Tag: tecnologie

  • La Svezia sono io: Twitter libero per una cittadinanza 2.0

    La Svezia sono io: Twitter libero per una cittadinanza 2.0

    sveziaI’m @sweden, la Svezia sono io. I paesi dell’area scandinava non sono nuovi a iniziative in cui si mette in luce il potere collaborativo del web (vedi un altro illustre esempio, quello della costituzione in Islanda).

    Il governo svedese ha istituito un account Twitter ufficiale della Svezia per promuovere il Paese a fini turistici in tutto il mondo. Questo account non è però gestito da un qualche stagista o da membri interni di ipotetici uffici istituzionali. No, ogni cittadino svedese può diventare @sweden per sette giorni.

    La campagna Curators of Sweden, che permette ai comuni cittadini di diventare rappresentanti ufficiali della Svezia sul web è stata avviata lo scorso 10 dicembre dall’Ente nazionale del turismo svedese. Ogni persona che si occupa dell’account può dunque raccontare come si vive e cosa c’è da vedere in Svezia  in un’ottica non istituzionale né tantomeno marchettara, ma semplicemente attraverso i propri pensieri. Lo staff dell’ente svedese ha così motivato l’iniziativa: “Nell’era di Internet e della trasparenza, se vuoi essere credibile, devi lasciare il controllo e il potere al popolo“.

    Marta Traverso

  • Approposito di app: crea un’applicazione per i consumatori

    Approposito di app: crea un’applicazione per i consumatori

    appLa tecnologia può risultare un supporto notevole per i consumatori: ormai molti di noi possiedono cellulari in grado di connettersi a Internet e sfruttare applicazioni (molte delle quali gratis) capaci di fare praticamente ogni cosa.

    A questo scopo l’Unione Nazionale Consumatori ha bandito un concorso per sviluppatori di app per cellulari, smartphone o tablet dal titolo APProposito di APP, per il quale sarà possibile inviare entro venerdì 3 febbraio 2012 l’idea per un’applicazione utile ai consumatori nella loro vita quotidiana.

    La domanda di partecipazione dovrà indicare i dati personali del partecipante (nome e cognome, luogo e data di nascita, residenza, codice fiscale, telefono ed e-mai) e una sintesi di contenuto, utilità e modalità di funzionamento dell’applicazione.

    Il materiale dovrà essere  spedito all’Unione Nazionale Consumatori (via Duilio 13 – 00192 Roma) o all’indirizzo mail info@consumatori.it.

    In palio, oltre alla realizzazione dell’app, il vincitore avrà un iPad 2 e la possibilità di effettuare uno stage di tre mesi nell’area stampa dell’Unione Nazionale Consumatori.

    Marta Traverso

  • Wifi gratis Genova: a Voltri l’esempio della Farmacia Serra

    Wifi gratis Genova: a Voltri l’esempio della Farmacia Serra

    wifi gratis

    Non si limitano a vendere medicine e a fornire consigli ai clienti. Nella periferia genovese c’è un esempio di come un’attività commerciale in apparenza come tante altre possa davvero fare la differenza, anche e soprattutto in tempi di crisi come questo.

    La farmacia Serra di Voltri (via Camozzini 132, a due passi dal capolinea del bus 1) è un vero e proprio polo sanitario sul web: i suoi prodotti sono venduti anche tramite e-commerce; il suo blog è nella top ten della classifica nazionale Ebuzzing sui blog a tema Salute; ha un profilo attivissimo sui principali social network, in testa Facebook, Twitter, YouTube e Foursquare; è un punto di riferimento dei principali blog e siti web su mamme & bambini.

