Due sedute fiume del Consiglio comunale, martedì 18 e mercoledì 19 dicembre, un “tour de force” con partenza alle 9:30 e sessioni ad oltranza per esaurire tutte le pratiche rimaste in sospeso: una mozione sulla viabilità in via Borzoli (tema particolarmente caldo viste le continue proteste degli abitanti del quartiere), 5 delibere di consiglio, 4 delibere con proposte di Giunta al Consiglio (tra le quali spiccano: messa in vendita di alcune farmacie comunali; modifica della destinazione urbanistica dell’ex ospedale Martinez di Pegli; accordo di programma per le attività estrattive nelle cave della Val Chiaravagna).
Un’organizzazione del lavoro criticata dal Movimento 5 Stelleche denuncia «Stiamo sperimentando una situazione insostenibile dal punto di vista della trasparenze e del confronto democratico – scrive il M5S – La Giunta Doria, che nel programma elettorale parlava di partecipazione della cittadinanza, con molta probabilità si riferiva a qualcosa di diverso da quello che i cittadini e noi stessi possiamo considerare come tale».
«Abbiamo ricevuto questa mattina (venerdì 14 dicembre) i documenti relativi alla vendita delle farmacie comunali come di altri punti all’ordine del giorno dei due prossimi consigli comunali (sedute del 18 e 19 dicembre), mentre le relative commissioni sono convocate per il giorno precedente – sottolinea il gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle – Durante la Conferenza dei capigruppo il nostro portavoce, Paolo Putti, ha contestato fortemente questa modalità di lavoro, ma la sua è stata l’unica voce fuori dal coro. Denunceremo in Consiglio, per l’ennesima volta, questa situazione, facendo notare che abbiamo fatto delle proposte di modifica al regolamento proprio nella direzione di garantire tempi minimi per lo studio e la condivisione delle pratiche».
«Negli ultimi tempi ci siamo trovati di fronte a ordini del giorno che presentavano per lo più temi proposti dai consiglieri (interpellanze, mozioni, ecc.) e, in qualche caso, piccole modifiche di bilancio proposte dalla Giunta e già ampiamente discusse nelle commissioni deputate – spiega il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, Emanuela Burlando – Sorge a questo punto un legittimo dubbio: c’è forse nella Giunta la volontà di non portare certe proposte in Consiglio? Manca la lucidità necessaria a formularle o piuttosto non si vogliono affrontare temi che potrebbero mettere in crisi questa fantomatica maggioranza, la cui scarsa o nulla identità di vedute in merito a tematiche cruciali per il nostro territorio è cosa ormai nota?E dove sono finiti i nostri articoli 57 (interpellanze), i nostri articoli 54 (interrogazione a risposta immediata) e 56 (interrogazione a risposta scritta) relativi agli espropri relativi al Terzo valico, società partecipate (Iren, AMIU, etc.), acqua pubblica, ecc.?».
«Sarebbe interessante comprendere qual è l’ordine di priorità utilizzato dall’ufficio del Presidente del Consiglio per scegliere le tematiche da mettere in evidenza nella sede istituzionale più essenziale per la città: il Consiglio comunale – conclude il consigliere del M5S – State pur sicuri che tutti gli argomenti sui quali, fino ad oggi, non si è voluto trovare il tempo di discutere, verranno fatalmente proposti negli ordini del giorno delle convocazioni del 18 e 19 dicembre».
Mercoledì scorso il Consiglio del Municipio Ponente è stato chiamato ad esprimere il proprio parere sul tanto atteso progetto di riqualificazione della Fascia di rispetto (Progetto Integrato Prà Marina). Un appuntamento che si preannunciava particolarmente caldo a causa di un’evidente disparità di vedute – in merito al futuro della nuova Prà – tra alcuni comitati e l’amministrazione comunale.
La seduta del consiglio municipale ha affrontato la questione del Parco Lungo (uno dei lotti dei progetti POR), ovvero la realizzazione del nuovo asse viario in sostituzione dell’attuale Aurelia, nel tratto da via Taggia a via Ungaretti.
Davanti ad una sala gremita di abitanti della delegazione ponentina, alla presenza del Sindaco, Marco Doria e dell’assessore ai Lavori Pubblici, Gianni Crivello, sono state illustrate le due soluzioni progettuali elaborate dai tecnici del comune: la prima (A) prevede 3 corsie sul sedime dell’ex-ferrovia e 1 corsia sull’attuale Aurelia; la seconda (B) prevede 2 corsie sul sedime dell’ex-ferrovia e 2 corsie sull’attuale Aurelia.
I comitati e le associazioni locali – invitati al tavolo tecnico che nelle migliori intenzioni avrebbe dovuto garantire un percorso partecipato – per motivi di vivibilità legati anche all’opportunità di creare una soluzione di continuità pedonale tra l’abitato di Prà e la Fascia di rispetto, hanno proposto di spostare la strada a scorrimento veloce verso mare (vicino alla ferrovia) e destinare, presso l’attuale Aurelia, una viabilità a Km 30.
Questa richiesta non è stata presa in minima considerazione e alla fine della discussione la maggioranza del consiglio municipale si è espressa a favore della soluzione 2+2 (B).
«A questo punto sorge una domanda spontanea, possiamo parlare realmente di percorso partecipato? – si chiede il consigliere municipale del Ponente, Gabriele Fiannacca (Movimento 5 Stelle) – In ogni caso, perché un percorso “partecipato” proprio a distanza di 5 anni dall’inizio dei lavori?».
Inoltre «La presentazione del progetto di variante è stata inaccettabile e poco rispettosa nei confronti dei praesi – aggiunge Fiannacca – Le tavole sono realizzate a mano libera senza una scala metrica di riferimento, manca completamente una legenda e soprattutto una relazione descrittiva. Decisamente poco per un progetto che vale circa 15.000.000,00 di euro e soprattutto vale il riscatto del quartiere di Prà».
«Hanno deciso che nel futuro nostro e dei nostri figli ci sarà ancora più asfalto – scrive il Comitato per Prà – Ancora una volta hanno deciso senza tenere conto delle richieste dei cittadini».
«Tutti e due i progetti puntano sulla viabilità, portando ancora asfalto nella nostra delegazione – continua il Comitato – 4 corsie di scorrimento veloce che separeranno definitivamente il centro storico di Prà dalla Fascia di rispetto».
«Nè il municipio né il comune hanno preso in considerazione la proposta di molti comitati e associazioni praesi che chiedono una maggior vivibilità realizzando 2 corsie sul sedime ex-ferrovia ed un’area ciclopedonale a km 30, riservata al traffico locale, sull’attuale Aurelia».
