Anno: 2012

  • Cooperinnovare: bando di Legacoop per giovani imprenditori

    Cooperinnovare: bando di Legacoop per giovani imprenditori

    Legacoop Liguria ha aperto il bando Cooperinnovare per sostenere la creazione di nuove imprese cooperative da parte di giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni, attraverso un fondo denominato “Fondo regionale per la CooperInnovazione” per concedere agevolazioni finanziarie e servizi alle imprese cooperative di nuova costituzione, aventi sede legale e operativa in Liguria e iscritte al registro delle imprese in data non precedente al 1 settembre 2011.

    Sono ammessi al bando progetti relativi all’avvio di attività imprenditoriali in forma cooperativa, in qualsiasi settore economico, aventi un forte contenuto innovativo. Per esempio:
    − che abbiano come attività prioritaria lo sviluppo di prodotti e/o servizi con caratteristiche di novità rispetto al mercato nazionale, specie se incentrati sull’utilizzo di tecnologie d’avanguardia (innovazione di prodotto/servizio);
    − che siano finalizzate all’implementazione di processi produttivi con caratteristiche innovative rispetto all’esistente (innovazione di processo);
    − che applichino nuovi modelli di impresa, metodologie di gestione e di controllo fortemente incentrate sull’utilizzo di tecnologie avanzate e processi gestionali improntati alla qualità (innovazione di gestione);
    − che applichino modelli di produzione e gestionali particolarmente attenti al risparmio energetico e all’utilizzo di fonti di energia alternative;
    − che siano frutto di spin–off sia universitario che aziendale.

    Agevolazioni concesse:
    1) Contributo a fondo perduto di € 5.000 ai tre migliori progetti
    2) Varie forme di finanziamento agevolato (importo massimo: € 60.000).
    3) Servizi gratuiti e/o a tariffe agevolate (contabilità; assistenza legale, fiscale e tributaria; stesura di un piano di fattibilità, ecc).

    La domanda potrà essere presentata entro il 31 dicembre 2012 presso Legacoop Liguria e gli investimenti dovranno essere concretizzati entro 12 mesi dallo stanziamento dei fondi.

    Per informazioni inviare una mail a cooperinnovare@legaliguria.coop.

    [foto di Diego Arbore]

  • Gronda di Ponente: la maggioranza si divide in Consiglio Comunale

    Gronda di Ponente: la maggioranza si divide in Consiglio Comunale

    Che la Gronda fosse un tema di scontro all’interno della maggioranza di centro sinistra si sapeva e già in altre occasioni vi erano stati episodi che avevano messo in difficoltà la tenuta della Giunta Doria. In particolare si sapeva che la posizione del Pd, favorevole all’opera, non era la stessa di molti dei suoi alleati. E ieri effettivamente la maggioranza si è divisa sulla designazione di un nuovo rappresentante del Consiglio Comunale all’interno dell’osservatorio sulla Gronda di Ponente.

    L’origine della contesa è stato un ordine del giorno presentato dal M5S in cui si presentava la richiesta di sciogliere l’osservatorio. I rappresentanti del Movimento, da sempre contrari alla realizzazione di grandi opere, hanno motivato la loro proposta sostenendo che l’organo in questione non ha svolto molti dei compiti che gli erano stati attribuiti.

    Formalmente la segreteria generale ha ritenuto inaccettabile l’odg per diversi vizi formali. Tuttavia, molti partiti (Lega, Pdl, Udc, Sel) hanno sostenuto la necessità di riflettere più a fondo sul ruolo e l’attività dell’osservatorio. Su questo punto si è giocato il vero scontro politico, perché il M5S ha accusato l’amministrazione e la maggioranza di nascondere dietro questioni procedurali la volontà di non discutere della Gronda. Un tema “scomodo” per la maggioranza, con lo stesso Sindaco schierato tra coloro che richiedono maggiori approfondimenti sul progetto e il Pd a difendere l’opera.

    Nonostante il respingimento dell’odg del M5S, il tarlo insinuato tra i consiglieri ha progressivamente fatto emergere la volontà di molti partiti di esaminare l’attività dell’osservatorio prima di esprimersi sulla nomina di un nuovo rappresentante del Consiglio al suo interno. E così la mozione sospensiva presentata da M5S e Lega, che comporta il «rinvio della delibera ad altra data», dopo infinite discussioni formali, è stata approvata con il voto favorevole di tutto il centro destra, M5S, Lista Doria, Fds e Sel.

    Una sconfitta per il Pd, il cui capogruppo Farello aveva dichiarato apertamente in aula la contrarietà del suo gruppo ad un rinvio. Unico partito dalla parte del Pd è stato l’Idv, l’alleato che in tante altre occasioni, soprattutto nei primi mesi di governo, si era messo di traverso rispetto alla maggioranza.

    Con questa votazione si è espressa chiaramente la volontà della maggioranza dei partiti non solo di discutere sull’osservatorio, ma soprattutto di capire il senso di certe nomine politiche all’interno di vari organismi comunali. Molti consiglieri hanno dichiarato di non conoscere l’operato del precedente rappresentante (Beppe Costa, Pdl).

    Il messaggio lo ha espresso chiaramente Putti rispondendo proprio ad un consigliere del Pd «democrazia non è mettere chi vogliamo all’interno di un organismo e poi non comunicare più niente a nessuno». Un messaggio dalla forza dirompente che non ha potuto essere ignorato…almeno non da tutti.

    ALIQUOTE IMU

    Il Consiglio inoltre ha approvato ieri la riduzione delle aliquote IMU. Già a fine giugno, quando era stato approvato l’aumento dell’1 per mille sulle prime case e 3 per mille sugli altri immobili, Marco Doria aveva promesso di riesaminare i conti del Comune per cercare di operare una riduzione entro fine anno ed in effetti così è stato. Votando la proposta avanzata dal Pd e appoggiata dalla Giunta, si è approvata la riduzione dell’aliquota per negozi, botteghe e laboratori dell’1 per mille e di mezzo punto per piccoli e medi impianti industriali. Tuttavia resta invariata l’aliquota sulla prima casa.

    Si è trattato di uno sforzo considerevole per l’amministrazione soprattutto perché, dopo l’approvazione del bilancio preventivo, sono stati previsti nuovi tagli per circa 8 milioni di euro sui trasferimenti statali al Comune e perché è stato necessario risanare i conti aziendali di AMT con ulteriori 5 milioni di euro. Per questo – ha spiegato il Sindaco – i margini di riduzione sono stati molto limitati, ma fortemente orientati a sostenere la piccola, media impresa.

    Nonostante i partiti – sia di maggioranza, sia di opposizione – abbiano richiesto all’amministrazione di fare di più per «un’IMU più equo» un’ampia maggioranza di consiglieri ha approvato la riduzione proposta (28 favorevoli, 1 contrario e 6 astenuti) elogiando il Sindaco per essere riuscito a mantenere la parola data a giugno.

