Autore: erasuperba

  • Consulta del Verde: una speranza per la difesa del verde pubblico

    Consulta del Verde: una speranza per la difesa del verde pubblico

    ambiente-green-alberi-verde-parchi-natura-DIInnanzitutto diciamo cosa non è. Sicuramente la Consulta non rappresenta una spesa per i cittadini, con buona pace di chi l’aveva definita un “carrozzone della politica”. Si tratta infatti di un organismo composto da tecnici esperti e rappresentanti del mondo delle associazioni che si occupano, a titolo assolutamente gratuito, di monitorare la corretta applicazione del Regolamento del Verde.

    La Consulta, istituita nel 2012 durante l’amministrazione Vincenzi, è uno strumento per la difesa dell’ambiente di questa città, la quale esprime pareri facoltativi e non vincolanti sugli interventi di manutenzione del verde pubblico, parchi storici e vegetazione. Uno strumento purtroppo privo di poteri, visto che si tratta di un organo puramente consultivo, come ammette Elisabetta Taglioretti, rappresentante di Legambiente nella Consulta, che afferma: «il Comune può fare uso o meno del suo parere».

    E ciò purtroppo è accaduto in più occasioni a cominciare dalla tanto discussa decisione di sostituire qualche mese fa gli alberi di via Spinola e via Gattorno con altri non adatti. La Consulta, come si può leggere in un documento pubblicato sul sito dell’Osservatorio Verde, aveva chiaramente espresso un parere negativo a questa sostituzione perché riteneva che i nuovi alberi non potessero sopravvivere a lungo in un ambiente particolarmente inquinato come quello delle due vie genovesi. Ciò significa che tra pochi anni sarà nuovamente necessario abbattere e sostituire le alberature. Allo stesso modo la Consulta si sta opponendo all’attuale progetto di restauro dei Parchi di Nervi, riuscendo, almeno per il momento, a bloccare il secondo lotto dei lavori.

    «Mi spaventano le critiche – confessa la rappresentante di Legambiente – perché la Consulta, in realtà è una conquista». Anzi, «dovrebbe avere più poteri – sostiene l’intervistata – perché la voce dei tecnici di Aster e del Comune risponde spesso a scelte dall’alto che non sono tecniche».

    Inoltre non è solo una questione di capacità di influire sulle decisioni dell’amministrazione, ma anche di diffusione della cultura ambientale nella nostra città e nel nostro paese. «Le leggi ci sono – dice Taglioretti –ma vuoi per alleggerire la burocrazia, per mancanza di competenza o per pigrizia non sempre si rispettano». Gli stessi cittadini non sono a conoscenza di molte regole che riguardano il rispetto del verde cittadino e che in altri paesi, come la Germania, o altre regioni d’Italia, come il Veneto vengono rispettate. Per esempio pochi sanno che esiste una fascia di rispetto entro la quale non si potrebbe parcheggiare in vicinanza di un albero. Parcheggiare sulle radici o colpendo gli alberi stessi di certo non giova alla loro salute.

    C’è poi anche un aspetto politico che riguarda il verde urbano. «Se pensiamo alla Giunta uscente che aveva sul programma 40 km di viali alberati – sottolinea il consigliere comunale del M5S Putti – e pensiamo alla situazione di Aster che non riesce nemmeno a gestire le potature, questo dall’idea di come si vada avanti per slogan». Per essere più concreti vi sarebbe bisogno di stanziare risorse, ad esempio, per il recupero e mantenimento delle ville storiche di Genova, di cui fino ad oggi non si è mai parlato in Consiglio Comunale.

     

    Federico Viotti
    [foto di Diego Arbore]

  • Alberto Terrile: fotografie in mostra al Cinema Sivori

    Alberto Terrile: fotografie in mostra al Cinema Sivori

    terrile-dGiovedì 7 febbraio 2013 (ore 18.30) inaugura presso il Centro Polivalente Sivori di salita Santa Caterina la mostra fotografica In-dimenticabili, il racconto dell’ultima parte della vita – la vecchiaia – stagione in cui, gli esseri umani per trasformazione divengono “il libro illustrato del ricordo”.

    La mostra è a cura di Alberto Terrile, Vania Piludu e Ilaria Caprifoglio.

    In-dimenticabili è un progetto realizzato nella R.S.A. di Genova Rivarolo, grazie a una partnership tra Università degli Studi di Genova, Università di Breslavia, Istituto Emanuele Brignole, Auser Liguria e alcune associazioni del territorio: il progetto ha previsto una serie di attività sperimentali, tra cui il laboratorio fotografico, volte a valorizzare il sapere acquisito dagli anziani durante la loro vita, la socializzazione e la convivenza con gli altri. Un percorso di arteterapia in cui, attraverso il ritratto, l’anziano ha la possibilità sia di rappresentare visivamente un suo vissuto emotivo, sia di suggellare attraverso l’utilizzo di oggetti la propria identità.

    “Dimenticabili” sono quelle persone che nel quotidiano la società occidentale, tende a dimenticare: non sono dimenticati, ma è un’azione presente e viva. Il progetto nasce dunque con lo scopo di restituire un’idea di vecchiaia attiva, in modo quindi da realizzarne le potenzialità, e per questo inserita con dignità all’interno del ciclo di vita di ogni individuo attraverso attività pratiche, espressive e relazionali: non-dimenticare.

    La mostra sarà visibile al pubblico fino a giovedì 7 marzo 2013, gli scatti sono disponibili anche online sul sito dell’associazione culturale Percorsi magici di Alberto Terrile.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Teatro a Genova, istruzioni per l’uso: le proposte di Tilt

    Teatro a Genova, istruzioni per l’uso: le proposte di Tilt

    Teatro GarageÈ necessario cambiare lo status quo: quante volte abbiamo sentito pronunciare queste parole, nell’ambito delle più disparate situazioni, e le abbiamo viste volare al vento senza alcun riscontro concreto?

    Qualcosa però, almeno nel contesto culturale genovese, sembra muoversi nella direzione opposta. Tilt Teatro, associazione costituita nel 2011 come trait d’union di venti compagnie teatrali indipendenti della Liguria, si è fatta promotore di dIstruzioni per l’uso, assemblea pubblica che si terrà mercoledì 13 febbraio 2013 (ore 10.30) alla Sala Chiamata del Porto.

    Un evento a cui politici, rappresentanti della cultura e cittadini sono invitati per discutere e redigere proposte concrete di intervento su teatro e spettacolo del vivo in Liguria

    Ho incontrato Anna Russo e Danilo Spadoni, rappresentanti di Tilt, per capire meglio le ragioni di questa iniziativa: «L’assemblea nasce dalla constatazione di una mancanza di progettualità sulla cultura in Liguria. Enti e associazioni sopravvivono grazie a una “politica assistenzialista dei bandi”, che attraverso finanziamenti annuali tampona i bilanci in deficit ma di fatto non mette in campo un investimento sulla cultura come fonte di benessere per la società. Le istituzioni hanno attualmente una visione “strumentale” della cultura: il documento programmatico che presenteremo mercoledì ha come scopo la creazione di una nuova impresa culturale, che parte dal mettere insieme risorse e competenze già presenti sul territorio per portare benessere alla città e nuove opportunità di lavoro». 

    L’assemblea culminerà pertanto con la firma “simbolica” di una carta d’intenti da parte degli Assessori alla Cultura di Comune e Regione, Carla Sibilla e Angelo Berlangieri. Tra i punti fondamentali del documento: ripensare la gestione di bandi e finanziamenti nell’ottica di una maggiore trasparenza; destinare spazi e locali inutilizzati di proprietà degli enti pubblici all’utilizzo per eventi e spettacoli, residenze artistiche e altre iniziative; istituire una commissione super partes per la verifica di qualità e impatto sociale delle iniziative culturali; creazione di una vera e propria impresa culturale locale, che metta insieme sinergie e competenze dei singoli operatori del teatro e dello spettacolo, a partire dal concedere maggiore spazio alle realtà che attualmente non riescono a lavorare.

