Anno: 2012

  • Ericsson, la protesta sul web: basta soldi pubblici per licenziare

    Ericsson, la protesta sul web: basta soldi pubblici per licenziare

    La vicenda del licenziamento collettivo alla Ericsson, multinazionale appena trasferitasi sulla collina degli Erzelli, si avvicina al momento decisivo: il 1 ottobre, infatti, è il termine ultimo entro il quale è possibile raggiungere un accordo sindacale per attenuare le drammatiche conseguenze del previsto taglio di 94 posti di lavoro.

    Parliamo di un’azienda in salute che ha goduto di un finanziamento pubblico di 41,9 milioni di euro allo scopo di realizzare progetti di ricerca e sviluppo agli Erzelli. Ebbene, appena un mese dopo l’insediamento nella nuova sede, la Ericsson ha dichiarato ben 40 licenziamenti (dei 94 complessivi) proprio nell’area di ricerca e sviluppo.
    Secondo i lavoratori siamo di fronte a «Una colossale presa in giro per tutti noi contribuenti italiani e liguri (i 41,9 milioni di euro pubblici sono dati in parte dai ministeri MISE e MIUR ed in parte, ben 11 milioni, dalla Regione Liguria) che con le nostre tasse finanziamo una multinazionale estera che prende i nostri soldi e un minuto dopo licenzia».

    La RSU (Rappresentanza Sindacale Unitaria) Ericsson sta promuovendo una serie di iniziative per non far calare l’attenzione dell’opinione pubblica e dei genovesi su questa vergognosa vicenda. Dopo l’assemblea pubblica e lo sciopero per le strade della città, adesso la protesta si muove sul web: i lavoratori della Ericsson invitano tutti coloro che possiedono un profilo sui social network (facebook, twitter, ecc.) ad inviare al Sindaco di Genova, Marco Doria e soprattutto al Presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando il seguente messaggio: “Sono un amico/a (parente) di un/a lavoratore/trice di Ericsson e dico basta soldi pubblici a chi licenzia!”; oppure più semplicemente: “Sono un/a cittadino/a a conoscenza degli esuberi in Ericsson e dico basta soldi pubblici a chi licenzia!”
    Lo stesso messaggio si può inviare come mail ai seguenti indirizzi:
    gabsindaco@comune.genova.it
    presidente.giunta@regione.liguria.it

    Inoltre su facebook è nato un gruppo di discussione dal nome  “BASTA SOLDI PUBBLICI PER LICENZIARE” a cui si sono già iscritti diversi esponenti politici locali «Bisogna far sentire agli amministratori pubblici che il problema è grave e vogliamo che si cambi direzione – spiegano i lavoratori – Se avete un profilo Facebook chiedete l’amicizia a “rsu eric genova”, iscrivetevi al gruppo di discussione e portate dei contributi. Invitate amici e parenti perchè è importante allargare l’adesione».

    Oggi alle ore 13:30 la RSU Ericsson incontrerà i capigruppo in Consiglio regionale per chiedere di fare il possibile affinchè siano salvaguardati i posti di lavoro.

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Social network lavoro: come usarli? Il corso di Federico Guerrini

    Social network lavoro: come usarli? Il corso di Federico Guerrini

    Perdita di tempo, opportunità di business o via in più per socializzare? Sono tante le opinioni che circolano sui social network, ma la verità è che – da Facebook in giù – sono strumenti con i quali tutti noi abbiamo quotidianamente a che fare. Non solo: quasi ogni azienda ha ormai aperto (almeno) la sua pagina Facebook, in modo da dialogare con i clienti e creare nuovi contatti. Qual è la strategia di comunicazione più efficace per districarsi nella “giungla” del web e usare al meglio questi strumenti?

    Il manuale Vivere social del giornalista freelance Federico Guerrini cerca di rispondere a queste e altre domande. Venerdì 28 settembre (ore 17.30) il libro sarà presentato presso il Berio Cafè, insieme a Federico Guerrini, Edoardo Schenardi, titolare della Farmacia Serra e segretario provinciale Federfarma, Marta Traverso, redattrice e social media editor di Era Superba, Adriano Casissa, consulente informatico, e Gabriele de Palma, giornalista del gruppo Effecinque.

    La serata sarà anche l’occasione per presentare un corso sull’utilizzo dei social media che Guerrini terrà in autunno proprio nel locale adiacente alla biblioteca Berio.

    È lo stesso Guerrini a spiegarci il perché del libro: esiste una ricetta universale per usare i social network in modo sano? «Questa è una domanda molto interessante e a cui è difficile, in questo momento, dare una risposta precisa. In fondo, il boom di Facebook a livello mondiale è iniziato fra il 2007 e il 2008 (in Italia a fine 2008), per cui è vero che sembra un’eternità, ma sono solo 4-5 anni! Come per tutti i fenomeni nuovi, all’euforia iniziale è subentrata una maggiore prudenza, la consapevolezza che possono esistere anche degli effetti collaterali a dialogare per ore online con dei simulacri digitali delle persone. Una ricetta vera e propria non c’è, ma si stanno sviluppando sulla base dell’esperienza una serie di accorgimenti. Dopo aver scritto “Vivere social” sono stato contattato su Twitter da persone e aziende che avevano comprato il libro, e in generale ho avuto un buon feedback».

    Federico Guerrini è un giornalista, e la sua specializzazione è proprio nell’ambito delle tecnologie, social media e startup, che fanno capo anche al suo ultimo progetto “Digital awareness” (traduzione: consapevolezza digitale), uno spazio per riflettere sul rapporto tra persone, organizzazioni, comunità e comunicazione digitale. È cambiato il modo di fare giornalismo, ora che tutti hanno la possibilità di dire la loro attraverso i social network? «Secondo me sono false dicotomie, che derivano da un’errata percezione di quello che è – o dovrebbe essere – il giornalismo. La maggior parte delle discussioni sui social, su temi di attualità, ha origine da un pezzo scritto da qualche giornalista. È vero però che in taluni casi, la forza della condivisione può portare nell’agenda dei media temi che altrimenti non avrebbero trovato spazio, o in misura molto minore. Penso per esempio alla recente vicenda di un malato di tumore che ha craccato la sua cartella clinica per cercare una diagnosi allargata e una cura “open source”».

