Autore: erasuperba

  • Il malloppo: nuovo spettacolo al Tkc Teatro della Gioventù

    Il malloppo: nuovo spettacolo al Tkc Teatro della Gioventù

    teatro della gioventuSabato 20 ottobre 2012 è partito il nuovo spettacolo della Kitchen Company al Teatro della Gioventù, tratto da Il malloppo di Joe Orton.

    Dopo il successo di Rumors, che nelle varie repliche ha avuto un totale di quasi 5.000 presenze, la compagnia diretta da Massimo Chiesa riparte con questa commedia di Orton, smascheratore dei perbenismi e dei clichè che formavano la condizione borghese nel secondo Novecento, che vede nel cast Marco Zanutto, Giovanni Prosperi, Eleonora d’Urso, Carlo Zanotti, Nicola Nicchi, Annalisa Serpe.

    Questa la trama dell’opera, scritta nel 1964 e debuttata a Cambridge nel febbraio del 1965 per la regia di Peter Wood. Il Malloppo è la storia di un funerale che si sovrappone a un colpo in banca, con in scena la bara e il cadavere imbalsamato della madre della famiglia che i vari personaggi si palleggiano allegramente. L’ambiente è cattolico e piccolo borghese ma passa in secondo piano rispetto al congegno teatrale che prevale sui contenuti e sui personaggi.

    Anteprime da sabato 20 a venerdì 26 ottobre. Repliche da sabato 27 ottobre a domenica 18 novembre.
    Orari spettacoli: da martedì a domenica 20.45 (domenica 4, 11 e 18 spettacolo 15.30), lunedì riposo.
    Botteghino aperto dal lunedì alla domenica (ore 10-17 in via Cesarea 16, ore 17-21 in via Macaggi 92A).
    Per aggiornamenti sugli orari e info www.tkcteatrodellagioventu.it

  • La “decrescita felice”: è possibile uscire dalla società dei consumi?

    La “decrescita felice”: è possibile uscire dalla società dei consumi?

    Spighe al tramontoAlle contraddizioni del modello capitalistico cosa propone in alternativa la decrescita? È veramente possibile uscire dalla società dei consumi senza ritornare al Medioevo? Innanzitutto è opportuno chiarire che la parola “decrescita”, come affermato più volte dallo stesso Latouche, rappresenta uno slogan per indicare la necessità di un’inversione di tendenza rispetto al modello economico dominante basato sulla crescita e sull’accumulazione illimitata di ricchezza. La decrescita non deve essere confusa né con la crescita negativa né con lo sviluppo sostenibile.
    La prima è quella che stiamo vivendo in questa crisi, cioè una riduzione della crescita in una società ancora basata su di essa che, per definizione, non può funzionare se non crescendo all’infinito. Lo sviluppo sostenibile è  invece un modello economico che cerca di far coesistere crescita infinita e risorse finite. La decrescita propone un modello di società basata sulla frugalità volontaria e che ha come presupposto quello di lavorare meno per vivere meglio, di consumare meno ma meglio, di produrre meno rifiuti, di riciclare di più e, di conseguenza, avere un’impronta ecologica sostenibile.

    Per prima cosa occorre ripensare lo spazio urbano. Le odierne megalopoli, pensate e strutturate in funzione dell’automobile, con gli spazi segregati, le zone industriali e i quartieri residenziali senza vita non hanno più senso. Il quartiere e il comune devono ridiventare il microcosmo dove la gente lavora, abita, si riposa, si istruisce e vive la propria vita in comune. In Europa sono già stati realizzati diversi progetti che si ispirano a questa nuova visione della città. Gli esempi più noti sono quelli del quartiere di Vauban di Friburgo e del quartiere BedZED (Beddington zero energy development) nella città di Sutton, a sud di Londra. All’interno di un unico spazio sono state integrate abitazioni, luoghi di lavoro, negozi e centri per il tempo libero riducendo drasticamente la necessità di ricorrere all’automobile. Il trasporto privato è stato in gran parte sostituito dall’utilizzo di mezzi pubblici o dal car sharing. L’impronta ecologica delle abitazioni è stata ridotta grazie all’utilizzo di fonti di energia rinnovabili (solare fotovoltaico, cogenerazione a bio-combustibile) e all’utilizzo di materiali isolanti che riducono i consumi per il riscaldamento. Infine, l’introduzione di orti urbani, oltre ad avere una funzione di aggregazione sociale, permette di produrre di produrre una parte del proprio cibo a chilometri zero.

    Corso Italia macchineUna volta riconquistato lo spazio dove viviamo è necessario riconquistare il nostro tempo. L’orario e i ritmi di lavoro a cui siamo sottoposti sono eccessivi e la nostra vita ne viene divorata. Le morti per eccesso di lavoro, indicate dalla parola giapponese Karōshi, e i numerosi suicidi di chi ha perso il proprio lavoro dovrebbero farci riflettere sull’assurdità di questo sistema. Per tutto ciò si propone una semplice soluzione: “Lavorare meno per lavorare tutti”. La drastica riduzione dell’orario di lavoro permetterebbe a tutti di avere di che vivere e, nel contempo, consentirebbe di avere più tempo da dedicare ad altre attività e uscire finalmente dalla gabbia dell’iperspecializzazione nella quale siamo stati rinchiusi per troppo tempo in nome dell’efficienza.

    Ritroveremmo il tempo per autoprodurre alcuni dei beni che consumiamo, riparare i nostri elettrodomestici e le nostre abitazioni, coltivare il nostro cibo e magari partecipare più attivamente e consapevolmente alla vita pubblica invece di delegare ogni cosa ad altri. Ritroveremmo il tempo per discorrere con i nostri figli, con nostri i genitori e riscopriremo il gusto degli altri. Avremmo finalmente la possibilità di coltivare tutte quelle attività che molta gente considera fonte delle più autentiche soddisfazioni: istruzione, arte, musica, letteratura, ecc.

