Tag: tecnologie

  • Gnammo: un social network per lo sfogo creativo di aspiranti chef

    Gnammo: un social network per lo sfogo creativo di aspiranti chef

    Avete notato quanto stiano andando di moda le ricette sul web? Il foodblogging è un fenomeno sempre più diffuso, che porta tanti blogger a scambiare ricette curiose nelle forme più svariate: testo, foto, video e così via. Nessuno però si era ancora inventato un social network dedicato esclusivamente al cibo.

    Un neologismo molto originale per chi ama il web quello inventato dai creatori di Gnammo: social eating network è lo spirito che anima i visitatori di questo nuovissimo spazio virtuale. Da un lato i cuochi, che potranno farsi conoscere e diffondere le proprie ricette, ma anche e soprattutto organizzare eventi culinari e realizzarli dal vivo. Dall’altro i mangiatori, che hanno l’opportunità di tenere d’occhio le mosse degli chef e prenotarsi per una cena o un aperitivo.

    Lo scopo di questo strumento è valorizzare quei luoghi culinari al di fuori dei circuiti turistici tradizionali: non solo spazi e circoli, ma anche case private di cuochi provetti che per varie ragioni non hanno tramutato la loro passione in un lavoro, ma che tramite questo strumento possono arrotondare i guadagni e conoscere tante persone appassionate come loro di buona cucina.

    Marta Traverso

  • Londra, i cartelloni pubblicitari riconoscono il sesso dei passanti

    Londra, i cartelloni pubblicitari riconoscono il sesso dei passanti

    The Plan UKPubblicità di genere, potremmo definirla. A Londra l’associazione di volontariato Plan Uk ha installato alle fermate dei bus un cartellone pubblicitario che riconosce il sesso di chi lo guarda e trasmette un messaggio diverso a seconda se si tratta di un uomo o una donna. Ma non è tutto… quando il cartellone avverte la presenza di un essere umano chiede di avvicinarsi e guardare.

    Nel caso specifico della campagna presentata dall’associazione, il messaggio riservato al genere femminile verte sull’importanza della libertà di scelta per le donne, trasmettendo immagini per sensibilizzare su quanto, in molte parti del mondo, non sia un diritto scontato. Se invece sei un uomo, la pubblicità ti spiega le differenze fra la vita di uomo e di una donna in termini di lavoro, opportunità e diritti.

    Guardando però l’iniziativa dal punto di vista del marketing, Plan Uk ha sfondato un portone. Perché in questo caso si tratta di informazione sociale, ma una simile strategia potrebbe ovviamente essere applicata per promuovere e vendere prodotti. Chi di voi ricorda il film “Minority Report” di Steven Spielberg? In quella Washington futuristica i cartelloni pubblicitari riconoscevano i singoli passanti mostrando loro messaggi in linea con i propri interessi e le proprie passioni… La tecnologia inaugurata a Londra può in questo senso rivoluzionare il mondo della cartellonistica pubblicitaria?

     

  • Finlandia: rivoluzione democratica, le leggi si decidono sul web

    Finlandia: rivoluzione democratica, le leggi si decidono sul web

    In Scandinavia sono cent’anni avanti. Le testimonianze a riguardo di come i Paesi più gelidi d’Europa siano anche i più tecnologicamente & politicamente evoluti sono sempre più numerose, e partono tutte da un denominatore comune: unire la cosiddetta comunità dei cittadini attraverso il web.

    In principio fu l’Islanda, che tramite un progetto simile a Wikipedia arrivò a riscrivere la Costituzione. La Svezia ha aperto da poco il proprio canale Twitter ufficiale ai cittadini per una promozione turistica che parte dal basso.

    Ora è il turno della Finlandia: nelle scorse settimane è stato partito ufficialmente un progetto lanciato da una squadra di programmatori, attivisti e designer, chiamato Avoin ministeriö (in inglese Open Ministry). Chiunque può registrarsi al sito e lanciare un’idea: gli altri utenti del sito potranno discutere e votare le proposte, e quelle più apprezzate saranno trasformate in proposte di legge che il Parlamento sarà obbligato a votare.