In Liguria crollano le compravendite immobiliari a uso economico. Secondo l’ultimo rilevamento dell’Istat elaborato dall’Osservatorio regionale dell’artigianato, nella nostra regione il calo registrato tra il secondo trimestre 2011 e lo stesso periodo del 2012 è stato del 31%. È il quarto dato più negativo in Italia (la media nazionale è del -24,8%) dopo Molise, Sicilia e Trentino Alto Adige.
Proprio in Liguria si trova il primato della città con le aliquote Imu su capannoni industriali e artigianali più elevate, con La Spezia in vetta alla particolare classifica nazionale.
«In questo quadro economico di profonda incertezza anche per il 2013 è naturale che le imprese siano sempre meno inclini all’acquisto dei “muri” per la propria attività, di capannoni e magazzini – spiega Giancarlo Grasso, presidente di Confartigianato Liguria – Non possiamo sottovalutare, inoltre, il fattore Imu di cui stiamo sentendo gli effetti proprio in questi giorni di scadenza della seconda rata. Sicuramente la nuova imposta ha allontanato, in questi mesi, i piccoli imprenditori e gli artigiani dall’investire nell’acquisto, per esempio, della sede della propria attività».
In totale, in Liguria, le compravendite immobiliari a uso economico nei primi sei mesi del 2012 sono state 459 passando dalle 250 del primo trimestre 2012 alle 209 del secondo.
Ma a disincentivare gli imprenditori liguri alle compravendite immobiliari non sono solo i tributi comunali, che in Liguria ammontano a 572 euro per abitante (circa 200 euro in più rispetto alla media italiana). «Il resto lo fanno le bancheche erogano sempre meno credito alle imprese – spiega Grasso – La restrizione del credito alle piccole imprese si registra sia su base congiunturale, dove gli impieghi sono passati da 4,1 milioni di euro di fine giugno 2012 a 4 milioni di fine settembre, sia in riferimento allo stesso periodo del 2011: i prestiti alle medie-piccole imprese infatti, infatti, nell’ultimo anno sono calati del 5,9% nella nostra regione».
Sempre meno propense a investire nel “mattone” anche le famiglie.Rispetto allo stesso trimestre 2011, le compravendite di immobili a uso residenziale in Italia diminuiscono nel secondo trimestre 2012 del 23,6%. La Liguria rispecchia le tendenze nazionali, registrando un -21,4%. Mutui e finanziamenti con concessione di ipoteca immobiliare sono in flessione in regione del 40,8%, contro il 41,2% della media nazionale.
Alcuni mesi fa è stato indetto il bando Chefare a cura dell’Associazione Doppiozero: un concorso di idee per progetti culturali, scaduto lo scorso 2 novembre, che mette in palio 100.000 euro al vincitore.
La valutazione e scelta della proposta più interessante avviene secondo tre fasi: una prima scrematura degli oltre 600 candidati da parte di un comitato tecnico, che porta alla selezione di 32 progetti; una votazione online per decretare i 5 finalisti; infine la scelta definitiva del progetto vincitore, che sarà proclamato il 29 gennaio 2013.
La prima fase è già avvenuta e fra i 32 progetti arrivati in finale ve n’è uno solo genovese: si tratta dell’associazione culturale Forevergreen.fm, fondata circa un anno fa e nota in città perché da qualche tempo organizza il festival di musica elettronicaElectropark presso la Sala Dogana di Palazzo Ducale.
Come ci spiega Alessandro Mazzone, l’idea che ha spinto Forevergreen.fm a partecipare al bando va oltre il progetto più strettamente musicale: «Chefare rappresenta un “distacco” da quanto abbiamo fatto finora: è un progetto parallelo rispetto alle nostre attività correnti, che vuole portarci a fare il salto di qualità attraverso la costituzione di un’impresa sociale. Vogliamo creare una rete di professionisti dell’organizzazione di eventi culturali, attraverso una piattaforma dove il pubblico stesso può segnalare quale genere di evento vorrebbe e dove, così che artisti e addetti ai lavorisi impegnino nel realizzare qualcosa che il pubblico stesso ha richiesto. Scopo della piattaforma è aiutare chi vuole organizzare eventi culturali complessi e articolati, mettendo in relazione gli artisti, chi gestisce le location, gli organizzatori e il pubblico stesso».
La votazione online avviene sul sito che-fare.com entro il 13 gennaio 2013 e il progetto di Forevergreen.fm è il numero 18. L’associazione ha inoltre in programma di organizzare due incontri informativi per illustrare il progetto a chi vuole sostenerli con il proprio voto, uno a Genova e uno a Milano, che si terranno presumibilmente nelle prossime settimane.
In aggiunta al bando, quali sono i progetti presenti e futuri dell’associazione? «Prima ancora della nascita dell’associazione, ci impegnavamo in modo informale in attività dispettacolo e promozione di artisti emergenti: in particolare il festival Forevergreen, di cui ci sono già state tre edizioni presso una cascina rurale in Lombardia, ed Electropark a Palazzo Ducale. Inoltre diamo molta importanza all’aspetto didattico: nei nostri eventi ci sono sempre workshop e momenti di formazione, ai quali teniamo molto. Al momento stiamo lavorando alla quarta edizione di Forevergreen Festival e alla terza edizione di Electropark, che si svolgerà tra aprile e ottobre 2013 in un’altra location e con un programma differente rispetto al passato, e che come lo scorso anno avrà un bando di concorso abbinato».
Sono aperte le iscrizioni per partecipare alla XIV edizione di Movin’Up, un bando rivolto a giovani artisti di età compresa tra i 18 e i 35 anni che sono stati ammessi o invitati all’estero da istituzioni culturali, festival, enti pubblici e privati per attività quali concorsi, residenze, seminari, workshop, stage, produzioni e/o co-produzioni artistiche.
I settori artistici ammessi al bando sono: arti visive, architettura, design, grafica, musica, cinema, video, teatro, danza, performance, scrittura.
Scopo del bando è promuovere il lavoro degli artisti italiani in ambito internazionale, consentendo loro di avere reali opportunità di crescita artistica e professionale: a questo scopo, Movin’up mette in atto un finanziamento per la copertura parziale delle spese di viaggio e/o soggiorno e/o attività artistica nella città straniera ospitante.
La scadenza per iscriversi è il 31 gennaio 2013 tramite candidatura online sul sito www.giovaniartisti.it. Verranno prese in considerazione solo le domande per attività all’estero con inizio compreso tra il 1°gennaio e il 30 giugno 2013
Lunedì 17 dicembre 2012 (ore 17.30) il Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi a Genova ospita la proiezione di Corpo docente, documentario di Diego Venezia girato nel 2012.
L’evento ha luogo nell’ambito di un’assemblea a cura dei docenti autoconvocati, un gruppo di insegnanti della scuola pubblica genovese che attraverso conferenze, flash mob e altre iniziative vuole stimolare dibattito e riflessione sul ruolo della scuola in questo periodo di crisi economica e spending rewiev.