    Per uscire dalla società dei consumi è necessario trovare nuove parole e, in particolare, dare un nuovo significato alla parola “sviluppo” che, nell’ideologia capitalistica, non è altro che l’espansione planetaria del sistema di mercato. Marco Aime, nella prefazione al libro “Il tempo della decrescita” di Serge Latouche sostiene che lo sviluppo non è un aspetto inevitabile della storia. Osservando il passato si possono riscontrare lunghissimi periodi quasi stazionari e probabilmente il particolare dinamismo della nostra era costituisce più un eccezione storica di quanto non rappresenti una norma dominante. L’idea che bisogna svilupparsi viene messa in crisi se si esce dal nostro guscio etnocentrico e ci si confronta con altre culture: presso molte società non esiste neppure un termine linguistico che definisca il concetto di sviluppo. Forse è il caso di cominciare a pensare che l’era dello sviluppo, così come è cominciata, potrebbe finire prima di quanto pensiamo.

    Giorgio Avanzino
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Ospedale Gallino: la commissione conferma la chiusura di cardiologia

    Ospedale Gallino: la commissione conferma la chiusura di cardiologia

    SanitariLa chiusura della cardiologia del Gallino era prevista per il 25 ottobre. Poi è arrivato il passo indietro dell’Asl 3, su sollecitazione della Giunta regionale, che ha sospeso il provvedimento perchè la pratica dovrà essere nuovamente discussa dalla Commissione regionale Sanità.

    Un tira e molla discutibile che ha riacceso le speranze dei cittadini della Val Polcevera, ma solo per un giorno.

    Giovedì 25 ottobre, infatti, la Commissione Sanità ha approvato la chiusura del reparto di cardiologia dell’ospedale di Pontedecimo, a costo di una significativa frattura della maggioranza. Il risultato finale è stato di 13 voti favorevoli e 9 contrari. Il Pd si è schierato compatto per il sì, l’ala sinistra, Fds e Sel, ha votato no insieme al Pdl, mentre l’Idv si è astenuta.

    Nel corso della seduta sono stati ascoltati il direttore generale e il direttore sanitario dell’Asl 3, i responsabili delle cardiologie aziendali e del Pronto Soccorso dell’ospedale Villa Scassi. Ebbene dall’audizione è emersa con chiarezza l’infondatezza della voci sulla presunta pericolosità della cardiologia del Gallino per la popolazione, accusa già lanciata un anno fa, all’epoca della prima grande mobilitazione dei cittadini in difesa del nosocomio.

    «Troviamo incredibile che venga chiuso un reparto che è stato trasferito a Pontedecimo, appena tre anni fa, dall’ospedale Celesia di Rivarolo – sottolineano i consiglieri Matteo Rossi (Sel) e Alessandro Benzi (Fds) – La cardiologia è stata inserita, seguendo tutti i criteri di razionalità della rete ospedaliera stabiliti dall’Asl 3, nella nuova ala del Gallino, costata alla cittadinanza la bellezza di 10 milioni di euro».

    Inoltre, smantellare il reparto d’eccellenza del presidio sanitario di Pontedecimo, non consentirà di ottenere un significativo risparmio, visto che gli stipendi dei lavoratori graverebbero comunque sulle spalle dell’Asl 3, ovunque si decidesse di trasferirli.

    «Che fine faranno, invece, i circa 600 pazienti ricoverati ogni anno presso la cardiologia del Gallino?», è la domanda finale dei consiglieri di Sel e Fds.

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Pubblicità fai da te: una pagina Facebook per imparare a comunicare

    Pubblicità fai da te: una pagina Facebook per imparare a comunicare

    Cartelloni pubblicitari a Genova, urbanFate un esercizio: uscite di casa e date un’occhiata al primo manifesto pubblicitario che trovate per strada. A caldo, anche senza essere competenti in materia, cosa ne pensate? È ben fatto dal punto di vista estetico? Vi invoglia a visitare quella mostra o comprare quel prodotto? L’idea è interessante?

    Ogni manifesto pubblicitario è il frutto del lavoro di grafici, copywriter e altri esperti del settore. Elena Travi è una ragazza di 22 anni che ambisce a diventare una di loro: studia alla facoltà di Scienze della Comunicazione e in questo periodo sta svolgendo il tirocinio a Nuovaset, agenzia di comunicazione di Genova.

    Tra le sue attività, Elena ha creato una pagina Facebook che sta suscitando molto interesse a Genova: Pubblicità fai da te – Ahi ahi ahi analizza manifesti e spot che troviamo sui principali quotidiani e nelle strade di Genova, con occhio critico e un pizzico di ironia. Un modo per “imparare divertendosi” alla ricerca di buoni esempi ed errori, attraverso un mezzo di comunicazione alla portata di tutti. «Facebook è il social network attualmente più utilizzato e di conseguenza il mezzo più immediato e semplice per ottenere un riscontro esterno, un contato diretto con altre opinioni. Il web può essere un ottimo mezzo se utilizzato correttamente, ma ‘fare pubblicità’ non è semplice come sembra ed esistono delle regole ben precise. Credo che la differenza poi si veda nella pratica: se non si ha nulla da dire le persone lo capiscono».

    Quali sono queste regole? «In una campagna pubblicitaria non possono mancare chiarezza, immediatezza e una grafica attenzionale. Da non fare: dare informazioni in eccesso o in difetto e soprattutto non risultare comprensibili».

    Oltre all’analisi di pubblicità di prodotti commerciali, c’è anche spazio per valutare la comunicazione di eventi di grossa portata, come la mostra di Steve McCurry inaugurata da poco a Palazzo Ducale. Questa l’opinione di Elena in merito: «La scelta di analizzare la pubblicità di McCurry è stata fatta come esempio della disattenzione verso alcune informazioni, se non determinanti sicuramente utili. Non capisco il motivo (se non per una forte presunzione intellettuale) per cui si sia dato per scontato che Steve McCurry abbia un alto tasso di notorietà e che l’evento sia una mostra fotografica.
    A ciò si aggiunge che trovo “obbligatorio” comunicare se un evento è a ingresso libero o a pagamento. Questo è ancora più importante se chi propone l’evento è un soggetto pubblico. La comunicazione è anche un servizio quindi l’informazione dovrebbe essere esaustiva».

