Autore: erasuperba

  • Ebook: cos’è e come funziona? La risposta al Berio Cafè

    Ebook: cos’è e come funziona? La risposta al Berio Cafè

    ebook

    Partiamo con lo sfatare un mito: anche se ormai nel linguaggio comune i due termini si sono fusi, ebook è il file (che contiene un romanzo, saggio o altro materiale scritto), mentre l’oggetto che usiamo per leggere si chiama ereader o tablet, a seconda dei casi.

    Questione dei termini a parte, sono molti gli amanti della lettura che – per curiosità o comodità – hanno scelto l’ebook in alternativa o a complemento del libro di carta. Per coloro a cui questa materia sembra ancora molto oscura, il Berio Cafè ha organizzato due incontri dal titolo Praticamente èBook, dove sarà possibile “toccare con mano” i lettori di ebook, scoprire cosa sono, come si usano e dove si comprano, e sperimentare in prima persona un nuovo modo di leggere.

    I due incontri si terranno mercoledì 3 e mercoledì 17 ottobre 2012 (ore 17.30: relatori saranno Luca Calcinai di Ebook Club Italia e Marta Traverso, redattrice di Era Superba e social media editor della casa editrice digitale genovese Quintadicopertina.

    Per saperne di più, date un’occhiata a questo video girato da Daniele Orlandi lo scorso maggio, in un incontro sul tema a Palazzo Ducale dove erano presenti i due relatori.

  • Web radio: la Notte Bianca delle emittenti universitarie

    Web radio: la Notte Bianca delle emittenti universitarie

    RadioProgetti di tesi, materia d’esame per professori particolarmente 2.0, motivo di aggregazione per gli studenti: qualunque sia il fattore di origine, sono sempre di più le emittenti radiofoniche create e gestite all’interno delle Università.

    Ne abbiamo due esempi anche in Liguria: Campuswave, a cura degli studenti di Scienze della Comunicazione (sede distaccata di Savona) ed Effervescienze, il podcast di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali.

    Vi piacerebbe seguire da vicino il lavoro di queste realtà? L’occasione arriva dal primo show-maratona di 24 ore in contemporanea mondiale, che si terrà domani – martedì 2 ottobre, ndr – e che vedrà coinvolte 530 emittenti in tutto il mondo, di cui 22 italiane, tra le quali ci sarà anche Campuswave.

    Il College Radio Day è stato ideato negli Stati Uniti da Rob Quicke, docente di comunicazione radiofonica alla William Paterson University e curatore della locale radio universitaria. L’evento si è tenuto per la prima volta l’anno scorso coinvolgendo solo i college americani: il successo è stato enorme, tanto che quest’anno si è deciso di replicare estendendo l’evento a tutti e cinque i continenti.

    Un esperimento molto interessante per portare alla luce le molte voci di ragazzi e studenti che in tutto il mondo sperimentano questo modo di imparare divertendosi, e che a livello europeo sarà coordinato proprio dall’Italia, grazie al lavoro del network universitario Ustation.

    Come collegarsi? La maratona partirà alle 2 di notte sul sito collegeradioday.com, sul quale cominceranno a trasmettere le radio degli Stati Uniti. Le altre nazioni si alterneranno nelle ore successive, prendendo la linea a turno: si parte dal Sud America (Colombia e Venezuela) per arrivare poi all’Europa con Spagna, Francia, Regno Unito e Italia. La diretta “da casa nostra” partirà alle 16 con Unis@und, la radio dell’Università di Salerno, e durerà per tre ore con collegamenti alle altre radio italiane che partecipano.

    Marta Traverso

  • Val Polcevera: manifestazione No camion a Borzoli e Fegino

    Val Polcevera: manifestazione No camion a Borzoli e Fegino

    Gli abitanti di Borzoli e Fegino scendono di nuovo in strada per protestare contro i disagi conseguenti all’intenso traffico di mezzi pesanti, tir e camion che, ormai da anni, rendono invivibili a causa di smog e rumore, i due quartieri polceveraschi.

    L’appuntamento è oggi, Lunedì 1 ottobre, alle ore 14:00 presso l’ufficio postale di Fegino dove è prevista la partenza di un corteo che bloccherà la circolazione fino all’incrocio con via Evandro Ferri.

  • Roberta Barabino, una genovese in finale al Tenco

    Roberta Barabino, una genovese in finale al Tenco

    La cantautrice genovese Roberta Barabino è candidata alla Targa Tenco nella categoria Opera prima, un prestigioso riconoscimento dedicato al grande cantautore Luigi Tenco, morto suicida nel 1967. La notizia è arrivata pochi giorni fa ed è motivo di grande soddisfazione per Roberta perché significa che «Il mio disco ha circolato, è stato ascoltato e soprattutto apprezzato. Quello che viene valutato, infatti, è il lavoro complessivo e non il singolo brano».
    Il suo album d’esordio si intitola “Magot”, uscito nel 2011 è stato prodotto insieme a Raffaele Rebaudengo, violista del noto quartetto genovese “Gnu Quartet”, con la collaborazione di numerosi musicisti provenienti da progetti diversi. «Quello che desideravo era mettere insieme le persone con cui avevo lavorato fino a quel momento», spiega Roberta. Sono 9 tracce originali con testi e musiche dell’autrice. L’album è stato registrato da Raffaele Abbate all’Orange Home Records di Leivi (Chiavari).
    «Magot è il soprannome con cui mio padre mi chiamava da bambina – racconta Roberta – dal francese significa “bertuccia” ma anche “tesoro” oppure “gruzzoletto di denaro”. Il disco comprende canzoni che risalgono a tanto tempo fa ed altre che ho scritto proprio mentre stavo registrando. Dopo l’uscita di “Magot”, nel 2011, ho iniziato a portare il progetto in giro per l’Italia insieme al violoncellista Jacopo Ristori e Tristan Martinelli, musicista di Torino ma genovese d’adozione. Nel frattempo ho iniziato a lavorare al nuovo album».

