Mese: Aprile 2013

  • Festival nuovo cinema Europa: una settimana di film a Genova

    Festival nuovo cinema Europa: una settimana di film a Genova

    cinema-provini-castingDa lunedì 15 a venerdì 19 aprile 2013 il cinema Sivori di Genova ospita  la quarta edizione di Nuovo cinema Europa, il festival dedicato alle migliori produzioni del cinema europeo contemporaneo (opere prime e anteprime nazionali)

    In programma proiezioni a ingresso gratuito 10 film europei prodotti negli ultimi due anni da registi esordienti, tutti in lingua originale sottotitolati in italiano, con 7 Paesi Europei rappresentati – Austria, Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Repubblica Ceca e Slovacchia – 9 Istituti di Cultura Europei partecipanti.

    L’evento è a cura dell’associazione Profondità di Campo – con la direzione di Angela Ferrari – insieme a Circuito Cinema Genova e agli Istituti di Cultura Europei presenti in Italia. Tutti i film sono votati e premiati dal pubblico tramite apposite schede di votazione, mentre solo uno per ogni Istituto partecipante viene votato e premiato da una Giuria: durante l’ultima giornata di Festival vengono comunicati i vincitori del premio del pubblico e del premio della Giuria.

    Programma del festival

    Lunedì 15 aprile
    ore 18: Die brucke am ibar (Il ponte sull’Ibar, Germania 2012), opera prima di Michaela Kezele, scelto dal Goethe-Institut Genua
    e presentato al Festival in anteprima italiana. Il film è in concorso per il Premio della Giuria. I dialoghi del film sono in albanese e serbo.

    Die Brücke am Ibar si svolge durante la guerra del Kosovo nel 1999. Dunica, una giovane vedova serba, vive insieme ai suoi due figli in un piccolo paesino, separato dalla zona albanese da un ponte sul fiume Ibar. Un giorno Ramiz, soldato albanese dell’esercito per la liberazione del Kosovo, giunge ferito in casa di Dunica, che inizia a occuparsi di lui. Nonostante tutte le contrarietà e i conflitti tra le due etnie, Dunica e Ramiz si avvicinano sempre più, alimentando una storia d’amore costantemente minacciata dalle insidie della guerra. Ma un giorno anche il ponte viene chiuso…

    ore 20.30: Poupata (Boccioli di fiore, Repubblica Ceca 2011), opera prima di Zdeněk Jiráský, scelto dal Centro Ceco di Milano e presentato in anteprima italiana. Anche questo film concorre al Premio della Giuria.

    Il film racconta la storia di una famiglia alla deriva in una piccola cittadina ceca. I quattro personaggi, caratterizzati da personalità differenti, cercano di affrontare le difficoltà imposte dalla loro condizione in maniera diametralmente opposta, tendendo comunque tutti allo stesso obiettivo: riuscire a cambiare il proprio destino. Agata si augura di fuggire, consapevole del fatto che la felicità potrà essere trovata solo sottraendosi alle costrizioni della vita familiare sebbene ciò significhi tradire la famiglia stessa, Honza crede nella purezza dell’amore, Kamila spera nel futuro e non si piega alla miseria del presente. Solamente Jarda è consapevole dell’impossibilità di cambiare il proprio destino e dunque non le resta che arrendersi cercando di vivere alla giornata. Un inaspettato aiuto arriverà, ma quando ormai ogni speranza è perduta.

    Martedì 16 aprile
    ore 16: Comme des freres (Come fratelli, Francia 2011), opera prima di Hugo Gélin, scelto dall’Alliance Française Galliera de Gênes e presentato in anteprima italiana.

    Da quando Charlie non c’è più, la vita di Boris, Elie e Maxime è andata in frantumi. Questi tre uomini condividevano un grande amore per Charlie. Era per loro una sorella, una donna, un’amica. Ma Charlie è morta. Né Boris, uomo d’affari di successo, né Elie, sceneggiatore, né Maxime, ventenne mammone, sanno come affrontare questa perdita. Dando seguito a una sua richiesta fatta in vita, i tre decidono di fare un
    viaggio insieme, diretti in Corsica, nella casa che Charlie amava tanto. Ma 900 km chiusi insieme in macchina sono lunghi, quando si ha in comune soltanto l’affetto per la stessa donna.

    ore 18: Staub auf unseren herzen (Polvere sui nostri cuori, Germania 2012), opera prima di Hanna Doose, scelto dal Goethe-Instit Genua e presentato in anteprima italiana.

    Kathi, ragazza madre trentenne, cerca di affermarsi come attrice a Berlino, ma senza grande successo. S’inasprisce così il suo rapporto con la madre Chris, affermata psicologa, sempre pronta a rimarcare le debolezze e i fallimenti della figlia. Ma nella loro vita interviene una novità: il ritorno del padre di Kathi, dopo quindici anni di assenza, indurrà le due donne a confrontarsi con il loro passato e con il loro sempre più duro
    conflitto.

    ore 20.30: Quichote’s eiland (L’isola di Chisciotte, Belgio 2011), opera prima di Didier Volckaert, scelto dall’Academia Belgica e presentato in anteprima italiana. Il film è in concorso per il Premio della Giuria.

    San vive sospeso tra sogno e realtà. Non ha amici e suo padre è completamente assorbito dal lavoro. Quando incontra l’affascinante Isabelle, per la prima volta si innamora follemente. Ma Isabelle non lo degna di uno sguardo. Incompreso, San cerca di fuggire da questa dura realtà. L’imprevedibile Chisciotte lo attende al varco. Ha un piano ingegnoso per aiutarlo a conquistare il cuore di Isabelle. Fino a quando San diventa
    testimone involontario del fallimento di un traffico di droga, dalle conseguenze irreversibili. Tutte le piste per trovare il colpevole portano a San, che però è sparito…

    Mercoledì 17 aprile
    ore 18: Spectres (Spettri, Belgio 2011) dell’artista visivo Sven Augustijnen (Belgio 2011), scelto dall’Academia Belgica.

    Cinquant’anni dopo il suo assassinio Patrice Lumumba, Primo Ministro del Congo indipendente, è tornato a tormentare il Belgio. Attraverso commemorazioni, incontri e il ritorno sui luoghi del passato, un funzionario civile belga di alto livello, che era in Elisabethville in quel giorno tragico del 17 Gennaio 1961, tenta di esorcizzare i fantasmi del passato. Con la Passione secondo Giovanni di J.S Bach come sottofondo, Spectres ci immerge in uno dei giorni più neri della decolonizzazione del Congo belga. Un esame del corpo biopolitico, questo lungometraggio di Sven Augustijnen espone la linea sottile che separa la legittimazione, la storiografia e la questione traumatica di responsabilità e debito.

    ore 20.30: Stilleben (Natura morta, Austria 2011), opera prima di Sebastian Meise, scelto dal Centro Culturale Italo-Austriaco con la collaborazione del Forum Austriaco di Cultura. Il film è in concorso per il Premio della Giuria.

    Un padre di famiglia paga delle prostitute per giochi di ruolo in cui si fingono sua figlia. La scoperta sconvolgente di un’ossessione nascosta per tutta la vita scuote la fragile struttura di una famiglia. Mentre il figlio prova disgusto e cerca di capire se il padre abbia mai oltrepassato il limite con la sorella, quest’ultima vuole stare da sola per fare ordine tra i suoi ricordi. In questo clima di dubbi e incertezze, la madre è convinta che per il marito sia arrivato il momento di affrontare la vergogna e il senso di colpa.

