Anno: 2014

  • Antiqua, ventesima edizione della mostra d’antiquariato alla Fiera di Genova

    Antiqua, ventesima edizione della mostra d’antiquariato alla Fiera di Genova

    AntiquariatoDal 18 al 26 gennaio la Fiera di Genova ospita la ventesima edizione di Antiqua, una delle più prestigiose mostre dedicate all’alto antiquariato d’Italia.

    La fiera è aperta a tutti, sia professionisti del settore che vogliono trovare nuovi pezzi da inserire nelle proprie proposte di vendita o collezioni, sia privati che intendono solo vedere dal vivo pezzi di grande prestigio, ma anche acquistare quadri, opere, da esporre nelle proprie abitazioni, oltre ovviamente ai curiosi che hanno interesse verso gli oggetti antichi e le loro storie.

    In questa edizione è prevista la presenza di oltre 60 antiquari da tutta Italia.

    Novità del 2014, la partnership con l’Accademia Ligustica di Belle Arti, che prevede l’esposizione di una “Fine selection” di oltre venti pezzi nelle stanze del Museo dell’Accademia e la presenza di studenti dell’Accademia di Belle Arti che si eserciteranno dal vivo nella decorazione del legno e di facciate genovesi e la realizzazione di un percorso museale “intrigante” in grado di risvegliare la curiosità di una visita al Museo.

    Il 18 gennaio è in programma un’inaugurazione musicale con l’esibizione del pianista Andrea Vulpiani e del tenore Davide Piaggio, allievo del baritono Silvio Zanon.

     

    Antiqua è aperta nel padiglione Blu della Fiera nei weekend dalle ore 10 alle 20; da lunedì a venerdì dalle 14 alle 20. Il biglietto d’ingresso costa 10 Euro (8 euro il ridotto) e vale anche per l’ingresso al Museo dell’Accademia Ligustica che osserva per l’occasione il seguente orario di apertura: sabato e domenica dalle 12 alle 18.30, da lunedì a venerdì dalle 14 alle 18.30.

  • Dub side of the moon: live dub set al centro sociale Zapata

    Dub side of the moon: live dub set al centro sociale Zapata

    Dj set musicaVenerdì 17 gennaio il centro sociale Zapata di Sampierdarena ospita il ritorno in Italia di Victor Rice e Mr.T-Bone con il live dub set di Dub side of the moon, un disco uscito nel 2003 che lasciò il segno nella scena reggae e dub mondiale, seguito da altrettanti successi internazionali come Radiodread, Lonely Hearts Dub, Dubber Side Of The Moon e Thrillah.

    Victor Rice, dopo dieci anni, rispolvera i nastri originali di Dub side of the moon e per la prima volta li porta fuori dallo studio per farne un dub set live e riproporre l’intero lavoro “ridubbando” dal vivo tutte le tracce comprendenti i featuring di artisti come Sluggy Ranks, Corey Harris, Ranking Joe, Kirsty Rock, Gary “Nesta” Pine, Dollar Man, Frankie Paul, Dr Israel, The Meditation.

    Un dub set tutto analogico alla vecchia maniera nello stile dei grandi maestri come King Tubby, unico e imperdibile, per rivivere le emozioni di un disco che ha fatto ballare tutto il mondo.

    A completare lo show ci sarà Mr.T-Bone, musicista italiano che ha lavorato con artisti come Africa Unite, Bluebeaters, Casino Royale e molti altri, conosciuto nella scena internazionale per aver suonato con artisti del calibro di Willie Williams, Rocksteady Seven, New York Ska Jazz Ensemble…nel suo girovagare per il mondo ha incontrato il dubmaster Victor Rice tanti anni fa ed hanno lavorato insieme su molti dischi, da lì la collaborazione non si è mai fermata e alla maniera dei grandi fiatisti giamaicani T-bone improvviserà sul dub di Victor Rice con il suo trombone.

    Dopo il live dub set di The Dub Side of the Moon, diversi musicisti della scena genovese si esibiranno in improvvisazioni sulle basi di Victor Rice e dei resident sound:  B.B.Sax,  Copo e J.J. dei Marciellos, Cecco (Whattabeat, Groove Makers) e Robi Nappi (Real Thing All Stars).

    Complete line up:

    Victor Rice aka Strikkly Vikkly – dub master
    Mr. T-Bone – trombone & melodica

    Copo (Marciellos) – fagotto & sax contralto
    J.J. (Marciellos) – trombone
    Cecco (Whattabeat, Groove Makers) – sax tenore
    Robi Nappi (Real Thing All Stars) – tromba
    B.B. Sax – sax baritono
    Farmers Roots & Levante Massive – heavyweight rootikal selections

    Serata a cura di Ganja farmers e Levante Massive, ingresso 5 euro prima di mezzanotte, 7 euro dopo

  • Don Gallo e il Vangelo laico di De Andrè: incontro a La Feltrinelli

    Don Gallo e il Vangelo laico di De Andrè: incontro a La Feltrinelli

    Don Gallo

    Sopra ogni cosa. Il vangelo laico secondo De André nel testamento di un profeta è il libro scritto da Don Gallo negli ultimi mesi di vita, nato sulle ali dell’amicizia intrattenuta per anni con Fabrizio De Andrè.

    Faber, ancora giovane liceale, stupì don Andrea con i suoi componimenti scolastici dai quali già traspariva l‘insofferenza verso il potere e l’intolleranza.

    I due amici si trovavano spesso a parlare girando per i bassifondi di Genova, specialmente nel Ghetto, e da quel dialogo, affettuoso e schietto, il poeta cantastorie trasse ispirazione per molti dei suoi capolavori musicali, da Princesa, a Creuza de ma, Bocca di rosa e Via del Campo.

    Per comporre il suo “vangelo laico” – contrappuntato dalle pungenti vignette di Vauro – don Gallo ha scelto dodici delle canzoni più amate di Faber per rilanciare quei valori che sono stati per lui ancor più imprescindibili e non negoziabili di quelli religiosi: «Perché il tessuto della laicità si fonda su princìpi condivisi che devono diventare patrimonio di tutti».

    In questa Buona Novella, sacra e profana, soffi a quel vento libertario che ha percorso negli anni le parole appassionate di un grande profeta e i versi del più grande cantautore italiano del Novecento.

    Il libro viene presentato venerdì 17 gennaio presso La Feltrinelli di Genova: intervengono Vauro Senesi, Liliana Zaccarelli e i ragazzi della Comunità di San Benedetto al Porto. Modera Laura Guglielmi. La cantautrice Giua accompagnerà la presentazione con un omaggio a Fabrizio De Andrè.

    Il libro è in vendita nelle librerie a partire dal 14 gennaio

  • Portrait Gallery: mostra di Jackie Saccoccio a Villa Croce

    Portrait Gallery: mostra di Jackie Saccoccio a Villa Croce

    Jackie Saccoccio Portrait Gallery

    Il museo di arte contemporanea di Villa Croce ospita dal 16 gennaio al 9 marzo Portrait Galler –  galleria di ritratti, mostra di Jackie Saccoccio.

    La prima mostra monografica in un museo europeo della pittrice americana classe 1963: i suoi grandi quadri astratti riflettono la luce mediterranea delle sale bianche della villa; le tele sono così in dialogo con lo spazio della villa, ricreando un allestimento da pinacoteca classica.

    «La pittura è un’attività strutturata attraverso l’improvvisazione, infatti uso per le mie tele pigmenti, olii e minerali liquidi e semi solidi da stendere strato dopo strato – dice la pittrice – Voglio che la tela racconti l’intera esperienza pittorica, portando traccia dei dubbi delle bravate che fanno parte del processo creativo, ciascuno strato racconta l’esperienza gestuale del momento. Così la tela diventa la traccia delle trasformazioni giornaliere, una forma di cubismo psicologico»

    Nella grande sala affrescata del museo di Villa Croce, l’artista ha ricreato una galleria di ritratti satura di opere e di colori, in cui ciascuna tela emana un’aurea, una presenza. Le opere raccontano attraverso pigmenti e forme l’essenza di una personalità, il suo spirito attraverso il peso e i toni del colore, dalle sovrapposizioni e dalla materia pittorica.