Un concorso di idee quale primo passo verso uno spazio pubblico comune progettato direttamente dalle persone che lo frequentano, l’hanno frequentato e lo frequenteranno. Al centro dell’iniziativa un’area che sorge nei pressi della Facoltà di Architettura (Stradone Sant’Agostino), in pieno centro storico genovese, rinata grazie all’impegno di studenti universitari, ragazzi, residenti coinvolti in un percorso collettivo e conviviale, capace di essere una risposta concreta all’assenza delle istituzioni.
Stiamo parlando dei Liberi Giardini di Babilonia, “liberati” nello scorso autunno, quando nella notte del 28 novembre 2011 alcuni giovani hanno scavalcato il muro della Facoltà che li separava dal giardino e hanno piantato un melograno dando il via a al processo di riqualificazione.
«Abbiamo iniziato con un giardino di quartiere in uno spazio strappato all’abbandono, realizzato e gestito in modo orizzontale – spiegano i protagonisti – Poi abbiamo smontato reti, costruito, coltivato, festeggiato. Abbiamo pensato al giardino come mezzo per coinvolgere gli studenti e risvegliare le coscienze assopite dal ritmo incessante degli studi accademici. Ora sono le relazioni umane nate in questo luogo, diventato spazio libero, a definire le strade che abbiamo percorso».
Un gruppo eterogeneo, non formale e trasversaleche ha continuato a darsi da fare per richiamare l’attenzione su una zona dimenticata da tutti «L’area di Castello versa in una situazione pietosa, così come il circondario – continuano i promotori dell’azione di “liberazione” – Noi vorremmo essere il riscatto». Sono diversi gli interventi realizzati, in appena un anno, guidati da una ferma convinzione «Non vi sono certezza, solo opportunità – sottolineano i membri del gruppo – Il 15-16 marzo 2012, in pieno orario accademico, abbiamo smontato le reti che dal 1991 chiudevano Piazza San Silvestro, restaurata durante la costruzione della Facoltà e mai aperta al pubblico. Con questo gesto abbiamo denunciato lo stato di abbandono in cui versa l’intero complesso di Santa Maria in Passione nonostante un evidente sperpero di denaro pubblico: 7 milioni e 500 mila euro di fondi comunali ed europei dal 1992 al 1997».
Domenica 27 maggio 2012, invece, si è svolta una giornata di confronto e informazione per pensare ai modi di vivere la città e gli spazi pubblici; ma anche condivisione, divertimento e gastronomia sul campo: dalle 9.30 fino a sera presso due spazi dove è già stato avviato un processo di riqualificazione per mano dei cittadini – i Liberi Giardini di Babilonia, i Giardini Rotondi di Santa Maria in Passione – e uno, Salita della Misericordia, che rischia di essere deturpato per sempre dall’edificazione selvaggia.
Tornando all’esperienza di Stradone Sant’Agostino «Abbiamo attraversato oltre un anno di autogestione – concludono i protagonisti – Grazie agli incontri, all’esperienza, agli sbagli commessi e ai risultati ottenuti intorno al giardino, siamo in grado, ora, di proporre alla comunità universitaria e al quartiere la progettazione di questo spazio comune».
Una proposta di progetto conviviale: PRIMO CONCORSO D’IDEE
Per informazioni: spaziolibero@inventati.org
Una prima raccolta di materiale e discussione “verso un progetto preliminare” è prevista lunedì 17 dicembre dalle ore 18 presso la facoltà di Architettura.
MANIFESTO: -Autoformazione
È escluso il coinvolgimento di professionisti, se non in qualità di formatori a titolo volontario.
-No budget
Non è prevista alcuna risorsa economica, anche se il progetto potrà proporre forme di autofinanziamento.
-Recupero materiali
È favorito l’utilizzo di materiali reperibili a costo zero. Per un inventario completo del materiale già disponibile contattateci
-Partecipazione
Gli interventi devono tenere conto del contesto e prevedere il contributo della cittadinanza e della popolazione universitaria.
-Convivialità
Il progetto non deve limitarsi alla realizzazione di manufatti ma contribuire alla rivitalizzazione culturale del quartiere.
-Tempi e modalità
è possibile lavorare da soli o in gruppo; è possibile consegnare qualunque tipo di elaborato o documento, dalla foto al disegno, dalla pianta al 3d, dall’articolo di giornale alla relazione scritta, che sia un contributo coerente all’idea di progetto.
Domenica 16 dicembre 2012 (ore 16) presso la sala consiliare del Comune di Celle Ligure inaugura una mostra personale che fa parte del progetto di laboratorio culturale Celle Arte Giovani, nato nel 2003 allo scopo di promuovere la creatività di artisti tra i 18 e i 35 anni in tutte le sue espressioni.
Il progetto si compone di eventi di vario genere – mostre, performance, workshop etc – che vengono realizzati anzitutto in una web gallery presente sul sito www.celleartegiovani.it, allo scopo di presentare e promuovere la produzione artistica di giovani emergenti, sulla quale gli artisti possono candidarsi per un’esposizione online di loro opere (scelte da una commissione e suddivise per genere) e i più meritevoli anche in mostre “fisiche” come quella che si inaugura oggi.
La mostra Sinistro e mal d’estro dell’illustrazione e grafico savonese Alex Raso resterà aperta al pubblico fino a giovedì 20 dicembre (orario 17-19). Nel corso della cerimonia di inaugurazione l’artista farà una performance: sulle note del violino di Luca Pesenti e del contrabbasso di Elena Duce Virtù, realizzerà un’opera usando delle lamette da barba, proiettandone le immagini su muro e in diretta sulla piattaforma web CreaTV.
Sabato 15 dicembre 2012 alle 18 Elisabetta Civardi presenta il suo libro illustrato per l’infanzia La scuola che scatole (Artebambini editore) presso la libreria L’Albero delle Lettere di via Canneto il Lungo.
Durante l’incontro si parlerà di scuola, del suo immaginario, di emozioni e ricordi: il libro contiene piccole installazioni di scatole di cartone e materiali diversi, che reinventano il concetto di “scuola” trasformandola in un contenitore di emozioni e avventure.
Nell’occasione saranno esposte le scatole originali fotografate all’interno del libro.
Seguirà rinfresco.
Note sull’autrice Diplomata al liceo artistico P. Klee e laureata in Conservazione dei beni culturali, Elisabetta Civardi è specializzata in illustrazione ed è ideatrice e curatrice di laboratori artistici per adulti e bambini. Nel 2006 fonda l’Ufficio infanzia e adolescenza di Arci Genova. Dal 2008 coordina il dopo-scuola della scuola primaria del Comune di Camogli; collabora con diversi allestimenti e laboratori con il Museo di Palazzo Spinola, con Palazzo Ducale, col Festival della Scienza, con la fiera “Mondo in pace”, con Palazzo Reale, con la Biblioteca civica di Imperia e con varie compagnie teatrali genovesi.