    Questi i contenuti del corso Usare gli strumenti del social media marketing, che partirà in autunno:

    Modulo 1 (4 ore)
    – Sintesi dei i concetti di web marketing e marketing tradizionale
    – Analisi delle esigenze e scelta degli strumenti
    – Sito aziendale e blog analisi delle esigenze e scelta degli strumenti
    – Facebook: a cosa serve per le aziende
    – Fan page, come crearla, popolarla e far sì che non sia solo una “vetrina”
    – I gruppi, un’opportunità di ascolto per le aziende
    – Twitter: a cosa serve per le aziende
    – Costruire il proprio network su Twitter
    – Interagire coi follower e misurare la propria influenza

    Modulo 2 (4 ore)
    – YouTube: a cosa serve per le aziende
    – Scelta e implementazione di un canale YouTube
    – Accorgimenti per far diventare un video virale
    – Linkedin: a cosa serve per le aziende
    – Company Page, applicazioni, Answers
    − Prove pratiche di gestione profili su Facebook e Twitter

    Costo del corso: 80 € complessivi + Iva per i singoli moduli da 4 ore – 120 € + Iva per chi acquista il corso completo. Il corso verrà attivato con un minimo di 10 partecipanti. Info e iscrizioni a 393 4747231 e guerrini@corsidigitali.com.

    [foto di Diego Arbore]

  • Quarto: ex manicomio in vendita, salvi solo tre padiglioni

    Quarto: ex manicomio in vendita, salvi solo tre padiglioni

    Alla fine, come volevasi dimostrare, la Regione Liguria non farà nessuna retromarcia: l’ex ospedale psichiatrico di Quarto, infatti, va venduto altrimenti il disavanzo economico della sanità non potrà essere coperto e per i contribuenti liguri scatterà l’aumento delle tasse.

    L’annucio, capace di gelare il Coordinamento per Quarto, è arrivato proprio ieri in occasione dell’ultima giornata del presidio-festa “Pianeta Quarto” in difesa dell’ex manicomio che ha visto la partecipazione di centinaia di persone.

    Al dibattito finale dedicato al tema del futuro di Quarto la Regione non si è neppure presentata ma ha fatto pervenire un comunicato nel quale spiega che verranno mantenuti ad uso sanitario solo i padiglioni 7, 8 e 10già esclusi dalla cartolarizzazione  – dove saranno ospitati i pazienti disabili, il Centro Alzheimer, i pazienti psichiatrici e la casa della salute del Levante con attività di prelievi, anagrafe sanitaria e ambulatori specialistici. Tutto il resto del complesso sarà venduto.

    Il comunicato parla di «Asssoluta impossibilità di modificare ulteriormente in riduzione la porzione alienabile restante del complesso di Quarto, in quanto il sistema non dispone di risorse immobiliari alternative». Secondo la regione l’unica soluzione sarebbe «Un aggravio dell’imposizione fiscale Irpef e Irap» che famiglie ed imprese non sono più in grado di sopportare.

    Il Coordinamento per Quarto risponde così «Si tratta di una fuga dalle proprie responsabilità giustificata con la scelta di sostenere la sola ragione economico-amministrativa. Intanto è grave che non venga salvaguardato anche il Centro dei disturbi alimentari che rappresenta il maggior problema psichiatrico per gli adolescenti. E poi la scelta di confinare in uno spazio limitato tutte le altre attività significa snaturare Quarto, privandolo oltre tutto di esperienze importanti anche dal punto di vista culturale».

  • Corso di fotografia a Genova alla Facoltà di Architettura

    Corso di fotografia a Genova alla Facoltà di Architettura

    L’Università degli Studi di Genova promuove un corso di fotografia presso la facoltà di Architettura (Stradone S. Agostino), aperto sia agli studenti sia a persone esterne, che sarà tenuto dai docenti del Dipartimento di Scienze per l’Architettura e da professionisti del settore: scopo del corso è promuovere la cultura fotografica e perfezionare le competenze sull’utilizzo e l’applicazione delle tecniche fotografiche, realizzando nelle otto settimane un portfolio per ogni partecipante, con l’obiettivo di puntare a un maggiore approccio professionale alla fotografia.

    Requisiti:
    – diploma di scuola superiore, unito a esperienze professionali riconosciute e ritenute congrue agli scopi dei corsi;
    – titolo di studio di livello universitario (triennale o magistrale), anche senza esperienze professionali nel settore.

    Struttura del corso:
    – lezioni frontali ed esercitazioni pratiche in aula per un totale di 16 ore (settimana 1-4)
    – elaborazione personale e sperimentazione per un totale di 26 ore (settimana 5)
    – uscita fotografica in esterno con i docenti del corso di una giornata (settimana 6)
    – lezione di revisione delle fotografie e composizione portfolio di quattro ore (settimana 7)
    – valutazione finale con esame del portfolio e degli elaborati (settimana 8).

    Le lezioni saranno a cadenza settimanale, in un giorno fisso (probabilmente il venerdì, ma sarà comunicato successivamente) con orario dalle 15 alle 19. Il costo di iscrizione al corso è 500 € e le lezioni saranno attivate con un minimo di 15 partecipanti e un massimo di 40.

    La preiscrizione è aperta fino a lunedì 1 ottobre, inviando la scheda di iscrizione (scaricabile dal sito di facoltà) all’indirizzo mail corso.perfez.fotografico.2012@gmail.com o pinto@arch.unige.it. L’iscrizione dovrà essere formalizzata entro il 12 ottobre 2012 mediante il versamento della quota all’Università degli Studi di Genova, causale “Corso di perfezionamento e aggiornamento professionale in fotografia prof. Pinto DSA, base e/o tematico (precisare scelta)”: c/c postale n.258160(IBAN IT 13Y0760101400000000258160).

    Ai partecipanti che hanno concluso positivamente il corso verrà rilasciato un attestato di frequenza e di verifica finale delle competenze acquisite. Agli studenti universitari saranno riconosciuti 2 CFU.

