Autore: erasuperba

  • Consiglio Comunale di Genova: maggioranza divisa, sospesa la seduta

    Consiglio Comunale di Genova: maggioranza divisa, sospesa la seduta

    Si è conclusa anzitempo la seduta straordinaria di questa mattina per la mancanza del numero legale. Il punto su cui si è arenata la discussione è stato proprio quello relativo al Terzo Valico.

    Appena giunti al punto 9 dell’ordine del giorno il Consigliere del M5S Muscarà ha presentato una richiesta di sospensiva, affermando che i dati ricevuti sulle analisi del materiale di risulta degli scavi nelle cave in Val Chiaravagna per la realizzazione della grande opera ferroviaria erano incompleti e per questo non era possibile procedere ad una decisione. In particolare il consigliere ha contestato la mancanza di informazioni precise sul tipo di smarino che verrà depositato nelle cave. Il rischio è che vi sia anche del materiale nocivo e inquinante visto che le rocce della Valpolcevera, dove verranno effettuati gli scavi, sono di natura amiantifera (vedi approfondimento sulla Gronda di Ponente).

    Nonostante il tentativo del Vicesindaco Bernini, che detiene la delega alle grandi opere, di tranquillizzare gli animi spiegando nel dettaglio come verranno smaltiti i residui degli scavi, Federazione della Sinistra, Sel e il M5S, hanno deciso di abbandonare l’aula in segno di protesta.

    A questi tre gruppi si sono uniti anche il Pdl, la Lista Musso e l’Udc che hanno lasciato i propri seggi per stigmatizzare l’assenteismo degli assessori e l’immobilismo delle Giunta Doria, che, dopo aver centellinato le delibere nei mesi scorsi, ha concentrato tutta la propria attività nell’ultima seduta prima della pausa natalizia.

    Con l’assenza del numero legale il Presidente Guerello ha dovuto decretare lo scioglimento anticipato dell’aula e rimandare i lavori, anche sul Terzo Valico, al nuovo anno.

    Le reazione del Vicesindaco non si è fatta attendere, accusando i partiti “disertori” di voler rallentare con il loro atteggiamento ostile la realizzazione di «un’opera fondamentale per la città». Inoltre, vista la presenza di forze di maggioranza tra quelle che hanno abbandonato l’aula (Fds e Sel) Bernini ha sottolineato che «la maggioranza deve interrogarsi su quali siano le sue strategie».

    L’episodio di oggi è l’esito di una fragilità della maggioranza all’interno del Consiglio Comunale, che in più di un’occasione, su decisioni relative alle grandi opere, ha evidenziato la sua incapacità di esprimere un voto unanime. Non solo Sel e Fds, ma la stessa Lista Doria, hanno più volte evidenziato la loro difficoltà nel sostenere la realizzazione di infrastrutture come la Gronda e il Terzo Valico. Benché non si tratti – per fortuna- degli unici argomenti su cui questa amministrazione deve esprimere delle scelte, il fatto che su questioni strategiche per il futuro di Genova e dell’intera regione la maggioranza sia divisa richiede effettivamente una riflessione e possibilmente un chiarimento definitivo.

    Non è passato inosservato il fatto che l’immobilismo e la mancanza di decisioni di questi mesi in Consiglio Comunale sia dovuto in gran parte alla volontà di non alterare degli equilibri precari e di non porre i partiti di maggioranza di fronte alla necessità di un confronto rischioso ma obbligatorio.

     

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Centro storico, ostruzionismo e degrado: si ferma la musica in Via Pré

    Centro storico, ostruzionismo e degrado: si ferma la musica in Via Pré

    Via BalbiQuesta volta vince il mugugno genovese… Il progetto P.U.M.A. chiude per problemi di convivenza con i condomini di Vico Pace nel cuore del sestiere di Pré. Dopo più di due anni di presidio sul territorio, una valida realtà associativa che opera a pochi passi da Via Pré, in Vico San Cristoforo, è costretta a cedere di fronte alle difficoltà incontrate nello svolgere la propria attività. L’ostruzionismo messo in atto da alcuni abitanti degli stabili adiacenti ha infatti reso impossibile, per l’associazione, portare avanti l’attività nei termini in cui era stata originariamente concepita.

    P.U.M.A. (Presidio Urbano Musiche Attuali) è un progetto nato nel gennaio 2010 ad opera di volontari provenienti da una precedente esperienza associativa in ambito musicale (il gruppo informale poi costituitosi in associazione culturale “VoLùmia”), e messo in pratica tramite la partecipazione ad un bando per l’assegnazione dei locali – di proprietà del Comune – siti in Vico San Cristoforo; dopo la vittoria del bando, gli associati hanno speso tempo ed energie nei lavori di allestimento dei locali per renderli adatti all’attività musicale: da allora ad oggi, P.U.M.A. ha messo a disposizione della collettività una sala prove con relativa strumentazione, ha organizzato eventi live, ha promosso la cultura musicale cittadina sia negli spazi assegnati dal bando sia presso diversi locali genovesi, fungendo da luogo di aggregazione e ponendosi come obiettivo primario quella riqualificazione del territorio che, partita da Piazza delle Erbe, ha lentamente coinvolto varie zone della Maddalena, non arrivando ancora, però, alla zona di Via Pré, dove P.U.M.A. si configura quindi come avamposto: «Attraverso P.U.M.A. offriamo le nostre capacità ed energie maturate sul campo in anni di eventi live, per poter venire incontro ad altri musicisti conoscendo già le loro esigenze, orientandoci al mondo della produzione e fruizione artistica e culturale» ci diceva il presidente Renato Campanini nella nostra intervista di giugno scorso all’associazione in piena attività.

    A distanza di qualche mese, le cose non sono andate come sperato: non è bastato il fatto che – grazie alla presenza di P.U.M.A. sul territorio – siano venute meno situazioni di profondo degrado a rendere sopportabili, per alcuni condomini, le due ore serali di prove musicali. E il climax di questa situazione di insofferenza è stato raggiunto il 15 novembre, quando tali vicini hanno sollecitato l’intervento della polizia municipale per eseguire i rilievi fonometrici. Abbiamo ricostruito l’accaduto con Renato Campanini, presidente dell’associazione.

    In breve, cosa è successo la sera del 15 novembre?

    «Giovedì 15 novembre è venuto a suonare un gruppo, mai visto e conosciuto, che diceva di aver trovato la nostra sala su internet. Strano: in una città dove tutti si conoscono, specialmente musicisti, non era ancora capitato che un gruppo non fosse venuto per passaparola. Comunque lunedì 12 mi prenotano la sala per giovedì 15 dalle 21 alle 23. Il giovedì è sempre stato libero, quindi concordo le prove nella speranza che vengano come gruppo fisso (visto che dobbiamo ancora rientrare dei costi). Giovedì mi chiamano 10-15 minuti prima delle prove per avere conferma, rimango lusingato dalla serietà con la quale si sono preoccupati, fino alle 21 ho il turno al lavoro, quindi faccio aprire la sala un mio socio che abita in via Balbi. Al momento siamo a conoscenza delle prove io, il gruppo, e il mio socio. Verso le 21:30-21:40 mi avverte il mio socio che il gruppo sta suonando a dei volumi imbarazzanti, al che mi reco al più presto per farli abbassare o smettere. Arrivo lì per le 22 e, mentre faccio per aprire la porta e dirgli di abbassarsi, giunge la polizia municipale dicendo che ha fatto i rilievi (prima alle 20:30 circa e poi durante le prove) e che ovviamente stiamo sforando i limiti di legge.
    La responsabilità in questi casi è del Presidente, quindi mi viene presentato un verbale con 1032 euro di ammenda. Mi viene fatto presente che altre volte i tecnici erano venuti ad effettuare i rilevamenti ma non avendo riscontrato alcuna attività rumorosa non avevano redatto alcun verbale. Mi viene inoltre comunicato che il lunedì è stata chiamata la municipale perché c’erano informazioni circa delle prove che si sarebbero svolte il giovedì stesso dalle 21 in poi. Il gruppo, senza che dovesse saper niente di quanto stava avvenendo nel frattempo, smette di suonare molto prima dell’orario concordato (non mi era mai successo), appena la municipale va via. Lascio al lettore le deduzioni che impone la logica».

    La municipale è stata chiamata dai condomini: come funziona l’attività di rilevazione dei volumi? È qualcosa che loro fanno normalmente e spesso? O solamente se vengono chiamati?

