Mese: Aprile 2013

  • Budino biancomangiare: ingredienti e preparazione

    Budino biancomangiare: ingredienti e preparazione

    budino-biancomangiareIl budino biancomangiare è un dolce al cucchiaio diffuso in moltissime regioni italiane; ne esistono numerose varianti, qui proponiamo una ricetta antica genovese.

    Ingredienti

    1 litro di latte, 1 etto di polvere di riso, 120 grammi di zucchero, 4 uova, 1 bicchierino di liquore Madera o Maraschino, 1 cucchiaino di acqua di fiori d’arancio, cannella, rosolio (a piacere).

    Preparazione

    Mettete la polvere di riso e lo zucchero setacciati a stemperare nel latte e fate cuocere per circa mezz’ora a fuoco basso, mescolando ripetutamente con un cucchiaio di legno.

    Togliete dal fuoco e aggiungete quattro rossi d’uovo sbattuti (consevate i bianchi), un bicchierino di Madera o di Maraschino, l’acqua di fior d’arancio, un pizzico di cannella e, se lo gradite, un bicchierino di rosolio.

    Mescolate bene e rimettete poi sul fuoco per un’altra mezz’ora continuando a girare con il cucchiaio di legno. Togliete nuovamente dal fuoco e aggiungete i quattro albumi d’uovo precedentemente conservati e mescolate per alcuni minuti.

    Versate il composto negli stampini, lasciare raffreddare bene e servite con una spolverata di cannella o qualche scorza d’arancia come guarnizione.

    Foto: euforiaincucina.blogspot.it

     

  • La Storia in Piazza: Princesa, incontro su arte e identità di genere

    La Storia in Piazza: Princesa, incontro su arte e identità di genere

    vera-complojSabato 20 aprile 2013 (ore 17.30) in piazza Princesa – adiacenze via Lomellini – si svolge l’incontro pubblico IN BETWEEN in the Ghetto.

    Sono presenti Rossella Bianchi, presdiente Associazione Princesa per la difesa dei diritti dei Transgender Sex Worker; Ilaria Bonacossa, curatrice del museo d’arte contemporanea Villa Croce; Tamar Pitch, Università di Perugia; Regina Satariano, Movimento d’identità Transessuale Toscana; Vera Comploj, artista in mostra in Sala Dogana con In between.

    L’evento fa parte del programma de La Storia in Piazza 2013 e si svolge in collaborazione con Comunità San Benedetto al Porto di Don Andrea Gallo.

  • Scuola media Colombo: teatro antimafia e progetti sulla legalità

    Scuola media Colombo: teatro antimafia e progetti sulla legalità

    Scuola«Bisogna denunciare ogni ingiustizia o affare illecito messo in atto da queste organizzazioni.
 Quindi non si deve avere paura dei mafiosi e non bisogna nascondersi dietro l’omertà, perché è dalla paura che la mafia crea il suo “Impero”». Firmato ch3cc0, un giovane alunno della scuola statale secondaria di primo grado “Colombo” di Genova, alias “la media Colombo”.

    Checco, come molti suoi compagni, ha imparato a conoscere la mafia in classe, grazie al progetto interdisciplinare “Liberi di…libera da…” sull’educazione alla legalità e al contrasto della mentalità mafiosa, promosso quest’anno dai suoi professori.

    «L’idea – spiega Maria Agostini, docente di italiano e coordinatrice del progetto – nasce dalla ferma convinzione che la scuola non possa dichiararsi estranea alla vita reale e abbia, invece, il dovere di trattare questi temi con i ragazzi, avviando con loro la riflessione personale e di gruppo su tematiche quali la cittadinanza attiva e l’educazione alla legalità. Ma un’educazione alla legalità che nasca da esperienze concrete dei ragazzi e che non sia calata dall’alto dal docente che fa lezione, che sia capace di portare cambiamento nella realtà quotidiana dei ragazzi».

    Per provare a raggiungere questo nobile obiettivo, il corpo docente si è avvalso della collaborazione di voci autorevoli del settore, come le associazioni Libera e Addiopizzo, che hanno dato vita a laboratori trasversali, proposti a classi parallele e il cui risultato sarà presentato a tutti venerdì 31 maggio, nell’ambito di una sorta di notte bianca del Colombo, con la scuola aperta fino alle 22.30.

    In quell’occasione, alunni, genitori e tutti i genovesi interessati potranno giocare all’ocomafia, il giro dell’oca realizzato dagli studenti delle classi prime e delle seconde, mentre le terze proporranno lo spettacolo di teatro di parola “Mafia vuol dire miseria” (di cui è visibile un’anteprima sul canale YouTube ufficiale della scuola).

    «Il lavoro delle terze – spiega la professoressa Agostini – parte dalla lettura di racconti con protagonisti ragazzini coetanei dei nostri alunni che hanno già incontrato la mafia nella loro vita». In particolare, nel corso dell’anno i giovani studenti hanno letto: “E vallo a spiegare a Nino” di Anselmo Roveda, in cui viene illustrata ai più piccoli la realtà dei beni confiscati alle mafie; “Io dentro gli spari” di Silvana Gandolfi, che racconta la storia di un ragazzino testimone di mafia costretto a vivere sotto protezione, vincitore del premio Andersen due anni fa e da cui Giorgio Scaramuzzino ha tratto uno spettacolo per il Teatro dell’Archivolto; “Per questo mi chiamo Giovanni” di Luigi Garlando, che racconta la storia di un bambino nato nella notte seguente alla strage di Capaci, 23 maggio 1992, quando furono assassinati il magistrato Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della loro scorta.

    «Da questi libri e da “Gomorradi Roberto Saviano – continua la docente – abbiamo tratto alcuni brani che sono andati a costituire il copione dello spettacolo, seguendo il filone dei significati della parola mafia e delle sue connessioni con il mondo dei più piccoli, dal fenomeno delle baby-gang alla protezione dei giovani testimoni».

    Il lavoro è in tutto e per tutto autogestito dai ragazzi: al di là della lettura, gli alunni della Colombo si sono occupati direttamente della grafica, della ripresa e del mix audio, oltre che della coreografia nella quale convergono i lavori realizzati da tutte le classi dell’istituto scolastico.

    Assieme allo spettacolo, gli alunni più grandi presenteranno anche l’audiolibro sul racconto di Roveda, realizzato nell’ambito delle iniziative per il premio Andersen, con la collaborazione di Adov (Associazione dei donatori di voce) e della biblioteca De Amicis.

    «Benché molto faticoso – ammette Maria Agostini – si tratta di un lavoro molto stimolante anche per noi docenti. Grazie all’interdisciplinarietà e al continuo scambio di alunni, riusciamo a coinvolgere pienamente anche chi è meno avvezzo alla didattica tradizionale ma si sente molto responsabilizzato dal dover fare qualcosa per gli altri. Lavorare sull’educazione alla legalità e sulla cittadinanza attiva, infatti, significa rendersi responsabili del bene comune nei confronti degli altri e organizzarsi in modo che i più grandi si prendano cura dei più piccoli, com’è giusto che sia».

    E le ore di lezione non vengono assolutamente gettate al vento se, alla fine, c’è chi, come consu, arriva a scrivere: «Meglio morire lottando che vivere soffrendo. Spero che prima o poi la mafia finirà… E’ ingiusta e non ha uno scopo… La mafia esiste ed è crudele… anche se alcuni non ci credono… purtroppo è così… la mafia esiste».

    Simone D’Ambrosio

  • Ripremio: un bando per conoscere i talenti di Genova

    Ripremio: un bando per conoscere i talenti di Genova

    lavoro-geometra-architetto-DIIl Comune di Genova apre la seconda edizione di Ripremio – Percorsi centrifughi, il bando che mira a un riconoscimento pubblico dei genovesi che si sono valorizzati fuori città e/o a livello internazionale nel campo dell’industria creativa, ma la cui eccellenza non è stata ancora premiata in città.

    I partecipanti non possono autocandidarsi, ma segnalare un progetto attivo a partire dal 2009 e che risponda al requisito di cui sopra. I settori creativi presi in considerazione sono: architettura e design; artigianato artistico; arte contemporanea; cinema e audiovisivi; editoria; industria del gusto; mercato dei prodotti artistici e culturali; moda; patrimonio culturale; pubblicità e pr; software e videogames; spettacolo dal vivo e musica; tv e radio.

