Autore: Simone D’Ambrosio

  • Amiu resta pubblica e il bilancio del Comune è al sicuro. La giunta Bucci salva capra e cavoli

    Amiu resta pubblica e il bilancio del Comune è al sicuro. La giunta Bucci salva capra e cavoli

    RifiutiAmiu non fallisce, non fa causa al Comune, resta pubblica, non dovrà aggregarsi con Iren e la tassa sulla spazzatura che pagano i genovesi, dopo quest’anno, non aumenterà ulteriormente. In più, il contratto di servizio della partecipata per la gestione del ciclo dei rifiuti verrà prolungato oltre l’attuale scadenza al 2020 probabilmente per altri 10 anni. La madre di tutte le lacerazioni e le sconfitte della giunta Doria sembra essere stata risolta dal centrodestra in men che non si dica. Una decina di giorni, quasi un colpo di bacchetta magica e il sindaco Marco Bucci ma soprattutto l’assessore al Bilancio, Pietro Piciocchi, hanno trovato la soluzione per l’immediato (12 milioni di euro) e hanno tracciato le linee guida per il futuro quantomeno di breve periodo. Verrebbe da chiedersi: “Ci voleva tanto?”. Ecco qual è strada tracciata per uscire dall’impasse.

    I conti per il 2017

    La situazione era ormai stranota. L’ultimo atto del Consiglio comunale targato Doria dopo aver fallito il tentativo di condurre in porto l’aggregazione tra Amiu e Iren, ha approvato un aumento della Tari per il 2017 pari al 6,89%, non sufficiente a coprire i costi del servizio cresciuti a causa della perenne chiusura della discarica di Scarpino e della necessità di portare i rifiuti fuori Regione, per cui invece sarebbe stato necessario un aumento medio in bolletta del 18%. Mancavano circa 13 milioni di euro che, per legge, l’amministrazione avrebbe dovuto trovare entro il 31 luglio.

    Così la nuova giunta non può far altro che mettersi subito al lavoro, per non passare alla storia come l’amministrazione più breve di Genova sciolta da un commissariamento dopo nemmeno 100 giorni per non essere stata in grado di sistemare un bilancio lasciato zoppo da chi ha preceduto. E la soluzione, almeno in teoria e nelle intenzioni illustrate alla stampa, per il momento sembra anche rispecchiare le promesse di campagna elettorale con la giunta che tira fuori dal cappello 12 milioni di euro all’interno dell’assestamento di bilancio, senza intaccare altri capitoli di spesa.

    Da dove arrivano i soldi

    Per capire come l’amministrazione abbia trovato i soldi, bisogna allargare il discorso a tutto l’assestamento di bilancio che cuba complessivamente oltre 20 milioni di euro. Oltre ai 12 per Amiu, ci sono infatti quasi 8,4 milioni di euro per altre voci di bilancio obbligatorie ma lasciate scoperte dalla passato ciclo amministrativo: 4,4 milioni per i servizi sociali; oltre 591.000 euro sul capitolo lavoro; 770.000 euro per la copertura della cedole librarie; un milione di euro per la gestione del patrimonio comunale; 275.000 euro per il Job centre che gestisce il reperimento dei fondi europei; 424.000 euro per le manutenzioni; 900.000 euro per altre vari voci di spesa.

    Diverse le fonti di copertura: 2 milioni di euro da disavanzo del bilancio precedente; altrettanti dallo svincolo di fondi precedentemente accantonati per spese giudiziarie; 7 milioni dalla contrazione di un nuovo mutuo (ma la giunta Doria non aveva detto che non se ne sarebbero più potuti accendere?; 1,4 milioni dallo sblocco di entrate erariali, 4,8 milioni di risparmi dalla rinegoziazione di mutui con Cassa depositi e prestiti e delle spese per le utenze di Mediterranea delle Acque; 3,2 milioni di euro di prelevamenti dal fondo di riserva.

    Le linee per il futuro

    amiu-lottaMa i problemi di Amiu non finiscono con il 2017. L’azienda, infatti, vanta nel complesso un credito nei confronti del Comune di circa 185 milioni di euro: 106 legati alla chiusura della discarica di Scarpino e alla sua gestione post mortem, già spalmati su un piano di rientro di 30 anni, gli altri per gli extracosti dovuti al conferimento dei rifiuti fuori regione. Ed è proprio qui che incideranno i 12 milioni che arriveranno dall’assestamento di bilancio di quest’anno e da un piano di rientro fino al 2020, data attuale di scadenza del contratto di servizio, che consentirà all’azienda di accedere nuovamente al credito bancario che garantirà la continuità aziendale e il recupero di altri 23 milioni di euro per raggiungere i 35 milioni di euro chiesti da Amiu (frutto di un ricalcolo degli iniziali 38 contabilizzati qualche mese fa).

    Tre i fronti su cui si sta lavorando per una soluzione strutturale. Riduzione delle spese già entro l’anno; estensione del contratto di servizio per 10 anni attraverso la strategia dell’in house provider, rivedendo l’assetto societario di Amiu con l’ingresso nel capitale di altri Comuni della Città metropolitana; revisione entro 40 giorni con la Regione del piano dei rifiuti per ricalibrare la capacità di trattamento degli impianti liguri e studiare nuove sinergie.

    Amiu – Iren. Rivivi tutto il percorso della mancata aggregazione

    Insomma, il centrodestra mette in campo una politica di centrosinistra, che lo stesso centrosinistra, non solo negli ultimi mesi ma per buona parte della seconda metà del mandato Doria, ha sempre detto inapplicabile. Gli amanti della dietrologia che vedevano quella posizione come un enorme favore “all’amica Iren” adesso hanno gioco facile (oltre che ragione, almeno in apparenza) a dire “ve l’avevamo detto”. Ora attendiamo quello che diranno sul nuovo percorso.

  • Diminuisce il carovita a Genova, ma la città è tra le top ten

    Diminuisce il carovita a Genova, ma la città è tra le top ten

    genovaSolo pochi anni fa si parlava di allarme carovita a Genova: erano tante le voci di spesa praticamente insostenibili, soprattutto per gli anziani, con prezzi tra i più alti d’Italia assieme a Milano e Venezia. Oggi la tendenza, in particolarer per quanto riguarda l’affitto e l’acquisto delle case, è migliorata.

    A confermarlo sono i dati di uno studio curato da Calcoloratamutuo.org  che evidenzia come, nel giro di una decina d’anni, Genova sia diventata una città decisamente più vivibile e il caro prezzi si sia notevolmente ridimensionato, se si escludono eventi particolari come le gelate di gennaio che hanno generato un rialzo dei costi delle verdure.

    Com’era la situazione un paio d’anni fa

    Fino al 2014-2015 Genova era annoverata tra le città più care d’Italia, soprattutto tra quelle del nord. Erano allora state prese in esame ben 80 voci di spesa che incidevano sul bilancio delle famiglie già tartassate dalla crisi in corso. Proprio in quel periodo, le richieste di finanziamenti erano altissime e, soprattutto grazie ai comparatori online, l’accesso al credito agevolato ha registrato un’impennata.

    Tra i costi maggiori per le famiglie, manco a dirlo, quello della spesa in generi alimentari, quindi al supermercato, che incideva in primis sul portafoglio degli anziani, ma anche le tasse non erano da meno, in particolare quella sui rifiuti solidi urbani.

    Andamento dei prezzi attuale, allarme rientrato

    Oggi la situazione sembra essere decisamente migliorata, ma non siamo ancora tra le città meno care. Infatti, Genova si posiziona al momento al decimo posto nella classifica delle città con il valore medio del carovita più alto nel 2017 (con un valore medio di 3.746).

    I prezzi delle case, mercato che comunque segna notevoli flessioni su tutto il territorio nazionale, sono leggermente diminuiti nonostante le previsioni affermassero che attorno alla metà del 2017 sarebbe iniziata una sostanziale ripresa.

    Tendenze del mercato immobiliare a Genova

    Vediamo allora quali sono nel dettaglio i costi medi di questi ultimi mesi per l’acquisto e l’affitto di immobili nella città di Genova. Per quanto riguarda l’acquisto degli immobili (il 90% dei quali riguardano acquisti di case con mutuo), nel mese di aprile di quest’anno venivano richiesti mediamente 1.870 euro al metro quadro invece dei 2000 euro al metro quadro richiesti nello stesso mese del 2016. I prezzi al metro quadro hanno così registrato un calo pari al -6,49% nel corso di soli 12 mesi. Il prezzo più alto era stato registrato nel mese di maggio del 2015 quando venivano richiesti 2.064 euro al metro quadro. Ovviamente i prezzi cambiano in virtù del quartiere in cui si trova l’immobile e valutando anche se si tratti di una casa di nuova o vecchia costruzione.

    Per gli affitti, invece, vengono richiesti attualmente 7,80 euro al metro quadro al mese, registrando così una diminuzione dello 0,95% rispetto ad aprile dello scorso anno.