    «Il cittadino può richiedere un rilievo fonometrico per la verifica del rispetto dei limiti di rumore della Classificazione Acustica. Il procedimento si attiva inviando una segnalazione. Le misurazioni si effettuano all’interno delle abitazioni, quindi occorre potersi accordare con i vigili per il sopralluogo, il disturbo si rileva dove la gente vive o lavora. Il rilievo avviene in due momenti distinti, quello durante il quale viene misurato il livello di fondo, con il rumore “naturale” dello stabile in questione, e quello effettuato durante l’attività rumorosa; attraverso un calcolo si ottengono i valori differenziali che indicano “quanto” l’attività rumorosa influisca sul luogo preso in esame, questi valori devo rientrare all’interno di specifiche previste dalla legge».

    In linea di massima cosa richiedeva il bando?

    «Il bando richiedeva l’attuazione di attività ed iniziative finalizzate all’aggregazione sociale del territorio contribuendo al risanamento sociale, alla frequentazione ed alla rivitalizzazione della zona; le attività proposte dovevano coprire almeno 4 giornate nella settimana».

    Frame dal Live Studio con Volumi CriminaliFrame dal Live Studio con Volumi Criminali

     

     

     

     

     

     

     

    Il municipio ovviamente sapeva che ci avreste suonato. In quest’ottica, non ha mai preso contatti coi condomini per avvisare o fare presente che vi si sarebbero tenute delle prove?

    «Quando ci siamo inseriti noi (giunta Vincenzi, n.d.r.) i condomini semplicemente non c’erano ancora, se non all’ultimo piano: si tratta di un condominio dell’A.R.T.E. e l’assegnazione degli alloggi è stata effettuata gradualmente tramite dei bandi. Appena arrivati abbiamo fatto un giro per informare gli esercenti e gli abitanti di zona sulle attività che avremmo svolto».

    Quanti giorni e a quali ore suonavate? Com’era la zona quando vi siete insediati e com’è adesso?

    «A pieno regime la sala svolgeva attività musicale per 3-4 giorni a settimana per 2 ore al giorno, di norma le attività terminavano al massimo entro le 10-11 di sera. Appena arrivati la zona si presentava chiaramente degradata: venivano trovate regolarmente feci (soprattutto umane), siringhe, vomito, cocci di vetro, stagnole usate per assumere il crack e così via: lo spaccio e il consumo di eroina e altre droghe pesanti avveniva a qualunque ora del giorno, oltre che di notte capitava più frequentemente durante l’orario della pausa pranzo. Il “pattuglione” composto da forze dell’ordine e militari che gira periodicamente dovrebbe garantire una sicurezza molto più alta del risultato che ottiene: lo spaccio e il degrado in Via Pré non è cambiato di una virgola, in compenso il tipico gestore straniero di minimarket è terrorizzato da quello che potrebbe capitargli se venisse colto a vendere una birra in una bottiglia di vetro dopo le 8 di sera. La sicurezza è un’illusione: ho visto più volte coi miei occhi chiedere i documenti a turisti col trolley a distanza di 20 metri da chi, con una stretta di mano, scambiava banconote con una pallina di cellophane. Grazie all’azione di presidio ultimamente abbiamo trovato solo un po’ di sporcizia e lo spaccio (limitatamente a vico san Cristoforo) è notevolmente diminuito, la situazione è ancora mediocre ma rispetto all’inizio la differenza è notevole».

    Locandina VolumiaQualche residente ha mai manifestato interesse verso quello che facevate, venendo a vedere, a chiedere?

    «Praticamente all’inizio tutti erano curiosi, alcuni ci hanno aiutato materialmente più volte (capitava magari di pulire insieme con la candeggina il sangue per terra o di fare piccoli lavori di manutenzione), altri ragazzi hanno partecipato e partecipano alle attività. Per fare un esempio: quando qualcuno passa dal vicolo ci si saluta e quando siamo noi a passare sono gli esercenti a salutarci: sembra un dettaglio ma in una città di mugugnoni come Genova è un gran bel risultato».

    Un focus sulla difficoltà di convivenza con gli abitanti della zona e dello stabile cui è pertinente il locale: quali difficoltà si sono palesate e come sono state gestite, qual è stato l’atteggiamento dei vicini nei vostri confronti per tutto questo periodo?            

    «Siamo stati subito accolti molto ben volentieri da tutti (a parte un personaggio un po’ particolare che aveva partecipato al bando per l’assegnazione ed era stato scartato in quanto non aveva i requisiti, ma si tratta di un episodio ridicolo): il vicinato, gli esercenti e la comunità intorno tutt’ora ci sostengono. Il rapporto coi condomini di Vico Pace 10 si è progressivamente degradato; dapprima tollerando a mala pena la nostra presenza, poi impedendoci attivamente di svolgere le attività: dispetti, biglietti, messaggi, scenate, gavettoni, interruzione di corrente (che ci ha causato diversi danni alla strumentazione) e così via. Il nostro comportamento è sempre stato orientato verso la disponibilità, venendo incontro alle esigenze di tutti: abbiamo fornito a tutti i nostri contatti, modificato gli orari, implementato l’insonorizzazione etc. L’atteggiamento dall’altra parte è stato di totale chiusura, una frase che mi è stata detta al telefono con uno di questi condomini, e che mi ricorderò sempre, è “io con te non ci parlo”, come se non avessimo lo stesso loro diritto di stare lì. Per fortuna questo comportamento è tenuto solo dai condomini, gli altri abitanti e vicini ci sostengono anche e non solo perché hanno visto il miglioramento progressivo della situazione in strada».

     

    IL COMMENTO DEL MUNICIPIO CENTRO EST

    Riguardo all’insostenibile rapporto con i condomini abbiamo interrogato anche il presidente di Municipio Simone Leoncini, il quale si rammarica del ritardo con cui è stato contattato dall’associazione: «Loro hanno vinto il bando con l’amministrazione precedente. La giunta è insediata da giugno, ma purtroppo io sono stato contattato dai componenti dell’associazione soltanto dopo la multa, quando ormai la situazione coi vicini era, a detta loro, irreparabile. Forse il loro errore è stato questo. Se ci avessero chiamati prima, avremmo potuto organizzare, tempo fa, un incontro e cercare di mediare: non ci era stato detto che la situazione fosse così critica. D’altronde noi riceviamo lamentele continue da ogni parte sui rumori, perché molti abitanti del centro storico non ritengono la movida e la musica alternative accettabili allo spaccio e al degrado, e rivendicano il diritto di poter riposare in silenzio alla sera. Il centro storico ha, secondo me, un carattere ambivalente: da una parte è luogo d’elezione per le attività aggregative e culturali, dall’altra purtroppo la morfologia del territorio, la conformazione dei vicoli, fanno sì che anche il piccolo rumore rimbombi e si amplifichi».

    L’impegno del Municipio, giunti a questo punto, è quello di affiancare l’associazione nella conversione dell’attività, come confermato anche da Campanini.

    Frame dal Live Studio con Volumi CriminaliFrame dal Live Studio con Volumi Criminali

     

     

     

     

     

     

     

    Come si è posto il Municipio nei vostri confronti? Ci troviamo nella situazione in cui il Comune interrompe, attraverso un suo organo, un’attività che esso stesso ha approvato, attraverso tali provvedimenti purtroppo si finisce per mostrare più tolleranza per spaccio e prostituzione che per un po’ di musica, il che lascia a dir poco perplessi….      

    «Il Municipio nella persona del Presidente Leoncini si è reso conto che la situazione relazionale con i condomini non fosse più risanabile, ha giustamente reputato poco utile ora un colloquio con loro in prima persona, si è interessato a trovare nuove realtà/associazioni per poter mandare avanti il presidio e si è mostrato disponibile ad una rivalutazione dell’abbattimento del canone che altrimenti impedirebbe la sopravvivenza e l’autosostentamento di qualunque attività non lucrativa. La municipale non ci sta (per ora) imponendo di interrompere niente, più sottilmente ci ha posto delle condizioni per il proseguimento dell’attività musicale che di fatto non la consentono; mi ha presentato una multa salatissima che allo stato attuale mi dà come unica prospettiva la chiusura. Ciò nei fatti si traduce con una interruzione, d’accordo, ma sappiamo come il legalese e il burocratese siano lontani dai rapporti di causa ed effetto che governano la realtà. Probabilmente chi ha seguito questa pratica la notte dorme come un bambino: io no. I paradossi burocratici non spaventano più, ormai ognuno di noi potrebbe raccontarne uno, quasi come se fosse un aneddoto. Sono quelli reali e causati dal comportamento delle persone che mi preoccupano seriamente, alla fine la legge è fatta dagli uomini, in quanto imperfetta sta agli stessi applicarla. È paradossale quando un commerciante straniero in Via Pré viene multato perché si è dimenticato di esporre un’etichetta con un prezzo mentre a 20 metri c’è qualcuno che sta espletando i suoi bisogni fisiologici in strada; è paradossale  quando sento lamentarsi per le sigarette per terra mentre a 10 metri una ragazza vomita in un angolo con una stagnola in mano; è paradossale quando un’attività che ha stimolato e migliorato un pezzo di quartiere viene obbligata a chiudere per un disturbo personale; è paradossale quando il cittadino preferisce il silenzio dell’eroina al suono di uno strumento».

