Anno: 2014

  • Silos Bosco Pelato, San Fruttuoso: a breve l’ok del Comune, ma conviene ancora costruire?

    Silos Bosco Pelato, San Fruttuoso: a breve l’ok del Comune, ma conviene ancora costruire?

    san fruttuoso 3Nuova puntata nella pluriennale storia del silos di Bosco Pelato, quel piccolo polmone verde tra piazza Solari e via Amarena, sopravvissuto alla speculazione edilizia degli anni ’60 e che i proprietari della Fondazione Contubernio D’Albertis vorrebbero monetizzare attraverso la realizzazione di un multiparcheggio. Il progetto risale a 7 anni fa ma fu bloccato da una sospensiva alla concessione per la costruzione da parte dell’Amministrazione, anche grazie all’attivismo del Comitato per la protezione di Bosco Pelato da sempre contrario allo sbancamento della collina. A fine gennaio, inoltre, la proprietà aveva ricevuto da parte degli uffici comunali un pre-avviso di diniego all’autorizzazione per la costruzione qualora non fosse stata prevista una riduzione di volumi.

    «Gli uffici comunali – spiega Luca Motosso rappresentate del Comitato – non si erano accorti o avevano fatto finta di non accorgersi che anche il piano urbanistico precedente non avrebbe consentito la realizzazione di un silos con 5 piani seminterrati. Un cavillo, se così vogliamo definirlo, che avrebbe consentito a Tursi di bloccare definitivamente l’opera senza pagare un euro di danno». E così probabilmente sarebbe stato se non fosse arrivata la variante che riduce il silos di un piano e diminuisce i box da 152 a 123. «In realtà, la D’Albertis aveva presentato ricorso al Tar contro il Comune perché non concedeva il permesso a costruire ma la stessa proprietà aveva due volte chiesto in udienza il rinvio prendendo tempo fino a gennaio, quando il Comune ha inviato il pre-avviso di diniego». A quel punto il ricorso al Tar è stato ritirato ed è stata presentata la variante.

    san fruttuoso 2Ma le criticità secondo i cittadini sono sostanzialmente invariate e riguardano soprattutto le problematiche idrogeologiche e la sicurezza per i bambini di due scuole che sorgono nelle immediate vicinanze. «Abbiamo presentato le nostre osservazioni anche al nuovo progetto – prosegue Motosso – perché secondo noi il progetto iniziale eccedeva quanto previsto dalla norma per ben due piani e non uno solo. Inoltre, riteniamo anche di non essere in presenza di una variante ma di un vero e proprio nuovo progetto per cui dovrebbe essere necessario ricominciare l’iter in Giunta, Commissione e Consiglio e non limitarsi solamente al nulla osta degli uffici comunali. Infine, sarebbe opportuno verificare al meglio la convenzione in essere tra pubblico e privato perché a nostro avviso non può essere considerata valida benché firmata».

    Dal punto di vista idrogeologico, invece, il Comitato sostiene di aver evidenziato un rivo sotterraneo non mappato ma rilevato da studi privati commissionati a professionisti del settore per cui gli stessi cittadini si sono autotassati. «Il vicesindaco dice che problemi non ce ne sono ma non ce ne saranno fino a che non dovesse succedere qualche disastro».

    Bernini, dal canto suo, risponde che le analisi realizzate hanno tutt’al più evidenziato la presenza di una falda acquifera che, tuttavia, con la realizzazione del silos verrebbe tranquillamente messa in sicurezza.

    «Se negli anni le costruzioni della zona hanno deviato il corso d’acqua che abbiamo rilevato – controbatte Motosso – non è possibile saperlo con certezza, ma non è neanche possibile sapere con certezza che questo corso d’acqua non esista più. Almeno finché non ci metteranno nero su bianco le controprove anche perché nel passato, in occasioni di forti piogge, la presenza di un rivo sotterraneo era testimoniata da frequenti allagamenti della zona che hanno comportato alcune modifiche alla pendenza della stessa».

    La questione Bosco Pelato in Consiglio comunale: conviene costruire?

    palazzo-tursi-sindaco-doria-gonfalone-DIeri la questione è approdata nuovamente in Consiglio comunale, attraverso un duplice articolo 54 dei consiglieri Guido Grillo (Pdl) e Pierclaudio Brasesco (Lista Doria) che hanno chiesto chiarimenti al vicesindaco in merito al nuovo progetto del silos che sembrerebbe essere comunque meno invasivo.  «La parola fine al percorso di questo progetto non può ancora essere posta – ha risposto il vicesindaco Stefano Bernini – perché gli uffici stanno valutando la variante presentata dalla proprietà. La convenzione è già stata firmata e dunque il progetto dovrebbe tornare in Giunta e in Consiglio solo se le modifiche proposte non stessero dentro le normative generali che riguardano l’edilizia privata. È evidente che se non esistono elementi certi per il rigetto, un eventuale mancato accoglimento della variante potrebbe far insorgere una causa legale».

    La sensazione che emerge dalle parole del vicesindaco è, dunque, che il via libera da parte degli uffici tecnici non possa più essere rimandato, anche perché in caso contrario la controparte avrebbe gioco facile in un eventuale ricorso al Tar. Ma il Comitato per la protezione di Bosco Pelato ha ancora una speranza, neppure troppo flebile, ovvero che non si trovi più chi sia disposto a costruire il silos. Secondo quanto riportato dallo stesso Bernini, infatti, sono state ritirate le fidejussioni inizialmente presentate dalla proprietà per la costruzione e, al momento, sembrano non esserci altri soggetti in grado di presentare le necessarie garanzie economiche per procedere ai lavori. In effetti, nei setti anni che sono passati dall’ideazione del progetto ad oggi il prezzo di mercato per i box auto è crollato vertiginosamente come hanno mostrato anche altre situazioni cittadine (via Montezovetto, su tutte) e non è detto che il silos di Bosco Pelato sia più un intervento economicamente sostenibile per un privato.

    Simone D’Ambrosio

  • Sestri Ponente, il “grattacielo” sul rio Cantarena perde piani e volume? Dubbi sul rischio idrogeologico

    Sestri Ponente, il “grattacielo” sul rio Cantarena perde piani e volume? Dubbi sul rischio idrogeologico

    sestri-ponente-DVia il vecchio mulino abbandonato per fare spazio a un mini grattacielo residenziale. Si fa strada il progetto di riqualificazione sulle sponde del rio Cantarena, alture di Sestri Ponente, uno dei tragici protagonisti dell’alluvione che mise in ginocchio la città nell’ottobre 2010.

    Inizialmente il piano prevedeva la realizzazione di un palazzo di 11 livelli, che avrebbe oscurato la vista delle abitazioni circostanti mutando non poco il contesto ambientale in cui si sarebbe inserito. Il progetto fu approvato dall’amministrazione provinciale dopo un approfondito studio idraulico non prima di aver ricevuto le necessarie garanzie per il miglioramento della sicurezza sull’alveo del Cantarena che, dunque, troverebbe giovamento dalla nuova costruzione. La prospettiva di una torre residenziale, tuttavia, preoccupa parecchio i residenti della zona soprattutto dal punto di vista del rischio idrogeologico e ha portato il capogruppo di Lista Doria, Enrico Pignone, a interrogare nel merito il vicesindaco Bernini con un articolo 54 nell’ultima seduta di Consiglio comunale.

    «Le autorizzazioni rilasciate per la realizzazione di questa torre – ha detto in Sala Rossa, Pignone – sono precedenti all’alluvione e a tutta quella sensibilità che la città adesso richiede di fronte a questo tipo di interventi. Chiedo, dunque, quali siano gli intendimenti dell’amministrazione nei confronti di questo nuovo insediamento residenziale viste le circostanze fortemente mutate».

    Ma il vicesindaco ha smentito l’approvazione definitiva di qualsiasi progetto e, soprattutto, ha rassicurato i consiglieri e i cittadini sull’impatto che potrebbe avere nel futuro questo progetto residenziale dalle dimensioni non proprio contenute. «La presentazione che ho visto sui giornali – ha detto il vicesindaco – non corrisponde alle possibilità di edificazione che le norme concedono agli eredi dei proprietari del vecchio mulino. Intanto, non siamo al momento in presenza della necessità di un permesso a costruire ma stiamo parlando della vendita di un’area che il piano regolatore prevede edificabile. Il permesso a costruire arriverà solo dopo la vendita e si tratta, comunque, di un’operazione che non necessita di passaggi in Giunta o in Consiglio ma solo negli uffici tecnici. Per cui, rispetto all’edificabilità la norma è chiara e non può certo essere negata. Rispetto agli ingombri, invece, le possibilità edificatorie sono ridotte».

    Trattandosi di un’operazione di demolizione e ricostruzione non in centro urbano, infatti, il piano casa consentirebbe un aumento di superficie fino al 30% dell’area inizialmente occupata dal mulino. Nei fatti, però, l’aumento potrebbe essere contenuto fino a un massimo del 15% come spiega lo stesso Bernini: «L’architetto ha progettato il nuovo edificio sfruttando al massimo la possibilità di espansione ma il disegno è già stato ridotto da una prima richiesta degli uffici che si occupano di edilizia privata. Inoltre, i piani dell’edificio sono stati presentati contando a partire dall’alveo ma le parti più basse non sono abitabili ma solo adibite a garage». Inoltre, un’ulteriore riduzione di volume (due piani) sarebbe necessaria per andare incontro alla normativa sul rispetto del cono area presentata da Enac: il progetto iniziale, dunque, dovrebbe essere sensibilmente rivisto in ottica meno espansiva e non superare di molto l’altezza degli edifici confinanti.

    Ma non è neppure detto che si tratti della proposta definitiva per la riqualificazione dell’area. Secondo notizie raccolte sul territorio e confermate dallo stesso vicesindaco, all’acquisto sembrerebbe interessato il proprietario di un edificio contiguo che si affaccia su via San Giovanni Battista, che ha subito il crollo del tetto e che si trova in situazione di grave dissesto. In questo caso, l’operazione di riqualificazione edilizia avrebbe anche uno sviluppo orizzontale e consentirebbe un intervento molto più complessivo che se invece limitato alla sola superficie del vecchio mulino non inciderebbe in maniera decisiva sul più vasto degrado circostante.

    Certo, norme a parte, resta ancora quantomeno dubbiosa l’opportunità di edificare in maniera piuttosto sostanziosa lungo il corso di un torrente che nel passato ha già creato parecchi danni alla delegazione ponentina.

    Simone D’Ambrosio

  • Liberi Giardini Babilonia e Santa Maria in Passione: al via i lavori per la messa in sicurezza

    Liberi Giardini Babilonia e Santa Maria in Passione: al via i lavori per la messa in sicurezza

    santa-maria-passione-solitudine-malinconiaGiardini Babilonia e complesso di Santa Maria in Passione: a che punto eravamo rimasti? Qualche mese fa, nel corso di #EraOnTheRoad, eravamo andati a trovare i ragazzi del collettivo Spazio Libero (qui l’approfondimento), autogestito e composto da studenti ed ex studenti della ex Facoltà di Architettura dell’Ateneo genovese, che si sono riuniti nel 2011 in associazione spontanea e non legalmente costituita. All’epoca avevamo parlato di vari progetti legati a tutta la collina di Castello per il recupero e la rivitalizzazione degli spazi. Ci eravamo lasciati in un momento di stallo e confusione all’interno dell’apparato burocratico, tra i soggetti coinvolti: era stato approvato il Progetto Conviviale, proposto dai ragazzi di Spazio Libero, in base al quale l’Università, proprietaria dei Giardini di Babilonia, si era presa l’onere di svolgere lavori di messa in sicurezza del sito. Una volta ultimati, lo spazio sarebbe passato in gestione al Comune (in comodato d’uso gratuito), che sarebbe diventato unico soggetto preposto ad interagire con Soprintendenza, Municipio, cittadini e altre associazioni di quartiere. Tuttavia si era venuto a creare uno stallo che si protraeva da oltre un anno, in cui l’Ateneo non si stava occupando della messa a norma e i tempi si dilatavano. Proprio quando tutto sembrava fermo e confuso, un mese fa si è svolto un incontro tra tutti gli attori, ed è arrivato l’ok ai lavori.

    Giardini Babilonia: il via libera dell’Università

    santa-maria-passione-4Circa un mese fa si è tenuto un incontro che ha coinvolto Municipio Centro Est, Comune di Genova, Università e associazioni di quartiere (Spazio Libero è stato escluso in quanto non costituto come associazione vera e propria). In questo contesto, il Municipio si è fatto portavoce delle esigenze del quartiere e delle istanze dei ragazzi del collettivo, e ha fatto pressioni per sbloccare la situazione di immobilismo dell’Ateneo, caldeggiando la messa in sicurezza di quella zona strategica. Ne è emerso che i lavori per la creazione di balaustre saranno avviati al massimo tra una decina di giorni. «L’incontro si è concluso con un accordo con l’Ufficio tecnico dell’Università di Genova, che si impegnava alla messa a norma entro 40 giorni, quindi già a fine maggio si procederà con l’affidamento dei lavori a una ditta, che dovrà concluderli nel giro di 2 mesi –  commenta Maurizio Galeazzo, consigliere del Municipio Centro Est – entro l’autunno sarà agibile e pronto per la consegna al Comune in comodato gratuito. Tursi, poi, interagirà direttamente con noi del Municipio, che provvederemo a consegnarlo a gruppi di cittadini e associazioni interessate alla cura del verde. In questo sicuramente c’è l’interesse di continuare un dialogo con Spazio Libero».

    Il Progetto Conviviale e i laboratori di Spazio Libero

    Si tratta del primo progetto presentato dal collettivo l’11 aprile 2013 a Università, Municipio e  Soprintendenza archeologica e approvato da tutti gli attori, per il recupero dei Liberi Giardini di Babilonia (qui il pdf del progetto). Il progetto prevede, come dicevamo, prima la messa in sicurezza dell’area da parte del proprietario, l’Ateneo di Genova, poi il passaggio al Comune di Genova, che diventerà così unico responsabile e interlocutore per la zona. Da allora i ragazzi di Spazio Libero attendono pazientemente che si completi questo iter, iniziato oltre un anno fa: l’Università però è sembrata a lungo restia a portare a termine i lavori e ha per lungo bloccato tutto, vietando l’ingresso al sito anche ai ragazzi, che nel frattempo volevano lavorare, sistemare, costruire. E il paradosso sta proprio qui.