  • Sol, il nuovo servizio di orientamento al lavoro della Cgil di Genova

    Sol, il nuovo servizio di orientamento al lavoro della Cgil di Genova

    cercare-lavoroI dati dicono che la situazione del lavoro nel nostro Paese è in miglioramento. La crisi non è di certo alle spalle, tuttavia si sta intravedendo una luce all’orizzonte. In calo i disoccupati e in aumento gli occupati, anche se non in modo uniforme su tutto il territorio. A condizionare il trend sono anche i servizi che le singole Regioni, Province e Comuni offrono ai cittadini e quelli messi a disposizione da altri enti, come per esempio il Sol della Cgil di Genova, ovvero il servizio per l’orientamento al lavoro.

    Cosa è il Sol, servizio orientamento al lavoro

    In un momento in cui trovare un lavoro non è poi così facile, avere un servizio che aiuta il cittadino anche nel semplice disbrigo di alcune pratiche è un grande passo verso una ripresa del settore. Lo ha capito la Cgil di Genova che ha offerto al cittadino un servizio funzionale ed efficiente di orientamento al lavoro. Ma di cosa si tratta nello specifico? Si tratta di dare una mano, soprattutto a chi si trova nella condizione di cercare un primo impiego o che si debba reinserire nel mondo del lavoro, offrendo un aiuto concreto. Chi si rivolge al Sol può avere un aiuto per redigere il proprio curriculum, magari mirato proprio per una determinata candidatura e, di conseguenza, anche delle lettere di presentazione.

    Non è tutto però perché il Sol offre informazioni sui tirocini, sul servizio civile e mette in evidenza offerte lavorative, bandi, stage formativi ed eventuali concorsi. Si tratta di un servizio al cittadino completamente gratuito e fruibile presso la Camera del Lavoro di Genova situata in via San Giovanni d’Acri. Al momento a fruire maggiormente del servizio sono donne per il 60%, over 40 per il 64% e cittadini stranieri – uno su tre – ma non mancano i giovani.

    Flessibilità non fa rima con chiarezza

    Da quando in Italia è stato introdotto un sistema di lavoro flessibile, se da una parte le opportunità possono essere aumentate, dall’altra è più complicato per il singolo riuscire a orientarsi tra le diverse offerte. Quindi abbiamo sia chi ha cercato di trovare un introito imparando, per esempio, ad investire nel trading online e guadagnare nel tempo discretamente, sia chi, invece, ha preferito la strada più concreta del lavoro a tempo che però garantisce uno stipendio fisso per i mesi di assunzione e la possibilità di aver accesso a diversi servizi bancari come l’apertura di credito in conto corrente o la richiesta di carte di credito. Nel secondo caso, però, ci si è trovati davanti a grosse difficoltà a far combaciare le proprie competenze con le offerte lavorative reperibili.

    Il Sol sarà un punto di riferimento

    Il Sol non vuole fermarsi all’aiuto nella compilazione del curriculum, ma vuole diventare un vero e proprio punto di riferimento, coadiuvandosi con il Centro per l’impiego di Genova per una ricerca del lavoro maggiormente attiva.

  • Liguria, +9% di richieste di immobili da parte degli stranieri

    Liguria, +9% di richieste di immobili da parte degli stranieri

    Quinto al mareA causa della crisi che ha investito l’Italia negli ultimi anni, il mercato immobiliare ha subito un duro colpo e a tutt’oggi stenta a riprendersi. Gli italiani hanno pochi risparmi a disposizione per acquistare una casa e ottenere un mutuo è sempre molto difficile, nonostante il momento, per chi acquista, sia davvero vantaggioso. Lo sanno bene gli stranieri che hanno a disposizione e stanno acquistando numerosi immobili in Italia.

    Richieste di immobili dall’estero in Liguria

    La Liguria è una delle località del territorio che registra il maggior numero di richieste di immobili da parte degli stranieri. Si tratta sia di case che necessitano di una ristrutturazione, e quindi vendute a un prezzo ancora più basso rispetto al nuovo, ma anche case di recente costruzione, quindi di classe energetica A, molte delle quali situate anche nelle principali località turistiche. A rendere noti questi dati positivi è stato un report di Gate-away, un portale immobiliare esclusivamente indirizzato agli stranieri e che ha effettuato una sorta di questionario da cui è emerso che la Liguria porta a casa un confortante +9% nel primo trimestre del 2017 per quanto riguarda le richieste di immobili e risultando dunque nella terza posizione nazionale della classifica di gradimento delle località preferite dagli stranieri per l’acquisto di un immobile.

    Vediamo il dettaglio delle province

    Per quanto riguarda il dettaglio delle singole province, possiamo notare che la provincia con il maggior numero di richieste è quella di Imperia, con un 65,45%. Subito dopo si trova la provincia della Spezia, con un 15,35%, poi Savona, con un 11,99% e Genova, col 7,22%. In generale, la domanda inerente tutte le province si attesta in crescita. Questo è un fenomeno che riguarda più o meno tutto il territorio, incluso il centro, nonostante i recenti accadimenti legati al terremoto e che però non sono un deterrente per l’acquisto di immobili in Italia, dove, paradossalmente, è la burocrazia il deterrente maggiore.

    Chi sono i compratori stranieri?

    Per quanto riguarda la Liguria, i compratori sono per lo più tedeschi che cercano un comodo sbocco sul mare, si tratta del 22,66%, ma apprezzano molto il territorio e vi acquistano una casa anche gli americani, per l’11,8%, seguiti da inglesi, 10,57% francesi, 8,84% e svedesi, 8,13%. A essere acquistate sono per lo più delle abitazioni indipendenti, case soprattutto da restaurare e che convengono da un punto di vista economico. Il 28% delle richieste però riguarda appartamenti, pratici e meno impegnativi di una casa singola.

    La spesa media per gli acquisti è di circa 250.000 euro per il 65% degli acquisti effettuati, mentre per il 14% o poco più, si tratta di una spesa che va oltre i 500.000 euro, stiamo quindi parlando di immobili di un certo prestigio o comunque con terreno o giardino annessi.

  • Fiera di Sant’Agata, Comune conferma: si replica domenica 19 febbraio

    Fiera di Sant’Agata, Comune conferma: si replica domenica 19 febbraio

    fiera-sant-agataConsiderate le avverse condizioni meteo che domenica 5 febbraio hanno condizionato lo svolgimento della Fiera di Sant’Agata, l’Amministrazione comunale ha accolto la richiesta delle associazioni di categoria dei commercianti ambulanti e in sede fissa e del presidente del Municipio di ripetere la manifestazione commerciale. È stato quindi concordato di ripetere la manifestazione nella data di domenica 19 febbraio. 

    L’anticipazione: Fiera di Sant’Agata, Comune al lavoro per la replica

    «La scelta del 19 febbraio – spiega l’assessore allo Sviluppo economico, Emanuele Piazza  è dovuta alla volontà di mantenere la maggior prossimità temporale possibile con l’evento originario. Come è evidente si tratta di uno sforzo organizzativo notevole per tutte le componenti cittadine che l’Amministrazione ha voluto però affrontare anche in considerazione delle notevoli difficoltà in cui il settore commerciale si trova ad operare».

    Nella stessa ottica, è stato stabilito, nel rispetto del vigente regolamento Cosap, di applicare una riduzione del 50% al canone, introito che verrà destinato a coprire i costi vivi della manifestazione.

  • Amiu-Iren, giunta Doria passa al contrattacco: «Se non si torna indietro, ce ne andremo»

    Amiu-Iren, giunta Doria passa al contrattacco: «Se non si torna indietro, ce ne andremo»

    amiu-lotta“Se non si creeranno da subito le condizioni per la ripresa di un dialogo a favore delle prospettive industriali di Amiu non sarà certo questa amministrazione a imporre il costo sociale derivante dal voto di martedì scorso. Torna lo spettro delle dimissioni di tutta la giunta Doria, in seguito alla bocciatura della delibera di aggregazione Amiu-Iren da parte del Consiglio comunale di Genova. Sindaco e assessori, con l’appoggio del Partito democratico, passano al contrattacco dopo che il Consiglio di amministrazione della partecipata del Comune di Genova per la gestione del ciclo dei rifiuti ha messo nero su bianco lo scenario che si è configurato con la bocciatura della delibera di martedì scorso. La giunta Doria non vuole essere ricordata per quella che ha aumentato la “bolletta sulla spazzatura” del 20% e, dunque, se le consultazioni dei prossimi giorni non daranno sufficienti rassicurazioni per riportare in Sala Rossa un documento che rimedi a quanto votato nell’ultima seduta di Consiglio comunale, la crisi di governo della città porterebbe alle inevitabili dimissioni e al probabile commissariamento in vista delle elezioni della prossima primavera.