    Giovedì 18 aprile
    ore 16: Kuma opera prima di Umut Dağ (Austria 2011), scelto dal Centro Culturale Italo-Austriaco con la collaborazione del Forum Austriaco di Cultura.

    Festa di matrimonio in piccolo villaggio dell’Anatolia. La sposa è una bella ragazza del posto di nome Ayse. Lo sposo, Hasan, un giovane turco che vive in Austria. Una volta giunta a Vienna Ayse trascorrerà la prima notte di nozze con il marito, scoprendo così che l’uomo che ha veramente sposato non è Hasan, ma il padre Mustafa, cui è stata destinata quale “kuma”, seconda moglie. Fatma, la prima moglie di Mustafa, ha infatti scoperto di essere malata di cancro e ha convinto il marito a prendere una seconda moglie, che possa occuparsi della famiglia. I figli rifiuteranno Ayse, più giovane di loro, mentre tra le due donne nascerà una particolarissima amicizia, che verrà però messa alla prova da uno scherzo del destino.

    ore 18: Az do mesta ad (Fino alla città di Aš, Slovacchia/Repubblica Ceca 2012), opera prima di Iveta Grófová, scelto dal Centro Ceco di Milano in collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica Slovacca e l’Istituto Slovacco a Roma. Il film concorre al Premio della Giuria.

    Dorota si è appena diplomata, ma il piccolo paese che la ospita non le offre alcuna possibilità di lavoro. Decide quindi, come molti suoi connazionali, di emigrare dalla Slovacchia orientale verso il punto più occidentale della Repubblica Ceca in cerca di fortuna. Risoluta e piena di idee, ingenue e adolescenziali, Dorota inizia a lavorare come sarta in una piccola azienda tessile sul confine ceco-tedesco, nella città di Aš. Qui si incontrano persone da entrambi i confini, tutte alla ricerca di qualcosa. Le ragazze che vengono a lavorare come sarte vogliono garantirsi una vita dignitosa e un relativo benessere, i tedeschi un divertimento a basso costo. Tutto si mescola in una Babilonia di lingue e di valori, dove le naturali difese umane vengono distrutte.

    ore 20.30: Dead man talking, opera prima di Patrick Ridremont (Francia/Belgio/Lussemburgo 2012), scelto dall’Alliance Française Galliera de Gênes e presentato in anteprima italiana. Il film è in concorso per il Premio della Giuria.

    William Lamers è condannato alla pena di morte per omicidio. I preparativi per l’esecuzione procedono nell’indifferenza generale. Poiché la legge non precisa quale deve essere la durata dell’ultima dichiarazione di un condannato, Lamers approfitta di questo dettaglio giuridico per raccontare la sua vita con un lunghissimo monologo, per ritardare il più possibile il momento della morte. La sua esecuzione, da semplice formalità diventa così il più incredibile dei casi politici e mediatici.

    Venerdì 19 aprile
    ore 18.30: cinema e musica, Entr’acte di René Clair ed Erik Satie eseguito dal vivo dal pianista Dario Bonuccelli. Segue la premiazione dei film vincitori.

    Entr’acte è un film del 1924, del regista francese René Clair. È considerato il manifesto del cinema dadaista e una delle opere più significative delle avanguardie francesi nel cinema. Il titolo si traduce in italiano come Intervallo o Intermezzo. Il film era nato per essere proiettato durante l’intervallo, tra i due tempi del balletto istantaneista Relâche. Firma il soggetto il pittore Picabia e Satie è autore della musica.

  • Linguine con triglie e carciofi: ingredienti e preparazione

    Linguine con triglie e carciofi: ingredienti e preparazione

    linguine-triglie-carciofiLe linguine con triglie e carciofi sono facili da preparare ma garantiscono un ottimo risultato. Al posto delle linguine si possono utilizzare anche gli spaghetti o una pasta corta come le penne (clicca qui per la ricetta dei ravioli di carciofi)

    Ingredienti per 4 persone

    380 grammi di linguine, 400 grammi di filetti di triglia, 4 carciofi (consigliati quelli di Albenga), 1 limone, 2 spicchi di aglio, vino bianco secco, prezzemolo, olio extravergine di oliva, sale, pepe.

    Preparazione

    Pulite bene i carciofi privandoli delle foglie esterne più dure e delle punte; divideteli poi a metà eliminando il fieno interno e immergeteli in acqua e limone. Questo passaggio è necessario per evitare che anneriscano.

    Tagliateli poi a fette sottili e metteteli in una padella con olio, aglio e fateli rosolare per pochi minuti. Salate e unite anche i filetti di triglia puliti e tagliati a pezzetti; aggiungete un pò di pepe, sfumate con mezzo bicchiere di vino e proseguite la cottura per 10-12 minuti.

    Nel frattempo cuocete le linguine in abbondante acqua salata, scolatele al dente e ultimate la cottura unendole al sugo di pesce e carciofi. Aggiungete poi il prezzemolo e amalgamate bene il tutto, aiutandovi necessario con dell’acqua di cottura della pasta.

    Buon appetito!

  • Dipingere in giardino: una giornata a Villa Dufour

    Dipingere in giardino: una giornata a Villa Dufour

    recco villa dufourDomenica 14 aprile 2013, per l’intera giornata, si svolge a Villa Dufour – sull’Aurelia tra Recco e Mulinetti – En plein air, una giornata dedicata alla pittura ad acquerello.

    Ogni partecipante potrà dipingere in giardino con materiali propri: accesso libero per adulti e bambini alle ore 11, 12.30, 15.30, 17. Un’esperienza di pittura ad acquerello “en plein air” insieme al grafico e acquerellista Andrea Musso.

    L’interno della villa sarà visitabile dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.

  • “La loro lungimiranza è uno scudo antisommossa”

    “La loro lungimiranza è uno scudo antisommossa”

    letteredallaluna-azzurroLa città è fatta di persone, certamente, tante persone e tante macchine, uno sciame di moscerini per un’idea di movimento, traffico, scambio, mobilità. Poi ci sono le case, i palazzoni e gli edifici storici. Eh si, perché la città, prima di tutto, è fatta di cose immobili, di pietra e di cemento. E la fermezza in città prevale senza ostacolo alcuno sul movimento, non facciamoci illudere dagli scooter imbizzarriti, non c’è proprio partita, credetemi.

    Vi dirò di più, la differenza a favore dell’immobilità la fanno gli uomini stessi.

    Ci sono corde marce e intrise di sale che stringono e costringono questa pozzanghera di città, ferme e incrostate da decine e decine di anni, bulloni corrosi dalla ruggine che basta applicare un po’ di vernice color argento e sembrano nuovi di pacca.

    Li riconosci subito, hanno lo sguardo pietoso e il lamento sulle labbra, vecchie ferraglie che si scaldano al sole, mentre fuori piove. Complici e indispensabili uno per l’altro in uno sputo di cortile, inutili alla causa appena varcata la soglia.

    Li trovi negli uffici pubblici, in quelli più piccoli dove non si svolgono attività considerate “essenziali”, ai margini della macchina istituzionale, dove spesso si fa fatica a svolgere con successo il proprio lavoro per mancanza di fondi e soprattutto di buone idee; li trovi anche negli uffici più grandi, sono dirigenti terrorizzati dal confronto con l’iniziativa privata, soprattutto quando gli interlocutori sono giovani. Ma i nostri bulloni, guardate bene, non arrugginiscono solo nella pubblica amministrazione. Inquinano anche i cda delle grandi società cittadine, protagonisti canuti di un’interminabile partita “inter nos”, convinti di dover resistere, di doversi proteggere da un futuro che si sta preannunciando più faticoso del previsto.