    La mostra prevede anche una sala apparentemente vuota, dal titolo Portrait (Absence), Ritratto (Assenza), un wall drawing (quasi un affresco) monocromo di linee non intersecanti segnate dal vuoto lasciato da una serie di tele rimosse. Questo spazio bianco vuole evocare un’assenza, in contrasto al pieno della sala adiacente mettendo in moto un gioco dinamico di vuoti e pieni.

    In altre sale l’interferenza tra pieno e vuoto viene esplorata attraverso grandi tele in cui spirali labirintiche scherzano con il vuoto rendendo il visitatore una figura lillipuziana confrontata dalla forza dell’arte.

    16 gennaio – 9 marzo 2014
    Anteprima stampa 16 gennaio, ore 11.30 – 13.00
    Opening 16 gennaio ore 18.30

  • Guitar Ray and the Gamblers, il nuovo disco della bluesband chiavarese

    Guitar Ray and the Gamblers, il nuovo disco della bluesband chiavarese

    guitar_ray_and_the_gamblers-2In passato hanno collaborato con mostri sacri della musica come Fabio Treves, Otis Grand, Big Pete Pearson, Jerry Portnoy (armonicista del grande Muddy Waters e di Eric Clapton). Oggi i Guitar Ray and the Gamblers, blues band capitanata dall’artista chiavarese Ray Scona, tornano con un nuovo disco di inediti “Photograph“, un blues tradizionale che abbraccia anche sonorità più moderne e attuali. Prodotto da Paul Reddick, cantautore blues canadese, il disco può contare anche su guest di tutto rispetto: l’armonica di Fabio Treves, bluesman tra i più apprezzati e seguiti in Italia, e gli archi e flauto dei Gnu Quartet.

    Il tema e filo conduttore dell’album è il “viaggio”, inteso come cammino dal passato al presente lungo la storia di questa band, ma anche come esplorazione senza sosta di mondi diversi e nuovi. Non a caso molti di questi brani nascono dalla penna di Paul Reddick durante le lunghe trasferte del suo tour canadese.

    E a proposito di viaggi dal passato al presente: dopo tanti anni di carriera, come se la passa Ray Scona? Gli abbiamo chiesto se sa dirci a cosa deve riununciare un bluesman ai nostri giorni per riuscire a vivere e mangiare con la musica, ma lui preferisce non scendere troppo nei particolari… «Credo che in questo periodo davvero difficile, le rinunce siano all’ordine del giorno per chiunque. Immagina per chi ha fatto della musica una professione. La cosa interessante però, è il modo in cui il palco ed il pubblico ti ripagano per tutto questo».

    guitar-ray-and-the-gamblers-photographLa formazione attuale della band vede Guitar Ray Scona alla voce e chitarra, GabD al Basso, Henry Carpaneto al piano e Marco Fuliano alla batteria. Quest’ultimo genovese doc e batterista di grande talento, mentre Gab e Henry sono chiavaresi come Ray. Ma alle coinvolgenti sonorità del disco hanno contribuito anche Michele Bonivento (veneziano, Organo Hammond), Paul Maffi (genovese, Sax Tenore) e JP Lobello (nato ad Albenga, Tromba).

    «Avevo bisogno di qualcosa di nuovo – racconta Ray Scona – volevo rinnovare il suono mio e della band. Spero che questo nuovo album, raccolga un pubblico più ampio, e trovi consensi anche tra gli ascoltatori di diversi generi musicali»

    La passione è sempre la stessa, anche oggi che la pubblicazione di un album è diventata a portata di chiunque in qualunque momento… La rete ha spalancato le porte a centinaia di nuove uscite di dischi e canzoni ogni giorno, di qualunque genere e di qualsiasi livello, dal grande lavoro che rimarrà perlopiù inascoltato sino all’album acerbo che avrebbe fatto meglio a rimanere nel cassetto; Ray Scona però non sembra accusare questa situazione, anzi… «La rete è sicuramente un mezzo fantastico. Io faccio sempre un lavoro di ricerca che 35 anni fa, quando ho cominciato a suonare io, non avrei neanche saputo sognare. Basta sapere cosa cercare».

     

  • Piazza dei Ragazzi, Indoratori: come gestire il giardino della Città Vecchia

    Piazza dei Ragazzi, Indoratori: come gestire il giardino della Città Vecchia

    piazza-ragazzi-indoratori (4)Vi è mai capitato di inoltrarvi nei caruggi genovesi, fino a Vico degli Indoratori? Un vicoletto sito nel cuore del centro storico, nascosto dietro alla Cattedrale di San Lorenzo. Ai fortunati che avranno avuto il piacere di trovarsi in questo vico, non sarà di certo sfuggito il bel giardino che si staglia nel mezzo della strada: Piazza dei Ragazzi.
    Tempo fa questa era una delle zone più vitali della città, centro pulsante del mercato e dell’economia genovese. Ma oggi qual è la situazione? Non più così rosea come un tempo: perlopiù serrande chiuse, sporcizia e degrado, se non fosse per la lungimiranza di alcuni ristoratori che hanno deciso anni fa di insediare proprio qui le loro attività commerciali. Sull’onda di queste prime iniziative, adesso ne stanno sorgendo di nuove: è il caso di Garage 1517, second hand shop e minimarket gestito da giovanissimi, cui si lega l’Associazione Culturale Less is More per l’organizzazione di eventi. Siamo andati a parlare con loro della ripresa del quartiere e del futuro del giardino: uno spazio pubblico oggi scarsamente utilizzato e a cui si pensa di ridare vita entro l’estate. Tuttavia, i soggetti coinvolti sono tanti, dal Municipio Centro Est al Comune di Genova ai privati, residenti e commercianti…

     

    Vico Indoratori e piazza dei Ragazzi, ristrutturazione del Comune e gestione dei commercianti

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    Per quanto riguarda Vico Indoratori, si tratta di uno dei più antichi di Genova, il cui nome rievoca un po’ della sua storia: come si può intuire, verso la fine del Cinquecento vi giunsero artigiani “indoratori” che vi stabilirono le proprie botteghe. Questa professione all’epoca era molto rinomata: elevata al rango di arte nel XIV secolo, era fonte sicura di arricchimento, esercitata da persone benestanti. In tempi più recenti, inoltre, Vico Indoratori fu sede del grande mobilificio Cernaia, attivo per oltre 70 anni e costretto alla chiusura nel 2011. Oggi l’insegna trasparente, dai bordi bianchi, è ancora visibile e campeggia -spenta- nello stretto vicolo, circondata da serrande abbassate e locali sfitti. Ci raccontano i ragazzi di Garage 1517: «Ci siamo insediati da pochi mesi in questa zona. Abbiamo trovato questo fondo a un prezzo accessibile, in una zona che secondo noi ha forte bisogno di nuovi stimoli e di investimenti coraggiosi come il nostro. Il problema è che attorno a noi c’è poco. Sappiamo che molti edifici sono di proprietà di Cernaia e gli affitti non sono abboradbili per tutti. Questo dissuade molti a insediarsi nella zona e costringe chi già è qui ad andare via».