    Editoriale: Amiu, Doria e il futuro di Genova. Quelle dimissioni inevitabili che non risolvono nulla

    “Essendo venuta meno la prospettiva di un’aggregazione industriale con apporto di capitali e impianti – si legge in nota dell’amministrazione, ripresa dall’Agenzia “Dire” – Amiu, per salvarsi, sarà costretta a tagliare drasticamente i costi di personale e del servizio e a chiedere al Comune la totale corresponsione dei costi sostenuti per lo smaltimento dei rifiuti nel 2016, ciò che significherebbe un aumento della Tari di oltre il 20%”. Eppure, sostiene Palazzo Tursi, le condizioni erano note e ampiamente illustrate da tempo, con la precisa volontà dell’amministrazione di non scaricare il peso sui lavoratori e sui genovesi la delibera per l’aggregazione con Iren era stata approntata con grande attenzione ad ogni aspetto, discussa e migliorata nel confronto sindacale e nel Consiglio comunale: una prospettiva di sviluppo, non di ripiego, che avrebbe ridato forza alla nostra azienda”. Arriva anche il momento della resa dei conti politica: “La miopia di alcuni e il cinico calcolo politico elettorale di altri che pur sapevano quali sarebbero state le conseguenze – si legge ancora – hanno impedito che si intraprendesse questa strada nell’interesse della città”.

    Le decisioni del cda di Amiu

    L’assist al Comune era stato fornito pochi minuti prima dall’esito di un lungo Consiglio di amministrazione di Amiu, durato oltre due ore, al termine del quale l’azienda ha messo nero su bianco gli scenari dell’immediato futuro. “Il Consiglio di amministrazione di Amiu prende atto con rammarico che la bocciatura della delibera sull’integrazione Amiu-Iren Ambiente da parte del Consiglio comunale pregiudica la possibilità di richiedere la proroga del contratto di servizio in essere con il Comune di Genova e la disponibilità degli investimenti necessari a incrementare la raccolta differenziata e la realizzazione dei nuovi impianti da parte di Amiu”. E lo scenario delineato dall’azienda assume i contorni di un potenziale disastro per gli stessi cittadini. L’esito del cda, infatti, è un mandato al presidente Marco Castagna a inviare al Comune il progetto di Piano finanziario per la Tari 2017 che, al fine di mantenere l’equilibrio finanziario aziendale, “prevederà (secondo quanto già definito in sede di approvazione del bilancio 2015) la totale corresponsione a favore di Amiu dei costi sostenuti dall’azienda per lo smaltimento dei rifiuti nel 2016 – compresivi, dunque, dei 28 milioni di euro di extracosti per il conferimento dei rifiuti fuori Regione, ndr – con un significativo impatto sulla tariffa”. Che, detto con le parole del Comune, significa che, così stanti le cose, la “bolletta della spazzatura” per i genovesi aumenterebbe del 20%. E lo avrebbe fatto anche di più se Amiu non avesse prodotto una serie di ottimizzazioni interne.

    Nel contempo, viene dato mandato a Castagna di richiedere formalmente al Comune di Genova la conferma dell’anticipazione di cassa anche per il 2017 della somma di 25 milioni di euro già concessa lo scorso anno per sostenere finanziariamente l’azienda in relazione ai costi per lo smaltimento dei rifiuti sostenuti nel 2015 e solo parzialmente recuperati in tariffa. Per non rischiare di portare i libri in tribunale, il consiglio di amministrazione di Amiu chiede anche la predisposizione di una revisione del budget 2017 “rafforzando la spending review già in corso, salvaguardando la gestione ordinaria del Contratto di servizio, la realizzazione delle opere di messa in sicurezza e chiusura” di Scarpino 1 e 2 e la realizzazione della prima parte di Scarpino 3. Come anticipato, le altre immediate conseguenze negative sono: sospendere ogni atto relativo ad assunzioni di personale a tempo indeterminato; procedere con il piano di raccolta differenziata del Conai solo per attività che non comportano maggiori costi; sospendere le trattative sulle premialità aziendali e gli straordinari. Lo scenario napoletano è lontano, ma anche il servizio di raccolta di rifiuti rischia di pagare le conseguenze della decisione del Consiglio comunale.

  • Iplom, il Comune rivuole la regia della bonifica. “Tempi troppo lunghi, ripartire entro un mese”

    Iplom, il Comune rivuole la regia della bonifica. “Tempi troppo lunghi, ripartire entro un mese”

    iplom-petrolio-arpal-genovaIl Comune di Genova vuole riprendersi la regia della bonifica delle aree inquinate dalla rottura dell’oleodotto Iplom di Fegino che lo scorso mese di aprile aveva riversato una quantità copiosa di idrocarburi nei rii Pianego e Fegino e nel torrente Polcevera. “Non vogliamo perdere altro tempo – taglia corto all’Agenzia Dire, l’assessore comunale alla Protezione civile, Gianni Crivello – la bonifica deve ripartire e completarsi in tempi rapidi”.

    ApprofondimentoI lunghi tempi della bonifica

    L’annuncio arriva alla vigilia di una nuova manifestazione dei residenti preoccupati dal sostanziale blocco di qualsiasi azione di ripristino e bonifica della zona.

    Palazzo Tursi, dunque, chiede all’azienda di ripresentare entro 30 giorni il Piano di caratterizzazione – indagine con cui Iplom deve attestare l’entità dei fenomeni di contaminazione ambientale – con tutte le integrazioni richieste dall’amministrazione. Il Piano era stato presentato in una prima versione ad agosto ma, lo scorso 14 dicembre, in seguito proprio alla richiesta di integrazione, Iplom aveva comunicato al Comune di Genova di avvalersi di una norma che avrebbe di fatto passato la regia delle operazioni nelle mani del ministero dell’Ambiente, relegando al Comune solo una serie di controlli ambientali faunistici e alla bonifica nella sola zona alla fonte della rottura. Quest’ultimo, però, non ha ancora dato una risposta definitiva.

    “E’ tutto da verificare che l’azienda possa sfruttare questa normativa – spiega alla “Dire” l’assessore all’Ambiente del Comune di Genova, Italo Porcile – ma non possiamo aspettare oltre. O entro 30 giorni il ministero dirime la questione o Iplom deve presentare il Piano con le integrazioni richieste, cosicché si procede a nuova convocazione della Conferenza dei servizi e si riprendono i lavori da dove ci si era fermati quest’autunno”.

    La speranza del Comune è che la regia di tutte le operazioni di bonifica resti interna: “Non possiamo perdere un procedimento avviato da tempo – conclude Porcile – con mesi di continuo e costante contatto con la cittadinanza e con la problematica più in generale”.

  • Amiu-Iren, si spaccano anche i sindacati: Cisl non sigla accordo con Comune. Martedì o mercoledì il voto

    Amiu-Iren, si spaccano anche i sindacati: Cisl non sigla accordo con Comune. Martedì o mercoledì il voto

    Rifiuti raccolta differenziataLa delibera che consente all”amministrazione di procedere alla trattativa con Iren in vista della privatizzazione di Amiu divide anche i sindacati. La scissione si celebra sull”accordo con il Comune redatto ieri sera, poco prima della mezzanotte, al termine di una lunga trattativa propedeutica, se non formalmente quantomeno politicamente, all’approdo in Consiglio comunale, martedì e mercoledì prossimi, della delibera che consente all”amministrazione di procedere alla trattativa con Iren in vista della privatizzazione di Amiu. Cigl, Uil e Fiadel hanno siglato il testo in attesa di sottoporlo al voto dei lavoratori per la firma definitiva; la Cisl, invece, no.

    Speciale Amiu-Iren: tutto il percorso verso la “privatizzazione”

    Un atteggiamento “incomprensibile – afferma all’Agenzia Dire Corrado Cavanna, Fp Cgil – perché, seppure senza toni trionfalistici, possiamo dire di aver trasformato una delibera che nasce sotto dettatura di Iren in una delibera del Comune di Genova, recuperando elementi valoriali dell’accordo sindacale di luglio. Abbiamo tirato tutto il tirabile”.

    Come cambierà la delibera dopo l’accordo

    Il testo finale della delibera conterrà ancora qualche ulteriore novità rispetto agli emendamenti presentati definitivamente ieri dalla giunta in Commissione comunale. Ad esempio, anche nella seconda fase di privatizzazione in cui Iren potrà ottenere la maggioranza del capitale sociale, dovrà comunque non superare il 69%: Amiu, dunque, come previsto dal Codice civile, con una partecipazione pubblica minima del 31%, resterà sempre una partecipata del Comune e non diventerà una vera e propria divisione di Iren.
    Introdotta anche una clausola di salvaguardia con cui il Comune si riserva di mantenere il 51% di Amiu qualora non dovesse andare a buon fine il prolungamento del contratto di servizio. Inoltre, la previsione di trattare i rifiuti organici fuori regione sarà consentita solo in un regime transitorio, con l”obiettivo ultimo di realizzare un biodigestore nel genovesato. Infine, viene specificato che il tempo di recupero degli extra costi dovuti alla chiusura della discarica di Scarpino non potrà essere inferiore ai 10 anni “perché – spiega Cavanna – con una dicitura sibillina tipo le clausole delle assicurazioni, si rischiava anche di consentire un rientro in tempi minori con il conseguente aggravio per le tasche dei genovesi”.

    La Cisl avrebbe voluto di più: in particolare, il sindacato chiede una formale compartecipazione dei lavoratori nella governance della nuova società. E pare che, per raggiungere l’obiettivo, abbia anche chiesto un incontro con il sindaco Marco Doria.

