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  • Iren, il Consiglio Comunale chiede di non modificare l’assetto dell’azienda

    Iren, il Consiglio Comunale chiede di non modificare l’assetto dell’azienda

    Consiglio Comunale a Palazzo Tursi aula RossaC’era una volta l’Amga, l’Azienda Municipalizzata Gas e Acqua, una controllata del Comune che negli anni ha raggiunto dimensioni notevoli, diventando la seconda realtà industriale di Genova dopo Ansaldo Energia. La fusione con altre aziende comunali per la distribuzione di acqua e gas ha portato alla nascita di Iren, di cui il Comune di Genova controlla una quota pari al 16%. Un patrimonio che il Consiglio Comunale ha voluto proteggere approvando all’unanimità un emendamento, presentato da Pd, Lista Doria e Sel, che impedisce una modifica dell’assetto aziendale preliminare al trasferimento di alcune attività dal capoluogo ligure a Torino, Reggio Emilia e Parma. Come ha sottolineato lo stesso consigliere Vassallo illustrando il documento «L’emendamento va a modificare radicalmente un punto di un allegato sui principi generali di assetto organizzativo», aggiungendo poi che «le aziende che sono a Genova devono obbligatoriamente restare a Genova».

    La modifica apportata genererà ripercussioni anche sugli altri comuni azionisti. Infatti tutti i Consigli Comunali che dispongono di una quota Iren stanno procedendo all’approvazione di un nuovo statuto che dovrebbe rendere più efficiente e competitiva l’azione dell’azienda sul mercato. Tuttavia il testo finale deve essere uguale per tutti i comuni rendendo di fatto necessario che tutti approvino lo stesso documento.


    Il Sindaco Doria, intervenendo sull’argomento, ha chiarito la volontà dell’amministrazione di procedere ad una revisione dello statuto, affermando che quello attualmente in vigore «non garantiva un’integrazione ottimale delle risorse ed era macchinoso». Con l’approvazione dell’emendamento gli altri comuni dovranno riavviare una non facile discussione, che in altri casi, in particolare a Torino, ha creato forti tensioni anche all’interno della maggioranza.

    iren-gasAlla base di tutto il processo di revisione dello statuto vi è una critica alla gestione aziendale degli ultimi anni, che è stata chiara anche nel discorso del Sindaco, il quale ha affermato: «Iren è un’impresa importante, ma non posso dire che abbia avuto un andamento soddisfacente negli ultimi anni». In particolare preoccupa l’amministrazione il pesante indebitamento e la perdita di valore delle azioni passate da un valore di 1,60 euro a 0,60 euro.

    Il nuovo statuto di Iren è orientato quindi ad ottenere due grandi cambiamenti soprattutto riguardanti la gestione dell’azienda. La governance non sarà più legata alla dimensione territoriale, sulla base della quale veniva determinata la scelta dei manager. Verrà inoltre eliminato il consiglio direttivo creando invece la figura dell’amministratore delegato a cui si affiancheranno un presidente un vicepresidente con importanti deleghe operative. Ciò significa dare alla dirigenza di Iren un assetto più imprenditoriale; un vertice snello in grado di prendere decisioni senza cedere al ricatto delle lottizzazioni, che ogni realtà locale aveva fatto pesare in passato.

    No a rifiuti dal Lazio e al trasferimento di Ingegneria Navale

    In apertura di seduta sono stati affrontati due importanti argomenti. In primo luogo è stato presentato un ordine del giorno che impegna il sindaco e la giunta a esprimere parere negativo sull’accordo tra Regione Liguria e Regione Lazio per smaltire 400 tonnellate di rifiuti al giorno, provenienti da quest’ultima regione, per far fronte alla chiusura della discarica di Malagrotta. Una posizione appoggiata all’unanimità da tutti i partiti del Consiglio e che prevede un immediato chiarimento con la Regione.

     

    Infine il Consiglio Comunale ha espresso la propria contrarietà anche all’ipotesi di trasferimento della Facoltà di Ingegneria Navale a La Spezia. Nel testo approvato con il voto favorevole di 30 consiglieri su 35 si legge: «l’economia del mare genovese non può vedere messo il suo prestigio nazionale ed internazionale attraverso la perdita di un tassello fondamentale […] quale il corso di Ingegneria Navale, pena l’indebolimento della capitale italiana dello shipping e del settore intero a livello nazionale».

     

    Federico Viotti

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Ecofeste: eventi e impatto ambientale, il risultato del progetto

    Ecofeste: eventi e impatto ambientale, il risultato del progetto

    Rifiuti raccolta differenziataIL PRECEDENTE

    Settembre 2011: la Provincia di Genova, in collaborazione con Muvita, aderisce a un progetto pilota – attivo su tutto il territorio nazionale – per attribuire ad alcuni eventi il marchio Ecofeste, ossia un riconoscimento del basso impatto ambientale. È stato monitorato l’utilizzo della raccolta differenziata sulle sagre e gli eventi che si sono svolti nel fine settimana 10/11 settembre, verificando che l’83% di esse applicano un corretto smaltimento dei rifiuti.

    Per questa ragione, la Regione Liguria ha deciso di estendere nel 2012 il progetto a tutte e quattro le Province, con un finanziamento di 100.000 € a Provincia da destinare in parte per acquisti di materiali e in parte per organizzare iniziative didattiche e di educazione ambientale.

    Febbraio 2012: la Giunta della Regione Liguria ufficializza l’impegno ad attivare il progetto Ecofeste nel 2012. Il primo atto concreto sarà inviare una comunicazione a tutti gli enti locali, per sensibilizzarli al rispetto dei requisiti del marchio nei loro eventi (raccolta differenziata, cibo a km zero, utilizzo di materiali ecocompatibili etc): la Regione concederà il proprio logo, supporto nella comunicazione e promozione e un contributo economico a chi manifesterà il proprio interesse ad aderire a Ecofeste.

    Giugno 2012: stabilito un primo calendario delle Ecofeste in Liguria. Tra queste, numerose sagre ma anche eventi di rilievo quali il Festival Suq, il Junifest a Ronco Scrivia e la Green Night a Santa Margherita Ligure.

    IL PRESENTE

    La Regione Liguria fa il punto sulle Ecofeste, presentando il bilancio degli eventi più a impatto zero dell’estate 2012. Al primo posto la festa organizzata a Sori a favore dell’associazione Gigi Ghirotti, che ha prodotto il 96,96% di raccolta differenziata. A seguire, sul “podio” del riciclo, il memorial Giam Massarino a Busalla e la già citata Green Night (95,33%). Qualche dato numerico sull’impatto ambientale degli eventi: sono stati prodotti in totale 25.376 kg di scarti biodegradabili, 8.962 kg di carta riciclata, 6.344 kg. di vetro e 3.435 di olio esausto.

    Un totale di 69 eventi che porteranno – nonostante le difficoltà economiche degli enti locali – a riconfermare il progetto anche per quest’anno. Nel corso dell’estate si scoprirà dunque quali sono gli eventi che risponderanno ai criteri del marchio, il cui calendario sarà consultabile sul sito di Ecofeste.

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Pechakucha night: creatività, ecologia e idee imprenditoriali

    Pechakucha night: creatività, ecologia e idee imprenditoriali

    Ingresso la ClaqueVenerdì 19 aprile 2013 si svolge a La Claque, in pieno centro storico, la quinta edizione del PechaKucha Night.

    Si tratta di un evento che si svolge in oltre 600 città del mondo allo scopo di far conoscere progetti creativi e innovativi che si stanno sviluppando sul territorio. Ogni partecipante è stato scelto attraverso un bando e ha a disposizione 20 minuti per presentare la sua idea in 20 slide.

    Un format rigido che vede coinvolti in ogni edizione artisti, designer, architetti, urbanisti, fotografi, videomaker, liberi pensatori.

    Questo il programma della serata: si parte alle 20 con un aperitivo musicale, i progetti saranno raccontati dalle 21 alle 23 (con un break di 15′ alle 22) e infine ci sarà il concerto live dei Calomito a partire dalle 23.30. Ingresso 5 € inclusa la consumazione.

    I progetti di PechaKucha Night 5
    – Simone Felici: Anaglyph Project
    – Alfonso Bonavita, Roberto Della Rocca: Game Over
    – Carlo Occhiena, Giulia Mietta: Canate
    – Angela Giulia Toso: La stilista
    Filippo Balestra, Roberto Ferreccio, Stella Venturo: COSTOLA, un libro duro
    – Francesco Di Biaso: IoRicreo
    – Marna Parodi: Le mappe dei quartieri viventi, studiare Genova con i social media
    – Francesco Rotta: Puzzle Free
    – Veronica Salvinie, Carlo Lamberti, Francesco Capezio, Gianluca Sturmann: Art is clear as clouds are
    – Francesco Margaroli: Norquitecture
    – Andrea Cocchi: Ross Italia, scarpe artigianali concepite a Genova
    – Alessio Vecchiè (Studio Làbora), Pierluigi Gori (Studio Fotografico Cairoli 8), Francesco Margaroli, Beatrice Piazzi: Olaf
    – Luana Ciambellini, ArcipelagoScec Toscana/Liguria: Lo SCEC in 6 minuti.