    Per quanto riguarda il giardino, invece, proprio 10 anni fa, nel 2004 c’è stata la ristrutturazione dello spazio voluta dal Comune di Genova, con l’aiuto del Municipio Centro Est, mediante l’utilizzo dei fondi POR-Fesr nell’ambito del progetto “Urban II Genova Centro Storico”. Qui storicamente sorgeva un edificio che poi, nel corso della seconda guerra mondiale, è stato bombardato. Da quel momento in poi le macerie sono rimaste in quel luogo e sono state tolte soltanto un ventennio fa per iniziativa dei cittadini, che hanno recintato la zona. Da allora il luogo è noto come Piazza dei Ragazzi. Ad occuparsene oggi c’è da un lato la storica locanda Ombre Rosse, da anni presidio della zona; dall’altro, i gestori dell’Associazione Piazza dei Ragazzi. Questi due soggetti insieme hanno curato finora (d’accordo col Municipio) manutenzione e gestione del giardino pubblico, di cui sono gli unici a possedere le chiavi. Molto spesso, però, il giardino resta chiuso: i membri dell’Associazione Piazza dei Ragazzi da qualche tempo sembrerebbero non frequentare più la sede, dopo che sarebbero insorti problemi con il Municipio legati al pagamento di un canone di locazione. L’apertura resta subordinata all’uso che ne fa Ombre Rosse: perlopiù il giardino è accessibile all’ora di pranzo o nel tardo pomeriggio, soprattutto nella bella stagione. È in vigore un accordo con l’amministrazione per cui il ristorante può usufruire di parte del giardino e delle attrezzature come ricompensa per l’attività di manutenzione attualmente svolta. Nulla vieterebbe a chiunque altro -pur non essendo avventore del ristorante- di pranzare all’aperto, o di studiare nel giardino, o di sedersi all’ombra. Nei fatti, tuttavia, abbiamo visto come le cose non stiano esattamente così.

     

    Il futuro: i progetti per la primavera-estate 2014

    piazza-ragazzi-indoratori (5)Da un po’ di tempo sembra che ci siano i presupposti per cambiare le cose. I nuovi propretari di Ombre Rosse e i ragazzi di Garage 1517 stanno mettendo a punto con l’amministrazione competente un piano per garantire l’apertura pressoché costante del giardino e per proporre un calendario di eventi di intrattenimento: un modo per ridare lustro alla zona e dirottare turisti e genovesi da San Lorenzo a qui. Per quanto riguarda gli eventi, le proposte sono tante: dal mercatino biologico a km 0, a quello vintage; dai concerti acustici, agli aperitivi in musica. Certo, nei fatti le cose sono più complicate. Raccontano da Garage 1517: «Ci sembrava uno spreco che questo spazio restasse scarsamente utilizzato. Per questo abbiamo consultato i responsabili dell’Ufficio Verde e Volontariato del Municipio I. Tanto per cominciare, ci siamo candidati come volontari del verde, in modo da poter collaborare in prima persona alla manutenzione dello spazio. Da parte loro, la massima disponibilità solo che non riusciamo a capire quali sono i privilegi di cui poter godere in qualità di volontari e le iniziative cui potremmo dare vita. L’obiettivo è che entro la primavera-estate 2014 il giardino diventi operativo e sia restituito alla cittadinanza».

    Tra le tante idee, anche quella di una mostra, in collaborazione con Noveinternotre e altri studi di design della zona, dedicata alla riscoperta di Piazza dei Ragazzi: i partecipanti (artisti, grafici, pittori, fotografi) sono chiamati a rappresentare, ognuno con i propri mezzi, la storia della Piazza. Un modo per sensibilizzare i genovesi su un angolo nascosto della loro città e dare spazio alle iniziative dei più giovani.

     

    Elettra Antognetti

  • Riprendi-ti la città: concorso video sull’illuminazione degli spazi urbani

    Riprendi-ti la città: concorso video sull’illuminazione degli spazi urbani

    riprenditi-la-citta-concorsoL’associazione italiana di Illuminazione, nata con lo scopo di promuovere lo studio, divulgare la conoscenza e favorire la ricerca scientifica in ambito illuminotecnico, lancia la prima edizione del concorso video Riprendi-ti la città,

    Il concorso ha come tema lo spazio urbano notturno con protagonista la luce e si propone di far emergere il rapporto dei giovani con la città dove vivono, studiano, lavorano, attraverso l’elemento della luce, non solo di quella naturale, ma anche di quella artificiale.

    L’ambizione del concorso è dunque quella di “riprendere la luce della città” con il compito di definire un altro ambiente, quello notturno, complementare nella sua apparenza di spazio luminoso, a quella ben nota offerta dalla luce del sole e del cielo, in grado di restituire una originale lettura dei luoghi.

    Il concorso ha tre tematiche e categorie: -luoghi della cultura, luoghi del movimento, luoghi del tempo libero

    Oltre ad un premio relativo alla migliore produzione per ciascuno di detti ambiti, il concorso prevede anche un premio speciale, riservato al “video più votato” dagli utenti direttamente online.

    Il concorso internazionale  è aperto a tutti i giovani tra i 18 e i 30 anni, la partecipazione può essere richiesta sia da soggetti singoli che riuniti in gruppi o associazioni ed è gratuita.

    I video possono essere realizzati con qualsiasi tecnologia, quindi anche attraverso telefoni cellulari, ma devono comunque avere delle caratteristiche di base: durata massimo 60 secondi (inclusi eventuali titoli di coda), formati MOV, AVI, MP4, MPG,  peso file non superiore ai 200 MB, risoluzione: 1920×1080 o 1280×720.

    I video accettati dal comitato tecnico e pubblicati sul profilo Youtube dedicato al concorso verranno poi esaminati da una giuria formata da esponenti del mondo della luce e da personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura, tenendo conto di alcune caratteristiche come originalità, fotografia, sceneggiatura, montaggio, creatività, attinenza al tema del concorso, effetti speciali, contributo musicale.

    La scadenza per l’invio dei materiali è il 14 febbraio 2014, i video potranno essere votati anche online, attraverso il pulsante “mi piace” presente sul sito sino al 14 marzo per consentire idonea visibilità anche ai video in ultimo caricati.

    Ai premiati verrà consegnato un attestato di riconoscimento e verrà riservato uno spazio ed una visibilità all’interno dei comunicati stampa inerenti la manifestazione di premiazione; la premiazione verrà effettuata nella primavera del 2014 al teatro La Fenice di Venezia.

    I quattro video premiati saranno proiettatati durante la cerimonia di premiazione e resteranno inoltre pubblicati su entrambi i siti web per un ulteriore periodo di cinque mesi.

    Ai primi classificati di ciascuna sezione andrà un premio minimo di € 1.200 e la possibilità di un percorso formativo e culturale come uno stage o corso di specializzazione in tematiche inerenti il mondo della luce, delle arti grafiche e visive. Al primo classificato, per votazione diretta online andrà un premio minimo di € 1.000.

    Dettagli maggiori sui premi verranno forniti durante lo svolgimento del concorso anche all’interno del sito web www.riprenditilacitta.it.

  • Emergenza discarica Scarpino, caos a Tursi. Che cosa scarichiamo in mare?

    Emergenza discarica Scarpino, caos a Tursi. Che cosa scarichiamo in mare?

    ScarpinoNuova ordinanza sì, nuova ordinanza no. Nella discarica cittadina le vasche di raccolta del percolato (liquame contaminato prodotto dalle infiltrazioni d’acqua nella massa rifiuti) sono a livello massimo e l’emergenza Scarpino rischia di mandare in tilt l’amministrazione comunale di Genova che nella giornata di ieri ha annunciato – e poi ufficialmente bloccato – un’ordinanza per dare via libera ad Amiu a scaricare parte del percolato proveniente da Scarpino 1 direttamente nel rio Cassinelle e quindi nel Chiaravagna e, infine, in mare aperto.

