Anno: 2012

  • Prima luce: bando di concorso fotografico e mostra in Sala Dogana

    Prima luce: bando di concorso fotografico e mostra in Sala Dogana

    Entro il 15 giugno 2012 è possibile iscriversi al concorso fotografico “Prima Luce”, riservato a fotografi under 35 (nati dopo il 22/07/1977) e organizzato dall’associazione culturale Profondità di Campo. Scopo del concorso è una mostra collettiva in Sala Dogana, spazio dedicato alla creatività giovane a Palazzo Ducale, che ospiterà le migliori opere selezionate da una giuria.

    Al concorso sono ammessi tutti i progetti che, partendo dalla fotografia, si sviluppino utilizzando i suoi diversi e molteplici linguaggi: dall’analogico al digitale, dal bianco e nero ai colori, dalla stampa tradizionale alle composizioni fotografiche, dai video alle installazioni artistiche al fotoritocco. Il tema del concorso è libero. Ogni progetto deve raccontare una storia o sviluppare un tema preciso, definito dal concorrente stesso e indicato nella scheda di partecipazione.

    Ogni concorrente può partecipare con un solo progetto. Il progetto potrà essere composto da una o più fotografie, dovrà avere una dimensione minima di m 1 di larghezza e una dimensione massima complessiva di m 2,5 x 2,5. Il tema scelto potrà quindi essere sviluppato attraverso una sola fotografia di grande formato, oppure attraverso una serie di fotografie, una composizione, un’installazione, un video o altro.

    Per partecipare è necessario inviare la scheda di iscrizione compilata e firmata, con immagini descrittive o bozzetto del materiale fotografico, all’indirizzo mailfestival@profonditadicampo.com indicando nell’oggetto “iscrizione Prima luce”.

    La premiazione del concorso e la contestuale inaugurazione della mostra avranno luogo giovedì 12 luglio 2012 alle ore 18.00. La mostra sarà aperta dal 12 al 22 luglio, dal martedì alla domenica con orario 15-20.

    [foto di Diego Arbore]

  • Kinek ìrod ezt?, proiezione del documentario dedicato a Edoardo Sanguineti

    Kinek ìrod ezt?, proiezione del documentario dedicato a Edoardo Sanguineti

    Palazzo RossoVenerdì 1 giugno nell’auditorium di Palazzo Rosso di via Garibaldi si tiene la proiezione di Kinek ìrod ezt?, il film d´esordio del regista genovese Fabio Giovinazzo, dedicato al poeta Edoardo Sanguineti.

    Lo stile di Giovinazzo è lirico e sperimentale nello stesso tempo, simile ad un sogno o ad una fiaba, e non vuole insegnare nulla: è una forma di psichiatria da autodidatta, che rivede tutto. Così il travestimento sanguinetiano si unisce alla libertà filmica di Warhol, in un ritmo completamente personale. Fanno parte del lavoro di montaggio alcune scene del cortometraggio Pushbar, diretto da Samuele Wurtz, gentilmente concesse dal Laboratorio Probabile Bellamy.

    Ottavia Fusco, protagonista delle imprese di Sanguineti con Andrea Liberovici e il Teatro del Suono, interviene con una testimonianza sul lavoro teatrale e su Habanèro, la canzone di Liberovici e Sanguineti che Pippo Baudo escluse dal Festival di Sanremo 2007, poi incisa nel CD Gli Anni Zero, mentre Elena Rozo, artista e cantante lirica, si esibisce in una performance originale.

    Il film è sostenuto dalla Facoltà di Lettere dell´Università di Genova, di cui è preside Francesco Surdich, dalla Cineteca D.W. Griffith (Genova), diretta da Massimo Patrone, e da Garaje Lumière (Madrid), coordinato da Francesco Pozzi

  • Fratelli e Fratellastri: incontro con l’associazione del centro storico

    Fratelli e Fratellastri: incontro con l’associazione del centro storico

    Fratelli e FratellastriSi dice che l’importante non è vincere, ma partecipare. All’indomani di una vittoria tuttavia tutti sono, logicamente, concentrati sul vincitore; e gli altri concorrenti vengono, subito e spesso, dimenticati. La competizione finisce ma la speranza è che le idee costruttive e alternative rimangano e continuino a generare dibattito e attenzione all’interno del panorama cittadino. Abbiamo incontrato alcuni esponenti di una nuova “creatura” politica sorta durante la campagna elettorale 2012, Fratelli&Fratellastri.

    Abbiamo tracciato un bilancio di questa esperienza con Simohammed Kaabour e Lara Rios Duarte che ci raccontano retroscena e progetti.

    Partiamo da un mero bilancio numerico: 650 voti, lo 0,2% delle preferenze…

    «Premettiamo che i numeri non sono chiari nemmeno a noi: c’è chi ci ha detto 625, chi 650 o 670. In realtà il nostro obiettivo iniziale non era il raggiungimento di una certa soglia numerica e la quantità di voti non riveste per noi, al momento, una questione di vitale importanza. Il nostro movimento nasce  come spazio per lanciare proposte alternative per la città di Genova e riportare l’attenzione dell’opinione genovese su determinate questioni. Ovviamente un nostro augurio è di far crescere questo movimento assicurandogli sempre più spazio a livello locale.»

    Tra antipolitica e astensionismo, vi siete buttati in politica in un periodo che, eufemisticamente, si potrebbe definire sfavorevole…

    «L’antipolitica è in realtà una delle motivazioni che ci hanno spinto a buttarci in questo progetto. Se la politica che c’è non va bene pensiamo sia necessario costruirne un’altra, piuttosto che pensare di fare tabula rasa. Dall’altra parte riteniamo sia finito il tempo della delega passiva: i cittadini devono partecipare, nei modi che ritengono più affini e vicini alle loro competenze e sensibilità. La cosa pubblica è da “usare” non solo quando è fonte di vantaggi economici per il cittadino ma dev’essere curata e controllata da tutti con costanza, sollecitando le istituzioni a compiere il loro dovere quando lo disattendono. Il distacco tra istituzioni e cittadini non è univoco ma è acuito anche da noi: disinteressandocene non miglioriamo la situazione…» 

    La lista, ad una prima occhiata superficiale, poteva essere percepita come una realtà rivolta esclusivamente e composta da cittadini di origine straniera, anche se in realtà accoglieva anche cittadini di origine italiana…

    «La nostra lista in realtà è composta esclusivamente da cittadini italiani, dato che in Italia non è possibile candidare una persona priva di cittadinanza; questa osservazione ci è stata fatta molte volte da giornalisti che ignorano evidentemente le leggi del loro stesso stato! Poi è un dato di fatto che alcuni di noi hanno origini straniere e questo lo rivendichiamo con orgoglio, senza nasconderlo; non per questo però le tematiche esclusive che dobbiamo e vogliamo affrontare sono legate all’immigrazione e all’integrazione, come invece ci è stato spesso chiesto durante i dibattiti. I Fratelli&Fratellastri parlano di lavoro, di scuola, di sanità, di ambiente: di problemi comuni e di soluzioni da cercare per la città di Genova e per i giovani. Fratelli&Fratellastri raggruppa persone diverse per esperienze di vita, background culturale, religione, idee…il nostro comune denominatore non è un’immagine specifica ma un’idea di cambiamento per una generazione, la nostra, troppo schiacciata dalle altre e troppo stereotipata in categorie che ormai ci sembrano prive di senso, come destra e sinistra. Del resto le necessità di un giovane sono simili, al di là delle origini nazionali».