    Oggi pomeriggio, intanto, le rsu hanno approvato il testo dell’accordo a maggioranza e martedì mattina dovrebbe tenersi l’assemblea generale dei lavoratori per votare il documento. Poche ore dopo, la parola passera” al Consiglio comunale.

  • Il mondo in un piatto. Cultura e sapori latinoamericani e liguri si intrecciano nella cucina di Anilda

    Il mondo in un piatto. Cultura e sapori latinoamericani e liguri si intrecciano nella cucina di Anilda

    Anilda-vargas-braceGastronomia e partecipazione. Queste sono le parole chiave dell’incontro con la nuova genovese di oggi, Anilda Vargas, arrivata a Genova negli anni Novanta, dopo un breve soggiorno in Francia, da un Perù attanagliato in quel periodo da fenomeni di terrorismo interno.
    La partecipazione alla vita sociale e culturale della città, secondo Anilda, è fondamentale per sentirsi davvero cittadini e non solo ospiti.
    Il progetto che ha orientato tutta la sua attività a Genova è stato quello di valorizzare il cibo e la cultura gastronomica come perno dell’identità culturale delle persone immigrate e occasione di incontro e scambio fra cittadini provenienti da paesi e mondi diversi.
    Mangiare da sempre è un atto non solo alimentare, ma anche sociale: la condivisione della tavola facilita, infatti, lo scambio e la relazione umana. La gastronomia permette, più facilmente della parola, di avvicinarsi ad altre realtà geografiche, sociali e culturali abbattendo le barriere linguistiche.

    A Genova, Anilda si è adoperata per realizzare questa sua filosofia in ambito associativo e gastronomico. Lasciato un lavoro nel settore pubblico in Perù, ha trasformato la passione per la cucina in un lavoro, prima come cuoca, sia in Francia sia in Italia e poi, dal 2007 al 2010, come titolare di un negozio di produzione gastronomica da asporto italiana e sudamericana, gestito con la figlia.
    La sua è una nouvelle cuisine latinoamericana, nel pieno rispetto della tradizione, ma con un occhio ai piatti della tradizione genovese e ricca di proposte fusion dove si sposano sapori latinoamericani e liguri.
    Oggi il suo lavoro è rivolto al mondo dell’associazionismo: è responsabile del Laboratorio Gastronomico “Il mondo in cucina” del Coordinamento Ligure Donne Latinoamericane (Colidolat) e organizza per l’associazione Encuentro de 2 Mundos diverse attività legate alla diffusione della cultura gastronomica e alla connessione tra cibo e cultura.
    Come è emerso nei nostri incontri con i “nuovi genovesi”, in molte persone un forte interesse, una passione a volte non vissuta in maniera piena nel paese di origine (l’arte, la cucina, la poesia, il teatro….) ha assunto un posto centrale nella nuova vita italiana e genovese, trasformandosi a volte in un lavoro, a volte in un’esperienza nel mondo della cultura e dell’associazionismo, a volte in uno spazio individuale di espressione della propria personalità.
    Quasi sempre questa passione – per Anilda, la gastronomia – è stata il primo passo per comunicare con altre persone, allacciare relazioni sociali, vivere pienamente la città, superare le difficoltà linguistiche che tutti incontrano nei primi anni della nuova vita in un diverso paese.

    DSCF0168-1BQuando hai deciso di trasferirti in Italia e a Genova?
    «In Perù ho studiato per conseguire il diploma di amministratore d’impresa. Prima di arrivare a Genova, lavoravo come segretaria di un ente pubblico del settore pensionistico, simile all’Inps italiano. Ero già appassionata di cucina e avevo frequentato diversi corsi. La situazione politica del mio paese era molto instabile e c’erano stati diversi attentati terroristici. Avevo 3 figli che erano ancora dei ragazzini ed ero spaventata. Ho deciso di provare a trasferirmi in Europa. Sono stata un periodo in Francia, con visto turistico; qualche tempo dopo, consigliata da un’amica, ho scelto l’Italia e Genova.
    Dopo alcuni anni di fatica e di nostalgia per la mia famiglia, ho regolarizzato la situazione lavorativa, fatto tutti i documenti necessari e sono riuscita a far arrivare qua mio marito e i miei figli, che ora sono tutti sposati. Da subito mi sono impegnata a fondo nel mondo dell’associazionismo.
    Nel 1992 sono stata fra i soci fondatori dell’Associazione culturale Encuentro de 2 Mundos di cui oggi sono referente per i progetti e i laboratori di degustazione gastronomica. Nel 1994 sono stata socia fondatrice del Colidolat (Coordinamento Ligure Donne LatinoAmericane) e oggi sono la referente del Laboratorio gastronomico “Il Mondo in cucina”. Già in Perù ero interessata, oltre alla cucina, al mondo dell’associazionismo: dal 1989 al 1992 ho presieduto un’associazione culturale di Lima, che si proponeva di valorizzare le danze, i balli e le altre forme del folklore peruviano, organizzando scambi culturali con la Francia.
    Credo che un immigrato, per essere davvero un nuovo cittadino, dovrebbe partecipare alla vita sociale e culturale della città in cui vive. Chi lavora, guadagna e basta, senza partecipare alla vita della comunità, non si sente un cittadino, si sente un ospite. Io invece vorrei far parte della vita di questa città. Si parla spesso dei migranti come di un problema, come se fossero persone che non valgono niente. E, invece, il migrante può essere una persona con molto da raccontare, da insegnare. Anche un paese povero può avere molto da dimostrare a livello culturale, sociale, gastronomico. Chiudere la porta a queste persone, secondo me, è totalmente ingiusto».

    cucina-perù-patateQual è stata l’idea guida, il progetto che ha portato alla creazione del “Laboratorio Gastronomico”?
    «Il progetto alla base del mio lavoro è quello di recuperare e valorizzare l’identità delle comunità di immigrati, attraverso la promozione dei loro piatti più caratteristici.
    Per i migranti, l’alimentazione ha un ruolo molto importante, per esprimere se stessi e non perdere contatto con la propria identità, le proprie tradizioni, anche in un paese diverso. Le modalità di preparazione di un piatto sono importanti almeno quanto gli ingredienti. Il cibo, però, oltre che un mezzo per recuperare la propria identità, è anche uno strumento di comunicazione e mediazione fra persone provenienti da mondi diversi. Un buon piatto è il miglior punto di partenza per scoprire luoghi, usi e costumi, somiglianze e differenze tra i popoli. Una ricetta ti può ricordare persone incontrate in luoghi lontani.
    L’idea guida del nostro laboratorio è di far conoscere a più persone possibile i prodotti della tradizione latinoamericana, attraverso piatti gustosi. In questi anni abbiamo sperimentato in cucina e fatto conoscere la quinoa, l’amaranto, molte varietà di riso e tante spezie profumate e colorate.
    Abbiamo contribuito a far conoscere in Italia il pisco, un distillato d’uva tipico del Perù, dove è considerato bevanda nazionale, molto utilizzato soprattutto per i cocktail».

    Come si svolge la vostra attività?
    «Il Laboratorio Gastronomico è un lavoro di squadra, ha rappresentato un’occasione di lavoro per alcune donne e un punto di riferimento per la promozione della pari opportunità sul territorio.
    Io sono la responsabile, ci occupiamo di organizzare aperitivi ed eventi culturali legati al cibo e alla degustazione. E’ specializzato non solo in cucina peruviana: prepariamo piatti dell’Ecuador, del Venezuela e di altri paesi dell’America Latina.
    Tutte noi abbiamo imparato la cucina italiana e ligure: c’è stato uno scambio molto bello. Proponiamo anche piatti fusion, che mettono insieme prodotti della tradizione latinoamericana e prodotti liguri, come la quinoa alla mediterranea. E, poi, con l’associazione “Encuentro de 2 Mundos” da molti anni partecipiamo inoltre al Festival Suq con uno stand di cucina peruviana».

    cucina-perù-uovaQual è la caratteristica principale della cucina peruviana?
    «La cucina peruviana è una cucina “meticcia” nella quale si fondono la tradizione indigena con la tradizione spagnola. In Perù è molto conosciuta anche la cucina italiana, è apprezzata e considerata una delle migliori, anche se tutti credono che la propria cucina sia la migliore. Per la mia esperienza in Francia e in Italia, direi che i francesi sono più propensi a sperimentare cucine diverse, provano di tutto. I genovesi e gli italiani a volte sono più chiusi, più restii, ma oggi vedo che sempre più genovesi apprezzano e chiedono una cena esotica».

    Andrea Macciò

  • Giovanni Giaccone, giornalista galantuomo con Genova negli occhi e nel cuore

    Giovanni Giaccone, giornalista galantuomo con Genova negli occhi e nel cuore

    giovanni-giaccone
    © Veronica Onofri

    Giovanni Giaccone

    Giornalista e scrittore, Giovanni Giaccone è un volto noto ai genovesi: per lungo tempo infatti ha lavorato nella redazione dell’emittente televisiva genovese più conosciuta, quella di Primocanale. Genova è sempre stata protagonista e ispiratrice dei suoi articoli e dei suoi libri.