    Marta Traverso
    [foto di Roberto Manzoli]

  • Ex caserma Gavoglio: riprendiamoci gli spazi del Lagaccio

    Ex caserma Gavoglio: riprendiamoci gli spazi del Lagaccio

    Domani, Sabato 27 ottobre 2012, dalle ore 10, al Lagaccio, nell’area antistante l’ingresso dell‘ex Caserma Gavoglio e di fronte alla Parrocchia di San Giuseppe, in via Lagaccio, si svolgerà la manifestazione: “Voglio la Gavoglio – riprendiamoci gli spazi”.

    L’iniziativa – organizzata nell’ambito del percorso di quartiere “Voglio la Gavoglio”  – vedrà la partecipazione di numerosi cittadini, Parrocchia di San Giuseppe di via Lagaccio, Comitato Lagaccio, La Fratellanza Artigiana Genovese, Progettare la Città / la Valle del Lagaccio, ass. Quartiere in Piazza, Centro Sociale Autogestito TDN, Ya Basta Genova, Gruppo Amici Lagaccio, Gastronomia Lagaccio, alcuni commercianti di via Lagaccio.
    In attesa di un cenno dell’amministrazione comunale, la quale ha recentemente promesso l’avvio di un processo partecipativo per ridefinire il PUC, abitanti e associazioni scendono in strada con l’obiettivo di non far calare l’attenzione sull’area dell’ex Gavoglio60.000 metri quadrati chiusi ai cittadini ormai da 40 anni – che, invece, potrebbero trasformarsi in un’opportunità per il futuro del Lagaccio. «Aspettando il Comune…iniziamo a fare», questo lo slogan della giornata di Sabato, quando le persone coinvolte ripuliranno alcuni spazi di fronte alla ex Caserma, anch’essi lasciati in abbandono e occupati dalla presenza di un cantiere edile che non avrebbe alcuna ragione d’essere, considerato che il termine dei lavori era stabilito per fine febbraio 2010.

    Il percorso “Voglio la Gavoglio” unisce realtà associative e cittadini – impegnati da anni nel quartiere – in occasione della proposta dell’ultimo PUC che prevede un aumento delle aree agibili (quindi edificabili) pari al 130% del costruito esistente dentro la Gavoglio. Il precedente PUC (2001), invece, prevedeva la diminuzione al 70% del costruito. “Voglio la Gavoglio” ha presentato 450 osservazioni al PUC, inceppando la macchina comunale ed ottenendo un incontro ad agosto con il Vice Sindaco, Stefano Bernini.

    Durante l’incontro sono state presentate alcune richieste, in particolare:
    -realizzare un percorso di riprogettazione del PUC con la partecipazione del territorio. Il Vice Sindaco Bernini ha risposto che il Comune intende rivedere il PUC in alcuni punti e l’amministrazione individuerà un adeguato percorso di confronto con le comunità di cittadini (…alla quale appartiene anche il Comune, aggiungiamo noi);
    -realizzare un’assemblea pubblica su questo tema;
    – verificare la presenza di amianto nell’area. In merito a questo punto, sottolineano i promotori dell’iniziativa, non è ancora arrivata una risposta;
    – come osservazione aggiuntiva si è contestata la delibera fatta a maggio, a fine Giunta Vincenzi, che prevede il futuro della grande palazzina Ex Sati, sempre in via Lagaccio (su questo dettagli di seguito).

    La festa di domani vuole focalizzare l’attenzione sulle criticità che affliggono l’area.

    In diversi incontri pubblici l’ex assessore comunale, Mario Margini, ha menzionato un’opera di bonifica fatta dal Comune nei 5 anni passati. Questa affermazione, tra le altre, conferma il problema amianto. Inoltre, decine di colloqui con tecnici, esperti, assessori, testimoniano la preoccupazione per la presenza di amianto, non messo in sicurezza per lungo tempo. Il primo dato che emerge è la mancanza di informazioni: l’amianto – se esposto alle intemperie e all’aperto – potrebbe essersi diffuso in una zona densamente popolata, senza alcun controllo. «A causa del vento, alcuni tetti degli edifici sopra la caserma sono stati scoperchiati facendo sì che la copertura, forse di amianto rivestita di catrame, si sbriciolasse investendo il quartiere con le sue polveri e nessuno è intervenuto – denuncia “Voglio la Gavoglio” – Mentre attendiamo l’apertura del tavolo per ridisegnare le linee del Puc, sarebbe necessario scoprire cosa si nasconde nell’area. Manca un’analisi seria per capire quanto amianto è ancora presente in loco ed il suo livello di pericolosità per la popolazione».

    Ma non è tutto. Nella caserma esistono altri pericoli: parliamo di una rete di tunnel mai esplorata e di un rivo che scorre sotto la Gavoglio senza confini precisi e che potrebbe precludere alcune tipologie di costruzione (ad esempio box interrati).
    La Gavoglio è aperta per chiunque voglia entrarci: è sufficiente spingere il grande cancello all’ingresso o passare in diversi punti della sua enorme cinta. Tutto ciò, prima o poi, provocherà situazioni di pericolo per bambini, giovani, persone in cerca di un riparo. Per questo i cittadini chiedono la massima attenzione e celerità nell’occuparsi della questione.

    Inoltre, una parte del muro di cinta sul fianco sinistro è crollato, ormai da lungo tempo e non è mai stato riparato, mentre la viabilità sulla strada è impegnativa e rischiosa, soprattutto per chi transita a piedi.

    Infine la vicenda dell’Ex Sati: La palazzina Sati – bloccata da decenni senza apparenti motivi – è stata destinata a parcheggi con una delibera del maggio scorso (ex Giunta Vincenzi). La delibera, però, destina alcune migliaia di mq alla realizzazione di appartamenti ad uso sociale. «Niente contro questo tipo di alloggi – conclude “Voglio la Gavoglio” – ma gli ex assessori Mario Margini e Bruno Pastorino, avevano affermato pubblicamente che questi spazi sarebbero stati a disposizione del quartiere, come da richiesta dei cittadini. Si chiedeva, ad esempio, una sala che potesse ospitare incontri pubblici, riunioni e spazi per le attività delle diverse e meritevoli realtà che nel quartiere continuano a fare animazione sociale per anziani e minori».

