Mese: Aprile 2013

  • Operazione restaurazione: scandalo politico, crollano le ipocrisie

    Operazione restaurazione: scandalo politico, crollano le ipocrisie

    giorgio-napolitanoIl bello di queste ultime votazioni per il Quirinale è stato che hanno permesso di smascherare tante ipocrisie.

    Cade l’ipocrisia che la formazione di un governo col PD fosse impedita dall’oltranzismo del M5S. In realtà era evidente che le due forze politiche non potessero stare assieme semplicemente sulla base di otto punti programmatici tanto interessanti sulla carta, quanto fumosi nella pratica. E dopo un mese di (supposto) corteggiamento, non appena il M5S ha gettato un ponte proponendo Rodotà, cioè un politico di sinistra che potesse anche farsi garante di un cambio di rotta grazie alla sua notoria indipendenza e integrità, il PD ha accuratamente evitato di prenderlo in considerazione, senza preoccuparsi nemmeno di spiegare perché. (A dire il vero qualche parlamentare ha provato ad azzardare un: «Non potevamo votarlo, perché metà del partito non l’avrebbe votato», ma poi forse gli altri si sono accorti che addurre l’indisponibilità a votare il miglior candidato di sinistra come giustificazione dell’indisponibilità a votare il miglior candidato di sinistra sarebbe stato uno sprezzo del ridicolo fin troppo sfacciato).

    Cade poi l’ipocrisia delle “larghe intese”. In realtà, impallinata la candidatura di Marini, Bersani ha provato subito a far passare un uomo del PD contando soltanto sui voti del PD e nonostante l’aperta ostilità del PDL e l’indisponibilità del M5S (tra l’altro neppure interpellato).

    Cade anche l’ipocrisia che il PD sia un partito di sinistra: anzi, che si tratti affatto di un partito. In realtà questa strana formazione, aggregatasi in un tempo neanche troppo lontano (era il 2007) dietro ad una mal compresa “necessità” di bipolarismo, ha rappresentato lo sforzo di far convivere i reduci dell’Unione Sovietica con i reduci della Democrazia Cristiana: due culture che erano state entrambe tagliate fuori dalla Storia, che avevano poco da spartire e che dovevano però trovare una ragione per stare insieme. Ripudiata in gran segreto la tradizionale vocazione dei partiti di sinistra, cioè la difesa dei lavoratori e dello Stato sociale, perché considerata ormai (con grande lungimiranza storica) definitivamente fuori moda, fu necessario trovare un’altra piattaforma ideologica: ed è da qui che derivano quei feticci che sono stati la bandiera della sinistra italiana dell’ultimo ventennio.

    In primis l’anti-berlusconismo: uno slogan di facciata a cui tanti militanti hanno voluto credere fino all’ultimo, nonostante tutte le evidenze del contrario; ma che dal week-end scorso è ormai definitivamente smascherato. Impossibile infatti azzardare qualsiasi scusa di fronte all’evidenza del “gran rifiuto” opposto a Rodotà per favorire la “sorpresa” Marini, tanto cara a Berlusconi (il quale – si sa – non da mai niente per niente…).

    L’altro feticcio è l’europeismo, un dorato vincolo esterno che già Vladimir Bukovskij, con felice sintesi, definì “EURSS”; un bel sogno di diritti, multiculturalismo, efficienza nordica e maturità nazionale, che alla sinistra italiana veniva molto comodo per dare l’impressione di avere una qualche posizione. Tuttavia da questo sogno siamo a breve destinati a svegliarci. E se l’input ad uno smantellamento ordinato dell’euro-zona non verrà da un altro paese membro, per l’Italia il ritorno alla realtà non potrà che essere traumatico. Di ciò sarà responsabile proprio la forza politica che per anni ha impedito un serio dibattito sulla moneta unica, che ha mitizzato il lavoro di Ciampi, Prodi e Padoa-Schioppa e che ancora oggi finge di non sentire voci autorevoli, come quella di Paul Krugman, che pure sta cercando di avvisarci del disastro in tutti i modi.

    L’ultimo feticcio è stato consacrato definitivamente in questi giorni, per la sorpresa solo di chi faceva finta di non capire: Giorgio Napolitano. Avendo scelto di erigere un partito sui due feticci di cui sopra, i dirigenti della sinistra sono stati costretti a divorziare completamente dall’analisi del reale per privilegiare il calcolo elettoralistico, il politically correct e le mode del momento; cosicché, se il vento cambiava, privi di strumenti per navigare, non potevano far altro che andare alla disperata ricerca di un’ancora di salvezza. Per sette anni quell’ancora è stata il Presidente della Repubblica. Questo simpatico vecchietto, che ha saputo muoversi in modo da accontentare un po’ tutti i partiti, e che grazie all’aurea di ultimo baluardo istituzionale e alla dolcezza da primo “nonno d’Italia” ha saputo conquistarsi la benevolenza delle masse, è rimasto nel corso della crisi l’unica figura politica che si potesse presentare alla gente, il cavallo di troia con cui un establishment anacronistico poteva perpetrare se stesso: e per questo è stato conservato come una reliquia e venerato come un semidio.

    Da qui deriva la leggenda del grande statista Giorgio Napolitano; il quale, invece, ad uno sguardo disinteressato appare una figura piuttosto mediocre, un Presidente preoccupato soprattutto di conservare l’esistente, autore di pesanti forzature, con gravi responsabilità politiche nella gestione della crisi e serie opacità. Non è strano che alla fine la sua riconferma al Quirinale si sia rivelata l’unica soluzione possibile; ma che si tratti dell’ultima foglia di fico di un sistema politico allo sbando appare evidente dalla scena kafkiana del giuramento: il Parlamento in festa applaude le parole del Presidente mentre questi si prende il vezzo di criticarlo violentemente. E’ l’impietoso specchio di una classe politica priva di contenuti fino alla contraddizione; un’istantanea iconica della Casta da consegnare alla Storia, insieme con il volto imperturbabile di Maurizio Paniz mentre galvanizza gli impavidi “trecento” che faranno di Ruby “Rubacuori” la possibile nipote di Mubarak.

    Cade infine anche l’ipocrisia di una stampa conservatrice se non libera, almeno capace di esprimere qualche autonoma riserva. In realtà, dopo averci raccontato delitti e castighi del M5S con scomode inchieste tipo: “Rodotà è davvero il candidato della rete?”, il “quarto potere” non ha trovato di meglio da fare che salutare l’elezione del vecchio Presidente con editoriali degni di un cinegiornale degli anni ’30. Né al Corriere della Sera, né al Sole 24 Ore, né alla Stampa, né all’Unità, né agli altri grandi giornali che ci tengono “informati” è venuto in mente di denunciare lo scandalo politico dell’operazione di restaurazione a cui abbiamo assistito e che ha come ultimo precedente il Congresso di Vienna del 1815. A nessuno è venuto in mente di sottolineare che una tornata elettorale nazionale che aveva terremotato l’Europa e una cruciale corsa per l’inquilino del Quirinale sono passate come acqua fresca, riproponendo esattamente la situazione preesistente. Ieri avevamo un governo Monti all’insegna dell’austerità, una presidenza Napolitano e una maggioranza PD più PDL: oggi ci ritroviamo con una presidenza Napolitano, un inciucio tra PD e PDL bello apparecchiato, un governo fatto col rimpasto nel miglior stile “prima repubblica” e, quanto alle riforme da fare, indovinate un po’ di cosa si parla tanto per cambiare? Dell’agenda Monti. E a fronte di questo scempio, non appena Grillo pronuncia la parola “golpe”, esattamente come hanno fatto tutte le altre forze politiche in passato, si grida subito all’eversione. E’ un vero peccato che il comico si sia corretto (con inedito senso della misura) e si sia fermato proprio sul più bello, perché sarebbe stato un discreto spettacolo assistere al coro degli “aita, aita!” rivolti a Re Giorgio II per convincerlo ad inviare i carabinieri contro il vile gerarca in marcia verso Roma.

    Il vantaggio di tutta questa situazione è che nessuno potrà più dire di non aver capito. La Casta ha deciso di arroccarsi nel bunker e di regalare a Grillo quella battaglia per la novità e il ricambio che fin qui ha fatto la sua fortuna (permettendogli tra l’altro di mettere in secondo piano i nodi irrisolti e di imparare a moderare toni e linguaggio). E’ probabile che proprio su questa linea di frattura nei prossimi giorni il PD si spaccherà: da una parte i “responsabili” che sosterranno il “governissimo”, dall’altra quelli che andranno all’opposizione con Grillo, i quali pure, visti i nomi che circolano, non sembrano davvero preparati a separare il liberismo dalla difesa dello Stato sociale, in modo da tentare il difficile esodo verso la terra promessa di una cultura politica di sinistra.