    [quote]Giovanni è un galantuomo, ironico e amante delle cose belle. Il ritratto è stato scattato in un locale di piazza Lavagna davanti a buon bicchiere di rosso, mentre guarda la sua Genova fuori dalla finestra.[/quote]

    Quando eri un bambino quali erano i tuoi sogni “da grande”? E quanti ne hai conquistati cammin facendo?
    «A parte i primi anni di vita, in cui ero indeciso se diventare Batman, un calciatore o un ranger del parco di Yellowstone, verso i 9 – 10 anni ho cominciato a focalizzare l’attività di giornalista e scrittore come quello che mi sarebbe piaciuto fare. Determinanti sono stati due film: “Tutti gli uomini del presidente” con Robert Redford e Dustin Hoffman e “Chiamami aquila” con John Belushi. Nel secondo, ho idealizzato l’immagine del giornalista che vive e lavora a proprio agio nella giungla urbana, un po’ sregolato e anarcoide. Non ho toccato le vette dei protagonisti dei film alla fin fine, ma diciamo che sono entrato in quel mood…».

    Che cosa ami e cosa odi di Genova?
    «Di Genova amo le atmosfere notturne, i vicoli della città vecchia, quel sapore di clandestino, losco e misterioso che si respira attraversandoli. Le canzoni di De André, la spianata di Castelletto e certi scorci del porto, come i rimorchiatori che rientrano tra le banchine, le navi in rada, le furiose ondate che s’infrangono sulla diga foranea. Odio la pigrizia mentale e l’immobilismo decadente delle sue classi dirigenti attuali, l’atteggiamento rinunciatario mascherato da prudenza e saggezza che caratterizza tante (non) decisioni. Genova rischia di soffrire molto per questo».

    Se non vivessi a Genova dove saresti e a fare cosa?
    «Non lo so esattamente. Se dovessi sognare, direi a fare lo scrittore in California, magari anche gestendo un locale dall’atmosfera Tiki. Oppure a scrivere per un piccolo giornale cittadino a New York, vivendo in un appartamento tra Soho e Chinatown come William Hurt nel film “Smoke”».

    Esiste un luogo comune sulla “Superba” che ritieni falso?
    «Genova è una città complessa e molto cerebrale. Sono più le cose che “si pensano” di Genova di quante essa, effettivamente, ne contenga. Il luogo comune principale è quello dell’avarizia, che non mi sento di smentire del tutto. Ci sono delle attenuanti però: i genovesi nella loro storia hanno sempre dovuto fare i conti con un ambiente non particolarmente ricco in termini di fauna e flora e morfologicamente accidentato, con il mare che era più tiranno che amico. La principale fonte di sostentamento dei “genuati” è stata fin da subito il commercio ed è chiaro che nel fare affari con il passare del tempo diventassero abilissimi così come, nello stesso tempo, attenti e parsimoniosi nelle spese. E’ certamente un tratto che ci viene riconosciuto nei secoli e di fronte a così tante e numerose testimonianze bisogna pur ammettere».

    Tu sei uno scrittore. Genova ispira la tua creatività?
    «Sì. Genova è una città ricca di storie, misteri e eventi. Non è mai stata una città raccontata mirabilmente da un autore capace di identificarsi con la città stessa, come un Joyce per Dublino, un Kafka per Praga, un Pessoa per Lisbona, per fare alcuni esempi. Genova è stata più raccontata attraverso i poeti (Caproni, Campana, Sbarbaro) oppure attraverso le canzoni (Paolo Conte e Fabrizio De André). Un grande autore inglese come Joseph Conrad ambientò un romanzo nella Genova dei primi dell’800, si intitola “Suspense” però non riuscì a terminarlo. Nessun italiano, tra 1800 e 1900, il secolo dei romanzi, provò a cimentarsi in una storia su Genova e di Genova. Credo che in qualche modo i travagli politici della Superba e un suo declino d’importanza politica e economica, (nonostante il ‘900 sia stato per buona parte ancora di buon livello) successivi al processo unitario nazionale, abbiano avuto la loro importanza. Molte storie di Genova sono state dimenticate assieme alla sua effettiva grandezza nel passato. Prossimamente uscirà un mio libro edito da De Ferrari dove racconto alcune storie incredibili di questa città. Negli anni scorsi ho scritto due romanzi ambientati a Genova: uno, “La sparizione del violino” che è il ricalco di una classica avventura di Sherlock Holmes ambientata tra i vicoli, l’altro, “Satan’s Circus” che è anche ambientato a New York e Napoli è una storia molto “noir” negli scenari del risorgimento italiano. Nulla a che vedere con gli autori citati sopra, ma ci ho provato».

    Ultimamente ti sei dedicato alla storia dei Cocktails, come nasce questa passione? E dove vai quando vuoi bere bene in città?
    «Genova come dicevo è una città molto cerebrale, si pensa e si parla tantissimo. Non essendoci una vera e propria piazza, come nella stragrande maggioranza delle città italiane, dove la gente si incontra e si dà appuntamento, la meta preferita dei genovesi per vedersi e parlare è il bar, all’ora del cocktail, tra le 18 e le 20. Essendo io un gran chiacchierone ho fatto ben presto mia questa abitudine e mi sono incuriosito, negli anni, alla storia dei drink che bevevo. Nulla di ordinato e scientifico, solo sporadiche letture, fino a quando mi è stato chiesto di scrivere articoli sulla storia dei cocktail più importanti e così, quasi per gioco, ho cominciato a interessarmene con più rigore. Alla fine, per farla breve, ne sono usciti due libri “Cocktailsofia” e “L’arte di bere d’estate” che stanno andando alla grande. A Genova vado a bere nel centro storico, dove si preparano degli ottimi drink e circolano bartender di tutto rispetto. Anche nel centro cittadino, tra via XX settembre e il Quadrilatero, l’offerta di qualità non manca. Ottimi cocktail vengono serviti poi tra Pegli, Sampierdarena, Nervi sino ad arrivare a Camogli e Portofino… Insomma, abbiamo un po’ di problemi, ma possiamo dire di poterci consolare con degli ottimi drink».

    Se una persona per te molto importante venisse a trovarti per la prima volta a Genova dove la porteresti? (un luogo, un ristorante, un percorso)
    «Sicuramente verso sera in spianata Castelletto, perché Genova vista da lì è da brividi. Poi farei un giro in sopraelevata e in corso Italia in auto perché così si possono godere incredibili panorami. Poi andrei a Boccadasse dove vale la pena farsi un gelato o bere qualcosa seduti in riva al mare. Più tardi, porterei il mio ospite a mangiare e quindi a bere un rum in qualche fumoso locale della città vecchia, dove s’incontrano personaggi unici e la musica dal vivo non manca mai… Alla fine, una passeggiata nei vicoli silenziosi e deserti di Genova è un must che tutti dovrebbero vivere almeno una volta nella vita».


    Veronica Onofri

  • Questo non è un “luogo comune”. Incontro ai Giardini Luzzati con Maria Luisa Gutierrez Ruiz

    Questo non è un “luogo comune”. Incontro ai Giardini Luzzati con Maria Luisa Gutierrez Ruiz

    maluNell’incontro di oggi con Maria Luisa Gutierrez Ruiz abbiamo una nuova occasione di approfondire la profonda relazione che esiste tra la cultura latinoamericana e la città di Genova. Maria Luisa è stata una delle promotrici del progetto Luoghi Comuni, una sorta di guida sentimentale della città raccontata dal punto di vista dei suoi abitanti. La sua esperienza è anche legata ai Giardini Luzzati, un luogo che si trova in una magnifica posizione nel cuore del centro storico, nato a nuova vita alcuni anni fa e diventato, grazie a un progetto con capofila l’associazione Il Ce.Sto, un punto di riferimento della vita sociale e culturale della città.

    Quando hai deciso di trasferirti in Italia e a Genova?
    «In Italia sono arrivata nel 2002 con un visto turistico, assieme al mio gruppo di danza. Per fortuna ho avuto la possibilità di fare tutti i documenti in breve tempo, anche se ho perso un anno all’Università per i ritardi delle traduzioni e legalizzazioni provenienti dal Perù. Avevo frequentato 3 anni di psicologia, che però non mi convinceva più tanto una volta arrivata in Italia. Il primo anno ho fatto anche io i lavori che fanno quasi tutti i migranti, pulizie, assistenza anziani e bambini, ma nello stesso, ho iniziato a lavorare nell’ambito interculturale, prima come volontaria e poi come mediatrice educativa. Ho collaborato anche col Laboratorio Migrazioni del Comune di Genova. Mi sono indirizzata ad approfondire questi argomenti iscrivendomi a Lingue, indirizzo Comunicazione interculturale, e dopo la tesi triennale alla specialistica in Antropologia culturale e etnologia».

