Autore: erasuperba

  • Bici in città: una guida online agli eventi di tutta Italia

    Bici in città: una guida online agli eventi di tutta Italia

    bicicletta-DI2In attesa della European Mobility Week 2013, che si terrà dal 16 al 22 settembre con numerosi eventi in ogni città italiana (per farti un’idea, leggi il programma dell’anno scorso), segnaliamo una piattaforma web in cui è possibile dare risalto a tutte le iniziative che riguardano il mondo delle due ruote.

    Non si tratta di un progetto genovese, ma è comunque possibile contribuire a questa rete nazionale creata da un gruppo di studenti di una scuola superiore del Salento. Il Movimento 5 Selle – nome volutamente ricalcato dal progetto politico di Beppe Grillo – è stato inaugurato con l’obiettivo di promuovere la mobilità sostenibile tra giovani e meno giovani, attraverso un sito web che mette in relazione tutti coloro che organizzano eventi, campagne e iniziative nelle diverse regioni italiane. Il nome del movimento rimanda anche a un sondaggio, per verificare “quante selle merita la tua città“. Chiunque può esprimere una votazione da una a cinque selle per valutare quanto la propria città o Comune sia “a misura di ciclista”.

    Settembre è stato definito il Mese Tuttinsella, poiché grazie alla Mobility Week numerose città ospiteranno pedalate, escursioni e iniziative per sensibilizzare sulla mobilità sostenibile. Uno spazio web che raduna gli eventi nelle diverse regioni è aperto al contributo delle numerose realtà nazionali – pertanto anche genovesi e liguri – che si impegnano per i medesimi scopi.

    Una delle iniziative più importanti della nostra città è quella dell’associazione Abitanti Maddalena, che si sta impegnando a trasformare i bassi in depositi per biciclette e che il prossimo 21 settembre ospiterà l’evento MobilitiAmaCiv. A quanto si legge dal programma ufficiale della Mobility Week a Genova, avranno anche luogo la presentazione di nuove bici e posteggi per bici personali e bike sharing e di un nuovo regolamento Amt sul trasporto delle biciclette.

    [foto di Diego Arbore]

  • Genova ricorda il golpe cileno di Augusto Pinochet: proiezioni e incontri

    Genova ricorda il golpe cileno di Augusto Pinochet: proiezioni e incontri

    cinemaL’11 settembre: una data evocativa e carica di significati. Oltre ai noti fatti terroristici del 2001, in quella stessa data, circa 30 anni prima in Cile aveva luogo il golpe militare di Augusto Pinochet, che reprimeva nel sangue l’esperienza del Governo socialista di Salvador Allende, democraticamente eletto dal popolo cileno appena tre anni prima. Era il 1973: proprio quest’anno ricorre il quarantesimo anniversario. In occasione di questo avvenimento, associazioni e istituti culturali genovesi hanno deciso di organizzare una serie di manifestazioni (proiezione di film, incontri, conferenze) per ricordare l’accaduto.

    biglietto cinema
    All’iniziativa partecipano Circuito Cinema Genova, Associazione per un Archivio dei Movimenti, Fondazione Casa America, CGIL Liguria, CISL Liguria, UIL Liguria, Circolo Ricreativo Culturale Sertoli, Biblioteca Civica Berio, Compagnia Unica dei Lavoratori e Merci Varie “Paride Batini”, Circolo Autorità Portuale, Club Amici del Cinema, Europa Cinemas, GhettUp tv, Associazione Giovani Amici Uniti, Coordinamento Associazioni tutela Antico Acquedotto. Le istituzioni: Palazzo Ducale – Fondazione per la Cultura, Comune e Provincia di Genova, Università di Genova (DAFIST), Municipio Centro-Ovest, Municipio Media Val Bisagno.

    Fitto il calendario di eventi, che si svolgeranno nell’arco dell’intero mese di settembre.
    Circuito Cinema Genova organizzerà presso il Cinema Sivori una rassegna per riflettere sul significato politico, storico e culturale di quella tragica esperienza. Sono previste tre proiezioni di film e documentari (il 9, il 16 e il 23 settembre, dalle ore 20.30; costo ingresso: 4 euro), corredate da video-interviste con testimonianze di protagonisti di allora e di oggi, realizzate in collegamento diretto col Cile e a cura di Bruno Rolleri con Ghettup tv.

    Fitto anche il programma di eventi a cura di Archivio del Movimenti. Già tempo fa, le organizzatrici Paola De Ferrari e Francesca Dagnino annunciavano l’evento in anteprima ad Era Superba.  Oggi, Paola De Ferrari conferma la buona riuscita di quello che allora era solo un progetto lontano e ci racconta: «Siamo riuscite a dare vita a un programma ricco e siamo contente di poter ricordare questo momento storico importante: vera e propria tragedia che ha provocato migliaia di morti, desaparecidos, torturati, incarcerati e profughi. L’11 settembre 2013 è una data che Genova non può lasciar passare inosservata, perché proprio in questa città, e in tutta la Liguria, si svolsero importanti manifestazioni di solidarietà verso Allende e di lotta verso la dittatura. Per questo, tutti insieme abbiamo deciso di tornare a riflettere oggi su quell’esperienza: uno stimolo per le sfide del presente, che si ripropongono in Italia come in Cile, in Europa come in tutta l’America latina».

    casaamericaInfine, non poteva mancare anche la Fondazione Casa America, portavoce a Genova della cultura e del mondo latino-americano, che fino al 13 settembre ospita la mostra di Eduardo Carrasco Salvador Allende, un uomo, un popolo (un hombre, un pueblo) – 40 anni dopo il golpe di Pinochet 11 settembre 1973. E ancora, l’Università degli Studi di Genova, con una serie di conferenze e incontri, e la Biblioteca Civica Berio, che propone una serie di letture a cura del gruppo di lettura in spagnolo (che ogni mese si riunisce nei locali di Via del Seminario) dal titolo “La poesia cilena ai tempi della dittatura”, aperte a tutti. Infine, sempre alla Berio (nello spazio Berioidea al piano terra), sarà possibile vedere esposizioni multimediali e consultare le proposte di lettura del percorso “Cile: storia e letteratura”.

    Ecco alcuni degli eventi in programma per il mese di settembre:

    1 settembre

    ore 11.00, incontro pubblico con la sindaca di Santiago Carolina Tohá presso Fondazione Casa America, Villa Rosazza, piazza Dinegro 3, Genova

    4 settembre

    ore 17.30, inaugurazione della mostra “Salvador Allende, un uomo, un popolo (un hombre, un pueblo) – 40 anni dopo il golpe di Pinochet 11 settembre 1973”, di Eduardo Carrasco (dal 29 agosto al 13 settembre presso Fondazione Casa America, Villa Rosazza, piazza Dinegro e dal 16 al 24 settembre presso il Municipio IV)

    Dal 9 al 20 settembre

    Iniziative in Valbisagno a cura del Municipio IV, del Circolo Sertoli, della Gau e altre associazioni, tra cui una mostra fotografica sul gemellaggio “Genova – Victoria, la mostra di Mono Carrasco”, un

    concerto e letture di poesie, la proiezione di film, l’inaugurazione di Via “Donne della Resistenza”

    9 Settembre 2013
    ore 20.30, anteprima del film “Violeta Parra – Went To Heaven”, di Andrés Wood (in lingua originale con sott. in italiano)

    11 settembre

    ore 18.00, “Un garofano rosso per il Presidente”, via Allende, Genova

    11 settembre

    ore 21.00, “Cile, dall’esilio politico all’esilio economico… tra milicos(soldataglia) e burocratas”, Giardini Luzzati

    Manifestazione musicale con video-proiezione a cura di Ghettup tv, “Tributo a Victor Jara”, seguita da Pedro Navaja SoundMachine – Fiaccolata ai desaparecidos

    12 settembre ore 17.30

    Inaugurazione della mostra documentaria con filmati e audiovisivi a cura dell’Archivio dei Movimenti, “Il Cile in Italia: solidarietà, lotte e politiche della sinistra”, presso Palazzo Ducale dal 12 al 29 settembre, dalle 15 alle 19, ingresso libero

    13 settembre ore 17.00

    “Il golpe cileno: storia e testimonianze di una stagione di solidarietà a Genova”, intervengono il professor Raffaele Nocera, Università “L’Orientale” di Napoli, Vincenzo Sparagna, redazione de “Il Male”, a cura dell’Associazione per un Archivio dei movimenti presso il Circolo dell’Autorità Portuale di Genova

    14 settembre ore 21.00

    Spettacolo teatrale su Salvador Allende, Teatro di Bogliasco, sala Bozzo. Compagnia teatrale e musicale di Fabrizio Maiocco

    14 settembre ore 17.00

    “La poesia cilena ai tempi della dittatura”, incontro di lettura in spagnolo e in italiano aperto a tutti gli interessati, presso Biblioteca Berio, a cura del “Grupo de lectura en español”

    dal 14 al 28 settembre

    esposizioni e proposte di lettura “Cile:storia e letteratura”, spazio Berioidea al piano terra della Biblioteca Berio

    16 Settembre 2013
    ore 20.30, “No – I giorni dell’arcobaleno”, di Pablo Larrain

    23 Settembre
    ore 20.30, “Post Mortem”, di Pablo Larrain (in lingua originale con sott.in italiano)

    24 settembre

    ore 21, “Salvador Allende”, di Patricio Guzmán – Belgio, Cile, Francia, Germania, Messico 2004

    27 settembre

    dalle ore 18.30, “Interviste dal Cile e altri contributi”

    “Inti Illimani – Dove cantano le nuvole”, di Francesco Cordio e Paolo Pagnoncelli Italia 2007

    “Machuca”, di Andrés Wood – Cile, Spagna, GB 2004

     

    Elettra Antognetti

  • Attori comici cercasi: riprendono i provini di Belo Horizonte

    Attori comici cercasi: riprendono i provini di Belo Horizonte

    teatro-instabileVenerdì 6 settembre 2013 (dalle ore 10) il Teatro Instabile di via Cecchi ospita un nuovo casting per attori comici a cura di Belo Horizonte, il marchio genovese che produce spettacoli teatrali e televisivi.

    Sono molti i comici che hanno iniziato la loro attività nei laboratori del Campus di Belo Horizonte, e che sono approdati negli spettacoli del gruppo (fra cui Copernico, in onda sul canale Comedy Central di Sky) e in altre trasmissioni televisive.

    La direzione artistica di Belo Horizonte è di Marco Fojanini, anche ideatore del format Copernico. Belo Horizonte ha anche il patrocinio della Regione Liguria e si sostiene grazie al contributo degli sponsor As do Mar, Gruppo Cauvin, Villa Montallegro, XFit, Naive, Ristorante Futura, Andrea Morando, AREM.