L’Islanda, ne abbiamo parlato la settimana scorsa, non è l’unico paese ad essere stato rappresentato come paladino degli oppressi contro le forze malvagie della finanza internazionale. Ben prima della crisi islandese un altro paese è stato vittima di un terribile terremoto finanziario e, dopo aver dichiarato bancarotta nel 2001, è riuscito a risollevarsi fino ad avere un tasso di crescita secondo solo a quello cinese. Questo paese è l’Argentina.
L’economia argentina ha avuto una straordinaria evoluzione dalla crisi del 2001. Tra il 2003 e il 2011 la crescita media è stata del 7,7%, dato che rappresenta la media di crescita più alta nella storia del paese. Nello stesso periodo il PIL pro capite è cresciuto del 66,2% e, insieme alla crescita, sono state ridotte la povertà, il tasso di disoccupazione e il tasso di diseguaglianza. Questi dati mostrano un paese che corre mentre il resto del mondo arranca per uscire dalla recessione mondiale. Non a caso l’Argentina è stata presa come esempio virtuoso sia da politici che da economisti. Purtroppo c’è un problema: è probabile che tutti questi dati non siano veri.
L’FMI ha accusato il governo argentino di manipolare i dati sull’inflazione in modo da farli risultare più bassi di quelli reali e ha dato tempo fino a Dicembre per fornire dei dati più credibili. Ma perché il fondo monetario non crede al governo argentino? È puro accanimento? È un complotto? O c’è qualcosa di più?
Come spesso accade la realtà è più semplice di quanto pensiamo. L’Economist ha intervistato Ana Maria Edwin, direttrice dell’Istituto nazionale di Statistica Argentino (INDEC), che ha dichiarato: «I poveri semplicemente non continuano a comprare cose il cui prezzo aumenta vertiginosamente. Le persone pensano: lascerò quei pomodori per i ricchi». Per questo motivo tutti i beni i cui prezzi hanno dei rialzi eccessivi vengono tolti dal paniere dei beni utilizzati per calcolare l’indice dei prezzi al consumo (CPI) rendendo l’utilità di questo indice prossima allo zero. Una certa flessibilità nella scelta del paniere è sicuramente necessaria per riflettere le abitudini di consumo (ad esempio con l’aggiunta degli smartphone al paniere), ma questo è sicuramente eccessivo. L’Economist riporta inoltre che Graciela Bevacqua, responsabile del calcolo del CPI prima che il segretario per il commercio interno Guillermo Moreno l’allontanasse, ha dichiarato che Moreno avrebbe tentato di farle omettere le cifre decimali nel calcolo dell’aumento del CPI mensile invece di arrotondarle. Poca roba direte voi. Non è proprio così: se il CPI aumenta mensilmente dell’1,9%, l’inflazione annuale risulta pari al 25,3%, ma se si toglie magicamente quel numerino dopo la virgola si ottiene un ben più rassicurante 12,7%. Per questo motivo l’Economist ha deciso di non mostrare più le statistiche dell’INDEC. Queste dichiarazioni trovano riscontro nel fatto che le statistiche condotte da istituti privati riportano un’inflazione compresa tra il 25 e il 30%.
Perché è così importante conoscere l’inflazione di un paese straniero? Dopotutto noi non facciamo mica la spesa in Argentina! Le statistiche relative all’inflazione sono importanti perché sono utilizzate per stimare la crescita reale di un paese.
Immaginate un paese dove la produzione di beni e servizi rimanga costante e dove i prezzi aumentino da un anno all’altro del 10%. Il calcolo del prodotto interno lordo nominale riporterebbe un aumento del 10% della ricchezza del paese nonostante la ricchezza prodotta dal paese sia rimasta la stessa dell’anno precedente. Perciò, per avere una rappresentazione più fedele alla realtà, si utilizza il cosiddetto PIL reale che tiene conto dell’aumento dei prezzi. Per ottenere il PIL reale si divide il PIL nominale per il cosiddetto “deflatore del PIL” che è una stima dell’inflazione. Più è alto questo numero, minore è il PIL reale. Con alti valori di inflazione un’apparente crescita si può tramutare addirittura in recessione.
Perciò il governo argentino, per ottenere una maggiore crescita reale, invece di attuare politiche per lo sviluppo, ha semplicemente pensato di abbassare le statistiche! Tra le diverse ragioni che hanno portato il governo argentino ad agire in questo modo ce n’è una molto pratica: l’Argentina ha emesso obbligazioni il cui interesse è legato all’inflazione domestica. Tenere bassa l’inflazione ufficiale significa quindi pagare meno interessi sul proprio debito a scapito degli investitori. Ovviamente tutto ciò ha delle ripercussioni, ma questo lo vedremo la prossima settimana…
Per il 64% dei medici di medicina generale i pazienti – a causa delle difficoltà economiche – trascurano la propria salute (una percentuale che sale al 71,6% al Sud e nelle Isole), mentre quasi la metà (il 48,6%) ritiene che lo stato di salute dei propri assistiti sia peggiorato in seguito alla crisi. E’ quanto emerge dall’indagine condotta dal Centro Studi Fimmg (Federazione Italiana Medici Medicina Generale), intitolata “Fare i conti con la salute. Le conseguenze della crisi sul benessere psicofisico della popolazione”.
Lo studio è stato condotto nei primi mesi del 2012, attraverso un questionario su un campione rappresentativo di 1050 medici di medicina generale, ed è contenuto in un volume a cura del Centro Studi Fimmg, pubblicato da Pensiero Scientifico Editore.
«Il questionario proposto al medico è stato articolato su più aspetti – spiega il responsabile del Centro Studi Fimmg, Paolo Misericordia – sul suo profilo personale e professionale, sulla caratterizzazione sociale ed economica del territorio, sulla valutazione dello stato di salute e di benessere psicofisico generale dei pazienti e della domanda di servizi sanitari, sugli effetti della crisi sul lavoro del medico e sulle sue prospettive professionali».
«L’indagine del Centro Studi conferma ancora una volta che il medico di medicina generale è un’efficace sentinella di quanto accade sul territorio del nostro Paese – commenta il segretario nazionale della FIMMG, Giacomo Milillo – I risultati della ricerca dimostrano che la crisi incide sul destino della salute della popolazione. In molti sono costretti a rinunciare a prestazioni sanitarie anche quando prescritte o comunque necessarie. Emerge con chiarezza che gli effetti della crisi sono pervasivi e causano uno stato di stress, di insicurezza e di grande apprensione negli individui, provocando anche una serie di condizionamenti negativi per la gestione del proprio bene salute. Lo stesso medico di medicina generale non nasconde la propria preoccupazione per il futuro».