    Osservatorio della Gronda: si tratta di un organismo composto dal Sindaco, tecnici dell’amministrazione, un rappresentante del Consiglio Comunale, un rappresentante del Consiglio Regionale, i presidenti dei municipi e i rappresentanti dei cittadini delle aree interessate dai lavori di costruzione dell’opera. Nell’ambito del dibatto pubblico sulla Gronda, che si è sviluppato per permettere ai cittadini di partecipare alla fase di pianificazione e progettazione dell’opera, lo scopo di questo organismo era permettere agli abitanti della zona di cooperare alla definizione del progetto della Gronda. Dal settembre 2010 – data di fondazione dell’organismo – l’Osservatorio si è riunito dieci volte.

     

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Halloween 2012 a Genova: il programma del ghost tour

    Halloween 2012 a Genova: il programma del ghost tour

    Vico del Fieno, centro storico di GenovaMercoledì 31 ottobre (ore 20.30) parte da piazza Matteotti il Ghost Tour, una caccia al tesoro alla scoperta di vecchie e nuove leggende all’interno del centro storico di Genova.

    Partenza ore 20.30 da piazza Matteotti. La partecipazione è gratuita, a ognuno saranno consegnate cartine mute della Città Vecchia (fino a esaurimento).

    Scopo del gioco: grazie all’utilizzo di una cartina muta, il partecipante dovrà orientarsi nei carruggi genovesi, trovare 16 piazze assistendo alle performance svolte in chiave storica, teatrale, musicale e di danza. (Le performance verranno ripetute ogni 10 minuti circa dalle 21 alle 23.50). Al termine di ogni rappresentazione verrà posto un indovinello, la risposta che dovrà essere annotata negli appositi spazi punteggiati sulla cartina.

    Vince chi per primo giungerà in Piazza Matteotti con tutti i quesiti risolti. Il Ghost Tour Caccia al Tesoro terminerà improrogabilmente alle ore 23.40. I partecipanti che per quell’ora non avranno terminato il percorso dovranno abbandonare il gioco e dirigersi in piazza Matteotti.

    In caso di pioggia il tour sarà rimandato a sabato 3 novembre.

    Per informazioni contattare il numero 338 9117161 o scrivere una mail all’indirizzo genova.magica@gmail.com.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Box a San Fruttuoso: necessaria un’ulteriore indagine idrogeologica

    Box a San Fruttuoso: necessaria un’ulteriore indagine idrogeologica

    Cantiere via TaniniIl contestato intervento edilizio per la realizzazione di un parcheggio per un centinaio di box interrati previsto in via Marina di Robilant, in pratica sotto al cosiddetto bosco del Fassicomo a San Fruttuoso – una questione già affrontata nel precedente ciclo amministrativo – ieri è tornata al centro del dibattito in consiglio comunale.
    L’autorizzazione a costruire era stata rilasciata dagli uffici comunali il 5 dicembre 2011, ovvero 2 giorni prima che il consiglio comunale – il 7 dicembre 2011 – adottasse il nuovo Puc. Una vicenda che ricorda da vicino quella ancor più scandalosa di Villa Raggio in Albaro, con una concessione a costruire concessa addirittura solo poche ore prima, rispetto all’adozione del nuovo piano urbanistico.
    Oggi il cantiere di San Fruttuosoche dovrebbe insistere su un’area ancora verde e sottoposta a rischio idrogeologico – non sarebbe più autorizzato.

    Un’interrogazione a risposta immediata (art. 54), presentata dai consiglieri Stefano Balleari (Pdl) e Antonio Bruno (Fds), chiede alla Giunta Doria di fare luce sulla vicenda.
    «Ci si domanda come sia possibile che gli uffici comunali, gli stessi che lavoravano fianco a fianco con tecnici ed amministratori, alla stesura del Puc, rilascino un permesso per un simile intervento – sottolinea Balleari – L’ex Giunta Vincenzi aveva spiegato al consiglio che sarebbero stati eseguiti ulteriori accertamenti di natura idrogeologica, a spese dell’azienda costruttrice. Purtroppo però non si trova nessun documento ufficiale che confermi questo impegno. Il prossimo 5 dicembre scadrà l’autorizzazione. La questione meriterebbe di essere approfondita in sede di commissione consiliare. Ricordo che all’epoca gli abitanti della zona, molto preoccupati per la pericolosità dei lavori, raccolsero in breve tempo 500 firme contro l’intervento. In zona scorre un rivo con altri 2 piccoli affluenti, il terreno ha una pendenza superiore al 60% e non è impermeabilizzato. Per tutti questi motivi l’operazione è incompatibile con il nuovo Puc».

    Siamo di fronte al “giallo di San Valentino”, così lo chiama Antonio Bruno che spiega «Il 14 febbraio scorso l’ex assessore Farello disse che i lavori non sarebbero mai partiti perché occorreva attendere una nuova indagine idrogeologica condotta dal Dicat (Dipartimento di Ingegneria delle Costruzioni, dell’Ambiente e del Territorio) dell’Università di Genova. Abbiamo provato a chiedere se lo studio fosse stato eseguito ma purtroppo abbiamo scoperto che al Dicat non ne sapevano nulla… Inoltre, l’impegno menzionato da Farello non risulta essere stato verbalizzato in nessuna riunione di Giunta».

    Ha risposto l’assessore con delega all’Edilizia privata, Francesco Oddone, il quale ha confermato che con l’attuale Puc l’intervento non si sarebbe potuto realizzare. Allo stesso tempo, però, Oddone ha spiegato «Non esiste una delibera di Giunta relativa a quella discussione. Comunque posso affermare con certezza che i lavori non sono partiti. Il progetto per l’autorimessa interrata risale al 2008. In seguito, viste le criticità evidenziate dagli abitanti, l’ipotesi progettuale è stata ridimensionata. Il Municipio Bassa Valbisagno, sul finire del 2010, ha sottolineato la necessità di un’adeguata tutela dell’area verde chiedendo che fosse organizzata un’assemblea pubblica, in maniera tale da affrontare tutte le problematiche emerse. Purtroppo però l’assemblea non si è mai svolta».
    Per quanto riguarda il rischio idrogeologico, l’assessore ha aggiunto «Secondo una verifica effettuata proprio stamattina, dalle cartografie catastali e dal Piano di bacino del Bisagno, in zona non risulta la presenza di nessun corso d’acqua. Invece, in merito all’indagine dell’Università, gli uffici comunali si sono mossi invitando l’azienda costruttrice a sottoscrivere un accordo con il Dicat. Da questo punto di vista l’azienda non ha mostrato segnali di assenso e pare non abbia sottoscritto alcunché. Tutto ciò è indubbiamente preoccupante. Mi assumo io l’impegno a scrivere alla ditta affinché la prassi venga portata avanti. Inoltre, sono d’accordo che sia utile approfondire la questione in un’apposita Commissione consiliare».