  • Discarica via Piombelli: monitoraggio ambientale in attesa della bonifica

    Discarica via Piombelli: monitoraggio ambientale in attesa della bonifica

    ambiente-rifiuti-DLa discarica abusiva di rifiuti tossici di via Piombelli, a Rivarolo – vera e propria bomba ecologica in mezzo alle case – dopo anni di silenzi e omissioni, oggi è sotto stretto controllo degli enti competenti, tuttavia, i dati sul monitoraggio ambientale in via di esecuzione, ancora non sono in grado di confermare o smentire la necessità di una bonifica integrale del sito.
    Se ne è discusso venerdì 6 aprile durante la seduta consiliare del Municipio Val Polcevera, come racconta l’assessore con delega all’Ambiente, nonché abitante della zona, Patrizia Palermo «Abbiamo illustrato al Consiglio gli ultimi risultati delle rilevazioni sullo stato di inquinamento dell’area che continueranno durante il mese di aprile. Presidente e Giunta hanno anche svolto un sopralluogo in via Piombelli».

    I soggetti interpellati durante l’istruttoria sono stati: la Regione Liguria, il Comune di Genova, l’ARPAL, l’AMIU, l’ASL 3 e la Provincia di Genova. Le risposte fornite sono interlocutorie e hanno evidenziato una situazione di indagine non ancora conclusa. Sono tuttora in corso di svolgimento le attività di monitoraggio delle acque sotterranee, delle acque superficiali e non solo.
    Con nota del 19 marzo 2013, la Direzione Ambiente Igiene Energia del Comune di Genova ha evidenziato che, mediante i nuovi piezometri, sono state eseguite due campagne di campionamento e analisi (giugno e ottobre 2012). Gli esiti pervenuti sono sempre stati «conformi alle concentrazioni soglia di contaminazione». Un’ulteriore campagna verrà realizzata ad aprile 2013.
    Per quanto riguarda l’attività di monitoraggio dell’aria, i dati comunicati, emergenti dalle campionature quindicinali sul campo dal 17 luglio 2011 ed analisi di laboratorio, affermano che «l’attuale assetto normativo in materia di qualità dell’aria stabilisce per il parametro benzene (l’unico tra le sostanze rilevate, potenzialmente cancerogeno e con limiti normati) un limite massimo di concentrazione pari a 5 µg/mc (sempre ampiamente rispettato), tranne in un campionamento, tra fine aprile ed inizio maggio 2012 (valore pari a 5,34)». L’esame dei dati tecnici è ancora al vaglio di Arpal.
    In merito alla staticità del sito sono in via di completamento le indagini avviate per controllare le condizioni di stabilità dell’area, per mezzo di 2 sondaggi geognostici attrezzati ad inclinometro. Uno dei due inclinometri ha rilevato uno spostamento (lettura 8/8/2012 pari a circa 1,7 mm in direzione Nordovest; lettura 10/12/12 pari a circa 3,5 mm in direzione Nordovest).
    Nella nota della Direzione Ambiente, Ambiti Naturali e Trasporti della Provincia di Genova si evidenzia che «le azioni svolte fino a questo momento hanno avuto la finalità di indagare sulle condizioni dell’area per definire eventualmente un percorso che vada oltre la messa in sicurezza del sito, .non è escluso, infatti, che tale fase possa evolvere in un procedimento più complesso per la valutazione dell’eventuale rischio e la definizione degli interventi destinati ad eliminarlo»

    Il problema, se dovesse emergere la necessità di una bonifica integrale (i primi interventi sono stati eseguiti nel 2001 e nel 2005), è che «Non ci sarebbero le risorse economiche necessarie per eseguire un’operazione molto costosa», sottolinea l’assessore. I costi, infatti, graverebbero sulla collettività, visto che i proprietari dell’area, i marchesi Catteneo Adorno, con sentenza del Tribunale penale di Genova n. 3997/05, sono stati assolti – per non aver commesso il fatto – dall’imputazione di aver realizzato sul loro terreno una discarica di rifiuti. I contenziosi tra proprietari e Comune di Genova si sono conclusi nel 2010 con sentenza del Consiglio di Stato Sez. V, 16/07/2010, Decisione n. 4614, la quale ha stabilito che la rimozione dei rifiuti non costituisce onere reale a carico del proprietario non responsabile con conseguente obbligo per l’amministrazione competente di procedere in merito.
    Attualmente, la causa intentata dall’amministrazione comunale contro i marchesi Cattaneo Adorno, è ancora pendente in sede civile «Ma considerato l’esito negativo dei precedenti contenziosi penali ed amministrativi, sono scettica sul fatto che questa volta possa andare in maniera diversa», spiega Palermo.

    In questa lunga vicenda che si trascina ormai da un decennio, un aspetto positivo finalmente c’è: il sito è stato recintato e reso completamente inaccessibile. «Cittadini, Comitato di via Piombelli, associazioni (in particolare la Casa della Legalità) hanno lottato per lungo tempo affinché si intervenisse – continua l’assessore – l’amministrazione comunale, da parte sua, ci ha messo dei soldi per una parziale bonifica (2001 e 2005) ed in seguito, a partire dal 2009, ha cominciato a mettere in sicurezza l’area».

    rifiutiOggi, però, un altro rischio incombe dietro l’angolo. A fianco della discarica di rifiuti tossici, a causa del comportamento incivile di alcuni, sta nascendo una nuova discarica abusiva di rifiuti ingombranti. «Ci sono persone che scaricano materiali, anche pericolosi per l’ambiente come l’amianto, nelle vicine acque del Rio Maltempo – spiega Patrizia Palermo – La pericolosità di quest’ultimo è ben nota fin dagli anni ’70 quando, durante gli eventi alluvionali, il rivo creò enormi danni in zona. Stiamo ragionando sulla possibilità di sbarrare la strada di accesso, come chiedono gli abitanti, ma il tratto interessato risulta di proprietà privata. Le conseguenze della rimozione di tali rifiuti, però, ricadono sulle casse comunali. Dobbiamo verificare le intenzioni del soggetto proprietario e trovare un accordo».

     

    Matteo Quadrone

  • Io Ricreo: impatto zero e riciclo creativo spiegati in un libro

    Io Ricreo: impatto zero e riciclo creativo spiegati in un libro

    RifiutiNe avevamo parlato su Era Superba già lo scorso anno, descrivendo brevemente l’attività di Io Ricreo: nel 2007 due studenti universitari di Genova hanno fondato un’associazione con lo scopo di valorizzare il riciclo creativo.

    Attraverso il proprio sito web ed eventi sul territorio (per esempio Ri-party, festa a impatto zero) Io Ricreo si pone l’obiettivo di realizzare laboratori di riciclo e riuso per adulti e bambini, nelle scuole, durante eventi e fiere. Come spiega uno dei fondatori, Francesco Di Biaso, «l‘attività di IoRicreo è in costante aumento, abbiamo sempre molte richieste e contatti con gruppi interessati a tematiche come sostenibilità, riciclo e riuso. Il direttivo dell’associazione è formato da cinque persone, che operano con il contributo dei soci. Spesso è difficile perché ci si sente da soli, abbandonati da uno stato che non aiuta i giovani, ma i risultati sono soddisfacenti e ci fanno andare avanti sempre a testa alta. Siamo sempre alla ricerca di persone nuove, che abbiano voglia di mettersi in gioco per il proprio futuro e che siano stufe di questa continua precarietà: il futuro lo si ri-crea assieme giorno dopo giorno. Siamo anche alla ricerca di uno spazio fisico concreto per aprirci ancora di più alla cittadinanza, avere un luogo dove incontrarci oltre al nostro sito web».

    Oggi l’attività di Io Ricreo si concretizza anche in un prodotto editoriale, un libro-manuale che uscirà il 21 marzo con la casa editrice Terre di Mezzo, scritto da Francesco Di Biaso con disegni di Maddalena Gerli, illustratrice che ha già ricevuto diversi riconoscimenti internazionali. «Il libro è improntato sul fare: vuole stimolare la creatività e cercare di dimostrare che vi è una manualità dormiente in ognuno di noi, che senza dover comprare cose costose, ma recuperando il superfluo, ci permette di creare oggetti belli, utili e di design. Mi piacerebbe molto riuscire a illuminare le persone, dimostrando loro che spesso hanno già ciò di cui hanno bisogno. Questo nuovo pensiero, chiamato riciclo creativo, oltre a diminuire l’impatto ambientare di una persona, e quindi a giovare concretamente all’ambiente, può essere d’aiuto anche al portafoglio, tematica da non trascurare in un momento di forte crisi come questo».