     

    Andrea Giannini

  • Donazione sangue: concorso per video di comunicazione sociale

    Donazione sangue: concorso per video di comunicazione sociale

    ospedaliAvis ha organizzato, in collaborazione con la rivista Glamour, un concorso di video e design per sensibilizzare i giovani alla donazione del sangue.

    I partecipanti al concorso Spot of red, donatori e non donatori, di qualunque età e residenza, dovranno girare un video di durata compresa fra i 30 e i 60 secondi rivolto a una campagna di comunicazione sociale il cui target sono giovani tra i 18 e i 35 anni.

    I filmati andranno realizzati entro il 15 luglio 2013 e caricati sulla piattaforma Zooppa. Una giuria presieduta da Oliviero Toscani valuterà i filmati e selezionerà venti video che parteciperanno al 14° Circuito Off, evento che si terrà dal 28 al 31 agosto 2013 al Teatrino Palazzo Grassi a Venezia.

    Nel corso dell’evento saranno selezionati tre vincitori premiati con altrettanti prodotti video Manfrotto, sponsor dell’iniziativa.

    In parallelo si svolge il concorso Donare il sangue è glamour!, che invita a disegnare magliette che esprimano “la gioia di fare qualcosa per gli altri”. La stessa giuria del concorso video selezionerà la grafica più bella e significativa, che sarà utilizzata per realizzare le prossime magliette Avis.

  • Treetop Walkway: una “passeggiata” tra le chiome degli alberi

    Treetop Walkway: una “passeggiata” tra le chiome degli alberi

    Kew Garden 7Nei giardini di Kew, per valorizzare il rapporto uomo-natura, esiste un’avveniristica struttura sospesa tra gli alberi: la Rhizotron and Xstrata Treetop Walkway.

    Questa passeggiata tra le chiome verdi si trova sospesa a diciotto metri da terra, tra gli alberi e la parte apicale delle piante. L’esperienza di passeggiare a questa altezza vale da sola il viaggio a Kew, la vista spazia infatti a trecentosessanta gradi sul paesaggio circostante, permettendo di cogliere, da vicino ed una prospettiva del tutto inusuale, le differenti specie vegetali.

    Sembra proprio di essere un albero tra gli alberi e dall’alto si percepisce davvero in modo diverso come si sviluppino le piante, come siano disposti i rami, le foglie, le bacche e soprattutto si accede a dimensioni diverse dall’usuale.

    In particolare, mi hanno colpito due specifiche percezioni sensoriali, normalmente non riscontrabili da terra: il movimento ed il rumore delle piante. Gli alberi infatti si muovono quasi sempre, anche la più lieve brezza ne determina un moto, impercettibile dal suolo.

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                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                Così facendo, essi producono anche suoni leggeri e molto peculiari. Dall’alto e stando tra loro, si capisce insomma cosa intendano i poeti con lo stormire delle fronde e si coglie una dimensione vitale dell’albero, ignota a chi sta a terra.

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                                                                                                                                                                                                                                                                                            Circondati su tutti i lati da alberi secolari, ci si sente un po’ come uno di loro e l’articolata vita della natura, con i suoi segreti, sembra intellegibile e meno lontana. Nelle specifiche aree, dedicate alle piante tropicali, si potranno invece apprezzare le variopinte e diversissime fioriture di migliaia di orchidee.

    I colori lasciano esterrefatti, le piante sono poi così ben collocate da sembrare cresciute nel loro habitat naturale. I rami e le foglie pendono infatti dagli alberi, spuntano da suolo e dai cespugli in modo apparentemente spontaneo. Kew Garden 12Gli stagni di Kew racchiudono poi centinaia di altre varietà lacustri, tra cui la celebre Ninfea Victoria Amazonica, dalle enormi foglie capaci di reggere, sul pelo dell’acqua, anche il peso di un bambino!

    La diversità di specie vegetali è quindi immensa in questo luogo, che è al tempo stesso parco, giardino e centro di studio e di ricerca. Pur restando in Europa e nei pressi di una grande capitale si ha così l’occasione di ammirare migliaia di specie vegetali, molte delle quali in via di estinzione, provenienti da tutto il mondo. In un certo senso, i Royal Botanic Gardens di Kew sono la concreta dimostrazione di quanto sia importante, per gli inglesi, la botanica.

    Essa è qui un’arte nella articolata ed esteticamente curata disposizione delle specie vegetali ed è una scienza nei laboratori di ricerca, studio, catalogazione e conservazione dei semi delle varie essenze. La natura è infine elemento culturale nell’insieme complessivo del giardino, che offre attrattive di ogni genere in tutte le stagioni dell’anno. I Kew Gardens insegnano insomma come dovrebbe essere concepito e valorizzato, nel moderno mondo occidentale, il rapporto uomo-natura e come storia, progresso e civilizzazione possano felicemente convivere all’interno di un giardino, sito proprio a pochi chilometri da una delle più attive e popolate città del mondo.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Prima della scrittura: Teatro delle Nuvole, seminario alla Berio

    Prima della scrittura: Teatro delle Nuvole, seminario alla Berio

    biblioteca-berio-1Venerdì 26 aprile 2013 (ore 15.30-18.30) la Biblioteca Berio ospita presso la Sala Chierici il seminario gratuito Prima della scrittura: Giochiamo al Teatro.

    L’evento – ideato e condotto da Franca Fioravanti – è l’ultimo appuntamento di un ciclo di seminari di scrittura drammaturgica promossi dal Centro nazionale di drammaturgia contemporanea in collaborazione con la Biblioteca Berio, con il Teatro delle Nuvole, e con gli autori teatrali liguri facenti parte del CENDIC.

    L’incontro vuole offrire ai partecipanti una pratica attiva dell’esperienza teatrale, rispetto alla presa di coscienza attraverso il corpo delle proprie sensazioni, emozioni, pensieri, e suggestioni. Questo materiale comporrà la partitura della scrittura collettiva che sarà realizzata durante il seminario.

    Come la stessa Franca Fioravanti spiega per descrivere il progetto, “Vorrei che chi parteciperà al seminario porti con sè: un oggetto legato a un momento specifico della sua vita da condividere con il gruppo che si formerà; un abito considerato speciale dal partecipante al seminario, da usarsi solo durante il seminario; una poesia; carta e penna. Si consiglia di indossare abiti comodi”.

    I precedenti incontri si sono svolti tra marzo e aprile 2013, il risultato prodotto dei seminari sarà presentato alla città in un evento pubblico il 27 settembre.

  • Manifatture Tabacchi, via Degola: la riqualificazione è ferma al palo

    Manifatture Tabacchi, via Degola: la riqualificazione è ferma al palo

    manifattura-tabacchi-via-degola-3Un magazzino per la lavorazione dei tabacchi e il deposito di materiali greggi: questo lo scopo con cui è originariamente sorto l’edificio di via Degola 3/d a Sampierdarena, all’angolo con via Jursè. L’immobile ha seguito negli anni alterne vicende: prima controllata da Eti – Ente Tabacchi Italiani, poi la cessione da parte dello Stato alla società finanziaria a partecipazione del Ministero dell’Economia, Fintecna, con il conseguente passaggio alla Società Quadrifoglio Genova S.p.A. Infine, il 21 gennaio 2010 l’ulteriore acquisizione con contratto “chiavi in mano” da parte della Asl 3 Genovese, che voleva ristrutturare gli spazi e trasferirvi tutti gli uffici, sia amministrativi che ambulatoriali, anche in virtù della vicinanza con il Palazzo della Salute, sempre a Sampierdarena, in Via degli Operai 80. Oggi, però, il progetto è saltato: Asl si è tirata indietro a tutti gli effetti dall’affare, piantando in asso la Quadrifoglio S.p.A., alla ricerca di eventuali nuovi acquirenti. Certo, la sfortunata congiuntura economica e la crisi del mercato immobiliare non aiutano queste manovre. Altri progetti di recupero del Magazzino? Attualmente non pervenuti.