    Dopo la laurea hai avuto occasione di collaborare con il mondo dell’Università?
    «In ambito universitario ho collaborato ad alcune ricerche e all’organizzazione di seminari. Con un gruppo di docenti e dottorandi nel settore socio-antropologico abbiamo fondato nel 2011 il laboratorio di studi urbani Incontri in Città. Il laboratorio ha curato il progetto che ha portato alla pubblicazione cartacea e online Luoghi Comuni per il quale abbiamo chiesto ai cittadini genovesi di raccontarci dal loro punto di vista i luoghi amati della città. Una guida in cui ognuno ha raccontato le sensazioni e i ricordi legati a un luogo particolare. Nel mio racconto ho parlato della nuova Genova, quella dell’immigrazione.
    Attualmente per l’Università svolgo qualche piccola collaborazione e negli ultimi anni sono stata docente a contratto di spagnolo. La didattica mi piace molto e ho cercato di occuparmene in questo secondo lavoro, in Perù per un periodo ho fatto anche l’insegnante di danza.
    Oggi lavoro presso l’associazione il Ce.Sto come addetta all’accoglienza dei rifugiati e in particolare delle famiglie».

    Grazie al tuo attuale lavoro hai avuto occasione di vivere da vicino il recupero e la valorizzazione dell’area del centro storico dove attualmente si trovano i Giardini Luzzati.
    «I Giardini Luzzati sono rinati grazie a un bel gruppo specializzato all’interno del Ce.Sto, fortemente caratterizzato dalla presenza straniera (ragazzi arrivati da piccoli o figli di genitori immigrati). È importante che questo luogo, nato anche per risanare un quartiere, sia quello che è anche grazie a loro. È stato un grande investimento di recupero di un’area a lungo abbandonata e vista solo come un luogo di disagio. Ora è aperta alla cittadinanza, è un posto dove i bambini possono giocare tranquilli. Non è stato semplice, ci sono forze contrarie e problemi che emergono costantemente. Ora la zona è diventata più sana, allegra, gioiosa, ma il lavoro da fare è continuo».

    Come nella guida Luoghi Comuni, ti chiedo di raccontarmi una tua esperienza personale significativa legata a questo luogo.
    «Per come li vivo io, i Giardini Luzzati sono un luogo di accoglienza, aperto. Un posto dove si accolgono le proposte della cittadinanza. Io lavoravo da poco qua, quando è mancato Eduardo Galeano, uno scrittore a cui tengo molto. Ho lavorato molto sui suoi racconti e politicamente mi sento vicina al suo pensiero. Quando è successo mi sono detta: dobbiamo fare qualcosa. Mi hanno dato subito carta bianca. Ho presentato la mia proposta e in pochi giorni abbiamo organizzato due eventi. Di giorno abbiamo organizzato dei laboratori per bambini, di sera letture e reading per adulti. Ti potevi fermare qua, magari davanti a un bicchiere di vino, e ascoltare. Non sai quante persone sono passate di qua, a prendersi un aperitivo ascoltando le sue storie e i suoi racconti.
    Il bello di questo posto è che è aperto a tutti, dal teatro ai concerti, dagli eventi culturali ai compleanni per bambini. A settembre, il Ce.Sto, in collaborazione con l’associazione Sarabanda e i Civ, organizza la grande festa di quartiere “Mura”, festival del Movimento Urbano Rete Artisti che anima questa parte di centro storico con musica, spettacoli, performance teatrali, mercatini».

    Dal tuo arrivo in Italia sei sempre stata a Genova? Come ti sei trovata nei luoghi in cui hai vissuto?
    «La prima città italiana in cui sono arrivata è stata Milano. Non mi è piaciuta, sentivo il senso di concorrenza fra la gente, la tensione. Poi un mio amico, che era già qua, mi ha proposto di venire a Genova, e mi sono sentita subito meglio, ho conosciuto più gente.
    Certo anche io ho sentito un po’ la proverbiale “chiusura” dei genovesi, soprattutto all’Università i compagni stavano molto fra di loro e tutte le mie amiche erano di altre città…per fortuna poi ho capito che i genovesi dopo un po’ si “aprono”.
    Ora mi sento soddisfatta di quello che ho fatto, del mio percorso universitario e di aver fatto lavori che mi piacciono. Questa città mi rimarrà nel cuore. Non appartengo più a un solo posto.
    All’inizio sei fragile, impaurita, la migrazione è un momento di grande vulnerabilità. Ci sono stati momenti in cui mi sentivo stranita, diversa, come quando sul pullman vedevo la signora a fianco che si teneva la borsa vedendo che ero straniera.
    Queste cose mi facevano stare male. Ora le direi: ma come si permette? Che ne sa di come sono io, di chi sono? Ripensandoci ora, certi ricordi di quel periodo mi fanno anche ridere. Ma quando ti senti insicura e fragile, pensi che tutto sia contro di te, che tutti siano pronti a criticarti. L’ho provata anche io la sensazione di uscire e sentirmi osservata perché non conoscevo nessuno. E molte delle sensazioni che ho provato io, le rivedo oggi nelle famiglie di rifugiati con le quali lavoro».

    Sei in Italia ormai da molti anni, hai vissuto di persona l’esperienza migratoria e ora lavori nell’ambito dell’accoglienza ai rifugiati. Secondo la tua esperienza personale, è cambiato in questi anni l’atteggiamento della società locale verso gli immigrati e i nuovi cittadini?
    «C’è sempre di tutto. Oggi come allora sento discorsi anche molto razzisti e discorsi di grande apertura. Con la crisi economica, forse ha prevalso l’atteggiamento negativo verso gli immigrati e gli stranieri. Ma la percezione è davvero molto soggettiva e dipende molto da chi frequenti. Se sei circondato da persone o ambienti negativi, sentirai molto questa ostilità. Se sei circondato da persone positive o da ambienti positivi, la sentirai molto meno anche se magari è un periodo in cui è diffusa a livello più generale».


    Andrea Macciò

  • Paolini alla Corte per il viaggio di un padre con il figlio (con il nome da robot) che dura da 5 mila anni

    Paolini alla Corte per il viaggio di un padre con il figlio (con il nome da robot) che dura da 5 mila anni

    marco-paoliniMarco Paolini (Belluno, 1956) è un valido esponente del cosiddetto teatro di narrazione, un attore che, conservando la propria identità di persona e solo talvolta personaggio, sullo sfondo di una scenografia minimale, racconta e mischia eventi e trovate, accostandoli a tematiche anche complesse, senza badare a vincoli temporali, restituendo pertanto centralità alla parola. Lo abbiamo ascoltato in passato, accompagnandolo, divertiti e incantati, lungo il rimembrare di resoconti dell’infanzia e dell’adolescenza, che ci parevano talmente veri da non differenziarsi dai nostri ricordi personali.

    Oggi si ripropone, da ironico e accattivante cantastorie, ma non privo di punte di tenerezza, con un nuovo viaggio fantastico che mescola tempi e luoghi, compiuto assieme a un bambino, un figlio impostogli da una donna misteriosa. Un viaggio colmo di incontri inquietanti ma anche di bambini svegli e genuini, di presenze animali, di furbi extracomunitari affabulatori e improvvisati imprenditori. Un bambino che, come il padre, è costretto a vivere svogliatamente tra l’obbligo/diritto dell’invasione tecnologica e della perpetua connessione quotidiana, restandone emotivamente al di fuori.

    Gli attuali modelli di riferimento, quelli dell’essere umano che gestisce e controlla e-mail, chat, messaggini, post sui social network, che occupano gli spazi vitali, momenti di relax compresi, hanno mutato la nostra percezione del tempo e dello stacco tra lavoro e vita privata, trasformandosi in un vivere senza orario, “sempre connessi” e, al tempo stesso, sempre subdolamente controllati. Monitorati e gestiti persino da istituzioni che dovrebbero sovrintendere alla nostra maturazione, sicurezza, salute. Come proteggersi, uscirne senza compromettere salute fisica e mentale, questo pare domandarsi l’autore.

    I momenti di stacco non possono essere ignorati e neppure gli interessi e gli svaghi, reali e non virtuali, che regalano valore aggiunto al nostro vivere da automi eterodiretti, con la testa reclinata, inchinata allo schermo. Ironico cantastorie, dicevamo, non staccato dalla realtà e dalla tenerezza, accompagnato oggi da una persistente soffusa malinconia, sconosciuta ai primi lavori sull’”Album”. Un lavoro che mantiene il fiato sospeso, forse un po’ da sfrondare nella seconda parte.

    Elisa Prato

    “Numero primo – Studio per un nuovo album” di Marco Paolini, al Teatro della Corte fino al 4 dicembre.
    Di e con Marco Paolini.

  • Allerta rossa, chiusi scuole, musei, cimiteri, parchi e cantieri. No manifestazioni all’aperto

    Allerta rossa, chiusi scuole, musei, cimiteri, parchi e cantieri. No manifestazioni all’aperto

    allertaIl Coc, Centro Operativo Comunale, si è riunito oggi alle ore 14 e, sulla base del bollettino meteo fornito da Arpal e della conseguente dichiarazione dello stato di allerta rossa idrogeologica / idraulica per piogge diffuse e temporali sul territorio del Comune di Genova dalle ore 6 di giovedì 24 alle ore 6 di venerdì 25 novembre, ha messo in atto le azioni previste dal Piano comunale di emergenza per la gestione del rischio meteo-idrogeologico.