    (foto di Andrea Facco)

  • Genova, Piano delle città: così non si mette in sicurezza il Bisagno

    Genova, Piano delle città: così non si mette in sicurezza il Bisagno

    Cinquanta milioni di euro per la Val Bisagno è il finanziamento che il Comune di Genova chiederà al Governo nell’ambito del Piano delle città. La notizia è apparsa su tutti i quotidiani venerdì scorso, dopo che la Commissione Territorio, guidata dal vice Sindaco Stefano Bernini, ha illustrato ai consiglieri di Palazzo Tursi i progetti che verranno presentati.
    Genova ha deciso di concentrarsi su un unico territorio, i soldi che arriveranno saranno in gran parte destinati ad opere sul Bisagno, propedeutiche alla realizzazione dell’asse di trasporto pubblico locale.
    Entro il 5 ottobre la Giunta dovrà approvare la delibera con i progetti da inviare a Roma per la richiesta di finanziamenti. I fondi, rispetto alle previsioni iniziali, si sono drasticamente ridotti – il Piano delle città contenuto nel Decreto Sviluppo del Governo Monti è infatti sceso da oltre 2 miliardi di euro agli attuali 224 milioni per tutta l’Italia – quindi Genova potrebbe ottenerne solo una piccola parte.
    La somma più consistente riguarda l’asse protetto: 24,5 milioni per realizzare gli argini sulla sponda destra del Bisagno nel tratto mancante, fra Staglieno e Gavette, la demolizione di 5 ponti (a rischio Feritore, Guglielmetti, Bezzecca, Veronelli e lo storico Ponte Carrega) e la ricostruzione di due di questi, con l’allargamento di circa 3 metri della sede stradale in via Piacenza per consentire il transito di un sistema di tpl in sede protetta.
    Altri 20 milioni, invece, serviranno per un lotto funzionale di rifacimento della copertura del Bisagno da Brignole alla Foce, per l’ampliamento del parcheggio di Genova est, la messa in sicurezza del rio dell’Olmo, la realizzazione di 30 alloggi di edilizia residenziale pubblica in una parte dell’area ex Boero ceduta al Comune e altri 60 appartamenti a canone moderato, interventi per aumentare l’efficienza energetica negli edifici di proprietà pubblica in piazzale Adriatico.

    In sede di commissione le uniche perplessità sono state espresse dal Movimento 5 Stelle e da Sinistra Ecologia e Libertà, che hanno sottolineato come sarebbe stato più utile concentrare gli sforzi sull’emergenza più stringente, ovvero un intervento immediato sul Fereggiano. I tecnici del Comune, però, hanno obiettato che per chiedere il finanziamento i progetti devono essere immediatamente cantierabili e prevedere anche dei finanziamenti privati. Di conseguenza lo scolmatore del Fereggiano (costo stimato in circa 250 milioni di euro) – l’unica soluzione definitiva per fronteggiare il rischio idrogeologico – per ora resta nel cassetto.

    Ponte CarregaPonte Carrega, Valbisagno

     

     

     

     

     

     

    Le voci più critiche si levano dal mondo ambientalista, per nulla convinto della bontà dell’operazione.
    «Così non si mette in sicurezza il Bisagno – è il lapidario commento di Vincenzo Cenzuales, esponente della sezione genovese del WWF – è uno spreco di denaro pubblico che non risolverà i problemi idraulici». Secondo il WWF, infatti, questi interventi lasceranno la situazione sostanzialmente invariata.
    «Agire su un fiume è un’operazione molto delicata – spiega Cenzuales – Le arginature fatte con il cemento armato ad angolo retto hanno sì una valenza idraulica ma il torrente in pratica diventa un “tubo”; l’acqua scorre meglio e più velocemente ma, nel caso specifico, non si ottiene un miglioramento della status quo».
    Il letto del Bisagno verrà ristretto di circa 3 metri in zona Gavette dove «Saranno cancellati tutti i parcheggi ed è prevista la costruzione di un muro alto 2 metri e mezzo proprio di fronte alle case – continua Cenzuales – questo gli abitanti lo devono sapere».
    «Se l’alveo si restringe e l’argine si alza, la quantità d’acqua è la stessa – sottolinea l’esponente del WWF – insomma, dal punto di vista idrogeologico, non si  capisce l’utilità di questi interventi, considerando l’ingente spesa che essi comportano». Il WWF ha chiesto che la perizia idraulica eseguita in fase progettuale sia resa pubblica ma finora non ha ottenuto risposta.
    Inoltre, per allargare il sedime stradale non è sufficiente alzare l’argine, occorre abbattere i ponti sul Bisagno. «Bisogna eliminare gli impedimenti idrodinamici, ovvero le pile dei ponti – spiega Cenzuales- Una volta abbattuti 5 ponti storici ne saranno ricostruiti 2, con una sola pila centrale». Un’operazione dai costi significativi che comporterà inevitabili disagi per tutta la zona interessata dai cantieri. «Sarebbe stato più logico investire sulla copertura del Fereggiano, un progetto esistente già da 10 anni – conclude Cenzuales – Costa troppo? in realtà parliamo di una cifra dello stesso ordine di grandezza dell’intervento alle Gavette (siamo sotto i 20 milioni di euro) e ha dei tempi di realizzazione analoghi se non inferiori (max due anni)».

    Anche Legambiente manifesta la sua contrarietà «Per l’ennesima volta si tratta di cementificare – afferma Andrea Agostini  – Lo scopo di questi progetti è l’allargamento della strada e non la messa in sicurezza del torrente. La nuova cementificazione, dal punto di vista idraulico, è un fattore negativo. Al contrario, Legambiente condivide la linea dell’Unione Europea che va in direzione della rinaturalizzazione dei fiumi».

    Molassana, Valbisagno

    Il secondo nodo critico è proprio quello del trasporto pubblico locale che, insieme alla sicurezza idraulica, è un requisito fondamentale per ottenere il finanziamento.
    «È sbagliato l’approccio al problema – spiega Cenzuales – Non serve rubare spazio al fiume per migliorare il tpl in Val Bisagno. La corsia protetta non è un totem. La prima scelta è eliminare il traffico privato. Se ciò non è possibile, per una serie di motivi, allora si realizza una corsia dedicata al tpl. In zona Gavette non è necessaria la sede protetta. Sarebbe stata sufficiente un’adeguata riorganizzazione della viabilitàIl WWF aveva presentato un progetto (all’interno del Percorso di Partecipazione sulla tranvia in Valbisagno organizzato dal Comune di Genova) per un tpl di qualità che avrebbe permesso ad Amt di risparmiare almeno 1 milione di euro all’anno. Ma è stato bocciato per una visione politica che francamente, stento a comprendere».

