Categoria: Notizie

Notizie di cronaca e cultura da Genova e provincia, news da tutto il mondo di economia, curiosità e tecnologia

  • Violenza sulle donne: servizi e centri antiviolenza a Genova. Numeri e finanziamenti nel 2013, le prospettive per il futuro

    Violenza sulle donne: servizi e centri antiviolenza a Genova. Numeri e finanziamenti nel 2013, le prospettive per il futuro

    violenza-donnePiù di 750 donne si sono rivolte, nel corso del 2013, ai centri antiviolenza di Genova, 84 quelle che  si sono affidate agli  sportelli d’ascolto dei comuni extra territoriali di Busalla, Campomorone e Mignanego. Infine sono 14 le donne ospitate nelle residenze protette e 17 i minori con loro. I numeri del 2013 relativi alla violenza di genere sul territorio genovese raccontano una crescita: sono di più le donne che utilizzano i servizi pubblici, che si affidano alle associazioni del terzo settore per essere aiutate e sostenute. Cosa significa questo dato in crescita? Che le donne sono più consapevoli? Che il numero dei maltrattanti aumenta?

    Lo abbiamo chiesto a chi queste strutture le gestisce dando supporto alle donne e alle famiglie in difficoltà. «Probabilmente si tratta di maggiore sensibilizzazione circa il fenomeno della violenza sulle donne – commenta Elisabetta Corbucci, coordinatrice del Centro Antiviolenza Mascherona – Comune di Genovail nostro impegno associativo è cresciuto in termini di presenza sul territorio grazie a convegni, iniziative, incontri nelle scuole e incontri per consolidare una rete efficace tra gli enti che lavorano su questi temi. Le donne arrivano ai centri antiviolenza perché ne hanno sentito parlare da altre donne che si sono rivolte a noi in precedenza».

    «Le donne che si rivolgono al nostro sportello sono in crescitaconferma  Paola Campi della Mignanego Cooperativa Sociale Onlus che gestisce gli sportelli di ascolto di Mignanego e Bolzaneto si parla più del tema».  Sensazione confermata anche da Cosima Aiello del Centro per non subire violenza ex UDI.  Da una parte assistiamo quindi ad una maggiore presa di coscienza della situazione e dall’altra la presenza di ‘luoghi’ di sostegno a libero accesso che favoriscono la crescita del numero di contatti. I dati del territorio genovese trovano conferma a livello mondiale. La violenza fisica o sessuale colpisce più di un terzo delle donne nel mondo (35%) e la violenza domestica inflitta dal partner e’ la forma piu’ comune (30%), ha dichiarato a giugno 2013 l’OMS.

    Centri antiviolenza, sportelli d’ascolto e residenze protette. Era Superba ha cercato di fare chiarezza su come questa macchina al contempo meravigliosa e complicata funzioni e quali sono le forze in campo (economiche e non) e le prospettive future per l’anno da poco iniziato.
    Il punto dal quale partire è l’impegno già preso nel 2013  – da riconfermare – dalla Conferenza dei Sindaci (costituita  da tutti i sindaci dei Comuni il cui territorio è compreso nell’ambito territoriale dell’ASL 3) nel cercare di individuare un percorso che possa rendere ancora più efficace e semplice il funzionamento di queste strutture tramite il patto di sussidiarietà.

    Cosa è il patto di sussidiarietà e come funziona?

    Pavimentazione nel Centro StoricoI patti di sussidiarietà sono uno strumento finalizzato alla realizzazione di attività, servizi e interventi sociali e socio sanitari in cui è prevista la contemporanea partecipazione dell’Amministrazione Pubblica insieme a enti e associazioni, organizzazioni senza scopo di lucro. La compartecipazione deve essere collaborativa e non competitiva. In parole povere, l’Amministrazione individua  un obbiettivo da raggiungere e chiede agli enti/associazioni del Terzo Settore di aderire al progetto. Si tratta di mettere a rete le forze del pubblico e quelle del sociale. Le risorse messe in campo per la realizzazione del progetto provengono sia dalle casse pubbliche che dagli enti. Si tratta di progettare e gestire insieme un progetto. Gli enti/associazioni/organizzazioni coinvolte nel progetto dovranno poi costituirsi in Associazione temporanea di Scopo.

    La Commissione consiliare che si è riunita  lo scorso 7 marzo a Tursi aveva proprio l’obiettivo di fare il punto della situazione e raccontare come sono state finanziate le diverse strutture nel corso del 2013. Erano presenti le associazioni, oltre agli assessori Emanuela Fracassi ed Elena Fiorini. La Conferenza dei Sindaci dello scorso novembre, infatti, aveva incaricato il Comune di Genova, quale capofila della Conferenza, di effettuare l’analisi e la fattibilità, la definizione dei tempi e delle modalità di costruzione del patto di sussidiarietà fra Pubblica Amministrazione e Terzo Settore.

    I commenti delle associazioni sulla Commissione consiliare

    «Ho percepito la buona intenzione di fare chiarezza, dopo il silenzio da novembre e chiarire a chi sono stati destinati i fondi – dichiara Elisabetta Corbucci (Centro Antiviolenza Mascherona)   – è un buon punto di partenza per istituzionalizzare il percorso di gestione dei centri antiviolenza sul territorio, sarà un modo per avere uno strumento di qualità contro la violenza di genere, ora aspettiamo le linee guida». Anche Paola Campi (Mignanego Copperativa Sociale Onlus) giudica in modo positivo «il fatto che siano state coinvolte le associazioni direttamente in un percorso che può dare buoni frutti e vuole coinvolgere tutti coloro che si occupano del problema, in modo da poterlo fare in maniera strutturata da poter garantire continuità al servizio». Aggiunge «noi lavoriamo già tramite patti di sussidiarietà per l’assistenza agli anziani, nel progetto ci sono momenti di ascolto con i servizi pubblici, si fa il punto della situazione e i dati vengono discussi a più livelli, noi ci confrontiamo con il nostro referente che poi si interfaccia coi servizi sociali».

    «La mia impressione è che vi sia tutta l’intenzione di costruire una rete che possa rispondere ai vari bisogni territoriali e si sta prendendo un impegno molto preciso, cercare di coinvolgere i centri che fanno attività in questo senso, l’intenzione c’è, bisogna vedere come questo verrà tradotto in azioni», commenta Cosima Aiello (Centro per non subire violenza ex Udi).

    Marilena Chirivì, responsabile Archivio Biblioteca “Margherita Ferri” di UDI, esprime «la speranza che quella del patto di sussidiarietà possa essere una soluzione per istituzionalizzare il percorso di finanziamento ai centri antiviolenza». Insomma un primo passo che era necessario compiere, come confermano le parole della Presidente della Commissione Maddalena Bartolini, consigliere comunale Lista Doria:  «È stato molto importante soprattutto per chiarire il buco informativo dall’ultima commissione di novembre e le scelte di finanziamento fatte per la garanzia della continuità del servizio. Ora è necessario che la giunta dia il via libera, che gli assessori definiscano le linee guida del patto di sussidiarietà così da poter convocare le associazioni del Terzo Settore».

    Innanzitutto va chiarito che, mentre la gestione del Centro Antiviolenza Mascherona, gli sportelli d’ascolto, l’alloggio sociale e la Casa Rifugio hanno un percorso a vari gradi istituzionalizzato e finanziato, le stesse associazioni che gestiscono queste strutture offrono poi, altri servizi contando solo sulle loro forze e sul volontariato. Altri servizi e aiuti che sarebbero tutti da raccontare e che qui possiamo solo elencare. In poche parole: ogni associazione oltre all’impegno “istituzionale” ha una vita propria di servizi e aiuti alle donne che autogestisce con successo.  Si tratta di gruppi di donne che hanno condiviso le singole professionalità e le hanno rese disponibili per chiunque ne avesse bisogno.

    Il Cerchio delle Relazioni gestisce da febbraio 2013 il Centro Antiviolenza Mascherona, l’alloggio sociale di viale Aspromonte e gli sportelli d’ascolto di Busalla e Campomorone. All’interno delle strutture operano volontarie formate appositamente per essere il primo contatto con il centro e professioniste negli ambiti legale, di counseling, psicologico e psicoterapeutico. Nel 2013 le donne che si sono rivolte al centro sono state 381; 53 agli sportelli d’ascolto e 5 sono state inserite nell’alloggio sociale.

    Il centro è stato finanziato con 47.954 euro dalla Regione Liguria. L’alloggio sociale ha percepito 3.630 di fondi regionali e  18.231 euro dal Comune di Genova. Gli sportelli hanno percepito parte dei 6000 euro destinati a tutti i servizi di sportello dei comuni extra territoriali. Oltre a questo l’associazione si occupa di gestire sportelli scuola, ha creato lo spazio dell’uomo maltrattante e offre punti di ascolto donna. Gestisce l’appartamento Artemisia (per accogliere donne in pericolo) a Busalla e la struttura per minori la Chiocciola a Campomorone.

    Il Centro per non subire violenza ex Udi gestisce la Casa Rifugio, all’interno della quale può ospitare, per un massimo di 6 mesi le donne e i bambini che non possono restare nella loro casa perché in situazione di pericolo. Nel 2013 sono state 9 le donne ospitate con 14 minori. Ha ricevuto finanziamenti dalla Regione per 32.416 euro e dal Comune di Genova 64.848. Oltre alla Casa Rifugio, il Centro si occupa di gestire l’appartamento di accoglienza il Melograno, una struttura madre-bambino e due sportelli scuola e può contare esclusivamente sulle forze di tre educatrici e due psicologhe oltre alle volontarie (una pedagogista, un’insegnate, la coordinatrice Aiello e le volontarie formate dal centro stesso che rispondono al telefono).

    Infine, ma senza alcun ordine di priorità, ci sono gli sportelli del Comune di Mignanego e del Municipio Val Polcevera (Bolzaneto) gestiti dalla Mignanego Società Cooperativa Sociale ONLUS tramite lo sportello Pandora che offre consulenza psicologica, supporto legale e mediazione. All’interno dello sportello operano due psicoterapeute, una mediatrice interculturale, un’avvocatessa e la coordinatrice CampiGli sportelli avrebbero dovuto essere finanziati dal contributo della Regione destinato agli sportelli extracomune di Busalla, Mignanego e Campomorone, ma a quanto ci racconta la coordinatrice Campi loro non hanno ricevuto alcun finanziamento. La cooperativa gestisce molti altri servizi di sostegno al cittadino e nell’ambito della violenza si occupa di organizzare alcuni interventi nelle scuole.

    Il chiarimento sulla “questione UDI”

    Per anni il Centro per non subire violenza ex Udi e la sede della Biblioteca Archivio Margherita Ferri dell’UDI sono stati accomunati o meglio si è sempre pensato che in entrambi i casi si facesse riferimento all’associazione Unione Donne in Italia. In realtà si tratta di due realtà diverse. Ognuna con un proprio statuto e regolamento. A far confusione ha contribuito la denominazione del centro per non subire violenza ex Udi che utilizza il logo Udi nazionale, insieme al fatto che entrambe le associazioni abbiano sede nella stessa via cittadina, ma a civici differenti.

    Per fare chiarezza una volta per tutte (la situazione non ha mancato di suscitare qualche polemica), abbiamo interpellato oltre alla coordinatrice del Centro Cosima Aiello anche Marilena Chirivì, responsabile dell’archivio e biblioteca Udi, sede di Genova.

