Il Municipio Centro-Est si conferma un ente virtuoso, capace di mettere in pratica una concreta “spending review” che dovrebbe essere d’esempio per tutte le altre amministrazioni municipali. Dopo aver deciso il cambio di sede – scelta unanime del consiglio – che ha permesso di eliminare il fitto passivo, con un conseguente risparmio di circa 45.000 euro annui per il Comune, adesso il Municipio Centro- Est recupera altri 14.500 euro, grazie ad un uso estremamente oculato dei gettoni di presenza, frutto della sensibilità di tutti i consiglieri.
Preziose risorse economiche che saranno destinate al sociale. La delibera approvata dalla Giunta municipale, infatti, prevede 15 borse lavoro, ovvero un rimborso economico temporaneo (€ 250 al mese per tre mesi, eventualmente rinnovabile per altri tre mesi), una misura di contrasto alla povertà per persone selezionate dall’ATS (ex distretto sociale). L’impegno volontario (15 ore settimanali massime) si configura come un’incentivazione all’attività di volontariato con importanti ricadute sul territorio, in particolare a favore delle scuole del Municipio che necessitano di interventi di manutenzione e delle persone anziane in difficoltà (ad esempio la consegna pasti a domicilio, ecc.).
«Stiamo facendo l’impossibile per far fronte ai tagli – spiega il presidente del Municipio, Simone Leoncini- E’ importante avere offerto questa opportunità a persone che vivono una situazione di difficoltà socialee, contestualmente, fornire una risorsa per la scuola e il territorio».
«Ci auguriamo, però, un cambiamento di rotta a breve – continua Leoncini – i tagli ai servizi e agli enti locali devono finire, altrimenti sarà impossibile far fronte ai crescenti bisogni dei cittadini. Giunta municipale e Consiglio stanno dimostrando un senso di responsabilità ammirevole, ma non possiamo certo fare i miracoli».
Martedì 30 ottobre e venerdì 2 novembre 2012 si terrà il nuovo workshop gratuito di fotografia a cura di Mass: due incontri (inizio ore 18) aperti a tutti, che si terranno nel Laboratorio Aperto di piazza Cernaia.
Il ritratto sbagliato – Corpo e fotografia sarà tenuto da Luca Donnini. Questo il tema del workshop, raccontato da Salvatore Puglia.
Come è possibile fotografare e allo stesso tempo essere compassionevoli? Lo scatto fotografico è per sua natura un atto di tortura o, quantomeno, una scrittura impietosa del corpo umano ridotto a mero soggetto. Ogni volta che vedo una mostra di fotografie, penso a una cella frigorifera di macellaio, ma i quarti appesi non sono di bue ma sono di immagine. Perchè fotografia e tortura (o dissezione che dir si voglia) sono cosi’ strettamente associate nella mia immaginazione? Eppure la fotografia non “fa male”.
Come si puo’ essere compassionevoli e allo stesso tempo fotografare? Donnini lo dimostra in quest’ultimo lavoro. Che si tratti di immagini “messe in scena” o di incontri casuali in istrada, che siano appuntamenti fuggitivi o teatrini messi a punto secondo un ordine maniaco, Donnini riesce a essere allo stesso tempo crudele e partecipante, freddo ed empatico, formalmente perfetto e calorosamente prossimo al suo soggetto. In quest’ultima serie egli costruisce una memoria del corpo umano martoriato e trasfigurato, corpo scritto e riscritto ad libitum, senza forse arrivare a comporla in una melodia: la sua musica è punk, non è un gospel.
Ottobre 2011: la Camera di Commercio di Genova ha pubblicato un’indagine secondo la quale tra il 2005 e il 2010 i locali in cui si pratica gioco d’azzardo sono aumentati del 63%. L’ultimo in ordine di tempo inaugura a Certosa, proprio mentre il Monopolio di Stato fissa nuove regole per la presenza di slot machine, video poker e analoghe “macchinette” all’interno di negozi e locali: come vi avevamo raccontato allora su Era Superba, vige l’obbligo di riservare agli apparecchi di gioco un’estensione di 2 metri quadrati (da moltiplicare per il numero di postazioni, in caso di macchinette che permettono il gioco a più utenti in contemporanea).
Se da un lato si cerca dunque di limitare l’eccessivo assembramento all’interno di uno stesso locale, non ci sono provvedimenti per contenere il numero di attività commerciali che in uno stesso quartiere permettono il gioco d’azzardo.
