Autore: erasuperba

  • Enrico Casarosa: un genovese in casa Pixar candidato agli Oscar

    Enrico Casarosa: un genovese in casa Pixar candidato agli Oscar

    pixar lunaDomenica prossima si terrà al Kodak Theatre di Los Angeles l’edizione numero 84 degli Academy Awards, i più prestigiosi e chiacchierati premi per chi lavora nel cinema.

    Un’edizione che quest’anno tocca da vicino anche Genova: tra i nominati per il miglior cortometraggio c’è infatti il genovese Enrico Casarosa, emigrato a San Francisco per diventare uno degli story artists di casa Pixar – l’azienda produttrice di cartoni animati digitali fondata da Steve Jobs durante un periodo di “pausa” dal suo lavoro alla Apple – e autore del corto animato La Luna.

    Lo story artist è colui che, sceneggiatura alla mano, trasforma una storia nei cartoni animati che da anni vediamo al cinema (il primo fu Toy Story nel 1995) creando uno storyboard di ogni singola scena e inquadratura, fase preliminare al lavoro del regista. Casarosa ha lavorato prima ai Blue Sky Studiosdi New York (quelli dell’Era Glaciale) per poi approdare a Pixar, dove ha collaborato a celebri film animati come Cars e Up.

    La Luna è il suo esordio alla realizzazione completa di un prodotto animato, mentre entro quest’anno uscirà il suo primo lungometraggio, Brave.

    Marta Traverso

  • Digital experience awards: un concorso per vivere meglio sul web

    Digital experience awards: un concorso per vivere meglio sul web

    Sono aperte fino al 15 aprile 2012 le iscrizioni per partecipare all’edizione 2012 dei Digital Experience Awards, il premio collegato all’omonimo festival che ogni anno dedica spazio ai progetti più interessanti e originali volti a migliorare il rapporto fra le persone e il web.


    Il concorso è rivolto ad aziende o a singoli professionisti e studenti (unico requisito la maggiore età, l’iscrizione è gratuita solo per gli under 25) che abbiano un’idea riguardante una delle seguenti categorie: Web, Mobile web, App, Interactive, Industrial design, Software, Videogames, Servizi online e Progetti cross-canale.

    Il tema dei progetti è libero – purché rientri in una delle aree sopracitate – e può avere un risvolto profit o no profit. Ogni partecipante può concorrere per più categorie. Sono ammessi sia progetti mai realizzati che in prototipo che già avviati.

    Per partecipare è necessario caricare tutto il materiale sul sito digitalawards.it.

    Una giuria internazionale giudicherà i migliori progetti, che saranno premiati durante il Digital Experience Festival a giugno 2012.

    Marta Traverso

  • Occhiali solidali: iniziativa a favore di persone in difficoltà economiche

    Occhiali solidali: iniziativa a favore di persone in difficoltà economiche

    Occhiali da vista di qualità certificata ad un prezzo accessibile per persone a basso reddito. È l’offerta promossa da Assopto-Ascom (Associazione Ottici e Optometristi) in partnership con la Provincia di Genova, Auser e Federconsumatori.

    <<La Provincia nel 2010 aveva già lanciato una simile iniziativa nell’ambito della campagna “Contro la crisi” – spiega il vicepresidente della Provincia, Marina Dondero – oggi fa piacere essere di nuovo in prima fila e cercheremo di promuovere il più possibile questa opportunità>>.
    Sul sito web della Provincia sarà visibile l’elenco completo degli ottici aderenti, mentre nei vari Comuni saranno esposte locandine e distribuiti depliant informativi.

    Fondamentale il coinvolgimento di Auser che attraverso 5 sportelli sul territorio (4 Genova ed 1 a Chiavari)metterà a disposizione i voucher che daranno dirittoai soggetti che presenteranno la certificazione Isee, relativa al 2010, che attesta un reddito del nucleo famigliare inferiore o uguale a 15 mila euro – ad una visita gratuita presso gli studi di oltre una trentina di ottici a Genova e Provincia e se necessario all’acquisto ad un prezzo agevolato di 38 euro di occhiali da vista con lenti di ottima qualità. Inoltre i richiedenti potranno usufruire anche di uno sconto del 30% su altri articoli oculistici.
    La campagna “Occhiali solidali” parte il 1 marzo e durerà fino al 31 maggio. È disponibile un numero verde – 800995988 – che fornirà tutte le informazioni necessarie ai cittadini.

     

    Matteo Quadrone

  • Ticket sanitario: continua la mobilitazione di cittadini e associazioni

    Ticket sanitario: continua la mobilitazione di cittadini e associazioni

    Singoli cittadini ed associazioni (Arci Liguria, Adircons, Arci Genova, Associazione Ambulatorio Città Aperta, Associazione San Marcellino, Comunità San Benedetto al Porto, Legacoopsociali, Oltre il Giardino) impegnati a denunciare il mancato inserimento, tra i soggetti esenti dal pagamento del ticket sanitario, di una larga fetta di popolazione – in particolare tutte le persone disoccupate che in precedenza svolgevano un lavoro precario, prestazioni occasionali, contratti a progetto, collaborazioni di vario genere, ma anche i lavoratori autonomihanno deciso di scrivere una lettera al presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, all’assessore regionale alla Salute, Claudio Montaldo e all’assessore comunale alle Politiche sociali, Roberta Papi.