    La loro lungimiranza è uno scudo antisommossa.

     

    Gabriele Serpe

  • Pink gang: un documentario sulla protesta delle donne in India

    Pink gang: un documentario sulla protesta delle donne in India

    India, SivakasiSabato 13 aprile 2013 (ore 17) presso La Passeggiata Librocaffè è proiettato il film di Enrico Bisi Pink gang. La missione della Gulabi Gang (Pink Gang), nata in India per difendere le donne vittime di soprusi e ingiustizie, attraverso la storia personale della sua fondatrice Sampat Pal. Il documentario è vincitore al One World/Nje Bote Film Festival in Kosovo e al Terra di Tutti Film Festival di Bologna.

    Trama del documentario
    In India, nell’Uttar Pradesh, un gruppo di donne si unisce per lottare contro la violazione dei diritti umani, sfilano per le strade sconnesse e polverose dei villaggi indiani tutte con un sari rosa. Guardano chiunque dritto negli occhi e, quando le parole non bastano, minacciano poliziotti e bramini con un bastone. Cercano di far capire alle altre donne che la sottomissione non è una condizione naturale dell’essere umano. E in più costruiscono scuole per i bambini e insegnano un mestiere alle ragazzine. Sembra esserci qualcosa di mitico, come spesso accade nei racconti indiani. Di fatto, però, c’è un’utopia che è già realtà, le Pink Gang.

    All’evento sarà presente l’autore. La proiezione è organizzata dalle associazioni Usciamo dal silenzio e Senza paura.

  • Bando Movin’up 2013: una fotografa genovese tra i vincitori

    Bando Movin’up 2013: una fotografa genovese tra i vincitori

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    Foto di Anna Positano

    Ogni anno il circuito GAI – Giovani Artisti Italiani organizza il bando Movin’up, rivolto ad artisti di età compresa fra i 18 e i 35 anni che hanno un contatto per realizzare un progetto all’estero e necessitano di supporto e finanziamenti.

    Sono stati da poco comunicati i vincitori dell’ultima edizione del bando, scaduto lo scorso 31 gennaio: tra questi c’è la fotografa genovese Anna Positano, che a maggio partirà alla volta dell’Istituto Italiano di Cultura di Addis Abeba per realizzare il suo Proprio qui | Right here. Anna ha 31 anni, si è laureata in Architettura all’Università di Genova e poi ha conseguito un Master in fotografia presso il London College of Communication. Attualmente lavora tra Genova e Londra, dove ha esposto in diverse mostre personali e collettive, sviluppando un personale progetto sul tema del paesaggio urbano e antropizzato (le sue foto si possono vedere sul blog Theredbird).

    Come leggiamo nella descrizione del progetto, si tratta di una residenza artistica di quattro settimane in Etiopia, durante la quale Anna cercherà di «conoscere porzioni di Addis Abeba coinvolgendo i suoi abitanti. Chiederò alle persone coinvolte di fare un percorso, durante il quale scatterò delle fotografie. Queste saranno mostrate all’accompagnatore, al quale domanderò di descriverle e spiegarle. La testimonianza sarà raccolta in un video. In contemporanea farò una ricerca di fotografie storiche della città presso la biblioteca di Addis Abeba e l’IIC. Lo scopo è far emergere gli aspetti quotidiani e meno conosciuti della città, includendo le architetture italiane e i progetti di sviluppo urbano. La conoscenza dei luoghi che ne deriva sarà parziale e identitaria, relativa all’esperienza di ciascun abitante».

    Un progetto fotografico per conoscere il territorio della capitale Etiope – che nel 1936, al termine della Guerra d’Etiopia, fu eletta “capitale dell’Africa Orientale Italiana” – attraverso la partecipazione attiva di chi la abita, perché ciascuno possa mostrare all’artista il modo in cui vede personalmente la città: «i luoghi e le biografie dei suoi abitanti sono interrelate e interdipendenti: la forma del luogo è prodotta dalla comunità, ma la vita della comunità è condizionata dalla forma del luogo».

    Perché proprio Addis Abeba? «La capitale etiope si trova in una fase di forte sviluppo urbano. Nonostante la maggior parte della popolazione etiope oggi viva nelle aree rurali, secondo le stime dell’ONU il numero di abitanti di Addis Abeba dovrebbe crescere di 4 milioni nel 2025 (oggi la città conta 3.300.000 abitanti). Questa crescita avviene per lo più attraverso la trasformazione dell’esistente, quindi Addis Abeba è una città in costante fermento. Solitamente, in una città che cambia ciò che rimane costante è rappresentato dai principali punti di riferimento, i monumenti, gli edifici storici e simbolici; il cosiddetto ‘paesaggio debole’, invece, è quello che più di tutti viene trasformato. “Proprio qui | Right Here” vuole raccontare questi piccoli segni del paesaggio, i luoghi del quotidiano, ignorati o dimenticati perché vengono attraversati senza essere visti, ma in cui spesso risiede il genius loci».

    Esito della residenza saranno dunque un incontro pubblico presso l’Istituto Italiano di Cultura, in cui Anna mostrerà alla cittadinanza le interviste fatte agli abitanti di Addis Abeba e uno slideshow delle foto storiche in alternanza e quelle realizzate durante il percorso. Inoltre, percorsi e immagini saranno radunate in una mappa cartacea serigrafata – che sarà distribuita gratuitamente presso i maggiori punti di aggregazione della città e resa disponibile anche in un sito web – con didascalie in italiano, inglese e amarico (la lingua parlata in Etiopia).

    Marta Traverso

  • Bruco di Brignole, demolizione: slittano i tempi dopo il ricorso al Tar

    Bruco di Brignole, demolizione: slittano i tempi dopo il ricorso al Tar

    brigate-partigiane-bruco«Non mi pare proprio il caso di mantenere in piedi il Bruco», con queste trancianti parole l’11 dicembre scorso l’assessore ai Lavori pubblici del Comune di Genova, Gianni Crivello, annunciava l’imminente fine di uno dei più discussi ecomostri cittadini.

    Ma il sovrappasso pedonale è ancora lì: una trave nell’occhio di Brignole, uno dei nodi viari più trafficati della città. Una bruttura architettonica degradata e assolutamente non funzionale, a partire dalle scale mobili sempre fuori uso, tanto che i pedoni preferiscono decisamente sfruttare le sottostanti, classicissime zebre nonostante l’attesa imposta dal semaforo.

    Il Bruco verrà demolito, conferma l’assessore, il problema è capire quando. «La dilatazione dei tempi – spiega Crivello – è dovuta al ricorso al Tar sui lavori di copertura del Bisagno». Lo smantellamento del sovrappasso, infatti, rientra in un più complessivo quadro di riqualificazione dell’intera zona di Corte Lambruschini: «Per completare la copertura del Bisagno in zona Brignole – continua Crivello – sarebbe comunque stata necessaria la rimozione delle struttura e una sua eventuale reinstallazione a cantieri terminati». Il Comune aveva pensato di cogliere l’occasione al volo, come conferma l’assessore: «L’idea era quella di anticipare il più possibile la demolizione utilizzando parte dei fondi già previsti per la copertura del Bisagno. Ovviamente, la struttura sarebbe stata definitivamente eliminata e non certo ricollocata nella sua sede al termine dei lavori. Eravamo già d’accordo con il Municipio (VIII Medio Levante, ndr) e gli esercizi commerciali della zona per un intervento di riqualificazione più ampio, ma il ricorso al Tar ha bloccato tutto. Confermiamo la volontà di abbattere il Bruco, ormai inutile anche per la presenza dell’attraversamento pedonale sottostante: è solo una questione di slittamento di tempi».