    Il Partito Democratico con questa operazione si gioca una buona fetta di consensi nella vallata. E non intende calpestare determinati interessi locali. Alcuni comitati, già un paio di anni fa, hanno contestato il progetto tranvia-busvia ipotizzato dal Comune. Il problema, all’epoca, era la prevista interdizione al traffico privato in alcune zone. Secondo i commercianti questa scelta avrebbe comportato una diminuzione del volume di affari. «Eppure dove esistono aree pedonali oppure riservate ai mezzi pubblici, le attività commerciali funzionano – aggiunge l’esponente del WWF – E forse ottengono risultati migliori rispetto ai negozi ubicati lungo strade congestionate dal traffico, con le conseguenti difficoltà per trovare un parcheggio, spesso a pagamento».

    La proposta del WWF supera questo aspetto e «Per garantire la regolarità del transito ai bus contiene l’indicazione di impedire il traffico di attraversamento (quindi estraneo alle destinazioni locali) bloccando il flusso all’altezza della rimessa Amt», precisa l’esponente dell’associazione ambientalista.

    «Quello che fa rabbia è che, come al solito, questi progetti calano dall’alto senza il necessario coinvolgimento della popolazione», conclude Cenzuales.

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Diego Arbore e Daniele Orlandi]

  • Corso di giardinaggio a Genova San Fruttuoso: il programma

    Corso di giardinaggio a Genova San Fruttuoso: il programma

    Lo Studio Tecnico del Verde, nel quartiere di San Fruttuoso, ha organizzato per quest’autunno il primo corso base di giardinaggio, per chi vuole arredare e sfruttare al meglio il proprio spazio verde.

    Questo il programma degli incontri.

    1 lezione – Botanica: gli organi delle piante, come bagnare e concimare il terreno
    Breve excursus sulla botanica delle piante, per capire meglio come funzionano, come vivono e come si riproducono. L’acqua e il fertilizzante: elementi essenziali per le piante, soprattutto quelle in vaso. Che tipo di terreno serve a seconda della specie.

    2 lezione – La luce, il fotoperiodo e la vernalizzazione, gli insetti e i funghi delle piante, i concimi gli antiparassitari
    L’incidenza della luce nella crescita delle piante e la vernalizzazione in giardino e in appartamento. Parassiti sulle piante: come combatterli e come proteggere le piante con prodotti appositi.

    3 lezione – L’acqua e l’irrigazione
    L’acqua: costruiamo un impianto di irrigazione fatto in casa per le nostre piante.

    4 lezione – Giardini storici e giardini contemporanei: a caccia di idee
    Grandi esempi dal passato e applicazioni nel presente: dai giardini storici piante, disegni e colori.

    5 lezione – Piante ornamentali: accostamenti cromatici e di specie
    Alcune idee di accostamenti cromatici e di texture per le piante in giardino e in terrazza: come giocare con le il fogliame.

    6 lezione – Idee in terrazza
    Giardini e orti verticali, riutilizzo di vecchi oggetti per dare un’aria intrigante al nostro angolo verde, in terrazza e in giardino.

    Il corso sarà tenuto da Marco Corzetto e Sara Caprini e si terrà presso lo studio (via San Fruttuoso 32) a partire da lunedì 8 ottobre, con orario 18-20 il lunedì o 20-22 il mercoledì. Il costo è 90 € (ridotto a 70 € per gli studenti di età inferiore a 26 anni, i possessori di Green Card e per chi ha già frequentato altri corsi presso lo Studio). Al termine del corso verrà rilasciato un attestato di frequenza.

  • L’utilizzo dell’acqua nella realizzazione delle biopiscine

    L’utilizzo dell’acqua nella realizzazione delle biopiscine

    BiopiscinaIn tempi più recenti, l’acqua ha assurto ad elemento di grande rilievo soprattutto per quanto concerne la piscina. Tale elemento non risulta, peraltro, spesso di facile inserimento in un giardino. Sembra quasi sempre troppo “costruita”, un po’ falsa, troppo azzurra e rigida rispetto all’andamento del terreno.

    Biopiscina naturalePer ovviare a tutto questo, si possono però seguire due strategie: collocarla in una zona separata del giardino, magari schermata da una siepe vegetale, oppure armonizzarla all’insieme. In certi casi ed in contesti storici di pregio si può anche ricorrere alla realizzazione di piscine “in stile” o comunque armonizzate al contesto.

    Biopiscina moderna

    Esse assomigliano infatti alle antiche peschiere di cui abbiamo parlato nelle scorse uscite (o, nei casi più eclatanti, tali realmente sono, debitamente adattate al fine di consentire la nuova destinazione d’uso). Negli altri contesti si può invece ricorrere all’impiego di piscine naturali, le cui forme possono emulare i contorni di un laghetto, così permettendo un armonico inserimento nel paesaggio.

    Biopiscina design

    Le biopiscine sono, di fatto, veri e propri piccoli laghi in cui crescono varie essenze vegetali. Esse sono in tutto e per tutto identici a quelli presenti in natura e non implicano l’utilizzo di agenti chimici quali il cloro. Sono infatti le stesse piante e lo studio ingegneristico che le caratterizza a mantenere la purezza dell’acqua. L’ecosistema è ovviamente delicato e richiede una attenta gestione ma il lavoro ripaga, per chi ha provato l’esperienza di farci il bagno, davvero dello sforzo.
    Anche in giardini che non abbiano grandi dimensioni è comunque possibile realizzare vasche e fontane il cui effetto estetico risulta sempre molto soddisfacente e di “interruzione” di spazi, magari difficilmente utilizzabili.
    Biopiscina in invernoBiopiscina in inverno 1L’esempio della foto qui riportata, scattata in un suggestivo albergo sudafricano, fornisce infatti un’idea del risultato finale. I costi di gestione non sono poi così elevati, soprattutto se proporzionati all’impatto estetico fornito.Persino sulle terrazze è oggi possibile, grazie alle moderne tecniche di isolamento e riciclo dell’acqua, realizzarefontane e vasche. Anche nei cortili interni o neipiccoli giardini si potranno realizzarelaghetti, all’interno o al bordo dei quali, coltivare le più diverse tipologie dipiante acquatiche (ad esempio e solo per citare i più comuni: fiori di loto, canne, Iris Pseudacorus, giunco, AcorusCanna palustris, o anche un semplice papiro).