E’ del 43,4% la percentuale dei medici che riferisce che sia capitato spesso nell’ultimo periodo che i propri pazienti abbiano richiesto aiuto o indicazioni per la ricerca di un lavoro, mentre 9 mmg su 10 hanno affermato che “spesso” o “qualche volta” hanno ricevuto la richiesta di un aiuto per risolvere problemi familiari. La metà dei mmg ha l’impressione che siano molti i propri assistiti che hanno perso il posto di lavoro a causa della crisi economica (la percentuale sale al 63,5% al Sud e nelle Isole) e il 43% evidenzia che molti pazienti non riescono ad arrivare con i soldi a fine mese (il 60,3% al Sud).
L’89% dei medici nota, inoltre, che i pazienti in questo periodo sono più stressati e, 9 mmg su 10, che esprimono “disappunto” per la spesa dei vari ticket sanitari. Il 67,6% che i cittadini, a causa delle ristrettezze economiche, non vanno dal dentista per non pagare le prestazioni mentre il 64,7% ha l’impressione che, per timore di mettersi in cattiva luce con il datore di lavoro, rinunciano ad assentarsi qualche ora per effettuare accertamenti medici, anche se necessari.
L’effetto della crisi è serio, pesante e coinvolge tutte le sfere della vita anche per quanto riguarda i medici. Il 70,6% del campione è sfiduciato sul futuro, sulla propensione a investire (71,2%) e, soprattutto, sulle aspettative nei confronti della pensione (per l’88,7% è destinata a ridursi nel suo ammontare, e per l’84,5% è addirittura a rischio di poter essere percepita). I medici hanno timore che la penalizzazione economica della categoria e della sua potenzialità organizzativa, in relazione al prolungato blocco dei contratti, possa comportare un rallentamento dei processi di innovazione tecnologica (93,4%), un aumento degli accessi al pronto soccorso (72,3%), un aumento dei ricoveri ospedalieri (61,6%).
La Giunta comunale dà il via libera all’accordo che consente lo sfruttamento di due cave della Val Chiaravagna, Giunchetto e Gneo, per l’estrazione dei materiali inerti necessari alla realizzazione del Terzo Valico ferroviario ed il successivo riempimento di esse e della cava dismessa Vecchie Fornaci con il materiale di scavo delle nuove gallerie (circa 1 milione di metri cubi di “smarino”).
Il provvedimento – illustrato dal Vicesindaco e assessore all’Urbanistica, Stefano Bernini – prevede un accordo di programma che coinvolge Regione Liguria, Cociv (il consorzio di imprese incaricato della costruzione del Terzo Valico) e proprietari della cave. Il via libera definitivo, però, dovrà arrivare la prossima settimana dal Consiglio comunale e già si preannunciano malumori nella maggioranza (in particolare nell’ala sinistra, Fds in primis ma anche all’interno della Lista Doria, il cui capogruppo, Enrico Pignone è vicino alle istanze dell’associazione Amici del Chiaravagna, da anni impegnata per una riqualificazione ambientale della zona che preveda il definitivo superamento delle attività estrattive).
Il Vicesindaco Stefano Bernini ha spiegato che per il trasporto dei materiali su camion sarà realizzata una galleria nel Monte Gazzo e che l’impianto per la frammentazione delle rocce sarà inserito in una grotta del monte per attutire il rumore. Inoltre, una volta conclusa l’attività estrattiva nei due impianti «Tutte e tre le cave (Giunchetto, Gneo e Vecchie Fornaci) saranno rinaturalizzate – afferma Bernini – il progetto sarà affidato al professore Mauro Giorgio Mariotti (docente universitario di botanica ambientale e applicata) che ha fattto parte del comitato per Sestri e conosce il territorio. Il piazzale che sarà realizzato, una volta chiuse le cave, avrà una destinazione produttiva».
Il provvedimento comunale dà seguito alla Delibera di Giunta regionale dell’agosto scorso, relativa al previsto accordo di programma e duramente contestata dagli Amici del Chiaravagna(vedi articolo di Era Superba)perchè in un colpo solo cancellerebbe decenni di aspettative di risanamento della zona.
Adesso è arrivato il semaforo verde da parte del comune che, su richiesta del proprietario, ha deciso di inserire nel progetto anche un’altra cava (Conte). Accolta anche l’osservazione degli abitanti che hanno chiesto di realizzare la strada sulla sponda destra del Chiaravagna, anziché su quella sinistra. Mentre le osservazioni presentate dall’associazione Amici del Chiaravagna, contraria a qualsiasi intervento, sono state bocciate.
Antonio Bruno, capogruppo di Fds, ricorda una sua interpellanza, presentata nel luglio scorso per chiedere al comune di dare parere negativo agli interventi sulle cave, ma purtroppo rimasta inascoltata e si domanda «La popolazione si ribellerà?».
Nel frattempo contro il Terzo Valico, Sabato 15 dicembre a partire dalle ore 15:30 (ritrovo piazzale Piscine di Pontedecimo) gli abitanti di Val Polcevera e Val Verde sfileranno in fiaccolata da Pontedecimo a Campomorone.
I manifestanti prendono in prestito un messaggio degli Irochesi al mondo occidentale «Il suolo è pieno delle ossa di migliaia dei nostri antenati, ciascuno di noi fu creato su queste terre, ed è nostro dovere averne cura, poichè da queste terre scaturiranno le future generazioni …CHE RISPLENDA LA VALLE!».
«Sabato 15 dicembre ci sarà la fiaccolata contro il terzo valico che ci porterà da Pontedecimo a Campomorone ad attraversare i luoghi che saranno interessati dalle opere propedeutiche alla cantierizzazione per questa “grande” opera – scrive il Movimento No Tav–Terzo Valico Valpolcevera e Val Verde – Quegli stessi luoghi che la scorsa estate abbiamo presidiato e difeso, unitamente alla gente del posto, dagli espropri mandati da chi vuole sottrarci la nostra terra per devastarla in nome del profitto».
«Sabato alcune di quelle persone non ci saranno, in quanto colpite da provvedimenti restrittivi della libertà personale da parte dell’autorità giudiziaria, per aver difeso lo scorso agosto la propria “Casa” in via dei Giustiniani, nel centro storico di Genova, da uno sgombero imposto con la forza– conclude il Movimento – Denunceremo ancora una voltà l’assurdità di questo progetto, ma soprattutto marceremo anche per loro, la lotta contro il terzo valico e la TAV non si arresta!».
