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  • Gioco d’azzardo in Liguria, le conseguenze di una legge che tarda ad arrivare

    Gioco d’azzardo in Liguria, le conseguenze di una legge che tarda ad arrivare

    Sono passati circa sette mesi, ormai, dal “sine die” di Toti che rinviava l’entrata in vigore della legge regionale che regolava il gioco d’azzardo. La proposta era stata approvata nel 2012 e doveva entrare in vigore nel 2017, con cinque anni per lasciare il tempo alle società e alle sale da gioco di adeguarsi. L’ulteriore rinvio ha trascinato con sé polemiche e anche delle conseguenze non da poco. Infatti, oggi, il tema sulle dipendenze alcol e gioco d’azzardo torna a far discutere, specialmente a fronte delle statistiche.

    Secondo i dati riportati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, durante il primo semestre 2017, a Genova, ogni residente che ha giocato d’azzardo ha puntato in media 650,75 €. I numeri sono aumentati nel giro di un anno. Secondo i dati elaborati dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, in Italia c’è stato un incremento del 6,9% di attività volte al gioco. Questo vuol dire che, nel giro di un anno, sono aumentate da 10.418 a 11.139. Le città che si collocano ai primi tre posti sono Napoli, Roma e Milano, che rispettivamente contano 1.307, 904 e 480 attività. Tuttavia anche la Liguria, rispetto al 2017, ha avuto l’incremento generale del 6,5%. Già soltanto Genova è arrivata ad avere 137 attività nel 2018, rispetto ai 127 che aveva nel 2017, con un aumento del 7,9%.

    [quote]Dal 2011 al 2016, le persone seguite dal Sert sono aumentate da 116 a 368.[/quote]

    Di fronte a questi dati, è scontato dire che la situazione sia peggiorata nell’ultimo anno, tant’è che si continuano a presentare mozioni e interpellanze. Un esempio è il Consiglio del Municipio VI, che si è tenuto il 12 novembre 2018, in cui si è discusso il problema dell’alcol e del gioco d’azzardo. Dall’assemblea è scaturito che il gioco porta via il 12% del budget famigliare. Inoltre, dal 2011 al 2016, le persone seguite dal Sert sono aumentate da 116 a 368. Non occorre, però, analizzare i numeri per capire che il problema esiste ancora, basta entrare in qualsiasi bar per accorgersi della situazione. “Sta diventando una piaga sociale –ha sostenuto la consigliera Carì- non un problema di passaggio”.

    L’emergenza alcol

    Tuttavia l’emergenza non riguarda solo il gioco d’azzardo. Durante l’assemblea del Municipio VI, la consigliera Tassaro è intervenuta chiedendo una “procedura d’urgenza relativa alle problematiche sul consumo dell’alcol e droga tra giovani”. Secondo il rapporto 2018 di ISTISAN, l’alcol è classificato al terzo posto, in Europa, come causa principale di morte prematura, dopo il fumo e l’ipertensione arteriosa.

    In Liguria, nel 2016, sono stati rilevati il 78,6% degli uomini e il 56,5% delle donne che hanno consumato almeno una bevanda alcolica. Rispetto alle statistiche precedenti, i dati sono rimasti pressoché invariati.

    Le bevande alcoliche sono ancor più cancerogene per le donne e i giovani, e i dati preoccupanti riguardano proprio queste due categorie. La percentuale delle donne con comportamenti a rischio è del 12,3%, superiore alla media nazionale. Inoltre “l’emergenza -ha riferito il consigliere Bruzzone a Era Superba- si riferisce a fasce di età sempre più basse”. Infatti, nel 2016, a livello nazionale, il 53,8% dei ragazzi e il 43,4% delle ragazze di età compresa tra 11 e 25 anni ha consumato almeno una bevanda alcolica.

    Oggi i numeri non sono cambiati e il problema persiste. Ogni anno, al pronto soccorso, giungono migliaia d’intossicazioni alcoliche e il numero dei minori è sempre crescente. Basti pensare che ogni anno, secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, in Italia vengono spesi circa venticinque miliardi di euro per i danni causati dal consumo di alcol.

    Almeno in Liguria la lotta resta sempre aperta e si cerca di sensibilizzare i più giovani al tema. Infatti, come ha dichiarato Gianni Testino, presidente della Società italiana di Alcologia e responsabile del Centro alcologico della Asl 3, in un’intervista a La Repubblica, il consumo di alcol si diffonde sempre di più tra i ragazzi che frequentano la terza media. Dunque è importante attuare una prevenzione tra i giovani intorno ai tredici anni. Per questo è stata redatta una presentazione, a cura di Patrizia Balbinot, Luigi Bottaro e Gianni Testino, con il titolo “Educazione ai corretti stili di vita” da portare nelle scuole. In questo modo, la speranza è quella di istruire sempre di più gli studenti sulle conseguenze che l’alcol apporta all’organismo umano.

    L’attesa dei provvedimenti

    Esistono delle azioni per contrastare la problematica? Al momento pare di no, almeno finché non verrà alla luce una legge vera e propria. Bruzzone ha riportato anche che “sono già state presentate interpellanze e mozioni, ma c’è sempre stata un’apatia istituzionale. Questo argomento -tra l’altro- è importante perché riguarda i giovani e le loro famiglie”.

    Una proposta per contrastare il gioco d’azzardo è stata avanzata dalla consigliera Carì, in assemblea. “Un incentivo –ha detto- per agevolare gli esercenti, potrebbe essere quella di abbassare tasse, come la tari o la tasi, a fronte dell’eliminazione di queste macchine che inducono ragazzi e padri di famiglia a rovinarsi la vita”.

    C’è, invece, chi vuole adottare soluzioni più drastiche. “Non si deve parlare di riduzione –ha sostenuto il consigliere Costanzo– bisogna togliere le licenze”.

    La richiesta generale è che si faccia, perlomeno, una campagna di sensibilizzazione contro le dipendenze. Il consigliere Pinna ricorda il risultato ottenuto dalla proposta che, partita da Genova, è stata portata a Roma da Lorenzo Basso per abolire le pubblicità sul gioco d’azzardo.

    Tuttavia, la battaglia contro il problema non è finita. Bruzzone ci informa che “è stato chiesto al sindaco che cosa si vuole fare per contrastare il gioco d’azzardo dato che nella scorsa commissione non si era parlato. Dopo il sollecito, restiamo in attesa di risposte concrete.”

    Veronica Garreffa

  • Slot, dopo la proroga da parte di Regione Liguria, Comune di Genova al contrattacco su orari di apertura

    Slot, dopo la proroga da parte di Regione Liguria, Comune di Genova al contrattacco su orari di apertura

    new_slot_doubleRegione Liguria, durante l’ultima seduta di Consiglio, ha approvato l’emendamento che sposta di un anno l’entrata in vigore della legge anti-slot del 2012, promettendo un tavolo per affrontare l’argomento e preparare il territorio. Nel frattempo Comune di Genova continua la sua offensiva, pensando a limitare gli orari, come previsto dal regolamento comunale vigente.

    Approfondimento: il regolamento Comunale anti-slot

    A dirlo in Sala Rossa è l’assessore alla Legalità Elena Fiorini, in risposta ad una interrogazione della consigliera Clizia Nicolella (Lista Doria, presidente dellaConsulta contro il gioco in denaro), che ha chiesto quali siano le intenzioni della giunta a seguito della decisione presa dal Consiglio regionale, ricordando la grande partecipazione alla manifestazione dei giorni scorsi: «La linea di questa amministrazione è chiara e non abbiamo intenzione di recedere – ha dichiarato l’assessore Fiorini – oggi non abbiamo notizia della convocazione del tavolo promesso da Regione Liguria, e nel frattempo stiamo valutando come portare avanti la nostra politica di contenimento dell’offerta di gioco».

    L’amministrazione civica, quindi, porta avanti la sua battaglia contro le slot: nei “piani” del Comune rimane il pressing verso Stato e Regione, anche attraverso Anci, nel perseguire l’obiettivo del contenimento delle patologie legate all’azzardo, con una regolamentazione più rigoroso dell’offerta di gioco. L’arma, però, più “affilata” ad oggi è la regolamentazione degli orari di apertura delle sale da gioco, argomento di competenza diretta del Sindaco, come previsto dal regolamento comunale e confermato dalla sentenza del Tar del Molise che ha respinto una sospensiva di una ordinanza simile del Comune di Campobasso.

