Categoria: Notizie

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  • La Settimanale di Fotografia riparte con Martina Bacigalupo e la solitudine del fotografo, tra narrazione, militanza e umanità

    La Settimanale di Fotografia riparte con Martina Bacigalupo e la solitudine del fotografo, tra narrazione, militanza e umanità

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    Umumalayika © Martina Bacigalupo

    Un percorso di ricerca continuo ma circolare, una storia fatta di passione e riflessione, militanza e sconforto, un alternarsi di azione e riflessione; fermarsi per poi ripartire. Questa è la produzione di Martina Bacigalupo, fotografa genovese oggi primo ospite degli incontri di Palazzo Ducale organizzati dalla “Settimanale di Fotografia”, quest’anno giunta alla terza edizione.

    Un viaggio che inizia da lontano: «Ho studiato letteratura e filosofia, per poi trasferirmi a Londra, dove ho iniziato a lavorare nell’ambito della fotografia creativa, con progetti molti intimisti, crescendo sotto la guida di Giorgia Fiorio, in un contesto un po’ fuori dal tempo, che consentiva spazi di riflessione molto ampi». Una quiete artistica che però presto subisce un’accelerazione improvvisa, quando Martina, nel 2007, raggiunge il Burundi, per documentare la realtà di quel paese prendendo parta alla missione di Mantenimento di Pace delle Nazioni Unite: «Un campo di lavoro con richieste e tempistiche molto diverse da quello a cui era abituata». Un salto scelto in base ad una necessità intima di fare di partecipare ad una battaglia fatta di testimonianza e documentazione «Laggiù mi sono riscoperta, lavorando per portare avanti la difesa dei Diritti dell’Uomo, della Donna, tra Burundi, Uganda e Congo, e l’ho fatto per dieci anni».

    Anni di grande militanza «anni in cui credevo fortemente che la fotografia avesse comunque un ruolo importante in questa lotta di civiltà». Una certezza che, negli anni, è erosa dalle domande. E già dall’inizio, durante l’esposizione di Umumalayika, reportage fatto nel 2009 sulla storia di una giovane donna burundese privata delle braccia dalla follia armata del marito, il velo si squarcia. «Mi sono resa conto che le foto che facevo – naïvement – con l’intento di denunciare crimini e, quindi, per aiutare in qualche modo delle persone, nei fatti, invece, rafforzavano l’idea dell’Africa costruita da noi negli ultimi 300 anni, per cui l’Africa è un continente di miseria e conflitto – senza spiegare cos’ha portato quella miseria e conflitto e chi io controlla ». Una situazione di grande disagio, che ha imposto a Martina la necessità di fermarsi, per riflettere sul senso e le finalità del proprio operato: «Oggi devo sciogliere quel nodo, e per farlo sono alla ricerca di un nuovo linguaggio, di una nuova narrazione, come molti di noi».

    I limiti che non ci sono più

    Una riflessione che non si ferma alla fotografia, ma che si allarga a tutto il mondo della comunicazione, anche giornalistica: «Il problema oggi è la stampa, che si è dimenticata di dover essere libera e indipendente, strumentalizzando la propria missione per arrivare all’unico obbiettivo della diffusione, della pubblicazione, del riconoscimento». Tanti sono gli esempi famosi e recenti: tra i più eclatanti c’è quello di Souvid Datta, il fotografo divenuto famoso per il suo reportage sui bordelli indiani (e per aver ammesso pochi giorni fa di aver manipolato ad arte alcune foto, inserendo immagini rubate ad altri) la cui determinazione nel fare clamore non lo ha fermato di fronte al crimine di uno stupro perpetuato da un uomo nei confronti di una bambina: «oggi non ci sono limiti per vendersi, per essere considerati, per vincere premi, lo scatto di Datta vale più del soggetto, vittima di un crimine atroce».

    Ma quali sono, quindi, i nuovi parametri del fotogiornalismo? Cosa è cambiato e cosa ancora può fare la differenza? «L’accesso alla tecnologia ha reso sempre più sfumata la differenza qualitativa dello scatto tra un amatore e un professionista, è un mondo che corre, e noi gli stiamo andando dietro, ma per fortuna c’è ancora qualcosa di più…». La differenza sta tra la potenzialità della documentazione in senso stretto, oggi allargata a dismisura grazie alle tecnologia mobile, e la capacità di intervenire con una narrazione, con una elaborazione: l’esempio che riporta Martina è una foto di James Nachtwey scattata durante l’11 settembre, nella quale una delle Twin Towers crolla immortalata dietro alla croce di una chiesetta di Manhattan: «Nachtwey ha intrecciato dei significati che vanno al di là della documentazione di quello che sta accadendo. Dietro a questo scatto ci sta un uomo che vede quello che accade, che sa che cosa sta accadendo, che conosce il senso di quello che accade e lo racconta. In questi termini il mezzo, lo strumento (che sia macchina, telefono o latro) è irrilevante».

    Ricerca

    Gulu Real Art Studio © Martina Bacigalupo
    Gulu Real Art Studio © Martina Bacigalupo

    Il lavoro di ricerca sulla narrazione e sulle sue modalità può avere esiti inaspettati: «La storia del mio ultimo progetto è fatta di raccolta, recupero e selezione di scatti fatti da altri». Parliamo di Gulu Real Art Studio, pubblicato nel 2013, «un progetto nato per caso quando ho scoperto un “archivio” di scarti fotografici di uno studio del nord dell’Uganda, su cui ho lavorato per tre anni». Una “storia” raccontata attraverso ciò che rimaneva delle centinaia di foto scattate per avere il ritaglio del volto nella dimensione della classica fototessera. «Ho recuperato tutto quello che “non c’è nella foto”, tutto quello che è stato tagliato dal motivo pratico di quegli scatti, trovando una narrazione nuova e inaspettata di quello che c’è al di là della posa e dell’intenzione del fotografo».

    Un passaggio che però non può eludere ancora il dubbio “dietro allo scatto”: «Vengo da tanto lavoro sul campo, e vorrei fare una pausa per capire che fotografia voglio fare e quale posso fare. Sto cercando un nuovo linguaggio, che sia giusto e sia giusto anche per me». Una ricerca, una lotta interiore che non fa prigionieri: «Essendo onesta con me stessa, e conoscendo il rapporto di potere che esiste tra il fotografo e il fotografato, non so se ce un modo di uscirne, mi rendo conto di fare parte di una dinamica per cui io che scatto sono quello che controlla; un controllo che, soprattutto nei paesi dove ho lavorato, deriva da un rapporto di forza squilibrato tra Europa e Africa che dura da secoli, una rapporto che la fotografia ha corroborato, almeno fino ad oggi».

     

    Non ci sono sconti, per nessuno, tanto meno per se stessi: «Non posso tornare a fare fotografia finché non avrò risolto questo nodo, mi sono fermata per capire cosa ci sarà dopo, per me e per la Fotografia».

    La solitudine del fotografo

    Ma se chi da tanti anni fa questo lavoro, e con risultati riconosciuti a livello internazionale, come Martina Bacigalupo, ha queste incertezze, intime quanto esplosive, come può l’aspirante fotografo approcciare a questa professione? «Se dovessi dare un suggerimento a chi volesse intraprendere questo “viaggio”, direi di chiedersi per prima cosa perché vuole farlo; e se la ragione è profonda e “tiene”, allora aggiungerei di stare attento, di cercare con ogni mezzo di mantenere la lucidità, imponendosi il senso dell’umano». Una missione difficile quanto preziosa, che restituisce l’importanza di questa potentissima arte: «Il fotografo è solo davanti a queste scelte; l’umanità bisogna tenersela stretta, perché è l’unica cosa che conta».