    Nonostante la disponibilità e l’atteggiamento positivo di Leoncini, «io non sono così pessimista, c’è stato un problema, certo, ma non è che chiudano, semplicemente cambieranno le attività svolte. Io ho anche suggerito soluzioni per proseguire l’attività corrente, sono stati loro a ritenerle impraticabili», resta l’amarezza per le energie profuse e l’investimento purtroppo andato perso: «Solo di materiale abbiamo speso circa 4 mila euro – dice Campanini – la spesa più importante che abbiamo sostenuto però è stata quella dell’affitto mentre eseguivamo i lavori, a cui si devono aggiungere i costi burocratici, la corrente, i trasporti etc… il totale si aggira sugli 11 mila euro, messi ovviamente di tasca nostra e che, allo stato delle cose, non riusciremo mai più a recuperare. Al termine della concessione il Comune acquisisce le opere eseguite (nel nostro caso l’insonorizzazione) senza alcun tipo di riconoscimento economico».

     

    Locandina VolumiaIL DESTINO DI P.U.M.A.

    Perché vi ritenete costretti a chiudere o cedere ad altri?              

    «Se potessimo ignorare il contesto insostenibile che si è sviluppato in questi mesi, potremmo affermare che nessuno ci sta tecnicamente costringendo a chiudere, ma che più precisamente le condizioni poste ci impediscono di continuare l’attività musicale, elemento sul quale si sviluppa la quasi totalità di attività previste dal progetto. L’integrazione con altre realtà associative a questo punto diventa obbligatorio e non più facoltativo: c’è la necessità di mantenere economicamente sostenibile lo spazio, cosa che è venuta a mancare senza il meccanismo micro economico dell’attività musicale».

    Si sono tenute due riunioni: quali soluzioni sono state individuate?       

    «Confrontandoci con soci, volontari, associati e cittadini interessati che hanno partecipato alle riunioni, sono venute fuori un po’ di idee di cui bisogna ancora valutare il grado di sostenibilità economica. Tra quelle più particolari posso anticiparvi:
    – gruppi di lettura per stranieri di libri in italiano “book-club” (l’attività verrà organizzata da docenti di italiano con formazione specifica verso l’insegnamento agli stranieri) + book-crossing.
    – laboratorio di riciclo creativo: inventare un riuso attraverso utensili di semplice utilizzo e l’impiego di oggetti anche di scarto».

    Avete organizzato una serata al Checkmate per la raccolta fondi: finalità della raccolta e modalità di partecipazione alla causa per chi volesse darvi una mano. 

    «Abbiamo organizzato un evento che prevede, nella prima parte, una jam session a cui parteciperanno diversi artisti nostri amici noti nel panorama underground genovese e, nella seconda, un dj set un po’ rock/alternativo, sicuramente differente da quanto ci si è ormai abituati ad ascoltare in giro.
    Abbiamo fatto un po’ di conti e tra la multa (1032 €) e altre spese dobbiamo raggranellare una cifra intorno ai 2400 euro circa, questo solo per poter andare in pari con i costi vivi e i danni ricevuti. Si può facilmente immaginare che per una realtà associativa non lucrativa delle nostre dimensioni una cifra del genere sia fantascienza. La finalità della raccolta è ben poco allettante, perché non si tratta di costruire o proporre qualcosa di nuovo o che non esista ancora, bensì di riparare a un danno ricevuto.
    Per partecipare alla causa per ora è sufficiente venire all’evento di sabato 22/12/2012 presso il Checkmate in Via Trebisonda (dietro Piazza Tommaseo), chi volesse potrà offrire un contributo anche di tipo economico (se vuole) o di visibilità della nostra situazione attraverso i media, i social network. Sicuramente ciò di cui avremo bisogno nell’immediato futuro (a parte i soldi per la multa) sarà la costituzione di una nuova e più ampia rete di associazioni e gruppi informali interessati all’utilizzo degli spazi».

     

    Claudia Baghino
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Teatro della Gioventù: The Kitchen Company presenta la stagione 2013

    Teatro della Gioventù: The Kitchen Company presenta la stagione 2013

    kitchen companyIl pubblico è protagonista assoluto dei nostri spettacoli“: con queste parole Massimo Chiesa, direttore artistico della The Kitchen Company racconta il bilancio del suo primo anno di gestione del Teatro della Gioventù di via Cesarea, di cui EraSuperba è media partner.

    Un progetto iniziato esattamente il 13 gennaio 2012, portando sul palco genovese iniziative non consuete per il teatro della nostra città: anzitutto una stagione teatrale che dura nel corso dell’anno solare, da gennaio a dicembre con una pausa di poche settimane ad agosto; un calendario di soli sette spettacoli, per un totale di 269 repliche e oltre 45.000 presenze; numerose iniziative collaterali, dai non-corsi di recitazione tenuti da Eleonora D’Urso fino a Books on stage e alle collaborazioni con Conservatorio, Borgo Club e altri poli culturali di Genova.

    La stagione 2013 riparte con Rumori fuori scena di Micheal Frayn, che andrà in replica fino al 3 marzo. A seguire, altri cinque spettacoli che verranno messi in scena nel corso dell’anno dai 16 attori della compagnia: La pulce nell’orecchio di Georges Feydeau (dal 9 marzo al 5 maggio); Black comedy di Peter Shaffer (dall’11 maggio al 9 giugno); La strana coppia di Neil Simon (dal 15 giugno al 13 ottobre); Un piccolo gioco senza conseguenze di Jean Dell e Gerald Siblerays (dal 19 ottobre al 17 novembre); La Locandiera di Carlo Goldoni (dal 23 novembre al 31 dicembre).

    Marta Traverso

  • Il fallimento del Movimento e gli effetti devastanti del consumismo

    Il fallimento del Movimento e gli effetti devastanti del consumismo

    Anni 70, proteste studentiLa seconda metà degli anni ’70, come abbiamo visto nelle scorse uscite, registra alcuni fatti importanti. Da un lato, i movimenti e i partiti della sinistra raggiungeranno la loro massima punta partecipativa; dall’altro, inizieranno a comparire i segni di una crisi che investirà il “modo di fare politica”. Nel giro di pochi anni le spinte creative, aggredite da una violenta crisi economica, subiranno un tracollo. La diffusione dell’eroina accompagnerà, drammaticamente, il cosiddetto “ riflusso”. Si parlerà di un “ritorno al privato”. Per parlare di musica, tutte le grosse case discografiche chiuderanno le porte a qualsiasi  progetto non immediatamente vendibile e commerciale. Inizia la marcia trionfale dell’effimero e dell’idiozia che dilagheranno, da allora, indisturbati.

    Questi articoli di P. Pasolini, raccolti in due libri (che mi permetto di consigliare: “Scritti Corsari” e “Lettere luterane”), contenevano una costante denuncia degli effetti devastanti, sul piano delle coscienze, del consumismo e si dichiaravano apertamente contro l’appiattimento causato dalla televisione e il conseguente imbarbarimento della vita civile. Ma soprattutto, in una serie di articoli, Pasolini indicava esplicitamente i mandanti morali e materiali delle stragi, individuandoli nei vertici della Democrazia Cristiana e negli apparati controllati dal potere politico, arrivando a dire: “io so che sono loro ma non ho le prove”.

    Pasolini fu un intellettuale indipendente e scomodo e visse da relativamente isolato le sue coraggiose battaglie di denuncia del degrado della società italiana. O, forse, sarebbe meglio dire “lasciato solo” da quella mentalità conservatrice e gretta che caratterizzò tanta sinistra “popolare” italiana. Il suicidio di L. Tenco, prima, e l’assassinio di P. Pasolini, otto anni dopo, diedero, quindi, due scrolloni al torpore delle coscienze di cui si è parlato, non privi di conseguenze.