    Stando al testo del regolamento comunale, approvato nel 2013, le sale slot dovrebbero attenersi all’orario di apertura previsto dalle 9 alle 19,30, cosa che, come evidente, eliminerebbe il “servizio notturno”. Nei prossimi giorni, quindi, potrebbe arrivare l’ordinanza del Sindaco che impone orari limitati per le sale slot.

    Nicola Giordanella

  • Slot, giunta regionale inserisce proroga in legge urbanistica: salta la Commissione. La protesta della Consulta comunale e delle opposizioni

    Slot, giunta regionale inserisce proroga in legge urbanistica: salta la Commissione. La protesta della Consulta comunale e delle opposizioni

    slot-manifestazioneUn “colpo di mano” per inserire la proroga di un anno per l’entrata in vigore della legge regionale di contrasto al gioco d’azzardo in un disegno di legge urbanistico inizialmente pensato per sopprimere il Comitato tecnico regionale e per il territorio. E’ la denuncia delle opposizioni in Consiglio regionale della Liguria contro la decisione della giunta Toti che riguarda un provvedimento che potrebbe essere votato quindi senza il passaggio in Commissione. «Una decisione vergognosa, degna dei peggiori stratagemmi della prima Repubblica. Toti, forza un testo che non c’entra nulla con l’azzardo perché non ha il coraggio di portare un provvedimento specifico in aula, disattendendo, tra l’altro, tutte le promesse di avviare un tavolo con le associazioni di categoria e senza coinvolgere le commissioni competenti», denuncia il Partito democratico. «Un modo ipocrita di affrontare la questione – proseguono i dem – ci chiediamo se anche il candidato alle amministrative genovesi Marco Bucci condivida la stessa linea e accetti l’idea che i passi avanti fatti nei Comuni liguri in questi anni per combattere la piaga della ludopatia, possano diventare improvvisamente carta straccia». L’attacco è rintuzzato anche dal Movimento 5 Stelle che attacca la maggioranza per aver tagliato «alle opposizioni ogni possibilità di discutere, audire i soggetti interessati e approfondire una questione delicatissima e cruciale per la Liguria. Una vera e propria norma taglia-dissenso che mette a nudo la totale mancanza di democrazia e di rispetto per le forze di opposizione in Regione». Infine, Sinistra italiana accusa la giunta Toti di essere «doppiamente colpevole perché non ha fatto niente in questi due anni di legislatura e adesso usa la tecnica derogatoria. La giunta Toti non è stata in grado di confrontarsi e mi auguro che il tavolo che è iniziato con le categorie possa risolvere la questione perché sarebbe inaccettabile che nel maggio 2018 ci trovassimo di fronte a una nuova deroga»

    «La polemica delle opposizioni è puramente strumentale– risponde il governatore – perché è evidente che se non volessimo trovare una soluzione avremo abrogato il testo vigente e non proposto una proroga alla sua entrata in vigore». Toti, assieme all’assessore regionale allo Sviluppo economico, Edoardo Rixi, spiega che la proroga proposta è dettata dalla necessità di «esaminarne meglio l’efficacia e soprattutto mitigare l’impatto verso il tessuto commerciale del nostro territorio. Il tutto mentre il governo, proprio a guida Pd, si dimostra incapace e inadeguato a formulare un simile provvedimento, su base nazionale». Gli esponenti della giunta di centrodestra accusano le opposizione di non voler collaborare «alla riformulazione delle legge per tenere conto delle legittime preoccupazioni espresse dalle associazioni del commercio che valutano unanimemente come drammatico l’impatto di tale provvedimento sulla occupazione senza misure adeguate di sostegno alle attività coinvolte».

    Mondo anti slot in rivolta

    azzardo-slotDura anche la reazione della “Consulta comunale per i giochi a premi in denaro” ed il Coordinamento regionale “Mettiamoci in gioco” che in un comunicato stampa prendono atto «con indignazione» della decisione presa dalla giunta regionale, ricordando come l’escamotage «dell’emendamento che viene proposto al Consiglio regionale nel corso della discussione sul DDL 40/2016 che non tratta in alcuna sua parte il tema dell’azzardo fa si che il provvedimento non sia stato pertanto preventivamente in Commissione». Secondo la Consulta, quindi, la Giunta regionale dimostra «completa insensibilità alle ripercussioni del gioco sulla salute, sull’integrità  delle famiglie, sulla tenuta della legalità, sulla sicurezza e sul decoro dei quartieri, mentre le opinioni di operatori pubblici e privati e delle associazioni che riportavano i gravi costi sociali della piaga del gioco non sono state ascoltate»
    «Durante l’audizione che abbiamo chiesto – afferma Clizia Nicolella, presidente della Consulta contro il gioco in denaro – alla Regione questa mattina abbiamo rappresentato le ragioni delle tante persone che ieri in piazza De Ferrari hanno manifestato il loro sostegno all’ applicazione della Legge regionale 17/2012 ma queste ragioni non verranno ascoltate. Il presidente Tori ha manifestato la sua disponibilità ad aprire un confronto con il mondo “no slot” da domani. Ma domani sarà troppo tardi e la Liguria avrà perso un’occasione affrancarsi dalla morsa dell’azzardo».

  • Slot, Regione diserta commissione comunale. Da Sala Rossa secco no alla proroga ma avanzata ipotesi di una transizione

    Slot, Regione diserta commissione comunale. Da Sala Rossa secco no alla proroga ma avanzata ipotesi di una transizione

    slotmachineDopo la conferma di ieri di voler predisporre una moratoria di un anno all’entrata in vigore della legge regionale del maggio 2012 contro il gioco d’azzardo per giungere rapidamente a una riforma della stessa, Regione Liguria diserta la commissione comunale dedicata al regolamento genovese sulle sale da gioco e i giochi leciti. Durante la discussione in aula coro di no alla proroga, ma avanzata l’ipotesi di un periodo transitorio per permettere agli esercenti di “gestire” l’adeguamento alla normativa.

    La vicepresidente della giunta Sonia Viale e l’assessore allo Sviluppo economico, Edoardo Rixi non hanno risposto alla convocazione della Commissione consigliare convocata oggi per discutere dell’entrata in vigore del regolamento comunale (che si rifà alla norma regionale del 2012) che impone forti limiti territoriali per le slot sul territorio del Comune di Genova. Forti le critiche dei consiglieri: «La Regione non rispetta i rapporti istituzionali» ha tuonato la consigliera del Partito democratico, Cristina Lodi, ricordando come nei due anni di insediamento della attuale amministrazione regionale, nulla sia stato fatto per prevenire questa “crisi”.

    Presenti in commissione, come auditi, diversi rappresentanti degli esercenti, che hanno ribadito come un provvedimento del genere metterebbe a rischio la sopravvivenza di oltre mille esercizi pubblici, con relativi costi in termini di posti di lavoro. Reffaele Curcio, rappresentante Sapar, ha ricordato come «spesso la categoria è sul banco degli imputati, ma dobbiamo tenere conto che operiamo a norma di legge, una legge che ha permesso di far emergere il gioco illegale. La ludopatia è un termine trasversale – ha sottolineato – sarebbe stato più corretto se nel regolamento ci si fosse rivolti a tutti i giochi d’azzardo. Vanno trovate soluzioni equilibrate, che garantiscano i lavoratori e gli esercenti».

    «Non accetto il ricatto del lavoro – ha risposto Paolo Putti, di Effetto Genovariflettiamo sui come dare alternativa a quei posti di lavoro, ma se il gioco è dannoso va combattuto. I dati visti in questi giorni sulle pagine dei giornali e nelle dichiarazioni delle associazioni sono discordanti. Le statistiche ci dicono che però sarebbero 32 mila le persone a rischio patologia in Liguria». Gli fa eco Boccaccio, Movimento 5 Stelle: «Il problema è più grande delle competenze del Comune, però si può dare un segno politico: da qualche cosa si può incominciare e il comune può farlo dal luogo fisico. Bisogna trovare una soluzione che mantenga la frontiera la lotta al gioco d’azzardo, e accompagnare gli esercenti a dismettere, se si può. Ma se non si può preferiamo salvaguardiamo i cittadini dal gioco d’azzardo».