  • Architettura: concorso fotografico sui luoghi abbandonati

    Architettura: concorso fotografico sui luoghi abbandonati

    centro-storico-vicoli-architettura-d12UPDATE! Bando prorogato al 7 ottobre 2013.

    Il Laboratorio Recycle, che ha sede presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Genova, organizza il concorso fotografico Forgo(at), un bando finalizzato a mettere in risalto gli spazi abbandonati o dimenticati della nostra città.

    Il concorso nasce dal significato originario del termine riciclare, ovvero il rimettere in circolazione, riutilizzare materiali di scarto, elementi che hanno perso valore e/o significato. Un tema molto caro anche a noi di Era Superba, che ogni giorno ci impegniamo a segnalare luoghi abbandonati e che meriterebbero nuova vita (vedi per esempio l’ex mercato di corso Sardegna o le aree di Multedo e del Silos Hennebique).

    La partecipazione è gratuita e aperta a tutti, senza limiti di età e nazionalità. Ogni partecipante dovrà inviare una fotografia, realizzata con qualsiasi formato o tecnica (b/n o colori), corredata da un titolo e una descrizione di almeno 500 battute. Le immagini dovranno essere recapitate sia su carta sia su Cd-rom in formato .jpeg o .tiff – unitamente al modulo di iscrizione – entro le ore 12 di sabato 20 settembre 2013 (a mano o via posta) a Prof. Mosé Ricci, Laboratorio Recycle, c/o Facoltà di Architettura, Stradone Sant’Agostino 37 16123 Genova.

    Si dovrà inoltre inviare una comunicazione di iscrizione alla mail recyclegenova@gmail.com, con oggetto “Nome, cognome, iscrizione al concorso fotografico forgo(a)t”.

    Verranno selezionate 20 fotografie per l’esposizione nella mostra collettiva Forgo(at), evento promotore della ricerca su scala nazionale Recycle Italy che si occupa di rifunzionalizzare spazi urbani dimenticati.

  • Mini scolmatore Fereggiano, c’è chi dice no: costi e dubbi sull’utilità

    Mini scolmatore Fereggiano, c’è chi dice no: costi e dubbi sull’utilità

    foto-alluvione-genova-via-fereggiano-novembre-2011-3La logica è quella di sempre: la grande opera – anche se stavolta paradossalmente in versione “mini” – lava le coscienze e dà l’unica risposta possibile al problema. Il nodo del contendere è soprattutto politico, prima di essere una questione di ingegneria idraulica. Parliamo del progetto per lo scolmatore del Fereggiano presentato in pompa magna giovedì scorso presso il Municipio Bassa Valbisagno dal Sindaco Marco Doria e dall’Assessore comunale ai Lavori Pubblici Gianni Crivello.
    Una galleria di 3,7 Km che risalirà la città da Corso Italia fino a Quezzi (precisamente in via Pinetti – altezza via Ginestrato) per intercettare l’acqua del torrente Fereggiano e convogliarla a mare. La soluzione progettuale prescelta è quella del prolungamento di circa 2,8 Km della galleria rimasta incompiuta del vecchio progetto per il “deviatore” del Fereggiano – poco più di 900 metri sviluppati in direzione monte a partire dall’altezza dei Bagni Benvenuto, lavori realizzati negli anni ’90 e poi stoppati dalla Magistratura – che sarà dunque utilizzata a fini idraulici per la captazione della portata di morbida e di piena dei rivi Fereggiano, Rovare e Noce.
    Inizialmente, però, sembrava che i progettisti fossero orientati a sostenere la soluzione che prevedeva la realizzazione di una nuova galleria di 3,3 Km parallela a quella esistente e che avrebbe rappresentato un vero e proprio primo lotto dello scolmatore definitivo. La scelta di Comune, Regione e Provincia (l’unico ente ad aver espresso dubbi in merito), invece, è stata diversa. Tuttavia, se mai un giorno dovessero rendersi disponibili le risorse per costruire l’agognato scolmatore del Bisagno del quale si parla da tempo immemorabile – costo che oscilla tra i 230 e i 265 milioni di euro secondo le ultime valutazioni – la galleria che si intende realizzare sarà destinata a diventare una galleria di servizio (a fini di manutenzione) rispetto a quella principale.

    Costo complessivo e copertura finanziaria

    La copertura finanziaria dell’opera desta qualche perplessità: i 45 milioni di presunto costo complessivo arriveranno dal finanziamento del Piano Città dell’ex Governo Monti (25 milioni), dalla Regione Liguria (5 milioni) e dal Comune di Genova (15 milioni mediante l’accensione di un mutuo). Occorre sottolineare che tali fondi, sulla carta, dovrebbero garantire solo la captazione dell’acqua del Fereggiano. «Con il ribasso d’asta potremmo riuscire ad avere margine anche per costruire le opere di presa del Noce e del Rovare», dichiara l’assessore Crivello. Vale a dire due mini tunnel che capteranno l’acqua dei due rivi attraverso dei pozzi: costo altri 14 milioni (dunque per un totale di 59 milioni e non 45) che al momento non ci sono.
    L’iter approvativo – partito l’8 agosto scorso con la Conferenza dei Servizi in seduta referente – proseguirà con la presentazione delle osservazioni entro il 6-7 settembre, una delibera del consiglio comunale per la variante al PUC, l’accensione del mutuo entro dicembre e, per la prima metà di gennaio 2014, l’approvazione del progetto definitivo del primo lotto del canale scolmatore del Bisagno. Seguirà la gara d’appalto e l’amministrazione conta di poter partire con i lavori – che dureranno 4-5 anni – nell’ottobre 2014. Nel frattempo il progetto ha incassato il sì del consiglio municipale della Bassa Valbisagno – con l’eccezione del voto contrario di Rifondazione Comunista che mette in bilico la sua posizione nella maggioranza e del Movimento 5 Stelle per l’opposizione – mentre questa settimana tocca al Municipio Medio Levante che sarà maggiormente interessato dalla cantierizzazione.

    torrente-bisagno«La Val Bisagno aspetta da tantissimi anni che si approntino strumenti adeguati per risolvere una questione drammatica come quella della sicurezza del territorio – afferma il Sindaco Marco Doria – Questa amministrazione ha avuto una grande opportunità poco dopo essersi insediata con l’importante stanziamento del Piano Città destinato a progetti di riqualificazione del territorio cittadino. Noi abbiamo pensato a progetti immediatamente cantierabili, individuando una sola porzione: la Val Bisagno. A livello politico la nostra iniziativa è stato un successo. Ma la partita è complicata anche dal punto di vista tecnico. Questo è stato il lavoro dei tecnici chiamati a valutare diverse opzioni. Vogliamo realizzare un’opera che raggiunga un obiettivo e non un’incompiuta. Adesso ci siamo messi in cammino. Da domani avremo degli impegni precisi: monitorare i tempi di gara e di realizzazione. E controllare i costi».

    Le voci fuori dal coro

    In Municipio Bassa Valbisagno si è registrato un coro unanime di approvazione, da sinistra a destra. Uniche due voci stonate quelle di Rifondazione Comunista e del M5S.
    I grillini dall’opposizione hanno puntato il dito sui costi «Nel documento che abbiamo ricevuto pochissimi giorni fa per valutare il progetto è completamente assente il quadro economico», spiega Iliana Pastorino, consigliere M5S. «I 45 milioni necessari per il primo stralcio del primo lotto saranno sufficienti per “scolmare” solo il Ferregiano – aggiunge Cosimo Gastaldi, consigliere M5S – Mentre per il Noce e il Rovare servono altri 14 milioni che al momento non sono stanziati. Manca qualsiasi previsione di copertura finanziaria del secondo stralcio del primo lotto che è parte integrante di quest’ultimo. Insomma, stiamo approvando un progetto di cui non conosciamo neppure i dati economici completi».

    «Il mini-scolmatore del Fereggiano è una cosa ben diversa dallo scolmatore del Bisagno il cui costo era stimato in 153 milioni dal progetto definitivo del 2008 (più 100 milioni destinati alle opere generali di riqualificazione idraulica e paesistica dell’alveo e del bacino), che aveva ricevuto l’assenso preventivo del Consiglio superiore dei lavori pubblici nel marzo dello stesso anno – spiega Giuseppe Pittaluga, consigliere Rifondazione Comunista – un intervento diverso nell’origine del finanziamento, nei costi, negli obiettivi. E soprattutto nella reale effettiva utilità. Viene proposta l’idea di convogliare il Fereggiano verso Corso Italia attraversando il sottosuolo sconosciuto di un territorio vasto ed in equilibrio assai precario, con un tubo dalle dimensioni ridotte, che non riceverà i due rivi Rovare e Noce. Sono diverse le criticità riscontrate nel progetto da analizzare e approfondire. Ad esempio la sottostima dell’apporto di materiale solido trasportato dal Fereggiano che potrebbero intasare la “presa” dello scolmatore. I due rivi che determinano il flusso del torrente, infatti, scorrono a valle di ripide e franose pendici, dove si contano almeno una decina di grossi smottamenti e da dove tonnellate di pietre, terra, rocce e alberi vengono trascinate violentemente a valle dalle piogge. La piena del 2011 ha alzato il livello del greto del Fereggiano di almeno 50-70 centimetri: decine di tonnellate di legni e detriti sono stati in seguito asportati. Per non parlare di un intero versante a picco costituito dai materiali di risulta della Cava e contenuto da muri costruiti negli anni ‘40».

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    Secondo Pittaluga, per provare a risolvere una situazione così drammatica occorre attuare il Piano di Bacino, compreso il grande scolmatore del Bisagno. Mentre l’operazione oggi in discussione «Ha come obiettivo prioritario la possibilità di “vendersi”, per buone, le aree interessate dal problema e da questo vincolate, in primis l’ex mercato di Corso Sardegna. È una pura illusione quella di risanare centinaia di situazioni esasperate tramite un azzardo che vede poche possibilità di riuscita con i finanziamenti messi in gioco: i costi sono destinati ad aumentare con le criticità in corso d’opera, che già s’intravedono. Del resto, anche nella recente Conferenza dei Servizi i pareri erano discordanti: la Provincia, ente che ha maggiore competenza e conoscenza delle problematiche, si è espressa criticamente».

