Anno: 2014

  • Puc, Piano Urbanistico comunale: la “Genova del futuro” punta al pareggio fra nuovi edifici e demolizioni

    Puc, Piano Urbanistico comunale: la “Genova del futuro” punta al pareggio fra nuovi edifici e demolizioni

    Veduta notturna del Centro Storico di GenovaUn po’ sottotono è passata la scorsa settimana l’approvazione da parte del Consiglio comunale delle controdeduzioni del Comune di Genova alla Vas, la Valutazione ambientale strategica licenziata da Regione Liguria per fare le pulci al Puc. Eppure, con il via libera a questo documento, il nuovo Piano urbanistico comunale, profondamente rivisitato, sembra aver imboccato il rush finale che potrebbe portare alla sua adozione definitiva entro la fine del 2014, secondo le stime del vicesindaco Bernini.

    La partita che aveva contrapposto la Regione al Comune sembrerebbe avere, almeno per il momento, un solo, giusto vincitore: i cittadini. L’obiettivo comune è la definitiva approvazione di un nuovo Puc che, grazie alle pressioni delle associazioni e alle prese di posizioni di Lista Doria e delle sinistre in Consiglio comunale, punti molto più sul rispetto dell’ambiente, sul godimento da parte dei genovesi del verde e dei luoghi naturali e su una mobilità sostenibile a discapito della cementificazione. “Stop al consumo del suolo”, una parola d’ordine che dovrà concretizzerà con la rincorsa a un bilancio di assoluto pareggio tra nuovi edifici da costruire e demolizioni. Grande attenzione verrà naturalmente posta alle zone a forte rischio idrogeologico in cui dovrà drasticamente diminuire il peso delle strutture abitative. Particolare importanza, inoltre, rivestono le disposizioni sull’edilizia residenziale pubblica: anche in questo caso viene posto un notevole freno alle nuove costruzioni mentre si incentiva la riqualificazione e la ristrutturazione delle innumerevoli abitazioni esistenti ma attualmente non utilizzate e spesso fatiscenti.

    Il vicesindaco Stefano Bernini: Puc definitivo entro fine anno

    genova-panorama-villetta-di-negroAbbiamo chiesto al vicesindaco e assessore all’Urbanistica del Comune di Genova, Stefano Bernini, di aiutarci a fare il punto della situazione sull’iter procedurale e quanto ancora potranno essere ascoltati i cittadini nel cammino verso l’approvazione definitiva del documento che delinea la Genova del futuro.

    «Finalmente – sospira Bernini – il Consiglio comunale ha approvato le controdeduzioni alle osservazioni regionali sulla Valutazione ambientale strategica. Ciò significa che, essendo queste da noi considerate le linee guida per gli uffici di urbanistica e pianificazione territoriale, possiamo ora lavorare sulle singole controdeduzioni a tutte le altre osservazioni sollevate al Comune di Genova sul Puc».

    Quali sono i prossimi passaggi formali? «Entro due mesi dovremmo avere sia la risposta della Regione, mi auguro positiva, rispetto a come abbiamo controargomentato le osservazioni contenute nella Vas, sia il percorso di riproposizione al Consiglio comunale delle controdeduzioni per arrivare al Puc definitivo».

    Dopo le pressioni di questi mesi e alcuni emendamenti che hanno accolto alcune delle numerose segnalazioni, i cittadini avranno ancora modo di esprimere le proprie valutazioni? «Dato che stiamo parlando di questioni delicate di filosofia urbanistica e visione più generale della città, cercheremo di studiare un cronoprogramma che riproponga sia il passaggio attraverso i Municipi, soprattutto per le controdeduzioni che riguardano i Municipi stessi, sia percorsi partecipati sull’informazione ai cittadini circa le scelte che abbiamo fatto, in particolar modo per le questioni di maggior respiro. Il punto di arrivo dovrà comunque essere la discussione nelle competenti Commissioni di Consiglio comunale in modo che, suddividendo i singoli argomenti, si possa arrivare al giusto grado di approfondimento perché si tratterà dell’ultimo atto che dovremo compiere dal punto di vista amministrativo. Dovremo dunque fare in modo che il nuovo Puc diventi uno strumento reale di azione chiaro a tutti».

    Sembra, dunque, che ci sia ancora molto lavoro da fare. È possibile fare una previsione su quando Genova potrà adottare il nuovo Piano urbanistico? «Ci auguriamo che il percorso che stiamo intraprendendo possa accompagnarci ad un voto del Piano urbanistico in modo definitivo entro la pausa estiva. Da quel momento dovranno passare 90 giorni necessari per eventuali altre osservazioni solo sui punti già modificati. Dopodiché potremo chiudere il percorso passando il tutto in Regione. Se tutto va bene, dunque, potremmo arrivare alla fine dell’anno con il nuovo Puc».

    Il punto di vista della rete IF, l’impegno dei cittadini

    quarto-levante-genova-A2L’approvazione della delibera e, soprattutto, il mutato orientamento del Puc sono stati accolti favorevolmente, pur sempre con riserva, anche dalla rete di cittadini che da mesi ormai sta combattendo per mettere un serio freno alla cementificazione sconsiderata in città. «Riconosciamo il valore del percorso che è stato fatto dalla società civile, di cui facciamo parte e che abbiamo un po’ rappresentato con la nostra raccolta di istanze che abbiamo portato nelle sedi democratiche deputate – dichiara Deborah Lucchetti, portavoce della rete IF – riconosciamo cioè che la delibera approvata ha dato il via a un cambiamento di tono e a una maggiore consapevolezza verso tutta una serie di tematiche che prima erano assolutamente assenti dal dibattito politico. Anche i consiglieri più lontani, che non hanno mai riflettuto su temi dello sviluppo del territorio nei termini in cui lo facciamo noi, hanno capito che oggi è urgente e importante parlare di queste cose. E ciò è sintomatico di un nuovo orientamento che, seppure non in maniera totale e chiarissima, pare sia stato colto. Per questo siamo cautamente positivi nei confronti di questa delibera perché vediamo comunque un primo riconoscimento del nostro lavoro».

    Ma non basta. Il coordinamento dei cittadini promette di vigilare costantemente su tutte le tappe che porteranno all’adozione formale del nuovo Puc: «Dal nostro punto di vista – prosegue Lucchetti – avremmo voluto delle indicazioni più coraggiose, capaci di porre limiti più immediati e restrittivi a uno sviluppo che ha fatto il suo tempo come ci dimostra il territorio ferito che non manca di lanciarci chiari allarmi ogni giorno. Ma siamo comunque solo a un punto di partenza perché la nostra campagna continuerà a presidiare il percorso del Puc sia nelle sue tappe regionali che nel suo ritorno in Comune. Vigileremo su una declinazione coerente nel concreto delle scelte che cerchiamo di orientare il più possibile alla salvaguardia del territorio e alla tutela dei cittadini».

    «Non so dirti se i tempi siano realistici o meno ma noi faremo il possibile per coinvolgere il territorio e i comitati che abbiamo raccolto intorno alla petizione. Non so risponderti sul piano tecnico ma posso farlo su quello politico, dal basso, dal punto di vista di cittadini che passano le notti a studiare questi aspetti essendo tutto basato sul volontariato: il nostro è un percorso di costante negoziazione tra tutti i soggetti della società, c’è bisogno di tempo anche perché c’è sempre più gente comune che vuole capire questo procedimento e vuole allinearsi a questo percorso. Speriamo, dunque, che non si tratti solo di fumo ma che l’arrosto ci sia e vada davvero nella direzione di restringere le possibilità di uno sviluppo dissennato e apra le possibilità per una nuova idea di città. Se non lo facciamo adesso, non lo faremo mai più perché questa città rischia di morire sotto il vecchiume, sotto il conservatorismo dei vecchi poteri».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Teatro dell’Ortica: dopo il blocco dello sfratto, ipotesi nuova struttura presso l’ex Guglielmetti

    Teatro dell’Ortica: dopo il blocco dello sfratto, ipotesi nuova struttura presso l’ex Guglielmetti

    centro-polivalente-auditorium-majorana-teatro-orticaTempo fa aveva fatto parecchio discutere la notizia dello sfratto, arrivata poco dopo il rinnovo del contratto di locazione a canone agevolato della durata di 3 anni, per il Teatro dell’Ortica e il centro polivalente Auditorium che sarebbero stati costretti ad abbandonare i locali di Via Allende 48 a Molassana, all’interno dell’Istituto superiore Majorana. Il motivo? Fare posto alle classi di un altro istituto, l’agrario Marsano che, prima sito in Via de Vincenzi, aveva bisogno di nuovi locali.

    Subito si erano scatenate le proteste di tutto il quartiere e l’ASP Brignole aveva dato la disponibilità ad ospitare teatro e centro Auditorium all’interno dell’Istituto Doria, in Via Struppa 50 (qui l’approfondimento di Era Superba). Un’operazione che avrebbe permesso all’Ortica di non abbandonare il quartiere di Molassana

    Che ne è stato del Teatro dell’Ortica? La revoca dello sfratto fino al 2015

    Abbiamo parlato con il direttore Mauro Pirovano «lo sfratto è stato bloccato e per tutto il 2015 la compagnia potrà continuare a lavorare all’interno del Majorana». È stata risolta l’impasse per cui, entrando gli studenti del Marsano, sarebbero dovuti uscire Auditorium e Ortica: gli alunni hanno sì effettuato il trasferimento previsto, ma sono andati ad occupare un’altra sezione dell’Istituto di Via Allende, senza toccare i locali al pianoterra, che sono rimasti agli operatori sociali e al teatro.

    La decisione è stata presa di concerto da Comune e Municipio IV, ma è stata a lungo sollecitata anche da cittadini, operatori, amministratori. Teatro e Auditorium svolgono anche un importante ruolo sociale di tutela dei soggetti deboli, con disagi e dipendenze, e si occupano di madri e bambini con handicap.

    Il futuro: un nuovo teatro all’ex officina Guglielmetti

    guglielmetti-molassanaL’ipotesi per il 2015 è il definitivo trasferimento all’interno delle ex Officine Guglielmetti, tra Via Lungobisagno Dalmazia, piazzale Bligny e via Terpi. Qui, nell’area un tempo adibita alla manutenzione e riparazione dei bus AMT, il gruppo Talea (società di gestione immobiliare coordinata da Coop Liguria) ha avanzato lo scorso ottobre la proposta di realizzare un complesso alberghiero con centro commerciale e parcheggio sulla copertura (qui l’inchiesta di Era Superba sul progetto ex Guglielmetti). Oggi il progetto prevede anche un locale per il Teatro dell’Ortica con spazio esterno per le manifestazioni artistiche, dagli spettacoli al cineforum.

