Anno: 2012

  • “La Stilista”: il gioco creativo made in Genova

    “La Stilista”: il gioco creativo made in Genova

    La Stilista“La Stilista” è un gioco creativo per tutte le appassionate/i di moda, grandi e piccini. Lo scopo è quello di ideare e creare abiti per le modelle grazie alle tavole con i disegni dei figurini di moda, le tavole con i cartamodelli e un kit esclusivo di tessuti e accessori sempre diverso da un album all’altro.

    Ma prima di essere un gioco divertente e originale destinato al successo, “La Stilista” è la storia di una genovese laureata in Economia e Commercio, Angela Giulia Toso, che ha deciso di seguire una grande passione e di specializzarsi in Fashion Design a Milano. Una passione, quella per la moda, che ha portato Angela a confrontarsi con svariate esperienze dal costume teatrale all’ufficio prodotto, dallo stile alla modellistica, dall’illustrazione all’insegnamento.

    Mia mamma e mia nonna avevano la stessa passione e mia zia lavorava in una boutique – racconta Angela – Quando prendo in mano un tessuto ci vedo già l’abito o la gonna o i pantaloni che andrò a costruire, mi piace abbinare colori e pesi diversi, mi piace manipolare il tessuto e renderlo unico perché in questo modo sarà unico anche il capo che ne uscirà fuori. Mettendo insieme tutto questo un bel giorno ho deciso che il mondo che tanto amo sarebbe diventato anche un gioco…

    Quando ho ideato questo gioco ho pensato che mi sarebbe piaciuto che mamme e figlie ci giocassero insieme e per questo motivo dico che è rivolto a tutte le piccole e grandi amanti della moda.”

    Al momento La Stilista è disponibile nelle versioni primavera- estate e autunno- inverno, nel primo caso con bozzetti di abiti eleganti e leggeri, in quello invernale i disegni sono invece mantelle e cappottoni. Ma il progetto è ancora tutto in divenire: “Adesso si gioca a vestire le modelle di carta, in futuro il gioco spero che diventi quello di vestire le modelle in carne e ossa! Mi piacerebbe inoltre poter collaborare con persone di grande esperienza dalle quali poter imparare tantissime cose, mi piacerebbe trovare qualcuno che mi trasmettesse i segreti del mestiere, un “vecchio” Maestro che mi tramandasse l’arte del saper fare con le mani, che mi desse dei buoni consigli per migliorarmi sempre di più…

  • “Il castello”, in scena al teatro della Tosse dal 9 all’11 febbraio

    “Il castello”, in scena al teatro della Tosse dal 9 all’11 febbraio

    Il CastelloIl Teatro della Tosse ospita dal 9 all’11 febbraio lo spettacolo Il Castello (Trittico:  Frieda, Il segreto di Amalia, Progetti di Olg.

    Il testo si basa su un adattamento teatrale del romanzo di Kafka,e racconta le peripezie di K: l’arrivo al villaggio, la conquista e la perdita di una instabile posizione, gli incontri con gli abitanti del villaggio e gli ambigui emissari del Castello.

    Lo spettacolo è quindi itinerante, e il pubblico dovrà seguire le scena, spostandosi da una sala all’altra del teatro.

    Il romanzo è frammentario e oscuro, ma emana una comicità terribile, uno sguardo sull’umanità paradossale e immediatamente comprensibile, come in certe pagine di Dostojevskji.

    Per la particolare struttura, lo spettacolo  è a numero chiuso. Si consiglia la prenotazione.

    Biglietti: 18 euro

  • Sacchetti di plastica: vietati quelli realizzati con additivi

    Sacchetti di plastica: vietati quelli realizzati con additivi

    <<Finalmente sono sanciti da un decreto legge pubblicato nella Gazzetta Ufficiale i criteri di vera biodegradabilità dei sacchetti di plastica – questo il commento del vicepresidente di Legambiente Stefano Ciafani, in merito all’entrata in vigore del decreto legge n.2 del 25 gennaio 2012 Misure straordinarie e urgenti in materia ambientale, che all’art. 2 aggiorna il divieto entrato in vigore dal 1 gennaio 2011 – D’ora in poi un sacchetto per essere definito veramente biodegradabile deve garantire la sua compostabilità secondo la norma europea EN13432, che mette al bando anche gli shopper realizzati con gli additivi, ampiamente diffusi nel commercio al dettaglio nel nostro Paese>>.

    Le disposizioni prevedono che <<a  decorrere  dal  31  luglio 2012, la commercializzazione dei  sacchi  non  conformi  è  punita  con  la  sanzione  amministrativa  pecuniaria  del pagamento di una somma da 2.500 euro a 25.000 euro, aumentata fino al quadruplo del massimo se la violazione del divieto riguarda quantità ingenti di sacchi  per  l’asporto  oppure  un  valore  della  merce superiore al 20 per cento del fatturato del trasgressore>>.

    <<Il decreto prevede che si possano continuare a produrre sacchetti di plastica tradizionali che siano effettivamente riutilizzabili, con uno spessore minimo di 200 micron per le buste a uso alimentare e di 100 micron per quelle destinate ad altri usi – spiega Legambiente – Al di sotto di questi spessori il sacchetto deve essere realizzato con materiali compostabili che non inquinano il processo di produzione del compost di qualità ottenuto dal trattamento dei rifiuti organici domestici>>.

