Autore: erasuperba

  • Argentina e FMI: nessun complotto, è fallita la “ricetta” anti crisi

    Argentina e FMI: nessun complotto, è fallita la “ricetta” anti crisi

    Argentina, Buenos AiresLa settimana scorsa abbiamo visto come l’Argentina stia manipolando le statistiche relative all’inflazione e abbiamo provato a smentire con i dati le ipotesi paventate da più parti circa un fantomatico complotto del Fondo Monetario Internazionale ai danni dello stato sudamericano. Questo, oltre ovviamente a minare la credibilità del paese, sta facendo rapidamente svalutare le obbligazioni indicizzate all’inflazione che, nonostante gli altissimi rendimenti, vengono evitate dagli investitori. Cerchiamo di capirne il perché.

    Questi titoli sono denominati in pesos e per essere incassati devono essere convertiti nella propria valuta, ad esempio in dollari. Il problema è che attualmente in Argentina c’è uno stretto controllo sui capitali che non permette di vendere pesos per comprare valuta estera, se non in casi eccezionali. L’unica alternativa sarebbe quindi rivolgersi al mercato nero dove è possibile vendere pesos a un cambio molto più sfavorevole di quello ufficiale poiché tiene conto dell’inflazione reale. Questa differenza di cambio è pari a circa il 25% ed è per questo che i titoli argentini non sono molto appetibili.

    Come vi ho accennato non è possibile convertire pesos in valute estere, ma si sono trovati diversi escamotage per aggirare questa regola. Fino a pochi mesi fa era consuetudine aprire due conti PayPal con differenti email di riferimento ma di proprietà della stessa persona. Trasferendo i soldi da un conto all’altro era possibile convertire pesos in dollari secondo il cambio ufficiale, molto più conveniente del cambio al mercato nero. Il governo, accortosi di questo, ha limitato per legge a uno il numero di conti PayPal attivabili da una stessa persona, ma agli argentini non manca la fantasia e hanno trovato soluzioni alternative.

    Un altro trucchetto utilizzato era fingere di doversi recare all’estero per poi invece rimanere a casa, in questo modo era infatti consentito convertire una somma limitata di pesos in valuta estera. Anche in questo caso il governo è intervenuto introducendo una norma secondo la quale tutte le richieste di valuta devono essere confermate dalle agenzie di viaggio, inoltre chi si reca all’estero può acquistare solo ed esclusivamente la valuta dei paesi di destinazione. Come se non bastasse, una volta oltre confine non è possibile prelevare dollari con la propria carta di credito e inoltre, per scoraggiare gli acquisti all’estero, è stata  introdotta una tassa del 15% su tutti gli acquisti effettuati all’estero con carta di credito, inclusi gli acquisti effettuati su eBay, Amazon e le transazioni su PayPal.

    L’unica categoria che ha ancora un modo di aggirare il controllo sui capitali è quella dei lavoratori autonomi che vengono pagati in dollari. Un numero sempre maggiore di loro si reca in Uruguay per aprire un conto corrente e ottenere una carta di credito. Attraverso questo conto ricevono le loro retribuzioni pagate estero su estero e possono effettuare i propri acquisti in Argentina con la carta di credito Uruguayana.

    Non solo i cittadini, ma anche le aziende sono state colpite da misure simili. Chi vuole importare prodotti in Argentina deve ricevere un’autorizzazione ministeriale che gli impone di esportare merci argentine per un valore pari alle merci che ha importato. Questa normativa crea diverse situazioni paradossali: ad esempio i concessionari argentini di automobili prodotte oltre confine sono costretti ad esportare soia o vino per avere l’autorizzazione a importare le auto che rivendono.

    L’obiettivo di questa misura è quello di mantenere in equilibrio la bilancia commerciale (la differenza tra le importazioni e le esportazioni) per evitare che il peso si svaluti ulteriormente nei confronti del dollaro. Il problema è che diminuendo le importazioni anche le esportazioni ne risentono: una fabbrica FIAT a Cordoba ha addirittura dovuto sospendere la produzione per mancanza di parti da assemblare.

    A completare il quadro abbiamo una Banca Centrale che ha ormai perso ogni parvenza di indipendenza e che ha il solo ruolo di stampare moneta per finanziare la spesa pubblica del governo.

    E, per non farci mancare nulla, un giudice di New York ha recentemente condannando Buenos Aires a risarcire 1 miliardo e 300 milioni di dollari a due hedge fund americani che, non avendo aderito alle ristrutturazioni del debito nel 2005 e 2010, pretendono il rimborso integrale dei titoli in loro possesso. L’Argentina infatti, per ristrutturare il proprio debito, aveva proposto a tutti i suoi investitori il rimborso del solo 30% del valore nominale dei titoli di stato in loro possesso. I due fondi americani hanno invece rifiutato tale proposta portando in tribunale lo stato argentino.

    La Corte d’Appello ha prorogato la scadenza del rimborso al 27 febbraio 2013 dando così più tempo al governo sud americano, anche se la situazione rimane piuttosto difficile.

    Non è la prima volta che un fondo speculativo tenta di rifarsi sullo stato argentino: alcuni mesi fa in Ghana una nave della marina militare argentina è stata addirittura sequestrata per reclamare il pagamento dei tango-bonds. Il pensiero che questa nave si chiamasse “Libertad” strappa un sorriso amaro ripensando all’infausta storia di questo grande paese.

    A questo punto non penso che vi stupirete se vi dico che l’agenzia di rating Fitch ha declassato l’argentina a ‘CC’ ritenendo possibile il default e che i CDS sui titoli argentini, cioè gli strumenti derivati utilizzati per assicurarsi contro il default, sono schizzati alle stelle.

    Penso abbiate capito che il modello argentino è stato preso troppo frettolosamente come esempio per uscire dalla crisi. Purtroppo l’Argentina ha ancora molta strada da fare e non è detto che nel cammino non ricada in una crisi ancora più terribile di quella del 2001…

     

    Giorgio Avanzino 

  • La fiaba incartata: spettacolo di improvvisazione con Rubik Teatro

    La fiaba incartata: spettacolo di improvvisazione con Rubik Teatro

    rubik teatroSabato 22 dicembre 2012 la compagnia Rubik Teatro va in scena per la prima volta con uno spettacolo di improvvisazione teatrale interamente dedicato ai bambini.

    La fiaba incartata” avrà due repliche, alle 17 e alle 21: un cantastorie narrerà una fiaba che nessuno conosce… neanche lui! Il pubblico sarà chiamato a costruire e realizzare il racconto salendo sul palco e interagendo con gli attori.

    La replica dalle 17 avrà come oggetto le carte tratte dal libro per l’infanzia appena edito “La scuola che scatole” di Elisabetta Civardi (al termine dello spettacolo si potrà acquistare il libro con dedica autografa dell’autrice); la replica delle 21 riguarderà invece una fiaba completamente diversa.

    Ingresso: 7 euro per un solo spettacolo; 12 euro entrambi gli spettacoli. Prevendite al 342 0038132 o info@rubikteatro.it.

    Rubik Teatro nasce a Genova nel 2010 da un gruppo di attori che hanno maturato e consolidato la loro esperienza sia nell’improvvisazione teatrale sia nel teatro su testo. Obiettivo primario di Rubik è la promozione e la diffusione sul territorio del teatro d’improvvisazione, producendo spettacoli per adulti e bambini all’insegna dell’innovazione e della sperimentazione di nuovi linguaggi attorali.

    Rubik è anche una Scuola di teatro che conta un numero sempre maggiore di allievi ed è un ottimo terreno per mettersi in gioco e vivere sulla propria pelle le principali dinamiche dell’improvvisazione, da usare sul palco come nella vita: ascolto, agilità, fiducia e creatività sono solo alcune delle esperienze (individuali e di gruppo) che i corsi dei docenti di Rubik offrono per una maggiore conoscenza di se stessi.