    «Grazie alla collaborazione con Coop e Talea – conferma Pirovano – abbiamo avuto l’ok per la costruzione di un nuovo teatro all’interno della Guglielmetti. Per noi è una grande opportunità: è stata espressa questa intenzione e ne siamo felici. Ci auguriamo che si riesca a iniziare al più presto con i lavori: se partissero già entro l’estate, potrebbero essere conclusi entro fine 2015, così da essere operativi nel 2016 per poter dare il via a una nuova stagione».

    L’entusiasmo e la positività sono determinati dal fatto che gli interventi per la costruzione del teatro rientrano nel primo lotto di lavori e quindi, appena si avrà il via libera per iniziare, questo sarà tra i primi interventi ad essere realizzati.

    Commenta il vicesindaco Bernini: «Il progetto per l’ex Guglielmetti al momento è esaminato in Conferenza dei Servizi e sta affrontando il suo percorso naturale verso l’autorizzazione. Siamo molto vicini alla presentazione del progetto definitivo: si sta valutando il preliminare e sono in corso alcune modifiche, com’è naturale per un progetto così ampio e dal forte peso urbanistico. Dentro alla prima variante al progetto rientrano anche gli interventi per la creazione del nuovo Teatro dell’Ortica: si è parlato di rallentamenti sull’inizio dei lavori dovuti ai ritardi dell’apparato burocratico comunale, ma in realtà noi siamo quasi pronti, manca davvero poco. Se dei ritardi ci sono stati, sono dovuti alle proteste dei cittadini che hanno giustamente chiesto di apportare modifiche e di rendere il progetto meno impattante; noi, da parte nostra, stiamo cercando di venir loro incontro e abbiamo ridotto l’altezza dell’edificio che ospiterà l’albergo e modificato l’elicoidale del parcheggio. Per il resto, il progetto è buono e speriamo che i lavori partano presto».

    Continua Bernini soffermandosi sul caso specifico dell’Ortica «per quanto riguarda gli spazi esterni, ci sarà sì la possibilità di svolgere manifestazioni teatrali, ma non solo: è importante  che l’area resti al servizio dell’intera comunità. Sarà indetta una gara per assegnare ufficialmente l’area a un gestore e sarà dunque usata sia dall’Ortica che da tutta la comunità, dalle scuole e dalle altre associazioni di quartiere». A questo proposito, Bernini cita il caso del Teatro Akropolis: il Municipio ha aiutato la compagnia nella costruzione del teatro, ma poi questa si era resa disponibile a dialogare con la comunità, organizzando ad esempio corsi formativi per i bambini delle scuole del quartiere. Chi è dentro, chiosa il vice-sindaco, deve aiutare chi sta fuori.

     

    Elettra Antognetti

  • Municipio Centro Est, Incomincio da…3: il percorso formativo rivolto ai genitori

    Municipio Centro Est, Incomincio da…3: il percorso formativo rivolto ai genitori

    I palazzi del Centro Storico di GenovaDopo l’esperienza dello scorso anno nel territorio del Municipio Centro Est torna Incomincio da…3, il percorso formativo rivolto ai genitori per la prevenzione della dipendenza degli adolescenti dal gioco e dalle sostanze psicoattive e realizzato da un’equipe composta da operatori del Servizio per le Dipendenze della ASL 3 e della Cooperativa Sociale Minerva Onlus, realtà del levante genovese impegnata nella prevenzione e nel supporto alla genitorialità. “Per riflettere sulle proprie competenze educative e sul modo di gestire la relazione con i figli”, si legge nell’opuscolo informativo.

    Incomincio da…3 parte quest’anno con due nuovi per-corsi (dedicati, come l’anno scorso, ai genitori dei bambini delle scuole dell’infanzia e primaria) e con l’opuscolo Sono un Genitore: il mio ruolo è importante, pubblicato dallo stesso Municipio I per raccontare l’esperienza dei genitori che hanno partecipato nel 2013 ai per-corsi di gruppo previsti dal progetto.

    Previsti due per-corsi di gruppo fra marzo e maggio (quattro incontri per ognuno) presso il Laboratorio Sociale di via Prè, ogni corso è riservato a dodici genitori.

    Opuscolo e per-corsi 2014 saranno presentati mercoledì 12 marzo, a Genova, presso il Salone di Rappresentanza del Banco di Chiavari, via Garibaldi 2 a partire dalle ore 17.00.

    Per informazioni sul progetto Incomincio da 3 visitare il sito della cooperativa www.coopminerva.org

  • Ex ospedale psichiatrico di Quarto, il futuro delle aree di proprietà comunale

    Ex ospedale psichiatrico di Quarto, il futuro delle aree di proprietà comunale

    manicomio-quarto-D3Prosegue a piccoli passi il cammino verso la riqualificazione dell’ex manicomio di Quarto. Il 5 marzo scorso si è riunito il Comitato di vigilanza sull’accordo di programma sottoscritto nel dicembre 2013 da Comune, Asl e Arte per determinare la spartizione dell’area (qui l’approfondimento di Era Superba) in tre porzioni affidate ai rispettivi enti firmatari.

    A parlare dell’incontro è stato ieri pomeriggio il sindaco Marco Doria che, rispondendo a un’art. 54 proposto dalle consigliere della Lista Doria Bartolini e Nicolella, ha colto l’occasione per fare il punto della situazione in Consiglio comunale. «L’obiettivo dell’accordo di programma nonché primo tema che è stato discusso nel corso della riunione del Comitato di vigilanza – ha detto il primo cittadino – è la sistemazione dell’assetto urbanistico: da questo punto di vista i tre soggetti titolari sono concordi nel trattare l’area in modo unitario per poter giungere a spazi accessibili e in grado di gestire un notevole flusso di persone».

    Tutti d’accordo, dunque, per quanto riguarda l’accessibilità, la viabilità, i parcheggi e l’utilizzo degli spazi comuni. Ma un percorso unitario verrà ricercato anche sul tema dell’approvvigionamento energetico dei diversi edifici che risiedono nell’area, non fosse altro che per una questione di economie di scala.

    Il sindaco ha anche ricordato come il Consiglio comunale sia stato fondamentale nel cambiamento in positivo di una situazione che sembrava ormai avesse imboccato un’altra strada: «Ci siamo trovati di fronte a una situazione in cui tutte le aree ancora da cedere erano state alienate ad Arte che avrebbe realizzato un’operazione mirata esclusivamente ai ricavi economici. Noi abbiamo contestato questo tipo di approccio perché siamo sempre stati convinti della necessità della permanenza di questi spazi a funzione pubblica e dell’errore a cui si sarebbe andati incontro sradicando da queste aree gli importantissimi servizi sanitari in ambito psichiatrico. Ed è anche grazie alla partecipazione del Consiglio comunale a una mobilitazione diffusa del territorio che siamo riusciti a cambiare la situazione».

    L’autonomia decisionale di Comune, Asl e Arte riguarderà invece le finalità con cui i tre diversi soggetti occuperanno gli spazi. Su questo punto il sindaco ha sgombrato il campo da molti dubbi per quanto riguarda la porzione di proprietà comunale: «Innanzitutto – ha dichiarato Doria – come concordato con il direttore generale di Asl 3, Corrado Bedogni, l’attività di formazione che veniva svolta da Asl e Università per corsi di laurea triennale potrà continuare a svolgersi negli spazi affidati al Comune. È una decisione necessaria anche per le difficoltà di trasferimento che le attività di formazione avrebbero: il discorso però potrebbe cambiare qualora l’Università decidesse di trasferire a San Martino anche le attività che attualmente vengono svolte a Quarto. In tal caso dovremmo semplicemente prendere atto della diversa volontà di un soggetto esterno ma la disponibilità nostra è assolutamente garantita come dimostra il continuo dialogo con Asl 3». Sempre a livello di servizio pubblico ci sono anche importanti funzioni culturali che verranno mantenute negli edifici di proprietà di Tursi: «Si tratta del Museo delle forme inconsapevoli e della Biblioteca/Archivio dell’ex ospedale psichiatrico Centro Basaglia – ha specificato Doria – che ricordano una pagina della nostra storia e non ne fanno perdere memoria».

    Resta, invece, ancora da discutere il futuro delle rimanenti aree di proprietà comunale, ma su questo il sindaco ha assicurato la piena disponibilità a prendere in considerazione le proposte avanzate dal Municipio e dai cittadini che si sono organizzati autonomamente (su tutti, il Coordinamento per Quarto).

    «In ultimo – ha concluso Doria – con tutto il rispetto delle competenze e sovranità decisionali altrui, stiamo imbastendo un ragionamento con Asl 3 su come gestire gli spazi di loro competenza, ad esempio parlando della famosa piastra sanitaria del Levante. Inoltre – ha concluso Doria – sarà mia cura affrontare anche il tema del rapporto con Fintecna, proprietaria di una porzione di terreno contigua a quella di cui stiamo parlando».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Dinegro, mercato comunale: un park orario per rilanciare le attività autogestito dai cittadini

    Dinegro, mercato comunale: un park orario per rilanciare le attività autogestito dai cittadini

    mercato-comunale-dinegroDinegro, una zona “critica” della città, nella duplice accezione del termine: sia perché di importanza fondamentale come snodo viario, ingresso nel cuore della città e arteria di scorrimento del traffico; sia in quanto presenta varie criticità. Ci eravamo stati tempo fa nel corso di una puntata di #EraOnTheRoad e subito si era presentato il problema del cantiere di Via Buozzi, fermo da quando la ditta appaltatrice, la Carena S.p.A., ha presentato in tribunale la domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo. A pochi passi, anche la bella Villa Rosazza, attuale sede di Casa America, il cui parco è in via di ristrutturazione: qui i cittadini hanno avanzato la proposta di gestire gli spazi e aprirli alla cittadinanza, grazie al coinvolgimento volontario di Protezione Civile, CAI, ANPI, scuole, per la manutenzione del parco e l’apertura dei locali interni.

    Vicino a Villa Rosazza, il mercato coperto di Dinegro. Si tratta di una struttura in stile liberty progettata negli anni ’20, che negli anni ha rappresentato un punto di aggregazione, incontro e scambio per il quartiere. La sua funzione è rimasta importante nel tempo e la sua centralità è stata mantenuta fino a qualche decennio fa: poi il mercato ha piano piano perso appeal a causa dei cambiamenti urbanistici e degli stravolgimenti del quartiere. Ad esempio, l’allargamento di Via Buozzi, lo snodo di Via Venezia e le modifiche alla viabilità, per cui la zona è diventata sempre di più di scorrimento e la sosta è stata resa difficile. 

