Il Vangelo al Teatro della Corte fino al 7 maggio. Un anelito alla libertà ed alla verità senza porsi limiti

©Foto Luca del Pia
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Il regista, esponente di  quel  teatro diverso e sperimentale,  che non mette in scena spettacoli scritti per il teatro, ma usa il palcoscenico per  rappresentare esperienze  e sensazioni per lo più personali,  porge all’attenzione del pubblico questo lavoro, allestito con attori non provenienti da scuole, comunque stabili nella compagnia, segnati  da esperienze di vita che hanno visto il peggio dell’esistenza, guerre, emarginazione, infermità e disabilità inguaribili.

Egli sostiene di adempiere ad un desiderio della madre, fervente cattolica, di portare in scena il Vangelo, forse nella segreta speranza di far riflettere il figlio, un tempo deciso osservante cattolico, distaccandosi poi dalla pratica perchè desideroso di quella felicità “libera” che la religione organizzata (per la precisione tutte le religioni organizzate, anche quella buddista, alla quale il nostro regista pare aderire), sembrano promettere  post mortem, sempre che si sia vissuti  costantemente e volontariamente nella tristezza del sacrificio e della penitenza.

E dopo una iniziale allegra esplosione scenica  sull’affermazione del rifiuto di una vita  terrena“infelice” , il regista   torna a guardare in retrospettiva  quel testo evangelico che comunque lo tormenta, evidenziandone, paradossalmente, alcuni dei lati più tristi ed enigmatici. Così assistiamo a rappresentazioni riviste del tradimento di Giuda, della crocifissione, delle beatitudini, tra demoni bisex e visioni apocalittiche.

La narrazione è corredata da immagini di grande presa e da  video di testimonianze di vite travagliate, accompagnate da episodi della vita difficile e carica di ansie esistenziali dello stesso regista. Nel complesso ne deriva uno spettacolo intimista di non facile  interpretazione: come lo stesso Delbono dichiara “ mi sono perduto, come faccio sempre quando costruisco i miei spettacoli, dimenticando quel Vangelo, o forse portandomi dietro di quel Vangelo solo il nome”.

©Foto Luca del Pia
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In effetti si fatica ad intravedere il messaggio del Cristo, fondato sulla buona novella, quel disegno  di vita e di rivoluzione dei costumi formali. Ed anche a capire  dove l’autore vuole arrivare, al di là dell’ intenzione di promuovere  riflessioni o domande sul senso dell’odierna esistenza: infatti, ad un certo punto dello spettacolo l’autore, spesso  fra il pubblico, deve ricordare  agli spettatori quel desiderio  che alberga nell’animo di ogni operatore del teatro, anche di avanguardia,  di essere accompagnato da un applauso ogni tanto…

Suggestiva la scena spoglia, veramente splendida, coordinata e godibile la colonna sonora, mix di musiche immortali.

Elisa Prato

+”Vangelo”, di Pippo del Bono, alla Corte Teatro Stabile fino al 7 maggio

Una produzione Emilia Romagna Teatro Hrvatsko Narodno Kazaliste – Zagabria e Compagnia Pippo Delbono, regia di Pippo Del Bono, con Iolanda Albertin, Gianluca Ballarè, Bobò, Margherita Clemente, Zrinka Cvitesić, Pippo Delbono e Ilaria Distante

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