    La prima presentazione del manuale Io Ricreo avverrà domenica 17 marzo a Milano, durante la fiera Fà la cosa giusta, ma l’associazione mantiene un legame costante anzitutto con la nostra città: «A marzo si pianta il basilico, noi abbiamo piantato i semi per una cittadinanza più attiva e partecipata, aspettiamo di vederne nascere le foglioline. Finora abbiamo lavorato molto fuori Genova, ma ora stiamo puntando molto sulla nostra città, perché crediamo abbia moltissimo potenziale mal sfruttato e ci farebbe piacere vederla più a misura d’uomo: più viva e più ecologica. Qualcosa si sta muovendo grazie anche a gruppi come Arbusti, che hanno lo scopo di mappare le realtà indipendenti e gli eventi a essi associati».

    Quali sono gli altri progetti dell’associazione? «Stiamo portando avanti un ciclo di laboratorio all’interno delle scuole con la collaborazione del Centro Latte Rapallo, dove con dimostrazioni pratiche insegniamo agli studenti come vi sia un forte legame tra “riciclo creativo” e “sana e corretta alimentazione”. Organizziamo anche una serie di laboratori per adulti: dal cucito creativo, dove insegniamo alla persone a riusare vecchi vestiti trasformandoli in nuovi capi di moda, alla creazione di complementi d’arredo interamente da materiale di scarto».

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Ricette vegan e alimentazione corretta: il blog di Nicole Provenzali

    Ricette vegan e alimentazione corretta: il blog di Nicole Provenzali

    cucina vegDa sabato 16 a domenica 24 marzo 2013 torna la Settimana per la Prevenzione Oncologica: una settimana alla riscoperta della sana alimentazione, che è ritenuta uno dei fattori principali di prevenzione di malattie come il cancro.

    Gli eventi a Genova si svolgeranno sabato 23 e domenica 24 marzo a Palazzo Ducale e nel palazzo della Regione Liguria (qui il programma) e una degli ospiti principali, come già avvenuto lo scorso anno, è Nicole Provenzali, che nel 2008 ha aperto il suo blog ricetteveg e nel 2012 cucina consapevole, che gestisce insieme a Marilisa Bombonato.

    Cosa dobbiamo aspettarci dal programma di eventi genovese? «Anche quest’anno, grazie all’impegno di LILT, la prevenzione e la sana alimentazione saranno il cardine delle attività e delle manifestazioni in programma. Ci troveremo nuovamente insieme per lavorare e promuovere una scelta consapevole dei nostri consumi e dei nostri stili di vita. Tanti i soggetti coinvolti, ognuno con un bagaglio di esperienze diverso».

    All’evento è stato anche abbinato un concorso fotografico, che invitava i partecipanti a immortalare la propria dispensa. «Come l’anno scorso, abbiamo deciso di rendere questa settimana speciale con un concorso che premiasse l’attenzione consapevole ai propri consumi in materia di alimentazione. Anche questa volta la risposta del pubblico ci ha regalato grande soddisfazione: sono davvero tante le persone che si fermano a riflettere sulle proprie abitudini e che cercano di migliorarsi. Per noi, la vittoria più grande».

    Non si può definire Nicole una foodblogger (anche se il termine non le dispiace), quanto piuttosto una «ricercatrice del gusto consapevole». Su Era Superba abbiamo dedicato altre volte spazio all’esperienza di blogger specializzati in ricette: ciò che caratterizza Nicole è l’attenzione a uno stile di vita sano. «La soddisfazione più grande, da quando ho aperto il blog, è aver conosciuto meglio me stessa e tante persone che, come me, vogliono migliorare. La seconda è aver imparato tantissimo grazie a questi incontri. Infine, non posso negarlo, un’altra soddisfazione enorme è veder riconosciuto il proprio impegno: molte persone ci scrivono per complimentarsi, molte per avere consigli, moltissime ci seguono con affetto e molte altre hanno deciso di cambiare stile di vita anche grazie al nostro piccolo aiuto. Genova è una città difficile, non è semplice riuscire ad accattivarsi la curiosità della persone qui. Non di primo acchito, perlomeno. Poi, però, l’idea di un nuovo modo di prendersi cura di se e delle persone a cui vogliamo bene, cominciando dalla tavola, vince. Oggi nella nostra città ci sono tante iniziative, tante avventure come la mia, tante persone che stanno puntando al buon consumo: grazie alle forze di tutti, la sana alimentazione naturale e il consumo critico stanno diventando un importante tema attuale anche per i genovesi».

    Infine, Nicole propone per Era Superba un decalogo della corretta alimentazione, in parte rivolto anche a chi non sceglie la dieta vegetariana o vegana.

    01. Impegniamoci a ridurre e differenziare i nostri rifiuti.

    02.Impegniamoci a ridurre le filiere produttive: affidiamoci a GAS, mercati e produttori locali.

    03. Impegniamoci a consumare solo prodotti di stagione.

    04.Impegniamoci a evitare il cibo confezionato e a leggere le etichette, non acquistando i prodotti che contengono ingredienti “non identificabili”: ridurremo imballaggi e ne guadagneremo in salute.

    05. Impegniamoci a evitare l’utilizzo di carta da cucina: fazzoletti e strofinacci di stoffa sono perfetti.

    06. Impegniamoci a evitare l’acquisto di acqua in bottiglia: l’acqua appartiene a tutti e “ci costa la Terra, dappertutto”. [cit. Dawn to Earth]

    07. Impegniamoci a evitare il consumo di carne e di derivati animali: per un 1 kg di carne di manzo servono mediamente 7kg di cereali e 15.000 lt di acqua, abbiamo in mano la fame degli altri.

    08. Impegniamoci a ridurre al massimo lo scarto del nostro cibo: ricicliamo, riutilizziamo e reinventiamo le nostre ricette.

    09. Impegniamoci ad autoprodurre e scambiare quello che ci serve, magari in compagnia: ne guadagneremo in qualità, risparmio, ecologia e convivialità.

    10.Impegniamoci a sperimentare un piccolo orto, anche sul nostro balcone o sul davanzale: avremo uno spazio colorato, bellissimo e… gustoso!

    Marta Traverso

  • Riciclo arrangiato: idee per riutilizzare i materiali di scarto

    Riciclo arrangiato: idee per riutilizzare i materiali di scarto

    RifiutiAssemblare, modellare e decorare materiali di scarto per dare vita a nuovi oggetti investendo esclusivamente sulla propria immaginazione. Questo il senso della bella iniziativa “Riciclo Arrangiato” promossa dal Movimento Consumatori Liguria. Laboratori aperti a tutti, rivolti a chiunque abbia voglia di sfogare la propria creatività cimentandosi nell’arte nobile del riciclo

    Lunedì 18 febbraio in via dei Giustiniani 66r, sede del Movimento, appuntamento alle ore 15 per la prima giornata del laboratorio, un appuntamento che si ripeterà ogni mese: «Servendoci di forbici, colla e poco altro daremo forma a originali e unici oggettiMolte delle cose che comunemente “buttiamo” nella spazzatura possono stuzzicare la nostra immaginazione: scatole delle uova, penne scariche, rotoli di carta igienica finita, stringhe. Riutilizzare ciò che di solito eliminiamo, oltre a farci divertire, riduce i rifiuti, diminuisce l’inquinamento e così possiamo evitare di comprare cose che possiamo costruirci da soli».

    Il materiale viene fornito dagli organizzatori e proviene dal centro di riciclaggio creativo ReMida presso la Fabbrica del Riciclo Amiu; per lo più trattasi di rimanenze e scarti di negozi e uffici genovesi vedi cartone, tappezzeria, rame, alluminio, filo di ferro, ingranaggi, legno, sughero, cuoio, tessuti vari, plastica e gomma.

    «L’ iniziativa vuole sottolineare l’importanza di non sprecare ciò che può essere riutilizzato perché è fondamentale non adeguarsi all’automatismo “usa e getta” e inventarsi un secondo utilizzo delle cose», si legge sul profilo facebook del Movimento Consumatori. Partecipare al progetto sarà un’occasione per divertirsi, conoscersi, imparare l’uno dall’altro e trascorrere un pomeriggio all’insegna della sostenibilità.

     

  • Provincia di Genova, spending review: centri di formazione a rischio

    Provincia di Genova, spending review: centri di formazione a rischio

    lavoro-geometra-architetto-DII tagli al bilancio ed i vincoli imposti dal patto di stabilità stanno mettendo in ginocchio le Province italiane compromettendone lo svolgimento di importanti funzioni. «La capacità di investimento delle Province è crollata di oltre il 44% in soli 5 anni», lancia l’allarme il presidente dell’UPI (Unione Province Italiane), Antonio Saitta. Il risultato di tali scelte è il progressivo impoverimento del tessuto economico dei territori. A farne le spese sono l’indispensabile opera di manutenzione e messa in sicurezza di strade e scuole, la gestione dei servizi di orientamento e politiche per il lavoro, la pianificazione della formazione professionale e delle attività connesse.
    «Bisogna abbandonare la strada dei tagli lineari, prevedendo, al contrario, dei criteri che tengano conto dei diversi ruoli e delle funzioni svolte nelle diverse Regioni – sottolinea Saitta – Anche perché le Province hanno già avviato una operazione importante di riqualificazione della spesa: dal 2008 ad oggi il nostro livello di spesa corrente, quella cioè più rigida, destinata al pagamento degli stipendi del personale ed alla gestione ordinaria della macchina amministrativa, è scesa di ben oltre il 12%. Non ci sembra ci siano altre istituzioni che abbiano fatto lo stesso, anzi, nel resto della Pubblica amministrazione questo capitolo continua a salire».