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    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com
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  • Sapete come mi trattano? Un concorso racconta la discriminazione

    Sapete come mi trattano? Un concorso racconta la discriminazione

    Un concorso per fotografi, filmakers, vignettisti e sceneggiatori, la FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap sfida gli artisti a mettere in gioco la loro creatività e la loro tecnica per raccontare la discriminazione delle persone con disabilità. È questo il tema della seconda edizione del Concorso “Sapete come mi trattano?” che si concluderà il 16 novembre 2012 e prevede un premio di 2.000 euro al primo classificato di ogni categoria e di 1.250 euro al secondo classificato.

    Foto, vignette, sceneggiature e cortometraggi verranno scelti da un Comitato d’onore, composto da esponenti di spicco del mondo della cultura e del movimento per i diritti delle persone con disabilità.

    Tema complesso quello della discriminazione, sovente dimenticato dall’informazione. Un argomento non semplice da comunicare in una forma efficace e comprensibile a tutti. «La discriminazione nasce dal pregiudizio, dai luoghi comuni, dall’assenza di pari opportunità – spiega la FISH – e comporta esclusione per le persone con una menomazione o un deficit fisico, intellettivo o sensoriale».
    Il Concorso è un’iniziativa rivolta a chiunque voglia contribuire a fare luce su queste non più tollerabili zone d’ombra della nostra società testimoniando – con una foto, una vignetta, un filmato o con un testo che potrà essere la sceneggiatura per uno spot o un breve film – il proprio pensiero e la propria creatività.

    Per partecipare al Concorso è necessario rispettare le procedure e le regole per la corretta presentazione delle opere, previste nel bando del Concorso e disponibili nel sito ufficiale www.sapetecomemitrattano.it. Non è prevista alcuna quota di partecipazione.
    A selezionare i cinque finalisti per ogni categoria sarà il Comitato dei valutatori, un organismo composto da professionisti ed esperti per ciascuna delle sezioni in concorso e da leader della rete di associazioni aderenti alla FISH, che attribuiranno un punteggio per ogni opera in base all’originalità, all’efficacia e alla capacità di cogliere e trasmettere i principi proposti dal bando.

    Il concorso conta sul patrocinio dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni (UNAR), del Dipartimento della Gioventù e della Provincia di Roma. È stato richiesto il patrocinio del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e del Dipartimento per le Pari Opportunità.

  • Latte e uova, le etichette dei prodotti alimentari

    Latte e uova, le etichette dei prodotti alimentari

    Questa settimana facciamo un salto in cucina, o meglio nel reparto alimentari di un supermercato qualunque; e non è difficile visto che ne stanno nascendo come funghi…

    Iniziando dalla colazione, mi reco nello scaffale dedicato al latte. Prendo in mano il cartoccio e guardo sotto, ove vi sono dei numerini da 1 a 6 ed una barretta su uno di questi, che cosa sarà mai???? Bene, per chi non lo sapesse funziona così: il latte scaduto viene riconsegnato per una nuova bollitura, ne sono consentite fino ad un numero massimo di 6… Ovviamente la scadenza sarà contraddistinta da una nuova data… mi viene voglia di non bere più latte! Anche quello a lunga conservazione non mi dà garanzie di freschezza, anzi. E pensare che una volta andavi in latteria e c’era un solo tipo di latte senza scadenza: non lo bevevi quando andava a male e quel momento diveniva la sua scadenza…

    A proposito di scadenze, mi preme esternare una curiosità: spesso sulle confezioni viene indicata la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro…”, quasi a dire : ” vedi tu”!

    Per pranzo vorrei farmi un paio di uova al tegamino ed allora mi avvicino allo scaffale dedicato: montagne di uova. Devo scegliere quelle migliori, ossia quelle biologiche, quelle che indicano la scritta “0” (zero) all’inizio di quella sequenza alfanumerica stampata sulle uova (spiegheremo nelle prossime puntate come leggere quella sequenza). Peccato che sono tutte confezioni da sei uova e non si può leggere che cosa ci sia scritto!

    Eppure la legge parla chiaro….e la sorpresa, anziché all’interno dell’uovo, la troverò scritta sull’uovo medesimo. Mentre mi avvio sconsolato verso la cassa sento un bambino che chiede alla mamma: “Ma la gallina come fa a fare uscire le uova con quelle scritte?”
    I bambini hanno sempre ragione, penso, mentre la cassiera sbaglia a non concedermi lo sconto indicato sullo scaffale e io, distratto, me ne rendo conto appena arrivo a casa…

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Sanità, spending review: i tagli colpiscono anche la guardia medica

    Sanità, spending review: i tagli colpiscono anche la guardia medica

    Sanità, l'ambulanzaIl piano di tagli della Asl 3, in vigore entro il 31 ottobre, colpisce anche l’assistenza territoriale. In netta controtendenza rispetto alle linee indicate dal recente Decreto Salute del Ministro Balduzzi – il quale prevede la realizzazione di ambulatori aperti h 24 per garantire l’attività assistenziale – l’azienda sanitaria genovese con la delibera n. 837 del 14 settembre scorso ha deciso la chiusura e l’accorpamento di alcune sedi della guardia medica.
    «Considerando che alcuni poli hanno un costo visita decisamente elevato (Bargagli, Torriglia ed in particolare Rovegno), si prevede una riorganizzazione dell’intero sistema».
    «In particolare si disattivano i poli festivi di Serra Riccò, Sant’Olcese e Casella suddividendo il territorio di loro pertinenza tra i poli settimanali di Busalla, Pontedecimo e Rivarolo, si accorpano i poli di Bargagli, Torriglia e Rovegno sotto l’unico polo di Torriglia».
    Ad esser colpite dunque sono alta Val Bisagno, Val Trebbia, Val Polcevera e Valle Scrivia. Spariscono le sedi di Bargagli e Rovegno che vengono accorpate a quello di Torriglia. Nei fine settimana (da venerdì sera a lunedì mattina) e nei giorni festivi chiudono le sedi di Serra Riccò, Sant’Olcese, Casella e l’attività viene dirottata sui poli di Rivarolo e Pontedecimo.