    Nicola Giordanella

     

  • Liguria, il Lago del Brugneto diventa parco sportivo. Una nuova vita per il bacino potabile di Genova e Piacenza

    Liguria, il Lago del Brugneto diventa parco sportivo. Una nuova vita per il bacino potabile di Genova e Piacenza

    Lago del Brugneto LiguriaLa Val Trebbia, “valle più bella del mondo” come l’aveva definita Ernest Hemingway, avrà anche un parco sportivo acquatico naturale all’interno del lago artificiale del Brugneto, in cui oltre alla pesca e ai barbecue nelle sue zone limitrofe, si potrà scendere in acqua con canoe, kayak e vele. È l’ambizioso obiettivo del progetto Aquaworld presentato questa mattina nella sede della Regione Liguria dalla presidente del Parco dell’Antola e del Gal Verdemare, Daniela Segale, e dagli assessori regionali ai Parchi e Sviluppo dell’entroterra, Stefano Mai, e al Turismo, Gianni Berrino. «L’idea nasce dall’esperienza del lago artificiale di Ridracoli, in provincia di Forlì, dove da 12 anni si praticano sport acquatici che attraggono 40.000 visitatori ogni anno – spiega Segale – il nostro Brugneto è un bacino artificiale molto simile in cui è stata avviata un’importante azione di integrazione tra offerta turistica e potabilità delle acque».
    Il lago del Brugneto, gestito da Iren-Mediterranea delle Acque, si trova a circa 800 metri sul livello del mare, nel Parco naturale regionale dell’Antola nell’alta Val Trebbia, tra i Comuni di Propata, Torriglia e Rondanina, all’interno della Città metropolitana di Genova. Con un perimetro di 13,5 chilometri e una capienza massima di 25 milioni di metri cubi di acqua, costituisce la principale riserva idrica del capoluogo ligure e di Piacenza. «L’intenzione – spiega ancora Segale – è quella di dare sviluppo economico al territorio partendo dalla valorizzazione dei beni naturali e ambientali e dalla tutela dell’acqua potabile del lago che è tra le migliori d’Italia. Ma è la punta dell’iceberg: abbiamo intenzione di coinvolgere tutto il territorio della Val Trebbia in una sorta di marketing turistico che porti con sé la creazione di posti di lavoro. Entro un anno vorremmo che almeno una parte del progetto fosse in piedi».
    Costi non eccessivi, quantomeno per l’avvio: si punta a circa 50.000 euro che dovrebbero essere recuperati da fondi del Programma di sviluppo rurale e da altri bandi europei. L’idea nasce anche dal successo delle due ultime edizioni della Giornata nazionale dello sport che ha visto il bacino del Brugneto popolarsi di giovani appassionati di canottaggio e vela. «Nell’entroterra abbiamo potenzialità inespresse meravigliose – afferma l’assessore regionale Stefano Mai – i tre Comuni che danno vita a questo progetto non raggiungono neanche i 2.500 abitanti ma la dimensione del progetto è nettamente superiore. E’ la sintesi perfetta di come creare presupposti per valorizzare ulteriormente il territorio: lavorare in squadra e prendere esempio da altre località virtuose». Per l’assessore al Turismo, Gianni Berrino, «come terra di mare ci aspetteremo che un Aquaworld si facesse in una delle nostre tante spiagge sui nostri 300 chilometri di costa, invece si fa in un lago, nell’entroterra: un connubio particolare che testimonia come la Liguria sia varia e ricca di possibilità di divertimento e di vita all’aria aperta». Il progetto Aquaworld ha come capofila il Parco dell’Antola e vede coinvolti i Comuni di Torriglia, Rondanina e Propata, il Coni regionale, le federazioni sportive di canoa e kayak, canottaggio, pesca sportiva e vela, oltre all’istituto comprensivo Val Trebbia.
  • Anche Genova al G7 di Taormina con l’Ecce Homo di Caravaggio ambasciatore dei Musei di Strada Nuova

    Anche Genova al G7 di Taormina con l’Ecce Homo di Caravaggio ambasciatore dei Musei di Strada Nuova

    Caravaggio, Ecce HomoLa città di Genova ha aderito alla richiesta di prestito del suo Caravaggio, il prestigioso Ecce Homo custodito a Palazzo Bianco, per l’esposizione alla mostra «Unescosites Italian Heritage and Arts» appena inaugurata a Taormina.

    Il trasferimento in Sicilia permetterà di mostrare il quadro ai grandi della terra in occasione del G7, il 26 e 27 maggio, promuovendo così in un’importante vetrina internazionale la ricchezza culturale della nostra città.

    L’opera è partita sotto scorta, accompagnata dal direttore dei Musei di Strada Nuova, e sarà esposta a Palazzo Corvaja a Taormina fino a fine luglio, insieme alle opere di Antonello da Messina provenienti da Cefalù e Palermo.

    Il quadro rientrerà a fine luglio a Palazzo Bianco, dove sarà oggetto di speciali iniziative di valorizzazione e promozione: nei mesi di agosto e settembre i volontari del servizio civile proporranno delle speciali visite guidate per far conoscere la storia di quest’opera così importante per la storia dell’arte italiana e mondiale.

     

  • Liguria, regione a “rischio di incidente rilevante”. Di 20 impianti solo uno oggi ha un Piano Emergenza Esterna regolare e pubblico

    Liguria, regione a “rischio di incidente rilevante”. Di 20 impianti solo uno oggi ha un Piano Emergenza Esterna regolare e pubblico

    Snampanigaglia-panigaglia-gnlPoco più di un anno fa, Era Superba aveva lanciato l’allarme: i documenti relativi alla gestione dell’emergenza esterna in caso di incidente rilevante dei grandi impianti industriali della provincia di Genova erano scaduti (all’epoca, a parte uno), e fuori norma. Allargando la ricerca al territorio regionale, però, la situazione sembra ancora peggiore. Secondo il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, in Liguria sono presenti 20 impianti industriali considerati a “rischio di incidente rilevante”, cioè che “trattano” prodotti e sostanze in una quantità tale da mettere a repentaglio, in caso di incidente appunto, anche il territorio e le persone prossime agli impianti. Questa classificazione è stata redatta in base al decreto legislativo 344 del 17 agosto 1999, in recepimento delle normative comunitarie, modificato successivamente dal decreto legislativo 48 del 14 marzo 2014, e successivamente dal decreto Legislativo 105 26 giugno 2015, per l’“Attuazione della Direttiva 2012/18/UE relativa al controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose.

    Oggi di questi impianti solo uno ha un PEE regolare, aggiornato al 2016: per gli altri la documentazione è in fase di aggiornamento o addirittura non è pubblica. Vediamo il dettaglio

    Genova

    Come più volte scritto su queste pagine, i dieci impianti genovesi fino a pochi mesi fa avevano PEE scaduti. Nei mesi successivi alla nostra inchiesta, Prefettura di Genova ha attivato le procedure per l’aggiornamento dei documenti, organizzando le consultazioni pubbliche previste dalla normativa, a cui hanno fatto seguito le assemblea aperte in cui sono state presentate le bozze dei nuovi piani, non senza qualche imbarazzo: per l’impianto di Fegino, infatti, la bozza del piano di emergenza è stata redatta basandosi su un rapporto di sicurezza scaduto da due anni, come denunciato dagli stessi cittadini. Nel frattempo i lavori dei tecnici continuano, staremo a vedere il risultato.

    La Spezia

    In provincia di La Spezia sono tre gli impianti a rischi di incidente rilevante: il deposito di oli minerali di Arcola, il rigassificatore GNL della Baia di Panigagli e la centrale termoelettrica Enel di Spezia. Per quanto riguarda i primi due impianti, il 14 aprile scorso erano presenti sul sito web della Prefettura di La Spezia due PEE risalenti al 2008, e quindi scaduti, fuori legge. Alla richiesta di chiarimenti, gli uffici hanno risposto ringraziandoci della segnalazione, e assicurandoci che in breve tempo avrebbero pubblicato gli aggiornamenti. Detto, fatto: dopo poche ore ecco i nuovi documenti. Qualcosa, però, non torna. Dopo la telefonata, infatti, per quanto riguarda Arcola compare un documento in sostituzione di quello “scaduto” intitolato: “Piano di Emergenza Esterna allo Stabilimento “Deposito di Arcola S.r.l.” aggiornato a seguito dell’esercitazione denominata “Deposito di Arcola2013” svoltasi il 18 settembre 2013” e “Notifica” ai sensi del Decreto Legislativo 105/2015. Il primo documento lascia qualche dubbio, perché, anche se tra le prime pagine si legge che “sostituisce l’edizione 2008, ed è immediatamente operativo”, i riferimenti normativi all’interno del piano si fermano al 2007, quando sappiamo che negli anni successivi la normativa è cambiata, e di molto. Anche la notifica di seguito riportata (che non un PEE ma una descrizione delle caratteristiche dell’impianto) ha riferimenti normativi non aggiornati, cioè che si fermano al 2012. Cosa è successo? Può essere considerata attendibile questa documentazione?