Aprile 2012: la Regione Liguria vara una legge contro il gioco d’azzardo, firmato dai consiglieri Lorenzo Basso (Pd) e Massimo Donzella (Noi per Claudio Burlando), volto a contrastare soprattutto la dipendenza dal gioco d’azzardo, una vera e propria sindrome chiamata ludopatia che secondo il Ministero della Sanità coinvolge circa un milione di persone solo in Italia. In particolare, la legge imporrà agli esercenti di stampare ed esporre avvertenze (l’abuso di gioco provoca dipendenza; il gioco eccessivo può ridurti in povertà, ecc) e di devolvere il 3% degli incassi delle macchinette a un Fondo contro la dipendenza da gioco, che dovrà essere istituito tramite un decreto ministeriale.
L’iniziativa ligure arriva contestualmente all’annuncio del Ministro della Sanità Balduzzi, che intende assimilare ufficialmente la ludopatia alle dipendenze da droga e alcol e inserirne la cura nei Lea (Livelli Essenziali di Assistenza, ossia le prestazioni che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a garantire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento del ticket).
Settembre 2012: la legge regionale è inapplicata. Nonostante il provvedimento entrato in vigore in primavera, è prevista entro breve l’apertura di 16 nuove sale a Sampierdarena nella zona di via Molteni, via Avio e via Buranello. La principale critica mossa alla legge è il suo carattere generico, in quanto impone semplicemente la “lontananza delle sale da gioco da scuole o da altri luoghi frequentati da soggetti deboli“.
IL PRESENTE
Prosegue la lotta al gioco d’azzardo, che in questi mesi ha visto i cittadini impegnati nel contrasto all’apertura di nuove sale, in particolare nelle zone di Certosa e Sampierdarena. È stimato che a Genova ci sono circa 600 sale gioco, un numero che comprende solo i locali destinati esclusivamente al gioco d’azzardo e non i numerosi bar, tabaccherie e locali di altro genere che hanno al loro interno le macchinette pur svolgendo anche altre finalità commerciali.
A fronte degli ostacoli nell’applicazione della legge regionale varata lo scorso aprile, un provvedimento del Municipio Centro Est ha da poche settimane creato un precedente che potrebbe cambiare notevolmente la situazione. Come ci ha spiegato l’Assessore Maria Carla Italia, il 9 ottobre è stata approvata una mozione secondo cui il Municipio non rinnoverà le concessioni ai locali che hanno al loro interno slot machine e altri dispositivi per il gioco d’azzardo.
Anche il Municipio Medio Levante si è mosso in questo senso, ma con un provvedimento differente: è stata infatti preparata una vetrofania da esporre sulla porta degli esercizi commerciali che non hanno apparecchi per il gioco d’azzardo.
Dopo WWF e Legambiente, adesso è la volta degli “Amici di Ponte Carrega”, gruppo di cittadini della Val Bisagno che chiedono di salvare lo storico manufatto – costruito nel 1788, detto originariamente “ponte delle carrare” in quanto unico ponte carrabile della zona che consentiva il passaggio dei carri dalla sponda sinistra del Bisagno a quella destra – e contestano il progetto del Comune di Genova che prevede l’abbattimento di 4 ponti per realizzare l’allargamento della strada sulla sponda destra del Bisagno.
Si allarga il fronte dei contrari ad un’operazione dai costi significativi e su cui gravano diversi dubbi in merito all’effettiva utilità, per la quale l’amministrazione comunale ha chiesto un cofinanziamento al Governo nell’ambito del Piano delle città(leggi l’inchiesta di Era Superba).
«Piuttosto che di allargamento della strada noi preferiamo parlare di restringimento dell’alveo del Bisagno, perché è quello che accadrà – spiegano gli “Amici di Ponte Carrega” – Questo progetto, contrariamente a quanto sostengono tecnici e amministratori comunali, non servirà affatto a migliorare la sicurezza del Bisagno che, anzi, peggiorerà con il restringimento dell’alveo e la realizzazione di un muro d’argine alto 5 metri. Senza considerare il fatto che l’abbattimento di 4 ponti, solo 2 dei quali verranno ricostruiti, penalizzerà notevolmente i cittadini. Spendere diversi milioni di euro per buttare giù questi ponti è un’assurdità»
Gli “Amici di Ponte Carrega” sono molto attivi ed hanno creato una pagina Facebook in cui spiegano le ragioni della mobilitazione «Vogliamo informare la cittadinanza sulle assemblee e le iniziative pubbliche che hanno come soggetto il quartiere di Pontecarrega. Il nostro obiettivo è quello di preservare e proteggere il più antico ponte della Valbisagno, simbolo del nostro quartiere, dal rischio di un probabile abbattimento paventato dalla Regione Liguria e dal Comune di Genova. Chiediamo di salvare Ponte Carrega perché si tratta di un bene storico e monumentale della città».