    Non solo: da alcuni giorni la farmacia è diventata hot spot wi-fi gratuito, che permette di navigare in libertà all’interno della farmacia e nel raggio circostante di 300 metri. Un modo per arricchire il rapporto farmacista-cliente ricercando insieme sul web notizie e temi inerenti la salute, ma anche e soprattutto una via per rendere più vivo uno dei quartieri più depressi della città, dove le attività commerciali sono sempre meno e la distanza dal centro penalizza lo sviluppo di iniziative d’interesse. Una definizione – quella appena data – a cui si trova subito l’eccezione: l’investimento della farmacia Serra dimostra che non esistono limiti per chi vuole contribuire, anche solo nel proprio piccolo, a rendere migliore la terra in cui viviamo.

    È inoltre opportuno ricordare che il wi-fi è un tema molto sentito a Genova, che da tempo vede contrapporsi due “rivali” nella gestione delle aree in cui è possibile navigare (non sempre agratis, ahimé): da un lato l’associazione Cittadini Digitali e il consorzio Vallicom, dall’altro le isole Wi-fi recentemente inaugurate dal Comune di Genova, passando per l’autonomia del Porto Antico e di alcuni locali o ristoranti della città.

    Non sarebbe bello che istituzioni, associazioni e privati trovassero una via comune per rendere Genova una città veramente digitale?

    Marta Traverso

  • Sopa e Pipa, sciopero del web: Google, Facebook e Twitter offline?

    Sopa e Pipa, sciopero del web: Google, Facebook e Twitter offline?

    googleAnzitutto state tranquilli: oggi si potrà navigare senza problemi su Google, Facebook e Twitter, tre fra i siti web più cliccati al mondo che stanno appoggiando le proteste contro la Sopa (Stop Online Privacy Act) e la Pipa (Protect Intellectual Property Act). Non ci sarà dunque il tanto temuto sciopero del web che avrebbe dovuto verificarsi oggi, lunedì 23 gennaio.

    Continuano tuttavia i giorni di fermento su questo fronte.

    Ricapitoliamo quanto avvenuto: il primo sciopero ha avuto luogo lo scorso 18 gennaio e ha visto coinvolta Wikipedia, che ha chiuso i propri siti in tutto il mondo per un giorno facendo da apripista a blog e siti che ne hanno seguito l’esempio.

    Pochi giorni dopo la lotta alla pirateria ha mietuto la sua prima vittima, con la chiusura dei siti di streaming video Megavideo e Megaupload e l’arresto del fondatore Kim Dotcom.

    Si paventava per oggi un nuovo sciopero, che avrebbe dovuto coinvolgere in modo più massiccio chi fa del web il proprio mestiere e crede nella libera condivisione dei contenuti, un tema così sentito che in Svezia ne hanno fatto pure un culto religioso.  La notizia è stata archiviata come l’ennesima bufala che – per dirla con le parole di De Andrè – come una freccia dall’arco scocca vola veloce di bocca in bocca.

    Gli sviluppi su questo fronte sono rassicuranti: l’iter delle leggi Sopa e Pipa, che dovevano essere discusse al Congresso degli Stati Uniti il prossimo febbraio, è stato sospeso a data da destinarsi, finché non verrà trovato un “accordo più ampio sulla soluzione” in termini di pirateria online, come spiegato dallo stesso promotore delle due leggi, il deputato repubblicano Lamar Smith. Accordo che molto probabilmente non arriverà mai.

    In compenso sul fronte italiano le notizie non sono altrettanto buone: il prossimo 20 febbraio sarà discussa una proposta dell’onorevole leghista Giovanni Fava, già ribatezzata Sopa italiano, che permette a chiunque di chiedere la rimozione di qualsiasi contenuto pubblicato online a fronte del sospetto di violazione del diritto d’autore, prima ancora che tale sospetto venga confermato da una qualche autorità giudiziaria o amministrativa.

    Marta Traverso

  • Ebook gratis a scuola? Dalla Liguria parte la proposta di legge

    Ebook gratis a scuola? Dalla Liguria parte la proposta di legge

    ebookI libri di scuola sono tanti, costano una fortuna e soprattutto fanno venire mal di schiena ai bambini. Oltre a questo, l’evoluzione nel campo dell’editoria digitale sta portando non pochi sviluppi che potrebbero avvantaggiare l’apprendimento nella scuola primaria: libri ipertestuali, collegamenti, testi multimediali e così via.

