Autore: erasuperba

  • Provincia di Genova, spending review: centri di formazione a rischio

    Provincia di Genova, spending review: centri di formazione a rischio

    lavoro-geometra-architetto-DII tagli al bilancio ed i vincoli imposti dal patto di stabilità stanno mettendo in ginocchio le Province italiane compromettendone lo svolgimento di importanti funzioni. «La capacità di investimento delle Province è crollata di oltre il 44% in soli 5 anni», lancia l’allarme il presidente dell’UPI (Unione Province Italiane), Antonio Saitta. Il risultato di tali scelte è il progressivo impoverimento del tessuto economico dei territori. A farne le spese sono l’indispensabile opera di manutenzione e messa in sicurezza di strade e scuole, la gestione dei servizi di orientamento e politiche per il lavoro, la pianificazione della formazione professionale e delle attività connesse.
    «Bisogna abbandonare la strada dei tagli lineari, prevedendo, al contrario, dei criteri che tengano conto dei diversi ruoli e delle funzioni svolte nelle diverse Regioni – sottolinea Saitta – Anche perché le Province hanno già avviato una operazione importante di riqualificazione della spesa: dal 2008 ad oggi il nostro livello di spesa corrente, quella cioè più rigida, destinata al pagamento degli stipendi del personale ed alla gestione ordinaria della macchina amministrativa, è scesa di ben oltre il 12%. Non ci sembra ci siano altre istituzioni che abbiano fatto lo stesso, anzi, nel resto della Pubblica amministrazione questo capitolo continua a salire».

    A proposito della ripartizione dei tagli, l’impostazione iniziale non teneva conto della gestione dei fondi vincolati per le funzioni delegate regionali. Si è così venuta a creare una situazione insostenibile, in particolare per quegli enti, come le Province liguri, che svolgono alcune funzioni non finanziate con risorse proprie, ad esempio per quanto concerne i rifiuti, il trasporto pubblico locale, la formazione professionale.
    «La Provincia di Genova svolge più funzioni delegate dalla Regione Liguria – spiega il Commissario Straordinario, Piero Fossati – Sul bilancio 2013 che non arriva a 150 milioni di euro complessivi, finché non sarà varato un provvedimento correttivo come promesso dal Governo, avremo un taglio di 26,9 milioni. Sul bilancio 2012, invece, la sforbiciata è stata di 11 milioni. Mi auguro vivamente che il documento venga predisposto al più presto per dare un po’ di ossigeno alla Provincia. Probabilmente l’emanazione dell’atto slitterà a dopo le elezioni politiche – aggiunge Fossati – se la riduzione delle risorse si assestasse sotto i 20 milioni riusciremo a recuperare il denaro per pagare gli stipendi e le rate dei mutui».

     

    LE RIPERCUSSIONI SUL TERRITORIO GENOVESE E SUI CENTRI PROVINCIALI DI FORMAZIONE PROFESSIONALE

    lavoro-ingegnere-geometra-appaltoL’ISTITUTO TRUCCO

    Una drastica riduzione della spesa, in tutti i casi, è inevitabile. Per quanto riguarda le politiche per il lavoro una prima conseguenza è la recente chiusura del Centro Provinciale per l’Impiego di Nervi.
    Sul fronte della formazione professionale la prossima struttura destinata a chiudere i battenti è l’Istituto “Luciano Trucco” di Bolzaneto, uno dei 2 Centri Provinciali di Formazione Professionale (l’altro è l’Istituto “Altiero Spinelli” di Molassana).
    Con la Legge regionale 52/1993 “Disposizioni per la realizzazione di politiche attive del lavoro” la Regione Liguria ha attribuito le funzioni in materia di formazione e orientamento professionale alle Province. E con appositi provvedimenti ha trasferito ad esse i Centri di Formazione, unitamente al personale in servizio, i beni mobili e le attrezzature.
    «La chiusura del Trucco era prevista a partire dal 1 febbraio 2013 – spiega Giuseppe Scarrone, dirigente della Direzione Politiche formative e del lavoro della Provincia di Genova – ma visto che vi sono delle attività formative che devono ancora concludersi, per non creare disagio all’utenza, si è deciso di posticipare la chiusura a giugno-luglio 2013».
    Attualmente sono 3 i corsi in via di svolgimento presso il centro di Bolzaneto: 1 “meccanico” (l’unico percorso triennale, 16 allievi giunti al 3° anno); 1 “ascensorista” (corso biennale, in collaborazione con l’Istituto Don Bosco); 1 “saldatura-meccanico”.

    Il Centro Trucco trae le proprie origini dal vecchio “Centro Metalmeccanico” sito in Via Fillak a Certosa, fondato nel dopoguerra e gestito dall’INAPLI, Istituto Nazionale Addestramento Lavoratori Italiani (ente emanazione del Ministero del Lavoro preposto alla formazione dei lavoratori del ramo industriale) che lo gestì fino alla creazione, nel 1970, delle Regioni a Statuto Ordinario. Da tale data il Centro viene trasferito alla Regione Liguria e nel 1983 viene traslocato nell’attuale sede di Via Pastorino 32 a Bolzaneto, in locali più spaziosi e funzionali.
    Parliamo di una struttura all’avanguardia che si sviluppa su quasi 4000 mq di superficie, dotata di una decina di laboratori per esercitazioni pratiche ed altrettante aule attrezzate per la teoria. «Il volume medio della formazione erogata si aggira intorno alle 9000 ore/anno, con un indice di produttività estremamente elevato – si legge sul sito della Provincia di Genova – Nell’anno 2004 il Centro Trucco ha erogato circa 9200 ore di formazione a circa 640 allievi».

    «Nell’istituto oggi lavorano in media circa 7-8 insegnanti a contratto (liberi professionisti con partita Iva) e una dozzina di dipendenti della Provincia, sopravvissuti al processo di “svuotamento” – racconta un professore che da trent’anni insegna al Trucco – A questi ultimi è stato annunciato che saranno trasferiti in altre strutture provinciali. Fino al 2008-2009 c’erano almeno una ventina di insegnanti liberi professionisti. Ma da 3-4 anni a questa parte è evidente l’intenzione di dismettere il Centro. Al direttore hanno detto di non progettare più altri corsi. L’indirizzo prevalente è quello di affidare la formazione professionale agli enti privati accreditati e finanziati con contributi pubblici».
    Inoltre, circa 7 anni fa «È stata eseguita un’importante ristrutturazione dell’edificio con un significativo esborso economico», ricorda il professore. «L’edificio, almeno di recente, è stato interessato da un’opera di manutenzione e non da una vera e propria ristrutturazione – risponde Giuseppe Scarrone, dirigente della Direzione Politiche formative e del lavoro della Provincia – In particolare, è stato sistemato l’ultimo piano, dato in affitto ad un altro ente privato, lo IAL Liguria, che a breve dovrà trovare una nuova sede. L’ultima ristrutturazione risale a più di dieci anni fa. Comunque è una struttura in buone condizioni, assolutamente a norma per quanto riguarda le misure di sicurezza e gli standard di qualità previsti dalle normative».

    «Il centro di Bolzaneto è quello più attrezzato nell’area genovese – sottolinea il professore, che preferisce mantenere l’anonimato – con dei laboratori di saldatura e meccanica efficienti, dotati di un gran numero di macchinari moderni e funzionali, due laboratori elettrici unici in tutta Genova, utilizzati per il corso ascensoristi in collaborazione con l’Istituto Don Bosco». Indubbiamente, come riconosce lo stesso dirigente, Giuseppe Scarrone «Sono spazi con attrezzature specifiche per lo svolgimento di alcune attività formative che, nell’ambito di Genova e Provincia, altri soggetti non possono vantare. I punti di forza sono i laboratori di meccanica, saldatura e ascensoristica».
    «Adesso che l’istituto Trucco è stato svuotato, ovviamente appare una spesa inutile – aggiunge il professore – Dietro, però, c’era un preciso disegno per arrivare a questo punto. Secondo me perdere una simile eccellenza configura uno sperpero di denaro pubblico».
    Quale sarà il destino dei quasi 4000 mq del centro di Bolzaneto? Saranno svenduti al miglior offerente? «Venduti, affittati, le possibilità sono molteplici – spiega Scarrone – D’altra parte, la Provincia sta attuando una dismissione dei propri beni immobiliari».
    «Siamo ben coscienti del valore dell’Istituto Trucco – afferma il Commissario Straordinario della Provincia di Genova, Piero Fossati – e dei risultati conseguiti finora dai Centri Provinciali di Formazione Professionale. Stiamo ragionando affinché il Trucco possa continuare a svolgere la sua funzione anche in futuro, magari attraverso un affidamento agli organismi formativi convenzionati con la Provincia, dai quali abbiamo già ricevuto un’offerta. Comunque, posso garantire che, anche in caso di affidamento della struttura all’esterno, seguiremo la questione con la necessaria attenzione. L’istituto di Bolzaneto è un patrimonio pubblico e come tale va salvaguardato».