    La seconda metà degli anni ’70 rappresenta un momento cruciale per il nostro discorso. In quegli anni – soprattutto nel triennio ‘75/’77 – la spinta al cambiamento toccò la punta più alta e non solo in Italia. Possiamo affermare (con amarezza), che con la fine degli anni ’70 tramontarono i “sogni rivoluzionari”, ma anche le speranze più modeste e più realistiche di un cambiamento avvertibile della società italiana.

    Negli anni ’80 si inizierà ben presto a parlare di “globalizzazione” e la congiuntura economica mostrerà la carognesca faccia di pesanti ristrutturazioni. Interi settori industriali entrarono in crisi con migliaia di licenziamenti. La sinistra moderata era impegnata nella realizzazione del “compromesso storico”, ossia un’alleanza con i ceti moderati cattolici. Fare questo implicava – come obiettivo politico non secondario – isolare un’area politico-sociale tutt’altro che esigua, ossia il “movimento” che si collocava a sinistra del P.C.I.

    Purtroppo – vedendo le cose a distanza, con quella serenità di giudizio (ancorché radicale) che il tempo riesce, a volte, a donarci – occorre ammettere (altrettanto amaramente) che il movimento in 10 anni non riuscì a produrre quasi nulla di politicamente serio e utile. Velleitarismo, spesso tinto di comportamenti “modaioli”; una pratica politica sempre più autoreferenziale, condotta con una logica da “branco”; proclami e sterile esaltazione dell’azione violenta, fine a se stessa, porteranno ad un’incapacità di vedere politicamente in avanti, in una sorta di afasia politica. Questo, unito ai deliri dei gruppi armati, spinsero il “movimento” verso un vicolo politicamente cieco. La crisi economica, la forte repressione, i tanti morti nelle piazze, la fragilità e la stanchezza delle ipotesi e delle formule politiche fecero il resto.

    Ma torniamo per un attimo indietro, indicando sommariamente alcuni fatti importanti, relativi al periodo ‘75/’77. Nel 1975 i giovani diventano maggiorenni a 18 anni e potranno, perciò, andare a votare, aspetto molto importante perché la parte più viva ed impegnata della gioventù di allora era schierata a  sinistra (qui intesa in senso generale). Tra il ’75 e il ’77 il P.C.I. – guidato da E. Berlinguer – raggiunse un livello di consenso mai registrato prima: la DC arretra e nelle elezioni regionali viene superata, appunto, dal PCI. Questo fatto rende il clima politico-quotidiano incandescente. Fatti di grande impatto emotivo furono, nel 1976, il terremoto in Friuli e la nube tossica di diossina che avvolse la cittadina di Seveso, in Brianza. Nel 1977 l’ala più “dura” del movimento toccherà il livello di riscontro più elevato. A Bologna si terrà il “1° convegno contro la repressione”. In tutte le maggiori città italiane ci furono tra il ’76 e il ’77 molti episodi di guerriglia urbana.

     

    Gianni Martini

  • Trasporto ferroviario: in Liguria i pendolari sono cittadini di serie B

    Trasporto ferroviario: in Liguria i pendolari sono cittadini di serie B

    «Fateci uscire dalla preistoria», è lo slogan dei volontari di Legambiente che hanno manifestato ieri insieme ai pendolari di Roma, Padova, Foligno, Pinerolo, Napoli, Viareggio, Lucca, Pistoia, Prato, Firenze, Bologna, Genova, Ancona e Caltagirone.
    Quattordici appuntamenti in altrettante stazioni d’Italia, dal Veneto alla Sicilia, per sottoporre all’attenzione del governo la situazione di degrado in cui versa il trasporto pendolare: lo stato di abbandono di molte stazioni, la vetustà dei treni, la soppressione delle corse e persino di intere linee (12 in Piemonte!), i ritardi e il conseguente sovraffollamento, l’incertezza dei finanziamenti e del futuro di un settore che interessa quasi tre milioni di cittadini. Sono, infatti, 2 milioni 903 mila le persone che, nel nostro paese, ogni mattina prendono il treno per andare a lavorare o a studiare. Ogni sera lo riprendono per tornare a casa.

    Passeggeri inesistenti, però, nel dibattito pubblico, come mette in evidenza Legambiente nel suo rapporto “Pendolaria 2012”. Cittadini di serie B per la politica nazionale dei trasporti, che da oltre dieci anni premia la strada a danno della ferrovia come ben dimostra la suddivisione dei finanziamenti della Legge Obiettivo 2002-2012: 71% delle risorse per strade e autostrade, 15% per le ferrovie e 14% per le reti metropolitane. Anche quest’anno, alla crescita costante del numero di pendolari in Italia governo e amministrazioni regionali hanno risposto con tagli ai servizi, aumenti del costo dei biglietti in tutte le regioni e incertezze sugli investimenti, con effetti rilevanti sulla qualità del servizio.

    Confrontando il trasporto pubblico ferroviario delle varie regioni italiane, il quadro che emerge in Liguria è disarmante: sono 105 mila i passeggeri liguri che ogni giorno scelgono il treno per spostarsi; la nostra regione stanzia per l’erogazione del servizio su rotaia solo lo 0,44% del bilancio regionale 2012 (rispetto allo 0,51% della Lombardia, piuttosto che lo 0,96% dell’Emilia Romagna) che si traduce in una spesa media di 4,49 euro per abitante all’anno (in Lombardia la spesa media annuale per abitante è di 11,92 euro; in Toscana di 9,01 euro).

    «I numeri che emergono dal nostro dossier sono preoccupanti – spiega Legambiente Liguria – Gli enti locali e chi eroga il servizio devono dare certezze ai cittadini. È necessario che la regione dimostri il suo peso politico rinegoziando il contratto di servizio che ha stipulato con Trenitalia nel 2009 perchè non tutela l’utenza. L’emergenza neve ne è una dimostrazione lampante ed è impensabile si debba ricorrere alla Procura, ormai costantemente, sperando possa far rispettare il diritto alla mobilità che si esplica con un servizio decoroso».

  • Bollette e assemblee condominiali: gli argomenti più caldi del 2012

    Bollette e assemblee condominiali: gli argomenti più caldi del 2012

    Ebbene sì, siamo giunti all’ultima puntata dell’anno, riprenderemo dopo l’Epifania… Anche noi, a questo punto, non possiamo sottrarci dal fare un bilancio del 2012.

    Ci avete scritto in molti e ci avete proposto problematiche varie e differenti a cui abbiamo cercato di rispondere nel modo più veloce e migliore possibile. I due argomenti più dibattuti sono stati il condominio e le bollette e di questo non mi sono affatto stupito…

    Prendo spunto da questi due temi per donarvi alcune dritte natalizie. Da dieci anni ormai sotto l’albero troviamo un regalo non gradito, ovvero l’aumento delle bollette domestiche; vista l’imminenza dell’inverno ed il freddo, due utili consigli per risparmiare sul consumo del gas:

    1. Se disponete di una calderina, impostate sì la temperatura desiderata, ma date meno potenza: in questo modo la temperatura rimarrà un pochino più bassa, ma costante, senza picchi di consumo indesiderati;
    2. Le stufe a pellet fanno risparmiare un buon 30% in termini di denaro, con finanziamenti adeguati l’acquisto è assolutamente possibile;
    3. le nuove tecnologie stanno sfornando i cosiddetti camini a bioetanolo, ossia un combustibile naturale; essi non necessitano di canna fumaria e sono amovibili.

    Dovendo allacciarmi al discorso condominio, molti mi hanno chiesto che cosa e come fare per “staccarsi” dall’impianto centralizzato e rendere autonomo il proprio impianto. Innanzitutto la decisione va comunicata all’assemblea, la quale non può impedirvelo. A due condizioni:

    a) che non vengano alterati gli equilibri termici del palazzo;
    b) che voi paghiate le spese di manutenzione, che sono comunque dovute in quanto l’impianto di riscaldamento è un bene comune facente parte del condominio ove voi abitate.

    Per concludere, metodi per risparmiare ce ne sono, basta conoscerli! Altrimenti, quando arrivano le bollette, fa davvero troppo caldo…

    Auguro a tutti i nostri appassionati lettori il miglior Natale possibile ed un 2013 in cui non abbiate bisogno di questa rubrica perché i problemi saranno tutti risolti… Chiedo troppo!?