    “Magot” è stato selezionato da una giuria composta da circa 200 giornalisti e critici musicali ed è in corsa per aggiudicarsi la Targa Tenco 2012 nella sezione Opera Prima. A partire dal 1984 la “Targa Tenco” viene assegnata ai migliori dischi italiani di canzone d’autore. Il voto avviene in due fasi. Con la prima, appena svoltasi, vengono selezionati i 5 finalisti (o più, in caso di ex aequo, come accade quest’anno in due sezioni). Con la seconda, che si terrà nei prossimi giorni, verrà proclamato il vincitore di ogni sezione. La sezione “Opera prima” (di cantautore) vede in lizza, oltre a Roberta Barabino con “Magot”: Giovanni Block, “Un posto ideale”; Colapesce, “Un meraviglioso declino”; Dellera, “Colonna sonora originale”; Giacomo Lariccia, “Colpo di sole”; Elsa Martin, “vERsO”.

     

    Quando comincia l’avventura artistica di Roberta Barabino?
    «Fin da bambina ho sempre scritto poesie, in seguito ho iniziato a suonare la chitarra classica e ad un certo punto, quasi naturalmente, ho messo insieme le 2 cose e sono nate le prime canzoni – spiega la cantautrice genovese – Per un sacco di tempo le ho suonate e cantate solo ad amici e parenti».
    Subito dopo arriva la svolta, grazie ad un incontro prezioso con quella che si trasformerà in una presenza forte in tutto il suo percorso, ovvero Roberto “Bob” Quadrelli, personaggio geniale, anima e voce dei Sensasciou, gruppo nato nel 1992, composto da Bob Quadrelli, Bobby Soul (Alberto De Benedetti) e Renato Rassis. La musica nera era la fonte di ispirazione ed il loro stile lo chiamarono “trallamuffin”, ritmo africano e testi in genovese. Nel 1994 esce il primo album, “In scio bleu” e nel 1997 i Sensasciou vincono la Targa Tenco nella sezione Opera in dialetto con “Generazione con la x”. «Il fatto di essere candidata a questo premio è davvero una grande gioia perché mi sembra di ripercorrere le orme di colui che in pratica è il mio mentore», sottolinea Roberta. «Bob Quadrelli ha apprezzato il mio lavoro ed è stato importante nel convincermi ad uscire di casa e confrontarmi con il pubblico – continua Barabino – e così ho iniziato a suonare nei locali e a partecipare a qualche concorso». La spinta del leader dei Sensasciou è decisiva ma il processo è naturale e arriva un momento in cui nasce il desiderio di comunicare attraverso, quelle che lei chiama, piccole creazioni. «È un modo molto intimo di dare forma a dei pensieri, di superare delle difficoltà, di elogiare o fare un regalo a qualcuno», racconta Roberta. Ma la sua è una ricerca continua, c’è sempre un movimento alle spalle, il desiderio di creare qualcosa è una lampadina sempre accesa, a volte è sufficiente una piccola immagine oppure una semplice frase, per aprirle un mondo.
    «La mia prima esperienza musicale è stata con una band di metallari – continua Roberta – quando suonavano con me hanno messo da parte il loro sound, accompagnandomi per un lungo tratto del percorso». A loro è dedicata la canzone “Angeli metallo pesante” «Mi hanno fatto scoprire il piacere di avere qualcuno accanto nel fare musica. “Angeli metallo pesante” perché sono presenze su cui fare affidamento, su cui puoi contare, sia umanamente che musicalmente».
    Per quanto riguarda le influenze musicali, Roberta racconta «Ho sempre ascoltato i cantautori come Francesco De Gregori, Fabrizio De Andrè, Edoardo Bennato, tutta la musica inglese, in particolare i Beatles con una passione sfegatata per John Lennon. Nel salotto di casa mia c’era una sua foto ben in vista e non so per quale motivo, ma da bambina ero convinta che John Lennon fosse un parente di famiglia». E ancora «Lou Reed, Velvet Underground, le cantanti jazz come Billie Holiday e Nina Simone, insomma ascolto la musica più disparata, anche molto lontana dalla mia produzione artistica».

    All’interno del disco “Magot” troviamo alcune canzoni che sintetizzano al meglio la visione musicale di Roberta. Ad esempio “Buongiorno a te”, una composizione scritta per il cuginetto, un regalo per un bambino che in realtà raggiunge tutti, una melodia luminosa capace di rapire l’ascoltatore con la semplicità del ritmo. Su youtube sono disponibili alcuni video della cantautrice genovese, tra i quali consiglio la visione di “Buongiorno a te”, realizzato dal fratello di Roberta, Stefano Barabino e ambientato in uno scenario notturno particolarmente suggestivo, sul tetto della sua casa nei vicoli.
    “Madame Cecile”, invece, è dedicata ad una donna che vive per strada «Una persona con cui non ho mai parlato ma spesso ho pensato a lei e alla distanza che c’è tra la mia vita e la sua – racconta Roberta – Nella canzone questa distanza si riduce ed immagino che i nostri pensieri si incontrino nella notte senza più distinguersi, gli uni dagli altri. Anche se abbiamo due vite così diverse, in fondo c’è una dimensione dove siamo vicine. È una canzone che soddisfa la mia idea delle cose, attraverso la quale riesco a trasmettere una profonda emozione che in altro modo, non saprei come spiegare».
    Infine “Una mezza luna” è la trasposizione di un lungo pensiero concepito in una giornata di dicembre passeggiando al Righi con il suo cane, la splendida Olivia, fedele scudiera, sempre presente durante le registrazioni. «È un elogio alla malinconia, però una malinconia produttiva – conclude Roberta – “una malinconia forse dell’altro mondo”, sicuramente dolorosa ma se riesci a non farti travolgere del tutto, diventa un sentimento stimolante».