    L’obiettivo è ottenere un incontro urgente per discutere di queste tematiche, considerando che la Regione Liguria, entro il prossimo 15 marzo, dovrà adempiere alla verifica della sussistenza del diritto all’esenzione per reddito dei propri cittadini.

    <<Dallo scorso novembre la Regione Liguria ha correttamente inserito tra le altre figure aventi diritto all’esenzione alla compartecipazione, sulla base dell’attuale normativa, quella del “disoccupato”, individuato come “soggetto che abbia cessato un’attività di lavoro dipendente e sia iscritto negli elenchi dei Centri per l’Impiego”. Ma al di là della definizione corretta di tale figura – che non prevede che la condizione di disoccupato sia limitata alla cessazione dal solo lavoro dipendente, ma si riferisce a “persone in cerca di occupazione con precedenti lavorativi” (cfr. ALL. D del Decreto 30 maggio 2001 del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale) e quindi anche a soggetti che abbiano precedentemente svolto altre tipologie di lavoro, anche “non dipendenti” – la scelta della Regione Liguria (a differenza di altre, quali Regione Lazio) esclude dal godimento dell’esenzione tutta quella fascia di cittadini senza precedenti lavorativi, i cosiddetti “inoccupati”, oltre a minori affidati ai servizi per svariate ragioni di disagio sociale e a tutti i cittadini sotto occupati, ma con redditi inferiori a quanto previsto dalla normativa>>, si legge nella lettera.

    <<Una soluzione per ovviare alla scelta che la Regione Liguria ha effettuato, e che si sostanzia in una vera e propria discriminazione nei confronti della fascia di popolazione socialmente più debole, può essere quella che la Regione utilizzi il termine “stato di disoccupazione”, previsto dall’art. 1, comma 2, lettera f) del DL n. 181/2000: f) “stato di disoccupazione”, la condizione del disoccupato o dell’inoccupato che sia immediatamente disponibile allo svolgimento di un’attività lavorativa; che comprende cittadini sia disoccupati che inoccupati>>, suggeriscono gli autori della missiva che si augurano, nel più breve tempo possibile, di essere ascoltati dai rappresentanti regionali.

     

    Matteo Quadrone

  • Gradinata Informagiovani: incontro su come creare un’impresa

    Gradinata Informagiovani: incontro su come creare un’impresa

    Genova Gradinata InformagiovaniGiovedì 23 febbraio alle 17 presso il Centro Informagiovani del Comune di Genova a Palazzo Ducale si terrà un incontro nell’ambito della rassegna Gradinata Informagiovani – Spazio Informazione e partecipazione.

    Tema di questo appuntamento è Un’impresa possibile: alcuni operatori del CLP – Centro Ligure per la Produttività – illustreranno le modalità per avviare una propria attività autonoma o creare una propria impresa. Il Circuito Crea Impresa della Provincia di Genova fornisce supporto prima e durante l’avvio delle nuove imprese, e nell’ambito di questo incontro ne illustra le caratteristiche a chi vuole mettersi in gioco con una propria attività lavorativa.

    L’incontro è a ingresso libero e gratuito.

    Marta Traverso

     

  • R come riciclo, il Fai insegna il rispetto dell’ambiente ai più piccoli

    R come riciclo, il Fai insegna il rispetto dell’ambiente ai più piccoli

    <<C’era una volta un mondo felice che oggi è tristeI fiumi, i ruscelli, il mare sono pieni di bottiglie di plastica. Molte strade della città sono invase dai rifiuti… Non si può proprio continuare così! Rifletto-libretto, che è sempre pieno di idee decide allora di chiamare i suoi fidati amici Ricerco-lente, Bruco-riduco, Cucchi-riciclo per capire insieme il da farsi>>, questo l’incipit della favola-gioco che il Fai, Fondo Ambiente Italiano, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, offre gratuitamente alle classi della scuola dell’Infanzia. In pratica un kit didattico a disposizione degli istuti scolastici – comprendente la favola-gioco e schede di laboratorioper sensibilizzare i più piccoli al rispetto dell’ambiente.

    L’obiettivo è introdurre i più piccoli ai temi dell’ambiente, del paesaggio e dei rifiuti, con tanti personaggi spiritosi realizzati con materiali di riciclo. A corollario della favola i piccoli lettori scopriranno una serie di schede-attività e mini laboratori per esprimere sensazioni e emozioni, e riflettere in modo divertente, a scuola e a casa, sul riuso e il riciclo dei rifiuti. Il progetto mira a stimolare nei più piccoli l’interesse verso stili di vita sostenibili, sviluppando un atteggiamento di “cura” nei confronti delle cose e dei luoghi.

    Il kit può essere richiesto tramite il sito www.fascuola.it o scrivendo a scuola@fondoambiente.it (fax 02 48193631 – numero verde 800 501 303). Viene inoltre distribuito – fino ad esaurimento scorte – nei Beni del FAI alle classi di scuola dell’Infanzia che partecipano a una “visita animata”.