    IL PROGETTO DI ALS 3 

    La parte del magazzino che era era destinata ad Asl 3 è una porzione immobiliare di 9.425 mq nel corpo principale, affacciato su Via Degola e compreso nel più vasto fabbricato dell’ex Deposito Generi di Monopolio. Nelle immediate vicinanze della stazione di Sampierdarena, il complesso si inserisce nel contesto urbano riqualificato del Ponente, vicino al complesso Fiumara – Fun & Shopping Center. La struttura si sviluppa su un piano terra e due piani rialzati: oltre alla sede dell’Azienda, anche un’autorimessa a suo servizio e altre superfici esterne attrezzate a verde. Al piano terra, autorimessa, accettazione, alcuni uffici, ambulatori e sala riunioni; al secondo livello, invece, altri uffici dei dipendenti Asl e spazi verdi esterni; in ala est, in copertura, una terrazza. Il progetto prevedeva una ricollocazione d’uso, mantenendosi però in linea con le operazioni di trasformazione urbana già in atto nell’area del Polcevera: punto fondamentale, quello di ristrutturare e rinnovare un edificio dall’alto valore storico e di grande pregio architettonico, tenendo sempre presenti le sue caratteristiche strutturali originarie e nel rispetto della sua tradizione. La struttura, così pensata, avrebbe dovuto ospitare 293 posti di lavoro.

    GLI SVILUPPI

    Ma il progetto, già avviato, è oggi venuto meno. L’iter era stato intrapreso –come si è detto- dalla giunta Vincenzi, nel pieno delle sue mansioni. Ma al passaggio alla nuova amministrazione, sul progetto di Via Degola restava un grosso punto interrogativo.

    Ci racconta l’assessore all’urbanistica e vice sindaco Stefano Bernini: «Il progetto di trasferimento dei locali di Asl 3 è saltato per motivi economici. Da parte del Comune l’ok all’avvio dei lavori per la Società Quadrifoglio era arrivato in tempi utili e non  è stato questo a far saltare tutta l’operazione. Si è trattato di un ripensamento da parte dell’acquirente che, in tempi di crisi, si è reso conto di non potersi permettere di avviare un’operazione così onerosa e ambiziosa come quella in questione. Pertanto, Asl si è tirata indietro ufficialmente, a pratiche già avviate, lasciando la Quadrifoglio a mani vuote e in cerca di altri eventuali soggetti interessati».

    Continua l’assessore: «Da parte nostra c’è la massima disponibilità ad accogliere eventuali proposte per la riqualifica del sito: di certo non ci fa piacere lasciare inutilizzata una struttura come quella, sottoposta a continuo degrado. Purtroppo, a causa del periodo di crisi che stiamo attraversando, non ci sono più imprese disposte a investire a Genova. La maggior parte di loro sono in difficoltà, non ci sono investimenti e non ci resta altro da fare che restare in attesa di una nuova sferzata economica. Dopo il nostro subentro alla precedente amministrazione, avevamo pensato anche di investire in un progetto di social housing da realizzare negli spazi di Via Degola 3/d, ma in questo momento ci sarebbe difficile percorrere anche questa strada e tutto resta per il momento fermo».

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    LA STORIA

    All’inizio era uno dei Magazzini Manifatture Tabacchi, disseminati su tutto il territorio italiano: fondate nel XIX secolo, fino alla prima guerra mondiale l’organizzazione produttiva delle manifatture rimase sostanzialmente invariata. Le varie operazioni di lavorazione erano suddivise  in reparti distinti, dalla lavorazione dei tabacchi greggi, a quella dei tabacchi perfezionati nazionali e esteri. A Genova, nello specifico, la manifattura di Via Degola nacque come deposito dei tabacchi greggi, come si evince dalla denominazione del sito (“Deposito Generi di Monopolio”), e restò attiva fino a tempi abbastanza recenti, cessando la sua attività solo negli anni ’90 del secolo scorso. Proprio in quegli anni divenne proprietà della neonata azienda pubblica Eti – Ente Tabacchi Italiani. Col passare del tempo, come detto in apertura, la proprietà dell’immobile di Via Degola, pur rimanendo nell’orbita statale, è passata ad altri soggetti: nello specifico, a Fintecna, società italiana fondata nel ’93 e controllata al 100% dalla Cassa Depositi e Prestiti, a sua volta controllata con una partecipazione del 70% dal Ministero dell’Economia e al 30% da un gruppo di Fondazioni bancarie. Da Fintecna alla sua propaggine, la Quadrifoglio Genovese S.p.A.: società pubblico-privata, partecipata al 50% dalla stessa Fintecna e al 50% dal cotonificio Deferrari S.p.A. di Genova.

    Il 21 gennaio 2010 (in base all’art. 7 del decreto n. 282 del 24 dicembre 2002 “Dismissione di beni immobili dello Stato”, con cui l’Agenzia del Demanio autorizzava la dismissione urgente di 40 immobili di pregio, anche in blocco e a trattativa privata, per quei beni il cui valore di mercato era già stato determinato), l’ulteriore cessione della proprietà, che passava dalla Quadrifoglio S.p.A. alla Asl 3 Genovese, con un contratto “chiavi in mano”. Per evitare l’eccessiva parcellizzazione data dallo smembramento degli uffici dell’Azienda Sanitaria tra le tre strutture di Quarto, Via Bertani e Villa Scassi (dall’1 luglio 2008), si voleva procedere alla razionalizzazione e riorganizzazione strategico-logistica dell’Azienda, con l’unificazione delle varie strutture nell’unico complesso di Via Degola 3/d. Già da qualche anno Asl aveva in mente di trasferirsi in una struttura più vasta e adeguata alle sue necessità: dopo aver effettuato nel 2008 un’indagine di mercato sul territorio municipale di Medio Ponente, Centro Ovest e Centro Est (delibera n.1187 del 3 novembre e 23 dicembre 2008 con oggetto “Acquisto di immobile da destinare a sede direzionale della Asl 3”, con tanto di nomina di apposita commissione valutativa), la proposta più corrispondente alle esigenze di Asl si è rivelata essere proprio quella dell’ex Manifattura Tabacchi: nella scelta dell’immobile ha avuto grande peso anche la sua vicinanza con Villa Bombrini di Cornigliano, presso cui si dovrebbe realizzare il nuovo Ospedale del Ponente, e con il Palazzo della Salute di Fiumara, già sede di alcune strutture dell’Azienda. Nell’arco del 2009 la Società e Asl 3 hanno portato avanti la trattativa per l’acquisto dell’immobile alla cifra pattuita di 17 milioni 200 mila euro, oltre le imposte di legge, che includeva anche la realizzazione degli interventi di adeguamento e trasformazione a cura della Quadrifoglio. Appunto, una cessione “chiavi in mano”, ufficializzata proprio il 21 gennaio 2010, con la firma dell’atto di compravendita. Anche dalla Regione, l’autorizzazione per la concessione a Asl di un mutuo presso la Cassa Depositi e Prestiti per un totale di 12 milioni, e l’alienazione degli immobili di via Maggio e Via Bertani, dalla cui vendita si sarebbero dovuti i restanti 5, per coprire tutti i costi. Restava solo da attendere il via libera del Comune, che sarebbe dovuto pervenire entro il 30 giugno di quell’anno (pena la risoluzione del contratto) e che è arrivato –ci assicura l’Assessore all’Urbanistica Stefano Bernini- in tempi utili, seppur in extremis.

    Inoltre, a ciò si sono aggiunti i problemi tra Società e Asl in merito alla necessità di migliorare la distribuzione funzionale degli spazi e di aumentare la metratura, affinché tutti gli uffici potessero trovare spazio in Via Degola: la superficie lorda abitabile inizialmente prevista è stata incrementata di circa 840 mq e portata a una metratura di circa 9.425, con una modifica del contratto già approvato e senza oneri aggiuntivi di spesa.

     

    Elettra Antognetti

  • San Bartolomeo del Fossato: giardini Carlone, il restyling dei cittadini

    San Bartolomeo del Fossato: giardini Carlone, il restyling dei cittadini

    inaugurazione-giardini-carloneIeri (mercoledì 24 aprile), alle ore 17 è stato inaugurato il nuovo spazio verde nei giardini Carlone in via San Bartolomeo del Fossato. All’interno del giardino, al posto di un’aiuola ormai priva di vegetazione, è stata realizzata un’area di ritrovo per gli abitanti del quartiere; si è trattato di una ristrutturazione completa: vicino ai giochi per i bambini è stato allestito uno spazio con due panchine e due tavoli ed è stata effettuata la completa rizollatura della restante parte di aiuola. Grazie all’intervento delle istituzioni è stato inoltre possibile dotare lo spazio di una fontanella che mancava nella zona da anni.

    Lo spazio è stato ribattezzato “L’isola che non c’è”, come ad alludere alle difficoltà di salvaguardare e valorizzare il più possibile le risorse ambientali presenti nella nostra città, anche in zone dove prevale la cementificazione, frutto di discutibili scelte edilizie dei decenni passati.

    L’iniziativa nasce dall’esigenza degli abitanti del quartiere di creare uno spazio che fosse sia un punto di ritrovo sia uno stimolo per creare quel senso di comunità tra vicini che al giorno d’oggi è sempre più raro.