     

    Matteo Quadrone

  • Concorso letterario per racconti: il bando Gutenberg Lab

    Concorso letterario per racconti: il bando Gutenberg Lab

    Gutenberg#Lab è un concorso letterario per racconti indetto da Laboratorio Gutenberg in collaborazione con il sito mangialibri.com.

    Il bando vuole scoprire e promuovere opere inedite di autori italiani e stranieri, sia esordienti sia già affermati. Per partecipare si dovrà inviare un racconto con il tema “l’inizio” all’indirizzo mail concorso@gutenberglab.it.

    Una commissione esaminerà gli scritti e designerà il vincitore, che sarà scelto entro una rosa dei primi trenta racconti classificati, che saranno tutti pubblicati in una raccolta edita da Gutenberg#Lab. La premiazione del vincitore si terrà il 2 febbraio 2013 a Roma, presso la libreria Arion Prati: il vincitore avrà un eReader Kindle Touch 3G Wi-Fi e una targa.

  • Massimo Grimaldi ed Emergency, il museo Villa Croce presenta Slideshows

    Massimo Grimaldi ed Emergency, il museo Villa Croce presenta Slideshows

    Installazione di Massimo GrimaldiMassimo Grimaldi, classe ’74, ha inaugurato ieri 28 settembre presso il Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce la sua personale dal titolo Slideshows: una serie di lavori realizzati a partire dal 2003 e consistenti in gallerie fotografiche digitalmente riprodotte su supporti Apple; la peculiarità di questi lavori è la loro intima connessione con la realtà.

    Massimo infatti riflette confrontando il sistema dell’arte e la sua tendenza all’autoreferenzialità con emergenze sociali quali povertà e guerra, interrogandosi sul ruolo dell’arte nella società, sull’utilità della figura dell’artista, ma la sua non è soltanto un’opera di denuncia: fa un passo oltre, facendo sì che il suo lavoro raggiunga un risultato ultimo assolutamente concreto e utile. Negli ultimi anni ha infatti deciso di donare i premi vinti e le somme ricevute dai committenti ad Emergency, supportando i suoi ospedali in Sudan, Sierra Leone, Repubblica Centrafricana e Cambogia e recandosi in loco per documentare l’attività quotidiana degli ospedali e delle comunità locali.

    Sono le immagini di tali reportage (ma non solo) a passare in sequenza sugli schermi dei computer in mostra, creando una forte contrapposizione tra la perfezione formale, fredda e astratta dell’oggetto di design e i contenuti spesso drammatici delle immagini. Questo tipo di ricerca raggiunge il suo obiettivo estremo nel caso dell’opera Emergency’s Paediatric Centre in Port Sudan Supported by MAXXI che, nel 2009, ha vinto il concorso internazionale MAXXI 2per100, il cui regolamento prevedeva di devolvere il 2% della spesa prevista per la costruzione del museo MAXXI (nuovissimo museo d’arte contemporanea di Roma realizzato su progetto dell’architetto di fama mondiale Zaha Hadid, n.d.r.) alla produzione di opere d’arte. Il progetto di Massimo è consistito nel destinare il 92% dei 700.000€ previsti dal bando alla costruzione di un Centro sanitario pediatrico di Emergency in Sudan, documentando poi personalmente le fasi di costruzione del centro e inserendo le immagini nel suo lavoro. Il reportage è mostrato in una videoproiezione serale su una parete esterna del museo.
    La mostra è curata da Ilaria Bonacossa, nuova direttrice del museo, e Alessandro Rabottini, autore del catalogo, ed è la prima esposizione della nuova stagione 2012-2013. Resterà in allestimento fino al 18 novembre. Tutti gli incassi della mostra saranno devoluti ad Emergency.

    Villa Croce

     

     

     

     

     

     

    Massimo, tu sviluppi la tua ricerca in maniera fortemente legata alla realtà, con una concretezza estrema, invece che rimanere in un contesto autoreferenziale; pure vengono mosse critiche al tuo lavoro, secondo te perché?        

    In qualche modo i lavori che hanno generato diversi miei reportage con Emergency sono stati realizzati a seguito di premi che in realtà non ho vinto: è come se li avessi razziati, perché ho operato con una modalità scorretta. Mentre altri artisti partecipano proponendo opere d’arte, ciò che propongo è sostanzialmente diverso: girare l’importo dei premi ad Emergency e realizzare un lavoro low cost che prevede la realizzazione di  un reportage di carattere affettivo sull’attività dell’ospedale del luogo cui i soldi sono stati destinati; quindi credo che molti abbiano, anche giustamente, percepito questa come una scorrettezza. È chiaro che una giuria di fronte a una proposta come questa non deve dare una giustificazione sul perché ha scelto un lavoro, nel mio caso deve dare una giustificazione sul perché non lo premierebbe. Come fai a giustificare il fatto di aver scelto una scultura di fronte alla possibilità di salvare vite umane? Ed è in questo che risiede il soggetto stesso del mio lavoro, cioè nell’impossibilità dell’arte tradizionalmente intesa di proporre qualcosa che sia altrettanto forte; però nel mio caso questi ricatti morali, fatti ai giurati che devono decidere a chi assegnare i soldi della vittoria, sono parte integrante del mio lavoro.