    A proposito della ripartizione dei tagli, l’impostazione iniziale non teneva conto della gestione dei fondi vincolati per le funzioni delegate regionali. Si è così venuta a creare una situazione insostenibile, in particolare per quegli enti, come le Province liguri, che svolgono alcune funzioni non finanziate con risorse proprie, ad esempio per quanto concerne i rifiuti, il trasporto pubblico locale, la formazione professionale.
    «La Provincia di Genova svolge più funzioni delegate dalla Regione Liguria – spiega il Commissario Straordinario, Piero Fossati – Sul bilancio 2013 che non arriva a 150 milioni di euro complessivi, finché non sarà varato un provvedimento correttivo come promesso dal Governo, avremo un taglio di 26,9 milioni. Sul bilancio 2012, invece, la sforbiciata è stata di 11 milioni. Mi auguro vivamente che il documento venga predisposto al più presto per dare un po’ di ossigeno alla Provincia. Probabilmente l’emanazione dell’atto slitterà a dopo le elezioni politiche – aggiunge Fossati – se la riduzione delle risorse si assestasse sotto i 20 milioni riusciremo a recuperare il denaro per pagare gli stipendi e le rate dei mutui».

     

    LE RIPERCUSSIONI SUL TERRITORIO GENOVESE E SUI CENTRI PROVINCIALI DI FORMAZIONE PROFESSIONALE

    lavoro-ingegnere-geometra-appaltoL’ISTITUTO TRUCCO

    Una drastica riduzione della spesa, in tutti i casi, è inevitabile. Per quanto riguarda le politiche per il lavoro una prima conseguenza è la recente chiusura del Centro Provinciale per l’Impiego di Nervi.
    Sul fronte della formazione professionale la prossima struttura destinata a chiudere i battenti è l’Istituto “Luciano Trucco” di Bolzaneto, uno dei 2 Centri Provinciali di Formazione Professionale (l’altro è l’Istituto “Altiero Spinelli” di Molassana).
    Con la Legge regionale 52/1993 “Disposizioni per la realizzazione di politiche attive del lavoro” la Regione Liguria ha attribuito le funzioni in materia di formazione e orientamento professionale alle Province. E con appositi provvedimenti ha trasferito ad esse i Centri di Formazione, unitamente al personale in servizio, i beni mobili e le attrezzature.
    «La chiusura del Trucco era prevista a partire dal 1 febbraio 2013 – spiega Giuseppe Scarrone, dirigente della Direzione Politiche formative e del lavoro della Provincia di Genova – ma visto che vi sono delle attività formative che devono ancora concludersi, per non creare disagio all’utenza, si è deciso di posticipare la chiusura a giugno-luglio 2013».
    Attualmente sono 3 i corsi in via di svolgimento presso il centro di Bolzaneto: 1 “meccanico” (l’unico percorso triennale, 16 allievi giunti al 3° anno); 1 “ascensorista” (corso biennale, in collaborazione con l’Istituto Don Bosco); 1 “saldatura-meccanico”.

    Il Centro Trucco trae le proprie origini dal vecchio “Centro Metalmeccanico” sito in Via Fillak a Certosa, fondato nel dopoguerra e gestito dall’INAPLI, Istituto Nazionale Addestramento Lavoratori Italiani (ente emanazione del Ministero del Lavoro preposto alla formazione dei lavoratori del ramo industriale) che lo gestì fino alla creazione, nel 1970, delle Regioni a Statuto Ordinario. Da tale data il Centro viene trasferito alla Regione Liguria e nel 1983 viene traslocato nell’attuale sede di Via Pastorino 32 a Bolzaneto, in locali più spaziosi e funzionali.
    Parliamo di una struttura all’avanguardia che si sviluppa su quasi 4000 mq di superficie, dotata di una decina di laboratori per esercitazioni pratiche ed altrettante aule attrezzate per la teoria. «Il volume medio della formazione erogata si aggira intorno alle 9000 ore/anno, con un indice di produttività estremamente elevato – si legge sul sito della Provincia di Genova – Nell’anno 2004 il Centro Trucco ha erogato circa 9200 ore di formazione a circa 640 allievi».

    «Nell’istituto oggi lavorano in media circa 7-8 insegnanti a contratto (liberi professionisti con partita Iva) e una dozzina di dipendenti della Provincia, sopravvissuti al processo di “svuotamento” – racconta un professore che da trent’anni insegna al Trucco – A questi ultimi è stato annunciato che saranno trasferiti in altre strutture provinciali. Fino al 2008-2009 c’erano almeno una ventina di insegnanti liberi professionisti. Ma da 3-4 anni a questa parte è evidente l’intenzione di dismettere il Centro. Al direttore hanno detto di non progettare più altri corsi. L’indirizzo prevalente è quello di affidare la formazione professionale agli enti privati accreditati e finanziati con contributi pubblici».
    Inoltre, circa 7 anni fa «È stata eseguita un’importante ristrutturazione dell’edificio con un significativo esborso economico», ricorda il professore. «L’edificio, almeno di recente, è stato interessato da un’opera di manutenzione e non da una vera e propria ristrutturazione – risponde Giuseppe Scarrone, dirigente della Direzione Politiche formative e del lavoro della Provincia – In particolare, è stato sistemato l’ultimo piano, dato in affitto ad un altro ente privato, lo IAL Liguria, che a breve dovrà trovare una nuova sede. L’ultima ristrutturazione risale a più di dieci anni fa. Comunque è una struttura in buone condizioni, assolutamente a norma per quanto riguarda le misure di sicurezza e gli standard di qualità previsti dalle normative».

    «Il centro di Bolzaneto è quello più attrezzato nell’area genovese – sottolinea il professore, che preferisce mantenere l’anonimato – con dei laboratori di saldatura e meccanica efficienti, dotati di un gran numero di macchinari moderni e funzionali, due laboratori elettrici unici in tutta Genova, utilizzati per il corso ascensoristi in collaborazione con l’Istituto Don Bosco». Indubbiamente, come riconosce lo stesso dirigente, Giuseppe Scarrone «Sono spazi con attrezzature specifiche per lo svolgimento di alcune attività formative che, nell’ambito di Genova e Provincia, altri soggetti non possono vantare. I punti di forza sono i laboratori di meccanica, saldatura e ascensoristica».
    «Adesso che l’istituto Trucco è stato svuotato, ovviamente appare una spesa inutile – aggiunge il professore – Dietro, però, c’era un preciso disegno per arrivare a questo punto. Secondo me perdere una simile eccellenza configura uno sperpero di denaro pubblico».
    Quale sarà il destino dei quasi 4000 mq del centro di Bolzaneto? Saranno svenduti al miglior offerente? «Venduti, affittati, le possibilità sono molteplici – spiega Scarrone – D’altra parte, la Provincia sta attuando una dismissione dei propri beni immobiliari».
    «Siamo ben coscienti del valore dell’Istituto Trucco – afferma il Commissario Straordinario della Provincia di Genova, Piero Fossati – e dei risultati conseguiti finora dai Centri Provinciali di Formazione Professionale. Stiamo ragionando affinché il Trucco possa continuare a svolgere la sua funzione anche in futuro, magari attraverso un affidamento agli organismi formativi convenzionati con la Provincia, dai quali abbiamo già ricevuto un’offerta. Comunque, posso garantire che, anche in caso di affidamento della struttura all’esterno, seguiremo la questione con la necessaria attenzione. L’istituto di Bolzaneto è un patrimonio pubblico e come tale va salvaguardato».

    Val Bisagno, SciorbaL’ISTITUTO SPINELLI

    Il Centro Provinciale di Formazione Professionale “Altiero Spinelli”, sorto nel 1974 presso la sede di Via Emilia come Centro Regionale di Formazione Professionale (C.R.F.P.), dal marzo 2002 è ubicato presso la nuova sede di Ca dè Pitta in via Adamoli 3, che unisce il C.P.F.P. Spinelli al Centro provinciale per l’Impiego della Valbisagno.
    «L’Istituto Spinelli è ancora funzionante ma anch’esso è in via di dismissione – racconta il professore – e come il Trucco, vive una situazione travagliata».
    «Il funzionamento dei Centri Provinciali di Formazione Professionale, ormai da anni, è appeso ad un filo – sottolinea il dirigente della Provincia, Giuseppe Scarrone – oggi gli insegnanti più giovani hanno 50 anni. Senza ricambio generazionale non c’è futuro, eppure, da almeno 15 anni non si fanno investimenti in risorse umane. Lo Spinelli va avanti finché la struttura regge, mantenendo un profilo ridoto all’osso, sia a livello di forza lavoro che di spese».
    Ma per fortuna si tratta di un edificio decisamente più piccolo rispetto al Trucco e dai costi di gestione ancora sostenibili, almeno per ora. Attualmente al suo interno stanno terminando 2 percorsi triennali (2° e 3° anno): 1 “idraulico”, 1 “meccanico” (che si concluderà a giugno 2014), per un totale di 35 allievi; inoltre è attivo 1 corso “montaggio scafo” (che si svolge presso l’Istituto Nautico).
    Dunque ancora un anno e poco più, poi anche per l’istituto Spinelli il futuro sarà un rebus.