    Come detto, entrambe la realtà hanno sede in via Cairoli a Genova – per essere corretti al civico 6 vi sono Archivio e Biblioteca di genere dell’UDI-Genova e al civico 7 il Centro –  e senza dubbio il sito web del Centro complica le cose inserendo il logo dell’Udi nazionale. Ma una semplice verifica sul sito nazionale UDI chiarisce che il ‘Centro per non subire violenza ex UDI’ è un ente separato e indipendente e non appare nelle sedi liguri dell’associazione. Diverse sono le nature proprie dei due enti, uno associazione culturale e politica (UDI) il cui scopo è fare cultura e informazione, azione politica e non offrire servizi , un altro che al contrario nasce proprio dalla ‘pratica’ dalla messa in atto di attività a servizio delle donne che ne abbiano bisogno. Insomma l’obiettivo è il medesimo (sostenere la donna) ma le modalità di azione sono differenti.

    Chiarito che si tratta di due soggetti diversi e che agiscono in modi diversi, resta innegabile il fatto che il Centro abbia le sue radici nell’UDI, presente e impegnato per il sostegno alle donne a Genova già dagli anni 60/70, e che da lì abbia avuto origine.

    Ora che è stato messo un punto sulla situazione finanziamenti e gestione della lotta alla violenza di genere per il 2013, non rimane che attendere i prossimi passi di Giunta, Conferenza dei sindaci e Associazioni verso il patto di sussidiarietà. Era Superba vi terrà aggiornati.

    Claudia Dani

  • Scarpino, Amiu comunica che si è interrotto lo sversamento di percolato nel rio Cassinelle

    Scarpino, Amiu comunica che si è interrotto lo sversamento di percolato nel rio Cassinelle

    Scarpino, percolato nel torrentePer mesi lo sversamento di percolato dalla discarica di Scarpino 1 direttamente nel rio Cassinelle non si è mai fermato. Prima i frenetici giorni in cui l’emergenza aveva irrotto in Consiglio comunale (qui l’approfondimento) mettendo in imbarazzo l’assessore Garotta, poi le trivellazioni di Amiu e il grido di allarme per la realizzazione di un nuovo impianto di digestione e compostaggio che diventa sempre più urgente (qui l’approfondimento).
    Nelle ultime settimane i dati trasmessi da Arpal in Procura avevano alimentato ulteriormente la preoccupazione degli abitanti per il peggioramento dei miasmi e il colore sempre più innaturale delle acque del rio, oggi, finalmente, arriva una prima buona notizia. Gli sversamenti si sono interrotti, anche se il livello delle vasche rimane al limite e un peggioramento delle condizioni atmosferiche potrebbe far nuovamente tracimare i liquami.

    “Nella giornata di oggi, intorno alle ore 10 – si legge nel comunicato stampa di Amiu – si è interrotto lo sversamento del percolato dalle vasche di stoccaggio. Il fenomeno si è verificato grazie alla costante riduzione della produzione del percolato iniziata nei giorni scorsi quando le precipitazioni meteorologiche si sono interrotte, oltre alla continua raccolta e il successivo invio a smaltimento dello stesso tramite autobotti verso impianti di depurazione esterni: ad oggi, dall’inizio dell’emergenza, le tonnellate smaltite sono arrivate a quota 25.150.”

    Quella attuale si presenta come “Una situazione di equilibrio tra le quantità di percolato in ingresso dalle due discariche (Scarpino 1 e 2) e l’uscita sia con le autocisterne, sia verso il depuratore di Cornigliano dove vengono inviati circa 125 metri cubi/ora corrispondente al livello massimo delle capacità di trattamento dell’impianto”.

    “La situazione continua ad essere costantemente monitorata dal personale Amiu in discarica e tutti gli enti di controllo (Arpal, Settore Ambiente della polizia municipale, Provincia) con la Prefettura, il Comune di Genova e la Regione Liguria sono stati aggiornati sull’evoluzione della situazione: ogni eventuale variazione sarà tempestivamente comunicata”.

    Aggiornamento 22 marzo ore 16

    “Amiu informa che in data odierna, all’incirca alle ore 04,00, è ripreso -anche se in maniera molto limitata- il debordamento del percolato dalle vasche di stoccaggio della discarica di Scarpino”.

  • Stephen Steinbrink from USA to Maddalena, due mesi in giro per l’Europa con la chitarra

    Stephen Steinbrink from USA to Maddalena, due mesi in giro per l’Europa con la chitarra

    stephen-steinbrink (1)Il suo tour europeo è partito quindici giorni fa da Berlino e quella di Genova al Teatro Altrove è l’ottava data in due settimane. Due mesi in giro per l’Europa con la chitarra a tracolla, di teatro in teatro di club in club. Stephen Steinbrink è giovane, ha 26 anni, ma fa il musicista in tour dal lontano 2001 e ha già pubblicato sei dischi. Non ha tempo da perdere: «No, non ero mai stato a Genova prima di oggi, ma non ho il tempo di visitarla, ho fatto un giro per raggiungere il teatro e nulla più, purtroppo devo subito ripartire, lunedì suono a Roma…». Scambiamo due chiacchiere dopo la performance, neanche il tempo di posare la chitarra e sparisce dietro il tendone nero per fiondarsi al banchetto dei dischi e trasformarsi in venditore. Non se la cava neanche male, tre LP venduti, il pubblico genovese ha gradito la sua performance, nel foyer del teatro i commenti sono molto positivi, anche se Stephen non li coglie perché non parla una sillaba di italiano.

    stephen-steinbrink (3)Canzoni brevi, non seguono la struttura classica strofa e ritornello, in sala il pubblico è curioso, ascolta con attenzione questo giovane americano con gli occhiali grossi e tondi e la camicia rossa. Gioca con l’accordatura della sua chitarra acustica amplificata e segue le dita con una voce sottile e precisa, intonata e piacevole. Sarà l’accento americano molto marcato alle nostre orecchie italiane “poco educate”, ma la mente va subito a Simon & Garfunkel… senza Garfunkel. Le linee melodiche dolci e malinconiche, riportano alle tracce più celebri della canzone d’autore americana. Sensazioni che ascoltando altri brani di Stephen su bandcamp mutano e richiamano maggiormente le sonorità pop, la resa delle canzoni suonate chitarra e voce sul palco dell’Altrove è infatti diversa rispetto a buona parte delle registrazioni in studio.

    stephen-steinbrink (2)Un’esibizione senza fronzoli, “la mia voce non è il mio corpo” canta Steinbrink. Rimane immobile davanti al microfono dalla prima all’ultima canzone e il ponte mobile che per un attimo scivola dal microfono e cade a terra è l’unico strappo che scompone l’atmosfera densa ed avvolgente.  ““, “” e “” sono brani che meglio di altri raccontano il concerto di Stephen Steinbrink alla Maddalena, concerto che si chiude con la bella ““.

     

  • Pedibus a Genova: presentazione del progetto alla Carducci di Sestri Ponente

    Pedibus a Genova: presentazione del progetto alla Carducci di Sestri Ponente

    via-sestri-DIIl progetto Pedibus, avviato a Genova nel 2009 con le prime sperimentazioni nelle scuole (qui maggiori informazioni), verrà inaugurato domani alla scuola primaria Giosuè Carducci di Sestri Ponente che entra così a far parte della rete di istituti scolastici genovesi e liguri che operano per ridurre le concentrazioni di automobili davanti alle scuole all’entrata e all’uscita dei bambini. Un’inaugurazione che ha più che altro lo scopo di far parlare dell’iniziativa, trattandosi in realtà di una sperimentazione già attiva nella scuola sestrese di via Rigon dal dicembre scorso.

    Di che cosa si tratta? Pedibus è una fila indiana di bambini che procede verso la scuola accogliendo nuovi bambini ad ogni fermata, proprio come un bus. I bambini si fanno trovare alla fermata per loro più comoda indossando una pettorina gialla. A guidare la fila due adulti/genitori volontari, un “autista” e un “controllore”.

    “Il progetto, attivato alla scuola primaria Giosuè Carducci di Sestri Ponente, si pone l’obiettivo di promuovere la mobilità pedonale nei tragitti casa- scuola, al fine di ridurre il traffico negli orari di ingresso scolastico e diminuire la pericolosità e l’inquinamento nelle aree intorno alle scuole, educare i bambini e sensibilizzare le famiglie verso stili di vita più sostenibili, favorendo la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro delle famiglie”, si legge nel comunicato diffuso dal Comune.

    Capofila del progetto Pedibus per quanto riguarda il territorio genovese è Asl3 in virtù dell’accordo di collaborazione siglato nel 2009 con il Ministero della Salute. Ma oltre alla collaborazione dell’Azienda Sanitaria, il progetto alla Carducci ha avuto il sostegno del Municipio, della Provincia, del Centro di educazione ambientale e allo sviluppo sostenibile del Comune di Genova e, soprattutto, dei genitori. Soddisfazione dopo i primi mesi di sperimentazione: “Il risultato è stato il coinvolgimento di oltre 70 bambini e la realizzazione di 4 linee “pedibus”, che servono i diversi quartieri attigui alla scuola, con i diversi capolinea di via Merano, piazza Tazzoli, via Briscata e via S.Maria della Costa, con una prima fase sperimentale che ha preso il via nello scorso dicembre e ha dato risultati incoraggianti, misurabili dall’entusiasmo di bimbi e genitori accompagnatori”.

     

  • Caserma Gavoglio, il cortile passa al Comune in attesa del progetto di riqualificazione

    Caserma Gavoglio, il cortile passa al Comune in attesa del progetto di riqualificazione

    lagaccio-caserma-gavoglioDopo anni di attesa e battaglie, oggi è un giorno importante per la Caserma Gavoglio,  oltre 60mila mq nel cuore del Lagaccio in stato di abbandono. Alle 16 di oggi, nella Sala Incontri di Palazzo Ducale, viene formalizzata l’intesa raggiunta tra il Comune di Genova e il ministero della Difesa per il passaggio al Comune, ad uso pubblico, del cortile interno e dell’edificio principale della ex caserma.

    Si tratta solo di un primo passo, come è noto è in corso la procedura per l’acquisizione a titolo gratuito da parte di Tursi dell’intera area demaniale (qui l’approfondimento di Era Superba). A questo proposito, nell’inchiesta pubblicata su queste pagine il 31 gennaio scorso, il vicesindaco Bernini ci aveva anticipato alcuni dettagli:  «Stiamo elaborando con Arred (Agenzia regionale per il recupero edilizio) un progetto di riqualificazione dell’area, già concordato con l’Agenzia del Demanio, per l’acquisizione. Il progetto è stato affidato ad Arred che lavorerà congiuntamente con Rigenova (società, di cui Arred detiene il 25%, avente ad oggetto la promozione e l’attuazione di interventi di recupero edilizio e riqualificazione urbana nel territorio del Comune di Genova, ndr)».

    Nei giorni scorsi il sindaco Marco Doria ha visitato la Caserma Gavoglio con il presidente del Municipio Centro Est Simone Leoncini e la giunta municipale. “Nel comprensorio militare la delegazione è stata accolta dal generale di brigata Francesco Patrone, comandante del Comando militare Esercito “Liguria”, dal Contrammiraglio Andrea Liaci, direttore dell’Istituto idrografico della Marina, dal tenente colonnello Luigi Caforio, comandante del 1° reparto infrastrutture e dal primo maresciallo Guido Saltini, comandante del IV centro di mobilitazione del Comitato regionale della Croce Rossa, in rappresentanza delle diverse amministrazioni militari che attualmente gestiscono o usufruiscono dell’area”, si legge nella nota diffusa dal Comune.

    Il sindaco nell’occasione ha visitato tutti gli edifici, sia quelli in uso, sia quelli attualmente abbandonati. La riqualificazione della Gavoglio è un passaggio da non sbagliare, il primo cittadino e la Giunta lo sanno bene. «Visto che non dobbiamo più pagare al Demanio 4,5 milioni di euro per acquisire la Gavoglio, nel nuovo PUC possiamo davvero ridurre l’indice di edificabilità nell’area dell’ex caserma e lasciare più spazio a verde e servizi per i cittadini», aveva sottolineato Bernini. Dello stesso parere il presidente Leoncini:

     

    Questo pomeriggio, dopo la firma dell’atto, sempre a Palazzo Ducale, viene inaugurata la mostra fotografica “La caserma Gavoglio” e presentato il workshop “Trasformare il Lagaccio, progetti e idee per la Gavoglio”, nella sala del Maggior Consiglio.