    L’annuncio del provvedimento era arrivato nel corso del pomeriggio da parte dell’assessore Valeria Garotta, durante una risposta a un’art. 54 promosso sul tema da molti consiglieri di maggioranza e opposizione. Qualche ora più tardi il “fermi tutti” si è materializzato attraverso un comunicato stampa: “La soluzione ipotizzata si basava sulle analisi del percolato, al momento disponibili, che indicavano una concentrazione di ammoniaca sensibilmente inferiore nel percolato della vecchia discarica “Scarpino 1” rispetto a quella di “Scarpino 2”. Ciò faceva propendere per un rilascio controllato nel rio Cassinelle – per la sola fase di emergenza – del percolato prodotto dalla vecchia discarica, allo scopo di abbassare il livello del liquame contenuto nelle grandi vasche di stoccaggio provvisorio. L’amministrazione comunale – si continua a leggere nella nota ufficiale – prima di adottare una tale misura ha però voluto attendere l’acquisizione di analisi ulteriormente aggiornate sul percolato. I nuovi dati, forniti da Amiu, evidenziano che si è ridotto notevolmente il divario della quantità di ammoniaca nel percolato proveniente dalle due diverse discariche. Questo mutamento della situazione oggettiva non giustifica quindi l’adozione di un provvedimento che, per scongiurare un rischio ipotetico, provocherebbe un impatto ambientale certo e con effetti sostanzialmente analoghi”.

    In parole povere, l’emergenza c’è ma siccome non si sa bene da cosa sia composto questo percolato, al momento evitiamo di fare altri danni oltre a quelli che si stanno creando naturalmente. Resta comunque in vigore una prima ordinanza, redatta dopo l’allarme dello scorso weekend, che consente di ridurre il livello di riempimento delle vasche di stoccaggio del percolato, evitando quindi la tracimazione nel rio Cassinelle e nel Chiaravagna, attraverso lo scarico diretto nel rio Secco, che corre in un tratto interamente tombinato e sfocia davanti alle aree Ilva in una zona industriale distante dalle abitazioni. Una misura d’eccezione che va a sommarsi al ricorso ad autobotti per smaltire il percolato in impianti terzi (quali, però, non è dato sapersi) e al procedimento ordinario di conferimento dei liquami al depuratore di Cornigliano.

     

    Ma perché non conosciamo l’esatta composizione di questo percolato?

    percolato-scarichi-fogne-liquameSecondo l’assessore Garotta la causa va ricercata in alcune acque di falda che vanno a scaricare nella vasca di accumulo di Scarpino. Se finora questo flusso era stato assolutamente minimale, adesso è sostanzialmente fuori controllo. «L’azienda – ha detto l’assessore in Sala Rossa – sta predisponendo un attento monitoraggio con pozzi di ispezione per capire la provenienza e la composizione di questi liquami perché non è escluso che possano arrivare da fuori Scarpino».

    È soprattutto quest’ultimo punto a preoccupare il capogruppo della Lista Doria, Enrico Pignone, da sempre attivissimo sul bacino del Chiaravagna. «È vero che l’ultimo anno si pone al quinto posto nella classifica di piovosità degli ultimi 25 anni e che quindi l’emergenza è dovuta anche a fattori esterni – ha detto Pignone – ma vorrei capire da dove punta questa sorgente. In un’ordinanza del 2010 in cui si autorizzavano gli sversamenti nel rio Cassinelle per tenere sotto controllo il livello del percolato, si dava anche mandato al Politecnico di Milano di fare uno studio idrogeologico della discarica per mettere a preventivo eventuali lavori strutturali. Che fine ha fatto questo studio?».

    Pignone passa poi a un’analisi più strutturale della questione Scarpino: «Il tema dei rifiuti non si risolve pensando solo alla raccolta differenziata, ma l’obiettivo deve essere la messa in sicurezza della discarica. La discarica è indicatore del livello di civiltà di una società: il rapporto tra uomo e rifiuto non può più essere affrontato col semplice sotterramento e nascondimento dagli occhi della spazzatura. Oggi, infatti, viviamo le conseguenze di comportamenti sbagliati di 40-50 anni fa: non impermeabilizzare Scarpino 1 nel ’68 ha fatto sì che oggi ci troviamo ancora il percolato di materiale vecchio di decenni».

     

    Messa in sicurezza della discarica di Scarpino: esiste una soluzione?

    Ponte di CorniglianoSecondo il capogruppo della Lista Doria la questione va affrontata nel suo insieme: «Bisogna innanzitutto sistemare la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti organici e pianificare una costante riduzione dell’utilizzo della discarica a questi scopi. Non dobbiamo dimenticare, poi, la necessità di un nuovo depuratore adeguato a esigenze di questo genere, dato che quello attuale di Cornigliano ha anche problematiche strutturali». Una questione, quella del depuratore, che abbiamo affrontato su queste pagine qualche tempo fa (qui l’approfondimento) e che il pidiellino Guido Grillo ha gioco facile nel sottolineare come sia in ballo da più di dieci anni.

    A proposito di Cornigliano, secondo i consiglieri Bruno (Fds) e De Pietro (M5S), neppure la gestione ordinaria del percolato di Scarpino sarebbe ineccepibile. Secondo il rappresentante della Federazione della Sinistra: «L’invio del percolato a Cornigliano non è la soluzione perché si tratta di un depuratore biologico non in grado di trattare i metalli pesanti presenti nel percolato di Scarpino. L’unico effetto che si riesce ad apportare su questi liquami è quello della diluizione, per cui miscelando il percolato con i reflui di fogna la percentuale di presenza di metalli pesanti diminuisce ed è quindi scaricabile in mare rispettando i parametri di legge. Quindi formalmente rispettiamo la legge ma nella pratica inquiniamo tanto quanto».

    Gli fa da eco il grillino De Pietro: «Nell’ultimo sopralluogo fatto a Scarpino avevamo ricevuto assicurazione sul fatto che la problematica degli sversamenti appartenesse ormai al passato e che la discarica fosse diventata un gioiellino tecnologico. Non solo non è così ma alcuni esperti ci fanno sapere che neppure al di fuori dell’emergenza possiamo stare tranquilli. Nei piani di Amiu non c’è nulla che riguardi la soluzione di questo problema e mi aspettavo francamente che il Comune si stesse muovendo per costituirsi parte civile contro chi deve iniziare a pagare il risultato della propria azione. Per fortuna che, finalmente, è sulla via di approvazione il reato penale di inquinamento ambientale».

    Su questo tema si trova d’accordo anche il leghista Edoardo Rixi secondo cui «se si fosse trattato di un privato che avesse inquinato le acque gli avremmo fatto chiudere la baracca in fretta e furia; invece si stratta di un’azienda pubblica, quindi faccia pure».

     

    Emergenza Scarpino: il punto di vista di Legambiente

    Per concludere, non potevamo esimerci dal registrare anche il parere di chi da sempre è attivo sulle questioni ambientali e sulle problamatiche di inquinamento, il legambientino Andrea Agostini, che rincara la dose contro Amiu e l’amministrazione comunale ponendo sul piatto una fitta serie di questioni su cui la Magistratura dovrebbe fare chiarezza. «Tutto ruota intorno a che cosa c’è nel percolato. Se c’è ammoniaca, escrementi e altri materiali non pericolosi o se ci sono acidi, prodotti chimici corrosivi, metalli pesanti assai più pericolosi. Questa cosa che credo sia ben chiara alla Magistratura non lo è a noi perché non abbiamo i dati aggiornati di analisi di quelle acque. Se si fosse in presenza di materiali pericolosi, nessuna ordinanza che autorizzasse lo sversamento nei rivi e poi in mare sarebbe lecita perché favorirebbe lo sversamento sostanze tossiche nel ciclo alimentare. Ci si troverebbe, insomma, di fronte a un reato». Ma non è l’unica questione su cui è necessario fare luce. «Se ci fossero effettivamente questi elementi nocivi, ecco anche spiegato perché il depuratore di Cornigliano, chiamato nell’ordinario a gestire il percolato, ha da sempre i problemi che tutti conosciamo. I depuratori pubblici, infatti, sono previsti per il trattamento delle acque nere di origine urbana e quindi biologiche e non di tipo chimico. In sostanza i batteri che garantiscono il funzionamento del depuratore potrebbero essere stati uccisi o menomati nella loro funzione proprio dal conferimento di questi liquami: ecco che si configurerebbe un secondo reato. Si tratterebbe di danni economicamente massicci che chiamerebbero in causa anche la Corte dei Conti».

