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  • Rifiuti genovesi, allarme feste e cenoni. Il punto della situazione con Amiu

    Rifiuti genovesi, allarme feste e cenoni. Il punto della situazione con Amiu

    raccolta-rifiutiIl giro d’Italia dei rifiuti genovesi prosegue anche nelle festività natalizie. Terminata la disponibilità di spazi nella discarica di Milano, Amiu e Regione Liguria stanno stringendo in questi giorni ulteriori accordi per sopperire alla chiusura di Scarpino ed evitare che attorno ai cassonetti si accumulino troppi sacchetti dell’immondizia in vista del periodo festivo e, comunque, fino a che non saranno pronti i nuovi impianti di separazione secco-umido, non prima della prossima primavera.

    Terminato l’accordo con la Regione Lombardia, che si era resa disponibile attraverso il presidente Maroni soprattutto per affrontare l’immediata emergenza post alluvionale, si sta lavorando alacremente per aumentare il quantitativo di rifiuti conferibili in Piemonte: Torino, Asti, Alessandria e, a partire dal 2015, probabilmente anche Cuneo. Nell’immediato, buona parte dei camion che fino a pochi giorni fa prendeva la strada di Milano, dovrebbe essere dirottata su Asti che potrebbe ampliare l’attuale disponibilità ricettiva di poco inferiore alle 100 tonnellate al giorno. La trattiva sull’abbassamento dei prezzi e l’innalzamento dei quantitativi conferibili quotidianamente e mensilmente riguarda, in realtà, tutte le discariche Piemontesi: «Ce la stiamo mettendo tutta – ci racconta il neo direttore generale di Amiu, Ivan Strozzi – lavoriamo pancia a terra tutti i giorni. Le difficoltà sono date soprattutto dal fatto che non possiamo contattare direttamente le imprese che gestiscono la raccolta dei rifiuti nelle altre città ma dobbiamo attendere gli accordi tra Regioni».

    In soccorso la discarica di La Spezia

    rifiuti-amiuLa novità più grande arriva dai nostri vicini di casa. È imminente, infatti, la sigla di un accordo con Acam per lo smaltimento di una parte di rifiuti nella discarica della Spezia. Una situazione molto vantaggiosa soprattutto dal punto di vista economico, visto che il conferimento dei rifiuti genovesi fuori Regione costa ad Amiu circa 2 milioni di euro al mese. Ma non si tratterebbe solo di risparmi di trasporto (e probabilmente anche di gestione del rifiuto, visto che i prezzi sembrano essere più vantaggiosi di quelli piemontesi): Acam, infatti, ha un debito piuttosto sostanzioso nei confronti di Amiu e, con la sigla di questo accordo, si potrebbe andare facilmente in compensazione. «Si tratta di un debito che io stesso avevo contribuito a provocare – ricorda Strozzi – quando ero amministratore delegato di Acam. Esisteva un piano di rientro che gli spezzini stavano rispettando ma che, con tutta probabilità, sarà rivisto grazie ai nuovi scenari che si stanno delineando. Questa disponibilità mi rende particolarmente felice perché è sintomatica di un ritrovato mutuo soccorso sul territorio: d’altronde quando 4 anni fa La Spezia era in difficoltà, fu proprio Amiu a darle una mano importante».
    Il fatto che La Spezia, bacino di voti naturale di Raffaella Paita, candidata alle primarie Pd e assessore regionale al Ciclo dei rifiuti, si renda disponibile solamente un paio di settimane prima della consultazione interna al Partito democratico, farebbe pensare a una facile mossa elettorale. Ma è lo stesso Strozzi a provare a sgomberare il campo da simili supposizioni: «Di fatto siamo arrivati ad Acam solo ora perché la discarica della Spezia fino a pochi giorni fa probabilmente non aveva spazi sufficienti da poter destinare ai rifiuti genovesi: l’impianto è a tutt’oggi in fase di riassestamento dopo l’incendio subito circa un anno e mezzo fa e, naturalmente, la prima urgenza era quella di mettere in sicurezza i rifiuti locali».

    Già in questi giorni, un piccolo quantitativo di rifiuti genovesi dovrebbe essere destinato anche alla vicina Toscana: in questo caso non sarebbe necessario l’intervento diretto della Regione Liguria ma si potrebbe sfruttare un accordo già esistente tra il Piemonte (con cui, invece, da piazza De Ferrari si collabora quotidianamente) e la società che gestisce i rifiuti a Massa Carrara. «Stiamo facendo come le formiche – commenta il direttore generale Strozzi – e lavoriamo camion su camion per cercare di liberare più spazi possibili dai nostri due centri di accumulo dei rifiuti alla Volpara e a Rialto».

    La raccolta della carta

    Buone notizie anche per quanto riguarda la raccolta della carta. È noto che i lavoratori di Switch, la cooperativa che ha in subappalto da Amiu questo servizio, sono entrati in sciopero lamentando mancati pagamenti dello stipendio, a loro volta dovuti a ritardi di versamenti da parte della partecipata del Comune di Genova nelle casse della cooperativa. La situazione, come annuncia Strozzi, è in via di soluzione: «Avevamo qualche arretrato che abbiamo saldato a inizio settimana (circa 250 mila euro, ndr). Ora si tratta solo di sbloccare definitivamente alcune gare che ha in gestione la Stazione unica appaltante del Comune di Genova, con l’apertura delle buste che dovrebbe avvenire nei prossimi giorni sistemando definitivamente anche la raccolta di carta e cartone. Comunque, dopo un paio di giorni di sciopero dei lavoratori della cooperativa e dopo lo sciopero generale, anche grazie agli sforzi dei nostri dipendenti, la situazione va normalizzandosi». Tuttavia, con le festività in corso, qualche criticità a macchia di leopardo, soprattutto nei piccoli cassonetti di periferia, potrebbe verificarsi.

    La ricerca dei sfinanziamenti per combattere l’emergenza

    Nessuna novità, invece, sul fronte dei finanziamenti per la realizzazione concreta del nuovo piano industriale della partecipata. «Stiamo aspettando comunicazioni dal Comune – conclude Strozzi – perché purtroppo Genova, per una via o per l’altra, non si è dotata di un sistema impiantisco intermedio o alternativo a Scarpino. Con il piano industriale questo problema viene fotografato e affrontato: da parte nostra stiamo cercando di accelerare il più possibile i tempi di realizzazione dei separatori secco e umido e dei bio-stabilizzatori che ci consentirebbero di riprendere il cammino e dare a Genova strutture idonee al trattamento dei rifiuti».

    Intanto, il cda pre-natalizio della partecipata ha discusso della riorganizzazione interna dell’azienda. L’avvento del nuovo direttore generale e le inchieste della magistratura per lo scandalo appalti potrebbero portare a qualche piccola rivoluzione nelle prime settimane del nuovo anno: «Abbiamo parlato di nuovi ingressi e di una riorganizzazione di dirigenti – racconta sinteticamente il presidente Marco Castagna – ma non si è discusso tanto di persone quanto di figure, sia dal punto di vista tecnico che finanziario. A gennaio annunceremo tutto».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Tasse ai cittadini colpiti dall’alluvione: si paga a febbraio, mozione di sfiducia al Sindaco

    Tasse ai cittadini colpiti dall’alluvione: si paga a febbraio, mozione di sfiducia al Sindaco

    palazzo-tursi-bernini-doria-guerello-DSe lo Stato tace negando il doveroso differimento per il pagamento delle tasse agli italiani colpiti dagli ultimi eventi alluvionali, il Comune di Genova invece prova a battere un colpo. Come ampiamente anticipato, è stata votata formalmente ieri pomeriggio la delibera che proroga i termini per il pagamento di Imu e Tasi a fine febbraio 2014 per tutti i cittadini che presentino l’autocertificazione di danni subiti a causa dei fenomeni atmosferici.

    Benché la delibera sia passata all’unanimità con la sola astensione del leghista Rixi (33 i voti favorevoli), la discussione è stata piuttosto accesa ed è culminata con l’annuncio da parte delle opposizioni della presentazione di una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco Marco Doria accusato di aver fatto troppo poco per aiutare i genovesi a rialzarsi.
    «La Vincenzi– ricorda Lilli Lauro – ha perso le primarie su questo tema. Visto che non siamo nell’imminenza di elezioni comunali non possiamo far altro che presentare la mozione di sfiducia per Doria e la sua giunta». La speranza, alquanto chimerica, delle opposizioni è quella che nella maggioranza ci sia qualcuno pronto a fare il salto della quaglia: «Non si può continuare a criticare il sindaco in privato e poi non prendere provvedimenti» sostengono all’unisono Pdl, Lega, Lista Musso e M5S.

    Di per sé, la mozione era già stata anticipata da Pdl e Lega nel primo Consiglio comunale immediatamente conseguente agli eventi alluvionali. Più tempo era stato concesso da Movimento 5 Stelle e Lista Musso che, con un ordine del giorno, avevano comunque impegnato sindaco e giunta al raggiungimento di una lunga serie di obiettivi per “riportare alla normalità la vita dei cittadini, far ripartire le PMI e trovare finalmente una risposta preventiva ai fattori di rischio idrogeologico”. Ma il credito per il primo cittadino sembra essere giunto al termine: «Non è stato fatto praticamente nulla – accusa Enrico Musso – neppure quelle pratiche che a costo quasi zero ci avrebbero potuto consentire di accedere al fondo europeo di solidarietà (in realtà, ci sarebbe tempo fino a Capodanno per inviare a Bruxelles le documentazioni che attestino di aver subito danni superiori alla quota minima di 600 mila euro, ndr)».

    «Sorprende che la superpotenza Pd non sia riuscita a far valere il proprio peso in sede nazionale – afferma Paolo Putti, capogruppo M5S – ma l’apertura di credito data al sindaco subito dopo l’alluvione è finita».

    «La prima volta che è andato a Roma non l’hanno fatto parlare – riprende con sarcasmo Lilli Lauro – la seconda volta non l’hanno fatto volare, la terza non lo hanno ascoltato: insomma, è incapace».

    Il sindaco però rispedisce le critiche al mittente: «In un momento molto delicato dal punto di vista economico, il Comune è riuscito a tirare fuori dalle proprie tasche 40 milioni di euro per impreviste somme urgenze e 4 milioni per un fondo di solidarietà. Anche il governo avrebbe dovuto e dovrebbe fare qualcosa: l’ho detto a Delrio, l’ho detto in Senato, l’ho detto in Consiglio comunale e continuo a dirlo agli organi di stampa».

    Il primo cittadino ha avuto il suo bel da fare per portare a casa la delibera di ieri. Tutto è nato in seguito alla presentazione di due emendamenti da parte del Movimento 5 Stelle e su cui la maggioranza ha rischiato a lungo di vacillare.

    Uno riguardava l’allungamento della proroga per la scadenza di Imu e Tasi fino a fine giugno. Una richiesta che, secondo l’assessore al Bilancio, Franco Miceli, avrebbe costretto il Comune a chiudere il bilancio 2014 con un impensabile disavanzo di cassa fino a circa 20 milioni: «Il 28 febbraio dobbiamo, per legge, chiudere tutti i conti: se non abbiamo la certezza del gettito stimato nel bilancio previsionale sul capitolo imposte, si chiude in rosso».

    Più delicata la situazione riguardante il secondo emendamento con cui i grillini chiedevano la predisposizione di un piano di pagamento rateale, a cadenza mensile, che consentisse il pagamento dell’intera somma dovuta per Imu o Tasi fino a fine agosto. Più possibilista in questo caso l’assessore Miceli che, tuttavia, aveva subordinato l’assenso della giunta alla necessità da parte dei cittadini che avessero voluto accedere a questo percorso di presentare un’apposita autocertificazione. La modifica, però, non è stata accolta dai proponenti e ha acceso le discussioni fuori e dentro l’aula consiliare, con alcuni esponenti del Pd che minacciavano di votare a favore dell’emendamento e contro la giunta.

    La situazione è stata risolta con una prova di forza della maggioranza e con l’intervento del sindaco. I due emendamenti sono stati respinti con 19 voti contrari e solo 12 a favore. Doria, tuttavia, confermando la bontà della proposta grillina, ha annunciato che tra gennaio e febbraio la giunta predisporrà una nuova delibera che consentirà, ai cittadini che ne faranno richiesta e documenteranno la necessità, di rateizzare l’importo dovuto. «Sarà necessario analizzare caso per caso – ha spiegato il primo cittadino – e resterà l’obbligo di presentare l’autocertificazione perché è l’unico modo con cui possiamo legalmente proseguire il dilazionamento anche oltre fine febbraio, andando incontro a un’ineccepibile esigenza dei cittadini ma senza incappare in problemi di bilancio».

     

    Simone D’Ambrosio

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  • Gronda, i nodi vengono al pettine. Decisivo il primo Consiglio comunale del 2015?