  • Intrecci Urbani, yarn bombing: flash mob a De Ferrari per appassionati di ferri e uncinetto

    Intrecci Urbani, yarn bombing: flash mob a De Ferrari per appassionati di ferri e uncinetto

    yarn-bombing-lana-porto-anticoVenerdì 21 marzo è la Giornata Europea della Creatività Artistica e alle ore 16 in piazza De Ferrari avrà luogo il flash mob di presentazione della seconda edizione del progetto “Intrecci Urbani – yarn bombing a Genova” che, dopo aver rivestito il Porto Antico di lana lo scorso anno con il più grande evento di yarn bombing mai realizzato in Italia, nel 2014 si espande nel territorio genovese con l’ambizioso obiettivo di colorare tutta la città.

    “Gli appassionati dell’uncinetto e dei ferri sono invitati a lavorare a maglia in piazza. Un modo originale per valorizzare la creatività manuale e promuovere il progetto”, si legge nella nota diffusa dagli organizzatori.

    Lo yarn bombing è anche conosciuto come urban knitting, una street art proveniente dagli Stati Uniti che veste con lavori a maglia e filati intrecciati gli arredi urbani. 

    Intrecci Urbani 2014 è promosso anche quest’anno dall’Ufficio Cultura e Città dell’Assessorato Cultura e Turismo del Comune di Genova e la direzione artistica è stata nuovamente affidata alla scenografa Emanuela Pischedda dell’Associazione Artistica Culturale ColorInscena. L’edizione di quest’anno è caratterizzata dalla collaborazione più ficcante con i Municipi e dal tema centrale che sarà “Il bosco immaginario”, verranno utilizzati materiali di recupero (non solo lana ma anche tessuti, plastica, bottoni, filo elettrico, bulloni, vecchi maglioni… e tutto quello che si può riciclare e intrecciare) e verranno realizzati manufatti tridimensionali. Il tutto culminerà nel mese di maggio con nove installazioni nei parchi e giardini genovesi.

    “Al termine delle esposizioni i manufatti verranno utilizzati per la realizzazione di un’asta benefica per la raccolta di fondi che gli stessi partecipanti decideranno a chi destinare”.

    “Le associazioni, le scuole, le case di riposo, i centri sociali e le singole persone che vogliono partecipare al progetto o contribuire alla raccolta dei materiali necessari alla realizzazione del nuovo e spettacolare evento possono rivolgersi al proprio Municipio di appartenenza”.

  • Under The Map, progetto made in Zena. Video interviste di approfondimento con esperti e docenti

    Under The Map, progetto made in Zena. Video interviste di approfondimento con esperti e docenti

    under-the-mapAvete mai sentito parlare di Under the Map? In un momento in cui si parla molto di start-up e iniziative creative, durante una puntata di #EraOnTheRoad siamo andati a conoscere i fondatori di questo progetto “made in Zena”. Una bella giornata, un caffè insieme, una conversazione stimolante in cui ci hanno illustrato, con entusiasmo e competenza, i punti principali della loro iniziativa.

    In sostanza, Under the Map è una web tv che nasce a Genova nel febbraio 2013 dall’iniziativa di un gruppo di ragazzi under 30 – quasi tutti dottorandi all’Università di Genova – e si occupa di politica internazionale, cultura e società. Il progetto nasce con l’intento di parlare di questioni complesse (come quelle relative a diritti umani, mediazione culturale, Medio Oriente, diritti dei popoli) in modo semplice e alla portata di tutti. La situazione si complica se pensiamo che, per riuscire in questa ambiziosa missione, i ragazzi sono armati soltanto di uno smartphone: con il telefonino intervistano esperti, ricercatori e docenti universitari di fama internazionale che arrivano a Genova per partecipare a eventi, incontri, conferenze.

    Nuovo, veloce, “giovane”, indipendente, social: il progetto è efficace e praticamente a costo zero, per questo ci piace. Abbiamo posto alcune domande ai ragazzi. Ecco cosa ci hanno risposto.

    Come è nata l’idea di dar vita a Under the Map?

    «Il progetto è stato elaborato in via sperimentale ormai un anno fa, nel febbraio 2013, e si può dire che l’idea è nata all’interno del DISPO, il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Genova in Largo Zecca: siamo un gruppo di amici dottorandi in Scienze Politiche che ha deciso di unire le proprie forze e mettere a disposizione le diverse competenze per far partire questa sperimentazione».

    Come funziona il progetto e come si svolgono le interviste?

    «Abbiamo deciso di partire proprio da Genova e di approfittare degli eventi culturali che si svolgono in città per interagire con esperti e studiosi, e far loro domande su alcuni temi di interesse generale. Partecipiamo spesso agli incontri a Palazzo Ducale (prossimamente parteciperemo a “La Storia in Piazza”, ad esempio) e in Università e intervistiamo i nostri interlocutori usando il telefonino. Poi tagliamo il video per renderlo più chiaro ed efficace: non più di 2 minuti per ogni risposta. Sono incontri a cui avremmo partecipato in ogni caso, per interesse personale: abbiamo colto l’occasione per approfondire tematiche di attualità per le persone che non possono partecipare o che magari non abitano in città: siamo partiti da Genova per rivolgerci anche altrove, a un bacino di utenti più ampio. Abbiamo voluto dire che non è vero che nella nostra città non succede niente ma che anzi gli eventi sono tanti: basta informarsi, essere motivati, avere degli interessi. Chi vuole vedere le nostre interviste e ascoltare i contributi, può seguirci su vari social media. Per prima cosa abbiamo aperto un canale YouTube sul quale caricare le interviste, poi una pagina Facebook, e infine è arrivato Twitter: ci teniamo a essere presenti su vari media per raggiungere target diversi».

    Quali sono le caratteristiche che contraddistinguono il progetto?

    «Per prima cosa, abbiamo scelto di essere indipendenti. Non riceviamo finanziamenti o sovvenzioni da nessuno, e il progetto è nato per cause contingenti all’interno dell’Università ma non è stato promosso o proposto dall’Ateneo: certo, capita di cercare un confronto con i professori, ma niente di più, non c’è alcuna partnership né niente del genere. Da soli, abbiamo dato vita a una redazione vera e propria: ci riuniamo una volta al mese per decidere il calendario di eventi cui partecipare e le interviste da svolgere. Gli incontri si svolgono di volta in volta in luoghi diversi: evitiamo l’Università e preferiamo altri luoghi come abitazioni private, bar e altri spazi pubblici. Ad esempio, a breve ci piacerebbe riunirci all’interno della nuova sede dell’associazione di quartiere A.Ma. in Via della Maddalena, visto che alcuni di noi ne fanno parte: sarebbe un modo per renderci utili e contribuire tenere alzate le saracinesche in una zona in cui ancora troppe serrande sono abbassate. In redazione, ognuno di noi sa cosa deve fare: i compiti sono ben ripartiti, ciascuno è autonomo e il lavoro procede senza intoppi. Lo “zoccolo duro” è costituito da sei persone, poi ci sono altri collaboratori occasionali: ci siamo allargando e stiamo imparando pian piano a gestire sia il gruppo, sia il progetto in crescita. Non l’abbiamo mai fatto prima e per noi è uno “work in progress”, impariamo strada facendo. Non ci sono gerarchie all’interno del gruppo, ma vige una logica orizzontale. Inoltre, ci teniamo molto a dire che non siamo una testata giornalistica e le nostre interviste non si sovrappongono a quelle che escono sui giornali, ma sono piuttosto approfondimenti specialistici, con domande di dottorandi a studiosi».

    Un bilancio a un anno dall’inizio: il riscontro è positivo?

    «Siamo soddisfatti, abbiamo un buon seguito e il nostro pubblico è eterogeneo: soprattutto giovani, studenti e addetti ai lavori, ma anche istituzioni culturali in senso lato, persone interessate per “cultura generale” e giornalisti che cominciano a seguirci su Twitter. Il progetto è stato apprezzato e per il futuro vogliamo ancora crescere e cercare nuove collaborazioni».

     

    Elettra Antognetti

  • Genova, more than this: presentato a Tursi il nuovo logo della città

    Genova, more than this: presentato a Tursi il nuovo logo della città

    genova-more-than-this-permalosa-apertaAvete fatto caso nelle ultime settimane a quei cartelloni pubblicitari difficilmente interpretabili a sfondo rosso con la scritta “more than this”? Alcuni di questi manifesti riportavano anche delle parole enigmatiche, “permalosa e aperta”.
    Bene, il soggetto è la città di Genova e quei manifesti sono il risultato della campagna promozionale adottata dal Comune per destare curiosità fra i genovesi in vista della presentazione ufficiale, avvenuta questa mattina a Tursi, del nuovo logo di Genova.

    “Abbiamo pensato di non identificare la città con un logo che riprendesse un monumento o un aspetto soltanto, rivelando dunque il già noto o visibile, ma abbiamo semplicemente scritto il suo nome senza rivelarlo completamente, lasciando alcune parti nascoste, invisibili, che solo lo sguardo sensibile di chi guarda può completare. Perché Genova si rivela a piccoli passi, e quando lo fa è sempre di più di quanto lasci immaginare. Genova è MORE THAN THIS.” Sono le parole di Valeria Morando e Anna Giudice, le due autrici che hanno vinto il Concorso Internazionale di idee per il nuovo logo di promozione della città, bandito dal Comune nell’ambito del progetto europeo Urbact – City Logo.

    Genova more than this

     

    Al bando di concorso hanno partecipato 373 proposte; la vincitrice è stata selezionata da una Commissione internazionale tecnica e professionale, composta da Sinead Mullins (Responsabile Comunicazione Eurocities), Giuseppe Lamarca (Formula Adv, per TP – Associazione Italiana Pubblicitari Professionisti), Mario Piazza (Politecnico di Milano, per AIAP Associazione Italiana Design della Comunicazione Visiva), Andrea Rauch (Rauch Design, per AIAP Associazione Italiana Design della Comunicazione Visiva); oltre che da Cesare Torre (Direttore Comunicaizone e Promozione della Città – Comune di Genova).

    Il progetto europeo Urbact – City Logo ha coinvolto Genova ed altre 10 città europee (capofila Utrecht), i costi sono stati coperti dall’Unione Europea.

  • Terzo Valico, espropri a Trasta. Il caso: «Rivendico il diritto di oppormi a una scelta politica sbagliata»

    Terzo Valico, espropri a Trasta. Il caso: «Rivendico il diritto di oppormi a una scelta politica sbagliata»

    terzo valico trasta4Non è stato il primo e non sarà nemmeno l’ultimo. L’esproprio dei terreni del signor Vittorio Calvini per far spazio ai lavori del Terzo Valico in via Ceresole, a Trasta, ha occupato le pagine dei quotidiani locali la scorsa settimana ma è tornato a far parlare di sé ieri pomeriggio in Consiglio comunale, attraverso un articolo 54 del Movimento 5 Stelle che mirava a fare chiarezza sulle modalità con cui il Cociv si è introdotto con i propri mezzi su quello che fino alla sera prima era un terreno coltivato.