    In alcune scuole d’Italia è già partita in via sperimentale un’introduzione degli ebook al posto dei libri di testo cartacei. Ora si fa un passo avanti, e presto potrebbe partire un iter parlamentare che porterà a una legge ad hoc sul futuro dell’ebook nelle scuole.

    Il tutto parte da tre consiglieri regionali liguri del Pdl, Roberta Gasco, Gino Garibaldi e Marco Scajola. La loro proposta è fornire eReader in comodato d’uso gratuito per le scuole elementari e a prezzi scontati per la scuola media, una richiesta che l’Assessore Regionale Rossetti ha inviato direttamente al Ministero della Pubblica Istruzione. In questo modo si eviterebbe alle famiglie la spesa del lettore di ebook e si formerebbe una generazione di veri nativi digitali. Sperando che a casa, come contraltare, leggano ancora le favole sui libri di carta.

    Marta Traverso

  • Legge e web: Megaupload chiuso dall’FBI, ma era attivo da 7 anni

    Legge e web: Megaupload chiuso dall’FBI, ma era attivo da 7 anni

    Arrestato dall’FBI Kim Schmitz, il fondatore di Megaupload. La notizia ha creato scalpore, e non poteva essere altrimenti considerando che Megaupload contava (usiamo il passato perché il sito è stato oscurato) 45 milioni di utenti all’anno. Le accuse parlano di violazione delle norme anti-pirateria che avrebbe causato un danno di oltre 500 milioni di dollari alle compagnie proprietarie dei contenuti protetti dal diritto d’autore.

    Kim Schmitz è stato arrestato in Nuova Zelanda insieme ad altri tre dirigenti della Megaupload-Limited, società registrata ad Hong Kong. Per chi non ha mai frequentato il sito, Megaupload offriva gratuitamente la possibilità di caricare file fino a 2 GB e scaricare file non più grandi di 1 GB e metteva a disposizione dell’utente uno spazio di 200 GB. Ma esisteva anche la possibilità di usufruire del servizio a pagamento, l’account Premium, che offriva spazio di archiviazione illimitato.

    La comunicazione del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti d’America fa un po’ di chiarezza su quella che è l’accusa: “[…] hanno condotto la loro operazione illegale usando un modello di business espressamente disegnato per promuovere l’uploading dei contenuti più popolari e coperti da copyright, disponibili a milioni di utenti per il download.”

    A questo punto le domande che viene naturale farsi sono principalmente due:

    – Megaupload è online dal 2005, perchè ci vogliono sette anni per rendersi conto che l’attività che svolge il sito è illegale?

    – Che ne sarà ora di tutti quegli utenti “Premium” che avevano pagato per usufruire dei servizi di Megaupload?

    Alla prima domanda è difficile dare risposta, nel senso che ci troviamo davanti ad un problema cardine del nostro tempo. Internet è più veloce della legge e la legge non è mai riuscita a reggere il ritmo. La rapidità con cui negli ultimi dieci anni Internet è entrato nelle case e nella quotidianità delle persone è impressionante, dal canto suo, invece, la macchina legislativa è da secoli abituata a lavorare su ritmi diversi. Un dislivello destinato a farsi sempre più pressante negli anni futuri. Il concetto di “libertà digitale” scontra con quello di “copyright” in moltissimi aspetti, come se l’intera legislazione sul web si basasse su equilibri sottili e quantomeno provvisori, in balia del tempo e della rete stessa. Ma siamo davanti ad un argomento vasto e delicato, per questo motivo proporremo su queste pagine nei prossimi giorni alcune riflessioni sulla materia.