  • Scuola in ospedale: l’istituto Gaslini premiato dal Ministero dell’Istruzione

    Scuola in ospedale: l’istituto Gaslini premiato dal Ministero dell’Istruzione

    Ospedale GasliniNella Sala Pallavicino del Comune di Zibello (Parma), si è tenuta la premiazione dei “Label 2012: l’Europa cambia la scuola”. Undici scuole in tutto il territorio nazionale sono state premiate con il prestigioso riconoscimento del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e Ricerca, Direzione Generale per gli Affari Internazionali, per il loro contributo alla crescita della dimensione europea nella formazione dei giovani.

    Unica Scuola Ospedaliera premiata dal MIUR è stata la Sezione Ospedaliera Secondaria di I grado IC Sturla Gaslini di Genova, diretta dalla dott.ssa Alba Benvenuto, per il riconoscimento della qualità della progettualità europea nella scuola dal 1989 ad oggi. Grazie soprattutto ai progetti Comenius e E-twinning ed alla presenza degli Assistenti Comenius, la sezione ospedaliera Gaslini ha permesso agli alunni degenti l’apertura al mondo esterno e la crescita di una consapevolezza europea.

    Dal 1976 la Scuola Media Statale è presente nell’Istituto pediatrico Giannina Gaslini, per garantire ai ragazzi ricoverati il diritto allo studio, con 9 docenti di Scuola Secondaria di I grado. Dal 2002 la Sezione Ospedaliera viene denominata dal Ministero della Pubblica Istruzione “La scuola in ospedale come laboratorio di innovazione didattica” e dal 2003 viene attivato il servizio di Istruzione Domiciliare, con il Progetto HSH@Network (percorsi didattici collaborativi con la triangolazione Hospital-School-Home).

    «Attraverso il confronto con analoghe esperienze in Europa si è rinnovato l’approccio alle problematiche specifiche dell’educazione in ospedale, mostrando come le opportunità offerte dai partenariati europei possano contribuire a rafforzare la dimensione valoriale della formazione in contesti di disagio e sofferenza», recita la motivazione del prestigioso premio assegnato alla Scuola in Ospedale del Gaslini.

    Il racconto premiato, della docente Irene Monaco, descrive un percorso quasi trentennale di internazionalizzazione della Scuola in Ospedale e di crescita e ricaduta sul territorio nazionale. Il premio è destinato ad implementare la mobilità internazionale dei docenti e i progetti europei della Sezione Ospedaliera, che è stata recentemente presente al meeting internazionale “Teachers in Hospital” di Goteborg (2012).

     

  • Società per Cornigliano, dalle aree Ilva al futuro del quartiere

    Società per Cornigliano, dalle aree Ilva al futuro del quartiere

    Villa BombriniUna società per azioni (a prevalente capitale pubblico) costituita per realizzare – grazie ai finanziamenti stanziati da varie leggi nazionali – gli interventi di risanamento ambientale, riconversione e valorizzazione delle aree dismesse dallo stabilimento siderurgico Ilva (ex Italsider) di Cornigliano, al fine di consentire nuovi insediamenti socio-produttivi strategici di rilevante interesse regionale, ambientalmente compatibili. Stiamo parlando della Società per Cornigliano Spa, nata ufficialmente il 22 febbraio 2003 in applicazione dell’art. 53, comma 2, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 e della legge Regione Liguria 13.6.2002, n. 22. I soci sono: Regione Liguria (45%); Comune di Genova (22,5%); Provincia di Genova (22,5%); Invitalia Partecipazioni SpA, società interamente partecipata da Invitalia SpA, a sua volta interamente partecipata dal Ministero dell’Economia (10%). Il capitale è di euro 11.975.277,00. Attualmente nel Consiglio di Amministrazione siedono, tra gli altri: Stefano Bernini (nominato dal Comune di Genova), Presidente; Giovanni Calisi (nominato dalla Provincia di Genova), Vice Presidente; Claudio Burlando (di diritto, nominato dalla Regione Liguria), consigliere. Il direttore è Enrico Da Molo.

    Insieme alla Società Per Cornigliano operano, in virtù di contratti di mandato, due altre società a prevalente capitale pubblico:

    FILSE SpA (Finanziaria Ligure per lo Sviluppo Economico) si occupa di tutte le attività finanziarie e amministrative; Sviluppo Genova SpA (società pubblico-privata costituita per realizzare iniziative dirette alla riqualificazione ambientale di Genova e della sua provincia, attraverso il riutilizzo di aree industriali dismesse o in via di dismissione) cura tutte le attività tecnico-ingegneristiche, in particolare è la stazione appaltante per la maggior parte dei lavori di demolizione, smantellamento, bonifica e costruzione.

    In questo particolare momento storico – segnato dalla gravissima vertenza dell’Ilva di Taranto in cui sono in gioco due diritti fondamentali, ossia lavoro e salute – potrebbe essere utile ragionare sulle scelte politiche compiute a Genova alcuni anni fa, valutare i risultati raggiunti ed esplorare le prospettive future.

    Accordo di programma

    Il superamento della produzione siderurgica “a caldo”, altamente inquinante, è stato, per più di due decenni, una delle maggiori problematiche del territorio genovese. La tematica, nata negli anni ’80 sotto la spinta dei Comitati locali – in particolare quello delle “Donne di Cornigliano” – ha visto numerosi tentativi di soluzione per tutti gli anni ’90, complicati dal fatto che, nel frattempo, da statale qual era (Italsider), la proprietà dello stabilimento era divenuta privata (ILVA, del Gruppo Riva).

    Nel novembre 1999 venne stipulato un primo Accordo di Programma che però non ha trovato pratica applicazione.
    Nel luglio del 2005 si è finalmente raggiunta un’intesa tra le parti – (Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministeri dell’Economia, del Lavoro, dell’Ambiente, per le Attività Produttive, per le Infrastrutture, Ilva SpA, Regione Liguria, Provincia, Comune e Prefettura di Genova, organizzazioni sindacali, ecc. – consacrata nella firma, l’8 ottobre 2005, dell’Atto Modificativo.

    In seguito a tale l’intesa è stata interamente dismessa la produzione a caldo – l’ultima colata è del 29 luglio 2005 – e aree per circa 343.000 mq. sono state restituite alle istituzioni pubbliche (265.000 mq. alla Società Per Cornigliano e 78.000 mq. al demanio aeronautico, utilizzate dall’aeroporto).

    Più nel dettaglio, in conseguenza dell’art. 53 della legge 448/2001 e dell’Atto Modificativo del 2005, Società Per Cornigliano è divenuta proprietaria di tutta l’area del compendio siderurgico di Cornigliano, per 1.316.000 mq. (a cui va aggiunta l’area di Villa Bombrini, acquistata dalla Società nel 2008, per ulteriori 19.000 mq.).
    L’area di 265.000 mq. dismessa dalla siderurgia e nella disponibilità della Società Per Cornigliano è destinata, dopo la bonifica, al corridoio infrastrutturale costituito dalla nuova Strada di Scorrimento a Mare (77.000 mq.), a funzioni logistico-portuali a cura dell’Autorità Portuale (128.000 mq.) e a funzioni urbane (60.000 mq.). Peraltro, la riqualificazione urbana del quartiere interessa un ambito ben più vasto, di circa 230.000 mq.
    Sulla restante area (di 1.050.000 mq.), ILVA dispone di un diritto di superficie fino al 2065 (che si aggiunge a un’area di 44.000 mq. di sua proprietà e alla rinnovata concessione sulla banchina per 76.000 mq.).