    Un sistema analogo a quello della raccolta firme – oggi in Italia sono necessarie almeno 50.000 firme per proporre una legge di iniziativa popolare – ma che attraverso il crowdsourcing mira a raggruppare numeri molto più elevati di persone a prescindere dalla loro collocazione geografica.

    Marta Traverso

  • Stop ai giornali di carta: nel 2014 addio al “Corriere della Sera”

    Stop ai giornali di carta: nel 2014 addio al “Corriere della Sera”

    Si parla ormai da diversi anni di uno stop alla pubblicazione di quotidiani su carta. Il primo annuncio ufficiale a riguardo venne nel 2008 da parte di Philip Meyer, studioso e docente di Giornalismo che sentenziò sull’Economist: «Entro il 2043 non ci saranno più giornali di carta».

    Dalla teoria alla realtà, pioniere di questa evoluzione è stato il New York Times, che nel 2010 ha illustrato tramite il suo editore la campagna di costi/ricavi del quotidiano, sottolineando che le spese per la stampa e la distribuzione non venivano totalmente compensate dai ricavi delle vendite e dalle entrate pubblicitarie (queste ultime sempre più in calo a livello mondiale, sia per la crisi economica sia per il diffondersi di nuove forme di sponsorizzazione attraverso il web).

    Ora giunge per la prima volta una notizia sul tema da parte della stampa italiana: se molti quotidiani e periodici lamentano la chiusura a causa della crisi – da Liberazione alla rivista Mucchio Selvaggio, solo per citarne alcuni – per la prima volta un grande quotidiano annuncia deliberatamente l’intenzione di sviluppare un canale informativo esclusivamente digitale. Il giornale in questione è uno dei più letti e conosciuti in Italia, il Corriere della Sera.

    A lanciare questa notizia è il webmagazine fanpage.it con un’indagine a cura di Francesco Piccinini, che illustra il futuro del giornalismo italiano su due fronti: da un lato il continuo calo del fondo all’editoria, passato dai 200 milioni di euro del 2008 ai 140 che verranno concessi in questo 2012, dall’altro un’evoluzione dell’informazione sempre più orientata al digitale e che si sviluppa su vari canali, dai quotidiani per iPad a chi si informa soprattutto attraverso Twitter o altri social network.

    Perché proprio il 2014? Perché sarà l’anno in cui verranno chiusi i rubinetti, ossia termineranno i finanziamenti pubblici diretti alla stampa secondo quanto contenuto nel decreto Salva Italia. Entro quella data tutti i quotidiani, a prescindere dal budget di cui attualmente dispongono, dovranno far fronte a questa situazione economica e alle nuove frontiere dell’informazione digitale, trovando un compromesso che possa garantirne la sopravvivenza.

    Continuare la pubblicazione su carta diventerà la vera rivoluzione del giornalismo?

    Marta Traverso

  • Stage in azienda? Sul web una mappa per trovare il posto giusto

    Stage in azienda? Sul web una mappa per trovare il posto giusto

    Mondo in ManoQuante volte abbiamo sentito raccontare – o ci è capitato in prima persona – di ragazzi, magari neolaureati con 110 e lode, che per entrare nel mondo del lavoro si trovano costretti a fare uno stage di 10 ore al giorno non pagato e senza contratto, dove magari svolgono attività che non vanno oltre il fare fotocopie e senza quella minima “formazione” che questa forma di lavoro prevederebbe?

    Per affrontare questa piaga del mercato del lavoro, a cui la legge non ha ancora posto il giusto rimedio, il sito Manifesto dello Stagista ha lanciato la prima mappa wiki degli stage in Italia, tramite la piattaforma Wikidot (manifestodellostagista.wikidot.com). Si tratta di un progetto che nasce dalla costola delle iniziative che da anni questo sito propone: una testata online in cui ci si occupa di tematiche legate al lavoro, forum in cui segnalare le storie di stage, segnalazioni tramite Facebook e Twitter.

