Ormai sappiamo tutti cos’è un Google Doodle. Se non altro perché il 99% di noi navigatori abituali della Rete usa proprio quel motore di ricerca, e da tempo si sarà accorto che le sei letterine colorate che compongono la parola Google si animano di tanto in tanto con curiosi disegni.
Quello di oggi – venerdì 18 novembre 2011 – celebra i 224 anni dalla nascita di Louis Daguerre, chimico francese al quale dobbiamo l’invenzione del dagherrotipo, ossia di quel che oggi comunemente chiamiamo fotografia.
Cos’è di fatto il Google Doodle, a parte un modo curioso per distrarci dagli impegni di lavoro che spesso ci tengono incollati al computer? L’idea è nata fin dagli albori del motore di ricerca: il primo Doodle risale al 30 agosto 1998 e celebrava il Burning man, un fantoccio di legno che viene bruciato ogni anno in occasione dell’omonimo festival a Black Rock City, nel Nevada.
Scopo del Doodle (la parola in senso letterale significa scarabocchio) è celebrare con un’immagine curiosa un evento, una ricorrenza, un anniversario. Qualche esempio? In occasione dei 65 anni di Freddie Mercury, cliccando sul Doodle che lo raffigurava si poteva ascoltare una delle sue canzoni più famose, Don’t stop me now. Lo scorso Halloween un click sul Doodle mostrava il filmato di alcune persone che intagliano una zucca fino a formare la scritta Google. Più spesso, invece, il Doodle rimanda semplicemente a tutte le pagine del motore di ricerca che citano l’evento o il personaggio raffigurato.
Un concorso aperto a tutti i laureati che fra il 30 giugno 2010 e il 31 ottobre 2011 hanno discusso una tesi su Etica e Tecnologie dell’informazione e della Comunicazione: il bando indetto da AICA (Associazione Italiana per l’Informatica e il Calcolo Automatico) e Rotary International mette in palio quattro premi da 3.000 euro ciascuno, per un valore complessivo di 12.000 euro.
Come partecipare? Il concorso è aperto a laureati di tutte le Università italiane (solo laurea specialistica, magistrale, a ciclo unico o dottorato) che hanno presentato una tesi inerente il tema di cui sopra e hanno conseguito un voto uguale o superiore a 106. Sono molti i possibili argomenti affini: legge sulla privacy, e-democracy, proprietà intellettuale, digital divide, informatica e sicurezza sul lavoro, cambiamenti indotti dalla tecnologia nei luoghi di lavoro, accessibilità alla rete e così via.
La domanda dovrà contenere i dati personali, una copia del certificato di laurea, un sunto in 5 pagine della tesi e una lettera di presentazione del relatore, e dovrà essere inserita sul sito web di AICA entro il 30 novembre 2011.
Una commissione valuterà i lavori inviati e procederà alla selezione dei quattro vincitori, che saranno premiati entro marzo 2012. Gli autori delle tesi selezionate riceveranno una comunicazione tramite raccomandata.
Ogni giorno, la medicina ci stupisce con piccoli miracoli che rappresentano le tappe essenziali per un traguardo ambizioso. Un esperimento di marca francese, portato a termine dall’equipe di Luc Douay della Université Pierre et Marie Curie di Parigi e pubblicato dalla rivista scientifica “Blood”, apre la strada alle trasfusioni di sangue artificiale.
Il sangue umano viene prodotto all’interno delle ossa lunghe, a partire da cellule staminali pluripotenti (CD34+ HSC) in grado, attraverso tappe successive, regolate da fattori di crescita, di trasformarsi in eritrociti (globuli rossi), deputati a rifornire l’intero organismo dell’ossigeno necessario per i processi metabolici.
Seguendo i modelli biologici, i ricercatori francesi hanno prelevato cellule CD34+ HSC dal midollo osseo di un volontario, le hanno messe in coltura, stimolate a crescere, a differenziarsi ed, infine, trasfuse nello stesso donatore. Questi globuli rossi “artificiali” sono risultati perfettamente funzionanti in termini di contenuti in enzimi, di idoneità della loro emoglobina a fissare l’ossigeno, di validità di espressione dei vari gruppi sanguigni, di capacità di sopravvivenza.
Lo testimonia il fatto che, dopo 5 giorni, il 94% degli eritrociti erano presenti in circolo e, dopo 26 giorni, ne persisteva ancora un numero compreso tra il 41 e il 63%, seguendo una curva di decrescita paragonabile a quella fisiologica.
Analoghi tentativi erano stati condotti, nel 2008, dal team di Robert Lanza della Advanced Cell Technology (Usa), partendo da cellule embrionali e da cellule staminali della cute senza però testarne l’efficacia in vivo. La limitazione dell’esperimento sta nella quantità di sangue ottenuto, pari a 2 ml, a fronte di una quota minima necessaria di circa 200 volte superiore, corrispondente a una coltura cellulare di 400 litri.