    In particolare, per quanto riguarda il mercato, per risolvere la criticità della sosta proibitiva, il comitato dei cittadini della zona ha pensato a una soluzione. L’idea, ci raccontano,  è quella di creare un park a rotazione di un’ora, a servizio della zona.

    degrado-dinegroLa portavoce, Aurora Mangano: «A ridosso del mercato c’è un area dismessa, di proprietà di Ansaldo Sts. Oggi qui restano solo capannoni in disuso; per questo abbiamo pensato di offrirci volontari per arginare il degrado e ripulire la zona. Vorremmo poi adibirla a parcheggio per gli utenti del mercato, con la collaborazione dei negozianti della zona. Anche il gestore della pompa di benzina lì di fronte si è offerto di garantire l’apertura e la chiusura, e svolgere attività di sorveglianza. Non chiediamo niente di strano: solo di aprire l’area, oggi inaccessibile: poi penseremo noi a renderla agibile, senza chiedere niente a Tursi».

    di-negroL’intervento proposto dai cittadini permetterebbe di rivalutare una struttura che sembra essere stata progressivamente dimenticata dall’amministrazione comunale. Questa aveva proposto qualche anno fa un progetto di ristrutturazione, che preveda tra le altre cose la ricostruzione del tetto pericolante. Il Comune di Genova all’epoca permetteva agli operatori di acquisire il diritto di superficie e appropriarsi degli spazi, previo retribuzione di un cifra che pare fosse attorno ai 500 mila euro; inoltre, essi avrebbero dovuto finanziare anche gli interventi di ristrutturazione. Come vantaggio, avrebbero ottenuto quindi la concessione per l’esercizio della loro attività all’interno del mercato, anche se – racconta Mangano – questa era piuttosto impegnativa: per riassorbire quell’investimento ingente sarebbe servito un tempo troppo lungo. Insomma, la convenienza non c’era. Per questo il progetto è naufragato.

    Oggi restano l’incertezza per gli operatori, sempre più banchi vuoti, le condizioni inadeguate, la stasi del Comune. «Il progetto si inseriva all’interno di una tendenza avviata qualche anno fa e che ha trovato espressione nel mercato Orientale, Sarzano e Carmine», commenta l’assessore comunale allo sviluppo economico Francesco Oddone. «Qui si è passati a una forma di gestione autonoma, svincolata da Tursi e in mano agli operatori, riuniti in un consorzio. Anni fa era stato avviato un iter in questo senso anche per Dinegro, ma gli operatori – già riuniti in un consorzio che ha proposto un protocollo d’intesa col Comune – hanno poi fatto un passo indietro perché per loro non è il momento di affrontare un investimento del genere, data la crisi economica e dei consumi. Da parte mia, se si sentissero pronti di fare passi avanti in questo senso, ci sarebbe totale disponibilità: sono favorevole a questo tipo di impostazione, che nel caso di Dinegro sarebbe ancora più necessaria. Qui, esiste una bella struttura con molte potenzialità, ma usurata nel corso del tempo. Quando anni fa c’erano le risorse, non sono stati fatti gli interventi; oggi che si vorrebbero fare gli interventi per rendere efficienti e attrattive le strutture, mancano totalmente le risorse. La struttura di Dinegro oggi non regge più, né economicamente, né strutturalmente: stiamo pensando a un progetto di restyling ma le risorse sono troppo poche e ora non possiamo procedere».

    Elettra Antognetti

  • La Causa Giusta, raccolta fondi promossa da Regione, Caritas e Acli a sostegno della povertà

    La Causa Giusta, raccolta fondi promossa da Regione, Caritas e Acli a sostegno della povertà

    poverta-crisi-clochard-DIUna raccolta fondi che interessa l’intero territorio regionale, frutto della collaborazione fra Regione Liguria, Acli e Caritas diocesana Arcidiocesi di Genova. Il progetto “La Causa giusta” vuole sollecitare cittadini e aziende a fare donazioni alle due associazioni promotrici per un fondo finanziario rivolto al sostegno di progetti contro la povertà, sulla base delle risorse raccolte (obiettivo minimo 500.000 euro). L’operazione proseguirà per tutto il 2014.

    “Ad esempio – si legge nella nota stampa diffusa dalla Regione – questa campagna consentirà di ristrutturare una ventina di appartamenti di proprietà di ARTE, l’azienda regionale territoriale edilizia, che saranno messi a disposizione dalla Regione Liguria, per un valore stimato degli immobili di 4 milioni. Gli immobili saranno assegnati, anche in modo transitorio e a rotazione, sulla base di un intervento di social-housing rivolto a persone in condizioni di povertà economica o con problemi di residenzialità o in particolari condizioni di fragilità, anziani soli, disabili fisici o psichici, donne vittime di episodi di violenza domestica […] Accanto all’operazione di co-housing è prevista anche l’assegnazione di specifiche borse lavoro da parte della Caritas Diocesana e delle ACLI per inserire soggetti fragili in un percorso di inserimento lavorativo.”

    In Provincia di Genova 1 cittadino su 4 è a rischio povertà e sono oltre 200.000 le persone a rischio indigenza, circa la metà 103.000 vivono in famiglie che non superano i 950.000 euro mensili, 60.000 sono in situazione di grave insufficienza materiale, non riescono a pagare affitti o spese mediche e 42.000 risultano senza alcun reddito. La decrescita consolidata 2008/2012 si è attestata al – 6,9%, risultando di oltre 2 punti superiore alle medie del Nord ovest”.

    La campagna di raccolta fondi è articolata su più livelli: dal corporate fund-raising, donazioni da aziende, alle sponsorizzazioni fino agli eventi di strada in cui coinvolgere un’ampia fetta della popolazione.

    Sarà possibile donare sul conto corrente bancario IBAN IT 19FO501801400000000146676 intestato a ACLI liguria presso la Banca Etica di Genova o sul conto corrente dell’Arcidiocesi di Genova Caritas Diocesana IBAN IT81F0617501400000003364480 presso Banca Carige con la causale “La causa giusta”.

  • Centri antiviolenza, la Commissione a Tursi per i nuovi finanziamenti. Ecco il prospetto

    Centri antiviolenza, la Commissione a Tursi per i nuovi finanziamenti. Ecco il prospetto

    palazzo-tursi-D7Venerdì scorso, 7 marzo, si sono riunite le Commissioni del Comune II pari opportunità politiche femminili e la commissione VII Welfare per discutere dei finanziamenti ai centri antiviolenza. Nel 2013 la Regione ha stanziato una serie di fondi (90 000 euro) che sono stati suddivisi fra le varie strutture. Le associazioni stesse (che gestiscono le strutture di sostegno alla donna maltrattata, centro antiviolenza, case rifugio e sportelli di ascolto) erano presenti in Commissione.

    Sono intervenute Elisabetta Corbucci del Cerchio delle relazioni e Cosima Aiello del Centro per non subire violenza poi Marilena Chirivì UDI e Paola Ciampi dell’associazione Pandora. Le associazioni hanno spiegato quello che fanno per aiutare le donne il loro impegno. Si è trattato soprattutto di un chiarimento, per gli stessi presenti alla commissione per fare chiarezza sulle associazioni coinvolte.

    Gli interventi degli assessori Emanuela Fracassi (Welfare) Elena Fiorini (Pari Opportunità) hanno spiegato come i fondi erogati e nel 2013 dalla Regione siano stati distribuiti. In particolare Fracassi si è concentrata nello spiegare come si concretizzerà quello che viene definito patto di sussidiarietà fra Comune (o meglio la Conferenza dei sindaci) e associazioni del Terzo settore. Cioè il patto che regolerà la realizzazione di progetti e il loro sostegno tramite l’erogazione di finanziamenti.

    Nel 2013 i € 90.000 stanziati sono stati così suddivisi:
    – 47.954 al centro antiviolenza di via Mascherona;
    – 32.416 alla casa rifugio gestito dal centro per non subire violenza;
    – 3630 all’alloggio sociale di viale Aspromonte gestito dal cerchio delle relazioni;
    – 6000 agli sportelli dei comuni extra Genova gestiti da Pandora.

    Altri fondi sono arrivati direttamente dal Comune di Genova:
    64.840 € per la casa rifugio e € 18.231 per l’alloggio di viale Aspromonte.

    Lo scopo della Commissione era soprattutto quello di spiegare i passi successivi per poter finalmente regolarizzare la procedura di finanziamento dei Centri in modo strutturato. Questo percorso sarà realizzato con il patto di sussidiarietà.
    «Il patto di sussidiarietà – afferma Fracassi in Commissione – è uno strumento nuovo di collaborazione del Pubblico insieme al Terzo settore. I passi da compiere ora sono la definizione delle linee di indirizzo e i bisogni».
    Insomma l’esigenza è quanto prima istituzionalizzare il percorso di assegnazione dei fondi e presentazione dei progetti.
    Si tratta di istituzionalizzare un percorso che dovrà essere trasparente sia da parte delle istituzioni che da parte del terzo settore. L’auspicio è chiudere tutto entro maggio.

    Era Superba vi aggiornerà nei prossimi giorni; approfondiremo la questione con gli assessori e le associazioni per capirci qualcosa di più, in attesa di vedere il percorso terminato.

    Claudia Dani

  • YoYo Mundi e Andrea Pierdicca raccontano l’Ape e la sua Solitudine: la serata alla Tosse

    YoYo Mundi e Andrea Pierdicca raccontano l’Ape e la sua Solitudine: la serata alla Tosse

    yoyomundi3Una presentazione può sembrare pleonastica, ma per chi non li conoscesse gli YoYo Mundi sono una formazione di folk rock piemontese, originari di Acqui Terme. I loro lavori, dagli anni novanta in poi, hanno seguito un percorso di ricerca musicale nel quale è maturata parallelamente una ricerca delle proprie radici, dai valori della storia partigiana (da “Sciopero!” ad “Album Rosso”) al dialetto monferrino (come testimonia il loro ultimo disco, “Munfrà”). Il prestigio delle loro collaborazioni, che vanta nomi del calibro di Giorgio Gaber (per il quale hanno partecipato alle registrazioni del disco “Io non mi sento italiano”), Ivano Fossati, Paolo Bonfanti e molti altri, è pari al loro successo internazionale: un giornale come The Guardian li ha definiti infatti, a seguito del loro tour in Inghilterra, “i Clash con la fisarmonica”.