    Cosa significa mappa wiki? Il progetto prevede che chiunque abbia fatto uno stage in azienda ne segnali nome e posizione geografica, aggiungendo dettagli su (1) contratto (2) retribuzione (3) attività svolte. In questo modo, chiunque riceva una proposta di stage dall’azienda Pinco Pallino di Genova, potrà consultare la mappa per scoprire se qualcuno ha già segnalato l’azienda in questione e di conseguenza sapere come ha trattato i suoi stagisti in passato.

    Marta Traverso

  • Pinterest, bacheca digitale: ecco il social network delle immagini

    Pinterest, bacheca digitale: ecco il social network delle immagini

    PintarestCon dodici milioni di utenti a febbraio 2012, Pinterest.com è tra i 150 website più visitati al mondo e si tratta del sito che più velocemente ha superato la soglia dei 10 milioni di visitatori nella storia di Internet.

    In Italia non è ancora sulla cresta dell’onda (il dominio pintarest.it farà la fortuna di qualcuno…), ma il nuovo “social network” made in USA sta attirando l’attenzione, oltre che di milioni di persone, anche dei media statunitensi (Wall Street Journal in testa) e dei brand internazionali tra cui le aziende italiane Benetton, Einaudi e Telecom.

    Pinterest è una bacheca digitale su cui appuntare quotidianamente le immagini della propria giornata, foto scattate personalmente o prese da internet oppure dalle bacheche degli amici, attraverso le immagini si ci racconta e si condividono interessi e umori; ad una prima occhiata sembra un vastissimo catalogo dove sono moda, fitness e bellezza a farla da padrone. Un “social” per ora frequentato principalmente dalle donne, in America infatti l’82% degli utenti si stima essere di sesso femminile.

    Interessante, come accennato in precedenza, è l’utilizzo di Pinterest per fare marketing. Oltre alle bacheche delle grandi firme della moda, di testate giornalistiche e riviste di settore, di multinazionali e aziende di ogni tipo, anche i siti di e-commerce stanno puntando molto su questo nuovo mezzo di comunicazione digitale, trovando strade spesso molto originali per legare il proprio marchio a volti o immagini.

    Pinterest è nato solo un anno fa e gli stessi fondatori si trovano oggi spiazzati da un così rapido successo. I grandi guadagni non sono ancora arrivati, anche perchè non esiste una vera e propria strategia aziendale; in parole povere, i fondatori del sito stanno ancora cercando di capire come fare a diventare milionari. Di questo passo, non sarà troppo complicato.

  • Hacker, non solo pirateria: Google lancia una gara e paga i migliori

    Hacker, non solo pirateria: Google lancia una gara e paga i migliori

    Una cifra da capogiro, compresa tra i 20.000 e i 60.000 dollari, è quanto Google ha messo sul piatto per testare la solidità dei suoi prodotti nel campo più spinoso per chiunque si occupa di informatica e tecnologia: gli hacker, i pirati del web che trascorrono le giornate a masticare codici per penetrare all’interno di siti e sistemi informatici.

    Tutti i principali spazi web conosciuti, dai server di Facebook e Twitter al sito dell’Fbi, sono stati almeno una volta violati dagli hacker. Segno che nei loro sistemi di sicurezza c’era qualche buco che gli hacker sono riusciti a penetrare.

    L’azienda di Mountain View ha colto la palla al balzo e ha messo sul piatto, per la competizione fra hacker che si terrà a Vancouver la prossima settimana, uno dei suoi prodotti di punta: il browser per la navigazione Internet Google Chrome. Qualunque violazione da parte degli hacker è infatti indice di un difetto del sistema, che gli ingegneri di Google si appresteranno poi a correggere: “Non solo possiamo aggiustare i difetti, ma studiando la vulnerabilità e le tecniche usate dagli hacker possiamo ottenere miglioramenti nella sicurezza del browser” è la spiegazione dell’azienda in merito a questa curiosa iniziativa.