    La principale difficoltà per chi opera nella cultura è anzitutto accedere alla rete dei finanziamenti: le istituzioni annualmente assegnano un contributo tramite bando o extra bando,  e lo stesso Tilt ha beneficiato di 5.000 € del Comune di Genova (finanziamenti ai progetti culturali 2012) e 4.000 € della Regione senza bando, per finanziare l’evento Vetrina Tilt.

    Esistono però dei requisiti di accesso che rendono difficile la possibilità di fare domanda. «Il nostro documento programmatico nasce dal Piano triennale per lo spettacolo della Regione Liguria, approvato nel 2012 e in vigore fino al 2014. In sintesi, ciò che stiamo facendo non è altro che chiederne la piena applicazione secondo criteri “oggettivi e misurabili”: com’è possibile che il Piano ponga tra i suoi obiettivi la promozione dei nuovi soggetti, se per beneficiare dei nuovi finanziamenti bisogna dimostrare “comprovata attività professionale” o se fra i requisiti c’è l’aver già beneficiato dei finanziamenti in passato? Nel caso invece di bandi che riguardano progetti già attuati, con quale spirito un soggetto emergente può organizzare un evento sperando che a posteriori arrivino i fondi necessari a sostenerlo?».

    Una politica resa ancora più difficile dal fatto che non esiste una cadenza regolare nei bandi – «da un anno all’altro non sappiamo mai se i bandi usciranno, in quale periodo dell’anno e quale sarà la cifra stanziata: questo rende difficile fare a priori progetti di ampio respiro» – e neppure nei finanziamenti extra bando, tanto che (pur trattandosi di soldi pubblici, per i quali è imposta per legge la massima trasparenza sulle spese) non è possibile sapere quanti soldi vengono stanziati e a chi.

    Un secondo punto in questione è la qualità e l’impatto sociale degli eventi culturali: «Quando vengono assegnati i fondi, il beneficiario è tenuto solo a documentare come ha utilizzato il denaro. Le aziende hanno l’obbligo dell’ISO 9000, perché la cultura no? Non esiste una verifica sull’esito che il progetto ha avuto sul territorio: se io ottengo fondi per organizzare un festival, ma a questo festival non viene nessuno e/o riceve critiche molto negative, ma ho utilizzato correttamente i soldi che mi sono stati dati, ha senso che il prossimo anno mi vengano nuovamente dati i fondi?». La richiesta di Tilt è istituire una commissione super partes formata da rappresentanti nominati dai teatri e dagli altri enti culturali, che verifichi secondo criteri oggettivi la qualità dei progetti, il riscontro del pubblico e il loro impatto sul territorio.

    Se la presenza delle istituzioni è confermata, i direttori degli altri teatri genovesi saranno presenti all’assemblea? «Proprio in questi giorni stiamo lavorando per contattarli e invitarli a partecipare alla stesura del documento programmatico. La loro presenza è fondamentale per avviare un percorso in rete: ognuno di loro avrebbe la possibilità di eleggere un proprio rappresentante nella commissione super partes, sarebbe un valido punto di partenza per fare rete e lavorare insieme».

    Il concetto di “rete” è sempre più importante per chi opera nella cultura: Tilt è anche una delle tre realtà della Liguria ad aver aderito a Cresco (acronimo di Coordinamento delle Scene della Realtà Contemporanea), insieme al Teatro Akropolis di Sestri Ponente e a Kronoteatro di Albenga. «A marzo 2013 ospiteremo il primo convegno di Cresco in Liguria: auspichiamo che questo evento sia un secondo passo avanti dopo l’assemblea, e sarà l’occasione per ragionare su una maggiore valorizzazione dei lavoratori dello spettacolo, che attualmente sono una figura professionale atipica e senza tutele specifiche».

    Marta Traverso

  • Sala Dogana 2013, Palazzo Ducale: mostre e bandi per giovani artisti

    Sala Dogana 2013, Palazzo Ducale: mostre e bandi per giovani artisti

    sala-dogana-ducale-DINon si fermano le attività di Sala Dogana, lo spazio inaugurato nel 2010 a Palazzo Ducale come polo per i giovani artisti e creativi di Genova: una sinergia fra Comune di Genova, Fondazione per la Cultura e Museo di Villa Croce per individuare nuovi progetti da ospitare, rivolti ad artisti rigorosamente under 35.

    Lo spazio, che attualmente ospita la mostra L’intangibile filo di Valeria Dapino (fino a domenica 17 febbraio) ha in programma un calendario di oltre 15 eventi da qui a fine anno, che spazia in tutti i linguaggi dell’arte visiva e accoglie soprattutto artisti genovesi. Tra gli appuntamenti in programma nei prossimi mesi, una nuova edizione della mostra La vita è sogno dedicata all’illustratore Sergio Fedriani e un nuovo appuntamento con il festival di musica elettronica organizzato da Forevergreen.fm.

    Passiamo ai bandi. Concluse le selezioni per la nuova edizione di Basamenti – vinto dagli artisti Luca Lomazzo (Barletta), Liberato Alberti e Roberta Pacelli (Napoli) e Cri Eco (Genova) – sono in previsione tre bandi di concorso culturale indetti entro marzo 2013:
    – Shot: acronimo di Sala Dogana Hands On Transformation, è un invito a ripensare e trasformare lo spazio di Sala Dogana, per coniugare l’architettura del luogo con i linguaggi artistici contemporanei. Il vincitore avrà in premio 1.875 € come contributo alla realizzazione dell’installazione;
    – Premio Giovani Curatori: concorso rivolto a giovani curatori italiani e stranieri residenti in Italia, per dare un’opportunità di crescita professionale a chi vuole lavorare in questo ambito. Il vincitore avrà in premio 3.750 € per realizzare una mostra in Sala Dogana;
    – Intransito: bando per giovani compagnie e artisti emergenti che operano nell’ambito del teatro. Le sei proposte migliori saranno rappresentate al Teatro Akropolis di Sestri Ponente a ottobre 2013 e la vincitrice avrà un premio di 1.250 €.

    Tanti progetti che fanno da preludio, come specificato dall’Assessore alla Cultura Carla Sibilla, alla nuova fase del progetto Creative Cities, che tra il 2014 e il 2020 porteranno ulteriori iniziative per sviluppare l’impresa creativa e l’operato dei giovani artisti (attualmente Sala Dogana riceve 70.000 € annui di finanziamento ministeriale).

    C’è da augurarsi che il fermento culturale di Genova – che si sviluppa molto anche dal basso, con iniziative lodevoli quali il recente progetto Vanuart – possa trovare nuovi spazi e idee attraverso il rapporto con le istituzioni e la concessione di questi spazi.

    Marta Traverso
    [foto di Diego Arbore]

  • I luoghi della Duchessa: itinerari in bici a Genova e dintorni

    I luoghi della Duchessa: itinerari in bici a Genova e dintorni

    bicicletta-DIMercoledì 6 febbraio 2013 inizia un ciclo di eventi, a cura della sezione genovese della Federazione Italiana Amici della Bicicletta, dedicate alla cultura: un viaggio alla scoperta di genovesi illustri che tanto hanno dato alla loro città.

    Protagonisti di questo ciclo di incontri sono i Duchi di GallieraMaria Brignole Sale, Raffaele De Ferrari e il loro terzogenito Filippo De La Renotiere – la cui saga sarà raccontata nei luoghi dove si svolse attraverso una conferenza-video e tre facili pedalate.