    Il Fai infatti propone alle classi della scuola dell’infanzia speciali visite “animate” condotte all’interno dei Beni: antiche dimore, castelli, ville, abbazie, giardini e parchi. I bambini, indossati costumi “a tema” (abiti medievali all’interno dei castelli, pirati all’Abbazia di San Fruttuoso, pastori e contadine a Villa dei Vescovi…), vengono coinvolti attraverso magiche storie ambientate nel bene Fai e sono messi alla prova con giochi, indovinelli, attività di manipolazione. I percorsi fanno leva sulle emozioni e l’immaginazione e consentono di far vivere ai bambini l’atmosfera e la vita di luoghi suggestivi e di tempi antichi. Le visite si suddividono in due momenti: in mattinata la classe va alla scoperta del bene, mentre nel pomeriggio vengono realizzati laboratori che riprendono la storia raccontata precedentemente. È inoltre possibile organizzare delle feste di fine anno scolastico con la classe insieme ai genitori.

    Per prenotazioni e informazioni consultare il sito www.faiscuola.it o scrivere a visitescolastiche@fondoambiente.it (tel. 02 467615285, fax 02 48193631).

  • Stranieri in Italia: la cittadinanza resta un miraggio

    Stranieri in Italia: la cittadinanza resta un miraggio

    ImmigratiOggi gli stranieri in Italia – secondo gli ultimi dati del “Dossier Statistico Immigrazione 2011” curato dalla Caritas – sono 4.570.317 su 60.650.000 residenti (incidenza del 7,5% sulla popolazione residente). Se si tiene conto di circa altri 400mila cittadini stranieri, regolarmente presenti ma non ancora registrati in anagrafe, si tratta di quasi 5 milioni di persone. Inoltre alcune stime parlano di circa mezzo milione di soggetti in posizione irregolare.
    <<Nel frattempo però, centinaia di migliaia di persone hanno perso l’autorizzazione a rimanere in Italia, perché sono scaduti ben 684.413 permessi (2/3 per lavoro e 1/3 per famiglia)>>, sottolinea il rapporto. Mentre i casi di acquisizione di cittadinanza sono stati 66 mila.

    I minori figli di immigrati sono quasi 1 milione, ai quali si aggiungono 5.806 minori non accompagnati (senza contare i comunitari). Gli iscritti a scuola nell’anno scolastico 2010-2011 sono 709.826 (incidenza del 7,9% sulla popolazione studentesca e ancora più alta nelle materne e nelle elementari).
    Le persone di seconda generazione sono quasi 650 mila, nate in Italia ma senza cittadinanza. Nel nostro Paese infatti – a differenza di molti altri stati europei e mondiali – vige lo “ius sanguinis” e non lo “ius soli”. Vale a dire che non conta nascere sul suolo italiano per essere considerato un cittadino a tutti gli effetti e godere dei diritti conseguenti, bensì per acquisire la cittadinanza occorre essere figli di almeno un genitore italiano. Il testo fondamentale che regola le modalità di acquisizione della cittadinanza è infatti la legge 5  febbraio 1992 n. 91 che si basa sul principio dello “ius sanguinis” e prevede tre modalità per l’accesso alla cittadinanza per coloro che sono di origine straniera: per nascita, per naturalizzazione e per matrimonio.
    <<La popolazione immigrata è più giovane (32 anni è l’età media, 12 in meno degli italiani), incide positivamente sull’equilibrio demografico con le nuove nascite (circa un sesto del totale) e sulle nuove forze lavorative – si legge nel dossier – è lontana dal pensionamento e versa annualmente oltre 7 miliardi di contributi previdenziali, assicura una maggiore flessibilità territoriale e anche la disponibilità a inserirsi in tutti i settori lavorativi, crea autonomamente lavoro anche con i suoi 228.540 piccoli imprenditori, si occupa dell’assistenza delle famiglie, degli anziani e dei malati, sta pagando più duramente la crisi in termini di disoccupazione e complessivamente rende più di quanto costi alle casse dello Stato>>.

    Partendo da questi presupposti abbiamo chiesto all’avvocato Alessandra Ballerini, membro dell’Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione) e consulente della Cgil, di spiegarci come funziona la legislazione attualmente vigente.
    <<Oggi una persona nata in Italia da genitori stranieri può richiedere la cittadinanza una volta compiuto il diciottesimo anno di età – spiega Ballerini – Ma deve dimostrare di avere una residenza regolare ed ininterrotta sul territorio italiano fino al raggiungimento della maggiore età. A partire da quella data ha un anno di tempo per chiedere la cittadinanza>>.
    E qui iniziano i problemi. Se infatti parliamo di un figlio/a di persone irregolarmente presenti in Italia (clandestini), dovremo mettere in conto che a partire dalla nascita e fino a quando i suoi genitori non avranno ottenuto il permesso di soggiorno – questa persona sarà considerata clandestina.
    Ma allo stesso modo anche due genitori regolarmente autorizzati a soggiornare sul territorio italiano, per poter inserire nel permesso di soggiorno anche il proprio figlio, dovranno dimostrare di raggiungere un determinato reddito. <<Di conseguenza, spesso e volentieri, molti ragazzi per un certo periodo di tempo rimangono in clandestinità – spiega Ballerini – e diventa difficile, una volta compiuti i 18 anni, dimostrare la loro presenza ininterrotta sul suolo italiano>>.