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Tar Lazio: la mediazione civile non sarà più obbligatoria

    Tar Lazio: la mediazione civile non sarà più obbligatoria

    Sentenza del TribunaleLa scorsa settimana abbiamo parlato del fallimento della mediazione civile nel nostro paese; il giorno dopo abbiamo ricevuto un certificato di chiaroveggenza… La breve storia della mediazione civile è finita e l’esito di questo tira e molla è nettamente in favore degli avvocati: la mediazione civile non sarà più obbligatoria.

    La Consulta ha accolto la questione di legittimità costituzionale, sollevata dal Tar Lazio, con l’ordinanza di rinvio del 12 aprile 2011, riguardo in particolare all’obbligatorietà del procedimento di mediazione civile.  Questo quanto dichiara l’ufficio stampa della Corte: «La Corte costituzionale ha dichiarato la illegittimità costituzionale, per eccesso di delega legislativa, del d.lgs. 4 marzo 2010, n. 28 nella parte in cui ha previsto il carattere obbligatorio della mediazione».

    Alcune osservazioni: le sentenze non sono leggi, ma indirizzi di giurispreudenza ai quali gli avvocati si appigliano per sostenere le loro tesi difensive e ai quali i giudici attingono per motivare le loro sentenze.
    Ma le pronunce della Corte Costituzionale sono un’altra cosa; sono pronucne diverse: la costituzione e la costituzionalità del nostro paese vanno garantite.

    Nella pronuncia si parla di mediazione civile, quindi si desume che gli altri tipi di mediazione obbligatoria siano in qualche misura salvi; parliamo della mediazione tributaria e di quella obbligatoria in materia di telefonia (presso i Co.Re.Com. regionali).

    Ricordiamo ai nostri lettori che in materia di lavoro il tentativo obbligatorio di conciliazione è stato abolito; e pensare che era l’unico caso in cui funzionava… Ultima riflessione: negli ultimi anni sono nati organismi di medizione, corsi per diventare mediatore civile, con costi esorbitanti, una mazzata al lavoro.

    Così alla fine hanno vinto gli avvocati che odiavano la mediazione civile perchè toglieva loro del lavoro (a loro dire). Perchè si sa, causa che pende, causa che rende. Amen.

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Maddalena Bartolini: dalla cittadinanza attiva al Consiglio Comunale

    Maddalena Bartolini: dalla cittadinanza attiva al Consiglio Comunale

    Maddalena Bartolini a Palazzo TursiMaddalena Bartolini è uno dei giovani volti di recente entrati a far parte della politica cittadina attraverso la candidatura e poi l’elezione con la lista civica di Marco Doria. Da sempre legata a un profondo impegno in prima persona sul territorio e interessata alle tematiche sociali al punto di farne la sua materia di studio, Maddalena, classe ’79, è dottore di ricerca in sociologia e ricercatrice in sociologia urbana, oltre che coordinatrice di progetti territoriali legati alle trasformazioni urbane e sociali, e ha sempre sostenuto anche col suo lavoro “l’attivazione dal basso di percorsi creativi e di esperienze di cittadinanza attiva” in un’ottica di rigenerazione della città che tenga conto delle sue potenzialità, quali sono oggi le differenze culturali e generazionali. Attualmente si sta impegnando, attraverso il progetto Arbusti, per fare sì che le realtà culturali, artistiche, teatrali e musicali indipendenti della città dialoghino tra loro e con il Comune.

    L’abbiamo intervistata per sapere come ha trasportato il suo impegno sociale nel nuovo ruolo di consigliere comunale e come cambia il modo in cui questo impegno può essere espresso nel momento in cui deve necessariamente passare attraverso canali codificati, perdendo inevitabilmente un po’ della genuina immediatezza che caratterizza le iniziative che nascono sul territorio. 

    Come è cominciato il tuo interesse per la politica, specialmente quello per la politica attiva?
    «Il mio concetto di politica è da sempre legato a quello di cittadinanza attiva e si è  caratterizzato e concretizzato nella mia immersione in territori e situazioni marginali, spesso conflittuali. La mia idea di politica attiva è dunque quella che parte dai territori e quindi dai bisogni, dai desideri di chi abita gli spazi urbani e i nostri quartieri. Ho fondato e coordinato con diversi artisti l’Associazione Culturale La Stanza, che ad oggi porta avanti diversi progetti territoriali e musicali  (tra cui il Festival Cornigliano Mon Amour) e ho collaborato nel Ghetto con la Comunità San Benedetto al Porto e l’Associazione Princesa (la prima è la comunità di Don Gallo, la seconda è un’associazione ad essa legata, nata nel 2009 per tutelare i diritti dei transgender e contro l’omofobia e la transfobia, n.d.r.). Parallelamente il mio percorso di studi si è orientato negli ultimi anni sulla sociologia urbana attraverso ad esempio ricerche etnografiche e di sociologia visuale».

    Da quanto tempo meditavi di candidarti, ti sei proposta tu? O altrimenti come sei stata scelta?
    «Non ci pensavo assolutamente ed è stato un fulmine a ciel sereno. Mi ha chiamato Marco Doria per propormi di candidarmi, immagino, per il mio lavoro sui territori. Inizialmente e istintivamente la mia risposta è stata titubante e dentro di me ero molto perplessa proprio perché non ho mai ricercato un impegno politico nel senso istituzionale del termine . Poi mi ha convinto il fatto di essere stata scelta da una persona seria e onesta impegnata a dialogare con tutta la città e attraverso la costruzione di una lista civica, una possibilità di contatto fra società civile e amministrazione. E poi tanto non immaginavo sarei stata eletta… Non ho fatto una campagna elettorale e mi sono solo impegnata a creare una rete di artisti indipendenti con cui da sempre lavoro nei territori e che avrei voluto diventasse una risorsa preziosa per la città e per la nuova giunta (quello che poi è diventato il progetto Arbusti)».

    Come è stato l’impatto con la realtà del consiglio comunale, quali sono le difficoltà principali con le quali ti stai misurando?
    «Il primo giorno mi sembrava di dover entrare in un luogo “sacro” ed ero vestita formale ed elegante come ad un matrimonio. Poi purtroppo mi sono accorta che sobrietà e serietà in sala rossa non sono sempre un must. Il rischio è quello di abituarsi ad un clima che non sempre guarda ai contenuti… Ma sono solo all’inizio e sono ancora in fase di “osservazione partecipante”».

    Buona parte dei colleghi presenti in consiglio ha almeno 50 anni… cosa significa interagire con loro, quanto pesa la differenza d’età? C’è il rispetto dovuto oppure, come spesso succede purtroppo nel nostro paese gerontocratico, persiste un atteggiamento di sufficienza nei confronti del giovane per forza di cose meno esperto?
    «Diciamo che l’inesperienza porta ad avere talvolta il fianco scoperto e nessuno lì ha voglia di farti sentire a tuo agio o guidarti laddove sei disorientata. Non voglio ancora pensare che sia una questione di età ma di dimestichezza».