    Progetto Strada a mare di Cornigliano

    «Tuttavia, l’occupazione è stata salvaguardata (circa 2000 addetti diretti, oltre l’indotto), attraverso un piano industriale che potenzia le attività “a freddo” (nell’area di circa 1.050.000 mq. concessa in diritto di superficie per 60 anni al Gruppo Riva) e che, in attesa dei nuovi impianti previsti dal piano industriale, ha impiegato, per un periodo di cinque anni, circa 500 lavoratori posti in cassa integrazione in progetti di pubblica utilità promossi dagli Enti locali (tutela del verde, manutenzioni e altro) – spiega il sito web della Società per Cornigliano – E’ un raro, se non unico, esempio di impresa redditizia (il gruppo Riva è uno dei principali gruppi industriali italiani e il sesto produttore mondiale di acciaio) che viene trasformata (e in parte dismessa) per una finalità di riqualificazione ambientale – conclude la Società per Cornigliano – così come è un raro esempio di raggiunto equilibrio tra le imprescindibili esigenze ambientali e le legittime preoccupazioni occupazionali».

    Sul delicato punto della difesa dei livelli occupazionali, però, i pareri sono discordanti.
    Il 26 ottobre scorso a Genova si è svolto un incontro, promosso da Legambiente, intitolato “Genova chiama Taranto. Il caso acciaio. Ambiente e lavoro sono la stessa cosa”, un’occasione propizia per ricordare le vicende che hanno reso possibile superare il ciclo a caldo a Cornigliano.
    Stefano Bernini, attuale Vice Sindaco e assessore all’urbanistica del Comune di Genova ma per lungo tempo alla guida del Municipio Medio Ponente, così si è espresso sulle aree «Il conto è stato fatto sul lavoro che poteva essere dato e la porzione liberata e già destinata dalla Società per Cornigliano ad attività portuale in parte occupa addetti, ma la quantità di occupati per metro quadrato non è soddisfacente».
    In merito all’Accordo, Bernini precisa ad Era Superba «Effettivamente non è stato rispettato, ma va detto che è sempre esistito un sistema di tutela economica a garanzia dei lavoratori. In seguito è sopraggiunta la crisi ed oggi la delicata situazione di Taranto ha complicato le cose. Bisogna sottolineare, però, che la riconversione di un’impresa siderurgica non si traduce nella contemporanea riconversione dei posti di lavoro. In altri termini non è facile riassorbire tutta l’occupazione in nuove attività portuali e logistiche che si vengono a creare».

    Federico Pezzoli, delegato Fiom all’ILVA di Genova Cornigliano, è uno dei 1750 dipendenti rimasti «Nel 2005 eravamo 3000, oggi siamo 1750, 1150 dei quali impiegati nei contratti di solidarietà. L’Accordo di Programma ha permesso la trasformazione dell’area a caldo di Cornigliano potenziando quella a freddo, nessuno è stato licenziato, però la forza lavoro è scesa da 2700 persone a 1700 attraverso 7 anni di Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS), Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO) e Contratti di Solidarietà (CdS)». Poi ha aggiunto «Se si fosse optato per un forno elettrico ecocompatibile forse oggi i problemi del sito genovese non esisterebbero».

    Per quanto riguarda la salute pubblica, invece, il miglioramento è stato evidente già a partire dal 2002, quando venne chiusa la cockeria per ordine della magistratura del capoluogo ligure.
    L’insediamento industriale, fin dagli anni ’50, generò un notevole degrado dell’ambiente urbano provocato, soprattutto, dalle forti emissioni in atmosfera di ossido di carbonio, benzene, benzopirene, biossido di zolfo, ossidi di azoto e polveri, prodotti dagli impianti ubicati a stretto contatto con le abitazioni.
    Oggi, a seguito della chiusura delle lavorazioni a caldo, la maggiore fonte di inquinamento dell’aria del quartiere è costituita dal traffico veicolare che percorre via Cornigliano, l’unica strada di collegamento (esclusa l’autostrada) tra il Ponente e il centro cittadino.
    «La chiusura della cokeria di Cornigliano ha permesso un abbattimento immediato di malattie e ricoveri, anche dei bambini del quartiere – spiega il dott. Federico Valerio, chimico ambientale che per anni ha lavorato presso l’Ist (Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova) – E ha reso gli abitanti di Cornigliano simili a quelli di altre parti della città che comunque hanno a che fare con l’inquinamento automobilistico, che è altra cosa da quello di una cokeria».
    Della preziosa esperienza Ist beneficerà l’Agenzia Regionale per la Prevenzione e la Protezione dell’Ambiente pugliese (ARPA Puglia) che ha adottato la procedura degli studi epidemiologici genovesi. Nonostante ciò, ha aggiunto Valerio «Il sottoscritto che ha diretto quel laboratorio ottenendo questi risultati è andato in pensione e nessuno sta pensando di sostituirlo, perché la prevenzione primaria non rende, quindi non interessa».

    Risorse finanziarie

    Le risorse complessive a disposizione – fondi di competenza del Ministero dell’Ambiente, del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e della Presidenza del Consiglio dei Ministri – ammontano (al lordo degli oneri finanziari) a euro 216 milioni circa.
    Sulla base delle valutazioni al momento disponibili si stima che gli interventi di bonifica avranno un costo di circa 65-70 milioni di euro e le infrastrutture (strada di scorrimento a mare e altre, incluse le opere di nuova delimitazione dello stabilimento) un costo di euro 90-100 milioni. Pertanto, per gli interventi di riqualificazione urbana sarebbero disponibili risorse per un importo variabile tra i 45 e i 60 milioni di euro.

    Bonifica

    La prima porzione delle aree dismesse dalla parte a caldo dello stabilimento siderurgico di Cornigliano è stata presa in consegna dalla Società a fine marzo 2006, e l’ultima porzione è stata consegnata nel gennaio 2009. L’estensione complessiva delle aree consegnate da ILVA alla Società è stata di 266.840 mq.
    Su tali aree erano presenti numerosi manufatti ed impianti. L’attività principale è quindi consistita nella demolizione e nello smantellamento di detti manufatti ed impianti.
    Dal punto di vista economico, gli interventi più significativi sono stati la demolizione in area SOT (Sottoprodotti), la demolizione della Cokeria e la demolizione dell’Altoforno, mentre dal punto di vista dell’impatto positivo sul quartiere e della “spettacolarità”, senza dubbio l’intervento più significativo è stata la demolizione dei due gasometri e della torre piezometrica.
    Il costo complessivo per l’insieme degli interventi di demolizione, smantellamento e bonifica ammonta a fine 2011 a circa 30,5 milioni di euro, comprensivo di spese tecniche.

    «Oggi la bonifica è in gran parte conclusa – spiega il direttore della Società per Cornigliano, Enrico Da Molo – La porzione più critica è quella dell’area ex Sottoprodotti, a sud –est, dove è presente una notevole contaminazione della falda acquifera. Stiamo ragionando sull’intervento da eseguire. Mentre l’area ex gasometri sarà bonificata e ricoperta da un metro di terra conforme in modo da trasformarla in spazio destinato a verde pubblico. Infine, rimane da bonificare la parte a sud della ferrovia, nei pressi di Villa Bombrini, dove è stata ipotizzata l’ubicazione del futuro ospedale del Ponente».

    Infrastrutture viarie

    Ponte di Cornigliano

    L’opera più importante è la realizzazione della nuova strada di scorrimento a mare (SSM) – da Lungomare Canepa (Sampierdarena) a Piazza Savio (Cornigliano) – in grado di fornire un’adeguata risposta alle esigenze legate alla mobilità dell’intero Ponente genovese e, nel contempo, sgravare via Cornigliano dal traffico di attraversamento con il conseguente effetto di riqualificazione urbana.