    Per realizzare l’opera i cittadini hanno creato un gruppo di volontariato presieduto da Domenico Morabito; sono stati coinvolti volontari di ogni età, dai pensionati ai bambini, e anche i negozianti della zona, storicamente caratterizzata da una forte identità comunitaria, hanno contribuito con entusiasmo all’iniziativa; si è venuta così a creare una rete che ha permesso la buona riuscita dell’impresa.

    Oltre al passaparola, uno dei principali canali di contatto tra i membri dell’iniziativa è stata la pagina Facebook – Giardini Carlone Via San Bartolomeo Del Fossato(alta) Genova – appositamente creata per l’occasione, dove è avvenuto un costante scambio di idee e opinioni sulla realizzazione e sui progressi dei lavori, il tutto documentato da numerose foto.

    L’iniziativa è stata sostenuta dal Municipio II Centro Ovest e dal Comune, in particolare dal Presidente del Municipio Franco Marenco, dal Presidente del Consiglio Comunale Giorgio Guerello e dall’Assessore Gianni Crivello, che hanno fatto in modo che l’area fosse raggiunta dall’acqua e hanno fornito ai volontari i materiali per i lavori di rifacimento dell’aiuola, tutto il resto è frutto di donazioni degli abitanti del quartiere.

    Alla giornata inaugurale, svoltasi in un clima molto festoso, dopo il consueto taglio del nastro e la benedizione del parroco, il primo intervento è stato del presidente dell’associazione di volontari Morabito, che ha sottolineato come l’idea di base del progetto sia quella di regalare al quartiere un’area verde dove trascorrere del tempo in compagnia degli amici favorendo così la vita comunitaria; successivamente, in rappresentanza delle istituzioni, ha preso la parola il Presidente del Consiglio Comunale che, dopo aver consegnato una targa di riconoscimento ai volontari, ha elogiato il loro lavoro indicandoli come esempio di cittadinanza attiva in lavori per la comunità.

    In un periodo di crisi come quello che sta vivendo il paese, dove le ristrettezze economiche impediscono alle istituzioni di attuare interventi concreti, iniziative che partono dai cittadini come questa sono fondamentali per la buona conservazione degli spazi comuni che troppo spesso sono lasciati al degrado. Con un po’ di fatica e tanta buona volontà gli abitanti di via San Bartolomeo del Fossato sono riusciti a riqualificare i loro giardini, speriamo che la loro iniziativa possa essere di spunto per altri.

     

    Giorgio Doria

  • Maggio dei parchi: ambiente e biodiversità in Liguria

    Maggio dei parchi: ambiente e biodiversità in Liguria

    ambiente-green-alberi-verde-parchi-natura-DIInizia giovedì 25 aprile Maggio dei parchi 2013, una serie di oltre 200 eventi dedicati all’ambiente, la natura e la biodiversità che si svolgeranno nelle principali aree verdi della Liguria fino al 6 giugno.

    L’iniziativa è organizzata della Regione Liguria in collaborazione con l’Agenzia di
    promozione turistica “In Liguria” e coinvolge i parchi naturali regionali – Alpi Liguri, Antola, Aveto, Beigua, Bric-Tana, Montemarcello Magra, Piana Crixia, Portofino e Porto Venere, le aree protette savonesi, il parco delle Mura a Genova, il parco nazionale delle Cinque Terre – le riserve naturali regionali – Adelasia, Bergeggi, Isola Gallinara, Rio Torsero, giardini botanici Hanbury e Pratorondanino – le aree marine protette – Bergeggi, Cinque Terre, Gallinara e Portofino, Hanbury e Porto Venere – i giardini botanici e i siti della Rete Natura 2000 della Liguria.

    Gli eventi in programma prevendono escursioni, trekking, birdwatching, fotografia naturalistica e attività sportive di vario genere. All’interno del programma di Maggio dei Parchi 2013 si svolgeranno anche iniziative collaterali quali Parchi in piazza a Sestri Ponente (14-25 maggio), la Giornata internazionale della Biodiversità mercoledì 22 maggio e la Giornata Europea dei Parchi venerdì 24 maggio.

    [foto di Diego Arbore]

  • Il film più lungo del mondo: l’opera di Nanni Balestrini al Ducale

    Il film più lungo del mondo: l’opera di Nanni Balestrini al Ducale

    Palazzo Ducale, GenovaDa giovedì 25 aprile a mercoledì 15 maggio 2013 Palazzo Ducale ospita la mostra e proiezione di Tristanoil Il film più lungo del mondo di Nanni Balestrini.

    Un video generato attraverso un computer che amalgama, in capitoli di dieci minuti ciascuno, oltre 150 videoclip in modo che ogni unità sia diversa dall’altra pur trattando il medesimo argomento: gli effetti distruttivi del petrolio sul pianeta. Attivando un processo contrario rispetto alla standardizzazione delle immagini proposte dai film o dai programmi delle tv commerciali, Balestrini combina gli effetti elettronici con diversi materiali video: l’artista utilizza la tecnica del cut-up (smontaggio-montaggio-rimontaggio) per creare una ricombinazione visiva di sequenze video della nota serie televisiva americana Dallas, di news di disastri ecologici, d’immagini frenetiche della borsa, delle favelas e di episodi di cronaca, affiancate da frasi lette dallo stesso autore e tratte dal suo iper-romanzo Tristano (1966), edito nel 2007 in volumi tutti diversi fra loro.

    Un’opera presentata in anteprima a Kassel (Germania) in occasione di dOCUMENTA (13) e che ha girato in diverse città italiane prima di arrivare a Genova. L’evento è promosso da Il Canneto Editore e Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, curato da Caterina Gualco della galleria UnimediaModern Contemporary Art.

    La mostra sarà visitabile tutti i giorni dalle 15 alle 19 (sabato, domenica e festivi anche dalle 10 alle 13).

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Settimana della Resistenza: appuntamenti in Val Polcevera

    Settimana della Resistenza: appuntamenti in Val Polcevera

    Resistenza. Brigata BalillaOggi 25 aprile 2013 si festeggia il 68° anniversario della Liberazione dal nazi-fascismo e la Val Polcevera – culla della Resistenza genovese – non poteva che commemorare tale data con un calendario ricco di appuntamenti.

    Ecco il programma da giovedì 25 aprile fino a martedì 30 aprile:

    Giovedì 25 Aprile presso il circolo Arci Barabini di Trasta, pranzo sociale e durante la giornata canti, balli e musica dal vivo (Millelire Gospel Choir – Kata d.j.);

    – Sabato 27 Aprile, dalle ore 17:30, presso il circolo PRC della Valpolcevera via Rivarolo 60r, incontro con Francesco Olivieri, “Biondo”, Partigiano, Lilio Giannecchini, Comandante “Toscano”, Partigiano, partecipa Walter Carbone, presidente Anpi Certosa. A seguire dalle ore 20:00 Cena Popolare a base di pasta aglio e olio oppure pomodoro, salsiccia con patate e verdure. Per prenotazioni 3477974766 entro venerdì 26/04/13 (volantino in allegato);

    – Sabato 27 Aprile, ore 21:30, presso l’ex-circolo Binci di via Trasta, Ennio Cirnigliaro, presentazione del volume “Appunti sulla Resistenza”;

    – Domenica 28 Aprile, ore 15:30, incontro coi Partigiani Primo e Tino della Brigata Balilla, presso l’ex-circolo Binci di via Trasta, moderatore Davide Ghiglione, consigliere del V Municipio Valpolcevera;

    – Domenica 28 aprile, evento sportivo per celebrare il 25 aprile presso il Pala Diamante di via Maritano;

    Domenica 28 aprile, “Percorrendo i sentieri partigiani fino al Monte Sella”, in collaborazione con il CAI di Bolzaneto, ritrovo ore 7:45 via Polonio o 8:30 Staz. Campi Trenino di Casella;

    Martedì 30 aprile, Casa della Resistenza (via Pastorino 8 Bolzaneto), ore 17:00 “Dalla Resistenza alla Costituzione Repubblicana”, in collaborazione con l’Istituto Storico per la Resistenza della Liguria, sarà presente il Presidente Giacomo Ronzitti

  • Albaro, Ingegneria: quale destinazione futura per le aree universitarie?

