Anno: 2012

  • La biblioteca spiegata agli insegnanti: presentazione del libro

    La biblioteca spiegata agli insegnanti: presentazione del libro

    Biblioteca BerioLunedì 29 ottobre 2012 (ore 18) presso la libreria Booksin di vico del Fieno avrà luogo la presentazione del libro di Carla Ida Salviati “La biblioteca spiegata agli insegnanti” (Editrice Bibliografica).

    Insieme all’autrice intervengono Marco Genzone (AIB Liguria), Pino Boero (Assessore Scuola, Sport e Politiche giovanili del Comune di Genova) e Donata Bonometti (“Secolo XIX”).

    Ingresso libero.

    Questo il tema del libro.
    Che ruolo svolge, o dovrebbe svolgere, lo biblioteca nel lavoro dei docenti? Spesso il contributo della biblioteca è sottovalutato dagli insegnanti; analogamente, spesso il mondo bibliotecario ha difficoltà a dialogare con la scuola, a rappresentarsi come risorsa nevralgica per la didattica. Il libro intende offrire uno strumento agile rivolto tanto alla scuola quanto alle biblioteche per “scoprirsi” reciprocamente. Esso infatti propone di osservare la biblioteca dal punto di vista di chi opera con gli studenti affrontando con loro i delicati processi di alfabetizzazione, di familiarizzazione con la ricerca e di accesso alle varie forme del sapere.

  • Palazzo Ducale, Informagiovani: Era Superba incontra i lettori

    Palazzo Ducale, Informagiovani: Era Superba incontra i lettori

    Era Superba, redazioneQuali sono i volti della redazione di Era Superba? Quali sono le attività che vengono svolte ogni giorno in redazione e che danno vita a inchieste, interviste, video che trovate sul nostro webmagazine? Come si sostiene economicamente l’attività di una redazione? Quali sono le diverse figure professionali coinvolte?

    Era Superba esce dalla redazione di Quarto per incontrare i lettori: martedì 6 novembre a partire dalle 17 saremo a Palazzo Ducale nella sede di Informagiovani  per l’incontro Giornalismo e creatività sostenibile, nel corso del quale ripercorreremo le tappe principali del progetto Era Superba dal 2008 a oggi e proveremo insieme a guardare al futuro.

    Le parole chiave sono già tutte racchiuse nel titolo: Giornalismo perché è l’aspetto primario del lavoro di redazione; creatività perché qualunque progetto imprenditoriale nasce anzitutto dall’unione e la sinergia di competenze e velleità differenti, ciascuna delle quali può trovare il proprio spazio; sostenibile perché un gruppo editoriale non può prescindere dalla sopravvivenza economica e dall’individuare fonti di sostentamento.

    L’idea di un free press mensile che raccontasse in modo diverso la città si è evoluta nel tempo nei prodotti che ormai conoscete: il webmagazine, la web tv, i canali social network, l’ufficio marketing e commerciale. Sono ancora tante le attività che abbiamo in cantiere: nel corso dell’incontro presenteremo alcuni progetti che realizzeremo nel corso del 2013, saremo aperti alle vostre idee e proposte.

    Vi piacerebbe conoscere da vicino l’attività che ogni giorno vi permette di leggere su Era Superba notizie e inchieste sulla città? Vorreste collaborare con noi? Avete qualche idea su un progetto legato al giornalismo e al web e vorreste condividerlo?

    Vi aspettiamo martedì 6 novembre a Informagiovani.

  • Reddito minimo garantito: prospettive in Italia e raccolta firme

    Reddito minimo garantito: prospettive in Italia e raccolta firme

    Palazzo Ducale entrataUn incontro sul reddito minimo garantito in Europa e Italia, con il filosofo Giovanni Perazzoli, editorialista di “Micromega” e direttore della rivista online “Fliosofia.it”, si svolgerà oggi a Genova, per fare il punto della situazione sulle politiche sociali in vigore ed in via di sviluppo nel vecchio continente.

    La grave situazione sociale ed economica presente in molti paesi europei, tra cui l’Italia, richiede scelte innovative e coerenti con la tradizione europea di tutela del fondamentale diritto delle persone ad una esistenza libera e dignitosa.

    L’istituto del reddito minimo garantito – presente in quasi tutti gli Stati europei ma non in Italia – viene sempre più indicato come strumento idoneo ad affrontare la crisi sociale.

    In questa prospettiva è stata avviata una campagna di raccolta firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione del reddito minimo garantito che intende introdurre anche nel nostro Paese una garanzia per il reddito per coloro che sono precari, disoccupati e inoccupati, oggi soprattutto giovani, donne e Working Poor.

    Sono necessarie almeno 50,000 firme per presentare la proposta di legge al Parlamento.

    Lunedì 29 ottobre, alle ore 17,30 presso la Società ligure di storia patria (Genova – Atrio di Palazzo Ducale) si terrà un incontro con Giovanni Perazzoli dal titolo “IL REDDITO MINIMO GARANTITO IN EUROPA E IN ITALIA: CONFRONTI E PROSPETTIVE”.

    DURANTE L’INCONTRO SARA’ POSSIBILE FIRMARE PER LA CAMPAGNA SUL REDDITO MINIMO GARANTITO.