     

     

    Matteo Quadrone

  • If the bomb falls IV: musica e arte indipendente al Buridda

    If the bomb falls IV: musica e arte indipendente al Buridda

    Lsoa BuriddaVenerdì 26 e sabato 27 ottobre 2012 si tiene al Laboratorio Sociale Buridda la quarta edizione del festival delle autoproduzioni If the bomb falls: due giorni dedicati ad arte, musica e creatività indipendente, il cui ricavato andrà interamente a Supporto Legale, per sostenere i manifestanti del G8 del 2001 ancora sotto processo.

    Questo il programma dell’evento.

    Venerdì 26 ottobre

    – Apertura festival ore 19.

    – Ore 20.30 area Gallery: presentazione del progetto Collane di Ruggine.

    – Inizio concerti ore 22.00 con:
    LO SCERIFFO LOBO (Genova)
    GLI ALTRI (Savona)
    TITOR (Torino)
    LA QUIETE (Forlì)

    Sabato 27 ottobre

    – Apertura festival ore 17.

    – Ore 20.30 area Gallery: presentazione di +Kaos, il libro sui dieci anni di Autistici/Inventati

    – Inizio concerti ore 22.00 con:
    RÜMO (La Spezia)
    ULTIMO MONDO CANNIBALE (Roma)
    WHA + MEL + EFFEMENTI (Genova-Savona)
    DSA COMMANDO (Savona)
    √ GOPHER D (Salento)

    Ingresso 3€ fino alle 21.30 (dopo 5€)

  • Berlinguer, i pensieri lunghi: spettacolo al Teatro dell’Archivolto

    Berlinguer, i pensieri lunghi: spettacolo al Teatro dell’Archivolto

    berlinguer pensieri lunghiVenerdì 26 e sabato 27 ottobre 2012 va in scena al Teatro dell’Archivolto l’anteprima di Berlinguer. I pensieri lunghi, spettacolo scritto e diretto da Giorgio Gallione e interpretato da Eugenio Allegri, una produzione del Teatro dell’Archivolto in collaborazione con Teatro Stabile di Genova.

    Lo spettacolo apre la stagione del teatro di Sampierdarena in queste due serate, per poi andare in scena al Teatro Carignano di Torino il 30 e 31 ottobre, e infine ritornare a Genova per le repliche dal 9 al 21 novembre.

    Attraverso la figura di Enrico Berlinguer, segretario del Partito Comunista Italiano dal 1972 al 1984, lo spettacolo ripercorre quarant’anni di storia, offrendoci lo spaccato di un paese in cui parole come fede, ideologia, etica avevano ancora un senso. Con Berlinguer, la politica diventa, per la prima volta, anche spettacolo, rappresentazione pubblica. Drammaticamente, persino la sua morte risulterà un rito collettivo e i suoi funerali saranno il primo evento televisivo che riuscirà a modificare – a pochi giorni dalle elezioni europee – un trend elettorale. Berlinguer. I pensieri lunghi, mette a fuoco i tempi in cui lo statista è vissuto utilizzando anche le parole e le riflessioni dei grandi intellettuali del 900 (da Gramsci a Pasolini, da Saramago ad Allende).

  • Musicalmente cerca attori: incontro con la compagnia teatrale

    Musicalmente cerca attori: incontro con la compagnia teatrale

    musicalmenteMusicalmente è una compagnia teatrale nata nel 2002, che ha scelto di specializzarsi nella realizzazione di musical scritti, diretti e interpretati da loro. Il progetto nasce come associazione di volontariato, per mettere in scena spettacoli di beneficenza a favore di ong come Emergency, ma negli anni si è arricchito fino a entrare nel cartellone del Teatro della Gioventù (tra il 2006 e il 2010, dunque prima della nuova gestione) e attualmente del Teatro Verdi di Sestri Ponente.

    Proprio lì verrà messo in scena il 23 e 24 febbraio 2013 il loro nuovo spettacolo “Adesso o mai più – opera rock“. Simone Croce e Daniela Piga ci hanno raccontato il progetto: «Lo spettacolo è ispirato alla vita di Jonathan Larson, autore di numerosi musical e morto in un incidente il giorno prima del debutto di quello che oggi è considerato il suo capolavoro, Rent, opera rock ispirata a La Bohème di Puccini e che in questi anni è stata messa in scena nei teatri di tutto il mondo».

    La compagnia è amatoriale, ma il lavoro è molto intenso: il team di Musicalmente si incontra per le prove ogni settimana il giovedì sera (ore 21-23.30) e sabato pomeriggio (ore 15.30-18.30), 11 mesi l’anno, nella sede di San Fruttuoso in via Imperiale 43A.

    Mentre si lavora per lo spettacolo di febbraio, si pensa già al futuro: Musicalmente sta cercando nuovi attori che siano predisposti nelle tre discipline del musical, ossia danza, canto e recitazione. Un bando aperto fino al 30 novembre 2012, le selezioni si terranno a dicembre e l’inizio delle prove per i candidati scelti avverrà a marzo 2013, in vista della nuova produzione che debutterà a febbraio 2014.

    I provini dureranno un’intera giornata e consisteranno in :
    – cantare un brano su base fornita dal candidato,
    – recitare un breve monologo o un dialogo scelto dal candidato,
    – partecipare alla lezione di danza.

    Per iscriversi è necessario compilare e inviare il modulo direttamente sul sito www.associazionemusicalmente.com.

    Marta Traverso

    [la foto è tratta dallo spettacolo “Vuoi conoscere i miei?”]