    Questo il calendario degli appuntamenti.

    Mercoledì 6 febbraio (ore 17.30)
    Sala Chierici, Biblioteca Berio
    “Come tutto ebbe inizio”
    I duchi di Galliera fra storia, aneddoto e leggenda
    Narratore: Domenico Carratta
    La capienza della sala Chierici è di 99 posti a sedere; per motivi di sicurezza non è consentito l’accesso oltre tale limite.

    Domenica 10 febbraio (ore 9)
    piazza De Ferrari
    “I Duchi di Galliera a Genova”
    Narratore: Domenico Carratta
    Visita guidata in bici in città alle grandi realizzazioni dei Duchi nella loro città natale.

    Domenica 10 marzo (ore 8.30)
    piazza De Ferrari
    “I Duchi di Galliera a Voltri”
    Narratore: Matteo Frulio
    Visita guidata alla Villa Duchessa di Galliera ed alle tombe dei Duchi. In bicicletta fino a Voltri e ritorno in treno autogestito.

    Domenica 14 aprile (ore 9)
    Busalla, stazione FS
    “I Duchi di Galliera a Voltaggio”
    Narratori: Luciano Bisio e Mario Marini
    Visita guidata alle proprietà e alle realizzazioni dei Duchi a Voltaggio.

    La partecipazione a questi eventi è gratuita.

    [foto di Diego Arbore]

  • Consiglio Comunale Genova: seduta lampo, pochi atti all’ordine del giorno

    Consiglio Comunale Genova: seduta lampo, pochi atti all’ordine del giorno

    palazzo-tursi-movimento-5-stelle-DOre 16:00 il Presidente dichiara chiusi i lavori. Consiglio comunale lampo quello di ieri (5 febbraio) per l’assenza in aula del consigliere Rixi (Lega) proponente di due dei cinque ordini del giorno in calendario. Lo stesso Rixi, giunto in aula proprio al termine dei lavori, dopo essersi scusato per il ritardo, ha affermato  stupito: «Mi sorprende anche un po’ che il Consiglio Comunale si interrompa se un consigliere non è presente».

    Mancando il consigliere della Lega sono stati dichiarati decaduti i due ordini del giorno da lui presentati, tra cui l’unica mozione della giornata che riguardava «interventi mirati per aiutare il commercio genovese», sulla quale si prevedeva un lungo dibattito. «Un imprevisto – prosegue Rixi – può sempre capitare», ciò che pare strano è piuttosto che in un’intera seduta comunale un solo punto all’ordine del giorno avesse un peso politico tale da comportare una discussione più approfondita, mentre gli altri fossero poco più che formalità.

    La chiusura anticipata della seduta ha suscitato diversi malumori, più o meno sinceri, tra i consiglieri. Il primo ad intervenire è stato il consigliere Carattozzolo del Pd, che si è definito «imbarazzato» per un durata così breve della seduta. «Andare via alle 15:45 – ha affermato – non ci mette in buona luce nei confronti di tutta la cittadinanza» e ha chiesto alla presidenza, a cui spetta il compito di definire l’ordine dei lavori, di prevedere per il futuro l’inserimento di altri articoli 54 o interpellanze in giacenza.

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    A poco è servito che il Presidente Guerello abbia cercato di giustificare l’accaduto specificando che non era prevista l’assenza del consigliere Rixi. Ed è stato scontro aperto tra maggioranza e opposizione con la consigliera Lauro – capogruppo del Pdl – a chiedere la riapertura della seduta sostenendo che la mancanza di argomenti su cui discutere dipende dalla maggioranza: «Vi sono decine di atti che danno fastidio alla Giunta e alla maggioranza e che quindi voi non volete mettere all’ordine del giorno».

    Di tutt’altro avviso il capogruppo del Pd Farello, il quale ha evidenziato che «la scelta di avere lavori ristretti e spalmati nel tempo è una stata fatta dalla Conferenza Capigruppo». In questa conferenza, che riunisce i responsabili dei vari gruppi consigliari, è stata presentata in più occasioni dal Pd la proposta di non convocare le sedute del Consiglio quando non vi sono abbastanza argomenti da affrontare, ricevendo però parere contrario. «Non ci obbliga nessuno a fare consiglio tutti i martedì e si può utilizzare il tempo per fare quelle tante commissioni consiliari utilissime che ci chiedono a ogni piè sospinto» ha affermato Farello.

    Meno sedute consiliari, più efficienza? Non tutta la maggioranza concorda con questa idea. Il consigliere Pastorino (Sel) si è dichiarato contrario: «Io dico invece che gli ordini del giorno devono essere più corposi».

    Certamente non è detto che dalla quantità derivi anche la qualità, ma bisogna pur ammettere che le questioni pendenti nel Comune di Genova sono davvero molte e gli elenchi sono stati fatti in più occasioni all’interno di questa rubrica.

    Ancora una volta i tempi e le modalità della politica sembrano stridere con le urgenze e le esigenze dei cittadini.

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    Un’inadeguatezza che, in tono minore, è emersa anche nella parte iniziale della seduta dedicata alle interrogazioni a risposta immediata, durante la quale si sono affrontati temi importantissimi come la trasformazione dell’ex mercato di corso Sardegna e il nodo autostradale di San Benigno.  Argomenti troppo rilevanti, come ha ammesso lo stesso assessore Crivello, per essere trattati con le tempistiche ristrette che prevede il regolamento per questo tipo di interrogazione (massimo 8 minuti per tema).

    Al netto delle polemiche il risultato di questa giornata di Consiglio Comunale è la mancata discussione di un argomento di indubbia importanza come gli aiuti al commercio genovese.

     

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Fischi di Carta, Genova: poesia giovane a distribuzione gratuita

    Fischi di Carta, Genova: poesia giovane a distribuzione gratuita

    fischi-di-cartaPasseggiando tra i tavoli della Berio può capitare di imbattersi in un piccolo libriccino: quattro pagine pinzate insieme in maniera semplicissima, e, al loro interno, poesie su ciascuna facciata. “Fischi di Carta” è il titolo della neonata rivista (a breve il terzo numero) fondata da cinque giovani poeti genovesi: Federico Ghillino, Silvio Magnolo, Alessandro Mantovani, Andrea Pesce, Emanuele Pon. “Siamo cinque amici di sufficientemente vecchia data e caratterizzati da grande affinità comune – dicono – tutti studenti universitari, quattro ventenni e un ventunenne, dei quali quattro frequentano il corso di laurea in Lettere ed uno in Giurisprudenza”.

    Suonerà come un cliché, ma in fondo è la verità: non molte persone oggi si interessano di poesia, meno che mai se parliamo di giovani. Com’è cresciuto in voi questo interesse?

    ANDREA: «Siamo sempre stati interessati a esprimere tramite la scrittura la nostra sensibilità: inizialmente è nato come una sorta di istinto, che si è sviluppato attraverso l’acquisizione di sempre maggiori consapevolezza ed esperienza umana e culturale. È chiaro che ognuno di noi ha iniziato seguendo la propria indole personale, essendo influenzato da esperienze particolari, sempre diverse tra loro».
    FEDERICO: «Ho iniziato per un amore non corrisposto».
    SILVIO: «Anch’io ho iniziato per amore, e per il desiderio di contemplare la realtà circostante».
    ALESSANDRO: «Io per la ricerca di una consapevolezza personale».
    EMANUELE: «Da parte mia, credo di essere sempre stato guidato dal desiderio di dare un volto, e di scoprire, la rabbia e l’amore in me e fuori di me».
    ANDREA: «Personalmente scrivo per necessità nel quotidiano, indagando la realtà e gli avvenimenti che mi circondano».

    libri-lettura-letteratura-culturaQuando e come è nato il vostro progetto? Sulla vostra pagina si legge che scrivete “per rammentare l’importanza di una letteratura pura ed onesta”: cos’è per voi una letteratura pura e onesta, ma soprattutto cosa non lo è?