    Paolo Enrico Archetti Maestri (voce, chitarra), Andrea Cavalieri (basso elettrico e contrabbasso), Eugenio Merico (batteria), Fabio Martino (fisarmonica e tastiere), a cui nel 1996 si unisce Fabrizio Barale (chitarre). Questo fa di loro uno dei pochi gruppi italiani che ha ancora in organico tutti i fondatori, dopo ben venticinque anni di attività insieme, da poco compiuti (la data del primo concerto risale infatti al 5 marzo 1988). Interessante, inoltre, è il loro rapporto con Wu Ming, collettivo di scrittori proveniente dalla sezione bolognese del Luther BlissettProject. Gli YoYo Mundi, infatti, hanno nel tempo ampliato i loro orizzonti artistici, inglobando contaminazioni letterarie, cinematografiche e teatrali.

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    La Solitudine dell’Ape ne è un esempio. Scritto da Alessandro Hellmann, Andrea Pierdicca, Paolo Enrico Archetti Maestri, per la regia di Antonio Tancredi: è un racconto paradigmatico della condizione delle api e dell’apicoltura, riflesso della condizione stessa dell’uomo. Il progetto, prodotto, sostenuto e promosso da Francesco Panella, presidente UNA-API (Unione Nazionale Associazioni Apicoltori Italiani), propone una storia che ha come protagonisti Justus von Liebig, celebre chimico tedesco, padre della moderna chimica e inventore dei concimi sintetici, e del rapporto che si è instaurato nel tempo con le api. Le sue ricerche, infatti, hanno condotto alla nascita di un’agricoltura intensiva e industriale, e alla parallela commercializzazione dei pesticidi, causa della contaminazione di un intero ecosistema, a partire proprio dalle api, custodi del ciclo della terra in quanto responsabili del processo di impollinazione. Lo spettacolo (qui un filmato riassuntivo) pone alcuni interrogativi filosofici sul rapporto dell’uomo e la Natura, e offre spunti di riflessione per niente scontati, con momenti di lirismo recitativo e musicale, come esemplificato dalla lettura del testamento dello stesso Liebig:

    [quote]i concimi chimici non sfameranno le bocche di chi ha fame; ma renderanno la terra sempre più bisognosa dell’uomo, quando invece la terra ha sempre fatto da sé[/quote]

    yoyomundi2Andrea Pierdicca è bravissimo a tenere la scena con la sua narrazione eccezionalmente equilibrata tra il drammatico e il giocoso. L’alternanza dei due registri si configura senza discontinuità grazie alla partecipazione del gruppo acquese sul palco, non solo, quindi, musicisti ma attori integranti dello spettacolo.

    Il Teatro della Tosse offre un ambiente perfettamente godibile sia per l’acustica che la visuale del suo palcoscenico, sia per la sua area relax, in cui, nel pre spettacolo, è stato possibile assaggiare i prodotti genuini del lavoro delle api durante l’“APEritivo dell’apicoltore”, con il miele del Parco dell’Aveto. E la presenza di un pubblico addetto ai lavori, prevalentemente apicoltori e agricoltori, conferma la qualità del progetto, oltre che la qualità dell’esibizione, apprezzata con un lunghissimo applauso finale da parte di ogni spettatore, competente o meno in materia.

    Nicola Damassino

  • Molassana: un quartiere in trasformazione. Pedonalizzazione, piazza multifunzionale ed ex area Boero

    Molassana: un quartiere in trasformazione. Pedonalizzazione, piazza multifunzionale ed ex area Boero

    lavori-por-molassana-municipioA distanza di qualche tempo dall’ultimo approfondimento, siamo tornati nel quartiere di Molassana per il nostro consueto appuntamento con #EraOnTheRoad e abbiamo verificato lo stato di avanzamento del POR, piano europeo (POR-Fesr 2007-2013) per il restyling della Media Valbisagno (ma anche di Sampierdarena, Maddalena, Prà) per il quale sono stati stanziati 15 milioni di euro. Gli interventi previsti sono andati a confluire tutti in un unico ambizioso progetto, che interessa diverse aree e strutture. Il piano europeo avrebbe dovuto essere realizzato in sei anni e terminare nel 2013, ma nella maggior parte dei casi non è stato così: a Sampierdarena, Prà e Maddalena alcuni interventi devono ancora essere ultimati e sono state chieste proroghe. Molassana non è da meno: all’epoca della nostra prima visita – era l’aprile del 2013 – alcune cose erano state fatte, altre erano in alto mare, come il cantiere dell’area ex Boero. Cosa è cambiato in un anno?

    Tanto per cominciare, lo scorso 20 novembre sono finalmente iniziati i lavori di realizzazione della nuova viabilità sulla sponda destra del torrente Bisagno. A ciò seguiranno la costruzione del parcheggio intermodale sul Ponte Fleming e la pedonalizzazione di Via Molassana. Gli interventi sono finanziati con quasi 6 milioni di euro e sono seguiti dalla ditta R.T.I. ING.INS.INT. spa (mandataria) e dalla Falcone srl, Tecnostrutture e Nord Asfalti (mandanti). Il tempo previsto per il completamento delle opere è 488 giorni: se ne riparlerà quindi nei primi mesi del 2015. Il nostro accompagnatore, Gianpaolo Malatesta consigliere comunale PD, ci assicura che i lavori relativi alla sola strada termineranno nel giro di sei mesi, entro l’estate 2014, e dopo si procederà con il resto. Si tratta di uno degli interventi cruciali, perché da esso dipenderanno le modifiche alla viabilità di tutta la zona: aprendo questa strada e traslando il traffico qui, la via interna resterà pedonale e sarà percorsa solo dagli autobus.

    «Per quanto riguarda la pedonalizzazione di Via Molassana molti commercianti sono favorevoli, altri sono ancora restii e pare sarà difficile fargli cambiare idea – racconta Malatesta – è normale quando si mette in atto un cambiamento di questo genere. In effetti, perplessità ci sono e riguardano l’attuale forza commerciale dell’asse: si dovrebbe iniziare fin da ora a rivitalizzare la zona inserendo nuove attività e invitando quelle attuali a ricavarsi nuovi spazi come dehors, panchine e spazi fruibili dalla cittadinanza. Bisogna aiutare la formazione dell’arteria pedonale e puntare sugli esercizi commerciali: va benissimo che ci sia anche una banca, ma questa non genera un buon giro di persone e non aggrega».

    molassana-lavori-porAbbiamo visitato il cantiere per la nuova strada: l’avanzamento dei lavori è lento, ma le proposte sono buone. Sembra che qui, all’altezza del Municipio, verrà ricollocata anche la vecchia bocciofila e poco oltre verrà creato un collegamento diretto tra strada sul Bisagno e Ponte Fleming. Per quanto riguarda il park, quello attuale sarà modificato e ampliato: si parla un nuovo parcheggio, sia interrato (tre piani) che in superficie (due piani), e di un giardino pubblico.

    Attesa anche per l’area che interessa la nuova sede del Municipio. Completato da tempo il trasferimento nei locali di Via Molassana, sono ora in corso i lavori di ristrutturazione della piazza antistante: pavimentazione, isola wi-fi, parco giochi. Anche qui, ci sarà però da aspettare un po’ prima di vederla terminata. Unico cambiamento rispetto al progetto presentato inizialmente, è che al piano terra sarà insediata la polizia municipale, invece della Pubblica Assistenza. Per supplire alla mancanza di ricollocazione di quest’ultima, si provvederà a costruire una nuova struttura, grazie al rimborso d’asta sul POR di 1 milione di euro, da impiegare in strutture pubbliche.

    molassana-valbisagno-por-via-piacenzaNel caso del torrente Geirato, sono stati svolti interventi per migliorare lo stato delle strade lungo le sponde del torrente: è stato creato un percorso con ampio marciapiede sui due lati della via, con doppia illuminazione, scarico diretto e piazzette per la sosta, che prosegue fino alle scuole elementari. Questo per incentivare la frequentazione di una zona poco amata dai pedoni, poco attrattiva e di norma legata al transito di mezzi pesanti e tir, che servono le industrie vicine.

    Con questi interventi si è voluto agevolare i molti abitanti della zona, nella speranza anche di creare un unicuum con la vicina area ex Boero e Via Bernardini, per la quale si prevede un ampliamento.

    Racconta Malatesta: «Le due vie saranno collegate e l’ampliamento di Via Bernardini diventerà obbligatorio: ultimato il cantiere Boero, terminati i lavori sulla sponda del Bisagno, trasformata Via Molassana in pedonale, Via Bernardini diventerà centrale. In primo luogo, perché servirà direttamente il nuovo maxi-complesso Boero; in secondo luogo perché il traffico che attualmente è su Via Molassana sarà dirottato in parte sulla via esterna sul Bisagno e in parte proprio qui. Da strada secondaria, diventerà centrale e assumerà rilevanza assoluta».

    molassana-boero-vertSiamo stati anche nel famoso cantiere dell’ex Boero: rispetto alla visita dello scorso anno, va detto che qui poco sembra cambiato. Il cantiere è allestito ma i lavori non sono iniziati, l’area è recintata ma resta vuota all’interno. Qui dovrebbero sorgere una sala multimediale, un auditorium, una biblioteca (sarà trasferita qui la biblioteca Saffi di Via Sertoli, per la quale si dovranno adottare i moderni parametri attualmente già in uso solo alla Benzi di Voltri). Si parlava inizialmente anche di un cinema multisala, ma in realtà questo intervento non verrà realizzato: un cinema nel quartiere c’è, ma è fuori uso dagli anni ’70. Si tratta dell’ex Cinema Nazionale di Via Molassana: durante una nostra intervista (leggi qui), i proprietari privati (famiglie Dongo e Finello) avevano detto di poter pensare a una ristrutturazione dell’edificio solo nel caso di un cambio di destinazione d’uso perché il business dei cinema non è redditizio in questo momento, e perché appunto all’ex Boero sarebbero state aperte nuove sale di proiezione.

    Malatesta smentisce, però, questa eventualità e dice che nella Val Bisagno mancano i cinema e i teatri: per ovviare al problema stanno prendendo provvedimenti, coinvolgendo il teatro dell’Ortica e le ex officine Guglielminetti.

    In generale, dunque, i lavori del POR procedono, anche se a rilento rispetto alla tabella di marcia, e Molassana – la cui fisionomia è già profondamente cambiata nel corso degli anni – si appresta a subire ulteriori trasformazioni.

    Elettra Antognetti

  • Sampierdarena e San Teodoro, “passeggiate urbane” del Pd alla ricerca di spazi vuoti da riqualificare

    Sampierdarena e San Teodoro, “passeggiate urbane” del Pd alla ricerca di spazi vuoti da riqualificare

    Chiesa di S.TeodoroIl principio che sta alla base è lo stesso del nostro #EraOnTheRoadda ormai un anno appuntamento fisso del mercoledì pomeriggio per i lettori di Era Superba: percorrere a piedi in compagnia di tecnici e cittadini le strade della città per toccare con mano problematiche ed eccellenze. L’iniziativa del Pd – cinque passeggiate urbane per ricostruire il legame tra i cittadini e le loro strade – si concentra su una precisa tematica: “Filo conduttore delle passeggiate urbane sarà il tema de i Vuoti e i Pieni, ovvero gli spazi che compongono le nostre città e possono renderle belle o brutte, sicure o insicure poiché progettare le città significa distribuire i suoi spazi, quali riempire e quali liberare, di giorno e di notte, in un gioco che non si interrompe mai” si legge nella nota stampa. Sono le parole di Monica Russo, appartenente al gruppo consiliare del Partito Democratico e promotore dell’iniziativa.