    Per quanto riguarda l’impianto di Panigaglia, dopo la nostra telefonata, viene cambiato il titolo al file del PEE, con l’aggiunta di un “in corso di aggiornamento a seguito di esercitazione dicembre 2016”. Una buona notizia, anche se nel decreto legislativo 105 del 2015 si legge che il PEE deve essere aggiornato al massimo ogni tre anni e che “La revisione tiene conto dei cambiamenti avvenuti negli stabilimenti e nei servizi di emergenza, dei progressi tecnici e delle nuove conoscenze in merito alle misure da adottare in caso di incidenti rilevanti”. Visto che dal 2008 sono passati un po’ di anni, un’esercitazione può bastare?

    L’impianto Enel, invece, come dicevamo, è l’unico in tutta la regione che ad oggi ha un PEE in regola, essendo stato redatto nel 2016. Tutto sommato, un bel primato.

    Savona

    Vado_Ligure-IMG_1570I PEE dei sette impianti savonesi sono un mistero. Sul sito della Prefettura competente non vi è traccia alcuna: abbiamo provato a chiedere direttamente agli uffici, ma abbiamo ricevuto dei “richiamerò” che da più di un mese stiamo ancora aspettando. Di questi documenti non abbiamo trovato traccia. Gli impianti sono per lo più concentrati a Vado Ligure con il Deposito di oli minerali Petrolig srl, lo stabilimento petrolchimico Infineum Italia srl e l’acciaieria Zinox spa. Due sono a Quigliano (il deposito di oli minerali Sarpom srl e la Tirreno Power spa), uno a Legino (deposito di Oli minerali TotalErg spa) e uno ad Albenga (deposito gas liquefatti Liquigas spa). Industrie che almeno in due casi sono concentrate in modo da poter generare un “effetto domino”, come descritto dalla normativa, per cui la pubblicazione dei relativi PEE potrebbe essere fondamentale in caso di incidente. A Vado Ligure vivono circa 8 mila persone, a Quigliano poco più di 7mila: Savona è ha cinque chilometri in linea d’aria, e conta oltre 60mila persone.

    La misura del rischio

    In Liguria, quindi, si convive con il rischio, ma spesso a nostra insaputa: gli impianti industriali sono una necessità per la nostra società e il nostro mondo economico, ma lo dovrebbe essere anche la tutela delle persone e dell’ambiente. Occorre fare al più presto chiarezza su questa situazione che potrebbe risultare abbastanza “imbarazzante”: cosa succederebbe in caso di incidente? Oggi è meglio non saperlo.

    Nicola Giordanella

  • Sport, siglato patto con il Coni per fondo da 2 milioni di euro. Fondi rotativi e di garanzia per società dilettantistiche

    Sport, siglato patto con il Coni per fondo da 2 milioni di euro. Fondi rotativi e di garanzia per società dilettantistiche

    sportDue milioni di euro a favore di associazioni e società sportive dilettantistiche attraverso un fondo rotativo e uno di garanzia. E’ il contenuto del Patto per lo sport siglato oggi pomeriggio dalla Regione Liguria, dal Coni e dal Comitato italiano paralimpico. «Troppo spesso il mondo dello sport, soprattutto quello dilettantistico, è stato maltrattato con pochissime attenzioni dalle istituzioni locali in passato – commenta il governatore ligure, Giovanni Toti – questo patto serve proprio per ovviare a ciò, sbloccando piccoli e grandi lavori, dall’acqua calda negli spogliatoi alla riqualificazione di un campo da basket. Un’azione dovuta perché lo sport non è solo un momento di benessere fisico ma anche di aggregazione molto importante».
    Due le misure che saranno attivate. La prima, con una disponibilità di 500.000 euro derivanti dal Fondo strategico regionale, sarà gestita direttamente da Filse, la finanziaria della Regione Liguria, attraverso un fondo rotativo. Il finanziamento, con un importo minimo di 10.000 euro e massimo di 40.000 euro, verrà concesso fino all’80% del valore dell’intervento, senza necessità di garanzie da parte delle associazioni sportive al di là di una preventiva valutazione dei requisiti di ammissibilità e di quanto sarà previsto dal bando. Gli importi dovranno essere restituiti entro 5 anni ma, grazie alla natura rotativa, sarà possibile attivare successivamente nuovi finanziamenti.
    Il secondo intervento, per un importo di 1,5 milioni di euro derivanti dai fondi Por-Fesr, è destinato alle associazioni e società sportive dilettantistiche che svolgono anche attività economica e prevede l’attivazione di garanzie pubbliche pari all’80% dei finanziamenti concessi da banche convenzionate. In questo caso, la soglia massima finanziabile è di 400.000 euro con un piano di restituzione da concordare a seconda della sommaPer la prima volta – commenta l’assessore regionale allo Sport, Ilaria Cavo – rispondiamo alle esigenze delle società sportive per cui questi strumenti sono un’importante boccata di ossigeno: proprio per la natura rotativa, i due fondi sono destinati a soddisfare negli anni le esigenze delle società, consentendo loro di accedere ai mutui per i vari interventi con una garanzia a monte, senza che debbano rispondere in prima persona con fideiussioni o ipoteche sui beni personali».
  • Mare, il record italiano di bandiere blu va alla Liguria. Nove le spiagge genovesi, Camogli new entry

    Mare, il record italiano di bandiere blu va alla Liguria. Nove le spiagge genovesi, Camogli new entry

    San fruttuoso di CamogliRecord italiano di bandiere blu per la Regione Liguira nel 2017. Sono 27 i vessilli ottenuti, 2 in più dello scorso anno. «Questo importante riconoscimento dimostra che la Liguria è sempre più da record – commenta il governatore Giovanni Toti protagonista del turismo italiano e internazionale. I segnali di crescita ci sono tutti: oltre alle bandiere blu e alle bellezze naturalistiche della costa e dell’entroterra, anche l’offerta turistica e i numeri che si sono registrati nel corso dei passati ponti primaverili». Per il presidente della Regione Liguria, «questo riconoscimento testimonia anche l’ottimo lavoro compiuto dalle nostre imprese balneari, segno della necessità di trovare una soluzione alla direttiva Bolkestein».
     La Liguria stacca in classifica Toscana, ferma a 19 bandiere, e Sardegna con 11 vessilli. A fare incetta di bandiere, la provincia di Savona con ben 13 riconoscimenti. «Siamo orgogliosi che la Liguria si confermi anche quest’anno al primo posto nell’assegnazione delle bandiere blu – commenta l’assessore regionale al Turismo, Gianni Berrino – un’attestazione che riconosce la qualità del nostro mare e dei servizi di accoglienza dei nostri operatori turistici, fiore all’occhiello del comparto balneare a livello nazionale». Per l’assessore all’Ambiente, Giacomo Giampedrone, inoltre, «il prestigioso riconoscimento ricevuto dalla Foundation for Environmental Education, è frutto anche di una qualità ambientale e delle acque di cui il turismo può usufruire e ribadisce il nostro ruolo di regione centrale nel promuovere e sostenere l’avanzamento degli interventi nell’ambito della depurazione delle acque».

    Le Spiagge

    Le spiagge liguri sulle quali sventola quest’anno la Bandiera Blu sono in provincia di Imperia: Bordighera (Capo Sant’Ampelio Zona Ovest e Capo Sant’Ampelio Zona Est), Taggia (Arma di Taggia), Santo Stefano al Mare (Baia Azzurra, Il Vascello), e San Lorenzo al Mare (U Nostromu – Prima Punta, Baia delle Vele; in provincia di Savona:  Ceriale (Litorale), Borghetto Santo Spirito (Litorale), Loano (Spiaggia Levante Porto, Spiaggia di Ponente), Pietra Ligure (Ponente), Finale Ligure (Spiaggia di Malpasso-Baia dei Saraceni, Finalmarina, Finalpia, Spiaggia del Porto, Varigotti, Castelletto San Donato), Noli (Capo Noli-Zona Vittoria-Zona Anita-Chiariventi), Spotorno (Lido), Bergeggi (Il Faro, Villaggio del Sole), Savona (Fornaci), Albissola Marina (Lido), Albisola Superiore (Lido), Celle Ligure (Levante e Ponente) e Varazze (Arrestra, Ponente Teiro, Levante Teiro, Piani D’Invrea); in provincia di Genova: Camogli, new entry (Spiaggia Camogli Centro – Levante, San Fruttuoso), Santa Margherita Ligure (Scogliera Pagana, Punta Pedale, Paraggi, Zona Milite Ignoto), Chiavari (Zona Gli Scogli), Lavagna (Lungomare) e Moneglia (Centrale/La Secca/Levante); in Provincia della Spezia: Framura (Fornaci), Bonassola (new entry), Levanto (Ghiararo, Spiaggia Est La Pietra), Lerici (Venere Azzurra, Lido, San Giorgio, Eco del Mare, Fiascherino, Baia Blu, Colombo) e Ameglia (Fiumaretta).
  • Rifiuti, ripartito il servizio di ritiro degli ingombranti a domicilio. Lavoratori ex Switch e Giglio assunti grazie a clausola sociale