    Le segnalazioni vanno inviate entro il 30 giugno 2013 compilando il modulo e verranno poi sottoposte al giudizio di una commissione scientifica che le verificherà e opererà la scelta degli artisti o operatori da valorizzare. Gli artisti selezionati potranno mostrare le proprie opere nel corso di un evento pubblico e verranno premiati dal Sindaco con una targa durante le celebrazioni Colombiane del 12 ottobre 2013 a Palazzo Ducale.

    Gli artisti premiati nella prima edizione sono stati:
    – Fabio Cavalli per Cesare deve morire, Orso d’oro al Festival del cinema di Berlino 2012
    – Christian Cantamessa per Red Dead Redemption” come miglior videogame dell’anno 2010
    – Alessandra Vinotto per Wild Dogs Run come migliore videoclip 3d al 3d Film Festival di Los Angeles
    – Simone Lezzi per riconoscimento del proprio lavoro a livello internazionale
    – Stefano Bucciero per riconoscimento del proprio lavoro a livello nazionale

    [foto di Diego Arbore]

  • Pechakucha night: creatività, ecologia e idee imprenditoriali

    Pechakucha night: creatività, ecologia e idee imprenditoriali

    Ingresso la ClaqueVenerdì 19 aprile 2013 si svolge a La Claque, in pieno centro storico, la quinta edizione del PechaKucha Night.

    Si tratta di un evento che si svolge in oltre 600 città del mondo allo scopo di far conoscere progetti creativi e innovativi che si stanno sviluppando sul territorio. Ogni partecipante è stato scelto attraverso un bando e ha a disposizione 20 minuti per presentare la sua idea in 20 slide.

    Un format rigido che vede coinvolti in ogni edizione artisti, designer, architetti, urbanisti, fotografi, videomaker, liberi pensatori.

    Questo il programma della serata: si parte alle 20 con un aperitivo musicale, i progetti saranno raccontati dalle 21 alle 23 (con un break di 15′ alle 22) e infine ci sarà il concerto live dei Calomito a partire dalle 23.30. Ingresso 5 € inclusa la consumazione.

    I progetti di PechaKucha Night 5
    – Simone Felici: Anaglyph Project
    – Alfonso Bonavita, Roberto Della Rocca: Game Over
    – Carlo Occhiena, Giulia Mietta: Canate
    – Angela Giulia Toso: La stilista
    Filippo Balestra, Roberto Ferreccio, Stella Venturo: COSTOLA, un libro duro
    – Francesco Di Biaso: IoRicreo
    – Marna Parodi: Le mappe dei quartieri viventi, studiare Genova con i social media
    – Francesco Rotta: Puzzle Free
    – Veronica Salvinie, Carlo Lamberti, Francesco Capezio, Gianluca Sturmann: Art is clear as clouds are
    – Francesco Margaroli: Norquitecture
    – Andrea Cocchi: Ross Italia, scarpe artigianali concepite a Genova
    – Alessio Vecchiè (Studio Làbora), Pierluigi Gori (Studio Fotografico Cairoli 8), Francesco Margaroli, Beatrice Piazzi: Olaf
    – Luana Ciambellini, ArcipelagoScec Toscana/Liguria: Lo SCEC in 6 minuti.

  • Cecilia Strada: intervista alla presidente di Emergency

    Cecilia Strada: intervista alla presidente di Emergency

    cecilia-strada-emergencyArticolo 32 della Costituzione: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti“.

    Queste parole sono la premessa con cui Emergency nel 2006 ha aperto il suo primo ambulatorio a Palermo: da allora il Programma Italia si è esteso in diverse città – Marghera, Sassari, Castel Volturno e altre – con poliambulatori “stabili” e ambulatori mobili, e ha fornito oltre 80.000 prestazioni gratuite.

    Un progetto che vuole estendersi anche in altre zone del nostro Paese: per questa ragione Emergency ha attivato una raccolta fondi via sms attiva fino a domenica 28 aprile. Chiunque può contribuire inviando un sms (valore 2 €) o facendo una telefonata (valore dai 2 ai 5 €) al numero 45505.

    Cecilia Strada, presidente di Emergency, ci spiega le ragioni e gli obiettivi del progetto.

    Programma Italia è iniziato nel 2006, ben prima dell’aggravarsi della crisi economica e dei tagli alla sanità e agli enti locali: come vi rapportate con le istituzioni del territorio?
    La nascita di Programma Italia aveva l’obiettivo di sostenere i migranti irregolari, i quali – come ben sappiamo – sono molto penalizzati nell’accesso alle cure mediche. Nel tempo abbiamo riscontrato che molti migranti regolari e cittadini italiani richiedevano cure nei nostri poliambulatori, in una misura molto più alta rispetto a quanto pensavamo in origine. Oltre all’aumento del ticket sanitario, esistono costi molto alti che riguardano anche chi ha un’esenzione ticket: per esempio occhiali da vista o protesi odontoiatriche possono comportare una spesa fino a diverse centinaia di euro.

    Il rapporto con le istituzioni locali varia da Comune a Comune e da Regione a Regione: posso citare esempi virtuosi come quello della Regione Puglia, che attraverso una delibera estenderà le attività di Programma Italia in altre città oltre a quelle dove siamo già presenti, mentre a Marghera e Palermo – sempre attraverso una delibera delle rispettive Regioni – i nostri medici hanno in dotazione il ricettario rosso, ossia quello fornito dalle Asl.

    Quali sono i caratteri salienti di Programma Italia? Quali gli obiettivi futuri della raccolta fondi? 
    Scopo di Programma Italia è fornire orientamento socio-sanitario: non solo la cura diretta e gratuita dei pazienti, ma anche informazioni sui propri diritti e su come accedere alle prestazioni sanitarie, mediazione linguistica e culturale a chi non parla italiano.

    Non è un servizio sostitutivo rispetto al Sistema Sanitario Nazionale, ma fornisce supporto dove questo non riesce ad arrivare: non si tratta solo di curare i pazienti che per motivi economici o di altra natura non accedono alle cure mediche, ma contribuire nel lungo periodo a un impatto positivo sui bilanci degli enti locali.

    Mi spiego meglio: se una persona non può permettersi le cure mediche di cui ha bisogno, cerca di “accedere gratuitamente” attraverso il Pronto Soccorso oppure rinuncia a curarsi. Le attività di un Pronto Soccorso hanno un costo maggiore rispetto a quelle di un ambulatorio: nel primo caso citato, alla persona viene assegnato un codice non urgente, e come già oggi avviene si ha un “intasamento” di pazienti non gravi; nel secondo caso, la persona dovrà andare al Pronto Soccorso a causa dell’assenza di cure e dell’aggravarsi della patologia, con forti rischi per la vita e la salute. Incentivare le attività dei poliambulatori permette di ridurre i tempi di attesa nei Pronto Soccorso e abbattere i costi della loro gestione.

    Il nostro obiettivo, anche attraverso questa raccolta fondi via sms (ricordiamo: 2 € al 45505 entro il 28 aprile, ndr), è dunque aprire nuovi poliambulatori e nuovi ambulatori mobili, a partire da Napoli e Polistena, quest’ultima in provincia di Reggio Calabria.

    Uno dei temi chiave di Programma Italia è l’accesso all’informazione: da un lato dare la possibilità a chiunque di conoscere le attività di Emergency e dare il proprio contributo (sabato 20 aprile avrà luogo l’inaugurazione dell’infopoint Emergency in piazza De Ferrari), ma anche e soprattutto per i pazienti. Quanta consapevolezza c’è dei propri diritti, per chi necessita di cure mediche?

    La consapevolezza è ancora molto scarsa e non solo per i migranti. Nell’ambulatorio di Castel Volturno ci siamo trovati a contatto con pazienti affetti da patologie croniche che non sapevano di aver diritto all’esenzione per le cure: per esempio, persone anziane affette da diabete che pagavano il ticket a ogni controllo della glicemia e smettevano di farla quando non avevano più soldi, fino al nuovo accreditamento della pensione. Non sapevano di avere questo diritto perché nessuno li ha mai informati: l’esperienza di questi anni ci ha fatto capire che il non-accesso alle informazioni sui propri diritti è un problema che non riguarda solo i migranti.

    Lei ha “vissuto” Emergency fin dalla sua fondazione: prima come figlia (Emergency è stata creata nel 1994 dai genitori di Cecilia, Gino e Teresa Strada, ndr), poi come volontaria, oggi come Presidente. Come vive questo nuovo impegno all’interno dell’associazione?
    La percezione che ho di Emergency è più o meno la stessa di quando ero volontaria, anche se i miei impegni sono decisamente aumentati. Aver operato come volontaria mi fa ricordare ogni giorno quanto sia pesante il lavoro quotidiano, ma al tempo stesso quante soddisfazioni arrivano dal raggiungimento degli obiettivi. Quando si riesce a ottenere dei risultati positivi non conta essere presidente o volontarioperché tutti hanno partecipato con il proprio contributo.