    Val Bisagno, SciorbaL’ISTITUTO SPINELLI

    Il Centro Provinciale di Formazione Professionale “Altiero Spinelli”, sorto nel 1974 presso la sede di Via Emilia come Centro Regionale di Formazione Professionale (C.R.F.P.), dal marzo 2002 è ubicato presso la nuova sede di Ca dè Pitta in via Adamoli 3, che unisce il C.P.F.P. Spinelli al Centro provinciale per l’Impiego della Valbisagno.
    «L’Istituto Spinelli è ancora funzionante ma anch’esso è in via di dismissione – racconta il professore – e come il Trucco, vive una situazione travagliata».
    «Il funzionamento dei Centri Provinciali di Formazione Professionale, ormai da anni, è appeso ad un filo – sottolinea il dirigente della Provincia, Giuseppe Scarrone – oggi gli insegnanti più giovani hanno 50 anni. Senza ricambio generazionale non c’è futuro, eppure, da almeno 15 anni non si fanno investimenti in risorse umane. Lo Spinelli va avanti finché la struttura regge, mantenendo un profilo ridoto all’osso, sia a livello di forza lavoro che di spese».
    Ma per fortuna si tratta di un edificio decisamente più piccolo rispetto al Trucco e dai costi di gestione ancora sostenibili, almeno per ora. Attualmente al suo interno stanno terminando 2 percorsi triennali (2° e 3° anno): 1 “idraulico”, 1 “meccanico” (che si concluderà a giugno 2014), per un totale di 35 allievi; inoltre è attivo 1 corso “montaggio scafo” (che si svolge presso l’Istituto Nautico).
    Dunque ancora un anno e poco più, poi anche per l’istituto Spinelli il futuro sarà un rebus.

    Nel settembre 2001 al Centro Spinelli viene attribuito come sede staccata il C.P.F.P. A.Brodolini di Sarissola (Busalla), chiuso qualche mese orsono. «I corsi di formazione attivi a Busalla erano ben pochi – spiega Giuseppe Scarrone – Di fatto il centro svolgeva soprattutto una funzione di sportello sul territorio, occupandosi della distribuzione di bollini agli idraulici, del ritiro della documentazione di avvenuta revisione di alcuni impianti (ad esempio le caldaie), del rilascio delle licenze di pesca, ecc. Secondo le intenzioni dei Comuni della zona dovrebbe continuare a svolgere il medesimo ruolo».

     

    IL RUOLO DEI CENTRI PROVINCIALI, IL RUOLO DELLA PROVINCIA NELLA FORMAZIONE PROFESSIONALE

    «La Provincia promuove attraverso i propri Centri Provinciali di Formazione Professionale la formazione e l’elevazione professionale al fine di: rendere effettivo il diritto al lavoro e alla sua libera scelta; favorire la crescita della personalità dei lavoratori attraverso l’acquisizione di una cultura professionale». Così si legge sul sito web della Provincia di Genova che aggiunge: «L’offerta di formazione professionale è differenziata secondo le esigenze formative che ciascuno può avere nei diversi periodi della vita. In genere le attività formative sono organizzate da Enti o Centri Provinciali accreditati dalla Regione Liguria e sono cofinanziati con il Fondo sociale Europeo (Obiettivo 2 “Competitività regionale e occupazione” 2007-2013) o con Fondi regionali».

    lavoro-artigiano-artigianato-falegname-DI«La Provincia ha sempre difeso l’esistenza dei Centri Provinciali sottolineandone l’importanza per il territorio – ribadisce Giuseppe Scarrone – Ma c’è un movimento d’opinione a livello nazionale e regionale che, al contrario, spinge in un’altra direzione: la Provincia, in merito alla formazione, deve svolgere solo un ruolo di programmazione senza gestirla in maniera diretta, bensì affidandola ad enti privati in convenzione con il pubblico».
    Con la Legge regionale 18/2009 “Sistema educativo regionale di istruzione, formazione e orientamento” viene sancito tale indirizzo. L’articolo 6, comma 2, specifica le funzioni delle Province, le quali «Concorrono con la Regione agli atti di programmazione e di indirizzo relativi alla formazione professionale e sono titolari delle funzioni relative alla pianificazione, organizzazione e gestione delle attività formative ad eccezione di quelle direttamente esercitate dalla Regione».
    L’articolo 20 entra nel merito «Le attività di formazione professionale sono realizzate: mediante affidamento a organismi formativi accreditati, nei casi in cui l’attività formativa sia finanziata, anche parzialmente, con contributi pubblici e sia conforme agli standard di cui all’articolo 60; mediante riconoscimento dell’attività formativa svolta da organismi di formazione, ancorché non accreditati, nei casi in cui essa non usufruisca di alcun finanziamento pubblico e sia conforme agli standard di cui all’articolo 60; mediante affidamento ad imprese che, con il contributo finanziario pubblico, svolgono attività di formazione continua di cui all’articolo 45 rivolta al personale di appartenenza o finalizzata all’inserimento lavorativo nella propria organizzazione aziendale, sulla base di accordi specifici».

    «La formazione professionale si definisce un sistema pubblico a convenzionamento – afferma il dirigente della Provincia – Le attività formative, anche se gestite da enti privati, sono totalmente gratuite perché si fondano su risorse economiche messe a disposizione dal pubblico».
    Nel prossimo futuro, però, con le pesanti sforbiciate previste dalla spending review, sarà ancora possibile garantire il mantenimento di questo sistema di convenzioni e, di conseguenza, le opportunità offerte dalle attività formative?
    «È del tutto evidente che per continuare a promuovere certe iniziative occorre che tutti, Comuni, Regione, Province, facciano la loro parte», precisa il Commissario Piero Fossati.

    «La capacità di assorbimento della formazione professionale è ben diversa da quella scolastica – aggiunge Scarrone –Considerando tutti gli enti convenzionati (dai Salesiani alla Scuola Edile) parliamo del coinvolgimento di un migliaio di giovani su un totale di 30 mila ragazzi in età da scuola superiore. In pratica gli utenti della formazione professionale rappresentano il 5% del totale. Ma le attività formative promosse dalla Provincia sono un servizio fondamentale che nel recente passato ha consentito a tanti giovani di trovare un lavoro».
    Non si tratta di numeri giganteschi, tuttavia «I Centri Provinciali rappresentano un’opportunità significativa – continua il dirigente della Provincia – fornendo un’alternativa alla dispersione scolastica ed una risposta al disagio dei giovani che non si trovano bene nella Scuola Professionale dove, rispetto ai Centri, si svolge minore pratica lavorativa».

     

    IL RUOLO DEI PRIVATI, IL FUTURO DELLA FORMAZIONE PROFESSIONALE

    lavoro-contratti-business-agentiNella formazione professionale il ruolo del privato è sempre stato preponderante, come racconta Giuseppe Scarrone «I primi a promuovere delle attività formative sono stati gli enti religiosi, ad esempio i Salesiani. Nel periodo del boom economico (anni ’60) si sono sviluppate le Scuole Professionali perché c’era una forte richiesta di operai. In seguito, alla formazione professionale di ispirazione religiosa, si sono aggiunti gli enti privati riferibili alle varie sigle sindacali, alle associazioni di categoria, ecc. E sono quelli che tuttora lavorano in convenzione con il pubblico».