    FEDERICO: «Siamo nati in modo completamente casuale. Un giorno ci siamo incontrati in Via Balbi io, Emanuele e Alessandro e, andando a prendere un tè ci siamo ritrovati a fantasticare su un’ipotetica rivista letteraria, ma, essendoci resi conto che poteva diventare ben più di una fantasia, abbiamo deciso d’impeto di lanciarci in questa avventura. Il sabato seguente, 10 novembre, dopo aver informato anche Andrea e Silvio, che non avrebbero potuto restare fuori dal progetto per motivi di amicizia e di affinità artistica, sotto una pioggia torrenziale da allerta meteo 2, ancora odoranti del fritto di osteria, ci siamo incontrati al caffè Cambi, delineando il primo embrione della rivista che ora avete in mano. Da lì è stato un crescendo».
    ALESSANDRO: «Consideriamo la letteratura pura e onesta quella che esprime emozioni sentite profondamente, in commistione ad una finezza di mezzi e forme letterarie non virtuosistiche, ma affini e complementari alle sensazioni che le hanno suscitate. Poiché nel concetto di onestà è implicita anche l’idea di umiltà, noi, senza prenderci troppo sul serio, tentiamo di inserirci in un determinato discorso letterario, trasformandoci in uno dei tanti anelli di questa catena secolare, nella quale vogliamo dire la nostra senza mai considerarci poeti Vati».
    SILVIO: «Di conseguenza, il nostro obiettivo è quello di sensibilizzare gli ascoltatori ed i lettori che leggono molto ma spesso leggono male, condizionati, in questo momento storico, da una dilagante superficialità, dove la forma è favorita a discapito del contenuto, e le persone si abbandonano alla generale passività culturale. Più che parlare di una letteratura non onesta, crediamo che si debba parlare di non-letteratura in quanto fine a sé stessa, e per lo più volta a fini lucrosi. Ogni libro pubblicato non rientra necessariamente nel contesto letterario di cui prima. Tant’è vero che noi siamo gratis».

    Quelle quattro paginette, che giacevano sul tavolo dove le ho trovate, mi hanno fatto pensare ai volantini lasciati in giro dai poeti futuristi; “Poesia di cinque giovani fischianti” è un sottotitolo che nel nome “fischianti” suggerisce una programmaticità del vostro lavoro…. quali obiettivi quindi, se ce ne sono?

    EMANUELE: «Parliamo del futurismo: non possiamo negare, in effetti, le molte e pesanti analogie con lo spirito del movimento, almeno nel momento della sua nascita. Con spirito intendiamo soprattutto le modalità di diffusione, quella sorta di “volantinaggio”, che appartiene anche a noi; ma non possiamo fare a meno di sottolineare, unitamente a questo, l’abisso che ci separa dalla poetica futurista. Se non altro perché i futuristi affermavano il progresso negando il passato, quando noi al passato ci appoggiamo, ci ricongiungiamo, per ripartire da lì. Come i futuristi, non abbiamo timore di essere assordanti con i nostri Fischi; ma, al contrario dell’avanguardia novecentesca, non intendiamo assordare a priori, la nostra aggressività (positiva, sia chiaro) non è programmatica: per noi è molto più importante considerare il Fischio come un rumore di fondo, ma sempre distinto dal ronzio, discreto ma costante, atto a stimolare di continuo la sensibilità intorpidita delle persone, alla quale abbiamo già accennato. Incessante, esso è sempre presente anche fisicamente, e da qui il desiderio di creare, prima di tutto, una rivista cartacea, da poter distribuire con mano, direttamente. Vogliamo essere attivi, perché siamo esseri umani e reali».

    Nell’editoriale del primo numero date una descrizione del poeta che potrebbe essere stata stesa tranquillamente in periodo bohemièn: “non più al centro della società ma costantemente spinto verso i suoi estremi, isolato in una condizione liminare di solitudine sul precipizio del nulla”. Pensate che questa condizione sia un qualcosa di ineluttabile che si ripete nelle epoche? O la vedete inevitabilmente e unicamente legata alla progressiva devastazione del nostro Paese dove la cultura viene strangolata in ogni modo possibile?

    ALESSANDRO: «L’emarginazione del poeta, e della sua figura, non è sicuramente una novità, ma è particolarmente accentuata in questo momento storico. Il dato di fatto che la figura del poeta sia posta ai margini della società, in bilico sul nulla, è chiaro; ciò che conta però è come rispondere, come reagire, in quanto spesso è proprio il poeta a porsi in quella condizione, per sua indole o per il disinteresse che la società mostra verso di lui e verso la sua attività, ritenendola accessoria. Il nostro desiderio è quello di tuffarci nel mondo, nonostante esso ci respinga, per farci ascoltare, evitando di sprofondare in questo abisso di afasia. La reazione attiva è quello che conta: il mettersi in gioco per dare un senso alla nostra condizione di “poeti” e al messaggio che possiamo dare».

    Oltre l’esigenza personale che porta a impugnare la penna, se si pubblica è perché si scrive – in fondo – anche per gli altri. Ma gli altri, oggi, pensiate possano capirvi? Credete che la poesia abbia ancora spazio, posto, comprensione da parte del lettore?

    SILVIO: «Se la poesia non la si propone e ripropone, essa smette di avere un’importanza, quindi occorre rintuzzare quella fiamma scrivendo, e mantenendo sempre vivo il fuoco della consapevolezza. La questione è questa: sensibilizzare non vuol dire ingombrare la mente del lettore, ma, maieuticamente, risvegliare la sensibilità del suo cuore. Il nostro spirito non è affatto pessimista, poiché siamo convinti che non ci sia persona che non sia in grado di capirci: questo perché, ancora una volta, siamo tutti esseri umani».

    Sempre nel primo editoriale fate accenno alla “fisicità” della scrittura, al foglio, all’inchiostro… ma naturalmente avete i vostri numeri pubblicati anche su web. Come cambia la prospettiva di uno scrittore sapendo di doversi confrontare anche con lo sterminato mondo di internet?

    FEDERICO: «Abbiamo cercato di utilizzare al meglio, volgendoli a nostro vantaggio, il web e i social network, riscoprendone le potenzialità, il valore, l’utilità, per fortuna senza cadere, come spesso accade, nell’errore dell’uomo di farsi travolgere e sconfiggere da ciò che esso stesso ha creato. Per noi, per la nostra attività, la rete vuole essere un mezzo, non certo il protagonista, ed è per questo che siamo “di Carta”».

    Mettete “in guardia le persone”, attraverso la poesia, “dal terribile destino di vivere colmi di tutto ma consapevoli di niente”…

    ANDREA: «Mettere in guardia le persone significa consapevolizzarle della realtà interiore che potenzialmente è in tutti, ma di cui pochi si rendono conto. Non per questo intendiamo colmarle col bieco nozionismo che tedia la nostra società».

     

    Claudia Baghino

  • Cercare lavoro a Genova: incontri all’Università

    Cercare lavoro a Genova: incontri all’Università

    Offerta di lavoroMartedì 19 febbraio 2013 inizia una serie di incontri presso l’Università degli studi di Genova, che si rivolge a studenti, laureandi e laureati per aiutarli nel cercare lavoro e comprendere i tipi di contratti e mansioni a seguito delle recenti riforme del mercato del’occupazione.