    Per quanto riguarda la seconda domanda, se quello di Megaupload può considerarsi “schema di Ponzi” (modello economico di vendita che promette guadagni alle vittime di una truffa a patto che queste reclutino nuovi investitori da truffare), il rimborso diventa una chimera, come accaduto per la recente e clamorosa truffa di Bernard Madoff ex presidente NASDAQ nel dicembre 2008.

    Intanto su social e forum la protesta contro la chiusura del portale di condivisione non ha confini e si estende da Tokyo a New York…

  • Gaatle: motore di ricerca a impatto zero per ridurre la CO2

    Gaatle: motore di ricerca a impatto zero per ridurre la CO2

    Pensate che le attività che danneggiano maggiormente l’ambiente sono usare la macchina invece dei mezzi pubblici e non riciclare correttamente i rifiuti? Bene, sappiate che anche navigare in Internet inquina.

    Più precisamente, secondo una ricerca di un fisico della Harvard University di Boston, ogni ricerca che viene fatta sul web genera un consumo di elettricità che porta all’emissione di 7 mg di CO2. Ovvero: Google & affini inquinano.

    Per questa ragione un team di sviluppatori che promuove il web a impatto zero ha creato Gaatle, un motore di ricerca dalla struttura molto simile a Google – se non fosse per il fastidioso sfondo nero – che secondo una stima porterebbe un oltre 750 megawattora all’anno.

    Marta Traverso

  • Reoose: uno store online per baratto, riutilizzo e beneficenza

    Reoose: uno store online per baratto, riutilizzo e beneficenza

    barattoLa crisi economica ha indebolito l’euro, alzato le tasse, tolto il lavoro e congelato le pensioni. Operazioni fino a ieri semplici come fare la spesa stanno diventando sempre più delicate, frutto di conteggi al centesimo per disporre dell’essenziale, non sprecare e soprattutto scovare ogni possibile via di risparmio.

    Anche per questo motivo – oltre che per un’ideologica saturazione del consumismo – negli ultimi tempi vanno per la maggiore i temi dell’autoproduzione e del baratto. Sono molti i siti e le community online nati appositamente per dare consigli su questi argomenti e mettere in contatto persone che li vogliono mettere in pratica nella loro vita.

    L’ultimo è Reoose, un sito creato nel settembre 2011 da Luca Leoni e dalla moglie Irina. I suoi creatori lo definiscono un eco-store, ovvero un sito che promuove lo scambio di prodotti con un occhio all’ambiente: ogni prodotto che si vuole cedere è messo online e gli viene attribuito un valore simbolico in crediti (indipendente dalla marca ma basato sull’effettivo stato nuovo-usato del prodotto e del potenziale valore inquinante), che sostituiscono in tutto e per tutto il prezzo in denaro.

    Lo scambio si basa su un tipo di baratto definito asincrono, perché può passare anche diverso tempo dalla “vendita” del prodotto al trovare un acquirente. I crediti accumulati dopo aver venduto l’oggetto possono essere riutilizzati in due modi: o acquistando un altro oggetto o donandoli a una Onlus, che potrà acquistare all’interno di Reoose oggetti utili per i propri scopi.

    Marta Traverso

  • Tagli all’editoria: in crisi la rivista “Il Mucchio Selvaggio”

    Tagli all’editoria: in crisi la rivista “Il Mucchio Selvaggio”

    mucchio selvaggioBrutto inizio d’anno per l’editoria indipendente: il 2012 si era aperto con lo stop alla pubblicazione su carta del quotidiano di sinistra Liberazione, ma sono davvero molte le testate che rischiano di veder chiudere i battenti a causa della sforbiciata ai finanziamenti governativi.