    Rifiuti, ripartito il servizio di ritiro degli ingombranti a domicilio. Lavoratori ex Switch e Giglio assunti grazie a clausola sociale

    Degrado e rifiuti a RighiTorna operativo il servizio di ritiro dei rifiuti ingombranti a domicilio, sospeso mesi fa in seguito alla crisi legata alla vicende giudiziarie della società appaltante. Il nuovo contratto di affidamento del servizio, grazie ad una clausola sociale, ha permesso ad una quindicina di lavoratori finiti senza impiego, di tornare a lavorare. Da oggi, quindi, per disfarsi di un rifiuto ingombrate basta una telefonata.

    «Finalmente! La città attendeva da mesi la riattivazione di un servizio – commenta l’assessore all’ambiente del Comune di Genova Italo Porcile – così prezioso per i cittadini e per l’ambiente. In un momento di grande difficoltà Comune ed Amiu restituiscono ai genovesi la possibilità di smaltire i rifiuti ingombranti con una semplice telefonata. Ora occorre uno sforzo maggiore in termini di informazione e sensibilizzazione, unitamente a controlli e sanzioni più frequenti e più pesanti per chi continua ad abbandonare mobili e materassi sulle nostre strade. Insieme alle nuove isole ecologiche, all’allargamento della raccolta dell’organico, e alle raccolte domiciliari e condominiali, il ripristino del servizio di ritiro degli ingombranti, consente di mantenere la città più pulita, aumentare la differenziata e favorire riuso e riciclo dei materiali. Con il valore aggiunto, in questo caso, di restituire il lavoro a chi lo aveva perduto».

    Il lavoro operativo sarà svolto dalla cooperativa sociale onlus Archimede di Scarperia e San Pietro (Firenze), che si è aggiudicata la gara per la durata di due anni (valore 1,5 milioni di euro). Il nuovo affidamento del servizio prevede l’assunzione dei lavoratori ex Switch e Giglio, già impegnati nel precedente appalto (c.d. “clausola sociale” di salvaguardia). Si tratta di una quindicina di persone, che in questo modo ritrovano il lavoro e un reddito famigliare.

    «L’obiettivo in generale è una città più vivibile, pulita e accogliente – spiega Marco Castagna, presidente Amiu – attraverso il ritiro e lo smaltimento dei diversi rifiuti si offre un servizio puntuale contribuendo ad arginare il fenomeno degli abbandoni e delle mini discariche abusive. Un ulteriore motivo di soddisfazione è quello di aver ricollocato i lavoratori che erano occupati nell’appalto precedente e rimasti per molti mesi senza stipendio».

    Le modalità di attivazione del servizio sono le medesime: la trafila prevede un appuntamento per fissare una data e un orario preciso. Dopo aver prenotato, il rifiuto viene ritirato a casa secondo un costo stabilito per ogni pezzo. Riprende nello stesso tempo anche il ritiro nel portone, sempre di oggetti voluminosi e ingombranti (massimo tre pezzi). Si tratta di un servizio gratuito attivo in via sperimentale in alcune zone della città: Valpolcevera, Sampierdarena, San Teodoro, Centro Storico, e nelle aree della città coinvolte in progetti di raccolta differenziata Quarto Alto, Colle degli Ometti e Sestri Ponente.

    Tutti gli arredi ancora in buono stato saranno recuperati e riciclati alla Fabbrica del Riciclo che Amiu gestisce con la Comunità di San Benedetto al Porto, fondata da Don Gallo. Per le famiglie restano disponibili e gratuiti pure i servizi delle Isole Ecologiche o del camioncino EcoVan, a cui è possibile conferire i propri rifiuti in orari e giorni prestabiliti.

  • Sanità, la Valpolcevera chiede “soccorso”. Casa della Salute ancora al palo, servizi al limite del collasso. La preoccupazione dei cittadini

    Sanità, la Valpolcevera chiede “soccorso”. Casa della Salute ancora al palo, servizi al limite del collasso. La preoccupazione dei cittadini

    valpolceveraLa “vallata” genovese torna a chiedere a gran voce la costituzione del presidio socio-sanitario più volte promesso ma mai realizzato. «I soldi per il Galliera si sono trovati, come anche quelli per acquistare il palazzo di De Ferrari – lamenta Iole Murruni, presidente uscente del Municipio Valpolcevera ma per la salute di chi vive questo quartiere non ci sono mai».

    L’appello arriva durante l’assemblea pubblica organizzata dalla triade sindacale Cgil-Cisl-Uil per chiedere chiarimenti alle istituzioni sulle cose e non fatte, e su quelle che devono essere fatte. L’ospedale Gallino di Pontedecimo, infatti, sembra non bastare per assicurare il servizio sanitario alla vallata: «Deve essere garantita la continuità sanitaria a tutta la popolazione» spiega Maria Pia Scandolo (Cgil) in apertura del dibattito. Tante le proteste e le proposte dei cittadini presenti: vicinanza delle strutture (come un pronto-soccorso h24), nuovi servizi legati alle nuove esigenze socio-sanitarie di una popolazione con tanti anziani, e tante servitù e un livello di povertà dovuta alla crisi e alla emarginazione sociale sempre più allarmante. «Non possiamo subire soltanto» gridano dalla platea, mentre chi prende la parola ricorda come il dibattito sul presidio sanitario in valle sia oramai decennale. «L’uniche cose che sono state aperte sono stati i cantieri, con centinaia di camion che transitano su e giù, di nuovo abbiamo solo i lavori del Terzo Valico e poi della Gronda».

    Interviene l’assessore alle politiche sociali del Comune di Genova Emanuela Fracassi: «Bisogna aumentare i momenti di concertazione sia con la popolazione, ma anche tra enti, per unire le energie tra sanità e sociale, tra comuni e Regione». Secondo molti, però, il problema è la tendenza “in auge” negli ultimi anni di accorpare grandi strutture sanitarie, per risparmiare risorse: la cosa ha due precipitati, da un lato si creano gli spazi per delle specializzazioni, ma dall’altro si fa “esplodere” il servizio alla persone, relegando nei territori solo alcuni servizi, accentrando il resto nelle grandi strutture.

    «Penso che la Valpolcevera abbia bisogno di una casa della salute che garantisca un’offerta più ampia possibile – conferma la vicepresidente e assessore regionale alla Sanità, Sonia Viale nel frattempo, il mio compito è rispondere ai bisogni di salute di oggi: per questo abbiamo razionalizzato l’esistente, Celesia e ex Pastorino. Il mio impegno però non termina con la conclusione dei lavori del Pastorino, nella consapevolezza che i bisogni di salute dei cittadini della Valpocevera devono avere risposte più articolate».

    L’incontro termina con la firma da parte dell’assessore Viale di un impegno sottoscritto con i sindacati per tornare a confrontarsi sulla questione “Casa della Salute”: in altre parole l’ennesimo rinvio. Può bastare questo per i cittadini della Valpolcevera?

  • Il Vangelo al Teatro della Corte fino al 7 maggio. Un anelito alla libertà ed alla verità senza porsi limiti

    Il Vangelo al Teatro della Corte fino al 7 maggio. Un anelito alla libertà ed alla verità senza porsi limiti

    ©Foto Luca del Pia
    ©Foto Luca del Pia

    Il regista, esponente di  quel  teatro diverso e sperimentale,  che non mette in scena spettacoli scritti per il teatro, ma usa il palcoscenico per  rappresentare esperienze  e sensazioni per lo più personali,  porge all’attenzione del pubblico questo lavoro, allestito con attori non provenienti da scuole, comunque stabili nella compagnia, segnati  da esperienze di vita che hanno visto il peggio dell’esistenza, guerre, emarginazione, infermità e disabilità inguaribili.