    Gronda, i nodi vengono al pettine. Decisivo il primo Consiglio comunale del 2015?

    Voltri, progetto Gronda di Ponente
    Simulazione progetto: nuovi viadotti Cerusa est e ovest

    La Gronda continua a far parlare di sé in attesa della delibera che dovrebbe porre soluzione definitiva alla delicata questione degli interferiti (gli abitanti che devono subire espropri per la realizzazione della nuova infrastruttura) e dare parere favorevole al tracciato definitivo dell’opera in modo che la Conferenza dei servizi possa decretarne la pubblica utilità. Il documento sarà discusso martedì 13 gennaio nella prima seduta di Consiglio comunale del nuovo anno.

    Nel frattempo, lunedì sera si è tenuta una riunione di maggioranza alquanto infuocata: non invitato Antonio Bruno capogruppo Fds, assente per scelta Gian Piero Pastorino capogruppo Sel, lo scontro è stato tutto tra Enrico Pignone, capogruppo Lista Doria, e i vari rappresentanti Pd. Da un lato, i “consiglieri del sindaco” hanno confermato la decisione di votare contro la delibera sostenuta dallo stesso Doria; dall’altro, il Partito democratico ha chiesto senso di responsabilità a tutti i partiti di maggioranza per appoggiare la giunta ed evitare così l’approvazione della delibera solamente attraverso larghe intese che aprirebbero una crisi di governo della città di difficile soluzione. Anche perché i dirigenti genovesi del più forte partito di maggioranza sono stufi delle continue critiche in arrivo dalla Regione, e da Raffaella Paita in particolare, non solo sulla questione grandi opere ma, più in generale, su una presunta cattiva gestione amministrativa di Genova. Un punto che ultimamente sembra dare parecchio fastidio anche allo stesso sindaco Doria.

    «Nell’incontro di maggioranza – commenta il segretario provinciale del Pd, Alessandro Terrile – Doria si è comportato molto da sindaco, da uomo di governo ma è evidente che se lo scenario della Commissione venisse confermato e alcuni rappresentanti della maggioranza non votassero con senso di responsabilità, il rischio di andarsene tutti a casa sarebbe molto alto. È necessario che tutti i partiti richiamino all’ordine i propri consiglieri come noi abbiamo fatto su tematiche delicate e su cui non tutti i nostri rappresentanti avrebbero votato a favore come il registro delle unioni civili».

    La questione Gronda, in realtà, apre possibili scenari di contrasto anche per quanto riguarda il Puc. L’infrastruttura è, infatti, contenuta nel nuovo Piano urbanistico attualmente in discussione per gli ultimi passaggi nelle Commissioni competenti: «Se dovesse passare la delibera sulla Gronda – fa capire Antonio Bruno – potrebbero esserci ripercussioni negative sull’approvazione definitiva del Puc». E in questo caso le larghe intese potrebbero non essere sufficienti. Anche se il capogruppo di Lista Doria tende subito a sgombrare il campo da ogni dubbio: «L’inserimento dell’infrastruttura all’interno del Puc è un fatto puramente tecnico: il piano urbanistico deve prevedere il tracciato di un’opera su cui comunque si era già espresso il ciclo amministrativo precedente al nostro. Il punto, invece, è che con la nuova delibera andremmo a dire che la Gronda è un’opera fondamentale: cosa assolutamente non vera».

    La chiave di volta, come abbiamo più volte anticipato, resta quella dell’esecuzione della nuova bretella autostradale per lotti funzionali, partendo dal “raddrizzamento” della A7 su cui tutti i soggetti in campo, ministro Lupi compreso, si sono sempre detti concordi.

    Ora gli uffici del sindaco lavoreranno per limare il più possibile la delibera e non è escluso che vengano previsti ordini del giorno, emendamenti o mozioni che riguardino le opere compensative a carico di chi deve realizzare la Gronda e provino a mettere nero su bianco la proposta dei lotti funzionali.
    «È evidente – ammetta il vicesindaco Stefano Bernini – che i recenti eventi alluvionali rendano necessari maggiori approfondimenti sul livello esecutivo, che anche per le prescrizioni delle Via, deve essere affrontato in Conferenza dei servizi soprattutto per quanto riguarda le questioni relative alle terre e alle sorgenti d’acqua. Ma questo è il lavoro dei prossimi due anni». Secondo Bernini la palla è soprattutto nelle mani del governo: «Il ministro Lupi ha lanciato l’idea del primo lotto solo ma non ha più sciolto il nodo. Certamente è indispensabile realizzare tutto quanto possa servire a decongestionare i collegamenti su gomma con il porto di Genova: il primo lotto ha una sua innegabile funzione in questo senso. A mio avviso anche il resto dell’opera è importante per raggiungere l’obiettivo ma può essere che il governo decida di andare per lotti separati. Ora però è indispensabile trovare una soluzione per gli interferiti che sono in ballo da 5 anni».

    «Non è vero – replica Enrico Pignone – che dobbiamo per forza approvare il tracciato definitivo della Gronda per poter sistemare la questione degli interferiti. Scriviamo una delibera che risolve le problematiche di chi dovrà subire gli espropri, dichiariamoci tutti favorevoli al primo lotto e poi lasciamo che la questione del tracciato e della pubblica utilità dell’opera venga discussa in Conferenza dei servizi».

    Tutto si deciderà il 13 gennaio ma qualcosa potrebbe muoversi già mercoledì 7 in Commissione. Senza dimenticare che l’11 gennaio ci sono le primarie per le regionali: finita la campagna elettorale e ottenuto il nome del candidato vincitore per il Pd (benché sia Paita che Cofferati siano favorevoli alla realizzazione dell’infrastruttura, seppure con sfumature diverse) il quadro potrebbe decisamente mutare. E poi resta sempre da vedere quanto Autostrade per l’Italia abbia ancora voglia di investire tanto denaro su un’opera così discussa.

     

    Simone D’Ambrosio

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  • Molto più di un viaggio in bicicletta. Il ritorno di Alessandro Zeggio dalla Terra Santa

    Molto più di un viaggio in bicicletta. Il ritorno di Alessandro Zeggio dalla Terra Santa

    zeggio-taravelloL’avventura di Alessandro Zeggio, da Genova a Gerusalemmme in bicicletta, si è conclusa sabato scorso al Castello D’Albertis, proprio là dove, sotto forma di un sogno, era nata.
    Alessandro, infatti, ha salutato tutti quanti, ha posato per innumerevoli foto con la sua bici e con tutti gli amici che in questi mesi lo hanno seguito, sostenuto, accompagnato da lontano.
    Anche Era Superba lo ha seguito, vi abbiamo raccontato le tappe del suo viaggio, durato tre mesi, attraverso sette paesi e più di 5000 chilometri.

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    Road to Jerusalem: Turchia e Cappadocia >> Il racconto del viaggio

    Sede più appropriata del Castello D’Albertis per la festa conclusiva non ci sarebbe potuta essere: il Castello ospita il Museo delle Culture del Mondo, e durante le festività sarà liberamente visitabile la piccola mostra che è stata allestita per Alessandro. Sono infatti esposte, insieme ad alcune immagini del suo viaggio, le fotografie inedite del capitano D’Albertis scattate negli stessi luoghi visitati da Zeggio, fotografie rimaste per decenni nascoste in fondo ad un baule e che la pronipote, Anna, ha tenacemente e con fatica voluto riportare alla luce. Queste immagini ci mostrano come, al di là della biografia ufficiale, il capitano D’Albertis amasse sopra ogni cosa viaggiare; Alessandro, che evidentemente condivide la medesima passione, in diverse tappe ha cercato di ricreare le stesse inquadrature ma, qualche volta, ha dovuto arrendersi. Infatti il paesaggio, in poco più di un secolo, in alcuni casi è talmente cambiato da essere stravolto, e certi angoli di mondo, semplicemente, non esistono più.

    Ma quello che Alessandro ci ha riportato, quello che sabato è passato attraverso le sue immagini, le sue parole e forse anche al di là delle sue intenzioni, non è tanto il racconto di un viaggio, ma il resoconto di un sogno che mentre si realizzava diventava tante cose diverse, lasciando intravedere diverse possibilità di lettura praticamente per ogni episodio raccontato.
    Una storia di libertà, ovviamente, la libertà di partire pedalando verso un mondo nuovo e forse non accogliente; ma basata su un piano di disciplina, di pianificazione dei tempi, di inevitabile ottimizzazione degli sforzi.
    Dentro però c’era anche una storia di incontri, di accoglienza, di accettazione: ma anche di frontiere, divieti, autorizzazioni e permessi, di visti e timbri ossequiosamente eseguiti rispettati ed esibiti.
    Mondi diversi, culture diverse a pochi chilometri l’una dall’altra, la voglia di capire entrambi ma la capacità di saper fermare il passo, di rendersi conto che voler capire a volte è solo presunzione di esser migliore.

    Un piccolo aneddoto la dice lunga su quello che Alessandro ha imparato in questi mesi. Ad un certo punto, mostrando le foto del capitano D’Albertis, dice: «ecco, quella è la Spianata delle Moschee a Gerusalemme, io sognavo di rifare quella foto, proprio quella. Sapevo che la piazza è rimasta quasi identica, mentre molte altre foto non ho potuto riprodurle, perchè certi angoli non esistono più. Invece no, niente, non ho potuto andare su quella piazza: solo se sei musulmano puoi andare. Ho provato tutti gli accessi, ho cambiato punti di controllo, anzi li ho tentati tutti: ingresso riservato ai musulmani. E basta».

    Era costernato, era dispiaciuto, era anche un po’ frustrato: ma non si poteva fare altrimenti.
    Subito fra il pubblico, molto partecipe, si sono levati consigli e pareri, tutti nello stesso senso: dovevi provare a fregarli. Sei italiano, perbacco, era il sottotitolo.
    Ma no, non è per questo che Alessandro ha attraversato sette paesi e pedalato per più di 5000 chilometri, non è per questo che ci raccontava quello che ha provato, non è per questo che ha condiviso con noi il suo viaggio.
    La voleva proprio fare, quella foto: ma erano loro che stabilivano le regole, e dopo tre mesi che sei in viaggio se non ti lasciano entrare in una piazza, che puoi fare?
    È risalito in bicicletta, è ripartito: direzione Giordania. Ed è’ arrivato ad Aqaba, sul Mar Rosso, il 6 dicembre.

     

    Bruna Taravello

  • Santuario dei cetacei: i tesori del Mar Ligure che uniscono Italia, Francia e Principato di Monaco

    Santuario dei cetacei: i tesori del Mar Ligure che uniscono Italia, Francia e Principato di Monaco

    Il Mare
    Il Santuario è popolato da otto specie di cetacei fra cui balenottera, capodoglio e delfino. La balenottera comune a seconda degli anni varia dai 150 ai 1600 esemplari. Il tursiope (delfino) si aggira attorno ai 1000, numeri più alti presenta la stenella striata (sempre appartenete ai delfinidi) che in estate arriva ai 39000. «È chiaro – sottolineano dal Segretariato del Santuario – che per i cetacei il Santuario è una zona importante. Gli esemplari tornano regolarmente, pur muovendosi lungo tutto il Mediterraneo nord-occidentale, in quel “triangolo” di mare nel quale trovano il loro habitat naturale».

    Sentiamo parlare spesso del Mar Ligure per quel che riguarda i traffici commerciali e le rotte di crociere e traghetti, eppure sappiamo che il triangolo di Mediterraneo compreso tra la nostra costa, quella francese, parte di quella toscana e il nord della Sardegna raccoglie un tesoro naturale molto importante, il Santuario dei cetacei (Sanctuaire Pelagos).

    Il Santuario è una zona marina di 87.500 km², una ASPIM – aree specialmente protette di importanza mediterranea – che è regolata e protetta da un accordo tra l’Italia, il Principato di Monaco e la Francia. È, a livello mediterraneo, l’unica Area Marina Protetta internazionale di mare aperto dedicata alla protezione dei mammiferi marini.
    Un mare nel quale si muovono molte specie di cetacei, una ricchezza che dal 1999 le tre nazioni coinvolte studiano e monitorano continuamente. Nel 2004 Italia, Francia e Principato hanno siglato un accordo per un piano di gestione congiunto, e da quel momento, il Santuario viene gestito, potremmo dire, “a tre mani”.
    Uno degli obiettivi del patto è gestire e minimizzare gli impatti delle attività umane, assai intense in un tratto di mare così piccolo, sui mammiferi (la cui popolazione è costantemente sotto controllo) e sui loro habitat. Ma anche sensibilizzare e coinvolgere i professionisti e chi semplicemente ama e si gode il mare, sulla salvaguardia dell’area.
    Un esempio positivo di collaborazione fra nazioni. Come funziona?