    Per quanto riguarda gli adulti invece, esistono due modalità per richiedere la cittadinanza italiana.
    La prima è quella per naturalizzazione, secondo la quale occorrono 10 anni di residenza ininterrotta, <<il massimo tra le legislazioni europee esistenti>>, sottolinea l’avvocato, un reddito congruo relativo agli ultimi tre anni e nessuna pendenza penale, non solo in Italia ma anche nel paese di nascita ed in quelli dove si è risieduto in precedenza. Per ottenere i certificati penali il richiedente deve sottoporsi ad una lunga e costosa trafila. In pratica <<Bisogna incaricare un avvocato nel Paese di nascita (ma lo stesso va fatto in tutti gli Stati dove la persona ha risieduto in precedenza) per estrarre i certificati – racconta Ballerini – Poi è necessario recarsi all’ambasciata italiana per la traduzione dei documenti da inviare in Italia. Peccato però che i certificati penali scadano dopo  6 mesi. E spesso accade che non siano più validi quando finalmente la pratica è stata avviata. Anche perché lo Stato italiano impiega anche 3 – 4 anni prima di rispondere alla richiesta di cittadinanza, nonostante la legge stabilisca di farlo entro 730 giorni>>.
    Una soluzione potrebbe essere quella di affidarsi a delle autocertificazioni. Ma sarebbe necessario anche un minimo di buon senso nell’applicazione della legge. Infatti <<Se una persona ha lasciato il paese natio a tre anni non si comprende l’utilità di chiedergli il certificato penale – continua l’avvocato –  senza considerare il fatto che questo documento è legato al nome e non alle impronte digitali. Quindi presenta dei limiti anche ai fini della sicurezza>>.

    Inoltre il richiedente deve dimostrare di avere un reddito congruo relativo agli ultimi 3 anni. Capita però che le persone straniere presentino la domanda di cittadinanza e poi siano costrette ad attendere una risposta  anche per 4 lunghi anni. Nel frattempo è facile che si verifichino dei cambiamenti nella condizione di vita dei richiedenti, può trattarsi della perdita del lavoro come di altre situazioni di difficoltà.
    Il punto è che lo Stato – quando finalmente decide di rispondere – lo fa pretendendo di verificare il reddito attuale. <<Questa è una vera e propria assurdità – denuncia Ballerini – la richiesta del reddito degli ultimi tre anni deve essere relativa al periodo in cui il soggetto ha presento la domanda. Bisogna essere fiscali anche con lo Stato perché l’ingiustificato ritardo della Pubblica Amministrazione non può ricadere su persone incolpevoli>>.
    <<Cittadini che pagano le tasse e contribuiscono al nostro Pil – sottolinea Ballerini – ma non possono scegliere chi li rappresenta perché non godono del diritto di voto>>.

    La cittadinanza italiana può essere richiesta anche per coniugio. Ma pure in questo caso, la strada non è agevole. <<La legge 94/2009 ha modificato i termini previsti per la richiesta di cittadinanza – spiega infatti Ballerini – prima erano sufficienti 6 mesi di residenza successivi al matrimonio. Oggi occorrono 2 anni di residenza successivi al matrimonio>>.
    Dettaglio cruciale, i coniugi non devono essere separati. <<Con la separazione non decadono gli effetti civili del matrimonio – precisa l’avvocato – quindi non si riesce a comprendere perché ciò debba accadere esclusivamente a danno degli stranieri>>.
    Ebbene, grazie ai tempi lunghissimi della burocrazia statale, le conseguenze possono essere devastanti. <<La richiesta di cittadinanza parte dopo 2 anni di matrimonio, poi mediamente trascorrono altri tre anni per ottenere una risposta ed in questo arco temporale i rapporti con il coniuge possono incrinarsi – racconta Ballerini – al Centro antiviolenza di via Mascherona abbiamo registrato molti casi di donne straniere ricattate dal marito italiano che minaccia di presentare il ricorso di separazione. Donne che per paura di perdere l’opportunità di diventare cittadine italiane, subiscono in silenzio dei soprusi>>.

    Tutte queste difficoltà nell’accesso alla cittadinanza rendono complicata – e non poco – l’esistenza quotidiana di migliaia di stranieri.
    <<Chi è privo di cittadinanza è automaticamente escluso dalla partecipazione ai bandi pubblici – spiega Ballerini – parliamo dell’accesso a concorsi per posti di lavoro quali ad esempio insegnanti, autisti Amt, impiegati di enti locali, ecc. In alcuni casi abbiamo fatto ricorso contro la discriminazione. A Genova, alcuni anni fa, con la Cgil abbiamo vinto una causa riguardante diversi infermieri stranieri, riuscendo ad ottenere la loro riassunzione. In un caso, relativo all’ospedale Galliera, il giudice ha esplicitamente ordinato di rimuovere la discriminazione. In pratica l’azienda ospedaliera è stata obbligata a stipulare insieme ai sindacati i futuri bandi>>.

    Inoltre – considerato che il permesso vale solitamente 1 anno o al massimo 2gli stranieri sono obbligati ogni volta a rinnovarlo. Un’operazione che implica anche un costo economico, oggi pari a 172 euro.

    Ma il permesso può anche essere revocato oppure non rinnovato. La causa principale è la perdita del posto di lavoro. Attualmente infatti dopo 6 mesi ed 1 giorno di disoccupazione viene meno l’autorizzazione a soggiornare sul territorio italiano. Sono centinaia di migliaia i cittadini stranieri che in questi ultimi anni – anche a causa della crisi economica – si sono ritrovati disoccupati, cadendo di conseguenza in clandestinità. Persone che magari da vent’anni risiedono regolarmente in Italia, lavorando e pagando le tasse.
    <<Se avessero potuto chiedere la cittadinanza, oggi non sarebbero ricattate dallo Stato –denuncia Ballerini – costrette a vivere in clandestinità anche se magari hanno un mutuo da pagare>>.