    Marta Traverso

  • Sopraelevata: da martedì 6 marzo entrano in funzione i tutor

    Sopraelevata: da martedì 6 marzo entrano in funzione i tutor

    Tutor in SopraelevataFonte di polemiche, brutta, insicura, ma utile. Si torna a parlare di Sopraelevata, quel mostro di acciaio e cemento che si snoda  come un lungo serpentone per 6 km, incuneandosi, come un elemento avulso, tra le vecchie facciate storiche della Ripa Maris e le immagini fugaci del porto nelle sue molteplici attività. Un mostro sospeso a mezz’aria  con le sue 73 mila tonnellate di calcestruzzo  e le 15 mila  di  materiale ferroso che 120 pilastri  sostengono per dare respiro al traffico caotico della nostra città.

    Dopo un restyling parziale su una pavimentazione che, specie in caso di pioggia, risultava essere un vero agguato alla sicurezza dei mezzi in transito, in nome di quella stessa sicurezza sono stati installati dei controllori di velocità che, dopo un lungo monitoraggio, entreranno ufficialmente in funzione a partire dal prossimo 6 marzo. L’annuncio dato in una conferenza stampa dall’Assessore Comunale al Traffico Simone Farello, congiuntamente al Comandante della Polizia Municipale Roberto Mangiardi, ha scatenato immediate polemiche sia per la velocità imposta sia per l’entità delle sanzioni previste in caso di non osservanza dei limiti.

    Etichettata come strada urbana a scorrimento rapido, non sarà possibile superare i 60km/h,  andatura che poco si sposa col l’aggettivo “rapido” e che con più proprietà andrebbe attribuito alla proverbiale lentezza delle lumache. Tale sbarramento, infatti, risulta inutile in concomitanza delle interminabili code che, ogni giorno, affollano le 4 careggiate da Levante a Ponente (e viceversa) nei momenti cruciali della giornata ed è altrettanto aleatorio quando, traffico permettendo, un limite superiore sarebbe utile a snellire la circolazione come si richiede alle vere arterie di deflusso veloce, caratterizzate come la Sopraelevata da mancanza di semafori, incroci, attraversamenti pedonali, limitazione ai mezzi pesanti, elementi critici di pericolo. Se, poi, si punta l’attenzione sulla struttura stradale si può facilmente rilevare come la sua insicurezza sia principalmente da imputare a guardrail poco rassicuranti e mancanza di spazi per sosta di emergenza.

    In relazione alle sanzioni si parte da un minimo di 39 euro, per piccoli sforamenti per poi a salire fino a 750 euro per improvvisati piloti di formula uno. L’ennesimo modo per fare cassa, questa la protesta che dilaga sul web e che parrebbe essere fondata alla luce del periodo di monitoraggio in cui si sono rilevate una media di 25-30 mila infrazioni al mese che avrebbero fatto affluire nelle casse del Comune un vero tesoretto: basta fare i conti.

    Sorge anche spontaneo il dubbio sulla certezza della rilevazione ma è stato assicurato che le apparecchiature del Celeritas, questo il loro nome, sono di ultima generazione, resistenti alla salsedine e risultano essere state ampiamente testate.

    Rimango dell’idea che non sarà certo l’occhio puntato al contachilometri che aumenterà l’attenzione del conducente impegnato a scansare motocicli che zizzagano a destra e a manca né l’acuirsi  dell’esasperazione per un traffico ulteriormente rallentato a dare la serenità necessaria per una guida tranquilla. Il problema è biblico: sarebbe stata necessaria una programmazione, risultata inesistente, per rendere efficiente il trasporto pubblico con treni locali e reti metropolitane degne di questo nome… Ma questo ormai lo si e’ detto un migliaio di volte. Si era addiritura progettato di demolirla per lasciare spazio ad un tunnel subacqueo sotto il porto, una strada invisibile a tre corsie da San Benigno alla Foce, progetto faraonico che dopo dieci anni di studi e’ stato definitivamente accantonato poco tempo fa.