    Un altro esempio è Il Mucchio Selvaggio, storica rivista musicale nata 34 anni fa e che ha calcolato di avere ancora sei mesi di vita prima di dover interrompere la pubblicazione. Una crisi che lo staff sta cercando di risolvere con un appello via web ai lettori, che recita così: “Il 15 percento in meno tolto retroattivamente sui contributi statali per l’editoria relativi al 2010 e ulteriori preannunciati tagli del 50 percento su quelli del 2011. Nonostante le vendite positive degli ultimi tempi in trenta giorni o poco più dobbiamo trovare un modo per continuare a esistere. La soluzione, in verità, è una: abbiamo bisogno di voi, abbiamo bisogno che duemila di voi si abbonino. Ora e subito. (…) Basta cambiare un’abitudine per salvare questo giornale. O regalate un abbonamento a un vostro amico, o sottoscrivete un’offerta simbolica per sostenerci“.

    Duemila nuovi abbonati entro fine gennaio: questo il calcolo perché la rivista torni in edicola a partire dal numero di marzo e non sia costretta a chiudere definitivamente i battenti. Un piccolo investimento, un regalo, una donazione: in tempi come questi, in cui tutti (o quasi, ops) dobbiamo stringere la cinghia, cifre come questa non sono mai spese male.

    Marta Traverso

  • Apps4Italy: concorso per sviluppatori di applicazioni

    Apps4Italy: concorso per sviluppatori di applicazioni

    appPochi giorni fa si è festeggiato il quinto compleanno dell’iPhone, lo storico cellulare di casa Apple che ha rivoluzionato il modo di concepire la telefonia mobile.

    Ormai buona parte di noi possiede cellulari che non si limitano a fare chiamate e sms, ma hanno la funzione importantissima delle app: scaricando o acquistando un’applicazione si può sapere quali sono le farmacie aperte, a che ora passa il prossimo autobus, come risparmiare energia nelle nostre case.

    Il concorso Apps4Italy è rivolto a tutti gli smanettoni del web (privati, aziende, associazioni) residenti nell’Unione Europea che vogliono realizzare un’app che si serva di dati pubblici in un modo innovativo e utile per la collettività. Il progetto va inviato entro il 10 febbraio 2012 e deve essere scaricabile gratuitamente dal web entro quella data e per i sei mesi successivi al concorso.

    Ai fini della premiazione sarà data particolare rilevanza alle proposte con le seguenti caratteristiche:
    – utilizzo di dati aperti provenienti da pubbliche amministrazioni italiane o da privati;
    – attivazione di collaborazioni tra individui, gruppi e istituzioni provenienti da diverse regioni italiane;
    – riutilizzo dell’applicazione in più contesti e siano in grado di servire molti utenti su tutto il territorio nazionale, in particolare in quelle zone d’Italia dove la cultura del riutilizzo di dati pubblici non è diffusa;
    – applicazioni che prevedono l’utilizzo di software free/open source e di licenze aperte.

    Il montepremi totale in palio per i primi tre classificati è di 40.000 €. Per tutte le informazioni si può contattare l’indirizzo info@apps4italy.org.

    Marta Traverso

  • 2012 anno delle energie rinnovabili: come vivere a emissioni zero?

    2012 anno delle energie rinnovabili: come vivere a emissioni zero?

    pannelli solariL’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 2012 anno delle energie rinnovabili: per i prossimi dodici mesi l’impegno delle principali istituzioni del pianeta sarà sviluppare l’utilizzo di fonti energetiche alternative e garantire l’accesso all’energia elettrica all’1,4 miliardi di persone al mondo che ancora non ne dispongono.

    Il concetto di sostenibilità è tuttavia qualcosa che però va oltre il crescente allarmismo sui cambiamenti climatici e le polemiche sulla scarsa attenzione all’ambiente da parte dei governi. Ciascuno di noi può, nel suo piccolo, fare la propria parte per vivere a impatto zero e contribuire a rendere più sostenibile il pianeta.

    La rivista Wired ha a questo proposito stilato cinquanta consigli per vivere a impatto zero. Eccone alcuni:

    – Riduci il consumo di alcool e carne. Smetti di fumare.

    – Rendi più bello il tuo quartiere, riqualifica un’area abbandonata trasformandola in un orto o in un giardino.

    – Stringi un contratto per avere energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili.