    <<Legare così intrinsecamente il permesso di soggiorno al lavoro, crea un sottobosco di illegalità – sottolinea l’avvocato – Molti stranieri sono terrorizzati dalla prospettiva di perdere la possibilità di vivere nel nostro Paese e l’unica soluzione che intravedono è pagare qualcuno affinché ciò non accada>>.
    Ad esempio pagare il datore di lavoro per essere messo in regola oppure lavorare gratis pur di avere un contratto. Ma non solo. Purtroppo si sono verificati alcuni episodi con protagoniste persone straniere disposte ad acquistare un contratto di lavoro fasullo. Sborsando cifre che vanno dai 3 mila ai 5 mila euro. E a svolgere il ruolo di finti datori di lavoro, spesso sono cittadini italiani.

    Il permesso viene invece revocato in caso di commissione di reati. <<Se parliamo di pericolosità sociale è un conto, ma spesso non è così>>, precisa Ballerini. Il giudizio sulla pericolosità sociale infatti comporta direttamente l’espulsione. Inoltre coloro i quali da anni vivono in Italia, una volta commesso un errore, pagano già il loro debito con un’ammenda o con il carcere. Persone che si trovano coinvolte in una rissa, che commettono un furto, ma anche altri reati minori: il permesso gli viene revocato oppure non rinnovato.
    Un caso tipico è quello dei reati contro il diritto d’autore. <<Gli ambulanti senegalesi vengono infatti accusati di ricettazione – spiega Ballerini – e perdono il diritto a rimanere regolarmente in Italia>>.
    Ma il permesso, ad esempio quello per motivi di studio, si perde se il cittadino straniero non sostiene abbastanza esami. Mentre per conservare il permesso per motivi famigliari (parente entro il 2° grado di un cittadino italiano), occorre dimostrare di convivere con il parente.

    A complicare il tutto dal 10 marzo entra in vigore la nuova norma sull’accordo di integrazione, il famoso “permesso a punti”. In pratica il richiedente del nuovo permesso dovrà dimostrare di aver seguito specifici corsi, di conoscere la lingua italiana e la Costituzione, sottoponendosi ad un test. E nel caso non fosse sufficientemente preparato rischia di non ottenere l’autorizzazione a soggiornare nel nostro Paese.

    <<È un altro modo per continuare a costringere gli stranieri a vivere in una condizione di precarietà>>, denuncia Ballerini. Chi nel prossimo futuro entrerà in Italia entro tre mesi dovrà svolgere il relativo corso. E nel caso in cui non riuscisse a seguirlo entro i termini stabiliti, dai 16 punti iniziali subirà l’immediata decurtazione di ben 15 punti. Inoltre gli interessati incorreranno nella perdita di punti, non solo in caso di commissione di reati ma anche di illeciti amministrativi, ad esempio il mancato pagamento della tassa sui rifiuti.

     

    La mobilitazioneL’Italia sono anch’io”, sostenuta da una vastissima rete di associazioni, attraverso la raccolta firme su tutto il territorio nazionale, ha l’obiettivo di presentare una proposta di legge sul diritto di cittadinanza.

    Questi i punti principali.
    Innanzitutto l’introduzione del principio dello “ius soli”: sono cittadini italiani i nati in Italia che abbiano un genitore legalmente soggiornante nel nostro Paese da almeno 1 anno. Si ritiene inoltre che a chi nasce in Italia da genitore a sua volta nato in Italia debba applicarsi lo “ius soli” senza alcun requisito aggiuntivo, perché si tratta di una situazione che indica di per sé l’esistenza di un rapporto inscindibile con il territorio.
    Per quanto riguarda i minori – nati in Italia da genitori irregolari oppure entrati nel nostro Paese prima del 10° anno di età – è  prevista la possibilità di acquisizione della cittadinanza su istanza del genitore del minore che abbia frequentato un corso di istruzione primaria o secondaria o un percorso di istruzione o formazione professionale. Ma sarà possibile diventare italiani anche una volta raggiunta la maggiore età, presentando richiesta entro due anni.
    Per l’acquisizione della cittadinanza tramite matrimonio si chiede di ritornare alla formulazione anteriore alle modifiche introdotte dalla L.94/2009, ripristinando il termine dei sei mesi di residenza dopo lo sposalizio quale spazio temporale  per poter presentare la richiesta.
    Infine per quanto concerne la naturalizzazione, la proposta di legge propone un dimezzamento dei termini, dai 10 anni di residenza ininterrotta previsti attualmente, a 5 anni.

     

     

    Matteo Quadrone

     

     

     

     

     

     

     

     

  • Museo di Villa Croce: aperto il bando per il nuovo curatore

    Museo di Villa Croce: aperto il bando per il nuovo curatore

    villa croceDopo settimane di attesa è stato finalmente aperto il bando per il nuovo curatore di Villa Croce, il museo d’arte contemporanea con sede a Carignano che nonostante l’elevato numero di visite – è il quarto museo cittadino per flusso di visitatori – ha attraversato un periodo di crisi dovuta all’assenza di questa figura da oltre un anno.