    Nel settembre 2001 al Centro Spinelli viene attribuito come sede staccata il C.P.F.P. A.Brodolini di Sarissola (Busalla), chiuso qualche mese orsono. «I corsi di formazione attivi a Busalla erano ben pochi – spiega Giuseppe Scarrone – Di fatto il centro svolgeva soprattutto una funzione di sportello sul territorio, occupandosi della distribuzione di bollini agli idraulici, del ritiro della documentazione di avvenuta revisione di alcuni impianti (ad esempio le caldaie), del rilascio delle licenze di pesca, ecc. Secondo le intenzioni dei Comuni della zona dovrebbe continuare a svolgere il medesimo ruolo».

     

    IL RUOLO DEI CENTRI PROVINCIALI, IL RUOLO DELLA PROVINCIA NELLA FORMAZIONE PROFESSIONALE

    «La Provincia promuove attraverso i propri Centri Provinciali di Formazione Professionale la formazione e l’elevazione professionale al fine di: rendere effettivo il diritto al lavoro e alla sua libera scelta; favorire la crescita della personalità dei lavoratori attraverso l’acquisizione di una cultura professionale». Così si legge sul sito web della Provincia di Genova che aggiunge: «L’offerta di formazione professionale è differenziata secondo le esigenze formative che ciascuno può avere nei diversi periodi della vita. In genere le attività formative sono organizzate da Enti o Centri Provinciali accreditati dalla Regione Liguria e sono cofinanziati con il Fondo sociale Europeo (Obiettivo 2 “Competitività regionale e occupazione” 2007-2013) o con Fondi regionali».

    lavoro-artigiano-artigianato-falegname-DI«La Provincia ha sempre difeso l’esistenza dei Centri Provinciali sottolineandone l’importanza per il territorio – ribadisce Giuseppe Scarrone – Ma c’è un movimento d’opinione a livello nazionale e regionale che, al contrario, spinge in un’altra direzione: la Provincia, in merito alla formazione, deve svolgere solo un ruolo di programmazione senza gestirla in maniera diretta, bensì affidandola ad enti privati in convenzione con il pubblico».
    Con la Legge regionale 18/2009 “Sistema educativo regionale di istruzione, formazione e orientamento” viene sancito tale indirizzo. L’articolo 6, comma 2, specifica le funzioni delle Province, le quali «Concorrono con la Regione agli atti di programmazione e di indirizzo relativi alla formazione professionale e sono titolari delle funzioni relative alla pianificazione, organizzazione e gestione delle attività formative ad eccezione di quelle direttamente esercitate dalla Regione».
    L’articolo 20 entra nel merito «Le attività di formazione professionale sono realizzate: mediante affidamento a organismi formativi accreditati, nei casi in cui l’attività formativa sia finanziata, anche parzialmente, con contributi pubblici e sia conforme agli standard di cui all’articolo 60; mediante riconoscimento dell’attività formativa svolta da organismi di formazione, ancorché non accreditati, nei casi in cui essa non usufruisca di alcun finanziamento pubblico e sia conforme agli standard di cui all’articolo 60; mediante affidamento ad imprese che, con il contributo finanziario pubblico, svolgono attività di formazione continua di cui all’articolo 45 rivolta al personale di appartenenza o finalizzata all’inserimento lavorativo nella propria organizzazione aziendale, sulla base di accordi specifici».

    «La formazione professionale si definisce un sistema pubblico a convenzionamento – afferma il dirigente della Provincia – Le attività formative, anche se gestite da enti privati, sono totalmente gratuite perché si fondano su risorse economiche messe a disposizione dal pubblico».
    Nel prossimo futuro, però, con le pesanti sforbiciate previste dalla spending review, sarà ancora possibile garantire il mantenimento di questo sistema di convenzioni e, di conseguenza, le opportunità offerte dalle attività formative?
    «È del tutto evidente che per continuare a promuovere certe iniziative occorre che tutti, Comuni, Regione, Province, facciano la loro parte», precisa il Commissario Piero Fossati.

    «La capacità di assorbimento della formazione professionale è ben diversa da quella scolastica – aggiunge Scarrone –Considerando tutti gli enti convenzionati (dai Salesiani alla Scuola Edile) parliamo del coinvolgimento di un migliaio di giovani su un totale di 30 mila ragazzi in età da scuola superiore. In pratica gli utenti della formazione professionale rappresentano il 5% del totale. Ma le attività formative promosse dalla Provincia sono un servizio fondamentale che nel recente passato ha consentito a tanti giovani di trovare un lavoro».
    Non si tratta di numeri giganteschi, tuttavia «I Centri Provinciali rappresentano un’opportunità significativa – continua il dirigente della Provincia – fornendo un’alternativa alla dispersione scolastica ed una risposta al disagio dei giovani che non si trovano bene nella Scuola Professionale dove, rispetto ai Centri, si svolge minore pratica lavorativa».

     

    IL RUOLO DEI PRIVATI, IL FUTURO DELLA FORMAZIONE PROFESSIONALE

    lavoro-contratti-business-agentiNella formazione professionale il ruolo del privato è sempre stato preponderante, come racconta Giuseppe Scarrone «I primi a promuovere delle attività formative sono stati gli enti religiosi, ad esempio i Salesiani. Nel periodo del boom economico (anni ’60) si sono sviluppate le Scuole Professionali perché c’era una forte richiesta di operai. In seguito, alla formazione professionale di ispirazione religiosa, si sono aggiunti gli enti privati riferibili alle varie sigle sindacali, alle associazioni di categoria, ecc. E sono quelli che tuttora lavorano in convenzione con il pubblico».

    «Da almeno 10 anni a questa parte il ruolo dei Centri Provinciali è residuale – sostiene il dirigente della Provincia – Circa il 90% delle attività formative, infatti, sono sviluppate da soggetti privati. Nello stesso tempo, la capacità di investimento della Provincia è crollata. Il risultato finale è che i Centri sono stati “svuotati” e nessun insegnante è stato più assunto».
    Oggi, a prescindere dai tagli, queste strutture sono in affanno «E determinate scelte sono comunque necessarie – sottolinea Scarrone – Nelle Province di Savona ed Imperia i Centri Provinciali sono già stati chiusi. La tendenza ormai è inevitabile».

    Eppure ci troviamo di fronte ad una vera e propria contraddizione «L’Unione Europea ci chiede di puntare su scuola e formazione di qualità – ricorda Scarrone – In Italia attraversiamo un periodo in cui per gli enti locali è impossibile fare investimenti. E così rischiamo di rimanere al palo».
    Dall’altro lato la politica nazionale sembra dimenticarsi dell’importanza di alcuni tematiche particolarmente sensibili per i cittadini. La campagna elettorale per le imminenti elezioni politiche è entrata nel vivo e si infiamma sempre più, giorno dopo giorno. Nonostante ciò parole quali Lavoro e Formazione, almeno finora, sono state pronunciate con il contagocce.

     

    Matteo Quadrone

  • Foce, mercato comunale di piazza Scio: interventi contro il degrado

    Foce, mercato comunale di piazza Scio: interventi contro il degrado

    Mercato Comunale piazza Scio, FoceIl mercato ortofrutticolo di piazza Scio, nel cuore della Foce a due passi da Piazza Palermo, torna a far parlare di sé. Solo pochi mesi fa (settembre 2012) residenti e commercianti della zona hanno fatto sentire le loro voci, protestando contro la sporcizia e il degrado che si accumula ogni giorno alla chiusura del mercato coperto: cassette vuote, resti di frutta e verdura abbandonati, cattivi odori,  insetti e topi hanno spinto all’esasperazione collettiva.

    A detta dei cittadini della Foce, i cassonetti sempre straripanti e il rumore del compattatore per lo smaltimento dei rifiuti rendono impossibile la convivenza tra gli operatori del mercato e il resto della cittadinanza. Questa “guerra civile” si è inasprita nei mesi: i residenti, stanchi, hanno cercato più volte l’intervento di vigili e carabinieri per riportare un po’ ordine nel quartiere, mentre gli operatori del mercato, dalla loro, sentendosi attaccati, hanno diffuso volantini in cui rivendicavano il monopolio dei cassonetti dell’area di piazza Scio, impedendone l’uso agli “esterni”. La situazione di tensione era stata denunciata a Palazzo Tursi, cui la cittadinanza aveva lanciato l’appello ad intervenire.