    La principale accusa rivolta all’amministrazione è quella di aver sottovalutato le alternative al mini-scolmatore previste dal Piano di Bacino. «Si potrebbe ottenere un risultato migliore continuando l’intervento iniziato dalla regione con l’allargamento dell’alveo del Fereggiano – spiega Pittalugaè necessario proseguire l’allargamento oltre Largo Merlo, raddoppiando la portata del torrente sia in via Fereggiano che in via Monticelli e permettere l’affluenza al Bisagno modificandone lo sbocco in esso. I costi sarebbero compatibili, compresa la realizzazione degli interventi diffusi, dai crinali, ai versanti, sino agli argini del rio. Distribuendo lavoro, risorse e miglioramenti in tutto il territorio della valle».

    La contrarietà al progetto nella sua versione minimale viene espressa con forza dagli ambientalisti. «Noi siamo contrari a questo mini-scolmatore – afferma Andrea Agostini di Legambiente Concordiamo, invece, con la posizione del Commissario straordinario della Provincia di Genova (Piero Fossati) che ha espresso dubbi in merito. Secondo noi i costi dell’opera proposti dal Comune non sono per niente realistici. Con 45 milioni di euro non mettiamo in sicurezza il Fereggiano».
    Inoltre, nel caso in cui in futuro si liberassero le risorse necessarie per costruire il vero canale scolmatore del Bisagno «Lo scavo oggi previsto sarà pressoché inutile e si dovrà realizzare un altro scavo per la galleria principale – continua Agostini – in pratica, stiamo per spendere 45 milioni per una galleria di manutenzione, mi sembra una scelta folle».
    Sulla stessa lunghezza d’onda è anche la sezione genovese del WWF, per voce di Vincenzo Cenzuales «Diciamo no al mini-scolmatore innanzitutto perché l’intervento non è completamente finanziato. L’approccio è sbagliato. Si spaccia la grande opera quale unica soluzione al problema. Si tratta di una scelta politica miope».

    I maggiori dubbi riguardano il tracciato sotterraneo del mini-scolmatore con tutte le incognite che potrebbero spuntare. «Non sono stati eseguiti nuovi carotaggi – spiega Agostini – Il progetto si basa su quelli eseguiti anni fa. In pratica, là sotto nessuno sa che cosa c’è. Ammesso e non concesso che si arrivi con gli scavi a Terralba, visto che quella è una zona alluvionale e inquinata da attività pluridecennali, sarà molto difficile, se non impossibile, poter scavare con dei mezzi meccanici. Si dovranno usare molte cautele negli scavi e tutto ciò farà aumentare i costi: i 45 milioni non basteranno».
    Dal punto di vista tecnico Legambiente sottolinea la vistosa assenza di alcuni elementi fondamentali. «Non esistono analisi attuali sulla situazione statica dei palazzi e delle costruzioni al di sotto dei quali dovrebbe passare il tunnel. Manca una conoscenza dello stato in essere dei terreni oggetto di possibile escavazione. Di conseguenza non conosciamo quale tipologia di terreno e quali eventuali ostacoli ci troveremo di fronte. Se il terreno è a rischio di cedimento o meno. Se saranno necessarie opere di consolidamento dei palazzi esistenti oppure no. I carotaggi risalgono ad almeno 10-15 anni fa. Nel frattempo è successo di tutto: nuove costruzioni, eventi alluvionali, modifiche urbanistiche. Ma non è disponibile nessuno studio recente in merito».

    Insomma, con queste risorse economiche a disposizione, sarebbe più utile garantire una concreta e immediata sicurezza agli abitanti, tramite altre soluzioni. Per i prossimi anni, invece, non ci saranno fondi in questo senso. Se il Comune si indebita, infatti, non potrà spendere denaro per liberare l’alveo del torrente dalle indecenti costruzioni che ostacolano il naturale deflusso dell’acqua.
    «La messa in sicurezza del Fereggiano passa attraverso interventi meno costosi e realizzabili in pochi mesi, anziché in anni – spiega Agostini – come la demolizione degli edifici situati nell’alveo (e la ricollocazione delle persone in posti più sicuri), l’abbassamento del letto del torrente in via Pinetti ed altri interventi di questo genere, ad esempio la revisione idraulica delle decine di caditoie presenti, ma completamente ostruite, in tutta la valle del Fereggiano». Il WWF è favorevole agli interventi alternativi «Come il rifacimento della copertura del Fereggiano fino all’imbocco nel Bisagno – aggiunge Cenzuales – 1-2 anni di lavoro invece di 4-5, con una spesa inferiore ai 25 milioni. E poi la riqualificazione dei versanti montuosi, ad esempio in zona Quezzi e Pedegoli. Inoltre, gli interventi diffusi sul territorio potrebbero rimettere in moto l’economia».

    Il mini-scolmatore, secondo Agostini «È una grande opera che non risolve nulla. Meglio puntare su opere minori ma subito realizzabili a costi inferiori. In primavera abbiamo manifestato di fronte al civico 2b di via Fereggiano nelle cui cantine 4 persone sono morte per annegamento nel 2011. A distanza di 2 anni i sotterranei di quello e di altri palazzi a rischio inondazione non sono ancora stati messi in sicurezza nonostante questi interventi siano scritti nero su bianco in documenti ufficiali, precedenti e successivi alla tragica alluvione del 2011. Questo vale per tutta una serie di lavori in alcuni palazzi che non sono mai stati eseguiti. Oggi, se si verificasse un altro evento alluvionale, bisogna sperare che nessuno sia presente all’interno degli scantinati sennò sarebbe inevitabile il ripetersi di quei drammatici accadimenti».

    Senza dimenticare che, come detto, il progetto non prevede, almeno inizialmente, la captazione dell’acqua dei rivi Noce e Rovare. L’amministrazione, infatti, pensa di completare l’opera con i ribassi d’asta. «Francamente mi sembra un’ipotesi allucinante che non è detto si concretizzerà – sottolinea Agostini – Così non si mette in sicurezza la zona di San Fruttuoso, abitualmente allagata da Noce e Rovare che continueranno ad esondare con tanto di violente esplosioni, come accaduto in via Donghi».
    E così non si mette in sicurezza il Bisagno e l’area di Corso Sardegna. Insomma «Se parliamo di salvare vite umane, sono altre le priorità – continua Agostini – Non c’è nessuna volontà reale in questo senso. Piuttosto siamo dinanzi al solito business appannaggio di pochi».

    Per quanto riguarda i costi, Legambiente si domanda: come verranno spesi nel dettaglio i 45 milioni? «Non è stata fatta un’accurata analisi econometrica dell’opera – conclude Agostini – I dati di costo previsti sono riferibili a studi fatti alcuni lustri fa e superati dall’avanzamento dei procedimenti tecnici, dei costi e delle conoscenze. Pertanto non vi è nessuna certezza scientificamente fondata che l’opera proposta possa essere completata con le disponibilità messe in campo da Stato, Regione, Comune. Se così sarà chi pagherà la differenza?».

    Matteo Quadrone

  • Sicurezza sul lavoro, addetti ai controlli: ancora nessuna assunzione

    Sicurezza sul lavoro, addetti ai controlli: ancora nessuna assunzione

    Ponte di Cornigliano, lavori in corsoCi eravamo lasciati sul finire di giugno in piena trattativa tra le parti – Regione e Asl 3 da una parte, sindacati dall’altra – in merito alla vertenza Psal (il servizio Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro dell’azienda sanitaria genovese). È nota, infatti, la carenza di personale che affligge il reparto – deputato a garantire la regolare applicazione delle norme vigenti in materia di sicurezza sul lavoro – mettendo a repentaglio il prosieguo dell’attività di controllo .

    A distanza di due mesi il sindacato autonomo Fials sollecita la convocazione del tavolo di confronto aziendale per l’applicazione di quanto sottoscritto nel verbale di conciliazione (siglato il 3 luglio scorso), ovvero l’attivazione delle procedure di assunzione per 3 operatori (1 dirigente e 2 tecnici della prevenzione).
    Il riferimento è chiaramente inteso con decorrenza 2013, tuttavia «Ad oggi non ci risultano attivate le relative procedure (avvisi di mobilità regionale e interregionale, avviso pubblico e concorso pubblico) – sottolinea il segretario Fials, Mario Iannuzzi – Ricordiamo che queste assunzioni, ammesso e non concesso che davvero avvengano, non riescono neppure a compensare le cessazioni in atto e quelle previste nei prossimi mesi».
    In tal senso il sindacato autonomo sottolinea «L’aggravarsi progressivo della situazione, anche con riferimento ai nuovi carichi di lavoro derivati da protocolli istituzionali (ad esempio il protocollo infortuni)».
    Una situazione analoga «Si registra da tempo per l’intera categoria professionale in tutti i settori di competenza (DPV – igiene pubblica, alimenti, veterinaria) – continua Iannuzzi – Come Fials richiamiamo con forza il testo della “conciliazione” nella quale la Regione Liguria si impegna a reperire “ulteriori risorse” e a rivedere “gli accordi regionali in materia”, anche in relazione ai “nuovi compiti” affidati».

    Per quanto riguarda la prevista diminuzione delle strutture operative del servizio Psal, tutte le organizzazioni sindacali chiedono quantomeno il mantenimento delle attuali sedi. «La materia deve essere oggetto di confronto – conclude Iannuzzi – vista l’attuale incertezza in merito alla collocazione complessiva delle strutture e considerata la natura storicamente territoriale del Psal genovese».
    Il sindacato Fials sollecita la convocazione delle parti e ribadisce «L’eventuale mancato rispetto degli accordi e delle procedure sarà motivo di ripresa delle azioni sindacali».

     

    Matteo Quadrone

  • Festival musicale del Mediterraneo: le culture del mondo si incontrano a Genova

    Festival musicale del Mediterraneo: le culture del mondo si incontrano a Genova

    campane tiberane multiculturalità orienteVenerdì 6 settembre prende il via la nuova edizione del Festival del Mediterraneo, manifestazione genovese in cui si incontrano le culture del mondo, prodotta e organizzata dall’Associazione Echo Art.

    L’evento si snoderà tra i carrugi del centro storico, nelle suggestive locations di Campetto, Lavagna, Maddalena, Ghetto, arrivando fino al Castello d’Albertis, attraversando piazza De Ferrari (Palazzo Ducale) e via Garibaldi (Palazzo Tursi e Palazzo Rosso). Il Festival ravviverà le vie e i luoghi di Genova per 10 giorni, concludendosi, infine, domenica 15 settembre.

    Balli, musiche, danze, conferenze, eventi con ospiti da ogni Paese, tutti a Genova per rendere omaggio alle culture del mondo: cosa ci aspetta per la prossima edizione del Festival del Mediterraneo?