    «Ci sono quantomeno dei dubbi sulle modalità e la tempistica della consegna dell’atto espropriativo» ha detto il capogruppo grillino in Sala Rossa, Paolo Putti. «Non è possibile che l’esproprio avvenga il giorno successivo al recepimento della notifica, facendo sbaraccare i contadini senza neppure avvertirli. Immaginatevi un uomo di 70/75 anni con la moglie che si vede arrivare ruspe e quant’altro in un terreno in cui il giorno prima era lì a zappare. Sapete che cosa ha detto? “Potevate almeno lasciarmi raccogliere le fave”. Questa è la distanza che c’è tra la vita degli uomini e quella di chi sta nelle posizioni di comando e se ne frega».

    Dura la replica del vicesindaco Bernini che ha ricordato come dopo una prima fase non proprio ortodossa degli espropri, l’amministrazione comunale abbia avviato un percorso fruttuoso tra gli interferiti e il Cociv offrendo compensi per gli espropri di molto superiori al valore di mercato dei terreni. «Il Cociv– sostiene il vicensindaco – pagherebbe anche un indennizzo all’affittuario, come nel caso del signor Calvini e dell’usufruttuario del suo terreno, se il rapporto fosse dimostrato almeno da un comodato gratuito. Ma il signor Calvini – prosegue Bernini – ci ha scritto che non aveva nessuna intenzione di essere aiutato nel rapporto con Cociv e che avremmo dovuto cambiare mestiere perché il Terzo Valico è un’opera inutile. Invece, avrebbe forse avuto il tempo utile per avvisare l’affittuario di non piantare le fave»

    «La colpa è del Cociv è che non mi ha dato i dieci giorni di tempo prima dell’esproprio come previsto dalla legge» risponde indirettamente il proprietario del terreno. «Certo forse il giorno stesso avrei potuto avvertire il contadino ma per me, in quel momento, l’esproprio era un’operazione illegittima. Quello del Cociv è stato un atteggiamento molto arrogante: se uno si oppone non deve per forza essere trattato male».

    «La parte terribile di questa storia – prosegue il signor Calvini – è che loro si fanno forti di poter comprare la disperazione della gente sfruttando le enormi disponibilità economiche che queste grandi opere hanno dietro. Ma in realtà non esiste una cifra che potete darmi per ripagarmi di quello che vado a perdere».

    Il signor Calvini sembra avere ragione anche dal punto di vista legale, come ci spiega l’avvocato Alessandro Gorla che, seppur penalista, è diventato un punto di riferimento imprescindibile per il movimento no Tav, grazie a quella che lui stesso definisce “vicinanza politica e affettiva e anche perché se no non se ne sarebbe occupato nessuno”: «Formalmente – spiega l’avvocato – l’avviso è stato inviato da Cociv a febbraio, quindi nei termini corretti. Il problema riguarda però la notifica che è avvenuta il giorno prima della presa in possesso quando di legge dovrebbe esserci una settimana di tempo. L’altra mattina avevamo una rivendicazione giusta e legale. Tra l’altro il giorno prima avevamo diffidato il Cociv via fax dicendo che non c’erano i termini legali per l’esproprio ma non siamo stati ascoltati. Quando mi sono rivolto alle forze dell’ordine chiedendo spiegazioni, mi sarei aspettato che dicessero : “ok, impacchettiamo tutto e andiamo a casa”.  Invece, hanno risposto che non avevano competenza per decidere e che se mai avremmo potuto fare ricorso. Piccolo particolare: il ricorso costa solo che di bolli 2 mila euro. Avrebbero potuto sospendere in attesa di chiarimenti. Per carità uno il ricorso lo fa anche ma il terreno ormai è stato dissodato».

    Nei giorni scorsi lo stesso Calvini ci racconta di aver scritto una mail alle caselle istituzionali di sindaco e vicesindaco ma di non aver ricevuto ancora nessuna risposta: «Nel messaggio – spiega il proprietario del terreno espropriato – chiedevo al vicesindaco una spiegazione concreta sul perché si debba realizzare un’opera che consenta di potare su un treno dei camion che a loro volta trasportano container.  Non voglio una risposta generica tipo “l’ha deciso l’Europa” o “quando ci sarà l’opera senz’altro servirà”.  Voglio una valutazione costi benefici. Al sindaco, poi, ricordavo come lo stesso don Gallo  – che ha sostenuto la sua candidatura – avesse esplicitamente richiesto la presenza della No Tav sulla sua bara».

    Alla valutazione costi benefici fa riferimento anche il capogruppo del Movimento 5 stelle in Consiglio comunale, Paolo Putti: «È chiaro che più vanno avanti i giochi più è difficile che accada qualcosa di clamoroso, anche se siamo in Italia e abbiamo visto che tanti lavori partono giusto per far avviare i cantieri. Il problema è che nel frattempo il contesto è completamente mutato, con lo stesso Moretti (a.d. di Trenitalia, n.d.r.)  che ha più volte  ribadito come quest’opera non sia rilevante e che ci si renderà conto solo dopo di quanto in realtà non serva. Una situazione, peraltro, che si sta verificando a Genova su tutte le grandi opere che si vogliono “fare tanto per fare”. Ma questo “fare” non porta neppure lavoro in città, salvo qualche pasto in trattoria nelle zone di cantiere».

    È vero che probabilmente lo stesso Calvini, pur non avendo aderito alla trattativa privata con il Cociv attraverso la mediazione del Comune, riceverà l’indennizzo base previsto per la realizzazione dell’infrastruttura, ma la sua è più che altro un’opposizione all’opera in sé. «Io non sono di per sé contrario agli espropri per opere pubbliche che sono una cosa legale e sacrosanta. Ma sacrosanta è anche l’opposizione a scelte politiche sbagliate. Se mi viene dimostrato che l’opera è indispensabili allora non dovrebbe neanche esserci bisogno della mediazione del Comune per avere più soldi, a meno che non si presupponga che quelli del Cociv vogliano fregare la gente. Io rivendico il diritto di oppormi a una scelta politica sbagliata».

    C’è un altro elemento che nelle ultime ore va ad intricare la situazione di questo terreno espropriato e conteso. Secondo alcune testimonianze provenienti direttamente da Trasta, ma non confermate dal Cociv che nella serata di ieri si è negato al telefono, i cantieri sarebbero stati bloccati per il ritrovamento di un tubo dell’Iplom. «Il progettista della Cociv lo sapeva benissimo» sostiene Calvini. «Tra l’altro ce n’è pure un altro dell’Eni».

    «Non mi è ancora giunta questa notizia – diceva ieri pomeriggio in aula il vicesindaco Bernini – ma posso dire che la presenza di oleodotti o gasdotti nel sottosuolo deve essere appositamente segnalata da paletti. Se ciò non è avvenuto, la responsabilità è del proprietario della tubatura».

    Fin qui il problema degli espropriati. Ma c’è anche chi, durante i lavori e ad opera realizzata, resterà a vivere in queste zone interferite dal Terzo Valico. «Di fatto – spiega il proprietario dei terreni di Trasta – chi cede la proprietà esce da questa situazione. Alcuni vicini sono stati anche ben contenti di dare il terreno perché hanno case senza accesso diretto alla strada e hanno ottenuto in cambio la promessa di poter sfruttare in futuro quella costruita per il cantiere. Vedremo, per ora restano solo promesse».

    «D’altronde – chiosa l’avvocato Gorla – questi hanno pagato fantastiliardi per case diroccate solo per non avere problemi di opposizione e quant’altro». Ma c’è chi, come il signor Calvini, non è disposto ad ammainare la propria bandiera, seppure qualche euro in più farebbe molto comodo.

    Simone D’Ambrosio

  • Giornate Fai di Primavera 2014: tutti i luoghi da visitare a Genova e Provincia

    Giornate Fai di Primavera 2014: tutti i luoghi da visitare a Genova e Provincia

    San fruttuoso di CamogliSabato 22 e domenica 23 marzo è in programma la ventiduesima edizione delle Giornate FAI di Primavera, evento dedicato al patrimonio artistico-culturale e ambientale italiano che quest’anno prevede l’apertura straordinaria di oltre 750 luoghi in tutte le regioni d’Italia, con visite straordinarie a contributo libero.

    Sarà l’occasione per visitare luoghi affascinanti e spesso inacessibili, aperti al pubblico per l’occasione e illustrati e raccontati da guide d’eccezione, gli Apprendisti Ciceroni®, giovani studenti che illustreranno aspetti storico-artistici dei monumenti. Inoltre non mancheranno le visite guidate per cittadini di origine straniera, che verranno effettuate in diverse lingue in base alle diverse cittadinanze di stranieri presenti.

    Quest’anno le Giornate FAI di Primavera sono dedicate all’imperatore Augusto nel secondo millenario della sua morte. Tra le 750 aperture in tutte le regioni d’Italia, 120 aperture racconteranno la sua storia. Una dedica all’uomo che ha segnato una pausa nella vorticosa espansione dell’Impero Romano, pausa che gli ha consentito di ristrutturarlo e di farlo rinascere. E Roma è diventata una grande capitale, posta al centro del cuore dell’Impero.

    Anche Genova e la Liguria partecipano all’inziativa. Qui di seguito i luoghi da visitare a Genova e Provincia

    Abbazia di San Fruttuoso di Camogli

    Sabato e domenica 22-23 marzo: ore 10 – 15.45
    Orario di chiusura soggetto a variazioni in base all’ultima corsa del battello di rientro per Camogli

    L’incontro armonico tra uomo e natura Monastero benedettino, covo di pirati, umile abitazione di pescatori e poi per secoli proprietà dei principi Doria, l’Abbazia di San Fruttuoso è oggi un luogo assolutamente unico, dove l’opera dell’uomo si è felicemente integrata con quella della natura. L’Abbazia è una perla del X-XIII secolo che splende in una profonda insenatura della costa del Promontorio.

    Eventi collegati:
    Notturno a San Fruttuoso: voci e suoni dal buio. Sabato 22 marzo (ore 21), una visita insolita per imparare a vedere l’arte attraverso la narrazione e a riconoscere l’avifauna attraverso i richiami. Un’esperienza unica per esplorare il mondo senza l’ausilio della vista, alla scoperta di uno degli angoli più caratteristici del Parco di Portofino. La prima attività sarà condotta all’interno dell’Abbazia da Lidia Schichter, ideatrice del progetto “Appuntamento nel Buio” ed esperta nell’ambito delle abilità psicosensoriali, con il contributo di alcuni ragazzi non vedenti, mentre la seconda, condotta dal naturalista ed esperto ornitologo Riccardo Nardelli, in collaborazione con l’Oasi LIPU di Arcola, prevede un breve itinerario a piedi lungo il sentiero che conduce al vecchio eliporto di San Fruttuoso. Ingresso a contributo libero, biglietto del battello Camogli – San Fruttuoso: a/r € 12 a persona. Prenotazione obbligatoria al numero 0185-772703.

    Barberia Giacalone

    Vicolo Caprettari, 14 rosso, 16123, Genova, GE
    Sabato: ore 10 -18. Domenica: ore 10 – 13 / ore 15 – 18

    La piccola barbieria, allestita dal padre Giacalone nel 1882, è stata rinnovata nell’arredamento dal figlio Italo, nel 1922, secondo il gusto e le forme dell’Art Déco. Sullo sfondo di tradizionali piastrelle bianche, il gioco dei vetri colorati sulle pareti e a soffitto, delle lampade e dei riflessi negli specchi ovali, avvolge festosamente l’osservatore. Il piccolo negozio (10 mq) è stato acquistato dalla Delegazione di Genova, che ha reperito i fondi fra enti e privati cittadini.