    «Finché non ci saranno le condizioni per aprire i famosi studi associati dei medici di base, questi interventi rappresentano solo dei tagli di presidi sanitari sul territorio, non si possono chiamare riorganizzazione – spiega Gabriella Trotta, segretario regionale sanità Uil – Il problema è che in molti casi è fondamentale la velocità d’intervento e questa può essere garantita esclusivamente dalla guardia medica».

    Il decreto Balduzzi prevede l’aggregazione, ma senza obbligo, per i medici di medicina generale, dei pediatri di libera scelta, della guardia medica, della medicina dei servizi e degli specialisti ambulatoriali, in nuove forme organizzative per garantire l’attività assistenziale per l’intero arco della giornata e per tutti i giorni della settimana.
    «Per far partire questi progetti sono necessarie delle convenzioni con i medici di base – ricorda Trotta – Oggi alcune regioni, tra cui la Liguria, non hanno un euro da investire. Inoltre bisogna rivedere la convenzione nazionale relativamente all’adesione dei medici alle aggregazioni monoprofessionali e multiprofessionali. Non si può lasciare il cerino acceso in mano alle regioni. Senza il supporto di un investimento queste strutture rischiano di rimanere un miraggio». Eppure alcuni esempi positivi esistono «In Toscana gli ambulatori h 24 sono già attivi e funzionano bene – sottolinea il segretario Uil – e non bisogna dimenticare che potrebbero essere un’opportunità lavorativa per i giovani medici».

    La delibera dell’Asl 3 prevede anche una drastica riduzione del numero di autisti della guardia medica «Nei poli di continuità assistenziale (guardia medica) risultano attualmente impiegati 29 autisti, 21 dei quali, fatta eccezione per le sedi di Voltri e Rivarolo in considerazione della particolarità del territorio di riferimento, verranno recuperati ad attività ordinarie nell’ambito dell’azienda».
    «Siamo preoccupati per la sicurezza dei medici – spiega Trotta – spesso e volentieri l’autista svolge una funzione di supporto, ad esempio nei casi di trattamento sanitario obbligatorio in attesa dell’arrivo dell’ambulanza».

    Le misure decise dall’azienda sanitaria locale suscitano le proteste dei comuni interessati, in particolare quelli della Val Trebbia. Oggi a Bargagli si riuniranno i soci della Croce Rossa locale e nelle prossime settimane sono previste delle mobilitazioni per informare i cittadini sulla situazione.
    «Appare illogico chiudere il polo di Bargagli che serve anche Davagna e Lumarzo (6500 abitanti che aumentano notevolmente nel periodo estivo) lasciando unicamente Torriglia (2500 abitanti) – spiegano i responsabili della Croce Rossa di Bargagli – un solo medico non potrà assicurare visite domiciliari in tutta la Val Trebbia se sarà costretto ad operare su un territorio così vasto, con la conseguenza di un crescente ricorso ai servizi di ambulanza che andranno ad impattare sule strutture ospedaliere. Questo, tradotto in termini di costi, porterebbe ad un sensibile aumento degli oneri a carico della Regione Liguria per il servizio 118 e quello ospedaliero. In un ottica di risparmio l’Asl 3 potrebbe utilizzare la propria sede di Torriglia per ospitare la guardia medica, risparmiando così i 15 mila euro annui che paga per affittare dei locali».

     

    Matteo Quadrone

    foto di daniele orlandi

  • Beni invisibili: bando di concorso foto e video

    Beni invisibili: bando di concorso foto e video

    Secondo un dato statistico l’Italia, da sola, ospita il 35-40% dei beni culturali esistenti a livello mondiale. Accanto ai musei, palazzi e monumenti più noti, presenti su tutte le guide turistiche e visitati da chi viene nel nostro Paese, ci sono anche tesori molto meno noti e che meritano di essere portati alla luce.

    Questa la ragione che ha spinto la Fondazione Telecom Italia ha indire un bando di concorso fotografico e per video sul tema dei “beni invisibili”, non disponibili al pubblico oppure che, nonostante la loro bellezza o importanza, non sono assolutamente conosciuti.

    Pensiamo alla nostra città, per esempio: quanti e quali sono i beni invisibili di Genova?

    L’unico requisito è che ogni contributo fotografico dovrà obbligatoriamente contenere il footer con il logo “Fondazione Telecom Italia” e ogni contributo video dovrà contenere i 2 frame con il logo “Fondazione Telecom Italia”, in apertura e chiusura di video.

    I video dovranno avere una durata massima di 1 minuto.

    Il materiale dovrà essere caricato entro lunedì 12 novembre 2012 sul sito zooppa.it, nella pagina dedicata al concorso.

    La Fondazione Telecom Italia ha messo in palio un montepremi complessivo di 13.000 $ (convertito in Euro al momento del pagamento), che sarà così ripartito:
    – 1° premio video: 5.000$
    – 2° premio video: 2.000$

    – 1° premio grafica/foto: 3.000$
    – 2° premio grafica/foto: 1.000$

    – menzioni d’onore: 2.000$ alle opere più creative e originali che si sono distinte nel concorso.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Yarn bombing: rivestire di lana e cotone i monumenti di Genova

    Yarn bombing: rivestire di lana e cotone i monumenti di Genova

    Il primo Yarn Monumento di QuartoBombing – che in italiano si può tradurre alla lettera con bombardamento di filati – è una forma di performance artistica nata nel 2005 nelle strade degli Stati Uniti, dove ogni spazio pubblico (monumenti, statue, alberi ecc) è stato rivestito con installazioni di lana e cotone colorato.

    In Italia questo fenomeno è arrivato da poco, e ha visto due performance analoghe a L’Aquila e Cagliari. Ora lo yarn bombing arriva a Genova, e proprio in questi giorni si stanno cercando i partecipanti per questo evento di rilevanza nazionale.

    Artisti, enti e associazioni sono chiamati a contribuire a questo progetto, per la cui realizzazione si prevede un percorso di preparazione molto articolato, della durata di circa 8 mesi: il Comune di Genova, attraverso l’Ufficio Cultura e Città, si è fatto portavoce di questa iniziativa e raccoglierà tutte le domande di chi vuole prenderne parte.