    Gli incontri previsti sono di due tipi:
    1) laboratori tematici per aiutare i giovani nella ricerca di un lavoro e favorire un corretto approccio nei primi contatti con l’azienda: ogni martedì dalle 14.30 alle 17.30 presso lo Sportello Lavoro dell’Ateneo (via Bensa, 1 – 3° piano);

    Questo il calendario dei laboratori previsti nel primo semestre 2013:
    Martedì 19 febbraio e martedì 23 aprile: organizzare la ricerca di lavoro in Italia e all’estero
    Martedì 5 marzo e martedì 7 maggio: conoscere i contratti di lavoro
    Martedì 26 marzo e martedì 21 maggio: scrivere un curriculum vitae e una lettera di candidatura
    Martedì 9 aprile e martedì 4 giugno: prepararsi per un colloquio di selezione del personale

    Il modulo di prenotazione per entrambi gli incontri deve pervenire allo Sportello Lavoro entro e non oltre le ore 12 del giorno precedente, consegnato a mano, via fax allo 010 2095652 o via mail a sportellolavoro@unige.it.
    2) incontri personalizzati con i docenti: ogni lunedì dalle 9 alle 13 presso l’Ufficio Placement e servizi per l’orientamento al lavoro (via Bensa, 1 – 3° piano).
    Per prenotarsi è necessario telefonare allo 010 2099675. Gli interessati verranno inseriti in lista di attesa e successivamente contattati telefonicamente dall’Ufficio per concordare, sulla base delle disponibilità, data e ora di svolgimento dell’incontro.

  • Museo dell’Attore: addio Acquasola, a breve trasloco alla Berio

    Museo dell’Attore: addio Acquasola, a breve trasloco alla Berio

    teatro palcoscenicoIL PRECEDENTE

    Febbraio 2009 – La Sindaco Marta Vincenzi riceve un appello, firmato da oltre 100 docenti universitari della città, che domandano un maggiore sostegno per il Museo Biblioteca dell’Attore.

    La struttura – fondata nel 1969 da Ivo Chiesa, Alessandro D’Amico e Luigi Squarzina e ospitata dal 1982 presso Villetta Serra (edificio su tre piani di proprietà del Comune, sito alle spalle del Parco dell’Acquasola) – contiene un enorme patrimonio a testimoniare la storia del teatro genovese dall’Ottocento ai giorni nostri.

    Alcuni dati: oltre 41.000 volumi di teatro e cinema e oltre 1.000 riviste specializzate, 72.000 autografi, 69.000 fotografie e 1.300 copioni, e poi centinaia di scenografie, costumi, oggetti di scena, bozzetti e figurini, locandine e manifesti.

    Un patrimonio che, per ragioni di spazio, non è completamente esposto al pubblico. L’appello dei docenti ha come obiettivo primario l’accessibilità di questi beni: come si legge infatti nel documento, “si tratta di un’istituzione ancora in attesa di un’adeguato esposizione museale“.

    Dicembre 2011 – L’Assessore alla Cultura Andrea Ranieri promuove una convenzione, approvata nell’ultimo Consiglio Comunale dell’anno, perché il Museo dell’Attore riceva un finanziamento di 42.000 € per l’anno corrente da parte degli enti che ne compongono la Fondazione: Comune, Provincia, Camera di Commercio, Teatro Stabile.

    La seduta è anche l’occasione per riconfermare il trasferimento del Museo alla Biblioteca Berio, uno spazio più consono sia per la conservazione dei materiali, sia per la loro esposizione permanente al pubblico. Un trasloco che fa parte di un progetto di più ampio respiro, che vuole rendere l’edificio di via Del Seminario un polo multibibliotecario al servizio della città.

    Aprile 2012: il Comune di Genova annuncia una vendita di numerosi beni del proprio patrimonio immobiliare, tra cui anche Villetta Serra. Un’asta che comprende in tutto 35 appartamenti e 17 tra negozi e uffici, per i quali Spim (la società partecipata del Comune che si occupa della gestione degli immobili) prevede un introito di oltre 5 milioni di euro. Tra questi, anche Villetta Serra.

    IL PRESENTE

    Ancora nulla di fatto per il trasloco del Museo dell’Attore. Secondo lo staff l’inizio del trasferimento di beni e opere è «imminente», ma non si hanno ancora date certe.

    Così ha scritto il presidente Eugenio Pallestrini sul suo profilo Twitter alcuni mesi fa: “Vendita di Villetta Serra (Museo dell’Attore) su base vecchia delibera 2007. Persa opportunità sviluppo zona giardini“.

    Nonostante la decisione in merito sia giunta così lontano nel tempo, la messa all’asta di Villetta Serra è stata ufficializzata solo lo scorso novembre. Il nuovo locale alla Berio dovrebbe essere più grande, in modo da consentire un ampio spazio espositivo e la possibilità di consultazione dei materiali e organizzazione di eventi. Tuttavia, il mantenimento della sede a Villetta Serra – se penalizzante da un lato, per le ragioni di esiguità dello spazio già esposte in precedenza – avrebbe potuto inserirsi nell’ambito di un progetto di riqualificazione dell’Acquasola e dell’area circostante.

    Deve ancora giungere il tempo in cui il patrimonio teatrale di Genova sarà finalmente restituito alla città.

    Marta Traverso

    [nota: un approfondimento su Villetta Serra e la sua storia è consultabile nel n. 42 di Era Superba free press, pag. 15]

  • Balla coi cinghiali 2013: vuoi partecipare al Festival di Bardineto?

    Balla coi cinghiali 2013: vuoi partecipare al Festival di Bardineto?

    ConcertoDopo lo stop dell’edizione 2013, è confermato che dal 21 al 24 agosto 2013 Bardineto ospiterà una nuova edizione del festival Balla coi cinghiali.

    Lo staff è già al lavoro per organizzare l’evento e ha indetto tramite il suo sito una ricerca di band musicali e persone che a vario titolo desiderano partecipare.

    In dettaglio, ecco come si può diventare parte di Balla coi cinghiali 2013:
    artisti o band musicali: per esibirsi sul palco di Balla coi cinghiali è necessario inviare una mail a easy@ballacoicinghiali.it. Requisiti: proporre solo brani propri (no cover) e non aver mai suonato alle precedenti edizioni del Festival;

    volontari: lo staff è alla ricerca di volontari per diverse attività (allestimento, info-point, servizio d’ordine, cucina e bar, gestione parcheggi e area tende, assistenza agli artisti, etc). I volontari saranno impiegati con turni di sei ore al giorno, dopo aver indicato la propria disponibilità di giorni e ore: lo staff garantisce buoni pasto nei quattro giorni della manifestazione, posto tenda gratuito e assicurazione contro gli infortuni. Il responsabile dei volontari organizzerà entro il mese di agosto degli incontri ad hoc nei capoluoghi delle principali zone di provenienza dei volontari, per conoscerli e introdurli allo spirito del festival. Per candidarsi inviare una mail a evilracoon@ballacoicinghiali.it;

    espositori: chiunque abbia un’attività, in particolare piccoli artigiani e artisti, può proporsi per avere un banchetto durante il festival. Info e iscrizioni entro il 31 luglio sul sito di Balla coi cinghiali;

    cucine di strada: lo spazio è aperto a chi possiede un’attività nel campo della ristorazione e propone piatti genuini, di qualità e realizzati in modo eco-compatibile. Info e iscrizioni entro il 15 maggio anna@ballacoicinghiali.it o mirna@ballacoicinghiali.it;

    attività collateriali: chiunque voglia proporre un’attività collaterale da svolgersi durante il Festival (sport, danza, teatro, etc) può inviare una proposta sul sito di Balla coi cinghiali.

    [foto di Constanza Rojas]

  • Corso di inglese per bambini a Genova: lezione gratis con Teo & Bea

    Corso di inglese per bambini a Genova: lezione gratis con Teo & Bea

    bandiera-inglese-londra-DIL’associazione Creando ha sede in corso Torino e si occupa di percorsi educativi nell’ambito del progetto Teo & Bea, a cura di Francesca Podestà.