    Sì, perché in realtà in questo contesto di stallo e divieto di accesso, i ragazzi hanno partecipato ad un bando emesso dall’Ateneo rivolto alle iniziative studentesche autogestite, hanno proposto una serie di laboratori per apportare migliorie sul territorio e farlo conoscere all’esterno, e lo hanno vinto. In palio c’erano 50 mila euro, e i laboratori sono stati finanziati con 3.100 euro, come richiesto da Spazio Libero.

    santa-maria-passione-2Commentano i ragazzi: «Da anni ci scontriamo con il burocratismo strozzante e asfittico di questa amministrazione: troppi i soggetti con cui si deve interagire, troppo contrastanti le disposizioni che ci danno. Noi proviamo a dialogare con tutti, ma ci sembra che i soggetti coinvolti ci “boicottino” in qualche modo. Ad esempio, la Facoltà di Architettura non si è mossa per troppo tempo e, dall’alto del suo Castello, non è riuscita a integrarsi con la città: da un lato abbiamo avuto il divieto di accesso al luogo da parte dell’ufficio tecnico dell’Università; dall’altro, un altro ufficio sempre di UniGe ma preposto a valutare i bandi ci ha giudicato vincitori, ci ha finanziati e ci ha detto di procedere con i laboratori. Assurdo che non ci sia comunicazione interna. Ma non importa: quel che conta è che si faccia qualcosa per salvare il territorio e avere una visione d’insieme della Collina di Castello e dei suoi giardini».

    È prevista la realizzazione di cinque laboratori nel periodo che va da maggio a novembre 2014: il primo, Humus, si è svolto il 5 maggio scorso ed è stata realizzata in questa occasione una compostiera di quartiere; poi Terra, per proteggere il suolo dal dilavamento, definire e contenere le pendenze, pavimentare (dal 12 al 16 maggio i ragazzi hanno lavorato per la ricostruzione della panca in mattoni e realizzazione delle pavimentazioni); prossimo appuntamento utile, Sosta (26-28 maggio), con l’allestimento di un pergolato e altre opere di arredo urbano, per rendere più accogliente il giardino. Gli ultimi due eventi, Gioco e Verde sono previsti per l’estate e l’autunno 2014, e sono ancora in fase di definizione.

    Il documento completo del programma è scaricabile all’indirizzo www.inventati.org/spaziolibero ed è aperto ai contributi dei cittadini, modificabile sia nella forma che nei contenuti: «Il Progetto Conviviale è la forma di espressione che abbiamo scelto per dare un’interpretazione di questi spazi un tempo abbandonati – raccontano i ragazzi di Spazio Libero – e questi laboratori confermano il nostro intento. L’obiettivo è quello di restituire il territorio progressivamente al quartiere, disegnando quindi una nuova accessibilità alla Collina. Il metodo, quando non è puro atto spontaneo, è quello della sperimentazione politica nell’autogestione, nella responsabilizzazione e nell’interazione diretta con lo spazio pubblico». 

    Spazio Libero e Partecip@

    Grazie alla collaborazione fra la piattaforma online Open Genova e il Municipio Centro Est, è stato avviato il progetto Partecip@, a cui hanno preso parte anche i ragazzi di Spazio Libero. Partecip@, come abbiamo avuto modo di raccontare su queste pagine, è un’iniziativa che consente ai cittadini di presentare progetti per la riqualificazione e sistemazione di spazi, edifici, verde pubblico che versano in cattivo stato.

    Esiste una community attiva su Open Genova che coordina il progetto, e ci sono anche due tutor del Municipio I, il vice-presidente Fabio Grubesich e il consigliere Maurizio Galeazzo, che si occupano di garantire la trasparenza delle procedure e di valorizzare gli sviluppi futuri dei progetti presentati. «Ora alcune delle nostre proposte progettuali sono ospitate su Open Genova – raccontano da Spazio Libero – attendiamo la valutazione della fattibilità da parte del Municipio, e speriamo di essere finanziati. Ci sono tanti progetti presentati, non sappiamo se vinceremo noi ma ce lo auguriamo: è un’ottima iniziativa che sottende uno sforzo concreto di fare qualcosa per il quartiere, partendo dal basso e grazie a iniziative di cittadinanza partecipata».

     

    Elettra Antognetti

  • Porto e trasporto ferroviario: Piano del Ferro, il punto e le prospettive

    Porto e trasporto ferroviario: Piano del Ferro, il punto e le prospettive

    binari-ferroviaVedremo se dalle parole si passerà ai fatti, intanto sono in corso di definizione i progetti di riqualificazione delle infrastrutture ferroviarie portuali nei bacini di Sampierdarena e di Voltri, con le contestuali richieste di finanziamento al Ministero competente per complessivi 50 milioni di euro (sulla base dell’art.13 della Legge 9/2014 “interventi finalizzati al miglioramento della competitività dei porti italiani ed allo sviluppo del trasporto ferroviario con i paesi dell’Unione Europea”), quindi, se i diversi tasselli andranno tutti al loro posto – significativo, in tal senso, il lavoro in capo a Rete Ferroviaria Italiana S.p.A. (R.F.I.) soprattutto nell’ambito di Voltri (con il raddoppio dell’accesso al terminal Vte, oggi a binario unico, ed il potenziamento della stazione di Genova Voltri Mare) – tra qualche anno sarà possibile aumentare in maniera considerevole la quota di merci trasportata su rotaia.
    Certo, resta da vedere se saranno rispettati i tempi – ad esempio per quanto concerne i lavori inseriti da R.F.I. nella progettazione del Nodo Ferroviario di Genova – e bisogna risolvere alcune evidenti criticità, quali l’emblematica situazione venutasi a creare nel terminal Messina a causa delle interferenze con la costruzione della Strada a mare di Cornigliano che ha complicato, non di poco, le operazioni di transito dei convogli (qui l’approfondimento).

    Attualmente – secondo i dati ufficiali dell’Autorità Portuale di Genova (A.P.) – viaggia su rotaia soltanto il 14% del traffico complessivo movimentato dallo scalo genovese, equivalente ad appena 37 treni al giorno (su strada, invece, si muove una quota pari all’86%, ovvero circa 4000 camion al giorno). Il 10 aprile scorso il Comitato portuale ha approvato il programma degli interventi contenuti nel cosiddetto “Piano del Ferro” che – se finanziati – dovrebbero consentire, nel prossimo futuro, di spostare circa il 40% del totale del traffico containerizzato su ferrovia. La progettazione definitiva vede l’impegno degli uffici dell’A.P., la collaborazione dei terminalisti interessati, e quella di R.F.I. con la quale, in ragione del ruolo di gestore unico della rete ferroviaria alla stessa attribuito dalla legge “si intende definire un rapporto convenzionale/contrattuale per l’indispensabile, e altrimenti impossibile, acquisizione della progettazione definitiva della parte relativa ai segnalamenti all’automazione di sicurezza ed alla rete elettrica – si legge nella delibera del Comitato Portuale del 10 aprile scorso – Il modello di rete ferroviaria portuale che verrà a configurarsi con la realizzazione degli interventi previsti si qualifica con l’estensione, ovunque risulti possibile, dei presidi di controllo di sicurezza centralizzati”.

    «Questi interventi sono tesi ad integrare quelli già rilevanti in corso con l’obiettivo finale di arrivare al 40% di traffico merci su rotaia, tenuto conto anche della capacità infrastrutturale che sarà espressa quando sarà realizzato il Terzo Valico – ha commentato il presidente dell’A.P. di Genova, Luigi Merlo – Nel contempo, con il Gruppo Ferrovie si sta lavorando concretamente anche per una forte integrazione dei sistemi informatici e di tracciabilità (vedi l’annunciata nuova procedura telematica “Corridoio doganale ferroviario”, che merita una trattazione a parte, ndr), dando vita ad un disegno logistico di altissimo profilo ancora non presente nel panorama italiano».

    Il Piano del Ferro

    san-benigno-sampierdarena-lungomare-canepa-terminal-wte-ponente-DIIl piano degli interventi, approvato dal Comitato Portuale, riguarda il bacino portuale di Sampierdarena e il bacino portuale di Voltri. Partendo dal bacino di Sampierdarena saranno realizzati interventi di infrastrutturazione ferroviaria nel terminal portuale contenitori Ronco Canepa, oltre al raddoppio del collegamento ferroviario tra il terminal stesso e la rete ferroviaria nazionale da/per Sampiardarena Forni, per un totale di circa 21 milioni di euro. L’intervento è già in fase di attuazione, e i lavori dovrebbero essere conclusi entro la fine del 2016.
    Sempre nell’ambito del “porto vecchio” verranno riqualificate le infrastrutture ferroviarie di collegamento al parco Campasso tramite la Galleria Molo Nuovo (con impianti automatizzati di segnalamento e controllo), e si procederà alla ristrutturazione dei parchi ferroviari del terminal Sanità–Bettolo (con elettrificazione e segnalamento), per un totale di 13,5 milioni di euro. In questo caso i lavori cominceranno a fine 2014, mentre la conclusione è prevista nel 2017.

    “Uno dei tempi di più importante rilevanza è la ristrutturazione della parte di Galleria verso il Campasso, di esclusivo uso portuale, sino all’incrocio con la linea verso Santa Limbania, con la realizzazione di un binario di accesso al porto (e rimozione dei due esistenti) – spiega la convenzione tra R.F.I. e A.P. – intervento che consentirà ai treni di giungere dal parco esterno Campasso fino ai nuovi fasci di binari Rugna Bettolo senza cambio di locomotore e consentirà il transito di contenitori fuori sagoma (PC 45), in oggi possibile solo da Sampierdarena”.

    Il terzo gruppo di interventi su Sampierdarena riguarda l’adeguamento del parco Fuorimuro, con la ristrutturazione e la riqualificazione del parco stesso (con impianti automatizzati di segnalamento e controllo), il completamento della dorsale ferroviaria tra Ponte Libia e Ponte Etiopia, e la realizzazione del raccordo ferroviario con Ponte Eritrea. L’ammontare del finanziamento è di 15 milioni di euro e i lavori avranno inizio nel 2015.

    “Risulta strategico anticipare, dal punto di vista progettuale, alcuni interventi inseriti nella programmazione triennale dell’A.P., tra cui la ristrutturazione dello scalo merci Fuorimuro – sottolinea ancora la convenzione – che prevede l’allungamento binari e l’elettrificazione degli stessi, con l’obiettivo di rendere il parco del tutto simile ad una stazione ferroviaria”.

    Infine, per quanto riguarda l’ambito di Voltri, saranno realizzate le nuove comunicazioni tra i binari del parco operativo interno al terminal, per un valore di circa 600 mila euro.

    Vte, Porto ContainerDalla delibera del Comitato Portuale apprendiamo che “è stato completato il rilievo tecnico della galleria Passo Nuovo (da/per il parco esterno del Campasso)” ed “R.F.I. ha inserito nel programma di azioni l’ampliamento a 8 binari del parco Campasso, dei quali 5 dedicati al porto”, mentre, con riferimento all’ambito di Voltri “le maggiori esigenze di intervento sulla rete saranno realizzate da R.F.I. nel contesto della realizzazione del Nodo Ferroviario di Genova”.

    Gli obiettivi che l’A.P. intende conseguire sono i seguenti: “Nel polo di Voltri l’implementazione del sistema ferroviario interno in connessione con il parco ferroviario, inserito nel progetto Nodo di Genova a cura di R.F.I., che permetterà la formazione e la gestione di treni con caratteristiche in linea rispetto al modulo europeo (lunghezza superiore agli 800 metri); gli interventi previsti nel Nodo comprendono, tramite fasi intermedie, sia la realizzazione del nuovo parco interno (in capo all’Autorità Portuale), sia il raddoppio dell’accesso ferroviario da/per il terminal. Nel bacino di Sampierdarena la riduzione al minimo delle attività di manovra attraverso lo sviluppo dell’elettrificazione fino alla radice dei principali punti di adduzione ferroviaria; il miglioramento delle connessioni tra il parco Campasso ed il nuovo compendio Sanità-Bettolo (Galleria Molo Nuovo-parco Rugna ed elettrificazione); la massimizzazione della capacità del nuovo compendio Ronco-Canepa-Libia (lunghezza parchi ed interconnessione con rete), nonché dei terminali multiporpose, anche attraverso il parco Fuorimuro oggetto di una profonda ristrutturazione”.

    In seguito alla realizzazione dei sopracitati progetti si attendono significativi benefici per lo sviluppo del trasporto merci. In particolare, nel bacino di Voltri: capacità pari a 24 coppie di treni al giorno (rispetto alla potenzialità attuale di 11 coppie) per un volume complessivo di circa 800 mila TEU (unità di misura del container che si basa sulla lunghezza minima del contenitore da 20 piedi) all’anno. Nel bacino di Sampierdarena: Bettolo/Campasso capacità pari a circa 12 coppie di treni al giorno per un volume complessivo di circa 400 mila TEU all’anno; Ronco/Canepa/Libia-Fuorimuro capacità pari a circa 12 coppie di treni al giorno per un volume complessivo di circa 400 mila TEU all’anno.
    Il sistema così descritto garantirà un’operatività ferroviaria 24 ore su 24 per 300 giorni lavorativi all’anno. Inoltre, crescerà il dimensionamento dei treni che avranno un minimo di 24 carri (circa 500 metri di lunghezza treno), ed un coefficiente di carico medio di 56 TEU/treno.

    Reazioni e commenti

    L’ingegnere Guido Porta, presidente della società Fuorimuro che nello scalo genovese si occupa del servizio integrato di manovra ferroviaria (ovvero la composizione dei treni all’interno dello scalo), trasporto e navettamento dei convogli verso gli interporti oltre Appennino, giudica il “Piano del Ferro” un segnale positivo, tuttavia non si esime dal ribadire quali criticità devono essere ancora risolte.
    «L’Autorità Portuale ci chiede informazioni ma poi agisce con i suoi tecnici, mentre auspichiamo un nostro maggiore coinvolgimento nella definizione dei piani infrastrutturali – spiega Porta – I problemi restano sempre gli stessi. Innanzitutto la difficoltà di collegamento con il terminal Messina legata all’errata progettazione della Strada a mare, per cui ad oggi non abbiamo notizia di alcun miglioramento. Nell’ambito di Voltri, invece, scontiamo l’assenza di un numero sufficiente di binari. Inoltre, soprattutto per il “porto vecchio”, sarebbe necessario rendere sempre più indipendente la viabilità in sede ferroviaria dalla viabilità in sede stradale, visto che allo stato attuale esistono troppe intersezioni tra le due modalità di traffico».