    Egli sostiene di adempiere ad un desiderio della madre, fervente cattolica, di portare in scena il Vangelo, forse nella segreta speranza di far riflettere il figlio, un tempo deciso osservante cattolico, distaccandosi poi dalla pratica perchè desideroso di quella felicità “libera” che la religione organizzata (per la precisione tutte le religioni organizzate, anche quella buddista, alla quale il nostro regista pare aderire), sembrano promettere  post mortem, sempre che si sia vissuti  costantemente e volontariamente nella tristezza del sacrificio e della penitenza.

    E dopo una iniziale allegra esplosione scenica  sull’affermazione del rifiuto di una vita  terrena“infelice” , il regista   torna a guardare in retrospettiva  quel testo evangelico che comunque lo tormenta, evidenziandone, paradossalmente, alcuni dei lati più tristi ed enigmatici. Così assistiamo a rappresentazioni riviste del tradimento di Giuda, della crocifissione, delle beatitudini, tra demoni bisex e visioni apocalittiche.

    La narrazione è corredata da immagini di grande presa e da  video di testimonianze di vite travagliate, accompagnate da episodi della vita difficile e carica di ansie esistenziali dello stesso regista. Nel complesso ne deriva uno spettacolo intimista di non facile  interpretazione: come lo stesso Delbono dichiara “ mi sono perduto, come faccio sempre quando costruisco i miei spettacoli, dimenticando quel Vangelo, o forse portandomi dietro di quel Vangelo solo il nome”.

    ©Foto Luca del Pia
    ©Foto Luca del Pia

    In effetti si fatica ad intravedere il messaggio del Cristo, fondato sulla buona novella, quel disegno  di vita e di rivoluzione dei costumi formali. Ed anche a capire  dove l’autore vuole arrivare, al di là dell’ intenzione di promuovere  riflessioni o domande sul senso dell’odierna esistenza: infatti, ad un certo punto dello spettacolo l’autore, spesso  fra il pubblico, deve ricordare  agli spettatori quel desiderio  che alberga nell’animo di ogni operatore del teatro, anche di avanguardia,  di essere accompagnato da un applauso ogni tanto…

    Suggestiva la scena spoglia, veramente splendida, coordinata e godibile la colonna sonora, mix di musiche immortali.

    Elisa Prato

    +”Vangelo”, di Pippo del Bono, alla Corte Teatro Stabile fino al 7 maggio

    Una produzione Emilia Romagna Teatro Hrvatsko Narodno Kazaliste – Zagabria e Compagnia Pippo Delbono, regia di Pippo Del Bono, con Iolanda Albertin, Gianluca Ballarè, Bobò, Margherita Clemente, Zrinka Cvitesić, Pippo Delbono e Ilaria Distante

  • L’ultimo giorno di “scuola Doria” finisce senza gavettoni, ma con l’ amaro in bocca per tutti

    L’ultimo giorno di “scuola Doria” finisce senza gavettoni, ma con l’ amaro in bocca per tutti

    Il sindaco di Genova, Marco DoriaIl rompete le righe arriva così, un po’ anonimo, con un commiato quasi dovuto da parte del presidente del Consiglio, Giorgio Guerello, e un paio di delibere mandate in archivio dopo quella sull’aggregazione Amiu-Iren. Che, invece, in archivio non ci può andare. In un modo o nell’altro, per la terza e ultima volta nel giro di tre mesi, il sindaco Marco Doria deve abbandonare il suo programma elettorale e il provvedimento che, di fatto, ha tenuto in scacco tutta la giunta da febbraio a questa parte. Si finisce senza dimissioni anticipate con cui forse il primo cittadino avrebbe potuto salvare meglio la faccia a febbraio. Ma, senza ricandidatura, poco importa. E si finisce senza particolari entusiasmi: cinque anni di lavoro, chiusi con un timido applauso dedicato soprattutto agli impiegati della Sala Rossa e con solamente un altro consigliere, il superstite pentastellato Andrea Boccaccio, a ringraziare pubblicamente e indistintamente tutti per il cammino fatto.
    Nell’ultimo giorno di scuola, non c’è grande voglia di festeggiare. L’ultima campanella non dà il via libera al classico lancio di gavettoni e, anzi, lascia un po’ di amaro in bocca. A tutti. 
    Al sindaco, in primis, oggi doppiamente impallinato: da una maggioranza, di fatto quasi mai tale fin dall’estate 2012, che non ha consentito di discutere e votare nel merito dell’aggregazione Amiu-Iren; da un Partito democratico a cui probabilmente troppo ha concesso nel corso del proprio mandato, ottenendo in cambio solo la garanzia di arrivare, in qualche rabberciato modo, fino alla fine del percorso, e a cui anche ieri ha dovuto cedere alla richiesta di sospensiva.
    Al Partito democratico, a cui il sindaco arancione non è mai andato giù più di tanto e che ieri, nella resa dei conti finale, per votare quella che aveva tutti i connotati di una mozione di sfiducia mascherata è dovuto ricorrere alle larghe intese con il centrodestra. Un amaro in bocca che sa anche dell’incapacità di accorgersi che alcune assenze nell’opposizione ieri avrebbero anche potuto aprire spiragli inaspettati in caso di un voto sulla delibera di aggregazione. O, forse, che sa più della rassegnazione di non aver voluto rischiare comunque fino in fondo.
    Alla Lista Doria, da subito un po’ troppo snobbata dal proprio sindaco a favore del Pd e che, senza una vera e propria guida, si è quasi sempre spaccata sulle partite più delicate. L’arancione ormai è sfumato, tanto da essere diventato il colore di Toti, prima, e di Bucci poi. Quanto ai “doriani”…per molti di loro, nuove avventure sono di fatto già partite con l’incipiente campagna elettorale.
    Ai molti che in questi cinque, lunghi anni, dopo essere stati eletti con Doria, gli hanno voltato le spalle, vuoi per opportunità politica, vuoi per incompatibilità politica, rendendo Genova quasi ingovernabile.
    Al Movimento 5 Stelle, che dopo aver sfiorato il ballottaggio nel 2012, è riuscito nell’impresa di perdere per strada quattro dei cinque consiglieri portati in Sala Rossa. Lo stesso candidato sindaco di allora si ripresenta adesso, più per volontà di altri che propria, ma sotto altra effige, con il rischio di doversi spartire voti e posti con chi, invece, è rimasto convinto pentastellato o è uscito dalla scia di Grillo per evitare di sostituire l’urna con la toga.
    Al centrodestra che, se veramente riuscirà a conquistare per la prima volta il trono di Palazzo di Tursi, si troverà immediatamente a fare i conti con l’enorme patata bollente di Amiu e con le promesse di Marco Bucci di voler mantenere al 100% l’azienda nelle mani dei cittadini ribaltando di fatto l’assioma privatizzazione-centrodestra, gestione pubblica-centrosinistra. Un amaro in bocca che sa anche di compattezza comunale molto complicata, a differenza di quanto avvenuto finora in Regione, se già alla prima, semplice prova della sospensiva per l’aggregazione di Amiu i fittiani sono andati per contro proprio.
    Ad Amiu, certamente, la cui agonia sarà prolungata più o meno fino a fine luglio (poi, si vedrà) e che accusa la giunta Doria di non essere stata in grado di comunicare (sai che novità, verrebbe da dire) davvero a che cosa sarebbe andata incontro l’azienda senza i soldi che in parte sono dovuti per il passato e in parte serviranno per il futuro, cercando invece di accalappiare consenso attraverso un’infruttuosa strategia del terrore.
    Infine, ai lavoratori di Amiu, in molti contrari all’aggregazione ma la cui convinzione nella protesta contro la delibera della giunta Doria è andata un po’ scemando col tempo e che adesso dovranno fare i conti con un limbo un po’ preoccupante almeno fino all’estate.
    Ora, la scena verrà occupata in tutto e per tutto dalla campagna elettorale, in cui Amiu certamente sarà uno dei temi affrontati ma, c’è da scommetterci, non così tanto nel profondo perché troppe promesse rischiano di diventare un pericoloso boomerang. A luglio ci sarà davvero da sporcarsi le mani e, almeno per il momento, è meglio non mettere il carro troppo davanti ai buoi. C’è chi dice che questo sia stato anche il ragionamento di qualcuno tra le fila del Pd, per cui la scelta un po’ pilatesca della sospensiva sull’aggregazione Amiu-Iren, in fondo, non sarebbe stata un second best, ma un best e basta. D’altra parte, se fosse passata l’aggregazione, la reazione dei lavoratori avrebbe complicato notevolmente la campagna elettorale e rischiato di allontanare troppe simpatie tra chi ci si aspetta che il prossimo 11 giugno vada a votare per Gianni Crivello.
    Simone D’Ambrosio
  • Amiu, tutto da rifare. La delibera in “eredità” al prossimo Consiglio Comunale. I retroscena del voto in Sala Rossa