    Martedì 5 febbraio 2013 (ore 17) si svolge la prima lezione gratuita del corso di inglese per bambini, che avrà luogo tutti i martedì pomeriggio dalle 17.00: un percorso ludico/educativo volto all’apprendimento e alla conoscenza della lingua inglese attraverso l’uso della fiaba.

    A conclusione del primo ciclo d’incontri, ogni bambino, riceverà il diploma del Piccolo esperto d’inglese, in modo da accedere al successivo diploma del Grande esperto d’inglese.

    Il workshop è rivolto a bambini di età compresa tra i 5 e gli 8 anni.

    L’attività è stata progettata e sarà svolta da Teo & Bea in collaborazione con Vanessa Andreatta, traduttrice professionista d’inglese.

    Costo lezione singola: 13 €; costo abbonamento mensile: 40 €. Info e prenotazioni 349 1390677.

  • Assicurazione casa, RCT capofamiglia e responsabilità civile

    Assicurazione casa, RCT capofamiglia e responsabilità civile

    casa-abitazioneLa parola “assicuratione” nella sua accezione moderna la usò il Petrarca per la prima volta. Pensando ad allora ci vengono in mente velieri e bastimenti carichi di merce, la Compagnia delle Indie e i grandi mercanti del Rinascimento. Se oggi parliamo di assicurazioni pensiamo in primis alle auto; i più anziani ricordano ancora le code davanti alle agenzie per assicurare la loro auto, allorquando ciò divenne obbligatorio nel 1970…

    Sono passati molti anni da allora e molte leggi sono cambiate in materia, avremo modo di parlarne diffusamente. Ma oggi vorrei parlarvi di una tipologia di assicurazione poco conosciuta, ma soprattutto, poco stipulata, ossia l’assicurazione sulla casa, in particolare la cosiddetta “capofamiglia“, che io ritengo ancor più importante dell’RC Auto, anche se (purtroppo) non obbligatoria.

    Andiamo con ordine: si può assicurare la casa contro l’incendio, il furto, le perdite d’acqua, eccetera: questi sono tutti danni che noi contraenti/assicurati possiamo subire, sono – in altre parole – danni “nostri”.

    Esiste anche l’assicurazione RCT, acronimo che indica “Responsabilità civile verso terzi“, volgarmente denominata capofamiglia.
    Questa copre i danni che noi possiamo cagionare a terzi nell’ambito della nostra vita privata, ovvero non lavorativa (in quel caso stipuliamo un’assicurazione di responsabilità professionale). Faccio prima a citare alcuni casi: il vaso che cade dalla finestra e danneggia cose o persone; lo sciatore che ne investe un altro, il ciclista che investe un pedone, la lavatrice che perde e allaga l’appartamento di sotto, il mio cane che morde un passante (non quello dei pantaloni, ma il vicino di casa, per esempio…). Insomma, casistica infinita!

    Voi vi chiederete come mai pubblicizzo questo tipo di assicurazione, proprio io che tutelo i consumatori?
    Semplice: gli anni di sacrificio per mettere su casa e vivere felici non possono essere turbati – sia psicologicamente che economicamente – da un evento in sé banale che poteva essere ammorbidito dalla presenza di un’assicurazione peraltro assai poco costosa. Siccome questa rubrica vuole dare dei consigli, ecco, questo è un consiglio!

    Però non fate l’assicurazione presso una banca: questa si limita a farvi fare il contratto che a lei conviene, soprattutto in presenza di un mutuo sulla casa medesima.

    Infine, quando stipulate un’assicurazione, qualunque essa sia, leggete sempre con la massima attenzione le condizioni generali di assicurazione, prima di stipularla per verificare che faccia al caso vostro; dopo averla stipulata per conoscerla a fondo. Perché si sa, nella vita nessuno vi assicura nulla!

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Case popolari a Genova: il punto fra alloggi sfitti e nuove costruzioni

    Case popolari a Genova: il punto fra alloggi sfitti e nuove costruzioni

    pegli-ponente-riviera-panoramica-d5L’edilizia residenziale pubblica (Erp) torna al centro del dibattito cittadino grazie ad un caso singolo che solleva le contestazioni del Municipio Ponente ma nello stesso tempo fornisce spunti di riflessione su alcune tematiche concrete mai sviscerate in maniera esaustiva.

    IL CASO DI VIA UNGARETTI A PRÀ

    Tutto parte dalla presa di posizione del consiglio municipale del Ponente che il 10 gennaio scorso ha ribadito la sua contrarietà all’ipotesi di realizzare un nuovo insediamento Erp nella zona di via Ungaretti, sulle alture tra Pegli e Prà.
    «In tutte le fasi in cui il Municipio è stato coinvolto nell’elaborazione del Puc (Piano Urbanistico Comunale) ha sempre espresso tutte le proprie perplessità in merito a nuovi tentativi di edificazione su un territorio già ampiamente cementificato – spiega il Presidente del Municipio Ponente, Mauro Avvenente (Pd) – dove la costruzione di alcuni quartieri ha mutato completamente l’orografia delle colline. Nonostante sia sempre stato evidente il nostro parere negativo, l’amministrazione ci ha chiesto di produrre un atto specifico. E così il consiglio ha approvato all’unanimità un documento che riconferma il no alla realizzazione di ulteriori unità abitative Erp nel territorio del Ponente».

    L’amministrazione comunale per voce dell’arch. Giorgio Gatti, dirigente della Direzione programmi di riqualificazione urbana e politiche della casa, risponde così «Su iniziativa di Comune e Regione abbiamo esplorato la possibilità di realizzare un piccolo edificio a 2 piani per 8 appartamenti di edilizia residenziale pubblica. Un intervento che non ha nulla a che fare con certe colate di cemento realizzate in alcuni quartieri popolari».
    Per intenderci non stiamo parlando di un mostro architettonico come quello previsto tra via Maritano e via Ortigara nel Municipio Valpolcevera, fortemente contestato dagli abitanti.
    L’area di via Ungaretti è stata espropriata sul finire degli anni ’70 quando venne redatto il piano di zona dell’edilizia popolare «E tuttora rimane vincolata a tale scopo – continua Gatti – È un’area di proprietà comunale dalle dimensioni contenute».

    Lavatrici di PràLa posizione del Municipio, però, si basa su precise questioni di principio. Innanzitutto viene contestata una distribuzione degli edifici Erp considerata assai disomogenea: «Nel Ponente genovese troviamo il 70% dell’edilizia residenziale pubblica dell’intera città, mentre, al contrario, vi sono intere zone totalmente esenti da quartieri di edilizia popolare – sottolinea il documento approvato all’unanimità dal consiglio municipale – Per favorire una vera e seria integrazione dei soggetti socialmente fragili risulta necessario evitare le esperienze negative degli anni passati che hanno teso alla ghettizzazione di queste realtà in porzioni limitate di territorio quando, invece, è necessario spalmare equamente in tutta la città gli edifici Erp proprio per favorire la socializzazione e l’integrazione».

    «In via Ungaretti è nata un’idea progettuale che finora rimane soltanto un’ipotesi – precisa il dirigente comunale Giorgio Gatti – perché si basa su un finanziamento regionale che ad oggi non è ancora stato concretizzato. Francamente fatico a comprendere le ragioni del Municipio. Le percentuali sulla presenza di Erp snocciolate dal consiglio municipale sono grossolane. Non è vero che il 70% di Erp si trova nel Ponente. Anche in Val Polcevera e Val Bisagno, infatti, i quartieri popolari sono numerosi».