    Così commenta il direttore artistico e organizzativo della manifestazione, Davide Ferrari: «Dal Salento all’Asia siberiana, indonesiana e tibetana, dal sufismo nordafricano, turco e pakistano, al sincretismo centroafricano e cubano: un’edizione del Festival, a distanza di quasi 20 anni, ancora dedicata agli ”effetti collaterali e benefici” delle musiche, dei riti, delle danze dei popoli, ai loro stati extra-ordinari, per la guarigione o identificazione mistica e sociale».

    danza-afro-voodoo-benin-achille Akapko Koffi Koko«Anche per questa edizione del Festival – continua Ferrari – abbiamo in serbo tanti eventi e tante novità: pur trattandosi di una manifestazione ormai collaudata, con un buon seguito e un pubblico affezionato, ogni anno cerchiamo di portare a Genova molti nuovi eventi.
    Quest’anno, ad esempio, abbiamo tentato di aprirci di più ad un pubblico diverso da quello che ci segue tradizionalmente, andando incontro ai gusti dei più giovani: non mancheranno le consuete manifestazioni, cui abbiamo abituato il nostro pubblico, ma ci siamo aperti a nuove sperimentazioni. Ad esempio, per quanto riguarda l’inaugurazione di sabato 7 a Palazzo Ducale, abbiamo diviso l’evento in due momenti: si inizia alle ore 22 con “Transufism”, incontro interdisciplinare tra danza contemporanea algerina del coreografo Nacera Belaza, la tradizione Gnawa nella musica trance della Lila e l’elettronica anglo-pakistana del leader dei Fun-Da-Mental; si prosegue, alle 23, con la “Ambientrance” della spagnola Chica Fabrica, dj e vj, cantante e attrice, che presenta un progetto “sperimentale”, in cui si uniscono suoni e immagini, in uno spettacolo unico realizzato in collaborazione con varie compagnie teatrali e portato a Genova da Chica, ormai affermata performer nei più importanti club europei. Dopo un inizio più “tradizionale”, con danze contemporanee marocchine e musica, abbiamo voluto aprire anche alle nuove tendenze della musica elettronica, e sappiamo che soprattutto i giovani apprezzeranno: un appuntamento da non perdere».

    Mbira trance music , festival musicale del Mediterraneo genovaInoltre, dopo l’inaugurazione del 7 settembre, ancora una lunghissima serie di conferenze su vodoo e sufismo, su sciamanismo e tarantismo, con eventi dedicati alla tradizione dei mantra tibetani, musiche cubane, genovesi, dervisci, e molto altro: l’attenzione e l’amore per l’intercultura trova spazio in una città come Genova che vanta una lunga tradizione di immigrazione e di attenzione alle politiche di integrazione.

    Dalle sale dei musei, alle piazze e agli spazi urbani: tutta Genova, per dieci giorni, si colora e fa festa, unendo cultura e divertimento.

    Questa edizione del Festival è dedicata alla memoria di Giorgio Di Lecce e Massimiliano Di Massa, ricercatori che contribuirono con il loro sapere etnomusicale e sociologico alla realizzazione della manifestazione, già a partire dall’edizione 1995, dedicata -tra le altre cose- ai riti, alla musica e ai suoi aspetti terapeutici.

     

    Ecco il programma completo della manifestazione:

     

    Venerdì 6 e sabato 7 settembre

    Centro Storico

    Ore 18 Parate Tarantolate: Arakne Mediterranea (Italia)

    Sabato 7 settembre

    Palazzo Ducale

    Ore 22 Transufism, Aki Nawaz (Pakistan/GB), Nacera Belaza (Algeria), Abdenbi El Gadari (Marocco)
    Un incontro transdisciplinare tra la danza contemporanea algerina di Nacera Belaza, coreografa di spicco, l’elettronica ruvida e graffiante anglo-pakistana del leader dei Fun-Da-Mental e la tradizione Gnawa nella musica trance della Lila: il sufismo come punto di partenza. In collaborazione con Festival Corpi Urbani.

    Ore 23 Ambientrance: Chica Fabrica (Spagna) Dj e vj, cantante e attrice, Chica Fabrica è un progetto sonoro e visivo, realizzato dopo una lunga esperienza in compagnie teatrali spagnole e oggi riconosciuta performer nei club europei.

    Domenica 8 settembre

    Palazzo Tursi

    Ore 18 Pizziche, tarante, canti greci e salentini, Martha Mavroidhi (Grecia), cantante e suonatrice di lafta e di saz (liuti della tradizione greca), Martha Mavroidhi presenta un repertorio dedicato alla tradizione ellenica e dei paesi balcani, con una selezione di brani dedicati alla figura femminile nella mitologia greca.

    Inoltre, Arakne Mediterranea (Italia). La pizzica – danza, canto, tamburello, organetto e chitarra – rito salentino contro il morso della taranta, nella versione originale del gruppo fondato da uno dei più profondi studiosi del fenomeno, Giorgio di Lecce, precursore della Notte della Taranta, divenuto nell’ultimo decennio un fenomeno di massa.

    Martedì 10 settembre

    Palazzo Rosso

    Ore 19.30 Kechak Experience, Tapa Sudana (Indonesia). Voci poliritmiche, grida, movimento, il mito di Ramayana: un’esperienza sensoriale per il pubblico partecipante e coinvolto nella riproduzione del rito di Bali, condotto dal maestro indonesiano di Teatro dei Tre Mondi, storico attore di Peter Brook, per il quale ha interpretato Shiva nel Mahabaratha.

    Giovedì 12 settembre

    Palazzo Rosso

    Ore 21 Mbira trance, Stella Chiweshe (Zimbawe). La Mbira, musica e strumento a pizzico che porta agli stati alterati di coscienza e alla comunicazione con gli Dei, suonata dalla Regina della Mbira, la prima donna dell’etnia Shona a rappresentare una tradizione per secoli concessa solo agli uomini, e per questo persegui-tata e imprigionata.

    Ore 21.45 Le fou de l’historie, Achille Akapko (Benin). La ritualità voodoo della cultura Fon e Yoruba: musica percussiva, canti e danza afro sia tradizionale che riletta in chiave contemporanea, messa in scena da Akapko, danzatore e musicista da anni con Koffi Koko, accompagnato da percussionisti di tradizione, Medard Sossa e Moussa Sanou.

    Venerdì 13 settembre

    Castello D’Albertis

    Ore 18.30 Zeit Mantra, Friedrich Glorian (Germania) e On the ground Project (Italia). L’esperienza sonora delle campane tibetane integrata da azioni e visioni. Una performance multisensoriale realizzata da due artisti europei con dedizione verso l’Oriente: Friedrich Glorian, polistrumentista maestro di ritmiche e canti dell’India e Roberto Rossini, storico performer metropolitano.

    Palazzo Tursi

    Ore 21 Canto armonico sciamanico, Tran Quang Hai (Vietnam). Il canto armonico della tradizione sciamanica siberiana, emissione vocale simultanea di due e più note, tecnica unica per efficacia musicale e terapeutica, presentata da uno dei più grandi esperti al mondo, insignito della Legione d’Onore in Francia per la sua ricerca dedicata alla voce.

    Sabato 14 settembre

    Palazzo Ducale

    Ore 16 The conference of the birds da F. U. Attar, Tapa Sudana (Indonesia). Da un poema persiano del XII secolo, l’attore indonesiano ripropone secondo il suo stile del Teatro dei Tre Mondi una creazione che lo vide con Peter Brook dal 1979 al 1991.

    Ore 17 Riti elettrici in Guinea Conakry (docufilm), Julien Raout e Florian Draussin (Francia). Dalle cerimonie mistiche dei villaggi alla nightlife notturna, un viaggio estatico nella trance della chitarra elettrica che ha rivoluzionato la tradizione della Guinea Conakry e della world music Africana.

    Ore 18 Danza rituale del Benin, Koffi Koko (Benin). Tribalità e stile contemporaneo europeo, iniziato ai riti animisti Nago e Yoruba, fin dall’infanzia danza per le divinità e gli antenati. Giunto in Francia sviluppa uno stile estremamente singolare che unisce la danza Afro e la coreografia europea.

    Ore 21 Ritmi santeri, Olu Batà (Cuba/Italia). Ritmi dalle percussioni Batà e canti provenienti dalla tradizione Yoruba nel rito della Santeria cubana, culto sincretico che ha negli Orisha la forma immateriale. Guidati da Marco Fossati, da oltre 20 anni studioso di questa musica, con ospite d’eccezione Humberto Oviedo.

    Domenica 15 settembre

    Palazzo Ducale

    Ore 18 Danze sufi, Dervisci Mevlevi Sema Ensemble (Turchia). La confraternita dei Dervisci Mawlawiyya è stata fondata dal poeta e mistico persiano Jalal al-Din Rumi. La musica sufi dei Mevlevi, per le sue caratteristiche spirituali e meditative, aiuta i credenti ad avvicinarsi a Dio. Il rituale, chiamato Sema, condotto dallo Cheikh Nail Kesova, prevede una danza rotatoria dove il semazen, danzatore, inizia a girare su se stesso pronto a ricevere il Keremi Ilahi, la parola di Dio.

     

    Elettra Antognetti

  • Torriglia Ufo Convention: l’idea per rilanciare la “svizzera ligure”

    Torriglia Ufo Convention: l’idea per rilanciare la “svizzera ligure”

    valtrebbiaTorriglia e gli UFO, la “svizzera ligure” del secondo dopoguerra e il famoso caso Zanfretta del biennio 1978/80. Non capita tutti i giorni che una cittadina dell’entroterra ligure diventi protagonista di un documentario del National Geographic, per di più incentrato sugli avvistamenti alieni; allora, perché non trasformare questa peculiarità in un motivo di orgoglio e unicità e soprattutto in una possibilità di rilancio per il comune della Val Trebbia?

    Il progetto parte da un gruppo di abitanti di Torriglia, accomunati dalla stessa passione e dalla stessa convinzione. Daniela Segale, Presidente della Pro Loco, spiega: «Il merito dell’idea iniziale è da attribuire a un ristretto gruppo di persone, tra cui Silvia Rocca, commerciante e Consigliere comunale con delega al Turismo, Piero Lumachi, pittore e albergatore, Mauro Casale, storico, Raffaella Musante, architetto e attuale Vice sindaco, Rino Di Stefano, giornalista e autore del libro sul caso Zanfretta». Una volta creato il Comitato Torriglia UFO Convention, il gruppo è riuscito in poco tempo a coinvolgere agenzie turistiche, agriturismi, alberghi e commercianti: ecco che, nel 2012, Torriglia organizza, con il patrocinio della redazione di Mistero, della Rai e dello stesso National Geographic, il Primo Meeting Nazionale ufologico, una manifestazione che nasce in sordina, quasi senza clamore, ma che ottiene un successo di pubblico inaspettato, trascinata anche dal caso Zanfretta, celebre a livello internazionale.