    «Da almeno 10 anni a questa parte il ruolo dei Centri Provinciali è residuale – sostiene il dirigente della Provincia – Circa il 90% delle attività formative, infatti, sono sviluppate da soggetti privati. Nello stesso tempo, la capacità di investimento della Provincia è crollata. Il risultato finale è che i Centri sono stati “svuotati” e nessun insegnante è stato più assunto».
    Oggi, a prescindere dai tagli, queste strutture sono in affanno «E determinate scelte sono comunque necessarie – sottolinea Scarrone – Nelle Province di Savona ed Imperia i Centri Provinciali sono già stati chiusi. La tendenza ormai è inevitabile».

    Eppure ci troviamo di fronte ad una vera e propria contraddizione «L’Unione Europea ci chiede di puntare su scuola e formazione di qualità – ricorda Scarrone – In Italia attraversiamo un periodo in cui per gli enti locali è impossibile fare investimenti. E così rischiamo di rimanere al palo».
    Dall’altro lato la politica nazionale sembra dimenticarsi dell’importanza di alcuni tematiche particolarmente sensibili per i cittadini. La campagna elettorale per le imminenti elezioni politiche è entrata nel vivo e si infiamma sempre più, giorno dopo giorno. Nonostante ciò parole quali Lavoro e Formazione, almeno finora, sono state pronunciate con il contagocce.

     

    Matteo Quadrone

  • Cucito creativo a Genova: lana sui monumenti, come partecipare

    Cucito creativo a Genova: lana sui monumenti, come partecipare

    yarn-lana-alberiL’immagine che vedete ritrae un’installazione realizzata a Israele dall’artista Alona Zloof, in occasione di una biennale tenutasi nel 2012.

    Un esempio di ciò che avverrà a Genova dal 21 marzo al 1 aprile 2013, quando alberi, statue, monumenti ed edifici della città saranno rivestiti di lana e filati nella performance Yarn bombing – Intrecci urbani.

    L’iniziativa è organizzata dal Comune di Genova, in collaborazione con Porto Antico di Genova SpA e Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura. Terminato il periodo di installazione, i filati verranno utilizzati come imbottitura per trapunte e distribuiti a senzatetto e strutture di ricovero per animali.

    In tutta la città sono attivi laboratori di cucito creativo, dove chiunque può portare lana che non utilizza e anche prendere parte ai gruppi di lavoro per la realizzazione dei filati. L’elenco dei punti in città (e il numero di telefono per contattarli) è disponibile sul sito Genova Creativa. In alcuni gruppi è possibile partecipare liberamente, mentre per altri è richiesta l’iscrizione all’associazione o circolo di riferimento.

    Per ulteriori informazioni è possibile inviare una mail a intrecciurbani@comune.genova.it.

  • Italia Nostra, Genova: cercasi volontari per la difesa della città

    Italia Nostra, Genova: cercasi volontari per la difesa della città

    genova-castelletto-veduta-DISabato pomeriggio si è tenuta nel centro storico la riunione annuale della sezione genovese di Italia Nostra. Un’occasione per fare il bilancio delle attività portate a termine dell’associazione nel 2012 – osservazioni al PUC, monitoraggio del litorale, difesa delle aree verdi urbane e dei parchi storici -, ma anche per fare il punto sulle tante questioni ancora aperte in tema di salvaguardia di beni culturali e naturali sul territorio genovese.

     

    Le attività di controllo e la “chiamata alle armi”…

    Per quanto riguarda il litorale, per esempio, il gruppo di lavoro dedicato ha monitorato e censito l’intera porzione di costa antistante Corso Italia, segnalando la realizzazione di nuovi volumi lungo la spiaggia. Adesso però sarebbe necessario effettuare dei controlli presso gli uffici comunali per capire se sono state ottenute le necessarie concessioni a costruire, ma mancano le forze all’interno dell’associazione per svolgere questo compito.

    Il problema dei controlli e della mancanza di risorse per effettuarli viene ribadito anche da Gabriella Pedemonte, responsabile del gruppo del verde, che sottolinea: «Il Regolamento del Verde è di difficile applicazione. Ci vorrebbe la sorveglianza di un nucleo specifico dei vigili urbani, ma non c’è». Il regolamento adottato dal Comune nel 2012, infatti, prevede dettagliatamente norme, divieti e sanzioni per difendere il verde urbano, ma sarebbe necessario accertare con maggiore rigore che esso venga rispettato.

    Per questa ragione prosegue l’iniziativa “100 sentinelle sul territorio”, che ha l’obiettivo di creare un gruppo di cittadini sensibili alle tematiche dell’ambiente e dei beni culturali – soci e non soci di Italia Nostra – che siano in grado di riconoscere e segnalare le problematiche presenti sul territorio. Per questa ragione è stata creata una Guida Pratica di Intervento in cui vengono spiegate alcune nozioni e procedure per verificare che non vi siano abusi o violazioni di legge a danno dell’ambiente e del patrimonio naturale e artistico della nostra città. La guida spiega, per esempio, quali informazioni devono essere presenti su un cartello di cantiere, quali edifici possono essere considerati storici e quindi sottoposti a vincoli, quali uffici pubblici contattare per chiedere chiarimenti.

    Il progetto, per il momento, riguarda il Comune di Genova, ma, ha detto Andrea Bignone, responsabile del gruppo urbanistica, «intendiamo farlo diventare un progetto di tutta la regione».

     

    I risultati di Italia Nostra

    Negli ultimi due anni la sezione genovese di Italia Nostra ha lavorato a lungo sul Piano Urbanistico Comunale (PUC) proponendo diverse modifiche. Gli aspetti su cui si è concentrata l’attenzione del gruppo urbanistica sono stati le grandi opere (Gronda e Terzo Valico) e la salvaguardia dell’identità dei quartieri, in particolare del centro storico. Con l’insediamento della nuova giunta Doria, che intende rivedere il PUC, si sono ottenuti i primi risultati. Infatti, benché non siano state accolte le osservazioni su Gronda e Terzo Valico, vi è stato un incontro con l’assessore Bernini che si è detto disponibile ad un confronto sugli altri punti.

    «Nei centri storici – ha detto il responsabile Andrea Bignone – non è la singola casa da conservare, ma i quartieri nella loro identità, poiché costituiscono una delle caratteristiche fondamentali della nostra città». Inoltre gli edifici da salvaguardare non sorgono soltanto nel centro storico. Bignone racconta che «nell’ultimo tratto del quartiere Coscia a Sampierdarena c’è una torre saracena. Eppure nell’area in cui sorge non viene impedita la demolizione e la ricostruzione». Ciò significa che la torre potrebbe scomparire in caso si decidesse di creare nuovi edifici.

    Italia Nostra si è mossa anche sul fronte del verde pubblico, delle ville e dei parchi storici, seguendo le problematiche del restauro dei Parchi di Nervi e riuscendo ad impedire che Valletta Carbonara a San Nicola venisse lottizzata e venduta ai privati. Ancora una volta è stata denunciata la mancanza di un Piano del Verde a Genova, che invece esiste in altri grandi centri urbani come Torino e Firenze. «La città – ha detto la responsabile del gruppo del verde Gabriella Pedemonte – ha solo un piano cementizio, ma non ha un piano del verde». Questa mancanza mette in grave pericolo i pochi spazi ancora esistenti di verde pubblico come il Bosco dei Frati e Parco Serra in via Galata, aree appetibili per la costruzione di nuovi parcheggi. «Non potendosi estendere oltre una certa linea della città – ha detto Pedemonte – molti progetti si riversano al suo interno».

    Di fronte a questa brama di spazi in cui realizzare nuovi edifici e parcheggi Italia Nostra rappresenta un baluardo per garantire la difesa del territorio, ma il suo compito sta diventando particolarmente gravoso, soprattutto per la mancanza di strumenti e risorse efficaci.

