una piattaforma web per migliorare le attività di smistamento di auto mediche e ambulanze da parte degli operatori del 118 e monitorare in tempo reale i dati di afflusso e i tempi di attesa nei pronto soccorsi dell’area metropolitana.

    Le code al pronto soccorso sono infatti una delle note dolenti dei pazienti che hanno bisogno di cure mediche: a questo scopo, il sito è stato premiato perché costituisce un punto di partenza per arginare il più possibile questo problema e, più in generale, migliorare un sistema sanitario locale sempre più colpito da tagli e disagi.

    L’indirizzo web galliera.it/118 – creato per gli operatori del 118 ma consultabile anche dai cittadini, con oltre 5.000 accessi giornalieri – permette di verificare tempi di attesa, visite in corso e OBI (Osservazione Breve Intensiva), divisi nei quattro codici previsti dal sistema sanitario – bianco, verde, giallo e rosso – dei principali ospedali di Genova: Galliera, San Martino, Villa Scassi, Gallino, Evangelico – Voltri e Micone.

    Marta Traverso

  • Barriere architettoniche, Liberi di Muoversi: la mappa su Internet

    Barriere architettoniche, Liberi di Muoversi: la mappa su Internet

    Rampe di accesso agli edifici, spazio sufficiente nei bagni pubblici, marciapiedi larghi a sufficienza per consentire il passaggio. Sono numerose – non solo a Genova, ma in tutte le città italiane – gli esempi di pratiche virtuose per abbattere le barriere architettoniche e consentire alle persone con disabilità di spostarsi agevolmente e accedere a edifici pubblici, negozi, mezzi di trasporto, stabilimenti balneari e così via.

    Queste pratiche sono spesso il risultato della segnalazione, da parte di singoli cittadini, della presenza di ostacoli all’accessibilità dei luoghi: segnalazioni che si concretizzano in interventi di riqualificazione degli spazi. Su Era Superba abbiamo già affrontato questo tema così importante, dando spazio a progetti nati in Rete come Wheelmap.

    Proprio allo scopo di agevolare questo meccanismo di segnalazione è nata anche la piattaforma Liberi di Muoversi, un sito web (attualmente in versione Beta) creato da un gruppo di ragazzi emiliani, che danno a chiunque la possibilità di segnalare in forma volontaria e gratuita luoghi accessibili, parzialmente accessibili o non accessibili. La segnalazione può avvenire come utente anonimo o registrandosi al sito, inserendo il luogo (e relativo commento) su una mappa che copre tutto il territorio nazionale.

    Attualmente su Genova e dintorni sono presenti solo due segnalazioni: la rampa di accesso alla stazione Brignole e una spiaggia libera accessibile a Santa Margherita.

    Per dare una mano ad arricchire la mappa è possibile dunque registrarsi al sito www.liberidimuoversi.it, oppure lasciare la propria segnalazione sulla pagina Facebook “Liberi di muoversi” o su Twitter, attraverso l’hashtag #liberidimuoversi.

    Marta Traverso

  • Recensioni ristoranti e locali a Genova: un progetto di blog

    Recensioni ristoranti e locali a Genova: un progetto di blog

    Ristorante sul mare a Genova NerviSe ne parla, ogni tanto. Le recensioni che troviamo online su ristoranti e locali sono davvero attendibili? Periodicamente sul web molte persone scatenano la polemica su Trip Advisor e simili, dove i titolari di attività commerciali vengono “accusati” di spacciarsi per utenti/clienti e pubblicare recensioni falsamente positive sui propri locali e falsamente negative sulla concorrenza. Chi gestisce questi siti web non ha infatti la possibilità di verificare a monte che l’utente in questione sia effettivamente un cliente del locale e stia scrivendo la sua opinione in buona fede.

    Al tempo stesso, il proliferare di food blogger e critici gastronomici 2.0 rende molto labile il confine tra recensione spontanea e “marchetta”, in quanto l’elevata visibilità che in questo periodo ha su Internet tutto ciò che è mangereccio porta i titolari di cui sopra a offrire vacanze e cene gratis in cambio di una recensione positiva.

    Per questa ragione è molto importante trovare spazi credibili, gestiti con sincerità da chi davvero mira a valorizzare i lati positivi di un territorio.

    Proprio per questa ragione una coppia di studenti genovesi ha deciso di aprire un blog per raccontare la loro esperienza in giro per ristoranti e locali. In “una tempestosa sera d’aprile” sul lungomare di Sturla – come raccontano loro stessi sul blog – chiacchierando con alcuni amici, hanno ascoltato una frase che si sente dire spesso sulla nostra città: a Genova non c’è niente, i locali sono pochi e sempre chiusi, eccetera.