    Un altro aspetto critico è quello relativo alla domanda di assistenza e supporto che, inevitabilmente, portano con sé gli abitanti assegnatari delle case popolari: «Sulle colline ponentine, nel corso degli anni, sono sorti 7 quartieri di edilizia residenziale pubblica – sottolinea Avvenente – L’elenco è presto fatto: Torre Cambiaso, San Pietro (“Lavatrici”) via Novella, via Montanella, Voltri 2, Ca Nuova, Cep. Si tratta di insediamenti che ospitano uno “spaccato sociale” particolare, il quale necessita di adeguata assistenza sociale. Oggi il Municipio, alle prese con una costante diminuzione delle risorse economiche, fa sempre maggiore fatica a fornire risposte. I nostri uffici sono in sofferenza – ribadisce il Presidente – nell’ultimo anno sono arrivati una quarantina di nuovi nuclei familiari. Il Comune ci affida le persone però non ci fornisce la quota di accompagnamento di cui hanno bisogno».

     

    casa-abitazione-citofonoGLI ALLOGGI PUBBLICI SFITTI

    L’ente municipale mette in evidenza l’elemento forse più rilevante, perché coinvolge tutta l’area metropolitana, ovvero la significativa presenza di alloggi pubblici vuoti e di conseguenza inutilizzati a causa della carenza di manutenzione e di interventi di ristrutturazione mai eseguiti. «Ci sono numerosi appartamenti sfitti all’interno dei quartieri collinari del Ponente – spiega Avvenente – ce lo segnalano continuamente cittadini e comitati con cui abbiamo uno stretto rapporto di collaborazione. A breve avremo un incontro con Arte Genova (Agenzia Regionale Territoriale Edilizia): vogliamo incrociare i nostri dati con i loro numeri, per capire come e dove è possibile ripristinare questi alloggi».
    Allo stato attuale le risorse degli enti locali sono ridotte al lumicino, almeno quel poco denaro disponibile utilizziamolo per rimettere a posto le unità abitative sfitte: questo il ragionamento semplice, quanto comprensibile, del Municipio Ponente.
    «Noi siamo pronti a dare il nostro contributo a favore delle categorie deboli, come abbiamo sempre fatto – continua Avvenente – di fronte al drammatico problema della casa, però, vorremmo che in via prioritaria, prima di costruire ex novo, si utilizzassero al meglio gli spazi già presenti sul territorio».

    «Il recupero degli alloggi sfitti appartenenti al patrimonio dell’edilizia residenziale pubblica è un problema reale – conferma l’arch. Gatti – che riguarda il Ponente ma in misura maggiore la Val Polcevera. Penso, ad esempio, a Begato e alla difficile situazione della “Diga”».

    Abbiamo fatto il punto insieme a Stefano Salvetti, segretario genovese del Sicet (Sindacato Inquilini Casa e Territorio), da anni impegnato in prima linea: «Sicuramente un buon numero di alloggi inutilizzati sono nel Ponente, ma la situazione è simile in tutta la città». Dati recenti parlano di circa 717 alloggi in manutenzione. Mentre 250 unità abitative sono rimaste escluse dai lotti d’intervento. Quest’ultimo, però, sarebbe un dato sottostimato: «Rispetto ai circa 250-300 alloggi che si liberano ogni anno ai fini dell’assegnazione – racconta Salvetti – mediamente, circa 150 non sono subito disponibili perché necessitano di qualche intervento. Di conseguenza, ogni anno, gli appartamenti da sistemare si accumulano ed il loro numero cresce costantemente». Dei famosi 717, a fine 2012 ne sono stati completati 280, pronti per essere assegnati. I restanti, cioè 437, sono tuttora in manutenzione.  Il 7 febbraio, annuncia Salvetti «Faremo un briefing con l’assessore regionale alle politiche abitative, Giovanni Boitano, per capire come procedono i processi di ripristino degli appartamenti Erp ancora inutilizzati».

     

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    EMERGENZA CASA: FABBISOGNO STIMATO IN 8000 ALLOGGI

    L’emergenza abitativa – non va mai dimenticato – rimane un nodo irrisolto, sia a livello nazionale che locale. E si aggrava giorno dopo giorno a causa di una crisi economica senza fine.  «Nella precedente graduatoria comunale – sottolinea Salvetti –  le persone in attesa di una casa erano 3900. Per il bando in scadenza il prossimo 25 febbraio ci aspettiamo oltre 4000 domande. Il numero è sottostimato perché la gente perde fiducia e quindi neppure presenta domanda per l’assegnazione di un alloggio popolare».
    La domanda è il termometro della situazione, sottolinea il rappresentante degli inquilini «E registra una temperatura sempre più calda. Per Genova noi stimiamo il fabbisogno Erp in circa 8000 alloggi». Il fabbisogno stimato dal Comune (dati del 2011), invece, parla di 3500 appartamenti Erp più 5000 a canone moderato (il famoso “social housing”, tanto in voga in questo periodo). «Il canone moderato si aggira su circa 450 euro al mese più le spese di amministrazione – precisa Salvetti – è evidente come oggi molte persone non possano permettersi tali cifre».

    Eppure la questione casa non è la priorità nell’agenda delle forze politiche – di qualsiasi colore esse siano – ormai da troppo tempo. Da Roma una mazzata decisiva è arrivata con il Governo guidato dall’ex premier Silvio Berlusconi che ha tagliato i fondi per l’edilizia pubblica. Una drastica riduzione: da 550 milioni di euro a soli 200 milioni.
    «Dopo numerose battaglie e grazie all’impegno dell’ex assessore comunale Bruno Pastorino che ha lavorato egregiamente, siamo riusciti a far arrivare a Genova 12 milioni di euro – spiega il segretario Sicet – Queste risorse e alcuni fondi regionali hanno permesso di avviare i lotti manutentivi degli alloggi sociali».

    abitazioni-case-DIPer trovare una qualche forma di sollievo a quello che è ormai a tutti gli effetti un male endemico del nostro Paese, si dovrebbe «Puntare sulla riconversione di ex aree industriali, vecchie caserme, fabbricati dismessi da trasformare in Erp, invece che nell’ennesimo centro commerciale – suggerisce il segretario Sicet – ma è necessario mettere sul piatto consistenti risorse pubbliche, magari grazie al finanziamento di enti quali la Cassa Depositi e Prestiti. L’altra soluzione è quella di costruire ex novo. Premesso che non voglio massacrare il territorio, prima vanno recuperate, ai fini dell’assegnazione, tutte le unità abitative già presenti in città».

    Ovviamente Salvetti non può essere d’accordo con la presa di posizione del Municipio Ponente in via Ungaretti, però, comprende le loro giustificabili preoccupazioni: «Gli interventi realizzati anni addietro, ad esempio a Begato, li definisco insopportabili. Con la “Diga” si è pensato di dare solo una risposta numerica al problema e non una risposta sociale. Anzi, in Val Polcevera come nel Ponente, sono stati creati veri e propri quartieri-ghetto. I Municipi sono realtà gravate dal peso di queste esperienze. Costruire nuove piccole unità abitative, invece, è tutt’altro discorso. E da quanto mi pare di capire, l’ipotesi progettuale di via Ungaretti è un intervento limitato, sicuramente non invasivo».

     

    ASSEGNAZIONI E GRADUATORIE

    Per quanto concerne una ripartizione più omogenea degli assegnatari di locazioni Erp, il rappresentante degli inquilini concorda sul fatto che si potrebbe studiare qualche soluzione ad hoc «Stiamo lavorando sulla possibilità di realizzare un meccanismo di assegnazione più attento ad una bilanciata divisione sul territorio. Non si tratta di un’operazione semplice perché parliamo di graduatorie pubbliche che seguono regole precise».
    Allo stesso tempo è possibile intervenire anche nel processo di revisione del Puc al fine di «distribuire l’edilizia pubblica in maniera più conforme sull’intero territorio», sottolinea Salvetti.
    Ma ancora più importante è studiare modelli che permettano una maggiore socialità nei nuovi insediamenti «Il “portierato sociale” è un’iniziativa che si muove in questo senso – spiega Salvetti – puntando sulla creazione di un mix sociale che può dare buoni frutti. Ad esempio, favorendo l’inserimento di studenti universitari in edifici Erp, insieme ad altre categorie di persone. I più giovani potrebbero fornire supporto agli anziani nelle mansioni domestiche, rendersi utili e migliorare la qualità della vita degli abitanti del quartiere».