    La Conferenza delle Parti (COP, cioè i tre Stati) è l’organo decisionale dell’Accordo, chiamato ad approvare le raccomandazioni formulate dal Comitato Scientifico e Tecnico (CST). La Conferenza delle Parti, che si svolge ogni due anni, è costituita da un Presidente, dalle delegazioni nazionali delle tre Parti, dai componenti del Segretariato Permanente e dagli osservatori.
    È il Segretariato Permanente a coordinare tutte le parti; oltre ad assistere il Comitato Scientifico e Tecnico (l’ultima edizione si è svolta proprio a Genova a fine novembre), si occupa della gestione finanziaria e di rappresentare il Santuario Pelagos. Il Segretariato Permanente ha sede presso il Palazzo Ducale di Genova.

    La balena biancaÈ il Ministero per l’Ambiente insieme alle regioni Liguria, Toscana e Sardegna ad occuparsi degli aspetti italiani dell’Accordo ed ogni anno preventiva azioni e budget. «Ci sono i contributi ordinari, che servono al funzionamento tecnico dell’Accordo e che sono in gestione al Segretariato Permanente, e poi ci sono quelli dedicati alla parte scientifica o all’implementazione dell’Accordo che sono a discrezione di ogni paese e non sono gestiti direttamente dal Segretariato. I contributi ordinari sono utilizzati per il funzionamento tecnico, l’organizzazione delle riunioni, il comitato scientifico, la Conferenza delle Parti, gli stipendi dei dipendenti, hosting…», ci spiega Fannie Dubois del Segretariato Permanente.  «Quella del 2014 è una situazione particolare, perché dal 2010 al 2013 il Segretariato non è stato attivo. Tuttavia è comunque stato possibile tramite un bando e grazie ai finanziamenti versati dai singoli paesi portare avanti le iniziative relative al Santuario anche per quest’anno».

    Santuario dei cetacei: cosa è stato fatto nel 2014?
    «Sono stati finanziati due progetti – continua Dubois – il primo per lo studio dell’impatto del rumore, stimato attraverso i dati del traffico marittimo su capidoglio e zifio (due delle specie di cetacei che popolano il santuario) che ha avuto inizio fra settembre e ottobre 2014 e durerà per un anno. Il finanziamento ammonta a 70 mila euro. Nello stesso periodo è partito un altro progetto che individua la stima d’abbondanza del grampo, cioè a quanto ammonta la popolazione di quel particolare cetaceo. Qui il finanziamento è stato di 36.250 euro».

    Proprio nella nostra città qualche settimana fa si è svolto il 7° Comitato scientifico e tecnico dell’Accordo (27-28 novembre 2014). Fra i temi principali sul tavolo, la sinergia fra il progetto Life Whalesafe e il sistema Repcet per concentrare gli sforzi e ridurre più efficacemente i rischi di collisione tra le navi e i grande cetacei. Il sistema Repcet consiste in un software per la navigazione commerciale, il cui scopo principale è quello di ridurre i rischi di collisione tra grandi cetacei e navi commerciali. Il concetto di base è semplice: ogni avvistamento di grandi cetacei da parte del personale di guardia a bordo di una nave fornita di Repcet, viene trasmesso via satellite in tempo “quasi-reale” ad un server sulla terraferma. Il server centralizza i dati e invia un’allerta a tutte le navi provviste di Repcet che potrebbero essere interessate.

    Il progetto Life Whalesafe, invece, mira a mettere a punto un sistema per l’eliminazione delle interferenze finalizzato a individuare e localizzare i capodogli, tramite un sistema di boe e idrofoni per l’ascolto sott’acqua, a identificare le minacce per gli stessi e a prevenire le collisioni ed altri rischi grazie all’invio in tempo reale di messaggi di avvertimento alle navi presenti in zona.
    «Il Santuario non ha partecipato al progetto Life Whalesafe (il progetto è stato presentato solo in Italia) ne siamo stati informati successivamente e non abbiamo potuto essere coinvolti direttamente, – spiega Dubois – però risponde totalmente agli obbiettivi dell’Accordo, è ovvio che potrebbe sovrapporsi ad altro progetto nel quali le Parti (intese come tre parti dell’Accordo Italia, Monaco e Francia ndr) si sono già impegnate: il sistema Repcet. Proprio per questo il nostro Comitato si è raccomandato che i due progetti si armonizzino».

    Al momento il sistema Repcet è installato su una decina di imbarcazioni francesi e sarà gratuito per i porti, per essere operativi ne servono 30 installati. Il progetto Whalesafe, invece, dovrebbe partire a settembre 2015, sembrerebbe dunque esserci ampi margini per riuscire ad armonizzare i due progetti.

    Un altra questione fondamentale sollevata dal Comitato scientifico tecnico riguarda la cooperazione tra le reti nazionali di spiaggiamento in particolare al livello della comunicazione tra i tre paesi in caso di spiaggiamento in zona trasfrontaliera di cetacei vivi. E infine l’estensione del marchio di qualità “high quality whale watching” Pelagos-ACCOBAMS (già implementato in Francia) all’Italia e al Principato di Monaco.

     

    Claudia Dani

    [foto di Roberto Manzoli]

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  • Regione Liguria, nuovo Piano Energetico Ambientale: fonti rinnovabili ed efficienza energetica

    Regione Liguria, nuovo Piano Energetico Ambientale: fonti rinnovabili ed efficienza energetica

    Energia del SoleRidurre i consumi di energia sul territorio puntando sull’efficienza energetica nei settori residenziale, terziario, imprese e cicli produttivi; incrementare lo sfruttamento delle fonti rinnovabili, portando la produzione energetica regionale da 146 ktep a 373 ktep entro il 2020: sono questi alcuni dei punti chiave dello schema di Piano Energetico Ambientale Regionale (PEAR) 2014-2020, approvato venerdì 5 dicembre 2014 con delibera di Giunta n. 1517 su proposta dell’Assessore allo sviluppo economico Renzo Guccinelli. «Il piano rappresenta un modello di sviluppo sostenibile del territorio – spiega Guccinelli – oltre a proporsi la crescita economica e occupazionale delle aziende operanti nei settori dell’energia e della green economy».
    Il Piano vigente è stato approvato dal Consiglio regionale con deliberazione n. 43 del 2 dicembre 2003, e successivamente aggiornato per quanto concerne l’energia eolica con delibera di Consiglio n. 3 del 3 febbraio 2009, prevedendo un aumento dell’obiettivo di potenza installata da 8 a 120 Megawatt (vedi il nostro precedente articolo sul tema).

    La strategia energetica della Regione Liguria

    Gli indirizzi del PEAR devono rispondere al quadro normativo nazionale ed europeo, pianificando in particolare le politiche regionali atte a soddisfare i vincoli dettati dal “Burden Sharing” regionale. Il Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico 15 marzo 2012 (cosiddetto “Burden Sharing”) recante “Definizione e qualificazione degli obiettivi regionali in materia di fonti rinnovabili e definizione delle modalità di gestione dei casi di mancato raggiungimento degli obiettivi da parte delle regioni e delle province autonome”, ripartisce l’obiettivo nazionale di sviluppo delle fonti rinnovabili (17%) tra le varie regioni italiane, assegnando alla Liguria l’obiettivo finale del 14,1% ed obiettivi intermedi biennali vincolanti.

    Il nuovo piano PEAR si articola in tre macro-obiettivi (A. Burden Sharing, B. Sviluppo economico, C. Comunicazione), a loro volta declinati in due obiettivi generali verticali – la diffusione delle fonti rinnovabili (elettriche e termiche), il loro inserimento in reti di distribuzione “intelligenti” (smart grid), e la promozione dell’efficienza energetica – ed in due obiettivi generali orizzontali – il sostegno alla competitività del sistema produttivo regionale, l’informazione dei cittadini e la formazione degli operatori sui temi energetici – a loro volta declinati secondo linee di sviluppo e azioni coordinate con la programmazione dei fondi POR FESR 2014 – 2020.
    Per quanto riguarda il macro-obiettivo A. Burden Sharing, l’azione di sviluppo delle fonti rinnovabili viene declinata secondo obiettivi specifici per ogni fonte, i quali consentono di delineare uno scenario di consumi finali da fonti rinnovabili al 2020 di circa 373 ktep al 2020.
    Parallelamente le politiche regionali sull’efficienza energetica, in particolare per i settori civile (pubblico e privato), dell’illuminazione pubblica, delle imprese e dei cicli produttivi, potrebbero consentire una riduzione dei consumi finali lordi pari a circa 332 ktep, che porterebbero ad un CFL (consumo finale lordo) di circa 2.640 ktep.

    La situazione regionale al 2011

    Contrasto tra vecchio e nuovo a GenovaIl Piano Energetico Ambientale Regionale del 2003 definiva tre obiettivi generali al 2010: aumento dell’efficienza energetica; stabilizzazione delle emissioni climalteranti ai livelli del 1990; raggiungimento del 7% del fabbisogno energetico da fonti rinnovabili. I primi due sono stati raggiunti, mentre il terzo rimane ancora una chimera.
    Ai fini dell’incremento dell’efficienza energetica la Regione Liguria prevedeva di raggiungere un risparmio del 10% dei consumi energetici regionali complessivi. Dall’analisi del Bilancio Energetico Regionale (BER) per l’anno 2011 si desume un dato di consumi finali totali pari a circa 2.550 ktep (rispetto ai 3.400 del 1998), tuttavia è opportuno sottolineare come la contrazione dei consumi sia da ritenersi in gran parte legata alla crisi economica.
    Le emissioni di CO2 al 2011 (8.225 ktCO2, calcolate a partire dal Bilancio Energetico Regionale del 2011) risultano essere inferiori del 30% rispetto al 1990. Tale drastica riduzione è dovuta alla riconversione industriale avvenuta nella nostra regione, alla chiusura dell’ILVA di Cornigliano, ma anche all’impegno della Regione sul fronte dell’attuazione del Piano di Risanamento e Tutela della Qualità dell’Aria.
    Dal Bilancio Energetico Regionale al 1998 emergeva che solo l’1,5% dell’energia consumata in Liguria proveniva da fonti rinnovabili. La produzione complessiva di energia da rinnovabili al 2010 risultava di 134 ktep, pari al 5,3% del fabbisogno energetico regionale al 2011 (2.547 ktep).

    La Liguria mantiene la propria funzione quale importante porta d’ingresso per le importazioni di energia del Paese – si legge nel rapporto ambientale del PEAR – Circa la metà dell’energia elettrica prodotta in regione (528 ktep su 960 ktep prodotti) viene effettivamente consumata all’interno del territorio regionale; il resto viene esportato attraverso la rete di trasmissione nazionale. Pertanto la Liguria svolge un’importante funzione per il Paese, subendone nel contempo i relativi disagi ed impatti ambientali in termini di emissioni inquinanti (SO2, NOx, polveri) e di gas climalteranti”.
    Il sistema industriale regionale ha subito una significativa contrazione a causa della crisi prodottasi intorno agli anni 2002-2004, di conseguenza i consumi finali del settore sono passati da 925 ktep del BER 1998 (PEAR 2003) a 353 ktep, ed oggi rappresentano il 14% del totale. Al settore civile va attribuita una quota pari a circa il 50% dei consumi finali, preponderanza imputabile soprattutto alla ridotta efficienza energetica degli edifici. Il settore dei trasporti, invece, incide per il 35% circa dei consumi finali “Ma resta dipendente dal sistema nazionale e quindi risulta al di fuori del controllo delle autorità regionali: in Liguria, attraverso il sistema portuale, il sistema ferroviario ed il sistema autostradale, infatti, transita una quota significativa del traffico merci nazionale”.
    Infine, dal confronto con la media italiana (pro capite) emerge che in Liguria “Nonostante la deindustrializzazione e la chiusura della siderurgia a caldo, la quota di combustibili solidi, legata alle trasformazioni energetiche, rimane molto alta, di molto superiore alla media italiana; mentre il contributo delle fonti rinnovabili resta di scarso rilievo”.