     

    Federico Viotti
    [foto di Diego Arbore]

  • Roberta Lanzino, ragazza: un fumetto contro la violenza alle donne

    Roberta Lanzino, ragazza: un fumetto contro la violenza alle donne

    lanzino-ragazzaUPDATE! Evento rinviato a giovedì 14 febbraio, ore 19

    Lunedì 11 febbraio (ore 18) presso la Libreria Finisterre di piazza truogoli di Santa Brigida ha luogo la presentazione di Roberta Lanzino ragazza, graphic novel di Celeste Costantino e Marina Comandini, Round Robin edizioni, con la prefazione dello scrittore Carlo Lucarelli (che si occupò del caso nella sua trasmissione Blu Notte su Raitre) e la postfazione di Francesco Forgione, ex presidente della commissione Antimafia

    Sinossi
    Roberta Lanzino ha 19 anni, vive con la sua famiglia a Rende (provincia di Cosenza), è una studentessa universitaria al primo anno, studia Scienze economiche, è bella e ha un Sì della Piaggio di colore blu.

    È il 26 luglio del 1988 e Roberta, proprio con il suo motorino, va verso la casa al mare. Indossa dei jeans blu, una maglietta rosa salmone e gli occhiali da sole. Per questioni di sicurezza, Roberta imbocca una strada secondaria. Purtroppo perde l’orientamento, si smarrisce. Due uomini con una Fiat 131 le stanno alle calcagna e al momento giusto le tagliano la strada, la violentano, la colpiscono senza pietà al collo e alla testa con un coltello, conficcandole poi in gola una spallina per strozzare le urla. Muore soffocata, Roberta.

    Il suo corpo viene ritrovato alle 6.30 del mattino dopo. Le indagini partono subito ma la verità arriverà soltanto nel 2007. Questa è una storia di violenza, di morte, di ’ndrangheta.

    Dialogano l’autrice Celeste Costantino (candidata per Sinistra ecologia e libertà alle elezioni politiche del 24/ 25 febbraio 2013) e Silvio Ferrari.

    Ingresso libero.

  • Cinema a Genova: film gratis a Voltri, la programmazione

    Cinema a Genova: film gratis a Voltri, la programmazione

    cinemaL’associazione Ponente che Balla organizza a partire da questa sera, domenica 10 febbraio 2013, l’iniziativa Cineperiferico, una rassegna di film gratis al Mare di Note di Genova Voltri.

    L’evento è organizzato in collaborazione con Mare Di Note e Comitato Provinciale Arcigay Genova L’Approdo.

    Questo il calendario completo dei film.

    Domenica 10 febbraio 2013
    Diaz – Don’t clean up this blood di Daniele Vicari
    Alcuni personaggi – tra cui un giornalista della Gazzetta di Bologna, un’anarchica tedesca, un manager francese, un anziano militante della CGIL – si trovano la notte del 21 luglio all’interno della scuola Diaz, dove la polizia scatenerà l’inferno.

    Domenica 17 febbraio 2013
    Casinò di Martin Scorsese
    Il giocatore d’azzardo Sam “Asso” Rothstein è scelto da una potente famiglia mafiosa di Kansas City come direttore di una casa da gioco di Las Vegas, ma la sua ambizione di diventare un ricco e rispettabile manager è rovinata dalla moglie, avida e infedele, e da un amico gangster.

    Domenica 24 febbraio 2013
    Tommy di Ken Russell
    Il film ripercorre la vita di Tommy, diventato cieco e sordomuto a sei anni dopo aver visto il patrigno che uccideva il padre. Versione cinematografica della prima “rock-opera” della storia della musica, composta da Pete Townsend e gli Who.

    Domenica 10 marzo 2013
    StoneWall di Nigel Finch
    Matt Dean, un ragazzo gay, viene a vivere a Manhattan nel 1969 e si confronta con due realtà: quella allegra e trasgressiva dei travestiti che frequentano il locale e quella della militanza politica degli omosessuali che lottano pacificamente in giacca e cravatta per i loro diritti civili e per l’accettazione da parte della società.

    Domenica 17 marzo 2013
    Milk di Gus Van Sant
    Harvey Milk è omosessuale e insieme al suo compagno Scott apre un negozio di fotografia a San Francisco, che diventa il punto di ritrovo di molti attivisti omosessuali della città. Harvey si candida alla carica di consigliere comunale per una, due e tre volte, finalmente vincendo. Promotore della storica ordinanza sui diritti dei gay e trionfatore sulla Proposition 6, che voleva bandire gli omosessuali dall’insegnamento nelle scuole pubbliche della California, Milk verrà assassinato.

    Domenica 24 marzo 2013
    Come non detto di Ivan Silvestrini
    Mattia è gay e vive questa identità di nascosto dalla sua famiglia. Ha un biglietto per Madrid per raggiungere lì il suo fidanzato, con cui cominciare una nuova vita lontano dall’Italia. Alla vigilia della partenza però Mattia sarà costretto a fare i conti con se stesso e la propria identità. Intorno al tavolo troverà le parole per dirlo e per dirsi.

  • Carnevale 2013: festa di quartiere a Genova Sampierdarena

    Carnevale 2013: festa di quartiere a Genova Sampierdarena

    Via CantoreSabato 9 febbraio festa di Carnevale a Sampierdarena e San Teodoro nell’ambito delle iniziative recentemente organizzate nei due quartieri di Genova, allo scopo di contrastare il degrado e portare alla luce tutte le energie positive che questo territorio è
    capace di esprimere.

    Programma della festa di Carnevale

    L’evento è promosso dal Municipio Centro-Ovest e dal Teatro dell’Archivolto, in collaborazione con Comune di Genova – Assessorato Legalità e Diritti, i CIV Via Cantore e Dintorni, Rolandone e Sampierdarena, l’Associazione Commercianti San Pier D’Arena e tutte le altre associazioni della zona.

    Via Rolando
    Bancarelle della Fiera di Carnevale e Carnevalando 2013 da Sampedenna alle Ande, animazione multiculturale che coniuga la tradizione genovese con quella sudamericana.

    piazza Modena
    Grande parata in maschera, allietata dalle esibizioni musicali della Banda di Sampierdarena e della Bandaneo. Partenza alle 15.30 per dirigersi in Via Rela, Via Cantore, Via Rolando e chiudersi in Piazza Masnata (in caso di pioggia la parata sarà spostata a sabato 16 febbraio).

    Teatro Modena
    Mostra fotografica Com’era il Carnevale a Sampierdarena;
    ore 17, Il cuore di Chisciotte, spettacolo per bambini con Gek Tessaro, che attraverso l’uso di inchiostri, acquarelli, sabbia e una lavagna luminosa, crea una sorta di teatro “disegnato” dal vivo di grande suggestione visiva;
    ore 18, incontro-aperitivo con Bebo Storti e Fabrizio Coniglio, che alle 21 mettono in scena lo spettacolo Banche: un ladro in casa.

    Centro Civico Buranello
    Festa interculturale.

    Circolo Arci 30 giugno
    Creazione di maschere artigianali e ballo in maschera.

    [foto di Diego Arbore]

  • Gruppi genovesi e musica live a Genova: Lele Ravera Band

    Gruppi genovesi e musica live a Genova: Lele Ravera Band

    Nato nel 2007 per iniziativa di Lele Ravera, il progetto inizialmente si configura come tribute band a De André, riscuotendo un successo che gli merita l’inserimento, da parte della Fondazione De André, nell’elenco di band tributo ufficiali: «Sicuramente proporre pezzi di un grande cantautore come De André rende più semplice suonare in pubblico e farsi conoscere, mentre portare pezzi propri è sempre più rischioso» racconta Ravera.