    – Non lasciare in standby gli elettrodomestici.

    – Guida meno, per risparmiare di più.

    – Scopri il car pooling. Organizzati con i tuoi condomini per un utilizzo dell’auto più strategico e meno inquinante.

    – Fai la spesa biologica online e premia la piccola distribuzione.

    – Fai la spesa alla spina e riduci i rifiuti dei contenitori del cibo.

    – I soldi non sono tutto, c’è anche il baratto.

    – Passa al led. Cambia le lampadine a combustione in casa tua con quelle che consumano di meno e durano di più.

    – Riduci il consumo di carta. In ufficio stampa il meno possibile e, quando lo fai, su fronte/retro.

    Marta Traverso

  • Banda larga in Liguria, a che punto siamo?

    Banda larga in Liguria, a che punto siamo?

    adslIL PRECEDENTE

    Gennaio 2010: il quotidiano ligure Il Secolo Xix pubblica un’inchiesta a puntate sul tema di Internet lumaca, ossia la difficoltà per molti liguri di accedere a una connessione veloce alla rete.

    Non stiamo solo parlando della difficile situazione di molti paesini incastonati nei monti dell’entroterra. In alcune zone del centro storico di Genova all’interno di uno stesso palazzo ci sono condomini con l’Adsl e altri che viaggiano a 56k.

    Questo perché ogni centralina telefonica ha un numero massimo di porte, ossia di singoli nodi da cui parte la rete per il singolo apparecchio (modem, router e quant’altro), e può capitare che in una stessa via non basti una sola centralina. Da qui: centraline diverse, velocità diversa.

    IL PRESENTE

    Il 2012 sarà l’anno di Twitter, l’anno del blog, l’anno dell’editoria digitale. Tutti strumenti meravigliosi, ma ai quali una buona fetta di liguri non ha ancora modo di accedere.

    Certo, rispetto a due anni fa si è sviluppato notevolmente l’accesso a Internet tramite rete mobile: basta collegare al pc una chiavetta che si avvale dello stesso ripetitore (e degli stessi fornitori di servizi) dei telefoni cellulari, e si può fare tranquillamente a meno della rete fissa.

    Nonostante questa evoluzione tecnologica, la connessione Adsl è ancora utopia in molte aree della nostra regione.

    La scorsa estate la Regione Liguria – tramite la sua società informatica Datasiel – ha indetto una gara d’appalto europea per fornire i servizi di banda larga in tutte le zone non ancora coperte dal servizio, in particolare frazioni e comuni in ciascuna delle quattro province. Il bando è scaduto lo scorso 14 novembre, e per le prossime settimane sono attese notizie sul suo esito.

    Marta Traverso

  • Scaricare film e musica per culto: la pirateria diventa religione

    Scaricare film e musica per culto: la pirateria diventa religione

    pirateriaScarichi film, musica, ebook e quant’altro materiale illegalmente gratuito la Rete ti mette a disposizione tramite i ben noti software di file sharing? Questo fa di te non solo un criminale secondo la legge di molti Paesi del mondo, ma anche un membro della Chiesa Kopimista.

    Il culto è nato ufficialmente in Svezia alcuni giorni fa: la patria del Pirate Party (che già era riuscita a far riconoscere legalmente un partito politico del download libero) ha dato origine a un culto religioso il cui primo Comandamento recita “Credo nella moltitudine dell’informazione, santa, e accessibile a tutti, credo nel copia-incolla; al libero scambio di canzoni, filmati e documenti“.

    Una battaglia durata due anni e che all’inizio del 2012 ha portato al riconoscimento ufficiale da parte del governo della Missionary Church of Kopimism, i cui simboli sacri non sono croce o mezzaluna, ma più intuitivamente Ctrl+C e Ctrl+V, ovvero le combinazioni di tasti che permettono il copia e incolla.

    Questo uno dei dogmi del Kopimismo: «L’informazione è un valore, in sé e per quello che contiene, e il valore si moltiplica attraverso la copia».