    Amiu, tutto da rifare. La delibera in “eredità” al prossimo Consiglio Comunale. I retroscena del voto in Sala Rossa

    consiglio-comunale-sala-rossaNiente aggregazione Amiu-Iren nel ciclo amministrativo della giunta Doria. Sul futuro della partecipata della gestione dei rifiuti di Genova deciderà la nuova maggioranza, dopo le elezioni di giugno. La proposta di rinvio in Commissione presentata dal Partito democratico nel corso dell’ultima seduta di Consiglio comunale è stata infatti approvata, contro la volontà della giunta di centrosinistra, con un’insolita larga alleanza tra Pd, Forza Italia e Lega Nord. Alla fine sono stati 23 i voti a favore della sospensiva, 15 i no. Il sindaco ha votato contro, in disaccordo con il Partito democratico.

    «Non vogliamo dare ancora la possibilità a questa giunta confusa, governata da una maggioranza che la pensa in un modo, con un candidato sindaco che la pensa in un altro, l’estrema sinistra in terzo e il Pd in totale confusione. La proposta di sospensiva non ci interessa ma votiamo sì perché vogliamo che tutto quello che venga dopo sia in mano a chi in maniera cosciente amministrerà la città». Lo dice la capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale, Lilli Lauro, motivando il voto del proprio gruppo.

    Il sindaco, Marco Doria, che inizialmente sembrava non aver votato, ha fatto aggiungere il proprio voto nell’elenco dei contrari. Con il primo cittadino uscente hanno votato i fratelli Vittoria Emilia ed Enrico Musso, entrati in Direzione Italia di Raffaele Fitto, i quattro consiglieri di Effetto Genova (Paolo Putti, Stefano De Pietro, Mauro Muscarà, Emanuela Burlando), Gianpaolo Malatesta di Possibile, i due consiglieri di Federazione della Sinistra (Antonio Bruno e Gianpiero Pastorino), due consiglieri di Lista Doria Luciovalerio Padovani e Clizia Nicolella, due consiglieri di Percorso comune (Gianni Vassallo e Paolo Gozzi), e Andrea Boccaccio del Movimento 5 Stelle. A favore della sospensiva, invece, tutti gli otto consiglieri del Partito democratico, compreso il presidente del Consiglio Giorgio Guerello, quattro consiglieri di Lista Doria (il capogruppo Enrico Pignone, Marianna Pederzolli, Antonio Gibelli, Barbara Comparini), Salvatore Caratozzolo di Percorso comune, Leonardo Chessa di Sel, sette consiglieri a vario titolo facenti parti di Forza Italia (Lilli Lauro, Stefano Balleari, Guido Grillo, Matteo Campora, Alfonso Gioia, Paolo Repetto, Stefano Anzalone), Alessio Piana della Lega nord, Pietro Salemi del Gruppo misto. Non hanno partecipato al voto Franco De Benedictis di Direzione Italia. Assenti i due consiglieri del centrodestra Mario Baroni e Salvatore Mazzei. Alleanze politiche saltate definitivamente all’interno di un quadro che, tuttavia, non rispecchiano neppure quanto si vedrà nelle schede elettorali il prossimo giugno, fatto salvo i nove consiglieri confluiti nella lista civica “Chiamami Genova”, che candida a sindaco Paolo Putti, e che ha votato compattamente.

    Game Over

    Finiscono così i 5 anni di mandato dell’arancione giunta Doria. A tracciarne la sintesi, il consigliere del Movimento 5 Stelle, Andrea Boccaccio: «La destra vota uguale alla sinistra, lo è anche nella proposta politica della nostra città. Questi cinque anni sono stati una via crucis. La sua giunta nasceva da un’operazione di marketing in cui un partito dominanti si è nascosto dietro un volto onesto e una serie di persone nuove».

    Per l’ex senatore Enrico Musso, la discussione sarebbe dovuta andare avanti perché «la tragedia Amiu-Iren rischia di tramutarsi in una farsa dato che non si non si parla più del merito della delibera». Per Clizia Nicolella, invece, «la delibera non doveva tornare in Consiglio, perché il Consiglio si era già espresso». «Un voto, quello di oggi che conclude un percorso fatto da molte parti politiche – sottolinea Malatesta – e che apre ai nuovi scenari. Sembrava un voto del prossimo ipotetico Consiglio comunale».

    Il destino di Amiu

    delibera-amiu-lavoratori«Per il dissesto idrogeologico della discarica di Scarpino abbiamo già chiesto fondi allo Stato che però non ha considerato questa emergenza, mentre con il governo abbiamo lavorato egregiamente sulla messa in sicurezza dalle alluvioni». Lo afferma Marco Doria, rispondendo alle domande dei giornalisti a margine della seduta di Consiglio sul perché il Comune non avesse chiesto un intervento del governo per risolvere l’emergenza Amiu. «Le vie del Signore sono infinite – risponde il sindaco – è molto facile fare dieci telefonate e le posso fare anche io ma siamo sempre nel contesto di un ente che chiede i sodi a un altro. Non sono queste strade a risolvere il problema, possono attenuare il peso degli oneri da sostenere ma non li azzerano. Non è credibile pensarlo ed è poco serio dirlo»

    Per il sindaco uscente, «Amiu può andare avanti ma deve avere un quadro di certezze che deve essere definito. In campo esiste una proposta che dovrà essere portata all’attenzione del prossimo Consiglio comunale, che potrà avere anche altre proposte ma dovrà sciogliere questi nodi ed ha anche già una proposta sul tavolo». Doria si aspetta che nelle prossime settimane «i candidati presentino le loro proposte serie e concrete sul futuro di Amiu perché, ad esempio, al momento non ho sentito dire nulla sugli impianti da realizzare e i finanziamenti da trovare». Infine, il primo cittadino ribatte alle parole del capogruppo del Pd, Simone Farello, in una sorta di ultimo scambio dopo che il consigliere in Aula aveva accusato la giunta di aver «portato una decisione così rilevante nell’ultimo semestre del mandato». Per Doria, infatti, «forse si poteva anticipare la discussione di un paio di mesi, ma i tempi erano questi».

    «Se il Comune di Genova ci garantisce la puntualità dei pagamenti delle varie tranche del contratto di servizio, fino all’inizio dell’estate ci arriviamo. Poi, però, o si fa l’aggregazione o l’assestamento di bilancio che, comunque, è un atto dovuto entro la fine di luglio altrimenti il nuovo Consiglio regionale rischia il commissariamento appena eletto». Lo afferma alla “Dire” il presidente di Amiu, Marco Castagna. Da Tursi dovrebbero arrivare nelle casse della partecipata circa 60 milioni di euro nei prossimi tre mesi, tutti risorse che rientrano nel contratto di servizio che lega il Comune di Genova alla società che gestisce il ciclo dei rifiuti. Liquidità indispensabile, spiega il presidente della partecipata, «perché nel frattempo non possiamo certo stare fermi ma dobbiamo portare avanti i lavori di messa in sicurezza di Scarpino 1 e 2 e di realizzazione di Scarpino 3, completare l’impianto per il trattamento e il trasporto del percolato e arrivare al progetto definitivo per la fabbrica della materia». Ma non sono questi 60 milioni a poter garantire le continuità aziendale di Amiu che va calcolata su 12 mesi. Per questa, dunque, serve per forza di cose l’assestamento di bilancio che toccherà alla nuova giunta e con cui dovranno essere garantiti alla partecipata quantomeno 38 milioni di euro aggiuntivi, 25 di anticipo di cassa chiesti a Tursi e 13 dovuti all’aumento della Tari per il 2017 contenuto al 6,89% e non portato fino al 18% come invece sarebbe necessario per coprire tutti i costi dovuti al servizio, così come imposto dalla legge. Solo a quel punto, tra l’altro, la partecipata potrà chiudere il proprio bilancio consuntivo 2016, ultimo atto della presidenza di Marco Castagna. Domani pomeriggio, intanto, è in calendario un consiglio di amministrazione ma sembrerebbero esclusi colpi di scena. Insomma, il voto di oggi in Consiglio comunale ha semplicemente dilatato i tempi ma è chiaro che più passa il tempo più la decisione diventerà urgente, imprescindibile e capitale per il futuro di Amiu.