    Un primo annuncio del bando era stato dato dal Comune di Genova e Palazzo Ducale lo scorso dicembre, ma le voci iniziali su una sua imminente apertura ufficiale non erano fondate. Una situazione complessa che si unisce al già delicato momento di crisi dei musei genovesi, come ci ha raccontato in una recente intervista la responsabile del Museo Francesca Serrati.

    Tuttavia ora sta per essere nominata la persona che avrà l’incarico  di coordinare tutte le attività del museo per i prossimi due anni: programmazione delle attività espositive, promozione delle relazioni nazionali e internazionali con altri professionisti, direttori di museo e collezionisti pubblici e privati, cura della valorizzazione delle collezioni e l’indirizzo delle attività didattiche.

    Il bando resterà aperto fino al 18 aprile 2012. I requisiti per partecipare e una copia del modulo della domanda possono essere scaricati dal sito di Fondazione Cultura Palazzo Ducale.

    Marta Traverso

  • Automobili a Genova: da Mercurio a Smart City

    Automobili a Genova: da Mercurio a Smart City

    ztlIL PRECEDENTE

    Febbraio 2011: il varo della nuova zona a traffico limitato per il centro storico e altre zone di Genova sancisce ufficialmente il fallimento del Progetto Mercurio. La Giunta comunale ha approvato il nuovo regolamento giovedì 17, mentre venerdì 18 è avvenuta la presentazione a Genova Parcheggi.

    Cosa prevede il nuovo progetto rivolto a chi vuole spostarsi in auto o moto a Genova, molto caro soprattutto agli esercenti commerciali e ai loro fornitori, che hanno un’esigenza fondamentale nella garanzia di portare le merci più vicino possibile al negozio?

    Queste le linee guida fondamentali, in vigore dal 1 marzo 2011: fino alla fine del 2011 i mezzi Euro 3 e superiori vengono “premiati” con abbonamenti simbolici che garantiscono l’accesso alla Ztl, mentre da Euro 2 in giù si pagherà il doppio della normale tariffa. Da inizio 2012 nessun veicolo Euro 2 o inferiore potrà entrare nella Ztl. Questo per favorire il passaggio di Genova agli altari delle Smart City, ovvero una pubblica amministrazione orientata alle emissioni zero e al rispetto dell’ambiente.

    L’accesso per residenti e persone collegate alle attività commerciali (esercenti, fornitori, tecnici, addetti alle pulizie ecc) potrà avvenire al costo simbolico di 27 euro annui, con un aumento delle fasce orarie per la consegna delle merci, uno dei punti più criticati del precedente progetto Mercurio.

    IL PRESENTE

    Febbraio 2012: è passato un anno dal varo della nuova Ztl. Genova Parcheggi continua a gestire tutte le aree di traffico e sosta limitata in città e i relativi pagamenti, attraverso il progetto Blu Area.

    Le Ztl attualmente attive a Genova sono sei: centro storico, Vernazzola, Molo, San Vincenzo, Boccadasse e Nervi. Come preannunciato al momento del varo delle nuove aree, sul sito di Blu Area è specificato che “Requisito essenzilale per l’accreditamento omologazione omologato “Euro 3” o superiore“. Questo significa che nessun veicolo al di sotto di questa categoria ha la possibilità di accedere a queste zone.

    Le tariffe sono le medesime del progetto iniziale, mantenendo dunque l’abbonamento simbolico a 27 € per residenti ed esercenti.

    Sul fronte delle zone a sosta limitata la partita invece si gioca su un terreno molto più minato. Nulla di fatto per l’estensione delle Blu Area nei quartieri di Marassi, Albaro e San Fruttuoso: alcuni giorni fa il Tar di Genova ha definito illegittima l’imposizione di parcheggi a pagamento in questi quartieri della città.

    Marta Traverso

  • Legge di iniziativa popolare per tassare le bevande alcoliche

    Legge di iniziativa popolare per tassare le bevande alcoliche

    La difesa della salute dei consumatori è al centro della proposta di legge di iniziativa popolare sulle bevande alcoliche, preparata da Assoutenti Liguria e Società Italiana di Alcologia-sezione ligure.

    Un testo articolato in 4 punti, intitolato “Informazione all’uso e tassazione delle bevande alcoliche”, che propone in primis, a partire dal 1 gennaio 2013, di tassare gli alcolici sulla base del contenuto di etanolo espresso in gradazione alcolica.

    Al punto 2, sempre da inizio 2013, per quanto riguarda la correttezza delle informazioni fornite al consumatore, si sollecita di imporre l’obbligo al produttore di riportare in maniera chiara e visibile su tutti i contenitori di bevande alcoliche, la dicitura “l’alcol nuoce gravemente alla salute e provoca il cancro.

    L’articolo 3 invece promuove un’imposta aggiuntiva su qualsiasi forma di pubblicità delle bevande alcoliche, pari al 3% del fatturato prodotto. Infine al punto 4 l’iniziativa popolare richiede, a partire dal 1 gennaio 2022, di vietare qualunque pubblicità relativa agli alcolici.

    I primi firmatari sono stati Gianni Testino, Vicepresidente Associazione Italiana di Algologia e Furio Truzzi, Vicepresidente Assoutenti Liguria.