  • Marrakech, Jardin Majorelle: la giungla tropicale unisce Africa ed Europa

    Marrakech, Jardin Majorelle: la giungla tropicale unisce Africa ed Europa

    Come accennato in precedenza, l’impianto generale del parco è molto studiato e regolare ma la ricchezza cromatica e il rigoglioso svilupparsi della vegetazione ne smussano ed attenuano completamente l’effetto geometrico. L’acqua, presente quasi ovunque in fontane, vasche e canali, contrasta con il caldo estremo e offre refrigerio visivo al continuo sferzare delle ondate di calura estiva, percepibili dal visitatore. I colori vivaci ed accesi “resistono” poi a tutto, si stagliano anche sotto il verticale sole estivo ed anzi interrompono ed illuminano gli angoli più ombrosi e bui. L’intricato insieme di stradine e di canali, unito alla vegetazione che attraversa tali passaggi, sia orizzontalmente che verticalmente, rimanda ai souq ed alle caotiche viuzze della Medina.

    albero Majorelle

    L’insieme stesso di cactacee, banani, bambù e fioriture accese ed esotiche, unito al complesso delle colorate strutture architettoniche, crea una realtà fuori dallo spazio e dal tempo. Un mondo che unisce, in sé, occidente ed oriente, Africa ed Europa, ma soprattutto la realtà alla creazione artistica.
    Tutto questo è stato immediatamente percepito e capito dal celebre stilista Ives Saint Laurent, il quale si è attivato, acquistandolo, per impedire lo smembramento e la lottizzazione del giardino. Egli ne ha garantito la sopravvivenza, restaurandone l’impianto originario e permettendo che esso giungesse sino ad oggi sostanzialmente inalterato. Una apposita Fondazione ne garantisce ora il sostentamento e la valorizzazione. Il parco è stato infine inserito, grazie all’intervento diretto del Re del Marocco, tra i beni vincolati ed immodificabili.

    Quando Ives Saint Laurent scoprì il giardino Majorelle, questo si trovava però in stato di semi abbandono: una sorta di giungla tropicale, troppo intricata.La vegetazione si era infatti, dopo la morte di Majorelle, sviluppata in modo tale da precludere quasi totalmente il passaggio del sole, minando l’impianto originario del giardino e compromettendone lo studiato equilibrio di forme, volumi e colori. Alberi di bananopalmefichiyucca e cactacee avevano raggiunto uno sviluppo eccessivo e irregolare.

    Majorelle vasca 2

    Majorelle piante 1

    Grazie ad un accurato e mirato intervento di restauro e potatura, oggi il Jiardin Majorelle è però tornato al pristino splendore, tanto che nessuna vacanza a Marrakech può dirsi completa senza una sua visita. La maggior parte delle specie vegetali e dei numerosi uccelli, ivi presenti, è infatti tipica ed autoctona del Nord Africa e dà il suo meglio, in termini di sviluppo e fioritura, in un clima secco e soleggiato quale quello di Marrakech.

    Majorelle vegetazione 1

    Majorelle bambù

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

     

  • Manifestazione in difesa della sanità pubblica e presidio contro gli sfratti

    Manifestazione in difesa della sanità pubblica e presidio contro gli sfratti

    Stamattina a partire dalle ore 9,30 in piazza Caricamento si terrà la manifestazione delle pensionate e dei pensionati liguri in difesa della sanità pubblica contro i tagli al finanziamento della sanità e dei servizi sociali e per cambiare le scelte della Regione Liguria. Da piazza Caricamento i manifestanti si dirigeranno in corteo sino in piazza De Ferrari.

    «I tagli nazionali alle risorse mettono in pericolo il sistema socio sanitario della nostra regione – spiegano i sindacati Cgil, Cisl e Uil – ma anche la Regione Liguria ha una parte di responsabilità: è stata incapace di avviare una reale trasformazione del sistema per renderlo sostenibile e maggiormente efficace e alle dichiarazioni di principio non sono seguite le scelte coraggiose che sarebbero state necessarie per modificare profondamente il modo di funzionare di ospedali, ambulatori, assistenza domiciliare, ruolo dei medici di medicina generale».

    Spi CGIL – Fnp CISL – Uilp UIL Liguria chiedono alla Regione di riaprire subito il confronto con le organizzazioni sindacali.

    Aderiscono alla manifestazione: RAPPRESENTANZE SINDACALI UNITARIE ASL 3, UNIONE ITALIANA CIECHI E IPOVEDENTI, SUNIA, SICET, UNIAT, FEDERCONSUMATORI, ADICONSUM E ADOC

     

    Sempre oggi, si svolgerà la giornata nazionale di mobilitazione degli inquilini, organizzata dai sindacati di categoria (Sunia, Sicet, Uniat, Unione Inquilini), il cui slogan è «Abbassare gli affitti per fermare gli sfratti. Perchè vorrei: pagare l’affitto ed arrivare alla fine del mese; avere un contratto regolare e detrarmi l’affitto dal reddito; non vivere con l’incubo dello sfratto; lasciare la casa dei miei genitori per averne una mia ad un affitto che possa pagare con il mio reddito; non aspettare invano una casa popolare; vivere serenamente in una città libera e solidale». 

    Alle ore 10:30 presidio nella piazza antistante la Prefettura.

     

  • Idee per la domenica pomeriggio? Anemmu in bici in corso Italia

    Idee per la domenica pomeriggio? Anemmu in bici in corso Italia

    corso italiaIncrociando le dita sull’avvento di Cassandra, ennesimo nome mitologico assegnato all’alternarsi di bello e cattivo tempo, domenica 28 ottobre corso Italia sarà nuovamente chiusa al traffico di auto e mezzi pubblici, per aprirsi a pedoni, biciclette e ogni altro mezzo di trasporto “muscolare e a impatto zero”.

    A un mese da Apriamo corso Italia la nuova iniziativa per rendere più bella ed ecologica una delle più suggestive arterie genovesi. L’iniziativa vede la presenza dei membri di Anemmu in bici a Zena, che saranno presenti con uno stand e coordineranno il percorso urbano in bicicletta dal Lido a San Martino, passando per il quartiere di Albaro (la mappa è consultabile sul sito bikemap.net, che fa parte del circuito Open Street Map).

  • Energia eolica: prospettive di sviluppo in Liguria

    Energia eolica: prospettive di sviluppo in Liguria

    Pala eolica MeleL’ultima installazione risale ad appena un mese fa, nel Comune di Mele, dove è stata ufficialmente inaugurata la pala eolica più grande del Nord Italia, quasi cento metri di torre, centocinquanta l’altezza totale, una turbina E101 da 3 MW, prodotta dalla Enercon. L’impianto produrrà energia pulita pari a due volte il fabbisogno delle utenze private del piccolo paese sulle alture di Voltri. L’energia prodotta sarà venduta a Enel dall’azienda privata che ha finanziato il progetto, mentre al Comune di Mele andrà il 3% degli utili annuali.