    <<Grazie all’impegno rispettato dal Ministro Clini l’Italia completa nel migliore dei modi la rivoluzione iniziata con il bando dei sacchetti di plastica inserito nella finanziaria 2007, che ha già permesso una forte riduzione degli shopper usa e getta in tutto il Paese e la riscoperta della sana abitudine delle sporte riutilizzabili – conclude Ciafani – Con questa legge l’Italia si conferma paese leader al mondo nella lotta all’inquinamento da plastica e nella promozione di produzioni industriali innovative e rispettose dell’ambiente>>.

  • Bobby Soul & les Gastones live al Bonfim

    Bobby Soul & les Gastones live al Bonfim

    Bpbby SoulVenerdì 10 febbraio il  Senhor do Bonfim di Nervi ospita concerto di Bobby Soul & les Gastones, per la presentazione in anteprima del nuovo cd di Bobby Soul “Conseguenze del Groove.

    L’album è stato anticipato dal singolo Stringidenti, arrivato al numero 13 della classifica dei brani più apprezzati dai media indipendenti italiani, la Indiemusiclike.

    Il cd è stato registrato quasi interamente con i Knickers negli studi Alchemea di Londra da Luca Todisco, se si esclude qualche ripresa allo Zerodieci di Genova coi Gastones ed un paio di brani acustici di Bonobos Boracheros, ed uscirà a fine gennaio anche su iTunes, per la Delta Italiana con distribuzione CNI Music ed edizioni Cramps Music e CNI.

    Ingresso con prima consumazione €8,00, entrata a partire dalle 2230.

  • Lo scivolone di Monti e il governo “delle banche per le banche”

    Lo scivolone di Monti e il governo “delle banche per le banche”

    Finanza, Economia e BancheDefinire “monotono” il posto fisso è stato il primo vero scivolone mediatico di Mario Monti. C’è da dire che prendere le dichiarazioni di un politico semplicemente per il loro significato sarebbe piuttosto ingenuo. Un vero politico non dice quasi mai ciò che pensa davvero, ma dice piuttosto quello che occorre dire. Non è importante se una cosa sia vera o sia falsa, ma è importante ottenere l’effetto desiderato.

    Nella fattispecie è probabile che le parole di Monti rientrino in una più ampia strategia di logoramento contro l’articolo 18. Visto che su questo argomento le dichiarazioni dei vari esponenti del governo si stanno moltiplicando, è probabile che in questo momento sia interesse del governo creare un po’ di polverone mediatico su un tema caldo, con l’obiettivo di compattare un fronte trasversale moderato, andando ad isolare e neutralizzare i sindacati e la sinistra antagonista con la scusa del preconcetto ideologico.

    Insomma, si punta a modificare gli equilibri politici per aumentare il margine d’azione del governo, con il rischio calcolato che il PD si spacchi e faccia saltare il banco, prendendosi così anche tutta la responsabilità per la caduta di quel governo Monti che aveva abbassato lo spread. Che siano questi o altri i pensieri che passano per la testa del premier, è chiaro come il sole che al motivo del contendere, cioè alla favoletta dell’abolizione dell’articolo 18 per favorire l’occupazione, non crede nemmeno lui.

    O meglio, Monti è sicuramente  convinto che sia preferibile un mercato del lavoro senza garanzie innate, ma sa bene anche che, nella situazione in cui versa ora l’Italia, dare facoltà alle imprese sopra i 15 dipendenti di licenziare indiscriminatamente non sortirà assolutamente l’effetto di favorire l’occupazione.

    I problemi occupazionali dell’Italia, infatti, dipendono per la gran parte da motivi strutturali che hanno origini lontane e che andrebbero affrontati cominciando addirittura da una seria riforma dell’istruzione. Detto questo, però, non si può concludere che sia un esercizio inutile stigmatizzare la goffa sparata del premier. Ci sono invece ottime ragioni, sia formali che sostanziali, perché l’opinione pubblica faccia sentire il suo dissenso. Innanzitutto sgombriamo il campo dagli equivoci: chiunque ha il diritto di sostenere che la logica del posto fisso sia deleteria, così come chiunque ha il diritto di pensare che laurearsi dopo i 28 anni sia da “sfigati” (copyright sottosegretario Michel Martone) o che siamo troppo legati al “posto fisso vicino a mamma e papà” (copyright ministro Cancellieri). Ma il punto è che da un esponente del governo, sia esso un sottosegretario, un ministro o il presidente del consiglio, queste esternazioni non sono accettabili, perché non è compito del governo farci la morale.

    Il governo e il parlamento possono stabilire nuove leggi, perché ciò rientra nella loro prerogative, ma non sta scritto da nessuna parte che siano tenuti a dirci cosa dobbiamo o non dobbiamo fare nella nostra vita privata.  Se, nel rispetto della legge, ho l’occasione di scegliere tra tenermi il mio attuale posto di lavoro oppure cambiarlo per un altro, quello che deciderò o non deciderò di fare sono solo affari miei. Ecco perché è superfluo e fastidioso che i politici si avventurino in certi terreni, finendo un po’ per trattare i cittadini come bambini.