I vantaggi di una simile tecnica, che si pensa possa essere ottimizzata nell’arco di 10 anni, risulta però evidente: un “autotrasfusione” eliminerebbe rischi di contagio da sangue infetto e, in generale, ci sarebbe più facilità a reperire gruppi sanguigni rari, più efficienza nel superare le incompatibilità che si creano in caso di politrasfusioni come quelle occorrenti in patologie quali talassemia o emofilia e, non ultima, una risorsa inesauribile di sangue di gruppo “zero negativo”, il così detto “donatore universale“, colmando, in modo definitivo, quello che è il divario attuale tra la domanda e l’offerta di questo prezioso elemento.
Resta il problema che, dopo catastrofi naturali o in luoghi remoti, sia difficile ricorrere a sangue fresco il quale necessita di particolari cautele per il trasporto. E’ una ricerca di cui si occupa Chris Cooper della University of Essex a Colchester, Regno Unito, tesa ad elaborare sostituti artificiali e, in particolare, alla creazione di una emoglobina meno tossica di quella esistente in formula chimicamente alterata: un’ altra sfida scritta nel futuro.
A volte sembra di vivere in un altro mondo. Chi si limita (ammesso che di limite si tratti) a informarsi leggendo il giornale, per non parlare di chi guarda solo la televisione, non ha idea di quante cose possono accadere sui social network mentre il mondo va avanti per conto suo.
Un esempio sono gli indignados del web, che nelle ultime settimane hanno creato vere e proprie mobilitazioni virtuali di massa per monitorare l’informazione sugli eventi caldi del momento. Qualche esempio? Il corteo di Roma dello scorso 15 ottobre, il movimento Occupy Wall Street, la recente caduta del governo. Il tutto a colpi di fan page su Facebook e di hashtag su Twitter.
[Parentesi per i neofiti: gli hashtag sono cancelletti “#” che su Twitter vengono posizionati prima di una parola o un insieme di parole, così da etichettare quelle parole e renderle più facilmente rintracciabili]
L’ultima protesta nata in rete è NoFreeJobs, niente lavoro gratis: sulla scia della mappa degli stage indecenti lanciata dal sito web Repubblica degli Stagisti – che da alcuni anni si dedica a denunciare aziende che sfruttano o sottopagano giovani (e non solo) precari – l’esperta di comunicazione sui social media Cristina Simone ha replicato a un post su Facebook del collega Paolo Ratto creando su Twitter l’hashtag #noFreeJobs.
Un rimbalzo tra un social network e l’altro che in poco meno di una settimana ha mobilitato migliaia di utenti con proposte e testimonianze: mentre scriviamo, la fan page No Free Jobs su Facebook ha già raccolto oltre mille fan, mentre il corrispondente account Twitter ha circa 400 follower. E l’hashtag di cui sopra, #noFreeJobs, tiene conto in tempo reale di tutti i messaggi degli utenti: polemiche a parte (che su questo argomento sono purtroppo inevitabili), perché non date un’occhiata?
Premessa: se vivessimo in un Paese civile, l’accesso libero e gratuito a Internet dovrebbe essere garantito ovunque e senza eccezioni. Non per nulla, uno dei primi provvedimenti di cui si chiacchiera a proposito del quasi-neo Governo Monti e delle misure per la crescita è proprio l’investimento sulla banda larga.
In Italia siamo molto indietro su questo tema, non ci piove. Non solo perché esistono ancora aree dove la connessione veloce è un miraggio, ma anche e soprattutto per quanto riguarda la presenza di isole wi-fi nelle città.
Come siamo messi a Genova?
Il wi-fi nostrano è partito in sordina un paio di anni fa con una connessione a macchie e a pagamento, grazie all’intervento dell’Associazione Cittadini Digitali. Sono state poi coperte altre due aree, sempre portafoglio alla mano: il Porto Antico (costo annuale 12 €) e la Biblioteca Berio (costo annuale 5 €).
Solo negli ultimi mesi si è giunti a una, anzi due reti di isole wi-fi accessibili gratuitamente24 ore su 24 facendo il login con il proprio numero di cellulare.
Il progetto Rete Gratuita copre 150 hot spot in tutta la Liguria, a cura di Cittadini Digitali e del consorzio Vallicom, tra cui troviamo piazza De Ferrari e Matteotti, Porto Antico, Darsena, Ipercoop l’Aquilone e Fiumara, piazza delle Erbe e Giardini Luzzati: le ultime aree attivate in ordine di tempo sono in via Fiasella e a Porta Soprana, nei pressi della Casa di Colombo.
A seguire le isole wi-fi gestite dal Comune di Genova, inizialmente con la possibilità di navigare gratis due ore al giorno, ma che dal 4 novembre (per garantire a tutti la possibilità di comunicare durante l’emergenza alluvione) sono accessibili 24 ore su 24. Queste le aree finora coperte dal servizio: Biblioteche civiche Brocchi, De Amicis, Lercari, Podestà e Campanella; stazioni ferroviarie di Principe, Brignole e Sampierdarena e piazze antistanti; Informagiovani e Palazzo Ducale, piazza De Ferrari e Matteotti; piazzale Kennedy, Loggia dei Banchi e parco di Villa Croce; via Sestri e Aeroporto Cristoforo Colombo.