Sono previsti diversi autobus dal Piemonte per raggiungere la manifestazione:
Alessandria ore 14 Piazza Garibaldi; Pozzolo Formigaro (anche per tortonesi e rivaltesi) ore 14 e 20 davanti centro commerciale ex Giovi Novi Ligure ore 14 e 30 Piazza della stazione FS; Serravalle Scrivia ore 14 e 50 Piazza Paolo Bosio (piazza del mercato); Arquata Scrivia (anche per vallemmini) ore 15 Piazza Caduti davanti all’edicola.
Costo 10 Euro andata/ritorno – prenotazioni obbligatorie al 3393590806. Partenza tassativa all’orario indicato.
Una nuova iniziativa a cura del Circolo Amici della Bicicletta, che oltre a organizzare eventi e iniziative legate al trasporto su due ruote, si batte per una maggiore sicurezza di chi sceglie la bici per spostarsi in città.
L’ultimo obiettivo raggiunto è una delibera del Comune di Genova che esenta dalla tassa di occupazione suolo pubblico gli esercizi commerciali che installeranno le rastrelliere, un primo passo per aumentare il numero dei cicloposteggi in città.
Sabato 15 dicembre 2012 (ore 8.30) il Circolo aderirà a un’iniziativa di Pendolaria, campagna di Legambiente in difesa del trasporto pubblico, e organizza un flash mob in bicicletta tra le stazioni Brignole e Principe per chiedere un nuovo tipo di intervento, ancora poco conosciuto a Genova, ma già consolidato in altre città italiane, soprattutto in Lombardia, Veneto e Toscana: la ciclostazione.
Di cosa si tratta? Molte persone usano in modo combinato bicicletta e treno per gli spostamenti urbani sulle medie distanze (oltre i 5 km), ma ciò comporta spesso il problema del parcheggio sicuro della bici in prossimità delle stazioni. Le ciclostazioni sono strutture interne o adiacenti alle stazioni ferroviarie, dove è possibile lasciare la bicicletta al coperto e in un luogo custodito (dietro pagamento della sosta), con la disponibilità anche di servizi accessori quali: compressore per il gonfiaggio gomme, officina per le piccole riparazioni, noleggio di bici e uno sportello per le informazioni.
In concomitanza dei lavori di rinnovo di Brignole e Principe, il flash mob vuole chiedere che la trasformazione delle due principali stazioni genovesi porti anche alla realizzazione di ciclostazioni.
L’Associazione al Centro del Movimento, creata da pochi mesi da Enrica Monopoli a Genova Quarto, organizza corsi di benessere personale attraverso il teatro.
Enrica, titolare di un negozio di merceria nel quartiere genovese, ha ridimensionato la sua attività per dare spazio a questo progetto rivolto a bambini, ragazzi e adulti. Scopo del laboratorio è partire dal corpo per raggiungere la voce, le idee, l’espressione artistica.
Al momento è possibile iscriversi a due corsi:
– laboratorio motorio teatrale per bambini dai 3 ai 6 anni (il sabato dalle 10 alle 11, che ripartirà a gennaio 2013);
– corso di teatro-movimento per adolescenti (il martedì dalle 18.30 alle 20.30), a cura della dottoressa in Psicologia Camilla Lupattelli e dello studente Paolo Robbiano;
– laboratorio di teatro espressione per adulti e anziani.
I corsi si terranno in via Redipuglia 54r, per partecipare è necessario versare una quota di iscrizione all’associazione di 40 € e a seguire la quota relativa al corso prescelto. Per informazioni contattare alcentrodelmovimento@gmail.com oppure telefonare ai numeri 010 3071169 o 347 5884515.
Sarà il secondo Natale fuori casa per gli abitanti di via Bocciardo 1 a Borgoratti, l’edificio gravemente danneggiato dai lavori per la realizzazione di un centinaio di box interrati che insistono su via Tanini (terreno di proprietà della B & C Group S.r.l. committente dell’autorimessa, mentre la ditta appaltatrice è la S.C.A. S.r.l.).
Sei famiglie in esilio forzato dalle mura domestiche a causa di un’imponente operazione immobiliare prevista in un’area fortemente urbanizzata, sottoposta a vincolo ambientale, vincolo idrogeologico e considerata zona sismica.
Un intervento invasivo, che fin da subito ha destato dubbi nei residenti, basato su un progetto farraginoso, variato in corso d’opera, eseguito con tecniche di scavo non adeguate e difformi rispetto all’ipotesi progettuale, calpestando impunemente una lunga serie di regole.
Dal 4 dicembre 2011 il palazzo è stato dichiarato inagibile e una ventina di persone hanno dovuto trovare una sistemazione alternativa, il tutto a proprie spese, senza aver mai visto l’ombra di un quattrino. Oggi al danno si aggiunge la beffa perché agli abitanti è stato richiesto pure il pagamento dell’Imu (martedì scorso il consigliere comunale del Pd, Paolo Gozzi ha presentato un articolo 54 in merito). La questione – ricordata in questi giorni anche in Consiglio regionale grazie ad un’interrogazione depositata dal consigliere della Lista Biasotti, Lorenzo Pellerano – investe la pubblica incolumità dell’intero quartiere perché non coinvolge soltanto l’edificio di via Bocciardo 1 (comprendente i civici. n. 1-1A-1/rosso-1Arosso) ma anche alcuni palazzi circostanti (come vedremo nel dettaglio in seguito).
Siamo di fronte ad una vicenda dai contorni kafkiani che lascia basiti: nessuna istituzione competente vuole assumersi la responsabilità di intervenire e permane una situazione di empasse che sembra senza via di uscita.
Eppure, il procedimento avviato in sede civile dagli abitanti per cautelarsi ed ottenere il riconoscimento dei propri diritti, si è recentemente concluso con una vittoria su tutta la linea. Senza dimenticare l’esistenza di un impegno scritto nero su bianco dall’amministrazione comunale, la quale aveva promesso di intervenire d’ufficio per mettere in sicurezza l’edificio di via Bocciardo 1, nel caso la parte privata non avesse provveduto.
IL PROCEDIMENTO CIVILE E LE RELAZIONI TECNICHE
Il Tribunale Civile di Genova, con l’ordinanza del 23 luglio 2012 ordina alla società B & C Group e alla ditta SCA, di eseguire tutte le opere necessarie a garantire la sicurezza dell’edificio condominiale e dell’area di cantiere.
Proprietà ed impresa esecutrice non ci stanno e presentano ricorso (tecnicamente detto reclamo giudiziario). Ma i giudici della III sezione Civile del Tribunale genovese confermano il verdetto di primo grado. L’appello si conclude un mese fa, con l’ordinanza del 14 novembre 2012, che ribadisce l’ingiunzione della messa in sicurezza, tramite la realizzazione di una serie di interventi.