    Non c’è dubbio che tutti i popoli del mondo abbiano tendenze e attitudini che possano essere criticabili; così come è sicuro che tutti i governanti di questa terra, in privato, abbiano avuto di che lamentarsi delle popolazioni che erano chiamati ad amministrare. Ciò non toglie che in pubblico facciano meglio ad evitare di mettere troppo in mostra i loro riserbi, perché ciò esulerebbe dal compito a cui sono preposti, che è quello di migliorare la vita delle persone tramite le leggi e non tramite i moniti.

    E se poi ci si riduce a fare questioni di principio, sorge subito il dubbio che non si riescano a fare questioni di fatto. Come accade proprio nel caso che stiamo considerando. Monti si è lanciato nell’impresa di salvare le banche, ma, ammesso che la bolla non gli scoppi tra le mani, lo sta facendo a scapito di tutto il resto. Dato che le banche erano indebitate e dovevano ricapitalizzarsi con molta fatica, lo Stato ha messo la sua (cioè la nostra) garanzia su questi debiti: in questo modo ha alzato la posta e ha scoraggiato parte della speculazione. Questo aiutino è stato dato, ovviamente, gratis.

    Nei “comunistissimi” Stati Uniti quando si è dovuto intervenire con i soldi dei cittadini per salvare il sistema finanziario, le banche hanno dovuto accettare pesanti intromissioni da parte dello Stato americano. Da noi invece si mette la garanzia dei soldi pubblici senza chiedere in cambio assolutamente nulla. Anzi, il presidente del consiglio è pure andato dalla BCE, ha ottenuto che le banche prendessero denaro all’1% e ha lasciato che quelle stesse banche utilizzassero questa liquidità per comprare titoli di Stato che rendono anche fino al 6%, realizzando un guadagno facile, in grado di rimetterle in sesto e soprattutto sicuro, visto che, proprio grazie a queste acquisizioni, lo spread è sceso insieme al rischio del fallimento del paese.

    Ma se la Germania non allenterà i cordoni del rigore finanziario europeo, a questa sbornia seguirà un risveglio dai postumi amari. Quest’anno, infatti, il paese rischia di avvitarsi in una recessione del 2 o forse anche del 3%. Cioè non cresciamo e anzi ci impoveriamo. Ed è ovvio: non basta salvare le banche, se poi queste fanno speculazioni anziché finanziare l’economia reale.

    Se le stime sono così basse, è perché evidentemente gli analisti giudicano insufficienti le misure di questo governo per la crescita. Un po’ di sgravi alle imprese, la sbandierata guerra senza quartiere contro le “corporazioni” dei tassisti e dei farmacisti e altre piccole liberalizzazioni appaiono piuttosto come la foglia di fico per una seria politica economica in un paese che ha problemi strutturali ben più profondi. Quindi, se Monti sicuramente sta operando per la felicità di quell’establishment finanziario da cui proviene, e che a suo tempo spinse per sostituire Berlusconi, altrettanto non si può dire abbia fatto per l’economia italiana e per l’occupazione che sta schizzando a livelli record. Pertanto, a chi non trova lavoro a tempo indeterminato e quindi non riesce ad ottenere un mutuo da quelle stesse banche che beneficiano della cura Monti, sentire il premier decantare le lodi della mobilità deve essere suonato davvero come la beffa suprema: come dire cornuti e mazziati. Insomma, se il premier chiudesse qui la sua avventurosa parentesi mediatica e si preoccupasse di ottenere qualche risultato anche in termini di crescita e occupazione (la fantomatica “fase 2”), magari risulterebbe più simpatico e si toglierebbe da dosso l’etichetta di governo “delle banche, dalle banche e per le banche”.

    Andrea Giannini

  • Serata dei carciofi al ristorante A Due Passi dal Mare

    Serata dei carciofi al ristorante A Due Passi dal Mare

    Ristorante A due passi dal MareIl ristorante A Due Passi dal Mare di via Casaregis propone per la serata di venerdì 10 febbraio un’altra serata culinaria a tema: questa volta i protagonisti dei piatti saranno i carciofi.

    Ecco il menù completo:

    Aperitivo Charmat con frittelle di carciofi

    Risotto ai  carciofi, mantecato al San Stè (formaggio della val d’Aveto)

    Tagliata di carne Fassone su insalata di carciofi e aceto balsamico di Modena

    Dessert

    Il costo è di 28 euro a paersona bevande escluse, per prenotare il numero è 010 588543


  • Municipio Centro Ovest: in rete i servizi di accoglienza, ascolto, orientamento

    Municipio Centro Ovest: in rete i servizi di accoglienza, ascolto, orientamento

    Una rete di soggetti, associazioni enti e servizi, da tempo operanti nel territorio del Municipio Centro Ovest, hanno deciso autonomamente di incontrarsi, avviando un coordinamento periodico.