    Secondo il legambientino, inoltre, «il fatto che Scarpino tiri fuori non so quanti litri al secondo di percolato, senza che sia previsto un trattamento dello stesso ma solo delle casse di accumulo, è un’altra questione di competenza della magistratura». C’è ancora un ultimo punto tirato in ballo da Agostini: «In ogni situazione industriale in cui esistono delle falde acquifere, in questo caso il rio Cassinelle che scorre sotto la discarica, bisogna tenere conto della loro portata massima. È evidente che gli impianti di raccolta dell’acqua alla base della discarica di Scarpino non hanno tenuto conto della portata massima alluvionale del rio Cassinelle. E anche questo è un reato».

    Certo, buona parte dei casi sollevati da Agostini sono ipotesi derivanti dalla possibile composizione dei percolati, ma sono tutte piuttosto significative e inquietanti. Ecco perché le analisi che lo stesso Comune ha richiamato nella nota ufficiale di ieri è necessario che siano rapide, approfondite e rese pubbliche il prima possibile.

     

    Il futuro dell’assessore Garotta è appeso a un filo?

    Intanto, tra i corridoi di Palazzo Tursi, si inizia a discutere sul se e come Valeria Garotta riuscirà a superare questa nuova “crisi”. Non è un mistero, infatti, che l’assessore all’Ambiente sia uno dei membri della giunta più a rischio nel possibile e sempre più probabile rimpasto a cui starebbe pensando il sindaco Doria.

    All’interno della stessa maggioranza c’è chi avrebbe la soluzione già pronta. Non si tratterebbe tanto e solo di un turnover di persone ma soprattutto di una ristrutturazione delle deleghe in materia ambientale. «A Genova non serve un assessorato all’Ambiente – dice la nostra fonte – quanto piuttosto al “20-20-20”. La differenza è che essendo questo un concetto che parte da precise indicazioni europee si avrebbe per forza di cose una progettualità ben definita, con obiettivi e scadenze già previste a livelli più alti. Ci vorrebbe, dunque, una professionalità competente non solo di ambiente ma anche di energia e smart city, in grado di mettere a sistema tutti questi mondi tra loro fortemente interconnessi».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Amt, il report dell’Advisor che apre ai privati. Ecco la versione integrale

    Amt, il report dell’Advisor che apre ai privati. Ecco la versione integrale

    Via CantoreIl Consiglio comunale torna a parlare di Amt. E lo fa compiendo un piccolo passo indietro rispetto al difficoltoso accordo raggiunto con i lavoratori a fine novembre. Nuovamente sul banco degli imputati è il sindaco Doria accusato di aver volontariamente tenuto nascosta nei cassetti del proprio ufficio la relazione dell’Advisor (che Era Superba è in grado di pubblicare integralmente) a cui era stata chiesta una consulenza sul futuro della Azienda mobilità e trasporti genovese e che, come anticipato da un quotidiano locale, indicava nella vendita totale della partecipata l’unica via di salvezza.

    La relazione dell’Advisor su Amt Genova >> Il pdf della bozza definitiva

    La miccia è stata accesa da Enrico Musso, che si è visto concedere sul tema un articolo 54, dopo oltre due mesi di continue richieste e, soprattutto, dopo il trapelamento del contenuto della relazione riservata sui giornali, a totale insaputa dei consiglieri. «La relazione in questione c’è stata mandata solo ieri pomeriggio, ma si basa su una delibera del Consiglio comunale del luglio 2012. Stiamo parlando di 18 mesi, dei quali 12 sono serviti per conferire l’incarico, durato un mese e mezzo vacanze estive comprese. Poi la relazione è finita nel cassetto del sindaco per oltre 4 mesi, nel corso dei quali si è svolto lo sciopero più drammatico della storia recente della nostra città e forse del Paese, proprio su questi temi».

    Tra le difficoltà lamentate dall’Advisor nel produrre la propria relazione, Musso cita quelle che saltano più facilmente agli occhi, ovvero “l’indisponibilità del modello di calcolo alla base del piano industriale di Amt che non ha reso possibile un’analisi della assunzioni poste alla base dello stesso” e “l’indisponibilità degli elementi attestanti l’effettiva attuazione delle misure gestionali previste dal piano industriale”. In parole povere, l’Advisor sembrerebbe dire che il piano industriale di Amt non ha un impianto razionale e soprattutto non è possibile verificare se sia effettivamente stato messo in pratica.

    Ma naturalmente l’attenzione di Musso si concentra sulle conclusioni di quel piano che, anche se non attraverso i canali ufficiali, erano già arrivate alle orecchie dei genovesi: «L’Advisor dice che l’equilibrio economico 2013-2014 di Amt è stato reso possibile da contributi straordinari da parte dell’azionista – il Comune di Genova – per complessivi 27 milioni di euro e che nel 2015-2016 ci vorranno altri 30 milioni di euro. Inoltre, sottolinea la necessità di una manovra sul costo del personale per rendere sostenibile e duraturo il risanamento economico. Ma soprattutto – continua Musso – suggerisce la cessione della totalità di Amt: non di una quota di minoranza perché nessun privato investe solo parzialmente in una cosa strutturalmente in perdita; ma neanche di una quota di maggioranza perché la compresenza del pubblico creerebbe delle inefficienze e dei rallentamenti di gestione. Queste conclusioni sono in netto contrasto con le posizioni assunte dall’amministrazione».

    Tocca poi a Edoardo Rixi mettere sul piatto altri due elementi: «Innanzitutto, sia la conclusione dell’Advisor che lo stato attuale dei fatti vanno contro un punto esplicito della campagna elettorale del sindaco, ovvero la cessione di una parte di Amt a privati. E poi, mi chiedo, dato che lo studio parte da dati forniti direttamente da Amt, non sarebbe stato possibile farlo in housing risparmiando un sacco di soldi?».

    La risposta del Sindaco Doria

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-discorso-D3La risposta arriva direttamente dal sindaco Doria che motiva con dovizia di particolari la convinzione del superamento nei fatti delle conclusioni dell’Advisor, ma non si pronuncia sul perché la relazione non sia stata resa ufficialmente pubblica già da tempo. «Il mio programma elettorale è stato scritto e condiviso dai gruppi che hanno sostenuto la mia candidatura nella primavera del 2012 quando esisteva l’obbligo di legge di cedere quota di partecipazioni pubbliche, obbligo cancellato l’estate successiva da una sentenza della Corte costituzionale che ha lasciato la valutazione sull’opportunità di procedere in tale direzione. Visto che la possibilità era stata indicata da una delibera di Consiglio comunale, la giunta allora decise di dare propria questa indicazione e avviare un percorso che fornisse una precisa valutazione finanziaria di Amt, effettuata con criteri oggettivi da un soggetto terzo. Non si potevano usare strutture nostre momento in cui volevamo una valutazione obiettiva di un nostro bene. Va precisato, comunque, che all’Advisor non è stato chiesto di valutare l’opportunità di cessione di Amt ai privati ma solo di darne una valutazione economica».

    Vero. Ma fino a un certo punto. Il sindaco, infatti, sembra dimenticare che nella prima stesura della famosa delibera sulle società partecipate (qui l’approfondimento di Era Superba), quella che in molti erroneamente hanno definito “delle privatizzazioni”, si faceva riferimento proprio alla valutazione dell’Advisor per poter presentare al Consiglio comunale una proposta operativa che garantisse la sopravvivenza economica dell’azienda e un livello qualitativamente e quantitativamente accettabile del servizio. E questa proposta dell’Advisor era appunto la totale privatizzazione.