    Mirella Stefanini, responsabile Sert per Asl3 ha riportato la propria esperienza ricordando come sia «Vero che il gioco patologico dipenda dalle persone, ma il fatto di sviluppare una dipendenza davanti al portone di casa, ha aumentato i casi. Bisogna incominciare a pensare il gioco come tutte le altre dipendenze e questa patologia va trattata come tale». Inoltre, i danni che questa porta non sono quantificabili: «La dipendenza arriva anche in famiglia con depressione, violenze domestiche, depauperazione del patrimonio famigliare, assenza della educazione dei figli, disperazione».

    Lo spiraglio

    Un possibile spiraglio per questa crisi, che arriva in piena campagna elettorale per le “comunali” di maggio, arriva dai banchi di Lista Doria: «Dobbiamo dare un contenimento ad un fenomeno che ha un costo sociale, non quantificabile – sottolinea Clizia Nicolellama si può convocare un tavolo per ragionare sul come applicare questo regolamento, che deve essere attivato nei tempi previsti» Per superare le contrapposizioni propone «Un periodo di transizione, con agevolazioni e sanzioni ridotte, per permettere agli esercenti di adeguarsi alla normativa, tamponando il rischio di un dissesto economico».

    Da qua ripartiranno i lavori della Commissione, che è stata aggiornata a giovedì prossimo. Continua, quindi, la contrapposizione tra Comune e Regione, ribadita dallo stesso sindaco Marco Doria che in mattinata aveva dichiarato che “Non si devono fare passi indietro rispetto a un approccio che punta a contrastare quella che giudico una piaga sociale»

     

  • Slot, ludopatia in aumento, a rischio oltre tremila giovanissimi. Ecco il vero costo della proroga delle licenze

    Slot, ludopatia in aumento, a rischio oltre tremila giovanissimi. Ecco il vero costo della proroga delle licenze

    slotmachineA pochi giorni dalla scadenza delle licenze, Regione Liguria ha proposto una proroga dei termini previsti dalla legge. Ma da uno studio della stessa regione i dati sulla ludopatia parlano chiaro: sempre più persone cadono nelle dipendenza da gioco, e in pericolo sono soprattutto le fasce di popolazione più “debole”, cioè giovani e anziani.

    Il disturbo da gioco d’azzardo nella quinta ed ultima versione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (il principale manuale di psichiatria in uso nel mondo) pubblicata nel 2013 è ascritto tra i ”disturbi correlati a sostanze e disturbi da addiction”; in altre parole, una patologia direttamente riferibile a quelle legate alla dipendenza.

    La sfida al Gioco d’Azzardo

    Il problema è noto da anni, e, infatti, a più riprese le amministrazioni locali si sono adoperate per provare a limitarne l’impatto sulla popolazione, cercando di tutelare soprattutto le fasce considerate “deboli”: anziani e ragazzi. Con questa “ratio”, la legge regionale 14 del 2012, varata da Regione Liguria, ha imposto che tutti gli esercizi che ospitano slot machine o giochi d’azzardo legali, siano distanti almeno 300 metri da i cosiddetti luoghi sensibili, cioè scuole, luoghi di culto, impianti sportivi, centri giovanili, strutture residenziali o semiresidenziali sociosanitarie, strutture ricettive per categorie protette. La stessa legge ha individuato il 1 maggio 2017 come termine ultimo per adeguarsi a questa normativa, mettendo quindi in scadenza le licenze all’epoca già “operative”. La norma è stata recepita dal Comune di Genova attraverso un regolamento dedicato, approvato nel 2013.

    Secondo le attivita’ di monitoraggio della Polizia municipale, con dati aggiornati a fine novembre scorso, sono 1.015 le attivita’ commerciali sul territorio comunale genovese con strumenti per il gioco lecito: di queste, 927 non sarebbero piu’ utilizzabili tra poco meno di due mesi. Di queste, 48 sono esclusivamente dedicate al gioco lecito (di cui 26 sono sale videolottery e 22 punti lotto o agenzie di scommesse), mentre le altre sono quasi tutte esercizi commerciali: 264 tabaccherie e 611 bar o pubblici esercizi. Secondo i dati riportati da Astro, associazione che rappresenta gli operatori del gioco lecito, dal 2 maggio prossimo il 96,4% del territorio comunale di Genova sara’ off limits per slot e videolottery. 

    Operatori sul piede di guerra e la sponda della Regione

    Per questo motivo, in questi giorni gli operatori del settore hanno alzato la voce. «Dalle stime fatte in questi giorni, il 2 maggio avremo 500 lavoratori che rischiano di perdere il lavoro solo a Genova. Se non si concede una proroga e non si da’ vita a un percorso complessivo per trovare una soluzione a questo problema, si rischia di innescare un disagio sociale di cui l’amministrazione se n’e’ altamente fregata in questi anni. Cosi’ si rischia di cancellare un settore». Uno scenario “ipotizzato” da Paolo Barbieri, presidente di Anva Confesercenti Liguria, durante una recente commissione consigliare a Palazzo Tursi, come riportato dall’agenzia di stampa Dire. Secondo le stime Astro, infatti, sarebbero quasi 3000 i posti di lavoro a rischio in Liguria se la legge diventasse realtà. Secondo i dati diffusi dai Monopoli di Stato, le “newslot” installate nei pubblici esercizi (bar e tabacchi) del territorio regionale sono 12.154, con oltre 2.500 esercizi commerciali coinvolti e relativi servizi di manutenzione per circa 490 posti di lavoro che, senza proroghe, tra meno di due mesi sarebbero a rischio. A questo andrebbero aggiunti anche i circa 550 dipendenti delle 110 sale vlt in tutta la Liguria, con ulteriori magre prospettive per la “sale Bingo” che vedrebbero calare drasticamente gli incassi senza slot. «Bisogna ricordare anche le pesanti ripercussioni per bar e tabacchi – ha sottolineato Barbieri – il taglio degli apparecchi porterebbe a rischio chiusura il 30% di questi esercizi». Un “mostro”, quindi, che è cresciuto a dismisura, e che ora sembra difficile debellare senza lasciare “morti sul campo”.

    L’allarme delle associazione di categoria ha trovato una sponda in Regione Liguria: l’assessore regionale allo Sviluppo Economico Edoardo Rixi (Lega Nord), ha infatti raccolto l’appello, anticipando l’intenzione dell’ente di prorogare di almeno un anno questa scadenza. Ma quali potrebbero essere i costi di questa decisione?

    I costi della proroga

    slotSecondo una ricerca del dipartimento “Salute e Servizi Sociali” della stessa Regione Liguria, però, il fenomeno legato alla dipendenza da gioco d’azzardo è in crescita, soprattutto all’interno della fasce più deboli della popolazione: anziani e giovani. Secondo la “Relazione Gioco d’Azzardo Patologico in Liguria”, presentata dalla ricercatrice Sonia Salvini, infatti, i casi di richiesta di trattamento ricevuti dai Sert liguri sono aumentati del 217% dal 2011 al 2016, passando da 116 a 368. Dalle rilevazione relative al 2016 emerge che la metà dei soggetti in carico appartiene alle classi di età dai 50 anni agli oltre 65 anni. Una fascia d’età «inedita per le dipendenze – sottolinea Sonia Salvini – che rende maggiormente evidente l’esplosività del fenomeno». Il 79% è di genere maschile, il 21% è di genere femminile. «Analizzando questi dati però bisogna tenere conto che derivano da sottostime – sottolinea Clizia Nicoilella, consigliera municpale di Lista Doria, presidente della Consulta Permanente sul gioco con premi in denarovisto che una minima parte dei “giocatori” si rivolge ai servizi, e spesso lo fa per ragioni economiche, cioè quando ha “finito” il denaro». Ma il dato allarmante riguarda i giovani: secondo questo studio il 37,1% degli studenti di 15-19 anni della regione Liguria, corrispondenti a poco più di 20mila giovani, almeno una volta durante l’anno ha giocato somme di denaro; ma non solo: sulla base delle risposte fornite al test da coloro che hanno riferito di aver giocato d’azzardo durante l’anno, per l’84,5% circa degli studenti liguri il comportamento risulta esente da rischio, per il 9% è a rischio e per poco meno del 6% è problematico. Tradotto in cifre dei circa 20.000 studenti liguri che hanno giocato nell’anno precedente alla rilevazione, sono circa 1.900 quelli a rischio e per altri 1.200 il comportamento di gioco può essere definito problematico, ad un passo, cioè, dalla patologia, quella vera.