    Il Gruppo di lavoro chiamato “Gruppo Sportelli”, ha coinvolto diversi soggetti che a qualsiasi titolo offrono alla cittadinanza del Municipio di Centro Ovest un servizio di “accoglienza, ascolto, orientamento”.

    Fanno parte del Gruppo di lavoro Operatori e Volontari di enti ed associazioni pubbliche e private, laiche e religiose, sociali e sanitarie. Tutti i soggetti, ognuno nel rispetto della propria “mission”, hanno deciso di condividere i riferimenti, le risorse, i saperi, le conoscenze acquisite nel tempo, nel delicato compito di “accoglienza ed orientamento” alle famiglie e alla cittadinanza di Sampierdarena e di San Teodoro, spesso in difficoltà e alla ricerca di figure in grado di comprendere ed orientare.

    Il coordinamento ed il confronto ha dato buoni frutti permettendo la messa in rete di soggetti che prima non si conoscevano, la diffusione di competenze, l’interscambio e l’aggiornamento su informazioni di cui anche i cosiddetti “addetti ai lavori” non sempre erano a conoscenza.

    L’esigenza di dare maggiore visibilità a questa “rete”, di “trasformare il sapere in strumento”, di dare visibilità al lavoro sin qui realizzato, è stata fortemente condivisa dal Municipio Centro Ovest che ha colto l’importanza di contribuire alla diffusione degli strumenti di chi “aiuta chi aiuta” mediante la stampa di un opuscolo cartaceo disponibile anche online ed aggiornato periodicamente sul sito del Comune di Genova Municipio II Centro Ovest, all’indirizzo www.municipio2centroovest.comune.genova.it

    Sarà possibile mantenere contatti facendo riferimento alla mail municipio2servizisociali@comune.genova.it

  • Rifiuto con affetto: contenitori di strada per baratto pubblico

    Rifiuto con affetto: contenitori di strada per baratto pubblico

    rifiuto con affettoQuante volte ci capita di trovare nei cassonetti dell’immondizia oggetti in perfetto stato, che magari sono stati gettati via solo per noia o perché rimpiazzati da qualcosa di più alla moda?

    Tre giovani artiste di Macerata hanno voluto rimediare a questo diffuso fenomeno trasformando il buttare via in arte e al tempo stesso dando vita a una nuova forma di baratto: Rifiuto con affetto è un sistema di contenitori analogo ai cassonetti dell’immondizia, dove però vengono depositati oggetti ancora funzionanti o in buono stato, perché qualcun altro li prenda e possa farne buon uso. I contenitori sono gialli, grandi come un tavolino e chiusi da una vetrata scorrevole.

    Un’idea analoga alle varie forme di crossing (la più nota senza dubbio è il book crossing) che già esistono nelle nostre città, e che le tre ragazze aspirano a portare in tutta Italia. Scopo del progetto è allungare il ciclo di vita degli oggetti, ridurre l’apporto delle discariche e evitare l’inquinamento dovuto alla continua produzione di nuovi oggetti, quando basterebbe scambiarsi quelli già esistenti.

    Che ne dite, non sarebbe bello avere un Rifiuto con Affetto anche a Genova? Ecco come fare: associazioni, enti pubblici, aziende o privati cittadini possono contattare le artiste all’indirizzo info@rifiutoconaffetto.it.

    Marta Traverso

  • Corti ma belli, i cortometraggi del Torino Film Festival al Sivori

    Corti ma belli, i cortometraggi del Torino Film Festival al Sivori

    Via Curiel 8Corti ma belli è la rassegna che si tiene alla sala Sivori in salita Santa Caterina martedì 7 febbraio a partire dalle ore 2030.

    Curata dall’associazione culturale cinematografica Mcr Film, prevede la proiezione di sei cortometraggi provenienti dal Torino Film Festival  2011 nella Sezione italiana corti presieduta da Yuri Ancarani, Alice Rohrwacher e Carlo Michele Schirinzi.

    La serata inizia con la visione di Via Curiel 8 (Francia, 2011, 10′), il film di animazione vincitore del primo premio per il miglior cortometraggio, creato dalle illustratrici  francesi Mara Cerri e Magda Guidi. Una storia d’amore ed emozioni che ha richiesto due anni di lavorazione e oltre 4.000 disegni.

    Si prosegue poi con le proiezioni di Occhio di vetro cuore non dorme (Italia-Francia, 2011, 10′),il documentario  breve di Gabriele di Munzio che ha ottenuto il premio speciale della giuria (Premio Kodak) , e il corto di animazione di Simone Massi Dell’ammazzare il maiale (Italia, 2011, 6′).Un documentario forte e poetico che ha ricevuto la menzione speciale della giuria.

    El cuento (Italia/Colombia/Francia, 2011, 30’)  è invece il corto che racconta le atrocità della guerra in Bosnia a cura di Enrico Mandirola.

    Infine, De la mutabilité de toute chose et de la possibilité d’en changer certains (Francia, 2011, 16’) di Anna  Marzano, che parte da un evento tragico come il terremoto del 2009 dell’Aquila per capire come un evento inaspettato possa in attimo cambiare totalmente la vita delle persone, e  Fireworks (Francia/Italia, 2011, 21’) di Giacomo Abbruzzese, racconta la vicenda di un gruppo internazionale di ecologisti che decide di far saltare in aria l’intero impianto siderurgico tarantino nel giorno di Capodanno.