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

    [foto di Diego Arbore]

  • Consiglio Comunale, tour de force: otto delibere in due giorni

    Consiglio Comunale, tour de force: otto delibere in due giorni

    Come avevamo previsto in questa seduta del Consiglio Comunale prima delle vacanze di Natale si sono concentrate molte delle questioni rimaste pendenti nei mesi precedenti. L’ordine del giorno prevede l’approvazione di otto delibere di cui quattro proposte dal Consiglio stesso e quattro dalla Giunta.

    La prima delibera ha riguardato la modifica dell’articolo 49 del Regolamento del Consiglio Comunale, che si occupa delle risorse finanziarie a disposizione dei gruppi consiliari. Le modifiche, che sono state proposte con un testo redatto dallo stesso Presidente Guerello, hanno permesso un aggiornamento delle attività coperte dalle risorse finanziarie con un particolare riferimento alle attività dei gruppi online (servizi di posta elettronica e spazi sul web). Ma la vera svolta positiva è stata l’introduzione dell’«obbligo di pubblicare il bilancio di ogni gruppo sul sito del Comune di Genova con scadenza semestrale». Il voto a favore di questo provvedimento è stato unanime (36 consiglieri su 36) e la condivisione si è anche notata dall’assenza di discussione in aula. Si tratta di un provvedimento volto a garantire totale trasparenza alle spese dei gruppi politici, che in questi ultimi mesi sono state fonte di diversi scandali in alcuni Consigli Regionali (Lazio e Lombardia).

    Durante la conferenza stampa tenutasi dopo la seduta del mattino, sono stati anche illustrati alcuni dati relativi alle spese dei gruppi consiliari evidenziando come tale somma sia andata progressivamente riducendosi dal 2002 ad oggi. Uno sforzo fatto dal Consiglio per limitare gli ormai famigerati costi della politica. Il gruppo che ha ottenuto nel 2012 la quota maggiore di fondi è stato il Pd con 12.000 euro, a seguire la Lista Doria (6.000), Pdl e M5S (5.900) e a scalare tutti gli altri gruppi per un totale di 50.000 euro. Il Presidente Guerello ha spiegato che le risorse vengono ripartite per 2/7 in parti uguali per tutti i gruppi e per 5/7 in base al numero di componenti del gruppo stesso.

    Se confrontati con altri livelli amministrativi, ad esempio quelli regionali, i numeri sono decisamente più contenuti, basti pensare che in Regione un solo gruppo è in grado di ottenere risorse per 190.000 euro, anche se all’interno di questa cifra sono compresi anche i costi del personale.

    Nel pomeriggio la seduta è ripresa affrontando uno degli argomenti che più hanno fatto discutere in questi mesi e che più hanno messo alla prova la tenuta della maggioranza: la Gronda di Ponente. In programma c’era la nomina di un rappresentante del Consiglio all’interno dell’Osservatorio della Gronda. L’argomento era già stato affrontato in aula a fine ottobre e la proposta del M5S e della Lega di rimandare tale nomina ad una seduta successiva per approfondire il ruolo dell’Osservatorio aveva già portato ad una spaccatura della maggioranza con il Pd unico partito contrario a questa decisione e Lista Doria, Sel e Federazione della Sinistra favorevoli. E, come si poteva prevedere, anche in questo caso la tensione è stata palpabile.

     

     

    Il Movimento 5 Stelle è riuscito ad ottenere un ulteriore rinvio della nomina sostenendo che la delibera su questo argomento non era stata approvata in Commissione, come prevede il regolamento. Il punto era stato affrontato dalla Commissione Territorio, ma senza esprimersi nel merito della nomina. Sarà quindi la Commissione Affari Istituzionali, che ha competenza diretta sulle nomine del Consiglio, a dover approvare questo procedimento prima di una sua nuova presentazione in aula. Sia il Presidente della Commissione Vittoria Musso (Lista Musso) sia il capogruppo del Pd Farello – favorevoli alla grande opera – hanno tentato di arginare la manovra dei consiglieri “scettici” precisando che la discussione sulla delibera dovrà attenersi precisamente al suo oggetto, ovvero alla nomina del rappresentante del Consiglio. In altre parole si cercherà di evitare che il dibattito trascenda ancora una volta in una contrapposizione Gronda SI e Gronda No.

     

     

    Infine si è discusso di ciò che, con un formula ottimistica, è stato definito Rilancio delle Farmacie Comunali. Di fatto la delibera urgente proposta dalla Giunta presentava una serie di interventi per evitare il fallimento di Farmacie Genovesi Spa, che ha accumulato negli ultimi 3 anni una perdita pari a 600 mila euro. Il piano prevede la vendita delle licenze di tre farmacie ed una ricapitalizzazione di 200 mila euro.

     

     

    Ancora una volta il Consiglio si è trovato di fronte ad un’emergenza, come nel caso di AMT, e alla necessità di ripianare con denaro pubblico le perdite di un’azienda partecipata del Comune. Il consigliere del Pd Vassallo ha parlato di voto obbligato, affermando: «Ci troviamo a decidere sulla base del verbale dei revisori dei conti», aggiungendo che «Se non si fanno delle scelte poi si è obbligati a prendere delle decisioni che non sono le nostre». Infatti, come sottolinea anche il centro-destra, in più di un’occasione era stato sollevato il problema delle farmacie comunali, ma si è atteso il giorno prima dell’assemblea che ne avrebbe con ogni probabilità decretato il fallimento per intervenire.

     

     

    Oltre alle responsabilità politiche, che ovviamente non possono essere addossate ad un’amministrazione in carica da sei mesi, vanno verificate anche le responsabilità del management. Troppo spesso, evidenzia Padovani (Lista Doria), «manca il controllo» perché non è possibile accorgersi solo all’ultimo di una situazione dei conti disastrosa com’è accaduto prima per AMT e Fiera di Genova e adesso per le Farmacie Comunali.  Campora (Pdl) ha infatti chiesto alla Giunta di non procedere solo interventi spot, ma di presentare un riassetto organizzativo generale delle partecipate.

     

     

    A rimetterci saranno – questa volta senza retorica – proprio i cittadini dei quartieri più disagiati, visto che le tre farmacie in vendita sanno quelle di Coronata, Biscione e Begato. In questo modo viene intaccata profondamente la loro funzione di presidio sociale sul territorio.

     

     

    Questa mattina alle 9:30 è iniziata la seconda seduta della due giorni di Consiglio prenatalizia. I consiglieri stanno affrontando temi delicati come l’ex ospedale Martinez e il Terzo Valico.

     

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Giorno della memoria 2013: “La tregua”, reading collettivo

    Giorno della memoria 2013: “La tregua”, reading collettivo

    Giornata della memoriaDomenica 27 gennaio 2013, Giorno della Memoria, Palazzo Ducale ospiterà un evento organizzato dal Centro Culturale Primo Levi: una lettura pubblica collettiva del romanzo “La tregua” di Primo Levi, che riprende l’iniziativa analoga svoltasi lo scorso anno con “Se questo è un uomo”.

    Chiunque può partecipare: non è necessario iscriversi, è sufficiente mettersi in coda e ognuno leggerà il passo seguente a quello di chi lo precede. La lettura durerà per l’intera giornata del 27 gennaio.

    Un modo non soltanto per ricordare le tragiche vicende della Shoah e per riflettere sul passato, ma un’opportunità per progettare un futuro di tolleranza e di pace senza dimenticare gli orrori della nostra storia recente.

  • Casa occupata Giustiniani, sgombero e arresti: presidio a San Lorenzo

    Casa occupata Giustiniani, sgombero e arresti: presidio a San Lorenzo

    Via dei Giustiniani casa occupataMercoledì 12 dicembre alcuni tra i presenti nella casa occupata Giustiniani 19, nell’omonima via del centro storico a Genova, hanno ricevuto la notifica di una serie di misure cautelari preventive (4 arresti domiciliari, 7 obblighi di firma giornalieri) a seguito di atti compiuti durante lo sgombero del 7 agosto 2012.

    Per questa ragione mercoledì 19 dicembre (ore 16.30) si terrà un presidio in piazza San Lorenzo per sostegno a queste persone ed esprimere la contrarietà alle misure preventive, che secondo gli organizzatori dell’evento «vengono date non in quanto “sanzione” dei reati commessi, ma come “prevenzione” di reati ancora da compiere: si tratta infatti di misure cautelari preventive, disposte per impedire la reiterazione del reato e per “sorvegliare e punire” coloro che dimostrano di avere un comportamento che non può essere “corretto” altrimenti».