    Il Coc ha assunto i seguenti provvedimenti validi sino a cessata allerta rossa:

    –     chiusura delle scuole di ogni ordine e grado

    –     chiusura dei musei civici

    –     chiusura delle biblioteche

    –     sospensione dei mercati rionali all’aperto

    –     chiusura degli impianti sportivi pubblici e privati

    –     chiusura dei parchi e dei giardini pubblici

    –     chiusura dei cimiteri. Verrà assicurata la ricezione dei servizi funebri

    –     sospensione di qualsiasi manifestazione ed evento all’aperto

    –     chiusura dei sottopassi pedonali di piazza Montano, via Borgo Incrociati, piazza Rizzolio/via Gattorno, piazza Porticciolo, piazzale Kennedy/viale Brigate Partigiane, piazza Massena

    –     chiusura dei centri socio – educativi, centri di aggregazione e attività educative territoriali per minori in città e di tutte le attività educative individuali e di gruppo comprese nei Centri Servizi Famiglie dei Municipi, fatti salvi casi eccezionali di intervento a domicilio valutati insospendibili dal Servizio Sociale pubblico.

    –     chiusura dei Centri di riabilitazione di persone disabili disposta dalla Asl 3 genovese.

    –     sospensione del trasporto individualizzato ai centri di riabilitazione di persone disabili. Rimane attivo il trasporto verso i luoghi di lavoro


    Sono state inoltre adottate misure che riguardano la
     mobilità:

    –       limitazione del servizio della Metropolitana sino a cessata allerta. Il servizio verrà assicurato nella tratta Brin-De Ferrari. Per tutta la durata dell’allerta rossa resterà chiusa la stazione metro di Brignole

    –       chiusura degli ascensori del sottopasso ferroviario di Sestri Ponente (via Puccini)

    –       chiusura dell’ascensore di Quezzi

    –       chiusura dell’esercizio ferroviario Genova-Casella. Verrà garantito un servizio sostitutivo compatibilmente con le condizioni viarie

    –       chiusura fino a cessata allerta della Galleria Pizzo sulla strada statale Aurelia

    –       divieto di sosta in via Pontetti

    –       Tutti i possessori di tagliandi Blu Area A, B, C, R e T, esclusivamente nei casi in cui tali zone siano state opzionate come prima scelta (es. AL – CF – CG ecc.), hanno diritto a parcheggiare gratuitamente in tutte le zone Blu Area, a partire da 3 ore prima della decorrenza dell’allerta e fino alle ore 12 del giorno successivo della cessata allerta.

    Quanto sopra è valido anche per i residenti di zona via Fereggiano / corso De Stefanis non in possesso di contrassegno Blu Area esponendo copia della carta di circolazione.

    È stato deciso il potenziamento del presidio territoriale della Polizia municipale con 4 pattuglie dedicate al monitoraggio dei rivi per ogni turno, che vanno ad aggiungersi al servizio ordinario. Dalle ore 6 di giovedì 24 novembre sono previste 4 pattuglie di monitoraggio rivi per ogni turno, 9 pattuglie di pronto impiego per ciascun turno e ulteriori 16 pattuglie per presidio della viabilità e pronto impiego in caso di necessità.

    Attivate inoltre 18 squadre di volontariato di protezione civile.

    Chiuso il guado di via Veilino, presidiate e monitorate via Pontetti e via Gallesi.

    Le direzioni del Comune di Genova, i Municipi e le Aziende (Aster, Amiu e Amt) hanno attivato i piani di emergenza previsti per lo stato di allerta rossa.

    È stata disposta la chiusura e la messa in sicurezza di tutti i cantieri.

    Il Comune di Genova ricorda che, durante il periodo di allerta meteo idrologica, i cittadini sono tenuti ad adottare, in tutta la città, i comportamenti di autoprotezione. Tutte le ordinanze e le norme di autoprotezione sono disponibili sul sito www.comune.genova.it.

    Prima dell’entrata in vigore dell’allerta:

    • predisporre paratie a protezione dei locali al piano strada, chiudere le porte di cantine e seminterrati e salvaguardare i beni mobili che si trovano in locali allagabili;
    • porre al sicuro i propri veicoli in zone non raggiungibili dall’allagamento;

    Durante l’allerta:

    • limitare gli spostamenti a esigenze di effettiva necessità;
    • tenersi aggiornati sull’evolversi della situazione e prestare attenzione alle indicazioni fornite dalle Autorità, da radio, tv e tutte le altre fonti di informazione.

    Le informazioni e gli aggiornamenti ufficiali sono divulgati attraverso: pannelli luminosi stradali disposti lungo la viabilità principale e paline alle fermate Amt; sito del Centro Funzionale di Protezione Civile della Regione Liguria (www.allertaliguria.gov.it); sito del Comune di Genova (http://www.comune.genova.it/servizi/protezionecivile); servizio gratuito di allerta meteo via sms.

    Per iscriversi al servizio gratuito di allerta meteo inviare un sms dal proprio cellulare con il testo “allertameteo on” al numero 3399941051, oppure effettuare l’iscrizione on line su http://segnalazionisms.comune.genova.it.

    Per ottenere informazioni più dettagliate e ampie si consiglia anche di scaricare la APP gratuita “Io non rischio”. Per accedere all’applicazione via web digitare sul device iononrischio.comune.genova.it.

    Per tutta la durata dell’allerta sarà attiva la sala di emergenza della Protezione Civile del Comune di Genova e sarà attivo il numero verde della Protezione Civile del Comune di Genova 800177797.

    Intanto, la Regione Liguria fa sapere che domani la Sala della Trasparenza nella sede di piazza De Ferrari a Genova rimarrà aperta con un presidio fisso dell’ufficio stampa a disposizione dei giornalisti e dei cittadini a partire dalle 8 per dare tutte le informazioni utili. Nel corso della giornata, aggiornamenti in tempo reale delle condizioni meteo attraverso i profili social e il siti istituzionali dell’ente e e di Arpal. Infine, nella sede della Protezione civile regionale, presidiata dall’assessore Giacomo Giampedrone per tutta la durata dell’allerta, saranno organizzati incontri dedicati alla stampa per fornire aggiornamenti sull’andamento dell’allerta.

  • Rifiuti e acqua, i commercianti di Genova pagano il 50% in più rispetto al resto d’Italia

    Rifiuti e acqua, i commercianti di Genova pagano il 50% in più rispetto al resto d’Italia

    AmiuA Genova le piccole e medie imprese spendono per acqua pubblica e tariffa dei rifiuti in media il 50% in più del resto d’Italia. Il dato, riporta l’agenzia Dire, emerge dal rapporto 2016 sui rifiuti urbani urbani e l’acqua potabile a cura dell’Osservatorio tariffe per la Liguria, realizzato da Ref Ricerche e presentato questa mattina alla Camera di Commercio del capoluogo ligure. Il caro tariffe conferma una tendenza storica: dal 2010 al 2016, a fronte di una crescita dell’inflazione regionale del 9%, il costo dei servizi locali è aumentato in Liguria del 29% per i rifiuti e del 39% per l’acqua; aumenti percentualmente più contenuti rispetto alla media nazionale che, negli ultimi 6 anni, a fronte di un +8,6% di inflazione, ha visto crescere del 55% il costo per il servizio idrico integrato e del 26,3% quello per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani.

    Nei primi 9 mesi del 2016, Genova risulta il quarto capoluogo di Regione per aumento delle tariffe (pari merito con l’Aquila e dietro solo ad Aosta, Ancona e Bari): la media complessiva è di +1,9%, pari a 0,6 punti percentuali in più rispetto al dato nazionale; in particolare, la tariffa sui rifiuti è cresciuta dell’1,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (+0,8% della media italiana) e quella dell’acqua potabile del 5,8% (+1,6% del resto del paese). Uno dei dati più eclatanti emersi dalla ricerca riguarda la tariffa dei rifiuti a carico dei ristoranti: anche in questo caso, Genova è il quarto capoluogo più caro d’Italia con un conto annuale di 7.390 euro contro i 5.200 euro della media nazionale, dietro solo a Venezia, Roma e Napoli.
    A livello regionale, inoltre, va registrata la grande variabilità di costi tra le diverse tipologie di impresa e tra Comune e Comune: a parità di consumi, un alberto paga 5.049 euro a Imperia e 10.291 euro alla Spezia, mentre un esercizio alimentare varia dai 25.940 nello spezzino agli 11.246 euro nell’imperiese.

    Secondo la ricerca presentata alla Camera di Commercio di Genova, bollette così alte non sono giustificate dalla qualità del servizio: la raccolta differenziata, infatti, raggiunge una media regionale del 35%, la più bassa del Nord Italia, 10 punti sotto il dato nazionale e ben 30 rispetto alle eccellenze di Veneto e Trentino Alto Adige.