    Scomettersi il futuro

    Come spesso accade, fatta la norma si trova l’inganno, o, come in questo caso, la proroga. Sono passati cinque anni dalla promulgazione di una legge che non vieta il gioco, ma che prova a limitarlo, allontanandolo da “prede” troppo facili: in questi anni nessuno dei diretti interessati, evidentemente, ha pensato di prepararsi alle nuove regole, invocando oggi una proroga dei termini. Ogni minuto perso, però, ha un prezzo, un prezzo che viene pagato da chi dovrebbe essere “aiutato” dalle istituzioni perché debole, perché patologicamente sconfitto dal “mostro” dell’azzardo. Ancora una volta siamo di fronte all’odioso ricatto che vede contrapposti lavoro e salute, alternativi uno all’altro: «Con Università degli studi di Genova – annuncia Sonia Salvini – stiamo dando il via ad una ricerca, che durerà un paio d’anni, finalizzata a calcolare quali siano i costi sociali del gioco d’azzardo, per confrontarli con i “ricavi” che la comunità riceve attraverso la tassazione di queste attività, per capire di che “colore” sia questo bilancio». Il risultato sarà sorprendente, c’è da scommetterci.

    Nicola Giordanella

  • Gioco d’azzardo e ludopatia, “offensiva” del Comune di Genova contro Stato e Regione Liguria

    Gioco d’azzardo e ludopatia, “offensiva” del Comune di Genova contro Stato e Regione Liguria

    new_slot_doubleTutti contro il gioco d’azzardo. Il Consiglio comunale del Comune di Genova ha votato all’unanimità un ordine del giorno che impegna Sindaco e giunta a trovare nuove soluzioni per arginare un fenomeno, come quello della ludopatia, che, nonostante i regolamenti già vigenti, si sta allargando in maniera sempre più preoccupante. Il dispositivo è stato deciso e redatto in conferenza capigruppo, e presentato “fuori sacco”, cioè in aggiunta a quanto programmato per la seduta.

    Ludopatia: è allarme sociale

    Secondo gli ultimi dati raccolti dal ministero e riportati oggi in aula, l’Italia rappresenta il 15% del mercato europeo del gioco d’azzardo, e, a fronte dell’uno per cento della popolazione di tutta la terra, rappresenta il 4,4% del mercato mondiale. Cifre da copogiro che danno l’idea del fenomeno: nel nostro paese, nel 2015 esiste ed è attiva una slot machine ogni 150 abitanti, e la spesa media annuale per ogni italiano è di 1000 euro. Il risultato è che si calcola che i cittadini affetti da ludopatia siano circa un milione. I numeri, purtroppo, sono in aumento.

    Da questi dati le esigenze di continuare la lotta al gioco d’azzardo: il Comune di Genova è stato tra i primi a cercare di arginare il fenomeno, votando un regolamento molto stringente per evitare l’allargarsi del fenomeno. Nel 2013 le slot machine in città erano 5400: nel 2017 scadranno la concessioni, e con la nuova legislazione comunale sarà molto più difficile aprire nuovi locali dedicati all’azzardo. Quanto fatto però non basta: il gioco spesso naviga on line, e la sua fruibilità si è allargata in maniera quasi incontrollabile per gli enti locali. Da qui l’esigenza di una nuova normativa centrale, che ponga dei paletti veri e che sappia arginare un fenomeno che potrebbe “costare” molto in termini di assistenza e cura. Lo Stato, però, in questo vive un evidente conflitto di interessi: il mercato frutta circa 84 miliardi di euro l’anno, che in periodo di crisi sono una risorsa non da poco. Una risorsa, però, macchiata di sangue: sempre più frequenti, infatti, sono i tragici episodi di cronaca nera, le cui cause scatenanti sono la disperazione e la solitudine legata alla dipendenza dal gioco d’azzardo e tutto i disastri che provoca.

    Il Consiglio comunale sulle barricate

    La richiesta, quindi, del Consiglio comunale è quella di fare pressione come Comune a Stato e Regione Liguria per trovare nuove soluzioni per arginare questo fenomeno, cercando di limitarne il mercato. Nel mirino anche il cosiddetto “ticket redemption”, il sistema pensato per aggirare le norme a tutela dei minori che non prevede il pagamento della vincita in denaro ma con biglietti che permettono di riscuotere in seguito i premi in palio. Un meccanismo che comunque “premia” la sorte, muovendo gli stessi “ingranaggi” che portano alla dipendenza classica, e che quindi, secondo gli esperti, rappresentano il portone di ingresso per la ludopatia del futuro. Su questa specifica materia, la legge regionale 30 del 2 maggio 2012 da facoltà al Sindaco di intervenire direttamente: l’ordine del giorno votato in Sala Rossa, quindi, coinvolge direttamente la giunta, che prossimamente dovrà misurarsi, nuovamente, con questa materia.

    La ludopatia è una delle dipendenze maggiormente in ascesa, e visto il continuo disinvestimento nelle politiche sociali di prevenzione e i ripetuti tagli ai relativi reparti del sistema sanitario da parte di stato e regioni, ogni ritardo o tentennamento potrebbe essere tragico: in gioco c’è la salute e la sopravvivenza dignitosa di milioni di persone che sono coinvolte direttamente o indirettamente con questa piaga sociale. Far finta di nulla sarebbe la mossa più sbagliata.

    Nicola Giordanella

     

  • Gioco d’azzardo a Genova: legge delega scaduta, il regolamento del Comune è salvo

    Gioco d’azzardo a Genova: legge delega scaduta, il regolamento del Comune è salvo

    slot-house-bailammeAggiornamento 27/06: nella notte è definitivamente decaduta la delega fiscale e il decreto all’articolo 14 della delega in tema di giochi pubblici non è approdato al Consiglio dei ministri. Il Regolamento del Comune è dunque salvo. //

    Come vi abbiamo già raccontato, la validità e l’efficacia delle disposizioni con cui il Comune di Genova è riuscito a contrastare l’apertura di nuove sale slot potrebbe essere messa a serio repentaglio da una ben più morbida legislazione nazionale che toglierebbe agli enti locali la possibilità di incidere sui procedimenti di autorizzazione.
    Il che, in pratica, comporterebbe l’abolizione del “distanziometro” previsto dal Regolamento genovese«Secondo i controlli effettuati dalla Polizia Municipale – ha detto l’assessore a Legalità e Diritti, Elena Fiorini su 702 attività controllate, 639 nel 2017 non avrebbero la possibilità di rinnovare la licenza». Stanto alla situazione odierna, se il Regolamento dovesse rimanere in vigore (e ciò potrebbe verificarsi anche per effetto della forte azione di pressione dell’Anci e in virtù del fatto che il governo andrebbe esplicitamente contro ad una delle indicazioni precisate dal Parlamento nella richiesta di una legge delega sul tema), a partire da maggio 2017 Genova potrebbe diventare una città sostanzialmente “slot free”: in quella data, infatti, scadranno le ultime autorizzazioni e le nuove richieste dovrebbero rispettare i parametri imposti dal Regolamento stesso.

    Nell’ultimo numero del nostro bimestrale abbiamo dedicato un approfondimento al delicato tema delle sale gioco e al Regolamento del Comune per combattere il proliferare di attività legate al gioco d’azzardo. Vi proponiamo qui un ampio estratto.

    L’articolo integrale è pubblicato sul numero 60  di Era Superba

    Sono 5400 le slot machine a Genova, pari a una ogni 111 abitanti. Secondo la Consulta Antiusura sono questi i dati di una delle più grandi piaghe sociali contemporanee: la diffusione e la conseguente dipendenza dal gioco d’azzardo. Sono oltre mille i bar, tabacchini e cartolerie che nella nostra città hanno installato almeno un dispositivo per il gioco lecito, mentre le sale gioco specializzate sono poco meno di una sessantina. A metà 2013, secondo un’inchiesta pubblicata da Wired, Genova era la città italiana con la maggiore densità di esercizi che ospitano slot machine: se ne trovava una ogni 235 metri, per una spesa pro-capite di 755 euro all’anno per ciascun genovese.