    Quali sono le maggiori difficoltà e resistenze che avete incontrato?

    «La prima fase “burocratica” è stata complicata, soprattutto per noi che eravamo totalmente digiuni da regole elettorali: anche il semplice reperimento delle informazioni necessarie all’iscrizione della lista non sono state semplice, le informazioni erano a volte contraddittorie, e temevamo di non riuscire a raccogliere abbastanza firme per vederci ammessi alla competizione elettorale. Quando ci siamo visti ammessi la gioia e la soddisfazione sono state enormi, dato che siamo riusciti nell’impresa senza mezzi e operando nel pieno della legalità, senza mai scendere a patti con diverse “proposte indecenti” che abbiamo incrociato lungo la strada. La disillusione dei nostri coetanei – la nostra lista, sebbene non l’abbiamo mai enfatizzato più di tanto, era composta per lo più da trentenni – nei confronti della politica è stato poi un altro ostacolo da superare;  alla fine siamo riusciti a coinvolgere persone valide e dai profili più diversi e strutturare una lista che, per puro caso, era composta per lo più da donne. La nostra inesperienza certamente ha rallentato un po’ i tempi e anche le nostre limitate risorse economiche, tutte derivanti da autofinanziamento, non ci hanno permesso una propaganda a tappeto – sebbene a noi interessasse più veicolare un contenuto piuttosto che un’immagine. A livello di visibilità poi abbiamo constatato come non venisse garantito pari accesso a tutte le formazioni: i nostri spazi pubblicitari, sebbene sono stati occupati dai nostri manifesti più tardivamente rispetto ad altre liste, erano già stati “venduti” e usati per le affissioni di altre formazioni. Ci è toccato constatare che vale la legge del più forte, una sorta di far-west elettorale».

    Qual è la cosa più importante che secondo voi manca a Genova e all’Italia per progredire sulla strada dei diritti civili? 

    «Serve una presa di coscienza del momento presente per poter andare avanti in modo migliore: siamo un Paese ancorato al passato in cui tutti dicono “si stava meglio quando si stava peggio”. Questo è un approccio anti costruttivo che sta distruggendo questo Paese. Si fa un’enorme fatica a pensare ad un’Italia diversa, frutto di una vera trasformazione: vivere il presente significa trovare soluzioni ai problemi del presente e permettere di dare la sicurezza alle persone che il loro valore aggiunto, personale o tecnico che sia, sarà valorizzato. La meritocrazia in questo senso è fondamentale».

    Possiamo parlare di un primo esperimento elettorale destinato a crescere e maturare in città?

    «Molti giornali hanno scritto che il progetto “degli immigrati” è stato sconfitto dalle urne ma questa affermazione è falsa. Abbiamo gettato un primo “sasso nello stagno”: continueremo e ci auguriamo più partecipazione perché si tradurrà in un risultato più grande, al di là della “poltrona” da conquistare o della remunerazione. La maggiore consapevolezza acquisita in questi mesi ci aiuterà nel futuro: l’importante è stato il viaggio che abbiamo percorso fin qui e vogliamo continuarlo».

    Antonino Ferrara

  • Oltre il giardino: un esempio di terrazza fra agrumi e bambù

    Oltre il giardino: un esempio di terrazza fra agrumi e bambù

    Abbiamo detto che ogni terrazza è un caso a sé e rappresenta un microcosmo, cui disposizione e scelta delle piante devono adattarsi. Nello scegliere le essenze si dovrà avere sempre in mente l’effetto complessivo che si desidera ottenere: elegante, formale, spontaneo o rustico.

    Le foglie, il portamento, le dimensioni e i colori della vegetazione e delle fioriture sono infatti in grado di modificare completamente l’insieme. Anche la destinazione d’uso del terrazzo dovrà essere poi attentamente valutata, si dovranno infatti tenere in considerazioni le diverse esigenze e la destinazione d’uso delle varie aree (solarium, barbecue…).

    Nella dislocazione delle piante si esamineranno e pondereranno l’ubicazione delle finestre della casa, della visuale che da questa si gode sull’esterno e, in linea molto semplificata, delle dimensioni. Spazi grandi richiedono generalmente piante grandi e spazi piccoli piante piccole, cosa non sempre semplice da ottenere dato che le piante sono vive e non del tutto e sempre controllabili!

    Una delle difficoltà pratiche maggiori si può riscontrare, per il neo giardiniere, con i rampicanti e con il loro sviluppo. La scelta della qualità corretta sarà quindi fondamentale per ottenere il risultato auspicato. Tra i più semplici da far crescere, si consigliano i gelsomini, alcune varietà di rose ed il diffuso Rincospermum jasminoides (rincospermo o gelsomino invernale).

    Per completare questa breve digressione sulla terrazza, vi descriveremo infine un esempio, un po’ particolare ma, secondo noi, ben riuscito, di terrazza cittadina. La ricostruzione non renderà però mai giustizia al risultato, garantito dalla natura e dalla dedizione dei proprietari.

    Il terrazzo in questione è caratterizzato da una semplice composizione, di taglio minimalista (per il tipo di piante impiegato) in contrasto con l’insieme complessivo, lussureggiante. Lungo i lati sono state collocate vasche contenenti grandi piante di bambù di differenti varietà. A completamento sono poi stati aggiunti vasi di agrumi (aranci selvatici o eventualmente, se si preferisse, di kumquat), caratterizzati dai loro fiori bianchi e soprattutto dalle abbondanti fruttificazioni di un elegante e lucido arancione carico. Per la copertura dei muri e frammisti all’insieme sono stati collocati gelsomini e Rinconspermum jasminoides, dalle foglie lucide e scure e dai fiori bianchi.