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    Già nel 2001 l’avventura del Bruco sembrava essere giunta al capolinea, ma fu salvato in extremis per volontà dell’allora sindaco Pericu che annunciò un’operazione di restyling radicale. Nel 2009, invece, toccò all’assessore Corda promettere una bonifica complessiva. Operazioni che, tuttavia, non si sono mai tradotte in un sostanziale rilancio della struttura, sempre più fatiscente, come aveva ricordato la scorsa estate in consiglio comunale il leghista Rixi. In quei giorni, molto si dibatteva sul degrado dei vicini giardini di piazza Verdi ed era piuttosto facile ricomprendere nella discussione anche il Bruco. Oggi che la questione non è più sulle prime pagine dei quotidiani locali, anche l’abbattimento del passaggio pedonale sopraelevato sembra essere passato nel dimenticatoio.

    Il progetto del Bruco, in origine, era molto più ambizioso dell’abbandonato e degradato passaggio pedonale sopraelevato a cui, nelle realtà dei fatti, è stato ridotto.
    Nelle intenzioni del suo ideatore, l’architetto Piero Gambacciani (che ha messo il sigillo non solo nel complesso di Corte Lambruschini, ma in molti altri quartieri genovesi, da San Benigno alla “Diga” di Begato), il tunnel avrebbe dovuto collegare corso Buenos Aires al binario 1 della stazione Brignole. Attraverso un’elegante galleria di negozi, questo sinuoso cordone ombelicale in ferro, cemento e vetrine avrebbe anche dovuto prevedere un secondo ramo proveniente dal cuore dei giardini di piazza Verdi. Da qui, tramite un sistema di ascensori, un’altra galleria di negozi, questa volta sotterranei, avrebbe condotto fino all’arco di piazza della Vittoria.

    A giudicare dal successo del primo tratto di questa “bruttura” architettonica, probabilmente è stato un bene che il progetto si sia fermato alla realizzazione di un solo lotto.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Solo tu, musical con le canzoni dei Matia Bazar: provini a Genova

    Solo tu, musical con le canzoni dei Matia Bazar: provini a Genova

    musica-live-cantanti-microfonoVenerdì 19 e sabato 20 aprile 2013 a Palazzo Ducale (presso la sede di Mentelocale) si terranno le prime audizioni per il musical Solo tu, ispirato alle canzoni dei Matia Bazar. Il casting finale si terrà sabato 25 maggio nel salone del Palazzo della Borsa.

    Per inviare la propria candidatura, compilare il form contatti del sito del musical o inviare il curriculum artistico a info@solotumusical.it. Gli attori/cantanti/ballerini convocati saranno giudicati dal team di produzione e dagli autori, Marco Marini e Carlo Marrale.

    Il musical sarà diretto da Elena Dragonetti, con la direzione artistica di Marco Marini in collaborazione con la poetessa e scrittrice genovese Chiara Daino.

  • Royal Botanic Gardens: giardini imperdibili per gli appassionati

    Royal Botanic Gardens: giardini imperdibili per gli appassionati

    Kew 1Come abbiamo già avuto modo di descrivere in un nostro precedente articolo, il Regno Unito di Gran Bretagna rappresenta, senza dubbio, una inesauribile fonte di spunti per tutti gli appassionati di botanica. In questo Paese è infatti assai ricca la produzione scientifica in materia di giardinaggio e di landscape design e qui si trovano numerosissimi e curatissimi giardini. La passione per il “verde” è poi trasversale tra le classi sociali e comune a gran parte della popolazione.
    Tra i parchi inglesi da non perdere, vi sono senza dubbio i Royal Botanic Gardens di Kew, nelle immediate vicinanze di Londra. Al di là della Kew 2bellezza estetica fornita dall’insieme dei giardini, la collezione di varietà botaniche, ivi contenuta, supera i quaranta mila generi di piante. Questo numero impressionante rende tale insieme il più ricco e più diversificato al mondo. Infatti, una su ogni otto specie di piante da fiore cresce e si sviluppa in questo parco-museo. Il giardino eccelle anche sotto il profilo del numero di prodotti per le piante, di libri di botanica e nel tema della ricerca scientifica e, a mezzo dei corsi ivi tenuti, del landscape design.
    Nel dettaglio, i Royal Botanic Gardens portano questo nome in quanto essi, in origine, appartenevano davvero alla Casa Reale inglese e fu proprio sotto il regno di Giorgio III che la proprietà cominciò ad evolversi in un vero giardino botanico, di rilievo internazionale.
    La storia dei Kew Gardens comincia infatti a metà del settecento quando Federico ed Augusta di Galles cominciarono a sviluppare, con l’aiuto dell’amico Conte di Bute, la loro tenuta di Kew. In particolare, ButeKew 3 iniziò, per conto dei suoi illuminati committenti, a costituire vere e proprie raccolte botaniche al fine di, come egli stesso affermava, “(…) riunire tutte le piante, allora conosciute sulla Terra”.
    Il parco veniva, all’epoca, principalmente utilizzato per il piacere della corte e per sontuose feste reali e grandi ricevimenti, quale per esempio quello per i compleanni del nuovo proprietario dei giardini, il re Giorgio III.
    Nel tempo vennero poi introdotte molte, nuove specie esotiche, principalmente provenienti dalle spedizioni oltreoceano. Tra queste ricordiamo la spettacolare e, per l’epoca, molto inusuale, Strelizia Reginae, che porta questo nome in onore della moglie del sovrano inglese, la duchessa di Streliz. Sempre nel diciottesimo secolo, vennero piantate numerose nuove varietà, raccolte dai viaggiatori inglesi in Australia e riportate in patria in innovativi contenitori, simili a piccole serre ed in uso fino agli anni sessanta del novecento.
    Kew 5

    L’Ottocento portò, invece, grandi novità nei Kew Gardens. In particolare, si iniziò la costruzione della Palm House e della Temperate House. Le serre del parco divennero in breve celeberrime e tra le più grandi in tutto il mondo. Il moderno sistema di vetro e struttura in ghisa permetteva infatti un rapido ed innovativo accrescimento delle piante e lo sviluppo di specie, adatte esclusivamente a climi umidi e temperati. Via via il parco veniva poi ampliato nella sua estensione complessiva, fino a superare gli attuali ottanta ettari.

    kew 6Nel periodo della Seconda Guerra Mondiale, ampie aree dei giardini vennero invece trasformate in campi coltivati per far fronte all’emergenza alimentare. Dopo la guerra, i Kew Gardens vennero nuovamente adibiti a parco, attentamente restaurati e riportati all’originario splendore. Oggi essi rappresentano, da un lato, uno magnifico giardino, ricchissimo di specie e varietà di piante di ogni genere e di ogni provenienza, dall’altro, un centro di studio e di ricerca scientifica tra i più avanzati al mondo.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Centro storico: Gregorio Giannotta, mostra a MF Gallery

    Centro storico: Gregorio Giannotta, mostra a MF Gallery

    mf-gallery-logoVenerdì 12 aprile 2013 (ore 19-22) inaugura la mostra personale di disegni, dipinti e stampe dell’artista genovese Gregorio Giannotta. L’artista incontra il pubblico presso MF Gallery, in vico dietro il Coro della Maddalena.