    Il punto di vista degli ambientalisti

    Il PEAR rientra fra le tipologie di documenti pianificatori da sottoporre a Valutazione Ambientale Strategica (VAS). Nell’ambito di quest’ultima procedura nei mesi scorsi le associazioni ambientaliste si sono confrontate con la Regione, presentando osservazioni in merito.
    «Sicuramente puntare sullo sviluppo delle rinnovabili contestualmente al miglioramento dell’efficienza energetica è un segnale positivo – spiega Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria – Rispetto al piano che allora ci era stato presentato, però, noi avevamo sottolineato determinate mancanze. Innanzitutto spiccava l’assenza della parte relativa all’utilizzo delle fonti fossili, carbone in primis. La nostra richiesta era che questo tema fosse affrontato in un’ottica di uscita dal carbone entro il 2020».
    Oggi, nello schema di piano definitivo approvato dalla Giunta, l’argomento è trattato nel paragrafo 5.2. “La produzione di energia elettrica da fonti fossili in Liguria”, ma l’unico accenno alle prospettive future è contenuto nella frase “Anche in Liguria la situazione è destinata a cambiare gradualmente a seguito delle previste dismissioni dei vecchi gruppi a carbone. A Genova il programma di dismissione della centrale prevede la disattivazione graduale dei tre gruppi, l’ultimo dei quali sarà disattivato nel 2017; a Vado Ligure il progetto di ampliamento che prevede la realizzazione del gruppo a carbone VL6 ed il rifacimento dei gruppi esistenti a carbone, è attualmente sospeso. L’Azienda ha richiesto una modifica anticipata dell’AIA che prevede solo interventi sui gruppi esistenti al fine di migliorarne le prestazioni ambientali. A La Spezia si prevede che il gruppo a carbone resti operativo”.
    Inoltre, Legambiente ha sollecitato la Regione affinchè nel PEAR venissero introdotte «Tutte le questioni connesse alla mobilità, fattore di dispendio energetico notevole – continua Grammatico – Secondo noi, sarebbe neccesario un maggiore dialogo tra le differenti forme di pianificazione, invece, di solito le rispettive visioni sono fin troppo parziali». Nelle osservazioni redatte dall’associazione leggiamo: “Manca un riferimento all’introduzione di questo comparto nel panorama dei settori strategici per il raggiungimento degli obiettivi del piano, considerato il peso che ha nel totale dei consumi energetici regionali (circa un terzo). Auspichiamo proposte per interventi sulla portualità, l’integrazione e sviluppo del trasporto su ferro (sia merci che pendolare) e lo sviluppo della rete di servizi e distribuzione per la mobilità sostenibile (elettrico, metano, ecc.)”.

    Pale eoliche a TenerifePer quanto riguarda le fonti rinnovabili «Gli obiettivi che la Regione in alcuni casi si è prefissata, ad esempio sulle biomasse, sono molto elevati considerando l’attuale realtà delle cose, e quindi difficilmente raggiungibili», sottolinea Grammatico. Detto ciò, Legambiente esprime soddisfazione per tale scelta, mentre per le altre fonti rinnovabili aggiunge «Sull’eolico pensiamo si possa fare ancora di più, su fotovoltaico e solare termico siamo decisamente indietro, nonostante le potenzialità della Liguria».
    Per l’eolico “Si potrebbe valutare l’eventuale utilizzo di installazioni galleggianti Off Shore, già usate in altri contesti europei simili al nostro, con condizioni di fondale costiero ad alta profondità – si legge nelle osservazioni al PEAR – Per il fotovoltaico e solare termico bene l’aumento di potenza previsto, soprattutto in relazione all’aumento di installazione di piccoli impianti più vocati all’autoconsumo di energia. Da auspicare è lo sviluppo di meccanismi che semplifichino l’installazione di impianti su edifici tutelati ed in contesti paesaggistici tutelati attraverso l’indicazione di normative chiare e recepibili uniformemente dalle P.A. locali. Sarebbe opportuno altresì che il piano promuovesse lo sviluppo di attività manifatturiere legate alla produzione di componentistica del settore”.
    Infine «Riteniamo che il miglioramento dell’efficienza energetica, in particolare degli edifici, sia un aspetto fondamentale – conclude Grammatico – Si tratta di un modo per rilanciare il comparto dell’edilizia producendo ben più lavoro rispetto agli aumenti volumetrici stile piano casa».

    L’associazione ambientalista Italia Nostra Liguria, come spiega il presidente Roberto Cuneo, sulle rinnovabili contesta soprattutto «L’eccesso di eolico, che in realtà produce poca energia in Liguria». “L’obiettivo di 400 MW è insostenibile per il territorio ligure (e peggio ancora l’obiettivo da 500 MW) – evidenziano le osservazioni di Italia Nostra – Il gigantismo delle pale non è condivisibile per la maggiore impronta paesaggistica e per la devastazione che comporta la fase di trasporto e costruzione (nonostante gli impegni assunti, infatti, dopo l’installazione il territorio martoriato è abbandonato e non rinaturalizzato)”. Inoltre «Abbiamo chiesto di proibire il fotovoltaico a terra – continua Cuneo – perchè lo riteniamo uno spreco di terreno, una risorsa scarsa che dovrebbe esser maggiormente tutelata».
    Nel contempo, secondo Italia Nostra, non vengono considerati elementi importanti quali il teleriscaldamento. “A breve distanza dalle grandi centrali termoelettriche di Vado e la Spezia sono situati grandi centri commerciali che possono utilizzare efficacemente parte dell’energia oggi versata in mare, per raffrescamento e riscaldamento – si legge nelle osservazioni – Sono facilmente raggiungibili anche condomini e strutture pubbliche di grande dimensione (Università, impianti sportivi al coperto) e fabbriche che impiegano energia termica a bassa entalpia. Quindi, occorre prevedere due iniziative specifiche di teleriscaldamento per le centrali termoelettriche di Vado Ligure e La Spezia. Il risparmio ottenibile è rilevante se si pensa che un incremento dell’1% dell’utilizzo del combustibile delle centrali corrisponde a 12 ktep. Ciò vuol dire che con soli due progetti è possibile realizzare l’obiettivo di tutto il fotovoltaico ligure”.
    In merito al miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici «Noi chiediamo di aumentare i controlli nell’ambito degli interventi di ristrutturazione – conclude Cuneo – Le prescrizioni ci sono, ma spesso vengono aggirate. Vedi ad esempio quando si attua il rifacimento di un tetto, senza realizzarne l’opportuno isolamento. D’altronde gli amministratori di condominio fanno finta di non conoscere la legge e rispondono solo agli inquilini. Quindi ci vuole un controllo severo, non sanabile tramite multe, bensì con il rifacimento a regola d’arte dei lavori in precedenza mal eseguiti».

     

    Matteo Quadrone

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  • Segni nel fango: un’asta benefica e un libro di illustrazioni per gli alluvionati genovesi

    Segni nel fango: un’asta benefica e un libro di illustrazioni per gli alluvionati genovesi

    segni-nel-fango-asta-beneficenzaUn’iniziativa artistica per raccogliere fondi utili al sostegno delle attività genovesi colpite dalle recenti alluvioni: questo il concetto che sta alla base di Segni Nel fango, il nuovo progetto benefico lanciato da Genoa Comics Academy e Anonima Illustratori.

    Si tratta di una una raccolta di opere di artisti attivi nei campi dell’illustrazione, fumetto e arti figurative in genere,  sensibili agli eventi che hanno colpito Genova, con una poetica universale ispirata al tema “Alluvione a Genova volontari nel fango con la voglia di aiutare, ricostruire, ricominciare…nonostante tutto!”

    Segni nel fango prevede un’asta di beneficenza il giorno 19 dicembre presso il Museo del Mare Galata alle ore 16.30 in cui si venderanno le opere che gli artisti hanno realizzato per l’iniziativa, e la realizzazione di un volume contenente tutte le illustrazioni,  stampato e distribuito nelle librerie associate alla Librerie Indipendenti Genova.

    Tutti i ricavati (sia delle opere editoriali che dell’asta degli originali) saranno raccolti in un fondo dedicato, gestito da Confesercenti e distribuiti alle realtà commerciali e culturali colpite dall’alluvione.

    Il pubblico può partecipare o contribuire durante l’asta del 19 dicembre, le opere saranno tutte su Ebay e l”asta si potrà vedere in streaming sul canale Youtube legato a Segni nel Fango.

    Inoltre, in alcune librerie accreditate si potrà fare una donazione di 10 € per avere in regalo il catalogo delle opere.

    L’iniziativa è sostenuta dalla RivistaAndersen e realizzata con il sostegno del Municipio 1 Genova Centro Est.

    Le illustrazioni sono di Akab; Baldi Brunella; Baricelli Cristiano; Belsito Katia; Bonaccorso Lelio; Camuncoli Giuseppe; Carosini Gino; Celestini Oscar; Corda Tullio; Dalena Antonello; De Pieri Erica; Dentiblù; Enoch Luca; Fereshteh Najafi; Ferrari Antonigionata; Ferraris Andrea; Forcelloni Claudia; Gabos Otto; Giannotta Gregorio; Giorgetti Argentina; Ingranata Roberta; Lauciello Roberto; Longo Fabrizio; Macchiavello Enrico; Manca Antonietta; Martino Tatiana; Mastroianni Marco; Matarese Giorgia; Mazza Irene; Montanari Eva; Muzzi Michela; Muzzi Valentina; Novelli Sara; Olivieri Bruno; Ozenga Lisalinda; Parodi Alessandro; Parrella Nicola; Perkins Will; Piccardo Andrea; Raso Alex; Scagni Stefano; Spugna; Tavormina Maurilio; Tessaro Gek; Valgimigli Alberto; Wolfsgruber Linda

    Testi di Ferruccio Giromini; Anselmo Roveda; Giulia Cocchella; Angelo Calvisi.

  • Consiglio comunale, mozione per l’intitolazione di una strada a San Salvador. Polemiche in aula

    Consiglio comunale, mozione per l’intitolazione di una strada a San Salvador. Polemiche in aula

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-discorso-D3Nella giornata in cui viene definitivamente ufficializzata la spaccatura nella maggioranza sul tema Gronda, la cui delibera di parere favorevole al tracciato definitivo verrà discussa in aula nella prima seduta del nuovo anno prevista per martedì 13 gennaio, in Consiglio comunale c’è spazio anche per qualche polemica sulla gestione di lavori dell’aula.

    Tra gli argomenti messi in calendario all’ordine del giorno, nonché quello che probabilmente ha suscitato il maggior numero di interventi da parte dei consiglieri in una seduta piuttosto rapida e dal clima quasi natalizio, destava molta curiosità la mozione presentata da Sel e due consiglieri di Lista Doria (Nicolella e Gibelli) per opporsi all’intitolazione di una via a Robert D’Aubuisson nella città di San Salvador. Che cosa c’entra l’America centrale con il Consiglio comunale di Genova? Apparentemente molto poco. «Può suonare strano che si discuta di una cosa sviluppata decenni fa in un Paese molto lontano – ammette Antonio Bruno, Fds – ma nel mondo globalizzato di oggi dobbiamo avere coscienza che i diritti umani e sociali sono diritti di tutti».

    «Poco tempo fa – ha ricordato il consigliere Enrico Chessa, Sel – il sindaco ha dovuto ricordare che Genova è medaglia d’oro della resistenza a persone che un po’ farsescamente avevano richiamato la parola dittatura riferendosi al modo di gestire la città (erano stati i lavoratori di Amt, ndr). Ma ci sono stati Paesi e città che feroci dittature le hanno vissute davvero: una delle più feroci ha riguardato proprio El Salvador, devastata da una guerra civile, e nella cui capitale adesso si vuole dedicare una via a Robert D’Aubuisson, l’organizzatore degli squadroni della morte e il mandante dell’assassinio di monsignor Romero».

    Quella chiesta a tutti i consiglieri era dunque un’azione puramente simbolica a sostegno di chi si oppone a questa operazione a dir poco inopportuna: «Sicuramente – ha sottolineato il sindaco Marco Doria dichiarando l’appoggio della Giunta alla mozione – siamo di fronte a un atto di valore puramente simbolico, di principio e di richiamo al rispetto della dignità della persona. Ma è importante che si faccia in quest’aula e su questo tipo di documenti la giunta non farà mai mancare il proprio sostegno».

    Non è certo la prima e non sarà l’ultima volta in cui in Consiglio comunale si discute di questioni non strettamente inerenti la città. Eppure solitamente queste votazioni si concludono con il parere favorevole espresso all’unanimità. Non questa volta, però. Va registrato, infatti, una sorta di voto di protesta del Pdl risultato presente non votante: «Questa mozione – ha spiegato il capogruppo Lilli Lauro – chiarisce molto bene come a Genova la maggioranza e la sinistra piuttosto che fare qualcosa di concreto per la città, per il commercio, per gli alluvionati preferisca riempirsi la bocca di parole che riguardano l’altra parte del mondo. È vergognoso che mozioni come questa arrivino in aula dopo neanche una settimana dalla loro presentazione mentre per altri documenti proposti dalle opposizioni si aspetta anche oltre un anno, nonostante si tratti di questioni che riguardano direttamente il nostro mandato: non dobbiamo dimenticare che siamo stati eletti per fare qualcosa per Genova e non per El Salvador».

    La risposta arriva dal capogruppo del M5S, Paolo Putti: «Questa cosa mi riguarda come mi riguarda quello che succede al mio vicino di casa, nel mio posto di lavoro. Ognuno ha le sue priorità… magari qualcun altro può fare una mozione per chiedere un collarino nuovo a Dudù e noi invece ne facciamo una in memoria della lotta di monsignor Romero».