    Quindi il ricatto è parte dell’opera…

    Sì, dedico molta cura alle immagini, ma sono una giustificazione del processo che le ha generate, la cosa più importante è che i soldi siano andati ad Emergency e che si sia costruito qualcosa di utile, come nel caso del premio MAXXI che ha finanziato la costruzione di un ospedale. Di tutto il processo, le immagini sono la parte tradizionale.

    Nasce spontanea la considerazione che la giuria scelga il tuo lavoro perché come hai detto tu moralmente costretta ma non perché ritenga che la tua sia l’opera migliore.

    È migliore l’idea.

    Quindi è lì che risiede il valore estetico secondo te.

    Sì, certo. Non è più l’epoca dei pittori. Per me il ricatto morale è come una tecnica pittorica, come il colore di un quadro, parte della dinamica creativa.

    C’è quest’antitesi fortissima tra il contenuto delle immagini e gli iMac o gli iPad Apple su cui vengono riprodotti gli slideshows.

    Era un’idea che ho avuto nel 2003 quando ho iniziato questo tipo di lavoro, volevo riprodurre questo straniante contrasto che in realtà esiste in ogni persona. Come artista perseguo la bellezza delle forme e adoro in questo senso il design Apple, con la parte del mio lavoro costituita dalle immagini perseguo l’astrazione, però come persona sono interessato alla realtà sociale che mi circonda e su cui come artista non credo di essere legittimato  a intervenire, e questo per me è il modo di realizzare il mio autoritratto più fedele, da una parte c’è la glorificazione della forma, dall’altra questo transito di immagini che veicolano valori più intimi, con una pregnanza diversa; volevo mettere i due piani insieme, evidenziando questa divisione che è in me.

    Molti giovani artisti oggi sentono l’esigenza di concentrare l’attenzione su temi di interesse sociale.

    Nel mio caso è un po’ diverso però, perché il mio lavoro non parla di realtà sociali, il mio lavoro fa, paradossalmente potrebbe anche fare a meno degli spettatori, puoi anche non vedere le mie foto ma il mio lavoro è lì, e ha creato un centro pediatrico, ed è in questo che consiste la differenza. Il mio lavoro non ispira, non denuncia, fa. 

    Dimostri che l’arte può essere utile, nel senso più pragmatico possibile del termine.

    Ed era proprio il mio scopo, renderla utile. Fin dall’inizio ho vissuto in modo molto problematico il mio ruolo, io per indole sono un formalista, un astrattista, però ho sempre pensato che la mia attitudine fosse un po’ sterile e ho cercato in questa linea di lavori di mediarla con qualcosa che fosse profondamente diverso.

    C’è un motivo preciso per la scelta del mezzo fotografico?

    No, è venuto abbastanza naturale. Inizialmente le foto erano tratte da altri e la mia opera le assemblava negli slideshows, poi è venuto da sé che facessi foto mie dopo che è cominciata la collaborazione con Emergency. Io non sono un fotografo, non ho alcuna conoscenza o tecnica fotografica, però so usare molto bene Photoshop, quindi recupero lì.

    Continuerai questa collaborazione?

    Sì, Emergency tra l’altro è sempre più impegnata in Italia, anche qui c’è sempre più bisogno di assistenza medica di qualità e gratuita. Conoscendoli e sapendo come lavorano li adoro, è gente che stimo enormemente.

    Qualche progetto in fieri?
    Attraverso la mia galleria ho coinvolto dei collezionisti privati che mi commissionano reportage. Un collezionista interessato a un lavoro di questo tipo dà una somma ad Emergency, io mi attivo e faccio il reportage sull’ospedale che abbiamo scelto insieme.

    Claudia Baghino

  • Mostra a Sestri Levante: “Immaginando” di Nicoletta Mignone

    Mostra a Sestri Levante: “Immaginando” di Nicoletta Mignone

    Domenica 30 settembre inaugura al Coffeebook di Sestri Levante (via XXV Aprile 146) la mostra personale di Nicoletta Mignone, illustratrice genovese che attraverso le sue opere racconta il “volo di fantasia del bambino che c’è in noi”.

    Tema di Immaginando, esposizione composta da 20 tavole raffiguranti un personaggio di nome Marina e un gruppo di animali, è appunto l’empatia tra i bambini e la natura in un’atmosfera onirica e surreale.

    I disegni sono realizzati a mano con matite e inchiostri e colorati in digitale abbracciando, le gamme dei blu e degli azzurri e giocando sulle trasparenze di luci e ombre che caratterizzano i fondali marini.

    La mostra sarà aperta al pubblico fino a lunedì 15 ottobre.

  • Reddito minimo garantito: dove si può firmare

    Reddito minimo garantito: dove si può firmare

    Venerdì scorso il comitato ligure x il Reddito Minimo Garantito insieme al Sindaco Doria e a numerosi esponenti della politica genovese e ligure ha presentato alla stampa la Campagna per la raccolta firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione del Reddito Minimo Garantito che intende istituire anche nel nostro Paese una garanzia per il reddito per coloro che sono precari, disoccupati e inoccupati, oggi soprattutto giovani, donne e Working Poor.

    A distanza di una settimana sono molte le adesione arrivate da cittadini e associazioni, ma resta ancora molto lavoro da fare per arrivare alle 50,000 firme necessarie (a livello nazionale) per presentare la proposta di legge al Parlamento.

    Chiediamo quindi la collaborazione e il sostegno di tutti per riuscire a vincere questa battaglia di civiltà.

    Al momento è possibile firmare dal lunedì al venerdì dalle ore 10,00 alle ore 17,00 presso il Municipio VI Medio Ponente.

    Domani sabato 29 settembre sarà possibile firmare anche:

    A levante, in via XX Settembre (altezza ex cinema Verdi) dalle ore 16,00 alle ore 18,00.