«Abbiamo iniziato una raccolta firme in difesa del ponte e contro il progetto prospettato dal Comune», spiegano i promotori dell’iniziativa che nel frattempo hanno trovato nuovi alleati come il Fai, Italia Nostra, la parrocchia di Montesignano ed il centro sociale Pinelli. «Siamo stati contattati anche dalla Fondazione Genoa, visto che proprio in spianata Ponte Carrega il Genoa vinse il suo primo scudetto – concludono gli amici del ponte – Ci siamo rivolti alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Liguria, la quale ci ha assicurato che Ponte Carrega è un bene tutelato. Questo significa che non potrà esserci un parere favorevole alla sua demolizione».
Che cos’è il Cantiere Campana? Un nuovo progetto, portato avanti dal Teatro della Tosse, per dare la possibilità di esprimersi a quelle voci – giovani registi, autori e compagnie – che difficilmente attraverso i canali convenzionali trovano spazio per le proprie rappresentazioni. Il Cantiere (già il nome suggerisce il fermento di una realtà in continuo divenire) presenta così una programmazione costituita interamente da spettacoli di nuova drammaturgia, e si pone in maniera del tutto peculiare rispetto al pubblico, incoraggiandone la partecipazione attraverso la sottoscrizione di una tessera che permette di diventare “sostenitori” del progetto, creando quindi una community attiva che durante l’anno dialogherà al suo interno e col teatro per mezzo di canali digitali e iniziative dal vivo, e che alla fine deciderà, insieme al teatro, il cartellone della stagione successiva. Abbiamo parlato di tutto ciò con Yuri D’Agostino, attore, regista e da quest’anno responsabile del Cantiere, i cui spettacoli verranno ospitati, appunto, nella Sala Dino Campana del teatro.
Cos’è il Cantiere Campana, quando e come è nato?
«È un progetto del Teatro della Tosse con due obiettivi principali: il primo è portare avanti la nuova drammaturgia e le compagnie emergenti, il secondo è riuscire a creare sul territorio una comunità di spettatori – noi li chiamiamo sostenitori – che sia il più ampia possibile, con la quale dialogare e crescere per tutta la stagione; è un progetto che nasce dalla domanda “come sarà il teatro di domani?” e soprattutto “ci sarà un teatro in Italia?”. Questo periodo di crisi sta facendo passare anche ai teatri un momento di grave difficoltà economica, e ciò porta spesso a scegliere spettacoli comodi, massimizzando il risultato con il minimo rischio se non quando con il minimo sforzo, attraverso l’uso di grandi nomi, grandi registi…certo questi spettacoli meritano di essere portati avanti, ma non possono essere gli unici. Ci deve essere una varietà dell’offerta culturale, con proposte che magari non pagano subito, ma che sono il seme del teatro di domani. Ecco a cosa guarda il nostro progetto. Non è un discorso nuovo al Teatro della Tosse, che ha sempre investito in simili spettacoli: quest’anno ci sarà la programmazione di Sala Trionfo, con titoli di grande richiamo, e a fianco, in Sala Campana, una stagione altrettanto bella ma formata da spettacoli di nuova drammaturgia italiana, compagnie emergenti validissime cui mancava solo un palco su cui poter mostrare il proprio lavoro. A fianco, la community di spettatori, vera e propria anima della stagione, cui si offrono non solo la visione ma diversi gradi di partecipazione a seconda di quanto vorranno interagire con noi: possono recensire lo spettacolo online, incontrare gli attori, venire a conferenze a tema, partecipare a viaggi in cui si va a vedere tutti insieme uno spettacolo fuori Genova… tutto questo è Cantiere Campana».
Decisamente una fruizione attiva… «Assolutamente. Riteniamo che nell’ecosistema del teatro gli spettatori siano una parte non solo integrante, ma importantissima: dopo tutto si fa teatro per il pubblico! Quindi perché non cercare di sapere il più possibile opinioni, gusti e predisposizioni? Queste sono cose che si scoprono soprattutto attraverso il dialogo. Ha già funzionato l’anno scorso col “Castello dei Sette Peccati” in cui attraverso un concorso abbiamo chiesto al pubblico, quindi a persone che fanno altri mestieri, di partecipare portando il proprio contributo creativo: molti hanno tanto da dire e proporre ma semplicemente non hanno l’occasione di esprimersi perché il loro lavoro li ha portati a fare altro. Abbiamo avuto un riscontro notevole e sono uscite fuori cose davvero belle. Questo dimostra che i genovesi hanno voglia di partecipare, di comunicare, manca solo qualcuno che dia gli strumenti e l’ascolto: il Cantiere si pone come ascoltatore».