    Ma sono previsti anche altri interventi infrastrutturali al fine di riorganizzare l’intero sistema viario della zona: Lungomare Canepa; strada di sponda sinistra del torrente Polcevera; strada di sponda destra del torrente Polcevera; collegamento tra la SSM e lo svincolo autostradale Genova-Aeroporto.
    Alcune di tali opere (segnatamente quelle situate nelle aree dismesse dallo stabilimento siderurgico, vale a dire parte della SSM e il collegamento con lo svincolo) sono finanziate dalla Società Per Cornigliano in virtù dell’Accordo di Programma 8 ottobre 2005, mentre le restanti opere (o, nel caso della SSM, parte di esse) sono finanziate da ANAS.
    Tuttavia, considerata l’unitarietà del disegno infrastrutturale, si è ritenuto necessario che le attività di progettazione e di successiva esecuzione delle opere stradali fossero svolte da un unico soggetto, vale a dire da Società Per Cornigliano, che si avvale di Sviluppo Genova, in virtù di un rapporto di mandato, per tutte le attività tecnico-ingegneristiche. E’ quindi Sviluppo Genova che svolge le funzioni di stazione appaltante.

    «Con la strada a mare siamo a metà dell’opera – spiega il direttore della Società per Cornigliano, Enrico Da Molo – le altre infrastrutture viarie sono già state progettate, alcuni lavori sono partiti (ad esempio quello per la strada di sponda destra del Polcevera), a breve, tutti saranno avviati».
    «Nel 2015 la strada a mare sarà conclusa – conferma il Vice Sindaco, Stefano Bernini – e risulterà fondamentale per “liberare” via Cornigliano, migliorando la qualità dell’ambiente ma non solo. Purtroppo, per lungo tempo, la parte di quartiere compresa tra via Cornigliano e le acciaierie è rimasta disagiata anche dal punto di vista sociale. Grazie a questo intervento sarà possibile avviare una profonda riqualificazione».

    Riqualificazione urbana

    Mercato Comunale Cornigliano

    L’obiettivo è quello di rispondere all’istanza di ricucitura tra l’abitato e lo stabilimento siderurgico, attraverso un progetto urbanistico di elevata qualità e di risposta alle esigenze della delegazione.
    L’Atto Modificativo dell’Accordo di Programma prevede interventi di riqualificazione urbana estesi sul quartiere. Al riguardo, l’art. 6 stabilisce che Società Per Cornigliano «si impegna (…) a realizzare gli interventi pubblici di riqualificazione urbana su parte delle aree restituite da ILVA s.p.a. d’intesa con il Comune di Genova, in conformità al successivo art. 20». L’art. 20 a sua volta prevede «Così come previsto all’art. 2 “Scopi generali” del presente atto suppletivo, le parti pubbliche convengono di individuare, anche con il coinvolgimento della popolazione interessata, le condizioni necessarie per la riqualificazione del territorio di Cornigliano e per la valorizzazione del relativo contesto urbano».

    I fulcri di tali operazioni sono rappresentati da Villa Bombrini e dal previsto spostamento della stazione ferroviaria, la cui ricollocazione, in corrispondenza dell’attuale rimessa AMT, prelude alla definizione di una nuova piazza, baricentrica rispetto all’ambito di Cornigliano e posta a cerniera fra l’area residenziale ed insediamenti produttivi previsti nell’area siderurgica.

    Società Per Cornigliano e Comune di Genova, pertanto, hanno concordato un “Programma Integrato di Riqualificazione Urbana” approvato dal Consiglio Comunale con delibera n. 62 dell’8 settembre 2008 e successivamente modificato con delibera n. 64 del 15 settembre 2009. Nel redigere il programma, particolare attenzione è stata posta a quanto emerso nel dibattito svoltosi in seno al Gruppo di Lavoro istituito dal Municipio VI – Medio Ponente in data 11/1/2007, con delibera n. 1, nato in rappresentanza dei gruppi locali organizzati (CIV, associazioni corniglianesi, comitati di quartiere, ecc.).

    Tra gli interventi decisi ricordiamo i seguenti: facciate edifici privati; recupero di Villa Serra; rifunzionalizzazione di Villa Bombrini; restyling di Via Verona e Via Vetrano; Videoporto.

    «Il rifacimento delle facciate ha ottenuto un grande successo – spiega Da Molo – Adesso abbiamo aperto nuovo bando per includere altri edifici».
    «Quasi il 50% dei palazzi ha aderito al bando per ottenere i contributi – conferma Bernini – ciò significa che anche i cittadini corniglianesi hanno creduto nel progetto di riqualificazione, visto che hanno partecipato in prima persona anche con le proprie risorse economiche».
    «Abbiamo ultimato la ristrutturazione di Villa Serra (che è di proprietà comunale e l’amministrazione dovrà decidere quali funzioni inserire al suo interno, ndr) e stiamo sistemando i giardini Melis – continua Da Molo – A breve dovrebbe partire la gara di appalto per il restyling di via Verona e via Vetrano».

    Ilva CorniglianoMa, come detto in precedenza, i due fiori all’occhiello sono Villa Bombrini e Videoporto.
    La Società Per Cornigliano ha acquistato la villa da Fintecna Spa (società interamente partecipata dal Ministero dell’Economia) nel luglio 2008, acquisendone il possesso nel settembre dello stesso anno. Il costo dell’immobile e delle relative pertinenze è stato di € 9.7 milioni.
    Parte integrante dell’intervento su Villa Bombrini è stata la manutenzione straordinaria del suo giardino con lo scopo di aprire questo spazio alla cittadinanza.
    Nell’immobile, che al momento dell’acquisto era utilizzato solo in minima parte, hanno trovato sede alcuni soggetti pubblici (quali Infrastrutture Liguria e SIIT) e, soprattutto, la Genova Liguria Film Commission (GLFC).
    La GLFC è una Fondazione partecipata dalla Regione Liguria e da alcuni Enti locali, che persegue il compito di attirare nella nostra regione investimenti nel settore della produzione audiovisiva, creando occupazione e dando opportunità di visibilità al territorio regionale.
    «L’insediamento della Fondazione Genova Liguria Film Commission, nell’ottica di rivitalizzare Villa Bombrini, si pone come elemento di attrazione, creatività e di vitalità, grazie all’afflusso di professionisti che può generare», sottolinea la Società per Cornigliano nel suo sito web.

    Ancor più significativa è la formazione di un “distretto” riservato alle piccole imprese del settore audio-video. Nato dalla collaborazione tra Società Per Cornigliano e Genova Liguria Film Commission, il cosiddetto “Videoporto” è il primo insediamento nelle aree dismesse dallo stabilimento siderurgico realizzato in attuazione del “Programma Integrato di Riqualificazione Urbana”.
    «Abbiamo riconvertito l’edificio che, fino al 2006, ospitava gli uffici amministrativi dell’Ilva – spiega Da Molo – Oggi al suo interno trovano posto 35 piccole imprese del settore dell’audiovisivo. Questo rappresenta sicuramente uno dei punti di forza dell’intera riqualificazione».

    «Dal punto di vista delle ricadute economiche si consideri che mediamente le diverse produzioni cinematografiche e televisive generano già ora una ricaduta economica sul territorio genovese di circa 5 milioni/anno, di cui 2,5 diretta (comparse, elettricisti, sartoria, costumisti, noleggi di attrezzature, catering, etc) e 2,5 indotta (hotels, ristoranti, taxi, etc) – spiega la Società per Cornigliano – Grazie alla disponibilità del Videoporto si prevede che tale ricaduta possa aumentare considerevolmente. Quanto all’occupazione, dipende dalle diverse produzioni: comunque, si può stimare in circa 70 unità le persone genovesi che forniscono servizi ad ognuna di tali produzioni. Questo assetto pone le basi affinché Villa Bombrini diventi il polo di riferimento in città e in Liguria per il settore dell’audiovisivo – conclude la Società per Cornigliano – Si sottolinea che l’intervento non necessita di opere edilizie e di finanziamenti, poiché si auto-sostiene».