    A Genova è possibile firmare dal Lunedì al Venerdì dalle ore 10 alle ore 17, presso la sede del Municipio VI Medio Ponente, in via Sestri 7.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Il Dna incontra Facebook: spettacolo al Teatro Duse

    Il Dna incontra Facebook: spettacolo al Teatro Duse

    FacebookLunedì 29 ottobre (ore 21) al Teatro Duse appuntamento con una conferenza-spettacolo nell’ambito del Festival della Scienza 2012: Il mio Dna incontra Facebook – Viaggio semiserio nel supermarket del DNA, con Patrizio Roversi, Sergio Pistoi e Andrea Vico.

    L’opera è tratta dall’omonimo libro di Sergio Pistoi, edito da Marsilio.

    Questo il tema dell’opera.
    Immaginiamo un mondo dove possiamo condividere il nostro Dna in rete, come se fosse un messaggio su Facebook. Dove, con pochi euro, possiamo leggere nel nostro patrimonio genetico informazioni riguardo alle attitudini, al rischio di malattie, alle origini genealogiche. Tutto questo non è più fantascienza. Fornendo qualche goccia di saliva, chiunque può acquistare online un profilo del proprio Dna e condividerlo. Quale è l’impatto di questi social network genetici sulla nostra vita? E quanto sono attendibili le promesse di chi vuole leggere il nostro Dna? Lo spettacolo è un percorso avvincente e provocatorio attraverso le varie facce della genetica di massa: dalle applicazioni più divertenti a quelle più serie, che già oggi stanno cambiando la medicina, la ricerca e i rapporti sociali. Senza tralasciare i rischi per la privacy e lo spettro della discriminazione genetica.

  • Richard Stallman a Genova: incontro con il padre del software libero

    Richard Stallman a Genova: incontro con il padre del software libero

    Oggi pomeriggio (lunedì 29 ottobre 2012) a partire dalle 17 si terrà presso il Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi un incontro sul tema Software libero in Comune, organizzato da alcuni consiglieri comunali della Lista Marco Doria per discutere i vantaggi che l’utilizzo del software libero (esempio: Linux al posto di Windows, Open Office al posto di Microsoft Office e così via) potrebbe portare nella pubblica amministrazione, nella scuola, nella sanità, nei servizi sociali e nei processi di democrazia partecipativa. In primis, eliminare i costi per l’acquisto di software proprietario potrebbe garantire nuovi fondi per la formazione del personale comunale e per la creazione di nuove opportunità di lavoro per le giovani generazioni.

    All’incontro parteciperà Richard Stallman, fondatore della Free Software Foundation, un’organizzazione non profit nata nel 1985 che si occupa di promuovere lo sviluppo del software libero in tutte le aree in cui si utilizzano applicazioni informatiche. È il fondatore della licenza GNU, che garantisce a ogni utente la possibilità non solo di utilizzare gratuitamente sistemi operativi e programmi per computer di ogni genere, ma anche di copiarli, modificarli e distriburli liberamente, se in possesso delle competenze per farlo. Questo principio si chiama copyleft, concetto contrapposto al copyright, che dà all’autore di un’opera artistica o di ingegno (per esempio: l’autore di un software per computer) la facoltà di promuovere la libera circolazione e redistribuzione della sua opera.

    Contribuiranno al dibattito Isabella Lanzone, Assessore al Personale del Comune di Genova, alcuni rappresentanti genovesi del gruppo Lanterna Digitale Libera, e Consiglieri Comunali che fanno capo alla Lista Marco Doria.

  • Concorso illustrazione: disegna le copertine di Salani Editore

    Concorso illustrazione: disegna le copertine di Salani Editore

    La casa editrice Salani, nota per aver pubblicato in Italia i romanzi della saga di Harry Potter e autori come Daniel Pennac, festeggia i suoi 150 anni di attività attraverso un bando di concorso rivolto a illustratori e a grafici, esordienti e professionisti.

    Oggetto del bando è (ri)disegnare le dieci copertine delle opere più lette della casa editrice, ovvero:
    – Harry Potter e la pietra filosofale (J. K. Rowling)
    – Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare (Luis Sepúlveda)
    – Pippi Calzelunghe (Astrid Lindgren)
    – Matilde (Roald Dahl)
    – L’occhio del lupo (Daniel Pennac)
    – Skellig (David Almond)
    – L’uomo che piantava gli alberi (Jean Giono)
    – Breve storia del mondo (Ernst Gombrich)
    – La Nuova Bibbia Salani
    – Chi me l’ha fatta in testa? (Werner Holzwarth e Wolf Erlbruch)

    Il concorso è aperto a ogni genere e tecnica artistica. I partecipanti possono scegliere una sola delle copertine dell’elenco e inviare l’immagine in formato .jpeg e dimensioni 13,7 x 20,5 cm entro il 31 gennaio 2013 all’indirizzo mail copertinesalani@salani.it insieme ai propri dati personali (nome, cognome e indirizzo).

    Le dieci migliori copertine – selezionate da una giuria – saranno esposte durante la Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna 2013 e al Salone del Libro di Torino 2013.