    Due giorni di eventi e dibattiti dedicati agli studiosi e agli appassionati di tutta Italia. Il programma di quest’anno, più vario e corposo rispetto a quello dell’edizione precedente, ha impegnato il Comitato, che si è messo al lavoro già una settimana dopo il termine del primo meeting, per quasi un anno; ovviamente, l’attenzione è indirizzata al convegno intitolato “UFO e scienza, due realtà a confronto”, che vede la presenza del Presidente del Comitato Mauro Casale e di Rino Di Stefano in qualità di conduttori e moderatori. «I dieci relatori che interverranno sono nomi molto importanti: Giorgio Pattera, biologo e responsabile del dipartimento scientifico del CUN, Paolo Fiorino, ricercatore e studioso del CISU, Alberto Negri, ricercatore e collaboratore del CUN Piacenza, Ade Capone, autore televisivo e scrittore, Federico Tommasi, fisico e consulente scientifico del GAUS, Roberto Pinotti, giornalista e scrittore, segretario del CUN, Clarbruno Vedruccio, fisico, Pietro Marchetti, Presidente del GAUS, Vladimiro Bibolotti, saggista e Presidente del CUN, Elvio Fiorentini, ricercatore e collaboratore del CUN Piacenza, e naturalmente Pier Fortunato Zanfretta, cui sarà dedicato il pomeriggio di domenica».

    valtrebbia-sentiero-trekkingParallelamente alla parte scientifica, la manifestazione prevederà una serie di eventi corollari, sempre a tema, dedicati anche a chi partecipa con intenzioni più “profane”, per divertimento o per curiosità: non solo le agenzie di viaggi organizzeranno tour guidati nei luoghi del caso Zanfretta, ma esercizi commerciali e agriturismi proporranno anche menù a tema ufologico, il tutto con l’accompagnamento della mascotte del meeting, l’Ufetto Marzianix, nato dalla penna di Raffaella Musante.

    «Non tutti possono vantarsi di essere considerati il sito più frequentato al mondo per avvistamenti ufologici; per una serie di ragioni cui nessuno riesce a dare una spiegazione logica, noi possiamo vantare questa particolarità, quindi perché non promuoverla con un evento adeguato?». Giustamente, come sottolinea il Presidente della Pro Loco, un evento poco convenzionale, forse unico nel panorama italiano, può diventare un veicolo turistico, una fonte di conoscenza delle potenzialità che il comune ancora riserva e che talvolta sfuggono anche a chi vi risiede; un punto di partenza singolare e, forse per questo, davvero attraente, che «invogli il turista a ritornare nella nostra cittadina sentendosi come a casa».

     

    Giulia Fusaro

  • Liguria, elisoccorso Vigili del Fuoco: interviene il consiglio dei ministri

    Liguria, elisoccorso Vigili del Fuoco: interviene il consiglio dei ministri

    Elisoccorso Vigili de FuocoOra si attendono segnali dalla Regione Liguria, in attesa del pronunciamento del Consiglio di Stato. La diatriba fra privati e Vigili del Fuoco per l’affidamento del servizio di elisoccorso (leggi l’inchiesta di Era Superba) potrebbe arrivare in tempi brevi al definitivo epilogo. Il consiglio dei ministri ha infatti stabilito quanto segue: “Ferme restando le competenze delle Regioni e delle Province autonome in materia di soccorso sanitario, il Corpo nazionale dei vigili del fuoco, in contesti di particolare difficoltà operativa e di pericolo per l’incolumità delle persone, può realizzare interventi di soccorso pubblico integrato con le Regioni e le Province autonome utilizzando la propria componente aerea. Gli accordi per disciplinare lo svolgimento di tale attività sono stipulati tra il Dipartimento dei Vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile del Ministero dell’interno e le regioni e le province autonome che vi abbiano interesse. I relativi oneri finanziari sono a carico delle Regioni e delle Province autonome. Sono fatte salve le funzioni riservate al Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico.”

    La Regione Liguria, per l’effettuazione del servizio di elisoccorso integrato, da metà anni ’90 stipula delle convenzioni pluriennali con il Ministero dell’Interno-Dipartimento dei vigili del fuoco.
    Nel 2008 questa decisione è stata impugnata da una società commerciale, la Freeair-Helicopters S.p.A. – seguita a ruota da molti altri soggetti privati operanti nel settore del trasporto in elicottero – che ha presentato ricorso al Tar e al Consiglio di Stato.

    Il sindacato autonomo Conapo, nella persona di Antonio Brizzi segretario generale, esprime la propria soddisfazione con una nota: “Il consiglio dei ministri n. 21 del 26 agosto ha approvato una norma, fortemente richiesta dal nostro sindacato, che pone fine alla spiacevole querelle sollevata dai gestori di aeromobili privati, in merito alla legittimità dell’affidamento ai vigili del fuoco del servizio di elisoccorso integrato tecnico sanitario in Liguria, e che aveva visto, per una serie di cavilli, Tar e Consiglio di Stato esprimersi in senso sfavorevole ai vigili del fuoco, salvo poi rinviare tutta la discussione a novembre prossimo, a seguito della costituzione in giudizio del Conapo e di vario personale dei vigili del fuoco e medico, a difesa del servizio”.

    Oggi l’elicottero dei vigili del fuoco con i suoi piloti e l’equipe medica continua a volare grazie ad una proroga approvata dalla Regione, in scadenza il 31 dicembre 2013.
    Si resta quindi in attesa dell’udienza pubblica del Consiglio di Stato prevista per il prossimo 14 novembre, naturale conseguenza del contro-ricorso presentato dal Conapo la scorsa primavera. Con la differenza che adesso la Regione può far riferimento a quanto stabilito dal consiglio dei ministri per ripristinare la convenzione con i vigili del fuoco. Particolare non da poco.

  • Ex Fonderie Ansaldo, Multedo: accantonata l’ipotesi ipermercato?

    Ex Fonderie Ansaldo, Multedo: accantonata l’ipotesi ipermercato?

    ex-fonderie-ansaldoLe ex fonderie Ansaldo, 22 mila metri quadrati nel cuore di Genova, tra Sestri Ponente e Pegli. Uno spazio immenso, dimenticato in balìa del degrado, in un quartiere, quello di Multedo, in cui la presenza del capannone (edificato dal gruppo Ansaldo all’inizio del ‘900 e rimasto operativo fino agli anni ’80) è lo specchio dell’impronta generale di quell’area, “schiacciata” tra il Porto Petroli, la ditta Carmagnani e la Superba.

    Un edificio dal grande valore storico-artistico come ce ne sono pochi in Italia, sul quale sembrava pendere un’inconfutabile condanna, un amaro verdetto: l’edificio, di proprietà privata ed appartenente a una cooperativa composta da quattro associazioni (Panorama Genova, Tecnocittà, Talea, Coop Liguria), avrebbe dovuto essere trasformato in un ipermercato. In una Coop, per la precisione: stando agli accordi del maggio 2012 tra Comune e associazioni proprietarie, si parlava del trasferimento dell’attuale Coop di Via Merano, a Sestri Ponente, nella struttura, rimessa a nuovo. Il tutto, non senza destare perplessità e stupore dei cittadini, contrari a una proposta che a detta loro era già obsoleta se non inutile (una delle tante anomalie di questa città) e che avrebbe finito solo con il danneggiare il piccolo commercio locale.

    ex-fonderie-ansaldo-3Rabbia e indignazione è stata mostrata anche da parte dei commercianti e dei rappresentanti del CIV sestrese e di Pegli, che lamentavano la scarsa attenzione ricevuta nel periodo post-alluvione e denunciavano questo colpo basso da parte dei soggetti competenti. Di fatto, però, il progetto di Coop e soci è fermo al palo e alle ex fonderie non c’è ancora traccia di un cantiere, né di alcunché che faccia prospettare l’imminenza dell’inizio lavori. Abbiamo chiesto delucidazioni al vice sindaco Stefano Bernini, nonché Assessore all’Urbanistica del Comune di Genova, e siamo andati di persona a Multedo a constatare lo stato dei fatti.

     

    Accantonata l’ipotesi ipermercato: si ragiona su nuove proposte

    Interpellato sul progetto di trasferimento della Coop e sull’effettivo inizio dei lavori, Stefano Bernini dichiara: «Allo stato attuale, l’ipotesi di costruzione di un ipermercato nel locali di Via Multedo è ferma. In realtà, Coop Liguria e gli altri proprietari hanno parlato di “nuove proposte” e di “altre ipotesi”, che non sono state ancora ufficialmente presentate. Se ne riparlerà in autunno. Anche noi, per ora, ignoriamo di cosa si tratti, ma a quanto pare la Coop non sarà più realizzata. In ogni caso, bisogna ricordare che qualunque sia la proposta di Coop, il progetto finale dovrà essere unitario e concordato, nel rispetto del vincolo posto dalla Soprintendenza dei Beni Culturali e Paesaggistici sulla storica facciata. La trasformazione della destinazione d’uso deve, inoltre, tenere conto anche di un vincolo comunale, che prevede la realizzazione di una strada di collegamento che, da Via Multedo, si estende fino a Via Puccini (da realizzarsi al momento della realizzazione dell’atteso ribaltamento a mare nel cantiere navale di Fincantieri, a Sestri Ponente, n.d.r.). Infine, sempre in base al vincolo del Comune, è prevista anche la realizzazione di una nuova fermata metropolitana superficiale che, sfruttando i binari del treno già presenti ma inutilizzati, permetterà di deviare qui sulla costa il traffico urbano, una volta che sarà realizzato il nuovo nodo ferroviario interno, per il trasporto delle merci. Oltre Multedo, si parla di realizzare nuove fermate anche a Calcinara, a Voltri, a Pegli Lido, e in altri siti del Ponente genovese, sul modello della stazione già ricavata a San Benigno».

    «Per il momento – prosegue Bernini – non ci resta che attendere e valutare i prossimi passi dei proprietari. Anche nel caso in cui restasse valida l’opzione iniziale del trasferimento della Coop di Sestri Ponente, resterebbero in vigore le disposizioni del 2012 circa la riduzione della metratura. Mentre inizialmente si parlava di 13 mila metri quadrati da destinare al commercio non alimentare, più 2 mila 500 per il settore alimentare, in base alla variante adottata definitamente dal Piano Regolatore lo spazio commerciale è stato ridotto a un massimo di 7 mila mq».