    «Il restyling di Villa Bombrini è fondamentale per due aspetti – spiega Bernini – Innanzitutto quello produttivo: siamo partiti con la Genova-Liguria Film Commission, poi abbiamo realizzato il Videoporto e da 5 imprese presenti siamo già saliti a 35. Secondo me ci sono enormi possibilità di sviluppo perché stiamo parlando di alta tecnologia, ossia un comprato sul quale Genova deve puntare forte. Il secondo aspetto cruciale è la trasformazione della villa in punto di riferimento per il territorio: un vero e proprio centro culturale che organizza e ospita eventi, festival musicali e svariate iniziative».

    L’Accordo del 2005 costituisce l’ideale presupposto anche per un’ulteriore operazione destinata a cambiare il volto del quartiere, ovvero il recupero di via Cornigliano che si candida quale nuovo “centro” del tessuto urbano, attraverso la programmazione di adeguati interventi di riqualificazione (riduzione carreggiate, alberature, arredo urbano e riqualificazione marciapiedi, ecc.).
    «Un paio di giorni fa il Consiglio di amministrazione della Società per Cornigliano ha dato incarico a RI.geNova s.r.l. (Riqualificazione Urbana Genova s.r.l. partecipata dall’Agenzia Regionale per il Recupero Edilizio-A.R.R.ED. S.p.A., società mista pubblica) di avviare un concorso di progettazione della nuova via Cornigliano – racconta Bernini – Sarà un percorso partecipato con la popolazione del luogo. Gli architetti parleranno con persone, associazioni e comitati del territorio per studiare la migliore soluzione progettuale».

    Ma non è tutto, nel prossimo futuro «A mare della ferrovia verrà realizzato il nuovo depuratore – continua il Vice Sindaco – stiamo lavorando per dare la disponibilità del Comune. In questo modo risolveremo il disagio dovuto agli sgradevoli miasmi prodotti dall’attuale impianto nella zona vicino al Ponte Pieragostini».
    E ancora sono previsti «Il rifacimento della bocciofila di quartiere, la copertura del mercato comunale ed altre piccole riqualificazioni nel centro storico di Cornigliano», aggiunge Bernini. Senza dimenticare che le aree attualmente occupate dal Gruppo Spinelli «Diventeranno l’autoparco di Genova, in grado di accogliere tutti i mezzi pesanti che gravitano intorno al porto», conclude Bernini.

    Matteo Quadrone

  • Biblioteca Genova: Legambiente, oltre duemila libri itineranti

    Biblioteca Genova: Legambiente, oltre duemila libri itineranti

    LibreriaQualche tempo fa su Era Superba vi parlavamo di come il web può essere uno strumento utile per valorizzare le piccole librerie di Genova. A seguito di questo articolo siamo venuti a conoscenza di un’altra iniziativa molto interessante sul nostro territorio: si tratta del progetto BEAT di Legambiente, acronimo di Books Environmental Activities in Town, curato da quattro giovani volontari dell’associazione.

    Di cosa si tratta? Una biblioteca con oltre 2.000 testi, nata con l’obiettivo di incrementare l’accessibilità dei cittadini ai libri e alla lettura su due fronti: da un lato la biblioteca “fissa”, allestita presso la sede regionale di Legambiente Liguria (via Caffa 3/5b) e una “Carovana dei libri” costituita da un carretto fatto con materiali di recupero e una bici che gira per la città in piazze, mercati, parchi e altri contesti urbani di condivisione comune, proponendo giochi, rappresentazioni teatrali e noleggio libri. Eventi che non riguardano solo la lettura, ma in senso più ampio l’informazione sulle tematiche ambientali e la cultura dell’ambiente.

    Tra ottobre e dicembre si sono svolte iniziative in vari quartieri della città, a breve sarà disponibile un calendario di eventi tra gennaio e marzo 2013. È invece sempre possibile accedere alla consultazione e al prestito dei libri presso la sede di Legambiente, aperta al pubblico nei giorni feriali (lunedì e venerdì ore 9-12; martedì, mercoledì e giovedì ore 15-18): si possono consultare fino a 6 testi contemporaneamente e prendere in prestito fino a 2 testi, per 30 giorni rinnovabili di altri 15. Analogamente, chiunque voglia donare libri o riviste per incrementare il catalogo ha la possibilità di farlo.

    L’accesso alla biblioteca è subordinato alla sottoscrizione della tessera e all’essere soci di Legambiente (è possibile iscriversi in loco).

    Il progetto è finanziato dall’Unione Europea, attraverso il programma Gioventù in Azione e curato dall’agenzia europea EACEA (Education, Audiovisual and Culture Agency Executive Agency).

    Marta Traverso

  • èAfrica: bando di concorso per fotografi e videomaker

    èAfrica: bando di concorso per fotografi e videomaker

    Donne del sud del MondoSono aperte le iscrizioni per partecipare al bando di concorso fotografico e video èAfrica, rivolto a giovani artisti europei dai 18 ai 35 anni, con ottima conoscenza della lingua inglese.

    Ogni artista può candidarsi solo in una delle due sezioni e deve presentare un progetto creativo che abbia come punto di partenza l’ospedale di Tosamaganga in Tanzania, raccontando la storia di una o più persone che da quell’ospedale sono passate o che lì lavorano, si curano, aspettano.

    Al termine della selezione verranno selezionati due video artisti e tre fotografi che andranno in Tanzania per la realizzazione del progetto.

    Per partecipare ogni artista deve presentare:
    – portfolio (almeno un video o almeno 20 scatti fotografici);
    – modulo di partecipazione;
    – curriculum
    – progetto creativo che descriva ciò che si vuole realizzare sul campo (max 2000 battute spazi inclusi).

    Il materiale va inviato entro il 15 marzo 2013 tramite il sito www.mediciconlafricacuamm.org/contest. La selezione verrà effettuata nella sede di Medici con l’Africa Cuamm entro il 29 marzo 2013, i vincitori saranno contattati sia via e-mail sia via raccomandata A/R.

    Il workshop dato in premio si terrà a Tosamaganga nel corso di maggio 2013 e prevede 5 giornate di formazione e realizzazione del proprio progetto artistico, a partire dall’analisi e discussione dell’idea fino alla realizzazione vera e propria. Assicurazione, visto e viaggio saranno offerti dagli organizzatori. A ogni artista inoltre
    verrà dato un attestato di frequenza.

  • Le piante a Natale: idee regalo e consigli per originali decorazioni

    Le piante a Natale: idee regalo e consigli per originali decorazioni

    In questo ultimo articolo dell’anno, abbiamo deciso di occuparci di tre particolari e poco conosciute varietà di piante: l’Amaryllis, i Narcisi Paperwhites e l’Helleborus.

    Al di là dell’abete rosso, del vischio e della tradizionale stella di Natale (Euphorbia pulcherrima), le tre succitate piante possono rappresentare una valida alternativa per la decorazione della casa nel periodo delle feste.

    L’Amaryllis è una bulbosa, originaria del Sud Africa, che produce infiorescenze di grandi dimensioni che ricordano vagamente i gigli. I colori più diffusi sono il rosso, il bordò, il rosa in tutte le sue varietà ed il bianco. Esiste anche un Amaryllis di colore bianco-giallo-verdastro, molto particolare ed adatto per l’utilizzo nelle composizioni invernali.

    2La peculiarità di questa pianta consiste nel fatto che la fioritura, normalmente estiva, può essere “forzata” ed ottenuta nel periodo invernale coltivando la pianta in casa e così sfruttando il particolare microclima degli ambienti interni. Il bulbo ha dimensioni piuttosto ragguardevoli e va piantato in un vaso di terra, da cui deve emergere per circa un terzo.