    Marta Traverso

  • Royal Botanic Gardens: centro di ricerca all’avanguardia nella botanica

    Royal Botanic Gardens: centro di ricerca all’avanguardia nella botanica

    Kew Gardens 1Come abbiamo brevemente anticipato nello scorso articolo, i Kew Gardens dimostrano come un bene originariamente privato abbia potuto evolversi e trasformarsi in una ricchezza per la collettività e possa, al tempo stesso, assommare i pregi di un giardino a quelli di un “laboratorio” a cielo aperto, che preserva e valorizza migliaia di specie vegetali, spesso estinte in natura o a rischio di estinzione.
    Se avrete occasione di fare un giro a Londra, varrà sicuramente la pena visitare i Kew Gardens. Essi si trovano a pochi minuti dal centro della città, sono facilmente raggiungibili in metropolitana e valgono sicuramente la fatica del viaggio.
    I Royal Botanic Gardens presentano infatti sia piante di ogni genere e varietà (sono presenti, solo per le orchidee, più di cinquemila specie), da quelle per il giardino roccioso, a quelle tropicali o a quelle acquatiche, che interessanti e “listed” edifici (cioè tutelati dal competenti Autorità per i beni culturali).

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                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    .

    Il primo tra tutti è rappresentato da una alta costruzione orientaleggiante, su più piani, noto come la Pagoda e costruita nel settecento sulla base dello stile all’epoca dominante. La più celebre ed antica tra le molte serre è, invece, la Palm House. Essa venne progettata in un luogo limitrofo ad uno specchio d’acqua in modo da riflettersi sulla sua superficie così da accrescere l’effetto di stupore sull’osservatore. Venne inoltre realizzata con l’acciaio usato nella costruzione delle navi. Tale espediente permise così di ampliare al massimo la larghezza intercorrente tra i pilastri interni dell’edificio, con grande beneficio dello spazio da adibire alle piante. Merita anche una menzione l’ultra moderna struttura Princess of Wales Conservatory, che ha fatto dell’efficienza energetica la sua principale prerogativa. All’interno dell’esteso parco si trova infine anche una antica dimora secentesca con annesso giardino, Wakehurst Place.

    Da un punto di vista botanico, i Kew Gardens non potranno deludere neppure il più appassionato dei botanici.
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                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   .

     La Palm House contiene infatti una ricca raccolta di palme ed altre analoghe piante, la collocazione dell’insieme è molto curata ed estremamente suggestiva. Le varie specie si intrecciano, infatti, tra loro sotto le volte della antica struttura in ferro e vetro, alcune piante fiorite adatte ai climi caldi spuntano tra le verzure ed infine piccoli uccelli si librano nell’aria. La serra è poi dotata, nella sua parte più alta, di una sorta di balconata in ghisa, raggiungibile a mezzo di scalette a chiocciola.

    Kew Gardens 6Dall’alto la vista è davvero particolare, sembra infatti di trovarsi nel mezzo di una foresta tropicale e si ha inoltre l’inusuale opportunità di cogliere le singole varietà di piante da una distanza estremamente ridotta. Queste ultime sono tutte saggiamente potate, tanto da non scorgere neppure i tagli o i rami ridimensionati nel tempo. L’insieme è molto spontaneo e naturale, mille toni di verdi e molteplici tipologie di foglie fanno dimenticare di trovarsi all’interno di un luogo chiuso, in un paese europeo e per di più a pochi chilometri dal centro di una moderna ed urbanizzata capitale, come è Londra.

    Le molte altre serre dei Kew Garden racchiudono infine strepitose raccolte di piante grasse, provenienti dai più disparati deserti del pianeta. Anche qui l’intenditore come il semplice curioso avrà modo di approfondire le proprie conoscenze o di restare semplicemente stupido di fronte all’enorme varietà di forme, colori e fioriture esistenti nel pianeta.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Marcia per la Terra: le associazioni genovesi per la difesa del territorio

    Marcia per la Terra: le associazioni genovesi per la difesa del territorio

    autostrada-cemento-impatto-ambientale«Una marcia contro il cemento e a favore della tutela e valorizzazione dei suoli agricoli; una manifestazione contro la speculazione edilizia e a favore del paesaggio come risorsa anche economica». Così si legge nel documento di presentazione della Marcia per la Terra, la prima in Liguria, organizzata dal Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio (coordinamento genovese “Salviamo il paesaggio”) con partenza domenica 21 aprile alle ore 14 da un luogo simbolo come l’Acquasola per raggiungere Valletta Carbonara.

    Con il supporto di una trentina di associazioni cittadine (più una decina a livello regionale) e in concomitanza con analoghi eventi promossi in Piemonte, Lazio Veneto, Puglia e Sicilia con lo scopo di celebrare l’Earth Day (22 aprile, Giornata Mondiale per la Terra promossa dalle Nazioni Unite), la Marcia vuole dire no «al consumo scellerato di suolo che nei decenni ha devastato il capoluogo ligure e l’intera regione, compromettendo in modo irreversibile il paesaggio e i naturali assetti idrogeologici del territorio, con le drammatiche conseguenze che tutti conoscono.»

    «Vogliamo sottolineare la necessità di conservare le risorse naturali e i suoli agricoli e fertili – affermano gli organizzatori – fermando il consumo indiscriminato di suolo. Per restare a Genova, l’elenco dei casi di cementificazione realizzata o minacciata, e talvolta sventata con grandi mobilitazioni, è infinito: dai progetti di parcheggi spuntati ovunque (dopo l’Acquasola ci sono stati fra gli altri le Caravelle di piazza della Vittoria e il Bosco Pelato a San Fruttuoso), alle edificazioni in zone di alto pregio paesaggistico o storico (Valletta Carbonara, l’ex Mercato di corso Sardegna, per non parlare dell’ex Ospedale psichiatrico di Quarto,monumento su cui incombe una gigantesca speculazione).

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    Valletta Carbonara San Nicola

     

     

     

     

     

     

     

    La marcia, come detto, partirà alle 14 dai giardini dell’Acquasola e approderà ai Giardini Pellizzari (sopra l’Albergo dei Poveri) intorno alle 16, con un percorso che si snoderà lungo le vie cittadine e con tappe significative per il tema della giornata. Presso i Giardini Pellizzari ci sarà un momento di festa, con musica (Coro Quattro Canti, Banda Il Ballatoio, Piccola Orchestra della Posta Vecchia), animazioni per bimbi e adulti, danze, dibattiti (con spazi dedicati ai problemi dei territori liguri), merenda dei contadini di Vesima e cibo/bevande che ogni partecipante porterà per condividere.

    Fra i partecipanti Marco Preve, giornalista, impegnato sui temi ambientali, coautore con Ferruccio Sansa del libro ‘Il partito del cemento’, che denuncia i misfatti della speculazione edilizia in Liguria, svelando le complicità di politici e amministratori e Pino Petruzzelli, attore e scrittore impegnato sui temi sociali.

    PROLOGHI: TUTTE LE INIZIATIVE DEL MATTINO E DI SABATO 20
    La manifestazione genovese sarà preceduta al sabato e alla mattina della domenica da iniziative locali in diverse località di Genova e della provincia. I partecipanti a tali iniziative confluiranno poi nella marcia unitaria del pomeriggio.