    Successivamente comunque Lele ha cominciato ad aggiungere al repertorio brani scritti e musicati da lui stesso: i temi sono tratti dal quotidiano ma anche da episodi di storia recente come il G8, e ricordano nelle sonorità la scuola genovese.
    Da questi pezzi è stata estratta una demo, intitolata “Immagini”, pubblicata nel 2011 e in breve diventata un vero e proprio album di dieci tracce, pubblicato a fine 2012. Oggi la band si esibisce in concerti che mescolano canzoni di De André a pezzi originali, pensati da Lele e arrangiati in gruppo, e sta portando in giro il nuovo tributo a De André dal titolo “Amico Fragile”.

    lele-ravera-bandLele Ravera: voce
    Chiara Figoli: tastiera
    Giancarlo Marotta: batteria
    Andrea Lo Giudice: basso
    Marco Silanus: chitarra ritmica
    Diego Maresu: chitarra solista

     

     

     

  • Cuoca Gio: blog di cucina, ricette dolci e cake design

    Cuoca Gio: blog di cucina, ricette dolci e cake design

    seitanNegli ultimi tempi non si parla d’altro: dalle top ten in libreria ai programmi tv più seguiti fino ai siti web più cliccati, cucina e ricette sono il trend del momento. Probabilmente una delle “facce buone della crisi”, perché l’impossibilità di riempire i carrelli della spesa come un tempo spinge ad avere una maggiore attenzione rispetto a ciò che si mangia, ai valori nutrizionali e alla provenienza, a come preparare un piatto e così via.

    Allo stesso tempo sono sempre più le persone che scelgono di aprire un blog e renderlo un mezzo per comunicare la propria passione. A Genova abbiamo diversi esempi che vanno in questa direzione, rivolti soprattutto alla diffusione della cucina vegana.

    Un blog più onnivoro è invece quello della genovese Giorgia Bertagna, che nel 2010 ha aperto il suo CuocaGio – Aiuti in cucina e si sta specializzando nella produzione di dolci e nel cake design: «Ho visto amici e amiche che dopo essere andati a vivere da soli non erano in grado di cucinare al massimo un uovo fritto, ho pensato che sarebbe stato utile condividere la mia passione. Il blog mi impegna circa dieci ore la settimana, tra la scelta delle
    ricette, la selezione delle fotografie e la ricerca di piatti semplici, ma diversificati
    ».

    Il suo sogno nel cassetto è aprire un negozio, ma nel frattempo il blog sta trovando una certa notorietà, tanto che qualche giorno fa Giorgia è stata ospite in un programma tv di Sky (Casa Alice, sul canale Alice Tv): «Ho risposto su Facebook all’appello della presentatrice Franca Rizzi, che cercava food blogger. Mai e poi mai, mi sarei aspettata una chiamata, che invece è arrivata! Sono arrivata negli studi e sono stata accolta da una truccatrice e dall’executive producer: ho seguito la registrazione della puntata precedente tramite monitor e poi è toccato a me. Ho eseguito la mia ricetta e mentre mi venivano poste molte domande sul mio blog, sulla mia vita e sulla cucina ligure. Dopo poco, ho dimenticato di essere “in tv” e mi sembrava di essere a casa mia».

    Come si giudica dunque il “fenomeno” della cucina così imperante sui media? «Il fenomeno ha spopolato in quanto ci si può identificare nel protagonista e sapere che si può riprodurre in casa propria la stessa identica cosa, con lo stesso risultato. Sicuramente la crisi ha influito parecchio sul fenomeno, infatti spesso si parla di riciclo di alimenti o di pasti a poco prezzo. Idee utili per risparmiare e l’incitamento ad usare prodotti di stagione e a km zero possono aiutare in un momento così delicato».

    Giorgia dà poi alcuni consigli a chi vuole aprire un blog di cucina: parlare in maniera semplice e chiara, avere almeno una foto del prodotto finale o degli ingredienti, cercare di spiegare dettagliatamente e con ordine, proponendo anche varianti e alternative rispetto alle ricette “classiche”, scegliere piatti secondo la stagionalità e cercare di non prendersi troppo sul serio («di Carlo Cracco ce n’è uno solo!»).

    Infine, una veloce ricetta per un dolce da insegnare a un neofita assoluto della cucina. «Sciogliete il cioccolato tagliato in pezzetti abbastanza piccoli. Fatelo raffreddare continuando a mescolare. Aggiungete la panna a filo e mescolate, poi unite il rum e amalgamate il tutto. Infine, mettete gli amaretti sbriciolati finemente e fate riposare in frigo per circa 15 minuti. Una volta trascorsi, mettete in un piatto un paio di cucchiai di cacao amaro e in un altro lo stesso quantitativo di zucchero a velo. Formate delle palline e rotolatene metà nel cacao e metà nello zucchero a velo. Mettete in frigo per una mezz’oretta e servite».

    Marta Traverso

  • Concorso illustrazione 2013: aperto il bando Disegni al Sole

    Concorso illustrazione 2013: aperto il bando Disegni al Sole

    pennelli-pittura-mostre-arte-d3Sono aperte le selezioni per partecipare a Disegni al Sole, bando di concorso per disegni e illustrazioni in vista della piccola fiera dell’editoria indipendente “Libri al sole”, che si terrà a Celle Ligure dal 5 al 7 luglio 2013.

    Il concorso, giunto alla settima edizione, ha l’obiettivo di valorizzare la capacità dell’illustrazione di affrontare temi di interesse sociale, in particolare ciò che concerne l’incontro con la diversità.

    Tema del bando è appunto Le parole dell’incontro e la scadenza per l’invio delle opere è il 4 maggio 2013.

    Ulteriori info a valecolori@alice.it o al numero 3396780650.

  • Rami e colori dell’autunno: il Salice, il Cornus, il Rubus e i Berberis

    Rami e colori dell’autunno: il Salice, il Cornus, il Rubus e i Berberis

    Salix-albaAnche i rami di alcune particolari varietà di alberi ed arbusti possono avere, da un punto di vista cromatico, un ruolo decisivo nel giardino autunnale.
    Come abbiamo detto per le foglie, anche le colorazioni dei rami diventano particolarmente brillanti in questo periodo dell’anno. Tale evento è dovuto alla maggiore preminenza, a fronte di una riduzione della produzione di clorofilla verde causata dalla diminuzione della durata delle giornate autunnali, di alcuni pigmenti colorati presenti nelle piante. In particolare, le parti degli alberi e degli arbusti che presentano la colorazione più brillante ed accesa sono quelle di crescita recente. Il legno tende infatti, nel tempo, a ricoprirsi di corteccia, ad ispessirsi ed essere quindi meno suscettibile di variazioni cromatiche. Per questa ragione, i giardinieri provvedono, in primavera, a potare in modo rigoroso ed a fondo questi arbusti in modo da avere una cospicua crescita di nuovi getti, dalle brillanti colorazioni autunnali.
    Molte sono le varietà di piante che producono interessanti effetti cromatici nella parte finale dell’anno. Nell’articolo di questa settimana ci soffermeremo, in particolare, sui salici e sui i Cornus, accenneremo poi velocemente anche al Rubus ed ai Berberis.
    Le varietà che descriveremo danno ovviamente il loro meglio utilizzate in gruppi di medio-grandi dimensioni, in contrasto con altre varietà di vegetali quali Helleborus, Narcisissus, ecc… e specie in prossimità di corsi di acqua e laghi che accentuano il particolare cromatismo invernale assunto dalla pianta.

    Salice dSalici

    In generale, i Salici sono piante di medio-grandi dimensioni e sono pertanto adatti a giardini di ampie dimensioni. Il loro effetto è massimizzato soprattutto tramite un loro impiego in gruppi.
    Una delle varietà più spettacolari, dalle accese ramificazioni rosso-arancioni, è il Salix alba, varietà vitellina “Britzensis”. Se viene lasciata sviluppare, la pianta diventa un albero di circa venti metri di altezza. Al fine di ottenere i migliori risultati cromatici e di evitare una crescita eccessiva, si suggerisce quindi di potare questa essenza, ogni primavera, quasi a livello del suolo. Tale tecnica favorisce infatti la formazione di nuovi getti che si tingeranno, nelle stagioni fredde, di accese colorazioni autunnali.
    La varietà di Salice daphnoides presenta invece rami di un intenso colore violaceo, è quindi molto interessante per la particolarità della sua colorazione, inusuale in natura.