    L’intenzione manifestata dalla Regione Liguria è quella di sviluppare maggiormente l’eolico nel nostro territorio. Per sviluppare l’energia rinnovabile prodotta dal vento e nel contempo salvaguardare il patrimonio paesistico e naturalistico della Liguria, la Giunta Regionale si è dotata, a partire dal 2002, di indirizzi volti a garantire il corretto inserimento nel territorio delle “fattorie” eoliche. Anche allo scopo di fornire chiarezza agli operatori privati del settore, la Regione ha fissato i criteri per l’individuazione di aree non idonee alla collocazione degli impianti eolici a causa delle emergenze di tipo paesistico e naturalistico in esse presenti, i requisiti progettuali minimi a garanzia della prestazione dell’intervento ed i contenuti documentali da predisporre per le necessarie procedure di valutazione di impatto ambientale (VIA).
    Con la delibera del Consiglio Regionale n. 3 del 3 febbraio 2009 la Regione ha aggiornato gli obiettivi del Piano energetico ambientale regionale ligure (PEARL) per l’eolico: dagli 8 Megawatt (MW) di potenza installata individuati originalmente come obiettivo di sviluppo si è passati a 120 MW, con un incremento pari a 15 volte.

    Recentemente, il 21 settembre scorso, la Giunta guidata da Claudio Burlando, ha approvato una delibera su proposta della ex vice presidente Marylin Fusco e degli assessori all’Ambiente e allo Sviluppo Economico Renata Briano e Renzo Guccinelli. L’obiettivo principale è far crescere l’energia pulita in Liguria.
    La delibera recepisce le “Linee Guida Nazionali” relative alle fonti di energia rinnovabile di cui al DM 10 settembre 2010, adeguandole alla realtà territoriale ligure. Scopo della delibera è definire i «criteri di ammissibilità territoriale, paesistica e ambientale, e i contenuti progettuali degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili soggetti a procedura di VIA regionale o screening ai sensi della L.R. 38/98, ovvero nell’ambito delle relative procedure autorizzative».
    Rispetto alla precedente normativa regionale «sono state apportante significative modifiche che consentiranno una maggiore diffusione degli impianti di energia alternativa, anche attraverso la semplificazione normativa», spiega un comunicato stampa della Regione.
    «La preventiva definizione dei criteri di ammissibilità è finalizzata ad accelerare l’iter di svolgimento dei procedimenti autorizzativi e delle verifiche di compatibilità ambientale, quando previste, a ridurre i tempi di istruttoria e a indirizzare le scelte progettuali verso localizzazioni e tipologie costruttive che facilitino l’approvazione dei progetti, oltre a individuare le misure di mitigazione degli impatti», recita la delibera del 21 settembre 2012.
    «Si tratta di un importante passo in avanti, ma non sarà l’ultimo – spiega il comunicato stampa – infatti, successivamente, la Regione Liguria ridisegnerà i confini delle aree non idonee all’installazione di impianti eolici per favorirne la diffusione, pur nel rispetto della tutela ambientale e paesistica».

    Sul tema dell’energia eolica da tempo è aperto un dibattito che vede contrapposte anche le associazioni ambientaliste. D’altra parte, alcuni scempi perpetrati in determinate regioni, soprattutto del Sud Italia, in cui sono state installate enormi distese di pale eoliche che hanno deturpato il paesaggio senza garantire un adeguato ritorno in termini di energia prodotta per la collettività, inevitabilmente hanno acuito i dubbi degli scettici. Tutte le associazioni partono dal presupposto che le energie pulite rappresentano una grande opportunità per il Paese ma, nello stesso tempo, ritengono necessari gli opportuni approfondimenti e le valutazioni preventive caso per caso, oltre alla fondamentale presenza di una cabina di regia nazionale – oggi colpevolmente assente – in maniera tale da consentire uno sviluppo del loro sfruttamento in un’ottica sostenibile.

    Italia Nostra mostra parecchie perplessità ed invita ad una maggiore trasparenza soprattutto per quanto riguarda l’energia realmente prodotta, ovvero i kWh. Infatti, tutte le informazioni disponibili sugli impianti esistenti e su quelli progettati, riguardano la potenza (MW) e non l’energia.
    «Ciò che è veramente importante è l’energia prodotta (kWh), ovvero quello che consumano i cittadini e non la potenza (kW) che è quello che mettono gli imprenditori (e si fanno pagare) – spiega Roberto Cuneo di Italia Nostra Liguria – Noi pretendiamo chiarezza in merito alla reale capacità produttiva degli impianti e abbiamo sempre chiesto alla Regione di fornirci i dati precisi sulla produzione».

    Il problema, secondo Italia Nostra, è un meccanismo di incentivazione imperfetto, decisamente favorevole per chi realizza gli impianti. «Gli imprenditori privati hanno ricchi vantaggi semplicemente grazie all’installazione, anche se poi la produzione reale è sostanzialmente marginale – sottolinea Cuneo – Così si rischia di incentivare la potenza dell’impianto, piuttosto che la produzione di energia».
    Spesso e volentieri a progetto vengono indicate un tot di ore annue di produzione per giustificare l’incentivo, ma poi in realtà le pale eoliche lavorano assai di meno. «La difficoltà nell’avere i consuntivi di produzione alimenta qualche sospetto – aggiunge Cuneo – Sarebbe utile che la Regione esigesse e comunicasse i consuntivi produttivi confrontati con i dati di progetto (generalmente in Italia a progetto si prevedono 2200 ore di produzione mentre a consuntivo sono meno di 1500)».
    Nel caso dell’incremento degli impianti – ad esempio a Stella e CadibonaRoberto Cuneo lamenta di aver chiesto al team dello screening regionale di poter vedere i risultati di produzione dell’esistente, per valutare se davvero valesse la pena di raddoppiare l’impianto (come si fa in qualsiasi industria) «Ma gli stessi funzionari della Regione mi hanno confessato di non esser riusciti ad ottenere di questi dati».