    Annaffiature costanti, una buona esposizione alla luce e la vicinanza, non eccessiva, di fonti di calore, permettono di ottenere, nel giro di poche settimane, una fioritura davvero spettacolare. Nell’arco di un tempo estremamente breve, dal bulbo spuntano infatti uno o più steli floreali e poche grandi foglie lanceolate, verdi scuro. Quando il gambo ha raggiunto il suo pieno sviluppo (fino a 40-50 centimetri di altezza), il bocciolo apicale si apre, dischiudendo delle grandi campanule dai colori brillanti.

    I Narcisi Paperwhites sono una bulbosa molto particolare ed appartengono alla grande famiglia dei narcisi. Questi ultimi fioriscono nei prati primaverili, con grandissima profusione, in tutti i toni del bianco e del giallo. La peculiarità di questi bulbi consiste nel caratteristico, intenso e gradevole profumo della fioritura.

    I bulbi non sono di grandi dimensioni e si presentano di colore brunastro-marroncino. Nella varietà Paperwhites essi sono lisci, normalmente sono invece rugosi e stratificati. Anche questa bulbosa può essere facilmente coltivata in casa e la forzatura permette, come per l’Amaryllis, di ottenere una fioritura nel periodo invernale e persino a Natale.

    I bulbi andranno collocati in ciotole contenenti terra e dovranno spuntare dal terriccio per circa un terzo della loro altezza. Nel giro di poche settimane (quattro o sei, a seconda della temperatura interna alla casa) essi produrranno un rigoglioso insieme di foglie e steli floreali, dell’altezza di circa 40-50 centimetri. Le foglie sono verdi, lanceolate, i boccioli apicali contengono gruppetti di fiori a forma di stella, bianchi, lucenti e profumatissimi. Sia gli Amaryllis che i Paperwhites sono di facilissima coltivazione, si prestano ad essere cresciuti anche dai neofiti e garantiscono, in breve, un risultato estremamente soddisfacente.

    Per evitare che gli steli floreali di entrambe le varietà si abbattano, durante la crescita si consiglia di collocare dei rami secchi di alberi o arbusti che contengano lo sviluppo vegetativo dei bulbi, si potrà inoltre posizionare del muschio alla base dei bulbi. L’insieme delle bulbose, dei rami e dei licheni garantirà, nel complesso, un impatto estetico estremamente soddisfacente.

    Da ultimo accenneremo brevemente all’Helleborus, una particolare varietà di pianta, poco conosciuta ed utilizzata ma estremamente interessante. Questa erbacea perenne è invece molto diffusa ed apprezzata nei paesi nordici, in Olanda, nel Regno Unito ed in Francia. La coltivazione non è particolarmente complessa. Il fogliame della pianta è vigoroso, costituito da grandi foglie palmate, di colore verde scuro. Durante i mesi invernali produce sottili steli carnosi che portano fiori singoli o a grappoli, molto grandi, che ricordano i fiori della rosa canina. I colori dell’elleboro sono generalmente il bianco ed il porpora, ma esistono varietà dalla fioriture rosate, verdastre o bianco brillante. Sono piante ampiamente diffuse in natura, spesso ai margini dei boschi collinari, in zone semiombreggiate ed abbastanza umide, nonché sul greto di piccoli corsi d’acqua stagionali.

    Questa pianta è anche nota con il nome di “Rosa di Natale”, proprio per il fatto che la fioritura, simile per certi versi a quella di una rosa, si concentra, per alcune varietà, in questo periodo dell’anno.

    Il suo impiego negli addobbi e nelle decorazioni natalizie riserva grandi soddisfazioni per il risultato di rarefatta eleganza che la pianta conferisce all’insieme. I fiori sono infatti molto semplici e lineari, si stagliano brillanti su foglie scure e richiamano subito alla mente i brunastri prati invernali, in cui spuntano, tra la neve e gli aghi di pino, i candidi fiori delle prime bulbose. Meglio di ogni altra specie, l’elleboro rappresenta quindi l’algido inverno e ricorda, grazie al suo impiego negli appartamenti cittadini, che anche la più austera delle stagioni è, in realtà, viva e capace di produrre inaspettate e spettacolari fioriture.

    di Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Giornata d’azione contro il razzismo: fermiamo la strage dei migranti

    Giornata d’azione contro il razzismo: fermiamo la strage dei migranti

    Il 18 dicembre ricorreva la giornata d’azione globale contro il razzismo e per i diritti dei migranti, rifugiati e sfollati.

    «Oltre ad esigere la ratificazione o applicazione della Convenzione per i diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie (firmata il 18 dicembre 1991), quest’anno consideriamo importante dare visibilità e denunciare collettivamente la tragedia che, quotidianamente, si consuma alle frontiere – spiegano in un volantino le associazioni Cgil, Arci, Acli, Auser, Libera e Senza Paura – Ogni giorno migliaia e migliaia di migranti muoiono o scompaiono nel viaggio verso un futuro migliore. Due situazioni, tra le molte che esistono, ci hanno portato a dare priorità a questo argomento. Da una parte la lotta che stanno facendo i familiari dei giovani tunisini che esigono dagli stati italiano e tunisino e dall’Unione Europea la verità sulle circostanze in cui sono morti o scomparsi i loro figli nel mare mediterraneo, uno dei mari più controllati del mondo. Dall’altra la tenacia delle famiglie centroamericane che da anni organizzano la “carovana della dignità” lungo la frontiera alla ricerca dei loro cari scomparsi in transito per il Messico».

    Il 21 dicembre 2012, dalle 16.30 alle 18.30, Cgil, Arci, Acli, Auser, Libera e Senza Paura hanno organizzato nelle piazze principali della città (San Lorenzo, De Ferrari, Piccapietra) una diffusione itinerante del volantino sopra citato per rappresentare efficacemente la tragedia che quotidianamente si consuma alle frontiere o nel nostro mar Mediterraneo.

    «L’obiettivo è che nuovamente il 18 dicembre 2012 si uniscano tutte le campagne che si stanno realizzando nel mondo su questa tematica e che la giornata d’azione globale diventi ancora quello spazio unitario per far sentire con forza un urlo di protesta che esiga verità e giustizia per i migranti morti o scomparsi nel nulla – sottolineano le associazioni – Ciò che accomunerà tutte queste iniziative sarà il logo della giornata che è possibile scaricare dal sito web www.globalmigrantsaction.org».

    Lo scopo della giornata d’azione globale è «Contribuire a dare maggiore visibilità alle attività che quotidianamente già si fanno in difesa dei diritti dei migranti concludono Cgil, Arci, Acli, Auser, Libera e Senza Paura – e favorire la costruzione di un movimento globale dei migranti e di chi li sostiene».

  • Teatro Genova: alla Corte “Canto di Natale” con la compagnia del Suq

    Teatro Genova: alla Corte “Canto di Natale” con la compagnia del Suq

    Teatroi della CorteAnche quest’anno torna in scena al Teatro della Corte lo spettacolo Canto di Natale, nell’adattamento di Valentina Arcuri e Carla Peirolero e che vede come regista e interprete principale Enrico Campanati.

    Prodotto da Chance Eventi e da Suq Genova Festival e Compagnia, schiera un ensemble di grandi professionisti: insieme a Enrico Campanati nel ruolo
    di Scrooge e a Carla Peirolero in quello della narratrice, saranno in scena la cantante Roberta Alloisio, i musicisti Marco Fadda, Riccardo Barbera, Cesare Grossi, i cantanti del Coro di ragazzi del Museo Luzzati diretto da Andrea Basevi e del Coro Piccoli Cantori Accademia Vocale Genova diretto da Roberta Paraninfo, infine Gisella Cirelli e Marta Antonucci, animatrici del suggestivo teatro d’ombre.

    Lo spettacolo va in scena al Teatro della Corte venerdì 21 e sabato 22 alle ore 20.30, domenica 23 ore 16.