Due progetti distinti – perché lavorare in rete è un concetto troppo evoluto, forse – e che prevedono in futuro l’attivazione di nuove aree in cui navigare gratis. Speriamo senza troppi inconvenienti tecnici.
Dimmi che faccia hai, ti dirò cosa compri. E’ questa la filosofia alla base del riconoscimento facciale, una nuova evoluzione del marketing che si sta diffondendo a livello mondiale, destando curiosità e interesse tra aziende e consumatori.
Il riconoscimento facciale consente di tracciare un profilo del potenziale acquirente grazie a un dispositivo capace di leggere i tratti del volto, nel momento in cui, per esempio, il cliente di un negozio passa davanti a una vetrina o a una parete dello stesso. Il software misura la distanza tra gli occhi, la larghezza del naso, l’altezza della fronte e altri tratti somatici del viso, comparandoli poi con codici standardizzati che rappresentano le caratteristiche tipiche di donne e uomini di ètà differenti.
In questo modo si traccia un profilo preciso del consumatore e si riesce a offrirgli più velocemente un prodotto adatto alle sue caratteristiche, aumentando le possibilità di vendita.
In alcuni paesi il marketing facciale è già molto utilizzato. In Giappone è attivo in punti vendita, ristoranti e banche per personalizzare le pubblicità; negli Usa si sta diffondendo: Venetian Casino, Hotel & Resort di Las Vegas utilizza questo strumento all’interno delle proprie strutture per consigliare il ristorante, il club o il tipo di intrattenimento più adatto alla persona in questione.
Anche azienda del calibro Adidas e Kraft si stanno interessando al “marketing facciale”: pare che il colosso di articoli sportivi abbia in progetto di installare in alcuni negozi in Inghilterra e Usa pareti digitali in grado di distinguere il genere e la fascia di età dei clienti. La Kraft è in trattativa con una catena di supermercati per l’utilizzo del marketing facciale per i suoi prodotti, con l’obiettivo di dare consigli su come usarli in base al profilo demografico della persona. In questo modo si riesce a colpire contemporaneamente migliaia di clienti dei grandi store, aumentando esponenzialmente le possibilità di vendita.
Questa tecnica ha destato non poche perplessità riguardo alla tutela della vita privata del consumatore, ma l’impressione è che al giorno d’oggi la privacy sia un miraggio lontano, un principio non contemplato da aziende legate alla logica miglior prodotto-maggior profitto.
Il marketing ci offrirà ancora molte sorprese e novità, intanto però abbiamo appreso un primo insegnamento dal riconoscimento facciale: non uscire mai più di casa spettinati o struccati, le vetrine potrebbero immortalarci inesorabilmente.
Mercoledì 2 novembre – Che cosa è la chitina? La seconda materia più diffusa in natura dopo la cellulosa
La chitina è una materia diffusissima in natura, scoperta dal farmacista padre del glucosio il francese Henri Braconnot nel 1811, si trova nella pelle dei serpenti come nelle ali delle farfalle, è utilizzata per produrre bende viste le proprietà cicatrizzanti e per imballare cibi e bevande. Alla scoperta della chitina al Porto Antico di Genova…
Martedì 1 novembre – Genoa Port Center, Alberto Diaspro e Maria Rebecca Ballestra ricordano la petroliera Haven
Video di Daniele Orlandi
Lunedì 31 ottobre – Alla scoperta dell’universo con Corrado Lamberti
Con la scoperta dell’espansione dell’universo e dell’accelerazione espansiva si è stabilito con certezza che la forma dell’universo risponde alle regole della geometria euclidea e che dal almeno 7 miliardi di anni l’universo procede verso l’infinito con una velocità che aumenta nel tempo.
Corrado Lamberti, nel suo libro “Capire l’universo“, cerca di spiegare ai studenti e anche a chi non ha preparazione in materia, le teorie sulla formazione e la vita dell’universo.
Domenica 30 ottobre – Visita al Centro Meteorologico Arpal: che cos’è una nuvola?
Il pulviscolo atmosferico capta il vapore acqueo presente nell’aria. Le correnti che muovono verso l’alto con il diminuire della pressione si raffreddano e si espandono, ne consegue una saturazione del vapore che passa dallo stato gassoso allo stato liquido sottoforma di piccole gocce d’acqua.
Sabato 29 ottobre – La storia dell’universo raccontata da Margherita Hack
Il sole è nato 10 miliardi di anni fa ed è a metà della sua lunga esistenza. Come tutte le stelle si spegnerà una volta esaurito tutto l’idrogeno, quando diminuirà l’energia par lasciare spazio alla forza gravitazionale. La temperatura raggiungerà i 100 milioni di gradi Kelvin, e il sole, per non esplodere, incomincerà ad espandersi fino a un raggio di 140 milioni di chilometri inglobando Mercurio e Marte e “arrostendo” la terra.