    Cornus albaCornus

    I Cornus sono caratterizzati da un minore sviluppo vegetativo rispetto ai Salici. Sono arbusti che, lasciati crescere senza interventi di potature, non si sviluppano oltre i tre metri di altezza. Sono quindi adatti a giardini di medio-piccole dimensioni.
    Il Cornus sericea presenta rami giallo-verdastri acceso. Il Cornus alba produce invece una ramificazione rosso scarlatto. Anche le foglie di questa varietà risultano molto interessanti, in estate, in quanto sono verdi piuttosto chiaro, screziate di bianco. Entrambe le due varietà sopra descritte ben si prestano a rallegrare aree scure o buie del giardino. Infine, la varietà di Cornus albaKesselringii” è invece caratterizzata da lucidi rami viola-nerastri.

    rubus-cockburnianusRubus

    Un’altra varietà di pianta che merita di essere menzionata per la colorazione autunnale delle sue ramificazioni è il Rubus. Il Rubus cockburnianus produce rami biancastri, è un arbusto che può raggiungere dimensioni ragguardevoli, specie se viene lasciato crescere indisturbato. Per questa ragione si adatta al meglio a giardini di dimensioni medio-grandi. Data la colorazione delle ramificazioni, esso dà il suo meglio quando viene utilizzato insieme ed in contrasto con altre varietà di piante dalle colorazioni marroni e grigio scuro. La varietà Goldenvale ha inoltre il pregio di produrre delle foglie verdi chiare, simili alle felci, dall’interessante impatto cromatico nel giardino.

    BerberisBerberis

    Da ultimo, accenniamo velocemente ad un particolare arbusto, presente nei giardini in un grande numero di varietà, il Berberis. Questa pianta cresce spontanea in natura ed è molto frugale, attualmente viene spesso utilizzata nei parchi e nelle aree verdi a scopi ornamentali.
    La citiamo per ultima in quanto essa risulta di notevole interesse sia sotto il profilo delle foglie, che dei frutti e dei rami. Questi ultimi presentano spesso spine, sono tendenzialmente arcuati e reggono mazzetti (detti racemi) di bacche verdi che si divengono rosso acceso o blu intenso (a seconda delle varietà) grazie al freddo autunnale e del primo periodo invernale. Le foglie si tingono poi, in autunno, di accese colorazioni purpuree, specie nella varietà Atropurpurea. Le infiorescenze primaverili sono parimenti riunite in racemi, non molto appariscenti, di colore giallo-verdastro e caratterizzate da una particolare profumazione dolciastra. La pianta può essere utilizzata, a causa della spinosità dei rami, anche per la realizzazione di siepi quasi invalicabili di altezza variabile, fino a tre metri.

    di Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Carnevale 2013 a Genova: festa ai Giardini Luzzati

    Carnevale 2013 a Genova: festa ai Giardini Luzzati

    giardini luzzati 1Venerdì 8 e sabato 9 febbraio 2013 il centro storico di Genova si anima per due serate di festa ai Giardini Luzzati: in programma musica live, gastronomia e laboratori di riciclo per festeggiare il Carnevale 2013.

    Una nuova iniziativa per valorizzare lo spazio, che si sta sempre più ponendo come luogo di aggregazione sociale per i cittadini genovesi e non solo, grazie all’impegno di Giardini Luzzati Nuova Associazione e Il Ce.Sto e le altre realtà che lavorano per riqualificazione e promozione del territorio.

    Questo il programma della Festa di Carnevale ai Luzzati, a ingresso libero.

    Venerdì 8 febbraio

    Musica dal vivo in tutte le vie del Sestiere del Molo, in collaborazione con il CIV di Sarzano e Sant’Agostino: Dj-set di MA NU! From Riviera Gang, con Groovy e Black Music fino a tardi.

    Sabato 9 febbraio

    Ore 15-19: laboratorio di riciclarte a cura di Valentino Menghi, famoso artista del riciclo, che nei suoi incontri mira a sensibilizzare i bambini al riciclo dei materiali vecchi al fine di donare loro una nuova vita.

    Il laboratorio è rivolto ad adulti e bambini, per tutti coloro che vogliono apprendere l’educazione al recupero dei materiali “da buttare”, rivisitati in chiave artistica.

    Al termine, pentolaccia in piazza e merenda per tutti.

    Durante il pomeriggio no stop di FONDI AL FONDO VOL. 3, concerto del Laboratorio Ri-Percussioni Sociali, un evento di autofinanziamento per la ristrutturazione dei fondi di un palazzo popolare al Lagaccio, per trasformarlo in uno spazio musicale pubblico.

    Ore 18-20: Ritmiciclando, performance e jam session di body percussion, canti polifonici e strumenti autocostruiti.

    Ore 20: cena sociale con i piatti dello Chef dei Giardini Luzzati.

    Ore 21.30: Nick Drake Tribute, una rivisitazione in chiave poetico-musicale repertorio del cantautore.

    Dalle ore 22.30: festa in maschera.

    Ore 23: Pasticcio Meticcio, musica popolare.

  • Iit, Istituto Italiano di Tecnologia: una giornata con i ricercatori

    Iit, Istituto Italiano di Tecnologia: una giornata con i ricercatori

    Istituto Italiano di Tecnologia, Genova
    foto di MassimoBrega-TheLighthouse

    L’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), fondazione di diritto privato istituita congiuntamente dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, è uno dei centri di ricerca scientifica più attivi in Italia e rinomato a livello internazionale. Ma cosa sanno i genovesi del centro di Via Morego 30?
    L’istituto – fucina di nuove scoperte, crogiolo di intelligenze nostrane e internazionali- spesso non riceve dalla città l’attenzione che meriterebbe in quanto avamposto di eccellenza nella ricerca scientifica, di cui la nostra nazione è –ahimè- così carente. L’IIT, infatti, salta agli onori delle cronache locali in occasione delle visite da parte di ministri o altre personalità (come di recente i ministri Profumo e Passera, Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere della Sera, e Fabrizio Barca, ministro per la coesione territoriale, in visita lo scorso 29 gennaio 2013). Viceversa, è spesso citato sulle pagine dei giornali nazionali (da Sette, magazine del Corriere, al Sole 24 Ore, ecc.), che ne lodano le brillanti scoperte.

    L’IIT di Genova occupa 1141 persone e può vantare una struttura articolata al suo interno in dieci dipartimenti principali (dalla nanofisica alla robotica avanzata), i quali si occupano di discipline diverse, a coprire la maggior parte dei settori scientifici fondamentali delle scienze tecniche (ingegneria, informatica, ecc.) e della vita (medicina, neuroscienze, biologia). Inoltre, accanto al laboratorio centrale di Genova, si contato altri dieci centri della rete IIT, dislocati su tutto il territorio italiano, dal Trentino alla Puglia. I centri si trovano presso realtà accademiche e scientifiche di eccellenza e sono dotati di personale di ricerca proprio e strumentazione all’avanguardia. Lo staff IIT presenta un’età globale inferiore ai 34 anni, con una presenza forte di profili giovani di ricercatori, e anche i ruoli apicali sono ricoperti da personale con un’età media inferiore ai 50. Dato ancora più rilevante, i ricercatori dell’IIT provengono da circa 50 nazioni diverse.

    Forte l’internazionalità, dunque, ma non solo: infatti, la quota dei ricercatori provenienti dall’estero raggiunge il 42%, di cui il 24% è costituito da stranieri veri e propri e il restante 18% da italiani occupati all’estero e rientranti nel loro paese d’origine. Un dato significativo, in un contesto in cui si parla sempre più spesso di “fuga dei cervelli”.
    Grazie ai successi riscontrati, già nel dicembre 2011 il fund raising per IIT ammontava a ben 40 milioni di euro per i progetti previsti a partire dal 2012, ricavati da finanziamenti pubblici (100 milioni all’anno provenienti dalle casse statali, secondo quanto stabilito dalla Legge 326) e privati. IIT, attivo da fine 2005, è stato creato sul modello tedesco del Max Plank Institut. Ad aggiudicarsi i natali dell’Istituto, proprio Genova, che ha sbaragliato all’epoca la concorrenza di Pisa grazie alla presenza di Ansaldo, Siemens e altre importanti realtà industriali, che l’hanno resa preferibile alla città toscana.