  • Liceo D’Oria: alcune proposte per cambiare la scuola

    Liceo D’Oria: alcune proposte per cambiare la scuola

    liceo d'oriaQuando frequentavo il liceo mi è stato insegnato che non dovevo studiare per prendere 6, quanto piuttosto per prendere 8, meglio ancora per prendere 10. Di rado è capitato che qualcuno provasse a trasmettere un concetto differente: studiare non per un voto (o meglio, non solo per un voto), ma per imparare cose che ancora non si sanno, per sviluppare capacità di analisi e spirito critico, per imparare a lavorare in gruppo e confrontarsi con gli altri.

    Questi i temi di cui si è parlato questa mattina al liceo classico D’Oria, durante l’assemblea di istituto. “Come possiamo ripensare la nostra scuola?”, è il punto di partenza dell’incontro, così descritto dalla rappresentante degli studenti Maddalena.

    Un’assemblea viva e partecipata, dove studenti e professori presenti hanno discusso e messo sul piatto proposte concrete per migliorare la loro istruzione nel quotidiano.

    Il tutto è partito da un video di Sir Ken Robinson, dal titolo Il paradigma dell’educazione, che potrete vedere in coda all’articolo: il nostro sistema educativo distingue gli studenti in accademici (con formazione classica e che conoscono le nozioni loro trasmesse) e non accademici (privi di formazione classica): i primi sono comunemente ritenuti ” studenti brillanti”, i secondi no.

    Il nuovo paradigma scolastico dovrebbe valorizzare da un lato interessi, attitudini, creatività del singolo, dall’altro capacità di lavorare in gruppo dando rilievo ai punti di forza di ciascuno, nell’ottica di quello che viene chiamato pensiero divergente. Lo studioso J.P. Guilford definisce questo concetto come la “capacità di produrre una gamma di possibili soluzioni per un dato problema”. Esempio: quanti modi ci sono di utilizzare un comune fermaglio per la carta? (almeno 200, secondo i teorici).

    All’assemblea sono stati mostrati due esempi di applicazione concreta del pensiero divergente. Massimo Chiesa, direttore artistico del Teatro della Gioventù (che con alcune scuole superiori di Genova ha attivato il laboratorio “Innamorarsi del teatro“), ha raccontato di come l’amore per il teatro abbia compensato una carriera scolastica poco brillante: “Non bisogna per forza essere creativi a tutti i costi, ma si può e si deve essere meno “ingabbiati” e più liberi nel proprio modo di rapportarsi con l’arte e lo studio“.

    Tobia Lorenzani e Jacopo Sterlocchi sono due dei quattro fondatori di FreeFutool, un quaderno di appunti stampato in 50.000 copie e distribuito gratuitamente agli studenti universitari di Genova, Torino e Milano, un progetto che si autofinanzia attraverso la pubblicità posta nella parte inferiore di ogni foglio. “Durante l’università abbiamo iniziato a fare il “gioco della startup“: ogni giorno, ognuno di noi aveva il compito di inviare una mail agli altri con unidea. FreeFutool era una di queste idee: noi soci abbiamo quattro specializzazioni diverse – finanza, marketing, management e design – e ognuno di noi sfrutta al massimo questa sua competenza, in relazione con le competenze degli altri“.

    Più grandi di pochi anni degli studenti che li ascoltano, questo è il loro consiglio: “L’Italia è, dopo la Germania, il Paese europeo più florido di startup: si tratta di aziende, ma prima ancora sono idee. Quello che voi ragazzi dovete fare è dare valore alla vostra curiosità: da qui nasce la voglia di imparare cose nuove, di confrontarvi, da qui derivano le idee“.

    Idee che vengono presentate oggi dagli stessi studenti, in un’assemblea cui hanno assistito il preside e alcuni insegnanti. Qualche esempio? Leggere il giornale in classe e discuterne, dare maggiore rilievo all’ora di educazione civica (accorpata a storia e raramente svolta), fare un giorno di autogestione al mese in cui gli studenti possono preparare un argomento (non necessariamente scolastico) da esporre agli altri, analizzare opere letterarie, filosofiche e di storia alla luce dell’attualità, e così via.

    Il passo successivo, come sottolineato dai rappresentanti di istituto del D’Oria, sarà applicare alcune di queste proposte a partire dall’anno scolastico in corso e coinvolgere anche altre scuole della città.

    Questo il video di Ken Robinson che ha ispirato l’incontro di oggi.

    Marta Traverso

  • Sampierdarena, mercato Tre Ponti: degrado e banchi chiusi

    Sampierdarena, mercato Tre Ponti: degrado e banchi chiusi

    Nel panorama dei mercati comunali genovesi quello di Piazza Tre Ponti a Sampierdarena – una struttura relativamente giovane avendo meno di trent’anni – registra una delle situazioni più critiche.
    Nonostante le proteste degli operatori commerciali, che da lungo tempo denunciano lo stato di abbandono in cui giace il mercato, le iniziative politiche (in particolare del capogruppo Pdl in consiglio comunale, Lilli Lauro e di diversi esponenti del Municipio Centro Ovest), nessuna soluzione è stata ancora approntata per provare a rilanciare un servizio che continua ad esser molto frequentato dagli abitanti di Sampierdarena.

    Oggi su 50 banchi disponibili solo 18 sono in funzione.
    Le criticità maggiori sono dovute alle carenze strutturali: infiltrazioni d’acqua provenienti dal tetto, un impianto elettrico da rifare (secondo gli esercenti), difficoltà di accesso per le merci (mancanza di scivoli per i carrelli con i prodotti), accesso impossibile per i disabili, porte che non si chiudono a dovere e la lista potrebbe continuare ancora a lungo.
    Recentemente, grazie all’interessamento del consigliere municipale del Centro Ovest, Loris Arena (Idv), due problemi sono stati risolti. Innanzitutto è stata ripristinata la fontanella della piazza (non funzionante da un anno) e poi è stata debellata la presenza dei topi che terrorizzavano passanti ed avventori del mercato.
    Il lavoro da fare è ancora molto ma la speranza degli operatori commerciali, che con mille sforzi si ostinano a mantenere in vita la struttura, è quella di non essere completamente dimenticati dalle istituzioni.

     

    Matteo Quadrone

  • Pegli, ex ospedale Martinez: in arrivo nuove residenze

    Pegli, ex ospedale Martinez: in arrivo nuove residenze

    L’ex ospedale Martinez di Pegli, chiuso ormai da lungo tempo, cambia volto per lasciare posto a nuove residenze. Ieri il Consiglio comunale ha approvato – con 20 voti favorevoli del centro-sinistra, l’astensione di Pdl e Lista Musso, 5 voti contrari (Movimento 5 Stelle e Udc) – la delibera di Giunta che sancisce il cambio di destinazione urbanistica del complesso immobiliare di Pegli: da servizi a funzioni residenziali.

    «Il cambio di destinazione d’uso a residenziale è comunque subordinato al fatto che a Pegli venga realizzata la piastra ambulatoriale che la Regione Liguria si è impegnata a fare», sottolinea il vicesindaco e assessore all’urbanistica, Stefano Bernini.

    «Una delibera che impegna il Comune a fare tutto quello che chiede la Regione, mentre la Regione non si è impegnata a fare ciò che l’amministrazione comunale vorrebbe, ovvero la piastra ambulatoriale», sintetizza così il senso del documento approvato ieri a Palazzo Tursi, il capogruppo del Movimento 5 Stelle, Paolo Putti. «Nella delibera, infatti, c’è una semplice dichiarazione d’intenti – aggiunge Putti – ma nessun atto formale che richieda espressamente la realizzazione della piastra sanitaria».