Venerdì 28 ottobre – Margherita Hack presenta “Il mio infinito”
Video di Daniele Orlandi
Venerdì 28 ottobre – Il bosco “respira” al Museo di Storia Naturale
Il bosco respira di vita. Questo è il messaggio di un percorso che il Museo di Storia Naturale di Genova, nell’ambito del Festival della Scienza, vuole trasmettere ai piccoli visitatori. Si presenta come un cammino esplorativo riservato ai bambini ma saranno gli adulti, per primi, ad essere incuriositi dai racconti che gli abitanti, di questo habitat particolare, narrano in prima persona attraverso la visione di un documentario in 3D.
Giovedì 27 ottobre – Scienza in cucina – ricette ed esperimenti
Video di Daniele Orlandi
Giovedì 27 ottobre – “Sesso Selvaggio” alla Fnac di Genova
Essendo la riproduzione l’unico obiettivo della natura, si sviluppano le più stravaganti strategie a cui la fantasia non pone limiti: dalla poligamia all’ermafroditismo, dall’inganno all’autoerotismo, dalla famiglia allargata alla transessualità, dal travestimento al cambiamento di sesso per necessità. Facciamo un salto fra i personaggi del libro di Claudia Bordese “Sesso Selvaggio“…
Mercoledì 26 ottobre – Osservatorio Astronomico Righi, alla scoperta di Giove
Giove si nasconde nella porzione di cielo occupata dalla costellazione dell’ariete, luminoso come una stella, col suo lento moto rotatorio intorno al sole (12 anni). Il gigante del nostro sistema planetario si mostra in tutta la sua magnificenza, ricco di gas contenenti cristalli di ammoniaca ghiacciata e composti del carbonio, dello zolfo del fosforo, elementi responsabili della sua disomogenea tintorialità. Intorno, un pullulare di orbite descritte dalle sue 64 lune di cui, le più famose, sono: Io, il più vicino, Europa, il più piccolo, Ganimede, il più grande e Callisto, il più lontano.
Martedì 25 ottobre – Eni, il “miracolo italiano” di Enrico Mattei
Una mostra a palazzo della Meridiana per ripercorrere la storia dell’industria petrolifera italiana, le intuizioni imprenditoriali di enrico Mattei, lo storico simbolo del cane a sei zampe, gli affari con l’Egitto e a metà degli anni 50 l’azienda conta oltre 56000 dipendenti. La tragica morte di Enrico Mattei in un incidente aereo non cambia le sorti di una società che il Financial Time definì “miracolo italiano”
Lunedì 24 ottobre – Race, alla conquista del Polo Sud
Nel centesimo anniversario dell’epica sfida tra inglesi e norvegesi per la “conquista” del Polo Sud, il Festival della Scienza dedica al continente di ghiaccio, l’Antartide, un’esposizione internazionale con la quale l’American Museum of Natural History di New York celebra questa ricorrenza, una mostra interattiva che ricostruisce l’appassionante gara per la conquista del Polo Sud, conducendoci a comprendere il senso di quella sfida e a scoprire l’Antartide oggi: un vero e proprio laboratorio di ricerca e cooperazione internazionale a cielo aperto.
Video di Daniele Orlandi
Domenica 23 ottobre –Robot lottatori di Sumo a Palazzo della Meridiana
Palazzo della Meridiana, un palcoscenico meraviglioso per un incontro di “sumo” robotico: questo il tema proposto dall’associazione DiScienza in collaborazione con “Cattid” dell’Università della Sapienza di Roma. Un meeting all’insegna del gioco per avvicinare i ragazzi alla scienza dell’automazione. Il cervello del piccolo lottatore giapponese è “Arduino”, il primo hardware open source, completamente italiano, facile da montare, pratico ed economico che permette di connettere concetti complessi, come elettronica e robotica, alla vita del reale.
Sabato 22 ottobre – Ai confini della Fisica, incontro a Palazzo Ducale
Anil Ananthaswamy, consulente per la rivista New Scientist, è stato il relatore di un incontro che si è tenuto a palazzo Ducale, nell’ambito delle manifestazioni del Festival della Scienza. Le affascinanti protagoniste di questo dibattito sono state la materia e l’energia oscure che astrofisici di tutto il mondo cercano nelle profondità dell’universo. Ma esistono? Dove si nascondono? Di cosa sono fatte?