    Lo stato attuale: degrado e abbandono

    ex-fonderie-ansaldo-4Disinnescata la “bomba” del progetto Coop, nonostante il sollievo di commercianti e CIV, restano alcune perplessità: i continui rimandi, la persistente assenza di un progetto vero e proprio, la lentezza della Pubblica Amministrazione e lo scarso interesse dei soggetti privati finirà per provocare lo sfascio definitivo dell’edificio prima che sia raggiunto un accordo? Quello che si chiedono i cittadini è perché – dopo tante titubanze, incertezze, rimandi- ancora non si riesca a trovare un accordo per la riqualificazione di una struttura con così tante potenzialità.

    L’edificio, allo stato attuale, è completamente abbandonato, se non per la presenza di un deposito dell’azienda comunale AMIU, nel piazzale adiacente allo stabile (in cui sono presenti camion e furgoni) e in quello posteriore, dove sono posizionati i cassonetti per la raccolta. L’accesso, reso possibile esclusivamente agli addetti negli orari lavorativi, è altrimenti interdetto al resto della cittadinanza: le due cancellate, a destra e a sinistra della storica facciata principale che affaccia su Via Multedo, sono aperte e varcabili solo dai lavoratori e, anche entrando, l’edificio è ulteriormente recintato da filo spinato e barricate che, pur aggirabili, rendono chiari i precetti di Comune e proprietari: è vietato l’accesso, per motivi non solo di ordine pubblico, ma anche di sicurezza. La struttura, tutta, è infatti fatiscente: spesso varcata abusivamente da “writers” che realizzano graffiti o da persone in cerca di un riparo -come ci confermano i residenti e le persone che incontriamo in zona-, anche da fuori si vede chiaramente che versa in condizioni pericolanti, con calcinacci cascanti, crepe sui muri, pareti abbattute, fili, scale, oggetti dimenticati all’interno dai tempi in cui ancora le fonderie erano operative. Attorno, l’erba alta, le bottiglie rotte e la sporcizia.

    La struttura, importante esempio di architettura industriale dei primi del ‘900, ha subito variazioni nel corso degli anni: al nucleo originario, ridotto per estensione, sono state fatte delle aggiunte, con l’aumento della volumetria iniziale sia in lunghezza che in altezza, con la costruzione di piani superiori tra gli anni ’60 e ’70.

    I pareri dei cittadini sono vari: lo sdegno per le attuali condizioni è trasversale, e si sprecano non tanto i “mugugni” sull’inefficienza amministrativa, quanto l’incredulità per l’abbandono di un sito che ha fatto la storia recente di questa città. Le proposte di riqualificazione (raccolte grazie alla partecipazione al dibattito aperto sui social) si sprecano: polo artistico-museale, spazi per i giovani sul modello internazionale (sullo stile dell’ex locale berlinese “Tacheles”, luogo di ritrovo per artisti di tutto il mondo), polo scientifico sul modello del meno raggiungibile IIT, sulle alture di Morego, e così via. Ai genovesi in fermento che chiedono di ottimizzare i grandi spazi e le strutture cittadine (si veda il caso analogo dell’ex mercato di Corso Sardegna), non resta che attendere le nuove disposizioni.

     

    Elettra Antognetti

    Era On The Road

    Questo articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

     

  • Michele “Mezzala” Bitossi: intervista al cantautore genovese

    Michele “Mezzala” Bitossi: intervista al cantautore genovese

    Michele Mezzala BitossiDall’esordio nel 1998 con i Laghisecchi, passando per i Numero6 – che proprio quest’anno festeggiano il decimo anno di attività – per la creazione di un’etichetta indipendente e di uno studio di registrazione, fino ad arrivare alla pubblicazione del suo primo album da solista (con lo pseudonimo di Mezzala) e di un libro, il genovese Michele Bitossi è una poliedrica figura di musicista presente sulla scena musicale indie italiana da quindici anni e con all’attivo ben 9 dischi pubblicati e importanti collaborazioni con personaggi anche lontani dal mondo della musica (come lo scrittore Enrico Brizzi o il mitico telecronista sportivo Bruno Pizzul, che è comparso in uno dei videoclip di Michele). Pervaso di un amore incondizionato per la musica che finisce per configurarsi come una vera e propria necessità, Michele ha ripercorso per noi gli anni di carriera, parlando di passioni, idee, progetti presenti e futuri.

    Musicista, produttore, uno studio di registrazione….hai avuto esperienze in ciascuna branca del mondo della musica. Spostarsi da un ruolo all’altro è venuto naturale? Cosa ti piace di più fare oggi?

    «Quel che più mi piace è scrivere canzoni. Lo faccio di continuo e credo lo continuerò a fare per tutta la vita, a prescindere dal fatto che vengano pubblicate o che raccolgano consensi. Sono letteralmente ossessionato dalla creazione di brani nuovi, mi appaga tantissimo trovare nuovi giri di accordi su cui cantare melodie e parole. Potrà sembrare banale, ma è così. In generale nutro una passione pazzesca per la musica, sia come musicista che come ascoltatore. Questa passione mi ha portato ad azioni incredibilmente incoscienti, come per esempio fondare un’etichetta indipendente, la The prisoner, che nonostante mille difficoltà mi dà parecchie soddisfazioni. E’ bello condividere un percorso con artisti che ti piacciono, che produci con entusiasmo e che ti restituiscono in media una grande energia. Quanto allo studio anche quella, che condivido col mio amico fraterno e socio Mattia Cominotto (membro dei Meganoidi, ndr), è un’avventura entusiasmante. Il Greenfog sta andando alla grande, siamo molto contenti e intenzionati a fare sempre meglio».

     

    Michele BitossiHai vissuto la musica della scena indie ’90-’00, che non è certo quella di adesso. Cosa è cambiato secondo te in questi anni, in meglio e in peggio?

    «Da quando ho iniziato coi Laghisecchi (fine degli anni 90) a oggi sono cambiate parecchie cose. Intanto, molto banalmente, a quell’epoca i dischi si vendevano ancora, cosa che adesso non accade più, tranne rarissimi casi. In generale c’era molta meno congestione di band, cantautori, musicisti di quella che c’è adesso. Di conseguenza un album, quando usciva, se era buono, riusciva a godere della giusta attenzione per il giusto periodo di tempo, si potevano innescare di conseguenza certe dinamiche promozionali e i progetti, se meritevoli, venivano gratificati in una maniera quanto meno sensata, anche dal punto di vista live. Chi non meritava difficilmente arrivava a fare un disco, perché esisteva ancora un buon grado di meritocrazia e selezione, dovute soprattutto al fatto che non era ancora possibile realizzare album professionali con equipaggiamenti digitali e poco costosi. Si doveva andare in studio, e in studio ci andava in media solo chi lo meritava. Adesso escono cento dischi, ep, singoli al giorno, migliaia di ragazzi pubblicano musica senza la men che minima parvenza di autocensura, tutto è diventato semplicissimo grazie al web e alle applicazioni musicali che sono nate negli ultimi anni. Io, pur avendo un’etichetta, sono il primo che le adopera per diffondere la mia musica e quella dei gruppi che produco. Ritengo però che si sia arrivati ormai a una situazione fuori controllo. Dischi bellissimi vengono dimenticati dopo una settimana per fare spazio a valanghe di nuove cose, molte delle quali scadenti, false, inutili. C’è una gran confusione ed emergere è sempre più difficile. Detto tutto questo, però, credo che le belle canzoni vincano sempre, a prescindere da tutto. E oggi, a differenza di qualche anno fa, è molto più agevole farle ascoltare potenzialmente a tutto il mondo con due o tre click su una tastiera di un pc».

     

    Contestualmente, come è cambiato in tutto questo tempo il tuo approccio alla musica? Cosa ti preme esprimere adesso?

    «Beh, da un punto di vista tecnico posso dirti che, rispetto a quando ho iniziato, adesso è molto più semplice e immediato realizzare per i fatti propri dei provini di canzoni nuove con un suono piuttosto completo e professionale. Questo influenza certamente, almeno per me, il versante produttivo, rendendolo più razionale, veloce e organico. Un altro aspetto significativo è quello relativo al fatto che, ormai, si ragiona sempre meno per album ma c’è un forte ritorno all’ascolto e alla valorizzazione di canzoni singole. Uno strano ritorno a quel che succedeva negli anni sessanta che parte però da presupposti diversi, presupposti a cui accennavo prima (gli mp3, i-tunes, youtube, l’estrema velocità di fruizione e di consumo..). Da un punto di vista artistico il mio approccio alla musica non è mai cambiato nella misura in cui la passione e l’onestà che dedico a essa sono le stesse degli inizi. Quel che è cambiato certamente è il mio approccio alla scrittura di canzoni, certamente più consapevole, maturo e tecnicamente migliore rispetto ad anni fa. D’altra parte credo di aver mantenuto un certo grado di freschezza e naivete anche perché il mio modus operandi è tutto tranne che accademico ed è figlio di metodologie molto personali che poco hanno a che vedere con tecnicismi o manierismi».

     

    Ben si conoscono le difficoltà che stanno nel riuscire a fare di una passione una professione. A fronte dei tanti risultati raggiunti, oggi ti senti sicuro e fiducioso o percepisci precarietà come agli inizi?

    «Credo che per fare musica con velleità di un certo tipo in Italia sia obbligatorio essere fiduciosi. Io lo sono da sempre, diversamente avrei fatto come i tantissimi (alcuni anche di gran talento) che ho visto abbandonare in momenti di difficoltà. Credo sia una questione di motivazioni e di carattere: c’è chi smette di suonare e di scrivere perché non è in grado di fronteggiare degli insuccessi o non vede soddisfatte le proprie aspettative. O forse, semplicemente, realizza di essere tagliato per una vita più comoda. Sì perché, se è vero che sono sempre e comunque fiducioso è altrettanto vero che mi sento assolutamente un precario. Di sicuro non vivo di Numero6 o di Mezzala, ma faccio vari lavori inerenti all’ambito musicale. Sono padre di famiglia, mi devo dare molto da fare. Un aspetto interessante, che mi riguarda come riguarda parecchi altri miei colleghi, è la percezione che la gente ha di quel che facciamo, quasi sempre in un modo o nell’altro poco aderente alla realtà delle cose. Si va da chi non riesce proprio a considerare quello del musicista come un vero e proprio lavoro, a meno che tu non sia superfamoso, a chi si stupisce quando viene a sapere che faccio anche altri lavori oltre a suonare».

    numero6Dieci anni di Numero6: partendo dal presupposto che suonare non è lavoro fattibile in maniera automatica e asettica, come si trasformano le dinamiche creative in un gruppo di “lunga durata”?