    Per enfatizzare l’insieme sono stati posizionati alcuni vasi di agapanto bianchi (o anche azzurri o eventualmente Cistus), dalla lussureggiante fioritura estiva e di facile coltivazione. In loro alternativa, si potrebbe peraltro optare, qualora si desiderasse un diverso effetto, per vasi di Sterlizia reginae, dalle infiorescenze giallo-viola-arancione e dall’estetica più esotica.
    Un’adeguata illuminazione radente dal basso, tra i bambù, completa l’insieme dando agli ospiti l’idea e la gradevole sensazione, nelle serate estive, di trovarsi nel verde e lontanissimi dalla città di tutti i giorni.

    di Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Il diritto di essere bambini: la storia di Iqbal raccontata dai ragazzi

    Il diritto di essere bambini: la storia di Iqbal raccontata dai ragazzi

    Uno spettacolo teatrale realizzato dai ragazzi della “Compagnia dell’amor distratto” – gruppo formatosi presso la scuola elementare Maria Mazzini nel 2003, sotto la guida della maestra Enrica Origo, attualmente i suoi componenti frequentano le scuole medie e superiori, sono cresciuti facendo teatro insieme – con il sostegno dell’Associazione Almamusica, per raccontare “La storia di Iqbal Masih“, il coraggioso bambino pakistano ucciso il 16 aprile 1995, all’età di dodici anni, per essersi liberato dalla schiavitù ed aver denunciato al mondo intero il lavoro schiavizzato di centinaia di migliaia di bambini, facendo calare a picco le vendite dei tappeti.

    Iqbal, venduto dai genitori ad un mercante di tappeti e incatenato al telaio dall’età di quattro anni, riuscì a scappare a dieci anni e, grazie all’aiuto del BLLF (Fronte di liberazione dal lavoro schiavizzato) e del suo fondatore Ehsan Khan, si mise in salvo. Da allora non smise di agire insieme ad Ehsan per salvare centinaia di bambini dalle fabbriche di mattoni e di tappeti fotografandoli di nascosto e mandando le foto ai giornali. Presto tutto il mondo venne a conoscenza di lui e del lavoro schiavizzato. Nel novembre del 1994 parlò in Svezia alla conferenza internazionale sul lavoro minorile e poi negli USA a Boston, in occasione del Premio assegnatogli dalla Reebook, “Young in action”. Pochi mesi dopo il viaggio, il giorno di Pasqua, mentre andava in bicicletta nei pressi del suo paese, Muridke, una raffica di colpi di arma da fuoco lo uccise. In America avrebbe potuto fermarsi a studiare, grazie al premio di 15 mila dollari che ricevette, ma volle tornare in Pakistan per salvare altri bambini.

    Un gruppo di ragazzi racconta la sua storia, per ricordare il suo esempio e il suo coraggio, richiamando l’attenzione sulla realtà inaccettabile del lavoro schiavizzato dei bambini. Si tratta di una narrazione corale attraverso l’azione che si svolge in uno spazio centrale, con gli spettatori disposti ai lati come testimoni.

    Lo spettacolo, presentato per la Storia in piazza al Munizioniere di Palazzo Ducale il 14 aprile 2011 e poi nelle scuole, verrà replicato il 3 giugno prossimo a Genova nel chiostro di Santa Maria di Castello alle ore 21 per il sindacalista pakistano Ehsan Khan, leader del BLLF (Fronte per la liberazione dal lavoro schiavizzato), che salvò Iqbal dalla schiavitù e che accusò la “mafia dei tappeti” del suo omicidio.

    Il 4 e il 5 giugno altri due spettacoli con altre due compagnie di bambini verranno rappresentati per lui, questa volta nel teatrino della scuola Maria Mazzini che verrà dedicato ad Iqbal.

    Ehsan Khan sarà a Genova dal 3 al 6 giugno, invitato dai bambini e dai ragazzi, per parlare ai più piccoli e a tutti i cittadini di Iqbal e della lotta contro il lavoro schiavizzato che il BLLF sta conducendo da molti anni. L’incontro con la cittadinanza sarà lunedì 4 alle ore 17 a S.Maria di Castello.

    Attualmente non esiste in Italia una sede di BLLF e l’occasione offerta dalla presenza del suo fondatore, potrebbe essere propizia per prendere accordi affichè ne nasca una, magari a Genova.

    L’iniziativa promossa da Associazione S.Maria di Castello, scuola Maria Mazzini, Circolo didattico di Castelletto è sostenuta da Amnesty International Liguria, CoGeDe, Teatro della Tosse Fondazione Luzzati, PiDiDa, Almamusica, Arci Trasta Barabini, ReMida e molti altri.

  • Senhor do Bonfim, musica live e dj set nel primo weekend di giugno

    Senhor do Bonfim, musica live e dj set nel primo weekend di giugno

    VenusMusica e dj set nel weekend del Senhor do Bonfim di Nervi: venerdì 1 giugno si tiene l’inaugurazione delle serate Easy Like, he proseguiranno poi tutta l’estate. Ospiti del primo appuntamento sono due  mostri sacri della Old School, Charlie e Angelo Maizzi e dei  residence Ugo Sabatino e Emiliano Gandolfi.

    La rassegna prosegue tutti i venerdì con dj storici come Paolo Kighine, Roby J, Paolo Driver, ed altri più giovani ma non per questo meno degni di nota, oltre naturalmente a Ugo Sabatino ed Emiliano Gandolfi che sono gli ideatori e gli organizzatori di questi eventi.

    Sabato 2 giugno invece musica live insieme ai Venus, elettro-rock band savonese giovane e di talento, spettacolare e carica di energia sul palco.

    I Venus hanno all’attivo l’ Ep autoprodotto “Venus in furs” uscito nel dicembre 2008 e più di 50 live tra Liguria, Piemonte e Lombardia: hanno condiviso il palco con Alberto Camerini, Gli Sbirri, Five’ Os, Bugo, Marlene Kuntz, Baustelle, Fetish Calaveras, EazySkankers,  Tre Allegri Ragazzi Morti e Max Manfredi e in più hanno solcato il palco di Italia Wave insieme a Pan Del Diavolo e Criminal Jokers.

    Dopo 5 mesi dalla fine del tour di presentazione di “Venus in Furs” esce TANZ! per DreaminGorilla Records, il Concept de iVenus: esclusiva la partecipazione di MGZ in Nous n’avons plus d’amour e di Fabio Biale (Zibba/iLuf) nell’Epilogo.

    Il locale apre alle 22.30, l’inizio delle sibizioni è previsto per le 23.30. L’ingresso costa 8 euro con consumazione.