    Le pale eoliche producono al meglio nelle zone in cui il vento è forte e soprattutto continuo in direzione e intensità, cosa che in Liguria non avviene. «Con un vento a folate le pale sono costrette a riorientarsi con continue interruzioni di produzione – racconta Cuneo – Di conseguenza le nostre centrali eoliche sono poco produttive, lavorando per una quantità di ore decisamente più modesta rispetto a quella di altre regioni italiane».
    Secondo Italia Nostra «La Regione parla sempre di potenza installata, sostenendo che nel complesso, tutti gli impianti eolici liguri raggiungono una potenza pari alla metà di quella della centrale elettrica di Vado Ligure. Però a livello di produzione il rapporto è ben diverso, vale a dire 1/7. L’interesse dell’amministrazione regionale dovrebbe essere quello di installare le pale eoliche nei luoghi migliori, ai fini di un’adeguata produzione energetica. Per raggiungere questo obiettivo è necessario un attento studio del vento basato sulla velocità media in rapporto alla costanza della direzione».

    Legambiente, invece, si dimostra favorevole all’eolico, con le opportune premesse.
    «A livello nazionale le problematiche relative alla diffusione dell’eolico sono legate alla disponibilità fisica di aree in cui sia giustificabile economicamente l’istallazione delle pale – spiega Stefania Pesce di Legambiente Liguria – Fermo restando la necessità di un’attenta analisi (pre e post realizzazione) sull’impatto degli impianti eolici rispetto al paesaggio e alla biodiversità (in particolare le categorie animali particolarmente soggette a subire danni potenziali sono l’avifauna e la chirottero fauna, ovvero i pipistrelli)».

    «Per quanto riguarda la nostra regione non credo sarà possibile attuare una revisione significativa delle aree non idonee all’installazione di impianti eolici, considerando che si tratta di zone tutelate da vincoli specifici – sottolinea Pesce – Noi comunque siamo pronti a monitorare attentamente la situazione».

    Secondo Legambiente, in Liguria esistono ancora dei margini di sviluppo per l’energia eolica. Soprattutto il mini eolico (sotto i 200 kW) ed il micro eolico, destinati al consumo diretto di energia e non alla vendita, quindi utenze domestiche e piccole imprese.
    L’ultimo dossier dei “Comuni Rinnovabili”, curato dalla stessa associazione, fornisce dati su alcune installazioni, ad esempio Cairo Montenotte, dove stanno portando a compimento il parco eolico. «Parliamo di 6 macchine da 800 kW di potenza ciascuna – spiega Pesce – Le previsioni indicano una produzione di 10.800 MWh annui che riuscirebbero a coprire l’intero fabbisogno del Comune».
    A Stella, invece, la centrale eolica è stata recentemente ampliata con una quarta torre, raggiungendo così la potenza complessiva di 3 MW. «Secondo le misurazioni già effettuate l’impianto riesce a produrre 24.000 MWh annui – sottolinea Pesce – Si tratta di un buonissimo risultato che consente di evitare l’emissione di 15.000 tonnellate di co2».
    Altri esempi positivi sono rappresentati dalla pala eolica recentemente inaugurata a Mele «Grazie alla quale il Comune ricaverà degli utili economici», spiega Pesce. Oppure, per quanto riguarda il mini eolico «A Montoggio è stato realizzato un piccolo impianto eolico da 55 kW di potenza – conclude Pesce – con un investimento misto Comune-imprenditore privato di 200 mila euro. Le ricadute economiche per l’amministrazione pubblica sono di circa 15.000 euro annui che vengono reinvestiti sul territorio comunale».

    il WWF si pone a metà strada tra le posizioni di Italia Nostra e Legambiente, rivendicando un ruolo attivo degli enti pubblici e la partecipazione dei cittadini nel processo che porta all’installazione degli impianti eolici.
    «A livello nazionale noi sosteniamo che non esistono tecnologie ad impatto zero – spiega Vincenzo Cenzuales di WWF Liguria – Occorre una valutazione caso per caso. Senza dimenticare, però, i vantaggi per l’ambiente consentiti dallo sfruttamento delle energie rinnovabili. L’eolico è una di queste, ma va inquadrata nel giusto contesto».
    Ovvero le pale vanno installate nei siti adatti, dove il vento garantisce un determinato numero di ore utili per la produzione di energia. «Noi siamo favorevoli all’eolico nelle aree in cui c’è un vento sufficiente e ovviamente se l’impianto non determina un pesante impatto sul paesaggio», sottolinea Cenzuales.

    In Liguria le zone ventose sono lungo i crinali, quindi zone ad alta valenza ambientale «Se la Regione intende allargare la mappa delle aree idonee è un fatto preoccupante che necessita della massima attenzione», aggiunge Cenzuales.
    Anche perché «Bisogna considerare che la produzione di energia eolica in rapporto alla produzione di grandi centrali elettriche è minimale – continua Cenzuales – Quindi non bisogna enfatizzare troppo il ruolo delle pale eoliche».
    Secondo il WWF occorre puntare su impianti piccoli, composti da 3-4 pale, non di più. In alcuni casi, infatti, abbiamo già raggiunto il limite di guardia. «Ad esempio a Cairo Montenotte e Stella, un intero territorio è stato congestionato dalla presenza di centrali e parchi eolici – spiega Cenzuales – Non è questo il metodo giusto. Gli imprenditori massimizzano l’investimento installando il maggior numero possibile di pale in aree contigue. Fornendo una quantità modesta di energia, a fronte di una pesante sudditanza del territorio».