    Albaro, Ingegneria: quale destinazione futura per le aree universitarie?

    villa giustiniani cambiaso. albaroUn’occasione di confronto sul futuro delle aree universitarie di Albaro nell’ottica del possibile trasferimento della Facoltà di Ingegneria agli Erzelli – sempre più vicino visto che ieri il presidente Claudio Burlando ha annunciato lo sblocco dei finanziamenti assegnati alla Regione Liguria (15 milioni di euro) che saranno investiti nei laboratori della nuova Facoltà di Ingegneria presso il Polo scientifico e tecnologico degli Erzelli e della conseguente riconversione degli spazi da essa occupati.
    È il senso dell’iniziativa, promossa dall’Associazione Amici della Scuola di Ingegneria e della Scuola Politecnica (Asing Genova), svoltasi lunedì pomeriggio presso il salone nobile di Villa Giustiniani Cambiaso in Albaro.
    Il cambiamento che si verrebbe a creare è di notevole impatto per il quartiere che, da quasi un secolo, ospita la Facoltà di Ingegneria con i suoi studenti, i docenti, il personale, le attrezzature e gli impianti. Con il trasferimento di questa grande struttura – onde evitare il rischio che si venga a creare un “vuoto urbano”, come temono i residenti di Albaro – è determinante l’elaborazione di un progetto che promuova la sinergia tra una valorizzazione volta al futuro e la memoria ancorata al passato.
    In quale considerazione dovranno essere tenuti – nei progetti futuri – la storia, la qualità del costruito e dell’ambiente, la memoria dei luoghi, l’integrazione con la vita del quartiere? Al di là di quelle che sono le previsioni dei piani urbanistici, è possibile pensare per queste aree destinazioni diverse che contribuiscano a promuovere lo sviluppo della città?

    LE AREE UNIVERSITARIE DI ALBARO
    Dal 1921 Villa Giustiniani Cambiaso (via Montallegro) ospita la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Genova. La Villa conserva, ancora oggi intatto, l’originale impianto cinquecentesco, in quanto le strutture scientifiche e didattiche si sono sapute integrare nel manufatto, rispettandone le caratteristiche distributive. I padiglioni – realizzati negli anni Venti nella parte orientale del giardino – sono stati realizzati nel rispetto delle preesistenze, contenendo la volumetria al di sotto della quota del piazzale antistante la Villa, riprendendone gli assi progettuali, le partizioni e gli schemi compositivi dei prospetti.
    Pure i successivi ampliamenti, resisi necessari ai fini delle rinnovate esigenze didattiche, non hanno mancato di attenzione nei confronti della Villa alessiana, la quale ospita, fin dall’originario insediamento universitario, il corso di Ingegneria Navale (un’eccellenza che rischia di non far parte del futuro Polo scientifico e tecnologico degli Erzelli ma destinata, invece, a La Spezia, come prevede un memorandum d’intesa che nelle prossime settimane sarà esaminato dal c.d.a. dell’ateneo genovese) oltre alla Presidenza, l’Aula Magna, la Biblioteca e gli uffici amministrativi.

    villa giustiniani cambiaso 1. albaro«Villa Giustiniani Cambiaso è un monumento dell’architettura rinascimentale italiana – spiega l’architetto Stefano Musso, insegnante della Scuola Politecnica – Rappresenta il tipico esempio di villa genovese con uno splendido parco che un tempo arrivava quasi fino al mare, in parte purtroppo sacrificato, per la realizzazione delle nuove strutture».
    «Fino ad oggi la destinazione d’uso quale sede della Facoltà di Ingegneria non ha avuto un impatto negativo sull’area di Villa Giustiniani Cambiaso – sottolinea l’ingegnere Sergio Lagomarsino, Presidente CCS Edile-Architettura – anzi, si può affermare che la presenza della Facoltà ha in qualche modo aiutato la preservazione del monumento. Sia i primi laboratori degli anni ’20-’30, sia le costruzioni più recenti, si sono inseriti con garbo all’interno del contesto, rispettandone il disegno originario. Sappiamo bene che, al contrario, non utilizzare i beni storici, spesso significa abbandonarli al loro destino consegnandoli all’abbandono».

    Negli anni ’50 – a fronte di una carenza di spazi per la Facoltà – fu deciso di acquistare alcuni terreni di proprietà dell’Opera Pia situati in prossimità di Viale Causa, sui quali, tra il 1956 il 1980, furono costruiti quattro nuovi padiglioni. L’insediamento venne completato nel 1996 con la costruzione di un nuovo edificio, a ridosso e collegato al padiglione originario. Anche se frutto di interventi successivi, non facenti parte di un unico disegno, il complesso è tuttora funzionale ed ospita, tra gli altri, i corsi di Ingegneria Edile- Architettura, Chimica, Elettrica, Elettronica, Meccanica, ecc.
    Il padiglione originario – collocato all’ingresso del complesso provenendo da Viale Causa – è di stampo razionalista e connota l’impianto compositivo del compendio universitario, condizionandone i futuri sviluppi. La struttura distributiva del padiglione, impostata su criteri di efficienza funzionale, ne consente ancora oggi un valido utilizzo: esso contiene, oltre alle aule, diversi spazi dipartimentali e le aule magne.

     

    ingegneria-albaro-villa-cambiasoLE PREVISIONI UBANISTICHE

    Per quanto riguarda l’ambito di Villa Giustiniani Cambiaso, il P.U.C. (Piano Urbanistico Comunale) vigente del 2000 prevedeva una destinazione omogenea a servizi.
    Il progetto preliminare del nuovo P.U.C., adottato nel 2011, divide in due ambiti l’area, diversificandone la destinazione d’uso: la zona in cui è situata la Villa viene destinata a funzioni di pubblico interesse mentre la porzione ad est – quella occupata dai padiglioni – è destinata a funzioni di rango urbano (prevalentemente residenziale). Sono consentiti interventi di ristrutturazione e sostituzione edilizia a parità di superficie agibile con l’obbligo di garantire la sistemazione a verde in piena terra per una superficie minima pari al 30% dell’area.

    In merito al complesso di Viale Causa, il P.U.C. del 2000 inseriva la zona nell’Ambito speciale di riqualificazione urbana n. 66. Erano previsti un nuovo collegamento stradale carrabile tra Via Fasce e Viale Causa e un nuovo accesso pedonale alla zona da Corso Gastaldi. Le funzioni previste erano residenze e servizi e gli interventi consentiti prevedevano la ristrutturazione o la demolizione e ricostruzione, a parità di superficie agibile.
    Il progetto preliminare di nuovo P.U.C. individua l’area come Distretto di trasformazione locale n. 3.09. Viene eliminata la previsione di raccordo stradale tra Via Fasce e Viale Causa, mantenendo comunque l’obbligo di garantire un accesso veicolare all’area da Via Fasce. Le principali funzioni ammesse sono residenza, servizi pubblici e privati e parcheggi. L’Indice di Utilizzo Insediativo (I.U.I.) minimo previsto è di 1,40 m2/m2 fino a un massimo di 1,70 m2/m2.

    « Il nuovo P.U.C. prevede la demolizione totale dell’area di viale Causa ed una ricostruzione con indici piuttosto elevati – spiega l’architetto Sara De Maestri, docente di Composizione Architettonica III e di Progettazione Architettonica Sostenibile nel Corso di Laurea di Edile-Architettura – In pratica ciò comporterebbe l’azzeramento della memoria della Facoltà di Ingegneria in Albaro. All’interno di questo insediamento, invece, sarebbe possibile ipotizzare una proposta progettuale in grado di salvaguardare alcune strutture funzionali per il quartiere anche in ottica futura».

    «Il Comune ha deciso di realizzare un percorso partecipato ai fini della definizione finale del Piano Urbanistico coinvolgendo associazioni di categoria, realtà attive sul territorio, singoli cittadini, Municipi – afferma il vicesindaco Stefano Bernini – Sono giunte moltissime osservazioni al P.U.C. e riteniamo necessario che le scelte siano il più possibile condivise. Per le aree universitarie di Albaro vale il medesimo discorso: quindi l’impegno dell’amministrazione comunale è quello di ritornare a discutere sul futuro di questi spazi. Per dare un metodo al percorso, che vogliamo diventi la prassi, ci siamo rivolti all’Università di Genova e all’Istituto Nazionale di Urbanistica: un gruppo ristretto (3-5 docenti) svolgerà il ruolo di garante e offrirà un supporto anche attraverso l’organizzazione di tavoli tematici, in modo tale da arrivare a settembre con le controdeduzioni pronte e poter poi procedere all’approvazione definitiva del P.U.C. da parte del consiglio».

    «Una città che disegna il proprio futuro non lo fa solo seguendo gli aspetti infrastrutturali ed economici – spiega l’arch. Stefano Musso – ma lo può fare anche con una riconfigurazione dei suoi spazi. Non si può conservare tutto a priori, questa è un utopia. Bisogna conservare trasformando. Sembra un paradosso ma in realtà ogni conservazione è comunque una sorta di trasformazione. Il problema è in quale misura conservo/trasformo? La demolizione totale non è una soluzione a costo zero – continua Musso – Se vogliamo parlare di sostenibilità non possiamo pensare di conservare tutto così com’è, ma neppure immaginarne la totale demolizione. È necessario indagare le soluzioni alternative. Per quanto riguarda l’area di viale Causa dobbiamo ragionare in prospettiva di un riutilizzo funzionale».