  • Open Arpal 2012, porte aperte alla cittadinanza e visita ai laboratori

    Open Arpal 2012, porte aperte alla cittadinanza e visita ai laboratori

    Martedì 5 giugno l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente Ligure (Arpal) apre le porte della sede genovese di via Bombrini 8 alla cittadinanza. La visita alle strutture è gratuita e rivolta a tutti, permetterà di scoprire i laboratori e gli strumenti in dotazione ad Arpal, capaci di analizzare acque, alimenti, aria, terre e scovare le più minute tracce di inquinanti.

    Sarà possibile sperimentare in prima persona alcune delle attività di monitoraggio ambientale, simulare le operazioni necessarie ai controlli sul territorio, approfondire le tematiche di maggiore interesse.

    Il racconto dalla viva voce dei tecnici del lavoro quotidiano e delle questioni ambientali, focus e analisi dei dati… L’ambiente non è così facile come talvolta viene fatto credere, e bisogna conoscere approfonditamente i delicati equilibri che lo regolano.

    Gli esperti saranno a disposizione per rispondere a domande e curiosità, in particolare su:

    Balneazione: primo bilancio dall’inizio della stagione balneare 2012.
    Qualità dell’aria: il viaggio del dato dal sistema di misura alla validazione del numero.
    Biodiversità e bioindicatori alle 10,30, alle 11,30 e alle 15,30: dalla rete di monitoraggio strumentale (realizzata anche grazie a progetti europei) e naturale al riconoscimento degli indicatori sul territorio e in laboratorio.
    Campi elettromagnetici, alle 10, alle 11 e alle 15: prova pratica di come gli ispettori Arpal tengono d’occhio un inquinamento invisibile.
    Alluvioni: le immagini del disastro, l’intervento dei tecnici Arpal, la ricostruzione
    Visite ai laboratori, alle 11, alle 12 e alle 16; uno dei fiori all’occhiello dell’agenzia, per vedere da vicino gli strumenti utilizzati nelle analisi di tutti i giorni.

    Per i gruppi è gradita la prenotazione al numero 01064371 o inviando una email a info@arpal.gov.it

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Ecofeste: in Liguria un marchio per gli eventi a impatto zero

    Ecofeste: in Liguria un marchio per gli eventi a impatto zero

    La Regione Liguria – Dipartimento Ambiente e la Fondazione Muvita hanno da poco creato il marchio Ecofesta per certificare gli eventi più sostenibili che si svolgono nel territorio regionale: si tratta di fiere, festival o iniziative che vengono organizzate tenendo conto di un maggiore rispetto dell’ambiente, dello sviluppo sostenibile e della promozione di buone pratiche per uno stile di vita a impatto zero.

    Qualche esempio: il marchio Ecofesta può essere assegnato a eventi la cui organizzazione tiene conto di una corretta gestione dei rifiuti, del km zero nella scelta dei prodotti gastronomici, di una riduzione dell’inquinamento atmosferico e acustico, della scelta di materiali riutilizzabili o biodegradabili e così via.

    Tutti gli eventi che rispondono a questo marchio godranno della visibilità attraverso i canali di comunicazione di Ecofesta, sostegno e convenzioni particolari per l’acquisto dei materiali, la presenza di referenti dei Centri di Educazione Ambientale del territorio che svolgeranno attività di educazione ambientale durante gli eventi stessi. La Regione ha infatti coinvolto la propria rete di 20 centri di educazione ambientale (CEA), di cui 4 provinciali e 16 afferenti a Parchi e Comuni, coordinati del Centro Regionale di Educazione Ambientale (CREA-ARPAL).

    Il sito ecofeste.org propone un calendario dettagliato degli eventi che hanno ottenuto il marchio e offre agli organizzatori la possibilità di farne richiesta.

    Marta Traverso
    [foto di Daniele Orlandi]

  • SeStreet, festival di arti varie nel quartiere di Sestri Ponente

    SeStreet, festival di arti varie nel quartiere di Sestri Ponente

    Concerto musica liveDa venerdì 1 a domenica 3 giugno il quartiere di Sestri Ponente ospita la prima edizione di SeStreet, festival di arti varie che prevede un programma ricco di eventi, tre giorni di spettacoli, musica, sport, dibattiti e bancarelle.

    L’evento punta i riflettori sui laboratori di Teatro Movimento svolti durante l’anno scolastico con gli alunni della Scuola San Giovanni Battista, su alcuni percorsi di arti circensi attivati presso i locali del Circolo Merlino, e su un contest musicale per band emergenti, organizzato in collaborazione con l’Associazione Culturale Metrodora, Greenfog Studio e Festadelsole, oltre che i concerti serali.

    La manifestazione nasce dallo sviluppo delle azioni di “Pronti, partenza, VIA!“, progetto attivo nella delegazione di Sestri Ponente da due anni, grazie al finanziamento di Kraft Foundation e la collaborazione di Save the Children.

    Le location per gli eventi sono il Circolo Arci Uisp Filippo Merlino di via Galliano, 16, il PalaMerlino, lo  Skatepark di Sestri Ponente situato all’interno dei Giardini Rodari e una rotonda all’interno degli stessi giardini.

    Ecco il programma dell’iniziativa nel dettaglio:

    Venerdì 1 giugno  

    Circolo Merlino

    Ore 16.30 – 18.30 Dibattito a cura del Direttivo del Circolo Merlino

    Ore 19.30 in poi Punto Ristoro

    PalaMerlino

    Ore 09.30 – 16.30  Spettacoli di Teatro Movimento a cura di UISP Genova con le classi della Scuola Primaria S.G. Battista di Sestri Ponente

    Ore 17 – 19.30  SeStreet School Music Contest  Contest di band emergenti, a cura di Ass. Metrodora e Greengrof Studio

    Ore 20.30 – 00.00 Reggae Night  Z-Town (Genova) e tanti altri ospiti a sorpresa

     Skatepark

    Ore 10.30 – 00.00  Bancarelle varie [ per info e prenotazioni sestreet2012@gmail.com]

    Ore 17.00 – 19.00  Lezioni gratuite di skate per grandi e piccini!