    Da cittadina avevi dei temi che ti stavano particolarmente a cuore, la sociologia urbana, i progetti culturali legati al territorio, l’Associazione La Stanza a Cornigliano, l’evento Cornigliano Mon Amour… stai riuscendo a portare i tuoi interessi, il tuo programma, le tue idee in consiglio?
    «Sicuramente l’obiettivo primario è quello di portare in consiglio alcuni dei temi che hai citato. Sto facendo fatica a capire nel profondo il linguaggio e le forme per poterlo fare, che non sono affatto scontate. Pensavo che le commissioni potessero essere un luogo privilegiato e ho già invitato sociologhe e docenti a parlare ad esempio di unioni civili, ma non è stato semplice e quello che per me è normale spesso viene giudicato inappropriato. Adesso sto cercando, con le modalità giuste, di proporre una riflessione sulle politiche giovanili e i territori ma confesso che mi è difficile farlo in un contesto in cui gli aspetti formali sono spesso utilizzati in modo strumentale. Devo quindi anch’io prepararmi meglio laddove sono ancora digiuna per poter affrontare senza intoppi alcune questioni e raggiungere l’obiettivo».

    Quali sono i tuoi prossimi passi in questo senso?      
    «Un esempio virtuoso e che sto riuscendo a portare avanti è stata la costruzione della mappatura e del sito di Arbusti. Come ti dicevo ho pensato all’idea di costruire questo “rizoma” di artisti durante la campagna elettorale e ora il progetto si sta consolidando. Il nome mi è venuto in mente pensando agli artisti che attivamente e quotidianamente in diversi territori della città producono arte e cultura: artisti-robusti. Stiamo cercando di far conoscere questa rete di artisti indipendenti genovesi sia all’amministrazione comunale che municipale per averla come riferimento per la creazione di eventi e la gestione di spazi urbani inutilizzati e da riqualificare».

    È tua la maternità di questa iniziativa: attualmente che ruolo ricopri al suo interno?
    «Il mio ruolo per ora è quello di coordinamento ma chi lo porta avanti sono tutti quelli che l’hanno reso e lo rendono operativo. In particolare chi ha fatto il sito, chi ha seguito la comunicazione, i vari referenti d’area che si sono offerti per contattare più realtà possibili e tutte le varie realtà iscritte. Arbusti è un progetto dinamico e non statico e chiunque abbia voglia può collaborare per rendere questo strumento creativo ancora più efficiente. Le realtà che non sempre hanno voce possono pubblicare sul sito le loro iniziative e renderle note alla città.  A breve lanceremo l’iniziativa… e quindi credo di aver parlato troppo!».

     

    Claudia Baghino
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Pooh Opera Seconda tour: concerto al Teatro Carlo Felice

    Pooh Opera Seconda tour: concerto al Teatro Carlo Felice

    poohMartedì 30 ottobre 2012 (ore 21) il Teatro Carlo Felice ospita un concerto dei Pooh, che presenta il disco di inediti Opera Seconda uscito da poco meno di un mese.

    I tre membri del gruppo Roby Facchinetti, Dodi Battaglia e Red Canzian si esibiscono insieme ai musicisti Danilo Ballo e Phil Mer e accompagnati dalla Ensemble Symphony Orchestra, diretta dal Maestro Giacomo Loprieno.

    Prezzi dei biglietti (info 010 589329):
    1ª Platea – fila dalla 1 alla 17: € 60,00 + € 9,00 prevendita
    2ª Platea – fila dalla 18 alla 32 e Palchi: € 50,00 + € 7,50 prevendita
    1ª Galleria – fila dalla 3 alla 8: € 40,00 + € 6,00 prevendita
    2ª Galleria – file 1 – 2 e balconate: € 30,00 + € 4,50 prevendita

  • Begato, un nuovo progetto edilizio devasta il quartiere

    Begato, un nuovo progetto edilizio devasta il quartiere

    Un progetto calato dall’alto, sviluppato con un processo decisionale privo della necessaria trasparenza e soluzioni architettoniche assai discutibili, un intervento spacciato quale risposta all’emergenza abitativa, sì però a termine, visto che gli alloggi realizzati saranno vincolati a tale destinazione solo per 15 anni e poi spazio al libero mercato.
    Stiamo parlando della costruzione di uno svettante edificio residenziale in via Maritanoa metà strada tra Teglia e Bolzaneto11 piani (di cui 1 pianterreno e 2 seminterrati) per un altezza di circa 40 metri che insistono su un’area di oltre 5000 metri quadrati, adiacente all’autostrada A7 Genova-Milano e a via Ortigara, stretta strada che si inerpica su una porzione della Val Polcevera, almeno finora, parzialmente salva dalla cementificazione selvaggia.
    Siamo in un triangolo che in pochi chilometri comprende esperienze fortemente negative di edilizia pubblica, quali la tristemente nota “Diga” del quartiere Diamante, che dista solo alcune centinaia di metri, la casa-albergo proprietà di Poste Italiane in via Linneo e diversi insediamenti in via Tofane, entrambe dall’altro lato della collina, zone soffocate da una pesante edificazione che oltre a deturpare l’aspetto urbanistico crea un fortissimo disagio sociale dovuto alla eccessiva “concentrazione massiva”. Al contrario, nell’area di via Ortigara, la tipologia edilizia è caratterizzata da case indipendenti, spazi verdi, orti privati e stabili con sedime ridotto e un numero limitato di piani (massimo 5/6 piani fuori terra, quest’ultimi edifici, per altro rari, sono edificati sul crinale, senza ledere alcun diritto di veduta verso le circostanti colline).

    Fino a poco tempo fa il lotto era occupato da un fabbricato industriale dismesso ormai da anni, costituito da un volume piuttosto compatto con altezza variabile tra i 10 ed i 20 metri e con una superficie agibile di 4159 mq complessivi. Oggi il capannone è stato eliminato, grazie ad una celere demolizione partita nella primavera scorsa e conclusa in pochi mesi lavorando a ritmi serrati, anche il sabato e la domenica, ricordano gli abitanti, con una fretta dettata soprattutto dal timore di perdere il finanziamento previsto per l’operazione.
    L’area è proprietà di Spim (Società per la promozione del patrimonio immobiliare del Comune di Genova, partecipata al 100% dal Comune) la quale ha proposto un intervento – compreso nel “Programma Locale per la Casa del Comune di Genova” ammesso a finanziamento regionale con DGR 314/2010che prevede la realizzazione di 67 unità immobiliari di cui 55 destinate ad edilizia sociale per locazione a canone moderato con vincolo di durata pari a 15 anni.

    L’Accordo di Programma Quadro per l’attuazione del Programma, stipulato da Comune di Genova e Regione Liguria in data 19 maggio 2011, disciplina le modalità di erogazione del cofinanziamento regionale che per il progetto di via Maritano ammonta ad euro 2.550.140,45. A quest’ultimi bisogna sommare altri euro 5.981.138,61 di finanziamenti del Comune e della società proponente, per un totale di oltre 8,5 milioni di euro.