    Per contrastare la diffusione delle macchinette mangiasoldi e salute, il Comune di Genova è stato tra i primi in Italia a emanare un Regolamento per disciplinare e limitare l’esercizio del gioco d’azzardo in città. Dalla sua entrata in vigore, il 24 maggio 2013, nel territorio comunale non è stata aperta nessuna nuova sala giochi. Non stupisca, dunque, che la normativa comunale sia stata impugnata davanti al Tar dalle imprese del settore: il primo grado della giustizia amministrativa ha, nella sostanza, dato ragione a Tursi ma la palla ora è passata al Consiglio di Stato.
    Nel frattempo, tutto quanto fatto di buono dalla civica amministrazione potrebbe essere spazzato via dal governo. Nella riforma di legge che riguarderà i Monopoli di Stato, infatti, molta attenzione viene rivolta al gioco d’azzardo. La nuova normativa nazionale potrebbe cancellare i provvedimenti locali. In particolare, verrebbero meno gli ostacoli posti dal Comune di Genova alla diffusione delle sale da gioco nei pressi dei luoghi cosiddetti sensibili.

    Se è vero, però, che il regolamento odierno è assolutamente un elemento virtuoso nel contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo, va detto che non tutte le tipologie di gioco d’azzardo vengono contrastate in egual misura. L’attuale normativa locale, infatti, prevede una sostanziale differenziazione tra le restrizioni per le sale giochi e quelle per i locali pubblici che ospitano slot machine pur avendo un altro core business.

    Sale gioco: il Regolamento del Comune

    Per quanto riguarda la prima categoria – in cui, ad esempio, rientrano sale video-lottery, sale bingo, agenzie per la raccolta di scommesse sportive, negozi monotematici… insomma tutti quei locali in cui l’attività prevalente è mettere a disposizione degli avventori i cosiddetti “giochi leciti” – il regolamento genovese è piuttosto restrittivo. Oltre ai consueti vincoli di orario (l’attività può essere svolta solo dalle 9 alle 19.30), questi spazi non possono sorgere all’interno di immobili di proprietà comunale e a meno di 300 metri da scuole, università, luoghi di culto, cimiteri, impianti sportivi, centri giovanili o istituti frequentati da giovani, strutture residenziali in ambito sanitario o socio-assistenziale, strutture ricettive, balneari e spiagge, giardini, parchi e spazi pubblici attrezzati e altri spazi verdi pubblici attrezzati. La distanza scende a 100 metri, invece, da sportelli bancari, postali o bancomat, agenzie di prestiti di pegno o attività in cui si eserciti l’acquisto di oro, argento, oggetti preziosi per evitare una connessione troppo diretta tra la disponibilità di denaro e la possibilità di giocarlo.
    Inoltre, è vietata l’installazione di qualsiasi gioco all’esterno (ad esclusione dei giochi per bambini) e qualsiasi forma di pubblicità ad esclusione di quella delle vincite che, tuttavia, deve essere accompagnata anche dalla descrizione degli importi giocati. Ben visibili, invece, devono essere la probabilità di vincita e il materiale informativo predisposto dalla Asl sui rischi correlati al gioco.
    Diversa, invece, la situazione per bar, tabacchini e altri esercizi commerciali che decidano di installare una o più slot machine al proprio interno. Questa tipologia di macchinette, note con il nome di “new slot”, non possono dispensare premi in denaro superiori a 100 euro per partita e devono erogare un quantitativo complessivo di premi non inferiore al 75% delle giocate. Di per sé, i giochi disponibili per questo tipo di terminali non dovrebbero ricomprendere il poker e le sue regole fondamentali, ma sappiamo benissimo che tutti i dispositivi in fondo non sono altro che un tentativo di malcelato scimmiottamento del più classico gioco di carte. Con gli stessi vincoli di orario delle sale giochi, le new slot non possono in ogni caso essere collocate in edifici pubblici, all’interno di ospedali, luoghi di cura o di culto, istituti scolastici o strutture universitarie. Divieto di installazione di macchinette anche in locali di proprietà della pubblica amministrazione o delle sue società partecipate e in aree pubbliche lasciate in concessione a privati, compresi dehors, circoli privati, sedi di associazioni, società di mutuo soccorso e pubbliche assistenze.

    «Il regolamento comunale – dice Giorgio Schiappacasse, direttore del Sert genovese  – è virtuoso perché l’amministrazione ha fatto quello che poteva con i mezzi a disposizione. Il problema è che c’è ben altro oltre le sale gioco: basti pensare solamente al gioco online. D’altronde stiamo parlando di un settore che non ha alcun rischio di impresa perché le vincite vengono calcolate in base all’incasso. Non è vera economia perché i soldi che circolano nelle macchinette potrebbero essere spesi per comprare un chilo di pane, un paio di scarpe e far circolare l’economia reale. Senza considerare che lo Stato degli 80-90 miliardi l’anno che movimenta questo settore incassa poco più del 10%».

    Ma non è solo una questione economica. C’è soprattutto un problema di salute e togliere agli enti locali la possibilità di dire la propria in questo campo, come rischia di fare la nuova normativa nazionale, potrebbe essere molto pericoloso considerato anche che l’autorità ultima in fatto di tutela della salute dovrebbe essere il sindaco. «C’è un discorso di salute – conferma il direttore del Sert – che dovrebbe venire prima di certi interessi economici. E, invece, pensiamo che addirittura c’era un distributore automatico di “gratta e vinci” alla Poste centrali di piazza Dante. La ludopatia è una piaga in costante espansione e coinvolge persone dai 25 agli 80 anni. Un disastro anche sul piano educativo per i giovani perché si dà l’illusione che la vita possa risolversi con un atto magico e non investendo con fatica e impegno su se stessi. Il trucco è dire che c’è il giocatore patologico che si differenzia da quello “sociale” perché è malato. Ma, in realtà, tutti siamo influenzabili e tutti possiamo essere a rischio. Con questo sistema, invece, si tende a rassicurare chi gioca perché difficilmente riconoscerà di essere un ludopatico. Così ci si manleva da qualsiasi responsabilità e si prova a cancellare qualsiasi legame tra l’agente inquinante e il suo effetto nefasto, riversando la colpa su chi viene definito “diverso” perché ha problemi in quanto giocatore patologico».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Slot e gioco d’azzardo, dati in crescita: SOS del Comune, le contraddizioni dello Stato

    Slot e gioco d’azzardo, dati in crescita: SOS del Comune, le contraddizioni dello Stato

    slotmachineL’Italia rappresenta oltre il 15% del mercato europeo del gioco d’azzardo e, a fronte del 1% della popolazione, oltre il 4,4% del mercato mondiale con il triste primato del 23% delle giocate totali online. La spesa pro capite (calcolata sulle persone maggiorenni) in giochi con premi in denaro è di 1700 euro all’anno: una piaga che si diffonde soprattutto sulle fasce marginali della società e sui giovani. Lo dimostrano i dati dell’ultimo rapporto della Società italiana di pediatria che denunciano come un giovane su cinque tra i 12 e i 18 anni, pari a circa 800 mila adolescenti, gioca online o frequenta con abitudine una sala da gioco, senza che le famiglie ne siano al corrente. Un dato che sale a 1,2 milioni di ragazzi se si considera l’intera fascia dei minorenni.

    I ricavi che lo Stato percepisce con la tassazione di questo settore non seguono l’incremento esponenziale del gioco d’azzardo: se, infatti, nel 2004 a fronte di un giro di affari di 24 miliardi di euro lo Stato ne incassava 7,7, nel 2014 a fronte di un ricavo complessivo di 88,6 miliardi nelle casse pubbliche sono entrati poco più di 6 miliardi.

    Ma, al di là dell’aspetto meramente economico, senza considerare il gioco sommerso e gli affari delle mafie, ciò che più preoccupa sono le ripercussioni sociali e sanitarie: secondo quanto disposto dal decreto Balduzzi, il gioco d’azzardo patologico è stato incluso nei livelli essenziali di assistenza e la legge di stabilità 2015 stanzia 50 milioni di euro per l’assistenza di questo settore in cui, si stima, rischi di incappare un italiano su tre. La cifra importante stanziata dal governo, sintomatica dell’attenzione che si dovrebbe porre verso questa piaga, è tuttavia irrisoria nei confronti dell’onere complessivo che la cura per il gioco patologico d’azzardo fa ricadere sulla collettività: si parla di costo annuo medio di 38 mila euro per paziente, pari a un totale che tra i 5,5 e 6,6 miliardi di euro. Si stima che il gioco d’azzardo sia la causa di almeno il 10% delle separazioni coniugali e che i suicidi tra i giocatori siano 4 volte superiori rispetto al resto della popolazione: a ciò si aggiungono altri costi sociali come il deterioramento della qualità di vita, l’indebitamento, la perdita della casa, del lavoro e la maggiore permeabilità ad altre dipendenze.