    In merito all’intervento previsto sul compendio Sanità-Bettolo (terminal Sech), il presidente di Fuorimuro sottolinea: «Si tratta di un’opera indubbiamente importante, però, restano diversi aspetti da verificare. Noi abbiamo chiesto che il collegamento con il parco Campasso (attualmente in fase di ristrutturazione da parte di R.F.I.) tramite la Galleria Molo Nuovo sia realizzato su due binari e non su binario unico. R.F.I., infatti, intende ridurre il numero dei binari in modo tale da consentire il transito di contenitori fuori sagoma, ma per noi tutto ciò sarebbe penalizzante. Nel medesimo compendio occorre anche creare spazi sufficienti a contenere i treni che talvolta hanno necessità di sostare a lungo nel terminal. Per quanto riguarda la zona del Parco Fuorimuro è previsto un allungamento dei binari e la conseguenza, anche in questo caso, sarà una riduzione del loro numero. Infine, sussiste il problema relativo al collegamento tra Vte e stazione di Genova Voltri Mare, dato che gli interventi di potenziamento e raddoppio dell’accesso al terminal non saranno conclusi prima di almeno 2-3 anni. Nel frattempo, esiste un’area dell’A.P. sul lato nord del Vte (cioè sul lato del canale di calma) dove sarebbe opportuno collocare un nuovo fascio di binari, intervento non previsto nel piano».

    «Per noi la delibera del Comitato Portuale è un fatto positivo, è il primo atto concreto che dimostra l’intenzione di investire sul trasporto ferroviario – spiegano Enrico Ascheri ed Enrico Poggi della Cgil Filt – L’A.P. di Genova ha approvato il Piano del Ferro ma ricordiamo che questo dovrà raccordarsi, nella maniera migliore possibile, con il piano di interventi in capo ad R.F.I.».

    Secondo Bruno Marcenaro, ingegnere esperto di tematiche ferroviarie e convinto sostenitore dell’inutilità del Terzo Valico: «Ogni intervento all’interno del porto è sicuramente valido. Per aumentare il numero di treni merci, infatti, non sono necessarie nuove linee esterne. L’aspetto più importante è l’organizzazione delle “stazioni di origine dei treni”, dunque anche degli scali portuali. Occorre puntare sull’automatizzazione del porto e dei parchi merci per rendere più veloci, sicure ed economicamente sostenibili le operazioni di movimentazione. In particolare, se fossero realizzati dei punti di controllo centralizzato, dove concentrare tutte le manovre ferroviarie, questo permetterebbe un notevole passo avanti. Le risorse, a parer mio, dovrebbero essere indirizzate soprattutto in tal senso».

     

    Matteo Quadrone

  • Il Kumquat: coltivato in Cina sin dal XII secolo, è perfetto per il clima mediterraneo

    Il Kumquat: coltivato in Cina sin dal XII secolo, è perfetto per il clima mediterraneo

    kumquat-1Nei nostri articoli settimanali abbiamo di rado parlato di agrumi, che invece ben si adattano al clima della Liguria ed in generale della costa italiana affacciata sul Mar Mediterraneo. Trattando sempre di piante un po’ particolari, tra queste ci soffermeremo sul Kumquat. Questo agrume è stato dapprima inserito nel genere Citrus, fino al 1915 circa quando un botanico lo ha collocato in uno a parte, denominato Fortunella, che a sua volta si compone di sei specie tutte di origine asiatica.

    kumquat-2Questo alberello sempreverde raggiunge al massimo i tre, cinque metri di altezza (in realtà spesso, nei nostri climi, al massimo i due o tre) e proviene originariamente dalla Cina. Qui viene per la prima volta menzionato in letteratura intorno alla metà del 1100. Si diffonde poi in Giappone e viene, solo successivamente, introdotto in Europa e poi nel Nord America, a metà del diciannovesimo secolo.

     

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    La crescita della pianta è regolare (per questo non necessita di particolari potature) e lenta. L’impatto del Kumquat è molto scultoreo e le dimensioni dell’arbusto restano contenute, perfette anche per piccoli spazi. Dal punto di vista estetico, la pianta è estremamente interessante. In genere si presenta come un alberello di piccole dimensioni, dalla chioma rotondeggiante e molta folta, su un tronco liscio di circa un metro e mezzo/due di un marrone intenso. Le foglie sono più piccole di quelle degli altri agrumi, leggermente appuntite, verdi scuro, coriacee e lucenti.

    kumquat-6I fiori sono bianco puro, profumatissimi e compaiono in primavera inoltrata (a differenza degli altri agrumi che fioriscono già nel tardo inverno). Il Kumquat si caratterizza per un prolungato periodo di riposo vegetativo, che si protrae fino alla primavera e che consente alla pianta di resistere tranquillamente a temperature piuttosto rigide (anche fino a 10 gradi sotto lo zero). Tale adattabilità, maggiore di altri agrumi, consente un ampio impiego del Kumquat, anche in zone a clima più rigido o continentale dove saranno comunque eventualmente utili protezioni invernali.

    Il nostro arbusto si adatta bene a terreni ricchi, cresce tanto in terra piena che in vaso, meglio se di grandi dimensioni. Necessita, per fruttificare abbondantemente, di annaffiature costanti e, se coltivato in contenitori, di nebulizzazioni della chioma per mantenere un buon livello di umidità. Nei paesi di origine, le piante sono spesso soggette ad inondazioni periodiche, tollerano quindi brevi periodi di ristagni d’acqua.

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    La varietà più conosciuta ed impiegata in Italia è il Fortunella Margarita, esistono peraltro anche tipologie diverse tra cui il Fortunella Japonica, assai diffuso in Asia e caratterizzato da frutti di forma rotondeggiante anziché ovoidale. Consiglio di provare a coltivare questo arbusto sia per l’aspetto estetico che per la bontà dei frutti, dal gusto particolare ed insolito.

    Si potrà mescolare il Kumquat a Bambù e Clematidi sulle terrazze, utilizzare da solo in vecchi vasi di cotto o inserire in contenitori, a contrasto con il ghiaietto grigio di cortili e giardini di stampo ottocentesco. Il verde scuro delle foglie, la forma scultorea della pianta e l’arancione intenso dei frutti che seguono le profumatissime fioriture bianco puro lo rendono, infatti, un ottimo punto focale per i contesti più diversi. Ne ho visto impiegare una coppia, in antichi vasi da agrumi, ai lati di un portone di una vecchia casa toscana. L’insieme era perfetto: in inverno la semplice forma, in primavera i fiori bianchi ed in estate i frutti arancioni intenso spiccavano, inusuali ed orientaleggianti, sulle pareti scrostate dal colore indefinito.

     

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

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    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • In viaggio con Unlearning: il racconto di Anna, Lucio e Gaia fra ecovillaggi e scuola famigliare

    In viaggio con Unlearning: il racconto di Anna, Lucio e Gaia fra ecovillaggi e scuola famigliare

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    Ciao! Siamo Lucio Anna e Gaia e siamo partiti da Genova il 5 Aprile 2014 per un viaggio di sei mesi. Il nostro progetto si chiama Unlearning. Siamo ospiti di famiglie, ecovillaggi e comunità che si stanno muovendo verso una vita più a misura d’uomo. Per viaggiare usiamo il baratto: barattiamo il nostro tempo, la nostra casa e le nostre competenze.
    Tutto questo diventerà un documentario: “Unlearning dedicato alle famiglie che vogliono cambiare il mondo”!

    Primo problema di un viaggio fatto con il baratto: dimenticarsi il pin del proprio bancomat. Siamo fermi davanti alla banca di Alberobello; io e Anna ci guardiamo dubbiosi. Gaia si scoccia, vuole tornare ai trulli. E voi mi direte: cosa ci fate con una carta bancomat se viaggiate con il baratto? Mentre siamo in giro da quasi due mesi cercando di non usare il denaro, la nostra casa richiede attenzione: i messaggi in segreteria dell’amministratore di condominio ci rincorrono con la rata del tetto.

    Ogni volta che la nostra vecchia vita bussa alla porta l’effetto è parecchio strano. Tappa dopo tappa la routine genovese è sempre più lontana, nuove idee si combinano, si mischiano, scacciando il pensiero del pin nell’angolo più nascosto del mio cervello. Quando abbiamo preparato il nostro itinerario di viaggio, abbiamo scelto di essere ospiti di famiglie diverse dalla nostra classica famiglia di città. Famiglie che hanno smesso di delegare il cibo al supermercato, l’istruzione alla scuola, il vicinato al condominio.

    Dallo sportello di Alberobello con il bancomat in mano, scrivo questo articolo e penso alla nostra prima tappa, Ciumara Ranni (in siciliano significa “fiumara grande”), un ecovillaggio nato in un’umida valle sopra Siracusa, un posto magico che si prepara ad  un’indipendenza energetica totale. I pannelli solari regalano l’energia necessaria per le poche lampadine e i cellulari, nel fiume scorre acqua potabile e l’orto sinergico è pieno di verdura da cucinare o da scambiare con gli agricoltori vicino. Niente carne, latte o latticini: a Fiumara Grande l’alimentazione è strettamente vegana e anche il glutine non è visto così bene.

    Adattarsi all’alimentazione in queste prime settimane non è stato così traumatico. Io, onnivoro amante della testa di maiale cotta al forno, lo temevo parecchio ma ai primi giorni di perplessità  si è sostituito un benessere profondo. Gaia fa qualche faccia insofferente alle continue zuppe e insalate, salta qualche piatto ma come tutti i bimbi si adatta all’ambiente con pochi sforzi. Ogni sera si addormenta sazia davanti al fuoco.
    Anna invece ha iniziato questo viaggio con la convinzione che “il cambiamento inizia dall’alimentazione”. La guardo. Mi sorride. Vedo nei suoi occhi la conferma della sua idea. Più o meno recita così… “Il sistema delle multinazionali alimentari impiega una quantità di energia dieci volte superiore a quella che riproduce sotto forma di cibo, e getta via il 50% del cibo prodotto, contribuendo così al problema strutturale della fame e alla diffusione di malattie come l’obesità e il diabete. Attinge e inquina al 70% dell’acqua del pianeta. Ha distrutto il 75% della biodiversità in campo agricolo e contribuisce per il 40% all’emissione del gas serra. Di contro l’agricoltura attenta alla Terra produce il doppio di quanto consuma, i suoi frutti sono sani e nutrienti; salvaguardia la biodiversità, il suolo, l’acqua. Protegge la terra, gli agricoltori, la salute pubblica”.

    Prima di partire ero convinto che la buona alimentazione fosse comunque riservata ai più fortunati dal punto di vista economico, quelli che possono permettersi di comprare arance bio a 5 euro al chilo, che fanno riunione al Gas di quartiere e sovraccaricano Facebook di citazioni dalla facile presa (tipo quello che ho appena fatto qua sopra, tanto per capirci).

    Da Ciumara Ranni la prospettiva è diversa. Ci si spacca la schiena. Là il cambiamento è solo questione di coraggio. A Ciumara Ranni l’età media è di 35 anni, e fra ex-correttori di bozze e passati psicologi, si ritorna a zero e un po’ si impara dalla pratica, un po’ dai libri, e quando c’è connessione si scaricano i video di permacultura da internet. I contadini del luogo si sono fermati a mangiare con noi, ci hanno insegnato gli innesti e regalato chili di arance che nessuno raccoglie più (i contadini non sono vegani, loro si fanno una risata… a 80 anni suonati salgono sulla panda e vanno a cucinare l’istrice appena catturata vicino alla cascata).

    Chini sui campi, abbiamo tolto le infestanti dal campo di ceci. E mentre il nostro corpo si adattava al lavoro fisico, Gaia imparava ad allontanarsi da noi, passando la giornata ad attraversare il fiume o a costruire improbabili armi con quello che trovava in giro. Anche noi stiamo imparando a fidarci, e a smettere di chiamarla ogni volta che ci scompare dalla vista.

    Oltre all’insalata e all’odore della legna, a infondere benessere a Ciumara Ranni è anche il coraggio di Roberto, Francesca e Mirco che stanno investendo in questo progetto la loro vita. Ci ha stupito apprendere che il cambiamento può anche arrivare senza un forte investimento economico, ma non senza caparbietà, coraggio e fermezza delle idee. La casa che li ospita è in comodato d’uso gratuito e, in cambio delle migliorie apportate alla struttura, la comunità avrà in cambio della terra.Terra in cui si sta progettando il vero ecovillaggio in terra cruda, in auto costruzione e con un investimento economico bassissimo.

    A proposito di soldi. Sono sempre qui davanti alla banca di Alberobello. Rificco il bancomat nel portafoglio e guardo Gaia. Sul marciapiede della banca si annoia parecchio. Cerco di distrarla. Le chiedo dove vorrebbe essere. Mi dice da Micòl.

    unlearning-gaia-micol-bimbiMicòl è una mamma fantastica che fa scuola famigliare ai suoi bimbi, siamo stati suoi ospiti. «La scuola pubblica è stata istituita per dare a tutti l’opportunità di apprendere, ma adesso si è cambiato il paradigma e sembra che “eserciti il controllo”», mi raccontava mentre impacchettava la sua cioccolata. «Quando nasci sai che il tuo posto è il mondo. Poi cresci, vai a scuola e ti dicono. Siediti. Quello è il tuo posto. E da lì comincia il tuo cammino nella “cività”».

    E se io come genitore volessi dedicarmi all’istruzione dei miei figli? Lo so cosa pensate. Bambini che non parlano con nessuno, che non vedono nessuno, con problemi di socializzazione. Prima di conoscere i figli di Micòl, vi confesso, lo pensavo anche io. Ma la loro vita è così diversa dalla nostra vecchia routine genovese che ci ho messo un po’ a capirli:  in viaggio per l’Italia con il furgone, la loro scuola è il viaggio e ogni pretesto è buono per far partire una lezione.  Da un po’ di farina, acqua e lievito Micòl tirava fuori una lezione di alimentazione, di matematica (quanto lievito ogni 100 grammi di farina? E se la farina raddoppia?) e di chimica (cosa succede alle molecole quando l’acqua bolle?). Micòl spiegava, Gaia e i suoi bimbi ascoltavano mentre facevano vermi di pasta.

    unlearning-casa-micolNoi grandi ce ne stavamo cullati in quel piacevole Caos. Micòl non è sempre in viaggio e quando è a casa ospita viaggiatori. Come ha fatto con noi, lei ha sempre qualcuno in casa che la aiuta con le sue attività. Noi l’abbiamo scoperta su www.workaway.info. Sul suo profilo scrive così: “We like to travel and we love to share with other people our experiences. We love to host the world in our family also because we are an home schooling family so we are grateful that our kids can learn from life and not from the books”. Certo che l’energia che Micòl ci mette è incalcolabile. E avere estranei per la casa a cui spiegare sempre tutto da capo non è certo cosa facile. Come conciliare tutto questo con la propria vita? Ne abbiamo parlato un sacco mentre Gaia, Cosimo e Arturo giocavano, leggevano o preparavano la propria pasta al pomodoro.