Autori e compagnie giovani: significa mantenere il teatro un organismo vivo, con forte presa sulla realtà odierna… «Certamente! Tutti gli attori e i registi oggi famosi prima non lo erano, erano giovani con tanta voglia e talento, mancava qualcuno che desse loro fiducia. A loro è stata data e sono diventati le persone che noi conosciamo. In mezzo a coloro cui noi adesso decidiamo di dare fiducia, sappiamo che ci sono quelli che a cinque anni da adesso porteranno avanti il teatro. Abbiamo organizzato un ventaglio d’offerta molto ampio, con varie tipologie e compagnie da più parti d’Italia per far sì che a fine stagione il pubblico sappia dirci cosa ha gradito e cosa no, e avere uno strumento in più per costruire la stagione successiva. In particolare abbiamo sostenuto grandi idee non necessariamente portate avanti con grandi mezzi: è questo che ci ha permesso di offrire spettacoli a prezzi popolari».
Come funziona quindi l’accesso al Cantiere per i giovani registi e le giovani compagnie? «Durante la stagione le compagnie propongono i loro spettacoli alla direzione che li sceglie, con un occhio di riguardo ovviamente per tutte le giovani nuove proposte che devono andare a occupare lo spazio dedicato. A ciò si aggiunge un bando, “Pre-visioni”, cui possono partecipare tutte le compagnie presentando sul palco il loro lavoro. Per esempio abbiamo uno spettacolo, presentato l’anno scorso al bando, che quest’anno è in cartellone al Cantiere. Dall’anno prossimo vogliamo che queste scelte siano compiute dal Teatro insieme ai sostenitori»
Tu per esempio come sei arrivato? «La mia presenza qui dimostra l’apertura verso i giovani, mi hanno dato fiducia nonostante la mia relativamente giovane età. Nasco come attore ma dal 2006 mi sono appassionato sempre più alla regia, lavorando come assistente alla regia e regista. Poi mi sono avvicinato alla Tosse, visto che sono genovese e amo il mio territorio mi piace poter restituire qualcosa col mio lavoro; la collaborazione è andata avanti fino a trasformarsi in quello che è oggi, con questo progetto da sviluppare».
Oggi il teatro ha ancora un senso? È ancora un mezzo adatto a parlare alle persone e se sì perché? «Certamente. Il teatro non è la versione povera del cinema, il teatro è un’emozione, ti porta non tanto ad avere delle risposte ma a farti delle domande, è un momento unico. Col teatro tu scegli di abbandonarti per un’ora e mezza, entri in sala e credi a qualcosa che non c’è, a persone in uno spazio nero di 30 metri quadri che non sono chi dicono di essere, con una scenografia che finge, ma tu ci credi: si gioca a credere a un qualcosa, e se il gioco è portato avanti bene allora riesci a vedere un messaggio».
Abbandonarsi richiede predisposizione mentale e tempo. Come si richiama allora quel potenziale giovane pubblico abituato a un tempo di fruizione compulsiva profondamente diverso da quello del teatro? «È vero, è un tempo di fruizione passiva e compulsiva, dove tutto viene fatto nella maniera più breve possibile. Fortunatamente non tutte le persone vivono in questa dimensione. Noi cerchiamo di far capire agli spettatori di domani ma anche a quelli di oggi che esiste anche questo tempo che ti puoi prendere solo per te, e che è già presente nelle persone, altrimenti i teatri sarebbero vuoti, invece la gente viene ed è tanta; ma crediamo di poter raccogliere nuove fette di pubblico, e un modo è appunto la partecipazione attiva: le persone devono capire di non trovarsi davanti a un televisore, e che è necessario partecipare allo spettacolo col cervello e col cuore».