  • Mediazione comunitaria: una risposta ai conflitti del centro storico

    Mediazione comunitaria: una risposta ai conflitti del centro storico

    <<Genova può costituire una piattaforma per cercare di lavorare sul conflitto in maniera preventiva prima che questo degeneri e possa trasformarsi in violenza – spiega Alejandro Nató, avvocato argentino, esperto mondiale in mediazione, formatore del corso di Sensibilizzazione alla Mediazione Comunitaria promosso e organizzato dalla Fondazione San Marcellino e dal DiSCLiC dell’Università di Genova, in collaborazione con Comune di Genova, Provincia di Genova e Regione Liguria – una caratteristica peculiare è l’aver avviato il progetto con un approccio di tipo comunitario, vale a dire che a Genova siamo partiti direttamente dalle esigenze della comunità. Quello che stiamo portando avanti assume un valore aggiunto proprio perché quando una determinata comunità, per sua spontanea volontà, decide di appropriarsi degli strumenti adeguati a gestire il conflitto, si genera una tale forza, in grado di espandersi agevolmente al resto della società. Inoltre la città possiede una particolare vocazione che ci permette di applicare la mediazione in ambiti diversi: interculturale, educativo, comunitario. Siamo riusciti ad unire segmenti della società che sono attori chiave come i residenti, gli operatori dei servizi sociali, gli agenti della polizia municipale. Grazie all’esperienza maturata alla casa di quartiere Ghett-up siamo giunti all’esperienza odierna. Vorrei sottolineare il grande impegno sociale che ho subito riscontrato nei partecipanti. Al di là dell’insegnamento relativo agli strumenti da utilizzare per la mediazione, si è creato infatti un vincolo potente, una rete di vicinanza e conoscenza che consente di individuare il conflitto precocemente>>.

    La mediazione comunitaria è un metodo di risoluzione pacifica e partecipativa dei conflitti, un programma sociale che favorisce la creazione di spazi dove la stessa comunità stabilisce un dialogo costruttivo per superare i problemi quotidiani. In pratica la mediazione comunitaria è l’arte della buona convivenza, attraverso la quale è possibile tracciare nuovi percorsi in direzione della concordia.
    Ma come funziona? Un terzo imparziale, formato a questo proposito – è il caso di Alejandro Nató, mediatore che ha lavorato in tutti i Paesi dell’America Latina, in particolare ha trascorso 3 anni in Bolivia impegnato a mediare i conflitti durante la riforma agraria promossa dal Presidente Evo Morales – facilita lo scambio di idee, informazioni, sentimenti e bisogni tra coloro che vivono una situazione conflittuale, aiutando a generare, in maniera collaborativa, soluzioni alternative a questa situazione.

    <<L’idea è quella di allargare la proposta formativa anche ai non addetti ai lavori – spiega Danilo De Luise, Fondazione San Marcellino Onlus – già nel 2011 il Corso sulla mediazione era rivolto ai residenti del Ghetto, oltreché ad agenti della polizia municipale, insegnanti della scuola Caffaro di Certosa, operatori dei servizi sociali. Nel 2012 l’obiettivo era riuscire ad attivare un altro territorio. Ed inaspettatamente sono stati gli abitanti di via San Bernardo, in maniera del tutto spontanea, a muoversi per primi dopo aver conosciuto la fortunata esperienza del Ghetto. Così è nato il progetto Quic (Quartiere in cantiere) di via San Bernardo. Oggi il corso, completamente gratuito, è aperto ad un gruppo eterogeneo di persone, 75 iscritti, tra i quali ci sono oltre ai già citati operatori dei servizi sociali ed agenti di polizia municipale, anche mediatori culturali, psicologi, e soprattutto gli abitanti di Prè, via San Bernardo e del Ghetto>>.

    Il corso è partito il primo febbraio presso la Biblioteca Berio e si compone di sessanta ore divise in tre sessioni, febbraio, marzo e maggio, e si concluderà con un convegno nei giorni 21 e 22 maggio prossimi.
    Venerdì 3 febbraio il workshop si è sviluppato intorno all’esperienza appena avviata dai cittadini attivi di via San Bernardo. Questi ultimi hanno raccontato a tutti i partecipanti il motivo di conflitto maggiormente sentito dai residenti. Prima hanno introdotto brevemente le ragioni della loro mobilitazione.

    <<Tutto nasce dal desiderio di fare qualcosa per migliorare le condizioni di vita del nostro quartiere – spiega Carola – abbiamo iniziato a conoscerci ed attraverso il confronto è emersa la problematica che davvero sta più a cuore agli abitanti, parliamo del famoso fenomeno della “movida”. Un forte disagio per i residenti che subiscono l’invasione notturna del quartiere e di conseguenza, come prima reazione, decidono di ritirarsi nelle loro abitazioni. Oggi ci troviamo in una fase appena precedente all’emergenza. In più di un’occasione abbiamo assistito ad episodi di violenza fisica e verbale, atti intimidatori, azioni invasive come lo sfondamento di alcuni portoni dei palazzi. Se non troviamo il modo di intervenire rischiamo che la situazione degeneri>>.