    Teniamoci, dunque, la sopraelevata che andrà percorsa con l’andatura della gita domenicale, gettando fugaci sguardi sul Porto nuovo, sulla Lanterna  aggrappate agli scogli, sulle grandi navi in partenza per mete lontane, sugli affreschi di Palazzo S. Giorgio, sull’antico quartiere Madre di Dio, grigio nelle sue colate di cemento, sulle fugaci propaggini di Villa Croce  e quando spunteranno i contorni circolari del Palazzetto dello Sport, con un sospiro di sollievo, sapremo di essere giunti alla fine del viaggio, sperando nella clemenza del Tutor.

    Adriana Morando

  • Cocacolla chiude per plagio: il web si mobilita contro la censura

    Cocacolla chiude per plagio: il web si mobilita contro la censura

    cocacolla blogPuò una lettera in apparenza innocua come la L provocare l’ultimo di una lunga serie di episodi di censura che stanno mobilitando il web?

    All’inizio di febbraio una nota azienda produttrice di un’altrettanto nota bevanda – di cui non faremo nomi per motivi di privacy – ha chiesto e ottenuto la chiusura di un blog italiano che parla di arte, design, lifestyle e temi affini. Il nome del blog è Cocacolla ed è nato nell’aprile 2010.

    Lo staff del blog ha ricevuto due lettere di diffida da parte della nota azienda: per non incorrere in una difficile e costosa battaglia legale, ha scelto di chiudere e cambiare nome al blog. Il delicato momento avrà luogo il prossimo 5 marzo, ma lo staff del blog è già pronto a ripartire con un nuovo nome per portare avanti il suo progetto. Non prima di aver denunciato la cosa sul web, un tam tam che da ieri pomeriggio si è diffuso a macchia d’olio sui blog e sui social network, creando su Twitter l’hashtag #supportcocacolla.

    Marta Traverso

  • Farmacia Serra di Voltri, quando la salute è 2.0

    Farmacia Serra di Voltri, quando la salute è 2.0

    Il loro blog è al nono posto della classifica ebuzzing dei blog a tema Salute. Hanno un canale di vendita e-commerce, oltre 400 amici su Facebook, quasi mille follower su Twitter, un profilo su Foursquare e sul loro canale YouTube spiegano ai genitori come usare un termometro wireless o un biberon autoriscaldante. Non solo: hanno da poco aperto una zona Wifi in cui chiunque navigare gratuitamente, e che a poche settimane dalla sua inaugurazione conta una media di 20/30 accessi giornalieri.

    Tutto questo appare molto più interessante se si pensa che stiamo parlando di una farmacia di Voltri. Abbiamo incontrato Edoardo e Maddalena Schenardi, titolari della Farmacia Serra.

    Cosa porta una farmacia apparentemente “di periferia” a diventare un punto di riferimento della comunicazione web?

    Tutto è nato per divertimento, il nostro interesse al web non è strettamente collegato al nostro lavoro, è qualcosa che si è evoluto man mano nel tempo. Senza dubbio essere presenti sul web porta via molto tempo e risorse, è un impegno costante perché se qualcuno ci chiede un consiglio o ci fa un’ordinazione dobbiamo essere tempestivi nel rispondere, il web non conosce sabati, domeniche né periodi di ferie. La ragione per cui ad esempio non ci siamo ancora iscritti a Pinterest è proprio il rischio di non avere il tempo sufficiente per gestirlo.

    La nostra presenza sul web non ci porta necessariamente ritorni sul lavoro: se una persona che vive dall’altra parte di Genova ci invia tramite Facebook le foto del figlio con i pidocchi – esempio di un fatto realmente avvenuto – e noi gli consigliamo quale prodotto usare, poi magari va a comprarlo nella farmacia sotto casa.

    Quello che però conta di più, e che ci spinge a farlo, è che Internet è un modo come un altro per parlare con la gente, esattamente come facciamo con i nostri clienti qui in farmacia. È un modo come un altro di lavorare. La cosa che più conta sul web è avere qualcosa da dire: se non ci divertissimo, non lo faremmo.

    Quali sono gli aspetti più interessanti della vostra presenza online?