    «Confrontarsi è un atteggiamento positivo – racconta l’ingegnere Davide Viziano, uno dei più importanti costruttori genovesi, presidente del Gruppo Viziano Progetti e Costruzioni – Noi collaboriamo con l’Università per alcune tesi di laurea, un’esperienza sicuramente stimolante e positiva ai fini del nostro lavoro. Le città hanno una loro dinamicità ed ogni cambiamento, secondo me, va misurato sul piano del miglioramento o meno delle situazioni di partenza. L’immobilismo, invece, non va bene perché non aiuta a risolvere i problemi. Genova, purtroppo, almeno fino ad oggi, è stata la città dei forse: saremo la città del turismo? Forse; saremo la città del porto? Forse. E via così. Al contrario, occorrono maggiori certezze e delle prospettive disegnate con convinzione. In questo senso la ridefinizione del P.U.C. mi lascia perplesso».

     

    LA TESI DI LAUREA: “PROGETTO DI RICONVERSIONE E VALORIZZAZIONE DEL POLO UNIVERSITARIO DI INGEGNERIA AD ALBARO”

    L’elaborazione del progetto di tesi di laurea in Ingegneria Edile-Architettura, delle allora studentesse Chiara Fasce e Federica Romiti, è un’occasione per approfondire il tema del possibile riutilizzo delle aree universitarie nell’ipotesi di un trasferimento delle funzioni didattiche in altra sede. Il progetto è stato sviluppato – sia per il comparto di Viale Causa sia per quello di Villa Giustiniani Cambiaso – sulla base delle previsioni del progetto preliminare del nuovo P.U.C. e di un’analisi approfondita dello stato di fatto e della storia evolutiva dei due complessi edilizi. Per completezza didattica, il progetto è stato approfondito, oltre che sul piano ingegneristico ed esecutivo, anche sul piano economico, fornendo indicazioni sui possibili costi realizzativi degli interventi.

    «L’idea era conservare la memoria all’interno delle aree tramite il mantenimento degli elementi più significativi delle due zone – spiegano i giovani ingegneri Chiara Fasce e Federica Romiti – È possibile un progetto di riconversione rispettoso della memoria e nello stesso tempo proiettato al futuro».

    Nel caso di Villa Giustiniani Cambiaso, l’obiettivo è stato principalmente quello di valorizzare l’immobile storico, restituendo un contesto visuale e paesaggistico oggi compromesso dall’edificazione avvenuta nel corso dell’espansione residenziale di Albaro del secondo dopoguerra. L’intervento proposto si sviluppa nell’ambito oggi occupato dai padiglioni universitari, aprendo al quartiere nuove prospettive per il godimento della Villa storica e destinando i padiglioni esistenti, opportunamente rimodulati e integrati con nuove costruzioni, a funzioni residenziali e a servizi di quartiere.
    «La presenza della Villa e la visibilità della stessa sono i punti di partenza – continuano Fasce e Romiti – La nostra proposta progettuale prevede la riapertura della corte tramite la demolizione dei volumi più recenti e l’esclusivo mantenimento dei padiglioni allungati che saranno destinati a residenze. L’area circostante la Villa sarà completamente pedonalizzata».

    L’ambito di Viale Causa ha concesso di sviluppare un progetto più articolato, dovendo affrontare problematiche di carattere urbanistico più complesse, implicanti la ricuciture di due fronti urbani facenti capo alla collina che separa la zona di Albaro da quella di San Martino e San Fruttuoso. Obiettivo del progetto è stato quello di mantenere la memoria dell’impianto universitario, salvaguardando l’originario padiglione di stampo razionalista, destinato a ospitare servizi di quartiere e spazi integrativi per le funzioni del Conservatorio di Musica, oggi insediato all’interno di Villa Bombrini, in Via Albaro. La restante volumetria preesistente è stata sostituita da nuove costruzioni a destinazione residenziale, più efficaci sul piano energetico ed ambientale, privilegiando tipologie edilizie che consentano l’utilizzo a verde della maggior parte del suolo. È stato così creato un grande giardino che consente anche un agevole collegamento pedonale tra i due quartieri cittadini, Albaro e San Martino.

    «Abbiamo scelto di conservare il padiglione più antico nella sua configurazione originaria, prevedendone una destinazione d’uso socio/culturale – raccontano Fasce e Romiti – Le altre costruzioni, invece, saranno ad uso residenziale. I maggiori insediamenti sono previsti a nord per meglio armonizzarsi con il contesto circostante. Nell’edificio conservato la presenza di due aule magne è stata fondamentale ai fini della scelta. Qui troveranno spazio sale prove musicali e sale conferenze. Inoltre, prevediamo una zona ristorante a servizio del centro socio/culturale».

    «Questa tesi di laurea rappresenta una scommessa per capire come confrontarsi con le linee stabilite dal preliminare di P.U.C. – conclude l’architetto Sara De Maestri, relatore della tesi di laurea – Un Indice di Utilizzo Insediativo minimo pari a 1,40 m2/m2 è altissimo su Albaro e rischia di stravolgere la percezione del quartiere».

     

    Matteo Quadrone

  • Ecco l’ambulatorio sociale: visite specialistiche a prezzi “popolari”

    Ecco l’ambulatorio sociale: visite specialistiche a prezzi “popolari”

    ponte-carignano-d3Già attivo dallo scorso fine novembre, l’ambulatorio sociale “Genova Salute” di via Ravasco è stato presentato ufficialmente martedì 23 aprile nel corso del convegno dedicato alla prevenzione medica nel mondo del lavoro, dal titolo “Il medico per la gente: gli ambulatori sociali”.
    Abbiamo intervistato il direttore tecnico della nuova struttura ambulatoriale, Marco Nesci, ideatore di una rete sanitaria che, per sua stessa ammissione, «rappresenta una sorta di ponte tra il Sistema sanitario pubblico e quello privato, a prezzi accessibili. Quello che stiamo cercando di realizzare è il contenitore di una serie di strutture capaci di dare una risposta più efficace ed efficiente alle esigenze di cura dei cittadini. Da un lato, infatti, il sistema pubblico presenta dei tempi di attesa spesso eccessivi, dall’altro il settore privato richiede un esborso economico difficilmente sostenibile nell’attuale contesto di crisi, dando così vita a non poche situazioni in cui si è quasi costretti a rinunciare alle cure».

    Com’è strutturata sul territorio la rete degli ambulatori sociali?

    «Il progetto degli ambulatori sociali è stato inizialmente raccolto dalla Lega delle cooperative ligure che, tramite alcune cooperative sociali, ha dato vita alle prime strutture. Il primo ambulatorio in assoluto, in capo a Cooperarci, è nato in Val Bormida, a Cengio (Savona), con servizi di odontoiatria e fisioterapia, due delle situazioni più critiche per i costi di accesso al di fuori del Sistema sanitario nazionale. Il secondo ambulatorio si è aperto a fine novembre a Genova, per iniziativa delle cooperative Co.ser.co. e La Comunità.
    All’interno delle rete, poi, vi sono alcuni soggetti privati che hanno deciso di aderire al progetto di calmieramento dei prezzi, attraverso la costituzione di un consorzio che coinvolge sette strutture poliambulatoriali del ponente savonese».

    foto da ambulatorisociali.org
    foto da ambulatorisociali.org

    Quali sono le peculiarità del poliambulatorio genovese di via Ravasco?

    «L’ambulatorio presenta diverse specializzazioni: abbiamo una sezione dedicata alla chirurgia ambulatoriale, per tutti gli interventi che non richiedono anestesia totale; poi ci sono cardiologia, colonproctologia, dermatologia, chirurgia vascolare, neurologia, ginecologia, odontoiatria, fisioterapia con fisiatra e riabilitazione; a breve partiranno anche i servizi di urologia e oculistica.
    Ci tengo particolarmente a sottolineare che prezzi accessibili non significa qualità minore. Nei nostri ambulatori ci sono professionisti di prim’ordine, grazie alla disponibilità di professori oggi in pensione ma dal curriculum ben noto nella sanità genovese e non solo, come il neurologo prof. Regesta, il chirurgo di colonproctologia prof. Reboa, il chirurgo vascolare prof. Viacava, tutti ex primari del San Martino, mentre in ortopedia abbiamo il professor Federici, già primario a Villa Scassi, e il prof. Morabito che si occupa di una particolare specializzazione di podologia. Insomma, si tratta di un ambulatorio molto ben attrezzato sia per la diagnostica sia per gli accertamenti specialistici».