    [foto di Constanza Rojas]

  • Fnac: Municipio Centro-Est in piazza per dire no alla chiusura

    Fnac: Municipio Centro-Est in piazza per dire no alla chiusura

    Cittadini, rappresentanti istituzionali ed operatori economici si incontrano in piazza per dire “No alla chiusura della Fnac”. È l’ultima iniziativa sorta in difesa dei posti di lavoro della catena francese, messi a repentaglio dalla riorganizzazione aziendale del gruppo PPR (proprietario di Fnac ed altri marchi come Gucci e Bottega Veneta).
    Ad un anno dall’alluvione che ha duramente colpito il punto vendita genovese – dando avvio alla cassa integrazione per i suoi dipendenti – Il Municipio Centro Est ha convocato un’assemblea pubblica martedì 30 ottobre alle ore 16.30 in via Cesarea, proprio davanti alla sede di Fnac.

    Fnac è una catena francese presente in Italia con circa 600 dipendenti dell’età media di 30-35 anni. Il 13 gennaio 2012 la sede centrale di Fnac annuncia: «In Italia non sussistono più le condizioni per un’attività in proprio, la Fnac vaglierà tutte le possibili opzioni e prenderà una decisione entro l’anno».
    Ad oggi i dipendenti di Fnac Italia non hanno ricevuto alcuna informazione sul loro destino e su quello dell’azienda.

    Solo a Genova il negozio di libri, dischi ed elettronica dà lavoro a circa 60 persone più alcuni addetti del cosiddetto indotto. Inoltre, una sua eventuale chiusura, impoverirebbe l’intero tessuto commerciale dell’area.
    «Non possiamo lasciare soli i lavoratori di Fnac – commenta Simone Leoncini, Presidente del Municipio Centro Est – abbiamo il dovere di difendere l’occupazione e tutelare l’economia del territorio, già pesantemente logorata dalla crisi. Invitiamo pertanto tutti a partecipare e a far sentire la loro solidarietà».

    All’assemblea pubblica parteciperanno Francesco Oddone (assessore al commercio e allo sviluppo del Comune di Genova), rappresentanti dei lavoratori, degli operatori commerciali e dei CIV. Ha inoltre annunciato la sua partecipazione il parlamentare europeo Sergio Cofferati, autore di un’interrogazione a Strasburgo sul futuro di Fnac.

     

     

    Matteo Quadrone

  • Teatro Hop Altrove, le linee guida del bando suggerite dai cittadini

    Teatro Hop Altrove, le linee guida del bando suggerite dai cittadini

    Laboratorio teatro Hop Altrove, 27 ottobre 2012Si è concluso da poche ore “Let’s Hop Altrove!”, il laboratorio cittadino che aveva come scopo quello di definire le priorità d’utilizzo del centro culturale polivalente Altrove, il teatro Hop di piazzetta Cambiaso nel cuore della Maddalena.

    Alle 14 di questo uggioso sabato pomeriggio, si sono presentati alle porte del piccolo teatro tanti cittadini, ben più dei 50 posti previsti inizialmente dal Comune. Alla presenza dell’assessore a legalità e diritti Elena Fiorini, il laboratorio è terminato intorno alle 19 e 30 raggiungendo lo scopo che si era prefissato: fornire all’amministrazione comunale linee guida indicative per la stesura del bando, la cui pubblicazione dovrebbe arrivare entro fine novembre.

    «Questo è un luogo pubblico, mio come vostro…» con questa frase ha aperto le danze l’assessore Fiorini. «Il passato dell’Hop Altrove non è stato facile, ci sono stati tanti problemi e per questo come amministrazione abbiamo scelto di capire insieme come farlo funzionare. Rispetto all’incontro di questa estate in piazza Cernaia, proviamo a fare un ulteriore passo avanti per dare vita a un reale momento di partecipazione: non un brainstorming fra istituzioni e cittadinanza, ma una cessione di parte del potere decisionale ai cittadini attraverso un laboratorio. Si tratta del primo esperimento in tal senso di questa amministrazione.»

    Il coordinamento del laboratorio è affidato a “facilitatori” che suddividono i lavori in diverse fasi. Ognuno deve scrivere su un foglio un tema su cui discutere, i fogli vengono affissi al muro e a quel punto si è chiamati a scegliere a quali discussioni partecipare. Inizialmente regna un po’ di confusione (genovesi, popolo di irrequieti…) complice qualche misunderstanding sul senso dell’incontro, poi i temi caldi iniziano a delinearsi e si formano 5 o 6 gruppi di discussione. Facilitatori e rappresentanti del Comune lasciano quindi la scena ai cittadini, a ogni gruppo viene consegnata una scheda per mettere nero su bianco i suggerimenti per la stesura del bando. Le discussioni di concittadini seduti allo stesso tavolo e uniti dal desiderio di veder rinascere il teatro della Maddalena si fanno sempre più interessanti e vanno a toccare tanti punti, che senza dubbio saranno molto utili per le valutazioni dell’amministrazione pubblica.