    L’occupazione di Giustiniani 19 è solo uno dei numerosi atti – organizzati da collettivi, gruppi spontanei o movimenti anarchici – allo scopo di rivendicare il diritto alla casa.

  • Campagna elettorale: appello di Libera Liguria alle forze politiche

    Campagna elettorale: appello di Libera Liguria alle forze politiche

    elezioniLibera Liguria si appella alle forze politiche e movimenti attivi in Liguria affinché nella formazione delle liste per l’imminente campagna elettorale non vengano inseriti candidati con condanne o processi in corso per reati gravi, quali corruzione, mafia, terrorismo, ecc.

    In questi giorni i coordinamenti provinciali, i presidi e l’assemblea regionale di LIBERA si sono confrontati sul tema delle liste “pulite” in vista della imminente campagna elettorale.

    «Il Decreto “liste pulite”, presentato dal Governo Monti, prevede l’incandidabilità per chi ha subito condanne definitive per peculato, corruzione, concussione, terrorismo, mafia fino ad 2 anni e 1 giornospiega il coordinamento territoriale di Libera Liguria – Il decreto legislativo verrà esaminato dalle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia di Camera e Senato in settimana. Anche se questa legge non ha ancora l’efficacia da noi auspicata, crediamo che sia necessario che il Parlamento esprima un parere obbligatorio non vincolante per il governo (che poi dovrà approvare definitivamente il decreto legislativo, mandarlo alla firma del Capo dello Stato e pubblicarlo in Gazzetta ufficiale). I fatti di cronaca che in questi mesi hanno interessato il malcostume di personaggi politici in parlamento e nei consigli regionali, l’infiltrazione mafiosa di amministrazioni locali, il commissariamento di comuni nel Nord compreso alcuni del ponente ligure, crediamo debbano essere gli esempi concreti per cui i partiti politici che si cimentano nella formazione delle liste di candidati, si impegnano a promuovere una selezione delle candidature proponendo all’elettorato persone di provati valori democratici e di onestà».

    Per questo Libera Liguria rivolge un appello alle forze politiche e movimenti presenti in Liguria in attività per la prossima campagna elettorale di «Mostrare rispetto per l’elettorato proponendo candidature senza carichi pendenti. Libera, auspicando una campagna elettorale che metta a confronto programmi, dedizioni e disponibilità personali, augura anche che possa riconoscere agli eletti il successo dovuto all’impegno per la crescita della cultura della legalità e della sicurezza e della giustizia».

    L’obiettivo è quello di «Suggerire che non vengano candidate persone, non solo con condanne, ma con processi in corso per corruzione, mafia, terrorismo, perché questo Paese non se lo può più permettere – conclude Libera Liguria – Se così non fosse allora spetta a noi cittadini riprenderci la sovranità ed evitare di votare persone che hanno macchie di questo genere. Gli eletti saranno contattati dal nostro coordinamento per una iniziativa pubblica in occasione della quale apriremo un confronto sugli impegni dei parlamentari in ordine al tema della difesa della legalità democratica e della lotta contro tutte le mafie».

  • Comitato StopOPG: paura per il futuro dei pazienti, lettera al Ministro

    Comitato StopOPG: paura per il futuro dei pazienti, lettera al Ministro

    Il comitato StopOPG – che racchiude numerose realtà (associazioni, sindacati, forum per i diritti, fondazioni, ecc.) impegnate su tutto il territorio nazionale per l’abolizione degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari scrive al Ministro della Salute, Renato Balduzzi, al Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani e al Presidente della Commissione d’inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale, Ignazio Marino, per denunciare il rischio che l’annunciato superamento degli OPG possa tradursi nella chiusura di essi con il conseguente trasferimento dei pazienti in strutture regionali (una sorta di “mini OPG”), ovvero nuovi contenitori dove attuare le misure di sicurezza, senza puntare sul recupero delle persone attraverso progetti terapeutici e riabilitativi individuali.

     

    Ecco il testo della missiva:

    Oggetto: chiudono gli OPG o riaprono i manicomi ? PROPOSTE

    Ministro della Salute prof. Renato Balduzzi
    Presidente della Conferenza delle Regioni e P.A. dott. Vasco Errani
    p.c. Presidente Commissione d’inchiesta efficacia efficienza SSN sen. Ignazio Marino

    Roma, 11 dicembre 2012

    Egregio Ministro, egregio Presidente,
    siamo molto preoccupati sullo stato di attuazione del processo di superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari OPG.
    Infatti, in seguito

    – all’approvazione del Decreto Ministeriale 1o ottobre 2012Requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi delle strutture residenziali destinate ad accogliere le persone cui sono applicate le misure di sicurezza del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario e dell’assegnazione a casa di cura e custodia“;
    -alle due Intese, sancite in Conferenza Unificata il 6.12.2012, sul riparto dei finanziamenti destinati agli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, ex art. 3 ter della Legge 9/2012;

    il superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari sta per risolversi con il mero trasferimento delle persone attualmente internate negli OPG e CCC nelle “strutture speciali regionali” (che abbiamo chiamato “mini OPG”).

    In particolare:
    – L’intesa sul riparto conferma a tutto campo quanto abbiamo più volte denunciato in riferimento all’articolo 3 ter della legge 9/2012: il non superamento dell’ospedale psichiatrico giudiziario ma la sua trasformazione in “strutture speciali regionali” che diventano i “nuovi contenitori” dove attuare le misure di sicurezza. Di più sembra oggi possibile perfino il mantenimento di alcuni attuali Opg, suddivisi in moduli da 20, di cui verrà cambiato solo il nome.

    Bisogna evitare che ciò accada e pertanto, nel procedimento attuativo dei riparti (con i programmi regionali da approvarsi con decreto del Ministro della Salute) PROPONIAMO:

    1. Le risorse vanno destinate ai Dipartimenti di Salute Mentale per progetti individuali finalizzati alle dimissioni degli/delle internati/e o per progetti di alternativa alla misura di sicurezza detentiva in Opg o Ccc (vedi sentenze Corte Costituzionale 253/2003 e 367/2004 richiamate dall’allegato 1C Dpcm 1.4.2008) Così da evitare i “mini OPG” o i “manicomi regionali”.
    2. Vanno attuate le “dimissioni senza indugio”, come sollecitato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul SSN ai Ministri della Salute e della Giustizia, che risultano possibili immediatamente per i due terzi delle persone internate attraverso la presa in carico dei DSM, che porterebbero già alla chiusura di alcuni Opg.

    Sulle risorse di parte corrente (38 milioni nel 2012 ma saranno 55 milioni dal 2013):
    I 38 milioni di parte corrente per il 2012 (55 milioni dal 2013) sono ripartiti tra le regioni al 50% in base alla popolazione regionale complessiva e al 50% in base al numero di internati residenti in ciascuna regione.
    – Questo criterio (50% popolazione complessiva 50% internati), secondo il decreto, si motiva perché le risorse servono in parte per l’attivazione delle strutture ed in parte per il rafforzamento dei servizi del Dipartimento di Salute Mentale DSM (si citano ambulatori e residenze).
    – Per assegnare queste risorse, ogni regione deve presentare uno specifico programma assistenziale (vedi 6° capoverso decreto riparto spesa corrente) da approvarsi con Decreto del Ministro della Salute.

    PROPONIAMO:
    1. Il programma assistenziale della regione, sottoposto al vaglio e al decreto del Ministro della Salute, deve contenere i progetti terapeutico riabilitativi individuali, a cura del DSM competente, finalizzati prioritariamente alle dimissioni e all’esecuzione delle misure di sicurezza “alternative” all’internamento.
    2. Siccome spetta al DSM il dovere di garantire i LEA sanitari, a partire dalla presa in carico di tutti gli internati, le risorse devono essere destinate al suo rafforzamento, al budget per i progetti terapeutico riabilitativi.

    Sulle risorse in conto capitale (anni 2012 e 2013: 173,8 milioni di euro)
    Sulle strutture ribadiamo il dissenso già espresso; così come sono concepite nella legge 9/12 e poi nel decreto relativo ai loro requisiti, si configurano come “mini OPG”. Con un peggioramento introdotto da questo riparto: sono previste strutture interregionali (vedi articolo 2 decreto riparto conto capitale) che andranno a costituire grandi strutture – pur divise in moduli, manterranno persone internate fuori dalla loro regione, rafforzeranno meccanismi di delega da parte di alcuni Dsm e principalmente rischiano di tenere in piedi alcuni Opg suddivisi in moduli.