    Com’è la situazione oggi? Siamo andati in piazza Scio per testare gli umori, a distanza di pochi mesi dalle polemiche. Ancora ben palpabile il malcontento nella zona di via Trebisonda, cui fa da contraltare una sostanziale ignoranza del problema sul versante di piazza Palermo e via Pisacane, sul lato anteriore della struttura mercatale. Il discrimine è dato dal fatto che su via Trebisonda, appunto, si trovano l’ingresso principale del mercato ortofrutticolo (con annesso viavai di camion e furgoni degli ambulanti), il rumoroso compattatore per lo smaltimento e i cassonetti per la raccolta dei rifiuti. Al contrario, nella più centrale piazza Palermo, da poco rimessa a nuovo, la percezione del problema è quasi del tutto assente: i commercianti, interpellati, negano addirittura di aver mai sentito parlare di proteste da parte dei colleghi di via Trebisonda e l’unico mercato di cui sembrano seguire le vicende è quello che il lunedì e il giovedì viene allestito in piazza Palermo… Particolarità, queste, tutte genovesi.

    Ma veniamo al dunque, qual è stata la risposta di Palazzo Tursi? Nel quartiere, ci raccontano che nel corso di questi mesi si sono fatti vedere delegati municipali, che hanno voluto essere presenti in loco per valutare la gravità della situazione. Il vicepresidente del Municipio VIII Gianluca Manetta, assessore all’assetto del territorio, viabilità e interventi manutentivi, assicura che importanti misure per la riqualifica di piazza Scio sono già state adottate, e spiega: «Dopo le segnalazioni dei cittadini, alcuni delegati comunali con una squadra di tecnici e specialisti si sono recati in piazza Scio, per una panoramica. Il problema, sostanzialmente, era che i rifiuti -organici e non- non venivano smaltiti in modo abbastanza tempestivo. Dopo il sopralluogo e l’incontro di coordinamento tra rappresentanti del Municipio VIII e responsabili Amiu., abbiamo deciso che era necessario incrementare l’azione di pulizia nella zona da parte di Ma.Ris., la coop sociale a partecipazione privata che si è aggiudicata l’appalto di gestione del servizio di pulizia e manutenzione del mercato della Foce, con intensificazione particolare durante i mesi estivi». Nello specifico, le nuove misure adottate dall’amministrazione sono le seguenti:

    – smaltimento dei rifiuti non-organici (cassette di legno, cartone, carta da imballaggi, ecc.) una volta a settimana e di quelli organici a giorni alterni;

    – lavaggio dei cassoni per la raccolta dei due diversi tipi di rifiuti una volta ogni dieci giorni nel periodo invernale e una volta a settimana durante l’estate;

    – aggiunta di enzimi di riduzione dei rifiuti all’interno dei cassoni di raccolta dei rifiuti organici, per l’eliminazione di eventuali residui e l’impedimento del proliferare di muffe, germi, batteri di varia natura;

    – lavaggio delle piattaforme su cui sono posizionati i cassoni di raccolta dei rifiuti una volta a settimana, al mercoledì;

    – pulizia della zona tramite impiego del servizio di autospurgo una volta al mese.

    «Il vero problema» continua Manetta, «è che abitanti e commercianti, che lamentano la situazione di degrado, continuano ad usufruire dei cassoni –in realtà riservati ai soli operatori del mercato- rifiutandosi di comprendere che essi non sono appannaggio pubblico e incrementando le difficoltà degli addetti alla pulizia». Staremo a vedere se gli interventi opera dell’amministrazione riusciranno a dare i risultati sperati, favorendo la convivenza nel quartiere in un clima di distensione generale.

    Pensare che quello di piazza Scio è un fiore all’occhiello per il commercio genovese, recentemente distintosi (giugno 2012) per la convenienza dei prodotti che offre e il buon rapporto qualità-prezzo. In quel caso, in particolare, le rilevazioni di Federconsumatori avevano decretato che in piazza Scio gli acquisti costano di meno: il mercato ortofrutticolo coperto della Foce aveva sbaragliato i concorrenti (Mercato Orientale di via XX Settembre, mercato coperto di via Dondero a Sampierdarena e quello di piazza Romagnosi a Marassi) e, per undici prodotti su un totale di ventitré, si era aggiudicato il “miglior prezzo in città”.

     

    Elettra Antognetti

  • Legambiente: una legge sulla bellezza per rilanciare l’Italia

    Legambiente: una legge sulla bellezza per rilanciare l’Italia

    il verde, la natura,i fiori,l'ambiente,i parchiLe città, i paesaggi, le opere d’arte, il made in Italy, la creatività: la bellezza è la principale caratteristica che il mondo riconosce all’Italia. «Scommettere sulla bellezza non è un vezzo, è la chiave per immaginare un futuro oltre la crisi – scrive Legambiente che promuove una legge per difenderla e valorizzarla – Vorremmo che la bellezza fosse in cima all’agenda politica del nuovo Parlamento, del nuovo governo e delle nuove amministrazioni».

    Vediamo nel dettaglio i punti principali della proposta di legge:

    Misure per la promozione della bellezza
    Secondo il ddl «La bellezza fa parte del patrimonio del Paese e contribuisce ad esprimere la sua identità»: per questo sono proposti bandi di idee biennali cui destinare un budget di 10 milioni di euro.

    Riqualificazione del patrimonio paesaggistico
    Su iniziativa del Ministro per i Beni e le attività culturali «Ogni anno dovrebbe essere presentato il programma nazionale di conservazione e restauro del patrimonio storico, artistico e architettonico in cui individuare le priorità di intervento da cofinanziare con fondi regionali, europei e locali, ma anche ricorrendo alla partecipazione dei privati – spiega Legambiente – Il Ministero dovrebbe definire un piano per la riqualificazione dei paesaggi dal degrado ambientale e sociale, individuare le aree in cui attuare la bonifica ambientale delle aree industriali e agricole dismesse o degradate, nonché la demolizione di costruzioni abusive, incompatibili o insicure».

    Legambiente propone anche il vincolo di inedificabilità sulle aree costiere libere da edificazione e comprese in una fascia della profondità di mille metri dalla linea di battigia.

    Contenimento del consumo di suolo
    Per contrastare il consumo di suolo «Gli interventi edilizi dovrebbero rivolgersi prevalentemente ad aree già urbanizzate degradate o ad uso produttivo dismesse da riqualificare».

    Il ddl prevede l’istituzione di un Registro nazionale del consumo del suolo presso l’Istat «Sulla base delle informazioni raccolte, il Ministero delle Infrastrutture dovrebbe redigere un rapporto annuale in base al quale definire gli obiettivi di contenimento da perseguire nella pianificazione territoriale e urbanistica».

    Per scoraggiare l’occupazione di suolo libero, il ddl introduce il contributo per la tutela del suolo e la rigenerazione urbana, pari a tre volte il contributo relativo agli oneri di urbanizzazione ed al costo di costruzione, nel caso in cui l’area sia coperta da superfici naturali o seminaturali, o a due volte il contributo se l’area è coperta da superfici agricole in uso o dismesse.

    Concorsi di progettazione
    «La formula del concorso di progettazione o del concorso di idee dovrebbe essere applicata a tutte le opere pubbliche di rilievo sotto il profilo architettonico, ambientale, storico-artistico, conservativo e tecnologico», sostiene Legambiente.

    L’impostazione pensata dall’associazione ambientalista presuppone una modifica al Codice Appalti in base alla quale, con il pagamento del pre­mio, la Stazione Appaltante acquisirebbe la proprietà del progetto vincitore. «I successivi livelli di progettazione verrebbero affidati al vincitore del concorso con procedura negoziata senza bando – scrive Legambiente – Nel caso in cui il vincitore del concorso non fosse in possesso dei requisiti previsti dal bando, potrebbe ottenere l’incarico associandosi con un altro soggetto e mantenendo il ruolo di capogruppo e responsabile del progetto».

    Rigenerazione urbana
    «Negli strumenti urbanistici comunali possono essere individuate aree degradate da sottoporre a rigenerazione urbana che consiste in interventi di demolizione e ricostruzione, ristrutturazione e nuova co­struzione per la riduzione dei consumi idrici ed energetici, la messa in sicurezza degli edifici da un punto di vista statico, la riduzione delle aree impermeabili, la gestione dei rifiuti e la mobilità sostenibile – continua Legambiente – Per incoraggiare questi interventi, i comuni possono prevedere contributi di costruzione agevolati e l’attribuzione di diritti edificatori».

    Abusivismo edilizio
    Le opere abusive che non possono essere sanate e che il responsabile non provvede ad abbattere entro 45 giorni dall’ingiunzione «Sono acquisite dallo Stato fino alla demolizione e al ripristino ambientale delle aree. Se l’opera abusiva risulta adibita ad unica abitazione, anche di fatto, del nucleo fami­liare dell’autore dell’abuso edilizio, il Prefetto può sospendere la demolizione per un tempo da tre a dodici mesi e ammettere l’utilizzo temporaneo e a pagamento dell’abitazione».