    Il progetto prevede la creazione di un grande evento di yarn bombing in un’area cittadina frequentata del centro dove verrà realizzata un’installazione rivestendo gli arredi urbani quali panchine, ringhiere, alberi, parti di edifici, etc. e, contestualmente sul territorio verranno create alcune installazioni di “richiamo” dell’iniziativa.

    Cosa serve? Giovani tra i 18 e i 35 anni e persone over 60 parteciperanno insieme alla fase di raccolta dei materiali (lana e cotone), al laboratorio di maglieria per la realizzazione dell’installazione, e al suo allestimento nel corso dell’evento.

    Chi vuole partecipare può contattare l’Ufficio Cultura e Città (Palazzo Ducale) all’indirizzo mail intrecciurbani@comune.genova.it.

     

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Genova Sestri: mostra fotografica “Paesaggi, passaggi e parole”

    Genova Sestri: mostra fotografica “Paesaggi, passaggi e parole”

    Inaugura sabato 22 settembre 2012 a Sestri la mostra fotografica Paesaggi, passaggi e parole: venti scatti realizzati dal fotografo freelance Alberto Marubbi, che saranno visibili fino a venerdì 28 settembre 2012.

    Si tratta di una mostra itinerante: come un cantante può modificare la scaletta dei brani dei propri concerti, così Marubbi esporrà foto sempre diverse ogni volta, con la presenza di alcuni “classici” della sua opera. I titoli delle fotografie sono giochi di parole legati all’immagine rappresentata: in particolare, verrà dato risalto a quello che è il leitmotiv delle opere dell’autore, ossia il foto arredo: sostituire un quadro con una foto d’autore che si sposi con l’ambiente in cui si vive.

    Curatori: Laura Alunno e Fabio Caltabiano.

    La mostra sarà aperta al pubblico tutti i giorni, dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19, presso la saletta del Municipio VI Medio Ponente (via Sestri 57r).

    [foto di Diego Arbore]

  • Sopraelevata, tutor: nei primi 6 mesi nessun incidente grave

    Sopraelevata, tutor: nei primi 6 mesi nessun incidente grave

    Il tutor installato sulla sopraelevata, una delle strade più pericolose della città, si rivela uno strumento di successo ed in soli 6 mesi abbatte, quasi azzerandoli, i rischi per automobilisti e motociclisti che ogni giorno imboccano la strada Aldo Moro per attraversare la città. I risultati ottenuti dal sistema di monitoraggio della velocità (con il limite fissato a 60 Km/H) – da tutti conosciuto come tutor ma il cui vero nome è Celeritas, frutto del lavoro di Selex Elsag – sono eclatanti.

    Nei 6 mesi presi in esame – dal 6 marzo, giorno in cui entrò in vigore, fino al 14 settembre scorsonon si sono verificati decessi e neppure incidenti particolarmente gravi, ovvero con feriti ricoverati in prognosi riservata. In tutto sono stati rilevati 30 incidenti che hanno provocato 20 feriti.
    Il confronto con il biennio precedente rende perfettamente l’idea di quanto sia stata determinante l’installazione del controllo con le telecamere 24 ore su 24. Nel 2011, nello stesso periodo preso in esame, si erano verificati 47 incidenti, con 37 feriti di cui 2 in prognosi riservata e purtroppo anche due morti.
    Tra il marzo ed il settembre 2010, invece, il numero di incidenti raggiunse quota 70, con 50 feriti (zero in prognosi riservata) ma altri 2 decessi.

    La sopraelevata negli ultimi anni è stata scenario di terribili incidenti costati la perdita di numerose vite umane, a causa soprattutto della velocità elevata. Ma occorre non dimenticare le responsabilità attribuibili alla presenza di un guardrail antiquato e pericolosissimo.

    Alla ex Giunta comunale guidata da Marta Vincenzi va riconosciuto il merito di aver provveduto a portare a termine la realizzazione del sistema di controllo della velocità sulla strada Aldo Moro. Allo stesso tempo però, bisogna sottolineare che ancora oggi non si è provveduto alla sostituzione del guardrail.

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Diego Arbore]

  • Energia elettrica e gas: aumentano le pratiche commerciali illecite e aggressive

    Energia elettrica e gas: aumentano le pratiche commerciali illecite e aggressive

    Cittadini senza tutele di fronte ad aziende incattivite dalla crisi economica – un vero e proprio “spread dei diritti” – così lo definisce la XII Relazione PIT servizi 2012 di Cittadinanzattiva che segnala un aumento delle pratiche commerciali illecite (+7% nel settore dell’energia elettrica; +6% nel settore della telefonia) e di quelle aggressive (rispettivamente +15%; +13%).
    Nel 2011 le telecomunicazioni si confermano in testa alla classifica dei servizi peggiori dell’anno, raccogliendo il 22% delle circa 8600 segnalazioni giunte al Pit servizi. Al secondo posto si piazza l’energia (17%), seguono i servizi bancari e finanziari (15%) e la pubblica amministrazione (13%). «Dal nostro osservatorio è evidente che i diritti dei consumatori stanno facendo passi indietro – spiega Tina Napoli, neo responsabile delle politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva – non solo i cittadini devono fronteggiare ogni giorno la crisi, ma da un anno a questa parte abbiamo notato che devono difendersi dai comportamenti sempre più aggressivi con i quali le aziende, non solo private, cercano di acquisire clienti».

    ENERGIA ELETTRICA E GAS

    E’ al secondo posto nella classifica dei servizi più critici per il cittadino (l’anno scorso era al terzo, preceduta dai servizi bancari e finanziari). Energia elettrica (55%) e gas (45%) sono i due settori interessati. Nel primo, ovvero l’elettricità, il nodo più critico resta la bolletta (40%) con errori nel conguaglio, scarsa trasparenza delle voci ed errata fatturazione.

    Ma ci sono problemi anche per il cambio di fornitore (17%), l’interruzione del servizio (12%), le tariffe elevate (10%). Per quanto riguarda il gas le segnalazioni sono in costante aumento da almeno due anni. Anche in questo caso i principali problemi riguardano la bolletta (41%) con errori nel conguaglio, mancata o errata fatturazione, la scarsa trasparenza delle voci. Seguono i problemi per il cambio fornitore (21%), per l’allaccio/voltura e subentro (14%) e per l’interruzione del servizio (9%).