    Giardini Rodari

    Ore 16.30 18.30  Giochi tradizionali e truccabimbi

    19.00 – 21.00  street Soccer

    Sabato 2 giugno

    Circolo Merlino

    Ore 16.30 – 18.30 Dibattito a cura del UISP Genova, Peace Games e Ass. Macaia

    Ore 18.30 – 19.30 Premiazione torneo di calcio a 7 OPLA’

    Ore 19.30 in poi  Punto Ristoro

    PalaMerlino

    Ore 17.00 – 19.30 SeStreet School Music Contest con band emergenti

    Ore 20.30 – 00.00 Concerto + dj set con i Just Add Melody, band di punta del panorama musicale genovese e i Dreaming Kelly, band rock-punk americano al britpop inglese

    Skatepark

    Ore  15.00 – 00.00 Bancarelle varie

    Ore 17.00 – 19.00 Ultima lezione e grande festa finale del corso

    Domenica 3 giugno

    Circolo Merlino

    Ore 16.30 – 18.30 Dibattito a cura del Municipio VI Medioponente

    Ore 19.30 in poi Punto Ristoro

    PalaMerlino

    Ore 17.00 – 19.30 SeStreet School Music Contes

    Skatepark

    Ore 15.00 alle 20.00 Bancarelle varie [ per info e prenotazioni sestreet2012@gmail.com]

    Ore 17.00 – 19.00 Skate fest per i piu’ grandi

     

    Foto Constanza Rojas

  • Festa della Repubblica: Tavola della pace lancia la petizione “Lavoro non bombe”

    Festa della Repubblica: Tavola della pace lancia la petizione “Lavoro non bombe”

    Non si sopiscono le polemiche sulla Festa della Repubblica del 2 giugno e relativa parata militare ai Fori Imperiali. Dopo i tragici eventi dell’Emilia Romagna devastata dal terremoto e nonostante il popolo del web ed alcune forze politiche (dall’Idv a Sel, Rifondazione, Verdi, Lega, ecc.) abbiano lanciato un appello al Capo dello Stato affinchè annullasse la parata militare a Roma, Giorgio Napolitano ha risposto che la manifestazione si farà «Celebreremo sobriamente il 2 giugno ma lo dedicheremo ai morti, al dolore delle famiglie e anche a momenti di scoramento che devono essere superati».

    «Rispettiamo la volontà del Presidente della Repubblica – spiega Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace – ma ci permettiamo di osservare che: se deve essere una parata sobria è necessario che i militari rivedano il programma e riducano le spese. I dati diffusi dal Ministero della Difesa si riferiscono alla Parata programmata prima del terremoto. Ora quel programma va rivisto altrimenti è solo l’ennesima presa in giro. C’è un modo concreto per farlo: lasciare in caserma tutti i carri armati e i mezzi militari; ridurre significativamente il numero dei militari che dovranno sfilare ai quali, peraltro, è stata negata anche la diaria (come a dire che quando si deve tagliare qualche spesa si comincia sempre dalle persone)».

    Inoltre Lotti sottolinea che «Nessuno sa quale sia il costo reale di questa Parata. Ufficialmente il Ministero della Difesa, che si è affrettato a dire che i soldi della Parata sono già stati quasi tutti spesi, parla di una stima che va da 2,6 a 2,9 milioni di euro. Perché si parla di stima e non di costo reale? L’anno scorso il Ministro La Russa rispondendo ad una interrogazione parlamentare aveva indicato un costo di 3 milioni di euro. In realtà la spesa nel 2011 è stata di ben 4,398 milioni. Quale sarà il costo finale di quest’anno? Perché il Parlamento non chiede il rendiconto dettagliato delle spese?».

    Dal Ministero della Difesa però, spiegano che la massima parte dei finanziamenti previsti per la parata siano stati già effettivamente spesi e dunque non siano più recuperabili. Ed in merito alla sobrietà chiesta dal Capo dello Stato, il Ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola spiega «Non sfileranno mezzi, non sfileranno cavalli, le Frecce Tricolori rimarranno negli hangar, militari e non saranno ridotti di oltre il 20% dopo che già erano stati predisposti tagli», ma la Festa della Repubblica, anche in forma più leggera, è confermata.

    Ma secondo la Tavola della pace c’è anche un aspetto che ha del paradossale «Pochi sanno che il tema della Parata 2012 è “Le Forze Armate, al servizio del Paese”spiega Lotti –  Ma se le Forze Armate sono al servizio del Paese perché pretendono di farsi pagare ogni servizio di protezione civile? E’ già successo all’inizio dell’anno per l’emergenza neve quando l’esercito chiamato dai sindaci a collaborare ha risposto: “se volete il nostro aiuto dovete pagare”. Questa assurda pretesa rischia di diventare la regola se verrà approvato il disegno di legge delega per la revisione dello strumento militare presentato in Parlamento dal ministro della Difesa Giampaolo Di Paola. La norma è contenuta nell’articolo».

    La domanda retorica che si pone la Tavola della pace è «A che ci serve spendere più di 23 miliardi di euro per mantenere in vita un apparato elefantiaco di 190.000 uomini che quando devono portare soccorso alla popolazione pretendono di essere pagati?».

    «Il terremoto del 29 maggio ci ha dato un altro terribile scossone – continua Lotti – E’ tempo di rivedere il modo in cui spendiamo i nostri soldi». Per questo la Tavola della pace lancia un appello intitolato “Lavoro non bombe” «Quello che vogliamo è il lavoro, non le bombe. Il lavoro ci da la vita, le bombe ce la tolgono. Il lavoro crea sicurezza, le bombe la distruggono. Vogliamo che i nostri soldi siano spesi per creare dignità e lavoro, non per comprare altre bombe. Senza lavoro non c’è pace né giustizia. Milioni di persone in Italia non hanno un lavoro dignitoso. Milioni di persone nel mondo vivono nella miseria sotto l’incubo delle bombe. Bisogna cambiare strada. Tagliare le spese militari per liberare risorse, investire sui giovani, sul lavoro e lo stato sociale. Questo chiediamo alla politica e alle istituzioni. Per ritrovare un po’ di pace, per uscire dalla crisi insieme, più liberi ed eguali».

    Tutti i cittadini sono invitati a firmare la petizione sul sito www.perlapace.it oppure su www.facebook.com/LavoroNonBombe.

    «La parata militare del 2 giugno è inutile e costosa e tanto più inutile oggi, dopo il terremoto in Emilia Romagna – gli fa eco la campagna Sbilanciamoci! – I soldi risparmiati annullandola potrebbero essere usati per aiutare la popolazione colpita, piuttosto che per esibire armi e mezzi militari. Con gli stessi soldi spesi per la parata militare si possono garantire, nella prossima settimana, i soccorsi di emergenza (tende, viveri, medicinali, ecc) ad oltre 5 mila persone. È irresponsabile spendere tanti soldi per far sfilare carri armati e blindo, mentre gli stessi fondi potrebbero essere investiti per aiutare le popolazioni. La Repubblica va celebrata aiutando chi ora soffre a causa del terremoto e non sfoggiando armi e mezzi militari.