     

    E come dimenticare, infine, i bimbi di Toti e Tiziana? Abbiamo lasciato casa di Micòl e ci siamo diretti verso l’Etna, alle case di paglia “Felce Rossa”. Abbiamo girato il compost, pulito la strada dalle pietre e le vigne dalle erbacce in cambio di vitto e alloggio. Non ce lo siamo inventato noi: si chiama wwoffing. Qui abbiamo capito come costruire un muro con le balle di paglia e siamo rimasti stupiti dal calore, fisico e umano, di quella casa. Orto sinergico, teatro di paglia, corsi di permacultura: anche qui tutto in direzione del cambiamento. Anche Toti e Tiziana hanno investito tutto nel loro progetto, trasformando la casa di paglia “Felce Rossa” nel loro stile di vita.

    «Come fate a spostarvi senza macchina?» ci chiedeva Toti curioso, durante una delle cene che condividevamo ogni sera. Questa “cosa del viaggio con il baratto” gli è piaciuta. «Usiamo i passaggi di BlaBlaCar. È un sito dove ogni utente segnala il suo viaggio in auto, e quanti posti liberi ha. Per esempio oggi abbiamo trovato Sergio che veniva da Ispica a Catania. Grazie al suo annuncio noi abbiamo saputo del suo viaggio, lo abbiamo contattato e la sua macchina, invece che viaggiare con un solo passeggero, era piena. Abbiamo fatto amicizia, condiviso la stessa storia e barattato il viaggio». Tiziana ci guardava perplessa. Le ho fatto vedere il video che abbiamo fatto per spiegare il nostro viaggio su internet e mentre il video passava sul monitor del mio computer pensavo a Genova, a tutte le macchine monopasseggero incolonnate davanti alla nostra Fiumara.

    Illuminazione, la targa di una macchina ad Alberobello: BF 667 CT.

    Eccolo. Caspita, eccolo il codice del mio bancomat. 667 531.Torno alla realtà. Chiamo Anna, riprendo la mia carta di credito e mi rificco in fila. 667 531. Ora che l’ho scritto su Era Superba se me lo dimentico vengo a cercarlo qui. Sì perché il nostro viaggio è ancora bello lungo. Ora non ho più tempo di raccontare, ma siamo stati in couchsurfing nelle grotte, con Timerepublik abbiamo barattato una consulenza grafica con un altro passaggio, siamo stati ospiti di una barter e di una pittrice calabrese e ora siamo nei trulli da Sergio. Lui salva gli oggetti dai rifiuti, li toglie dal tritacarne del consumo e il trasforma in arte.

    Vi racconteremo tutto nel prossimo articolo. Ora è il mio turno in banca. 667531. Mille euro di bonifico. Alla faccia del baratto.

    Lucio, Anna e Gaia

  • Casa di Colombo e Torri di Porta Soprana, la nostra visita e l’incontro con i nuovi gestori. Quale futuro?

    Casa di Colombo e Torri di Porta Soprana, la nostra visita e l’incontro con i nuovi gestori. Quale futuro?

    casa-colomboDopo la fuoriuscita dell’Associazione Culturale Porta Soprana, dal primo maggio la Casa di Colombo e le Torri di Porta Soprana sono state affidate a due nuovi gestori, cooperative risultate vincitrici del bando lanciato dal Comune di Genova a fine 2013. Si tratta nello specifico delle Cooperativa Zoe, spezzina e già gestore del sistema dei musei civici della Spezia, e della Società Cooperativa Culture, che si occupa tra le altre cose di Colosseo, MAXXI, scavi di Pompei ed Ercolano. Come previsto dal bando, i due gestori hanno vinto l’appalto per la gestione integrata del complesso del Museo di Sant’Agostino, Casa di Colombo e Torri, dovranno quindi occuparsi di  servizi, accoglienza, biglietteria e bookshop al Sant’Agostino, e della creazione di percorsi guidati alla scoperta della storia e delle tradizioni della Genova medievale. Con la diretta Twitter di #EraOnTheRoad siamo andati a visitare il complesso e abbiamo incontrato i nuovi gestori, a quasi un mese dal nuovo corso. Ci hanno accompagnato nella visita Graziella Bonaguidi, presidente della Cooperativa Zoe, e Emiliano Bottacco della Società Cooperativa Culture.

    Raccontateci di voi: da dove venite, e perché l’interesse per Genova e il complesso di Porta Soprana?

    «La Società Cooperativa Culture gestisce servizi museali in tutta Italia e ha sede principale a Venezia e Torino. Molti media locali hanno sottolineato il fatto che ci occupiamo del Colosseo e di Pompei perché sono le realtà più note, ma in realtà siamo molto radicati nel nord Italia (da Palazzo Ducale a Venezia al sistema di musei civici risorgimentali di Torino) ed eroghiamo servizi nel settore bibliotecario, servizi al pubblico come bigliettazione, visite guidate e bookshop. In pratica quel che faremo anche a Genova».
    La Cooperativa Zoe invece ha una storia più breve ma molto radicata sul territorio ligure: «siamo nati nel ’97 e ci occupiamo, oltre che dei musei civici dello spezzino, anche di custodia, vendita, attività didattica, visite guidate. Inoltre, lavoriamo anche con biblioteche e scuole della Spezia e svolgiamo il servizio di accoglienza turistica per il Comune».

    «L’interesse per Genova nasce dal fatto che abbiamo intravisto le potenzialità delle strutture in questione e della città in generale, che certo in termini di richiamo turistico non è Firenze, ma sta crescendo e rafforzando il nome. I presupposti già ci sono, vogliamo solo migliorare le cose. Finora dobbiamo dire che l’amministrazione civica ci ha dato una grossa mano e si è resa disponibile a venirci incontro: speriamo in futuro di continuare con questa sinergia. Noi faremo il nostro per richiamare visitatori e turisti, ma gli enti locali dovranno trainare l’immagine della città fuori dai confini locali. Siamo fiduciosi».

    Avete vinto il bando dell’amministrazione civica: ci spiegate nel dettaglio di cosa si tratta?

    «In base al bando ci siamo aggiudicati l’appalto per la gestione in primis del Museo di Sant’Agostino, sede principale, e poi anche delle due “subordinate” della Casa e delle Torri. Finora siamo entrati solo in queste ultime due strutture per far fronte all’emergenza del weekend del primo maggio, ma si tratta solo di soluzioni temporanee, finché non saremo entrati anche al Museo. Ci vorrà ancora un mese: entro fine giugno avremo l’accesso (alcuni hanno confuso: ci vorrà un mese solo per subentrare, non per rifare il look all’intero complesso! Sarebbe un’impresa impossibile). Dopo inizieremo coi lavori di routine (impianti, messa in sicurezza) e anche col ripensamento generale delle strutture. Per l’avvio vero e proprio si deve aspettare l’autunno: saremo pienamente operativi con l’inizio del nuovo anno scolastico, visto che gli studenti sono l’utenza a cui vogliamo aprirci (oltre naturalmente ai turisti). Nel frattempo garantiremo lo stesso l’apertura».

    È ancora poco che avete iniziato questo percorso genovese, ma com’è stata la partenza?

    «Il 23 aprile sono state aperte le buste e abbiamo saputo di aver vinto la gara solo il 28; contando che i gestori ci hanno consegnato le chiavi di Casa e Torri il 30 pomeriggio e che abbiamo aperto il primo maggio, è stata sicuramente una partenza in corsa. Dato che non abbiamo avuto giorni per prepararci (a malapena il tempo di allestire una biglietteria e qualche arredo, cercando di rimediare a quelli di proprietà dell’Associazione Porta Soprana che sono stati portati via), siamo soddisfatti: 830 ingressi, di cui oltre 700 paganti, solo in quei giorni. Ad essere onesti, abbiamo vissuto di rendita con il lavoro di chi ci ha preceduto».

    Quelle in questione sono aree controverse, almeno per quanto riguarda la percezione dei genovesi. Si imputa al Comune e alla precedente gestione la colpa di non averli saputi promuovere e valorizzare, e l’eredità per chi arriva ora è pesante: si deve ricostruirne la fama innanzitutto tra i genovesi, poi si deve creare un brand allettante per i turisti, infine offrire un’esperienza unica e nuova. Così si potrebbe intercettare il flusso di visitatori diretto al Porto Antico (l’Acquario resta l’attrazione più visitata) e a Palazzo Ducale. Oggi però questa prospettiva sembra remota: nella classifica Tripadvisor, ad esempio, la Casa di Colombo si posiziona al numero 116 su 145 attrazioni da visitare in città, al 45 il Museo e le Torri al 33. Prima di loro, non solo Boccadasse, la passeggiata di Nervi, Spianata Castelletto, i Rolli, ma addirittura il Genoa Museum and Store, il Museo della Croce Rossa Italiana e la Biblioteca di Diritto Umanitario (senza nulla togliere).

    Come pensate di ridare appeal a queste strutture?

    «I progetti li abbiamo illustrati nel bando, ma è troppo prematuro parlarne perché prima dobbiamo confrontarci con Comune e Soprintendenza. La nostra idea, in generale, è quella di rendere tutto più moderno, con installazioni multimediali e pannelli all’interno della Casa di Colombo, in cui lo spazio è poco: non vogliamo vestire manichini, per intenderci, né mettere arredi pseudo antichi. Lo stesso vale per il Museo, che sarà il pezzo forte del complesso, e per le Torri. In generale, vogliamo aprirci al nuovo, coinvolgere i ragazzi delle scuole, lanciare bandi per dare spazio a tanti progetti e ripensare questo luogo assieme a loro, alle associazioni, ai negozianti e a tutti i cittadini genovesi interessati a collaborare: sono spazi che devono prima piacere alla città e rispecchiare i gusti degli abitanti, poi rivolgersi ai turisti. Ci piacerebbe fare anche rete con l’Amministrazione e, perché no, entrare nella rete dei Musei Civici: Sant’Agostino ne fa già parte, si potrebbe allargare agli altri due soggetti per sfruttare le potenzialità di questa sinergia e avere più visibilità, anche grazie al sito web ufficiale. Inoltre, abbiamo pensato a una serie di percorsi e visite guidate alla scoperta della Genova medievale: oltre al grande valore didattico, anche la possibilità di scoprire luoghi bellissimi e inaccessibili, come il camminamento delle antiche Mura del Barbarossa, oggi chiuse da tre cancelli. Proprio da bando c’è stato richiesto di concentrarci sul tema medievale, e abbiamo già varie proposte a questo riguardo».

    Qualche comunicazione di servizio: prezzi e orari, che tanto hanno preoccupato i genovesi in questi giorni, resteranno gli stessi o si prevedono modifiche?

    «No. Gli orari saranno ampliati ulteriormente (una prima modifica in positivo c’è già stata: dall’apertura solo nel weekend di Casa e Torri, ora si sono aggiunti anche i pomeriggi infrasettimanali, n.d.r.), ma di certo non saremo aperti 24/7. Visto che siamo due realtà con spese e costi (dalla manutenzione ai dipendenti, tutti in regola e con contratto), non vogliamo sprecare niente e decideremo gli orari di apertura in base alla domanda: se ci saranno tanti visitatori resteremo aperti, altrimenti limiteremo l’orario, sempre lasciando la possibilità a gruppi e singoli di contattare il nostro call center per prenotare visite al complesso e percorsi guidati. In generale il Museo resterà più aperto rispetto alle altre due strutture.
    Per quanto riguarda i prezzi, ora abbiamo un biglietto integrato per Casa e Torre a 3 euro: una strategia promozionale per invogliare le persone a visitare strutture non ancora ottimizzate, ma comunque interessanti. In futuro probabilmente aumenteremo il prezzo, offrendo soluzioni cumulative che comprendano anche il Museo, ma dobbiamo concordare tutto con il Comune, che ha diritto a una percentuale della nostra bigliettazione».

     

    Elettra Antognetti

  • Polis, speciale Elezioni Europee. Guida al voto, cosa dobbiamo fare in Europa? Le risposte dei partiti

    Polis, speciale Elezioni Europee. Guida al voto, cosa dobbiamo fare in Europa? Le risposte dei partiti

    parlamento-europeo-europaDomenica si voterà per eleggere i membri del Parlamento Europeo. Tralasciando tutti i dettagli e le modalità di voto (che trovate qui) e le mie preferenze personali (che dovrebbero essere ormai più che note ai miei lettori), tentiamo di fare una sintesi dell’offerta politica e proviamo ad azzardare un pronostico.

    Elezioni Europee: i partiti e l’Europa

    Registriamo innanzitutto che per la prima volta da quando si vota per il Parlamento europeo le tematiche comunitarie hanno avuto una rilevanza nel dibattito pre-elettorale. Certo, molti andranno a votare semplicemente per dar un segno di discontinuità rispetto all’operato del governo in carica, oppure all’opposto per esprimere apprezzamento; ma molti altri si preoccuperanno davvero di lanciare un messaggio a Bruxelles o al modo in cui da Roma si è gestito il rapporto con l’Europa. Cerchiamo dunque, più che di dare un giudizio sull’operato di Renzi, di rintracciare all’interno del programma dei vari partiti la risposta a questa precisa domanda: cosa dobbiamo fare in Europa?

    Gli ANTI-EURO – Qui non ci sono dubbi: la risposta è uscire dall’euro e rifare un’alleanza europea su basi nuove. Si trovano su questo versante molte forze minori, tra cui sono teoricamente in condizione di superare lo sbarramento del 4% almeno due partiti: Fratelli d’Italia e Lega Nord. Giorgia Meloni e Matteo Salvini, infatti, si sono ritrovati su una battaglia all’insegna della sovranità nazionale; la Lega Nord arrivando persino a togliere dal simbolo il riferimento alla tanto agognata Padania, candidando in primo piano un economista simbolo della critica all’euro (Claudio Borghi Aquilini) e entrando a far parte dell’Alleanza Europea per la Libertà (una piattaforma di destra dove si ritrovano anche il Front National francese e l’UKIP inglese).  Completano il profilo i soliti cavalli di battaglia, dalla valorizzazione delle rispettive economie nazionali o locali fino alla lotta contro l’immigrazione indiscriminata. Duri e puri.

    Gli EURO-CRITICIQui qualche dubbio c’è. Alla domanda “cosa dobbiamo fare in Europa?” rispondono che bisogna dare battaglia: ma non è chiaro fin dove vogliano spingersi. Il Movimento 5 Stelle propone 7 punti a prima vista molto duri con l’attuale gestione comunitaria; ma a un livello più approfondito molti di questi punti si rivelano piuttosto evanescenti. Per esempio è chiaro che il referendum sull’euro non si può fare; continuare a riproporlo non fa che mettere in luce l’indecisione del movimento ed è in contraddizione, tra l’altro, con l’idea degli eurobond, che ovviamente implica il mantenimento dell’euro. È probabile pertanto (in attesa che venga sciolto il nodo alleanze) che il comportamento degli europarlamentari pentastellati rimanga legato alle dinamiche che già conosciamo, tra votazioni on-line e sparate di Grillo. Sindrome di Peter Pan.