    Ci spiega meglio che cosa intendente per “tariffe sociali”?

    «Non vogliamo essere in competizione con la sanità pubblica né tantomeno essere considerati suoi antagonisti. La nostra idea è di poter diventare integrativi rispetto al Sistema sanitario nazionale: non abbiamo nulla contro il pubblico, che in alcuni casi fornisce risposte qualitative molto elevate; il problema è fondamentalmente organizzativo e di sopravvivenza nei confronti dei continui tagli.
    Così, come esattamente come i servizi dello Stato, anche noi parliamo di pazienti e utenti che hanno necessità di prestazioni sanitarie e non di clienti. Questa filosofia è esplicitata anche dalla nostra ragione sociale di onlus, che implica il reinvestimento nella struttura di eventuali utili futuri.
    Per questo abbiamo dato vita a una politica tariffaria che ricalca sostanzialmente i costi dei ticket per i non esenti, in modo da poter andare incontro alla esigenze popolari. Ad esempio, un’ecografia che in ospedale costa 46 euro, nei nostri ambulatori si fa a 50 euro».

    SanitariPrezzi uguali per tutti, senza esenzioni parziali o totali?

    «L’ambulatorio ha due tariffe, una non convenzionata e una convenzionata, con una differenza del 15%. Le convenzioni vengono stipulate attraverso le categorie presenti sul territorio, come Ascom che si è fatta promotrice dell’incontro di martedì sulla prevenzione. Questo rappresenta uno degli aspetti chiave della nostra declinazione in ambito sociale: in generale, infatti, ci rivolgiamo al mondo del lavoro perché con queste categorie cercheremo di attuare una politica di prevenzione sulle malattie professionali, favorendo l’accessibilità alle visite prima dell’insorgenza della patologia.
    Inoltre, forniamo anche servizi che non sono coperti dal sistema pubblico o lo sono, comunque, in minima parte: penso, ad esempio, a odontoiatria e ad alcuni rami della fisioterapia. Anche in questo caso, per le prestazioni che non ricadono all’interno del Sistema sanitario nazionale, applichiamo le stesse tariffe che si possono trovare al San Martino o al Galliera, mentre per servizi finora ad esclusivo appannaggio del settore privato riusciamo a stare su cifre radicalmente ridotte, come succede per l’odontoiatria che ha prezzi dal 30% al 50% in meno.
    Inoltre, come già avviene per le strutture del consorzio savonese, stiamo cercando di convenzionare l’intera rete con il Sistema sanitario per consentire l’accesso alle prestazioni in maniera gratuita a chi è esente dal pagamento del ticket, tramite la prenotazione via Cup».

    Come fa un cittadino privato a usufruire dei vostri servizi a tariffa convenzionata?

    «Oltre all’affiliazione a una delle associazioni convenzionate, il singolo privato ha altre due strade per poter accedere ai prezzi scontati: l’adesione all’associazione che stiamo costituendo ad hoc, sempre nell’ambito dell’associazionismo di tipo cooperativistico, sul modello delle società di mutuo soccorso, e l’iscrizione al progetto di Coop Salute, che mira a istituire una sorta di mutua regionale, che garantirà l’accessibilità agli ambulatori per tutti gli iscritti».

    Si può già fare un bilancio, dopo i primissimi mesi di attività genovese?

    «Il bilancio dei primi tre mesi è assolutamente positivo: tra tutte le specializzazioni, abbiamo già superato il migliaio di prestazioni erogate, sintomo della forte necessità da parte della popolazione di aver strutture di base territoriale che possano rispondere a queste esigenze, a condizioni economiche accessibili. Contiamo di poter raddoppiare se non triplicare gli sforzi, non appena saremo a pieno regime».

    Simone D’Ambrosio

  • La chiusura di Assolibro e una pagina facebook come cassa di risonanza

    La chiusura di Assolibro e una pagina facebook come cassa di risonanza

    assolibroI libri funzionano solo se li apri, e analogamente le librerie, da chiuse, non funzionano un granché bene.
    I libri portano felicità,  ci ricorda Lucia, 3° elementare, ma evidentemente, non portano tanto profitto.
    Ai librai e alle libraie, che non si stanchino mai di vendere sogni, bellissimo augurio Enrica, ma è difficile vendere sogni quando le serrande si chiudono. Svenderli invece è molto facile in questa città che sembra accartocciarsi su se stessa.

    E le serrande da Assolibro si sono chiuse, definitivamente, sabato sera. In questi giorni sono apparsi a colorare il grigiore di questa chiusura, decine di biglietti variopinti, scritti e disegnati dai bambini della Scuola elementare Daneo, rimasti anche essi orfani della loro Libreria.

    Venerdi scorso c’è stato l’ultimo saluto ad Assolibro, decine di persone, forse un centinaio (chissà, i numeri non sono bravo a darli, di solito ci pensa la questura…). La pagina cha abbiamo creato per salvare la Libreria è stata la cassa di risonanza per diffondere la notizia e creare la mobilitazione. Ma è stata una festa , un saluto collettivo , allegro e malinconico allo stesso tempo. Tanti affezionati clienti, appassionati della lettura, persone che magari avevano perso un po’ l’abitudine, negli ultimi tempi di passare nel loro rifugio, nella loro Libreria e che passano a trovarla per l’ultima volta.  Semplici avventori, ma anche scrittori come Bruno Morchio, legati ad Assolibro per motivi affettivi e professionali.

    Era la festa triste delle dipendenti, Alessia, Alessandra, Serena, emozionate nel vedere questo fiume di gente che veniva a salutare una Libreria in partenza, a ringraziarle e a condividere un piccolo lutto.  Pareti di libri colorate , destinate pochi giorni dopo ad essere smantellate, un’immagine troppo triste per essere mostrata agli occhi dei passanti, e quindi celata con pudore, in questi giorni, dalle serrande abbassate. Che si sono colorate di bigliettini, grazie alle maestre e ai bambini della Daneo. Pare sia passato anche il sindaco, la mattina di venerdì, a cercare un libro e a chiedere delle sorti della Libreria, il giorno prima della chiusura, con un tempismo degno del miglior Bersani. “Se da grande diventassi sindaco non farei chiudere le librerie”, questo il saggio consiglio di Pietro, 8 anni e una sensibilità “politica” invidiabile.

    Assolibro, eravate una bellissima libreria,  il giudizio lapidario di Mattia, che per chiarire il concetto disegna un libro di Harry Potter, anche se forse neppure un mago avrebbe potuto salvare la Libreria di Via San Luca, figuriamoci una semplice Amministrazione Comunale.

     

    Dottor Grigio

  • Consiglio Comunale Genova: lavori bloccati sul futuro di Amt

    Consiglio Comunale Genova: lavori bloccati sul futuro di Amt

    amt-trasporto-pubblico-d1Da mesi l’immagine è sempre la stessa. L’aula del Consiglio Comunale gremita di lavoratori dell’AMT,  consiglieri – soprattutto quelli del PD – contestati e lavori dell’amministrazione completamente bloccati.

    Non è bastato il congelamento del piano industriale avvenuto la scorsa settimana a tranquillizzare gli animi dei dipendenti AMT, che proprio ieri hanno effettuato un nuovo sciopero.  Presenti in Sala Rossa hanno dapprima interrotto il Sindaco intento a riportare le ultime evoluzioni della vicenda e poi hanno lanciato una serie di attacchi diretti al capogruppo del Pd Farello, reo di aver dichiarato alla stampa nei giorni scorsi che l’unica via per la soluzione della crisi aziendale fosse l’intervento un partner privato. Di fronte all’escalation di urla nei confronti del consigliere del PD la seduta è stata sospesa convocando una riunione capigruppo a cui hanno preso parte anche il Sindaco e i rappresentanti sindacali.

    Alla ripresa della seduta il rappresentante della FAISAL  – CISAL (il principale sindacato dell’AMT), chiamato a parlare proprio dai banchi della Giunta, ha voluto precisare che il rispetto delle istituzioni da parte dei lavoratori è massimo, ma che «la situazione è di grande tensione» e che in tale contesto l’intervento del consigliere Farello rischia di mettere in discussione la difficile trattativa in atto tra dirigenza AMT, Comune e sindacati per la risoluzione della crisi aziendale.

    Il Sindaco Doria ha quindi ripreso l’intervento interrotto, ribadendo che il principale obiettivo dell’amministrazione resta quello di «garantire la sopravvivenza dell’azienda», pur essendo consapevoli, però che essa si trova in un profondo squilibrio strutturale tra costi e ricavi. Mentre saranno ridotti i contribuiti statali, erogati attraverso la Regione Liguria, da 67 a 65 milioni di euro, il Comune manterrà inalterato il proprio contributo di 20 milioni di euro, anche se, precisa il Sindaco, sarà necessario ridurre il costo del lavoro facendo ricorso anche agli ammortizzatori sociali.  «Non si tratta di un intervento per far stare meglio i lavoratori, ma per tenere in vita l’azienda».