    A metà 2013, secondo un’inchiesta pubblicata da Wired, Genova era la città italiana con la maggiore densità di esercizi che ospitano slot machine: se ne trovava una ogni 235 metri. Lo scorso anno, durante la giornata mondiale di sensibilizzazione, venivano stimati in oltre 1350 gli esercizi cittadini in cui fosse possibile il gioco d’azzardo e quasi una sessantina le sale specializzate. Non deve stupire, allora, che il Comune di Genova sia in prima linea per il contrasto a questa piaga sociale.

    Il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità una mozione bipartisan presentata dai consiglieri Nicolella (Lista Doria) e Campora (Pdl) – rispettivamente presidente e vicepresidente della Consulta cittadina contro il gioco d’azzardo –  per dire ancora una volta no alla proliferazione del gioco d’azzardo in città e per dare seguito ai risultati positivi che si sono riscontrati dopo l’approvazione del Regolamento comunale sulle sale da gioco e giochi leciti.

    La mozione si scaglia contro il disegno di legge che giace in Parlamento e che, secondo quanto emerso finora, potrebbe cancellare gli effetti positivi del Regolamento comunale che contrasta la diffusione delle sale da gioco soprattutto in riferimento ai luoghi sensibili (in particolar modo le scuole e altri spazi pubblici frequentati da bambini e giovani), individuando un raggio d’azione di 300 metri all’interno del quale non possono essere aperte sale da gioco, che scende a 100 metri per quanto riguarda sportelli bancari, agenzie di credito, banchi di pegni e compro oro. Accogliendo l’appello della Consulta comunale, il documento impegna sindaco e giunta a farsi parte attiva presso il Governo affinché la nuova normativa mantenga “le facoltà dei Comuni di imporre vincoli, obblighi e controlli sugli esercizi connessi al gioco d’azzardo”, introduca “norme a tutela dell’infanzia e dell’adolescenza” in particolare riguarda alla pubblicità e all’acceso dei locali in cui si gioca, istituisca un fondo finalizzato al contrasto del gioco patologico.

    «Il Comune di Genova deve farsi portavoce di questa battaglia – spiega Nicolella – un po’ perché questa amministrazione è stata tra le prime a produrre un atto fortemente incisivo per il contenimento della diffusione del gioco d’azzardo e un po’ perché la storia ci racconta che la prima normazione del fenomeno è arrivata propria dalla Repubblica di Genova, che istituì un banco di raccolta delle giocate che erano molto diffuse per scommettere sui nomi notabili che sarebbero stati estratti per far parte del Senato, come era consuetudine nella Repubblica».

    «Come Giunta – commenta l’assessore a Legalità e Diritti, Elena Fiorini – abbiamo espresso convintamente il nostro parare favorevole perché si tratta di una battaglia di civiltà che non possiamo non appoggiare. A fronte di una limitazione del numero dei concessionari su scala nazionale, la nuova normativa in via di definizione sembra andare nella direzione di una delegittimazione delle amministrazioni locali nella disciplina del fenomeno. Quindi il nostro regolamento comunale ma anche la legge regionale sarebbero a rischio». Un ostacolo notevole, soprattutto nell’ottica di una possibile imposta addizionale comunale proprio sui proventi dalla tassazione sul gioco d’azzardo che la stessa Fiorini starebbe mettendo a punto d’intesa con l’assessorato al Bilancio.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Certosa, San Bartolomeo: evento per combattere il gioco d’azzardo

    Certosa, San Bartolomeo: evento per combattere il gioco d’azzardo

    certosa-san-bartolomeo«Viviamo in una città e nello specifico in un quartiere preso d’assalto da sale gioco e slot  presenti in molti esercizi commerciali. In questo triste panorama, spesso si perde di vista un’altra emergenza sempre legata alla ludopatia: i giochi d’azzardo on line». Con queste parole Andrea Brina, presidente della Società Operaia Cattolica di S.Bartolomeo della Certosa già in prima linea per la difesa del chiostro medievale dell’omonima struttura nel cuore del quartiere della Val Polcevera, presenta un’iniziativa originale in collaborazione con la Ludoteca Labyrinth, un evento denominato “Chi gioca sano va lontano…”, una giornata interamente dedicata al gioco.

    Domenica 13 ottobre a partire dalle 15 i quartieri di Certosa e Rivarolo sono chiamati a raccolta per scoprire giochi nuovi, gratuiti ed alternativi che, come spiega il presidente Brina «possono costituire un’alternativa all’isolamento che crea la dipendenza dal gioco d’azzardo on line specialmente nei confronti delle nuove generazioni che sono più deboli e soggette a cadere nell’ingannoUscire di casa , spegnere il PC, dimostrare che è possibile giocare divertendosi e incontrando persone reali è quello che ci prefiggiamo, nella speranza che l’evento possa presto diventare un appuntamento mensile fisso».

    La manifestazione, che ha ottenuto il patrocinio del Municipio V Valpolcevera, si terrà presso i locali sociali in via S.Bartolomeo della Certosa 11 .Ci sarà la possibilità di provare tanti giochi di società, da quelli classici a quelli provenienti da tutto il mondo, ma anche rompicapo, giochi d’abilità e strategia. Inoltre grazie alla presenza del comitato “Non è un gioco”, promotori della Proposta di Legge 574 contro la diffusione del gioco d’azzardo, si potranno conoscere  i dati  e avere materiale informativo riguardo questa emergenza. Concluderà la giornata un monologo teatrale scritto e realizzato appositamente dall’attore Paolo Lazarich per riflettere sull’ossessione del giocatore compulsivo.

  • Casinò a Pegli: la protesta sveglia il Comune che blocca l’apertura

    Casinò a Pegli: la protesta sveglia il Comune che blocca l’apertura

    slot-house-bailammeAlla fine il Comune è riuscito a trovare il modo per rinviare, almeno per ora, l’inaugurazione della più grande sala giochi della città nei locali dell’ex Bailamme in via Ronchi 66 fra Pegli e Multedo. Dopo le proteste dei cittadini e l’iniziativa CASI-NO della comunità di Don Gallo (manifestazione in programma oggi alle ore 18 davanti al locale), è arrivata la decisione, già anticipata ieri nel corso della nostra diretta twitter da palazzo Tursi,  presa congiuntamente dall’assessorato allo Sviluppo Economico insieme all’assessorato Legalità e Diritti: «Vi sono delle irregolarità edilizie di cui non è stata richiesta la sanatoria – conferma a margine del Consiglio Comunale l’assessore Fiorini – e da questa istruttoria risulta che non sono presenti i posteggi, che devono essere presenti sulla base dell’articolo 17 del PUC, e inoltre, ex articolo 1 della legge regionale 17, va richiesta l’autorizzazione sindacale che può essere rilasciata solo se sussiste una distanza da alcuni luoghi sensibili come le scuole e i centri di aggregazione giovanile».

    Un provvedimento, quindi, che potrebbe essere solo temporaneo. In realtà, spiega l’assessore Fiorini, bisognerà vedere se la situazione è sanabile, capire se vi sono gli spazi per creare questi posteggi e se vi è una distanza sufficiente dai luoghi sensibili citati in precedenza. «Se questa sala fosse ubicata in un’area in cui non fosse consentita l’apertura, va da se che non sarebbe possibile».

    Ma come si spiegano le tempistiche di questo intervento del Comune all’ultimo minuto? È forse una risposta un po’ tardiva dovuta soprattutto all’inaspettata crescita della protesta? L’assessore Fiorini risponde sostenendo che in effetti «non c’era stata alcuna domanda e questa sala aveva iniziato un iter quando ancora questa Giunta non si era insediata». 