    Villa Crosa Diana

    Via Nicolò Daste, 14, 16149, Genova, GE
    Sabato e domenica: ore 10 – 18
    Visite guidate a cura degli Apprendisti Ciceroni® dell’I.S.S.S. “Firpo – Buonarroti”, del Liceo Classico “G.Mazzini”, del Liceo Classico dell’Istituto “Emiliani”
    Visite guidate anche in inglese e spagnolo

    La famiglia Crosa commissionò la costruzione di questa villa nel tardo 1500. Non si conosce quale tra i Crosa fu il committente né l’architetto che la progettò. Villa Crosa Diana, proprietà dell’ Opera Pia Conservatorio dei Fieschi è stata costruita quando Sampierdarena era un luogo di soggiorno estivo e poi trasformata nei primi decenni del secolo scorso in industria conserviera.

    Villa Imperiale Scassi La Bellezza

    Largo Gozzano, 3, 16149, Genova, GE
    Sabato e domenica: ore 10 – 18
    Visite guidate a cura degli Apprendisti Ciceroni® del Liceo Classico “D’Oria”, del Liceo Scientifico “G.Cassini”, Liceo Artistico “Klee – Barabino”, Liceo Classico “Colombo”
    Visite guidate anche in inglese e spagnolo

    Villa Scassi è nata come Villa Imperiale dal nome del principe Vincenzo Imperiale. Mirabile era soprattutto l’enorme giardino all’italiana che circondava l’edificio, ritenuto uno dei più belli d’Italia. Residenza degli Imperiali fino al 1757, la villa fu adibita a caserma e poi trasformata in ospedale finché, nei primi decenni dell’Ottocento, fu ceduta ad Onofrio Scassi che la riportò agli antichi splendori. Oggi è diventata proprietà del Comune ed ospita la scuola media N. Barabino.

    Villa Spinola dei Duchi di San Pietro

    Via Spinola di San Pietro, 1, 16149, Genova, GE

    Sabato: ore 14 – 18. Domenica: ore 10 – 18
    Visite guidate a cura degli Apprendisti Ciceroni® del Liceo “Piero Gobetti”, del Liceo Linguistico Internazionale “G.Deledda”, del Liceo Classico “G.Mazzini”, del Liceo Scientifico G.Cassini
    Visite guidate anche in inglese e spagnolo

    La villa, fatta costruire nella seconda metà del Cinquecento dalla famiglia Spinola, per le caratteristiche architettoniche deriva dal modello alessiano. La decorazione pittorica della villa venne affidata al pittore genovese Bernardo Castello che nel 1611 data e firma con le proprie iniziali i cinque riquadri del pian terreno con le Storie di Paride. Tra gli altri artisti che decorarono la villa ricordiamo Domenico Fiasella, Giovanni Carlone e Giovanni Andrea Ansaldo.

    Lavagna, Casa Carbone

    Via Riboli, 14, 16033, Lavagna, GE
    Sabato e domenica ore 10 – 18

    Per maggiori informazioni contattare Casa Carbone al num. 0185 393920 oppure Cooperativa TerraMare al num. 0185 41023 visitefai@terra-mare.it

    Visite guidate a cura degli Apprendisti Ciceroni®: IISS “F. Liceti” di Rapallo e IPSC “Giovanni Caboto” di Chiavari

    Oggetti d’arte, ceramiche e arredi fin-de-siècle, tempere parietali, dipinti di scuola ligure del XVII secolo e vivaci pavimenti a terrazzo decorano Casa Carbone, tipica costruzione ligure del XIX secolo che custodisce con fedeltà e calore l’atmosfera domestica e il gusto dell’abitare a cavallo tra Ottocento e Novecento. Ereditata dal FAI dai fratelli Emanuele e Siria Carbone, proprietari e ultimi abitanti, Casa Carbone è una vera e propria casa-museo.

    Santa Margherita Ligure Grand Hotel Miramare
    Il Grand Hotel di Santa Margherita Ligure e la sua storia

    Via Milite Ignoto, 30, 16038, Santa Margherita Ligure, GE

    Sabato: ore 14.30 – 18.30. Ingresso riservato agli Iscritti FAI
    Domenica: ore 9 – 12.30 / 14 – 17.30

    Visite guidate a cura degli Apprendisti Ciceroni®: I.I.S. S. “Fortunio Liceti” di Rapallo; I.P.S.C.T. “Giovanni Caboto” di Santa Margherita Ligure

    Uno dei primi Grand Hotel della Riviera Ligure: nel 1933, sulla terrazza panoramica Guglielmo Marconi trasmise, per la prima volta nel mondo, segnali radio telegrafici e radio telefonici. Lo scienziato fece del Miramare la sua sede di rappresentanza, alloggiando nella suite 105 (aperta per la Giornata Fai di Primavera). Lungo il percorso, attraverso la hall, i saloni e il primo piano, saranno esposti foto, argenteria d’epoca e memorabilia di un Grand Hotel.

    L’elenco completo dei siti visitabili in italia è disponibile nel sito del Fai qui

  • Era Superba in viaggio con YEAST: da Genova a Cipro per parlare di Unione Europea, media e giovani

    Era Superba in viaggio con YEAST: da Genova a Cipro per parlare di Unione Europea, media e giovani

    Cipro e l'EuropaPartiremo da Genova, un viaggio che per ora sembra tutto fuorché semplice: un treno, un bus, un aereo, tre navette, tre giorni (ok, in mezzo ci sarà pure una sosta relax sulle spiagge di Larnaca) per raggiungere Nicosia, capitale cipriota, in cui i membri dell’associazione E-Youth accoglieranno dal 21 al 27 marzo una rappresentanza di 25 giovani under 35 provenienti da vari Paesi dell’Unione Europea (Spagna, Grecia, Italia, Croazia, Bulgaria, Polonia).

    In mezzo a loro ci saremo anche noi, una piccola delegazione di genovesi, parte della redazione di Era Superba. Partiremo grazie all’Associazione genovese Yeast, progetto cui anni fa hanno dato vita nel 2012 tre ragazzi del capoluogo ligure, Monica Poggi, Stefania Marongiu e Alessandro Boretti, e atterreremo in terra cipriota per partecipare al progetto European Elections 2014 Time for Action: nessuna città sarebbe più adatta di Nicosia, crocevia di persone e ricca di scambi, città interculturale e ponte sul Mediterraneo, avamposto europeo al confine con il continente asiatico, che si affaccia su Turchia, Siria, Libano, Grecia.

    Faremo una full immersion di politica, UE, giornalismo e nuovi media in previsione delle prossime elezioni del Parlamento europeo del 22-25 maggio prossimo. In tutto ciò, troveremo anche il tempo per confrontarci, perderci alla scoperta della città, raccontare di noi e scoprire qualcosa degli altri. E vi sveliamo un segreto: porteremo Genova a Cipro, proveremo a promuovere e far conoscere la nostra città attraverso le pagine di Era Superba e i contributi audio-video di guidadigenova.it… Seguiteci su twitter fino al 27 marzo per sapere com’è andata!

    European Elections 2014 Time for Action: il progetto

    Organizzato dal gruppo E-Youth di Cipro, in partnership con Youth Business Network (Greece) e un team di ricerca della Democritus University della Tracia, tutto il programma si svolgerà nella capitale, Nicosia: sono previsti workshop, incontri, interventi, lavori di gruppo aperti ai 25 partecipanti, che seguiranno tutte le fasi del progetto partecipando attivamente ogni giorno, mattina e pomeriggio.

    Scopo dei workshop è dare ai partecipanti la possibilità di esprimere la propria percezione sulle tematiche europee, confrontarsi con i rappresentanti di altri Paesi e pensare a una linea nuova da dare all’UE, per trasformarla in un’istituzione più vicina alle esigenze dei singoli e meno astratta, burocratica.
    Il gruppo affronterà i temi che hanno a che fare con il panorama politico e – scrivono gli organizzatori – “it will challenge and consider current political reporting and programming and why it is mainly a ‘switch off’ and not a ‘switch on’ for our audiences” . Un occhio di riguardo sarà rivolto anche alle nuove tecnologie, al loro ruolo negli scambi e nella cooperazione tra Paesi vicini.
    Non ci sono preclusioni nella partecipazione, tuttavia ci sono criteri cui rispondere e di cui nella selezione si è tenuto conto: sono state convocate persone con una preconoscenza delle dinamiche politiche del proprio Paese e della UE, e che hanno mostrato interesse verso l’iter pre-elettorale iniziato nei mesi scorsi e che porta direttamente alle elezioni di maggio.
    Il workshop, inoltre, si concentrerà anche sul tema della copertura mediatica dell’evento elettorale e si cercherà di rispondere a quesiti come: quali informazioni interessano al pubblico? Stiamo coprendo le tematiche giuste? E i programmi politici sono un “turn off”, un deterrente che fa calare l’attenzione? Come migliorare e abbandonare l’ambito della “propaganda” per migliorare la copertura elettorale?

    Discussioni, dibattiti e confronti saranno aperti per risolvere le questioni legate ai media e per informare i giovani europei sui loro diritti, sulle strutture che li circondano, incoraggiandoli a diventare cittadini attivi e partecipi, anche attraverso il voto di maggio.

    Nicosia, la città

    Nicosia, la capitale cipriota, si trova all’incirca al centro dell’isola: la sua storia affonda le proprie radici nell’età del Bronzo ed è diventata capitale solo nell’undicesimo secolo d.C., quando la dinastia dei Lusignano, di origine francese, la trasformò in una città magnifica e piena di splendori, costruendo un Palazzo Reale e oltre 50 chiese.
    Oggi la città è una perfetta commistione di splendore passato e trambusto metropolitano: il centro storico, all’interno delle antiche mura veneziane del XVI secolo presenta musei, antiche chiese, edifici medievali che preservano l’atmosfera dei secoli passati; la nuova Nicosia, invece, si estende fuori dalle mura ed è, oltre che un centro culturale, anche un classico esempio di città contemporanea e cosmopolita, a breve distanza da siti archeologici, villaggi, monasteri e chiese di epoca bizantina.
    Il centro della città oggi è diviso in due parti, unico caso di capitale europea ancora separata con la forza. Ci sono due settori, uno cipriota e l’altro di occupazione turca: il primo si trova nella parte nord della città (Repubblica Turca di Cipro del nord) ed è stato occupato dalle milizie turche dal 1974, in risposta al colpo di stato cipriota che depose l’allora presidente dell’isola e alterò gli equilibri del Trattato di Zurigo e Londra tra Cipro, Regno Unito, Grecia e Turchia e in cui si legittimava l’intervento militare di ciascun garante in caso di sensibile alterazione dello status politico dell’isola. L’occupazione fu aspramente criticata dai greci e dai loro sostenitori, che si opposero senza successo all’ingerenza turca, la cui iniziativa è ricordata con il nome di “Operazione di pace a Cipro”, ma è in effetti passata alla storia con la denominazione di “Operazione Attila”.
    L’invasione è stata un grosso trauma sotto il profilo sociale e culturale, una scissione che per molti sembra ancora oggi insuperabile. Si pensi che la comunità greco-cipriota costituiva all’epoca circa il 78% dell’intera popolazione, mentre quella turca il 22%.

    Yeast e Genova

    Associazione di Promozione Sociale, YEAST acronimo di Youth Europe Around Sustainability Tables, è nata a Genova nell’ottobre 2012 dall’iniziativa di Monica, la presidente, Stefania, tesoriera, e Alessandro, vice-presidente (qui maggiori informazioni).
    Il termine YEAST, mutuato dalla lingua inglese, significa lievito, fermento, ed è stato scelto per esprimere con una metafora il senso dell’azione dell’associazione: organizzare scambi culturali in Europa per far viaggiare, mettere in circolo persone e idee, favorire la mobilità dei giovani genovesi che hanno voglia di guardarsi attorno.