    1) il Comitato Acquasola a partire dalle 11 di domenica 21 svolgerà iniziative presso il Parco dell’Acquasola, con preparazione di un pic nic.
    2) la Rete per l’ambiente del Golfo Paradiso e del Golfo del Tigullio domenica 21 al mattino farà una marcia non competitiva a Recco con destinazione Villa Ansaldo, bene storico-ambientale minacciato di speculazione. Il percorso, andata e ritorno, partirà alle 9 dalla stazione ferroviaria, percorrerà la storica scalinata verso la Chiesa di Megli (punto di ritrovo alle 9.45 per chi preferisce arrivare in auto), transiterà su via del Pianello e arriverà infine a Villa dell’Alloro e all’antico Ospedale. E’ prevista una breve introduzione storica, con rinfresco sul piazzale della Chiesa di Megli. Sono graditi strumenti per pulire i terreni circostanti. Per adesioni/informazioni: info@creuze.it, tel. 320 – 43 67 069.
    3) i comitati per Pra’, che contrastano lo snaturamento del progetto di trasformazione del vecchio tracciato dell’Aurelia (P.o.r. di Prà), faranno sabato 20 alle 15 un raduno in bicicletta e a piedi, che da Piazza Sciesa si muoverà per occupare pacificamente l’Aurelia e protestare contro lo scempio previsto su quel territorio.
    4) L’Associazione Amici del Chiaravagna, i circoli Arci Barabini di Trasta, Circolo Culturale Fegino e Futuro Primitivo, che si battono contro il traffico pesante originato dall’assegnazione di molte aree della zona a depositi container, oltre che contro la presenza di deposito Amiu e cave, promuovono sabato 20 la camminata ‘Verso la marcia per la Terra’, che partirà alle 15 da Sestri Ponente (Giardini Minoletti, ex Corderia) per arrivare a Trasta.
    5) Il Comitato di protezione del Bosco Pelato e contro il silos di piazza Solari organizzerà un’iniziativa con i bimbi: genitori e maestre parteciperanno alle 11 al raduno dell’Acquasola, dove organizzeranno divertimenti per i bimbi, in particolare pitture a mano su magliette bianche, che saranno indossate dai bimbi, e truccabimbi con disegni sul tema della marcia, come foglie e alberi.
    6) L’Associazione Non Solo Parole il giorno della marcia per la Terra presenterà una raccolta di testimonianze dei negozianti agonizzanti di Via Fereggiano e Via Tortosa, e delle famiglie colpite dall’alluvione del 4 novembre 2011, che hanno vissuto e continuano a vivere nella paura di un’altra tragedia.

    Si può aderire alla Marcia scrivendo a: salviamoilpaesaggiogenova@gmail.com o iscrivendosi al gruppo Facebook

  • Librerie a Genova: le iniziative in centro storico e nei quartieri

    Librerie a Genova: le iniziative in centro storico e nei quartieri

    LibreriaGli italiani non leggono: i dati in merito mostrano percentuali in costante ribasso – solo il 46% dichiara di aver letto almeno un libro durante tutto il 2012, secondo il Rapporto sulla promozione della lettura presentato da Cepell lo scorso 18 marzo – un trend su cui non sembra influire più di tanto la lettura di ebook (né tantomeno la possibilità di scaricarli senza troppo curarsi del diritto d’autore).

    Tuttavia, in un Paese che legge poco ci sono molte librerie: nella maggior parte dei casi sono piccole, nel senso che non appartengono a nessuna catena, gestite da coraggiosi imprenditori e spesso collocate in quartieri periferici o in zone cosiddette “depresse”, fuori dallo struscio del centro città.

    Negli ultimi tempi stiamo assistendo a numerose iniziative che coinvolgono le librerie indipendenti di Genova. In alcuni casi per scongiurarne la chiusura, in altri per incoraggiare il loro ruolo di presidio culturale. Oggi vi presentiamo alcuni progetti che proprio in questi giorni riguardano la nostra città.

    Partiamo da Assolibro, la libreria di via San Luca che chiuderà definitivamente il 30 aprile: noi di Era Superba ci siamo impegnati in prima persona nel sostenere un mantenimento dello spazio (o un suo cambio di sede), attraverso una pagina Facebook creata e gestita da Dottor Grigio e che a oggi ha oltre 1.500 like.

    Sono due gli eventi in programma per salutare lo spazio: il primo è questo pomeriggio (giovedì 18 aprile), alle 17.30 la banda Murga dei vicoli suonerà i propri tamburi in piazza San Luca per dire Sì ad Assolibro, no a McDonalds. Domani (venerdì 19 aprile) alle 18 un piccolo flash-mob organizzato da Dottor Grigio: appuntamento ad Assolibro per adottare un libro prima della chiusura definitiva.

    Nella serata di venerdì un’altra iniziativa in centro storico: Mani Tese organizza una Notte Bianca (ore 19-24) alla libreria Booksin di vico del Fieno, una serata con reading e musica per sostenere il progetto Dalla casa alla scuola in Guatemala. Si tratta di un’iniziativa legata a Mojoca (Movimento dei Giovani di Strada), che nel Paese dell’America Latina si impegna a contrastare l’abbandono scolastico e la presenza di numerosi bambini e ragazzi “in strada” attraverso programmi di formazione e di reinserimento sociale. Il finanziamento del progetto permetterà di fornire borse di studio a bambini e ragazzi per frequentare le lezioni di scuola, università o corsi di specializzazione.

    Infine iscrizioni aperte per la prima festa delle librerie indipendenti, che si terrà il 22 maggio al Berio Cafè e vedrà riunite le principali librerie di quartiere in città. L’evento si terrà nel pomeriggio, fino a sera inoltrata, sia all’interno del locale sia nel cortile della biblioteca: tema del giorno I libri consigliati dai librai indipendenti.

    Chi gestisce una libreria e vuole partecipare ha pochissimi giorni per farlo: le iscrizioni terminano sabato 20 aprile, è necessario inviare una mail a battistina.dellepiane@cheapnet.it.

    Marta Traverso

    [foto di Diego Arbore]

  • Gattile di Quarto: cercasi opere d’arte per lotteria benefica

    Gattile di Quarto: cercasi opere d’arte per lotteria benefica

    Gatto in campagnaIn programma nelle prossime settimane una lotteria benefica a sostegno del Gattile di Genova Quarto.

    A questo scopo Riciclabò è alla ricerca di creativi che vogliano realizzare manufatti hand-made, con qualsiasi tecnica o materiale (pittura, stoffa, uncinetto, poesia, materiali di riciclo, scultura, legno, etc) e che abbiano come tema “Il gatto”, che potranno essere venduti durante l’evento.

    I manufatti più rappresentativi saranno estratti come premio della Lotteria, mentre gli altri saranno venduti ai partecipanti. Il ricavato sarà interamente devoluto a favore del Gattile.

    Il termine fissato per la realizzazione del manufatto è mercoledì 15 maggio 2013, con invio a uno dei seguenti indirizzi:
    1. Gattile di Genova Piazzale Francesco Crispi – Cancello Verde – 16100 Genova
    2. Atelier Riciclabo – Vico del Filo 19 R – 16100 Genova

    Per info e contatti: Associazione Amico Gatto 348 6952966.

  • L’elezione del Presidente della Repubblica e lo “sfascismo” di Grillo

    L’elezione del Presidente della Repubblica e lo “sfascismo” di Grillo

    rodotaNon si riesce davvero a sfuggire all’impressione che si voglia a tutti i costi delegittimare il M5S. Intendiamoci: non è che Grillo e i suoi siano esenti da critiche. Tutt’altro. Il problema è che, anche se la critica è sempre legittima, circostanze e toni sono piuttosto sospetti. Ad esempio, sul Corriere della Sera il professor Sartori spiega bene perché la Costituzione liberi i parlamentari dal vincolo di mandato: essenzialmente perché devono rappresentare il popolo, non il partito che li ha catapultati in Parlamento. Giusta quindi la critica tanto alla sparata di Grillo di qualche tempo fa, quanto, più in generale, all’idea che i rappresentanti del popolo non debbano essere dei mediatori, ma dei meri portavoce teleguidati dal web (come anche io avevo scritto mesi fa).

    Però il professore va ben oltre: «non riesco a capire» – conclude  – «come la nostra Corte costituzionale non abbia sinora veduto una così macroscopica violazione costituzionale». Il M5S sarebbe (testualmente) una «organizzazione incostituzionale» perché il suo leader ha detto che vorrebbe cambiare la Costituzione in modo da poter dettare la linea politica agli eletti del suo partito. Quella di Sartori è una valutazione davvero assurda e ipocrita. E’ assurda perché la Corte costituzionale non si occupa di censurare parole e opinioni discutibili, a maggior ragione se arrivano da un privato cittadino quale Grillo tutto sommato rimane. E’ ipocrita perché, quanto ai fatti, non mi pare che il M5S si sia particolarmente distinto per tutto questo intruppamento “eversivo” cui sembra alludere Sartori: anzi, è vero il contrario, dato che alla prima occasione si è subito spaccato, non diversamente da quello che può accadere a qualsiasi altro partito. Ma l’ipocrisia dipende soprattutto dal fatto che il vincolo di mandato, per quanto a me possa dispiacere e benché il professore paia non essersene accorto, è già una realtà: lo ha reso un’arte quasi sublime Berlusconi, quando ha chiesto e ottenuto che trecento parlamentari votassero la presunzione di parentela tra Ruby Rubacuori e l’ex-presidente dell’Egitto Mubarak; lo ha reso sistemico la “peggiocrazia”, ovvero una classe politica reclutata appositamente per le sue caratteristiche di debolezza e ricattabilità, e quindi docile ai voleri di un ristretto gruppo dirigente, che è il vero decisore; infine lo presuppongono implicitamente anche i continui richiami alla responsabilità, al voto utile e alla condivisione, che provengono spesso e volentieri proprio dal giornale dove Sartori scrive.