    “L’idea – aggiunge Russo nella nota – è quella di provare a riempire un po’ gli spazi vuoti raccogliendo i desideri che incontreremo nel nostro percorso e liberandoli dalle paure che li avvolgono e lo faremo grazie alle idee di chi abita le città e di coloro che progettano e pensano le città. Per questo abbiamo coinvolto associazioni che si occupano di verde in città, di tutela dell’ambiente, di raccogliere e conservare la memoria dei quartieri, gruppi di cittadini attivi in modi diversi sul territorio; abbiamo chiesto l’aiuto ad urbanisti, sociologhi, esperti che a diverso titolo si occupano degli spazi urbani e abbiamo avuto la disponibilità a partecipare tra gli altri del prof. Massimo Quaini, geografo, del prof. Ferdinando Bonora, archeologo, del prof. Stefano Padovano, esperto in sicurezza urbana integrata, e di “Incontri in città” – Laboratorio Permanente di Studi Urbani dell’Università di Genova grazie alla collaborazione della dott.sa Maria Elena Buslacchi e della dott.ssa Daniela Panariello, sociologa urbana. Ci ha dato appoggio e sostegno il Municipio Centro Ovest che ringraziamo. Riprenderemo questa esperienza con filmati e faremo interviste che saranno poi oggetto di riflessione in un convegno finale il 29 marzo”.

    Cinque le passeggiate in programma:

    Domenica 9 marzo alle 10,30 a San Teodoro, secondo un itinerario che da Largo San Francesco da Paola arriverà al Matitone scendendo da salita San Francesco e poi per via Fassolo, via San Benedetto, palazzo Doria, via Buozzi ed il mercato di piazza Dinegro.

    Venerdì 14 marzo alle 21, seconda passeggiata da piazza Settembrini a via Pietro Chiesa, a Sampierdarena.

    Venerdì 21 marzo alle 16,30, ancora a Sampierdarena, il terzo itinerario che muoverà da piazza Masnata per concludersi all’ex mercato ovoavicolo del Campasso.

    Mercoledì 26 marzo alle 16,30 il quarto appuntamento, dall’ospedale Villa Scassi al Teatro Modena, attraversando via Cantore e scendendo in via Buranello.

    Infine, sabato 22 marzo alle 16 ancora a San Teodoro, con partenza ancora da Largo San Francesco da Paola e conclusione in via Venezia.

  • Rifiuti speciali, il sistema di tracciabilità e monitoraggio per combattere le ecomafie

    Rifiuti speciali, il sistema di tracciabilità e monitoraggio per combattere le ecomafie

    ambiente-rifiuti-DIl sistema di tracciabilità e monitoraggio dei rifiuti, il cosiddetto Sistri – nato nel 2009 su iniziativa del Ministero dell’Ambiente con la finalità di informatizzare l’intera filiera dei rifiuti speciali a livello nazionale e dei rifiuti urbani per la Regione Campania – dopo alcune false partenze è finalmente entrato in vigore – il 1 ottobre 2013 – per trasportatori e gestori di rifiuti speciali pericolosi (impianti di stoccaggio e trattamento). Adesso è la volta della seconda fase, partita ufficialmente pochi giorni fa, il 3 Marzo 2014, che vincola all’utilizzo del Sistri tutti i produttori di rifiuti speciali pericolosi.
    La Legge 27 Febbraio 2014 n.15, di conversione del famoso decreto “Milleproroghe” (DL 150/2013), dunque, ha stabilito l’obbligo di utilizzo del Sistri per l’ultimo grande scaglione di soggetti coinvolti, prorogando al 31 Dicembre 2014 il già noto “doppio binario” – ossia l’utilizzo contestuale del precedente sistema cartaceo di tracciamento dei rifiuti (Formulario di identificazione dei rifiuti, Registro di carico/scarico, Modello unico di dichiarazione ambientale MUD) e del nuovo sistema – e prolungando il periodo di sperimentazione, visto che le sanzioni relative ad eventuali violazioni nell’utilizzo del Sistri sono prorogate al 1 Gennaio 2015.

    “Il sistema semplifica le procedure e gli adempimenti riducendo i costi sostenuti dalle imprese e gestisce in modo efficiente un processo complesso con garanzie di maggiore trasparenza, conoscenza e prevenzione dell’illegalità – si legge sul sito web dedicato www.sistri.it – Nell’ottica di controllare in modo più puntuale la movimentazione dei rifiuti speciali lungo tutta la filiera, viene pienamente ricondotto nel Sistri il trasporto intermodale e posta particolare enfasi alla fase finale di smaltimento dei rifiuti, con l’utilizzo di sistemi elettronici in grado di dare visibilità al flusso in entrata ed in uscita degli autoveicoli nelle discariche”. Questo in pura teoria perché nell’effettiva pratica di sperimentazione non sono mancati i problemi che, almeno finora, hanno impedito al Sistri di svolgere appieno il ruolo per cui è sorto.

    Il Sistri danneggia le piccole e medie imprese. La posizione delle associazioni di categoria

    «Controllare la produzione e lo smaltimento dei rifiuti pericolosi è sicuramente un obiettivo condivisibile, ma riteniamo sbagliato equiparare una piccola impresa artigiana ad una grande industria, sottoponendola agli stessi costosi obblighi informatici», questo il commento di Luca Costi, segretario regionale di Confartigianato Liguria, in merito all’entrata in vigore della seconda fase del Sistri. Secondo Confartigianato, se da un lato il sistema nasce per tutelare l’ambiente e combattere il traffico illegale delle ecomafie, dall’altro rischia di complicare le attività di circa 350 mila imprese italiane interessate, di cui 25 mila in Liguria. Si tratta, per la maggior parte, di estetisti, acconciatori, orafi, calzolai, orologiai, che d’ora in poi, per segnalare lo smaltimento di rifiuti pericolosi, dovranno inserire dati e firmare moduli sull’apposita piattaforma informatica a cui accedere attraverso la propria chiavetta Usb. «Parliamo di piccole realtà che producono modeste quantità di rifiuti tossici – aggiunge Costi – di certo non paragonabili a quelle di grandi aziende o multinazionali. Ma in quattro anni di sperimentazione, il Sistri ha imposto a entrambe le categorie produttive gli stessi obblighi e gli stessi costi, non indifferenti. Per non parlare dei difetti della piattaforma informatica, delle chiavette Usb e delle scatole nere degli autotrasportatori, criticità che ancora devono essere risolte». Insomma «Il sistema rischia di trasformarsi in un ulteriore sovraccarico burocratico per le Pmi – conclude Costi – per combattere davvero le ecomafie serve maggiore efficienza, trasparenza , economicità e un utilizzo semplice e immediato».
    «Sì al controllo dei rifiuti, no al Sistri, un mostro informatico che danneggia le piccole imprese – gli fa eco Marco Merli, presidente Cna, Confederazione dell’Artigianato della LiguriaAdesso un barbiere per smaltire cinque lamette dovrà, con l’apposita chiavetta Usb, collegarsi al sito del Sistri, aprire la scheda, inserire i dati, firmare i moduli e salvarli, un documento per ogni tipo di rifiuto, con un aggravio di costi e procedure complesse. Noi proseguiremo la battaglia avviata in Parlamento e stiamo valutando anche un’azione con i nostri legali – sottolinea Merli – In passato abbiamo avuto segnalazioni di trasportatori con problemi di funzionamento della chiavetta Usb, della scatola nera inserita sul veicolo, senza dimenticare chi ha incontrato difficoltà di accesso alla piattaforma digitale».

    Da un censimento della Confcommercio relativo ai primi mesi di avvio su un campione di imprese di trasporto e gestione dei rifiuti (i primi comparti interessati), emergono dati preoccupanti. Tra questi «Un crollo del fatturato delle imprese che hanno ridotto la propria attività con conseguente decremento del fatturato, quantificabile nel settore del trasporto in 20.000 euro in media in un anno, con picchi anche di 40.000 euro per alcune imprese». In alcuni casi, sostiene Confcommercio, il crollo è stato pure del 50%. La Confederazione dei commercianti, a questo punto, auspica che il neo ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti «Sospenda l’operatività del sistema in attesa di rendere effettive le semplificazioni discusse nei tavoli tecnici di lavoro, oltre a sospendere il contributo 2014».

    Nel medesimo giorno di avvio della fase due del Sistri, il 3 marzo scorso, il Ministro dell’Ambiente Galletti ha dichiarato: «Un approfondimento sul Sistri è fra le priorità in agenda per i prossimi giorni. Le istanze avanzate dai “piccoli produttori” sono tenute nella massima considerazione. È infatti in via di perfezionamento un decreto che assoggetta al Sistri solo imprese ed enti produttori iniziali di rifiuti con più di 10 dipendenti nei settori dell’industria, artigianato, commercio e servizi. Il decreto inoltre contiene altre semplificazioni finalizzate a venire incontro alle esigenze dei produttori al fine di assicurare un “decollo” della fase due del sistema che sia meno problematica possibile. L’obiettivo del Governo è quello di rendere questo strumento, dalla storia travagliata, una ulteriore opportunità per la competitività del Paese ed un presidio per la tutela della legalità».