    Dovrà essere un soggetto privato a gestire lo spazio o dovrà rimanere un luogo pubblico? Unico gestore oppure gestione di rete? Attività culturali diversificate o solo teatro? Profit o no profit? 
    Persone di qualunque età sedute in cerchio per ore, fra le poltrone e il legnoso pavimento del teatro, a discutere e confrontarsi civilmente, con trasporto e passione. Molti gli spunti emersi: ad esempio una rete di gestione su due livelli, in cui l’attività profit (bar, ristorazione ecc…) lavora in parallelo con quella no profit (programmazione culturale), oppure una formula che prevede condivisione di responsabilità e programmazione con il pubblico, poi il coinvolgimento degli abitanti della Maddalena e del Centro Storico (si conferma molto sentita l’esigenza di “aprire” l’Hop al quartiere), non ultima la creatività sostenibile e quindi opportunità per le idee giovani e le industrie creative della città.

    Al termine è stato formato anche un “Comitato di Garanzia“, ovvero un gruppo di cittadini che avrà il compito di segnalare al Comune eventuali comportamenti del nuovo gestore non in linea con la linea del bando. Il comitato sarà formato da dodici persone, quattro cittadini residenti nel Centro Storico, due cittadini membri di associazioni attive, un operatore scolastico, due operatori culturali, due operatori commerciali del Centro Storico e un rappresentate del municipio.

    Il bando verrà presentato entro la fine di novembre, nuovamente con un incontro pubblico.

     

    Gabriele Serpe

  • Il malloppo: nuovo spettacolo al Tkc Teatro della Gioventù

    Il malloppo: nuovo spettacolo al Tkc Teatro della Gioventù

    teatro della gioventuSabato 20 ottobre 2012 è partito il nuovo spettacolo della Kitchen Company al Teatro della Gioventù, tratto da Il malloppo di Joe Orton.

    Dopo il successo di Rumors, che nelle varie repliche ha avuto un totale di quasi 5.000 presenze, la compagnia diretta da Massimo Chiesa riparte con questa commedia di Orton, smascheratore dei perbenismi e dei clichè che formavano la condizione borghese nel secondo Novecento, che vede nel cast Marco Zanutto, Giovanni Prosperi, Eleonora d’Urso, Carlo Zanotti, Nicola Nicchi, Annalisa Serpe.

    Questa la trama dell’opera, scritta nel 1964 e debuttata a Cambridge nel febbraio del 1965 per la regia di Peter Wood. Il Malloppo è la storia di un funerale che si sovrappone a un colpo in banca, con in scena la bara e il cadavere imbalsamato della madre della famiglia che i vari personaggi si palleggiano allegramente. L’ambiente è cattolico e piccolo borghese ma passa in secondo piano rispetto al congegno teatrale che prevale sui contenuti e sui personaggi.

    Anteprime da sabato 20 a venerdì 26 ottobre. Repliche da sabato 27 ottobre a domenica 18 novembre.
    Orari spettacoli: da martedì a domenica 20.45 (domenica 4, 11 e 18 spettacolo 15.30), lunedì riposo.
    Botteghino aperto dal lunedì alla domenica (ore 10-17 in via Cesarea 16, ore 17-21 in via Macaggi 92A).
    Per aggiornamenti sugli orari e info www.tkcteatrodellagioventu.it

  • La “decrescita felice”: è possibile uscire dalla società dei consumi?

    La “decrescita felice”: è possibile uscire dalla società dei consumi?

    Spighe al tramontoAlle contraddizioni del modello capitalistico cosa propone in alternativa la decrescita? È veramente possibile uscire dalla società dei consumi senza ritornare al Medioevo? Innanzitutto è opportuno chiarire che la parola “decrescita”, come affermato più volte dallo stesso Latouche, rappresenta uno slogan per indicare la necessità di un’inversione di tendenza rispetto al modello economico dominante basato sulla crescita e sull’accumulazione illimitata di ricchezza. La decrescita non deve essere confusa né con la crescita negativa né con lo sviluppo sostenibile.
    La prima è quella che stiamo vivendo in questa crisi, cioè una riduzione della crescita in una società ancora basata su di essa che, per definizione, non può funzionare se non crescendo all’infinito. Lo sviluppo sostenibile è  invece un modello economico che cerca di far coesistere crescita infinita e risorse finite. La decrescita propone un modello di società basata sulla frugalità volontaria e che ha come presupposto quello di lavorare meno per vivere meglio, di consumare meno ma meglio, di produrre meno rifiuti, di riciclare di più e, di conseguenza, avere un’impronta ecologica sostenibile.

    Per prima cosa occorre ripensare lo spazio urbano. Le odierne megalopoli, pensate e strutturate in funzione dell’automobile, con gli spazi segregati, le zone industriali e i quartieri residenziali senza vita non hanno più senso. Il quartiere e il comune devono ridiventare il microcosmo dove la gente lavora, abita, si riposa, si istruisce e vive la propria vita in comune. In Europa sono già stati realizzati diversi progetti che si ispirano a questa nuova visione della città. Gli esempi più noti sono quelli del quartiere di Vauban di Friburgo e del quartiere BedZED (Beddington zero energy development) nella città di Sutton, a sud di Londra. All’interno di un unico spazio sono state integrate abitazioni, luoghi di lavoro, negozi e centri per il tempo libero riducendo drasticamente la necessità di ricorrere all’automobile. Il trasporto privato è stato in gran parte sostituito dall’utilizzo di mezzi pubblici o dal car sharing. L’impronta ecologica delle abitazioni è stata ridotta grazie all’utilizzo di fonti di energia rinnovabili (solare fotovoltaico, cogenerazione a bio-combustibile) e all’utilizzo di materiali isolanti che riducono i consumi per il riscaldamento. Infine, l’introduzione di orti urbani, oltre ad avere una funzione di aggregazione sociale, permette di produrre di produrre una parte del proprio cibo a chilometri zero.