Nella relazione del maggio 2012, il CTU (Consulente Tecnico d’Ufficio), l’ingegnere Antonio Brencich, scrive «L’edificio di via Bocciardo si presenta oggi danneggiato con margini di sicurezza inferiori ai minimi normativi in conseguenza principalmente della deformazione del fronte di scavo; i pali eseguiti a formazione di contrafforti hanno lunghezza tale da non essere intestati nel substrato roccioso ma solo nella coltre superficiale. Solo i pali della paratia hanno lunghezza sufficiente ad intestarsi nel substrato roccioso sano».
Di conseguenza «La prosecuzione degli scavi e della costruzione dell’autorimessa deve seguire tecniche e procedure tali da: stabilizzare il fronte di scavo a sud, posto a distanza dall’edificio di una decina di metri, ma pure in condizioni non stabilizzate in modo significativo dai puntelli metallici posti in opera; contenere la deformazione del terreno a tergo dei fronti di scavo da completare, obiettivo da conseguire mediante strutture connesse indirettamente (tramite pali e tiranti) al substrato roccioso consistente e non alla coltre superficiale».
La situazione, secondo il monitoraggio, continuare a peggiorare «Gli ultimi dati inoltrati, quelli che si concludono al 25 maggio 2012, indicano un aumento dei danni e fanno temere un’evoluzione della deformazione della paratia – continua il CTU – L’evoluzione della deformazione potrebbe essere dovuta al recente periodo di piogge e all’effetto dell’accresciuta circolazione idrica sotterranea sull’intero versante e sulle incomplete opere di sostegno. Tale evenienza è resa viepiù probabile dalla dimostrata presenza e circolazione idrica sotterranea dell’area di scavo. Per avere certezza del significato dei dati rilevati è doveroso qui fare presente la circostanza che, quanto meno, dimostra come lo stato di attuale equilibrio sia essenzialmente precario, come il monitoraggio debba essere analizzato con frequenza quotidiana e come l’esecuzione delle opere di stabilizzazione definitiva del fronte di scavo debba essere avviata senza indugio».
«La stabilizzazione definitiva dell’area richiede la sistemazione definitiva di dispositivi di sostegno del terreno oggi realizzati con opere chiaramente provvisorie», sottolinea la relazione integrativa del CTU (datata novembre 2012).
I lavori i consolidamento comportano una spesa di circa 500-600 mila euro che nessuno sembra disposto a tirare fuori. B & C Group, infatti, avrebbe grosse difficoltà economiche soprattutto a causa di un’operazione immobiliare bloccata che vale svariati milioni di euro. Inoltre, tra proprietà e ditta esecutrice ci sarebbe un contenzioso aperto. Il direttore dei lavori si è dimesso e stando alle ultime notizie nessuno è ancora subentrato. Quindi ci troviamo alle prese con un cantiere che dovrebbe eseguire delle opere necessarie come sancito dal Tribunale, senza una figura responsabile (la sanzione prevista in questi casi è pari a soli 80 euro …).
Nonostante il Comune di Genova abbia provato a pulirsi la coscienza con alcune ordinanze (per altro rimaste lettera morta), ha delle precise responsabilità. L’intervento è stato autorizzato dall’amministrazione comunale in data 9 settembre 2009 con la determinazione dirigenziale n. 2009/118.18.0/50.
I lavori sono partiti a metà settembre 2009. Secondo gli abitanti gli interventi sarebbero stati eseguiti in modo difforme dal progetto. Fatto sta che l’8 febbraio 2011 i proprietari delle unità immobiliari del condominio di via Bocciardo 1 hanno denunciato ai competenti uffici comunali (Servizio Edilizia Privata ed Ufficio Geologico) e provinciali (Ufficio Difesa Suolo) l’esistenza di tali difformità.
Ma in seguito l’amministrazione pubblica non avrebbe vigilato in maniera adeguata sulla prosecuzione dei lavori.
«Il controllo dei cantieri non deve avvenire su richiesta del vicino di casa – sottolinea l’ingegnere Giovanni Consigli, consulente tecnico degli abitanti – dopo le sollecitazioni dei residenti gli uffici comunali avrebbero dovuto tenere il fiato sul collo dell’impresa esecutrice».
LE ORDINANZE COMUNALI
Dopo un sopralluogo sull’area di cantiere, il Comune di Genova emana l’ordinanza n. 393506 (datata 13 dicembre 2011), firmata dall’allora dirigente responsabile del Settore Protezione Civile e Pubblica Incolumità, Sandro Gambelli, con cui «Ordina alla ditta SCA e al progettista e direttore dei lavori, di far pervenire entro il termine di trenta giorni dalla data di notifica di presente provvedimento la dichiarazione di messa in sicurezza del muro di sostegno a monte di via Tanini e di sostegno del terreno su cui sorge il fabbricato ubicato in via Bocciardo 1 (civ. n.1-1A-1/rosso-1°/rosso) … In caso di inottemperanza, la presente ordinanza verrà inviata alla Direzione Nuove e Grandi Opere-Settore Opere infrastrutturali per l’esecuzione d’ufficio a totali spese a carico della ditta costruttrice la struttura da adibire a box e progettista e direttore dei lavori».
Il 21 dicembre 2011 il dirigente Paolo Berio (Direzione Sviluppo Urbanistico e Grandi Progetti–Settore Approvazione Progetti e Controllo Attività Edilizia) firma un’ordinanza urgente con cui l’amministrazione revoca l’autorizzazione concessa a suo tempo dalla Provincia di Genova. «Considerato che gli accertamenti condotti in sito e la successiva analisi di documenti e relazioni hanno fatto emergere che i lavori di scavo sono stati eseguiti in difformità rispetto a quanto illustrato nella relazione tecnica depositata presso la Provincia di Genova ai fini dell’ottenimento dell’autorizzazione in variante perfezionata con provvedimento n. 5193 del 09/09/2011 .… Rilevata peraltro la necessità di far salva la possibilità di dar corso a tutte le opere cui fa riferimento l’ordinanza n. 39356 del 13 dicembre 2011 assunta dal Settore Protezione Civile e Pubblica Incolumità, nonché ogni altro eventuale adempimento finalizzato alla messa in sicurezza del sito, già previsto o che venga in futuro disposto da parte di enti e o uffici competenti, revoca l’autorizzazione n. 5193 del 09/09/2011 e ordina alla società B & C Group, alla società SCA e al progettista e direttore dei lavori, di provvedere all’immediata sospensione dei lavori».