    Abbiamo varcato le soglie dell’IIT e siamo andati a vedere cosa succede dentro i cancelli di Via Morego. Prendendo parte direttamente ad un esperimento

     

    Monica Gori, Istituto Italiano di Tecnologia
    Monica Gori, Istituto Italiano di Tecnologia

    L’ESPERIMENTO

    Dieci persone in totale; l’impegno previsto, di un’ora e trenta minuti: a ogni soggetto viene richiesto di valutare la posizione di suoni (principalmente, ma poi anche di stimolazioni tattili nel braccio) nello spazio e di identificarne la provenienza. Si tratta di un esperimento svolto dalla sezione Robotics, Brain and Cognitive Sciences (RBCS) dell’IIT, nel laboratorio di percezione visivo-tattile (Visuo-Haptic Perception Lab). Ad accoglierci, Monica Gori, ricercatrice post-doc del dipartimento di RBCS, in IIT da ormai 8 anni, cioè praticamente dalla nascita del centro: psicologa tra ingegneri, Monica, dopo il dottorato nel 2004, dal 2006 è entrata a far parte del primo nucleo dello staff IIT. Il suo lavoro si concentra sullo studio delle disabilità nei bambini molto piccoli, in età compresa tra uno e otto anni: all’inizio, racconta la ricercatrice, la sua ricerca si è concentrata principalmente sullo studio del sistema cerebrale del bambino affetto da disabilità di tipo sensoriale (visiva e uditiva) e della percezione che questo soggetto ha del mondo circostante. Adesso il suo lavoro, coordinato dal professor Giulio Sandini, direttore del dipartimento, e svolto assieme a un team di altri professionisti, si concentra sullo sviluppo di sistemi per aiutare il bambino a ridurre il grado di disabilità e recuperare un margine –variabile- di utilizzo del senso danneggiato.

    Ci spiega Monica: «Il nostro progetto consiste nell’approfondire la conoscenza di come diverse modalità sensoriali interagiscono nel bambino e nell’adulto. Al contrario di quanto creduto fino a qualche anno fa, il nostro gruppo di ricerca ha scoperto che fino all’età di 8 anni i bambini non sono in grado di integrare differenti tipi di informazioni sensoriali, ma usano solo una modalità sensoriale alla volta. Ciò permette predizioni sullo sviluppo di bambini con disabilità sensoriali e motorie. L’assenza di comunicazione tra modalità sensoriali nei primi anni di vita, infatti, sembra compromettere lo sviluppo di specifici aspetti percettivi non solo relativamente al canale sensoriale sede della disabilità, ma anche relativamente ad altri canali, a cui viene a mancare il senso ”insegnante”. I primi 3 anni di vita sono gli anni più importanti per lo sviluppo percettivo derivante dal processo di comunicazione tra le modalità sensoriali. Il progetto che stiamo sviluppando in IIT  ha evidenziato finora la necessità di un intervento precoce per ristabilire una comunicazione tra modalità sensoriali. Dopo queste prime scoperte, adesso stiamo valutando la possibilità di sviluppare veri e propri dispositivi in grado di ristabilire il ruolo del senso mancante. Ciò che ci rende orgogliosi -continua Monica- è che noi dell’RBCS siamo stati i primi (contemporaneamente a un solo altro gruppo di ricercatori inglesi) a occuparci di questa tematica».

     

    L’IIT E LA CITTÀ

    Caratteristica del lavoro in IIT, infatti, è quella di non fermarsi alla ricerca (pur indispensabile nella fase iniziali), ma di creare veri e propri macchinari in grado di migliorare la nostra vita. In questo caso, la vita dei pazienti-bambini. Lo stesso lavoro viene svolto dai colleghi del reparto di robotica, sempre all’interno di RBCS, i quali hanno creato macchinari per favorire la riabilitazione di soggetti disabili. Alcuni robot sono già usciti dai cancelli dell’IIT per varcare le soglie di ospedali all’avanguardia, primo tra tutti il Gaslini di Genova.
    Inoltre, sempre a testimonianza di come il lavoro in IIT cerchi un contatto con il mondo civile, va detto che i ricercatori del laboratorio di percezione visivo-tattile collaborano da anni con l’istituto David Chiossone di Genova. Focalizzando le loro ricerche in particolare sulle disabilità sensoriali di tipo visivo, i ricercatori dell’IIT hanno intavolato questa collaborazione con uno dei centri più attivi per la prevenzione, riabilitazione e assistenza di persone affette da handicap visivo. Monica ci spiega come l’istituto Chiossone le abbia aperto le sue porte e le abbia permesso di interagire direttamente con ciechi e ipovedenti in diverse fasce d’età, scoprendone abitudini, difficoltà, abilità: la cosa che sorprende di più è sentire che, al contrario di quanto si crede comunemente, non è vero che le persone con handicap sensoriali visivo-uditivi abbiano sviluppato maggiormente gli altri sensi, ma si tratta solo di una diversa modalità di compensazione personale. Rivelazione, questa, che scardina radicate credenze e luoghi comuni.

     

    Istituto Italiano di Tecnologia, robot
    foto di MassimoBrega-TheLighthouse

    COME OPERANO GLI SCIENZIATI DI IIT?

    Nel caso in questione, l’esperimento ha coinvolto, appunto, una decina di soggetti. Uno alla volta, siamo stati bendati, accompagnati all’interno di una stanza e fatti accomodare su uno sgabello, il braccio destro avvolto in una fascia dotata di sensori. Il tutto si è svolto rigorosamente al buio, per non influenzare la percezione delle “cavie” e per non alterare l’esito dell’esperimento. Proprio come dei non vedenti, siamo restati al buio per tutta la durata dell’esperimento. Il primo esercizio consisteva nell’udire tre suoni, uno di seguito all’altro, identificando il secondo come più “vicino” spazialmente al primo o al terzo. Il secondo esercizio, invece, consisteva nel concentrarsi sulla stimolazione tattile: le serie di suoni venivano accompagnate da altrettanti impulsi elettrici sul braccio, i quali avrebbero dovuto aiutare la percezione uditiva. Infine, l’ultima prova consisteva nel ripetere l’esercizio iniziale di riconoscimento della provenienza dei suoni. In quest’ultimo caso, terminato l’iter delle varie prove, la percezione uditiva doveva risultare più precisa, grazie alla precedente stimolazione sensoriale. Terminato il tutto, finalmente liberati dalle bende, abbiamo visto quello che ci circondava: un’angusta stanza e un tavolo con delle casse da cui provenivano i suoni, disposte a creare una sorta di “x”. A detta dei ricercatori che hanno condotto l’esperimento, sembrerebbe che i risultati siano stati quelli sperati: a una iniziale incertezza sulla determinazione della provenienza dei suoni ha fatto seguito una progressiva diminuzione del margine d’errore, a conferma della tesi dell’integrazione delle diverse modalità sensoriali tra loro e di ripristino del senso mancante.

     

    Elettra Antognetti

  • Liguria, Silicon Valley dei videogiochi: parola di Marco Vallarino

    Liguria, Silicon Valley dei videogiochi: parola di Marco Vallarino

    videogiocoQualche settimana fa la Facoltà di Ingegneria Elettronica ha ospitato Videogame Design Days, tre giorni dedicati a conoscere le aziende e i professionisti che in Liguria (e non solo) si occupano di progettare e sviluppare videogiochi.

    Un evento organizzato da Piermarco Rosa, docente molto interessato a espandere la realtà del videogame attraverso i suoi esponenti nel territorio.

    Non a caso Marco Vallarino, uno dei protagonisti dell’evento, ha definito Genova e la Liguria la Silicon Valley del videogioco: «A dispetto della sua fama di regione vecchia e arretrata, la Liguria si ritrova oggi a essere la patria di molti popolari game designer e operatori di spicco del settore. A Genova abbiamo etichette indipendenti come Urustar di Federico Fasce e UnaGames di Daniele Benegiamo che hanno firmato opere di un certo successo. A Chiavari, mi pare ci sia addirittura una software house che produce giochi per Facebook. Io e Leonardo Boselli, che come me è di Imperia, siamo impegnati nel creare giochi testuali».

    Marco Vallarino ha presentato a Videogame Design Days il suo nuovo progetto Darkiss! Il bacio del vampiro, a metà tra videogioco e testo, nella tradizione della interactive fiction che ha tra i suoi esempi più noti Infinite Jest di David Foster Wallace e i libro-game per bambini degli anni Ottanta.