Tralasciando il fatto che i reiterati tagli stanno uccidendo arte e cultura, secondo te una struttura teatrale che funziona deve/può reggersi da sola o è giusto che venga finanziata? «Questo è un teatro stabile privato, quindi riceve finanziamenti molto inferiori ai teatri pubblici. Detto questo, io sono un profondo sostenitore del finanziamento perché il teatro muove una macchina grossissima che va oltre la rappresentazione in scena e comprende scrittori, tecnici, registi, strutture, uffici, costumisti… tutto questo ha un costo professionale e muove l’economia in una decisa percentuale di Pil. Ma lo scopo finale del teatro non è produrre guadagno, è produrre cultura. Alzare la qualità della vita delle persone. Non deve necessariamente avere un bilancio positivo dal punto di vista strettamente economico, perché il bilancio positivo ci sarà più avanti nelle persone, a cui dai il senso critico, la capacità di discernere giusto e sbagliato secondo il proprio criterio, gli strumenti per decidere. Andando a vedere anche cose classiche come Edipo, Romeo e Giulietta, Amleto, una persona esce più ricca, con i mezzi per riconoscersi e in un futuro prendere le proprie decisioni. Questo è un investimento che lo Stato deve fare per i suoi cittadini, e che quindi è giusto che sia finanziato e che non sia totalmente a carico del singolo, il quale altrimenti non potrebbe permettersi di pagare un biglietto che renda i soldi necessari ad andare in pari. Il teatro non dovrebbe preoccuparsi di andare in attivo, così come non deve, ovviamente, sprecare soldi; ma quando uno spettacolo viene fatto bene, con passione, e gli spettatori escono diversi da come sono entrati, allora non importa che ci sia stato o meno l’attivo».
Il nodo cruciale sta nell’attenzione, da parte del singolo ente, a non appiattire l’offerta culturale “perché tanto c’è il finanziamento”… «Certo. Non deve appiattire l’offerta ma non deve neanche, per paura della mancanza di finanziamenti, appiattirsi solo su quegli spettacoli che garantiscono di raccogliere fondi. Purtroppo, se si tratta il teatro da azienda, farà scelte da azienda. Se lo si tratta invece da risorsa e struttura importante della società, potrà comportarsi come tale, e a beneficiarne sarà soprattutto il cittadino».
Venerdì 26 ottobre alle 18.30 presso l’Alma Cafè (salita San Matteo 13r) si terrà un aperitivo narrativo con lo scrittore Giovanni De Feo, fondatore del Circolo delle Pulci.
L’aperitivo costa 6 € (5 € l’analcolico).
Nel corso della serata si svolgerà una lezione introduttiva al corso di lettura creativa che Giovanni De Feo inizierà lunedì 29 ottobre nella sede di Giochi Corsari (via San Luca 11/2), sedici incontri che si svolgeranno ogni lunedì dalle 19 alle 21. Il costo del corso è 60 € al mese.
Alle lezioni del Circolo delle Pulci si legge e si scrive, insieme o individualmente: la lettura diventa dapprima una scoperta, poi un gioco di creatività, suggestione e condivisione. Il corso impiegherà elementi di storytelling (improvvisazione orale) portando per mano gli allievi alla scoperta di fantastici imprevisti e, forse, anche un po’ di se stessi.
Martedì 23 e mercoledì 24 ottobre 2012 due serate di cinema per un evento organizzato dal Comune di Arenzano in collaborazione con l’Associazione Centro Culturale Carignano, Circuito Cinema Genova, Festival Cinemambiente e Museo Nazionale del Cinema di Torino. Presso il Nuovo Cinema Italia di Arenzano (via Sauli Pallavicino 21) si svolge infatti la rassegna cinematografica a tematica ambientale Cinea In Viaggio.
Questo il programma.
Martedì 23 ottobre
Ore 20.30: proiezione del documentario Chasing Ice – In cerca di ghiaccio di Jeff Orlowski. «Menzione Speciale XV Festival Cinemambiente 2012».
Il film racconta l’avventura del fotografo del National Geographic James Balog che, scettico sui foschi scenari legati al cambiamento climatico descritti da tanti scienziati, decide di partire alla volta del Polo Nord alla ricerca di immagini che mostrino in modo lampante i danni provocati dal riscaldamento globale.
Mercoledì 24 ottobre
Ore 20.30: proiezione del mediometraggio Dieci chili di mare di Francesco Uboldi.
Il film documenta il lavoro dei pescatori nelle coste del Savonese e in particolare la vita di Giampiero Levratto, settant’anni, gran parte dei quali passati a pescare a bordo del proprio gozzo.
Ore 21: proiezione di The End of the Line – Il capolinea di Rupert Murray. Mari e oceani senza più pesci già nel 2048. È questo lo scenario più probabile se i ritmi e i tempi della pesca continueranno con gli stessi parametri di oggi.