    Corso Italia macchineUna volta riconquistato lo spazio dove viviamo è necessario riconquistare il nostro tempo. L’orario e i ritmi di lavoro a cui siamo sottoposti sono eccessivi e la nostra vita ne viene divorata. Le morti per eccesso di lavoro, indicate dalla parola giapponese Karōshi, e i numerosi suicidi di chi ha perso il proprio lavoro dovrebbero farci riflettere sull’assurdità di questo sistema. Per tutto ciò si propone una semplice soluzione: “Lavorare meno per lavorare tutti”. La drastica riduzione dell’orario di lavoro permetterebbe a tutti di avere di che vivere e, nel contempo, consentirebbe di avere più tempo da dedicare ad altre attività e uscire finalmente dalla gabbia dell’iperspecializzazione nella quale siamo stati rinchiusi per troppo tempo in nome dell’efficienza.

    Ritroveremmo il tempo per autoprodurre alcuni dei beni che consumiamo, riparare i nostri elettrodomestici e le nostre abitazioni, coltivare il nostro cibo e magari partecipare più attivamente e consapevolmente alla vita pubblica invece di delegare ogni cosa ad altri. Ritroveremmo il tempo per discorrere con i nostri figli, con nostri i genitori e riscopriremo il gusto degli altri. Avremmo finalmente la possibilità di coltivare tutte quelle attività che molta gente considera fonte delle più autentiche soddisfazioni: istruzione, arte, musica, letteratura, ecc.

    Per uscire dalla società dei consumi è necessario trovare nuove parole e, in particolare, dare un nuovo significato alla parola “sviluppo” che, nell’ideologia capitalistica, non è altro che l’espansione planetaria del sistema di mercato. Marco Aime, nella prefazione al libro “Il tempo della decrescita” di Serge Latouche sostiene che lo sviluppo non è un aspetto inevitabile della storia. Osservando il passato si possono riscontrare lunghissimi periodi quasi stazionari e probabilmente il particolare dinamismo della nostra era costituisce più un eccezione storica di quanto non rappresenti una norma dominante. L’idea che bisogna svilupparsi viene messa in crisi se si esce dal nostro guscio etnocentrico e ci si confronta con altre culture: presso molte società non esiste neppure un termine linguistico che definisca il concetto di sviluppo. Forse è il caso di cominciare a pensare che l’era dello sviluppo, così come è cominciata, potrebbe finire prima di quanto pensiamo.

    Giorgio Avanzino
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Ospedale Gallino: la commissione conferma la chiusura di cardiologia

    Ospedale Gallino: la commissione conferma la chiusura di cardiologia

    SanitariLa chiusura della cardiologia del Gallino era prevista per il 25 ottobre. Poi è arrivato il passo indietro dell’Asl 3, su sollecitazione della Giunta regionale, che ha sospeso il provvedimento perchè la pratica dovrà essere nuovamente discussa dalla Commissione regionale Sanità.

    Un tira e molla discutibile che ha riacceso le speranze dei cittadini della Val Polcevera, ma solo per un giorno.

    Giovedì 25 ottobre, infatti, la Commissione Sanità ha approvato la chiusura del reparto di cardiologia dell’ospedale di Pontedecimo, a costo di una significativa frattura della maggioranza. Il risultato finale è stato di 13 voti favorevoli e 9 contrari. Il Pd si è schierato compatto per il sì, l’ala sinistra, Fds e Sel, ha votato no insieme al Pdl, mentre l’Idv si è astenuta.

    Nel corso della seduta sono stati ascoltati il direttore generale e il direttore sanitario dell’Asl 3, i responsabili delle cardiologie aziendali e del Pronto Soccorso dell’ospedale Villa Scassi. Ebbene dall’audizione è emersa con chiarezza l’infondatezza della voci sulla presunta pericolosità della cardiologia del Gallino per la popolazione, accusa già lanciata un anno fa, all’epoca della prima grande mobilitazione dei cittadini in difesa del nosocomio.

    «Troviamo incredibile che venga chiuso un reparto che è stato trasferito a Pontedecimo, appena tre anni fa, dall’ospedale Celesia di Rivarolo – sottolineano i consiglieri Matteo Rossi (Sel) e Alessandro Benzi (Fds) – La cardiologia è stata inserita, seguendo tutti i criteri di razionalità della rete ospedaliera stabiliti dall’Asl 3, nella nuova ala del Gallino, costata alla cittadinanza la bellezza di 10 milioni di euro».

    Inoltre, smantellare il reparto d’eccellenza del presidio sanitario di Pontedecimo, non consentirà di ottenere un significativo risparmio, visto che gli stipendi dei lavoratori graverebbero comunque sulle spalle dell’Asl 3, ovunque si decidesse di trasferirli.