    Noi abbiamo quattro figli, e attraverso la Rete abbiamo scoperto moltissimi prodotti che da ogni parte del mondo vengono ideati per agevolare i genitori. Spesso sono oggetti che le famiglie inventano in modo “casalingo”, sperimentano sui propri figli e poi brevettano e mettono in commercio: grazie a Internet possono venderli in ogni parte del mondo. Qui abbiamo prodotti importati da Stati Uniti, Nord Europa e così via, realizzati non da grandi aziende ma da genitori-designer, che noi stessi abbiamo testato sui nostri figli e poi messo in vendita. Il canale YouTube è nato proprio per questo scopo, perché mostrare in video come si usa un prodotto è molto più facile che spiegarlo.

    Non solo: proprio grazie a Internet abbiamo scoperto che non bisogna andare troppo lontano per trovare realtà interessanti. Sul web abbiamo scoperto LaitBaby, azienda genovese che commercializza prodotti per bambini: qui in negozio abbiamo in esposizione una culla trasparente, che consente ai genitori di avere sempre sotto gli occhi i movimenti del bambino. Senza Internet non avremo mai saputo della loro esistenza.

    È curioso che aziende genovesi che lavorano nello stesso ambito e potrebbero attuare dei progetti insieme non abbiano gli strumenti per sapere una dell’esistenza dell’altra: come mai secondo voi?

    È uno dei difetti di Genova: questa città ospita alcune delle personalità più interessanti del web, solo che a Genova nessuno lo sa. Noi stessi abbiamo avuto dei contatti da parte di molte persone provenienti da tutta Italia, abbiamo partecipato a numerosi eventi e blogger di fama nazionale hanno parlato di noi, ma un’analoga attenzione da parte dei genovesi è arrivata in un secondo tempo.

    Sarebbe bello che qualcuno organizzasse in modo stabile degli appuntamenti informali, tipo cene o aperitivi, perché ad esempio tutti i blogger genovesi possano incontrarsi anche di persona.

    Marta Traverso

  • Digital experience awards: un concorso per vivere meglio sul web

    Digital experience awards: un concorso per vivere meglio sul web

    Sono aperte fino al 15 aprile 2012 le iscrizioni per partecipare all’edizione 2012 dei Digital Experience Awards, il premio collegato all’omonimo festival che ogni anno dedica spazio ai progetti più interessanti e originali volti a migliorare il rapporto fra le persone e il web.


    Il concorso è rivolto ad aziende o a singoli professionisti e studenti (unico requisito la maggiore età, l’iscrizione è gratuita solo per gli under 25) che abbiano un’idea riguardante una delle seguenti categorie: Web, Mobile web, App, Interactive, Industrial design, Software, Videogames, Servizi online e Progetti cross-canale.

    Il tema dei progetti è libero – purché rientri in una delle aree sopracitate – e può avere un risvolto profit o no profit. Ogni partecipante può concorrere per più categorie. Sono ammessi sia progetti mai realizzati che in prototipo che già avviati.

    Per partecipare è necessario caricare tutto il materiale sul sito digitalawards.it.

    Una giuria internazionale giudicherà i migliori progetti, che saranno premiati durante il Digital Experience Festival a giugno 2012.

    Marta Traverso

  • Quaz-art: un nuovo portale web per artisti d’avanguardia

    Quaz-art: un nuovo portale web per artisti d’avanguardia

    arteProsegue il viaggio di Era Superba alla scoperta dei numerosi spazi che il web offre gratuitamente ad artisti di ogni ambito e corrente: a partire dal nostrano Genova Creativa sono tantissime le opportunità a costo zero che la Rete mette a disposizione dei creativi, grazie al lavoro di persone che decidono di mettere in pratica le loro competenze e creare un nuovo portale.

    Dopo il social network per musicisti Wmw, presentato la scorsa settimana in parallelo al Festival di Sanremo, il progetto per aspiranti registi Cineama e è il turno di Quaz-Art, progetto di Ferruccio Lipari dedicato in modo specifico all’arte sperimentale e di avanguardia.