    La questione è stata per mesi al centro di un’accesa discussione tra gli abitanti della delegazione ponentina e la Regione Liguria che aveva accantonato la realizzazione degli spazi ambulatoriali previsti al posto dell’ex Martinez. Il Consiglio comunale, nel luglio scorso, con una mozione presentata dai consiglieri Paolo Gozzi (Pd) e Antonio Bruno (Fds) e approvata all’unanimità, aveva rivendicato la necessità della piastra ambulatoriale quale compensazione per la chiusura di reparti ospedalieri e la riduzione dei posti letto per pazienti acuti. In seguito, la Regione Liguria ha cambiato idea e ha deciso di reinserirla nella programmazione dei servizi socio-sanitari sul territorio.

    Adesso arriva il via libera alla valorizzazione del complesso ex Martinez (già nella disponibilità di Arte, l’Azienda Regionale Territoriale per l’Edilizia) ai fini della messa in vendita, ma resta la preoccupazione perchè i colpi di scena, come dimostrano le giravolte della regione, sono sempre in agguato e occorrerà vigilarè attentamente affinché i nuovi ambulatori diventino davvero realtà.

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Video Festival Città di Imperia 2013: bando di concorso

    Video Festival Città di Imperia 2013: bando di concorso

    pellicolaIl VideoFestival Città di Imperia è un evento organizzato dall’Associazione “Officine Digitali” in collaborazione con il Comune di Imperia – Assessorato alla Cultura.

    Il Festival è riservato ai registi professionisti e ai videomaker, ed è anche attiva una sezione a parte per le scuole.

    Si può concorrere con una o più opere a tema libero, senza alcuna quota di partecipazione. Il Festival è articolato nelle seguenti categorie:
    Registi professionisti divisa in sezione Film, Documentario e Animazione & Grafica;
    Amatori divisa in sezione Lungometraggi, Cortometraggi, Documentari, Animazione & Grafica, Videoclip;
    Scuole senza sotto-distinzioni;
    Internazionale, riservata unicamente ad autori esteri e divisa in  sezione Film, Documentario e Animazione & Grafica;
    Explorer, divisa in sezione Documentario Turistico e Documentario Naturalistico;
    Fil…mare, per documentari sul mare.

    I partecipanti dovranno inviare un Dvd con i materiali entro il 14 gennaio 2013 a Direttore Artistico Sig. Fiorenzo Runco Video Festival Città di Imperia Strada Colla, 18 – 18100 Imperia.

    Il festival e la premiazione si svolgerà dal 23 al 27 aprile 2013 presso l’Auditorium della Camera di Commercio.

  • Acronimi, dall’inglese all’italiano: attenzione alle differenze

    Acronimi, dall’inglese all’italiano: attenzione alle differenze

    Nella scorsa puntata abbiamo visto quali incomprensioni possono sorgere parlando di cinema in inglese. I titoli che vengono scelti in italiano, spagnolo o altre lingue divergono in modo talvolta significativo dall’originale.

    Agli esempi già illustrati possiamo aggiungere oggi Dr. No (“Agente 007 – Licenza di uccidere”), Reservoir Dogs (“Le iene”), Falling Down (“Un giorno di ordinaria follia”) e così via. Proprio quest’ultimo è un film che consiglio di vedere. E’ la storia di un comune white collar worker (colletto bianco), interpretato da Michael Douglas, che improvvisamente impazzisce in una torrida giornata a Los Angeles. Nella sua follia non priva comunque di una certa umanità, l’uomo, armatosi gradualmente fino ai denti , non manca di mettere a nudo incoerenze e aspetti paradossali dell’American way of life.

    I cambiamenti rispetto ai titoli originali non avvengono soltanto dall’inglese verso le altre lingue, ma anche nella direzione opposta. Succede così per esempio che “Non c’è due senza quattro” con Bud Spencer e Terence Hill diventi in inglese Double Trouble (letteralmente “Doppio problema”) o che “L’armata Brancaleone” diventi For Love and Gold (“Per amore e per oro”).

    Le traduzioni dei titoli comunque non sempre si discostano dall’originale. Così, nella direzione italiano-inglese abbiamo The Good, the Bad and the Ugly (“Il buono, il brutto e il cattivo) di Sergio Leone e in senso opposto “Tutti gli uomini del Presidente” (All the President’s Men). Fedele all’originale inglese The Mummy è rimasto anche “La Mummia”, titolo quanto mai attuale nel contesto della politica italiana – e non mi riferisco soltanto alla ri-ri-ri-discesa in campo di Berlusconi, dato che di mummie pari a lui ce ne sono a go go in quasi tutti gli schieramenti e tra le cosiddette figure super partes.

    Analogamente ai titoli dei film, bisogna poi fare attenzione alle differenze tra l’inglese e la nostra lingua relativamente agli acronimi. Recentemente, nostro malgrado, sono salite agli onori della cronaca organizzazioni quali il Fondo Monetario Internazionale, FMI, o la Banca Centrale Europea, BCE. Premettendo che i media  dovrebbero smettere di citare queste due istituzioni ogni dieci secondi, nemmeno si trattasse di messaggeri divini, se anche voi doveste menzionarle in una conversazione in inglese, ricordatevi che le sigle FMI e BCE non hanno lo stesso significato che gli attribuiamo noi.

    Per esempio, in inglese BCE può riferirsi a Before the Christian Era, mentre FMI può indicare il Food Marketing Institute. Se invece parlerete della ECB (European Central Bank) e dell’IMF (International Monetary Fund) sarà chiaro al vostro interlocutore che state parlando di finanza.

    Parlando del passato, quella che per noi era URSS in inglese si dice USSR (Union of Soviet Socialist Republics).

    Fate attenzione anche alle sigle riguardanti altre organizzazioni internazionali. L’ONU in inglese viene chiamata UN (United Nations). La nostra Unione Europea, che noi definiamo UE, si chiama in realtà European Union, ovvero EU.

    A proposito di quest’ultima, così sotto attacco negli ultimi mesi, mi sembra opportuno citare il libro “La Società della Conoscenza” del filosofo e matematico belga Marc Luyckx-Ghisi, ex-membro della Forward Studies Unit dell’Unione, ovvero la cellula il cui compito consisteva nel costruire la futura “anima” politica europea.

    Luyckx-Ghisi scrive: “L’Unione Europea ha fatto un passo avanti eccezionale e molto significativo verso una società mondiale non-violenta. Ci conduce, senza che ce ne accorgiamo, verso una visione politica nuova, transmoderna o planetaria, poiché è un nuovo grado di potere (non statale) e di responsabilità politica continentale per la stabiltà geostrategica… La non violenza sarà accompagnata da valori quali la giustizia e la solidarietà umana nei confronti degli altri Stati.” Se ci ricordassimo più spesso di quanto sangue è stato sparso per arrivare a un’unione pacifica nel cuore dell’Europa forse smetteremmo di infangare il nome dell’UE… pardon, EU!

    Bye!

    Daniele Canepa

  • GRRRzetic: la casa editrice di Genova inaugura la nuova sede

    GRRRzetic: la casa editrice di Genova inaugura la nuova sede

    Giovedì 20 dicembre 2012 (ore 18) la casa editrice genovese GRRRzetic inaugura la sua nuova sede in via dei Giustiniani 73r.

    Nel corso dell’evento saranno presentate le due ultime uscite a cura dell’editore.

    Il primo è la graphic novel Lezioni di anatomia di Nicolò Pellizzon (Verona, 1985 – autore di fumetti, illustratore e videomaker): nella Torino magica e inquietante di fine 800 siintrecciano le vite del giovane Lorenzo, i cui genitori sono scomparsi in circostanze misteriose, della cugina Lorena, autrice di inquietanti ritratti anatomici, e della folle e lasciva zia Giuliana.
    L’autore ne parla con Valeria Barbera.

    Il secondo è l’ultimo capitolo della saga fantasy Gatto Mondadory di Dr. Pira. L’autore ne parla con Giada Prestifilippo.