     

    Matteo Quadrone

  • Pegli, cinema Eden: venerdì 1 giugno corteo contro la chiusura

    Pegli, cinema Eden: venerdì 1 giugno corteo contro la chiusura

    PegliLunedì scorso (28 maggio 2012, ndr) sono iniziati i lavori che porteranno entro i prossimi tre anni alla costruzione di un parcheggio al posto del Cinema Eden di Genova Pegli. Per la precisione 68 box su tre piani interrati. Una notizia che ha scatenato molte polemiche da parte degli abitanti della zona e in particolare del Comitato per la difesa del sottosuolo del cinema Eden (legalmente costituito il giorno 30/ 7/ 2008).

    Il cinema Eden è dotato sia di una sala “chiusa” sia di un cinema all’aperto e costituisce una delle pochissime sale cinematografiche ancora attive nel Ponente genovese. Entrambe le sale rimarranno chiuse almeno per i prossimi tre anni.

    Anche l’impatto ambientale del progetto desta molte preoccupazioni: saranno infatti tagliati tutti gli alberi circostanti, in particolare nove platani piantati oltre 50 anni fa.

    Così spiega il Comitato: “La profondità dello scavo per i tre piani dei box si avvicinerà all’altezza dei palazzi che lo circondano molto da vicino. Ricordiamo i crolli, sempre a Pegli, a causa di lavori di sbancamento per la costruzione di box privati in Via Dagnino, con crepe inquietanti che ancora spaventano, e che, dal novembre 2009, sono rimaste identiche a sé stesse. Poco più in alto e poco più in basso rispetto alla zona in cui si scaverà ci sono due pozzi: da quello a sud – ad una distanza di circa una ventina di metri – ancora oggi si può prendere acqua, ma i carotaggi dell’impresa dicono che non ci sono falde acquifere preoccupanti. Ricordiamo il previsto sottopasso al passaggio a livello, sempre a Pegli in via De Nicolay, che, per l’acqua sottostante non valutata in precedenza, si è sublimato in un muro permanente per la circolazione di automobili e persone“.

    Attraverso il web si stanno diffondendo le ragioni della protesta, che culmineranno in un corteo che partirà da piazza Bonavino venerdì 1 giugno alle 17.30.

    Queste le motivazioni diffuse attraverso il social network Facebook: “Box Eden: dopo i box in via Sabotino, piazza Rapisardi, piazza Immacolata, via della Maona, Villa Rosa,via Dagnino (con frana) altri disagi e pericoli in vista per Pegli:
    1) di natura idrogeologica;
    2) di stabilità per i problemi ai quali andranno incontro gli 8 edifici che incombono a piombo sull’area di scavo;
    3) per l’ambiente: scompariranno 12 platani quasi centenari di alto fusto, quale prova di amore per il verde, nel periodo della nidificazione;
    4) idrici: l’acqua della falda dove andrà a finire?
    5) per i posteggi: quelli di via Pavia e della parte bassa di piazza Bonavino scompariranno.

    Dolente nota anche per la viabilità: per anni i camion e le betoniere diretti al cantiere percorreranno via Ungaretti, via Salgari, via Rizzo, via Martiri della Libertà per arrivare in via Pavia, percorrendo in senso inverso il tratto dal supermercato all’incrocio di via Pavia con una preoccupante inversione di marcia.

    …e in caso di emergenze? Il traffico veicolare troverà comunque ostacolo per la presenza di un semaforo previsto per regolare l’entrata/uscita ai box, situata in via Pavia, unica via che permettere di raggiungere tutte le zone a monte (quartiere Giardino, Pegli 2, via Vespucci).

    Che ne sarà del traffico? Tutto questo avverrà nonostante il Municipio VII Ponente per ben tre volte abbia dato parere negativo alla costruzione, nonostante molti appartenenti al consiglio comunale abbiano presentato varie interpellanze e in più di un’occasione si siano dichiarati pubblicamente contrari, nonostante quanto accaduto in via Dagnino sia testimonianza della fragilità del territorio!

    Ancora una volta, per il vantaggio e le speculazioni di pochi, si ignorano le giuste preoccupazioni di una intera comunità.

    Per informazioni sulla manifestazione si può scrivere all’indirizzo mail effemmebi@tiscali.it.

    Marta Traverso

  • Metti in mostra i tuoi peccati: concorso al Teatro della Tosse

    Metti in mostra i tuoi peccati: concorso al Teatro della Tosse

    Il Teatro della Tosse ha organizzato una mostra sul tema dei peccati capitali che verrà allestita a luglio 2012 presso la Sala Anita Garibaldi (passeggiata di Nervi). La mostra Vizi d’arte raccoglierà le opere di artisti quali Tonino Conte, Gregorio Giannotta, Luigi Ferrando, Paola Rando, Andrea Corbetta e Paola Ratto.

    Per questa occasione è stato indetto un concorso per artisti, che mette in palio proprio l’esposizione dell’opera all’interno della mostra: per partecipare al concorso Metti in mostra i tuoi peccati si può inviare una sola opera, in piena libertà stilistica e tecnica e realizzata su qualsiasi supporto.

    È sufficiente inviare una fotografia a colori dell’opera in formato digitale di dimensioni non inferiori a cm.12×18 (formato Jpeg almeno 200 e max 300 dpi) all’indirizzo promozione@teatrodellatosse.it entro il 22 giugno 2012.

    Non è prevista alcuna quota di iscrizione.

  • Nice to meet you, English! Alla scoperta della lingua inglese

    Nice to meet you, English! Alla scoperta della lingua inglese

    Bus di Londra“Where do you come from?” si chiede normalmente a una persona conosciuta da poco. Nel caso dell’inglese: “Where does English come from?” Quali origini ha l’inglese? Gli studiosi individuano tre diverse fasi: Old English, Middle English, Modern English.

    Per capire meglio, dobbiamo tornare indietro di alcuni secoli,  fino al 410 d.C. quando le legioni dell’Impero romano si ritirarono dalla Britannia, lasciando sull’isola popolazioni celtiche, che parlavano dialetti di un ceppo linguistico lontano da quello dell’inglese.  Il vuoto che seguì  fu colmato da popolazioni germaniche, che iniziarono a migrare verso l’isola a partire dal  449: gli Iuti, i Sassoni e gli Angli. Proprio da questi ultimi derivano England (“terra degli Angli”) ed English. Questa data è fondamentale perché segna per convenzione l’inizio dell’ Old English.