    La coperta, infatti, è corta: se i parlamentari votano secondo coscienza, c’è anche il rischio che le minoranze possano ricattare le maggioranze oppure fare cadere i governi (dunque, addio responsabilità); ma se bisogna essere responsabili e sostenere i governi, allora i parlamentari devono inevitabilmente sacrificare un po’ di autonomia di pensiero. Strano che a un fine politologo come Sartori sfugga questa banalità. (Abbiamo dovuto aspettare un economista, Claudio Borghi Aquilini, per sentir dire finalmente : «il voto responsabile non esiste: se si votano delle cose sbagliate, il voto è irresponsabile»).
    Strano che dopo vent’anni che i partiti fanno strame della carta costituzionale, improvvisamente, per una sparata tanto sbagliata quanto inoffensiva, Sartori si sia messo a strillare “Accorruomo!” e  “Gendarmi!”. Strano che non si marchi mai la differenza che c’è tra i progetti piduisti ed eversori che dichiaratamente costituiscono il nucleo ideologico di molti reputatissimi politici e le parole sconclusionate di Grillo; quasi che le due cose possano essere messe sullo stesso piano.

    Beppe GrilloIn realtà, fino a prova contraria, pare che dietro a Grillo e Casaleggio ci siano solo loro stessi: per cui, turpiloquio a parte, se nel tentare di proporre soluzioni nuove il comico e il suo guru peccano di “giovanilismo”, non si vede per quale motivo gridare al colpo di Stato. Al contrario sembra che, almeno per il momento, il M5S sia interessato a rappresentare esigenze di coerenza e reale democratizzazione del paese; esigenze peraltro abbastanza genuine, anche se magari grossolane, imprecise e a volte totalmente mal direzionate.

    Piuttosto, se Grillo ha costruito un grande consenso sul rifiuto del compromesso (che pure è un ingrediente essenziale della politica) e una trasparenza talebana, ciò non dipenderà forse dal fatto che per anni la parola “compromesso” è stata usata come scusa per i peggiori inciuci e le più volgari trattative? Se non si fanno queste contestualizzazioni, è facile allora cadere nel sospetto che si avanzi una critica legittima solo per farne poi un uso pretestuoso. E’ difficile dire, per fare un altro esempio, che Lilli Gruber stia esercitando solo un libero diritto di critica quando invita nel suo salotto televisivo tre esponenti dell’opinione pubblica che sparano a zero sul M5S, mentre lei, commentando la candidatura di Milena Gabanelli, tra vari aggrottamenti di sopracciglia si chiede: «Sarà una trappola?».

    Ognuno è libero di dire quello vuole: ma resta il fatto che sono vent’anni che il centro-sinistra puntualmente si fa fregare da Berlusconi; esattamente nello stesso momento in cui la Gruber va in onda, Bersani è ancora lì, fedele alla tradizione, che si affanna alla ricerca del compromesso col Cavaliere; e quando arriva Grillo a proporre l’icona par excellence del presepio delle belle statuine di sinistra, una che fa molto “Raitre”, ma anche una persona onesta, seria, proveniente (finalmente) dalla società civile e per giunta (finalmente) donna, la Gruber, che il giorno prima se la prendeva financo con Napolitano per la mancanza di presenze femminili tra i dieci saggi (quale sanguinosa perdita per le discendenti di Eva!), invece di rallegrarsi improvvisamente si scopre preoccupata che l’offerta possa nascondere una non meglio imprecisata “trappola”.
    E’ dunque quantomeno lecito chiedersi se non esista verso Grillo una diffusa diffidenza da parte dell’opinione pubblica, alimentata dal rifiuto del M5S ad omologarsi.

    In ogni caso, se mai ci sono stati, questi giochi sono destinati ad arrestarsi. La Gabanelli si è tirata indietro e ora il candidato del M5S è Rodotà (un nome che io stesso avevo fatto nell’immediato dopo-elezioni): a questo punto cade anche l’ultima foglia di fico di una laureata al DAMS che non viene dal mondo delle istituzioni e non si potrà più speculare sullo “sfascismo” di Grillo. Tant’è che, in un clima da “notte dei lunghi coltelli”, si prepara la resa dei conti tra i dirigenti PD, costretti dagli eventi ad una scelta radicale: o con Grillo per un nome davvero indipendente e autorevole, o con Berlusconi per i suoi processi.

    Andrea Giannini

  • Come scrivere un’email in lingua inglese: forme di apertura e di chiusura

    Come scrivere un’email in lingua inglese: forme di apertura e di chiusura

    londra-regent-street-DILa parola email  è entrata di prepotenza nel nostro lessico a causa del boom della tecnologia e di Internet. Di questo termine in inglese vengono ammessi due diversi spelling: e-mail oppure email. Probabilmente la usiamo ormai più frequentemente anche di “spaghetti” o addirittura di “calcio”.

    Comunque sia, che si scelga email o e-mail, si tratta, in entrambi i casi, di un’abbreviazione di electronic mail, espressione che è stata coniata per distinguere la posta elettronica da quella tradizionale, chiamata semplicemente  mail. Proprio questo termine viene spesso usato nella nostra lingua per indicare i messaggi inviati e ricevuti tramite la Rete, ma in English, onde evitare confusione e a scanso di equivoci, è meglio sempre specificare usando la dicitura email per la posta elettronica.

    Tra l’altro, in inglese email non è soltanto un sostantivo, ma anche un verbo. Per esempio posso dire: Email me as soon as you can (“Mandami un’email appena riesci”). Oppure: I emailed him but he never replied (“Gli ho inviato un messaggio di posta elettronica ma non mi ha mai risposto”).

    Fatta questa premessa, vediamo alcune delle più comuni formule di apertura e chiusura di un’email redatta in inglese.

    Tutto dipende dal grado di confidenza che avete con il destinatario del vostro messaggio. Si va da Dear Sirs, usato quando scrivete un’email molto formale a destinatari ignoti, a Dear Mr / Mrs Brown, Jones, ecc. se conoscete il destinatario ma non volete usare un tono troppo familiare, per arrivare a forme molto più colloquiali se vi state rivolgendo a un amico (Hi / Hello. How’re you?).

    Alla fine del messaggio, oltre al ringraziamento per l’attenzione e per la disponibilità (Thank you very much for your attention / help / time), normalmente si chiude l’email con un saluto, come per esempio Best regards / Best wishes / All the best, o più semplicemente Bye / See you / See you soon / Speak soon se il contesto non è formale e stiamo scrivendo a un conoscente.

    Un consiglio che mi sento di dare in generale nella stesura di un’email sia che la scriviate in inglese, in italiano, in francese o in swahili  è quello di porvi la seguente domanda: la persona che leggerà il mio messaggio sarà in grado di capire quello che ho scritto? Se scrivete in una lingua diversa dalla vostra lingua madre, evitate i periodi troppo complessi e cercate quanto più possibile di essere semplici e lineari.

    E’ bene sottolineare, tra l’altro, che la cultura anglosassone è più pragmatica e meno formale della nostra: si vuole arrivare dritti al cuore della faccenda. I formalismi vuoti e ampollosi servono a poco e i nostri “Egregio”, “Esimio”, “Illustrissimo” – che personalmente trovo goffi e piuttosto ridicoli – sono condensati in Dear Sir / Madam o Dear Mr/ Mrs So and So (Signor / Signora Tal dei tali). Esistono tuttavia rare eccezioni, come la forma Your Majesty, usata per rivolgersi alla regina, ma dubito fortemente che vi capiterà mai di inviarle un’email.

    Nel caso comunque vi capitasse di incontrarla di persona, evitate di fare la brutta figura fatta da un nostro ex Presidente del Consiglio che si mise a urlare a pochi metri da lei: la nostra immagine a livello internazionale è già stata sufficientemente compromessa … See you!

     

    Daniele Canepa 

    [foto di Diego Arbore]

  • Vinicio Capossela: concerto live a sostegno di Don Gallo

    Vinicio Capossela: concerto live a sostegno di Don Gallo

    Vinicio CaposselaGiovedì 18 aprile 2013 (ore 22) la prima iniziativa della Comunità San Benedetto al Porto per lanciare il conto corrente verso la Fondazione Don Andrea Gallo San Benedetto al Porto.