    «Che fine faranno, invece, i circa 600 pazienti ricoverati ogni anno presso la cardiologia del Gallino?», è la domanda finale dei consiglieri di Sel e Fds.

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Pubblicità fai da te: una pagina Facebook per imparare a comunicare

    Pubblicità fai da te: una pagina Facebook per imparare a comunicare

    Cartelloni pubblicitari a Genova, urbanFate un esercizio: uscite di casa e date un’occhiata al primo manifesto pubblicitario che trovate per strada. A caldo, anche senza essere competenti in materia, cosa ne pensate? È ben fatto dal punto di vista estetico? Vi invoglia a visitare quella mostra o comprare quel prodotto? L’idea è interessante?

    Ogni manifesto pubblicitario è il frutto del lavoro di grafici, copywriter e altri esperti del settore. Elena Travi è una ragazza di 22 anni che ambisce a diventare una di loro: studia alla facoltà di Scienze della Comunicazione e in questo periodo sta svolgendo il tirocinio a Nuovaset, agenzia di comunicazione di Genova.

    Tra le sue attività, Elena ha creato una pagina Facebook che sta suscitando molto interesse a Genova: Pubblicità fai da te – Ahi ahi ahi analizza manifesti e spot che troviamo sui principali quotidiani e nelle strade di Genova, con occhio critico e un pizzico di ironia. Un modo per “imparare divertendosi” alla ricerca di buoni esempi ed errori, attraverso un mezzo di comunicazione alla portata di tutti. «Facebook è il social network attualmente più utilizzato e di conseguenza il mezzo più immediato e semplice per ottenere un riscontro esterno, un contato diretto con altre opinioni. Il web può essere un ottimo mezzo se utilizzato correttamente, ma ‘fare pubblicità’ non è semplice come sembra ed esistono delle regole ben precise. Credo che la differenza poi si veda nella pratica: se non si ha nulla da dire le persone lo capiscono».

    Quali sono queste regole? «In una campagna pubblicitaria non possono mancare chiarezza, immediatezza e una grafica attenzionale. Da non fare: dare informazioni in eccesso o in difetto e soprattutto non risultare comprensibili».

    Oltre all’analisi di pubblicità di prodotti commerciali, c’è anche spazio per valutare la comunicazione di eventi di grossa portata, come la mostra di Steve McCurry inaugurata da poco a Palazzo Ducale. Questa l’opinione di Elena in merito: «La scelta di analizzare la pubblicità di McCurry è stata fatta come esempio della disattenzione verso alcune informazioni, se non determinanti sicuramente utili. Non capisco il motivo (se non per una forte presunzione intellettuale) per cui si sia dato per scontato che Steve McCurry abbia un alto tasso di notorietà e che l’evento sia una mostra fotografica.
    A ciò si aggiunge che trovo “obbligatorio” comunicare se un evento è a ingresso libero o a pagamento. Questo è ancora più importante se chi propone l’evento è un soggetto pubblico. La comunicazione è anche un servizio quindi l’informazione dovrebbe essere esaustiva».

    Marta Traverso
    [foto di Roberto Manzoli]

  • Ex caserma Gavoglio: riprendiamoci gli spazi del Lagaccio

    Ex caserma Gavoglio: riprendiamoci gli spazi del Lagaccio

    Domani, Sabato 27 ottobre 2012, dalle ore 10, al Lagaccio, nell’area antistante l’ingresso dell‘ex Caserma Gavoglio e di fronte alla Parrocchia di San Giuseppe, in via Lagaccio, si svolgerà la manifestazione: “Voglio la Gavoglio – riprendiamoci gli spazi”.

    L’iniziativa – organizzata nell’ambito del percorso di quartiere “Voglio la Gavoglio”  – vedrà la partecipazione di numerosi cittadini, Parrocchia di San Giuseppe di via Lagaccio, Comitato Lagaccio, La Fratellanza Artigiana Genovese, Progettare la Città / la Valle del Lagaccio, ass. Quartiere in Piazza, Centro Sociale Autogestito TDN, Ya Basta Genova, Gruppo Amici Lagaccio, Gastronomia Lagaccio, alcuni commercianti di via Lagaccio.
    In attesa di un cenno dell’amministrazione comunale, la quale ha recentemente promesso l’avvio di un processo partecipativo per ridefinire il PUC, abitanti e associazioni scendono in strada con l’obiettivo di non far calare l’attenzione sull’area dell’ex Gavoglio60.000 metri quadrati chiusi ai cittadini ormai da 40 anni – che, invece, potrebbero trasformarsi in un’opportunità per il futuro del Lagaccio. «Aspettando il Comune…iniziamo a fare», questo lo slogan della giornata di Sabato, quando le persone coinvolte ripuliranno alcuni spazi di fronte alla ex Caserma, anch’essi lasciati in abbandono e occupati dalla presenza di un cantiere edile che non avrebbe alcuna ragione d’essere, considerato che il termine dei lavori era stabilito per fine febbraio 2010.