    Una situazione che conferma la debolezza degli enti locali nell’impedire la proliferazione di attività che possono comportare un grave rischio sociale. «C’è una normativa nazionale piuttosto ampia – spiega l’assessore – della quale l’ANCI aveva chiesto una modifica proprio per consentire maggiori poteri di intervento ai Comuni». Questi ultimi, però, hanno addirittura perso la possibilità di intervenire sugli orari di apertura a causa del decreto sulle liberalizzazioni, potendo adesso intervenire solo attraverso il PUC. «Per quanto riguarda le nuove aperture – conclude Fiorini – noi abbiamo un tavolo comune con la Questura e quindi la nostra direzione delle attività produttive riceve tutte le richieste di apertura aggiornate e siamo in grado di effettuare un controllo maggiore».

    Tuttavia il vicesindaco Bernini ieri ha  evidenziato la necessità di una nuova regolamentazione in materia e ha ammesso che l’autorizzazione per queste attività, rilasciata dalla Questura, dovrebbe essere sottoposta al vincolo del Piano Urbanistico Comunale, ma di fatto ciò non avviene.

    Le speranze erano state riposte nell’ormai noto decreto Balduzzi, ex ministro della Sanità, in cui inizialmente erano presenti norme particolarmente rigide sul tema delle sale gioco, ma che ha finito per essere profondamente ridimensionato e ammorbidito anche per ciò che riguarda i poteri da attribuire ai comuni su questa materia.

     

    Federico Viotti

  • Riduzione delle imposte ai locali che tolgono slot e videolottery

    Riduzione delle imposte ai locali che tolgono slot e videolottery

    Un fronte comune contro la ludopatia, è quello che a Genova le associazioni di categoria stanno cercando di tessere con l’amministrazione comunale. A pochi giorni dall’entrata in vigore dell’obbligo di avvertenza contro il rischio di dipendenza da gioco – previsto dall’applicazione del decreto del ministro della Sanità Balduzzi –  i commercianti fanno un altro passo in avanti nel tentativo di contenere quello che è uno dei più gravi ed urgenti fenomeni sociali degli ultimi anni.

    Bar, ristoranti e pubblici esercizi in genere sono infatti invasi da slot machines e videolottery che, in tempi di crisi, rappresentano una parte considerevole, e difficilmente rinunciabile, del loro fatturato. «Una tendenza che può però essere invertita con una detassazione delle imposte comunali, propone Cesare Groppi, segretario provinciale di Fiepet Confesercenti.

    La legge dello stato consente l’installazione delle slot Quindi nessun atto amministrativo degli enti locali può imporne lo smantellamento ai pubblici esercizi – continua Groppi – Ma questi ultimi potrebbero comunque essere incoraggiati a farlo, in cambio di una riduzione sostanziale, e non solo simbolica, di balzelli quali la tassa per l’occupazione suolo pubblico (Cosap) oppure, per chi non ha un dehors, l’imposta sui rifiuti».

    «D’altra parte, gli stessi esercenti sarebbero sollevati dalla possibilità di liberarsi delle famigerate macchinette che, attirando una clientela diversa da quella tradizionale e incentivando il rischio di furti, compromettono anche la sicurezza stessa del loro lavoro – aggiunge Groppi – Ma per fare questo è necessario un alleggerimento delle imposte, altrimenti non si può rinunciare ad uno strumento che, mediamente, porta circa un migliaio di euro al mese nelle casse dei pubblici esercizi e, in alcune zone, anche di più».

  • Gioco d’azzardo: la prima seduta della Consulta permanente

    Gioco d’azzardo: la prima seduta della Consulta permanente

    La prima seduta della “Consulta permanente sul gioco con premi in denaro, sua disciplina e indirizzi per la prevenzione della ludopatia” – istituita nel febbraio 2012 con deliberazione del Consiglio Comunale – si è svolta nel dicembre scorso e fin dal principio è emersa la problematica più scottante, ossia l’evidente legame tra sale gioco e l’aumento di gravi fenomeni di illegalità quali il riciclaggio di denaro e l’usura, elementi che sarà necessario approfondire con le autorità competenti.
    Dal punto di vista socio-sanitario, invece, la crescita della cosiddetta patologia da gioco d’azzardo (ludopatia) è il fattore che desta maggiore preoccupazione.

    Dopo aver evidenziato le criticità, i membri della Consulta hanno lanciato alcune proposte, sintetizzabili in 4 punti.

    «Il Comune, nella persona del Sindaco, dovrebbe intervenire con un’azione politica volta a chiedere una modifica della legislazione nazionale sul gioco con premi in denaro, in senso più restrittivo – spiega il presidente della Consulta, il dott. Pierclaudio Brasesco – Inoltre si dovrebbe costruire un meccanismo di disincentivazione all’installazione delle slot machine, unito ad un’azione educativa non criminalizzante, sia nei confronti degli esercenti, sia nei confronti della popolazione. In tal senso occorre estendere e condividere a livello di tutto il Comune di Genova le buone pratiche attivate a livello dei Municipi. Infine, è necessario sostenere la pratica dei gruppi di auto-aiuto che ben si affianca alle attività dei SERT nell’ambito delle dipendenze».

    Visto che la campagna elettorale è ormai avviata, il presidente della Consulta invita i partiti e le liste a«Esprimersi con chiarezza e trasparenza in merito alle iniziative che intendono intraprendere, sia in Parlamento, sia nell’eventualità in cui accedessero al Governo del Paese».

  • Videopoker e slot: cosa è stato fatto contro il gioco d’azzardo?

    Videopoker e slot: cosa è stato fatto contro il gioco d’azzardo?

    IL PRECEDENTE

    Ottobre 2011: la Camera di Commercio di Genova ha pubblicato un’indagine secondo la quale tra il 2005 e il 2010 i locali in cui si pratica gioco d’azzardo sono aumentati del 63%. L’ultimo in ordine di tempo inaugura a Certosa, proprio mentre il Monopolio di Stato fissa nuove regole per la presenza di slot machine, video poker e analoghe “macchinette” all’interno di negozi e locali: come vi avevamo raccontato allora su Era Superba, vige l’obbligo di riservare agli apparecchi di gioco un’estensione di 2 metri quadrati (da moltiplicare per il numero di postazioni, in caso di macchinette che permettono il gioco a più utenti in contemporanea).

    Se da un lato si cerca dunque di limitare l’eccessivo assembramento all’interno di uno stesso locale, non ci sono provvedimenti per contenere il numero di attività commerciali che in uno stesso quartiere permettono il gioco d’azzardo.

    Marzo 2012: gli abitanti di Rivarolo avviano una raccolta firme contro l’apertura di nuove sale da gioco, che ottiene circa 1.800 adesioni e si trasforma in una petizione popolare che coinvolge tutta la città, da indirizzare alle Commissioni competenti in Parlamento.

    Aprile 2012: la Regione Liguria vara una legge contro il gioco d’azzardo, firmato dai consiglieri Lorenzo Basso (Pd) e Massimo Donzella (Noi per Claudio Burlando), volto a contrastare soprattutto la dipendenza dal gioco d’azzardo, una vera e propria sindrome chiamata ludopatia che secondo il Ministero della Sanità coinvolge circa un milione di persone solo in Italia. In particolare, la legge imporrà agli esercenti di stampare ed esporre avvertenze (labuso di gioco provoca dipendenza; il gioco eccessivo può ridurti in povertà, ecc) e di devolvere il 3% degli incassi delle macchinette a un Fondo contro la dipendenza da gioco, che dovrà essere istituito tramite un decreto ministeriale.

    L’iniziativa ligure arriva contestualmente all’annuncio del Ministro della Sanità Balduzzi, che intende assimilare ufficialmente la ludopatia alle dipendenze da droga e alcol e inserirne la cura nei Lea (Livelli Essenziali di Assistenza, ossia le prestazioni che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a garantire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento del ticket).

    Settembre 2012: la legge regionale è inapplicata. Nonostante il provvedimento entrato in vigore in primavera, è prevista entro breve l’apertura di 16 nuove sale a Sampierdarena nella zona di via Molteni, via Avio e via Buranello. La principale critica mossa alla legge è il suo carattere generico, in quanto impone semplicemente la “lontananza delle sale da gioco da scuole o da altri luoghi frequentati da soggetti deboli“.

    IL PRESENTE

    Prosegue la lotta al gioco d’azzardo, che in questi mesi ha visto i cittadini impegnati nel contrasto all’apertura di nuove sale, in particolare nelle zone di Certosa e Sampierdarena. È stimato che a Genova ci sono circa 600 sale gioco, un numero che comprende solo i locali destinati esclusivamente al gioco d’azzardo e non i numerosi bar, tabaccherie e locali di altro genere che hanno al loro interno le macchinette pur svolgendo anche altre finalità commerciali.