    [quote]Il mondo ambientalista favorevole alla partenza del Sistri ma per contrastare il traffico illecito di rifiuti servono politiche di prevenzione e incentivazione al riciclo virtuoso dei rifiuti[/quote]

    «Noi abbiamo sempre sostenuto, già da fine anni ’90, che occorre intervenire anche con la tecnologia per stanare l’ecomafia e la criminalità ambientale del ciclo dei rifiuti – racconta Stefano Ciafani, vicepresidente nazionale di Legambiente – Quando è stato provato il Sistri, purtroppo, ci siamo trovati dinanzi ad un sistema che si è sempre inceppato. Una parte delle realtà produttive italiane comprensibilmente si è lamentata visto che il sistema, oltre a non funzionare, ha complicato le operazioni ed aumentato i costi per le aziende. Le proroghe del passato, ai fini di un adeguamento del Sistri, non sono servite a nulla. Quindi noi pensiamo che sia il caso di far partire il sistema e se questo, per l’ennesima volta, dimostrerà di non essere in grado di svolgere il suo ruolo di monitoraggio del ciclo dei rifiuti speciali pericolosi e tracciabilità degli stessi, nell’ottica di una riduzione dello smaltimento illecito, il Paese ne chiederà conto a chi l’ha progettato, cioè la società Selex del gruppo Finmeccanica, la quale ha recentemente affermato di aver approntato le modifiche necessarie». A suo tempo Legambiente aveva espresso forti dubbi proprio riguardo alle modalità con le quali la progettazione del Sistri è stata affidata a Selex «Una società che non ha alcuna esperienza specifica nel campo dei rifiuti – sottolinea Ciafani – Infatti, alla prova del nove, Selex si è rilevata non adatta a tale compito».
    Per quanto riguarda il decreto al vaglio del Governo – ma finora non approvato – che potrebbe esentare dal Sistri le aziende con meno di 10 dipendenti, l’associazione ambientalista manifesta con decisione la sua contrarietà «Esentare le piccole aziende piuttosto che quelle medie ci sembra un ragionamento parziale – sottolinea il vice presidente di Legambiente – Occorre che il sistema intercetti i flussi principali di rifiuti speciali pericolosi che danno luogo ai traffici illeciti, siano essi alimentati da grandi realtà industriali oppure da piccole imprese. In altri termini, più che puntare sulla dimensione delle singole aziende bisogna puntare sulla pericolosità dei rifiuti maggiormente coinvolti nel circuito dello smaltimento illegale».
    «Tutti i sistemi di controllo e garanzia per i cittadini sono i benvenuti – spiega Roberto Cuneo, presidente di Italia Nostra Liguria – Detto ciò, se la tecnologia, invece di facilitare gli adempimenti burocratici delle aziende al contrario li appesantisce, il sistema diventa solo una rappresentazione fittizia di controllo a scapito delle ditte oneste». Secondo Italia Nostra, dopo il ripetersi di diverse finte partenze che hanno comunque comportato costi notevoli per le aziende «Adesso bisogna far partire il Sistri e sottoporlo fin da subito a puntuale manutenzione affinché, finalmente, possa adempiere al compito per cui è stato creato». Finora, infatti, la documentazione cartacea per molte realtà imprenditoriali è parsa soltanto burocrazia inutile «Dunque siamo d’accordo con l’avvio del Sistri – conclude Cuneo – Speriamo che questa sia la volta buona».

    I numeri dell’illegalità ambientale in Italia ed in Liguria

    Legambiente, ormai da tempo, cura la redazione del prezioso rapporto annuale “Ecomafia” raccontando tramite i dati la storia della criminalità ambientale nel nostro Paese. “I numeri degli illeciti ambientali accertati nel 2012 delineano una situazione di particolare gravità: 34.120 reati, 28.132 persone denunciate, 161 ordinanze di custodia cautelare, 8.286 sequestri – si legge nell’ultimo rapporto Ecomafia 2013 – Il 45,7% dei reati si concentra nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (nell’ordine Campania, Sicilia, salita in seconda posizione, Calabria e Puglia) seguite dal Lazio, stabilmente al quinto posto ma con un numero di reati in crescita rispetto al 2011 (+13,2%) e dalla Toscana, che raggiunge il sesto posto, con 2.524 illeciti (+15,4%), scavalcando la Sardegna. Prima regione del Nord Italia diventa la Liguria (1.597 reati, +9,1% sul 2011), che supera la Lombardia, scivolata in nona posizione”.

    In particolare, per quanto concerne il ciclo dei rifiuti “Cresce il numero di persone denunciate in Italia per le illegalità nel ciclo dei rifiuti: dalle 5.830 del 2011 alle 6.014 del 2012 (di queste, ben 1.911 solo da parte del Corpo forestale dello stato) – continua il rapporto di Legambiente (su dati 2012) – Ogni giorno, insomma, 16 persone vengono denunciate in Italia per reati che vanno dallo smaltimento illegale al traffico illecito. E aumenta in maniera significativa anche il numero di sequestri: 2.230, con un incremento del 18% rispetto al precedente rapporto”.
    Le indagini ancora aperte e quelle già chiuse confermano che “…dalle banchine liguri partono alcuni dei principali traffici internazionali di rifiuti – sottolinea il dossier Ecomafia 2013 – Già nel 2011 l’indagine Combined Hope dell’Agenzia delle dogane, in collaborazione con gli agenti del Comando provinciale del Corpo forestale dello stato, aveva scoperto un flusso illegale in partenza da La Spezia di circa 25 tonnellate di rifiuti pericolosi provenienti dalla Nuova Zelanda e destinati a un paese dell’Africa subsahariana […] Il 27 settembre del 2012 è arrivato il bis: gli stessi inquirenti hanno sequestrato altre 22 tonnellate di rifiuti pericolosi stipati in un cargo proveniente dalla Grecia e destinato a un paese dell’Africa subsahariana. Anche in questo caso, il carico era dichiarato contenente “parti di autovetture usate”, ma esattamente come la volta prima si trattava di rifiuti tout court”.
    In totale nel 2012, nella nostra regione, sono state accertate 154 infrazioni connesse al ciclo dei rifiuti, le persone denunciate sono state 214 (ma zero quelle arrestate), mentre i sequestri effettuati sono stati 51.

    Bisogna considerare che in Italia, mediamente «Si perdono nel nulla, ogni anno, circa 10 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, anche pericolosi – sottolinea il vice presidente di Legambiente, Stefano Ciafani – Si tratta di una quantità incredibilmente grande. Se davvero si vuole combattere l’ecomafia e il traffico illecito dei rifiuti occorre analizzare con attenzione le ordinanze di custodia cautelare emesse dal 2001 ad oggi. Parliamo di 200 indagini che riguardano quasi tutte le regioni italiane, compresa la Liguria. Ebbene, ci sono rifiuti pericolosi che compaiono puntualmente nelle indagini: polveri abbattimento fumi, fanghi, scarti di industria chimica e farmaceutica, scorie di fonderie, ecc. Cominciamo ad intervenire con norme rigide a prescindere dalle dimensioni delle singole aziende».

    Il Sistri potrebbe essere una buona occasione per razionalizzare il sistema di monitoraggio degli scarti speciali pericolosi, senza dimenticare, però, che per contrastare efficacemente i traffici illeciti di rifiuti occorre mettere in campo una serie di azioni ad ampio raggio. «L’idea di tracciare i flussi ha sicuramente una sua logica – aggiunge Antonio Pergolizzi, coordinatore dell’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente – Tuttavia, come è successo finora, anche in futuro ci saranno sempre soggetti disonesti che, senza i necessari controlli, troveranno escamotage per aggirare le regole e boicottare il sistema informatico». Insomma, i flussi illeciti continueranno, nonostante l’uso di un sistema tecnologico. «Per combatterli servono attività investigative ma non solo – conclude Pergolizzi – Fondamentale è investire in politiche preventive, quindi nel miglioramento dell’impiantistica e dei processi produttivi (l’80% dei rifiuti speciali pericolosi, infatti, è di origine industriale), oltre ad incentivare il riciclo virtuoso dei rifiuti».

    Matteo Quadrone

  • Suq e Regione Liguria, Intercultura va a scuola: contro il razzismo e per il dialogo tra culture

    Suq e Regione Liguria, Intercultura va a scuola: contro il razzismo e per il dialogo tra culture

    STUDENTISTRANIERIDiretto da Carla Peirolero e curato da Chance Eventi – Suq Festival e Compagnia, Intercultura va a scuola” giunge alla quinta edizione. A partire dal 12 marzo e sino al 14 giugno, saranno i linguaggi espressivi e gli strumenti del teatro, attraverso laboratori teatrali, conferenze e spettacoli, il cuore di un percorso formativo che coinvolgerà 5000 studenti liguri fra scuole superiori e università contro il razzismo e per il dialogo fra culture.

    “Il progetto prevede tanti appuntamenti, a cominciare dai laboratori teatrali “Facciamo intercultura insieme”, che coinvolgeranno – in una serie di lezioni con gli artisti della Compagnia del Suq – studenti e docenti di tre istituti, per approfondire tecniche e strumenti della recitazione, della danza e della musica. I laboratori sono finalizzati allo spettacolo “Studenti in scena”, che il 14 giugno al Suq Festival al Porto Antico vedrà gli studenti protagonisti di una rappresentazione ispirata alle tematiche dell’educazione alla mondialità e alla non violenza”, si legge nella nota stampa.

    Dodici appuntamenti sull’ Arte del Dialogo, con gli artisti della Compagnia del Suq che porteranno nelle Scuole superiori della regione la loro esperienza artistica, per spiegare l’importanza delle contaminazioni dei linguaggi espressivi. Inoltre, dal 15 aprile al 27 maggio, in programma quattro incontri della rassegna Suq&Università con l’obiettivo di approfondire il tema dei “luoghi” in cui oggi si vive il dialogo, o lo scontro, tra culture e generazioni. I primi tre incontri si svolgeranno presso la Sala Gradinata Informagiovani di Palazzo Ducale:

    Martedì 15 aprile “Centri commerciali e outlet, nuove piazze di incontro?” con Marco Aime dell’Università di Genova e Davide Papotti dell’Università di Parma, dopo i saluti dell’Assessore Sergio Rossetti, del Presidente del Municipio 1 Centro Est, Simone Leoncini e del Direttore DISPO dell’Università di Genova, Giovanni Battista Pittaluga.

    Martedì 6 maggio “Comunità in rete, le piazze virtuali” con Pino Bruno, direttore dell’edizione italiana di Tom’s Hardware, Mario Dossoni dell’Università di Pavia, Peter Gomez, direttore de Il Fatto Quotidiano. it e il cantautore Federico Sirianni.

    Martedì 20 maggio “Movimenti e rivoluzioni, le piazze della contestazione Saranno Luca Borzani, storico e Presidente della Fondazione per la Cultura Genova Palazzo Ducale, e Alessandra Stefani dell’Ecole Des Hautes Etudes Sciences Sociales di Marsiglia.

    Infine, Marco Aime e Carla Peirolero, direttrice del Suq Festival, intervisteranno il saggista e critico letterario e teatrale Goffredo Fofi nell’incontro “Le piazze e la cultura” previsto per martedì 27 maggio nell’Aula Magna dell’Università di Genova (Via Balbi 2).