    Tema della mostra
    La rappresentazione di un passato parallelo al nostro con aggeggi, macchinari e leviatani sospesi in un’atmosfera onirico surreale in cui la rivoluzione industriale si è fusa ad un perduto mondo fantastico. Le visioni di un futuro oramai prossimo nel quale le contraddizioni sociali e metropolitane si mescolano a improbabili personaggi caricaturalmente avvolti in ruoli ed etichette dettati dal mondo del fumetto sullo sfondo di architetture periferiche.

    Balene, cetacei, leviatani; i più grandi mammiferi del mondo, tonnellate di animali sospesi in un’atmosfera irreale nella quale la vita umana partecipa ma non ne è protagonista, assoggettata per una volta alle regole di una natura fantastica. Il percorso creativo è accompagnato dal disegno che traccia lo scheletro e l’armatura di tutte le opere presentate, movimenti unici creati da uno stile deciso e intuitivo in cui il gesto regala equilibri ironici e narrativi. Ispirazioni da un mondo perduto.

    La mostra resterà aperta al pubblico fino a sabato 18 maggio 2013 con il seguente orario: dal lunedì al venerdì ore 12.30/14 e 19.30/22 e sabato ore 19.30/22, chiusa la domenica.

    Per maggiori informazioni e/o acqusti contattare Martina Secondo Russo all’indirizzo mail mfgallerygenova@gmail.com.

  • Vincolo esterno e pensiero unico: il significato nel linguaggio politico

    Vincolo esterno e pensiero unico: il significato nel linguaggio politico

    Parlamento-ItalianoAncora nel mio ultimo articolo criticavo l’imperante logica del vincolo esterno” e quella del “pensiero unico”. Vediamo di precisare meglio queste definizioni, dato che ormai stanno prendendo il loro posto nel linguaggio politico.

     

    Il vincolo esterno

    Il vincolismo in politica si può definire come il limite all’autonomia decisionale imposto da circostanze esterne considerate ineluttabili. In altri termini: “volevamo tanto fare quella tal cosa”, “avevamo in effetti detto che avremmo preso quel tal altro provvedimento”, “fosse solo per noi, non avremmo desiderato altro”… MA, e qui la lista delle possibili scuse inderogabili è lunga: il minimo comune denominatore, però, è sempre che si tratta di qualcosa di esterno, qualcosa cioè su cui le istituzioni nazionali non hanno giurisprudenza; su cui politica e parti sociali non possono incidere, ma che possono solo riconoscere e rispetto alle quali devono solo adeguarsi.

    Negli anni ’90 andava molto di moda:è la globalizzazione”, che più recentemente si tende a declinare anche con: “oggi c’è la Cina”; da cui a sua volta segue come corollario: “non possiamo pensare di competere con le vecchie regole, i vecchi rapporti di lavoro sono sorpassati”, eccetera eccetera. A cavallo del secondo millennio è cominciato a circolare un altro mantra: “ce lo chiede l’Europa”. Cosa fosse questa “Europa”, chi fossero esattamente questi “Europei” che ci chiedevano di adeguarci e perché, poi, ce lo chiedessero non si è mai capito bene; ma mentre si pronunciavano queste parole solenni (“ce lo chiede l’Europa”) sembrava quasi di sentire risuonare i versi immortali di Schiller: «Freude, schöner Götterfunken, Tochter aus Elysium», che si spandevano nell’aere sulle note di Beethoven: e questionare sarebbe apparso quasi un atto di hybris. Eppure, non so voi, ma io da piccolo, quando venivo beccato a fare una marachella e tentavo di giustificarmi dicendo: “l’ha fatto anche il mio compagno!”, venivo tacitato così: “se il tuo compagno si butta sotto un treno, ti ci butti anche tu?”. Ma, curiosamente, è proprio quello che abbiamo fatto: ci siamo buttati sotto un treno esattamente per il motivo che lo facevano anche gli altri (i quali non erano poi così intelligenti, come oggi è piuttosto evidente).

    Più recentemente siamo passati al linguaggio economico: “abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi”, “il responso dei mercati” ed infine, in un crescendo rossiniano, ecco il principe di tutti i vincoli esterni: lo spread. Niente è più concreto, più chiaro, più incontestabile dello spread, perché ha dalla sua tutta la scientificità, l’oggettività e la potenza del “numero”: e più quel numero va su, più noi paghiamo di interessi in termini di miliardi di euro. Come si può negare o sminuire questa evidenza? E infatti non si può. Il Sole 24 Ore, a fine 2011, titolava a tutta pagina: “Fate presto!”; tutta Italia andava in fibrillazione seguendo le ultime notizie dalla borsa; e persino io, che ora faccio ironia, all’epoca sovrastimavo l’emergenza e ne perdevo di vista il contesto. Certo lo spread è reale e non dipende (fino a prova contraria) da un complotto della “finanza speculativa” (che – per inciso – è una definizione piuttosto bizzarra, come “pesce nuotante” o “uccello volante”). Tuttavia mancano un paio di dettagli: non ci si ricorda da dove nacque l’emergenza e soprattutto non si dice se esiste un’alternativa alla dittatura dei mercati.

    A proposito di dove nasce l’emergenza ne abbiamo già discusso: non fu certo perché si scoprì che in Italia c’era il debito pubblico (sai la novità!), ma perché venne fuori che la Grecia era nei guai e che la banca centrale europea, fedele agli altolà di Berlino, non si sarebbe impegnata a garantire i debiti nazionali, limitandosi ad acquisti mirati e attenendosi esclusivamente al contenimento dell’inflazione, che costituisce il suo mandato. Di colpo i titoli di Stato della zona euro cessarono di essere considerati un rendimento sicuro: e il resto è storia nota. Anche per quel che riguarda le alternative, almeno incidentalmente, ne ho già parlato quando mi sono occupato dell’euro, mostrando che, in effetti, altre possibilità ce n’erano: solo che non andavano di moda. Ed è qui che andiamo ad incrociare l’altro tema in questione.

     

    Il pensiero unico

    Il pensiero unico è il monopolio del dibattito giustificato da una pretesa di necessità ed auto-evidenza. Consiste nel presentare un punto di vista del tutto parziale e opinabile come se fosse una conquista dell’umanità del tutto fuori discussione, mentre “il resto è noia”, eccentricità, idealismo o forse anche peggio. Si tratta, insomma, di una tecnica di condizionamento tra le più subdole, perché mira a convincere della necessità di una certa soluzione insinuandola tra le pieghe di quello che si da per scontato.

    Il pensiero unico si subisce soprattutto sulle questioni che richiederebbero conoscenze specifiche. Non essendo possibile, infatti, che ogni individuo sia esperto su tutto lo scibile umano, quando si parla di economia, finanza, giustizia, energia, ma anche politica, è molto difficile entrare nel merito, ed è dunque inevitabile che si vada alla ricerca del parere altrui. Il senso comune suggerisce di dare fiducia a chi appare più competente e lontano da interessi di parte; e la prudenza suggerisce di diffidare degli eccessi per tenersi sulla linea della maggioranza: non solo per via dell’idea che se molti pensano la stessa cosa, ci sono più probabilità che questa cosa sia vera, ma soprattutto per via del fatto che sbagliare con gli altri è meno pericoloso che avere ragioni da soli. Il problema è che oggigiorno queste dinamiche di formazione del consenso sono piuttosto note: e sfruttarle a proprio vantaggio è molto più facile di quello che sembra.