    Per rispondere ai loro amici e in generale alla città, hanno deciso di lanciarsi in un progetto e creare uno spazio web dove mostrare il lato bello della Genova che mangia: nasce così E belesse de Zena.

    Abbiamo rivolto loro qualche domanda per capire meglio il progetto. Anzitutto, perché proprio un blog? «Questo strumento permette  di essere sempre raggiungibili da chi condivide le nostre passioni, sia come occasione d’interazione aperta a
    chiunque desideri comunicare con noi, encomiarci o anche solo insultarci. Ogni parola che scriviamo è indirizzata a quei zueni che periodicamente si domandano “Cosa facciamo stasera?”. Un blog non solo offre un’esperienza di lettura più ricca – con mappe, foto, video ecc – ma è anche, fatto forse più importante, gratuito sia per chi lo scrive sia per chi lo legge. Del resto, semmo zeneixi!».

    In merito a quanto detto sopra, abbiamo voluto sapere la loro opinione in merito alle recensioni fake su siti web turistici: Internet ha un ruolo di “amplificatore del passaparola” o rischia di essere un mero “contenitore di copia e incolla”? Ecco cosa ne pensano: «Ognuno di noi sa benissimo che la rete amplifica esponenzialmente la nostra capacità di comunicare; chi scrive falsità per secondi fini o riporta tali falsità senza alcuna verifica è un individuo moralmente deprecabile e, nei casi più gravi, legalmente perseguibile. La responsabilità ricade anche sul lettore, che dovrebbe sempre ricordare che ciò che circola sul web non è un’enciclica papale. Noi abbiamo già specificato, nelle “regole” del blog, che ciò che scriviamo è frutto di ripetute esperienze dirette e che invitiamo il lettore che abbia avuto esperienze differenti a smentirci pubblicamente, così da favorire un confronto autentico».

    Il blog è nato da poco e senza (almeno per ora) finalità commerciali: questo fa sì che molti titolari di locali e ristoranti ancora non abbiano preso consapevolezza del progetto, un aspetto che i due blogger stanno girando a loro vantaggio. «Riguardo i gestori dei locali che abbiamo recensito, apparentemente nessuno si è accorto della nostra esistenza. Se ciò, da un lato, è sicuramente un male, perché significa che nessuno di loro ha a cuore le sorti della propria attività, dall’altro il nostro anonimato fa sì che gli stessi ci trattino come normalissimi clienti, garantendo una maggiore attendibilità alle nostre recensioni, e che non ci accompagnino nel retrobottega per darci il resto in pizze da cinque dita sulla faccia. Siamo gli UFO sui vostri campi di grano!»

    Marta Traverso

  • Siria, I care blogging day: gara di solidarietà sul web

    Siria, I care blogging day: gara di solidarietà sul web

    siria i careI care, espressione inglese che significa “mi importa“, è la frase scelta da Don Lorenzo Milani come motto per i piccoli allievi della sua scuola a Barbiana. I care, ossia imparare a prendersi cura uni degli altri.

    Questa stessa espressione è stata scelta da alcuni siti web per lanciare una campagna di sensibilizzazione su quanto sta avvenendo in Siria e lanciare un messaggio di solidarietà ai suoi abitanti. Il Paese è infatti colpito da un conflitto che dura dal 15 marzo 2011 e che ha già provocato numerose vittime (il numero stimato è oltre 36.000).

    Per tenere alta l’attenzione su quanto sta avvenendo è possibile aderire al Siria I care Blogging day: domenica 11 novembre chiunque ha un sito web o un blog è invitato a scrivere un post sul tema della Siria – un articolo, una riflessione, un’immagine, insomma il mezzo che si preferisce – e condividerlo su Twitter attraverso l’hashtag #SiriaICare.

    Marta Traverso

    (l’immagine ufficiale dell’iniziativa è dell’illustratrice Stefania Spanò)

  • Pubblicità fai da te: una pagina Facebook per imparare a comunicare

    Pubblicità fai da te: una pagina Facebook per imparare a comunicare

    Cartelloni pubblicitari a Genova, urbanFate un esercizio: uscite di casa e date un’occhiata al primo manifesto pubblicitario che trovate per strada. A caldo, anche senza essere competenti in materia, cosa ne pensate? È ben fatto dal punto di vista estetico? Vi invoglia a visitare quella mostra o comprare quel prodotto? L’idea è interessante?

    Ogni manifesto pubblicitario è il frutto del lavoro di grafici, copywriter e altri esperti del settore. Elena Travi è una ragazza di 22 anni che ambisce a diventare una di loro: studia alla facoltà di Scienze della Comunicazione e in questo periodo sta svolgendo il tirocinio a Nuovaset, agenzia di comunicazione di Genova.