    Proprio per questo motivo hanno deciso di partecipare al Corso, in maniera tale da acquisire gli strumenti necessari per provare a cambiare lo stato delle cose.
    Ma le criticità relative alla frequentazione notturna riguardano una larga fetta del centro storico, alle prese da almeno una decina d’anni con un fenomeno che oltre ad aumentare le frustrazioni dei residenti, ferisce un tessuto sociale già provato da un passato di abbandono.
    Nata come tentativo di rivitalizzazione dei vicoli, la “movida” si è tramutata in un boomerang.
    Le istituzioni pubbliche, incentivando l’apertura dei locali, ipotizzavano di migliorare la vivibilità del centro storico. A distanza di breve tempo bisogna constatare come l’obiettivo non sia stato raggiunto. Si è registrata invece una proliferazione eccessiva di attività commerciali dedicate esclusivamente al “popolo della notte” e che inevitabilmente lasciano sguarnito un intero territorio nelle ore diurne.
    Oggi, percorrendo alla luce del sole via San Bernardo, sembra di attraversare un quartiere desertificato – basta osservare la sfilza di serrande abbassate – per poi trasformarsi, con il calare del buio, nell’epicentro di una festa che spesso assume toni incivili.

    Una prima risposta potrebbe essere favorire il decollo di insediamenti commerciali che offrano un servizio diverso rispetto ai locali aperti solo nelle ore serali. Ma è necessario anche un decisivo cambio di mentalità dei cittadini <<Noi vorremmo che il quartiere fosse vissuto anche di giorno, che le persone transitassero abitualmente per i vicoli in maniera tale che gli stessi gestori dei locali potrebbero constatare che è possibile avere un tornaconto economico anche con le serrande aperte di giorno>>.

    Tornando alla questione più critica, quella dovuta alla “movida” <<Nessuno di noi è contrario alla presenza dei giovani frequentatori – aggiunge Marina – ma fino a quando non si tocca con mano la situazione è difficile comprendere i disagi che subiamo. Parliamo di 3 notti alla settimana in cui gli abitanti si trovano in scacco di centinaia di ragazzi, alcuni dei quali si comportano in maniera incivile, impedendo il diritto al riposo>>.

    Ma in questo caso – secondo i cittadini di via San Bernardo – siamo di fronte ad un vero e proprio problema sociale che non riguarda esclusivamente i residenti, bensì l’intera città.
    <<Alle spalle di determinati comportamenti si nascondono anche delle responsabilità istituzionaliOggi ai giovani il centro storico offre solo la possibilità di girovagare per locali e bere. Occorre fornire altre opportunità di svago ed è necessario lo sforzo unitario di abitanti, commercianti ed amministrazione comunale>>. Un grido d’allarme, un’esplicita richiesta d’aiuto che i residenti del centro storico indirizzano a chi di dovere.

    Da sottolineare infine la presenza al Corso degli agenti della polizia municipale impegnati sul territorio, i quali evidenziano l’importanza del loro coinvolgimento <<Durante il nostro lavoro abbiamo sempre cercato di seguire il buon senso dell’antico vigile di quartiere, oggi grazie agli strumenti che stiamo acquisendo, possiamo migliorare il nostro approccio ai conflitti che ci troviamo quotidianamente di fronte. Si tratta di un cambio di mentalità che può dare davvero buoni frutti>>.

     

     

    Matteo Quadrone

  • Danza e anoressia: ballerina della Scala licenziata per un libro

    Danza e anoressia: ballerina della Scala licenziata per un libro

    danza classicaLa verità, vi prego, sulla danza è il titolo di un libro pubblicato da Maria Francesca Garritano, etoile del Teatro della Scala che ha voluto denunciare un fenomeno purtroppo molto diffuso nel mondo della danza: sono molte le ballerine che in nome della perfezione fisica cadono nel tunnel dell’anoressia.

    Firmato con lo pseudonimo di Mary Garret, la ragazza svela i retroscena di un mondo che frequenta quotidianamente dall’età di 16 anni (oggi ne ha 33), e che l’ha portata nei primi anni di attività a calare di peso fino a 43 chili. Nel libro si parla della competizione che porta molte ballerine a distruggere il proprio corpo in nome di un posto in prima fila, fino a portare in alcuni casi al blocco del ciclo mestruale e alla sterilità.

    Alcuni giorni fa è stata licenziata dal Teatro della Scala per “danno d’immagine, in quanto il suo libro ha trasmesso un’immagine negativa del corpo di ballo in cui la ragazza lavora – in un’intervista all’Observer ha infatti dichiarato che una ballerina su cinque alla Scala è anoressica – e del mondo della danza in genere.

    La ragazza continua a esercitarsi nella danza ed è divenuta socia onoraria di un’associazione che si batte per sensibilizzare sui disordini alimentari. Chiara Bisconti, Assessore al Benessere del Comune di Milano, è intervenuta sul tema chiedendo al Teatro un codice etico per regolare i rapporti con le ballerine che soffrono di disturbi dell’alimentazione, soprattutto quelle che iniziano l’attività della danza da bambine o durante l’adolescenza.