Venerdì’ 21 ottobre – Beppe Gambetta apre il festival della Scienza
Beppe Gambetta, classe 1955, chitarrista genovese di fama mondiale, è l’ospite di onore che inaugura il Festival della Scienza. La serata “Traversata Atlantica” ha voluto percorrere idealmente, attraverso la chitarra acustica del maestro genovese, il filo conduttore fra le culture d’orgine dei popoli d’ Italia e America, lui che oltreoceano ha collaborato con grandi musicisti e che nel proprio dna ha sempre conservato l’amore per il folk e il country. Nell’occasione è stato celebrato il ritorno in patria dell’unico video originale di Pasquale Taraffo, musicista genovese emigrato e morto a Buenos Aires nel 1935, virtuoso della chitarra e inventore della celebre chitarra-arpa a quattordici corde.
Un pilastro dell’ industria italiana racconta la sua storia: attraverso un itinerario di immagini che sanno di lavoro e di capacità imprenditoriale, l’ENI (Ente Nazionale Idrocarburi) ripercorre le tappe fondamentali che ne hanno fatto un leader mondiale nei servizi petroliferi.
Nel Palazzo Grimaldi della Meridiana, sede della mostra, incontriamo un animale che si muove a suo agio tra grifoni, tritoni, centauri, basilischi, miti chimerici della tradizione genovese. E’ un cane a sei zampe, nero, sputa fiamme come il drago di S. Giorgio ed è, come cita un fortunato slogan coniato da Ettore Scola, “il cane a sei zampe fedele amico dell’uomo a quattro ruote”.
Seguendo le sue orme ci addentriamo lentamente in questo flashback storico. Siamo nel 1946, una svolta importante segna la vita dell’Agip, società creata con lo scopo di cercare e commercializzare petroli e derivati: sono stati individuati giacimenti di idrocarburi nella pianura padana, a Cabiaga e a Cortemaggiore. Enrico Mattei, nominato commissario straordinario, grazie a questa scoperta, riesce a salvare l’azienda dalla liquidazione e a creare le condizioni per la costruzione di una ampia rete di metanodotti e di distributori per l’erogazione di benzina.
Nel 1952, un’intuizione geniale dello stesso Mattei, porta a creare un marchio che diventerà il simbolo dell’ENI nel mondo. Viene lanciato un concorso, con un montepremi di dieci milioni di lire, che vedrà vincitore, su 4000 elaborati, il cane a sei zampe, realizzato dallo scultore Luigi Broggini e presentato dal milanese Giuseppe Guzzi.
Nel giro di pochi anni questa azienda sviluppa una solida struttura organizzativa di 56000 dipendenti grazie ad una politica di sviluppo supportata da laboratori di ricerca d’avanguardia, dall’istituzione di una Scuola Superiore sugli idrocarburi destinata alla formazione dei quadri e dei dirigenti ma, soprattutto, con strategie a favore dei dipendenti che si traduce in un forte spirito di appartenenza.
Nel 1954 un accordo col governo egiziano guidato da Nasser è la pietra miliare di intese internazionali tra paesi produttori e compagnie petrolifere (formula Mattei), a cui seguirà la convenzione siglata con lo scià di Persia nel marzo 1957 e con il governo sovietico nell’ottobre 1960. Il sogno di Mattei è di accompagnare l’Italia verso una relativa indipendenza energetica, sogno che s’infrange il 27 ottobre 1962 quando l’aereo Morane-Saulnier MS-760 Paris, che lo porta da Catania a Milano, precipita nelle campagne di Bascapè, un piccolo paese in provincia di Pavia.
Ma il cammino è tracciato e, nel 2010, l’ENI vanta un bilancio utile netto di 6,18 miliardi di euro e una previsione di ulteriore crescita per il 2011. Un vero miracolo italiano come aveva profeticamente scritto il Financial Time nei lontani anni ‘50.
Palazzo della Meridiana, un palcoscenico meraviglioso per un incontro di “sumo” robotico: questo il tema proposto dall’associazione DiScienza in collaborazione con “Cattid” dell’Università della Sapienza di Roma. Un meeting all’insegna del gioco per avvicinare i ragazzi alla scienza dell’automazione. Il cervello del piccolo lottatore giapponese è “Arduino”, il primo hardware open source, completamente italiano, facile da montare, pratico ed economico che permette di connettere concetti complessi, come elettronica e robotica, alla vita del reale.
In uno scenario di volte e di stucchi, testimoni di un glorioso passato, che da soli valevano il prezzo dell’ingresso, una scolaresca di attenti piccoli partecipanti, esponenti di un prossimo futuro, ha potuto scoprire, passo dopo passo, i componenti che danno “vita” a questa macchina-giocattolo.
Per capirne il funzionamento dobbiamo, prima, conoscere come si svolge il gioco. Seguendo le regole del Sumo, che è una lotta giapponese, i due combattenti cibernetici si affrontano cercando di far uscire l’avversario dal campo di contesa.
L’area in oggetto ha precise caratteristiche che permettono ai sensori di calcolarne il confine. Fatte queste doverose premesse, si può procedere al fine di esaminare gli elementi costitutivi dell’automa. La scheda elettronica è, ovviamente, il cervello del robot che capta i segnali inviati dai sensori, li elabora ed evoca un comando di risposta.