Cinea in biaggio rientra nell’ambito delle manifestazioni “Arenzano per l’Ambiente le settimane verdi e blu”.
Le proiezioni sono a ingresso gratuito fino a esaurimento posti.
Da martedì 23 a sabato 27 ottobre 2012 il Politeama Genovese inaugura la sua stagione teatrale con lo spettacolo “Apriti cielo” di e con Ficarra e Picone.
Questa la scheda dello spettacolo.
Ficarra & Picone ritornano al teatro dopo quattro anni. Il desiderio di sentire di nuovo il calore delle risate del pubblico, è stato la molla per la costruzione di questo nuovo testo. Tanti quadri che raccontano la quotidianità in tutte le sue sfaccettature, con i suoi paradossi al limite dell’assurdo. Un cadavere tra i piedi di due improbabili tecnici della tv è solo una sfortunata coincidenza o, come nella migliore “dietrologia italiana”, c’è un oscuro manovratore? Le leve del potere attuale sono in mano a “menti raffinatissime” disposte a tutto, o a uomini normali con i loro limiti? Il fanatismo religioso apre le porte del paradiso o dà vita a personaggi e situazioni dai risvolti assurdi e perciò divertenti? Una riflessione ironica sulla nostra società e sulla nostra nazione, uno spettacolo inedito e travolgente ancora una volta scritto e interpretato da Ficarra & Picone.
Orari biglietteria: dal lunedi al venerdì dalle 11.00 alle 19.00 continuato; sabato dalle 11.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00; domenica dalle 15.00 alle 18.00 solo nei giorni di spettacolo; nelle sere di spettacolo dalle 20.00 alle 21.00.
La Sanità continua ad essere motivo di divisione tra Comune di Genova e Regione Liguria. Dopo la questione delle piastre sanitarie del Ponente – la cui realizzazione è considerata fondamentale da Palazzo Tursi – e la spinosa vicenda dell’ex ospedale psichiatrico di Quarto – un sito da salvaguardare, secondo il Comune – questa volta è il piano di riorganizzazione della sanità a finire nel mirino dei consiglieri comunali.
Ieri mattina, infatti, nel corso della VII commissione consiliare “Welfare”, è stato approvato all’unanimità, su proposta dei Gruppi consiliari di SEL e della Lista Doria, un ordine del giorno con il quale si impegna il Sindaco e la Giuntaa far leva sulle autorità regionali competenti, affinché l’esame della delibera regionale relativa alla riorganizzazione dei servizi sanitari, venga procrastinato.
Una richiesta di rinvio motivata dal fatto che il piano profilato dai Direttori Generali penalizza ulteriormente un territorio già ampiamente logorato, ovvero quello del nord Ponente cittadino «Ponendo importanti pregiudiziali sull’equità di accesso ai servizi sanitari tra gli abitanti delle varie zone del territorio genovese – sottolineano i consiglieri della Lista Doria e di Sel – in un momento in cui, per l’azzeramento del fondo sociale, viene messa in discussione l’assistenza socio-sanitaria stessa».
A destare particolare preoccupazione sono la chiusura della degenza di chirurgia vascolare di Villa Scassi, il declassamento a primo intervento del Pronto Soccorso di Sestri Ponente, la chiusura della Cardiologia di Pontedecimo e la conversione a cure intermedie delle degenze di medicina di Pontedecimo e Sestri Ponente.
Oggi la riorganizzazione della Sanità in ambito metropolitano sarà al centro della discussione anche in Consiglio comunale, grazie ad una mozione presentata dai consiglieri Clizia Nicolella, Enrico Pignone, Marianna Pederzolli, Pier Claudio Brasesco (Lista Doria), Leonardo Chessa, Gian Piero Pastorino (Sel), Antonio Bruno (Fds) e Stefano Anzalone (Idv).
Una campagna nazionale per dire “Stop all’apartheid dei Rom”. L’ha lanciata all’inizio di ottobre l’Associazione 21 luglio Onlus – che si batte per la tutela dei diritti umani e dell’infanzia – rivolgendosi a quanti nella società civile italiana ancora credono che i diritti dei rom rappresentino i diritti di ogni cittadino e che solo partendo dalla tutela dagli “ultimi” della scala sociale sarà possibile costruire un nuovo Paese.