    Alla Sala Chiamata del Porto Vinicio Capossela chiude il tour europeo Rebetiko Gymnastas. Luogo simbolo della città più portuale d’Italia, la Sala Chiamata ospita una delle musiche più portuali del mondo, il Rebetiko. Vinicio Capossela alla testa dei suo Rebetici Ginnasti vi chiuderà l’esaltante tour che dal giugno dell’anno scorso lo ha portato a esibirsi in teatri, club e centri sociali in Italia e in Europa. Nume tutelare della serata sarà Don Andrea Gallo, il parroco degli ultimi e dei senza voce, l’anarchico angelico e ora anche rebetiko.

    Ingresso 15 €.

  • Centro Banchi, il progetto Utrophia a Genova: arte e solidarietà

    Centro Banchi, il progetto Utrophia a Genova: arte e solidarietà

    centro-utrophia-piazza-banchi“Botteghe di integrazione ed accoglienza” per aiutare persone con disagi psichici e, allo stesso tempo, ridare vita alle vie genovesi svuotate dalla crisi. Questo, in sintesi, il nuovo progetto pilota che da ormai qualche mese (pensato già dal dicembre 2012, ma avviato a tutti gli effetti dal febbraio 2013) sta prendendo piede nella nostra città.

    Si tratta di un percorso intrapreso ad opera di cinque associazioni volontarie genovesi che, sotto l’egida di Celivo – Centro Servizi al Volontariato della Provincia di Genova, hanno deciso di coniugare aiuto alle persone con disabilità e rinnovamento del contesto urbano. Il progetto, già sperimentato in terra anglosassone con il nome di Utrophia, prevede lo riutilizzo di spazi lasciati vacanti da negozi e uffici -costretti alla chiusura in questo periodo di crisi economica generale- e la loro trasformazione in temporanee sedi e piattaforme per iniziative aventi come protagonisti persone con disabilità e disagi psichico-relazionali.

    In particolare, le realtà che hanno deciso di prendere parte all’iniziativa sono ALFAPP, Associazione Gigi Ghirotti, Le Querce di Mamre, Prato e Semplicemente: tutte associazioni onlus che operano nel contesto genovese da molti anni e che affrontano situazioni di disagio psichico o che, come la Gigi Ghirotti, vivono a stretto contatto con malati di tumore. Tutte diverse, ognuna di loro ha sviluppato una propria attività in questi decenni di presenza sul territorio, ma tuttavia hanno saputo mettere da parte le proprie peculiarità per provare a lavorare a un progetto comune: quello di “colorare insieme la città”. Fino ad ora, già qualche progetto ultimato: il restyling delle due vetrine del Centro Banchi (sempre nei pressi dell’omonima Piazza, in Vico delle Compere 26), in cui le associazioni riunite hanno insediato il loro quartier generale. Siamo andati proprio al Centro Banchi, a fare visita ai pazienti, ai volontari e ai promotori dell’iniziativa, e ad ammirare le loro realizzazioni.

    IL PROGETTO

    centro-utrophia-piazza-banchi3Precursore di questa iniziativa genovese, il progetto Utrophia, nato in Gran Bretagna ormai dieci anni fa su iniziativa di Stephen (Steve) Molyneux che, con un gioco di parole tra “utopia” ed “eutrofizzazione” (dal greco, eu: buono, trophòs: nutrimento, concetto usato anche in biologia marina), ha ridato vita alle vie britanniche dello shopping svuotate dalla crisi, occupando i negozi sfitti e trasformandoli in punti d’incontro creativi per artisti e per venire incontro alle esigenze di quartieri con forti criticità. Il tutto, in un lavoro sincronico tra comunità locali e amministrazioni, che hanno permesso l’”occupazione” dei locali abbandonati e la loro trasformazione in qualcosa d’altro, socialmente utile e dal gradevole valore artistico.

    Oggi tutto questo arriva anche a Genova, spesso accusata di essere poco pronta a recepire le suggestioni provenienti dagli altri paesi. E invece il capoluogo ligure dallo scorso dicembre è diventato promotore di un’iniziativa analoga al precedente britannico (con cui è, tra l’altro, ufficialmente gemellata), che coniuga spirito volontaristico e aiuto alle disabilità, con la voglia di abbellire una città colpita dalla crisi economica, che ormai ci ha abituato a vetrine sbarrate e saracinesche abbassate. Qui, grazie all’iniziativa di Danilo Martino, Presidente dell’Associazione di volontariato Semplicemente, dal febbraio 2013 ha preso avvio ufficialmente il progetto pilota che ha reso Genova capofila in questa sperimentazione: la sua idea, quella di prendere in gestione per un tempo determinato (in collaborazione con i proprietari e fino a quando non si presenteranno nuovi acquirenti e altri interessati) gli esercizi sfitti, per riallestirne in modo creativo e colorato le vetrine grazie al lavoro di persone disabili, che potranno svolgere un iter artistico seguito passo passo dai volontari delle cinque associazioni coinvolte. Ad aiutare in questo percorso, anche l’artista genovese Francesco Musante, famoso in tutta la Liguria e apprezzato in tutta la penisola per le sue realizzazioni di serigrafie e acquerelli dai personaggi inconfondibili, tra mondo fiabesco e realtà (a tale proposito, per chiunque si fosse chiesto, cosa fossero le colorate installazioni che hanno fatto la loro apparizione qualche mese fa proprio davanti alla Chiesa di San Pietro in Banchi e ora improvvisamente scomparse, ecco svelato –dopo mesi- l’arcano: si trattava delle realizzazioni del pittore, per promuovere questo progetto).

    Dunque, una valenza molteplice: da una parte, l’aiuto a persone con disagi psichici nell’intraprendere un percorso artistico e rivolto alla socialità, dall’altra la possibilità per le associazioni di portare il loro lavoro nelle strade, nelle piazze, tra la gente; tramite l’allestimento delle vetrine, si vuole attirare un numero crescente di persone, per offrire loro aiuto o per accogliere nuovi volontari a rinfoltire le fila attuali. Inoltre, ultimo punto non meno trascurabile, il servizio svolto alla città intera e l’aiuto dato ai proprietari dei negozi che, grazie ai volontari delle onlus e ai “pazienti”, vedono i loro esercizi –salvi dall’altrimenti inevitabile degrado- tornare alla vita.

    Oggi, i volontari delle cinque associazioni sono ospitati nei locali del Centro Banchi, tra Vico delle Compere e Piazza De Marini, negli spazi della Chiesa di San Pietro in Banchi. Luogo d’ascolto attivo da decenni, fiore all’occhiello della Curia genovese, il centro è stato voluto da Monsignor Marco Granata, rettore della Chiesa di Nostra Signora della Guardia, lo stesso che ha sostenuto l’attività dei volontari e li ha aiutati a realizzare il loro sogno, offrendo loro uno spazio in cui operare: dallo scorso 4 febbraio, tutti i lunedì il Centro accoglie coloro che vogliono prendere parte al progetto volontaristico e vede anche l’allestimento di un Laboratorio Artistico Integrato, per la realizzazione e il riaddobbo delle due vetrine dello stesso Centro Banchi.

    Una è stata terminata proprio in questi primi mesi di attività, ed già possibile vederla passeggiando tra Vico delle Compere, Piazza De Marini e Piazza Banchi. L’estrema novità del progetto è dimostrata anche dal fatto che fino ad ora non è stato scelto un nome vero e proprio: i volontari vorrebbero un nome diverso dal britannico Utrophia, ad indicare la carica innovativa del progetto declinato in versione nostrana. Finora, qualche proposta non ancora ufficialmente avvallata, tra cui una delle più accreditate è “mandillo”, ovvero “fazzoletto” in dialetto genovese: «Difficile trovare il nome per il progetto -ci spiegano i volontari- per ora, tra le opzioni che ci piacciono c’è questa di “mandillo”: come un fazzoletto, anche noi come gruppo vogliamo prestarci a molteplici usi e intraprendere vari progetti. Partendo dalla riapertura dei negozi, vogliamo aprirci ad altro, assumendo una portata più vasta e globale». Per ora, lo slogan usato per descrivere l’iniziativa resta “Coloriamo insieme la nostra città”, motto che non cela l’obiettivo di recuperare il contesto urbanistico, nei suoi lati più critici.