    Tra le sue attività, Elena ha creato una pagina Facebook che sta suscitando molto interesse a Genova: Pubblicità fai da te – Ahi ahi ahi analizza manifesti e spot che troviamo sui principali quotidiani e nelle strade di Genova, con occhio critico e un pizzico di ironia. Un modo per “imparare divertendosi” alla ricerca di buoni esempi ed errori, attraverso un mezzo di comunicazione alla portata di tutti. «Facebook è il social network attualmente più utilizzato e di conseguenza il mezzo più immediato e semplice per ottenere un riscontro esterno, un contato diretto con altre opinioni. Il web può essere un ottimo mezzo se utilizzato correttamente, ma ‘fare pubblicità’ non è semplice come sembra ed esistono delle regole ben precise. Credo che la differenza poi si veda nella pratica: se non si ha nulla da dire le persone lo capiscono».

    Quali sono queste regole? «In una campagna pubblicitaria non possono mancare chiarezza, immediatezza e una grafica attenzionale. Da non fare: dare informazioni in eccesso o in difetto e soprattutto non risultare comprensibili».

    Oltre all’analisi di pubblicità di prodotti commerciali, c’è anche spazio per valutare la comunicazione di eventi di grossa portata, come la mostra di Steve McCurry inaugurata da poco a Palazzo Ducale. Questa l’opinione di Elena in merito: «La scelta di analizzare la pubblicità di McCurry è stata fatta come esempio della disattenzione verso alcune informazioni, se non determinanti sicuramente utili. Non capisco il motivo (se non per una forte presunzione intellettuale) per cui si sia dato per scontato che Steve McCurry abbia un alto tasso di notorietà e che l’evento sia una mostra fotografica.
    A ciò si aggiunge che trovo “obbligatorio” comunicare se un evento è a ingresso libero o a pagamento. Questo è ancora più importante se chi propone l’evento è un soggetto pubblico. La comunicazione è anche un servizio quindi l’informazione dovrebbe essere esaustiva».

    Marta Traverso
    [foto di Roberto Manzoli]

  • M’appare Genova: intervista al team di Open Street Map

    M’appare Genova: intervista al team di Open Street Map

    Per consultare mappe e itinerari via Internet non esiste solo Google Maps. Open Street Map è un progetto che coinvolge diversi Paesi nel mondo e invita tutti gli utenti a collaborare per creare “dal basso” le loro mappe, sullo stesso modello con cui è strutturata Wikipedia.

    Abbiamo intervistato Luca Delucchi, del team italiano di questo progetto.

    Come spiegare a un neofita cosa si intende per Open Street Map?

    OpenStreetMap è un progetto internazionale collaborativo che crea una banca dati geografica libera. Questa frase riassume tutti i più importanti aspetti di OpenStreetMap: con progetto internazionale collaborativo si intende un progetto dove chiunque di qualsiasi nazionalità può partecipare e il punto di forza è la collaborazione di molti utenti che migliorino di giorno in giorno il progetto stesso.

    Lo scopo delle persone che partecipano è quella di creare una banca dati di elementi geolocalizzati. Nato inizialmente per la mappatura delle strade, si è poi iniziato ad inserire qualsiasi altro elemento, ad esempio fermate dell’autobus, farmacie, negozi  ecc., che possa essere posizionato in un determinato luogo nello spazio attraverso delle coordinate geografiche. Il fattore più  importante è che questi dati sono utilizzabili da chiunque e per qualsiasi scopo, anche quello commerciale, con il solo obbligo da parte dell’utilizzatore di attribuire la paternità dei dati ad OpenStreetMap. L’idea si basa sullo stile di Wikipedia dove gli utenti creano un’enciclopedia liberamente consultabile da chiunque.

    In cosa si differenzia una Open Street Map da una mappa di Google, ovvero quella comunemente più utilizzata da chi naviga in rete?

    La differenza più importante è che la mappa di Google non è riproducibile liberamente, a differenza di come la maggior parte delle persone pensa e spesso fa infrangendo i termini di utilizzo (si consiglia di leggerli attentamente), mentre OpenStreetMap sì: come detto sopra si può utilizzare per qualsiasi idea vi passi per la testa, anche se ne avrete un ritorno economico, ricordatevi solo di scrivere che quei dati provengono da OpenStreetMap.

    I possibili utilizzi svariano dall’uso sul web, alla stampa di mappe cartacee, dall’utilizzo su dispositivi mobili (GPS, cellulari e navigatori) all’uso come base per giochi per computer, tutte applicazioni che altrimenti non potreste fare se non pagando.