    A ponente, in via Sestri all’altezza di p.zza Banchero (vicino alla gioelleria Magnone) dalle ore 16,00 alle 18,00.

  • Teatro Hop: storia travagliata di un piccolo gioiello del centro storico

    Teatro Hop: storia travagliata di un piccolo gioiello del centro storico

    Per il Teatro Hop Altrove, un piccolo gioiello incastonato nei vicoli genovesi con una storia travagliata alle spalle, si profila all’orizzonte l’ennesima opportunità di rinascita: ad ottobre, infatti, scade la concessione per l’affidamento dello spazio ed il Comune di Genova, proprietario del cinquecentesco palazzo Fattinanti Cambiaso, sede del teatro, si prepara a bandire una gara per trovare un nuovo soggetto gestore.

    Nel luglio scorso l’amministrazione comunale ha organizzato un incontro pubblico in piazza Cernaia proprio per discutere sul futuro dell’Hop Altrove. La cittadinanza ha risposto positivamente, comitati, associazioni, residenti sono intervenuti con proposte e idee per la gestione di un luogo unico nel suo genere, ubicato in piazzetta Cambiaso, nelle immediate vicinanze della Maddalena. All’incontro di ascolto erano presenti Carla Sibilla, assessore alla cultura e al turismo del Comune di Genova, Elena Fiorini, assessore alla legalità e ai diritti e due esponenti del Municipio Centro Est, il presidente Simone Leoncini e l’assessore allo sviluppo economico, Maria Carla Italia. «L’obiettivo è ascoltare in vista dei tempi di affidamento che scadono a ottobre. L’impostazione dell’amministrazione vuole abbracciare una modalità più aperta e trasparente che combini le finalità di questo spazio con la necessità di sostenibilità in un bando pubblico».

    In quest’occasione due posizioni, tra le altre, hanno trovato maggiore condivisone: la prima, per una gestione pubblica e partecipata da più soggetti del quartiere; la seconda per una funzione esclusivamente teatrale.

    Come spiega l’assessore Maria Carla Italia «Gli orientamenti emersi dall’assemblea sono questi. Il 4 ottobre sentiremo in audizione i gruppi rappresentativi del territorio per portare le loro istanze all’attenzione del Comune. Continuiamo il processo di partecipazione collettiva. Il teatro Hop è un luogo che merita la massima visibilità e può contribuire al rilancio del centro storico».

    «Faremo ancora un passaggio in commissione per confrontarci con gli stakeholder (soggetti portatori di interesse della comunità, ndr) ad esempio il Civ di zona – aggiunge l’assessore comunale alla cultura e al turismo, Carla Sibilla – Il bando potrebbe essere pronto intorno a metà ottobre».

    Ripercorrendo brevemente la storia recente del teatro emergono enormi difficoltà di gestione legate soprattutto al difficile contesto in cui si trova, nel cuore della città vecchia e alla particolare natura dell’edificio che lo ospita.
    Palazzo Fattinanti Cambiaso, sede del Teatro Hop Altrove, è un edificio cinquecentesco situato poco distante dalla Chiesa di Santa Maria delle Vigne. Inizialmente di proprietà della famiglia nobiliare Fattinanti, che annovera tra i suoi esponenti un doge (Prospero Centurione Fattinanti), viene rinnovato nel ‘600 per volontà dell’allora proprietario Gio.Giacomo Centurione, per passare in mano ai Cambiaso nel ‘700. Durante il secondo conflitto subisce danni gravissimi, venendo semidistrutto dal famigerato bombardamento del 22 ottobre 1942, quando su Genova si abbattono 85 bombardieri inglesi Lancaster.
    Le operazioni di restauro conservativo, terminate nel 2003 dalla Soprintendenza ed effettuate sotto la direzione di Nicolò de Mari, hanno riportato alla luce gli affreschi della loggia e dei locali superiori.
    Il Comune di Genova, grazie ai fondi delle Colombiadi, ha speso la bellezza di 2 miliardi delle vecchie lire per riportarlo all’antico splendore. La ristrutturazione ha portato alla ridefinizione degli spazi principali, ovvero teatrino da 80 posti al piano terra e ristorante al piano superiore.

    A partire dal 2003 e fino al 2007 la gestione è affidata a Mario Jorio che ha dovuto fare affidamento esclusivamente sulle sue forze, senza godere di nessun finanziamento pubblico. Fino al 2006 ha proposto una programmazione teatrale e culturale a cui ha affiancato una biblioteca di cinema e teatro ed un’attività di ristorazione, nell’ambito di una convenzione con il Comune di Genova che prevedeva l’apertura del ristorante solo nelle serate di spettacolo. Purtroppo però, nonostante la notevole qualità artistica degli eventi proposti, l’Hop Altrove non è mai riuscito ad attirare il grande pubblico e nel 2007 Jorio è stato costretto a gettare la spugna.

    D’altra parte una programmazione prettamente teatrale in uno spazio così ridotto e difficile da raggiungere, se non addirittura sconosciuto ai più – sia nella sua veste storica di edificio vincolato e restaurato sia in quella odierna di “centro culturale polivalente” (così appare la denominazione nell’elenco dei beni vincolati della Soprintendenza) – dà adito a qualche ragionevole dubbio sulle concrete possibilità di ricavare degli utili dall’attività, considerati i problemi che già soffrono ben più grandi e importanti teatri cittadini, Carlo Felice in primis. Inoltre a ben vedere la definizione stessa con cui l’Hop viene indicato nell’elenco suggerisce una varietà dell’offerta culturale e artistica, non limitata al solo teatro.