    «Ma una volta che l’azienda  sopravvive cosa accadrà domani? – prosegue Marco Doria – Bisogna considerare la possibilità di dare un’adeguata solidità patrimoniale ad un’azienda che è sottocapitalizzata». Ed è proprio questo punto che restano i maggiori punti interrogativi, visto che, a meno di un improbabile miglioramento repentino dei conti pubblici difficilmente si troveranno nuove risorse per finanziare AMT. Parlare di privatizzazione fa paura a tutti, ma nessuno sembra saper definire con chiarezza un piano alternativo. A ben vedere non è nemmeno molto chiaro quale privato possa avere interesse ad acquistare l’azienda e l’incertezza regna ancora sovrana sulla questione. Il Sindaco ha poi concluso il proprio discorso facendo riferimento alle contestazioni fatte dai lavoratori nei dei politici, evidenziando che in una situazione complicata come quella di AMT è sbagliato individuare un “cattivo” a cui addossare delle responsabilità individuali e ribadendo che in Consiglio Comunale «le opinioni hanno cittadinanza piena».

    Approvazione rendiconto del Comune

    Nella seconda parte della seduta si è approvato il rendiconto consuntivo del 2012 con 21 voti a favore, 8 astenuti (M5S, Lista Musso), 3 contrari (Pdl). Nonostante si trattasse di un passaggio piuttosto formale, è stata l’occasione per introdurre molti temi che, con ogni probabilità, saranno al centro del dibattito politico nei prossimi mesi . Innanzitutto l’opposizione ha toccato il nervo scoperto di questa amministrazione di centro sinistra chiedendo che, in occasione della programmazione del nuovo bilancio, venga chiarita la posizione della giunta su sviluppo economico e infrastrutturale. Le emergenze legate alle difficoltà economiche di molte aziende genovesi hanno messo in sordina, questioni come le grandi opere su cui la maggioranza è stata più volte in difficoltà.

    Il consigliere Vassallo (Pd) ha risposto a queste osservazioni anticipando alcune linee che potranno guidare il percorso del Consiglio Comunale. Il Comune ha bisogno di far cassa per trovare nuove risorse da investire e questo potrebbe essere fatto soprattutto incrementando gli affitti dei propri immobili, ad esempio rivedendo al rialzo alcuni canoni di locazione particolarmente agevolati, come avviene nel caso delle società sportive.  Il consigliere ha poi aggiunto che la discussione sulle sorti di Amt dovrà essere allargata ricomprendendo altre aziende partecipate come Aster e le Farmacie del Comune.

    Di fatto il consiglio è ancora inchiodato sulle emergenze da risolvere, come il trasporto pubblico, la cui soluzione non è ancora stata decisa, ma la necessità di approvare il bilancio previsione del 2013 pone le basi per “voltar pagina” introducendo nel dibattito nuovi temi di importanza strategica per il futuro di Genova.

     

     Federico Viotti

  • I giovani del Tigullio: concorso fotografico per studenti

    I giovani del Tigullio: concorso fotografico per studenti

    fotografia-concorso-foto-DIIl Comune di Sestri Levante, attraverso il suo Consiglio Comunale dei Ragazzi, ha indetto un bando di concorso fotografico per studenti under 20.

    Tema di Mi presento in tre scatti è raccontarsi attraverso tre fotografie: possono partecipare studenti di età compresa tra gli 11 e i 20 anni, di qualsiasi nazionalità ma che risiedano o frequentino una scuola nel Tigullio. Sono ammesse solo fotografie inedite, mai presentate in altri concorsi, realizzate con qualsiasi tecnica e in b/n o colori. Attraverso le immagini, ragazzi che vivono nello stesso territorio parleranno di sé e delle loro peculiarità diverse.

    Le tre foto dovranno rispettare i seguenti temi:
    – Foto 1: Presento me stesso (autoritratto, oggetto transizionale…)
    – Foto 2: Dove vivo (luogo interno o esterno che frequenti o che ti rappresenta)
    – Foto 3: Cosa mi piace (hobby, oggetti e azioni che ti rappresentano)

    Ogni foto dovrà avere una breve didascalia e i file dovranno essere nominati con la sequenza:
    Cognome_Nome_Foto1; Cognome_Nome_Foto2; Cognome_Nome_Foto3.

    Si può partecipare senza alcuna quota di iscrizione fino al 19 maggio 2013 inviando foto e modulo di iscrizione all’indirizzo mail mipresentointrescatti@gmail.com. La votazione avverrà online attraverso la pagina Facebook del concorso. Il primo classificato sarà premiato con una macchina fotografica digitale, il secondo classificato con un buono spesa, il terzo classificato con una chiavetta Usb. Verranno inoltre selezionati 10 fotografi per ognuna delle due sezioni (sezione 11-15 anni e 16-20 anni), le cui opere saranno esposte in una mostra fotografica durante il Festival Andersen, dal 6 al 9 giugno 2013.

    Il bando è stato indetto nell’ambito del progetto Sestri Ki@ma Tunisi, Dialogo tra le rive del Mediterraneo.

    [foto di Diego Arbore]

  • Vendite porta a porta, pratiche ingannevoli: ecco alcuni esempi

    Vendite porta a porta, pratiche ingannevoli: ecco alcuni esempi

    contratti-energiaAbbiamo già avuto modo di parlare delle vendite porta a porta. Queste operazioni commerciali, al giorno d’oggi, non sono più collegate soltanto alla vendita di aspirapolveri o enciclopedie; oggi alla vostra porta può suonare chiunque: dal venditore di contratti telefonici al venditore di gas o luce, dal venditore di assicurazioni al venditore di contratti di altra natura.

    Partiamo dalle segnalazioni ricevute.

    Iren Mercato, fornitore e venditore del gas per il mercato tutelato in Liguria e Piemonte, non si accontenta più di raggirare i propri clienti con offerte al limite del lecito, ma vende anche assicurazioni.
    Abbiamo ricevuto segnalazioni (che abbiamo opportunamente verificato) circa la vendita della polizza “GAS ASSICURATO”, con la quale, oltre a promettere il blocco del prezzo del gas per ben due anni, cercano di appiopparvi una assicurazione nel caso
    in cui necessitiate con urgenza di un fabbro, di un idraulico o di un elettricista…
    Siccome Iren mercato non può vendere assicurazioni in proprio, si appoggia ad Europ Assistanca Italia.
    Orbene, chi abbia stipulato una polizza assicurativa sulla casa, probabilmente queste garanzie le ha già…

    Edison Energia: riceviamo segnalazioni di soggetti che riescono ad entrare in casa delle persone e non se ne vanno se non sottoscrivete il contratto. Una nostra lettrice che chiedeva una copia del contratto per poterla leggere con la dovuta calma si è sentita dire: “Ma come, non si fida di noi?”
    No comment…

    Telecom Italia promuove la vendita del servizio internet con modem wi-fi. Fin qui nulla di strano. Peccato soltanto che nessuno vi comunichi che quel modem va acceso e spento ogni volta che vi connettete… Cosa che non è assolutamente necessaria con una normale linea ADSL. Così molti malcapitati, si sono visti appioppare bollette astronomiche perché… hanno navigato per un mese di seguito!

    Gli esempi di questo tipo si sprecano, ne abbiamo voluto indicare tre per fare capire ai nostri lettori quanta attenzione debbano avere quando qualcuno bussa alla porta di casa. Innanzitutto, questi venditori sono scaltri e spesso approfittano della situazione in cui si trovano: la signora anziana piuttosto che la madre col bimbo da allattare; l’uomo che stava dormendo dopo un turno di lavoro o la donna delle pulizie… In secondo luogo, il venditore di turno vuole farvi sottoscrivere il contratto senza darvi il tempo di leggere. Una volta che avete firmato lui guadagna.

    Nel ricordarvi ancora che la vendita porta a porta soggiace alle medesime regole delle vendite a distanza (e cioè la facoltà di recedere entro dieci giorni lavorativi), invitiamo tutti voi a non firmare niente senza essere sicuri: questo resta ad oggi l’unico modo per non farsi raggirare.

    In altre parole, recatevi voi stessi presso i punti vendita, chiedete le dovute informazioni e – soprattutto – verificate che un’offerta commerciale sia davvero consona alle vostre effettive esigenze.

    Salvarsi dalle truffe si può, tentar non nuoce.

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.