    Prendiamo come esempio il tema delle fantomatiche “riforme”. In Italia se ne parla da talmente tanti anni che ormai, quando si tocca l’argomento, tutti si dicono d’accordo. Tuttavia ciò non dipende dall’intrinseca bontà dell’argomento (valutazione di merito), ma da una banale tautologia: vale a dire, che è ovvio che se le cose non vanno bene, allora vanno cambiate o riformate. Ma il problema è un altro: riformare come? Il trucco sta nel lasciare questa questione sospesa tra il detto e il non detto.

    Se da un lato, infatti, non è un mistero quali “riforme” abbiano in mente gran parte di quelli che se ne riempono la bocca, dall’altro è evidente che, potendo, si guardano bene dall’esplicitarle: perché se si esprimessero chiaramente, non riscuoterebbero propriamente un grande successo. Molto meglio buttare lì l’idea, dare il tempo alla gente di abituarsi, continuare a parlarne come della cosa più razionale e pacifica del mondo, e poi, quando finalmente arriva l’occasione (cioè l’emergenza), invocarne l’adozione come il rimedio a lungo agognato.

    E’ già successo con il governo Monti. A una crisi finanziaria di credito privato si è risposto con i vecchi cavalli di battaglia del liberismo, cioè vincolando le finanze pubbliche al pareggio di bilancio, al taglio del debito (fiscal-compact) e a un limite di deficit (six-pack). E’ stata innalzata l’età pensionabile (riforma delle pensioni) e si è facilitato il licenziamento (riforma del lavoro). E quando è stato necessario addirittura modificare la Costituzione (riforma costituzionale), lo si è fatto senza alcun dibattito pubblico, sempre nella logica dell’emergenza e con la scusa che occorresse lasciare lavorare i molto competenti “tecnici”. I quali sono dipinti un po’ come “scienziati”; e in quanto tali – si presume – sapranno quello che va fatto esattamente come i tecnici di C.S.I. sanno ricavare dalla scena di un delitto il DNA dell’assassino. Ma la realtà è molto più sfumata. L’economia non è la matematica: c’è sempre spazio per le opinioni. E le opinioni possono celare precisi interessi.

     

    La fine del pensiero economico unico

    Nessuna pretesa “scientificità” o profondità di esperienza può giustificare il pensiero unico. Al contrario, forse mai come in questi ultimi anni la discussione economica si è vivacizzata. Dal 2008 in particolare i “rapporti di forza” nel mondo accademico hanno cominciato a mutare e il pensiero liberista, che per trent’anni aveva pesantemente condizionato il dibattito, è entrato decisamente in crisi; tanto che oggi si contesta apertamente quelli che fino a pochi anni prima erano considerati dogmi inappellabili: una rigorosa disciplina di bilancio, l’indipendenza delle banche centrali, la primaria necessità della lotta a spesa, debito pubblico e inflazione, la libera circolazione dei capitali, la deregolamentazione finanziaria, l’efficienza del settore privato, la liberalizzazione indiscriminata, l’arretramento del pubblico e il superamento dello Stato sociale.

    Più in generale è in discussione la filosofia stessa del liberismo, cioè l’idea che se ciascuno persegue il proprio guadagno personale, alla fine, “come guidato da una mano invisibile” contribuisce a disegnare una società più ricca e felice. In realtà – sostengono molti autorevoli economisti e premi nobel – se la famosa “mano invisibile” teorizzata da Adam Smith non si vede (perché constatiamo che si producono sempre più crisi e più disuguaglianze), ciò non si deve al fatto che è invisibile, ma al fatto che non esiste.

    Di qui la necessità di intervenire per imporre il diritto sopra il mercato, rivalutando il ruolo dello Stato, lo stimolo della spesa pubblica e le reti di protezione sociale. Di qui critiche anche radicali al liberismo, visto come giustificazione teorica al problema della compatibilità sociale del perseguimento individuale della ricchezza. Di qui la necessità di rivedere il paradigma di questo capitalismo socialmente instabile ed intrinsecamente insostenibile, perché squilibrato a vantaggio delle società più forti e basato su un ideale di crescita infinita, quando le risorse a disposizione sono limitate.

     

    Divergere è sano

    Ovviamente l’eco di questo dibattito in Italia non si è ancora sentita. E’ anche per questo che ci sembra così sensato il richiamo al dialogo e al compromesso: perché ormai è passata l’idea che il confronto ideologico sia morto, che non sia più necessario dividersi, perché quello che si deve fare già si sa, e che quindi, nel mondo del terzo millennio, non ci siano più interessi in contrapposizione. Ma è un’ipocrisia colossale.

    Negli Stati Uniti (tanto per fare un esempio) è ben chiaro ciò che distingue un repubblicano, che è a favore di un minore intervento statale e minore spesa pubblica, da un democratico, che invece vuole più tutele e più investimenti da parte dello Stato. E benché non manchino occasioni di convergenza (ci mancherebbe altro), la normale logica è che ogni partito difende le sue idee e cerca di farle prevalere: occasionalmente sacrifica qualcosa, ma non può sacrificare tutto sempre. Perché le idee di un partito rappresentano interessi: e sacrificarle significa cedere a interessi di altri, che possono essere in contrasto con i miei. Gli interessi delle potenze mondiali non sono gli interessi dei paesi poveri; gli interessi di un gruppo finanziario non sono gli interessi di un operaio edile; gli interessi miei non coincidono con quelli che saranno gli interessi dei miei nipoti; e gli interessi del ladro non sono gli interessi del derubato.

    Da tutto questo discorso segue la necessità di non adeguarsi passivamente ai messaggi provenienti dall’informazione mainstream, perché in un dibattito pubblico (nel complesso) di scarsa qualità ci sono modi sicuri e collaudati per far passare un’idea di parte ammantandola nella veste del buon senso, del realismo e del pragmatismo.

     

    Andrea Giannini

  • Torri Faro, San Benigno: quasi due terzi gli appartamenti invenduti

    Torri Faro, San Benigno: quasi due terzi gli appartamenti invenduti

    torri-faroDue torri a pianta semicircolare, rispettivamente di 20 e 18 piani, raccordate da un’ampia piazza parzialmente coperta, sopraelevata rispetto alla rete viaria: questo il progetto architettonico di Torri Faro, per l’edilizia residenziale, commerciale e servizi vari. Un complesso che si affaccia su Via di Francia, nel centro del quartiere di San Benigno, a due passi da Lanterna e Matitone. San Benigno è il paradigma della crisi, dicono alcuni: area sovraffollata di costruzioni ambiziose e con lo sguardo rivolto verso il futuro, non riesce a diventare il centro di prestigio progettato negli anni ottanta e la “City” nostrana che si era candidata a essere.
    Per quanto riguarda il caso della costruzione delle due Torri, essa ha avuto inizio il 16 febbraio 2009 e si avvia oggi verso la conclusione, che era stata già prevista sempre per il febbraio 2013. Ma a che punto sono le trattative e le vendite? In clima di crisi generale e di affanno del mercato immobiliare, il rischio di un flop per committenti e appaltatori potrebbe essere dietro l’angolo.