    Marta Traverso

  • Pausa 1797-2011: installazione a Palazzo Ducale, intervista a NeAL

    Pausa 1797-2011: installazione a Palazzo Ducale, intervista a NeAL

    pausa nealAncora pochi giorni per vedere la terza e ultima installazione vincitrice del bando Basamenti: l’opera Pausa 1797-2011 sarà allestita presso l’entrata di Palazzo Ducale (lato piazza Matteotti) fino a lunedì 9 gennaio 2012.

    Di seguito l’intervista a NeAL (Neal Peruffo), giovane artista di Procida e autore dell’installazione.

    1) Pausa 1797 – 2011: come è nata l’idea per questa installazione?
    Da molto tempo volevo realizzare questa installazione, ma non sono mai riuscito a trovare il contesto adeguato nel quale collocarla.

    Generalmente uso gli elementi che compongono “Pausa 1979-2011” (parallelepipedi di plexiglas opalino illuminati all’interno) come dispositivi percettivi e d’interazione: ostacoli che impediscono la percezione d’informazioni sensoriali, così come le distrazioni sono ostacoli che impediscono di immagazzinare informazioni nella memoria (ciclo “Distrazioni e Pause”). Affiancando due parallelepipedi, questi assumono un ruolo simbolico, in quanto riprendono visivamente il ben noto segno dalla pausa, presente su numerosi congegni elettronici.

    Quando ho letto il bando di “Basamenti” mi sono reso conto che era il contesto perfetto per far dialogare l’opera “Pausa” con l’ambiente, poiché rimanda al periodo di inutilizzo, di pausa appunto, dal 1797 al 2011, delle basi che ospitavano le statue di Andrea e Gio-Andrea Doria e che furono abbattute dal popolo.

    Ho scelto di mettere le due “pause” in posizioni differenti per permettere la visione corretta di almeno una delle due in qualunque visuale. Per giocare sul senso di pausa e, indirettamente, anche del tempo, ho scelto un tipo d’illuminazione che cambia ogni quarto d’ora, ispirandomi agli orologi delle chiese.

    Per me realizzare questa installazione è stato un sogno che si è avverato: è la prima volta che riesco a rendere concreta una delle mie installazioni ambientali, che fino a “Basamenti” sono state realizzate solo virtualmente; alcune di queste opere virtuali partecipano all’opera-azione “A onE project”, di cui sono anche l’autore.

    2) Da non genovese, cosa hai percepito del modo in cui la nostra città vive l’arte?
    Purtroppo non ho avuto molto tempo per visitare la città, sono stato impegnato tutto il tempo a lavorare all’installazione e non mi sono allontanato troppo da Palazzo Ducale. Non sono riuscito neanche a fare il mio consueto giro per gallerie d’arte contemporanea.

    Devo dire, però, che stando a contatto con i responsabili di Sala Dogana ho percepito un forte entusiasmo, voglia di fare e di promuovere l’arte contemporanea, non ancora pienamente apprezzata dai cittadini.

    3) Ci racconti qualcosa del tuo progetto web Art on earth?
    “A onE project” è un opera-azione web multipiattaforma che sfrutta le enormi possibilità offerte da Google Earth: qui gli artisti hanno la possibilità di collocare nel “paesaggio” le proprie installazioni ambientali in realtà inesistenti.

    L’intento di “A onE project” è di mantenere la fruizione di queste opere nell’ambito cui appartengono, quello virtuale appunto. Le immagini degli interventi potenziali di land art, che possono essere fotomontaggi o modelli 3D (SketchUp), sono caricate su Google Earth e posizionate nei luoghi per cui sono state pensate.

    Il titolo delle immagini, presenti sul globo virtuale, riporta il nome dell’operazione artistica, (A onE project), il sito di riferimento (www.aoneproject.com), il nome dell’artista e il titolo dell’opera raffigurata. Il sito, sul quale non sono presenti immagini, permetterà di recuperare informazioni riguardanti le opere inserite in Google Earth.