    Secondo il sindaco, comunque, le conclusioni operative dell’Advisor sono da considerarsi superate perché partono da presupposti che l’evoluzione della situazione ha reso non più reali: «L’assunto su cui è stato basato lo studio si riferiva ad un quadro normativo in cui sarebbe toccato al Comune il ruolo di controparte del servizio e di authority anche dopo il 2014, affidando ad Amt il tpl urbano di Genova per almeno altri 10 anni. In questo quadro, stante la valutazione di 17-18 milioni di euro dell’azienda, ci saremmo dovuti fare carico di forti investimenti per il potenziamento patrimoniale pari a circa 30 milioni di euro. Ma ciò non corrisponde più alla realtà. Il Comune con l’approvazione della nuova legge regionale non sarà più controparte del servizio perché si sta costituendo un’agenzia regionale ad hoc che affiderà il servizio basandosi sul bacino unico regionale. Dunque, si tratta di un a affidamento di sevizio completamente diverso da quello previsto dall’Advisor. Se non fossero cambiate le condizioni avremmo potuto valutare l’opportunità politica suggerita dalla relazione, ma il quadro è evidentemente differente».

    La legge regionale sul Tpl ha cambiato le carte? Non tutti sono d’accordo

    «È assurdo dire che la relazione sia adesso superata dopo che è rimasta nascosta per così tanto tempo  – replica Musso – perché altrimenti i 35 mila euro di soldi pubblici che è costata andrebbero chiesti a chi l’ha tenuta nel proprio cassetto. Peraltro, il presidente Burlando ha già segnalato delle criticità in relazione alla costituzione dell’agenzia regionale che riguardano le situazioni del tpl di Imperia e La Spezia. Inoltre, la legge regionale blinda il contesto pubblico della gestione del trasporto locale, esattamente il contesto preso in considerazione dall’Advisor, la cui relazione quindi non mi sembra si possa ritenere del tutto superata. Anzi. Nella relazione viene attribuito ad Amt un valore per un socio privato: vuol dire che se il socio privato mette insieme i ricavi del traffico, i ricavi delle contribuzioni al trasporto pubblico e le necessità investimento ad esempio sulla flotta veicoli, avrà delle prospettive di profittabilità perché altrimenti non spenderebbe 17 milioni. Prospettive di profittabilità che, per contro, non ha il Comune chiamato a investire altri 30 milioni, dopo i 27 già sborsati».

    Advisor o meno, resta il fatto che la situazione di Amt è ancora ben lungi dall’essere risolta e, come richiesto ieri stesso in Sala Rossa, tornerà presto all’attenzione dei consiglieri comunali. La strada che ci separa dalla gara regionale, infatti, è ancora lunga e non priva di ostacoli. E non è così scontato che l’azienda pubblica genovese riesca ad arrivarci in piena salute. Molto dipenderà anche dal bilancio previsionale del 2014. Ma questa è tutta un’altra storia.

    Simone D’Ambrosio

  • Il tartufo di Molière: Solenghi e Pagni in scena al teatro della Corte

    Il tartufo di Molière: Solenghi e Pagni in scena al teatro della Corte

    Il Tartufo di Moliere con Eros Pagni e Tullio SolenghiIl teatro della Corte di Genova ospita dal 14 gennaio al 2 febbraio una nuova produzione del teatro Stabile  con Eros Pagni e Tullio Solenghi per la regia di Marco Sciaccaluga: Il Tartufo di Molière.

    Una commedia del 1600 dalla comicità travolgente che fu giudicata a suo tempo opera scandalosa da parte della congregazione dei “devoti”, sostenuti dalla regina madre; tanto che lo stesso re Luigi XIV fu costretto a intervenire per proibirne la rappresentazione. Nonostante cioò, dopo la sua definitiva autorizzazione, l’opera venne  interpretata come una lezione di morale.

    Tartufo entra in scena solamente nel terzo atto, ma lo spettatore sa ormai quasi tutto di lui, avendo assistito alle scene e alle vicende della litigiosa famiglia di Orgon.

    Da una parte, ci sono il padrone di casa e sua madre Madame Pernelle; dall’altra tutti i personaggi, e con loro anche il pubblico, che vedono con la massima chiarezza l’ipocrisia del nuovo venuto Tartufo.

    I temi centrali diventano, pertanto, quelli riguardanti le vie attraverso le quali l’ipocrisia può essere smascherata e il crescendo delle conseguenze nefaste cui l”innamoramento” di Orgon per Tartufo sta conducendo la famiglia. E nel divenire di scene caratterizzate dalla comicità, Molière costruisce con implacabile determinazione un “giallo” della coscienza, punteggiato da “delitti” e destinato a risolversi in un sorprendente finale.

    Info 010/5342300 www.teatrostabilegenova.it info@teatrostabilegenova.it www.genovateatro.it
    Orari: feriali ore 20,30 – domenica ore 16 – lunedì riposo
    Prezzi: 25 euro (1° settore), 17 euro (2° settore)

     

    [Foto Ansaldi]

  • Dal Demanio a Tursi: attesa per la Gavoglio, niente di fatto per Giustiniani

    Dal Demanio a Tursi: attesa per la Gavoglio, niente di fatto per Giustiniani

    via-del-lagaccio-gavoglioUna piccola “gaffe” ha visto nelle ultime settimane protagonista l’ormai famoso civico 19 di via dei Giustiniani. L’edificio del centro storico (già proprietà del disciolto Partito Nazionale Fascista, poi diventato sede di alcune attività sociali, successivamente sgomberato per criticità strutturali, infine occupato da un gruppo di giovani anarchici e nuovamente sgomberato) non passerà dal Demanio al Comune e non sarà interessato nell’immediato da nessun progetto di riqualificazione orchestrato da Tursi. L’immobile è stato infatti oggetto di una cartolarizzazione tra il Demanio e la Cassa Via dei Giustiniani casa occupatadepositi e prestiti che ha così spento sul nascere l’iniziativa dell’amministrazione genovese intenzionata a dare vita a un’esperienza di social housing (qui l’esempio di vico del Dragone, ndr), con possibilità di riscatto e acquisto definitivo degli alloggi affittati.

    È lo stesso vicesindaco Stefano Bernini a smentire la notizia che era stata pubblicata nei primi giorni dell’anno sulla stampa cittadina: «Purtroppo io stesso avevo dato l’informazione che avevamo richiesto il passaggio gratuito di proprietà per via dei Giustiniani ma, in seguito, ho scoperto che il bene non è più a disposizione del Demanio ma è stato venduto a Cassa depositi e prestiti. Di conseguenza, non è più richiedibile».

    Va precisato, tuttavia, che seppure richiesto gratuitamente, il palazzo di via Giustiniani (da non confondere con Palazzo Giustiniani, a pochi metri di distanza, ndr) non sarebbe arrivato al Comune tramite la procedura di vendita di beni demaniali alle amministrazioni locali (leggi l’approfondimento di Era Superba) che abbiamo già descritto nel dettaglio nei mesi scorsi (qui l’ulteriore approfondimento di dicembre). L’edificio, infatti, come ad esempio accade anche per i Forti, appartiene al Demanio storico – artistico, vincolato dalla Sovrintendenza, e viene considerato alla stessa stregua di un vero e proprio monumento nazionale: prima di richiederne il trasferimento di proprietà, Tursi avrebbe dovuto presentare un programma di valorizzazione da sottoporre alla valutazione del Demanio e del Direttore regionale della Sovrintendenza. Solo dopo questo doppio nulla osta si sarebbe potuta effettuare la transazione non onerosa; inoltre, l’immobile ottenuto non sarebbe stato rivendibile a terzi ma si sarebbe solo potuto dare in concessione. E dire che il Comune aveva anche dato mandato a Arred (l’Agenzia regionale per il recupero edilizio) di elaborare il progetto per la richiesta dell’immobile: lavoro, purtroppo, inutile.