    La conferma arriva dallo stesso assessore alla cultura e al turismo del Comune di Genova, Carla Sibilla «Siamo perfettamente consapevoli che la sola funzione teatrale non sarebbe economicamente sostenibile. Vogliamo coniugare le esigenze di spazio delle realtà associative con gli interessi privati del futuro gestore. Le attività culturali necessariamente saranno affiancate da altre attività. E probabilmente quest’ultime non saranno così strettamente legate agli eventi. Abbiamo già ricevuto alcune manifestazioni di interesse e questo è un fatto positivo».

    Da circa tre anni l’Hop è gestito dalla cooperativa Altrove presieduta da Giuseppe Varlese che ha provato a promuovere un centro di cultura enogastronomica, in particolare dedicato alla storia della birra. L’idea di Varlese era quella di vendere la birra artigianale di sua invenzione, la “Bryton” chiamata “la birra dei liguri”, in occasione di eventi teatrali, musicali ed artistici.

    Ma la sua gestione è stata contestata dall’amministrazione comunale che gli ha notificato per tempo la disdetta anticipata del contratto di appalto. Le contestazioni che gli vengono fatte sono l’inadempienza rispetto alle clausole di concessione in due punti: non ha rispettato il programma culturale e i giorni di cessione gratuita degli spazi.
    Per quanto riguarda il primo aspetto occorre sottolineare che Varlese ha dovuto fare i conti, nel corso del 2011, con il rovinoso crollo del soffitto della sala – corrispondente al pavimento del locale superiore adibito a bistrot – dovuto a gravi e ripetute infiltrazioni d’acqua che hanno danneggiato anche l’impianto elettrico. Ovviamente l’incidente ha compromesso, per lungo tempo, la programmazione degli eventi. In seguito, secondo il Comune, il gestore avrebbe comunque privilegiato l’attività di ristorazione e bar che al contrario doveva essere intrinsecamente legata all’organizzazione di momenti culturali.
    In merito alla seconda contestazione, ovvero la prevista cessione gratuita degli spazi per 60 giorni all’anno, Varlese afferma che ne avrebbe rispettati circa 15, lamentando comunque il fatto di essersi fatto carico delle spese di energia elettrica e acqua durante quei giorni oltre che di quelle di pulizia.

    «Durante i 3 anni di gestione non ho mai ricevuto alcun supporto economico da parte del Comune – spiega Varlese – il mancato pagamento dell’affitto è dovuto al crollo del soffitto per il quale ho dovuto sostenere le spese di recupero». Resta l’interrogativo su come sia possibile che il gestore intervenga a mano libera su un bene di proprietà del Comune e per di più vincolato.
    Varlese non intende presentarsi al nuovo bando perché ritiene impossibile la gestione nei termini che si vogliono dettare. E proporrà la sua formula in un nuovo e più favorevole contesto.

    «Durante la riunione del 25 luglio, alla quale non sono stato neppure invitato, ci sono stati una ventina di interventi per altrettanti comitati ma non c’è stato spazio alcuno, né ci sarà in futuro, per le espressioni e le esigenze delle comunità extracomunitarie che pure vivono la Maddalena ma non vengono coinvolte», è la critica che muove Varlese all’amministrazione comunale.
    Gli ottanta posti a sedere del teatro sono da lui considerati assolutamente insufficienti, anche se si facesse il tutto esaurito, a coprire da soli le uscite, in assenza di un aiuto pubblico o di un’altra fonte di entrate.
    «L’attività culturale in uno spazio del genere va affiancata a quella di ristorazione o di bar se si vuole garantire quanto meno il pareggio di bilancio», ribadisce Varlese.

    Le iniziative che hanno avuto maggiore successo sono state le mostre e la musica, le prime ospitate nella loggia cinquecentesca adibita a foyer, la seconda nella sala adiacente.
    Alla nostra visita il luogo è parso integro e il pavimento del piano superiore calpestabile (eccetto una limitata parte di parquet che affonda vistosamente), ma non è stata eseguita alcuna perizia che certifichi l’agibilità. I vigili del fuoco sono intervenuti fermando l’infiltrazione, ma il resto dei lavori sarebbero stati fatti dall’attuale gestore.

     

    Matteo Quadrone e Claudia Baghino
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Apriamo Corso Italia: una domenica per il rispetto dell’ambiente

    Apriamo Corso Italia: una domenica per il rispetto dell’ambiente

    Genova veduta Apparizione Domenica 30 settembre sarà una giornata all’insegna del rispetto dell’ambiente e di una maggiore sensibilizzazione verso la mobilità sostenibile: corso Italia chiuso al traffico per tutto il giorno, in un evento organizzato dal Municipio Medio Levante con la collaborazione di
    associazioni del territorio e degli stabilimenti balneari aderenti.

    Apriamo corso Italia renderà accessibile l’intera corsia a mare di corso Italia (1,8 km) solo a pedoni, biciclette, pattini e skate. Venticinque associazioni del territorio saranno presenti animando l’evento con iniziative di vario genere: laboratori, attività per i bambini, canto, esposizioni, conferenze, teatro, attività motorie, animazione, esibizioni di ballo, karaoke.