    Angli, Sassoni e Iuti provenivano dalle coste delle attuali Germania e Olanda e parlavano dialetti derivanti dal proto-germanico, l’antenato non solo dell’inglese, ma anche del tedesco e di altre lingue germaniche (svedese, olandese e danese per citarne alcune). A queste migrazioni si aggiunsero quelle dei Vichinghi, originari delle coste scandinave, i quali più o meno aggressivamente si stabilirono in Inghilterra a partire dall’VIII secolo. Diverse espressioni legate alla vita quotidiana dei dialetti – germanici anch’essi – dei nuovi arrivati si radicarono nell’Old English, tra cui: they are, birth (“nascita”), sky (“cielo”), window (“finestra”, dal composto “vindauga”, cioè “occhio del vento”).

    Ma quanto è simile l’Old English all’inglese di oggi? Ben poco. Se non mi credete, cliccate su questo link…  e verificate voi stessi. Potrete ascoltare la lettura del prologo di Beowulf, il poema epico più importante dell’inglese antico, che narra le gesta dell’eroe omonimo di fronte al mostro Grendel. Noterete  che rispetto a oggi sono radicalmente diverse la fonologia, la sintassi e il vocabolario. A questo punto sorgono due domande legittime: come mai l’inglese è cambiato così tanto? E perché le lingue, in generale, cambiano?

    E’ necessario rispondere innanzitutto alla seconda: la storia di una lingua è la storia delle persone che la parlano. Una lingua non è solo un mezzo per interagire con altri individui, ma soprattutto per comprendere la realtà: è normale quindi che tale strumento si evolva per “dare un nome” ai cambiamenti che hanno luogo nella società. A tale proposito, viene in aiuto una citazione da Aspects of the Theory of Syntax del grande linguista Noam Chomsky secondo cui una proprietà del linguaggio è: “Fornire i mezzi per […] reagire in modo appropriato a una gamma illimitata di nuove situazioni.”

    A causa del loro carattere dinamico, tuttavia, le lingue non cambiano solo in risposta a esigenze che provengono dall’ “esterno”, ma anche per ragioni “interne”. Per esempio, la pronuncia può evolversi nel corso del tempo, magari per facilitare l’articolazione di determinati suoni.

    Altri fattori determinanti sono il contatto stesso tra lingue diverse e lo status che viene attribuito a certe espressioni rispetto ad altre. Al riguardo, ho un aneddoto significativo. Pochi giorni fa ho ricevuto un’email in cui sono stato definito come lavoratore “skillato”, ovvero “qualificato”. Per fortuna conosco l’inglese, altrimenti avrei potuto confonderlo con un’offesa… Battute a parte, la cosa mi ha fatto riflettere su quanto l’inglese sia penetrato nella nostra lingua, proprio perché in alcuni ambiti – in particolare quello business – usare alcune espressioni inglesi è uno status symbol.

    Saranno proprio il language contact e il prestigio sociale a giocare un ruolo chiave nel passaggio da Old a Middle English, come vedremo prossimamente…

    Daniele Canepa

    [foto di Diego Arbore]

  • Progetto verde e Progetto piazze: le prime proposte di Marco Doria

    Progetto verde e Progetto piazze: le prime proposte di Marco Doria

    Marco DoriaMarco Doria ha appena trascorso il suo primo giorno da sindaco con la sua nuova giunta comunale. In questi giorni post elettorali immaginiamo che il suo tempo libero sia stato davvero poco, tra nomine, primi documenti da studiare, dichiarazioni da rilasciare, tuttavia il neo sindaco ha trovato il tempo per partecipare ad una delle manifestazioni più interessanti del mese di maggio, “IF – Istruzioni per il futuro”, organizzata a Villa Bombrini dalla Rete Ligure per l’altra economia, promotrice dal 2008 della Fiera “Fa la Cosa Giusta”!.

    Produttori agricoli, imprese artigiane, cooperative sociali, associazioni della mobilità sostenibile, gruppi di acquisto solidale per due giorni si sono interrogati e confrontati su “La città che vogliamo”, la Genova che la nuova amministrazione sarà chiamata ad immaginare e realizzare, la Genova che dovrebbe diventare un esperimento Superbo dal punto di vista sostenibile e sociale.

    Doria non si è tirato indietro al confronto, si è presentato al convegno finale intitolato proprio “La città che vogliamo”, incontro che ha visto anche la partecipazione del Prof.re Stefano Bartolini (docente di Economia politica all’Università di Genova e studioso del concetto di felicità rapportato al mondo economico), di Santo Grammatico (presidente di Legambiente Liguria), di Deborah Lucchetti (presidente della cooperativa Fair Coop) e di Mario Zambrini (esperto valutatore alla Commissione per le Valutazioni dell’Impatto Ambientale del Ministero dell’Ambiente e amministratore presso Ambiente srl).

    Il sindaco ha avuto modo di esporre diversi punti interessanti del programma che intenderebbe realizzare in città, tra cui il tema che in questi giorni ha maggiormente trovato spazio nelle pagine dei giornali locali: la Gronda e il presunto ricatto di Società Autostrade sul nodo di San Benigno. Doria ne ha parlato, citando anticipazioni del Secolo XIX e gli strascichi della questione si sono sentiti anche il giorno dopo, e quello successivo ancora. Un botta e risposta a suon di smentite e lettere.

    Nella città prospettata il week-end scorso in effetti la Gronda non ci sarebbe e questo dato è stato fortemente ribadito dagli organizzatori dell’evento. Anche i 18 liberi professionisti chiamati dal professore a redigere delle osservazioni al Piano Urbanistico Comunale hanno espresso scetticismo sulla fattibilità dell’opera di Società Autostrade. Ma il PUC doriano non parla solo di Gronda e grandi opere pubbliche, ma anche di recupero di spazi condivisi e socialità e sviluppo delle aree verdi cittadine, destinate allo svago e all’agricoltura: il Progetto Piazze e il Progetto Verde. Due progetti da attuare nell’arco dell’intero ciclo amministrativo e che hanno come denominatore comune gli spazi da condividere… «Dobbiamo recuperare non solo idealmente la dimensione pubblica degli spazi, dobbiamo tornare a vivere nella nostra città», ha detto il sindaco.

    PIANO VERDE. Prioritaria per Doria è la preservazione degli spazi verdi e agricoli presenti sul territorio comunale. Questo si traduce in primo luogo nel sostegno alle attività agricole all’interno del perimetro cittadino e un incentivo continuo a pratiche che privilegiano la filiera corta e una produzione agricola biologica. L’agricoltura in città, e in particolare il costante sviluppo degli orti urbani, ha una funzione di presidio del territorio e inoltre riveste un’importanza strategica anche dal punto di vista economico perché rappresenta uno sbocco occupazionale da tutelare, come gli altri. Il piano prevede poi un’attenzione particolare alla conservazione dei parchi urbani – il parco di Nervi, la villa Duchessa di Galliera a Voltri solo per citarne qualcuno –, dei giardini pubblici e delle aiuole. Importante sarà risvegliare in tutti i cittadini genovesi la consapevolezza del patrimonio naturale del Comune e incentivarne l’utilizzo rispettoso.