    Gli EURO-BOH?L’altro partito che generalmente si tende a considerare euro-critico è Forza Italia. Si tratta però di un’investitura ad honorem, dovuta ai vecchi contrasti tra l’Europa e Berlusconi, che sono tornati di moda grazie alle rivelazioni dell’ex-membro della BCE Bini-Smaghi e poi a quelle più recenti dell’ex-segretario al tesoro USA Tim Geithner. Nei fatti, tuttavia, l’euro-scetticismo del Cavaliere è rimasto tiepido, probabilmente per debolezza politica e spirito di conservazione: affrontare i servizi sociali da pregiudicato, tenere d’occhio l’estradizione di Dell’Utri e in più mettersi contro buona parte dell’establishment italiano ed europeo (dopo che già gli alleati europei del PPE già si defilano come di fronte ad un appestato) non è certo nelle mire di un uomo di quasi ottant’anni. Non si completa, così, la transizione del partito a forza di destra nazionale opposta al capitalismo globale, non rimanendo altro che il feticcio del carisma mediatico berlusconiano per garantire voti (e dunque qualche poltrona a qualche fedelissimo). Nostalgico. 

    Gli EURO-CONVINTI “CRITICI” È la lista L’Altra Europa per Tsipras, che in Italia ha fatto strage di cuori tra gli intellettuali “di sinistra”, da Barbara Spinelli a Roberto Saviano, da Stefano Rodotà ad Andrea Camilleri. In effetti avere un greco come candidato alla Presidenza della Commissione fa molto esotico; rappresenta il popolo che più ha sofferto per la crisi, dunque fa anche molto gli ultimi saranno i primi; e poi ci fa sentire sicuri di essere noi “i buoni”, perché coniuga l’internazionalismo europeo con una critica “da sinistra” a quel rigore tecnocratico che sta mandando in pezzi lo stato sociale. Tutto molto bello: ma pare non siano in tanti a volersi permettere il lusso di una questione di principio. Il problema è capire se questa posizione possa essere qualcosa di più che il sogno ad occhi aperti di un gruppo di eletti. Ma se siete di sinistra, se pensate quest’Europa debba cambiare pur senza uscire dall’euro, se ritenete che, per quanto flebile, questa sia l’unica speranza; allora non c’è dubbio: Tsipras è il vostro candidato. Non duri, ma puri.

    Gli EURO-CONVINTI È il gruppo più affollato. Vi rientrano a buon diritto (da destra verso sinistra):

    1. Nuovo Centro Destra (fronte PPE, candidato presidente Jean Claude Junker);
    2. Centro Democratico di Tabacci, Scelta Civica di Monti, e Fare per Fermare il Declino di Boldrin, uniti nella piattaforma Scelta Europea (fronte ALDE, candidato presidente Guy Verhofstadt);
    3. Partito Democratico (fronte PSE,  candidato presidente Martin Schulz).

    Queste formazioni si dividono sul tipo e sulla quantità di interventi da fare in un contesto continentale che certo così com’è non va. Ma una volta pagato pegno allo scontento generale, alla domanda “cosa dobbiamo fare in Europa?” la risposta è presto detta: proseguire su questa strada. Votando Scelta Europea si va “avanti tutta”, votando l’NCD di Alfano si chiede qualche ritocco “da destra” e votando il PD di Renzi si chiede qualche ritocco da… qualche altra parte. In ogni caso l’affermazione di queste compagini sarebbe un chiaro segnale di sostegno verso l’attuale establishment, dato che il PPE e il PSE erano fino a ieri i due blocchi che si spartivano il parlamento europeo. Usato garantito.

    Cosa sucederà?

    Innanzitutto bisogna considerare che ci saranno almeno due diversi esiti: c’è un esito nazionale, tutto interno al gioco politico italiano, e c’è un esito europeo, dove le singole sfide nazionali si sommano, con un diverso peso specifico.

    In Italia il voto è stato presentato come una sfida tra PD e M5S, complice anche la propaganda elettorale, condotta tutta contro l’avversario allo scopo di galvanizzare e compattare l’elettorato di riferimento. In questa dialettica, il PD è il polo “conservatore”, il M5S il polo “progressista”: la vittoria dell’uno o dell’altro determinerebbe, in teoria, se occorra rafforzare la strategia attuale o cambiare rotta. Tuttavia è lecito dubitare che da questo duello emerga qualche verdetto inappellabile. L’unica possibilità sarebbe un’affermazione netta, oppure un clamoroso tracollo, di uno dei due contendenti: all’opposto qualche punto percentuale sopra o sotto, nel testa a testa che si prospetta, non servirà a nulla, se non a sprecare parole.

    Allo stesso modo a niente servirà fare la conta dei critici o dei sostenitori di questa Europa, che è pur sempre l’orizzonte di riferimento politico del duo Renzi-Napolitano. Il Presidente è già stato chiaro; per di più il M5S si presenta da solo, e dunque difficilmente ci sarebbero prospettive per fare un nuovo governo con nuove elezioni; infine sappiamo che il parere degli elettori può essere tranquillamente messo da parte, anche in modo molto sfacciato. Morale: a meno di eventi clamorosi, i rischi per la tenuta dell’esecutivo sono minimi. Ciò detto, si possono attendere indicazioni importanti su altre questioni, quali ad esempio: il peso elettorale della battaglia anti-euro (soprattutto nel caso “plastico” dato dalla Lega Nord, e nonostante un’informazione  compattamente pro-euro), l’appeal di Renzi, le potenzialità della critica dissacrante di Grillo, la rilevanza residua di Forza Italia, eccetera.

    Queste dinamiche, che hanno valore a livello nazionale, potrebbero però essere completamente ribaltate sul piano europeo. Visto da lontano, infatti, il voto italiano sarà giudicato in modo molto sommario: tutti quelli che non appartengono al gruppo degli euro-convinti saranno buttati nel calderone dell’euro-scetticismo e trattati di conseguenza. Questo approccio, nonostante tutto, ha un suo senso: serve a valutare se la visione dell’attuale leadership europea sia sostenibile politicamente. E in quest’ottica è probabile che il voto italiano si rivelerà una vittoria complessiva dell’euro-scetticismo, e dunque una sconfitta per questo modello di Europa.

    Se poi il responso delle urne dovesse andare in questa direzione anche negli altri paesi, si aprono scenari imprevedibili. Una frattura insanabile potrebbe venire da una netta affermazione dell’euro-scetticismo in quei paesi (per esempio Francia e Inghilterra) dove il fronte non è diviso in vari partiti rivali (come avviene da noi). Ma se anche ciò non dovesse accadere, i rischi non sono per questo scongiurati. Un europarlamento con una forte minoranza euro-scettica (che è lo scenario più probabile), per quanto eterogenea questa minoranza possa essere, sarà comunque una novità destabilizzatrice. Bisognerà valutare, allora, il reale livello di stress delle istituzioni europee, già indebolite da una ripresa che non si vede, dall’incapacità di rinvenire una strategia alternativa, dalla pessima gestione della questione ucraina e dalle pressioni degli Stati Uniti; i quali, dopo aver fatto la loro parte con una politica economica espansiva, appaiono oggi sempre più innervositi dal peso morto per l’economia globale dato dal nostro autolesionismo.

    Pertanto, anche se probabilmente ci sarà la maggioranza per continuare su questa strada, la contezza della sua inevitabile insostenibilità politica sul lungo termine potrebbe suggerire una ritirata anticipata. Restano ovviamente possibili entrambi gli scenari: l’incrinatura potrebbe bastare per rompere il bicchiere, oppure all’opposto potrebbe rafforzare la determinazione di chi crede nel progetto e non intende darsi per vinto. In ogni caso l’ampiezza della marea euro-scettica servirà a testare la resilienza del sistema.

    Su queste basi possiamo azzardare un pronostico. La mia impressione è che Grillo sconterà certe sparate e il fatto di aver perso il voto degli anti-euro; ma chi sta davvero rischiando è il PD di Renzi, il quale, dal canto suo, ha solo da perdere e si presenta alle urne con molti handicap. Tra questi: la debolezza degli alleati, l’alta astensione, lo scandalo expo, le minori motivazioni degli euro-convinti, la recondita convinzione di alcuni di questi che una scossa euro-scettica farà comunque bene, le performance economiche non esaltanti e via dicendo. Il premier probabilmente se la caverà lo stesso, ma dovrà poi vedersela coll’esito del voto nel resto d’Europa e con i cambiamenti che ne seguiranno. La mia scommessa è che, a differenza di quello che succede da noi, negli altri paesi si terrà in maggior conto (o sarà più difficile occultare) un responso che minaccia di terremotare il continente.

     

    Andrea Giannini

  • Partecip@, 25 progetti di riqualificazione proposti dai cittadini del Municipio Centro Est

    Partecip@, 25 progetti di riqualificazione proposti dai cittadini del Municipio Centro Est

    centro-est-preIl Municipio I Centro Est ha pubblicato i progetti di manutenzione straordinaria e riqualificazione di spazi pubblici che concorreranno all’iniziativa “Partecip@”, primo passo concreto nella direzione della partecipazione e della cittadinanza attiva per la cura dei beni comuni e per la tutela del territorio, sancita dal regolamento che lo stesso Municipio ha dedicato alla democrazia partecipativa.

    Come abbiamo già avuto modo di raccontare su Era Superba, il progetto Partecip@ è un percorso sperimentale aperto a tutti i residenti e domicilianti nel vasto territorio del Municipio Centro Est (Lagaccio, Oregina, Castelletto-Carmine, Pré-Molo-Maddalena, Portoria-Carignano) che abbiano compiuto 16 anni e agli operatori commerciali.

    Siamo, dunque, arrivati al momento della scelta delle priorità di intervento. Una scelta che, naturalmente, in puro stile partecipativo, avverrà secondo le preferenze che esprimeranno i cittadini. Saranno, infatti, realizzati prioritariamente i 5 interventi “più votati” nell’ambito di questo processo di partecipazione, sempre naturalmente con il limite del budget messo a disposizione dal Municipio, che al momento si attesta a 28 mila euro. La graduatoria che ne deriverà, resterà però valida per tutto il ciclo amministrativo, con la speranza che le poste di bilancio per le vecchie circoscrizioni diventino un po’ più cospicue. E proprio in questa direzione potrebbero arrivare notizie positive dal Comune, dove l’assessore Crivello assicura di aver recuperato 2 milioni di euro da destinare ai municipi. Il presidente del Municipio Centro Est, Simone Leoncini, ha già dichiarato che la quota dedicata al territorio di sua competenza potrebbe andare a rimpinguare le disponibilità di intervento proprio per i progetti di “Partecip@”. Ma la certezza arriverà solo dopo l’approvazione del bilancio.

    La dead line per votare i progetti di Partecip@ è fissata per martedì 3 giugno. Per esprimere la propria preferenza e concorrere alla definizione della graduatoria, i cittadini dovranno ricorrere alla via telematica (l’espressione della preferenza direttamente di persona negli uffici municipali era limitata ai pomeriggi del 19 e 21 maggio) previa registrazione sul sito di Urban Center secondo il percorso dettagliato in questo documento.

    Concluse le procedure di selezioni, entro la fine di giugno verrà pubblicata la graduatoria definitiva con la preferenza per le iniziative che prevedono forme di cofinanziamento e attività di volontariato da parte degli stessi cittadini.

    I progetti dichiarati ammissibili sono 25 su un totale di 42 presentati, a dimostrazione che l’iniziativa sembra aver colpito nel segno. Impossibile vedere nel dettaglio tutte le proposte (chi fosse interessato può consultarle sul sito di Urban Center) ma è interessante citarne alcune per capire quanto i genovesi abbiano le idee ben chiare sulla città che vorrebbero. Ecco, dunque, quelle che al momento risultano i più votate.

    In testa, con ben il 20% delle 241 preferenze al momento (giovedì 22 maggio, pomeriggio) rendicontate, “All’ombra dell’estivo sole”, una riqualificazione dei giardini don Acciai, altrimenti ribattezzati “Piazza dei popoli”, all’incrocio tra via Napoli e via Vesuvio, lanciata dall’associazione “Quartiere in Piazza” che presidia attivamente i giardini. La proposta (qui) riguarda la realizzazione di un pergolato con vite rampicante che andrebbe a regalare una zona d’ombra in vista dell’estate all’area attualmente già fornita di panchine e quotidianamente frequentata da bambini e anziani del quartiere.

    Sempre in zona, il 13% dei voti è andato finora al progetto “Ciassa Vegetti”, che punta alla riqualificazione di un’area urbana tra i civici 2 e 4 di via Vesuvio attraverso la proposta (qui) presentata dal “Genoa Club Oregina – Davide Cagnolari” e da altri titolari di esercizi commerciali attigui alla cosiddetta “area verde”.

    Ha raggiunto, invece, il 19% la proposta di realizzazione di una “Sala Mensa” nei locali della scuola Giano Grillo, in salita delle Battistine, grazie alla fattiva collaborazione del comitato scolastico dei genitori.

    Buone possibilità di successo ci sono anche per una riqualificazione di Spianata Castelletto e piazza G. Villa (qui), che i residenti vorrebbero sempre più a misura di bambino, di pedone e di bicicletta. Per l’area di Spianata si richiede la concreta attuazione della ZTL e uno spostamento del capolinea degli autobus collinari; per la piazza all’incrocio tra corso Firenze, corso Carbonara e corso Paganini, si richiede il fattivo rispetto del limite dei 30 km/h per il traffico veicolare e una serie di interventi per la canalizzazione del traffico e la dissuasione a comportamenti devianti attraverso appositi manufatti e segnaletica. Non irrisoria la previsione di spesa che si aggira attorno ai 25 mila euro, che richiederebbe la quasi totalità del budget messo a disposizione per il bando.

    Chiude la top five provvisoria, un progetto di complessiva riqualificazione di piazza Manin (qui) come area verde molto più aperta e appetibile al pubblico.

    A insediare i 5 progetti attualmente più votati, c’è anche una proposta che coinvolgerebbe la palestra di via Bari 41, all’interno di un immobile strutturato su diversi livelli a partire da via del Lagaccio. Il progetto (qui)  si chiama “Sitting Volley” ed è prettamente dedicato alle disabilità motorie, consentendo un particolare gioco della pallavolo da seduti. Anche in questo caso importo complessivo piuttosto elevato: 16 mila euro. Più staccati gli altri 19 progetti, ma ci sono più di 10 giorni per ribaltare la situazione.