    L’evento sarà inoltre l’occasione per utilizzare il nuovo Skate Park ai giardini Govi, che sarà inaugurato sabato 29 settembre con un’esibizione di skaters genovesi.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Palazzo Ducale, Gipsy Art: una serata per scoprire la cultura rom

    Palazzo Ducale, Gipsy Art: una serata per scoprire la cultura rom

    Domenica 30 settembre nella splendida cornice di Palazzo Ducale, a partire dalle ore 20, si svolgerà “GipsyArt”, una notte di musica, poesia, pittura, e cinema per scoprire la cultura rom. Allegria, forza espressiva, festa per la vita sono le caratteristiche principali dell’arte romanì. Una serata per affacciarsi su un mondo sconosciuto: la musica, la letteratura, la poesia, il cinema e le arti figurative dei rom e dei sinti. L’universo artistico romanì muove dalla quotidianità interna alla famiglia di appartenenza, ma attraverso una sorprendente vivacità espressiva riesce a diventare coinvolgente linguaggio universale.

    con:
    Seo Cizmic, Pino Petruzzelli, Paola Piacentini, Claudio Pozzani, Claudia Priano, Giordano Pupo e le musiche tradizionali e il jazz manouche di Django Reinhardt con il gruppo sinto The Gipsyes Vàganes

    in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio

    The Gipsyes Vàganes
    I sinto altoatesini The Gipsyes Vàganes fino a poco tempo fa si chiamavano U Sinto ed erano un gruppo musicale composto da zii e nipoti della famiglia Gabrielli. I nipoti con un nome nuovo che in italiano significa “i sinti antichi”, proseguono, rileggendola, la tradizione dei loro avi.

     

    PROGRAMMA:


    Introduzione di Giordano Pupo, Comunità di Sant’Egidio

    Concerto del gruppo sinto The Gipsyes Vàganes (prima parte)

    Introduzione alla poesia e alla letteratura romanì a cura di Claudio Pozzani e Claudia Priano

    Letture di poesie sinti e rom con Pino Petruzzelli e Paola Piacentini

    Pino Petruzzelli introduce l’opera di Olimpio Cari

    Concerto del gruppo sinto The Gipsyes Vàganes (seconda parte)

    Proiezione del cortometraggio Seo, soggetto e sceneggiatura di Seo Cizmic, regia Marco di Gerlando (2012)

    Ispirato a un fatto realmente accaduto allo sceneggiatore quando era bambino: la trama riguarda una storia di razzismo nei confronti di un bambino rom, il cui sogno è imparare a nuotare e poter entrare in una piscina comunale con i suoi amici. Il sogno diventa incubo nel momento in cui il cassiere della piscina, uomo pieno di pregiudizio nei confronti del popolo rom, vieta al bambino ogni volta l’accesso allo stabilimento.

    Proiezione del cortometraggio Io, la Mia Famiglia Rom e Woody Allen (2009) regia di Laura Halilovic

    È la storia di una ragazza Rom che abita con i suoi in un quartiere popolare alla periferia di Torino. Il racconto in prima persona esplora i cambiamenti e le difficoltà della nuova vita stanziale affrontando i contrasti e le incomprensioni che fin da bambina la accompagnano nelle relazioni con i Gagè, tutti quelli che non sono Rom. Attraverso i ricordi dei suoi familiari, tra cui l’anziana nonna che ancora vive in un campo, le fotografie e i filmati del padre che negli anni documenta la vita quotidiana della piccola comunità, scopriamo una realtà fino ad oggi conosciuta solo attraverso gli stereotipi e i luoghi comuni. Ma il documentario non è soltanto un affresco sull’umanità delle relazioni e sulla voglia di fare qualcosa a dispetto delle difficoltà, di fatto chi parla è una ragazza di oggi che cresce inseguendo i propri sogni combattendo contro i pregiudizi e le tradizioni di una cultura difficile da accettare.

  • Crea il logo della consulta giovanile di Cengio: bando di concorso

    Crea il logo della consulta giovanile di Cengio: bando di concorso

    Il Comune di Cengio, in provincia di Savona, ha bandito un concorso per realizzare il logo ufficiale della sua Consulta Giovanile, uno strumento di partecipazione dei giovani alla
    vita sociale del paese in ogni suo ambito: istruzione, lavoro e imprenditoria, ambiente, turismo, sport, spettacolo e
    cultura.

    Il concorso è aperto a tutti, si può partecipare con una sola opera a tema libero, che abbia le seguenti caratteristiche:
    1) riportare il testo “Consulta Giovanile di Cengio”
    2) essere facilmente memorizzabile
    3) non possedere alcun riferimento politico, religioso, commerciale, offensivo, immorale o illegale
    4) garantire adattabilità a qualsiasi formato cartaceo
    5) essere riproducibile su tutti i media (carta stampa, web, video)

    Non è prevista alcuna quota di iscrizione. Gli elaborati dovranno essere inviati via posta o consegnati a mano presso il Comune di Cengio, e dovrà anche essere inviata una copia .jpeg all’indirizzo mail consultagiovanile.cengio@virgilio.it
    entro il 30 novembre 2012.

    Una commissione valuterà gli elaborati e verrà scelto il logo vincitore.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Sampierdarena: riparte la mobilitazione dei cittadini

    Sampierdarena: riparte la mobilitazione dei cittadini

    Sampierdarena, cartolina antica del 1925A Sampierdarena non sfiorisce la voglia di partecipazione dei cittadini intenzionati a cambiare lo stato delle cose. La realtà associativa apolitica e trasversale “Officine Sampierdarenesi“, nata nel giugno scorso, invita gli abitanti del quartiere a riprendere la mobilitazione e Sabato 29 settembre a partire dalle ore 14:30 annuncia la sua presenza in via Rolando.

    Le richieste rivolte alle istituzioni locali sono sempre le stesse: maggiore prevenzione sul territorio da parte delle forze dell’ordine, in particolare nei punti più critici della delegazione; azioni in favore del rilancio del commercio e dei negozi di vicinato. E poi uno stop permanente alla concessione di ulteriori autorizzazioni per nuove aperture di sale gioco.

    Gianfranco Angusti, presidente delle Officine Sampierdarenesi, annuncia una raccolta di firme per chiedere un posto di Polizia tra piazza Vittorio Veneto e piazza Masnata «Un camper che sia sempre strategicamente in uno di questi luoghi». E rilancia la lotta alle sale giochi «perché Sampierdarena non è La Vegas».