    Ciò che ritengo più interessante è la possibilità di “pescare” i propri fruitori dagli abituali utenti del programma, che vi si possono imbattere casualmente e decidere di iniziare quest’avventura artistica sparsa per il mondo.

    4) Pensi sia possibile trasformare il talento e la passione per l’arte in una professione?
    Assolutamente sì! Sono fortemente convinto di questo ma sono anche convinto che i percorsi convenzionali siano saturi. Bisogna essere creativi anche nel crearsi un lavoro.

    Certo, tutti vorremmo fare gli artisti, i curatori, i galleristi o i giornalisti ma molto spesso non è possibile, bisogna considerare anche altre strade. Io per esempio mi occupo anche di laboratori didattici per bambini, mentre una mia amica curatrice (Diana Gianquitto) si occupa di corsi d’avvicinamento all’arte contemporanea per i non addetti ai lavori. Questi sono solo alcuni esempi
    di come si possa inventare un lavoro con la propria passione per l’arte.

    5) A Genova l’Accademia di Belle Arti si trova in una situazione difficile, con il rischio addirittura di chiudere. Tu che sei diplomato in un istituto analogo, pensi sia importante per un artista avere una formazione accademica, o che ci si possa anche formare da autodidatti? Quali consigli ti senti di dare a chi vuole tentare questa strada?
    Non credo si possa diventare artisti, dei bravi artisti, se non ci si ciba d’arte. Un buon artista può essere tranquillamente autodidatta, ma al tempo stesso necessita di un ambiente adeguato: pieno di fermento, di scambi, confronti, contaminazioni, dove si sperimenta e si viene a contatto con personalità interessanti.

    L‘Accademia offre questo tipo d’ambiente che credo sia importante quanto, se non di più, delle nozioni tecniche o teoriche che lì vi si insegnano. Il problema delle Accademie è che spesso si fossilizzano e si chiudono in loro stesse, da queste escono artisti che non sono in grado di dialogare con il mondo che li circonda. Le Accademie devono fare rete con le altre istituzioni e le altre realtà del settore, mantenere una loro identità storica ma anche proiettarsi nel futuro, con corsi sperimentali come “nuove tecnologie
    dell’arte” e così via.

    Marta Traverso

  • Wikipedia: l’antologia di racconti in ebook Wiki in Wonderland

    Wikipedia: l’antologia di racconti in ebook Wiki in Wonderland

    wikipediaDa qualche tempo il fondatore di Wikipedia ha lanciato una campagna di donazioni a sostegno dell’enciclopedia libera più nota del web. Chiunque voglia dare un contributo per garantire al sito di continuare a esistere può farlo, e allo stesso modo in molti si sono mobilitati per creare iniziative che uniscono la cultura a quello che oggi viene ormai chiamato fundraising (un modo carino e molto americano per definire il battere cassa).

    Un esempio sta nel blog Sotto i fiori di lillà curato da Carolina Venturini, che ha realizzato con l’aiuto dei suoi lettori un’antologia di venti racconti pubblicata in formato cartaceo ed ebook. Il titolo è In a Wiki Wonderland – Insieme, in aiuto a Wikipedia ed è composto da opere raccolte nel corso dello scorso dicembre, come tante piccole decorazioni volte ad allestire un immaginario albero di Natale letterario.

    Nessuno dei venti autori di questa antologia è uno scrittore di professione: si tratta di blogger o appassionati di scrittura creativa, che hanno scelto di collaborare a questa iniziativa per sostenere uno dei pioneri dei progetti collaborativi via web (Wikipedia è nata nel gennaio 2001, è pubblicata in 282 lingue ed è il quinto sito al mondo per numero di visite).

    L’antologia si può acquistare tramite il portale eBook Vanilla e il ricavato sarà interamente devoluto a Wikipedia.

    Marta Traverso