    Un portale rivolto a tutti quegli artisti che operano nel campo visivo – pittura, fotografia, grafica, design, arte digitale – e il cui stile fuoriesce dai tradizionali canoni a cui anni di lezioni di storia dell’arte ci hanno abituato. Iscriversi al sito è completamente gratuito e ogni artista può disporre di una vetrina in cui mettere in mostra le proprie opere, come una galleria d’arte virtuale.

    Per proporsi come artista e chiedere uno spazio nel portale è sufficiente contattare il suo fondatore all’indirizzo ferrucciolipari@gmail.com.

    Marta Traverso

  • Pasta madre: spacciatori di mangiare sano si incontrano sul web

    Pasta madre: spacciatori di mangiare sano si incontrano sul web

    PaneInternet mette davanti a noi le opportunità più impensabili: sul fronte gastronomico, per esempio, sono sempre più numerose le comunità che fanno fronte comune per riscoprire il mangiare sano. Un esempio è la comunità del cibo Pasta madre, fondata da Riccardo Astolfi e che conta oltre 300 aderenti in tutta Italia fra produttori agricoli, mugnai, panificatori e appassionati di buona cucina.

    Cos’è la pasta madre? Si tratta di un lievito naturale composto da farina e acqua, che con un insieme di lieviti e batteri fermentati produce acidi organici che rendono i prodotti (pane, dolci, ecc) più facilmente digeribili e conservabili. Si tratta di un prodotto difficilmente reperibile nei supermercati e nei negozi bio, ed è questa la ragione per cui è stata necessaria una mappa di chiunque possieda la pasta madre, non soltanto per regalarla ma anche per mettere a disposizione le conoscenze su come questo prodotto può cambiare il modo di vivere la propria alimentazione.

    Anche Genova e la Liguria ospitano una buona parte di questa comunità, che lo scorso dicembre si era radunata in un grande evento in occasione del Pasta madre day, una giornata in cui chiunque poteva scendere in piazza a scambiarsi simbolicamente del lievito naturale e condividere idee, ricette, buone pratiche alimentari.

    Marta Traverso

  • Sanremo, non solo festival: nasce Wmw, social network della musica

    Sanremo, non solo festival: nasce Wmw, social network della musica

    band musicaAlla faccia delle polemiche sul monopolio delle solite etichette discografiche nel panorama del Festival di Sanremo, negli stessi giorni in cui la stampa concentra la sua attenzione su conduttori, vallette, Big e superospiti, il Meeting degli Indipendenti presenta proprio nella città dei fiori un social network per creativi della musica.

    Il sito wmw.it è l’acronimo di Work Music World, un progetto rivolto a “chiunque ha delle idee”: cantanti, musicisti, videomaker, produttori, tutti coloro che sono alla ricerca di uno spazio in cui condividere idee e progetti con persone che svolgono la stessa attività artistica.

    Non proprio un social network, piuttosto la definizione che i creatori hanno scelto per questo nuovo strumento è social working: uno spazio in cui iscriversi gratuitamente per caricare brani musicali e video, creare collaborazioni di lavoro fra gli iscritti e perfezionarsi tramite corsi in modalità e-learning.

    Marta Traverso

  • Music Contest: concorso per cantanti e band via Facebook

    Music Contest: concorso per cantanti e band via Facebook

    band musicaUn concorso per aspiranti cantanti, band e musicisti da realizzarsi tramite i social network: il quotidiano La Stampa e Sounday Music hanno indetto Music Contest, un concorso per artisti che si svolge tramite la pagina Facebook de La Stampa.

    Chi ha uno o più brani musicali da proporre può registrarsi al concorso e caricare i suoi pezzi entro l’8 maggio.

    Sono ammessi brani di qualunque genere musicale.

    Una giuria e gli utenti di Facebook selezioneranno i brani migliori per dieci finalisti, che ogni settimana saranno estratti per ottenere premi di vario genere (coupon per l’acquisto di attrezzature musicali, biglietti per concerti, ecc.). Il cantante o gruppo vincitore avrà la possibilità di realizzare il videoclip del brano, partecipare a un concerto live e trascorrere quattro giorni in studio di registrazione.

    Marta Traverso