    «Diciamo che le dinamiche creative non si sono mai trasformate più di tanto perché nei Numero6, come anche ancora prima nei Laghisecchi, ho sempre scritto io testi e musica delle canzoni, proponendole alla band in una forma già piuttosto avanzata. Ciò non toglie che, soprattutto negli ultimi due dischi dei Numero6, sia risultato crucialenumero6-dio-ce l’apporto dei miei compagni di avventura per quel che riguarda la stesura degli arrangiamenti. Quel che certamente è cambiato è il fatto che adesso siamo molto più esigenti con noi stessi rispetto al passato quando si tratta di realizzare un nuovo pezzo. Non ci accontentiamo più come una volta della prima versione ma proviamo parecchie soluzioni prima di prendere decisioni. Poi ci sono le dinamiche di gruppo, quelle certamente più complicate da gestire nel corso degli anni. La formazione è cambiata, ci sono state defezioni, rientri in organico, più o meno brevi collaborazioni. Fortunatamente solo in un caso c’è stato uno scazzo grosso, se no si è sempre trattato di avvicendamenti piuttosto naturali, dipesi dal normale corso degli eventi».

    Nell’ultimo disco “Dio c’è” i testi gettano lo sguardo sul presente disastrato che vediamo oggi. Secondo te a cosa deve e può servire la musica adesso, per chi la fa e per chi la ascolta?

    «I testi degli ultimi due dischi dei Numero6 sono abbastanza diversi da tutto quello che ho scritto in precedenza. Anche sollecitato dai miei compagni ho cercato di essere più diretto e di parlare meno di questioni personali, cosa che ho fatto nel mio album solista a nome Mezzala. Ho iniziato a scrivere delle storie, immedesimandomi in una serie di personaggi, cercando di utilizzare una tecnica narrativa che mi affascina parecchio, ossia quella del “narratore inattendibile”. Nello specifico di “Dio c’è” in effetti ci sono dei riferimenti alla situazione socio politica italiana. Questo non vuol dire però che quando scrivo voglia pontificare chissà cosa. Esprimo semplicemente un punto di vista, condivisibile o meno. Non so dirti a cosa deve o può servire la musica adesso, è un discorso troppo complicato che richiederebbe pagine e pagine. Ho l’impressione che la musica ultimamente venga molto “maltrattata” sia da chi la fa sia da chi la ascolta. Personalmente la musica mi serve a vivere, e non mi sto riferendo certo a questioni prosaicamente economiche ma a qualcosa che riguarda l’ossigeno necessario a respirare».

    michele-bitossiNella tua musica è frequente la metafora calcistica. C’è un motivo particolare per cui il linguaggio del pallone entra così spesso nella tua produzione creativa?

    «Beh, sono un tifoso “malato” del Genoa, ho visto la mia prima partita allo stadio nel 1979 a 4 anni…Credo sia normale che una passione forte come quella per il calcio ogni tanto faccia capolino nelle mie canzoni. Quando capita cerco però di non essere pesante o didascalico ma di affrontare la cosa con ironia. E’ stato così soprattutto nel mio esordio solista, che ho intitolato “Il problema di girarsi” citando una delle frasi più note del grande Bruno Pizzul, che ha anche partecipato al videoclip di “Ritrovare il gol”».

    Che legame, o che differenza, c’è per te tra il flusso di coscienza che finisce nelle canzoni e quello che è finito nel tuo libro? Insomma, quello che hai scelto di dire in prosa avresti potuto metterlo in musica o era in qualche modo intraducibile ed esigeva la forma che ha preso?

    «Non avevo alcuna intenzione di scrivere un libro. Semplicemente me lo ha chiesto una casa editrice che poi però ha deciso di chiudere la collana per cui sarebbe dovuto uscire il mio scritto. Mi sono ritrovato con il materiale finito in mano e ho deciso di accettare la proposta di pubblicazione di una casa editrice genovese, con cui alla fine “Piccoli esorcismi tra amici è uscito”. Non si tratta di un romanzo ma di una serie di pensieri, di racconti più o meno brevi. “Flusso di coscienza” in effetti mi pare una definizione piuttosto appropriata e ti dico che sì, parecchi di quegli scritti, rielaborati a dovere, sarebbero potuti diventare testi di canzoni».

    Molte recensioni ti attribuiscono ispirazioni e influenze molteplici tirando in causa cantautori e gruppi nostrani e stranieri…..ma se dovessi dirlo tu, c’è qualcuno che ha davvero influenzato il tuo modo di comporre e fare musica?

    «Nel corso degli anni ho letto le cose più strane e in merito alle mie presunte influenze. Francamente ho smesso di prestare attenzione a queste cose parecchio tempo fa. D’altra parte è normale è giusto che chi scrive di musica dica la sua. Il problema, se mai, è che anche in questo ambito ormai c’è tantissima gente che si improvvisa critico musicale su un blog o su una webzine senza conoscere nemmeno la differenza tra una chitarra e un basso. Detto questo le mie influenze musicali e letterarie sono tante e diverse tra loro. Ho ascoltato e ascolto tantissima musica, dal rock al soul, dall’hip hop all’elettronica più pesa. Ti farò due nomi su tutti, i R.e.m. e Ivan Graziani».

     

    Claudia Baghino

     

  • Web e finanza, Facebook: quotazione, ricavi e rischio bolla finanziaria

    Web e finanza, Facebook: quotazione, ricavi e rischio bolla finanziaria

    FacebookFacebook. Miliardi di tastiere digitano ogni giorno queste otto lettere. Il social network più popolare del mondo, un sito internet capace in così pochi anni di invadere la vita delle persone come un gigantesco fiume in piena. Alle spalle un’azienda che conta poco meno di 5000 dipendenti, ma che viene valutata ben 100 miliardi di dollari al momento della quotazione in borsa (maggio 2012).
    Spesso quando digitiamo una parola su google o facciamo l’accesso a Facebook ci chiediamo… ma da dove arriva tutta la ricchezza dei grandi colossi del web? I soli ricavi pubblicitari sono sufficienti per affermarsi in pochi anni superpotenze economiche su scala mondiale?

    Si iniziò a parlare di “bolla tecnologica” sul finire degli anni novanta, quando l’entrata nel mercato azionario delle “dot-com” (puntocom), ovvero le società di servizi su internet (Google, Amazon, Yahoo! ecc..), generò una bolla culminata nel 2001 con il crollo a picco del valore delle azioni e il conseguente fallimento di molti presunti colossi (celebre fu il caso di Pets.com, ma ricordiamo anche webvan.com, etoys.com, oppure theglobe.com, considerato da molti il primo social network); per comprendere l’entità del crollo è sufficiente citare l’esempio di Amazon.com le cui azioni passarono da 107 a 7 dollari, ciò nonostante le aziende più forti riuscirono a rimanere in piedi. La stessa Amazon.com dieci anni più tardi vedrà salire sino a 200 dollari il valore delle sue azioni, per non parlare di Google, ovviamente.
    Oggi a distanza di tempo in molti sono tornati a parlare di bolla speculativa della new economy, puntando il dito spesso e volentieri proprio sul re dei social network.
    Senza pretesa d’essere esaustivi, cerchiamo di capirci qualcosa in più, con l’unico obiettivo di fornire al lettore uno spunto di riflessione.

    Venture capital: di che cosa si tratta?

    Mark Zuckerberg
    Mark Zuckerberg

    Io ho un’idea per un sito web. Potenzialmente un ottimo business. Non ho capitale, sono nella fase di start up e raggiungo in poco tempo un numero spropositato di utenti. Ciò nonostante il business rimane potenziale, rimane una prospettiva, perché stando ai fatti i ricavi pubblicitari non riescono nemmeno a coprire le spese.
    Non potendo restare in perdita all’infinito, ho bisogno di capitale per poter andare avanti, e se il mio “facebook” ha già raggiunto migliaia di utenti attivi ma io non riesco a guadagnarmi nemmeno un misero stipendio, è necessario che intervenga un investitore. Ma perché mai un investitore o un gruppo di investitori dovrebbe credere in me se la mia attività non genera ingenti guadagni?
    È qui che interviene il venture capital, ovvero il fondo di investimento di cui ho bisogno, quello disposto a sopportare il rischio a fronte di un potenziale rendimento futuro di gran lunga più elevato. Il soggetto che effettua questa operazione viene chiamato venture capitalist: una volta ottenuta la valutazione della start up (operazione denominata due diligence), versa nelle tue casse la somma di denaro necessaria per sviluppare il tuo business. E naturalmente diventa socio.

    Esempio. Mettiamo di aver bisogno di 500.000 euro e di trovare un fondo di investimento disposto a versarli. Ovviamente, prima di investire, questo soggetto vuole capire quale è il valore della mia azienda. Ipotizziamo che la società venga valutata 1.500.000 euro. A questo punto il valore totale dell’azienda risulterà essere la somma del valore pre – investimento (1.500.000 euro) più l’investimento effettuato per un totale di 2 milioni. Quale è il guadagno dell’investitore? Lui adesso rappresenta ¼ della società ed è a tutti gli effetti socio con potere decisionale sulle strategie societarie.

    La quotazione in borsa

    Superata la fase di start up, la società per ingrandirsi avrà bisogno di nuovi capitali e anche in questo caso il denaro non potrà arrivare dagli utili, bisognerà nuovamente affidarsi a terzi. La quotazione in borsa è il passo fondamentale che l’azienda compie per ottenere dalla vendita delle azioni denaro liquido da reinvestire. Le banche acquistano le azioni e le rivendono agli investitori, piccoli o grandi che siano. E quando l’azienda avrà bisogno di nuovi liquidi per crescere e svilupparsi procederà con un aumento di capitale e immetterà nel mercato nuove azioni. Un circolo senza fine.
    Nel mondo della new economy la valutazione di una start up (due diligence) è sicuramente molto complessa, perché il mercato online ha la particolarità non da poco di non avere ancora una storia alle spalle, si tratta di modelli di business ancora inesplorati e il margine di errore è molto elevato. Quanti utenti raggiungi e quanti sei in grado potenzialmente di raggiungere? E una volta quantificato questo dato, che valore economico bisogna assegnargli? Una valutazione eccessivamente ottimistica potrebbe in breve tempo creare una forte disparità fra gli utili reali della società e il valore delle azioni. In parole povere, una bolla finanziaria.

    economia-soldi-finanza-banche-DIEconomia, finanze

     

     

     

     

     

     

     

    Facebook: modello di business sopravvalutato?