All’interno della campagna saranno previste una serie di azioni per condannare e denunciare le politiche praticate in diverse città italiane e segnate dalla discriminazione istituzionale, per individuare e proporre le alternative migliori e per sostenere a coloro i quali, anche in campagna elettorale, avranno la forza e il coraggio di parlare di politiche nuove, che prevedano la restituzione di una cittadinanza effettiva a ogni rom.
I “campi nomadi”, costruiti e gestiti da molte amministrazioni locali, sono il simbolo più evidente del recente “apartheid”. Per tale ragione, come prima azione della campagna viene lanciato un appello con raccolta firme indirizzato agli amministratori nazionali e locali che guideranno il nostro Paese e le nostre città dopo le prossime elezioni.
Ad essi viene chiesto un impegno concreto: l’attuazione di nuove politiche per il superamento definitivo dei “mega campi monoetnici”, caratterizzati dalla discriminazione e dalla segregazione. Un gesto che rappresenta un primo impegno concreto per affermare: Stop all’apartheid dei Rom!
Negli ultimi decenni le politiche nazionali e locali rivolte alle comunità rom e sinte sono state contrassegnate dall’esclusione, dalla segregazione, dalla discriminazione, da costanti violazioni dei diritti umani. Famiglie rom allontanate verso il margine della città, azioni di sgombero, proclami minacciosi e violenti: sono questi i segnali più evidenti di un fiorente antiziganismo che ha colpito in diverse città italiane le comunità rom e sinte.
La petizione è firmabile all’indirizzo web http://www.21luglio.org/
Martedì 23 ottobre 2012 si tiene allo Star Hotel President di Corte Lambruschini l’evento Cantine d’Italia, a cura dell’associazione Go Wine che ogni anno permette al pubblico di degustare e scoprire i migliori vini provenienti da tutte le regioni italiane, scelti tra le cantine selezionate e recensite sul volume Cantine d’Italia 2012, attualmente in distribuzione nelle librerie italiane e nella mailing di Go Wine.
Programma e orari.
Ore 17-18: degustazione riservata agli operatori professionali (titolari di ristoranti, enoteche e wine bar)
Ore 18: conferenza di presentazione e consegna dei riconoscimenti ai locali premiati
Ore 18.30-22: banco d’assaggio aperto al pubblico alla presenza delle aziende
Il costo della degustazione per il pubblico è di € 15 (€ 10 per i soci Go Wine, ingresso omaggio per gli operatori di settore e per chi sottoscriverà la tessera di iscrizione a Go Wine per il 2013). È consigliabile confermare la presenza alla serata telefonando al numero 0173 364631 oppure inviando una mail a stampa.eventi@gowinet.it entro le ore 12 di martedì 23 ottobre.
Su Era Superba vi abbiamo parlato in più occasioni di #salvaiciclisti, l’iniziativa nata sul web che si propone di promuovere iniziative a favore della mobilità sostenibile e sensibilizzare sugli incidenti che spesso coinvolgono chi si sposta su due ruote. Si contano infatti oltre 2.500 ciclisti rimasti vittime di incidenti stradali negli ultimi dieci anni.
È nata la costola genovese del movimento, che sul social network Facebook ha trovato un canale per diffondere proposte e iniziative a un vasto numero di persone. Anche nella nostra città ci si batte dunque per promuovere le otto regole per strade più sicure e per chiedere alle istituzioni maggiori piste ciclabili e il limite dei 30 km/h in alcune strade urbane.
Per richiedere l’iscrizione al gruppo è dunque sufficiente ricercare “Salvaiciclisti – Genova” sul motore di ricerca di Facebook.
Un progetto che si affianca ad analoghe iniziative cittadine, a partire dal Cicloriparo che presso il Circolo Arci Belleville (vico Calvi) vede impegnato il gruppo nato dal blog Anemmu in bici a Zena.
È partita anche a Genova, Sabato 20 ottobre in Piazza De Ferrari, la raccolta firme promossa dalla Federazione europea dei sindacati del Servizio Pubblico (FESP) insieme a diversi gruppi e associazioni, per chiedere alla Commissione europea l’adozione di una normativa che riconosca tre principi fondamentali:
1) l’impegno da parte delle istituzioni dell’Unione europea e degli Stati membri a riconoscere e garantire a tutti i cittadini il diritto all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari;
2) l’esclusione della gestione dei servizi e delle risorse idriche dalle “logiche del mercato unico” e da qualsiasi forma di liberalizzazione;
3) il rafforzamento dell’impegno europeo nel mondo per garantire un accesso universale all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari.
Con il lancio del “Diritto di Iniziativa dei Cittadini Europei” almeno 1 milione di persone chiederanno alla Commissione Europea che l’acqua venga dichiarata un diritto umano e non una merce.