    Simone D’Ambrosio

     

     

  • Università di Genova, elezioni del Rettore: incontro con i candidati. Dagli Erzelli all’accoglienza degli studenti

    Università di Genova, elezioni del Rettore: incontro con i candidati. Dagli Erzelli all’accoglienza degli studenti

    Via Balbi, Università di GenovaL’Ateneo di Genova verso le votazioni per nominare il successore dell’attuale “magnifico” Giacomo Deferrari sulla poltrona di rettore. Il primo turno alle urne è previsto per mercoledì 18 e giovedì 19 giugno, mentre il secondo sarà la settimana successiva, nelle giornate di 25 e 26 giugno. I quattro candidati, Paolo Comanducci, Maurizio Martelli, Aristide Massardo e Alessandro Verri, provengono da background in alcuni casi piuttosto diversi, in altri affini. Le idee che caratterizzano la loro campagna elettorale sono eterogenee. Siamo andati a conoscerli nel corso di un incontro pubblico, per cercare di capire quali sono le posizioni in merito ai “temi caldi”, che coinvolgono non solo la gestione dell’Ateneo (il calo degli iscritti, lo scarso prestigio dell’Università genovese, le spese per le sedi distaccate regionali, la didattica e l’accoglienza: qui l’approfondimento di Era Superba) ma tutta la città, dagli Erzelli al nuovo nodo ferroviario fino alla logistica cittadina.

    I candidati

    incontro-candidati-rettore
    I candidati in un flash – Per meglio comprendere le intenzioni dei singoli candidati e sintetizzare le idee contenute nel programma:
    Verri: “Importante puntare sull’efficacia dell’amministrazione, ridare un ruolo centrale ai singoli dipartimenti, intavolare un dialogo intenso con le scuole superiori per attirare nuovi studenti”.
    Massardo: “Mi sono candidato perché voglio portare le ‘best practices’ acquisite altrove a Genova. Dobbiamo diventare competitivi nell’ambito di formazione, ricerca e strutture, all’interno di una visione condivisa tra docenti e studenti, dall’alto verso il basso ma anche viceversa”.
    Comanducci: “Mi candido per interpretare un disagio diffuso tra studenti, docenti, personale tecnico per come sono andate le cose negli ultimi anni, non solo all’interno dell’Ateneo ma anche a livello locale: l’università è stata attaccata troppo e non si è sufficientemente difesa. Dobbiamo fare un atto di orgoglio collettivo, rialzare la testa e rivendicare la nostra dignità”.
    Martelli: “Abbiamo le carte in regola per giocare la nostra partita nella competizione nazionale e internazionale. Metto a disposizione la mia esperienza e disponibilità per lavorare – assieme a una squadra di valore e all’amministrazione civica – sulle punte di eccellenza”.

    I candidati possono essere obbligatoriamente solo professori di prima fascia, assunti a tempo indeterminato presso una università italiana. Tutte le candidature sono pervenute entro il 5 maggio 2014, termine ultimo. I quattro professori in questione sono tutti personalità di spicco all’interno del mondo accademico genovese e vantano un curriculum di tutto rispetto. Provengono quasi tutti dal mondo scientifico, pur con diversi ambiti di interesse ma, cosa interessante, manca un candidato proveniente dalla Facoltà di Medicina, in rottura con la tradizione segnata da Deferrari e dal predecessore Gaetano Bignardi.

    I quattro nomi in corsa sono: Paolo Comanducci, docente di Filosofia del Diritto e dal 2012 Preside della Scuola di Scienze Sociali; il pisano Maurizio Martelli, professore di Informatica all’interno del dipartimento DIBRIS – Informatica, Biologia, Robotica, Ingegneria dei Sistemi e anche pro rettore vicario; Aristide Massardo, ordinario di Sistemi per l’Energia all’interno della Facoltà di Ingegneria e anche Preside della Scuola Politecnica dal 2012; infine Alessandro Verri, laureato in Fisica che vanta collaborazioni niente meno che con il MIT e che dal 2012 è vice-direttore del DIBRIS.

    Il vincitore resterà in carica per 6anni, invece dei consueti 4.
    Le nomine non hanno mancato di suscitare polemiche e pettegolezzi: su una testata giornalistica locale si legge che la nomina di Martelli, che sarebbe considerato “il delfino di Deferrari, che lo sta sostenendo e sponsorizzando come il suo successore ideale”, potrebbe essere in discussione dopo l’entrata di Verri all’interno della competizione, anche lui proveniente dalla Facoltà di Ingegneria e dallo stesso dipartimento, il DIBRIS, di cui Martelli è direttore e Verri è stato vice nel 2013. Ma si potrebbe prospettare uno scenario di corsa a tre in cui si unirebbe anche Massardo. Sempre voci di corridoio darebbero come meno probabile la nomina del Preside di Scienze Sociali Comanducci, che avrebbe perso sostenitori dall’area di Medicina forse per le sue posizioni sul caso Erzelli, di rottura rispetto a quelle dell’attuale rettore.

    Come funzionano le elezioni dell’ Università di Genova

    Sono chiamati al voto docenti, rappresentanti degli studenti nel Senato Accademico, quelli del CdA e dei consigli delle Scuole, nonché dei Dipartimenti; inoltre, ricercatori, dirigenti e tecnici amministrativi, tutti se assunti a tempo indeterminato e con voto con valore pari al 20%. Le votazioni si svolgono in due turni, nel mese di giugno. Se nessuno dei quattro candidati otterrà la maggioranza assoluta, ci sarà un ballottaggio finale a luglio (9 e 10).

    L’incontro pubblico in via Balbi: dal tema Erzelli sino all’accoglienza

    universitaIeri, 21 maggio 2014, alle ore 16 nell’Aula Magna di Balbi 5 si è svolto un confronto diretto tra i candidati sulle tematiche più salienti di questa campagna. L’incontro pubblico è stato organizzato dall’associazione studentesca Idee Giovani UniGe in collaborazione con l’Ateneo. “Si tratta di un’iniziativa unica nel suo genere in Italia – commentava il presidente di Idee Giovani UniGe, Simone Botta, nel comunicato stampa –  non mi risulta che in alcun altro Ateneo gli studenti abbiano organizzato qualcosa di simile. Lo scopo è riportare l’Università vicina alla gente e agli studenti, che in larga maggioranza non conoscono la dinamicità dell’organismo-Ateneo, che è vivo e da ossigeno alla comunità e al territorio”.  Nel corso dell’evento, l’introduzione ai programmi elettorali dei candidati e un dibattito animato.

    Sedi distaccate

    Tra i punti salienti, a lungo si è discusso dei poli decentrati all’interno della Regione, dalla Spezia a Imperia, passando per Savona. Si tratta di un pratica in voga qualche anno fa e ormai un po’ obsoleta. All’epoca era stata una novità accolta positivamente da molti atenei italiani (uno su tutti, il caso di Torino), ma poi ci si è resi conto che l’apertura di nuove sedi, non specializzate ma equivalenti come offerta formativa alle proposte della sede centrale, era solo un dispendio di fondi ed energie. In Liguria ogni provincia ha una sua sede “forte” in uno specifico settore didattico: La Spezia ha puntato sulla nautica, Savona su energia e comunicazione e Imperia sul turismo. Nonostante la qualità, si tratta di realtà nate nel 2005 e da regolare nuovamente, alla luce della situazione attuale dell’Ateneo (la mancanza di fondi, il calo degli iscritti, la decrescita ecc.). In generale tutti i candidati sono concordi, senza colpi di scena, sull’idea di mantenere le sedi favorendo una specializzazione maggiore, diversificando l’offerta rispetto a quella della sede centrale. In particolare, la necessità è quella di rafforzare gli accordi con i partner provinciali per farli diventare competitivi, evitare che creino accordi con altri atenei limitrofi (già scongiurato il pericolo alla Spezia, dove esistevano fino a pochi anni fa corsi di informatica mutuati dall’Ateneo pisano, e c’erano accordi con Parma) e attirare studenti da fuori Regione.

    Verri, nel suo programma il Progetto Unige2020 stilato apposta per le elezioni, illustra alcune linee giuda: «Importante partire dalla Regione Liguria per aprirsi all’Europa: la Regione deve diventare interlocutore privilegiato per fare evolvere questi centri e migliorarli. Abbiamo il dovere di investire su questo perché, anche se il nostro polo universitario è in calo, dobbiamo attrarre anche dai territorio vicini».

    Scarso appeal, pochi servizi, accoglienza da migliorare

    Altro tema sul banco, la scarsa attrattiva di Genova sui giovani: durante l’incontro c’è chi ha affermato che Genova in realtà è una città giovane, c’è chi invece non è d’accordo. Fatto sta che se già la percentuale nazionale di iscritti all’università non è esaltante (attorno al 30%), il capoluogo ligure registra un trend particolamente negativo: si deve migliorare l’accoglienza, ad esempio rendendo più allettante la pagina web, dialogare con la scuola superiore per incentivare iscrizioni, cercare una sinergia con le istituzioni locali. Come sottolinea Comanducci: «Ad esempio a Pisa, il rapporto studenti-popolazione è molto alto, mentre per noi il dato scende sensibilmente, rasentando la soglia di Palermo. Dobbiamo diventare in grado di attrarre da fuori, oltre che di far restare qui gli studenti liguri».

    La percezione è anche quella di un’Università lontana, in certi casi, dal mondo del lavoro. Si parla di internship durante il percorso accademico, ma sappiamo tutti che si sono rivelati nella maggior parte dei casi un flop: non regolati, non retribuiti e senza possibilità di futuro inserimento in azienda. Ci sono comunque spiragli di miglioramento, grazie ad accordi siglati con la Regione per regolare l’apprendistato, oggi in fase preliminare. Commenta Martelli: «Abbiamo siglato il programma Garanzia Giovani, cui hanno aderito circa 28 corsi di studio (soprattutto in ambito scientifico), e ora vediamo come reagiranno le aziende. Tuttavia, per essere competitivi serve una cultura a tutto campo, che sia anche umanistica e non solo tecnico-scientifica».

    Gli Erzelli

    erzelliQuestione sicuramente spinosa, visto che la decisione di trasferire la ex Facoltà di Ingegneria sulla collina non avrà ricadute solo sul budget dell’Ateneo o sulla fama della Scuola Politecnica, bensì interesserà l’intera città. In genere i candidati tendono ad essere ancora cauti e a dire soprattutto che tale decisione non spetta al solo rettore, ma piuttosto al CdA dell’Ateneo. Come ricorda ancora Verri, si tratta di una faccenda datata: «Penso alla Facoltà di Architettura come esempio mirabile di progettualità genovese: c’era un progetto e un sogno da seguire che è diventato realtà. Si può fare la stessa cosa oggi agli Erzelli? Forse sì, ma ora l’idea di partenza è un po’ invecchiata e il progetto resta ancorato a un’epoca pre-internet. Non dico che non vada fatto, ma il mondo è cambiato e l’idea è obsoleta: ad esempio, lì si puntava molto e solo sulle competenze tecniche-ingegneristiche, mentre ora è richiesta sempre più l’integrazione con medici e umanisti».

    Si tratta di un investimento molto oneroso e di un progetto che chiama in causa anche la ridefinizione della mobilità genovese e che chiede una serie di accorgimenti per permettere a un numero enorme di studenti di raggiungere e di vivere una zona oggi pressoché isolata.

    Nonostante la generale cautela, il più duro è Massardo: «Nel luglio 2012 abbiamo detto no al trasferimento perché mancavano i fondi, però abbiamo lasciato aperti spiragli di dialogo e abbiamo proseguito, sperando di poter procedere ad ‘acquisto di cosa futura’, ed è stato un errore. Questa è una questione giuridica ed economica: ci avevano detto che si sarebbe fatta l’operazione a costo zero, poi la situazione è cambiata; ci siamo visti ridurre lo spazio a disposizione da 90 mila mq a 60; avremmo anche dovuto vendere Villa Cambiaso. Non dimentichiamo l’aspetto logistico: a lungo il problema è stato negato, in primis da Burlando. Ma finora nessuno risponde alla domanda su come sarà possibile trasferire così tante persone sulla collina. Venerdì 16 ho partecipato, in qualità di Preside della Scuola Politecnica, a un’assemblea pubblica per affrontare il nodo della logistica con i rappresentanti regionali, ma non abbiamo avuto riscontro».

    Inoltre, altre perplessità riguardano il piano industriale: cosa ci sarà agli Erzelli? Per ora ci sono due divisioni di multinazionali in affitto, e la stessa Esaote, promotrice del progetto, ha di recente detto no al trasferimento. Una situazione complessa, ancor più se si pensa che a giugno si riunirà di nuovo il CdA d’Ateneo per affrontare il tema.

     

    Elettra Antognetti

     

  • Imu, Tasi e Tari: l’Imposta Unica Comunale: che cosa paghiamo? Ecco una breve guida

    Imu, Tasi e Tari: l’Imposta Unica Comunale: che cosa paghiamo? Ecco una breve guida

    tassazioneLo sprint della giunta per arrivare in tempo utile all’approvazione delle aliquote per il pagamento di Tasi e Imu è giunto a buon fine. La delibera che porterà i cittadini a versare l’acconto entro il prossimo 16 giugno è stata approvata ieri pomeriggio a stretta maggioranza (21 voti favorevoli). Niente da fare, dunque, per chi sperava di poter sfruttare la proroga fino a settembre concessa dal governo ai Comuni che non avessero fissato le tariffe entro il 23 maggio.

    Un passaggio fondamentale per l’avvicinamento alla discussione sul bilancio preventivo 2014, anche se manca all’appello ancora la definizione dalla tassa sulla spazzatura. Ecco il perché di tutta questa fretta che i consiglieri di opposizione hanno provato a contrastare senza grande successo. L’unico emendamento approvato, infatti, è stato proposto dal Partito democratico che si è fatto portavoce delle istanze sindacali che hanno richiesto a gran voce l’istituzione di un fondo di solidarietà per aiutare le famiglie più gravemente colpite dalla crisi: il fondo ci sarà a fine anno, al momento del saldo della Tasi, ma si tratta di capire come verrà approntato.

    Senza entrare nel dettaglio di cifre che seppure note da qualche giorno non saranno mai definitivamente chiare ai contribuenti – che non riceveranno un bollettino a casa ma dovranno affidarsi alle proprie conoscenze, ai calcoli che saranno fatti automaticamente dal sistema già messo a punto sul sito del Comune in occasione della mini-Imu dello scorso anno, o più probabilmente a Caf e commercialisti – abbiamo deciso di far luce sull’universo di queste sigle onerose per capire meglio che cosa e perché andremo a pagare entro la metà del prossimo mese.

    Che cos’è l’Imposta Unica Comunale (Iuc)

    La Iuc, acronimo di Imposta unica comunale, istituita dal governo Letta, punta alla tassazione sul possesso degli immobili e sull’erogazione e fruizione di servizi comunali.