    Inoltre se inserirete dei dati su Google tramite Map Maker, lo strumento online di Google per l’inserimento di dati geografici sulla loro banca dati, questi diventeranno di proprietà di Google che poi ne potrà fare ciò che vuole… un domani magari impedendovene l’utilizzo.

    Come si sta sviluppando il progetto M(‘)appare Genova? Quali zone della città avete già coperto?

    Il progetto M(‘)appare Genova è una serie di eventi legati ad OpenStreetMap, iniziato a metà marzo e terminerà a giugno o luglio. Le giornate sono di tre tipologie:
    seminari e conferenze (le prossime 23 Aprile – Università di Genova – Facoltà di Scienze MFN, Dipartimento di Informatica e Scienze dell’Informazione Seminario su OpenStreetMap; 3 Maggio – Università di Genova – Facoltà di Architettura – Geomorfolab Mappare (liberamente) il paesaggio: OpenStreetMap; 5 Maggio – Porto Antico OpenStreetMap e la bicicletta in collaborazione con Circolo FIAB Amici della Bicicletta e Provincia di Genova) dove si introducono alcuni aspetti specifici di OpenStreetMap;

    mapping party (date e luoghi in via di definizione), eventi durante i quali si sceglie una zona da coprire e mappatori vecchi e nuovi si incontrano per raccogliere il maggior numero di dati;

    giornate di promozione (la settimana della Fiera Primavera, dove presso lo stand del Trofeo Fantozzi era presente una mappa realizzata ad hoc per la gara fantozziana utilizzando OpenStreetMap; 12-13 maggio al Marc di Genova quando i
    volontari di OpenStreetMap saranno presenti allo stand delle associazioni liguri per il software libero ALID, GOVONIS, TLUG) durante le quali si presenta e pubblicizza il progetto.

    Per ora gli eventi di mappatura sono stati solo 2, ci siamo dedicati ad alcune zone tra Brin a Bolzaneto e il cimitero di Staglieno. Per quest’ultima zona vi rimando a un link che confronta la mappa di Staglieno OpenStreetMap con quella di Google Maps, se fai qualche zoom potrai anche vedere le fermate dell’autobus nel nulla cosmico su quella di Google.

    Quali competenze è necessario avere per collaborare al vostro progetto? Come è possibile mettersi in contatto con voi?

    Non ci vuole nessuna competenza specifica per collaborare, e nessuno strumento particolare se non un pc con connessione a Internet. Per chi volesse contribuire consiglio di leggere questa guida, che è abbastanza esauriente e spiega tutti i possibili metodi di mappatura.

    I canali di comunicazione più utilizzati, attraverso i quali ci si può contattare, sono le mailing list, ce n’è una italiana e alcune regionali tra cui quella ligure, quest’ultima utilizzata per l’organizzazione di M(‘)appare Genova. Altro canale molto utilizzato, soprattuto per la documentazione, è il wiki, dove potrete trovare la maggior parte di informazioni su OpenStreetMap.

    In che modo una realtà che opera sul territorio (azienda, associazione, ente pubblico ecc) può usufruire di una mappa di questo tipo?

    Come già detto gli utilizzi sono i più svariati. Porterò alcuni esempi che ritengo abbastanza significativi.

    Humanitarian OpenStreetMap Team: è una ONG statunitense nata da un gruppo di volontari di OpenStreetMap che da supporto durante situazioni di crisi umanitarie. La più significativa è stata durante il terremoto di Haiti: gli unici dati geografici della zona a disposizione dei soccorritori erano quelli di OpenStreetMap aggiornati minuto per minuto. Grazie a questi dati si sono potute stampare mappe cartacee da utilizzare presso i campi dove si organizzavano i soccorsi, i GPS dei soccorritori erano muniti di mappe derivate dai dati di OpenStreetMap, ed infine erano presenti diverse mappe online con visualizzazioni fatte ad hoc per la problematica con rappresentati tutti gli elementi utili, tipo i ponti crollati o i campi per i rifugiati.

    L’utilizzo dei dati di OpenStreetMap in attività commerciali è sempre più frequente. Anni fa Flickr (solo per alcune zone) e altri portali internazionali avevano incominciato ad usufruire dei dati di OpenStreetMap, adesso ne è molto più diffuso l’utilizzo, come dalla Gazzetta dello Sport per il Giro d’Italia, dal portale del turismo della Regione Lazio, e da molte realtà più piccole. Nel futuro si prevede un continuo aumento di soluzioni Open con i dati prodotti da OpenStreetMap e librerie libere quali OpenLayers e Leaflet. Ad incentivare la soluzione Open contribuiscono sempre di più scelte come quella fatta recentemente da Google Maps di introdurre un pagamento per una certa quantità di suoi dati utilizzati da siti privati.