     

    Nel frattempo al Campasso, una mostra fotografica inaugurata domenica scorso sta riscuotendo un grande successo. Dal titolo “Come eravamo – Quartiere Campasso“, l’esposizione propone una splendida raccolta di immagini dal 1900 al 1980.

    Ottant’anni di storia ricostruiti grazie alla collaborazione di tutti gli abitanti del quartiere che hanno cercato in cassetti, armadi e bauli i ricordi di un tempo e li hanno messi volentieri a disposizione «Sono 94 immagini inserite in cornici a giorno che vanno dai primi del ’900 sino agli anni ’80 circa – spiega il Comitato Campasso – Documentano i profondi mutamenti della zona, e richiamano alla mente, soprattutto di chi non è più giovanissimo, gli insediamenti talvolta prestigiosi di un tempo come la famosa Gina del Campasso, nel cui ristorante si riunivano anticamente i dirigenti del Genoa dopo gli allenamenti della squadra nella famosa piazza d’armi e che contava tra i suoi clienti più affezionati l’allora sindaco di San Pier d’Arena Mario Bettinotti e personaggi come Federico Giolitti e Gabriele D’Annunzio».

    Tra i reperti, anche i testi di due canzoni: “Zena e Sampedaenn-a” del 1926 firmata da Cappello e Margutti, autori della famosa “Ma se ghe penso“, e “La canzone della Gina” firmata da Attilio Margutti e Giovanni Maria Sala.

    La mostra, promossa dal Municipio Centro Ovest, ospitata presso i locali di via Pellegrini 11/r. sarà aperta fino al 29 settembre, con orari 9:30-12:30 e 15-18:30.

    «Ci auspichiamo che in futuro questa esposizione possa trovare una collocazione permanente a disposizione di quanti, giovani soprattutto, abbiano desiderio di documentarsi sul passato di un Quartiere che, ci auguriamo prosegua sulla strada di una positiva riqualificazione», conclude il Comitato Campasso.

     

     

    Matteo Quadrone

  • L’impiego dell’acqua in giardino al Paul Getty e alla Beyeler

    L’impiego dell’acqua in giardino al Paul Getty e alla Beyeler

    Fondazione Beyeler 1Sempre in merito all’incidenza dell’elemento idrico sul giardino, sfogliando un libro inglese recentemente acquistato, sono rimasto davvero colpito da un particolare impiego dell’acqua cui non avevo mai in precedenza assistito. Nel Paul Getty Museum di Los Angeles, le piante (in questo caso azalee Kurume, Rhododendron species), potate in modo regolare secondo una forma a spirale ed i dettami dell’“ars topiaria”, sono letteralmente circondate dall’acqua, creando ciò che viene definito nella terminologia inglese un “floating maze”.

    Fondazione Beyeler 2L’insieme fornisce allo spettatore un’idea del tutto peculiare della realtà, le forme basse e rotondeggianti richiamano alla mente la tecnica di potatura Karikomi (l’“ars topiaria” giapponese astratta) e le piantagioni di tè. La natura è del tutto “addomesticata” e “soggiogata” dall’uomo, secondo un disegno, in questo caso, dell’artista Robert Irwin. L’acqua non è libera di espandersi dove vuole, neppure le piante sono libere di crescere in modo naturale, l’insieme è rigoroso, rigido e formale. La forma geometrica accentua l’impressione del controllo assoluto e trasforma, per un museo, la stessa natura ed il paesaggio in scultoree opere d’arte.

    Paul Getty MuseumDi grande impatto estetico risulta, infine, l’utilizzo dell’acqua nel giardino della Fondazione Beyeler, progettata da Renzo Piano e sita nei pressi di Basilea. Qui essa è stata impiegata in un stagno, posto immediatamente al di là di una ampia vetrata in cristallo.

    L’elemento idrico è quindi, in tale realizzazione, parte integrante delle sale del museo, con le quali interagisce sia cromaticamente che accentuando l’impatto visivo dato dal variare delle differenti stagioni e delle diverse variabili meteorologiche (pioggia, sole, neve, …). Tramite tali scelte architettoniche e soprattutto grazie all’impiego delle ampie vetrate, l’interno e l’esterno interagiscono strettamente tra loro e si produce una continuità tale da far apparire le opere d’arte come esposte nell’ambiente naturale circostante.

    L’impressione appena descritta è ulteriormente accentuata in caso di pioggia, quando l’acqua è ovunque: sia a livello verticale che orizzontale.

    Paul Getty Museum 4 Paul Getty Museum 2

     

     

     

     

     

     

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

    Per informazioni: ema_v@msn.com

     

  • Notte della poesia Genova 2012 alla Maddalena: cercasi talenti

    Notte della poesia Genova 2012 alla Maddalena: cercasi talenti

    poesiaVenerdì 12 ottobre 2012 nuova edizione della Notte della Poesia, che quest’anno si terrà in via della Maddalena e sarà a cura del Festival Internazionale di Poesia di Genova in collaborazione con Comune di Genova e Patto per lo sviluppo della Maddalena.

    Per l’occasione Liberodiscrivere chiama a raccolta i poeti che vogliono partecipare, sia coloro che non hanno mai pubblicato sia chi ha già delle opere edite (anche presso altre case editrici).

    Chi vuole proporre i propri testi può inviare la propria candidatura via mail a cdefelice@liberodiscrivere.it entro venerdì 5 ottobre, rispettando i seguenti requisiti:
    – tema delle poesie: il viaggio;
    – durata di ogni singola declamazione : 4 minuti;
    – specificare se il testo è tratto da opera inedita o edita (in questo caso indicare titolo, casa editrice, ISBN).

    Gli autori selezionati saranno avvertiti con mail di conferma.