Nel gennaio 2012 Gambelli scrive alla Direzione Nuove e Grandi Opere «Poiché l’ordinanza dirigenziale n. 393506 del 13/12/2011 è stata notificata ai soggetti nei giorni 21 e 23 dicembre ed è quindi di prossima scadenza il giorno 22 c.m. (gennaio) si chiede di verificare se sono state eseguite le opere citate nell’ordinanza stessa richieste alla ditta SCA costruttrice dei box in via Tanini e al progettista e direttore dei lavori. Nel caso non avessero provveduto nei tempi concessi ad adempiere a quanto previsto nell’ordinanza n. 393506 del 13/12/2011 si invita codesta direzione a voler predisporre l’esecuzione in danno dei lavori urgenti per l’eliminazione della situazione di pericolo in ottemperanza all’ordinanza di cui sopra».
E invece, a distanza di oltre un anno, nulla è stato fatto. Il Comune di Genova non è intervenuto per l’esecuzione d’ufficio del provvedimento. L’ordinanza del 13 dicembre 2011, secondo quanto filtra dagli ambienti comunali, sarebbe considerata illegittima.
La diatriba, infatti, si è sviluppata tra due soggetti privati «Un eventuale intervento sostitutivo dell’amministrazione pubblica appare rischioso – precisa il dirigente Paolo Berio – perché potrebbe prefigurare la contestazione di un danno erariale».
Durante l’ultimo incontro tra inquilini, legali e tecnici delle parti in causa, svoltosi circa un mese fa, l’assessore comunale con delega all’Edilizia privata, Francesco Oddone, avrebbe affermato «L’ordinanza (riferendosi a quella del 13 dicembre 2011, ndr)è stata un errore».
UN PERICOLO PER LA PUBBLICA INCOLUMITA’
A distanza di una decina di metri dall’edificio lesionato di via Bocciardo 1, nel tratto di strada privata che si affaccia sull’enorme voragine dell’area a sud del cantiere, si trovano i civici n. 66A-66B-66C-68-68A di via Tanini. Decine di famiglie sono preoccupate perché una situazione di incipiente dissesto e pericolo sta interessando anche la strada di accesso alle loro abitazioni.
I residenti consapevoli del rischio hanno incaricato l’avvocato Michele Forino e lo stesso ingegnere Consigli di seguire la vertenza.
Nelle relazioni tecniche viene evidenziata la necessità di intervenire proprio sull’area a sud del cantiere «Per quanto più lontano dal fabbricato la parte a sud del cantiere presenta la massima altezza di scavo raggiunta nel cantiere – scrive il CTU a maggio 2012 – La profondità dello scavo è dell’ordine dei 12 metri ed il fondo ha raggiunto in alcune parti la quota d’impostazione della fondazione. Il perimetro dello scavo si trova a filo di una strada privata a monte e a una certa distanza dall’edificio dei ricorrenti».
Come emerge dalla documentazione fotografica «Sul fronte a monte di questa parte di cantiere vi sono copiose ed estese venute d’acqua collocate ad una quota coerente con la profondità a cui i recenti sondaggi geognostici hanno riscontrato la presenza di acqua sotterranea in altre parti del cantiere. Tale circostanza costituisce un elemento di potenziale instabilità del fronte destinato a manifestarsi qualora le opere di sostegno rimanessero in una configurazione provvisoria e precaria come sono attualmente».
Nella zona in questione «Erano stati realizzati originariamente due contrafforti (analoghi a quelli sul fronte di scavo antistante l’edificio dei ricorrenti) che sono stati poi demoliti e sostituiti con degli esili elementi metallici. Tali opere sono caratterizzate da scarsa rigidezza e snellezza molto elevata tali da costituire un debole irrigidimento degli spigoli.Qualora gli spigoli dovessero danneggiarsi si potrebbero manifestare fenomeni d’instabilità dell’opera di sostegno forieri di sviluppi alquanto pericolosi. Sebbene oggi non si ravvisi alcun segno di pericolo a carico di quest’area di cantiere, per altro scarsamente monitorata in quanto la quasi totalità della strumentazione è disposta sul fronte nord del cantiere, è necessario che le strutture vengano completate quanto prima».
«Stiamo monitorando la situazione – assicura il dirigente comunale Berio – Ovviamente, nel caso si profilasse un concreto pericolo per l’incolumità pubblica, l’amministrazione dovrebbe intervenire». Almeno finora, secondo il Comune di Genova, tale situazione di estrema criticità, non sussiste.
Comunque bisogna sottolineare che anche altre case vicine a quella di via Bocciardo 1 presentano delle fessurazioni. Ma le persone, visto il tragico precedente, preferiscono vivere nell’incertezza piuttosto che rischiare anch’esse di rimanere fuori dalle loro abitazioni chissà per quanto tempo.
UN PROGETTO PER IL CONSOLIDAMENTO DELLE STRUTTURE PRESENTATO MA MAI ESEGUITO
Proprietà e ditta costruttrice continuano ad affermare, solo a parole, che interverranno con la messa in sicurezza ma non sono ancora passate ai fatti concreti. L’ingegnere Aldo Signorelli, progettista incaricato dalla B & C Group, il 1 agosto 2012 ha presentato un’ipotesi di progetto per il consolidamento delle strutture del civico 1 di via Bocciardo e della paratia eseguita con gli scavi per la realizzazione dell’autorimessa interrata.
Nello studio è rappresentata la necessità di eseguire tiranti nel sedime dell’edificio di via Bocciardo 1 e al di sotto delle proprietà private dei giardini degli appartamenti del piano terra del fabbricato di via Bocciardo n. 1 A. Lo studio progettuale, però, non ha avuto alcun seguito. «Per presentare un progetto definitivo bastano 10 giorni, perché non l’hanno ancora fatto? – si chiede l’ingegnere Giovanni Consigli – L’intervento costa svariate migliaia di euro e non vogliono assumersene l’onere, nonostante siano stati condannati a farlo». Ad oggi nessun altro documento di progetto è mai stato consegnato.
ULTIMI SVILUPPI
«A distanza di oltre un anno ancora non ci sono prospettive reali – spiega amareggiato Enrico Ciani, abitante ed amministratore dell’edificio condominiale di via Bocciardo 1 – Nessuna tempistica di intervento, nessun impegno concreto e noi continuiamo a rimanere senza casa».
«L’unica fortuna è che finora il dissesto non è arrivato al peggior epilogo», sottolinea l’ingegnere Giovanni Consigli.
In sede penale un primo procedimento è stato avviato in parallelo a quello civile. Nell’ottobre 2012 il signor Ciani, in qualità di amministratore del condominio, ha sporto una formale denuncia di querela.
«L’unica soluzione è fare un’intensa azione di “moral suasion” nei confronti della parte privata – conclude il dirigente Berio – Adesso pare, ma non voglio dirlo troppo forte, che nel giro di breve tempo le società interessate dovrebbero presentare la documentazione per riprendere i lavori ed eseguire la messa in sicurezza».