    Ma per quale motivo è stata scelta una soluzione verticale così impattante ed invasiva, in grado di deturpare per sempre il paesaggio? La risposta si può leggere nella relazione tecnico illustrativa, presentata in Conferenza dei Servizi in seduta referente, il 10 febbraio 2012 «La porzione di lotto edificabile su cui si sviluppa il sedime del nuovo fabbricato è definito dai limiti imposti dalla distanze con i manufatti circostanti: precisamente la fascia di rispetto autostradale (30 metri), i confini del lotto (5 metri), i cigli delle strade (3 metri) ed i fabbricati (10 metri). L’area è interessata per oltre il 70% della sua superficie dalla fascia di rispetto autostradale che ne limita fortemente l’uso e la trasformazione; infatti in detta zona non è possibile la costruzione ex novo di alcun manufatto. Ma semplicemente una sistemazione delle aree con inserimento di percorsi viari e pedonali oltre alla realizzazione della rete di smaltimento delle acque meteoriche».
    In altri termini, i progettisti sono stati costretti a limitare la larghezza dell’edificio – a causa dell’imposizione di una distanza di almeno 30 metri dall’autostrada – e hanno pensato bene di recuperare le volumetrie in altezza, immaginando un palazzo che ha un’inquietante somiglianza estetica con la “Diga”, in un contesto che nulla a che vedere con un simile intervento. Forse era opportuno immaginare uno sfruttamento migliore dell’area ed un intervento sensato avrebbe potuto riprendere le volumetrie del capannone presistente, magari attraverso una ristrutturazione e non la completa demolizione.

     

     

     

     

     

     

     

    Il progetto rispetterà pure tutti i parametri urbanistici, però non si cala adeguatamente nel contesto reale, ovvero sembra disegnato sulla carta da tecnici che non devono aver mai messo piede nei dintorni di via Maritano e via Ortigara.
    Relativamente al PUC vigente l’intero lotto ricade in un ambito speciale denominato BBu. Nel art. BB-RQ11) comma 1 si specifica che nell’ambito del lotto è espressamente consentita la demolizione e ricostruzione. Mentre in relazione al preliminare di PUC adottato, l’area ricade in zona AR-UR (ambito di riqualificazione urbanistico-residenziale). Il progetto, inoltre, risulta conforme a quanto prescritto nel Regolamento Edilizio Comunale.

    «Il nuovo edificio – leggiamo nella relazione tecnico illustrativa – è costituito da due piani interrati da destinarsi ad autorimessa pertinenziale, un piano terreno con spazi e sistemazioni esterne pubbliche ed è articolato in elevazione in quattro corpi di fabbrica con altezze differenti per meglio armonizzarsi con il terreno ed i fabbricati esistenti, raggiungendo l’altezza massima di otto piani».
    In relazione alla dotazione di parcheggi pertinenziali «si evidenzia che rispetto ai minimi prescritti dalla norma (art.51 comma 1 ed art. BB-RQ7 comma 1.3) fissati nel 35% della S.A., il presente intervento prevede la realizzazione di un numero di parcheggi in misura di 1 a 1 con il numero delle abitazioni risultanti, ovvero la realizzazione di n.67 tra box e posti auto coperti e scoperti che in termini di superficie superano il minimo richiesto», sottolinea la relazione.
    Suscita perplessità la presenza di numerosi box, considerando che la maggior parte degli alloggi sono destinati alla locazione a canone moderato e non si comprende a quale esigenza possano rispondere, se non in gran parte alla libera vendita.
    Al piano terreno è previsto uno spazio, a disposizione del condominio, di circa 80 mq, che potrà essere utilizzato semplicemente come locale condominiale o per la creazione di uno spazio culturale-ricreativo o di una ludoteca con funzioni educative e aggregative.
    «In generale la sistemazione delle aree esterne comprese nel lotto favorisce l’inserimento del nuovo complesso e consente la fruizione dei nuovi spazi agli abitanti degli edifici circostanti mediante la creazione di servizi e percorsi pedonali di penetrazione – continua la relazione – Le aree esterne dell’edificio in progetto sono sistemate con percorsi viari, pedonali e zone ad uso pubblico, con giardini, giochi bimbi e aree pavimentate. Il parcheggio attualmente presente a nord del lotto verrà mantenuto e diventerà parcheggio pubblico a servizio del nuovo insediamento e del quartiere».

     

    Oggi l’iter di approvazione del progetto è in via di svolgimento. A febbraio 2012, come detto, si è svolta la seduta referente della Conferenza dei Servizi, in cui è stato illustrato il progetto.
    Adesso siamo in fase istruttoria, nella quale si raccolgono tutti i pareri degli enti interessati, in attesa della seduta deliberante della Conferenza dei Servizi, chiamata ad esprimere il suo assenso/dissenso.
    I residenti della zona, non appena venuti a conoscenza dell’intervento – solo nel giugno 2012, perché in precedenza erano stati tenuti all’oscuro di tutto – si sono attivati con una raccolta firme (200 quelle raccolte) e con la presentazione di puntuali osservazioni critiche inviate in data 21 giugno 2012 a: Sindaco del Comune di Genova, Marco Doria; Direzione Sviluppo Urbanistico e Grandi Progetti. Settore Pianificazione Urbanistica del Comune di Genova; Direzione Programmi di Riqualificazione Urbana e politiche della Casa del Comune di Genova; Municipio V Vapolcevera; oltre ad una mail inoltrata all’Assessore Bernini (in data 22.06.2012).
    Una risposta è arrivata solo dal Municipio che ha esaminato il progetto esprimendo all’unanimità un parere negativo (come vedremo in seguito).