    I lavoratori Amiu, giunti sotto Tursi dopo un lungo corteo partito dalla Volpara, hanno festeggiato alla notizia della sospensiva. «Sappiamo ovviamente che non è finita, ma ora la vertenza avrà un peso anche per il prossimo ciclo amministrativo – sottolinea un lavoratore – e noi saremo ancora qua, a Luglio, a ricordarlo».

    Il retroscena

    amiu-manifestazione-tursiSe fosse stata messa al voto questa mattina in Consiglio comunale a Genova, la delibera di aggregazione Amiu-Iren avrebbe anche potuto essere approvata, contando sull’assenza di tre consiglieri di opposizione Mario Baroni e Salvatore Mazzei (Forza Italia), Franco De Benedictis (Direzione Italia) – gli ultimi due eletti in Sala Rossa nel 2012 con Italia dei Valori, a sostegno del sindaco Marco Doria. Ma sembra quasi che maggioranza e giunta non se ne siano accorti o non abbiano voluto farlo.

    E’ questo il retroscena che filtra dai corridoi di Palazzo Tursi, secondo quando raccontato da un consigliere di opposizione. La decisione del centrodestra di votare assieme al Pd a favore della sospensiva che rimanda la decisione sull’aggregazione Amiu-Iren al prossimo ciclo amministrativo, infatti, sarebbe maturata solo nel corso della mattinata, durante le prime schermaglie di dibattito in Consiglio comunale, quando le opposizioni si sarebbero accorte di non avere più la certezza di poter bocciare definitivamente la delibera, se fosse stata messa al voto dalla giunta Doria. Si spiegherebbe così anche l’arrivo in fretta e furia in Sala Rossa della capogruppo del Pdl-Forza Italia, Lilli Lauro, assente all’inizio dei lavori ma la cui presenza è stata richiesta proprio dalla necessità di coordinare le votazioni. In realtà, pare che l’assessore all’Ambiente, Italo Porcile, abbia fatto notare l’opportunità al sindaco Marco Doria e all’assessore al Bilancio, Franco Miceli, che però avrebbero frenato facili entusiasmi: il rischio dell’ostruzionismo dell’opposizione con circa un centinaio di emendamenti di Antonio Bruno (Federazione della sinistra) pronti ad essere discussi per attendere l’arrivo dei consiglieri assenti ed eventualmente decisivi per bocciare la delibera era troppo alto. Così ha prevalso quello che sindaco e maggioranza hanno ritenuto il male minore: congelare l’aggregazione e rimandare ogni decisione a dopo il 25 giugno. Una bocciatura della delibera da parte del Consiglio, infatti, avrebbe definitivamente affossato la proposta, legando le mani alla prossima giunta «Non è una questione di giocare sugli assenti – commenta il sindaco Doria – qui siamo di fronte a un comportamento lineare dell’amministrazione che si è assunta i propri oneri provando a riproporre la delibera definitiva in sede di votazione del bilancio come era stato detto quando l’avevamo ritirata poco più di un mese fa. Il bilancio è trasparente e necessita di un riequilibrio entro fine luglio, a meno che l’aggregazione non venga approvata dal prossimo ciclo amministrativo».

    Si chiude in questo modo il sipario sulla giunta Marco Doria: la vertenza Amiu è solamente sospesa di qualche mese, lasciando in attesa la città e i lavoratori. Nel frattempo la campagna elettorale si appresta ed entrare nel vivo, e c’è da scommettere che su questo argomento si giocheranno le sorti della composizione del prossimo Consiglio comunale. Per la gioia di tutti i genovesi.

  • Consiglio comunale, passa il bilancio ma delibera su Amiu ancora in sospeso. Domani nuova (e ultima) seduta in Sala Rossa

    Consiglio comunale, passa il bilancio ma delibera su Amiu ancora in sospeso. Domani nuova (e ultima) seduta in Sala Rossa

    consiglio-comunaleLa discussione in Sala Rossa scorre rapidamente, e arriva alla approvazione del documento di bilancio con poche sorprese: l’aula vota l’approvazione con con 17 voti a favore: Pd, Sel, Lista Doria, Malatesta (Gruppo Misto); 14 contrari: Anzalone (Gruppo Misto), Pdl, M5s, Fds, Lista Musso-Direzione Italia, Udc, Lega Nord e 8 astenuti: Salemi (Gruppo Misto), Percorso Comune, Effetto Genova. L’attesa discussione sulla delibera Amiu viene nuovamente rimandata, su scelta della conferenza capigruppo: l’appuntamento è per domani mattina.

    Gli schieramenti politici hanno in qualche modo seguito il percorso fin qui fatto, senza sorprese di sorte: da un lato la maggioranza ha difeso il documento, ricordando come i conti siano rimasti in ordine, nonostante una congiuntura particolarmente tragica dal punto di vista economico che ha colpita la città. In aula si cita la crisi di Banca Carige, i continui tagli di Roma e la congiuntura economica nazionale; a fronte di questo, però si sono tenuti i «numeri in ordine – ha spiegato Simone Farelloportando a termine un ciclo che non ha messo in difficoltà la città». Dure lo opposizioni: Enrico Musso addirittura parla di «un bilancio pieno di “cazzo” di marchette – tra lo stupore dell’aula – e quindi voterò no a questo “cazzo” di bilancio». Anche la Lega denuncia una gestione fallimentare della città, mentre il Guido Grillo ricorda come troppe volte l’aula non è stata ascoltata come si doveva. Tra gli astenuti Effetto Genova che fa sapere, attraverso un post su Facebook pubblicato in diretta, le preoccupazioni di «andare in gestione provvisoria che comporta la non possibilità di assumere spese se non obbligatorie, mettendo quindi a rischio risorse per le manutenzioni, le risorse ad esempio per il funzionamento del Carlo Felice, le risorse per i servizi alla persona tranne gli interventi legati al Tribunale o di tutela e così via...».

    In mattinata è stata approvato il riconoscimento della legittimità del debito fuori bilancio in merito all’esecuzione della sentenza n.641/2016 emanata dal TAR Liguria a seguito del ricorso con richiesta di risarcimento del danno promosso dalla Fondazione Contubernio D’Albertis per le sordomute; il riconoscimento del debito fuori bilancio dei Bagni Marina Genovese; e infine approvato anche il protocollo d’intesa tra Rete Ferroviaria Italiana S.p.A., Regione Liguria e Comune di Genova in ordine all’acquisizione, da parte di RFI, dell’edificio sito in via Ferri 10, destinato alla demolizione in vista dei lavori del Nodo Ferroviario. Una demolizione richiesta dagli abitanti stessi, preoccupati per la stabilità dell’edificio, in vista della già stabilità demolizione dell’adiacente caserma dei Carabinieri. Ogni nucleo familiare, oltre a ricevere una locazione alternativa, avrà un indennizzo di 40mila euro.

    Il ciclo amministrativo, quindi, si avvia ad una chiusura naturale, senza il paventato ricorso al commissario prefettizio. Ancora incerta invece la sorte di Amiu, ancora appesa al destino della delibera di aggregazione con Iren.

     

  • Regione Liguria e Demanio accordo per valorizzazione immobili. Dieci sono a Genova, tra cui Ex Magistero, San Raffaele e Ex Saiwetta

    Regione Liguria e Demanio accordo per valorizzazione immobili. Dieci sono a Genova, tra cui Ex Magistero, San Raffaele e Ex Saiwetta

    opiemme-buriddaVia libera dallo Stato alla riqualificazione di 45 immobili pubblici in tutta la Liguria. È il frutto dell’accordo firmato dal direttore dell’Agenzia del Demanio, Roberto Reggi, e dal presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti. Ville, ex caserme e case cantoniere dal valore complessivo stimato di circa 135 milioni di euro e che sarà nel tempo incrementato attraverso un percorso di valorizzazione, razionalizzazione e dismissione, anche con operazioni di finanza immobiliare. «Un accordo importante perché esprime un concetto di fondo – afferma Reggi – non importa chi è il proprietario, siamo in presenza di immobili pubblici che vanno valorizzato assieme che partono dalla regolarizzazione urbanistica e catastale. Un lavoro che possono fare solo enti pubblici e solo dopo coinvolgere i privati per l’acquisto e la valorizzazione. Siamo in presenza di beni di grande valore di cui però non è chiaro l’assetto proprietario, per cui il primo lavoro è fare chiarezza in questo senso». Per il governatore Toti, «quello pubblico è un gigantesco patrimonio spesso di grandissimo pregio e altrettanto spesso poco valorizzato e in alcuni casi sottoutilizzato. L’accordo di oggi, oltre a essere un buon segnale di collaborazione istituzionale, va nella direzione giusta, quella di utilizzare una serie di edifici di grande pregio, spesso non adeguatamente valorizzati che sono solamente un costo per l’erario pubblico senza alcun beneficio. La valorizzazione è una delle azioni concrete per dare sviluppo alla nostra terra che ha moltissimi oggetti di pregio».