    Il percorso “Voglio la Gavoglio” unisce realtà associative e cittadini – impegnati da anni nel quartiere – in occasione della proposta dell’ultimo PUC che prevede un aumento delle aree agibili (quindi edificabili) pari al 130% del costruito esistente dentro la Gavoglio. Il precedente PUC (2001), invece, prevedeva la diminuzione al 70% del costruito. “Voglio la Gavoglio” ha presentato 450 osservazioni al PUC, inceppando la macchina comunale ed ottenendo un incontro ad agosto con il Vice Sindaco, Stefano Bernini.

    Durante l’incontro sono state presentate alcune richieste, in particolare:
    -realizzare un percorso di riprogettazione del PUC con la partecipazione del territorio. Il Vice Sindaco Bernini ha risposto che il Comune intende rivedere il PUC in alcuni punti e l’amministrazione individuerà un adeguato percorso di confronto con le comunità di cittadini (…alla quale appartiene anche il Comune, aggiungiamo noi);
    -realizzare un’assemblea pubblica su questo tema;
    – verificare la presenza di amianto nell’area. In merito a questo punto, sottolineano i promotori dell’iniziativa, non è ancora arrivata una risposta;
    – come osservazione aggiuntiva si è contestata la delibera fatta a maggio, a fine Giunta Vincenzi, che prevede il futuro della grande palazzina Ex Sati, sempre in via Lagaccio (su questo dettagli di seguito).

    La festa di domani vuole focalizzare l’attenzione sulle criticità che affliggono l’area.

    In diversi incontri pubblici l’ex assessore comunale, Mario Margini, ha menzionato un’opera di bonifica fatta dal Comune nei 5 anni passati. Questa affermazione, tra le altre, conferma il problema amianto. Inoltre, decine di colloqui con tecnici, esperti, assessori, testimoniano la preoccupazione per la presenza di amianto, non messo in sicurezza per lungo tempo. Il primo dato che emerge è la mancanza di informazioni: l’amianto – se esposto alle intemperie e all’aperto – potrebbe essersi diffuso in una zona densamente popolata, senza alcun controllo. «A causa del vento, alcuni tetti degli edifici sopra la caserma sono stati scoperchiati facendo sì che la copertura, forse di amianto rivestita di catrame, si sbriciolasse investendo il quartiere con le sue polveri e nessuno è intervenuto – denuncia “Voglio la Gavoglio” – Mentre attendiamo l’apertura del tavolo per ridisegnare le linee del Puc, sarebbe necessario scoprire cosa si nasconde nell’area. Manca un’analisi seria per capire quanto amianto è ancora presente in loco ed il suo livello di pericolosità per la popolazione».

    Ma non è tutto. Nella caserma esistono altri pericoli: parliamo di una rete di tunnel mai esplorata e di un rivo che scorre sotto la Gavoglio senza confini precisi e che potrebbe precludere alcune tipologie di costruzione (ad esempio box interrati).
    La Gavoglio è aperta per chiunque voglia entrarci: è sufficiente spingere il grande cancello all’ingresso o passare in diversi punti della sua enorme cinta. Tutto ciò, prima o poi, provocherà situazioni di pericolo per bambini, giovani, persone in cerca di un riparo. Per questo i cittadini chiedono la massima attenzione e celerità nell’occuparsi della questione.

    Inoltre, una parte del muro di cinta sul fianco sinistro è crollato, ormai da lungo tempo e non è mai stato riparato, mentre la viabilità sulla strada è impegnativa e rischiosa, soprattutto per chi transita a piedi.

    Infine la vicenda dell’Ex Sati: La palazzina Sati – bloccata da decenni senza apparenti motivi – è stata destinata a parcheggi con una delibera del maggio scorso (ex Giunta Vincenzi). La delibera, però, destina alcune migliaia di mq alla realizzazione di appartamenti ad uso sociale. «Niente contro questo tipo di alloggi – conclude “Voglio la Gavoglio” – ma gli ex assessori Mario Margini e Bruno Pastorino, avevano affermato pubblicamente che questi spazi sarebbero stati a disposizione del quartiere, come da richiesta dei cittadini. Si chiedeva, ad esempio, una sala che potesse ospitare incontri pubblici, riunioni e spazi per le attività delle diverse e meritevoli realtà che nel quartiere continuano a fare animazione sociale per anziani e minori».

     

     

    Matteo Quadrone

  • If the bomb falls IV: musica e arte indipendente al Buridda

    If the bomb falls IV: musica e arte indipendente al Buridda

    Lsoa BuriddaVenerdì 26 e sabato 27 ottobre 2012 si tiene al Laboratorio Sociale Buridda la quarta edizione del festival delle autoproduzioni If the bomb falls: due giorni dedicati ad arte, musica e creatività indipendente, il cui ricavato andrà interamente a Supporto Legale, per sostenere i manifestanti del G8 del 2001 ancora sotto processo.

    Questo il programma dell’evento.

    Venerdì 26 ottobre

    – Apertura festival ore 19.

    – Ore 20.30 area Gallery: presentazione del progetto Collane di Ruggine.

    – Inizio concerti ore 22.00 con:
    LO SCERIFFO LOBO (Genova)
    GLI ALTRI (Savona)
    TITOR (Torino)
    LA QUIETE (Forlì)

    Sabato 27 ottobre

    – Apertura festival ore 17.