Attraverso questo nuovo, e finora unico, strumento di partecipazione diretta dei cittadini alla legislazione dell’Unione Europea – in vigore da aprile 2012 – cittadini, gruppi e associazioni hanno la possibilità di porre una questione all’ordine del giorno delle istituzioni europee, raccogliendo un milione di firme in almeno sette stati membri dell’Unione.
Il testo della petizione si può firmare anche online, sul sito http://www.acquapubblica.eu/
Ma non solo, in linea con lo stesso spirito, il Comitato genovese Acqua Bene Comune ed il sindacato FP-CGIL, si appellano al Sindaco Marco Doria affinché, con un’ordinanza, impedisca i distacchi dell’acqua ai cittadini morosi.
«Non si può in nessun caso interrompere la fornitura d’acqua alle utenze domestiche – spiegano i promotori dell’iniziativa in una nota – In tempo di crisi si moltiplicano i casi di distacchi di fornitura idrica, talvolta in situazioni di indigenza, irregolarità nella rilevazione dei consumi (contatori installati all’insaputa dell’utente) e persino in presenza di crediti dello stesso utente di valore superiore, come l’anticipo di garanzia o la quota di remunerazione ancora da rimborsare dopo oltre un anno dal referendum».
«Sono centinaia i condomini genovesi che, magari per un solo utente che non riesce a pagare la bolletta, sono minacciati in blocco di sospensione della fornitura – concludono Comitato e FP-CGIL – Il Sindaco deve provvedere al più presto con un’ordinanza (ai sensi dell’art. 50 comma 5 DLgs 267/2000) che impedisca il distacco della fornitura ai morosi, prima che un’emergenza di povertà diventi anche emergenza di igiene».
Da martedì 23 a domenica 28 ottobre sarà in scena al Teatro della Corte lo spettacolo Miseria e nobiltà di Eduardo Scarpetta, prodotto dal Teatro Stabile di Calabria e dal Teatro Quirino – Vittorio Gassman, che vede in scena gli attori Geppy Gleijeses, Lello Arena e Marianella Bargilli. La regia è di Geppy Gleijeses.
Usando come fonti principali del suo spettacolo il testo originale di Eduardo Scarpetta, l’adattamento fattone da Eduardo De Filippo e la sceneggiatura del film di Mario Mattoli con Totò, Geppy Gleijeses ha riservato per sé il ruolo dello scrivano pubblico Felice Sciosciammocca e ha chiamato al suo fianco Lello Arena per la parte del fotografo Pasquale, mentre il personaggio di Luisella è affidato a Marianella Bargilli.
Questa la trama dello spettacolo.
Felice e Pasquale convivono con le loro famiglie in uno squallido appartamento napoletano, facendo tutti i giorni i salti mortali per mettere a tavola qualcosa. La possibilità del riscatto dalla miseria quotidiana si presenta quando il giovane Eugenio, innamorato perdutamente di Gemma, figlia di un ex-cuoco arricchito, chiede loro di fingersi suoi parenti al fine di aggirare l’ostilità che il marchese suo padre ha dichiarato per quel matrimonio. Si articola così una farsa travolgente, fatta di equivoci e di travestimenti,
alimentata dal contrasto tra comportamento plebeo e atteggiamento aristocratico, resa spumeggiante da un fuoco di fila di trovate teatrali, con tanto di agnizioni finali.
Prezzi 25 € 1° settore e 17 € 2° settore. Lo spettacolo andrà in scena alle 20.30 nei giorni feriali e alle 16 la domenica.
Una nuova iniziativa del Coordinamento X Quarto, che dopo mesi di proteste e attività di sensibilizzazione per preservare la collina dove ha sede l’ex ospedale psichiatrico, si riunisce lunedì 22 ottobre davanti al Palazzo della Regione, in piazza De Ferrari.
L’incontro avviene a un mese dall’eventoQuarto pianeta, che per tre giorni ha animato la struttura con spettacoli e incontri, e dopo l’annuncio della vendita dell’ex manicomio da parte della Regione. Al momento verranno mantenuti solo tre padiglioni, che ospiteranno rispettivamentei pazienti disabili, il Centro Alzheimer, i pazienti psichiatrici e la casa della salute del Levante.
Il presidio vuole mantenere viva l’attenzione sull’area e indurre cittadini e istituzioni – invitati a partecipare al presidio – a difendere lo spazio della Collina dei Matti dalla speculazione.