    Certo, le elezioni regionali iniziano ad avvicinarsi e toni della rappresentante del Pdl possono apparire un po’ esagerati. Va detto, a onor del vero, che sempre nell’ordine del giorno odierno erano state inserite due interpellanze del Pdl presentate rispettivamente il 31/10/2013 e il 07/11/2013 e riguardanti la richiesta di chiarimenti agli assessori competenti sull’assunzione temporanea di personale esterno in Comune e il sostegno economico all’Accademia Ligustica di Belle Arti: possibile che in oltre un anno non si siano trovati 10 minuti di spazio per inserire questi documenti di iniziativa consiliare?

    Se questa domanda (retorica) è destinata a restare senza risposta, una spiegazione invece può essere trovata a un altro quesito che sorge spontaneo dalla discussione in aula: perché solo ieri è venuto fuori questo malessere quando da anni quasi tutte le sedute del Consiglio comunale sono aperte con la votazione di cosiddetti ordini del giorno fuori sacco, dedicati a temi non strettamente collegati alla delibere in discussione?

    La motivazione va ricercata in realtà in una modifica della prassi per la presentazione di documenti. Fino a poco tempo fa, infatti, qualsiasi gruppo consiliare poteva presentare ogni settimana un ordine del giorno fuori sacco: con parere favorevole della Conferenza dei Capigruppo, il documento sarebbe stato discusso nella prima seduta utile; in caso di maggioranza semplice, invece, si sarebbe dovuto attendere una settimana di più.

    Adesso, invece, per tentare di porre un primo argine ad alcune pratiche ostruzionistiche, è venuta meno la seconda possibilità: in caso di mancata unanimità tra i rappresentanti di tutti i gruppi consiliari, l’unico modo per vedere discusso e messo in votazione un ordine del giorno fuori sacco è trasformarlo in mozione. A questo punto, però, la messa in discussione all’ordine del giorno spetta al presidente del Consiglio e al suo ufficio.

    È stato questo il caso della mozione su El Salvador e lo sarà anche la prossima settimana per un documento che impegna il sindaco Marco Doria a sottoscrivere e promuovere la proposta di legge di iniziativa popolare per il riconoscimento del diritto di voto all’estero per i giovani temporaneamente domiciliati all’estero negli Stati membri dell’Unione Europea, per motivi di lavoro o di studio. Pure in questo caso, il testo proposto da Lista Doria è stato bocciato dal Pdl ma trattandosi pur sempre di una mozione condivisa da tutta la maggioranza, e non solo, troverà facilmente corsia preferenziale nell’ordine dei lavori e verrà posta in discussione la prossima settimana.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Fecondazione eterologa a Genova e in Italia. Non ci sono donatori, manca cultura e informazione

    Fecondazione eterologa a Genova e in Italia. Non ci sono donatori, manca cultura e informazione

    fecondazione-eterologaDa aprile 2014 è possibile sottoporsi a fecondazione eterologa anche in Italia. Dopo anni di polemiche adesso è possibile utilizzare ovociti o spermatozoi di donatori anonimi esterni alla coppia per concepire.
    Qui non vogliamo porre alcun giudizio di tipo morale, riteniamo che la coscienza di ognuno possa svolgere il suo compito. È stato chiaro da subito però, parlando dell’argomento con istituzioni e ospedali pubblici sul nostro territorio, che ci sono ancora problemi concreti da risolvere e non solo dal punto di vista organizzativo. Problemi che nello specifico riguardano Genova e la Regione Liguria, ma che ritroviamo anche sull’intero territorio italiano.

    Da un lato manca completamente la cultura della donazione, è tutta da costruire. Dall’altro, non emerge un numero così grande di coppie che ha bisogno dell’eterologa o la cui richiesta immediata riguardi questa tipologia di fecondazione assistita. «Nella maggior parte dei casi si tratta di donne fra i 39 e 43 anni che hanno già affrontato diversi cicli precedenti di fecondazione omologa senza successo», racconta la Dottoressa Paola Anserini, referente del Centro pubblico attrezzato per fare la fecondazione eterologa presso l’Ospedale San Martino.

    L’inchiesta integrale è pubblicata sul numero 57 di Era Superba (dove trovare la rivista). Sostenendo Era Superba puoi ricevere ogni uscita direttamente a casa o sulla tua email (qui maggiori informazioni).

    Prima della sentenza sentivamo parlare di turismo procreativo, quando le coppie cioè erano costrette ad andare all’estero per poter utilizzare semi altrui, ora non è più necessario, possiamo trovare i donatori in Italia.
    Ma li troveremo? In una situazione in cui non è ancora chiaro cosa sarà a carico del Servizio Sanitario Pubblico e allo stesso tempo cosa sarà gratuito per il donatore/trice è molto difficile reperire donatori. Chi paga il farmaco per la donatrice? Chi gli esami a cui devono sottoporsi i donatori? Sarà possibile rimborsare i donatori?

    Ma oltre ai dubbi sul pagamento di esami e prelievi (al momento al donatore viene garantito solo il rimborso della giornata di lavoro persa), il fattore di difficoltà in più rispetto all’estero è che in Italia i donatori e donatrici non sono per così dire “incentivati”. Detto in maniera più esplicita: in altri paesi è più facile reperire donatrici o donatori perché questi, oltre ad avere garanzia del rimborso delle spese, vengono direttamente pagati in denaro.

    Ma se i problemi amministrativo-burocratici troveranno prima o poi una soluzione, rimangono dubbi sugli aspetti prettamente culturali. Genovesi, liguri, italiani… siamo pronti a donare?
    Le difficoltà maggiori, stando ai dati in nostro possesso, riguardano il reperimento di donatrici, rispetto ai già rari donatori. È chiaro che la stessa donazione implica un coinvolgimento diverso e meno “invasivo” per l’uomo. Per la donatrice, oltre alla serie di esami iniziali a cui si deve sottoporre anche il donatore uomo, segue un intervento con anestesia per il prelievo degli ovociti.

    Tuttavia, come detto, fino a che lo Stato non si deciderà a prendere posizioni chiare sul tema, questi percorsi rimarranno incerti. Il primo passo è stato fatto poco dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale, la Conferenza delle Regioni e delle Provincie Autonome ha infatti emesso un documento con lo scopo di risolvere le problematiche relative alla fecondazione eterologa e che potesse essere sottoscritto da tutte le Regioni. In questo modo si è tentato di coprire un vuoto di linee guida statali. Il documento contiene i requisiti di chi può accedere all’eterologa, ovvero coniugi o conviventi di sesso diverso sterili e infertili e propone, dal punto di vista finanziario, che l’accesso a carico del servizio sanitario segua i criteri della fecondazione omologa cioè solo fino ai 43 anni per la donna e con un massimo di 3 cicli.

    Quale è la situazione ad oggi nei due centri genovesi specializzati?

    Sia a San Martino che all’Evangelico i medici si stanno occupando della primissima fase (detta “fase ambulatoriale”), cioè stanno illustrando alle coppie che la possibilità concreta di eseguire la fecondazione eterologa (escludendo le questioni ancora nebulose che riguardano il ticket) è vincolata al reperimento di donatori e donatrici. Le coppie ad oggi vengono inserite in una lista d’attesa e verranno contattate nel momento in cui ci saranno i donatori. A questo proposito è importante ricordare che presso il Centro dell’Ospedale San Martino è attivo un servizio che fornisce tutte le informazioni necessarie a chi voglia intraprendere il percorso di donatore o donatrice (010 5555840 dalle 11,30 alle 13,30).

    La Liguria dunque ha i mezzi, le strutture e presto avrà anche l’assetto burocratico per avviare il processo di fecondazione eterologa. Ma non esiste nessun programma per quanto riguarda la diffusione delle informazioni sul territorio, indispensabili per una sensibilizzazione sul tema. Non è difficile ipotizzare che se la situazione dovesse rimanere quella odierna fra qualche anno i numeri di richiedenti e donatori continueranno ad essere molto bassi. Da un lato è fondamentale incentivare le persone alla donazione e dall’altro sensibilizzare la comunità su un tema così ampio e delicato. Perché, non dimentichiamolo, la fecondazione eterologa potrebbe ovviamente aprirsi anche alle coppie omosessuali, cosa che da anni è più che normale in alcuni paesi europei come ad esempio Spagna e Gran Bretagna.
    Il futuro non si può fermare, ma pensare di non investire idee e risorse sulla sensibilizzazione e di demandare al caso l’istruzione sui temi legati alla fecondazione sarebbe un gesto profondamente incosciente. E, purtroppo, è quanto sta accadendo.

    Claudia Dani

    L’inchiesta integrale su Era Superba #57

  • Pra’, la proposta dei cittadini per il “nuovo” VTE. Colline alberate davanti ai container

    Pra’, la proposta dei cittadini per il “nuovo” VTE. Colline alberate davanti ai container

    progetto-vte-fondazione-primavera-3Passare dalla protesta alla proposta. È quello che stanno cercando di fare i cittadini di Pra’, grazie anche al nuovo catalizzatore di istanze locali rappresentato dalla Fondazione PRimA’vera, per sfruttare la messa a punto del nuovo piano regolatore portuale al fine di ottenere benefici per tutto il territorio della delegazione.

    «Pra’ si porta dietro ormai da decenni una ferita sanguinante – ricorda Guido Barbazza, presidente della Fondazione PRimA’vera – rappresentata dalla costruzione scriteriata del porto commerciale che non ha mai preso in considerazione le necessità della popolazione. Negli anni sono state fatte scelte urbanistiche scriteriate, ancora ben presenti nella mente di chi vive il quartiere e ricorda che fino a pochi decenni fa poteva fare il bagno a due passi da casa, sfruttando una spiaggia bellissima».

    Pra’ e il porto, la situazione attuale

    Vte, Porto Container«C’è stata una fase storica – ricorda il presidente del Municipio Ponente, Mauro Avvenente – in cui sembrava ci fosse la disponibilità a restituire alla città una porzione di territorio, il cosiddetto “raviolo”. Un progetto saltato in seguito al rifacimento del nodo ferroviario di Genova che, tuttavia, spostando i binari più a mare, libera una fascia larga tra i 20 e i 30 metri». Che cosa fare, allora, per restituire questa porzione di territorio ai cittadini?
    Nel primo quaderno di Urban Lab, che ha segnato il lento e macchinoso cammino per la definizione del nuovo Puc, era previsto uno spostamento a mare dell’Aurelia con la realizzazione sul lato opposto di un lungo viale pedonale e ciclabile che riconnettesse fisicamente la parte abitativa della delegazione con la Fascia di Rispetto, dalla sponda destra del Branega fino a quella sinistra del rio San Giuliano.
    In questo contesto, tuttavia, si è inserito il nuovo piano regolatore portuale in via di definizione: com’è noto (qui l’approfondimento), Palazzo San Giorgio ha presentato tre possibili scenari per lo sviluppo del nuovo porto di ponente (Avanzamento, Isola, Porto Lungo) tutti bocciati dai residenti di Pegli, Pra’ e Voltri. Quando la tensione tra cittadini e istituzioni era arrivata ormai ai massimi storici, con un dialogo praticamente inesistente, la Fondazione PRimA’vera ha provato a sparigliare le carte con la presentazione di un nuovo disegno che potesse mettere d’accordo le esigenze del porto da un lato e le necessità degli abitanti dall’altro.

    «Devo rendere merito alla Fondazione di essersi saputa porre in maniera propositiva e costruttiva nei confronti delle istituzioni – ammette Avvenente – proponendo un percorso che potrebbe dare frutti molto importanti. Nel frattempo, anche il Municipio non è stato con le mani in mano e ha lanciato un contest in collaborazione con la Facoltà di Architettura per capire come potrebbero essere ridisegnate le aree che potrebbero tornare alla città. E proprio in questi giorni stiamo facendo vedere i disegni ai cittadini e ci incontreremo anche per un dibattito pubblico sul futuro della zona». Autorità portuale, che sta affinando le bozze del piano regolatore, non sembra essere pregiudizialmente contraria alle richieste dei cittadini e lo stesso presidente Merlo pare aver assicurato che le istanze del territorio saranno tenute in forte considerazione.

    «La bella cosa – commenta Barbazza – è che dopo 50 anni di urla inconcludenti, le istituzioni hanno ricominciato a dialogare con i cittadini. Fino ad oggi c’è sempre stato qualcuno che dentro gli uffici tirava delle righe sulla schiena dei residenti che si sarebbero poi dovuti sobbarcare tutti gli oneri. Ora, invece, pare che le nostre idee siano piaciute e speriamo che venga davvero colta l’occasione per inserire tra i lavori di miglioramento dell’attività portuale anche una serie di opere che mitighi non solo gli interventi futuri ma anche le servitù devastanti che Pra’ ha dovuto pagare fino ad oggi».