    Infrastrutture e dibattito pubblico
    Per l’approvazione delle nuove infrastrutture di interesse nazionale realizzate da enti pubblici, concessionarie o società private, il ddl introduce la procedura del Dibattito pubblico che «Garantisce, prima della decisione finale, la corretta informazione di tutti i soggetti interessati e la considerazione delle osservazioni emerse».

     

    [Foto di Diego Arbore]

     

  • Riduzione delle imposte ai locali che tolgono slot e videolottery

    Riduzione delle imposte ai locali che tolgono slot e videolottery

    Un fronte comune contro la ludopatia, è quello che a Genova le associazioni di categoria stanno cercando di tessere con l’amministrazione comunale. A pochi giorni dall’entrata in vigore dell’obbligo di avvertenza contro il rischio di dipendenza da gioco – previsto dall’applicazione del decreto del ministro della Sanità Balduzzi –  i commercianti fanno un altro passo in avanti nel tentativo di contenere quello che è uno dei più gravi ed urgenti fenomeni sociali degli ultimi anni.

    Bar, ristoranti e pubblici esercizi in genere sono infatti invasi da slot machines e videolottery che, in tempi di crisi, rappresentano una parte considerevole, e difficilmente rinunciabile, del loro fatturato. «Una tendenza che può però essere invertita con una detassazione delle imposte comunali, propone Cesare Groppi, segretario provinciale di Fiepet Confesercenti.

    La legge dello stato consente l’installazione delle slot Quindi nessun atto amministrativo degli enti locali può imporne lo smantellamento ai pubblici esercizi – continua Groppi – Ma questi ultimi potrebbero comunque essere incoraggiati a farlo, in cambio di una riduzione sostanziale, e non solo simbolica, di balzelli quali la tassa per l’occupazione suolo pubblico (Cosap) oppure, per chi non ha un dehors, l’imposta sui rifiuti».

    «D’altra parte, gli stessi esercenti sarebbero sollevati dalla possibilità di liberarsi delle famigerate macchinette che, attirando una clientela diversa da quella tradizionale e incentivando il rischio di furti, compromettono anche la sicurezza stessa del loro lavoro – aggiunge Groppi – Ma per fare questo è necessario un alleggerimento delle imposte, altrimenti non si può rinunciare ad uno strumento che, mediamente, porta circa un migliaio di euro al mese nelle casse dei pubblici esercizi e, in alcune zone, anche di più».

  • San Martino, la villa abbandonata che affaccia su corso Europa

    San Martino, la villa abbandonata che affaccia su corso Europa

    Degrado di Villa DonghiNel cuore del quartiere di San Martino giace abbandonato da anni un edificio storico, a pochi passi dal polo universitario e dall’ingresso dell’ospedale, in bella vista in uno dei tratti più trafficati di corso Europa, proprio all’altezza degli studi regionali della RAI. L’antico edificio di Salita Superiore della Noce 33 si chiama Villa Donghi ed è compresa nell’elenco degli immobili sottoposti a tutela con un vincolo del 1934 (decreto legislativo 42 del 22 gennaio 2004).

    All’esterno circondata da ponteggi “preistorici” e con i locali interni a più riprese abusivamente occupati e riadattati a cucina improvvisata, oggi la storica costruzione resta pericolante e gli interventi di risanamento stentano ad arrivare, anche se da anni chi vive e lavora nelle zone limitrofe lamenta lo stato pietoso in cui si trova l’edificio.

    Era partita proprio da residenti e commercianti di Salita Superiore della Noce la protesta che nel 2009 sembrava aver smosso la situazione: coinvolgendo l’allora assessore del Municipio VIII Renzo Di Prima (Lega Nord) e il consigliere municipale Pdl Beppe Damasio, la discussione su Villa Donghi aveva avuto una certa eco. Ad essere contestato, il fatto che la struttura – facilmente accessibile – fosse stata occupata abusivamente creando una situazione di disagio per gli abitanti. Di Prima, durante un sopralluogo svolto alla presenza delle forze dell’ordine, aveva realizzato all’epoca un report fotografico a documentare il degrado del sito. La discussione si era estesa anche online, con uno scambio pubblico di mail tra assessore, consigliere e Massimiliano Lussana, giornalista del Giornale. I cittadini avevano presentato a quel tempo diversi esposti all’amministrazione.

    Scriveva Di Prima in quell’occasione: «L’accesso al palazzo, che dovrebbe essere impedito, è invece reso possibile in quanto una lamiera è stata forzata ed è soltanto accostata, una grata di ferro è stata divelta, nel giardino sono presenti detriti, rifiuti, legname secco che sommato ai tavolati dei ponteggi crea un fortissimo rischio di incendio. Anzi sono stati gli stessi abitanti a vedere più volte del fumo uscire dalle finestre dell’edificio, evidentemente qualcuno si cuoceva la cena».

    Degrado di Villa DonghiDegrado di Villa Donghi

     

     

     

     

     

     

     

    Ancora oggi la situazione non sembra essere migliorata. L’edificio è fatiscente e abbandonato a se stesso. Chi lavora nei locali adiacenti alla villa, da più di 30 anni, ci racconta che si tratta di una situazione che la città si trascina da ben tre decenni.  I ponteggi attorno alla villa sono presenti da tempo immemore, ma nessun cartello indica un inizio o una presunta fine dei lavori, né il nome di un’impresa appaltatrice. Gli unici – estemporanei – interventi sono gli sgomberi realizzati periodicamente da vigili e carabinieri. Solo la proposta di murare tutti gli accessi, avanzata da Di Prima e Damasio nel 2009, non era stata ignorata dall’amministrazione, la quale aveva proceduto a transennare gli accessi con assi metalliche e catene, tuttora presenti.

    E oggi qual è la posizione dell’amministrazione nei confronti di Villa Donghi? Cadute le proposte del 2009 e del 2011, che prevedevano rispettivamente l’inserimento di Villa Donghi tra gli edifici facenti parte del programma comunale per il Social Housing e la sua destinazione a sede della “Casa del Profugo”, di recente la giunta si è nuovamente espressa in merito alla situazione dell’immobile. Nel 2012 la villa è stata inserita nella lista dei beni facenti parte del piano delle alienazioni e delle valorizzazioni urbane 2012, con cui il Comune ha deciso la messa sul mercato di terreni, locali, case per un valore di 38 milioni di euro.

    Degrado di Villa DonghiDegrado di Villa Donghi

     

     

     

     

     

     

    Per Villa Donghi – con l’annessa area esterna di circa 13 metri quadrati – è stata prevista, al posto della vendita, la costituzione del diritto di superficie novantennale, che permette di destinare l’edificio a progetti condivisi dall’amministrazione, la quale ne ha disposto la trasformazione in una casa di cura per pazienti disabili. Da un lato, la necessità di reperire risorse da parte del Comune, dall’altro, l’opportunità di creare una moderna residenza sanitaria riabilitativa: l’assessore al Bilancio Francesco Miceli, che ha disposto questa misura a favore dell’immobile di Salita Superiore della Noce, spiega che «l’amministrazione non si priverà totalmente del bene, e il futuro gestore potrà disporre di un titolo idoneo ad offrire le garanzie necessarie per ottenere i finanziamenti».

    Ad ostacolare questo progetto la crisi economica e l’attuale ristagno del mercato immobiliare: il valore di stima del complesso immobiliare ammontava infatti a 935.390,00 euro. Per evitare il rischio dell’inutilizzo forzato, lo scorso settembre è stata approvata una delibera, che ha ridotto la durata del diritto di superficie a trentasei anni, con corrispettivo a base di gara pari a € 29.241,06 più oneri fiscali, e con conseguente riduzione del prezzo, al fine di rendere la villa più facilmente vendibile, purché tale durata sia sufficientemente lunga da consentire l’ammortamento degli investimenti da parte del concessionario.

    Insomma, le previsioni per il futuro di Villa Donghi e di Salita Superiore della Noce non sembrano delle più rosee.

     

    Elettra Antognetti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Medici per l’ambiente: programma d’azione per le elezioni politiche

    Medici per l’ambiente: programma d’azione per le elezioni politiche

    il verde, la natura,i fiori,l'ambiente,i parchiIl documento programmatico per le prossime elezioni politiche 2013 redatto dall’Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia, lancia un dettagliato programma d’azione per un ambiente salubro e pulito.

    L’ambiente nella sua accezione più completa e complessa – comprensiva di stili di vita, condizioni sociali ed economiche – è un determinante fondamentale per il benessere psicofisico e quindi per la salute delle persone e delle popolazioni. I cambiamenti climatici, indotti dall’enorme incremento dell’immissione in atmosfera di gas serra (incremento generato soprattutto da attività industriali e sistemi di trasporto), rappresentano, come denunciato da decenni dalla comunità scientifica internazionale, una grande emergenza planetaria e impongono scelte decisive e non più rimandabili, in ragione delle possibili e difficilmente prevedibili conseguenze ambientali, biologiche, sanitarie, economiche e sociali. Questa è la premessa dell’Isde che spiega «È quindi indispensabile un forte ripensamento dell’attuale modello di sviluppo e dell’intero sistema economico che riconosca la centralità del binomio ambiente-salute, come insegnano tristemente tante vicende come quella dello stabilimento Ilva di Taranto».