    Marta Traverso

  • “Siamo andati in Antola”, presentazione alle Vigne

    “Siamo andati in Antola”, presentazione alle Vigne

    Monte AntolaVenerdì 10 febbraio alle ore 17 Alessio Schiavi presenta ancora al pubblico genovese il libro “Siamo andati in Antola”, nel Chiostro della Basilica di S.M. delle Vigne del centro storico genovese.

    Un libro in cui la storia e le vicende legate al Monte Antola, sono ricostruite attraverso ricerche, interviste, immagini, e una vasta raccolta iconografica che fa ripercorrere al lettore la storia del monte dei genovesi che si legge quasi come un romanzo.

    Per l’occasione, Luigi Lanzone intervista l’autore del libro dopo una introduzione storica sul luogo dell’incontro a cura di Francesco Pittaluga.

    La presentazione è accompagnata da una proiezione d’immagini, con musica e commento,  che condurrà i partecipanti nelle atmosfere antiche ed attuali dell’Antola. Al termine rinfresco per tutti i partecipanti.

     

    Foto Daniele Orlandi

  • Via XX Settembre, la rambla: amore e odio dei genovesi

    Via XX Settembre, la rambla: amore e odio dei genovesi

    vasi ramblaIL PRECEDENTE

    L’immagine di una via Venti Settembre senza neanche un’automobile, dove la gente può tranquillamente camminare o pedalare in mezzo alle corsie come in una qualsiasi zona pedonale, è un sogno che la Sindaco di Genova Marta Vincenzi non ha mai tenuto nascosto.

    Per questa ragione ha annunciato, all’inizio di febbraio 2011, l’idea di costruire una rambla in vista di Euroflora: un primo passo per rendere via XX completamente pedonale.

    Questo il progetto, fortemente voluto da Tursi e che il Comune è intenzionato a portare avanti nonostante le diffuse polemiche: Genova nuova Barcellona, con una rambla che percorre l’intera via Venti, gli autobus che la attraversano ai lati nei due sensi di marcia e zona pedonale al centro, con 32 enormi vasi a fare da spartitraffico. In mezzo alla via – in corrispondenza all’incrocio con via Fieschi – una grande isola, con panchine e ulteriori spazi verdi. A seguire, un lungo vialone alberato che arriva fino alla Foce, anch’esso pedonale e con due corsie laterali per i bus. Tutto completamente pagato dagli sponsor.

    Apparentemente risolto anche il problema della viabilità: per chi va a Ponente o Levante ci sono i tragitti Galleria Colombo-via Diaz o di via Fieschi-piazza Verdi, mentre il centro e la sopraelevata restano collegati dal passaggio in via Fieschi e via Ceccardi. Il tutto agevolato da un minore traffico di auto nella zona della stazione Brignole, una volta che sarà operativa la metropolitana.

    In sintesi: piante e fiori a delimitare il tragitto che da piazza De Ferrari porta a piazzale Kennedy. Un progetto in partenza il 10 aprile, che resterà attivo per tutta la durata di Euroflora e rimarrà allestito fino alla Notte Bianca, ossia il secondo fine settimana di settembre. Totale: cinque mesi di rambla sperimentale, nella speranza che nel frattempo si verifichino le condizioni per cui il progetto possa diventare permanente.

    IL PRESENTE

    Conclusa Euroflora, è sparita pure la rambla. Il 9 maggio, a meno di un mese dal suo allestimento, è iniziata la rimozione dell’area fiorita, poco apprezzata dai genovesi ma molto di più (pare) dai loro cani, come a suo tempo qualcuno ha fatto notare nei commenti lasciati sui social network.

    La sorte dei vasi la vedete nella foto qui a fianco: sono stati dislocati in varie zone della città, come via Porta degli Archi.

    In compenso è stato mantenuto il divieto al traffico di auto nella parte di strada che ha ospitato la rambletta.

    Lo scorso novembre è stato lanciato un bando che vede la collaborazione di Comune e Facoltà di Architettura per ridisegnare il volto di via XX:  fino al 9 marzo studenti, insegnanti e architetti sono chiamati a presentare la loro idea per eliminare il traffico di veicoli privati nella via centrale cittadina – possibilmente con tanto di pista ciclabile, almeno nel tratto compreso fra piazza De Ferrari e il Ponte Monumentale – e ridisegnare la viabilità anche nelle strade circostanti.

    Archiviata la rambla, si spera che almeno in questo caso i soldi – che siano degli sponsor o nostri – vengano utilizzati per un progetto che si risolva in modo permanente.

    Marta Traverso

  • Bruchi Art Design, alla scoperta dello studio artistico di Vico del Ferro

    Bruchi Art Design, alla scoperta dello studio artistico di Vico del Ferro

    Bruchi Design ExperimentsLo studio artistico Bruchi Art+Design+Experiments ha aperto di recente nel centro storico cittadino, in Vico Superiore del Ferro. Abbiamo intervistato la titolare Bruna Chiarle: formata presso l’Accademia Ligustica e specializzata in Francia, a Chartres, nello studio delle vetrate e delle relative tecniche di realizzazione e restauro, Bruna svolge il suo lavoro principalmente nell’ambito della lavorazione del vetro, ma crea anche tele e oggetti d’arredo.