    Il progetto dei cittadini: restituire il mare a Palmaro

    progetto-vte-fondazione-primaveraDal momento che il porto non può certamente essere cancellato con una bacchetta magica, l’obiettivo dei cittadini e della Fondazione PRimA’vera è quello di separare definitivamente, visivamente e spazialmente, le attività portuali e industriali dalla vita quotidiana della delegazione ponentina attraverso la realizzazione di colline alberate (innalzando le attuali dune) che nascondano i container e ne assorbano i rumori. Per quanto riguarda l’inquinamento acustico, notevoli vantaggi potrebbero arrivare anche dall’elettrificazione delle banchine, a lungo promessa ma non ancora realizzata, che consentirebbe finalmente alle navi ancorate di spegnere i gruppi elettrogeni, oggi spesso in azione anche nelle ore notturne.

    «Sarebbe anacronistico opporsi allo sviluppo del porto – sostiene il presidente del Municipio, Mauro Avvenente – ma la fase storica dello sviluppo invasivo è inevitabilmente finita. I cittadini hanno acquisito una sensibilità ambientale tale da pretendere giustamente che lo sviluppo sia equilibrato, ragionevole e rispettoso di chi risiede nelle vicinanze. Anche perché dobbiamo metterci in testa che Genova non è e non potrà essere Rotterdam: là il porto sorge a 40 chilometri dalla città, qui a Palmaro siamo a 40 metri dalle case».

    progetto-vte-fondazione-primavera-2In estrema sintesi, il progetto avanzato dalla Fondazione prevede una nuova conformazione del porto di Pra’ come una vera e propria isola, staccata da terra e collegata al centro abitato solo attraverso una serie di ponti: un intervento non eccessivamente problematico dal momento che è da tempo già in cantiere il rifacimento dello svincolo autostradale, noto come Genova Voltri ma nei fatti inferente il territorio di Pra’. Lungo tutto il litorale da Pra’ a Voltri, e quindi in particolare nella zona di Palmaro, dovrebbe invece tornare il naturale affaccio al mare. «Tutto ciò – dice con speranza Barbazza – cambierebbe completamente il contesto: siamo convinti che, nonostante tutto quello che abbiamo subito negli anni – con questo tipo di opere, fattibili sia dal punto di vista tecnico che economico, Pra’ potrebbe tornare a essere la delegazione attraente, ricca di servizi e comodità, quale era in passato».

    Due sono i traguardi che si vorrebbero raggiungere: la nascita di una nuova cittadella dello sport, ottimizzando al massimo le già esistenti piste ciclabili e podistiche, campi di regata, piscina, campo da calcio in continuità con gli interventi previsti dal Por, e la realizzazione del cosiddetto “Porto Amico”, con l’infrastruttura che diventi reale portatrice di benessere al tessuto economico e civile della delegazione.

    «La realizzazione di questo intervento – spiega Avvenente, convinto della bontà del progetto – porterà alla costituzione di una sorta di porto-isola, con l’eliminazione dell’istmo che oggi unisce la sponda destra del Branega con quella sinistra del rio san Giuliano, riaprendo un canale navigabile nella zona prospiciente Palmaro e riconnettendosi al canale di calma della Fascia di Rispetto. Per rendere tutto ciò realmente concreto stiamo lavorando in sinergia con Ferrovie dello Stato per capire come si possa garantire la navigabilità del nuovo canale in parallelo alla realizzazione della nuova tratta ferroviaria metropolitana».

    Oltre i lavori del Por (qui l’approfondimento | qui l’ultimo aggiornamento)

    Insomma, una riqualificazione del porto di Pra’ (e non di Voltri come si è soliti dire, suscitando le ire dei cittadini come nel caso del casello autostradale) renderebbe giustizia a una parte di territorio rimasta fuori dal Por che sta investendo nel territorio ponentino ben 15 milioni di euro. «Quando si decise la perimetrazione degli interventi – chiarisce il presidente del Municipio – non so per quale ragione si decise di tagliare fuori tutta la zona di Palmaro dove fino a non troppi anni fa c’erano i bagni, la spiaggia e un entroterra interessante caratterizzato da ville storiche come quella del barone Podestà, villa Sauli e villa De Mari. Tolto questo, il resto è stato solo cementificazione, quartieri collinari, autostrada, ferrovia e soprattutto porto. La realizzazione del progetto portato avanti dalla Fondazione PRimA’vera rappresenterebbe proprio un importante e doveroso risarcimento dei fardelli pagati dai cittadini a causa dello sviluppo delle attività commerciali del Porto di Genova verso ponente».

    Se, dunque, il Por realizzerà (o, forse, per il momento sarebbe meglio un più cautelativo “realizzerebbe”) la riqualificazione di tutta quella parte di città che si affaccia sulla piattaforma portuale, con questo intervento si potrebbe completare una sorta di ricomposizione fisica di tutto il territorio del Municipio, su cui il presidente Avvenente punta da sempre: «Il sogno di dare vita a un unico percorso pedonale da Multedo a Vesima potrebbe essere un po’ più vicino. Ad oggi, infatti, le cesure vere e proprie sono due: una è rappresentata dal porticciolo turistico di Pegli, l’altra è proprio la zona di Palmaro. Risolte queste criticità, da Multedo si potrebbe sostanzialmente arrivare fino a Varazze lungo un unico litorale, con quella che sarebbe senza dubbio la passeggiata sul mare più lunga d’Europa».

     

    Simone D’Ambrosio

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  • Sturla, sopralluogo nel quartiere genovese. Dalla Casa del Soldato a Villa Gentile, facciamo il punto

    Sturla, sopralluogo nel quartiere genovese. Dalla Casa del Soldato a Villa Gentile, facciamo il punto

    sturla-3Il sopralluogo di #EraOnTheRoad di questa settimana ci ha portato a visitare in diretta Twitter il quartiere di Sturla, in compagnia di Francesco , residente ed attivista del “Comitato in Difesa di Sturla”.
    La nostra visita inizia da Piazza Cadevilla, nelle immediate vicinanze di Piazza Sturla, dove ha sede il deposito e stoccaggio di materiali da costruzione della ditta Viziano, oltre che di “zetto”, che viene scaricato ed ammucchiato nel piazzale: «Nei giorni secchi e ventosi – racconta Francesco – si alza una gran quantità di polvere. Sembra assurdo concepire un’attività di questo genere nel cuore di un bel quartiere come Sturla. Da segnalare anche la vicinanza con il liceo M.L. King, dove i ragazzi sono costretti a stare ore in un ambiente insalubre. Inoltre nell’area attorno alla piazza c’è una situazione non decorosa, anche quella rischiosa da un punto di vista sanitario, a causa di topi e sporcizia».

    Effettivamente la piazza è puntellata di costruzioni fatiscenti, divenute evidentemente ricettacolo di immondizia ed abbandonate a sé stesse «Quella di Piazza Cadevilla è una problematica che permane da più di vent’anni, quando il Comune cedette l’area a Viziano Costruzioni».

    Altrettanto vicina a Piazza Sturla, ma dalla parte opposta della strada, sorge invece l’ex-Casa Littoria o Casa del Soldato, che costituisce la seconda tappa della nostra visita. Era Superba si è già occupata di questo edificio nel marzo 2013, sarà cambiata la situazione? Purtroppo no, lo stabile è ancora in disuso, e non ci sono elementi che facciano presagire una veloce presa in carico da parte delle amministrazioni e del demanio (proprietario dell’immobile) del destino di uno spazio che potrebbe diventare una risorsa per Sturla, anzi che costituire un problema: anche in questo caso la prossimità con edifici scolastici pone la questione dell’igiene a causa di topi ed animali che hanno colonizzato la zona.

    «La Casa del Soldato fino a qualche anno fa era abitata almeno nella sua parte superiore da ufficiali dell’esercito. Da quando se ne sono andati lo stabile è nel più completo abbandono. Pensare che potrebbe, con un piccolo investimento, essere utilizzato con finalità pubbliche, come richiesto dal nostro Comitato circa 5 anni fa. L’abbandono è completo, l’edificio è diventato il regno dei roditori, tanto da rendere praticamente inutili le disinfestazioni nelle scuole vicine». Dunque il problema, oltre a riguardare la pulizia e la salubrità della zona, riguarda il mancato sfruttamento di uno stabile pubblico che non avrebbe bisogno di ristrutturazioni straordinarie, ma semplicemente di un pochino di ordinaria manutenzione, come dimostrano le finestre, spesso aperte ed a volte rotte, dal vento o da qualche vandalo. Prima di procedere con la prossima tappa del sopralluogo, gli impianti sportivi ed il giardino pubblico di Villa Gentile, ci soffermiamo a vedere come l’ingresso posteriore ai giardini di Via Chighizola sia stato reso impossibile da una frana frutto delle recenti ondate di straordinario maltempo.

    Con un breve spostamento ci rechiamo dunque, sempre in compagnia di Francesco, nell’area di Villa Gentile. Anche di quest’area Era Superba si è occupata recentemente. L’impianto sportivo di Vila Gentile è al centro di una vertenza che vede contrapposti il Comitato per la Difesa di Sturla e la società Quadrifoglio, affidataria degli sopazi comunali. La principale accusa mossa a Quadrifoglio è quella di non aver dato seguito all’impegno di mantenere aperti e fruibili alla cittadinanza i giardinetti pubblici limitrofi alla pista per l’atletica, ma di tenere anzi chiusi tre dei quattro accessi, rendendo di fatto possibile accedere all’area verde se non attraversando il campo di atletica. Dal canto suo la società che ha in gestione l’impianto replica che i cancelli sono tenuti chiusi per motivi di sicurezza, a causa di lavori in corso, oltre che per la difficoltà nel gestire economicamente anche la manutenzione degli spazi verdi. «L’unico lavoro sul giardino che abbiamo visto –spiega Francesco- è la rimozione di una transenna che divideva la pista ed il giardino, che pare sia stata effettuata senza i permessi necessari. Il risultato è di fatto quello dell’annessione dello spazio che dovrebbe essere di uso libero e pubblico al campo sportivo».

    Recandoci sul posto lo stato di abbandono del giardino pare evidente: rifiuti, vegetazione incontrollata e cancelli chiusi. «Un problema aggiuntivo – incalza Francesco – sempre derivante dalla chiusura degli accessi al campo, è costituito dal fatto che uno di questi varchi era previsto come via di fuga dalla vicina materna in caso di emergenza. Si è dovuto programmare un piano di evacuazione temporaneo, che prevede il deflusso delle scolaresche in un’area molto meno funzionale, compiendo un tragitto che prevede anche l’attraversamento di una strada percorsa dalle macchine: una soluzione sicuramente meno felice della precedentemente che sfruttava il campo di atletica come via di fuga».

    Ultima questione legata a Villa Gentile è quella del parcheggio annesso, una volta ad uso degli spettatori delle gare, ed attualmente adibito a parcheggio privato. Recandoci sul posto abbiamo notato come sia anche esposto un cartello che annuncia la possibilità di affittare dei posti macchina, una situazione che a prima vista sembrerebbe normale, ma Francesco tuona: «Ci sembra assurdo, non è certo facile venire in macchina ad assistere a delle gare; personalmente ho dei dubbi sulla legittimità di un uso simile del parcheggio». Per quanto riguarda Villa Gentile, in buona sostanza, abbiamo potuto constatare come la situazione sia sostanzialmente tale e quale a quella che avevamo raccontato a Giugno.

    Francesco ci accompagna infine alla ex-Casa del Dazio, un piccolo edificio in Via dei Mille, dismesso da una trentina d’anni. Lo stabile è chiuso e transennato, come inaccessibile è anche il parcheggio retrostante. «Originariamente la struttura sarebbe dovuta andare alla Polizia, ma nel 2004 – racconta Francesco – è stato compiuto un doppio attentato dinamitardo ai danni della vicino commissariato: da allora sono stati chiusi e transennati sia la casa de Dazio, che il parcheggio, e tutto è rimasto immutato fio ad oggi».

    «A mio parere – conclude Francesco – la situazione del nostro quartiere non è certo ottimale. Sturla è una zona molto bella, con angoli e scorci meravigliosi, ed è un vero peccato che sia così mal gestita. Con interventi poco onerosi e volontà politica si potrebbero restituire alla cittadinanza aree verdi e spazi pubblici. A parole specialmente dal Municipio abbiamo ricevuto promesse e rassicurazioni, vedremo in cosa si tradurranno concretamente».