    A questo punto è necessaria una premessa fondamentale. Nel campo della somministrazione di energia elettrica e gas, infatti, esiste il mercato tutelato gestito dai distributori (di luce e gas) le cui tariffe dipendono dallo Stato ed il mercato libero, dove liberi venditori vedono luce e gas.

    «A cinque anni dalla completa apertura del mercato elettrico alla concorrenza oltre 5,7 milioni di famiglie hanno cambiato venditore – spiega a “La Repubblica” Paolo Vigevano, presidente ed Ad di Acquirente Unico, il garante della fornitura di energia elettrica a famiglie e piccole imprese – Nel settore del gas, invece, la strada è ancora lunga. A fine 2011 solo il 13% delle famiglie era fornita di gas naturale a condizioni di mercato diverse da quelle di tutela».

    Sul sito web dell’Autorità per l’ energia elettrica e il gas (A.E.E.G.) si legge «Il Servizio di tutela garantisce la fornitura di gas ai clienti domestici che non passano al mercato libero. Il prezzo del servizio di vendita viene aggiornato ogni tre mesi dall’Autorità, le tariffe per i servizi di trasporto, distribuzione, stoccaggio e gli altri oneri dovuti dai clienti del servizio gas sono stabiliti e aggiornati dall’Autorità».

    Affinché i cittadini siano consapevoli dei diritti e delle tutele previste in questo nuovo contesto e possano sfruttare al meglio le opportunità offerte dal nuovo mercato dell’energia, l’Autorità ha predisposto alcune iniziative dedicate ai consumatori, in particolare lo Sportello per il consumatore che fornisce «informazioni, assistenza e tutela ai clienti finali di energia elettrica e gas con un canale di comunicazione diretto – numero verde 800.166.654 – in grado di assicurare una tempestiva risposta a reclami, istanze e segnalazioni».

    Da un’indagine avviata dal Garante emerge un quadro desolante. Lo Sportello, in soli tre anni, ha gestito la bellezza di quasi 1,4 milioni di chiamate contribuendo a risolvere oltre 65 mila reclami e rimborsare circa 300 mila euro al mese per importi non dovuti ed indennizzi. E anche l’Antitrust si è dato da fare: tra 2008 e 2012 sono 6 le società sanzionate con multe per un importo complessivo di 2.605.000 euro «Si tratta di attivazioni non richieste e impossibilità di tornare velocemente al fornitore precedente, comunicazione poco chiara che l’offerta era per il mercato libero e non per quello vincolato», sottolinea l’Autority.

    Ma veniamo agli innumerevoli casi che hanno interessato cittadini genovesi, come segnala l’Associazione Progetto UP Ufficio Polifunzionale che, ormai da alcuni anni, si occupa di tutelare i diritti delle persone, in svariati ambiti.

    «Enel si è inserita nel libero mercato in modo truffaldino con la creazione di Enel Energia – spiega Alberto Burrometo, presidente Progetto Up – stesso logo, stesso slogan: l’energia che ti ascolta. All’epoca, ragazzi con il talloncino Enel ben in vista, con le scuse più bizzarre, riuscivano ad entrare nelle case degli italiani e facevano contratti a iosa».

    L’inganno – se non la vera e propria truffa – è svelato all’arrivo delle bollette. L’elemento di differenza, infatti, è cromatico «Enel Energia emette le fatture a colori, Enel Servizio Elettrico le emette in bianco e nero – continua Burrometo – Stesso discorso per quanto concerne il gas».

    Recentemente Iren Mercato ha pensato bene di emulare i colleghi di Enel entrando nel mercato libero con delle promozioni commerciali sia per il gas che per la luce. «Nell’ultimo anno, addetti Iren con tanto di tesserino di riconoscimento si sono introdotti nelle case dei genovesi e, con la scusa di verificare i contatori ed i dati dell’utente, facevano apporre due firme – racconta il presidente di progetto Up – A quel punto il gioco è fatto: nuovo contratto e nuovo codice utente». In questo caso, nemmeno la differenza cromatica viene in aiuto «Tutto risulta uguale – spiega Burrometo – tranne due dettagli, per altro, non troppo visibili: la dicitura MERCATO TUTELATO e il diverso numero di codice contratto. La cosa che ovviamente salta agli occhi è la cifra indicata in bolletta: mostruosamente più alta!».

    Le conseguenze di un simile comportamento non sono per nulla trascurabili «Innanzitutto parliamo di una pratica commerciale scorretta, passibile di denuncia, non solo all’A.E.E.G., ma anche all’AGCOM – sottolinea il presidente di Progetto Up – voglio ricordare che un comportamento simile non è esente da querela-denuncia per truffa, dal momento che l’azione porta un ingiusto vantaggio a scapito dell’utente ignaro».

    Inoltre i venditori del mercato libero appioppano una quota non meglio specificata dovuta all’affitto delle tubature «In altri termini Enel Energia con i fili elettrici ed Iren con le tubature pagano se stessi – sottolinea Burrometo – Quindi gli sconti promessi nelle offerte commerciali vengono “mangiati” da spese suppletive che nel mercato tutelato non esistono». Ma non è tutto «Nel mercato libero vengono stimate le letture, ossia in bolletta non sarà mai calcolato l’effettivo consumo, ma quello stimato, con conseguente aumento ingiustificato dei costi e perdite di tempo da parte del cittadino», aggiunge Burrometo.

    Una volta che l’utente si rende conto di quanto accaduto e quindi può esercitare il diritto di recesso, riconosciuto dalla legge entro dieci giorni dalla indesiderata visita del personale della ditta, si trova di fronte ad un percorso ad ostacoli « È necessario spedire una raccomandata con ricevuta di ritorno, ovvero spese postali a proprio carico e relativa coda agli uffici postali», ricorda il presidente di Progetto Up.

    Nel caso invece siano già trascorsi i dieci giorni previsti dalla legge, l’utente può comunque sempre ritornare al mercato tutelato recandosi presso la sede dell’azienda distributrice per firmare un nuovo contratto «In pratica come se fosse un nuovo cliente, mentre invece è un cliente di vecchia data – conclude Burrometo – Anche in questo caso la perdita di tempo è garantita. Sorge una domanda spontanea: chi paga il danno–disagio subito dai cittadini?».

     

    Matteo Quadrone