    Per il WWF l’unica soluzione possibile è quella di svincolarsi dai criteri del mercato. «Sono ormai più di 10 anni che proponiamo all’amministrazione regionale di fare un’attenta pianificazione di tutte le energie rinnovabili – precisa Cenzuales – Inoltre scontiamo l’assenza di un serio Piano Energetico Nazionale».
    Ma soprattutto «Sarebbe fondamentale che la proprietà degli impianti fosse in mano pubblica – continua Cenzuales – l’ente pubblico, infatti, può garantire il necessario controllo e valutare adeguatamente le reali esigenze della comunità. Insomma, ci vuole un ruolo attivo dell’ente pubblico ed inoltre deve essere previsto un processo partecipativo dei cittadini, a cui dovrebbe essere lasciata l’ultima parola».
    I motivi sono evidenti: laddove sarebbero sufficienti 2 pale eoliche – se l’iniziativa è lasciata all’imprenditore privato – quest’ultimo potrebbe avere interesse ad installarne 10, con un evidente ritorno economico esclusivamente a suo vantaggio.
    «Purtroppo in alcune regioni italiane sono state installate centrali eoliche perfettamente inutili – ricorda Cenzuales – D’altra parte gli incentivi sembrano favorire l’installazione piuttosto che la produzione. Sono incentivi fini a se stessi che non danno luogo, come dovrebbero, ad un circuito virtuoso».
    La pala eolica di Mele, invece, viene considerata dal WWF un esempio positivo, in particolare dal punto di vista dell’approccio alla procedura di installazione. «È apprezzabile, perché la pala appartiene anche al Comune e soddisferà il fabbisogno di energia di tutto il paese, consentendo qualche ricavo economico per le casse comunali».

     

     

    Matteo Quadrone

  • Container e tacchi a spillo: incontro alla Falso Demetrio

    Container e tacchi a spillo: incontro alla Falso Demetrio

    libreria falso demetrio genovaVenerdì 26 ottobre 2012 (ore 18) la Libreria Falso Demetrio di via San Bernardo ospita la presentazione del libro Container e tacchi a spillo, scritto a quattro mani da Paola Pettinotti e Valentina Canepa.

    L’incontro è a ingresso libero.

    Questo il tema del libro.
    Un thriller autobiografico. Valentina è una trans che vive a Genova e lavora in porto come scaricatore; malgrado la sua differenza è riuscita a farsi accettare senza discriminazioni. A modo suo è integrata, impegnata politicamente, orgogliosa del proprio lavoro e del proprio essere.
    In parallelo, scorre la vicenda di un’altra trans, Claudia, la sua vita povera di scopi e di speranze, la prostituzione, l’isolamento. C’è qualcosa di poco chiaro però nei continui malesseri di Valentina, nelle amnesie di Claudia. Per quanto le due trans siano diversissime, qualcosa lascia intuire un legame nascosto.
    Un libro che racconta di umanità ferita, di odio e di tenerezza, in un vortice narrativo che ha il ritmo del thriller e la profondità del dramma, dove ogni presa di coscienza passa attraverso un doloroso e inevitabile percorso interiore.

    Le autrici
    – Marco ‘Valentina’ Canepa è una trans camallo al porto di Genova. Ha partecipato a numerose trasmissioni in TV. È consigliera nazionale e provinciale di Arcigay e nel 2010 è stata candidata al consiglio regionale della Liguria per i Verdi.
    – Paola Pettinotti, nata a Torino nel 1956, è laureata in storia e lavora come guida turistica. Ha pubblicato con la Casa editrice Frilli il romanzo giallo Ghetto (2005) e un racconto nell’antologia Donne e crimine (2007).

  • Teatro Hop Altrove: incontro pubblico sulla futura gestione

    Teatro Hop Altrove: incontro pubblico sulla futura gestione

    Qualche tempo fa su Era Superba vi abbiamo raccontato la situazione del Teatro Hop Altrove, in cui abbiamo fatto un sopralluogo per verificarne le condizioni (a partire dall’agibilità) e per ripercorrerne la storia recente insieme a Giuseppe Varlese, titolare del birrificio Bryton che ha gestito la struttura negli ultimi tre anni.

    La concessione comunale per l’affidamento del centro culturale della Maddalena è in scadenza e già da alcuni mesi si sta discutendo con le istituzioni e con gli abitanti del quartiere: già lo scorso luglio era stato fatto un incontro pubblico per analizzare possibili soluzioni.

    È in previsione l’apertura di un bando pubblico per la nuova gestione, che sarà redatto dal Comune sulla base delle esigenze di cittadini e operatori culturali, alla luce delle opportunità che lo spazio offre e potrà offrire in futuro al quartiere in cui è inserito. A questo scopo è stato organizzato un incontro, che si terrà sabato 27 ottobre 2012 (ore 14-19) e contribuirà a definire le linee di indirizzo per il bando.

    I posti disponibili sono 50: per partecipare al laboratorio occorre compilare il modulo di iscrizione (scaricabile dal sito genovacreativa.it) e inviarlo tramite mail a a cittacultura@comune.genova.it.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Maniman: corso di scrittura creativa e improvvisazione teatrale

    Maniman: corso di scrittura creativa e improvvisazione teatrale

    Come ogni anno riprendono i corsi di improvvisazione teatrale a cura dell’associazione Maniman Teatro, che si terranno a partire da lunedì 29 ottobre presso Danza 3 (via Crimea 11r, adiacente piazza Tommaseo) con orario il lunedì dalle 21 alle 23.30. Il corso è incentrato sulle principali regole e dinamiche dell’improvvisazione teatrale, a partire dalle tecniche di ascolto e attenzione, utilizzando l’elemento del gioco.

    Sono inoltre previsti incontri durante il fine settimana. La prima lezione è gratuita e si terrà sabato 27 ottobre (ore 15-18), con proseguo – per chi deciderà di iscriversi – domenica 28 ottobre (ore 11-18) e nei fine settimana 17-18 novembre 2012 e 8-9 dicembre 2012. Il corso partirà con un minimo di 8 e un massimo di 16 allievi.

    Per iscriversi è necessario mandare una mail a info@manimanteatro.it indicando:
    – nome e cognome
    – cellulare
    – mail
    e come oggetto “iscrizione corso a week end”

    Nel fine settimana del 27-28 ottobre sarà inoltre organizzato un corso di Scrittura Creativa di I livello, con orario 14-19 (sabato) e 11-17 (domenica).

    Per iscriversi al corso mandare una mail a info@manimanteatro.it indicando
    – nome e cognome
    – cellulare
    – mail con oggetto “scrittura creativa basic 2012”.