    L’imposta si articola in 3 diverse componenti. La tanto “cara” IMU, introdotta dal governo Monti, di natura patrimoniale e al cui pagamento quest’anno dovranno sottostare tutti i possessori di abitazioni principali di lusso (categorie catastali A1, A8 e A9) e tutti i possessori di immobili non considerati abitazione principale. Il secondo tassello è la TASI, tributo per i servizi cosiddetti indivisibili al cui pagamento sono tenuti sia i possessori che gli utilizzatori degli immobili. Infine, la TARI che sostituisce la vecchia TARES e va a coprire interamente i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti sul territorio cittadino, il cui importo è ancora in via di definizione.

    Se per chi è soggetto al pagamento dell’IMU il quadro è rimasto sostanzialmente invariato rispetto al 2013 (aliquota base per la prima casa al 5,8 per mille, per le altre abitazioni 10,6), con una detrazione di 200 euro per le abitazioni principali ma nessuna detrazione per i figli a carico, la situazione si fa più complicata per chi, invece, dovrà pagare la TASI.  Si tratta di un tributo patrimoniale riferito a servizi indivisibili, offerti dall’Amministrazione e fruiti dai cittadini, che viene calcolato sulla base del possesso o della detenzione di immobili, compresa la prima casa. Il Comune di Genova per il 2014 ha deciso di applicare l’aliquota massima a cui si va ad aggiungere una maggiorazione prevista dal governo per i Comuni che introdurranno detrazioni di imposta relativamente alle abitazioni principali. Ecco, dunque, arrivare quel magico numerino di 3,3 per mille su una base imponibile identica a quella della vecchia Imu.

    A proposito di vecchia Imu, nel determinare le nuove aliquote Tasi il Comune ha dovuto rispettare il vincolo per cui l’attuale imposizione per ogni immobile non deve essere superiore all’aliquota massima consentita dalla legge per l’Imu alla fine della scorso anno (cioè 6 per mille per l’abitazione principale e 10,6 per mille per gli altri immobili). Inoltre, è stato previsto un sistema di detrazioni per azzerare l’imposta a chi non avrebbe pagato l’Imu con l’aliquota vigente del 5,8 per mille, per abbattere l’importo di chi con la Tasi si sarebbe trovato a pagare una cifra più alta rispetto al pagamento dell’Imu (immobili con rendita fino a 600 euro) e per ridurre la pressione fiscale alle famiglie numerose che abitano in case con elevata rendita catastale e che pagheranno meno di Tasi rispetto a quanto avrebbero pagato di Imu. Tenuto conto che a rendita crescente dell’immobile corrisponde un reddito maggiore per il proprietario e che il maggior numero delle famiglie genovesi con figli a carico possiede case con rendite catastali inferiore ai 900, Tursi ha introdotto due tipologie di detrazione: una decrescente all’aumentare della rendita catastale (114 euro per rendite catastali fino a 500 euro, 80 euro per rendite da 500 a 700 euro, 50 euro per rendite da 700 a 900 euro e per quelle oltre i 900 euro solo per famiglie con Isee inferiore ai 15 mila euro), l’altra per i figli fiscalmente a carico sotto i 26 anni (25 euro fino a 500 euro di rendita catastale, 20 euro per le rendite da 500 a 700 euro, 15 euro per le rendite da 700 a 900 euro o superiori solo per le famiglie con Isee non superiore ai 15 mila euro).

    A dire il vero, c’è una novità anche per l’IMU. La legge di stabilità, infatti, ha introdotto la possibilità di assimilare all’abitazione principale l’unità immobiliare concessa in comodato d’uso gratuito a parenti di primo grado che la utilizzino come abitazione principale. Il Comune di Genova si è avvalso di questa facoltà per tutti i comodatari con reddito isee superiore ai 15 mila euro: se chi concede l’immobile non possiede altre abitazioni, è prevista un aliquota IMU del 9,6 per mille; se chi concede l’immobile ne possiede altri, l’aliquota sale al 10,6 mille. In entrambi i casi non è dovuto il pagamento della TASI che, invece, è previsto per i comodatari con reddito inferiore ai 15 mila euro che, al contrario, non pagheranno IMU.

    Insomma, secondo le proiezioni del Comune, i genovesi si troveranno generalmente a dover versare un’imposta inferiore rispetto a quella pagata nel 2012: l’anno scorso, invece, con il balletto no-Imu, mini-Imu non può essere preso in considerazione come valido termine di paragone. Anche le casse di Tursi, però, avranno meno linfa: che cosa comporterà tutto ciò per il bilancio lo scopriremo nelle prossime settimane.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Ospedale di Ponente, Erzelli o Cornigliano? Il puzzle delle infrastrutture e il dibattito in Consiglio

    Ospedale di Ponente, Erzelli o Cornigliano? Il puzzle delle infrastrutture e il dibattito in Consiglio

    erzelli-strada-cantiere-gru-d3Erzelli o Villa Bombrini? Il Consiglio comunale torna a discutere della possibile collocazione dell’ospedale di Ponente, dopo che la Regione, spinta anche dall’incipiente campagna elettorale, ha iniziato a premere il piede sull’acceleratore. Lo spunto è stato offerto dal Consigliere del Gruppo Misto Francesco De Bendedictis che ha presentato un’interrogazione a risposta immediata.

    Sul tema è intervenuto direttamente il sindaco che non ha mancato di ribadire come la costruzione di una nuova struttura ospedaliera nel ponente cittadino rappresenti una priorità per l’attuale amministrazione. Doria è poi entrato nel dibattito che si è acceso circa la futura collocazione dell’ospedale che dovrà contare circa 500 posti letto. Due le ipotesi rimaste in campo secondo gli studi di fattibilità presentati in giunta regionale una decina di giorni or sono: Villa Bombrini e la collina degli Erzelli.

    «La scelta tra le varie opzioni di ospedale – aveva dichiarato qualche giorno fa l’assessore regionale alla Salute, Claudio Montaldo  dipenderà anche dalle valutazioni urbanistiche del Comune e dalle valutazioni tecnico-economiche. In questa fase di studi preliminari, il costo complessivo dell’ospedale potrà variare da un minimo di 200 ad un massimo di 250 milioni di euro».

    Erzelli – Cornigliano: i pro e i contro

    erzelli-d15

    Le variabili in campo, ha ricordato ieri il primo cittadino in Sala Rossa, sono sostanzialmente tre: proprietà delle aree, bonifica dei terreni e accessibilità. «Per quanto riguarda la proprietà – ha detto il sindacosia nel caso di Villa Bombrini che in quello di Erzelli ci troviamo di fronte a una situazione mista pubblico/privato: ma se nell’area privata di Villa Bombrini esistono attività economiche che andrebbero ricollocate altrove, agli Erzelli questo problema non sussisterebbe». Anche per quanto riguarda la bonifica, la preferenza andrebbe in collina: «Il terreno delle due aree è profondamente diverso – ha proseguito Doria – perché a Villa Bombrini andremmo a toccare una vecchia sede di stabilimento industriale siderurgico, la cui trasformazione comporterebbe costi non presenti, invece, agli Erzelli».

    Fin qui, ai punti sembrerebbe vincere Erzelli. Anche perché la sensazione è che, Università più, Università meno, in collina prima o poi dovrà insediarsi qualcos’altro oltre al parco tecnologico (e, in futuro, forse anche scientifico).

    Ma l’ostacolo più grosso per quanto riguarda la collina tra Sestri e Cornigliano è rappresentato dall’ultimo punto in questione: l’accessibilità, che per entrambe le soluzioni chiama in causa una sistemazione dell’attuale status urbanistico. Il sito di Villa Bombrini sembra presentare, quantomeno sulla carta, una serie di garanzie maggiori di futuribilità da questo punto di vista. Oltre alla riqualificazione di via Cornigliano (qui l’approfondimento), il collegamento con la strada a mare (qui l’approfondimento) e la Valpolcevera grazie alla nuova viabilità di sponda, è previsto lo spostamento della stazione ferroviaria dall’attuale piazza Savio a via S. Giovanni d’Acri, una delle tappe importanti della futura metropolitana di superficie.

    L’innovazione del sistema di trasporto ferroviario coinvolgerà anche l’eventuale collocazione dell’ospedale di Ponente a Erzelli. Ai piedi della collina sorgerà, infatti, la nuova stazione ferroviaria dell’aeroporto su cui dovrebbe insistere la piattaforma di interscambio multimodale di trasporto (qui l’approfondimento), che oltre al parcheggio per i privati e al passaggio di nuove linee di autobus, dovrebbe prevedere la famosa funivia che dal cuore del Cristoforo Colombo, con una fermata intermedia proprio in questa zona, condurrà “in vetta”. Così conclude il sindaco:

    [quote]L’ipotesi di Erzelli potrà reggere solo ed esclusivamente nel momento in cui sarà prevista una percorribilità di collegamento garantita da mezzi pubblici ma che non potrà essere rappresentata da grossi autobus bensì da una funivia con capacità di carico identica a quella che attualmente ha la linea 18 che conduce all’ospedale di San Martino».[/quote]

    Da aggiungere anche che, secondo i tecnici, un aspetto positivo della scelta di Erzelli potrebbe essere rappresentato dalla vicinanza con il casello autostradale e la nuova galleria di Borzoli in fase di costruzione da parte del Cociv (ecco l’ennesimo grande tema cittadino che si va a inserire in questo fitto puzzle: il Terzo Valico) e che connetterà direttamente la collina con la Val Chiaravagna.

    Il vicesindaco Bernini ci aiuta a fare chiarezza in questo intricato dedalo trasportistico: «Il problema di Erzelli è che oggi abbiamo una situazione, domani ne avremo un’altra e dopo domani una terza. Oggi, infatti, se prendo il treno o il bus, scendo all’attuale stazione di Cornigliano e ho un altro autobus che mi porta in collina per una sola strada. Dal 20 giugno ci sarà un altro pezzo di strada che continuerà per raggiungere l’obiettivo di avere due direttrici per arrivare a Erzelli con un autobus grosso. Ma nel futuro la stazione di Cornigliano non sarà più nell’attuale posizione e si sdoppierà: per cui devo riuscire ad avere fin d’ora una viabilità di accesso che mi consenta di dialogare sia con la stazione attuale che con quelle future di Erzelli e via San Giovanni d’Acri».

    Funivia Erzelli – Stazione Cornigliano – Aeroporto

    erzelli-sestri-ponente-d9Insomma, in un mondo ideale, la Genova del 2020 avrà una metropolitana di superficie con treni che ogni 7/10 minuti collegheranno Brignole a Voltri, passando per Cornigliano/San Giovanni d’Acri, Erzelli/Aeroporto, Sestri, Multedo, Pegli, Pegli Lido, Prà e Palmaro. E, naturalmente, ci sarà anche il nuovo ospedale di Ponente, facilmente accessibile.

    Ecco perché all’interno di questo quadro la realizzazione della funivia diventa imprescindibile. «Intanto – riprende Bernini – si cambia il mezzo di traporto: la gomma non va più bene e ce lo stanno dimostrando tutte le grandi città europee che trovano soluzioni più efficaci, semplici, modulari, efficienti ed economiche». Tra poco ci sarà l’aggiudicazione del progetto della stazione di Erzelli – Aeroporto che è il cardine di tutto il sistema, mentre quella di via San Giovanni d’Acri è già stata aggiudicata. «È nella stazione (fatta con gara d’appalto dell’aeroporto) – spiega il vicesindaco – che risiederà il motore della funivia perché non dovrà solo portare in collina ma anche al Cristoforo Colombo. Ed è proprio per questo secondo collegamento che abbiamo ottenuto i finanziamenti europei. Poi, quando avremo il progetto definitivo, si potrà chiedere un finanziamento per la parte integrata “esecutivo-realizzazione”».

    Ospedale del ponente vs nuovo Galliera

    Intanto, nel mondo reale, il multi-sfaccettato panorama delle sinistre genovesi si è fatto promotore di un appello sulla questione Ospedale di Ponente che rappresenta la volontà di dare vita a un percorso partecipato verso la realizzazione della nuova struttura, ritenuta opera di edilizia sanitaria prioritaria per la comunità genovese, al contrario della discussa operazione del nuovo Galliera.

    “Abbiamo recentemente appreso che la Regione Liguria vuole dare il via libera al progetto bis della costruzione dell’ospedale denominato “Nuovo Galliera” – si legge nel documento promosso da Sel e sottoscritto anche da Fds, Lista Doria e diversi rappresentanti dell’associazionismo genovese tra cui don Paolo Farinella – un’operazione anche edilizia, di forte impatto ambientale con  un impegno economico di 135 milioni di euro. Giudichiamo inaccettabile che la Regione Liguria ritenga prioritario costruire un nuovo Ospedale Galliera, accanto all’ospedale oggi funzionante e pure di rilievo nazionale ad alta specializzazione,  invece di finanziare e costruire il nuovo Ospedale del Ponente e della Valpolcevera, come promesso ai cittadini da almeno 20 anni”.

    Secondo i firmatari, un investimento così ingente per un ospedale già esistente e la cui gestione non sarà pubblica non risponde alle esigenze della città. «Non può esserci allocazione di risorse senza programmazione ed è proprio questa che manca» ci spiega la consigliera di Lista Doria, Clizia Nicolella. «Gli stessi fondi potrebbero essere impiegati per l’aggiornamento del Piano Sanitario Regionale fermo al triennio 2009-2011,  considerando anche ad oggi la capienza ospedaliera del centro-levante, che usufruisce di quasi il doppio di posti letto rispetto al Ponente cittadino, è adeguata mentre assolutamente lacunosa su tutto l’ambito cittadino rimane l’assistenza sanitaria territoriale, prevista invece dalla normativa nazionale e non ancora recepita».

    E l’appello è anche e soprattutto rivolto al primo cittadino di Genova affinché non si faccia coinvolgere nella partita Villa Bombrini – Erzelli ma provi ad alzare la qualità della discussione.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Alla scoperta di NEMO geie, per la promozione delle Industrie Creative tra Liguria e UE

    Alla scoperta di NEMO geie, per la promozione delle Industrie Creative tra Liguria e UE

    Stefania BertiniQuesta settimana, in vista delle elezioni europee del 25 maggio, siamo andati alla ricerca delle connessioni tra dimensione locale e comunitaria. Un percorso che è iniziato ieri, parlando di europrogettazione (qui l’approfondimento): cos’è e come possiamo avvicinarci a questo settore. Oggi entriamo nello specifico e parliamo di un’esperienza concreta a Genova: NEMO geie, un “geie” appunto, cioè un gruppo europeo di interesse economico, fondato a Genova nel 2007 per la creazione e promozione di eventi, rassegne, spettacolo dal vivo, attraverso la partecipazione a bandi europei e con la cooperazione tra partner locali.