    Anche questo progetto, come il precursore inglese, cerca un contatto con le amministrazioni e chiede un appoggio istituzionale sempre più consolidato, che aiuti a promuovere l’iniziativa e lanciare il messaggio che si tratta di un’opportunità per salvare alcuni luoghi della città dal deterioramento. Inoltre, il progetto si sta aprendo sempre più al coinvolgimento degli ambulanti della piazza: uno tra tutti, il signor Gaetano, gestore della banco di quadri e cornici, che lamenta il disagio che si è venuto a creare con la chiusura di molti negozi, alcuni dei quali anche storici (si pensi alle recenti vicende di Assolibro e altri casi tristemente analoghi), e ha accolto subito di buon occhio l’iniziativa di “colorare la città”, accodandosi al progetto.

    LE PROSPETTIVE FUTURE

    centro-utrophia-piazza-banchi2Dopo aver ultimato le prime due vetrine, adesso in programma altre iniziative: il 7 maggio sarà inaugurata una mostra, sempre in Piazza Banchi, nei locali della Loggia della Mercanzia, di fotografia e arte. All’esterno, grandi sagome in legno realizzate da Musante e raffiguranti i componenti di una banda musicale: le associazioni insieme devono essere come le note che compongono una melodia, in cui ciascuna si occupa di necessità umane diverse e ha una propria identità, ma va a confluire nel progetto più ampio di “colorare la città”. All’interno, invece, la documentazione fotografica per spiegare agli interessati il lavoro che i volontari delle onlus e i ragazzi disabili svolgono nel Centro Banchi. Inoltre, anche il totem realizzato dai ragazzi nel corso dei laboratori creativi del Centro. A collaborare con il gruppo, anche l’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova, che ha mostrato interesse per l’iniziativa, e il corso di Design della Facoltà di Architettura che, guidato dal professor Carlo Vannicola, ha prestato le proprie competenze e manodopera, guidando i ragazzi e i volontari nel percorso laboratoriale. La mostra proseguirà fino al 10 maggio 2013.

    Dopo, ancora altre proposte in cantiere: sarà il turno dell’edicola –oggi dismessa- della vicina Piazza Senarega, che sarà trasformata in sportello informativo finalizzato alla promozione del progetto, e poi del loggiato della Chiesa, messo a disposizione per farne un luogo vivo, di animazione e aggregazione, con l’organizzazione di iniziative.

    Così il Presidente di Semplicemente e promotore del progetto di “colorare insieme la nostra città”, Danilo Martino: « Ci stiamo muovendo per portare una ventata d’aria fresca nella nostra città, in un centro ormai spento, nel triste scenario di negozi che chiudono uno dopo l’altro: vogliamo arginare questa situazione, diffondendo la gioia della creazione artistica. Prima le sedi delle nostre associazioni erano dislocate sul territorio (ad esempio, Semplicemente si trova in Via Sampierdarena 32, n.d.r.), ma in questi mesi abbiamo deciso di unirci tutte sotto lo stesso tetto, almeno per un giorno a settimana, e di fare di Piazza Banchi il nostro centro direzionale: penso sia la  postazione giusta da cui cercare un contatto con i cittadini. Così centrale, questa piazza ha un valore simbolico, oltre che logistico: era il nucleo primordiale della Genova antica, da cui passavano le mura della città e in cui ancora si respira tutta la storia gloriosa della Superba. Da qui vogliamo partire, per estenderci a macchia d’olio in tutta la città, portando il nostro colore e la nostra arte, per avvicinare le persone alle problematiche psichiche e abbattere il pregiudizio. Abbiamo capito che il modello dell’associazione volontaristica chiuso nella sua roccaforte non funziona: per quanto degno di plauso il fine perseguito, il progetto rischia di morire atrofizzato. Per questo abbiamo deciso di muoverci, andare direttamente tra la gente, con gioia, a portare la nostra arte e a farci conoscere: quello che serve è l’apertura a quello che c’è fuori, il calarsi nella realtà che ci circonda».

     

    Elettra Antognetti

  • Porto di Genova e servizio ferroviario: criticità e prospettive di sviluppo

    Porto di Genova e servizio ferroviario: criticità e prospettive di sviluppo

    porto-terminal-gru-container-DILa prima considerazione da fare è che un calo dei traffici non c’è stato e, pure in questo periodo di crisi, il porto di Genova ha tenuto botta, meglio di altri scali, soprattutto per la sua storica capacità di accogliere differenti tipologie merceologiche. Sui quasi 50 milioni di tonnellate movimentate nel 2012, infatti, 20 sono prodotti petroliferi e derivati; 20 merci movimentate con container; 10 comprendono traffici Ro-Ro, il tradizionale comparto ortofrutta e le rinfuse solide (settori entrambi in diminuzione).
    La metodologia di trasporto privilegiata per l’uscita e l’entrata delle merci rimane sempre la gomma: l’85% contro il 15% rappresentato dai traffici su rotaia.
    Dunque il porto genovese cresce e scava i fondali per prepararsi ad accogliere navi porta contenitori di dimensioni sempre maggiori (ormai nei cantieri se ne costruiscono sopra i 12 mila TEU, unità di misura del container che si basa sulla lunghezza minima del contenitore da 20 piedi) rincorrendo anch’esso il sogno del gigantismo navale (fenomeno analizzato dallo studioso Sergio Bologna che merita un approfondimento a parte) ma nel frattempo il trasporto su ferro continua progressivamente a ridursi.
    In 10 anni a Genova – come in quasi tutti gli scali italiani – il servizio ferroviario si è dimezzato, passando dal 30% all’attuale 15%, una percentuale davvero minima considerando il contestuale aumento dei traffici.
    Una perdita di competitività della ferrovia dovuta ad una serie di fattori. Ma non occorre guardare fuori dal porto per individuarli. In altre parole, non è un problema di insufficienza delle linee – premesso che l’Autorità Portuale ritiene necessaria la realizzazione del Terzo Valicooggi ampiamente sottoutilizzate, bensì le criticità si riscontrano all’interno di aree portuali e terminal, a causa di carenze infrastrutturali e di una gestione dei servizi di movimentazione e trasporto ferroviario poco efficiente, in particolare negli ultimi anni dopo il sostanziale disimpegno di Ferrovie dello Stato.
    «Nemmeno Genova riuscirà a smaltire il traffico se non riesce a potenziare i suoi servizi ferroviari – scrive Sergio Bologna (ha insegnato Storia del movimento operaio e della società industriale in diversi atenei in Italia e all’estero; fino al luglio 2012 ha fatto parte del Comitato scientifico per l’elaborazione delle linee guida del Piano nazionale della logistica presso il Ministero delle Infrastrutture; autore del libro “Le multinazionali del mare. Letture sul sistema marittimo-portuale”, edito da Egea Editore nel 2010) – Oggi dal VTE, il terminal di Voltri, più di 24 treni al giorno non possono entrare o uscire. I terminal, quelli buoni, di una certa capacità, sono una risorsa scarsa. Solo La Spezia e Trieste hanno aumentato sensibilmente la loro quota di traffico su rotaia, La Spezia supera il 24% e Trieste a fine 2012 avrà realizzato più di 3.900 treni di unità intermodali».
    Eppure, se guardiamo al passato, il porto di Genova nel corso della sua lunga storia è sempre stato servito dal servizio ferroviario. «Negli anni ’60 tutte le linee portavano un servizio sottobordo, i vagoni arrivavano fin sotto le navi, questa era la tipologia di trasporto tradizionale – racconta chi nel porto ci ha lavorato per tanti anni – Con l’avvento della privatizzazione la struttura portuale è stata completamente demolita. E siamo passati dalla ferrovia alla gomma. Distruggendo le linee ferroviarie ed eliminando ogni tipo di logistica».
    «Lo sviluppo su ferro è stato di fatto smantellato con la politica di privatizzazione strisciante delle banchine – conferma il Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali – La colpa è imputabile alla mancanza di una regia pubblica che non si limitasse a fare il parcheggiatore dei terminalisti privati. Senza dimenticare la difesa degli interessi della lobby del trasporto su gomma».

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    LE INFRASTRUTTURE

    Le carenze infrastrutturali sono un problema all’ordine del giorno ormai da molto tempo, come spiegano Enrico Ascheri ed Enrico Poggi della Filt-Cgil «Per come è strutturato il porto le difficoltà sono evidenti e numerose: troppe intersezioni, poche linee dirette, binari di lunghezza insufficiente all’interno dei singoli terminal. Sono delle criticità complesse da risolvere anche perché le banchine non hanno abbastanza spazio per consentire la composizione di treni con un numero adeguato di carri».
    A ben vedere anche le attuali infrastrutture stradali presentano problemi rilevanti, vedi l’auspicata realizzazione del nodo di San Benigno. «Nonostante ciò, finora il trasporto su gomma resta quello più utilizzato – continuano i rappresentanti Filt-Cgil – L’obiettivo è rendere il trasporto su ferro appetibile dal punto di vista economico. Ad oggi è più conveniente il trasporto su camion. Questo impedisce al porto di crescere come invece potrebbe».