    – Ore 20.30 area Gallery: presentazione di +Kaos, il libro sui dieci anni di Autistici/Inventati

    – Inizio concerti ore 22.00 con:
    RÜMO (La Spezia)
    ULTIMO MONDO CANNIBALE (Roma)
    WHA + MEL + EFFEMENTI (Genova-Savona)
    DSA COMMANDO (Savona)
    √ GOPHER D (Salento)

    Ingresso 3€ fino alle 21.30 (dopo 5€)

  • Breve cronistoria della crisi: dai mutui sub-prime al governo Monti

    Breve cronistoria della crisi: dai mutui sub-prime al governo Monti

    Economia, finanzeBreve cronistoria della crisi. Nel 2007 il mondo economico e finanziario si risveglia dall’oblio: «Ops, scusate tanto, abbiamo prestato soldi un po’ a chiunque e abbiamo sbagliato!». Uno sbaglio interessato, però. Dato che si era trovato il modo di rivendere sotto forma di prodotto di investimento il tasso di interesse dei mutui erogati, e quindi ci si poteva guadagnare sopra due volte, le banche americane erano incoraggiate a concedere prestiti anche al lavavetri sotto l’ufficio. E così prestando e rivendendo, e poi riprestando e ri-rivendendo, i profitti decuplicavano. Perché preoccuparsi di alimentare una spirale speculativa? Tanto quello immobiliare è un investimento garantito. Tanto il mercato si autoregola. Tanto crisi come quella del 1929 non si possono ripetere più: oggi siamo molto più saggi di allora.

    Appunto: scoppia la bolla dei mutui sub-prime e ne segue una recessione mondiale. Ma una finanza senza freni e controlli non era l’unico problema: era piuttosto il rimedio (sbagliato) per un altro problema più profondo.

    Un’economia inondata di capitali non ha problemi a consumare: potendo contare su ampio credito, si compra a debito. Ma quando la bolla scoppia e i mercati finanziari vanno in shock, il credito si contrae. E’ stato in questo modo che gli americani si sono resi conto che consumavano più di quello che guadagnavano, alimentando un sistema economico insostenibile che alla lunga, per l’appunto, non è stato in grado di sostenersi.

    Una cosa simile è successa anche da noi. In certi paesi dell’Europa (quelli cioè che adesso sono in crisi) l’economia privata aveva beneficiato di una forte iniezione di capitali esteri. Così quando lo shock americano ha trasferito la paura nei mercati europei, i capitali hanno cominciato a ritirarsi: e a quel punto è parso chiaro che i debiti di alcuni paesi erano a rischio di insolvenza, e i tassi di interesse hanno cominciato a salire (è l’inizio della cavalcata dello spread). Sono emersi quindi problemi strutturali locali che l’euro aveva tenuto artificialmente bassi: ad esempio la Spagna dipendeva strettamente anch’essa da una bolla immobiliare, mentre l’Italia… beh, l’Italia sono decenni che lascia scadere un sistema industriale e di regole sociali che aveva garantito per lungo tempo una crescita sostenuta.

    Ma oltre a questo è diventato chiaro anche il fallimento dell’euro. Certo la moneta unica ci rende fieri di appartenere ad una comunità europea, ma bisogna ammettere che si è rivelata, alla prova dei conti, più un ostacolo che un’opportunità per le fragili economie periferiche come la nostra. E oggi, giustamente, è a un bivio: se si rivelerà la premessa monetaria di un’Europa gestita politicamente in modo democratico e in grado di cooperare, allora sarà un successo; ma se continua ad essere quello che è ora, cioè un’area dove “si compete” e dove quindi le economie della periferia combattono un’impari guerra contro le economie del centro, mentre le decisioni sono prese da un gruppo di burocrati non eletti, allora non durerà ancora a lungo. Per riassumere, quindi, consideriamo tutti questi problemi dalla nostra prospettiva di cittadini italiani prima, e poi europei e del mondo. Abbiamo:

    1. decadimento industriale e sociale del sistema-Italia;
    2. inadeguatezza del sistema monetario europeo;
    3. crisi generale dei consumi;
    4. sistema finanziario globale senza regole.

    Questa distinzione così ottenuta, anche se un po’ semplicistica, serve però allo scopo. Ad esempio serve per distribuire le giuste colpe ai politici che ci hanno governato da quando siamo nell’euro: politici che non hanno prodotto la crisi, ma che sono colpevoli di avere curato solo il proprio interesse particolare mentre il paese perdeva slancio, coesione e competitività. Poi serve per capire cosa è stato fatto dallo scoppio della crisi in Italia, in Europa e nel mondo contro quelli che sono i veri mostri da abbattere. La risposta è deludente: molto poco. Anzi, spesso quello che si è fatto ha aggravato la situazione. Ad esempio, nell’elenco che ho fatto manca il protagonista principale del dibattito mediatico sulla crisi: il debito pubblico. Già, perché non c’è il male supremo, il grande Satana di tutti i governi tecnici? Ma è ovvio: non c’è perché con questa crisi non c’entra un bel nulla! La domanda vera è un’altra: se il debito pubblico non è il problema, allora cosa sta facendo Monti?

    Andrea Giannini
    [foto di Diego Arbore]