    I dieci immobili di Genova

    Nell’elenco figurano anche beni di proprietà della Città metropolitana, del Comune di Genova dell’Università di Genova. Tra questi figurano l’ex San Raffaele, (valorizzato per 4,48 milioni), l’ex Magistero, attuale sede del laboratorio Buridda (4,2 milioni), l’ex Saiwetta (2,3 mln), Villa Podestà a Pra’ (1 milione), l’Accademia Marina Mercantile di via Oderico (1 milione), la Caserma dei Vvf di Chiavari (1,1 mln), la Villa Speroni di Recco (2 mln), l’impianto sportivo di Ronco Scrivia (5oo mila euro), Villa Carmagnola di Santa Margherita Ligure (di proprieta dell’Università di Genova, valorizzata per 413mila euro).

    Il sindaco di Genova e della Città Metropolitana, Marco Doria, sottolinea che «Dopo la caserma Gavoglio, i forti e la Casa del Soldato di Sturla, continua il lavoro di valorizzazione dei beni demaniali che a Genova conosciamo e stiamo facendo da tempo». Tutti i dati e le informazioni degli immobili saranno raccolti in un database realizzato dalla Regione per promuovere progetti di sviluppo immobiliare sia per iniziative complesse come i waterfront sia per il recupero di beni minori situati in contesti periferici.
    Con la firma dell’accordo, viene costituito un tavolo tecnico operativo nel quale l’Agenzia del Demanio si impegna a individuare ulteriori beni da valorizzare, mentre la Regione si occuperà di promuovere e coordinare i lavori del tavolo tecnico, coinvolgendo gli enti pubblici facenti parte del settore regionale allargato, facilitando il reperimento della documentazione e delle risorse finanziarie. «Si tratta di un’intesa strategica nazionale con una richiesta da parte dell’Agenzia del Demanio alle Regioni di censire gli immobili sul territorio e valorizzarli – spiegato l’assessore regionale al Demanio, Marco Scajolaalcune volte le realtà hanno bisogno di interventi di riqualificazione, altre volte di promozione per far conoscere quel patrimonio come si deve. Da qui la nostra adesione convinta, collaborando con tutte le realtà e i territori per la valorizzazione del patrimonio pubblico ligure, stabilendo criteri che evitino qualsiasi tipo di speculazione».
    Una valorizzazione che sicuramente è necessaria per i tanti manufatti che fanno parte del patrimonio collettivo; sulla carta, quindi, una buona notizia: la prova dei fatti sarà verificare la reale ricaduta per i territori e le comunità di questa operazione, che deve sapere mettere in salvo i beni di tutti da speculazioni, svendite e “privatizzazioni” selvagge.
  • Liguria, l’Italia si aggiudica il record del Red Carpet più lungo del mondo. La passerella tra Rapallo, Santa Margherita, Paraggi e Portofino

    Liguria, l’Italia si aggiudica il record del Red Carpet più lungo del mondo. La passerella tra Rapallo, Santa Margherita, Paraggi e Portofino

    red_carpet_liguriaCon 8,332 km l’Italia si è aggiudicata il record del red carpet più lungo del mondo, strappandolo alla Germania.  Lo ha certificato quest’oggi il notaio Federico Solimena che ha preso parte questa mattina alla “Camminata di primavera” organizzata dalla Regione Liguria e dai sindaci di Rapallo, Santa Margherita e Portofino per festeggiare l’arrivo della bella stagione. Una manifestazione a cui hanno preso parte migliaia di cittadini insieme al Presidente della Regione Liguria, Giovani Toti e agli assessori della Giunta regionale che hanno percorso ininterrottamente gli oltre 8 chilometri che separano il castello di Rapallo dalla piazzetta di Portofino, in uno scenario unico al mondo.

    L’occasione è stata l’inaugurazione del marciapiede della Pagana che, dopo oltre 100 anni, è stato inaugurato quest’oggi, collegando così S.Margherita Ligure e Portofino senza soluzioni di continuità. Alla partenza hanno preso parte anche i campioni sportivi Teresa Frassinetti, Argento alle Olimpiadi di pallanuoto, Francesco Bocciardo, Oro alle Paralimpiadi, Edoardo Stochino, campione di nuoto di fondo, Massimo Dufour, portiere della Pro Recco, insieme al mito della pallanuoto ligure Eraldo Pizzo. «Questo evento è un pretesto per fare la passeggiata più bella del mondo e battere i tedeschi in qualcosa. Mi auguro che queste iniziative sotto il marchio La mia Liguria e i patti sul turismo che stiamo siglando possano dare una mano a questa industria. Intorno al turismo c’è una gamba dello sviluppo della regione, spero che questa iniziativa contribuisca a creare posti di lavoro“, ha dichiarata il presidente di Regione Liguria a margine della passeggiata.

    Una manifestazione targata #lamialiguria e organizzata in collaborazione con i Comuni di Rapallo, Santa Margherita Ligure e Portofino che ha visto, tra i suoi momenti clou, l’inaugurazione del nuovo tratto di marciapiede in via Pagana, ma anche altri eventi collaterali.

  • Università, 300 posti letto in ex Clinica Chirurgica. Demanio concede edificio a Regione Liguria, 90 migranti da “ricollocare”

    Università, 300 posti letto in ex Clinica Chirurgica. Demanio concede edificio a Regione Liguria, 90 migranti da “ricollocare”

    universitaL’ex Clinica chirurgica di San Martino si trasformerà in una nuova residenza universitaria con oltre 300 posti letto, in grado di completare il soddisfacimento del fabbisogno degli studenti dell’ateneo genovese, che ogni anno inoltrano circa 1.500 richieste. E’ questo il risultato dell’accordo firmato questa mattina tra l’Agenzia nazionale del Demanio e il Comune di Genova, proprietario dell’edifico, l’Università, precedente destinataria d’uso, e la Regione Liguria, nuova beneficiaria degli spazi attraverso l’agenzia Alfa. L’edificio sarà concesso per 19 anni gratuitamente dallo Stato all’ente di piazza De Ferrari, che potrà partecipare al bando del ministero dell’Istruzione per ottenere il finanziamento di 12 milioni di euro necessario alla riqualificazione.
    Oltre all’ottenimento dei fondi, altro problema riguarda il futuro dei circa 90 migranti che al momento vengono ospitati nella struttura, anche se la prefettura ha già fatto sapere che verranno collocati altrove. Al Comune toccherà, invece, cercare un’altra soluzione per accogliere i senza fissa dimora nelle fredde notti di inverno, che negli ultimi anni trovavano riparo proprio nell’ex clinica. «Questo è un accordo che riguarda quattro enti che stabiliscono di trasformare l’immobile in residenze universitarie – afferma l’assessore regionale all’Istruzione e Formazione, Ilaria Cavo – il problema dei migranti sarà gestito dalla prefettura con opportune intese da prendere con il Demanio. Per quanto ci riguarda, con questa intesa realizzeremo, su due lotti, i 300 posti letto che mancano per coprire il fabbisogno annuale degli studenti, grazie a un’operazione coerente con quella parte di territorio».
    Il protocollo ridefinisce l’assetto giuridico dell’immobile con la rinuncia, da parte dell’Università, all’attuale diritto d’uso, ad eccezione dell’Aula magna, e la concessione alla Regione in comodato d’uso gratuito. L’edificio, di proprietà dell’Agenzia del Demanio e del Comune di Genova era stato consegnato in uso all’Università nel 1947 e dismesso negli ultimi anni, con il trasferimento di tutte le attività universitarie all’interno della cinta ospedaliera.