    Il 18 maggio del 2012 Facebook è stata quotata in borsa. Il titolo valeva 38 dollari al momento della quotazione, oggi, a poco più di un anno di distanza, è scambiato per 26 dollari: una perdita del 31%. Nello stesso anno i ricavi dell’azienda di Zuckerberg hanno raggiunto i 5,1 miliardi di dollari, facendo registrare un utile netto di 53 milioni. Parte dei ricavi viene ovviamente reinvestita e non figura come utile netto, ciò nonostante stiamo parlando di numeri che, ben lontani da stime e previsioni, non possono certo tranquillizzare gli investitori. Questo proprio a causa dell’eccessiva valutazione dello scorso anno. Ora la domanda sorge spontanea: sarà mai capace Facebook di “sostenere” una simile aspettativa di mercato?

    Facebook, datacentre
    Uno dei datacentre di Facebook, Lulea (Svezia)

    I ricavi di Facebook

    Pubblicità, ovvero inserzioni a pagamento e post sponsorizzati (poco meno del 90% dei ricavi), ma anche giochi online “free-to-play” come ad esempio Farmville. Si tratta di giochi gratuiti prodotti dalla società Zynga i cui ricavi sono rappresentati da una serie di limitazioni al gioco che gli utenti possono scegliere di oltrepassare spendendo soldi reali. Circa il 10% delle entrate di Facebook arrivano proprio dai giochi Zynga.

    Senza contare il valore commerciale di ogni singolo utente attivo sul social network. Non bisogna dimenticare, infatti, che ognuno di noi lavora quotidianamente per Facebook palesando le proprie preferenze e facendo quindi risparmiare alle aziende che faranno pubblicità tutta quella parte di lavoro dedicata alle strategie marketing e alle ricerche di mercato per riuscire ad indirizzare i propri messaggi pubblicitari direttamente alle persone potenzialmente interessate all’acquisto. È naturale che pubblicizzare schiuma da barba rivolgendosi ad un soggetto glabro non è il massimo del marketing… Per questo motivo le aziende hanno sempre lavorato sodo per portare a termine ricerche di mercato su vasta scala e centrare i loro obiettivi. Oggi per un’azienda fare pubblicità su Facebook singifica bypassare il problema, e questo grazie al “lavoro” non retribuito svolto da milioni di utenti.

    Il futuro

    web
    1999 – LA CLASSIFICA DEI SITI PIU’ VISITATI DEL MONDO: QUANTI SONO ANCORA IN VOGA?
    1. Broadcast.com
    2. Mp3.com
    3. Amazon.com
    4. Den.com
    5. Espn.com
    6. Cnet.com
    7. Tripod.com
    8. Imagineradio.com
    9. Onebox.com
    10. Artmuseum.net
    11. Pseudo.com
    12. E-Trade.com
    13. Hsx.com (Hollywood Stock Exchange)
    14. Askjeeves.com
    15. Feedmag.com
    16. Cnn.com
    17. Dealtime.com
    18. Kodak.com
    19. Thesync.com
    20. Ebay.com

    Fare previsioni su quello che potrà essere il futuro di Zuckerberg e compagni non è ovviamente possibile. Quel che è certo è che siamo ancora in una fase in cui l’azienda è considerata giovane e quindi ancora con ampi margini di miglioramento (e quindi “profittabile” per chi ne acquista le azioni). Gli utili di Facebook potranno crescere vertiginosamente nei prossimi anni e raggiungere le stime fatte al momento dell’entrata nel mercato azionario… Oppure no. E questo significherebbe guai per la “f” più celebre del mondo.
    D’altronde la caratteristica principale della new economy è proprio la velocità impressionante con cui le cose cambiano, anche drasticamente. Si può citare il caso di MySpace (oggi acquistata dal cantante Justin Timberlake che sta provando a rilanciarla), celebre social network della musica soppiantato completamente nel giro di pochi mesi da nuovi servizi come soundcloud.com. Il box qui accanto mostra la lista dei siti più visitati a livello mondiale nel 1999… Non è certo passato un secolo, eppure ben pochi di questi siti oggi vantano ancora numeri importanti. Molti sono addirittura scomparsi. Inutile dire che ciò potrebbe anche accadere a Facebook e in quel caso le stime fatte nel 2012 impiegherebbero pochi mesi per sgretolarsi facendo precipitare il valore delle azioni ed esponendo l’azienda americana al rischio crack.
    Zuckerberg da tempo dichiara che il futuro del suo sociial network è nel mobile. La metà degli utenti iscritti, infatti, accede a Facebook da dispositivi mobili. Il lancio di Facebook Home va proprio in questa direzione. Il giovane enfant prodige, quindi, è pienamente convinto di riuscire a mantenere la sua creatura come primo riferimento per quanto riguarda il mondo dei social network ancora per molti anni. In questo senso va letta anche la decisione di acquistare Instagram, social network basato sulla condivisione di immagini, per una cifra vicina al miliardo di dollari (al momento dell’acquisto Instagram contava ben… 13 dipendenti).
    Solo il tempo potrà dargli ragione. In caso contrario, ci ritroveremo davanti all’ennesima bolla finanziaria, senza sconti per nessuno.

     

    Giorgio Avanzino

  • Violenza sulle donne: il corto ‘Nella tasca del cappotto’

    Violenza sulle donne: il corto ‘Nella tasca del cappotto’

    violenza-donneEra un mangiatore di belle principesse / centinaia e centinaia nella sua pancia ne aveva già messe“. Con questi versi viene presentato al pubblico il nuovo progetto di Marco di Gerlando, regista genovese specializzato nel lavoro con l’infanzia. Il corto che si appresta a realizzare, dal titolo Nella tasca del cappotto affronta la purtroppo attuale tematica della violenza domestica.

    La casa di produzione di Marco, l’indipendente MDG Produzioni, ha già ottenuto per questo progetto il patrocinio del Municipio Centro Est e il supporto di associazioni che operano nell’ambito dell’antiviolenza sul territorio regionale e nazionale.

    Il cortometraggio sarà girato a Genova nel novembre 2013 e il suo autore è alla ricerca di sponsor e finanziatori che vogliano contribuire alla sua realizzazione. Per contattare Marco di Gerlando si può inviare una mail a mdgproduzioni@libero.it.

    Guarda il video promo del corto

  • Giornata nazionale dell’arte contemporanea: il bando di Satura

    Giornata nazionale dell’arte contemporanea: il bando di Satura

    arte-arti-visive-tramonto-RMLa galleria d’arte Satura, con sede in piazza Stella (centro storico di Genova), aderisce alla nona edizione della Giornata del contemporaneo promossa da Amaci – Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani – e che si terrà il 9 ottobre 2013.

    Lo spazio partecipa con la rassegna d’arte ContemporaneaMENTE, un’esposizione di artisti selezionati tramite bando: chi desidera partecipare può farlo entro venerdì 30 agosto 2013 con un’opera a tema libero le cui dimensioni massime siano 100 x 120 cm (arte visiva) o 80 x 80 x 150 (scultura). La candidatura va inviata all’indirizzo mail info@satura.it, con foto .jpeg dell’opera e didascalia.

    Gli artisti selezionati saranno contattati dalla segreteria di Satura per formalizzare l’iscrizione.

    [foto di Roberto Manzoli]

  • Favole per bambini personalizzate: il progetto di Anna Morchio

    Favole per bambini personalizzate: il progetto di Anna Morchio

    chicoloLe mamme leggono le favole ai loro bambini per farli addormentare: un concetto semplice, che ha riguardato la prima infanzia di quasi tutti noi. A volte, tuttavia, ci sono mamme che preferiscono non affidarsi ai vari Walt Disney, Fratelli Grimm e compagni, ma scelgono di inventare loro stesse le fiabe da raccontare.

    Il progetto creativo di Anna Morchio (grafica e creativa genovese) è iniziato così, come lei stessa ci racconta: «Ho due bambini e ho compreso fin da subito che il sistema più veloce per avere la loro attenzione e farmi ascoltare è raccontare storie: prediligo le fiabe inventate sul momento, come faceva mia madre con me, ricordo che narrava a me e mio fratello alcuni grandi capolavori della letteratura “riadattati” perché potessimo capirli. In seguito ho iniziato a scrivere alcune storie e a proporle agli editori: inizialmente non ho ricevuto risposte, poi una casa editrice mi ha proposto la prima pubblicazione. La scrittura mi è sembrato un buon metodo perché le storie che inventavo non andassero perdute, potessero rimanere conservate».

    Da qui nasce La Bottega delle Favole, un progetto che coniuga la narrativa per l’infanzia e le potenzialità del digitale. Le fiabe infatti vengono proposte in forma scritta (.pdf ed .epub, consultabili online o stampabili) e in .mp3. «Ho diversi amici che si sono offerti di illustrare, leggere o musicare le mie favole, o di aiutarmi a scriverne di nuove. Inoltre una mamma di origine canadese mi sta aiutando per la traduzione in inglese delle fiabe, così che possiamo offrire un servizio bilingue. La mia priorità al momento è ampliare la rete di contributi, soprattutto da parte di genitori che non vogliono veder perse le fiabe che raccontano ai propri figli. In secondo luogo sto sviluppando il filone parallelo delle fiabe personalizzate: uno dei miei primi esperimenti è stato con un’amica, a cui ho proposto di realizzare delle fiabe-bomboniere per i Sacramenti dei suoi figli – in sostituzione alle bomboniere tradizionali – con storie in cui loro stessi fossero i protagonisti. In seguito, grazie anche alla mia esperienza di allieva in corsi di improvvisazione teatrale, ho realizzato alcuni laboratori di inventafavole in cui gli stessi bambini contribuivano attivamente alla creazione delle fiabe. Ho per esempio partecipato al Nininfestival di Bogliasco e presto saranno online le fiabe lì prodotte».

    Il progetto futuro di Anna è di creare un’associazione dedicata all’espressività e creatività infantile: «Al momento è solo un’idea, ma insieme ad altre due mamme vogliamo attivare iniziative per i nostri figli e altri bambini. Siamo anzitutto alla ricerca di una sede, per questo teniamo sempre d’occhio le vostre inchieste sui beni immobiliari pubblici attualmente in disuso, per capire se ci può essere qualcosa attinente alle nostre possibilità».

    Le favole di Anna si possono consultare e acquistare sul suo sito web. Fino alla fine di settembre, chiunque contatti Anna per chiedere informazioni od offrire la propria collaborazione, avrà in promozione le prime 3 favole gratuitamente.

    Marta Traverso