    Da inizio settimana, in giro per la città, saranno presenti i banchetti per la raccolta firme.
    Sembra che l’iniziativa abbia già suscitato l’adesione informale e trasversale di alcuni parlamentari liguri che potrebbero fornire il loro appoggio per portare avanti la proposta di iniziativa popolare quando quest’ultima giungerà in Parlamento.
    Ma l’impresa non è semplice perché per far sì che il testo approdi a Roma, prima occorrerà raccogliere ben 50 mila firme.

     

    Matteo Quadrone

  • IoRicreo: a Genova fai-da-te e riciclare i rifiuti diventano arte

    IoRicreo: a Genova fai-da-te e riciclare i rifiuti diventano arte

    Avete presente quella miriade di oggetti inutili che tenete radunati in enormi scatoloni in soffitta (o in cantina, a seconda delle possibilità) e che un giorno o l’altro vi deciderete a buttare via? Bene. Sapete che ciascuno di quegli oggetti può essere riutilizzato e/o trasformato in un’opera d’arte?

    Nel 2007 due studenti universitari di Genova decidono di mettere in pratica la loro passione per i temi legati a ecologia e rispetto dell’ambiente e danno vita a un’associazione che mira a spiegare divertendo come si può fare del bene per il pianeta e al tempo stesso dare sfogo alla propria vena artistica.

    IoRicreo è un’associazione che attraverso incontri e laboratori mira alla diffusione della buona pratica del riciclo creativo: prendere oggetti che normalmente finiscono nella spazzatura – plastica, vetro, carta, materiali di scarto di vario genere – e ideano modi sempre nuovi per rimetterli a nuovo. Un modo per combattere gli sprechi e al tempo stesso insegnare l’arte del fai da te in un modo inusuale: chiunque voglia partecipare alle attività dell’associazione è il benvenuto, purché condivida i temi del rispetto dell’ambiente e dell’autoproduzione creativa.

    Marta Traverso

  • Non hai la tv? Non importa, devi pagare lo stesso il canone Rai

    Non hai la tv? Non importa, devi pagare lo stesso il canone Rai

    No, non è ancora finita: se pensavate che il 31 gennaio fosse il termine ultimo per non sentir più parlare di canone Rai per i prossimi dodici mesi, sappiate che l’azienda di (teoricamente) servizio pubblico radiotelevisivo ci invita a pagare la tanto odiata tassa entro il 29 febbraio con una piccola aggiunta sull’importo.

    Se la recente inchiesta del Fatto Quotidiano sugli sprechi in Rai non è sufficiente, ecco una nuova notizia destinata a suscitare non poche polemiche.

    Sembra infatti che per pagare il canone Rai non serve avere la tv in casa. L’azienda ha infatti mandato a circa 5 milioni di aziende italiane un’ingiunzione di pagamento. Niente di strano, se non fosse che buona parte di queste aziende non ha un televisore nei propri uffici: ha piuttosto computer, tablet, iPad o smartphone, dispositivi diversi dalla tv ma che “potenzialmente” danno la possibilità di vedere o ascoltare i programmi Rai attraverso lo streaming.

    L’innovativo procedimento prende le sue origini da un regio decreto del 1938, il quale impone che «Chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento». Prima ancora che fossero inventati i transistor, è nata la magagna che sta facendo infuriare non poco milioni di imprenditori in tutto il nostro Paese, che tramite le associazioni di categoria sta protestando contro il pagamento di una tassa che potrebbe costare loro dai 200 ai 6.000 € l’anno a seconda della tipologia merceologica.

    Marta Traverso

  • Scuola calcio popolare per i bambini del centro storico

    Scuola calcio popolare per i bambini del centro storico

    Riportare lo sport alla sua dimensione originaria, ludica  e popolare – questa la filosofia di fondo, da sempre, della Uisp (Unione italiana sport per tutti)– e nel contempo riappropriarsi dei luoghi del quartiere, viverli e conoscerli, semplicemente giocando. È l’obiettivo della “Scuola calcio popolare” per i bambini della scuola elementare Daneo, nel centro storico genovese, partita nell’ottobre 2011.

    <<Questo è il terzo anno che organizziamo pomeriggi di doposcuola sportivo per i bambini della Daneo – spiega Fabrizio De Meo, Uisp Genova –  in passato abbiamo proposto corsi di danza e svariate attività motorie, oggi la scuola calcio>>. Un progetto che si inserisce all’interno dei Laboratori educativi territoriali – promossi dalla legge 285/1997 (Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l’infanzia e l’adolescenza) – realizzati in collaborazione con il Comune di Genova.

    <<A partire da questa indicazione, l’interpretazione della Uisp è stata quella di riportare i ragazzi  a giocare fuori dalle mura scolastiche, all’aperto, in strada, come si faceva una volta – continua De Meo – infatti le attività della scuola calcio si svolgono nel vicino campetto soprastante la chiesa di San Siro, uno spazio sottoutilizzato che cerchiamo di far rivivere>>.

    L’iniziativa rappresenta l’ideale prosecuzione delle attività che, ormai da anni, la Uisp promuove nel centro storico. In particolare occorre menzionare “Olympic Maghreb” , un progetto di inclusione sociale attivo dal 1993, rivolto ai giovani extracomunitari che vivono nei vicoli. L’obiettivo è offrire a tutti l’opportunità di fare sport a costo contenuto. <<La maggioranza dei ragazzi coinvolti proviene dall’area maghrebina – racconta De Meo – le attività sportive principali sono calcio e podismo>>.