Questo comportamento non è dissimile da quello di una mano posta su una fonte di calore. Gli elementi tattili del nostro arto mandano un segnale al cervello che invia l’ordine perentorio di scostarsi, immediatamente, dal pericolo. Gli accessori sono rappresentati dagli “occhi” per individuare l’avversario, le ruote e il motore per il movimento, i sensori di linea per definire la zona di azione.
Come fanno i sensori di linea a capire che sono al limite del tappeto su cui avviene la lotta? Sfruttano il principio fisico del diverso assorbimento della luce in uno spettro di colori. In questo caso, l’accorgimento è scegliere il nero (assorbimento completo) per la contesa sportiva e il bianco ( riflessione completa) per limitarne il confine.
Il gioco, perché di gioco si tratta, consiste nell’assemblare insieme i vari componenti, digitare sul computer i comandi necessari, montare le varie parti meccaniche e dotare i piccoli sumo-men di armi belliche. Questo è quello che avviene nel laboratorio pratico. Le squadre avversarie hanno a disposizione tre profili ognuno con diversa forza, lucidità, velocità, decisione: Boyacky, più frenetico, Dokurobe più meditativo e Tonzura più aggressivo che possono essere corredati da strumenti offensivi come speroni, mezzi dissuasivi o apparati di collisione.
Tutto è pronto. Allora, non ci rimane che augurarvi buon divertimento.
E’ passata quasi sotto silenzio la notizia che, da pochi giorni, occhi o meglio nuove orecchie scrutano nel profondo dell’universo per carpirne i più arcani segreti. L’ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array), il più potente osservatorio astronomico che si tenta di realizzare, vede la collaborazione di Europa, USA, Asia e Cile.
E’ sulle vette delle Ande cilene, a 5000 metri di altezza, nella piana di Chajnantor nel deserto di Atacama, che hanno visto la luce 19 delle 66 antenne previste dal progetto.
Delle 900 richieste di collaborazione, tra le 100 accettate, c’è quella dell’ italiana Eie GROUP, che insieme alla italo-francese Thales Alenia Space e alla tedesca MTM si sono fatte carico di ben 25 delle antenne previste, antenne ognuna di 12 metri di diametro e del peso di 100 tonnellate.
Il compito dell’ osservatorio è di captare le onde millimetriche e submillimetriche dal lontano infrarosso in avanti, onde mille volte più lunghe all’incirca di quella della luce visibile. Questo permetterà di studiare corpi molto freddi come le dense nubi cosmiche di polvere e gas da cui si formano stelle e pianeti.
La presenza delle polveri nelle nubi, stante la grande mole di queste rispetto ai piccoli atomi liberi gassosi, avrebbe il compito di rallentarne il moto vorticoso, evitarne la dispersione e aggregarli in materia.
A questa prima fase (globuli di Bok), segue la genesi di deboli nebulose illuminate da stelle in formazione i cosiddetti “oggetti Herbig–Haro”, dal nome dei due scopritori. La tappa successiva sono le stelle T Tauri (nome della prima di questa specie) che sono stelle variabili irregolari, ancora in fase di contrazione, come è il nostro sole.
Risalendo ai primordi dell’universo, altro compito di Alma è studiare l’astrochimica della vita, in particolare il disco di polvere e gas che circonda HD142527, una giovane stella a 400 anni luce dalla Terra. Qui, in una grande lacuna, si ipotizza la presenza di pianeti giganti già formati o in formazione.
L’esistenza di superterre, di cui gli Astronomi dell’Eso hanno già dato notizia, potrebbe portare a convalidare la tesi di mondi alieni in grado di sostenere la vita. Un esempio è il pianeta “b” in orbita attorno alla stella di tipo solare HD 85512, di settima magnitudine, distante 35 anni luce, nella costellazione australe della Vela.
Forse, lassù, un giorno, potremmo scoprire che ci attende un simpatico e tenerissimo ET che ripete, con tenacia, la celebre frase ”telefono casa”.
Se ne è andato un mito, in silenzio, dopo lo scalpore suscitato dal suo recente annuncio di lasciare la Apple che aveva fondato con Steve Wozniak, nel 1976. Se ne è andato lasciando un messaggio ai ragazzi: “restate affamati, restate folli”.
Un testamento spirituale che sintetizza, in due parole, quella che è stata la sua vita. Come in un romanzo, inizi difficili poi la fortuna, il tradimento e poi la rivincita: un percorso di vita in cui la tenacia di un visionario ha saputo credere ad un sogno.
Fiumi di inchiostro potrebbero essere versati per l’elogio celebrativo del suo genio, per l’encomio di idee mirabili come ”Mac, Pixar, iPod, iPad ,iPhone”, per il dovuto riconoscimento unanime di un operato che ha sovvertito il mondo della comunicazione.
Per omaggio, invece, optiamo di ripercorrere la storia di una piccola mela, simbolo e nome di un colosso dell’informatica.