    Le scuole e gli artisti convolti nel percorso formativo:

    I.T.C. Montale Genova, Fondazione C.I.F Formazione Genova, IPSSAR Nino Bergese, IIS Gastaldi – Abba Genova, Istituto Duchessa di Galliera Genova, ISSS Firpo – Buonarroti Genova, Liceo Artistico Klee-Barabino Genova, Liceo Linguistico Internazionale Grazia Deledda Genova, Liceo Collegio Emiliani Genova, Liceo Classico Colombo Genova, Ente Scuola Edile Savona, Liceo Calasanzio Carcare Savona, Villaggio del Ragazzo Chiavari, Liceo Costa La Spezia, DAMS Università Imperia.
    Tra gli artisti coinvolti: Carla Peirolero (direzione progetto), Roberta Alloisio (coordinamento attività formative), Mohamed Ba, Enrico Campanati, Jo Choneca, Arianna Comes, Susanna Gozzetti, Mirna Kassis, Eyal Lerner, Olmo Manzano Andres Anorve, Fabrizio Matteini, Laura Parodi, Esmeralda Sciascia, Anahita Tcheraghali, Tatiana Zakharova (conferenze- spettacolo)

    Aggiornamenti, calendario, commenti di studenti e docenti sul sito www.suqgenova.it

  • Cosa avete capito della crisi ucraina? Non ci sono buoni e cattivi e neanche invasioni militari

    Cosa avete capito della crisi ucraina? Non ci sono buoni e cattivi e neanche invasioni militari

    Proteste in UcrainaScrive Marcello Foa: “Che cosa avete capito della crisi ucraina? Verosimilmente che il popolo ucraino si è ribellato contro un presidente arrogante e autoritario, Viktor Janukovyč, il quale ha cercato di reprimere la protesta, uccidendo decine di persone, ma che alla fine è stato destituito. La Russia si è arrabbiata e per ripicca ha invaso la Crimea. Confusamente tu, lettore, avrai capito che il popolo vuole entrare nell’Unione europea, mentre Janukovyč e, soprattutto, Mosca si oppongono. Fine”.

    È una sintesi perfetta di quello che dicono chiaro e tondo alcuni illustri commentatori; ma soprattutto è una sintesi di quello che indirettamente, nei racconti e nelle testimonianze giornalistiche “oggettive”, è considerato “implicito”, scontato, che non occorre approfondire perché – c’è da presumere – è ovvio. Siamo di fronte, in buona sostanza, al classico frame giornalistico: un contesto, una cornice (frame, in inglese), di senso e di valore che, in un modo o nell’altro, si costituisce nell’immediatezza di un evento per inquadrarlo o favorirne la divulgazione e che poi resta come riferimento implicito per gli sviluppi futuri. È un’interpretazione semplificata; che però è dura a morire, soprattutto se ingloba giudizi e pregiudizi.

    Nel caso della rivolta ucraina, per esempio, si fa presto ad identificare “i buoni” con il blocco diplomatico USA-UE e “i cattivi” con la Russia di Putin. Stati Uniti e Unione Europea sono una realtà “occidentale” con molti difetti, ma con una vitale caratteristica: la democrazia. Dall’altra parte, invece, abbiamo quello che resta del vecchio impero sovietico, una realtà “orientale” che tradizionalmente associamo al centralismo e alla dittatura. E bisogna pur ammettere che questa Russia conservatrice, ostile agli omosessuali, governata da oligarchi ed ex-agenti del KGB, non appena la situazione si è surriscaldata, ha subito fatto ricorso alle armi. Come non solidarizzare, dunque, con le “proteste pacifiche” degli ucraini e non condannare le mosse di Putin, che di colpo riaprono scenari da guerra fredda?

    In realtà qui nessuno vuole “riabilitare” Putin. Nessuno dubita che in Russia succedano cose riprovevoli: ma questa considerazione che rilevanza ha ai fini della crisi ucraina? Davvero tutto sta accadendo perché Putin è cattivo e “fuori dalla realtà”? Davvero siamo davanti solo all’ennesimo dittatore folle? Davvero due superpotenze mondiali sono finite in questo vortice semplicemente perché, come nei vecchi film western, i “pellerossa” sono assetati di sangue e i “cowboy” pensano alla giustizia e alla difesa degli oppressi?

    Difficile crederlo. La logica dei “buoni” e dei “cattivi” può funzionare nei cartoni animati: ma dovremmo sapere che la realtà è un po’ più complessa, sia per quanto attiene, a un livello filosofico, le azioni morali degli uomini, sia per comprendere le ragioni e le strategie della politica estera internazionale. Se il problema fosse solo salvare gli oppressi, infatti, che dire dei centinaia di conflitti e genocidi sparsi in giro per il mondo che lasciano spesso indifferenti Russia, Stati Uniti, Cina e le altre potenze? Che dire ad esempio dei massacri nella Repubblica Centrafricana, che purtroppo ha il torto di essere uno dei paesi più poveri della terra? Se tutti sono così interessati all’Ucraina, allora, dobbiamo concludere che non è solo una questione di giustizia. E’ probabile, anzi, che il paese abbia una qualche rilevanza di qualche altro tipo.

    Stando a quello che si può leggere in giro ci sono almeno quattro ordini di interessi in ballo:

    1) una questione strategica, con le tensioni sullo scudo antimissile che la NATO sta dispiegando in Europa per difendersi (ufficialmente) da Iran e Corea del Nord;

    2) una questione energetica, con la fornitura di gas russo che passa per l’oleodotto ucraino;

    3) una questione doganale, con Kiev che si ritrova stretta tra le ambizioni commerciali dei mercati dell’Unione Europea (soprattutto la Germania) e quelle dell’Unione Doganale Eurosiatica;

    4) una questione economica, con l’abbandono delle politiche neo-liberiste promosso da Putin in favore della nazionalizzazione di alcuni grandi compagnie (come appunto il colosso dell’energia Gazprom).

    È evidente, dunque, che USA, UE e Russia non si stanno confrontando sulle legittime aspirazioni del popolo ucraino, bensì su una conflittuale aspirazione all’egemonia e su precisi interessi economici, che naturalmente rimangono nascosti dietro la propaganda di parte. Così, quella che per gli Stati Uniti e l’Europa è un’aggressione militare, per i russi è la risposta ad un colpo di Stato architettato dai servizi segreti stranieri. E, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la versione russa non è meno credibile della versione che danno i media occidentali allineati.

    Ma come – insorgerà qualcuno –, non è forse vero che la Russia ha invaso la Crimea con i suoi militari? Tecnicamente no. I russi dispongono di basi militari a Sebastopoli grazie ad un preciso accordo bilaterale (che scade nel 2017): esattamente come fanno gli americani, che hanno basi anche da noi, in Italia. Quello che la Russia ha fatto negli ultimi giorni è stato aumentare il contingente: una prova muscolare, ma non certo una “invasione”.

    D’accordo – dirà qualcun altro – ma come si fa a credere alla versione del colpo di Stato dei servizi stranieri? Si può: perché è già successo. Secondo la prestigiosa rivista americana Foreign Policy, nel passato sono stati almeno sette i colpi di Stato in cui risulta accertato l’intervento dalla CIA: Iran (1953), Guatemala (1954), Congo (1960), Repubblica Dominicana (1961), Vietnam del Sud (1963), Brasile (1964) e Cile (1973). In Iran, in particolare, con la famosa operazione Ajax si sfruttarono per la prima volta manifestazioni di piazza pilotate.

    Si, va bene – obietterà un terzo – ma non è evidente che la protesta ucraina è una pacifica manifestazione popolare? Direi di no: piuttosto rischia di trasformarsi in una rivolta nazionalista a sfondo fascista. Scrive ad esempio Romano Prodi sul New York Times: “Molti o persino la maggior parte di coloro che protestano sono sinceri e vogliono un’Ucraina pacifica che sia stabile e democratica. Ma c’è anche una fazione violenta che sta occupando i palazzi governativi e attaccando gli agenti di polizia con armi da fuoco e esplosivi. Essa include gruppi nazionalisti di ultra-destra come “Right Sector”, un nuovo movimento estremista, e “Svoboda”, un’organizzazione apertamente antisemita che è ad oggi la terza forza politica di opposizione”. Ancora, Barbara Spinelli su Repubblica: “Nei tumulti hanno svolto un ruolo cruciale – non denunciato a Occidente – forze nazionaliste e neonaziste (un loro leader è nel nuovo governo: il vice Premier). Il mito di queste forze è Stepan Bandera, che nel ’39 collaborò con Hitler”.

    La Spinelli riconosce un altro dato incontrovertibile: la forte componente russa della popolazione ucraina. “È sbagliato chiamare l’Est ucraino regioni secessioniste perché “abitate da filorussi “. Non sono filo-russi ma russi, semplicemente. In Crimea il 60% della popolazione è russa, e il 77% usa il russo come lingua madre (solo il 10% parla ucraino)”. Aggiungo che Janukovyč, per quanto indubbiamente legato a Putin e agli interessi della Russia, non è certo andato al potere con la forza: al secondo turno delle presidenziali del 2010 è stato eletto con il 51,8% di consensi in un voto fondamentalmente regolare e democratico (secondo quanto stabilito da una missione della stessa Accademia Europea per l’Osservatorio sulle Elezioni).

    A fronte di tutto questo, dunque, se gli USA mandano il segretario John Kerry a Kiev per commemorare i caduti di Euromaidan e incoraggiare la rivolta in uno Stato che è un potenziale alleato russo a soli 850 km da Mosca, è evidente che quella che stanno cercando è una deliberata provocazione a Putin.

    Occorre pertanto ristabilire un po’ di equilibrio. Non è facile capire dall’Italia cosa stia realmente succedendo in Ucraina: ma è chiaro che non si può prendere per oro colato una singola versione. L’Ucraina è scissa in varie componenti ed è sull’orlo del default economico: una combinazione di fattori che può essere sfruttata dalle varie potenze per estendere un’influenza decisiva su Kiev. Quel che è certo è che in questo intreccio di interessi che divide la stessa Unione Europea, in questo contenzioso tra potenze egemoni che ci riporta indietro di trent’anni, proprio non ci sono “buoni”.

    Andrea Giannini

  • Co.Re.Com, non solo telefonia: ecco le prime conciliazioni in materia di Pay TV

    Co.Re.Com, non solo telefonia: ecco le prime conciliazioni in materia di Pay TV

    televisioneCari lettori, fino ad oggi non ho mai voluto parlare dell’associazione di cui sono presidente (progetto UP, Ufficio Polifunzionale), ma questa settimana colgo l’occasione per raccontarvi un episodio che ritengo di pubblica utilità. Più volte vi ho parlato dell’obbligatorietà di adire il Co.Re.Com. per il tentativo di conciliazione prima di adire le vie legali in materia di telecomunicazioni.