    A fronte degli ostacoli nell’applicazione della legge regionale varata lo scorso aprile, un provvedimento del Municipio Centro Est ha da poche settimane creato un precedente che potrebbe cambiare notevolmente la situazione. Come ci ha spiegato l’Assessore Maria Carla Italia, il 9 ottobre è stata approvata una mozione secondo cui il Municipio non rinnoverà le concessioni ai locali che hanno al loro interno slot machine e altri dispositivi per il gioco d’azzardo.

    Anche il Municipio Medio Levante si è mosso in questo senso, ma con un provvedimento differente: è stata infatti preparata una vetrofania da esporre sulla porta degli esercizi commerciali che non hanno apparecchi per il gioco d’azzardo.

    Marta Traverso

  • Municipio Centro-Est: lotta al gioco d’azzardo, dalle parole ai fatti

    Municipio Centro-Est: lotta al gioco d’azzardo, dalle parole ai fatti

    Quando alle dichiarazioni d’intento seguono i fatti, siamo sulla buona strada. È quanto accade nel Municipio Centro-Est che ha deciso di intraprendere una dura battaglia contro la proliferazione di slot machine, videopoker e tutti i dispositivi elettronici dedicati al gioco d’azzardo. Dalla vigilanza alla prevenzione, sono due i documenti significativi, recentemente approvati all’unanimità dal Consiglio municipale.

    «Abbiamo intenzione di procedere con una serie di interventi organici – spiega l’assessore  Maria Carla Italia – Il Municipio non ha molte competenze in questo ambito, eppure qualcosa è possibile fare».
    Il 1° agosto scorso è stata la volta della mozione con la quale il Municipio Centro-Est «si impegna a vigilare sul rispetto delle norme esistenti e sulle situazioni di irregolarità che sono di sua competenza, nonché ad intraprendere azioni educative e di prevenzione del fenomeno» e chiede l’attivazione della Consulta permanente sul gioco con premi in denaro – approvata dal precedente Consiglio Comunale all’inizio del 2012 – e la partecipazione di diritto dei rappresentanti dei Municipi, attualmente previsti solamente come eventuali.
    «Una delle prerogative del Municipio è concedere immobili di proprietà comunale siti nel territorio municipale alle realtà associative del territorio – continua l’assessore Italia – Esiste un regolamento che fissa dei criteri sulla base dei quali le domande vengono valutate. Nella seduta del 9 ottobre abbiamo approvato delle modifiche ai criteri sopracitati. In particolare è stata inserita, quale clausola ostativa al rinnovo delle concessioni, la presenza nei locali di slot machine ed altri apparati per il gioco d’azzardo».

    «Il regolamento precedente, risalente al 2008, quando il fenomeno non aveva assunto queste preoccupanti dimensioni, non prevedeva paletti in questo senso – sottolinea l’assessore – Oggi se un’associazione vorrà ottenere l’autorizzazione all’uso del locale non dovrà installare le macchinette per il gioco d’azzardo».

    «Un altro aspetto su cui intendiamo darci da fare è quello relativo alla prevenzione, soprattutto rivolta ai più giovani –  conclude Maria Carla Italia – Stiamo organizzando delle iniziative dedicate alle scuole elementari e medie che abbiamo già proposto ai dirigenti scolastici.

    In forme diverse, anche altri municipi stanno portando avanti battaglie simili. Ricordiamo ad esempio l’iniziativa del Municipio Medio-Levante che ha inventato un logo per sostenere chi dice no al gioco d’azzardo. Un adesivo riportante la dicitura “No slot, Apprezzalo” identificherà ogni locale virtuoso in cui non sono presenti le macchinette per il gioco d’azzardo.

     

     

    Matteo Quadrone

     

  • Regione Liguria: una proposta di legge contro video poker e slot machine

    Regione Liguria: una proposta di legge contro video poker e slot machine

    La Regione Liguria è in prima linea contro il proliferare di sale gioco sul territorio. Negli ultimi mesi il numero di locali destinati al gioco d’azzardo è triplicato e ora inizia a serpeggiare la preoccupazione fra i banchi del Consiglio. “Ludopatia”… questo il termine con cui si intende fotografare una situazione al limite.

    E’ stato approvato all’unanimità un progetto di legge rivolto alle Camere “Norme contro la pubblicità dei giochi con corresponsione di premi in denaro e per la prevenzione del gioco patologico” firmato dai consiglieri Lorenzo Basso (Pd) e Massimo Donzella (Noi per Claudio Burlando). Massimo Donzella ha dichiarato: «L’ampliamento che ha avuto questo fenomeno incide in modo devastante nel campo sociale dei costi e delle dipendenze. Oggi quasi un milione di persone sono dipendenti dal gioco, parliamo di giocatori compulsivi che non riescono a contenere istinti con conseguenze negative verso se stessi e la propria famiglia. Con questa legge vogliamo che sia vietata in tutti i modi la pubblicità. Ci sono espressioni dle tipo “gioca in modo responsabile” che sono palliativi che non si possono accettare. Inoltre, rispetto a quanto trattato dal Parlamento, vogliamo che il divieto per i minori sia rigoroso».

    La legge regionale stabilisce il divieto della propaganda pubblicitaria dei giochi e ogni forma di pubblicità sulla rete Internet, al di fuori dei siti che offrono direttamente il servizio di gioco online. Chiunque trasgredisca al divieto previsto dal comma 1 è soggetto ad una sanzione amministrativa da euro 10.000 a euro 100.000. La proposta prevede inoltre, dal 1º giugno 2012l’obbligo di avvisi informativi come in passato si decise di fare per le sigarette: su ciascun lato dei tagliandi relativi a giochi posti in vendita al pubblico deve essere riportata a stampa e in modo da coprire almeno il 20 per cento della superficie totale, una delle seguenti avvertenze: l’abuso di gioco provoca dipendenza; il gioco eccessivo può ridurti in povertà; questo gioco può nuocere alla tua salute; proteggi la tua famiglia: non rovinarti giocando; il tuo medico può aiutarti a smettere di giocare.

    I gestori, inoltre devono esporre nei locali in cui vengono posti in vendita giochi, in maniera chiara e visibile, cartelli recanti uno degli avvisi suddetti. Le stesse avvertenze devono essere esposte su ogni apparecchio del tipo “newslot”. È prevista, in caso di violazione, la chiusura dell’esercizio commerciale o del punto di offerta del gioco da dieci a trenta giorni. In caso di reiterazione per almeno tre volte in tre anni della violazione sono revocate licenze ed ogni autorizzazione amministrativa.

    La proposta di legge stabilisce, infine, che una quota non inferiore al 3% degli introiti derivanti all’Erario dal comparto giochi sia devoluta ad uno speciale Fondo contro la dipendenza da gioco da istituirsi attraverso un decreto del Ministero della Salute; che una quota non inferiore al 3% degli introiti derivanti all’Erario dal comparto giochi sia devoluta al Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell’usura e una quota pari al 30% delle somme derivanti dalle sanzioni amministrative comminate per violazione della presente legge e di ogni altra normativa relativa ai giochi è devoluta in egual misura al Fondo contro la dipendenza da gioco e al Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell’usura.

    La proposta adesso sarà presentata in Parlamento. La Regione Emilia-Romagna ha chiesto una copia della legge per valutarla e, dopo eventuali modifiche, votarla e presentarla in Parlamento. Se anche altre Regioni decidessero di seguire l’esempio, l’iniziativa potrebbe allargarsi a macchia d’olio sull’intera penisola.

    A conferma dell’attenzione tutta ligure sul delicatissimo argomento, è già esecutiva la legge presentata dall’ex sindaco di Rapallo, ora consigliere regionale, Armando Ezio Capurro: è vietata l’apertura di sale gioco a meno di 300 metri da scuole, luoghi di culto, impianti sportivi e luoghi frequentati da giovani.

    Lo stesso Capurro ha presentato anche una proposta di legge (anche questa approvata all’unanimità dal Consiglio) ancora più drastica che prevede il divieto di installazione di video poker e slot machine nei locali pubblici (ad esempio bar e tabaccherie…). Adesso la palla passa al Parlamento.