Nessuno sa con esattezza, nonostante le minuziose ricerche, come nasce questa idea. Una leggenda metropolitana la collega al lavoro che Job avrebbe svolto, nel 1975-76, in un vivaio di tali frutti, altri la vorrebbero ispirata ai mitici Beatles e all’etichetta “Apples Record” che appariva sui loro dischi.
Quello che sappiamo di certo è che il primo logo della Apple venne disegnato da un certo Ronald Wayne, terzo socio della neonata società. L’icona rappresentava Isaac Newton seduto sotto un albero di mele e su di essa campeggiava la scritta profetica: “Newton.. una mente in continuo viaggio attraverso gli strani mari del pensiero”.
Insoddisfatto della grafica, poco tempo dopo, Jobs pensò di affidare a Rob Janoff dell’agenzia Regis McKenna la stesura di un nuovo marchio. Il risultato fu una mela a strisce colorate che rimase il simbolo della Apple dal 1976 al 1998. I ben informati assicurano essere un riconoscimento ad Alan Turing, padre del moderno computer, morto suicida, nel 1954, per aver mangiato un pomo avvelenato col cianuro.
Al rientro dall’esilio forzato, Jobs volle rinnovarne il look (1999), il cui esito finale è quello che tutt’oggi contraddistingue questa grande azienda.
Infine, si nota un evidente morso che intacca l’integrità del frutto. E’ un monito affinché gli uomini, come novelli figli di Eva, in nome della scienza, osino spingersi oltre l’immaginabile? In realtà Jobs, in un’ intervista, chiarì che voleva essere solo un gioco di parole tra bite (addentare in inglese) e Byte (unità di misura informatica). Ma, qui, finisce la storia ed inizia la leggenda.
Lezioni online di tecnologia e scienza curate dall‘Istituto Italiano di Tecnologia, è questo l’innovativo progetto presentato ieri da Oilproject (www.oilproject.org), la più grande scuola online gratuita di informatica, in collaborazione con Nòva24 Il Sole 24 Ore. Un calendario di lezioni online interattive con l’obiettivo di raccontare al grande pubblico lo stato dell’arte della ricerca di base e applicata.
“A maggio ho partecipato a una delle lezioni di Oilproject, trovandola un’esperienza molto interessante e da consigliare ai miei colleghi, i quali hanno accettato con entusiasmo – dichiara Roberto Cingolani, Direttore Scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia – È un’occasione per IIT di incontrare i giovani e di portare la scienza a casa loro”.
I relatori delle videochat saranno infatti i Direttori di alcuni dei Dipartimenti dell’IIT: lunedì 17 ottobre Alberto Diaspro, Direttore del Dip. di Nanofisica, inaugurerà il ciclo di lezioni intervenendo sul tema delle nanotecnologie e su come lo sviluppo della strumentazione ottica abbia permesso la costruzione di dispositivi in grado di osservare il mondo biologico a livello nanometrico; il 31 ottobre Daniele Piomelli, Direttore del Dip.Scoperta e Sviluppo Farmaci, si occuperà di ricerca e sviluppo in campo farmacologico, illustrandone i risultati principali e le sfide per il futuro.
Il 7 novembre Fabio Benfenati, Direttore del Dip. di Neuroscienze e Tecnologie del Cervello, descriverà come le neuroscienze consentano oggi di comprendere meglio i meccanismi cerebrali, per studiare più da vicino malattie del sistema nervoso centrale come epilessia e autismo; il 23 novembre, infine, Vittorio Murino, Direttore del Dip. di Pattern Analysis & Computer Vision approfondirà le tecniche alla base del riconoscimento di immagini, oggetti e persone in determinate situazioni, applicate a sistemi artificiali e i vantaggi legati all’esistenza di macchine “intelligenti”.
L’iniziativa è inserita nel contesto della Scuola d’Attualità di Oilproject, in cui si parla di economia e crescita (Francesco Sacco – 12 ottobre), agenda politica (Luca Sofri intervista Maurizio Lupi – 21 ottobre), diritti civili e omofobia (Paola Concia – 24 ottobre), nuove iniziative imprenditoriali (Gianluca Dettori – 3 novembre), disoccupazione giovanile (Pietro Ichino – 11 novembre).
Tutte le lezioni si terranno in prima serata, dalle ore 20:50 per la durata di un’ora e saranno disponibili in diretta anche sul sito de Il Sole 24 Ore (www.ilsole24ore.com), nonché all’interno di una sezione dedicata del sito dell’IIT (www.iit.it). Tutti gli eventi saranno raggiungibili anche dal sito de Il Post (www.ilpost.it), il giornale online diretto da Luca Sofri. Il format degli eventi è quello ultra-interattivo di Oilproject: non soltanto gli utenti rivolgono domande in diretta, ma votano anche quelle altrui. A ricevere attenzione sono quindi i temi ritenuti più interessanti dagli spettatori.