  • Etsy, il sito dedicato agli amanti del fai da te

    Etsy, il sito dedicato agli amanti del fai da te

    Etsy14 milioni di visitatori al mese da 150 paesi nel mondo, oltre 13 milioni di prodotti venduti e una crescita che non conosce crisi: tutto questo è Etsy, il sito on line nato nel 2005 che ospita i venditori di qualsiasi oggetto fai da te.

    Qui si possono trovare vestiti, scarpe, cinture, piatti, vasi, oggetti in legno, ceramiche e così via tutti rigorosamente fatti a mano dagli artigiani del tempo libero.

    Il sito Etsy nasce il 18 giugno 2005 da un’idea di Robert Kalin Chris Maguire e Haim Schoppik, cui si aggiunse successivamente Jared Tarbell; dopo due anni passa da 170.000 dollari a 1,7 milioni di fatturato, con 325.000 utenti registrati e 50.000 venditori: una crescita esponenziale che da quel momento non ha conosciuto flessioni.

    Nel corso del 2008 il valore delle merci vendute attraverso Etsy si attesta tra i 10 e i 13 milioni di dollari al mese mentre nel 2010 la community si aggira sui 5 milioni di utenti, con 724 milioni di visite mensili al sito fino a raggiungere i dati attuali, che contano come già accennato oltre 14 milioni di visitatori e13 milioni di prodotti venduti. Una crescita che ha del sorprendente, che è stata raccontata nel 2012 in “Handmade Nation“, nazione fatta a mano, il documentario di Faythe Levine che descrive nei loro atelier “una generazione di nuovi creatori .

    Aprire un negozio Etsy è più facile a farsi che a dirsi, e costa veramente poco. Il sito poi è stato pensato per tutti, anche per chi con i computer non ha grande dimestichezza; ogni produttore ha un proprio profilo e sfrutta il meccanismo della community per farsi votare e seguire dagli utenti. Gli introiti del sito derivano dai 20 centesimi per ogni annuncio pubblicato, e dal 3,5 % sul prezzo finale della compravendita.

    Una valida alternativa per gli amanti del fai da te e per gli artigiani, che in questo momento storico di crisi possono vendere agevolmente i propri prodotti on line dando libero sfogo alla propria creatività. A guadagnarci è anche l’ambiente, perché spesso vengono utilizzati materiali da riciclo e vengono preferite materie naturali.

    Anche per i compratori i vantaggi sono intuibili: i prezzi sono spesso concorrenziali e svincolati dai costi che solitamente gravano sui prodotti venduti dalle grandi aziende. In più chi compra è in contatto diretto con chi ha realizzato l’oggetto e lo scambio diventa meno virtuale.

    Non a caso Etsy è diventato negli ultimi anni uno dei principali fornitori mondiali di prodotti per arredare e abbellire la casa, anche perchè consente ai compratori di ricevere oggettti unici, originali e mai standardizzati.

  • Openwear, il social network per stilisti e designer indipendenti

    Openwear, il social network per stilisti e designer indipendenti

    modaChi lavora nella moda o è appassionato di questo settore lo sa bene: affermare la propria identità e professionalità in un contesto così dominato dalle “grandi firme” è difficilissimo. Esistono molti stilisti che lavorano in maniera autonoma o in piccoli atelier, ma che non riescono a farsi conoscere a fronte delle numerose multinazionali che popolano gli outlet e le vie chic delle nostre città.

    Per aiutarli nel loro lavoro è nato Openwear.org, un social network realizzato in modalità open source che consente agli stilisti indipendenti di collaborare, scambiarsi idee, farsi conoscere, trovare nuovi mercati e acquirenti. Ogni stilista potrà aprire un proprio spazio individuale e riunirsi in workshop collaborativi per creare insieme collezioni e condividere conoscenze riguardo ai vari aspetti del loro lavoro.

    Un network della moda a livello europeo che consenta l’affermarsi di tutte quelle micro-realtà professionali che non hanno ancora trovato un loro spazio. Sono due i filoni principali in cui questo lavoro di promozione si svilupperà: valorizzare i prodotti artigianali fatti a mano e ottimizzare i costi di produzione, allo scopo di rendere i capi accessibili a tutti.

    Questa piattaforma è stata finanziata dall’Unione Europea all’interno del programma Life Long Learning ed è sostenuta da partner italiani e internazionali.