    PIANO PIAZZE. Il neo sindaco ha inoltre posto l’accento sul recupero dei tradizionali spazi di socialità cittadina che caratterizzavano le nostre città fino a 30, 40 anni fa: le piazze come luogo ludico privilegiato per il divertimento dei bambini e la convivialità degli abitanti. Coinvolgendo il mondo accademico, Doria vorrebbe in prima istanza effettuare una ricognizione delle piazze cittadine e del loro effettivo utilizzo; farne insomma una fotografia della maggiore o minore fruibilità attuale. L’obiettivo della ricerca è di individuare un paio di piazze genovesi che possano essere oggetto di specifici atti d’intervento con lo scopo di farle ritornare luogo di aggregazione sociale.

    MOBILITA’ SOSTENIBILE. Come ci ha confermato Santo Grammatico di Legambiente, tra le innovazioni sostenibili del sindaco ci sarebbero anche la realizzazione di zone a traffico moderato ad una velocità massima di 30 km/h e la possibilità di realizzare o migliorare le piste ciclabili laddove la larghezza della carreggiata lo consente (perché Genova, a dispetto degli stereotipi fortemente sedimentati, è una città che si può percorrere in bici!). Moderare la velocità dei veicoli privati permetterebbe una convivenza più sicura e civile tra i diversi sistemi di trasporto, le bici e i pedoni. Si incentiverebbe l’utilizzo dei mezzi pubblici, si ridurrebbero gli incidenti e gli inquinamenti, e soprattutto si recupererebbero spazi privilegiati da destinare alla socialità cittadina, grazie alla diminuzione delle vetture private in circolazione. Un passo in più per migliorare la vivibilità di Genova e permettere ai suoi abitanti di goderne “a misura d’uomo”.

    Antonino Ferrara

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Liguria, lavoratori Sanità: i contratti part-time devono essere difesi

    Liguria, lavoratori Sanità: i contratti part-time devono essere difesi

    Un problema spinoso che coinvolge migliaia di lavoratori liguri del comparto sanità – parliamo dei dipendenti di Asl ed aziende ospedaliere con contratti part-time – ieri è stato al centro di un intervento del gruppo dell’Italia dei Valori che ha presentato in consiglio regionale una mozione in merito.

    «Alcune Asl Liguri hanno revocato indiscriminatamente molti contratti part-time esistenti – spiega il presidente della commissione sanità e consigliere IDV, Stefano Quaini – noi riteniamo ragionevole che tale discussione riparta dalla terza commissione consiliare, tenendo presenti i diritti di quei lavoratori che grazie alla legge 662 del 1996 decidono di intraprendere questo percorso».
    La questione riguarda tutta la Liguria perché di fatto manca una regia complessiva che guidi le scelte delle singole aziende sanitarie locali e dei presidi ospedalieri che, di conseguenza, agiscono come corpi a sé stanti.

    Tutto scaturisce dal Decreto Brunetta sulla pubblica amministrazione, risalente al 2008 (Decreto Legge 112 del 25 giugno 2008 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione Tributaria”), che in pratica ha trasformato l’inquadramento part-time dei dipendenti da diritto individuale a diritto negoziabile. In altri termini quello che prima era un diritto del lavoratore, oggi è diventata una concessione discrezionale dell’azienda. E nel comparto sanitario la conseguenza è stata la sospensione di molti contratti part-time. Gli unici a salvarsi sono stati i dipendenti che avevano ottenuto il contratto prima del 2008, mentre tutti gli altri sono dovuti passare attraverso la rinegoziazione con gli enti interessati.

    «Chi sceglie questo rapporto di lavoro guadagna consapevolmente la metà dello stipendio e accetta di rinunciare ad avanzamenti di carriera – sottolinea Quaini – ma spesso lavora con maggior entusiasmo perché questa tipologia contrattuale va a salvaguardare l’esigenza personale di conciliare l’attività lavorativa con le proprie necessità di tipo personale e familiare».
    Infatti ad accedere a questa tipologia di contratto sono in maggioranza donne, neo mamme o comunque con bambini piccoli, oppure persone con familiari che necessitano di assistenza.

    «Le singole aziende si sono comportate in maniera diversa – spiega Mario Iannuzzi, del sindacato autonomo Fials – secondo l’interpretazione prevalente della legge, le revoche dei contratti part-time devono essere degli atti mirati. Per quanto riguarda Genova, l’Asl 3 ha prorogato i contratti fino al 2015, quindi non esistono particolari criticità. Ma i nuovi contratti sono comunque rigidi e l’azienda ha ampia facoltà di decidere a quali figure professionali concedere il part-time e quale tipologia di part-time utilizzare. I problemi maggiori riguardano invece il Galliera ed il San Martino. Al Galliera non c’è stato nessun accordo sindacale e l’azienda ha revocato alcuni part-time. I lavoratori hanno fatto ricorso al giudice che però ha dato loro torto. Al San Martino, l’azienda con il maggior numero di lavoratori part-time, la proroga è in scadenza ed i contratti dovranno essere rinegoziati».

    Secondo il presidente della Commissione Sanità, nell’area genovese la situazione più critica è quella dell’ospedale San Martino, dove molti contratti sono stati revocati, mentre all’ospedale Gaslini occorre approfondire il quadro attuale ed in generale «È necessario fare chiarezza con l’obiettivo di ottenere un’uniformità di vedute su tutto il territorio».
    Certo la questione è delicata, come ricorda Iannuzzi, perché «Da una parte le aziende del comparto sanitario, grazie a questi contratti possono risparmiare risorse, però allo stesso tempo, in regime di blocco di assunzioni, hanno bisogno di diminuire il ricorso a queste tipologie contrattuali visto che non possono recuperare nuovo personale dall’esterno».

    «La normativa europea stimola a perseguire questo tipologia contrattuale – continua Quaini – ed esiste una sufficiente giurisprudenza che ha dato ragione ai lavoratori di altre regioni italiane che, nonostante la difficile fase economica, si sono adeguate alle direttive europee».
    «Almeno in una parte dei casi è necessario un attento riesame per mantenere valido questo strumento di tutela individuale – conclude Quaini – Grazie al nostro intervento la discussione è stata riaperta ed avverrà un passaggio significativo in commissione Sanità per approfondire una tematica di importanza vitale per molti lavoratori».

     

    Matteo Quadrone