     

    Dal Demanio al Comune, 120 beni richiesti: Caserma Gavoglio prima di tutto

    Come detto, sempre gratuita ma differente la seconda strada con cui il Comune di Genova sta cercando di ottenere la proprietà di circa 120 beni attualmente demaniali, questa volta sì alienabili. La procedura, messa in risalto all’interno del “Decreto del Fare”, comprende tutti i beni appartenenti al Demanio statale e militare, a esclusione di quello marittimo (di competenza di Regione e Autorità portuale), idrico (Provincia) e aeroportuale. Entro la fine del mese dovrebbero arrivare le risposte da parte del Demanio su ogni singola manifestazione di interesse inviata da Tursi tra i primi di ottobre e la fine di novembre. Dopodiché gli uffici comunali avranno tempo 4 mesi per studiare nel dettaglio i beni, anche grazie all’apertura degli archivi del demanio, fare i sopralluoghi necessari e decidere se inoltrare formalmente la richiesta definitiva di passaggio di proprietà.

    lagaccio-caserma-gavoglioRientra in questa seconda categoria anche la Caserma Gavoglio, o quanto meno parte di essa, che è stata in assoluto il primo bene richiesto con urgenza dal Comune di Genova. Sembra che la risposta, positiva, sia già pronta per essere inviata da Roma. Ma l’architetto Anna Iole Corsi, dirigente del settore Progetti speciali della Direzione Patrimonio e Demanio, non vuole sbilanciarsi: «Non possiamo prevedere che cosa ci diranno ma sappiamo che ci sono stati diversi contatti positivi con il ministero della Difesa e l’Agenzia del Demanio. L’acquisizione a titolo gratuito è certamente l’opzione più gettonata ma bisognerà vedere che tipo di procedura verrà autorizzata».  È possibile, infatti, che trattandosi di edificio vincolato dalla Sovrintendenza, almeno una parte della Gavoglio debba sottostare ai meccanismi del “federalismo culturale” spiegati in precedenza. «Se così sarà – ricorda Corsi – bisognerà fare un programma di valorizzazione a cui il trasferimento di proprietà sarà subordinato; se, invece, la procedura dovesse essere differente, il passaggio potrebbe essere ancora più veloce».

    È possibile, infine, che nel futuro si aprano importanti spiragli anche per l’acquisizione di edifici e terreni che rientrano nel Demanio marittimo e idrico. «Già da tempo – spiega l’architetto Corsi – si parla di possibili nuovi decreti legge per questi beni che dovrebbero essere richiesti rispettivamente da Regione e Provincia e poi, eventualmente, passati al Comune. Naturalmente anche ora si potrebbe pensare di avanzare una proposta di acquisto ma la procedura sarebbe molto più lunga e la transazione non sarebbe di certo gratuita». Certo, siamo ancora nella sfera del possibile ma in una città che vede nell’acqua il suo elemento naturale potrebbero aprirsi scenari strategici per lo sviluppo urbanistico del futuro e la sicurezza idrogeologica.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Storie al lavoro: fumetti e racconti a cura di Sergio Badino alla sala Dogana

    Storie al lavoro: fumetti e racconti a cura di Sergio Badino alla sala Dogana

    Sergio Badino storie al lavoro fumettiVenerdì 17 gennaio inaugura presso la Sala Dogana di Palazzo Ducale Storie al lavoro, un’esposizione  collettiva di fumetti e racconti a cura di Sergio Badino, in mostra fino al 2 febbraio 2014.

    In mostra,  le opere degli studenti di sceneggiatura e narrativa della scuola di storytelling e scrittura di Sergio Badino, un’ unione di fumetti e racconti per una riflessione a 360 gradi sul mondo del lavoro.

    Accanto alla narrativa breve e alle tavole a fumetti, a colori e in bianco e nero, la mostra presenta le sceneggiature di queste ultime, in modo da comprendere il processo che, tramite lo storytelling e la scrittura per immagini, conduce alla pagina disegnata.

    La sceneggiature e i racconti sono stati scritti da Giorgia Bruzzone, Luca Caridà, Paola Cassano, Maria Grazia Corradi, Davide Costa, Alberto De Paulis, Valeria delle Cave, Giuliana Erli, Camilla Ferroni, Marcello Gastaldo, Filippo Ghiglione, Andrea Grenci, Silvia Ierardi, Marco Moretti, Nicola Pastrano, Gianmarco Perrone, Fabio Peytrignet, Giuseppina Picetti, Laura Magda Sparacello, Francesca Talloru, Laura Taverna.

    Le tavole a fumetti illustrate sono a cura di Matteo Anselmo, Stefano Bortolin, Giulia Bracesco, Vincenzo Cardona Albini, Francesco D’Ippolito, Rudy Dore, Federico Franzò, Luca Marcenaro, Giorgia Marras, Alex Raso, Gianluca Sturmann, Stefano Tirasso.

    Inagurazione ore 18, altri giorni apertura dalle 15 alle 20. Ingresso libero

     

    [Foto Diego Arbore]

  • Castello D’Albertis, Museo delle Culture del Mondo: incontro con la direttrice

    Castello D’Albertis, Museo delle Culture del Mondo: incontro con la direttrice

    Castello D'AlbertisContinua il nostro viaggio tra i musei genovesi, per mettere in luce eccellenze, contraddizioni, difficoltà del sistema culturale genovese (vedi gli approfondimenti sui Musei di Nervi e su Palazzo Verde). I nostri lettori ricorderanno che qualche tempo fa durante una puntata di #EraOnTheRoad siamo stati al Castello D’Albertis: fino al 1932 villa privata, alla morte del proprietario (il Capitano D’Albertis) è stata donata alla città ed è diventata un “Museo delle Culture del Mondo”, che raduna testimonianze dei diversi popoli incontrati dal Capitano durante i suoi viaggi.

    Negli anni ’70 il giardino è diventato pubblico, ma è rimasto poi chiuso per 23 anni. Ora il parco è di nuovo aperto: con una storia così affascinante alle spalle, a due passi dalle sedi universitarie di Via Balbi e dell’Albergo dei Poveri, vicino al terminal traghetti e alla stazione ferroviaria di Piazza Principe, avrebbe tutte le carte in regola per richiamare orde visitatori. Invece le cose non stanno esattamente così: «È una città faticosa. Soffriamo per la posizione in cui ci troviamo», ci dice la direttrice Maria Camilla De Palma, che ci concede una lunga intervista.

     

    Come procede l’attività culturale del Museo?

    «Anche noi avvertiamo la crisi: una diminuzione delle visite era scontata, tuttavia a fronte del trend negativo che ci aspettavamo abbiamo registrato nell’ultimo trimestre un incremento del 15% nel 2013 rispetto all’anno precedente. Si tratta perlopiù di stranieri, circa l’80%. Gli italiani (e gli stessi genovesi) non sono molti: siamo soddisfatti ma certamente c’è ancora tanto lavoro da fare, a cominciare dalla promozione, anche rivolta agli abitanti di Corso Firenze e altre zone vicine al Castello D’Albertis che ancora dichiarano di non conoscere il Museo. È demoralizzante, visto che siamo qui da 10 anni: era il 2004 quando il Museo è stato aperto, anno in cui Genova era Capitale Europea della Cultura e hanno perciò visto la luce il Museo del Risorgimento, la Galleria d’Arte Moderna di Nervi, i Musei di Strada Nuova e il Galata-Museo del Mare. L’intento era quello di vivere pienamente quell’annata, con varie proposte sotto il profilo artistico-culturale ma, come dicevo, molti genovesi ancora affermano di non conoscerci. Servirebbero più fondi per la promozione, di cui non disponiamo».

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    Dunque, in mancanza di fondi adeguati, quali strategie attuate per pubblicizzarvi?