    «Si ritiene non ammissibile una concentrazione di volumetria su quel sito, nella quantità, forma e posizione pari a quella prevista», scrivono gli abitanti che non intendono opporsi ad una nuova edificazione, purché sia adeguata al sito. Infatti, quando sono iniziati i lavori di demolizione dell’ex fabbrica in disuso, si è manifestato un chiaro assenso al cambiamento, questo però prima di conoscere il tipo di intervento proposto, che si reputa ulteriormente dequalificante per la zona.
    «Dal punto di vista architettonico si ritiene che il nuovo fabbricato non sia in alcun modo contestualizzato» sottolineano i residenti che contestano soprattutto l’eccessiva sopraelevazione dell’edificio residenziale.
    «Dagli elaborati di progetto di cui si è potuto prendere visione si rileva che il nuovo immobile, nel punto più alto, si sopraelevi rispetto alla quota di copertura più alta dell’edificio esistente, parzialmente demolito, di circa ulteriori 18 m, prevedendo un’altezza complessiva dal piano di campagna di circa 40 m. L’elevazione esagerata comporta una completa occlusione ai fabbricati prospicenti e comunque un eccessivo impatto visivo per gli altri (anche da altri punti di vista della collina»).
    Il carico insediativo previsto (67 appartamenti) «non è sufficientemente supportato dai servizi di zona (pubblici e privati), probabilmente dimensionati nel rispetto delle normative vigenti e in adozione, ma nella realtà dei fatti chi vive e risiede sul posto ha la consapevolezza di quanto già ora la viabilità locale sia inadeguata, di quanto si risenta della carenza di posti auto e della mancanza di servizi primari e ne subisce gli esiti. L’inevitabile sosta delle vetture lungo la via e i percorsi carrabili ridotti attualmente quasi a senso unico alternato sono ovviamente a discapito della sicurezza anche per il transito di mezzi di soccorso».
    La preoccupazione di come l’intervento proposto possa peggiorare ulteriormente la situazione è altissima. «per altro, la superficie destinata a parcheggio pubblico del nuovo insediamento (solo 450 mq), comprende un’area che già nell’uso comune è impiegata a tale scopo (utilizzata a compensazione dei posti auto espropriati precedentemente per la costruzione dell’attuale via Maritano e, quindi non solo non migliora la situazione esistente, ma chiaramente non è in grado di supportare il nuovo)».
    I residenti, di conseguenza, chiedono che venga rivisto il progetto presentato in Conferenza dei Servizi «studiando un criterio di assegnazione tale da permettere una reale integrazione e non una “ghettizzazione” dei nuovi insedianti, con una volumetria meno impattante e che consenta di costruire un nuovo fabbricato, con un’altezza massima pari alla quota più alta della costruzione pre-esistente».
    «Noi siamo disponibili ad eventuali confronti con i soggetti proponenti, proprietari e gli uffici della Pubblica Amministrazione preposti e interessati all’area in oggetto, come già in forma colloquiale ci si è proposti – concludono gli abitanti – per elaborare una soluzione di compromesso che possa portare ad un progetto compatibile con la localizzazione, salvaguardare i diritti di ciascuno e soddisfare il più possibile le esigenze delle varie parti».

     

     

     

     

     

     

     

    I tecnici di Spim, in maniera ufficiosa, durante un incontro tenutosi il giorno 4/09/2012 nella sede del Municipio V Valpolcevera, alla presenza del Vice Sindaco, del Presidente del Municipio, degli assessori appartenenti alla Giunta Municipale, del Presidente della II Commissione (Bilancio, Assetto del Territorio, Sviluppo Economico, Tutela Ambiente), hanno proposto una modifica del progetto iniziale, con la riduzione di 2 piani che comporterebbe l’eliminazione delle 12 unità immobiliari (u.i.) destinate alla vendita di mercato e la conferma della presenza delle 55 u.i. destinate a edilizia sociale. In sostanza, però, la sagoma dell’edificio non muterebbe e rispetto al punto più alto del vecchio capannone ormai demolito, i metri di sopraelevazione rimarrebbero comunque una decina.
    «Il progetto seppur abbia ricevuto modifiche progettuali rimane fortemente impattante per la zona che è caratterizzata da piccole costruzioni con un numero limitato di piani (3/4 massimo fuori terra) – scrive la Commissione II del Municipio Valpolcevera, il 19 ottobre scorso – la Commissione ritiene il fabbricato, così come previsto da progetto, non contestualizzato con la zona e incompatibile dal punto di vista paesistico, architettonico e della mobilità locale che risulta particolarmente critica all’altezza dell’uscita di Via Maritano».
    Per questi motivi la Commissione esprime «parere contrario all’unanimità alla realizzazione del progetto così come attualmente strutturato, nonostante il medesimo abbia ricevuto modifiche progettuali, che comunque non consentono di ritenere l’intervento ancora adeguato al contesto in cui è stato inserito».
    La Commissione ritiene necessario «un riesame del progetto edilizio cui segua un suo ulteriore ridimensionamento nei volumi e nelle dimensioni, soprattutto in sviluppo verticale, in modo da realizzare un’opera di altezza non eccedente i volumi di altezza del precedente edificio già demolito riprendendo lo sky line di tale costruzione (32 alloggi); che si valuti il trasferimento dei volumi eccedenti in altre aree dove siano già previsti possibili o analoghi interventi di” social Housing”».
    La netta contrarietà all’opera è stata ribadita all’unanimità dal consiglio municipale in data 25 ottobre 2012. Purtroppo però il parere del Municipio non è vincolante.

    Giunti a questo punto è ancora possibile fermare il progetto? L’istruttoria è aperta e c’è ancora tempo per intervenire. Occorre trovare un equilibrio tra i vari interessi in campo. Magari attraverso una modifica all’accordo di programma tra Comune e Regione.
    La paura degli abitanti è che – considerando l’investimento significativo e gli importanti finanziamenti in ballo – ci sia la volontà politica di approvare il progetto così com’è. Al contrario, questo intervento potrebbe trasformarsi in un’occasione per dare un contributo vero alla riqualificazione, per dimostrare che gli amministratori sanno davvero amministrare la cosa pubblica.
    Esiste, infatti, la possibilità della perequazione, ovvero la volumetria non costruita sul sito può essere sfruttata in altri interventi di edilizia pubblica e privata in previsione sul territorio.

    Il consigliere regionale Lorenzo Pellerano (Lista Biasotti) si è recato sul posto e ha ascoltato le istanze degli abitanti. «Già non mi pare un intervento adeguato per rispondere all’emergenza abitativa, visto che gli appartamenti saranno destinati a edilizia sociale solo per 15 anni – spiega Pellerano – Le criticità evidenziate dai residenti sono condivisibili. Un intervento simile in questa zona è completamente sbagliato. Si rischia di compromettere la tranquillità del luogo e peggiorare la qualità di vita delle persone. Meno male che a parole, in tanti e di ogni parte politica, hanno preso le distanze da operazioni di edilizia pubblica devastanti. E però oggi propongono un nuovo scempio. Io posso intervenire considerando che la Regione contribuisce con un sostanzioso finanziamento di 2,5 milioni di euro. Farò un’interrogazione per portare la questione all’attenzione della Giunta regionale. Voglio allargare il tema. Si può trovare un accordo Comune-Regione. Quello che non costruiamo qua, costruiamolo da un’altra parte, senza rischio di perdere il finanziamento».

    In effetti lo stesso accordo di programma Comune-Regione recita all’Art. 8 Rimodulazione dell’accordo di programma locale casa «Prima della consegna/inizio lavori, pena la revoca finanziamento, sono ammesse delle modifiche: è ammesso il trasferimento di alloggi o posti letto da un intervento all’altro nell’ambito del Programma locale per la casa, fermo restando invariato il numero e la tipologia di offerta abitativa complessivi e purché non si rilevi una riduzione della superficie complessiva riconoscibile (SCR) superiore al 10%».
    Inoltre all’art. 10 Disposizioni generali e finali: «L’accordo può essere modificato o integrato per concorde volontà dei partecipanti mediante sottoscrizione di atto integrativo previa approvazione degli organi competenti».

