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Nuovo piano comunale di emergenza: protezione civile, sistema di allerta, scuole e zone esondabili

Dopo le tante critiche e la relazione tecnica non certo positiva realizzata dai consulenti della Procura del Tribunale di Genova in seguito agli eventi alluvionali del 2011, ecco il nuovo piano comunale di emergenza del Comune. Proviamo a fare chiarezza


16 giugno 2015Notizie

bisagno-alluvione-DIGiallo, arancione e rosso. Com’è noto, tra qualche mese saranno questi i livelli di allerta progressiva con cui la Regione Liguria sostituirà l’allerta 1 e 2 – a cui, purtroppo, siamo stati a lungo abituati negli ultimi anni – per omologarsi al quadro nazionale.  Come cambieranno le cose per i cittadini? Difficile dirlo al momento, anche perché prima di entrare in vigore sull’intero suolo regionale, il nuovo sistema di allerta meteo deve essere recepito da tutti i comuni liguri e relative prefetture.

Per non farsi cogliere impreparato, il Comune di Genova nel frattempo ha presentato il nuovo Piano comunale di emergenza, con cui tra l’altro si prova a rispondere ad alcune carenze evidenziate dalla relazione tecnica redatta dai consulenti della Procura del Tribunale di Genova in merito al processo per l’alluvione del novembre 2011 (qui l’approfondimento). La revisione del piano vigente, in realtà, era già pronta da qualche mese tanto il sindaco Marco Doria avrebbe dovuto ricevere le nuove linee guida proprio a ridosso delle tragiche alluvioni dello scorso ottobre. Adesso, finalmente, la delibera è stata approvata in giunta giovedì scorso e può iniziare il suo inter in Commissione e Consiglio comunale prima di entrare in vigore.

In attesa di capire come si muoverà la Regione, le novità introdotte nel piano, la cui elaborazione è iniziata nel 2013 grazie alla stretta collaborazione con la Fondazione Cima, riguardano soprattutto l’organizzazione tecnica dell’amministrazione per il monitoraggio del territorio e la gestione della protezione civile, non solo in stato di attenzione o allerta.

«Si tratta – sintetizza l’assessore alla Protezione Civile, Gianni Crivello – di una riorganizzazione ed efficientamento di tutto il sistema, attraverso l’inserimento nel piano di emergenza di una serie di ordinanze emanate ad hoc negli ultimi anni e la revisione e potenziamento di alcune strutture di protezione civile e di gestione delle allerte».

Entrano, dunque, a far parte del piano comunale di emergenza l’immediata chiusura delle scuole in caso di allerta 2 e l’imposizione di tenere gli alunni nell’edificio se, con allerta 1 e quindi a scuole aperte, l’evento dovesse peggiorare. Stessa sorte per le ordinanze sulle zone esondabili, anch’esse non più singoli provvedimenti ma ricomprese in maniera più organica nel piano, ad eccezione di quelle che verranno sistemate nel breve periodo con interventi di ingegneria idraulica (ad esempio, via Shelley).

Al momento il nuovo piano di emergenza prevede i comportamenti della macchina comunale in funzione del sistema di allerta vigente (1 e 2) ma, almeno secondo quanto assicurato dai tecnici, sarà anche in grado di declinare le nuove azioni che scatteranno quando la Regione darà via alle “allerte colorate”. Eppure i tecnici stessi sono incerti nel rispondere a una semplice domanda: quando scatterà il nuovo piano regionale, con quale colore di allerta si chiuderanno le scuole? Con tutta probabilità, la chiusura automatica arriverà con l’allerta rossa ma non è detto che non possa avvenire anche con l’arancione.

La difficoltà nella risposta non è tanto dovuta alla fase di transizione dal sistema di allertamento numerico a quello colorato, quanto al fatto che il modello di intervento per gli enti pubblici è organizzato secondo tre fasi operative (attenzione – preallarme – allarme) che non sempre si integrano bene con il sistema di allertamento per la popolazione (a proposito, il Comune sta sviluppando anche un’app per smartphone che andrà ad integrare i canali già esistenti).

«Non si tratta certamente di un lavoro che finisce qui – ammette Crivello – e nel medio e lungo termine sarà soggetto a modifiche perché oltre 91 mila genovesi abitano attualmente in aree esondabili ma la mappatura – si spera – cambierà con i grandi interventi di ingegneria idraulica a cui assisteremo nei prossimi anni, come gli scolmatori del Fereggiano e del Bisagno».

Coc, il tavolo per gestire l’emergenza: «nessuno potrà più bussare ed entrare…»

Le vere innovazioni introdotte dal piano comunale, tuttavia, riguardano soprattutto la messa in moto e il funzionamento della struttura amministrativa, in caso di necessità e non solo. Intanto, viene snellito il Centro operativo comunale (Coc), struttura tecnica a supporto del sindaco per la gestione delle criticità meteorologiche: si tratta sostanzialmente di un tavolone nel cuore del Matitone, attorno a cui vengono prese le decisioni più delicate. Dalle 9 unità attuali (quasi mai rispettate in passato, soprattutto nel 2011 quando attorno al tavolo del Coc gravitavano decine e decine di persone con compiti non sempre chiarissimi) si passa a 6 («e nessuno potrà bussare alla porta ed entrare» assicura Crivello), oltre al sindaco coadiuvato dall’assessore alla protezione civile, per permettere una maggiore rapidità d’azione. Il comitato sarà composto da: direttore generale del Comune, rappresentante dell’area tecnica, rappresentante dell’area servizi, comandante di Polizia Municipale, direttore di Protezione civile e rappresentante dell’area staff e Municipi. Amiu, Aster e Amt siederanno a un altro tavolo, poco distante, assieme ai rappresentati di tutti gli altri servizi e settori del Comune di Genova che dovranno rendere operative le decisioni del Coc.

Confermate anche le Unità di Crisi dei singoli Municipi che entrano in vigore per la gestione dell’emergenza, la struttura del Coc che monitora 24h su 24 e 365 giorni l’anno il territorio, il presidio permanente di Protezione civile e le 4 pattuglie di polizia municipale come primo strumento di presidio territoriale attivato anche solo in stato di attenzione.

Qualche nuovo accorgimento riguarderà anche il cosiddetto “stato di pace”, ovvero in situazione ordinaria senza attenzioni, allarmi o allerte. Viene, infatti, individuato un rappresentante di protezione civile per ogni direzione del Comune: «Non si tratta soltanto di una questione di partecipazione alle riunioni e comunicazione con i vertici del settore – spiega Crivello – ma anche della necessità di una maggiore sensibilizzazione sul tema all’interno della struttura amministrativa».

Tursi, in sostanza, cerca di aprirsi sempre più la strada verso l’autonomia gestionale dalla Regione, nei limiti del possibile e del legalmente consentito, per evitare il ripetersi di critiche impasse come quella dello scorso ottobre quando l’Amministrazione fu costretta a convocare, un po’ fuori dai canoni, il Centro operativo comunale nonostante la mancata emanazione dello stato di allerta da parte di via Fieschi. «La macchina comunale – spiega la neo responsabile di Protezione Civile del Comune di Genova, Francesca Bellenzier – non si attiverà solo su input della Regione ma anche, se necessario, dall’osservazione diretta degli effetti al suolo». Anche perché, in un contesto idrografico come il nostro, caratterizzato da corsi d’acqua ripidi e con breve distanza tra la fonte e linea del mare, aspettare l’evoluzione dell’evento può essere un errore irreparabile.

 

Simone D’Ambrosio


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