    Inoltre è sparito qualsiasi riferimento al rapporto tra le strutture e i progetti terapeutico riabilitavi individuali. Con il “decreto Balduzzi” (ora articolo 6 legge 189/2012) era stato così modificato l’articolo 3 ter della legge 9/2012: “Le predette risorse … sono ripartite tra le regioni,…, previa intesa .., ed assegnate alla singola regione con decreto del Ministro della salute di approvazione di uno specifico programma di utilizzo proposto dalla medesima regione che deve consentire la realizzabilità di progetti terapeutico-riabilitativi individuali”. Questa formulazione non è stata riportata nel decreto di riparto.
    – Ogni regione, per ottenere l’invio del finanziamento spettante deve presentare entro 60 giorni uno specifico programma al Ministero della Salute che, con Decreto, lo dovrà approvare.

    PROPONIAMO:
    1. Anche i finanziamenti in conto capitale devono essere assegnati e gestiti dal DSM, che decide come è necessario investire i fondi in per “consentire la realizzabilità di progetti terapeutico-riabilitativi individuali (ex articolo 3 ter della legge 9/2012 come modificato dall’articolo 6 della legge 189/2012) per dimissioni ed esecuzione della misura di sicurezza alternativa al’internamento.
    2. Quindi, il programma della regione, sottoposto all’approvazione con decreto del Ministro della Salute, deve contenere i progetti terapeutico riabilitativi individuali, a cura del DSM competente, finalizzati prioritariamente alle dimissioni e all’esecuzione delle misure di sicurezza “alternative” all’internamento.

    INFINE PROPONIAMO
    l’istituzione di una specifica autorità di garanzia nazionale (che possa agire anche con funzioni commissariali ad acta) per l’attuazione dei programmi delle regioni e per il loro monitoraggio.

    Comprendiamo che “recuperare” il ritardo con cui si è proceduto all’attuazione delle norme per il superamento degli OPg comporti l’adozione di provvedimenti immediati, ma occorre evitare che la domanda che avevamo rivolto: “chiudono gli OPG o riaprono i manicomi ?” si trasformi in una desolante affermazione.

    Infine, ribadiamo che il definitivo superamento dell’Opg possa solo essere raggiunto con la modifica degli articoli del codice penale 88 e 89, altrimenti gli Opg (vecchi o nuovi) continueranno ad essere alimentati da nuovi ingressi. Sono quegli articoli del codice Rocco che, associando “follia” ad incapacità di intendere e di volere e a “pericolosità sociale”, hanno mantenuto in vita l’Opg e dunque un canale “parallelo e speciale” per i malati di mente che commettono reati.
    La legge Basaglia aveva invece finalmente eliminato uno statuto speciale per il malato di mente e sancito la sua entrata nella cittadinanza.

    In attesa di un urgente riscontro, inviamo cordiali saluti
    p. stopOPG
    Stefano Cecconi, Giovanna Del Giudice, Francesca Moccia.
    StopOPG

  • Comitato ospedale Sestri Ponente: lettera al segretario Pd Bersani

    Comitato ospedale Sestri Ponente: lettera al segretario Pd Bersani

    SanitariIl Comitato per la salvezza dell’ospedale di Sestri Ponente scrive una lettera aperta al segretario nazionale del Partito Democratico, nonché candidato premier del centro-sinistra, Pierluigi Bersani, per contestare la politica sanitaria della Regione Liguria, raccontando la travagliata storia della sanità in Val Polcevera e nel Ponente genovese a partire dall’avvento, nel 2005, della Giunta regionale di Burlando, affiancato dall’altro Claudio, Montaldo, come assessore alla Sanità.

    Nello stesso anno arriva lo stop al famoso “ospedale di Vallata” «La Regione interruppe l’appalto indetto dal centrodestra, per la costruzione di un nuovo ospedale in Valpolcevera, vinto dalla Pirelli Re – spiega il comitato – si saranno pagate delle penali, ma una delle motivazioni per non costruire, era che, trattandosi di un project financing, il privato avrebbe gestito per anni le pulizie, i pasti, la lavanderia e cose simili, quindi Montaldo, che affermava di essere per la sanità pubblica, non aveva condiviso: bene! La seconda motivazione era meno credibile: non condivideva il sito prescelto, l’ex area industriale Mira Lanza a Teglia». Peccato però, sottolinea il comitato che «La scelta era stata fatta dal Comune di Genova, quando Claudio Montaldo era vicesindaco».

    Nell’estate del 2006 «Dopo aver chiuso la Chirurgia dell’Ospedale di Sestri, trasformata in day surgery, l’assessore Montaldo annunciava che avrebbe costruito il Nuovo Ospedale del Ponente ma che nel frattempo avrebbe riorganizzato gli ospedali di Sestri e Rivarolo – continua la missiva – tradotto dal politichese all’italiano, intendeva chiudere i due ospedali. Fu logico controbattere che prima si costruiva il nuovo ospedale e poi si sarebbero chiusi gli altri. I Sestresi insorsero, raccolsero le firme (su 54.000 abitanti furono raccolte 16.000 firme), si tennero assemblee infuocate e manifestazioni con cortei a cui parteciparono anche le ambulanze delle Pubbliche assistenze».

    «Nel 2007 Claudio Burlando dichiarò: “State tranquilli, non taglieremo altri servizi fin quando non sarà costruito il Nuovo Ospedale del Ponente” ricordano i firmatari della lettera  – Nel frattempo l’Ospedale Celesia di Rivarolo veniva chiuso (avevano creduto a Montaldo) e ora la Regione vuol vendere quell’immobile, l’Ospedale di Sestri invece, era salvo, ci eravamo fidati di Burlando!».

    Senza dimenticare il balletto sul sito ideale per costruire il Nuovo Ospedale del Ponente «Il Comune, a guida Pd, individuava diversi siti ma la Regione, sempre a guida Pd, voleva si decidesse per il sito di Villa Bombrini a Cornigliano – racconta il comitato – Dopo tre anni di balletti, Comune e Regione, concordarono per Villa Bombrini».

    Nel frattempo «I finanziamenti recuperati dalla soppressione dell’appalto per il nuovo ospedale in Valpolcevera e che Montaldo aveva assicurato servissero per il Nuovo Ospedale del Ponente, venivano gentilmente donati all’ospedale privato Galliera, con i “ringraziamenti del cardinal Bagnasco” – spiega l’ex parlamentare (Ds) Aleandro Longhi, membro del comitato di cittadini  – Il Galliera ha già speso tre milioni dei cinquantatre ricevuti, per realizzare il progetto di un mega ospedale con relativa speculazione edilizia su parte del vecchio ospedale. Quel progetto probabilmente non si realizzerà mai, poiché il Galliera era intenzionato a contrarre un mutuo con interessi a carico della Regione, non consenziente, ma altresì perché un ricorso al Tar, ha bocciato il progetto.Chi pagherà per quei tre milioni di euro pubblici sprecati?».

    Sono passati 6 anni e mezzo dall’annuncio della Regione di costruire il nuovo ospedale del Ponente «I finanziamenti previsti sono spariti continua Longhi – la Regione sembra che voglia sostenere che il sito da lei scelto non sarebbe bonificabile in quanto in passato era un’area utilizzata dalle acciaierie. Bella scoperta: che ci abbiano mentito? Ma gli amministratori pubblici possono permettersi di mentire? Circa un anno fa, prima di Natale, nonostante Burlando avesse assicurato che non avrebbe tagliato i servizi nei nostri ospedali, sono ricominciati i tagli e gli annunci di nuovi tagli. È stato chiuso il Centro Ictus di Sestri, poi la Chirurgia e la Cardiologia di Pontedecimo, il Pronto soccorso di Sestri, dove si vuol anche chiudere la Neurologia e la Psichiatria per acuti. I due ospedali stanno chiudendo e l’unico ospedale pubblico del Ponente, il Villa Scassi di Sampierdarena, sta esplodendo».

    «Devi sapere, caro Bersani, che Ponente e Val Polcevera contano una popolazione di oltre 300 mila persone, circa la metà dell’intera popolazione di Genova: sono le zone operaie, le zone rosse, quelle che hanno permesso la vittoria di Burlando nel 2005 e nel 2010 sottolinea LonghiPossibile che i due terzi dei servizi sanitari per acuti siano sempre più concentrati nel centro Levante, nelle zone “bene” di Genova e che, non solo si finanzi la sanità privata per subalternità alla Curia, ma si tagli dove già vi è scarsa sanità e molti sono i fattori di rischio, quali il porto, le acciaierie, il cantiere, le grandi fabbriche, i depositi petroliferi, la discarica e via elencando».