    IL CONTESTO URBANISTICO E LA COSTRUZIONE

    Circa 145 appartamenti (76 nella Torre A, dal piano 2 al 20, e 69 appartamenti nella Torre B, dal piano 2 al 18), con un vasto ventaglio di tipologie abitative, per tutte le esigenze, dal mono- al quadrilocale, all’attico. I prezzi: circa 3-3,5 mila euro al mq, per una metratura che va dai 40 (+ 16) mq del monolocale, ai 155 (+ 39 di loggia + 15 di balcone + 80 di terrazzo soprastante) per l’attico, con proposte più o meno di lusso e articolate a seconda delle esigenze degli acquirenti. Dai 161 mila euro per il monolocale, 172 mila per il bilocale, 325 mila e 680 mila rispettivamente per tri- e quadrilocale, fino al milione e 250 mila euro per l’attico, a cui sono da aggiungere costi accessori e iva. Il prezzo per mq, confrontato con quello di altri quartieri di Genova (dati aggiornati al marzo 2013), si avvicina a quelli di centro storico-Carignano (attorno ai 3 mila euro/mq), e di Albaro (3,5 mila euro/mq), mentre è ben diversa la tariffa media al mq nel quartiere di Sampierdarena e San Teodoro, nel Municipio Centro Ovest: meno di 2 mila euro/mq.
    Nel caso delle Torri Faro, si tratta di un complesso polifunzionale: il piano terra e il primo piano sono stati pensati per ospitare studi professionali, agenzie di viaggio e istituti di credito, con parcheggi e box auto privati e pubblici nel silos interrato. Ai piani superiori, abitazioni private. “In perfetto equilibrio tra razionalità ed eleganza, il complesso è stato progettato in armonia con il territorio secondo uno stile coerente ed unitario” con tanto di zone verdi attrezzate, strutture turistico-alberghiere, spazi commerciali ed espositivi, per il riordino e riqualificazione del quartiere: così si legge sul sito web per promuovere la costruzione di Torri Faro. Ma la percezione della cittadinanza non sembra in linea con questa visione: stufi della massiccia edificazione di grandi costruzioni, i residenti/lavoratori della zona non sembrano condividere questo entusiasmo e lamentano la scarsa integrazione nel paesaggio urbano.

    LA SITUAZIONE ATTUALE: STATO DELLE VENDITE E FINE LAVORI

    cantiere-torri-faroPensato secondo avanzati canoni di bioedilizia (le facciate di tipo ventilato sia delle murature interne che esterne, le coibentazioni termo-acustiche, l’impiego di pannelli fotovoltaici e la predisposizione domotica), Torri Faro è stato costruito dalla ditta emiliana Unieco e dalla lombarda Lamaro Group, entrambe storiche aziende attive nel campo dell’edilizia residenziale, commerciale e infrastrutturale. L’agenzia immobiliare che sta curando la vendita degli immobili è Sintesis, a Genova in Via Pietro Chiesa, sempre in zona San Benigno, che da ormai quattro anni (quindi da ancora prima che iniziassero i lavori veri e propri) segue la questione e si occupa delle vendite degli appartamenti.

    Dal 2009, stando alle informazioni in nostro possesso, dei 145 appartamenti totali ne sarebbero stati venduti 60, dislocati tra Torre A e B. Dai dati acquisiti risulta che ci siano appartamenti invenduti in entrambe le torri e di tutte le tipologie, dal monolocale al super-attico, anche se ovviamente i più venduti sono stati gli appartamenti di piccola taglia, monolocali e bilocali, in linea con il momento di forte crisi economica, con ricadute sul mercato immobiliare. Stessa sorte è toccata ai locali a piano terra e primo piano che, previsti da progetto a uso commerciale, ci è stato detto essere ancora vuoti: l’amministrazione comunale ha richiesto che una quota degli spazi totali fosse adibita a servizi e uffici, ma finora non risultano venduti.

    La consegna vera e propria di Unieco e Lamaro è fissata al più tardi per il luglio 2013, mese in cui il cantiere verrà ufficialmente chiuso e i proprietari degli appartamenti potranno entrare a tutti gli effetti nelle loro nuove abitazioni. I costruttori, però, hanno intenzione di procedere speditamente e ultimare il tutto già prima dell’estate. Il cantiere si sarebbe dovuto chiudere già lo scorso febbraio, ma ci sono stati vari rallentamenti e problemi tra impresa esecutrice e ditte in subappalto che hanno seguito i lavori, che sono degenerati nel caso dei tre operai che non più tardi di qualche settimana fa hanno minacciato di gettarsi da una delle gru ancora presenti nel cantiere delle Torri Faro. Il motivo sarebbe l’asserito mancato pagamento da parte dell’azienda, che avrebbe costretto i lavoratori a minacciare il gesto estremo. Tra varie problematiche, i lavori hanno subito uno stop da ultimo nel mese di aprile, ma saranno ripresi già a maggio, quando saranno ultimati definitivamente gli esterni. All’interno, gli appartamenti sono pronti e in attesa di essere assegnati.

    Sara Trotta, Presidente della Commissione Urbanistica del Municipio Centro Ovest, ci racconta qual è il punto di vista dell’amministrazione pubblica: «Le Torri sono una proprietà privata, nella cui costruzione le amministrazioni non sono coinvolte, se non per quanto riguarda la concessione di spazi e l’accollo degli oneri di urbanizzazione. Non ci riguarda tutto ciò che a che fare con le modalità di costruzione, la tempistica e la vendita, ma abbiamo voce in capitolo per quanto riguarda la toponomastica: proprio pochi giorni fa è stato scelto il nome ufficiale per la strada che attraversa le due costruzioni, che si chiamerà Via Baldini, in omaggio all’ex Presidente della Croce d’Oro Roberto Baldini, cui era già stata dedicata nel marzo 2012 una sala consiliare. Siamo contenti di poter omaggiare in questo modo una personalità così importante soprattutto per Sampierdarena».

     

    Elettra Antognetti

  • Val Polcevera, festa contro la repressione, per informare e resistere

    Val Polcevera, festa contro la repressione, per informare e resistere

    Valpolcevera_da_MurtaUna festa della solidarietà attiva – promossa dalla Rete genovese contro la repressione – che accomuna le persone in lotta per difendere il proprio territorio dalle presunte grandi opere e coloro i quali provano a riappropriarsi degli spazi abbandonati per restituirli alla cittadinanza, si svolgerà in Val Polcevera venerdì 12 e sabato 13 aprile.
    Una due giorni di controinformazione, presentazione di strumenti di autodifesa legale e politica, mostre come “InculArte” (prima esposizione del concorso di arte e satira contro la repressione), presentazione manifestazione del 20 aprile No Terzo Valico in Basso Piemonte e corteo antifascista del 25 aprile in Val Bisagno, info -point sul Mediterraneo Antirazzista (manifestazione sportiva, artistica e culturale in programma nei quartieri di San Gottardo e Molassana il 18 e 19 maggio), musica, spettacoli, animazione per bambini e gastronomia, destinata a chi «Ha smesso di lamentarsi per imparare a costruire l’autonomia del futuro – spiegano i promotori – per riunirsi, in autogestione, ancora una volta da tutti i quartieri, contro la legge dell’alta velocità e contro la repressione: perché tutti devono sapere, per seppellire con una risata i timori e osare l’ammutinamento del presente».