    Bruchi Design ha inaugurato di recente, l’11 novembre scorso. Qual è il percorso che l’ha portata fino qui, a questa apertura?
    Nel 1995 ho aperto uno studio qui nel centro storico, poi studi ed esperienze professionali mi hanno portata fuori Genova; ultimamente però ho sentito il bisogno di tornare sul territorio per un confronto diretto con la gente attraverso uno spazio che fosse non soltanto il mio spazio espositivo ma anche un luogo di scambio con le persone.

    Il centro storico. Di certo luogo che offre un contesto suggestivo che ben si sposa col fare artistico: è vero anche che molte gallerie genovesi si trovano proprio qui; ha seguito la tendenza più diffusa o esiste un motivo in particolare?
    Di certo il fatto di trovarsi vicino ad altri spazi artistici e laboratori artigiani coi quali si può collaborare direttamente ha soddisfatto l’esigenza di entrare nel territorio -accanto agli altri luoghi creativi- come portatori di arte nell’ambiente, comunicando quindi amore per l’arte.

    Cominciare un’esperienza come questa in un periodo storico tanto ostico non è da tutti: grande fiducia nel futuro o dichiarazione di guerra alla crisi?
    Entrambe le cose: in effetti in questo momento è difficile riuscire ad avere un aiuto dalle istituzioni e dal mondo esterno, e noi abbiamo contato solo sulle nostre forze. Credo comunque che puntare sul “saper fare” italiano, sul made in Italy insomma, sia una sfida vincente, perché è una nostra risorsa caratteristica e anche su questo si dovrebbe investire per affrontare la crisi.

    Principalmente vetro, ma anche lavori realizzati con materiale di recupero. Può illustrarci meglio le tipologie di opere che Bruchi presenta?
    La mia passione più grande è il vetro, materiale principale delle mie creazioni, però mi piace pensare che ogni oggetto possa avere una seconda vita, dopo essere stato studiato e adeguatamente rinnovato. Ultimamente sto lavorando col cachemire, che inserisco nelle vetrate d’arredo oltre a utilizzarlo per le mie tele. Sto preparando inoltre una mostra sul tema dell’importanza del cibo nella società, sia dal punto di vista del sostentamento sia da quello del condizionamento sociale.

    Arte per pochi o arte per tutti? A che pubblico si rivolge?
    Arte per tutti: una definizione che amo dare è proprio che Bruchi si propone di “diffondere l’arte nell’ambiente”. Il nostro nome, Bruchi Art+Design+Experiments, cerca di guardare a tutte le facce dell’arte, portando l’oggetto artistico negli spazi privati attraverso collaborazioni con designers e architetti per esempio, ma anche coinvolgendo i ragazzi delle scuole, perché è dai ragazzi che viene il futuro. Questo è l’aspetto “experiment” di Bruchi: mi interessa molto la possibilità di collaborare specialmente coi licei artistici, e continuerò anche quest’anno la collaborazione col Liceo Artistico di Savona, che prevede studi sulle peculiarità delle vetrate e sulle loro tecniche di realizzazione.

    Con cadenza bisettimanale organizzate “Il Giorno del Bruco”. Di cosa si tratta?
    Proprio nell’ottica di apertura al mondo esterno, in queste giornate lo studio è aperto a nuove collaborazioni e progetti. Ad esempio il primo Giorno del Bruco ha visto una collaborazione col gruppo musicale Nanaue, per il cui album abbiamo scattato delle foto: questa occasione ha visto una sinergia tra arti diverse come pittura e musica. Il nostro calendario prevede prossimamente un appuntamento col design industriale degli anni sessanta e settanta, e il pubblico può sia partecipare a queste giornate, sia fornire suggerimenti e spunti per ulteriori incontri di approfondimento o di progettazione.

     

    Claudia Baghino

    Foto e video di Daniele Orlandi

    Bruchi Design ExperimentsBruchi Design Experiments

  • Arte e globalizzazione, incontro con Mansour Ciss

    Arte e globalizzazione, incontro con Mansour Ciss

    Palazzo DucaleMartedì 7 febbraio Palazzo Ducale ospita l’artista visivo senegalese residente a Berlino Mansour Ciss, ospite della rassegna Mediterranea, voci tra le sponde.

    Un incontro per parlare di arte e globalizzazione, per cercare di capire quali sono state le conseguenze della colonizzazione dell‘Africa e delle dinamiche legate alla mondializzazione dei mercati.

    L’artista senegalese propone alcune delle opere ed azioni performative tratte dal suo Laboratoire Déberlinisation” (Laboratorio Deberlinizzazione).

    L’esposizione sarà allestita nel Porticato di Palazzo Ducale dal 7 al 12 febbraio e sarà dedicata ai temi della discriminazione razziale, del difficile processo d’integrazione dei migranti e all’utopia della libera circolazione dei cittadini.