    L’ex Senatore Longhi ricorda le diverse manifestazioni dei cittadini contro la politica sanitaria della regione e gli incontri con l’assessore Montaldo che «Ha continuato a raccontarci le sue favole. È riuscito persino a dire che è sua intenzione realizzare l’ospedale del Ponente. Il nuovo nosocomio sarebbe stato finanziato con i fondi Fas, quegli stessi fondi che qualche giorno dopo ha dichiarato che sarebbero serviti per finanziare le piastre ambulatoriali di Pegli e Voltri, ma poco dopo sono spuntati anche i fondi europei. Infine Burlando ha dichiarato che dovevano intervenire i privati».

    «Alcuni componenti dei nostri Comitati per la Salvezza degli ospedali del Ponente, elettori del Pd, hanno cominciato a raccogliere firme di altri elettori del Pd, che non voteranno più per il tuo partito se la Regione non tornerà indietro e non manterrà gli impegni pubblicamente presi – conclude Aleandro LonghiIn Regione il Pd è rimasto il solo a sostenere i tagli. Non portano in consiglio i provvedimenti presi dal direttore della Asl 3 Genovese poiché, giustamente, i gruppi consiliari di Sinistra Ecologia Libertà e Federazione della Sinistra, che sono in maggioranza, voterebbero contro e noi per questo li ringraziamo. Noi continueremo la nostra protesta con manifestazioni e raccolta di firme tra gli elettori del Pd. Ti chiediamo di impegnarti perché la politica si faccia seriamente, non si menta ai cittadini e non si colpisca sempre la parte più debole della popolazione». 

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Veicoli elettrici a Genova: dove sono i punti di ricarica?

    Veicoli elettrici a Genova: dove sono i punti di ricarica?

    IL PRECEDENTE

    Dicembre 2010: in piazza Poch a Sestri Ponente viene inaugurata la prima colonnina di ricarica per auto elettriche, un progetto nato dalla collaborazione tra il Comune di Genova ed Enel che prevede – come da protocollo di intesa sottoscritto il 10 settembre 2010 – l’installazione di almeno dodici punti di ricarica in altrettante zone della città entro la fine del 2011, che agevoleranno chiunque voglia acquistare un veicolo alimentato da energie rinnovabili.

    Il progetto si inserisce nell’ambito di Genova Smart City, quale iniziativa a sostegno della mobilità sostenibile, con un investimento iniziale di 50.000 €. Le altre aree saranno installate rispettivamente in piazza Matteotti, via Vernazza, via Porta degli Archi, piazza Marsala, stazione Brignole, via Bixio, piazza Raibetta, via Balbi, via Minzoni, Matitone e largo Coppi, ma sono allo studio di Enel anche espansioni presso aree di grande passaggio quali Fiumara, stadio Ferraris e Fiera di Genova, oltre che nei parcheggi di supermercati e delle più grandi aziende cittadine.

    Settembre 2012: se le stazioni di ricarica per auto restano al momento un miraggio, Genova conosce invece una svolta per quanto riguarda lo scooter elettrico. L’azienda di Sestri Ponente Ecomission, specializzata nella produzione di questo tipo di veicolo, installerà in circa venti scuole superiori di Genova stazioni di ricarica per gli allievi e gli insegnanti: la prima sede è l’Istituto Emiliani di Nervi. Il progetto è attuato in collaborazione con la Direzione Mobilità del Comune di Genova e i finanziamenti sono pervenuti grazie a un bando dell’Unione Europea – patrocinato dalla Regione Liguria – per progetti ecosostenibili.

    IL PRESENTE

    Dicembre 2012: a due anni dalla prima installazione una delibera del Comune di Genova dà il via libera a dodici colonnine di ricarica per veicoli elettrici in altrettanti punti della città. Un progetto che vede ancora una volta la collaborazione dell’azienda Ecomission, di Enel e di Genova Car Sharing.

    La delibera è stata formulata su proposta degli Assessori Anna Maria Dagnino (Mobilità e Traffico ) e Francesco Oddone (Sviluppo Economico) e prevede due azioni concrete, da realizzarsi nei prossimi mesi: da un lato il perfezionamento degli accordi già presi nel 2010, dall’altro l’ulteriore installazione di quattro colonnine dedicate espressamente ai veicoli del servizio car sharing.

    I dodici punti di ricarica a cura di Enel verranno installati in luoghi parzialmente differenti rispetto a quanto stabilito due anni fa, ovvero: via Vernazza (adiacente a piazza Piccapietra), via di Francia (adiacente a Matitone e WTC), via Ceccardi e piazza Matteotti (per residenti del centro storico e dipendenti Regione Liguria), via Brigata Liguria, stazioni ferroviarie Principe e Brignole, piazza Paolo da Novi (per i residenti della zona e i dipendenti del Comune di Genova a corso Torino), via Pacinotti (Sampierdarena, zona Fiumara), piazza Fausto Coppi (Sestri Ponente) e via Volta (ospedale Galliera).

    I quattro punti di ricarica per il car sharing saranno invece collocati in piazza Matteotti, piazza Marsala, Spianata Castelletto (piazza Villa) e via Fanti d’Italia (adiacente a stazione Principe).

    Marta Traverso

  • Museo Luzzati: Pinocchio, bando di concorso per illustratori

    Museo Luzzati: Pinocchio, bando di concorso per illustratori

    Pinocchio mostra LuzzatiIn occasione della mostra Pinocchio – Biennale 2012 il Museo Luzzati indice la prima edizione di un concorso internazionale di illustrazione sul tema “Pinocchio e il Viaggio”, volto a premiare le migliori illustrazioni che interpreteano la storia di Pinocchio sotto il segno del viaggio, inteso in una delle sue innumerevoli accezioni: come atto di spostarsi da un luogo ad un altro, come itinerario immaginario, come ricerca interiore, come metafora della vita.

    Possono partecipare al concorso, in forma strettamente individuale, illustratori italiani e stranieri. Le illustrazioni potranno essere realizzate in qualunque tecnica grafica, in bianco e nero o a colori su tavole di dimensioni massime cm 30 x 30. Non è prevista alcuna quota di iscrizione.

    Le opere dovranno essere spedite al Museo Luzzati entro il 30 marzo 2013 insieme alla scheda di partecipazione, che può essere richiesta inviando una mail a catalogazione@museoluzzati.it.

    Per le migliori opere saranno messi in palio:
    1° premio € 1.200 con il contributo d Centro Latte Rapallo – Latte Tigullio
    2° premio € 500 con il contributo di Centro Latte Rapallo – Latte Tigullio
    3° premio: 1 valigetta in legno Faber-Castell da 120 matite colorate acquerellabili Albrecht Durer (valore €395)

    Le opere vincitrici saranno inoltre esposte in occasione della mostra Pinocchio Biennale 2014. A discrezione della giuria potranno essere assegnati ulteriori riconoscimenti ed eventuali premi.

  • Regali di Natale fai da te: incontro al Circolo Arci Belleville

    Regali di Natale fai da te: incontro al Circolo Arci Belleville

    Natale regaliComplice la crisi economica, negli ultimi tempi si stanno diffondendo (soprattutto tramite il passaparola via social network) idee e suggerimenti per regali di Natale fai da te basati sul riciclo creativo, allo scopo di sostenere piccoli artigiani o scoprire nuovi modi di utilizzare materiali di recupero.

    A questo scopo, il Circolo Arci Belleville di vico Calvi organizza per questa sera (martedì 18 dicembre 2012) la Festa del regalo autoprodotto. Chi vuole partecipare deve seguire alcune semplici regole:
    – preparare un regalo solo con materiali da recupero
    – fasciarlo con carta recuperata
    – portarlo al Circolo

    Lo staff del Belleville assegnerà un numero a ogni regalo e avrà poi luogo un sorteggio, così che tutti i pacchetti verranno scambiati al momento tra i presenti.

    Questi gli altri eventi in programma nella settimana: mercoledì 19 dicembre (ore 19.30) aperitivo a cura del Cicloriparo, con letture di Andrea Viola e accompagnamento musicale di Adriano Fontana. Venerdì 21 dicembre concerto di Natale di Tom Stearn (ore 22.45).