    «Il Castello fa parte dell’insieme dei Musei civici: un’unica rete che gestisce, controlla e cura la manutenzione di un gran numero di istituzioni. Le spese sono alte e la disponibilità monetaria esigua rispetto ai bisogni dei soggetti coinvolti. Nel nostro caso, abbiamo un patrimonio culturale e paesaggistico importante, ma abbiamo alte spese di manutenzione (si pensi solo al parco e alle sale del Castello), difficoltà ad organizzare eventi a comunicare con l’esterno. Per questo facciamo un appello ai genovesi e chiediamo loro di aiutarci: qual è secondo loro la strategia più efficace? Di recente, ad esempio, abbiamo pensato di organizzare un servizio di bus navetta (finora solo il City Sightseeing arriva quassù) che dal centro cittadino trasporti direttamente al museo i visitatori, ma abbiamo incontrato difficoltà burocratiche tali da farci desistere: dal posteggio, alle fermate da includere nella corsa, all’impiego di ulteriore forza lavoro che non sappiamo se possiamo mantenere. Insomma, il gioco vale la candela? Senza contare che il turista genovese medio è “mordi e fuggi”, interessato all’edutainment, ristretto perlopiù all’area del waterfront: a Genova ormai si vuole tutto a portata di mano e noi siamo svantaggiati, più che aiutati, da una posizione fantastica ma scomoda. Pensare che anni fa è stata creata una rete tra Museo del Mare, Commenda di Prè, Santa Brigida e D’Albertis per creare un’asse tra i poli museali e incentivare il transito nei vicoli, ma l’esito non è stato buono: raccontano le guide turistiche che i visitatori non vogliono entrare nelle zone del centro storico perché malfamate».

     

    castello-d-albertis-verticaleQual è il piano per l’incremento dell’attività nel 2014?

    «In primis, la festa per il decennale: una tre giorni di festeggiamenti che coinvolgeranno il quartiere e le scuole. Ci sarà cibo gratuito, percorsi musicali (con la partecipazione di Echo Art, che quest’anno compie 30 anni) e laboratori didattici per le famiglie. Inoltre, apriremo i passaggi segreti e le torri, di solito inaccessibili. Senza contare le mostre temporanee: in programma quella dedicata alle nuove migrazioni europee ed extra-europee, al calcio africano, al ghetto di Lodz, città della Polonia che celebreremo nella Giorno della Memoria. Finora ci siamo dati da fare, ospitando feste Erasmus, happy hour per garantire l’apertura serale e dare modo ai lavoratori di visitare il Museo, e itinerari lungo il quartiere con danze e giochi di luce. Stiamo tentando varie strategie, ma l’unica cosa che rifiuteremo sarà l’accesso gratuito, come fanno molti musei europei: siamo contro la svendita della cultura perché il patrimonio è di tutti. Inoltre, vorremmo creare una sinergia con l’Università e invitare gli studenti dei poli limitrofi a usufruire del giardino nei mesi caldi: abbiamo già pensato di estendere la rete wi-fi al parco, ci stiamo lavorando. Tuttavia, ciò non basta: si deve promuovere il pacchetto turistico, ma non è un’operazione di competenza delle singole realtà. Ci si deve muovere a livello centrale».

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

     

  • Museo del jazz di Palazzo Ducale: concerto/tributo a Chet Baker

    Museo del jazz di Palazzo Ducale: concerto/tributo a Chet Baker

    Chet BakerIl primo evento del 2014 del Museo del jazz di Palazzo Ducale è Chet Baker in Italia, in programma martedì 14 gennaio alle ore 18.

    Felice Reggio rende omaggio alla figura di uno dei personaggi più amati della storia del jazz, trombettista e cantante statunitense noto per il suo stile lirico e intimista, somparso prematuramente all’età di 59 anni.

    La sua figura, una delle principali del cool jazz, ha sempre trasmesso un alone affascinante e drammatico, grazie al viso da attore,  al suono diafano e sospeso, alla voce fragile e permeata di tragico romanticismo. Senza dimenticare il suo jazz scorrevole, apparentemente sereno e levigato, quel “West Coast Jazz” oggi riscoperto con rinnovato interesse per una insospettabile libertà armonica.

    Reggio accompagnerà il video con una breve esibizione del suo Trio, con Massimo Currò alla chitarra e Manuele Dechaud al contrabbasso: verranno eseguiti brani da Chet’s Sound, il cd del trio interamente dedicato a Baker.

    Felice Reggio ha selezionato in un video molti dei momenti migliori di una carriera tanto intensa e poetica quanto drammatica. Al Munizioniere del Ducael presenterà un video interamente dedicato al lungo periodo in cui Baker soggiornò in Italia, e oltre: filmati dal 1956 (Festival Jazz di Sanremo) al 1987, in cui si ascolterà l’ultima, drammatica intervista concessa da Chet Baker a Gegé Telesforo per il programma D.O.C. di Raidue.

    Ingresso libero ad esaurimento posti.

  • Pegli e Prà, ponente in mobilitazione: VTE e Fascia di Rispetto

    Pegli e Prà, ponente in mobilitazione: VTE e Fascia di Rispetto

    Quartiere di PràA Pegli si moltiplicano le raccolte firme (cartacee e online) contro l’ipotesi di eventuali ampliamenti della piattaforma portuale. E fioccano le adesioni di cittadini, realtà associative e forze politiche. Dopo il “Comitato cittadino in difesa del litorale di Ponente”, il primo a lanciare una protesta le cui istanze sono state recepite dal Municipio Ponente guidato dal presidente Mauro Avvenente (Pd), anche il Movimento 5 Stelle ha promosso una distinta petizione sul web, mentre l’ala sinistra della maggioranza in Comune (Fds e Sel) si è già ha espressa a favore della sollevazione popolare. Infine, i Verdi genovesi, per voce dell’ex consigliere provinciale Angelo Spanò, ribadiscono la loro contrarietà a simili scenari di sviluppo «In presenza di un terminal portuale sottoutilizzato (Voltri) e di spiagge appena restituite alla balneazione (Pegli), si chiede al Ponente un nuovo pesante sacrificio alla portualità senza alcun ascolto delle esigenze dei cittadini e senza valutare le opposizioni locali (in primo luogo quelle espresse dal Municipio); i Verdi sono partecipi dello schieramento di cittadini che vuole una crescita coerente e sostenibile del porto, ma anche la salvaguardia del proprio territorio e delle proprie spiagge. Nel contempo, denunciamo le ambiguità della Giunta Doria che, ancora una volta, manca di far sentire la propria voce dinanzi alle inaccettabili proposte che giungono dall’Autorità Portuale».

    Ma il fermento non si limita a Pegli. Per altri – ormai noti – motivi, pure il vicino quartiere di Prà da diversi mesi vive una sorta di mobilitazione permanente che vede in prima linea il Comitato per Prà. Il prossimo sabato 18 gennaio alle ore 15:30 è in programma la prima manifestazione del 2014 sulla Fascia di Rispetto. I cittadini chiedono al Sindaco Marco Doria di rispondere su alcune – irrimandabili – questioni. Nicola Montese, portavoce del comitato, annuncia «In caso di mancanza di risposte, l’intenzione è quella di piantare le tende in Fascia di Rispetto e non muoversi di lì, finché non arriveranno le spiegazioni che attendiamo».
    I bisogni, purtroppo, sono quelli di sempre «Vogliamo una soluzione certa per la drammatica questione della baraccopoli abusiva che continua a generare tensioni sociali in Fascia di Rispetto – spiega il Comitato – Pretendiamo di avere dati precisi e conoscere quali sono le misure di sicurezza previste in merito alla presenza di amianto sul nostro territorio. Intendiamo conoscere qual è la situazione attuale del progetto P.O.R. e la data di inizio lavori. Inoltre, chiediamo di accogliere l’ipotesi progettuale alternativa rispetto alle quattro corsie». Il Comitato si rivolge direttamente al Sindaco perché, conclude Montese «Non ci sentiamo più rappresentati dal Municipio e dalle persone che lo amministrano».

     

    Matteo Quadrone