    Per quanto riguarda invece la scuola Daneo, il progetto si concentra sui piccoli abitanti del centro storico. L’attività di doposcuola è infatti aperta a tutti, non solo agli studenti della Daneo. Per il momento parliamo  di una quindicina di bimbi, compresi in una fascia che va dalla 2° alla 5° elementare. <<Ogni pomeriggio dalle 16:30, appena usciti da scuola, fino alle 18:00, i bambini hanno a disposizione due educatori – continua De Meo – Offriamo un’opportunità alle famiglie che per esigenze lavorative hanno bisogno di un supporto anche nelle ore pomeridiane>>.

    <<Proviamo ad insegnare a giocare a calcio divertendosi, vivendolo come un gioco – racconta De Meo – l’aggettivo “popolare” accostato alla scuola calcio non richiama solo il basso costo che le famiglie sostengono, ma anche un diverso approccio a questa disciplina sportiva rispetto a quello che solitamente ha visibilità mediatica. Si gioca a calcio, cosa che piace a tutti i bambini e lo si fa senza esasperare l’aspetto agonistico, imparando a rispettare i compagni e gli avversari e, soprattutto, lasciando esprimere i bambini nel loro piacere di giocare, che  poi è l’aspetto più importante>>.

    Ma il tentativo di riportare i bambini a vivere i luoghi del proprio quartiere, non si limita al centro storico. Infatti, sempre dallo scorso autunno, a Castelletto, in collaborazione con l’associazione sportiva e ricreativa A.A.O. Argento Vivo, la Uisp promuove un corso di “pallastrada” rivolto ai bambini dai 5 agli 8 anni.

    <<Il nome pallastrada è evocativo dello sport di cui si parla nel libro “La Compagnia dei Celestini” di Stefano Benni – spiega De Meo – si giocava a pallastrada in campi dal terreno poco agevole, con l’obbligo di non avere scarpe “da gioco”>>. Caratteristiche che davano alla pallastrada un aspetto meno rigido ed agonistico. <<Si tratta di un vero e proprio ritorno alle origini quando si imparava a giocare per strada e le capacità motorie si mettevano alla prova all’aperto>>, conclude De Meo.

    In pratica i più piccoli hanno la possibilità di sperimentare tutti i modi possibili – tradizionali ed inventati – per giocare a palla. Il corso si svolge nella palestra di San Nicola il lunedì e venerdì dalle 16,30 alle 17,30. Ma l’obiettivo è quello di sviluppare i giochi anche all’esterno, per fare in modo che le piazze e gli altri spazi pubblici possano essere utilizzati dai bambini per fare sport.

     

     

    Matteo Quadrone

  • Quaz-art: un nuovo portale web per artisti d’avanguardia

    Quaz-art: un nuovo portale web per artisti d’avanguardia

    arteProsegue il viaggio di Era Superba alla scoperta dei numerosi spazi che il web offre gratuitamente ad artisti di ogni ambito e corrente: a partire dal nostrano Genova Creativa sono tantissime le opportunità a costo zero che la Rete mette a disposizione dei creativi, grazie al lavoro di persone che decidono di mettere in pratica le loro competenze e creare un nuovo portale.

    Dopo il social network per musicisti Wmw, presentato la scorsa settimana in parallelo al Festival di Sanremo, il progetto per aspiranti registi Cineama e è il turno di Quaz-Art, progetto di Ferruccio Lipari dedicato in modo specifico all’arte sperimentale e di avanguardia.

    Un portale rivolto a tutti quegli artisti che operano nel campo visivo – pittura, fotografia, grafica, design, arte digitale – e il cui stile fuoriesce dai tradizionali canoni a cui anni di lezioni di storia dell’arte ci hanno abituato. Iscriversi al sito è completamente gratuito e ogni artista può disporre di una vetrina in cui mettere in mostra le proprie opere, come una galleria d’arte virtuale.

    Per proporsi come artista e chiedere uno spazio nel portale è sufficiente contattare il suo fondatore all’indirizzo ferrucciolipari@gmail.com.

    Marta Traverso

  • Progetto letterario L’Alga 2012: bando del concorso per scrittori

    Progetto letterario L’Alga 2012: bando del concorso per scrittori

    scritturaAperte le selezioni per la terza edizione del Progetto Letterario Alga, che mette in palio per i suoi partecipanti la possibilità di vedere pubblicata la propria opera in cartaceo e/o digitale.

    Sono ammessi al concorso autori di ogni nazionalità, purché gli elaborati siano in lingua italiana. Si può inviare un manoscritto composto da un romanzo o raccolta di racconti inediti a tema libero, con una lunghezza minima complessiva di 100.000 battute, all’indirizzo mail libri@premioalga.it e in tre copie cartacee all’indirizzo “Progetto Alga c/o Pradelli, corso Arimondi 17, 10129 Torino” entro il 28 febbraio 2012. Nella mail devono essere indicati nome, cognome, e‐mail e numero di cellulare dell’autore.

    Una giuria selezionerà dieci manoscritti che avranno i seguenti premi:
    – 1°‐5° classificato: i lavori saranno pubblicati nella collana “Edizione 2012” su supporto cartaceo e digitale (ebook).
    – 6° – 10° classificato: pubblicazione su ebook.

    In entrambi i casi le spese di pubblicazione e distribuzione saranno interamente sostenute da Alga e gli autori non saranno tenuti ad acquistare alcuna copia.

    Marta Traverso