    Sul fronte dell’acqua potabile, infine, la bolletta delle famiglie genovesi e spezzine resta più alta rispetto alla media italiana (più bassa invece quella nelle province di Savona e Imperia) ma va considerato l’avvio del processo di ammodernamento della rete che, tuttavia, risulta ancora insufficiente: l’analisi, infatti, ribadisce la necessità di un piano di interventi con una spesa procapite almeno di 90 euro, ma le previsioni tra il 2016 e il 2019 parlano di una quota non superiore ai 50 euro.

    Primo dicembre incontro sindaco-esercenti su Tari 2017

     

    «Il primo dicembre ci sarà un incontro importante delle associazioni di categoria con il sindaco e gli assessori perché le prospettive rispetto al 2017 per la tassa sui rifiuti degli esercizi commerciali sono particolarmente pesanti, con bollette ancora più salate per le attività economiche». Lo annuncia Andrea Dameri, direttore Confesercenti Genova, a margine della presentazione del rapporto 2016 sui rifiuti urbani urbani e l’acqua potabile, questa mattina nella sede della Camera di Commercio del capoluogo ligure, come riporta l’agenzia Dire. «Ci sono alcuni problemi strutturali che vanno affrontati – ricorda Dameri – il primo ovviamente è quello relativo agli impianti sia per quanto riguarda il futuro della discarica di Scarpino che per la raccolta differenziata. Poi c’è il tema dell’operazione Iren-Amiu perché questo capitolo pesa enormemente sui costi delle imprese e dobbiamo trovare una soluzione definitiva e non elemosinare ogni anno cercando di far quadrare conti che non tornano più».

    Il problema non riguarda però solo la tariffa sui rifiuti: «A questa – ricorda il direttore di Confesercenti Genova – si aggiungono i costi per le altre utenze, come il servizio idrico: c’è un gap fortissimo tra il costo di fare impresa in Liguria e la media italiana, un fardello che i nostri imprenditori si devono portare dietro e che, in una situazione di crisi e grande competizione, è un elemento di grande criticità che va assolutamente affrontato. L’unico tessuto che regge è quello legato ai flussi turistici ma non basta per portare avanti una città di queste dimensioni».

    Un concetto rafforzato anche dal segretario generale della Camera di Commercio di Genova, Maurizio Caviglia: «Il vero problema – ribadisce – è che noi da parecchi anni tentiamo di svolgere un’attività di moral suasion ma non abbiamo ottenuto grandi risultati perché tutti gli anni continuiamo a vedere che i nostri imprenditori stanno pagando più degli altri. Questo vuol dire penalizzare le nostre imprese e metterle in condizione di avere maggiori costi rispetto ai loro concorrenti di altri territori».

  • Vespasiani, a Genova si può fare “pipì” gratis in 117 bagni pubblici. Ecco la mappa, quartiere per quartiere

    Vespasiani, a Genova si può fare “pipì” gratis in 117 bagni pubblici. Ecco la mappa, quartiere per quartiere

    © Simone D'Ambrosio
    © Simone D’Ambrosio

    Vespasiano, lurido e fetente angolo di mondo dedicato alla minzione maschile, io ti amo. Da sempre il cesso pubblico suscita in me un sentimento di rispetto e ammirazione, innanzitutto per la sua forte funzione sociale, sintetizza in sé l’egualitarismo e la democrazia: è un servizio pubblico gratuito per uomini di tutte le età, etnie, religioni ed estrazioni sociali. Nei momenti di incontenibile bisogno, scorgerne uno in lontananza è come trovare un cadeau inaspettato la mattina appena sveglio. Il vespasiano è il lato oscuro e deviato dei cartigli del bacio perugina, una bacheca gratuita a cielo aperto dove poter leggere l’aforisma del giorno, le diverse dichiarazioni di amore etero e non, l’invito a partecipare a pratiche sessuali all’avanguardia.

    Il vespasiano è da sempre una vetrina sui lati chiaroscuri del mondo, un narratore di storie, una piccola scatola del tempo. Ed è anche per questi motivi che va tutelato, salvaguardato e mantenuto. Senza i bagni pubblici, si dovrebbe ricorrere sempre alla scusa del caffè per poter utilizzare il bagno del primo bar intercettato in caso di impellente bisogno fisiologico (nella speranza di non incappare in quelli che ne sono privi o che lo dichiarano guasto).

    Purtroppo però, come ogni bene pubblico che non garantisce un introito economico ma esclusivamente una spesa per le sempre più avvizzite casse comunali, il bagno pubblico spesso si presenta in condizioni penose: intasato, allagato da liquami di origine organica e fonte di miasmi raccapriccianti che costringono l’utilizzatore a trattenere il respiro manco stesse partecipando a una gara di apnea profonda.

    La recente rimozione dei vespasiani del lato ponente di piazza Caricamento è stata allo stesso tempo una vittoria e una sconfitta per la città. Una vittoria perché quei “cessi” a cielo aperto versavano in condizioni di incuria indecente da tempo immemorabile, causando non pochi problemi ai ristoratori della zona, soprattutto a causa dei miasmi che, complice la vicinanza (non troppo sensata) con i bidoni della nettezza urbana, erano insopportabili. Nei mesi estivi, in pieno boom turistico, gli effluvi erano capaci di allontanare dai dehors dei ristoranti di Sottoripa orde di turisti famelici proprio come farebbe una boccetta di raid concentrato con un nugolo di zanzare. Non proprio un buon biglietto da visita per la città. Genova more than this verrebbe da dire. Ma la loro rimozione è stata anche una sconfitta perché, pur versando in una situazione tale da non essere più recuperabili, Genova ha perso un piccolo presidio di civiltà e un prezioso servizio pubblico per genovesi e turisti.

    La mappa dei Vespasiani di Genova

    Ma dove sono tutti questi bagni pubblici e gratuiti cittadini? Iniziamo col dire che ce ne sono ben 117 sparsi per tutta la città. Di questi sono solo 15 e maldistribuiti quelli autopulenti e si presentano come una specie di monolite di cemento in cui si ha il timore di entrare per la paura di non uscirne più. Al momento, secondo i dati forniti da Amiu, 5 vespasiani sono fuori uso temporaneamente per manutenzione: 3 classici (mercato di via della Libertà, villa Imperiale, via Bottini angolo via Isonzo) e 2 autopulenti (viale Nazario Sauro, piazzale Emilio Guerra).

    Dando un veloce sguardo d’insieme alla mappa risulta evidente come la concentrazione di questi servizi pubblici sia maggiore nelle aree più densamente popolate: il municipio Centro Est con 25 vespasiani di cui 6 autopulenti e la Media Val Bisagno con 22 ma solo due autopulenti. Ben messo anche il Municipio Levante con ben 19 strutture ma una sola autopulente. Si passa poi a Sampierdarena con 12 vespasiani di cui 2 autopulenti. Segue la Valpolcevera con 11 bagni di cui uno che si pulisce da solo e il Medio Levante con 8 di cui 3 autopulenti. Infine, i municipi Ponente, Bassa Val Bisagno e Medio Ponente rispettivamente con 9, 6 e 5 Vespasiani ma nessuno autopulente.

    Marco Castagna, presidente di Amiu, sottolinea come la manutenzione di questi bagni pubblici sia spesso un problema per i dipendenti dell’Azienda Multiservizi di Igiene Urbana: «Purtroppo la pulizia dei vespasiani è difficoltosa, nel senso che dovrebbero esserci degli addetti alla manutenzione dei bagni pubblici attivi 24 ore su 24 per garantirne una condizione decorosa, il che è ovviamente impossibile, soprattutto per quanto riguarda i vespasiani liberi, che vengono utilizzati continuamente e per tutto l’arco della giornata».

    L’amministrazione pubblica ha, infatti, deciso di continuare a puntare su questo servizio. Recentemente è stata fatta una mappatura di tutti i vespasiani operativi sul territorio di Genova (senza la quale non sarebbe probabilmente neppure stato possibile abbozzare questa mappa) con l’obiettivo di recuperare quelli in condizioni decenti e chiudere o sostituire quelli che sono arrivati al capolinea. Sembra strano (o forse no) ma fino a poco tempo fa, il Comune non conosceva il numero esatto dei vespasiani in funzione.

    Come potrete immaginare, non ci è stato possibile verificare lo stato di ciascun vespasiano in città. Per questo chiediamo la vostra collaborazione. Mandateci le foto dei bagni pubblici che avete sotto casa o che incontrate ogni giorno sul vostro cammino (via mail a redazione@erasuperba.it, sulla nostra pagina Facebook o via Twitter @EraSuperba). Così potremo completare al meglio le informazioni della mappa e aiutare il Comune a effettuare un’operazione di manutenzione e rilancio dei vespasiani funzionanti che sarebbe già nelle corde dell’assessore all’Ambiente, Italo Porcile.

    Come? Una buona idea, in caso di ristrutturazione di quelli già presenti, potrebbe essere quella di dotare i bagni pubblici di condotte di scarico più grandi e meglio protette in modo da scongiurare i dannosi intasamenti. Nel contempo, noi auguriamo ai vespasiani una lunga e prospera esistenza.

     

    Andrea Carozzi