    Raccontano i fondatori: «Abbiamo scelto il nome YEAST perché quando si viaggia si cresce, si matura, insomma “lievitiamo” nel senso che diventiamo più “grandi”. Gli scambi internazionali di cui ci occupiamo si rivolgono prevalentemente a quella fascia d’età compresa tra 18-25 anni, che è più in “fermento” e ha più vitalità. Riteniamo che la nostra bellissima città, Genova, spesso chiusa e non troppo giovanile, abbia proprio bisogno di maggior “fermento” (senza contare che nessun altro nome poteva essere più appropriato, visto che tutti e tre amiamo la birra, e insomma più “yeast” di così…)».

    Gli scambi di YEAST mirano a coinvolgere i giovani genovesi in contesti in cui affrontare temi di pubblico interesse e farli diventare parte attiva nella costruzione del loro futuro. I temi principalmente affrontati toccano diversi ambiti: leadership, spirito imprenditoriale, cooperazione internazionale, valorizzazione della creatività personale, sport, integrazione, green economy, mobilità sostenibile.
    Tra le possibilità di YEAST, oltre agli scambi internazionali, anche esperienze alla pari, stage e lavoro a Londra in collaborazione con Come2England.

    Non solo Europa: anche a livello locale sono proposte varie iniziative, dall’incontro tra culture diverse tramite il laboratorio online “multiculturalità” attivo presso il portale OpenGenova; agli aperitivi culturali De GustiBUS, un “viaggio tra i sapori del mondo senza muovervi dalla vostra città!”.

     

    Elettra Antognetti

  • Arizona, ecco il cuore popolare della Val Bisagno dopo il Contratto di Quartiere

    Arizona, ecco il cuore popolare della Val Bisagno dopo il Contratto di Quartiere

    arizona-molassana-edilizia-popolare-casePer gli abitanti di Molassana, la zona all’inizio della valle del Rio Geirato, tra Via Sertoli e Piazza Unità d’Italia, si chiama “Arizona”. Forse non sono in molti a saperlo, forse i genovesi di altri quartieri oggi lo ignorano, e lo ricordano solo gli abitanti più longevi di Molassana, che lo hanno raccontato ai più giovani. Un tempo, questo era un quartiere in fermento, e la sua storia è la storia di una Genova bella e viva, ma anche ambigua e sfaccettata. Abbiamo visitato la zona durante la diretta twitter di #EraOnTheRoad: nato come quartiere popolare, nel corso del tempo la sua fisionomia non è cambiata e di recente qui sono stati avviati importanti interventi di edilizia sociale, voluti dal Comune e da ARTE.

    L’Arizona genovese, la storia

    È un luogo nato dalla demolizione dei quartieri del centro storico genovese degli anni’30, l’area popolare di Ponticello lasciò il posto agli alti palazzi di piazza Dante (l’approfondimento da guidadigenova.it), un primo passo che avrebbe per sempre stravolto la fisionomia del quartiere di Portoria che venne poi in gran parte demolito dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale (documentario video da guidadigenova.it). Proprio a seguito di queste trasformazioni urbane si è formata l’Arizona di Molassana: qui sono sorti casamenti ed edifici di edilizia popolare, per accogliere gli abitanti del centro storico rimasti senza casa.
    Negli anni del dopoguerra, questo è diventato uno dei centri principali del quartiere, che riuniva oltre 600 famiglie (circa 4 mila persone) nei sei palazzi di nuova edificazione e accoglieva il più della popolazione della zona.

    arizona-molassana-case-popolari-verticalePerché sia stato scelto proprio questo nome oggi sembra che a Molassana in molti non lo ricordino più: è un soprannome nato anni fa, quando all’Arizona le bande di ragazzi si scontravano per strada e c’erano poche opportunità. Qui, si diceva, dovevi imparare a cavartela da solo: c’è chi l’ha definito un Far West genovese, con i cowboy e le risse del cinema di quegli anni, o chi l’ha descritto come una “favela”. Insomma, un quartiere popolare di pasoliniana memoria, in quell’Italia del dopoguerra che voleva farcela, a tutti i costi, a discapito di una realtà oggettiva talvolta ai limiti del sopportabile.

    [quote]Anarchici, antifascisti, emigrati sardi siciliani toscani convivevano
 in via Sertoli assieme a disoccupati, e anche ex ospiti delle galere di Marassi. Una umanità sofferente, ricca di orgoglio, piena di volontà di riscatto”, scriveva Giordano Bruschi su Liberazione il 24 aprile 2009.[/quote]

    Nel quartiere Arizona viveva Paride Batini (1934-2009), leader storico dei portuali genovesi, per 25 anni console a guida della Compagnia Unica e oppositore della liberalizzazione dei traffici portuali. Antifascista, filo-anarchico, Batini faceva parte del Pci e fu attivo in prima linea nelle giornate del 30 giugno 1960, in cui “i ragazzi delle maglie a strisce” si opponevano al congresso missino a Genova (l’approfondimento da guidadigenova.it). La sua storia parte dal quartiere di periferia e su di esso si forma.

    L’Arizona nel 2014: il Contratto di Quartiere

    Nel corso degli ultimi anni qui si sono registrati cambiamenti importanti e significativi, che hanno consolidato la fisionomia “popolare” del quartiere. È stato avviato un programma di riqualificazione dei caseggiati anni ’30, che ha portato alla realizzazione di vari alloggi di edilizia residenziale pubblica (ERP). Si tratta del Contratto di Quartiere (CdQ 2 Molassana, messo in pratica anche a Voltri e nel ghetto), avviato nella seconda metà del 2005, dopo una lunga fase procedurale per l’approvazione da parte del Ministero delle Infrastrutture e la partecipazione al bando regionale per l’accesso ai finanziamenti (12 milioni di provenienza pubblica).

    L’operazione è stata salutata da alcuni come “il più grande intervento comprendente edifici storici, con 420 abitazioni di edilizia pubblica, tra nuova costruzione e recupero”: sono stati creati 369 alloggi ERP, di cui 244 di nuova costruzione (ai civici 11A/11B di Via Sertoli e 14/16 di Via S. Felice, in cui sono stati demoliti i palazzi esistenti) e 125 di recupero (civici 7 e 17). A questi sono da aggiungere altri 52 alloggi sempre ERP, al civico 9: qui i lavori sono iniziati nella seconda metà del 2012 e stanno per essere ultimati. I lavori nel primo lotto (11 A/B Via Sertoli, 14/16 S. Felice) sono stati ultimati e consegnati anni fa. Di recente, nell’aprile 2012 sono stati consegnati altri alloggi (35 su 70) al civico 7 di Via Sertoli.
    L’opera di riqualificazione del quartiere è stata quasi del tutto completata: per la ristrutturazione sono stati investiti circa 5,5 milioni di euro, a cui corrisponde un costo unitario contenuto (circa 900 euro/mq). Anche qui, come in tutti gli altri edifici, si trattava di un intervento di ARTE, soggetto che gestisce lo stabile sotto il profilo amministrativo e contabile. Il palazzo, prima della ristrutturazione, ospitava 104 alloggi, ma si è deciso di ridurli a 70 dopo il restyling (5 sono per disabili) per ottenere spazi adeguati alle normative vigenti.

    L’asilo Peter Pan e la nuova piazza Unità d’Italia

    asilo-peter-panSempre qui c’è anche l’asilo Peter Pan (affacciato sulla retrostante Piazza Unità d’Italia) e la mensa per i bambini: sono stati trasferiti di recente all’interno del complesso di edilizia popolare, come previsto dal CdQ 2. Nel corso del nostro sopralluogo facciamo due chiacchiere con i dipendenti, che lamentano il degrado e lo sporco: ci dicono che alla sera il giardino sul lato anteriore dell’asilo, affacciato sulla piazza, diventa luogo per il bivacco di giovani, che lasciano sporcizia e rendono ingestibile per gli addetti della scuola occuparsi della manutenzione. Servirebbe un aiuto da Aster per la gestione, oppure si potrebbe fare una pavimentazione più consona, invece di lasciare l’erba incolta, ma finora non arrivano risposte. Lì anche un sistema piuttosto efficace ed ecologico per la raccolta di acqua piovana e l’irrigazione del giardino, che però resta inutilizzabile perché sommerso dalla sporcizia. Si potrebbe usare per lo spazio per farne degli orti urbani, coinvolgendo anche pensionati e associazioni; si dovrebbe impedire l’accesso e monitorare l’area, per fare in modo che non sia presa d’assalto la notte e i bambini possano fruirne durante il giorno: le proposte sono varie, per ora niente si muove.

    Del contratto di quartiere fa parte anche l’inaugurazione della nuova Piazza Unità d’Italia, nominata così nel 2011 in omaggio al 150 anniversario dell’unità del Paese.
    Proprio nella piazza si sono svolti interventi di edilizia sociale che non erano però inclusi nel CdQ 2. Qui sono state abbattute le vecchie case popolari ed è nato da circa dieci anni un nuovo complesso in stile “Unité d’Habitation” di Le Corbusier, che però sembra già vecchio e che delle Unitée di Marsiglia e Berlino ha ben poco: se ai tempi l’idea era quella di creare unità autonome e indipendenti, che funzionassero come città e che fossero dotate di tutti i servizi, nei fatti l’impressione è quella di un luogo già “invecchiato” dopo dieci anni e abbandonato a sé stesso. Adombra la piazza un enorme caseggiato bianco ed essenziale, amministrato anche in questo caso da ARTE che, per conto di Tursi, ha assegnato gli appartamenti. A pochi passi, sul lato sinistro, un parcheggio coperto su più piani, sia interrato che in superficie, sempre gestito da ARTE: molti posti auto sono stati venduti, tanti altri invece restano vuoti, inutili.
    È stata spostata in questo luogo anche la biblioteca Saffi (che dovrebbe poi cambiare di nuovo sede e trovare spazio nel complesso che sorgerà al posto dell’ex area Boero), al piano terra dell’edificio principale. Al quarto piano, invece, è stato trasferito il distretto sociale.

    Il punto con il presidente del Municipio Media Val Bisagno

    In generale, gli interventi sono stati tanti, tutti importanti e ambiziosi. Dopo anni, sembra che presto il quartiere Arizona acquisterà la sua fisionomia definitiva.
    Commenta il Presidente del Municipio Agostino Gianelli: «Negli ultimi anni abbiamo dato avvio a un processo di riqualificazione importante. Grazie al Contratto di quartiere abbiamo riqualificato 3 caseggiati e ne abbiamo ricostruiti altri, abbiamo inserito l’asilo Peter Pan e la mensa all’interno di questo complesso e finora siamo riusciti a consegnare molti appartamenti. Dal 2012, con l’assegnazione degli spazi in Via Sertoli 7, non ci sono state nuove consegne ma stiamo ultimando i lavori al civico 9, e contiamo di finire entro il 2014. Oltre al CdQ, abbiamo svolto altri interventi e costruito il caseggiato e il silos di Piazza Unità d’Italia. Tutto il complesso fa capo ad ARTE, che amministra e gestisce la zona. Siamo contenti di aver raggiunto questo risultato e di aver integrato l’edilizia popolare con i servizi: abbiamo portato qui il distretto sanitario, con un front office al piano terra, e la biblioteca Saffi: quando sarà ricollocata all’interno dell’area Boero per essere ampliata, gli spazi che lascerà vuoti in Piazza Unità d’Italia saranno occupati da altri servizi, verso un miglioramento ulteriore».

    Elettra Antognetti

  • Erzelli: scade l’ultimatum di Ght, ma l’Università non ci sente: “Nessuna scadenza”

    Erzelli: scade l’ultimatum di Ght, ma l’Università non ci sente: “Nessuna scadenza”

    erzelli-cantiere-universita-6Qualche settimana fa con #EraOnTheRoad vi abbiamo portato sulla collina degli Erzelli fra i cantieri semi abbandonati e le attività di Siemens, Ericsson e Talent Garden (qui l’approfondimento). Un progetto che sino a due anni fa veniva considerato il volano per la ripresa della nostra città, per poi perdersi in una telenovela senza fine. Fra Ght (Genova High Tech) e Università la partita continua anche se ormai ha stancato tutti. Addetti ai lavori, giornalisti e cittadini.