Si tratta di una particolare tecnologia digitale, utilizzata da principio in ambito militare e medico, che è diventata familiare a chiunque possieda un semplice – per quanto costoso e ambito – iPhone. Tra le tante utilità di questo apparecchio, ne esiste una – per esempio – con la quale si può fare questo: semplicemente puntando la videocamera interna sulle strade nelle quali ci troviamo, sullo schermo vedremo apparire non solo l’immagine della realtà che stiamo osservando, ma anche dei pop-up in sovrimpressione, aggiunti dal programma, con le indicazioni delle stazioni metro più vicine e le relative distanze.
Visualizzare la realtà più informazioni digitali: ecco la realtà aumentata.
Le applicazioni sono molteplici. Un apparecchio in grado di utilizzare la tecnologia della augmented reality può permettere di visualizzare le informazioni dei social network sovrapposte alla realtà, ritrovare la macchina che abbiamo parcheggiato, taggare virtualmente i luoghi in cui passiamo, cercare hotel, pub e ristoranti. Tutto questo tralasciando le possibilità di cui già si avvalgono i medici che operano, per esempio, in interventi di chirurgia minimamente invasiva.
Se ancora non avete capito di cosa si tratti, o semplicemente avete voglia di farvi stupire, andate a visitare siti come “http://ge.ecomagination.com/” “http://www.boffswana.com/”. Vi basta una stampante e una webcam per vedere la realtà aumentata comparire magicamente… su di voi!
Forse qualcheduno di voi ha visto “I love radio rock” (e chi non l’ha visto lo guardi perchè merita…), pellicola del 2009 di R.Curtis, in cui una banda di deejay, a dir poco scalpestrati, trasmette da un piccolo vascello, ancorato nel Mar del Nord, aggirando le ferree norme contro le radio pirata e diventando un fenomeno di ascolti in tutto il Regno Unito.
Ebbene è proprio a quel film e a quel desiderio di libertà di espressione, che ho pensato quando mi sono imbattuto nel progetto Spreaker.
Ma che cos’è e che cosa permette di fare Spreaker? Si tratta di una piattaforma web con la quale è possibile creare e condividere contenuti audio, live o podcast, senza dover scaricare nessun programma. Basta registrarsi o effettuare direttamente il login (anche attraverso le credenziali Facebook) per avere a disposizione tutto ciò che serve per creare il proprio show radiofonico (entertainment,comedy, talk radio,dirette sportive, ecc.) , “pubblicarlo” sulla piattaforma, condividerlo con la vasta community online, e diffonderlo nel Social Web.
I numeristanno decretando il successo del fenomeno Spreaker e della sua community, a livello internazionale:
50.000 utenti;
una dimensione internazionale, visto il coinvolgimento potenziale degli utenti di tutti i paesi del mondo;
300.000 ascoltatori;
100.000 show prodotti (15% in lingua spagnola, 5% in inglese, oltre a portoghese, tedesco e persino arabo!);
Spreaker è un servizio freemiumche mette a disposizione degli utenti, oltre ad una versionefree, completamente gratuita (con 30 minuti di registrazione per ogni “puntata” ed un ora di libreria personale per il caricamento dei file), una versionepremium, ancora più professionale, attivabile con un abbonamento mensile, che consente la registrazione di lunghi show (fino a 3 ore), 60 ore di libreria personale per il caricamento di file e permette di scaricare i propri file mp3 dei podcast prodotti. Ma attenzione!!! In esclusiva per i lettori del blog, il team di Spreaker mette a disposizione20 account premium, per provare, a fondo, per un mese, tutte le potenzialità della piattaforma. Come fare per aggiudicarsi il proprio account? Semplice! andate alla pagina Facebook de”Il blog di Paolo Ratto”e compilate ilform “Vinci Spreaker Premium!”.I primi 20 che si registrano verranno contattati, via mail, e riceveranno tutte le istruzioni per attivare il proprio account premium! Siete pronti per trasmettere il vostronuovo web radio show?
Telecamere satellitari: un’iniziativa prevista in futuro in tutte le aree metropolitane del Paese. E’ il progetto dell’Unione Industriali di Roma, si tratta di un sistema di controllo del territorio che unisce i dati satellitari con le immagini delle telecamere di videosorveglianza.
Dallo spazio verranno effettuate “zoomate” sistematiche sul territorio ed eventuali anomalie saranno trasmesse al sistema visivo che inquadrerà il campo e fornirà due tipi di supporto: un quadro generale di ciò che sta accadendo e una prima valutazione dell’evento affidata ad un programma informatico in grado di riconoscere se un uomo che corre fa jogging, oppure ha il tipico comportamento di una persona in fuga. Fantascienza, sistemi che fino a qualche anno fa appartenevano esclusivamente all’immaginario di chi nel 1966 perdeva le sue serate davanti a “Star Trek”.
Il sistema fornirà informazioni così chirurgiche che permetteranno di valutare velocemente e poi calibrare gli interventi delle forze dell’ordine.