    Marta Traverso

  • Persoperperso: il sito web che rilancia il baratto

    Persoperperso: il sito web che rilancia il baratto

    Pace, Mondo e SolidarietàUn mercato antico quanto l’uomo trova nuovo vigore grazie al web. Parliamo del baratto, ovvero lo scambio di oggetti senza soldi: oggi un sito web dedicato (ww.persoperperso.com) consente di ridare vita alle cose che ormai non usiamo più. Attraverso questo circuito è possibile sviluppare una innovativa ed esclusiva esperienza di commercio, senza l’uso del denaro. Gli scambi infatti avvengono tramite una moneta virtuale, denominata “Valore”, pagando solo le spese di spedizione.

    «Persoperperso, frutto di un lungo e complesso lavoro di un prezioso staff di professionisti, arruolati in regime di volontariato, rappresenta un’ambiziosa sfida alla spreco ed all’indebita produzione dei rifiuti, profusa attraverso innovative e coinvolgenti logicità che stimolano gli utenti verso uno spontaneo e gratificante riuso dei materiali – scrivono gli autori sul sito – Persoperperso si è fatto carico di un pesante fardello: custodire, tutelare e diffondere una matrice conservativa, orientata allo sviluppo di un mercato esclusivo, incentrato sui Valori di un’economia etica».

    Ma come funziona?
    Semplice, basta registrarsi sul sito ed entrare a far parte della Community, ottenendo così i primi 25 Valori.
    Il secondo passo è individuare gli oggetti per noi inutili, proporli attraverso delle foto corredate da una breve descrizione e attribuire a ciascuno un Valore. In questo modo sarà possibile aggiudicarsi subito 5 Valori di bonus per i primi 15 oggetti esposti dei 30 pubblicabili.
    Quindi il Valore si acquisisce mediante ciò di cui si è già in possesso. L’utente esponendo quanti più oggetti ha a disposizione crea così la sua vetrina personale. E cedendo agli altri gli oggetti, acquisterà Valori.

     

    Matteo Quadrone

  • Enoticon: il social network dedicato agli amanti del vino

    Enoticon: il social network dedicato agli amanti del vino

    Il punto di riferimento di appassionati, intenditori ed esperti di vini, di ogni nazionalità e anche non recensiti altrove, per andare a completare i punteggi delle guide attraverso il giudizio diretto dei consumatori”.

    Con queste parole viene presentato un nuovissimo social network, che proprio nei giorni in cui si sta svolgendo la nota rassegna Vinitaly è  dedicato a tutte le sfumature del vino e della cultura enologica.

    E proprio un nativo di Verona, città in cui si sta svolgendo Vinitaly, è l’ideatore e costruttore di Enoticon.com: si tratta di Stefano Borghetti, appassionato di vino e proprietario di un’enoteca molto nota nel territorio veneto.

    Finora il sito è consultabile solo nella versione beta: tra qualche mese sarà rilasciata la versione definitiva, che si presenterà come una via di mezzo tra motore di ricerca, social network e guida al mondo del vino.

    Marta Traverso

  • Salute 2.0: ecco Nuto.it, il social network dei medici italiani

    Salute 2.0: ecco Nuto.it, il social network dei medici italiani

    SanitàIn occasione della 4a Giornata di formazione dedicata al settore della comunicazione in materia di sanità, venerdì a Bologna è in programma “Comunicazione sociale per la salute. Salute 2.0: fra domanda e offerta di informazione“, iniziativa nazionale promossa dall’Agenzia Informazione e Comunicazione della Giunta Regionale Emilia-Romagna, in collaborazione con l’Università di Bologna e la Fondazione Pubblicità Progresso.

    Il convegno raccoglierà le testimonianze dei più innovativi operatori attivi nel settore della comunicazione in campo sanitario e medico-scientifico, con un’attenzione particolare alle nuove realtà in ambito social media.

    Proprio in quest’ottica, la relazione che aprirà il meeting sarà incentrata sul progetto “Nuto“, un social network medico nato in Italia nell’ottobre 2011 e che già conta oltre 1.000 utenti.

    Tutti i dibattiti interni a Nuto sono liberi, in quanto avvengono su uno spazio di comunicazione indipendente da logiche di mercato e di lobbying. I medici iscritti si scambiano domande diagnostiche o terapeutiche, opinioni sull’attualità, segnalazioni di corsi e congressi, opportunità di lavoro e notizie, dando vita a gruppi tematici di discussione come ad esempio “Medicina generale”, “Psichiatri”, “Scienza e Fede”, “Medicina legale” e “Medicina estetica”.

    Ma Nuto.it è anche biblioteca digitale con le linee guida nazionali e internazionali per la diagnosi o il trattamento di varie patologie, servizio utile per una professione che impone una formazione continua e aggiornamenti costanti.