    I dettagli ormai li conoscono anche i muri e non avrebbe senso ripercorrere l’intera vicenda. Da anni prosegue il tira e molla, “vado agli Erzelli, non vado agli Erzelli”. Il secco ultimatum di Ght dava all’Università tempo sino a domani (18 marzo) per la conferma dell’acquisizione delle aree preposte antistanti l’attuale edificio Siemens, ultimatum che è stato poi posticipato alla fine del mese in occasione della presentazione dell’indagine sulle imprese high tech a Genova. «Entro marzo l’Università dia una risposta definitiva sul trasferimento di Ingegneria», aveva ribadito in quell’occasione il presidente di Ght Carlo Castellano. Il risultato, tuttavia, non è cambiato: l’Università non vuole sentir parlare di scadenze ed ultimatum, il rettore Deferrari dichiara a Primocanale che andrà avanti per la sua strada (quale?) mettendo sul piatto, per l’ennesima volta, il problema trasporti. In parole povere, stando almeno alle dichiarazioni ufficiali, siamo fermi allo stesso punto da quasi due anni.

    Il problema è che, ormai, si fa a fatica a comprendere le ragioni delle parti, e viene sin troppo facile mettere in discussione il progetto: tutto fumo e niente arrosto? È possibile che in tutto questo tempo non sia stato possibile trovare una soluzione? Basti pensare che, ancora una volta durante l’incontro sulle imprese high tech, è intervenuto il presidente di Confindustria Giuseppe Zampini sentenziando: «L’Università di Genova ha il dovere e il diritto di esaminare il business plan dell’operazione parco tecnologico degli Erzelli». Siamo ancora all’esame del “business plan”?!? In questi anni ci sarà stato il tempo per darci almeno un’occhiata. E pensare che in ballo ci sono oltre 100 milioni di finanziamenti pubblici. Attendiamo la fine di marzo, ma potrebbe trattarsi dell’ennesimo buco nell’acqua.

  • Museo del Risorgimento, la casa di Mazzini in via Lomellini. La nostra visita e il punto con la direttrice

    Museo del Risorgimento, la casa di Mazzini in via Lomellini. La nostra visita e il punto con la direttrice

    mazzini-museo-risorgimentoProsegue il nostro viaggio alla scoperta dei Musei di Genova. Siamo partiti dalla GAM di Nervi, poi è stata la volta del Castello d’Albertis, infine – con la pubblicazione dei dati relativi all’andamento dei musei civici nel 2013 – siamo stati in grado di fare una panoramica generale. La scorsa settimana, per celebrare le Giornate Mazziniane, abbiamo fatto visita con la diretta di #EraOnTheRoad al Museo del Risorgimento, fanalino di coda tra i musei civici per quanto riguarda le visite nel 2013, con 6629 visitatori, in calo dello 0,03% rispetto al 2012. Abbiamo parlato con la Dott.ssa Raffaella Ponte, direttrice, e la Dott.ssa Bertuzzi, responsabile dell’attività didattica e, durante l’intervista, ci siamo fatti accompagnare fra i tesori del museo.

    Museo del Risorgimento: il percorso e la struttura

    museo-risorgimento-casa-mazzini-vertIl Museo è distribuito su più piani e si snoda tra varie stanze di dimensioni piuttosto contenute, ciascuna con un “tema” diverso: si possono vedere documenti e contributi legati a periodi storici diversi o a particolari eventi che hanno fatto la storia del Risorgimento italiano, partendo dalla metà del ‘700 fino alla Grande Guerra.

    Iniziamo proprio con l’ultima sala in ordine cronologico, quella legata alla prima guerra mondiale: qui un’orazione autografa di D’Annunzio, foto, ritratti e materiale donato al Museo da privati. La dott.ssa Ponte racconta di voler estendere il percorso oltre il Risorgimento e aprirlo alla storia più recente: un modo per attirare più visitatori e interessare fasce diverse di pubblico. L’allargamento e l’apertura delle sale avverrà entro l’estate 2014: «Potrebbe diventare il Museo del Risorgimento e dell’Età Contemporanea, perché no!», commenta la direttrice.

    Il percorso vero e proprio inizia con una sala multimediale, in cui è possibile fare una panoramica delle cose che si andranno a visitare nelle altre stanze. Si tratta di un’installazione nuova, voluta nel 2005 dall’allora direttore Leo Morabito, che in quell’anno aveva avviato un’opera di ristrutturazione e modernizzazione estesa, per celebrare il novantesimo compleanno dalla prima fondazione del Museo, datata 1915. Oltre a questa nuova installazione, da poco è stato introdotto anche un sistema di illuminazione intelligente, che consente il risparmio energetico.

    manoscritto-inno-mameli-vertSi parte dal 1746  e da Napoleone; si prosegue in ordine cronologico con i giacobini e i balilla, fino all’Inno d’Italia (nel museo è presente la prima copia originale, redatta dallo stesso Mameli), alle “camicie rosse”, i carabinieri, cioè le milizie private garibaldine. Dal 1975 è stata aperta al pubblico anche la sala natale di Giuseppe Mazzini, quella in cui sono nati lui e i suoi fratelli prima che la famiglia decidesse di trasferirsi da questa casa a quella di Castelletto, in cui Giuseppe vivrà a lungo.

    Per finire, una piccola sala per esposizioni temporanee, che ora ospita “Il Risorgimento in Musica nelle collezioni dell’Istituto mazziniano” con le opere di Verdi, Leoncavallo, ecc., e poi ancora una sala didattica con dipinti restaurati nel 2011, grazie ai fondi devoluti in occasione delle celebrazioni per il centocinquantesimo anniversario dell’Unità ‘Italia. Ci rivela la direttrice: «Qui non ci sono spazi grandi e non riusciamo ad organizzare mostre temporanee articolate, ma possiamo allestire piccoli percorsi a tema: ad esempio, per il 2015 è previsto un percorso dedicato al cibo, in collaborazione con Expò 2015».

    La struttura comprende, oltre al Museo vero e proprio, anche una biblioteca e un archivio. In particolare, per quanto riguarda la biblioteca, è in corso il trasferimento nella nuova di Via del Seminario, vicino alla Biblioteca Berio e nella stessa sede della Biblioteca dell’Attore. La consultazione, ci dice la direttrice, è di solito richiesta da addetti ai lavori e specialisti, come studiosi e dottorandi. Ad oggi il trasferimento è completato, ma la biblioteca è chiusa e per consultare i volumi serve un’apertura straordinaria, su appuntamento.

    I visitatori della “Casa Mazzini”

    statua-mazzini-museo-risorgimentoPer quanto riguarda la tipologia di visitatori, le nostre accompagnatrici ci raccontano che qui vengono perlopiù scolaresche, gruppi o anche singoli turisti e visitatori, sia italiani (e genovesi) che stranieri. La didattica è l’attività che predomina all’interno del Museo, ma anche i turisti raggiungono il museo seguendo le guide turistiche, anche se per i stranieri – in maggioranza – ad oggi mancano ancora le traduzioni in inglese. Da poco, su consiglio di un turista russo, è stato tradotto in inglese un pdf che racconta la storia del tricolore.

    E se gli stranieri si appassionano ai cimeli della nostra storia, i genovesi avventori sono più rari. La lamentela più ricorrente dei concittadini sembrerebbe essere quella legata alla posizione, definita dai più “scomoda” anche se a due passi da Strada Nuova e dal polo universitario di Via Balbi, «molti non trovano il Museo», ci dicono. Certo, la segnaletica lascia a desiderare: andrebbe potenziata a partire da Caricamento, San Lorenzo e De Ferrari, per aiutare gli autoctoni e richiamare ancora più turisti, un problema comune alla maggioranza delle strutture museali cittadine, problema che ad oggi rimane irrisolto.

    «Noi non possiamo accollarci anche questa spesa e siamo riusciti solo a far mettere un totem fuori dalla porta, su Via Lomellini, ma non è abbastanza. Per ovviare alla mancanza di promozione cerchiamo di fare rete con gli altri musei, sia civici che statali, e collaboriamo molto con la Fondazione Cultura di Palazzo Ducale: ora in corso proprio lì la mostra “Fascismo, ultimo atto”, con alcune delle nostre opere. Nel 2011, invece, eravamo presenti con alcune sculture all’interno della vetrina allestita sempre al Ducale: questo ci ha dato visibilità e ha fatto arrivare molti visitatori in più, ma non possiamo ripetere questa esperienza perché è a rotazione e ogni anno la vetrina promuove un museo diverso».

    museo-risorgimento-casa-mazzini-targaCome sottolineato in apertura, i visitatori nel 2013 sono stati pochi: 6629 persone (in calo rispetto al 2012) in un anno corrispondono a una media di circa 30-31 persone al giorno, contando che il museo è aperto 4 giorni a settimana (è chiuso giovedì, domenica e lunedì, e su 4 giorni di apertura solo 2 volte è aperto anche al pomeriggio). «Il calo è dovuto al fatto che ci sono stati tagli al personale che hanno costretto a ridurre l’orario di apertura da 49 ore settimanali alle attuali 27 (nel periodo invernale, mentre in estate scendono a 21, n.d.r.). Se si analizzano questi dati, si vede come in fondo la flessione possa essere considerata un incremento, perché dimezzando le ore non sono dimezzati gli ingressi, anzi sono scesi solo di pochissimo. Se avessimo dunque mantenuto lo stesso orario nel 2013 saremmo cresciuti: i dati che si leggono sono solo una riga all’interno di una tabella, che però non si può interpretare senza fornire un adeguato contesto. Si rischierebbe di semplificare troppo».

    Certamente, ma i visitatori rimangono pochi. Il dato preoccupa anche perché  l’introito complessivo derivante dalla biglietteria nel 2013 supererebbe di poco i 25mila euro (considerando le tariffe ridotte), troppo pochi per sopravvivere e per coprire costi di installazioni e mostre, senza contare le spese di energia e luce. Un costo per l’amministrazione civica, che deve provvedere a coprire quel che il museo da solo non riesce a fare. Insomma, una situazione non facile: certo, il museo deve rimanere aperto, ma per evitare che gravi sulle casse di Tursi sarebbe bene mettere in atto strategie di rilancio.

    Le strategie per il rilancio

    chitarra-mazzini-museo-risorgimentoDopo i risultati non esaltanti del 2013, per il 2014 ci aspettiamo dunque progetti per il rilancio. E infatti le idee non mancano né per i prossimi anni, né nell’immediato. Scopriamo che il Museo è molto vivo e la gestione attuale consente di portare qui dentro molti eventi, mostre interessanti, personalità di spicco del panorama culturale, tutto rigorosamente a costo zero, visto che – come ci si sente ripetere sempre più spesso da qualche anno a questa parte – “non c’è budget”.

    Il 2014 inizia con la Grande Guerra: entro l’estate si vuole riuscire ad ampliare il percorso cronologico e farlo arrivare fino all’epoca più recente, aprendo nuove sale e potenziando quelle esistenti con ulteriore materiale documentario riscoperto negli archivi comunali e donazioni di privati. Per il 2015, come si diceva, ci saranno eventi legati all’Expò e si confida nella collaborazione con Milano e gli altri musei di Genova.

    In questi giorni le celebrazioni delle Giornate Mazziniane e i festeggiamenti per l’ottantesimo anno dalla fondazione dell’Istituto mazziniano (datato 1934 e poi inglobato nel Museo). Inoltre, ogni mese in programma uno/due eventi culturali, mostre (al momento, oltre a quella al Ducale, anche “Camicie rosse nella Grande Guerra”, conclusa da poco), tavole rotonde, concerti (oggi 17 marzo quello del maestro Scanu in occasione della Festa Nazionale della Bandiera), laboratori in collaborazione con MiBac e Soprintendenza regionale. Non mancano le presentazioni di libri (due solo ad aprile, uno su Mazzini e l’Europa, l’altro sulla prima tesi di laurea di Sandro Pertini).