    «Noi riteniamo che l’assessore comunale alle politiche della casa, Renata Paola Dameri, finora non abbia svolto un buon lavoro – conclude Salvetti – Considerata la gravità della situazione non so come faccia a dormire sonni tranquilli. L’assessorato alle politiche della casa deve mettere in campo delle azioni incisive per fronteggiare l’emergenza abitativa. Si deve coalizzare con le altre città metropolitane. Così il sistema non funziona: i cittadini sono sballottati tra diversi enti in una sorta di drammatico ping-pong. Assistenti sociali, sindacati, centri d’ascolto,ecc. Al contrario, bisogna mettere in rete tutti i soggetti. Quello che manca è una regia unica. Anche la Regione deve fare la sua parte. Il Presidente Claudio Burlando, ormai alcuni anni fa, aveva convocato gli stati generali sulle politiche abitative. Adesso bisogna fare il “tagliando” a quella conferenza. Il Presidente della Regione deve riprendere in mano la questione in prima persona».

     

    Matteo Quadrone

  • Forza Forte: appello per non chiudere il circolo Arci di San Martino

    Forza Forte: appello per non chiudere il circolo Arci di San Martino

    Forte di Santa TeclaDa alcuni giorni su Facebook circola un appello per sostenere il Circolo Arci il Forte, club di fotografia attivo da 27 anni nel quartiere di San Martino (la sede è in via Padre Semeria), che sta attraversando un periodo di difficoltà e rischia la chiusura.

    «Ogni euro che arriverà a sostegno del nostro Circolo può essere considerato un piccolo salvagente, un contributo per fare in modo che dopo 27 anni il gruppo, che fa della fotografia il collante che tiene unite persone diverse tra loro, non debba arrendersi»: così si legge nell’appello.

    Forza Forte! è il nome della sottoscrizione lanciata dai soci del Circolo e sostenuta da Arci Liguria, perché il quartiere non venga privato di un importante presidio che non solo organizza da tempo corsi, workshop e mostre di fotografia, ma anche iniziative collaterali di vario genere rivolte a bambini, ragazzi e adulti (corsi di yoga, musica, etc).

    Tra le iniziative recentemente organizzate, un campionato di fotografia le cui iscrizioni scadono proprio oggi (lunedì 4 febbraio 2013, ndr), una gara tra i soci del Circolo che prevede la realizzazione di un’estemporanea fotografica e la premiazione dei vincitori.

    Per maggiori informazioni e sostenere il Forte con la propria adesione è possibile consultare il sito web del Fotoclub il Forte.

  • Master, start up e impresa giovanile a Genova: dati e riflessioni

    Master, start up e impresa giovanile a Genova: dati e riflessioni

    genova-darsena-d1Recentemente sono stati pubblicati sul sito Focus Studi della Camera di Commercio di Genova, alcuni dati relativi a fallimenti, cessazioni e creazione di nuove imprese per l’anno 2012, da cui emergono innanzitutto gli effetti negativi della crisi economica. Nell’anno appena concluso vi è stato un incremento dei fallimenti rispetto al 2011 per un totale di 159 imprese fallite, 10 in più rispetto al 2011, 80 in più rispetto al 2008. In totale le cessazioni sono state 5102, mentre le iscrizioni di nuove attività imprenditoriali sono state leggermente superiori  (5412).

    Cessazioni e Iscrizioni imprese Genova e Provincia 2012

    Ma se si considerano solo le imprese giovani, quelle “la cui partecipazione del controllo e della proprietà è detenuta in prevalenza da persone di età inferiore ai 35 anni”, si osserva che le nuove iscrizioni sono 1664, mentre le cessazioni sono state 711. Confrontando questo dato con quello relativo alle imprese genovesi nel loro complesso, sembra evidenziarsi un quadro leggermente più roseo per l’imprenditoria giovanile, che mostra un tasso di sopravvivenza più alto.

     

     

    MASTERS E IMPRENDITORIA GIOVANILE A GENOVA

    L’Italia non è un paese per giovani, Genova tantomeno, ma forse si sta attrezzando per diventarlo incentivando lo spirito imprenditoriale dei suoi ragazzi. Proprio in questi giorni si è concluso il primo Master in Management e Imprenditorialità organizzato dalle Facoltà di Economia e di Ingegneria di Genova con la Collaborazione di Confindustria. Durante questo corso, durato un anno, sono state elaborate otto idee imprenditoriali con il sostegno dei docenti e dei giovani imprenditori. Alcune di queste si trasformeranno in vere start up.

    Prossimamente è previsto anche l’avvio di un nuovo Master in Trasferimento Tecnologico, orientato a creare nuove imprese e spin off universitari nel mondo dell’High Tech, un settore che sta diventando sempre più strategico per Genova, che vanta già la presenza sul suo territorio dell’IIT (Istituto Italiano di Tecnologia) e in cui sta sorgendo il grande polo tecnologico degli Erzelli.

    Ma quale contributo possono dare questi master al fine di sostenere l’imprenditorialità giovanile a Genova?

    Secondo la Prof.ssa Paola Dameri, Presidente del Master e assessore comunale alle Politiche Sociali i due corsi rispondono a due esigenze diverse, il primo «vuole creare un sentiment, ovvero una propensione all’imprenditorialità; creare la consapevolezza che in Italia si può creare impresa», il secondo vuole «colmare la difficoltà nel trasformare la ricerca universitaria in un’attività produttiva».
    «Normalmente osserva la docente di Economia le nuove imprese sono fatte da figli di imprenditori o soggetti che hanno una tradizione imprenditoriale in famiglia. La propensione alla creazione di impresa in Italia è molto bassa in parte per la cultura classica del posto fisso e  in parte per la difficoltà ad ottenere credito».

    E cosa potrebbe fare – o sta già facendo – il Comune di Genova per favorire concretamente la possibilità dei giovani under 35 di presentarsi nel mondo del lavoro come imprenditori?

    La proposta della professoressa è legata proprio all’assessorato che dirige e prevede la creazione di incubatori d’impresa per attività che forniscano servizi alla persona: «Da un lato si crea uno strumento che prospetta per le persone che hanno perso il lavoro e per i giovani la possibilità di lavorare in proprio in un ambiente protetto, dall’altro lato si andrebbe a coprire una parte di mercato sostanzialmente scoperta consentendo di offrire servizi alla persona a prezzi calmierati per quella fetta di persone che non può pagare prezzi di mercato e non è nella condizione di poter fruire di servizi gratuiti».

    È sicuramente presto per verificare i risultati di queste iniziative, anche perché hanno l’arduo compito di cambiare la stessa cultura imprenditoriale e del lavoro che esiste in Italia. Di certo però non si potrà pretendere che bastino solo degli interventi orientati alla formazione di futuri imprenditori  per risolvere i problemi dell’imprenditoria italiana senza un adeguato intervento sul contesto circostante. Per esempio, la stessa propensione al rischio che si chiede ai giovani italiani dovrà essere richiesta anche alle banche di questo paese, che dovranno agevolare, più di quanto non accada oggi, l’accesso al credito di coloro che decideranno di mettersi in gioco creando nuova impresa.

     

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]