    Ed è proprio il termine “telecomunicazioni” che è importante. Già, perché finora abbiamo trattato di telefonia o di canone Rai. Ma che cosa succede in caso di network a pagamento? Interviene sempre il Co.Re.Com. Stamani, per la prima volta in Liguria, vi sono state, presso la sede del Co.Re.Com Liguria in via D’Annunzio, a Genova, le prime conciliazioni in cui una delle parti era Mediaset Premium. Va precisato che Mediaset Premium è un marchio di RTI S.p.A., società che lo detiene. Ho avuto il “privilegio” di rappresentare, come associazione, il primo utente ligure in quella veste. Non sarà una soddisfazione enorme, ma di certo questa circostanza è stata, a suo modo, storica.

    Ritornando all’argomento base, questo era solo una maniera per ricordare a tutti che, se la telefonia è un intrico spesso di difficile risoluzione, quello con le cosiddette Pay TV non è da meno. Anche in quel caso trovate contratti prestampati con caratteri minuscoli e tutte quelle belle cose di cui più volte ho parlato. Con truffe annesse e confusione dirompente, come quella che SKY e Fastweb (a mero titolo di esempio) generano nella loro pubblicità congiunta.

    A proposito delle Pay TV, mi fa sorridere vedere le pubblicità che queste ultime fanno all’interno dei programmi RAI. D’altronde si sa, la pubblicità è l’anima del commercio. Un’ultima cosa: per le controversie relative alla RAI, il Co.Re. Com. non è stato abilitato. Facciamoci qualche domanda…

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • “Dieci”, Teatro Altrove: la compagnia genovese Narramondo sperimenta il crowdfunding

    “Dieci”, Teatro Altrove: la compagnia genovese Narramondo sperimenta il crowdfunding

    teatro-hops-altrove-d2Narramondo è una compagnia teatrale genovese nata nel capoluogo ligure nel luglio 2001 durante il G8. La scelta non è casuale, dal momento che attrici e attori che hanno fondato il gruppo e che ancora ne fanno parte condividono un forte impegno politico: tematiche legate ai problemi della Palestina, ai desaparecidos dell’Argentina, agli Anni di Piombo, Chernobyl, la Valle Bormida e le Torri Gemelle sono solo alcune di quelle affrontate da Narramondo in questi 13 anni. Alla militanza ha sempre fatto da contraltare un’attenta ricerca formale e stilistica, e questi due aspetti sono andati a coniugarsi e a trovare una propria espressione all’interno di un teatro scarno, mai povero, essenziale e al contempo poetico, come raccontano gli stessi membri della compagnia. Dal 2013, inoltre, Narramondo ha trovato una nuova casa al Teatro Altrove della Maddalena e prosegue qui la sua attività e l’instancabile sperimentazione, grazie alla contaminazione con altre realtà artistiche.

    Dallo scorso 2 febbraio la compagnia ha iniziato una campagna di fundraising per finanziare e mettere in scena un nuovo spettacolo a Genova dal titolo “Dieci”. C’è tempo fino al 6 aprile per raccogliere 2500 euro: mancano 34  giorni, finora i sostenitori sono stati 23 e hanno donato 520 euro. Lo spettacolo andrà in scena l’11 e 12 aprile proprio all’Altrove. Vediamo nel dettaglio.

    Il progetto “Dieci”

    “Dieci” è uno spettacolo teatrale in cui dieci personaggi attraverso dieci monologhi si raccontano: dieci vite narrate da dieci voci diverse, attraverso un’unica attrice. Il numero evoca i dieci comandamenti, ciascuno legato ad un singolo personaggio: il male di vivere, la fatica, lo sforzo pervadono le vite dei protagonisti, sospesi e in cerca di una via di scampo.

    Il background è «l’universo denso e variegato che è Napoli, non in quanto area geografica circoscritta ma in quanto realtà universale che racchiude in sé pieghe nascoste dell’animo umano. Le storie raccontate sono storie di tutti, in cui ciascuno può riconoscersi: basta cambiare il contesto, i riferimenti esterni, l’accento», commenta Gabriella Barresi di Narramondo.

    Si parte, dunque, da Napoli, ma non ci si ferma qui: lo spettacolo vuole rappresentare tutta la quotidianità italiana e quel modus vivendi che le è peculiare e la contraddistingue. Nello spettacolo, l’imprigionamento presente si scontra con il desiderio di cambiamento, in un contesto rappresentato come privo di regole e abbandonato dalle istituzioni. È «un’accettazione oltre la rassegnazione, una speciale capacità umana che permette di sopravvivere alle condizioni più estreme, di accettare e normalizzare anche l’intollerabile».

    La scelta stilistica dell’attrice unica presuppone un serrato lavoro di ricerca introspettiva e si avvale della collaborazione di coreografi, musicisti, video maker. La rappresentazione non sarà solo scenica e visiva, ma coinvolgerà tutti i sensi: odori, colori, suoni, sapori di Napoli, il vociare dei vicoli e il fermento metropolitano irromperanno sul palcoscenico.

    Il testo su cui si basa lo spettacolo è una riduzione del libro omonimo di Andrej Longo, in cui l’autore disegna personaggi in preda alle loro paure e debolezze. Il linguaggio è quello del parlato dialettale ma si esce dai confini del melodramma (tipico della tradizione partenopea) per sfociare nella tragedia contemporanea.

    Il fenomeno del crowdfunding

    Quella del crowdfunding è una modalità relativamente “nuova” ma già consolidata: ad alcuni suonerà come una novità; per altri – molti – più esperti delle dinamiche del web e di partecipazione dal basso, sarà un qualcosa di già sperimentato. Consiste nel presentare un progetto artistico – musicale, letterario, teatrale, ecc. – su una apposita piattaforma online (tra le più conosciute, Kapipal, Eppela, Starteed, PdB, DeRev, Com-Unity, Kendoo, Buona Causa, Terzo Valore) e chiedere alla schiera di ipotetici/futuri fruitori di sostenerlo economicamente, se lo ritengono meritevole. Tra i pionieri del crowdfunding, a Genova, la band Ex Otago, che nel 2011 aveva tentato questa strada per finanziare l’uscita del loro album “Mezze Stagioni” (primo disco italiano a essere prodotto “dal basso”); sempre nel 2013, era stata la volta, ancora a Genova, dei Meganoidi, che hanno fatto fundraising per sostenere i costi di pubblicazione del loro album live, offrendo la possibilità ai sostenitori di accedere a contenuti extra, di avere anteprime, di assistere a concerti in esclusiva, e così via. Una delle piattaforme per il crowdfunding più usate dai musicisti è Musicraiser fondata dal frontman dei Marta Sui Tubi Giovanni Gullino, e dalla sua compagna, e su cui hanno cercato finanziamenti sia i già citati Meganoidi che Casa del Vento, Cesare Malfatti, Bobby Soul e altri noti e meno noti.

    Ma non solo musica: da ultimo, pochi mesi fa ha fatto molto scalpore il caso del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia che, avendo incontrato le resistenze di Regione Umbria e altre istituzione coinvolte nell’elargizione dei finanziamenti, per l’edizione 2014 hanno optato per la “colletta” e hanno raccolto in pochi mesi oltre 110 mila euro, superando la già ambiziosa soglia dei 100 mila. Anche nel giornalismo si sono sperimentate modalità analoghe: un caso su tutti, quello di Andrea Marinelli, che nel 2012, ai tempi delle primarie Usa del partito repubblicano, ha raccolto 3 mila euro e li ha impiegati per andare in giro per tutta l’America del nord, pagando voli, ostelli, taxi, bus e seguendo i candidati (Romney, Santorum, Paul, Gingrich) nella loro campagna elettorale. I lettori del suo blog sono riusciti così a seguire live gli sviluppi e a leggere articoli dalla prospettiva di “insider”. Il successo della sua iniziativa gli ha permesso perfino di ricavarne un libro, “L’Ospite”.

    “Dieci” e il foundraising

    Nel caso di Narramondo, invece, “è la prima volta che pensiamo ad una produzione dal basso (non a caso la piattaforma scelta è proprio PdB – Produzioni dal Basso, n.d.r.) per un nostro spettacolo. Le motivazioni principali sono due, una più romantica e una più pratica. La prima riguarda il fascino di una creazione artistica sostenuta collettivamente, e la possibilità che lo spettatore possa diventare parte attiva dei meccanismi di creazione, assumendo anche una posizione critica rispetto alla attuale situazione del sistema teatrale italiano. La seconda riguarda invece la concreta difficoltà di creare uno spettacolo senza avere adeguate risorse per offrire un compenso ai professionisti. A volte è solo la qualità della messa in scena a risentirne fortemente, spesso è anche la qualità di vita di chi ci lavora a tempo pieno”, come si legge sul sito della compagnia.

    Entro i primi di aprile, attraverso il fundraising, il pubblico potrà decidere di collaborare in prima persona alla realizzazione del progetto, versando una somma di denaro a propria scelta. I fondi raccolti (si parla di una base di 2500 euro) saranno impiegati per sostenere il lavoro di un’attrice (l’unica dello spettacolo) e di una regia collettiva, e i costi legati a coreografa, luci e audio, scenografia, costumi di scena e riprese professionali.

    I donatori saranno ripagati per il loro contributo diventando produttori a tutti gli effetti: i loro nomi e cognomi verranno inseriti nei titoli di coda del documento video dello spettacolo, nelle brochure di presentazione e sulle pagine Facebook e Twitter. Non solo: con l’aumentare della donazione, i privilegi crescono. C’è chi avrà la possibilità di assistere alle prove e seguire il processo creativo in corso; chi riceverà una copia del dvd dello spettacolo e/o un biglietto per una replica di debutto; chi addirittura una cena e una copia del libro di Longo da cui è tratto lo spettacolo. 

    A prescindere dal raggiungimento o meno della cifra prevista, “Dieci” sarà rappresentato: è già in cartello l’11 e il 12 aprile al Teatro Altrove. Commenta Gabriella Barresi: «Sappiamo che abbiamo avuto poco tempo per il crowdfunding: di norma, dura almeno 3 mesi, mentre nel nostro caso  durerà 45 giorni. Una follia! Però ci crediamo: oggi trovare sponsor è difficile e continuare a fare teatro di qualità ci dobbiamo “arrabattare”. Abbiamo deciso di percorrere questa nuova strada dal basso per creare un prodotto di maggior valore, pagando i professionisti, di norma costretti a lavorare come volontari».

    Auguriamo tanta fortuna a un progetto nuovo e audace, che non ha paura di adattarsi ai nuovi meccanismi 2.0: in un momento in cui si parla della carenza dei fondi destinati alla cultura e della scarsità dei programmi culturali cittadini (soprattutto genovesi), abbiamo la possibilità – più democratica che mai – di far vivere l’espressione artistica che più ci piace. Un invito a tutti a farlo.

    Elettra Antognetti