    Emblematica la vicenda della casa occupata di via dei Giustiniani, nel centro storico, sgomberata dalle forze dell’ordine il 7 agosto 2012. In seguito a quell’episodio, 13 persone hanno ricevuto la notifica di vari reati, dei quali sono ritenuti responsabili, con relativi provvedimenti: 2 denunce a piede libero, 4 arresti domiciliari e 7 obblighi di duplice firma giornaliera. «Tali misure vengono loro imposte non in quanto “sanzione” dei presunti reati commessi, ma come “prevenzione” di presunti reati ancora da compiersi – sottolinea la Rete genovese – si tratta, infatti, di misure cautelari preventive, disposte per impedire la reiterazione del reato e per “sorvegliare e punire” coloro che dimostrano di avere un comportamento che non può essere “corretto” altrimenti. E così come a Genova, dallo scorso autunno in poi, in città come Milano, Torino, Roma, Napoli, e non solo, si registrano per studenti, lavoratori e oppositori del sistema in generale, accuse pretestuose, denunce, obblighi e misure preventive, spesso arresti».

     

    Questo il programma:

    VENERDI’ 12 APRILE 2013 presso il Circolo Arci Barabini di Trasta – Salita Ca’ dei Trenta, 3

    – DALLE 17 proiezioni per bimbi e merenda a cura de Il Pentolino

    – distribuzione del nuovo numero della fanzine Stamina da un’idea di Ares Mozzi in collaborazione con Mass Maddalena Art & Street Spaces una rivista gratuita autoprodotta ripiena di fumetti e illustrazioni, con un pizzico di fotografia, provenienti dalla scena giovane genovese

    – ODISSEA spettacolo teatrale con ombre, pupazzi e rumori da viaggio

    – ORE 20 cena sociale

    – DALLE 21 concerti: BOXING DOGS (zena punk rockers); BLACK MARKET (clash cover band)

     

    SABATO 13 APRILE 2013 presso via pedonale Antonio Piccone di Certosa (fuori dal Circolo Verrina, metropolitana di Brin direzione Rivarolo)

    – DALLE 13.30 panini arrostisci e mangia, giochi in piazza, burattini e animazione per bimbi a cura de Il Pentolino

    – RITMICICLANDO spettacolo di musica con strumenti riciclati e body-percussion

    – DALLE 18.30 concerti: PICCOLA ORCHESTRA DELLA POSTA VECCHIA (pizzica pizzica e tammuriata); VITO&LE ORCHESTRINE LIVE

    – Presentazione cortei: NoTav-No TerzoValico del 20 aprile in Basso Piemonte; corteo anti-fascista del 25 aprile in Valbisagno

    – ORE 21 cena sociale

     

  • Art meeting point: un appuntamento fisso per le idee degli artisti

    Art meeting point: un appuntamento fisso per le idee degli artisti

    vanuart-2Pittori e illustratori, videomaker e performer, poeti e scrittori. E così via. A Genova vivono e operano moltissimi artisti – di ogni età e specializzati negli ambiti più vari – che si impegnano malgrado la crisi politica/economica e le difficoltà nel trovare spazi, finanziamenti e opportunità (ne parlavamo di recente su Era Superba a proposito dei teatri).

    Dare voce a queste opportunità è lo scopo principale del nuovo progetto di Vanuart, che in pochi mesi ha rivoluzionato il modo di vivere l’arte in città: attraverso un numero di collaborazioni in continua crescita – fra artisti, gestori di attività commerciali e istituzioni – sta prendendo forma l’idea di “trasformare Genova in una galleria d’arte en plein air“.

    vanuart-4A quasi un mese dall’inaugurazione della nuova sede in vico del Fico – uno spazio che si affaccia in piazza delle Lavandaie, tra via Ravecca e i Giardini Luzzati – nel pomeriggio di ieri, mercoledì 10 aprile, è partito Art Meeting Point.

    Di che si tratta? Ogni mercoledì pomeriggio (intorno alle 17-18) chiunque fa arte o ha un’idea legata alla creatività può venire a Vanuart e proporre il suo progetto.

    Ieri si è svolto il primo incontro, dove Sabrina – fondatrice di Vanuart – ha illustrato i passi futuri dell’associazione: la mostra itinerante di arte visiva Il seme del cambiamento, aperta al pubblico per tutto il mese di aprile in vari locali del centro e del centro storico (Berio Cafè, Gradisca e altri), sarà poi allestita in altri quartieri della città, tra cui Nervi e Sampierdarena. I prossimi eventi saranno la proiezione di poesie sui muri dei Palazzi della città ed eventi musicali in piazza delle Lavandaie.

    vanuart-3Il meeting point ha visto la presenza di una decina di artisti – tra illustratori, musicisti, fotografi e così via – ciascuno dei quali ha proposto un’idea sotto forma di post-it appeso alla porta di Vanuart. Lo staff dell’associazione si occuperà di trasformare queste idee in progetti concreti, con l’aiuto degli artisti interessati a prendervi parte.

    Alcuni esempi: decorare con illustrazioni e poesie i pannelli dei cantieri abbandonati, un progetto di narrazione dei tetti di Genova, corsi per artisti che vogliono comunicarsi attraverso il web, performance artistiche a km zero. Anche io ho proposto una mia idea, per creare spazi e occasioni di confronto per chi scrive opere di prosa.

    L’appuntamento è dunque ogni mercoledì presso la sede di Vanuart. Si può portare un’idea, ma anche uno strumento musicale, le proprie poesie da leggere, esempi di opere realizzate da mostrare agli altri. Scopo di Art meeting point è diventare un appuntamento fisso per far conoscere tra loro gli artisti che operano a Genova e “unire le forze” per dare luogo a nuovi eventi e iniziative.

    Marta Traverso

  • Lanterna di Genova: estate 2013, bando per organizzazione di eventi

    Lanterna di Genova: estate 2013, bando per organizzazione di eventi

    lanterna2-DILa Provincia di Genova e la Fondazione Muvita hanno aperto un bando per associazioni che vogliono contribuire al progetto Eventi per la Lanterna 2013.

    Scopo dell’iniziativa è aprire il sito storico della Lanterna di Genova alle organizzazioni culturali e realizzare in questo luogo esperienze fra le più eterogenee, per mettere in luce le iniziative di creatività genovesi.

    Provincia e Muvita metteranno a disposizione dei soggetti selezionati uno spazio designato appositamente, l’area spettacoli situata nel Parco della Lanterna, un palco di 8×4 metri collocato al cospetto del faro e chiuso alle spalle dalla quinta teatrale del porto, con un totale di 250 posti (150 a sedere e 100 in piedi). Si suggerisce pertanto di elaborare proposte che tengano in considerazione lo spazio del palco, la capienza e tutti i requisiti tecnici.

    La manifestazione di interesse può essere inviata entro martedì 30 aprile 2013 all’indirizzo mail lanterna@muvita.it. Le proposte saranno selezionate secondo criteri di qualità e attinenza dei contenuti culturali, fattibilità di realizzazione e sostenibilità dell’intervento che dovrà essere a costo zero per Provincia e Fondazione Muvita.

    Entro maggio 2013 saranno contattati gli autori dei progetti idonei, mentre gli eventi si svolgeranno tra luglio e settembre 2013.

    [foto di Diego Arbore]