    Vte, Porto ContainerIl VTE movimenta quasi il 75% dei TEU complessivi (che nel 2012 hanno superato di poco quota 2 milioni) ed il trasporto su rotaia raggiunge punte del 18%. Tuttavia il terminal di Voltri «Ha le potenzialità per aumentare in maniera significativa il trasporto su ferro – sottolineano Ascheri e Poggi – è dotato di un ampio parco ferroviario, non sfruttato a pieno regime e di 8 binari interni. Fino a ieri i container viaggiavano verso gli interporti, ad esempio Rivalta Scrivia, esclusivamente con i camion, oggi, finalmente si cominciano ad utilizzare i treni».
    Fondamentale, in questo senso, è il raddoppio della linea ferroviaria nel punto di accesso «Un intervento previsto da tempo, già approvato dall’Autorità Portuale ma non ancora portato a termine – continuano i rappresentanti Filt-Cgil – Il problema si genera anche all’esterno: quando i treni escono dal porto, infatti, convergono sulla medesima linea del traffico passeggeri, creando notevoli intoppi. RFI (società del gruppo Ferrovie dello Stato Italiane S.p.A. che gestisce la rete ferroviaria) ha deciso di raddoppiare la linea ma per l’attuazione ci vorranno almeno altri 2 o 3 anni».

    porto-container-d1Il porto “vecchio”, dove si movimentano diverse tipologie merceologiche (rinfuse solide, rinfuse liquide, ortofrutta, container ecc.), può contare sul parco ferroviario di San Benigno che RFI sta potenziando e sul parco esterno del Campasso. Ma gli spazi non sarebbero comunque sufficienti «Al porto servono parchi ferroviari per ricevere i treni – afferma l’armatore Ignazio Messina della società “Ignazio Messina & C. S.p.A.”, una delle compagnie armatoriali più antiche (Corriere mercantile, 20-02-2013 – Attualmente i terminalisti per fare più treni devono tenerli dentro i terminal e non caricarli e scaricarli velocemente per farli uscire dal porto, come sarebbe logico. Dal 2006 ad oggi abbiamo ridotto la quota di utilizzo della modalità ferroviaria per le merci dal 90% al 40%: da circa 4000 treni all’anno siamo scesi a 1200. Il problema è che manca una politica nazionale e non si investe nell’intermodalità».
    Abbiamo provato a contattare l’Autorità Portuale per conoscere il punto di vista dell’ente che governa lo scalo genovese ma, purtroppo, non ha ritenuto opportuno risponderci. Quindi dobbiamo basarci sulle informazioni disponibili sul sito web dell’A.P. al capitolo infrastrutture, nel quale si legge «Per quanto concerne le opere ferroviarie occorre fare riferimento alla progressiva realizzazione degli interventi previsti nel Piano del Ferro ed in particolare all’ammodernamento ed al prolungamento del parco ferroviario “Rugna”, alla realizzazione della nuova dorsale ferroviaria nel bacino di Sampierdarena, ai nuovi fasci di binari sul Ronco-Canepa. Tali opere si devono accompagnare con quelle che RFI realizzerà a Voltri ed al Campasso nell’ambito del più articolato progetto del nodo ferroviario di Genova».
    Ignazio Messina manifesta perplessità in merito «Si fanno piccoli interventi scollegati nel tempo e nelle modalità, invece, sarebbe necessario maggiore coordinamento tra Autorità Portuale e terminalisti».
    «Nel 2013 l’A.P. ha stanziato zero euro per le infrastrutture ferroviarie – concludono Ascheri e Poggi – Gli interventi che si stanno eseguendo sono quelli già finanziati».

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    ORGANIZZAZIONE E GESTIONE DEI SERVIZI DI MANOVRA E TRASPORTO FERROVIARIO

    Fino al 2009 la società che gestivaper conto di Ferrovie dello Stato (azionista di maggioranza) – le manovre ferroviarie all’interno del porto di Genova era la Ferport. Quell’anno, però, l’amministratore delegato di FS, Mauro Moretti, dichiarò che «A fare l’attività di manovra nello scalo genovese non si guadagna», annunciando il disimpegno dell’azienda. Iniziò un calvario lungo mesi, Ferport finì in liquidazione e dalle sue ceneri nacque Fuorimuro (Rivalta Terminal Europa 30%; Gruppo Spinelli 15%; InRail 15%; Tenor 15%; Compagnia Pietro Chiesa 10% ) che rilevò mezzi ed oltre un centinaio di lavoratori.
    L’obiettivo era trasformare una società che si occupava delle manovre ferroviarie – ovvero chi compone i treni all’interno dello scalo affinché le imprese ferroviarie possano prenderli e farli uscire dal porto – in un’impresa ferroviaria completa in grado di fornire anche il servizio di navettamento verso gli interporti oltre Appennino.
    «Questo permette di abbassare costi e tempi rispetto ad avere due servizi gestiti da imprese diverse», sottolineano Enrico Ascheri ed Enrico Poggi, Filt-Cgil.

    Nel gennaio 2011 il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha rilasciato a Fuorimuro la licenza n°63 per l’espletamento di servizi merci via ferrovia. Nell’agosto 2012 la società ha ottenuto dall’Agenzia Nazionale per la Sicurezza Ferroviaria il certificato di sicurezza (parte A e parte B) che prevede l’esercizio di impresa ferroviaria in un ambito territoriale compreso tra Ventimiglia, Piacenza, Bologna e Livorno. Nell’ottobre 2012 sono iniziate le prime attività operative di trasporto ferroviario e recentemente, all’inizio di aprile 2013, Fuorimuro ha avviato il servizio di navettamento nelle tratte Genova-Rivalta Scrivia (sostituendo Serfer, compagnia controllata da FS; e adesso una dozzina di macchinisti rischiano di perdere l’occupazione) e La Spezia-Rivalta Scrivia.
    Oggi la forza lavoro di Fuorimuro è composta da 106 unità di cui 34 formate sulle professionalità ferroviarie (macchinisti 1° e 2° agente, verificatore formatore e accompagnatore treno) «Grazie ad un forte impegno del personale che ha usufruito di oltre 800 ore pro capite di formazione e 6 mesi di tirocinio pratico – spiega Ettore Torzetti della Fit-Cisl – Attività svolte a partire dal 2010, durante i mesi di cassa integrazione e tutt’ora in fase di completamento per l’ultimo corso macchinisti».

    L’avvio di Fuorimuro, nel maggio 2010 «Ha consentito una netta ripresa dei traffici ferroviari che viene confermata anche per il primo trimestre 2013», sottolinea Torzetti. Nel 2010 sono stati movimentati complessivamente 102.236 carri (media carri/mese 8.519). Nel 2011 carri movimentati totali: 114.355 (media carri/mese 9.530); +11,8% rispetto al 2010. Nel 2012 carri movimentati totali: 130.604 (media carri/mese 10.884); + 14,2% rispetto al 2011. Tra Gennaio e Marzo 2013 carri movimentati totali: 32.98 (media carri/mese 10.993).

    «Un “soggetto unico” operante nel porto di Genova, in grado di offrire un servizio integrato e ottimizzato di manovra e trasporto ferroviario, può giocare il ruolo di “motore dello sviluppo del trasporto su rotaia” – afferma il rappresentante Fit-Cisl – anche attraverso la composizione e gestione di “treni misti”, frutto della raccolta di merce tra i diversi terminal portuali. Inoltre, lo sviluppo, la velocizzazione e l’efficientamento del servizio di collegamento veloce (navettamento shuttle) con i principali interporti, consentirebbe di aumentare la capacità di ricezione e movimentazione dei principali terminal portuali genovesi – continua Torzetti – Determinanti, in tal senso, sono sia gli investimenti nell’infrastruttura ferroviaria portuale, finalizzati a potenziare la capacità di inoltro/ricezione (ad esempio: allungamento binari ed eliminazione “strozzature”), sia il coordinamento tra gestore della manovra e gestore della rete ferroviaria (RFI) per gestire al meglio le criticità emergenti sulla rete».

     

    Matteo Quadrone

    [foto Diego Arbore e Daniele Orlandi]