     

    Carlo Ramoino

  • Borgoratti, a tre anni dalla frana nulla è cambiato. Un palazzo a rischio e sei famiglie fuori casa

    Borgoratti, a tre anni dalla frana nulla è cambiato. Un palazzo a rischio e sei famiglie fuori casa

    box via bocciardoEra il 4 dicembre del 2011 quando una frana nell’area di cantiere per la costruzione di un centinaio di box interrati in via Tanini a Borgoratti provocò lo stop ai lavori e l’immediato sgombero del civico 1 di via Bocciardo, un palazzo che si trova proprio sopra gli scavi. Inizialmente le famiglie vengono rassicurate circa un rapido rientro a casa. Poi capita che passano tre anni e 7 giorni e le famiglie a casa non sono ancora rientrate.

    Non è la prima volta che scriviamo di questa vicenda (qui l’inchiesta del 2012 | qui l’ultimo aggiornamento): un’operazione immobiliare invasiva in un’area sottoposta a vincoli, un permesso a costruire che non sarebbe mai dovuto arrivare, la pubblica incolumità a rischio, un’area che non è mai più stata messa in sicurezza e un dolore, quello di sei famiglie sfollate da tre anni, silenzioso, discreto e inascoltato. «Al fine di non ostacolare equilibri già difficili siamo rimasti in silenzio per tanto tempo – racconta Enrico Ciani, inquilino e amministratore del condominio – con la speranza che si riuscisse ad ottenere qualche risultato, confidando nel buon senso, nella legittimità delle nostre richieste, nella giustizia e in chi ci amministra, ma ormai ci sentiamo completamente abbandonati, in questi anni solo litigi e discorsi privi di seguito».

    Tre anni di sentenze, ricorsi, rimbalzi di responsabilità, fallimenti, monitoraggi (intervallati da un incontro degli inquilini con il sindaco Marco Doria e da diversi colloqui con rappresentanti delle istituzioni) e il civico 1 di via Bocciardo rimane inagibile, a rischio, con le crepe ben visibili sulle pareti e le famiglie fuori casa.

    via-bocciardo-borgoratti (4)«Nessuna istituzione ha fatto nulla – continua Ciani – Il Comune, che è organo vigile per quanto riguarda il vincolo idrogeologico che in questo cantiere è stato palesemente disatteso, ci ha ricevuto dopo mesi di telefonate e mail con la promessa di aggiornarci dopo un mese. Non solo non ci ha più incontrato, parliamo di più di sei mesi fa, ma non ci ha nemmeno più risposto anche alla banalissima richiesta del verbale dell’incontro che c’è stato. Ha continuamente ripetuto che il problema è tra privati, ma ora, stranamente, ha preso in carico il monitoraggio del sito. Non ufficialmente, ci è stata anche proposta la possibilità di un intervento di messa in sicurezza relativa al solo condominio; fare quindi un intervento mirato a rendere nuovamente agibile le abitazioni per contenere i costi. Il condominio avrebbe partecipato con il Comune per sostenere economicamente l’intervento, ma ad oggi nonostante la nostra disponibilità (ricordo che non abbiamo percepito nessun indennizzo da nessuna assicurazione da nessun ente e siamo oberati di spese) non si riesce a concretizzare nulla».

    Dapprima confinata a esclusiva diatriba fra ditta e condominio, la situazione è degenerata in seguito alla palese impossibilità da parte della stessa ditta di ovviare alla messa in sicurezza come da sentenza del Tribunale Civile. A quel punto sono arrivati i monitoraggi commissionati dal Comune al dipartimento universitario DICCA per controllare i movimenti del terreno sotto al civico 1, attività che nei prossimi giorni dovrebbe essere incrementata con l’intervento di una ditta esterna, la Edilcontrol srl di Arenzano.
    All’orizzonte non sembrano dunque esserci novità sostanziali, fino a qui evidentemente i risultati delle rilevazioni hanno fatto  dormire sonni tranquilli a Tursi. Lo stesso, certo, non si può dire per gli ormai ex inquilini.

    Gabriele Serpe

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  • Aree fiera e waterfront: Piano sì, ma fino a un certo punto. No a concorso di idee, mancano tempo e soldi

    Aree fiera e waterfront: Piano sì, ma fino a un certo punto. No a concorso di idee, mancano tempo e soldi

    Fiera di GenovaA poco più di un mese di distanza dalla riposta a un apposito articolo 54, il sindaco Marco Doria torna a parlare in Consiglio comunale del riassetto del waterfront (qui l’inchiesta su Era Superba #56). E lo fa respingendo la mozione del Movimento 5 Stelle e di Lista Musso, presentata prima dell’estate e posta in discussione solo ieri pomeriggio, che proponeva l’affidamento a un concorso internazionale di idee per la progettazione del nuovo affaccio sul mare della città.

    «Si tratta di una mozione datata – ha detto il primo cittadino – scritta nel momento in cui il Consiglio approvò prima della pausa estiva una delibera di riassetto urbanistico legata a un passaggio di proprietà di aree ex fieristiche da Comune di Genova a Spim. Accettare questa mozione sarebbe un po’ come rinnegare tutto il percorso che si è compiuto successivamente con la presentazione di un progetto da parte di Renzo Piano, che ha messo la sua personalità a servizio di un ridisegno complessivo di un’area che non è più quella che riguardava solo la delibera di quest’estate ma che comprende anche la zona delle Riparazioni navali e arriva fino al Porto Antico».

    E, invece, Doria torna a ribadire che «questa amministrazione vuole sostenere l’impegno progettuale di un grande professionista che ridisegna questo pezzo di waterfront della città e crea un affaccio sul mare con uno spazio pubblico dove attualmente ci sono attività in ambito portuale. È un progetto che tiene conto degli interessi strategici del settore delle Riparazioni navali, di un riposizionamento delle attività nautiche a Genova, della restituzione di spazi alla città in una visione unitaria. È, dunque, da questo progetto che l’amministrazione deve partire».

    Un po’ diverso da quanto sostenuto a più riprese da Bernini. «Le voci che parlano di discussioni all’interno dell’amministrazione sul disegno di Piano – ha provato a chiarire Doria senza troppo successo – in alcuni casi sono state costruite ad arte dalla stampa ma in realtà derivano semplicemente dalla necessità di tenere presente all’interno del progetto alcuni vincoli urbanistici insiti nella zona, come la presenza della Sopraelevata che impone un equilibrio con i volumi che si costruiranno in zona in sostituzione di quelli esistenti».
    Il vicesindaco, di cui per primi avevamo raccolto le perplessità (eufemismo) sul disegno dell’archistar, non conferma né smentisce ma per buona parte dell’intervento del sindaco non è neppure seduto al proprio posto in Sala Rossa. Sarà certamente una casualità ma non si tratta della prima volta e se è vero che due prove fanno un indizio…

    Intanto, comunque, la maggioranza ha tenuto – e già questa potrebbe essere una notizia – bocciando la mozione con 16 voti contrari (Pd, Lista Doria, Sel a cui si aggiunge l’Udc), 12 favorevoli (ai consiglieri proponenti della mozione si sono uniti i colleghi del Pdl e alcuni rappresentati del Gruppo Misto) e 3 astenuti (Villa – Pd, De Benedictis – Gruppo Misto e Bruno – Fds).

    Il concorso di idee o, come chiesto da Paolo Putti per avere una connotazione più concreta, “il concorso di progetti” non è del tutto abbandonato vista anche l’insistenza delle richieste da molteplici realtà politiche (in mattinata anche il Consiglio regionale aveva discusso sul tema attraverso un’interrogazione urgente avanzata dal Consigliere Lorenzo Pellerano all’assessore all’Urbanistica, Gabriele Cascino) ma viene rimandato a un secondo momento, come spiega lo stesso Marco Doria illustrando le prossime tappe dell’iter progettuale sul futuro delle aree: «Al momento – ricorda il sindaco – abbiamo un masterplan, il Blueprint di Piano, che sarà affinato e rappresenterà il punto di partenza per una progettazione complessiva dell’area, in una visione unitaria. Sulla base di questa progettazione, come da delibera di luglio, ci sarà un accordo di programma urbanistico tra Comune, Regione e Autorità Portuale che passerà al vaglio del Consiglio comunale e che dovrà essere coerente con il Puc. Nell’accordo di programma saranno ribadite le tre linee fondamentali del progetto: creare nuovi collegamenti tra porzioni di città, non appesantire la volumetria esistente e restituire spazi pubblici ai cittadini. Siglato l’accordo di programma, potranno allora partire concorsi anche a carattere internazionale per progettare nel dettaglio i singoli pezzi di questo disegno unitario che, come detto, non riguarda solo gli spazi ex Fiera ma una visione più complessiva di tutto l’affaccio sul mare della città».

    Una posizione che non convince del tutto l’ex senatore Enrico Musso: «Siamo sicuri di volerci affidare ai soliti noti – sostiene il docente, più in linea con le posizioni del vicesindaco che con le idee del primo cittadino – o non sarebbe forse meglio puntare su tutte le professionalità che ci sono nel mondo? Piano è diventato un punto di riferimento dell’architettura e dell’urbanistica proprio perché ha vinto una serie di concorsi in Paesi in cui i concorsi si fanno e funzionano: può darsi che il suo sia davvero il progetto migliore ma allora perché non stabilirlo con un concorso?».

    Piazzale Kennedy GenovaLa riposta è semplice ed era già stata accennata in passato dal vicesindaco Bernini: i tempi e i soldi per un concorso internazionale di riprogettazione di tutta l’area da Punta Vagno ai Magazzini del Cotone non ci sono. Il Comune deve, infatti, fare i conti con i bilanci dei prossimi anni: se Spim, società partecipata da Tursi, non dovesse riuscire a completare la vendita delle aree ex fieristiche, i disavanzi verrebbero accollati al bilancio del Comune e, di conseguenza, ai cittadini.

    Per accelerare l’iter, già nella delibera di quest’estate erano state messe nero su bianco alcune idee programmatiche sul futuro delle aree, pur in mancanza di ipotesi progettuali: «Non si puntava tanto alla massima redditività degli investimenti – ha ricordato il sindaco – ma si stabiliva già allora che non venisse costruito un metro cubo o un metro quadrato in più di quanto esistente in zona, che ci fosse un uso diversificato degli spazi restituiti a scopi urbani e che fosse previsto dal punto di vista urbanistico un collegamento tra la zona Foce e il Porto Antico». Vincoli di cui Piano dovrà tenere conto per convincere i consiglieri comunali della bontà del suo progetto. Se ne riparlerà nel 2015.

     

    Simone D’Ambrosio

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  • Porto, servizio ferroviario: il punto con i gestori in ottica nuovo bando. «Adeguamenti in ritardo e costi troppo alti»

    Porto, servizio ferroviario: il punto con i gestori in ottica nuovo bando. «Adeguamenti in ritardo e costi troppo alti»

    treno-fuorimuro-portoTra 7 giorni (15 dicembre 2014) scade il termine per la presentazione delle manifestazioni di interesse relative alla gestione del servizio ferroviario portuale che l’Autorità Portuale genovese affiderà in concessione per i prossimi 5 anni (più un anno di eventuale prosecuzione ). Ma Fuori Muro – l’impresa che oggi effettua il servizio integrato di manovra ferroviaria (ovvero composizione/scomposizione e movimentazione dei treni all’interno dello scalo), trasporto e navettamento dei convogli verso gli interporti oltre Appennino – potrebbe anche non partecipare alla procedura che, di fatto, anticipa l’emanazione del nuovo bando, prevista a breve considerata l’imminente scadenza (maggio 2015) dell’attuale concessione.
    «Non abbiamo preso ancora decisione definitiva, la società sta valutando il da farsi», afferma il presidente di Fuori Muro, l’ingegnere Guido Porta. Insomma, è difficile far quadrare i conti, anche perchè la riqualificazione delle infrastrutture portuali procede a rilento (vedi l’approfondimento di Era Superba sul Piano del Ferro, destinato a potenziare il traffico merci su rotaia da/per il porto genovese). «Riteniamo che la durata della concessione (5 anni più uno eventuale) sia troppo breve – sottolinea Porta – e questo rappresenta un problema perchè dobbiamo fare investimenti importanti, che in un così breve lasso temporale non possono essere ammortizzati. Inoltre, saranno caricati maggiori oneri sul futuro gestore delle attività di manovra ferroviaria. Dunque, diventerà più difficile applicare tariffe che da un lato coprano i costi, e dall’altro consentano lo sviluppo del traffico su ferro da/per il porto».

    Elemento, quest’ultimo, per nulla secondario, visto che Fuori Muro è pure impresa abilitata al trasporto ferroviario verso le realtà retroportuali. La società, costituita nel 2010, attualmente conta 106 dipendenti, lo scorso anno ha fatturato circa 12,5 milioni di euro (il capitale sociale è ripartito tra Rivalta Terminal Europa 50%, InRail 25% e Tenor 25%), e ha movimentato oltre 130 mila carri ferroviari all’interno del porto di Genova.
    Il servizio di trasporto combinato sviluppato sull’asse Italia-Francia e la capacità di integrare il servizio di manovra con la trazione in linea sono proprio gli elementi che hanno recentemente permesso a Fuori Muro di aggiudicarsi il titolo quale “Migliore operatore ferroviario merci europeo dell’anno 2014”, davanti all’impresa partner InRail, GB Railgreight (Gran Bretagna), e Grup Feroviar Român (Grampet Group, Romania).