  • AidYourcity, aiuta la tua città segnalando i problemi del territorio

    AidYourcity, aiuta la tua città segnalando i problemi del territorio

    Uno strumento innovativo e gratuito, rivolto alla cittadinanza attiva, che permette di segnalare alle autorità qualsiasi problema presente nel proprio territorio di appartenenza con l’obiettivo di migliorare la vivibilità delle nostre città.

    Parliamo del sito AidYourCity (www.aidyourcity.com), grazie al quale anche il singolo cittadino può fare molto e dare il suo contribuito in maniera concreta. Con una semplice registrazione infatti l’utente sarà in grado di segnalare problemi urbani di varia natura (buche sulla strada, semafori rotti, scarsa illuminazione, auto abbandonate, discariche abusive etc.) entrando in comunicazione direttamente con gli enti locali competenti.

    Ogni segnalazione viene girata al Comune o all’ente di riferimento (ad esempio la Provincia o l’Anas) che è invitato a dare tempestive informazioni in merito alla risoluzione del problema segnalato: ogni passaggio sarà indicato dalla mappa accessibile su ogni pagina di AidYourCity e su tutti i siti partner, così da offrire al cittadino un semplice strumento di controllo dell’operato degli enti pubblici.
    Se l’ente tace, il segnalatore potrà anche inviare un sollecito, mentre se il problema persiste e si aggrava, la segnalazione può essere integrata con nuovo testo ed elementi facoltativi – ma raccomandati quando possibile – come foto e video.

    <<Spesso i Comuni non sono a conoscenza dei singoli problemi di ogni zona del loro territorio – si legge su AidYourcity – non è malafede, semplicemente è impossibile monitorare costantemente ogni metro quadro di una città o di un paese. I cittadini attivi sono quindi chiamati a farsi sentire, ma spesso rinunciano per le oggettive difficoltà di entrare in comunicazione con “chi di dovere”. Grazie ad AidYourCity tutti i passaggi intermedi sono aboliti ed una segnalazione non necessita che alcuni click. Insomma, non ci sono più scuse: se c’è un problema nel tuo territorio, segnalalo al tuo Comune e lo vedrai risolto in un tempo ragionevole. Essendo presente online e con la tracciabilità delle nostre comunicazioni, nessuno potrà più dire “non lo sapevo”>>.
    Matteo Quadrone

  • Ti tengo d’occhio: il progetto che denuncia i siti web inaccessibili

    Ti tengo d’occhio: il progetto che denuncia i siti web inaccessibili

    Un sito per spingere le persone ad “aprire gli occhi”, uno spazio web per denunciare pubblicamente programmi e siti inaccessibili, in particolare per gli utenti non vedenti. Qualunque cittadino è invitato a collaborare segnalando siti e programmi chesul fronte dell’accessibilitàpresentano carenze o sono del tutto inadempienti. Parliamo del progetto “Ti tengo d’occhio” (www.titengodocchio.it) nato da un’idea di Vincenzo Rubano, studente diciassettenne non vedente dell’Istituto “Costa” di Lecce.

    Da sempre detesto le applicazioni ed i siti Web che non interagiscono correttamente con gli Screen Readers (letteralmente “lettore dello schermo”, un’applicazione software che identifica ed interpreta il testo mostrato sullo schermo di un computer, presentandolo ad un utente affetto da handicap visivo tramite sintesi vocale o attraverso un display braille) o, per dirlo in altri termini, che non sono accessibili – spiega Vincenzo – Nel mio piccolo ho sempre cercato di interagire con gli sviluppatori per segnalare i deficit nell’accessibilità dei loro programmi e/o siti Web, ottenendo più o meno “audience” a seconda della loro disponibilità a rendere i propri prodotti più accessibili per noi non vedenti“.

    Tutto è partito dal sondaggio M’illumino di meno…ma ci “vedo” di più, lanciato sul web dallo stesso Vincenzo quasi un anno fa, il 18 febbraio 2011. Nell’ambito della giornata del Risparmio Energetico, promossa dalla trasmissione radiofonica Caterpillar, in onda su Rai Radio 2, in cui i cittadini sono invitati a contribuire alla creazione del silenzio energetico, spegnendo simbolicamente le luci ed usufruendo di fonti rinnovabili, l’istituto “Costa” ha partecipato con l’iniziativa ideata da Vincenzo.