     

    Matteo Quadrone

    Foto e video di Daniele Orlandi

  • All’ombra del porto: un documentario sugli ambulanti a Genova

    All’ombra del porto: un documentario sugli ambulanti a Genova

    porto di genovaUn documentario realizzato per far emergere la realtà dei venditori ambulanti stranieri che vivono a Genova, raccontare attraverso le loro testimonianze questo spaccato di società spesso tenuto “all’ombra”. Le condizioni di vita e di lavoro da un lato, i diritti dall’altro, a partire da quello relativo al permesso di soggiorno.

    Questo il progetto che sta dietro a “All’ombra del porto“, film che verrà realizzato da Serena Gargani e Luciana Taddei, in collaborazione con l’Associazione 3 Febbraio e con l’Università degli Studi di Genova, nell’ambito di un progetto di dottorato in migrazioni e processi interculturali e sociologia visuale.

    Per il finanziamento del progetto è stato scelto il crowdfunding, ossia la raccolta fondi attraverso il web direttamente dai potenziali spettatori, attraverso il sito Produzioni dal basso. Mentre scriviamo, il documentario ha già raccolto quasi 4.000 €: le donazioni termineranno alla mezzanotte del 31 ottobre 2012.

    Questo il promo del documentario.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Lorella Zanardo, “Senza chiedere il permesso” alla Feltrinelli

    Lorella Zanardo, “Senza chiedere il permesso” alla Feltrinelli

    Martedì 30 ottobre 2012 (ore 18) la libreria Feltrinelli di Genova ospita la presentazione di “Senza chiedere il permesso – Come cambiamo la tv (e l’Italia)“, libro di Lorella Zanardo, autrice del documentario “Il corpo delle donne”.

    Questa la scheda del libro.

    “Il corpo delle donne” è stato un fenomeno dirompente: il documentario e il libro hanno mostrato a milioni di persone quanto in Italia un certo tipo di tv fosse diventato pervasivo e nocivo, e davvero non più tollerabile. Ma dalla denuncia occorre passare all’azione e Lorella Zanardo con questo libro racconta come si può concretamente lavorare per cambiare i media. E con i media, la società. Innanzitutto i giovani: sono loro che possono inventarsi il futuro, senza chiedere il permesso alle generazioni che hanno costruito il mondo così com’è. In centinaia di incontri nelle scuole, Zanardo ha conosciuto tantissime ragazze e ragazzi, e proprio dai loro pensieri e dalle loro domande nasce la sua riflessione sul sistema dei media in Italia. Reclamando una vera e propria ecologia della mediasfera, l’autrice smonta il mito dell’audience, cerca di andare oltre la sterile diatriba sulla “qualità” televisiva, indaga le responsabilità, analizza le possibilità del servizio pubblico e mette al centro del gioco il cittadino spettatore. E con il percorso per il consumo attivo della tv “Nuovi occhi per i media”, scritto insieme a Cesare Cantù, fornisce uno strumento chiaro e accessibile per tutti coloro che non vogliono subire più il marketing televisivo, ma intendono riappropriarsi della loro capacità di comprendere, discriminare, criticare. Perché sono i cittadini consapevoli, pronti a rivendicare i propri diritti che possono cambiare la tv, i media e la società tutta.

  • Stop cambiamo il futuro: cortometraggio al cinema Sivori

    Stop cambiamo il futuro: cortometraggio al cinema Sivori

    stop cambiamo il futuroMartedì 30 ottobre 2012 (ore 21) il cinema Sivori di Salita Santa Caterina ospita la prima nazionale del cortometraggio d’animazione STOP cambiamo il futuro, realizzato nell’ambito di un progetto promosso da Arpal e Regione Liguria che ha coinvolto numerose scuole delle quattro Province Liguri, per sensibilizzare i bambini riguardo i cambiamenti climatici e la necessità di rispettare l’ambiente.

    Il corto è stato realizzato dallo studio genovese Arteprima con il contributo di 26 scuole e 732 bambini, che hanno partecipato attivamente proponendo scene e bozzetti. La colonna sonora è di Stefano Cabrera dei Gnu Quartet, che ha composto la partitura in sintonia con lo sviluppo del film, accompagnandola passo passo.

    L’evento è a ingresso libero.

    Questa la sinossi del film.

    C’era una volta, e forse c’è ancora, un pianeta bellissimo, con tantissimi alberi e fiori e animali.
    Ogni anno, alla primavera seguiva l’estate, poi l’autunno e poi l’inverno. Qualche volta pioveva e le altre volte splendeva il sole. Di notte brillavano le stelle e la luna rischiarava le radure nei boschi. Tutti erano felici: alberi, fiori e animali; sole, pioggia e stelle. Venne però un giorno in cui tutto cambiò. Enormi macchine di ferro incominciarono a sfrecciare nelle foreste, a tagliare gli alberi, a portare via gli animali. Immense costruzioni di cemento invasero le radure, sostituirono i boschi, le valli, le montagne. In parte nascosero pure il cielo. Fumi e detriti e spazzatura fecero dimenticare il nome delle stagioni. Le stelle non brillavano più e il sole inaridiva la terra. Fu così che la natura morì e con lei, poco dopo, anche il pianeta. Passarono gli anni e forse i millenni. Nessuno sa quanto tempo passò. Poi un giorno, come dal nulla, uno sprazzo di vita ruppe il silenzio. Nuovi fiori, nuovi alberi incominciarono a crescere sul pianeta deserto. Nuovi animali ripopolarono i boschi, le valli e le montagne. E il pianeta diventò di nuovo bellissimo.
    Presto però ricomparvero anche le terribili macchine, il cemento e la spazzatura…
    “STOP cambiamo il futuro” invita i bambini (e di conseguenza i loro genitori) a riflettere su come le azioni dell’uomo stiano modificando irrimediabilmente la terra. STOP è una presa di coscienza e un grido di speranza: ognuno di noi con le sue scelte e il suo operato può veramente partecipare al cambiamento e alla grande svolta che la natura si aspetta da noi.
    Sì, la terra può tornare a essere un pianeta bellissimo.

  • Alluvione Genova, 4 novembre 2011: foto un anno dopo il disastro

    Alluvione Genova, 4 novembre 2011: foto un anno dopo il disastro

    IL PRECEDENTE

    4 novembre 2011: dieci giorni dopo l’alluvione che ha provocato numerosi danni alle Cinqueterre e poco più di un anno dopo dall’alluvione di Sestri Ponente, la pioggia si abbatte anche su Genova provocando l’esondazione del rio Fereggiano intorno alle 13. Il bilancio è quello che tutti conosciamo: sei vittime, molti danni e le polemiche contro la Sindaco Marta Vincenzi, colpevole di non aver ordinato la chiusura delle scuole nonostante l’allerta 2.

    IL PRESENTE

    Si dice che ognuno di noi ricordi perfettamente dove si trovava e cosa stava facendo, in concomitanza di un evento drammatico di grossa portata. Il primo esempio che salta alla mente è l’11 settembre 2001: quasi tutti abbiamo a memoria in quali attività eravamo impegnati quando qualcuno ci ha detto cosa stava succedendo.