    Cerchiamo di capire più a fondo di cosa si tratta, attraverso le parole di Stefania Bertini, presidente e direttrice artistica e di produzione dal 2010.

    Tanto per cominciare, cos’è NEMO geie?

    «Come dice il nome, siamo un “geie”, gruppo europeo di interesse economico, un consorzio di imprese non a scopo di lucro. In Italia e in particolare a Genova, questa struttura è ancora relativamente sconosciuta ai più: pensare che a livello nazionale sono solo 3 (pochi di più sono quelli europei) e che siamo gli unici in Europa ad avere lanciato un geie che si occupa di cultura, musica, turismo e soprattutto promozione di spettacoli dal vivo. In generale, questo è il soggetto ideale, è l’interlocutore giuridico privilegiato per interagire con l’Unione Europea perché offre grandi garanzie rispetto a contributi, accesso a finanziamenti, impiego dei fondi. Inoltre, permette di lavorare su tre livelli, locale, nazionale ed europeo, ed è caratterizzato da una dimensione imprenditoriale forte».

    Come e quando è nata l’idea di fondare questo gruppo?

    «Siamo nati ufficialmente nel 2007, grazie alla lungimiranza di Pepi Morgia, allora vice-presidente nazionale di Assoartisti Confesercenti (poi presidente onorario, ma soprattutto artista, regista e designer genovese di fama internazionale, n.d.r.), il quale aveva capito – grazie a un’esperienza pluriennale in ambito internazionale al fianco di artisti importanti – che l’Italia si doveva adeguare ai cambiamenti che stavano avvenendo fuori sul piano artistico-culturale, per non soccombere ai tagli ministeriali. Io sono diventata presidente nel 2010 e non è stato facile: c’è voluto del tempo per farci conoscere soprattutto, ma anche per imparare noi stessi a far funzionare una macchina complessa e trovare il modo di accedere a bandi per finanziamenti europei». 

    Come opera in concreto NEMO geie?

    brundibar-nemo-geie«Il nostro obiettivo è supportare imprenditori e giovani realtà di tutta Europa nell’inserimento in un mercato difficile e generalmente chiuso. Per farlo, NEMO ha costruito una piattaforma di scambi e partnership tra operatori (enti pubblici e privati) per partecipare a bandi della UE e dar vita a progetti. In poche parole, quello che facciamo è creare progetti con i nostri associati e cercare le risorse per realizzarli; poi partecipare ai bandi per accedere a finanziamenti europei e, in caso di esito positivo, realizziamo piani di promozione di vendita, campagne pubblicitarie e facciamo PR per gli artisti del nostro circuito. Altra cosa che ci sta a cuore, la trasparenza: gestiamo soldi pubblici, di cui abbiamo grande rispetto, e dobbiamo rendere conto del modo in cui li investiamo. Insomma, per fare progettazione comunitaria non ci si può improvvisare: è un lavoro complesso e rischioso».

    Immagino serva una squadra ah hoc, un team di esperti…

    «Sì, assolutamente. In tutto, tra impiegati in loco e collaboratori esterni (sia in Italia che fuori), siamo circa in 30 persone, ma il numero e le professionalità variano a seconda del bando in questione e singolo progetto che decidiamo di portare a termine. In generale, comunque, siamo tutti figure specializzate in diversi settori. In generale puntiamo molto sulla comunicazione e abbiamo esperti ad hoc per web-marketing e social media. È un settore importantissimo per chi fa il nostro lavoro: anche se in Italia si preferisce non investire sulla comunicazione (spesso considerata inutile), in Europa è fondamentale e il 30-40% del budget per i progetti è destinato ad essa».

    Quali sono le sfide più grandi che avete dovuto affrontare per affermarvi?

    «La prima sfida, oltre a far crescere il progetto e farlo poi decollare, è stata quella di far capire agli artisti del nostro network l’importanza dell’apertura alla dimensione europea. Molti di loro non ne sentivano l’esigenza e anzi vedevano questo sistema, dotato di un pesante apparato burocratico, come un dispendio di energie non necessario. Per fortuna però, grazie alla collaborazione con Assoartisti e alla squadra capace che ci ha affiancati, siamo riusciti ad affermarci e a portare a casa i primi risultati, e ormai tutti sono consapevoli delle opportunità che la UE offre».

    A proposito di risultati, siete soddisfatti di quello che avete raggiunto finora?

    «Molto. Abbiamo organizzato già varie iniziative a livello europeo: le ultime, Music for Memory I e II e Euplay, entrambe rivolte ai giovani. Nell’ultimo anno e mezzo abbiamo vinto tre bandi della UE, e ne stiamo presentando altri (ad esempio nell’ambito di Creative Europe), di cui attendiamo i risultati. Inoltre, siamo orgogliosi anche della promozione che riusciamo a fare per i nostri artisti: di recente una ragazza che aveva partecipato a Music for Memory, la tredicenne Virginia Ruspini, si affermata professionalmente (tra le altre cose ha partecipato a Ti lascio una Canzone e cantato per il cartone Disney Frozen, n.d.r.) e sta avviando una sua carriera».

    Italia e Europa: voi che vi interfacciate con entrambe le realtà notate delle differenze di approccio nella promozione culturale?

    «Sì, eccome. Sono due dimensioni completamente diverse: tanto per cominciare, l’Italia è più indietro degli altri Paesi europei in materia di imprenditoria della cultura e project management. Inoltre, c’è una differenza di base: in Italia la prassi corrente è cercare soldi per finanziare singoli eventi; in Europa invece gli eventi non contano niente, sono solo una piccola fase di un progetto più articolato. Ad esempio, alla UE non importa di finanziare un grande concerto di Jovanotti, o del suo equivalente lituano – e sinceramente non importa nemmeno alla maggior parte di noi, no? – ma pensa soprattutto alle ricadute che un progetto proposto da un ente e finanziato a livello europeo possa avere sul territorio e sul target di riferimento, e agli effetti che può creare a lungo termine (aumento dell’occupazione, creazione di posti di lavoro ecc.)».

    Accennavi prima a Creative Europe: a Genova (su Era Supbera ne abbiamo parlato ripetutamente) sono in corso vari progetti per agevolare le Industrie Creative, le espressioni artistiche soprattutto dei giovani, e di recente l’assessore alla Cultura Sibilla ha proposto anche nuove linee programmatiche per il biennio 2014-2015. Voi che rapporto avete con le istituzioni locali: dialogate con gli altri soggetti o siete indipendenti?

    «A livello locale c’è poca interazione: lavoriamo in partenariato con altre realtà analoghe alla nostra all’estero, ma in Italia e soprattutto a Genova non facciamo rete. Ad esempio, il nostro metodo di accesso ai fondi europei è diverso da quello del Comune: noi partecipiamo direttamente ai bandi per sfruttare al meglio l’identità unica di NEMO geie, e facciamo un lavoro di europrogettazione vero e proprio; il Comune e altri soggetti, invece, accedono a finanziamenti per altre vie (ad esempio, la UE ha stanziato 1,8 milioni di euro complessivi per tutti gli Stati membri per il periodo 2014-2020, per la realizzazione di distretti creativi, n.d.r.). A Tursi sono molto concentrati sui loro progetti, anche se ciò non toglie che siamo stati varie volte patrocinati dall’assessorato alla Cultura per l’organizzazione di eventi a livello locale. Al contrario, lavoriamo molto e bene con la Regione, interagendo con l’assessore alla Cultura Angelo Berlangeri e con Casaliguria (sede della Regione Liguria a Bruxelles dal 2002, n.d.r.). 

    Quindi Genova è una realtà particolarmente difficile per far decollare un progetto come il vostro?

    «Sì, molto difficile. È una battaglia quotidiana, ma io sono una pasionaria e non mi stanco mai di combattere. Per fortuna incontro tanti che sono come me, dall’assessore Berlangeri a Patrizia De Luise, presidente di Confesercenti Liguria. Genova è una città da educare alla promozione della cultura e dell’arte: ha tante risorse (gli artisti locali sono molto apprezzati in Europa e c’è una grande qualità), ma spesso non sa sfruttarle. In generale, vedo che per la Liguria ci sono speranze di miglioramento per gli anni a venire, e speriamo di restare al passo con gli obiettivi di Europa 2020».

    Il panorama culturale del capoluogo ligure: su cosa è meglio puntare per dare uno slancio al mondo artistico?

    «A parer mio giusto spingere sul binomio cantautorato/turismo fino a un certo punto: a livello internazionale a parte De André e pochi altri, i cantautori locali non sono conosciuti e sarebbe meglio puntare su altre eccellenze anche di nicchia, come quelle nella danza, o alcuni segmenti musicali del savonese».

     

    Elettra Antognetti

  • Concorso Lirico Internazionale Jole De Maria, per cantanti di tutti i registri vocali

    Concorso Lirico Internazionale Jole De Maria, per cantanti di tutti i registri vocali

    tosca-puccini-liricaSono aperte le iscrizioni dedicate a cantanti lirici di tutti i registri vocali – soprano, mezzosoprano/contralto, controtenore, tenore, baritono, basso – e di tutte le nazionalità della seconda edizione del Concorso Lirico Internazionale Jole De Maria che si terrà a Monterotondo (Roma) dal 27 al 29 giugno 2014. La scadenza del bando è fissata per il 15 giugno 2014 e tutte le informazioni per l’iscrizione sono visibili al link www.concorsoliricojoledemaria.eu.

    Ai vincitori saranno assegnati tre Premi: 1.500 euro al primo classificato, 800 euro al secondo classificato e 500 euro al terzo classificato. Tra gli ospiti che consegneranno i premi, l’attrice Francesca Valtorta (Baciami Ancora; Che Dio ci aiuti; R.I.S. Roma 2 – Delitti imperfetti; Freaks!; Immaturi – Il viaggio; Il Restauratore; Braccialetti Rossi; Squadra antimafia – Palermo oggi).

    Il Concorso a cura dell’Associazione Culturale Arcipelago, con la direzione artistica di Irene Bottaro e l’organizzazione di Eleonora Vicario, sostiene la ricerca sul cancro.

    Una giuria di cinque illustri Maestri giudicherà i concorrenti: Renato Bruson, baritono, Presidente della Giuria; M° Janos Acs, Ungheria, Direttore d’orchestra; Marco Impallomeni, dell’agenzia lirica Music Center Domani (MCD); Giorgio Gatti, baritono e Irene Bottaro, mezzosoprano, direttore artistico del Concorso. All’interno del Palazzo Comunale di Monterotondo – Palazzo Orsini, il 27 giugno si terrà la prova eliminatoria, il 28 giugno la prova semifinale, mentre la prova finale si terrà il 29 giugno con l’assegnazione dei premi ai vincitori che avverrà al termine dell’esibizione dei finalisti. La serata conclusiva, che prevede per tutte le partecipanti una sessione di trucco e parrucco offerta dal festival, sarà trasmessa in streaming dalla Bam Web Radio, che offrirà un premio al cantante votato dal pubblico radiofonico e sarà ripresa da una emittente televisiva e trasmessa in differita.

    Questo progetto – sostiene la direzione artistica – nasce per porre l’accento sulla Ricerca per sconfiggere il cancro, per divulgare la conoscenza della musica lirica e per sostenere nuovi talenti musicali. Inoltre, intendiamo promuovere Enti e Aziende che contribuiscono alla riuscita del progetto, favorendo la valorizzazione di Monterotondo, a 25 chilometri da Roma, poggiato su una collina che domina la valle del Tevere, con una lunga tradizione in campo musicale, collegandolo maggiormente all’Europa e stimolandone la crescita economica. Infine, vogliamo ricordare Jole De Maria, artista lirica morta di cancro nel 2007, che ha cantato in grandi teatri internazionali.

    Durante le tre giornate verranno raccolti fondi per la Ricerca sul cancro.

    Per maggiori informazioni
    www.concorsoliricojoledemaria.eu
    info@concorsoliricojoledemaria.eu
    cell 3664974891

    Facebook:https://www.facebook.com/pages/Primo-Concorso-lirico-internazionale-Jole-De-Maria/524430160933291

  • Città Metropolitana, Doria e Fossati incontrano i sindaci del territorio. Al via il percorso istituzionale

    Città Metropolitana, Doria e Fossati incontrano i sindaci del territorio. Al via il percorso istituzionale

    Prefettura Amministrazione ProvincialePassi avanti verso la Città Metropolitana. Ieri il sindaco Marco Doria e il commissario della Provincia Piero Fossati hanno incontrato in piazzale Mazzini i sindaci del territorio, un punto di partenza per il percorso istituzionale che porterà alla costituzione del nuove ente nel 2015. 

    «Il rispetto dei tempi sarà rigoroso»,  ha sottolineato Doria che dal 1° gennaio 2015 sarà sindaco metropolitano alla guida del nuovo ente.  Come indica la nota diffusa dalla Provincia “il primo traguardo sarà l’elezione della Conferenza statutaria, una piccola “assemblea costituente” che dovrà elaborare la prima bozza di statuto e concludere i lavori entro il 30 settembre prossimo, termine entro il quale dovrà poi essere eletto e insediarsi il Consiglio metropolitano“.

    Conferenza statuaria e Consiglio metropolitano saranno organi entrambi presieduti dal sindaco di Genova e composti da 18 consiglieri eletti dai sindaci e dai consiglieri comunali in carica di tutto il territorio. “Per l’elezione della Conferenza statutaria – si legge nella nota – si aspetterà l’esito del voto amministrativo che sul territorio coinvolge 45 Comuni su 67.  Se Rapallo dovesse andare al ballottaggio, l’elezione della Conferenza statutaria sarebbe indetta dopo l’8 giugno, mentre i tempi si accorcerebbero in caso di vittoria di un candidato sindaco al primo turno”.

    Come aveva già avuto modo di raccontare ad Era Superba in occasione dell’intervista di qualche mese fa, Marco Doria ha ribadito la sua idea di Città Metropolitana: «Il nuovo ente non sarà un Comune capoluogo che diventa più grande, tutti i Comuni
    continueranno ad esistere e funzionare e quelli che vorranno associarsi o unirsi saranno liberi di farlo. La Città Metropolitana raccoglierà l’eredità della Provincia e potrà svolgere altre funzioni specifiche, da riempire di contenuti in base alla legge, come lo sviluppo strategico, la pianificazione generale, i sistemi coordinati di servizi pubblici, in rapporto allo Stato e alla Regione e al servizio dei Comuni e dei cittadini».

    «In questi mesi dovrò studiare parecchio – ha ammesso il sindaco di Genova – e grazie a Piero Fossati e alla struttura della Provincia potrò fare corsi accelerati. Vorrei anticipare per certi aspetti il funzionamento dei futuri organi, incontrando periodicamente i sindaci e per informarli e sentire le loro opinioni».