    Visto che la categoria dei non vedenti, per motivi di forza maggiore, non può accorgersi delle luci che si spengono in casa, per strada o nelle piazze, ho pensato ad un modo originale per far partecipare all’iniziativa di Radio 2 anche tutte le persone che sono nelle mie condizioni – spiega Vincenzo nel suo spazio web, www.titengodocchio.it –  Il 18 febbraio 2011, alle ore 18, anziché spegnere una luce, ho “acceso” questa pagina sul web con un sondaggio. Il questionario è rimasto “acceso” fino al 4 marzo ed era relativo all’uso delle nuove tecnologie (computer, internet, social network, ecc.) da parte dei non vedenti“.

    “Spesso mi sento chiedere, con stupore, come sia possibile che un ragazzo non vedente possa utilizzare il pc, il web ed i servizi ad esso connessi o addirittura imparare a programmare nei linguaggi Html, Php, Css, Sql, ecc. – continua Vincenzo – La mia idea, quindi, vuole sfatare questa cattiva convinzione e dimostrare che vi sono molte persone che, pur non disponendo dell’uso della vista, sono assolutamente in grado di “vedere” un monitor! Partendo da questo presupposto, stiamo cercando allora di “accendere” l’attenzione pubblica sul delicato problema dell’accessibilità ai siti web e ai programmi per computer. Abbiamo quindi chiesto ai non vedenti di esprimere un personale “consiglio” da dare a programmatori e progettisti per far sì che da oggi in avanti non si trascuri più questo importante aspetto“.

    Il sondaggio ha riscosso notevole successo ed ha evidenziato le carenze dei siti italiani. In particolare l’86% degli intervistati ritiene che l’accessibilità universale – vale a dire siti e programmi uguali per tutti – sia un approccio migliore rispetto a quello tradizionale che prevede l’uso di prodotti concepiti specificatamente per i non vedenti. E soprattutto il 62% ritiene che siano più della metà del totale, i siti italiani che necessitano di aggiustamenti per essere davvero accessibili.
    Grazie all’incoraggiamento ricevuto dai partecipanti al sondaggio, Vincenzo si è spinto oltre e, come racconta “ho deciso di fare di più, di alzare il tiro tenendo d’occhio programmi e siti inaccessibili“.

    Nasce così l’osservatorio “Ti tengo d’occhio” e la relativa “lista nera” contenente l’elenco di programmi e siti web che sono stati testati e trovati poco o per nulla accessibili.
    Il primo sito bacchettato è quello dell’Istat, in particolare per quanto riguarda la compilazione del censimento online. La versione on-line del questionario è raggiungibile inserendo in una pagina del sito www.censimentopopolazione.istat.it il codice fiscale dell’intestatario ed una password alfanumerica, “entrambi riportati sulla prima pagina del questionario cartaceo“, sottolinea Vincenzo.

    In primo luogo, per ottenere la password necessaria per compilare la versione on-line del questionario, occorre chiedere aiuto ad un vedente – spiega Vincenzo – infatti la password è riportata sulla prima pagina del modulo cartaceo, non certo una forma accessibile per una persona non vedente. Una volta ottenuta la password ed eseguito il login, però, le difficoltà non sono finite! Accedendo al sito, infatti, ci si può accorgere facilmente che non tutto è stato strutturato come dovrebbe essere. Ci sono etichette non associate correttamente con i campi del modulo (e ciò significa che gli screen readers hanno difficoltà a leggere correttamente l’etichetta del campo che si sta compilando) e, ancora peggio, ci sono dei campi che non possono essere compilati, perché del tutto invisibili agli screen readers. Da non vedente, insomma, è impossibile compilare on-line il questionario!“.

    In questa situazione, dunque, le uniche possibilità a disposizione di un non vedente sono la compilazione del questionario in forma cartacea “chiedendo un occhio in prestito” (luogo comune utilizzato da noi non vedenti per indicare la richiesta di aiuto ad un vedente) o l’utilizzo del servizio di assistenza disponibile presso gli uffici del proprio comune di residenza – continua Vincenzo – Due alternative che, comunque, sono ben più scomode di una compilazione on-line!“.

    Questa inaccessibilità, come tutte le altre, non è che una vera e propria discriminazione – conclude Vincenzo – Ma essa è ancora più grave, se consideriamo che per garantire ai non vedenti la possibilità di compilare il questionario on-line alla pari dei vedenti, non è bastata neanche una legge (la cosiddetta “Legge Stanca”)“.

    L’Istat era perfettamente a conoscenza del problema – precisa Vincenzo – fin dalla pubblicazione della procedura di compilazione del questionario on-line, infatti, sono state indirizzate alla dirigenza dell’ente alcune denunce del problema. E nonostante ciò, nessuno ha mosso un dito per rimediare ad un “orrore” che non avrebbe dovuto neppure verificarsi!“.
    Matteo Quadrone