    L’alluvione è un altro di quegli eventi. Complice il fatto che si tratta di storia recentissima, ognuno di noi ha la sua personale storia da raccontare. Quella di chi scrive, per esempio, riguarda il ponte che collega piazza Romagnosi e piazza Carloforte, e poi il tragitto da via Monticelli a via Robino, passando per corso De Stefanis, negli stessi momenti in cui, qualche decina di metri più in là, sei persone perdevano la vita.

    Domenica sarà un anno da quando tutto è accaduto. Complice l’imminente anniversario, la giustizia si è risvegliata iniziando ad attribuire colpe e responsabilità: ci sono indagini che coinvolgono funzionari e dirigenti, fino all’allora Assessore competente Francesco Scidone, ci sono polemiche sulla (non) messa in sicurezza di fiumi e torrenti, ci sono persone che non sono ancora tornate a casa e negozi che non hanno ancora riaperto.

    Chi scrive ha deciso di soprassedere su questi temi e di lasciare che la giustizia e la pubblica amministrazione facciano il loro corso (si spera rapido e risolutivo), e ha deciso di fare un giro in quei luoghi e fotografarli per come sono oggi, tornati alla loro normalità di sempre, dopo averli fotografati un anno fa, poche ore dopo il disastro.

    Queste le immagini di Genova, com’era e com’è.

    Marta Traverso

  • Cesare Cremonini: concerto al 105 Stadium

    Cesare Cremonini: concerto al 105 Stadium

    cesare cremoniniMartedì 30 ottobre 2012 Cesare Cremonini sarà al 105 Stadium della Fiumara per una tappa del suo tour iniziato da pochissimi giorni e che lo vedrà calcare i principali palchi italiani.

    Il concerto promuoverà l’album di inediti del cantautore bolognese ex Lunapop, dal titolo “La teoria dei colori” e uscito lo scorso maggio, da cui è stato tratto il singolo “Il comico (sai che risate)”. Nel corso della serata Cremonini proporrà i brani del nuovo disco e alcuni dei maggiori successi della sua carriera.

    I biglietti per il concerto sono in vendita sui siti TicketOne e Green Ticket.

    Prezzi: 1° Settore 35 € + prevendita 5,25 €; 2° Settore 30 € + prevendita 4,50 €; posto in piedi 25 € + prevendita 3.75 €.

  • Festival della Scienza, volantinaggio dei lavoratori Ericsson

    Festival della Scienza, volantinaggio dei lavoratori Ericsson

    La vertenza Ericsson – 94 posti di lavoro a rischio nella nostra città – piomba sul Festival della Scienza. Stamattina, infatti, in occasione dell’iniziativa “Immaginando Genova: l’identità della città tra Smart City e Scienza”, i lavoratori della multinazionale svedese saranno presenti all’evento con un volantinaggio, a partire dalle ore 10 davanti all’ingresso di Palazzo Rosso, in via Garibaldi.

    Con Smart City, Genova diventa “intelligente” ed intende affermarsi ancor di più quale città della scienza e della ricerca. Questo, in sintesi, il senso dell’incontro in cui interverranno, tra gli altri, Manuela Arata, presidente del Festival della Scienza, Paolo Pissarello, vice presidente dell’Associazione Genova Smart City, il sindaco Marco Doria, e gli assessori allo Sviluppo economico e alla Cultura, Francesco Oddone e Carla Sibilla.

    Ebbene, in un simile contesto, il nascente polo tecnologico degli Erzelli è partito con il piede sbagliato, ovvero la procedura di licenziamento collettivo per 94 dipendenti della Ericsson.

    Per continuare a coinvolgere ed informare la cittadinanza e gli enti locali su tale problematica, la rappresentanza sindacale unitaria e le Organizzazioni sindacali confederali di categoria hanno organizzato il volantinaggio di oggi.

    Resta alta la preoccupazione per il futuro dei posti di lavoro «Ericsson parla di Genova quale sito d’eccellenza ma quale futuro vuole un’azienda che licenzia? – si domandano i lavoratori – La multinazionale ha goduto di oltre 41 milioni di euro di finanziamenti pubblici ma nonostante ciò continua sulla sua strada».

    Foto di Daniele Orlandi

  • Gioco d’azzardo: in via di costituzione la Consulta permanente

    Gioco d’azzardo: in via di costituzione la Consulta permanente

    A Genova si stima che siano circa 5-6 mila le diaboliche macchinette per il gioco d’azzardo, dislocate in esercizi commerciali quali bar, tabaccherie, latterie ed edicole, mentre le sale gioco sono 59, di cui 16 nel solo territorio del commissariato di Sampierdarena-Cornigliano.

    Questi i dati emersi nei giorni scorsi a Palazzo Tursi durante una seduta della Commissioni consiliari Sviluppo economico e Welfare dedicata alla costituenda “Consulta permanente sul gioco con premi in denaro”.

    L’istituzione della Consulta era stata decisa dal consiglio comunale nel febbraio scorso e domani, proprio in consiglio, saranno eletti i 2 rappresentanti della sala rossa che andranno ad affiancare gli altri membri del nuovo soggetto “controllore”: tra gli altri, gli assessori comunali a Servizi sociali e Commercio, un funzionario dell’Asl 3, un rappresentante della Fondazione Antiusura S.Maria del Soccorso Onlus, rappresentanti di Arci, Acli, Forum Terzo Settore, delle associazioni dei commercianti e dei consumatori.

    La Consulta avrà il compito di monitorare la diffusione del fenomeno della ludopatia a Genova e studiare delle proposte d’intervento da sottoporre all’attenzione della civica amministrazione. Occorre sottolineare che il potere d’intervento dei comuni in questo campo è molto limitato, visto che il rilascio delle licenze per l’apertura delle sale gioco, dipende dalla Questura. Certo l’amministrazione genovese ha provato a limitare la proliferazione dei luoghi destinati al gioco d’azzardo, attraverso dei vincoli urbanistici, ma finora questi strumenti non si sono rivelati particolarmente efficaci.

    La costituzione della Consulta è un altro passo avanti ma il fenomeno, a livello nazionale, è in continua espansione: secondo un’indagine condotta dal Centro Studi e Ricerche Sociologiche “Antonella Di Benedetto” di Krls Network of Business Ethics, per conto di Contribuenti.it (magazine dell’Associazione Contribuenti Italiani), l’Italia sarebbe “leader” in Europa per la cifra spesa nel gioco d’azzardo, una media di quasi 2.320 euro a persona, minorenni inclusi, che vengono sottratti all’economia reale. Il gioco legalizzato coinvolge ben 33,2 milioni di persone, tra le quali 8,4 milioni giocano con frequenza settimanale. Il giro d’affari del 2012, sottolinea l’indagine, potrebbe superare gli 85 miliardi di euro all’anno, in forte crescita rispetto ai 79 miliardi del 2011, ai 61 del 2010 e soprattutto ai 16 del 2003. Inoltre, anche il coinvolgimento di giocatori di età inferiore ai diciott’anni registra un incremento significativo, pari al 9,2%.

     

    Matteo Quadrone