    Il servizio ferroviario portuale

    porto-waterfront-genova-DIPer servizio ferroviario portuale si intendono “…la terminalizzazione, ossia l’introduzione e l’estrazione delle tradotte (un convoglio ferrroviario composto da almeno 15 carri) nei/dai terminal portuali da/per i parchi di interscambio… – leggiamo nel regolamento per l’esercizio del servizio ferroviario nel porto di Genova, adottatto dal comitato portuale lo scorso 29 settembre – Le manovre ferrovarie che includono: la composizione e scomposizione delle tradotte, e la movimentazione dei carri tra i parchi di interscambio ed i terminal portuali…”.
    Il servizio, erogato in esclusiva dall’impresa di manovra concessionaria “…è fornito a titolo oneroso dall’impresa di manovra a tutte le imprese ferroviarie interessate in maniera non discriminatoria. Le relative tariffe sono approvate dall’A.P. e vengono applicate dall’impresa di manovra nei confronti delle imprese ferroviarie”. La controprestazione a favore del concessionario “…consiste esclusivamente nel diritto di gestire funzionalmente e di sfruttare economicamente il servizio dietro il pagamento di un canone pari allo 0,5% del fatturato annuo”.
    Nel regolamento si sottolinea ancora: “Il servizio ferroviario portuale è garantito dall’impresa di manovra 24/h al giorno per l’intero arco annuale… il dimensionamento minimo della squadra di manovra è costituito da un’unità a bordo del mezzo e due unità per attività accessorie, tra cui la protezione del convoglio in fase di traino e spinta, e la manovra dei deviatoi… l’impresa è tenuta ad assicurare il servizio anche nel caso di temporanea rottura o guasto delle barriere di protezione nelle zone di intersezione con la viabilità stradale, nonché a provvedere agli interventi occorrenti di ripristino e connessa procedura di emergenza nel caso di svii di materiale rotabile”.

    Le criticità

    Per quanto riguarda i presunti maggiori oneri previsti a carico del futuro soggetto gestore del servizio ferroviario portuale, il presidente di Fuori Muro, spiega «Innanzitutto sarebbe necessario affrontare il discorso delle attività di manutenzione ordinaria della rete. Noi da tempo sollecitiamo che esse vengano affidate a Fuori Muro, ma siamo inascoltati dall’Autorità Portuale. La conseguenza è il persistere delle problematiche di malfunzionamento. Poi sussiste la criticità rilevante delle interferenze con la viabilità in sede stradale. Ad esempio per quanto concerne i passaggi a livello. A noi viene richiesto di garantire la continuità del servizio, ma nello stesso tempo non possiamo intervenire direttamente. E garantire la continuità ci costa circa 100 mila euro all’anno». Inoltre, secondo l’ing. Porta «Nel nuovo bando verrà richiesto di portare il presenziamento a 24h nel porto storico (Sampierdarena), ma il numero di treni è insufficiente per sostenere tali costi».

    C’è poi tutta la questione relativa ai lavori che coinvolgono i parchi di interscambio e le infrastrutture ferroviarie portuali. Interventi compresi sia nell’ambito dei lavori del Nodo Ferroviario di Genova in carico a RFI, sia nel nuovo Piano del Ferro, redatto dall’Autorità Portuale genovese con l’obiettivo di portare al 40% la quota di traffico merci su rotaia.
    «Non è chiaro come, e neppure chi, dovrebbe sostenere i maggiori oneri economici generati dal periodo transitorio in cui si svolgeranno i lavori e la gestione del servizio sarà da essi interferita – sottolinea Porta – Noi avevamo ipotizzato che l’A.P. potesse prevedere eventuali indennizzi, ma non sembra essere così. Inoltre, non conosciamo la data di fine dei lavori. Ad oggi non esiste una previsione immediata neppure in merito agli interventi del Nodo. I cantieri in corso limitano la nostra attività e ci obbligano a svolgerla interamente sul Campasso, visto che il Parco Fuori Muro sarà bloccato, e l’unico punto di uscita/ingresso dei treni sarà appunto quello del Campasso. Dovremo mettere a disposizione una squadra in più h24, parliamo di 14-15 persone, 700-800 mila euro all’anno di ulteriori costi».

    Nel momento in cui i treni di Fuori Muro diretti ai retroporti sono un numero esiguo «Siamo partiti con 3 treni al giorno, oggi ne facciamo 1-2 al giorno, è evidente che l’attività di impresa ferroviaria non è remunerativa. Le due cose, manovra e trasporto, possono stare insieme, e rappresentare anche un vantaggio, se entrambe funzionano a dovere – conclude Porta – Oggi non è così. Tutto ciò si riflette in tariffe più alte per quanto riguarda le attività di manovra. Perchè manca il contesto intorno e mancano gli interventi correlati agli incrementi dei volumi di traffico registrati negli ultimi anni».

     

    Matteo Quadrone

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  • Gronda di Genova, il punto sulla grande opera. Autostrade frena, Tursi prepara le larghe intese

    Gronda di Genova, il punto sulla grande opera. Autostrade frena, Tursi prepara le larghe intese

    autostrada-a-12Autostrade per l’Italia salva la maggioranza del Consiglio comunale. Almeno per il momento. Non si tratta della classica iperbole giornalistica ma di una sintesi, forse un po’ troppo stringata, di quanto è accaduto negli ultimi giorni attorno al tema Gronda. Come anticipato poco più di un mese fa, entro il 12 dicembre prossimo la Sala Rossa avrebbe dovuto approvare una delibera che desse parere positivo sul tracciato definitivo dell’infrastruttura in modo da consentire l’avvio ufficiale della procedura degli espropri e dei conseguenti indennizzi per i cittadini interferiti dal passaggio del nuovo nodo autostradale.

    Gronda di Genova, la grande opera >> Leggi l’approfondimento

    Rinvio della Conferenza dei servizi

    Il provvedimento si era reso necessario in seguito a una precisa richiesta della Conferenza dei servizi, riunita per la prima volta a Roma il 17 ottobre, come passaggio imprescindibile per giungere alla dichiarazione di pubblica utilità dell’opera. Un concetto che, com’è noto, fa storcere più di un naso nella variegata maggioranza che, almeno sulla carta, dovrebbe sostenere il sindaco Marco Doria. C’era, dunque, grande attesa per la discussione prima in Commissione e poi in aula del documento approvato dalla giunta. Ma se la discussione in Commissione dovrebbe comunque arrivare negli ultimi giorni della prossima settimana, non c’è più alcuna fretta per il passaggio nel plenum consiliare. Confermando ancora una volta le crescenti perplessità sulla realizzazione dell’opera, Autostrade per l’Italia ha chiesto e ottenuto dal Ministero delle Infrastrutture lo spostamento della prossima seduta della Conferenza dei servizi dal 12 dicembre al 23 gennaio. La motivazione ufficiale è il mancato accordo con Ilva per quanto riguarda l’attraversamento delle aree di Cornigliano necessario per portare lo smarino dai monti all’aeroporto. Una mossa che ha scatenato la rabbia di chi vuole spingere sull’acceleratore per la realizzazione della grande opera, come l’assessore regionale alle Infrastrutture, Lella Paita, che si è detta «sorpresa di una richiesta di rinvio presentata da Società Autostrade in modo unilaterale, e soprattutto mentre sono ancora in corso i contatti tra Autostrade, Ilva e Regione che avrebbero portato nel giro di poco a una soluzione». Secondo la candidata alla primarie per la presidenza della Regione c’erano le condizioni per procedere con i tempi previsti e valutare successivamente tutti gli elementi, «tanto più che il ministero dell’Ambiente, nella pronuncia di Valutazione di impatto ambientale, aveva chiaramente detto che ulteriori approfondimenti potevano essere effettuati dopo la conclusione dell’iter della conferenza dei servizi, in sede di progettazione esecutiva». Parole che confermano come le continue titubanze di chi dovrebbe farsi carico del finanziamento dell’opera, attraverso un aumento dei pedaggi su tutto il suolo nazionale, inizino a preoccupare chi invece non vede l’ora di poter dare il via libera ai cantieri.

    Peraltro, la stessa Società Autostrade ha fatto sapere che la decisione sugli interferiti e sui relativi indennizzi dovrebbe comunque attendere l’approvazione definitiva del progetto da parte del ministero delle Infrastrutture che non è detto assolutamente che tale nulla osta sia contestuale alla seconda convocazione della Conferenza dei Servizi.

    L’iter comunale

    Se, da un lato, la Regione freme, grazie a questo rinvio il Comune respira. I tempi strettissimi per l’approvazione della delibera avevano, infatti, scatenato il malcontento nei Municipi interessati dall’attraversamento dell’opera (Valpocevera, Ponente, Medio Ponente e Centro Ovest) e chiamati a pronunciarsi sulla variante al Puc introdotta dal documento di giunta per equiparare il piano urbanistico vigente con quello di prossima approvazione, in cui il tracciato della Gronda è già previsto.

    «Presentare una delibera che, con la scusa della tutela degli abitanti interferiti, dà mandato alla Giunta di approvare il progetto definitivo nella Conferenza dei Servizi dopo un mese in cui si sono verificate tre alluvioni – è il pensiero di Antonio Bruno, capogruppo FdS – è una provocazione. Molte sono le perplessità trasportistiche per un’opera pensata per dare una risposta all’attraversamento del nodo genovese (quando, invece, la maggior parte del traffico autostradale è interno al nodo stesso) che sottovaluta il rischio ambientale e sanitario indotto dallo scavo di rocce amiantifere».

    «La nostra posizione contraria all’opera resta ferma – ribadisce Enrico Pignone, capogruppo di Lista Doria – sia dal punto di vista economico che da quello funzionale. E le perplessità dimostrate anche da Società autostrade sembrano confermare la nostra riflessione: è evidente che tutte le obiezioni sollevate dal territorio e in parte contenute nelle prescrizioni della Valutazione d’impatto ambientale diventano ancora più cogenti in seguito alle continue emergenze idrogeologiche. Ma, d’altronde, se siamo tutti sconcertati da dover fare un buco in città per realizzare un garage, non vedo per quale motivo dovremmo farci andare bene un’opera che sventrerebbe delle montagne».

    Meno critica potrebbe essere la posizione della maggioranza, qualora dovesse prendere piede la realizzazione dell’opera per lotti funzionali: come abbiamo già raccontato, si tratterebbe di prevedere una cantierizzazione per compartimenti stagni, con un primo lotto che potrebbe riguardare solamente la separazione del flusso di traffico diretto al porto da quello diretto alla città attraverso i lavori nella zona di San Benigno, i lavori propedeutici all’accesso al tunnel subportuale e il rifacimento dell’attuale nodo autostradale con il potenziamento del tratto compreso tra Bolzaneto e Genova Ovest. A restare escluse sarebbero altre opere piuttosto invasive come la bretella Voltri-Bolzaneto o il nuovo ponte sul Polcevera. Dalla Gronda alla Grondina, dunque. Ma se Autostrade per l’Italia ha perplessità sull’intera opera, molto difficilmente vedrebbe di buon grado un intervento solo parziale e di difficile copertura finanziaria.

    Che cosa succederà, dunque, al momento del voto di questa delibera che il vicesindaco vorrebbe portare comunque entro la fine dell’anno ma che, molto più probabilmente, passerà nelle prime sedute dell’anno nuovo? Probabile che il provvedimento trovi comunque il parere positivo da parte del Consiglio comunale grazie alle cosiddette larghe intese. Il Pd, infatti, dovrebbe poter contare sull’appoggio di Udc, Pdl, Gruppo Misto e Lista Musso. Contrarie, invece, le sinistre (Fds, Sel e Lista Doria) e il Movimento 5 Stelle. Salvo assenze di massa, più o meno strategiche, o clamorosi franchi tiratori, il documento avrebbe dunque la maggioranza seppure di colore decisamente diverso da quella uscita dalla urne. Ma quali potrebbero essere le conseguenze per la costantemente chiacchierata giunta Doria? «Non credo che le votazioni sul tema Gronda possano provocare grossi sconvolgimenti – sostiene Pignone – anche perché che in questo caso la maggioranza politica fosse spaccata era chiaro fin dall’inizio: la distanza tra il Pd e gli altri partiti che sostengono la Giunta in questo caso è certa». Come certo e chiaro è anche che il dibattito in Sala Rossa si annuncia ancora una volta molto infuocato.

     

    Simone D’Ambrosio

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