    E non bisogna dimenticare che tutto ciò è a costo zero: sia per i partecipanti, che per i conferenzieri e ospiti, che decidono di aderire a titolo di amicizia e senza chiedere un rimborso. Questo perché al momento le condizioni sono così difficili che non c’è la possibilità di organizzare eventi a pagamento ma tutto è lasciato all’abilità dei gestori di intessere relazioni con istituzione e personaggio della cultura. Difficile, senza il supporto dell’amministrazione centrale.

    Inoltre, questa mancanza di fondi si ripercuote non solo sugli eventi ma anche sulla gestione generale del museo, che necessita di spese per la ristrutturazione e la manutenzione sia dell’edificio che delle opere che contiene. Ci racconta la dott.ssa Ponte: «Negli scorsi anni abbiamo cercato di partecipare a bandi nazionali ed europei per finanziare i nostri progetti di restyling e miglioramento. Fino al 2010-2011 era più facile e siamo riuscite a fare tante cose: dalla digitalizzazione del patrimonio archivistico mazziniano, alle traduzioni del materiale in inglese con un bando regionale, al recupero di alcuni dipinti. Adesso i bandi scarseggiano: per il 2014 abbiamo vinto i finanziamenti per la conservazione del materiale documentario della Prima Guerra Mondiale. Ci affidiamo anche a stage in collaborazione con l’Università, collaboriamo con la Sovrintendenza per i Beni Archivistici e, ad esempio per la catalogazione del materiale della Grande Guerra, collaboreremo con giovani laureati. È una situazione difficile in generale, i tagli ai fondi e al personale ci costringono a una razionalizzazione estrema: per partecipare ai bandi dobbiamo articolare progetti già strutturati e indicare in ogni dettaglio come saranno impiegati i fondi perché non sono consentiti sprechi. Inoltre per me è difficile amministrare il Museo perché mi occupo anche dell’archivio e della biblioteca, quindi le energie e l’attenzione si dividono tra diversi soggetti: per questo diventa oggi sempre più importante essere aiutati da una squadra capace e riuscire a fare rete. Le difficoltà sono le stesse per tutti, meglio unire le forze».

     

    Elettra Antognetti

  • Porticciolo turistico di Pegli, un iter lungo 12 anni. Da Tursi il via libera al nuovo progetto

    Porticciolo turistico di Pegli, un iter lungo 12 anni. Da Tursi il via libera al nuovo progetto

    PegliSarebbe dovuta passare in Consiglio comunale martedì scorso ma per il protrarsi dei lavori inseriti all’ordine del giorno è slittata alla prossima settimana la delibera che dovrebbe dare il via libera definito alla realizzazione del nuovo porto di Pegli, letteralmente “una struttura dedicata alla nautica di diporto nell’area compresa fra il Castelluccio e il Risveglio”. Ma il progetto è più ampio e, come lo definisce Mauro Avvenente, presidente del Municipio Ponente, riguarda l’allestimento di un vero e proprio porticciolo turistico nella delegazione ponentina.

    «Stiamo per entrare nel Guinness dei primati – ci spiega lo stesso Avvenente – perché stiamo parlando di una pratica che è in Conferenza dei servizi da 12 anni scoccati il 31 dicembre scorso: record assoluto per un’opera che può essere considerata residuale rispetto a quelle veramente invasive che sono state realizzate nel nostro territorio». Le lungaggini sono dovute principalmente a cinque ricorsi al Tar inoltrati dalla società Bagni Castelluccio, partecipante alla selezione pubblica per l’assegnazione dei lavori, già insediata nella zona marina di Pegli e quindi intenzionata a mantenere lo status quo, contro Porto Pegli srl, vincitrice del bando e composta dai soggetti che hanno già realizzato la Marina di Sestri Ponente. «Quattro di questi ricorsi – spiega il presidente del Municipio – sono stati respinti mentre il quinto è stato accolto ma solo per una carenza di motivazioni da parte della Soprintendenza circa la scelta del progetto vincitore. Motivazioni che sono state dettagliate successivamente con la presentazione di un dossier ad hoc che il Comune ha ritenuto sufficiente per esaurire la pratica».

    Ma nel processo di rallentamento dell’opera è intervenuta anche la Regione che ha modificato il Piano Territoriale della Costa, adottato ma non ancora approvato, istituendo alcuni importanti paletti alla realizzazione di nuovi porticcioli nello spirito di preservare aree della Liguria non ancora antropizzate. «Nella nostra situazione però – specifica Avvenente – si tratta di un intervento che va a migliorare la condizione generale di degrado della zona: stiamo, infatti, parlando di un’area interna alla diga foranea che protegge il porto di Pegli Lido – Prà – Voltri. Qui un porticciolo di fatto esiste già ma non ha accessi carrabili, non ha possibilità di far intervenire mezzi di soccorso e, comunque, non ha mai impiegato la spesa di un centesimo di risorse pubbliche». Una risposta indirizzata soprattutto a un gruppo di residenti di via Zaccaria, che lo stesso presidente definisce «sparuto», che si è scagliato contro il progetto innalzando la bandiera del “no alla cementificazione scriteriata”. «In realtà – sostiene Avvenente – non vedono di buon occhio la realizzazione di una piazza pubblica con due piccoli locali e giochi per i bambini che sono previsti nel progetto per riqualificare e rivitalizzare il territorio. Naturalmente chi è abituato a vivere in una via sostanzialmente chiusa, pur nel degrado, non ha nessun interesse a rendere accessibile la propria zona. Ma chi fa l’amministratore pubblico deve far prevalere l’interesse pubblico collettivo diffuso».

    Pegli-riviera-ponente-DEppure il progetto, dopo le modifiche imposte dalla Regione e da altri enti aventi diritto a partecipare alla Conferenza dei servizi, è davvero molto meno invasivo tanto che Antonio Bruno, capogruppo Fds in Consiglio comunale, dopo aver votato contro la delibera nelle amministrazioni precedenti ha assicurato il proprio sostegno alla nuova opera.
    «Stiamo parlando di una zona che prima della Guerra aveva un’enorme spiaggia – ricorda il consigliere – che è stata ristretta con l’avvento di Italsider, riallargata con il porto Multedo e definitivamente sparita con gli interventi nel porto di Voltri. Inizialmente il progetto, approvato nel passato ciclo amministrativo con il mio voto contrario, era molto più invasivo e prevedeva un pesante accesso carrabile con la costruzione di un’apposita piastra per realizzare box auto nella zona delle “Focassette” e la conseguente generazione di traffico legato non solo all’accesso alle nuove banchine. Alla fine, anche grazie alle nuove norme regionali che vanno proprio a salvaguardare la zona delle “Focassette” e del “Castelluccio”, il progetto si è notevolmente ridotto e voterò a favore anche io».

    «Tutta l’aera del Castelluccio, che è ancora naturale, e la scogliera a ponente del porticciolo – specifica il vicesindaco Stefano Bernininon possono essere toccate. Il progetto ha dovuto per forze di cosa ridurre il proprio campo di intervento a uno spazio più ristretto. Questo ha consentito di andare incontro a molte richieste dei comitati locali, minor cementificazione e non costruzione della piastra per i posteggi su tutte. Per cui è stato presentato un nuovo progetto su cui ripartirà la Conferenza dei servizi già in atto prima, con minori dimensioni del porto in termini di lunghezza delle banchine, minor volumetria, diminuzione elevatissima dei posteggi ora solo a raso, e una viabilità pedonale interferita solo dal passaggio delle auto per andare in banchina. Effettivamente è cambiato il mondo: si salvano le parti naturali e si fa un porticciolo dove comunque sono già presenti alcune strutture».

    Tutto, dunque, parrebbe orientato al via libera per la realizzazione del progetto definitivo e, conseguentemente, di quello esecutivo. Ma in Sala Rossa ci sono ancora posizioni piuttosto critiche. Su tutte, quelle del M5S che dovrebbe presentare un sostanzioso emendamento che tuttavia il vicensindaco non sembra intenzionato ad accogliere, e del capogruppo di Sel, Gian Piero Pastorino, peraltro residente in zona.
    «Da quello che ho captato – commenta il presidente del Municipio, Mauro Avvenente – in Consiglio comunale ci sono soggetti che, vuoi per scarsa conoscenza del territorio o per prese di posizione di carattere ideologico, come quelle dei professionisti dei no a tutto, anche in questo caso esercitano la loro nefanda azione cercando di bloccare qualsiasi iniziativa che potrebbe creare anche posti di lavoro nel porticciolo e creare un volano molto positivo per tutto il tessuto commerciale nella zona di Pegli Lido. In questo contesto – prosegue Avvenente facendo chiaro riferimento a Pastorino – c’è anche chi si dice favorevole a parole al progetto ma vuole inserire nella delibera elementi accessori che rischiano di far saltare l’equilibrio economico dell’opera. Se chiedo di realizzare anche la fermata delle ferrovie, il sottopasso per collegare Pegli lido con il nuovo porticciolo (passaggio che in realtà esiste già ma è stato privatizzato) di fatto mi schiero contro l’opera. Se, infatti, fossi imprenditore e mi vedessi già dimezzato lo spazio per realizzare il posteggio e la superficie utile per attività commerciale, di fronte a queste ulteriori richieste mollerei tutto. Non far andare avanti il progetto vincitore, però, non è una scelta neutra ma significa voler agevolare lo status quo e chi già opera nella zona».

    pegli-ponente-riviera-panoramica-d6Una scelta ancora meno neutra se si tiene presente che, come previsto nelle richieste originarie dell’allora Circoscrizione ponentina, insieme con il nuovo porticciolo turistico di Pegli dovrebbe essere realizzata anche la passeggiata che ricongiunge fisicamente l’intero litorale del Ponente, da Multedo alla Fascia di Rispetto di Prà fino alla sponda sinistra del Branega, per poi tornare indietro sulla pista ciclabile a sud del canale di Calma. Non ultimo, seppure in un futuro probabilmente non proprio prossimo, potrebbe essere realizzato anche il ricongiungimento di Palmaro con Voltri che, a quel punto, darebbe vita alla passeggiata sul mare più lunga d’Europa, che consentirebbe di arrivare fino a Varazze senza soluzione di continuità. «Un obiettivo – conclude Avvenente – di straordinaria importanza che merita di essere sopravanzato rispetto agli interessi privati di chi pensa, pur legittimamente, a mantenere il proprio business o di chi non vuole essere disturbato sotto casa».

    Insomma, per capire realmente che cosa succederà dovremo aspettare quantomeno martedì prossimo perché le istanze dei consiglieri sono molteplici e riguardano anche questioni tra loro molto diverse. «Un problema sollevato dal Consiglio comunale – spiega Bernini – è che il porto ora come ora è in concessione non corretta a un privato che ha partecipato e perso la gara (Bagni Castelluccio, ndr) mentre la nuova opera va a un altro imprenditore. La gara, però, non è stata bandita dal Comune ma da Autorità portuale e, comunque, chi l’ha vinta ha tutto il diritto di realizzare le proprie opere. C’è poi – conclude Bernini – una discussione aperta sui pescatori professionistici che non sono stati presi in considerazione dal nuovo progetto: ma io, Comune, non posso certo far saltare per questo motivo la gara di Autorità portuale; tuttavia, posso impegnarmi ad agire con le altre istituzioni per trovare una collocazione idonea sempre nell’ambito portuale del Ponente».

     

    Simone D’Ambrosio