    Un filone che Marco accompagna da sempre a quello della narrativa in prosa: «Sono passato dai (semplici) videogiochi testuali che mi divertivo a programmare da bambino col linguaggio Basic del Commodore 64 e dell’Amiga ai racconti di fantascienza e horror che ho iniziato a scrivere ai tempi dell’università. Qualcuno all’epoca – parliamo del 1996 – mi aveva consigliato di concentrare i miei sforzi su opere che potessero avere più mercato e quindi più riscontro. A quei tempi Internet non era ancora diffuso in Italia e gli stessi videogiochi erano un intrattenimento di nicchia, mentre il pubblico dei lettori, anche della cosiddetta narrativa di genere, appariva numeroso e appetibile. Col tempo, la tendenza pare essersi invertita. Oggi il mercato librario versa in una crisi profonda, mentre i videogiochi sono sempre più al centro del palcoscenico mediatico e dei gusti del pubblico, grazie anche alle potenzialità didattiche».

    C’è differenza nel lavoro creativo, tra scrivere un’opera in prosa e un videogioco? «Nel primo caso ci si deve concentrare sulla storia, che dev’essere originale, avvincente, imprevedibile, e tutt’al più sui personaggi; nel secondo va dedicata estrema cura alla creazione di un’ambientazione suggestiva e stimolante. Il “salto” dalla narrativa al videogioco non è semplicissimo, perché bisogna conoscere bene l’ambiente in cui ci si muove, a livello sia tecnico che artistico. Realizzare un videogioco è soprattutto un lavoro di programmazione, dunque bisogna conoscere i linguaggi che servono a scrivere il codice in cui poi si dovrà riversare l’aspetto creativo dell’opera».

    L’auspicio di Marco è che l’ottima esperienza di Videogame Design Days possa ripetersi e affiancarsi a iniziative analoghe, per diffondere la realtà del game design a Genova: Occasioni per incontrarsi dal vivo e lavorare insieme sono importanti, come nel caso dei Videogame Design Days: forse proprio l’università potrebbe creare spazi e occasioni seriali di condivisione, ma non è da sottovalutare la possibilità di organizzare incontri anche nei negozi di videogiochi (come si fa con gli scrittori nelle librerie) o nei centri commerciali che hanno delle aree dedicate all’intrattenimento elettronico».

    Infine, una proposta “lanciata” proprio a chi a Genova si occupa di scrittura: «Realizzare un gioco di esplorazione ambientato a Genova, magari un film interattivo, che sfrutti gli splendidi scenari e panorami della città, spaziando dal caotico groviglio dei carruggi del centro storico agli incantevoli scorci di Boccadasse e Nervi. Probabilmente anche autori blasonati come Annamaria Fassio e Bruno Morchio sarebbero entusiasti di lavorare a un progetto del genere, con le loro storie e personaggi».

    Marta Traverso

  • Concorso di pittura e illustrazione: bando Sergio Fedriani 2013

    Concorso di pittura e illustrazione: bando Sergio Fedriani 2013

    sala-dogana-ducale6-DIL’Associazione Culturale Sergio Fedriani bandisce la settima edizione del concorso di arte figurativa in memoria del pittore, illustratore, incisore, scenografo e umorista genovese.

    Il bando è aperto ad artisti residenti in Italia nati
    dopo il 1 gennaio 1978
    , che possono concorrere individualmente o in gruppo e inviare fino a tre elaborati sul tema La vita è
    sogno
    .

    Le immagini potranno essere realizzate in qualunque tecnica grafica, in bianco e nero o a colori, in formato orizzontale o verticale, ma senza includere testi (fumetti o altre scritte) al proprio interno.

    Non è obbligatorio ma auspicabile l’uso di un titolo.

    Le opere dovranno essere spedite in riproduzione cartacea (stampa digitale) e formato .tiff o .jpg in alta risoluzione – insieme a un’etichetta compilata con nome cognome e recapiti dell’autore e al modulo di partecipazione compilatoentro il 29 marzo 2013 all’indirizzo Associazione Culturale Sergio Fedriani c/o Studio Grafico Andrea Musso, via San Lorenzo 23/16, 16123 Genova.

    Le opere non verranno restituite.

    Una giuria selezionerà alcune opere che verranno esposte in una mostra in Sala Dogana (dal 17 maggio al 2 giugno 2013), fra le quali tre opere vincitrici che avranno un premio in denaro:
    1° classificato: 1.500 €
    2° classificato: 1.000 €
    3° classificato: 500 €.

    [foto di Diego Arbore]

  • Apprendimento dell’inglese: self-learning e il ruolo dell’insegnante

    Apprendimento dell’inglese: self-learning e il ruolo dell’insegnante

    eros-piccadilly.londra-DIContinuiamo a parlare di consigli pratici per mantenere e migliorare il proprio livello di inglese. Mi riferisco ovviamente ad attività che possono essere svolte in self-learning, ovvero in auto-apprendimento.

    Oltre alla visione di film e all’ascolto di canzoni in lingua originale con l’ausilio, o senza, dei sottotitoli in italiano e in inglese, un buon esercizio è quello della back version – letteralmente “versione all’indietro” il quale si articola in due parti distinte. Nella prima si parte da un testo in lingua inglese e lo si traduce in italiano: potete scrivere su carta o al computer, fate come preferite. Una volta completata questa metà dell’esercizio, si lascia il testo per qualche minuto – sembra di parlare di una torta appena estratta dal forno e messa a raffreddare per qualche momento, sorry  – e poi lo si riprende, cercando questa volta di ri-tradurlo dall’italiano all’inglese. Una volta terminato l’esercizio, si potrà confrontare se e quanto la back version finale si discosti dalla versione originale.

    Ovviamente, il mio consiglio è di usare testi che siano prima di tutto di vostro interesse dal punto di vista contenutistico. Se vi interessa il rugby, perché dovreste dedicarvi alla lettura di un articolo di cucito, tra l’altro in inglese? Cercate magari un pezzo sul glorioso Six Nations, torneo nel quale la nazionale italiana sta finalmente facendo bella figura dopo anni di sonore batoste. Se amate i viaggi o la cucina, leggete un articolo che tratti questi argomenti. Insomma, non bisogna mai dimenticare che il desiderio che spinge a imparare l’inglese o qualsiasi lingua nasce da un’autentica, sincera e spontanea esigenza comunicativa, senza la quale l’esistenza stessa delle lingue – o addirittura dell’uomo, in quanto “animale sociale” e quindi comunicativo – sarebbe priva di senso.

    Arrivati a questo punto, mi preme sottolineare un aspetto didattico fondamentale. Per quanto la back version, la visione di un film in lingua originale o l’ascolto delle canzoni siano degli esercizi utili che è possibile svolgere in autonomia, niente può sostituire la figura di un buon insegnante in un percorso di apprendimento. I corsi online rappresentano per esempio degli strumenti validi e, in assenza di alternative, possono anche costituire un qualcosa in più rispetto al “meglio di niente”. Tuttavia, le loro potenzialità vengono attivate pienamente quando essi sono sapientemente usati da un insegnante capace e motivato.

    Personalmente, sono certo che non mi sarei appassionato a questa materia se non avessi avuto l’esempio di un docente di inglese al liceo e di altri due all’università, che mi hanno dato fiducia e mi hanno incoraggiato, dimostrando non solo una profonda competenza, ma soprattutto un’umanità e una passione che costituiscono la vera base – e non il “di più” – di una qualsiasi trasmissione di conoscenza da un docente a un alunno.

    A proposito di educazione, mi vengono in mente le parole di uno dei più grandi psicoanalisti viventi, Massimo Recalcati: «Se tutto sospinge i nostri giovani verso l´assenza di mondo, verso il ritiro autistico, verso la coltivazione di mondi isolati (tecnologici, virtuali, sintomatici), la Scuola è ancora ciò che salvaguarda l’umano, l’incontro, le relazioni, gli scambi, le amicizie, le scoperte intellettuali. Un bravo insegnante non è forse quello che sa fare esistere nuovi mondi? (leggi tutto l’articolo

    See you!

    Daniele Canepa
    [foto di Diego Arbore]