    «Come medici e ricercatori abbiamo il compito e il dovere morale di indicare le scelte più opportune e sicure per tutelare l’ambiente e quindi il diritto alla salute dei cittadini, delle generazioni presenti e future, come sancito dall’art. 32 della Costituzione – sottolinea l’ISDE Come cittadini inoltre chiediamo più risorse per il comparto sanitario e per la prevenzione; risorse che potrebbero essere agevolmente recuperate da una più attenta lotta all’evasione fiscale, alla corruzione, agli sprechi, ai privilegi e con una netta riduzione delle spese militari».
    Il Servizio sanitario nazionale «Deve essere potenziato e deve rimanere il fulcro dell’assistenza sanitaria così da continuare ad assicurare elevati livelli di prestazioni, in forma di prevenzione, diagnosi, assistenza e cura a tutti i cittadini – continua il documento dell’ISDE – Nell’auspicare che i crimini ambientali siano presto configurati, anche per legge, come crimini contro l’umanità, proponiamo di seguito alcuni settori d’intervento che riteniamo strategici e non più eludibili per l’attività del nuovo parlamento e per il bene dell’Italia».

    Vediamoli nel dettaglio:

    Energia
    Tutta la comunità scientifica internazionale concorda circa la necessità di un rapido cambiamento dell’attuale modello di sviluppo, in larga misura fondato sul consumo di combustibili fossili e di risorse non rinnovabili. «È necessario quindi un rapido incremento delle politiche di risparmio energetico, di ricerca e diffusione delle energie veramente rinnovabili (solare, solare termico e minieolico), l’avvio di programmi di emancipazione rapida dalle fonti di energia fossile, in particolare dal carbone e il ripudio definitivo di qualsiasi progetto di realizzazione di centrali nucleari, che rappresentano un’ipoteca inaccettabile sulla vita delle persone, delle generazioni future e dello stesso pianeta – afferma l’ISDE – È indispensabile che si realizzi subito un piano energetico nazionale per una corretta valutazione della domanda e dell’offerta energetica, anche al fine di programmare la chiusura dei grandi poli di produzione energetica già esistenti, inquinanti per l’ambiente e dannosi per la salute. È parallelamente indispensabile un programma di diffusione su tutto il territorio nazionale di piccole centrali di produzione energetica e la rinuncia alla costruzione di nuovi grandi poli energetici».
    L’Isde ritiene che «La produzione di energia a partire dalla combustione delle biomasse non rappresenti una valida alternativa ai combustibili fossili e che sia parimenti insostenibile quando si esca dalla semplice logica del riutilizzo, all’interno di piccole aziende agricole, di scarti e residui di provenienza aziendale o comunque di un’area molto circoscritta. Inutili e dannosi per l’ambiente e la salute anche le centrali a biogas e gli impianti di biodigestione anaerobica che vengono costantemente proposti su tutto il territorio nazionale per conseguire, una volta realizzati, importanti incentivi economici in quanto anch’essi spacciati per fonti rinnovabili quando in realtà lo sono soltanto formalmente. È pertanto indispensabile l’eliminazione dei contributi statali denominati Cip6 per le fonti energetiche non realmente rinnovabili e classificate furbescamente come “assimilate”».

    Aria
    La qualità dell’aria è di fondamentale importanza per la salute. A maggiori livelli d’inquinamento atmosferico sono correlati incrementi evidenti non solo di malattie respiratorie e cardiovascolari, ma anche malattie cronico-degenerative, e tumori, specie del polmone.
    Sono necessari interventi urgenti «In grado di ridurre drasticamente la produzione e immissione in ambiente di anidride carbonica e altri gas serra e di sostanze nocive e tossiche, con particolare riferimento al particolato fine e ultrafine, agli idrocarburi policiclici aromatici, ai metalli pesanti, al benzene, alle molecole diossino-simili: tutti agenti potenzialmente mutageni e/o epimutageni e quindi cancerogeni e teratogeni – sottolinea il documentoÈ indispensabile che in tutto il territorio nazionale siano ampliate le reti di monitoraggio della qualità dell’aria, con utilizzo delle migliori tecnologie disponibili, in particolare nelle aree e nei distretti con presenza di altre rilevanti fonti d’inquinamento: aree industriali, grandi poli di produzione energetica, città con elevato traffico veicolare, aree aeroportuali e portuali».
    «Devono essere realizzate politiche attive che riducano complessivamente la necessità di ricorrere ai processi di combustione, principali responsabili dell’inquinamento atmosferico urbano – continua il documento – Si tratta in primo luogo di attuare politiche urbanistiche volte sia alla riduzione del fabbisogno energetico degli edifici grazie al miglioramento della loro coibentazione ed all’aumento dell’efficienza energetica degli impianti di riscaldamento-raffreddamento, sia alla riduzione della necessità di ricorrere all’uso degli autoveicoli per la mobilità urbana, come meglio specificato subito di seguito».

    Mobilità
    Una migliore qualità dell’aria potrà essere garantita soltanto da una rapida trasformazione dell’intero sistema dei trasporti che permetta una drastica riduzione dell’immissione in atmosfera dei prodotti derivanti dalla combustione di petrolio, gasolio, benzine e gas.
    «È necessario quindi prima di tutto ridurre lo spostamento delle merci su grandi distanze, disincentivare il trasporto commerciale su gomma ed incentivare il trasporto su rotaia e le cosiddette autostrade del mare per il trasporto di merci e persone; ridurre il traffico automobilistico ed in particolare quello privato nelle grandi e piccole città, che potrebbero così recuperare fascino, bellezza e condizioni di vita più salubri anche attraverso l’utilizzo di mezzi ad alimentazione elettrica e l’uso delle biciclette. Ciò può essere realizzato attraverso scelte urbanistiche che avvicinino i servizi – a cominciare da quelli amministrativi – alle residenze, riqualifichino e ripopolino i centri storici e ricostruiscano il tessuto di piccole attività artigianali e commerciali delle città, soffocato e distrutto da politiche orientate a privilegiare i grandi centri commerciali, responsabili, a loro volta, di una quota certo non trascurabile di traffico veicolare».

    «Occorre migliorare le reti ferroviarie locali e nazionali, ma sempre nel rispetto delle peculiarità dei territori e dei diritti delle popolazioni interessate e sottoporre il traffico aereo a politiche di monitoraggio e netta e costante riduzione», aggiunge l’Isde.

    Poiché il traffico aereo è attualmente responsabile di quota cospicua delle emissioni di anidride carbonica «È assolutamente indispensabile, anche per ridurre l’effetto serra, una riduzione e razionalizzazione del trasporto aereo insieme ad una moratoria per la costruzione di nuovi aeroporti e l’ampliamento di quelli già esistenti, anche in considerazione della presenza dei circa 100 aeroporti già dislocati su tutto il territorio nazionale e degli evidenti e gravi danni all’ambiente (a questo proposito emblematica è la vicenda dell’inquinamento del Parco del Ticino in prossimità dell’aeroporto di Malpensa) e alla salute delle comunità che vivono in prossimità di stazioni aeroportuali».

    Gestione dei rifiuti
    Riduzione drastica per legge della produzione dei rifiuti a partire dagli imballaggi che rappresentano circa il 50% di tutti i rifiuti prodotti.
    L’Unione Europea, nel richiamare gli Stati membri ad una corretta gestione dei Rifiuti Solidi Urbani (RSU), ammette il conferimento in discarica e l’incenerimento dei RSU solo in assenza di valide alternative e come ultima opzione, poiché ritiene queste due metodiche di “smaltimento” antieconomiche e fortemente dannose per la salute e per l’ambiente.
    L’Isde auspica e sostiene la politica delle cosiddette “R” «Riduzione della produzione dei rifiuti, Raccolta differenziata “porta a porta”, Riciclo, Riuso, Riparazione e Responsabilizzazione dei cittadini e delle istituzioni, così da evitare l’incenerimento dei materiali post-utilizzo e da ridurre progressivamente il loro conferimento in discarica dei rifiuti. È necessario che si arrivi ad un incremento delle filiere brevi del ciclo dei materiali post-utilizzo, in modo che possano essere attuati maggiori controlli e che l’intero ciclo possa essere gestito in relazione alle peculiarità sociali ed economiche di micro-aree territoriali».
    L’Isde ritiene «La realizzazione di “grandi ATO” incompatibile con tale esigenza e rispondente, viceversa, ad una logica accentratrice che allontana le scelte dalle comunità locali ed appare funzionale più alla realizzazione di grandi impianti che alla reale soluzione dei problemi».

    Acqua
    L’acqua è un elemento fondamentale e insostituibile per la vita di tutto il pianeta e per quella di ogni essere umano. È una risorsa non illimitata che «Va protetta con il risparmio e la razionalizzazione della sua distribuzione, con la salvaguardia e il risanamento degli ecosistemi e dei bacini idrici utilizzati per approvvigionamento di acque potabili, con il miglioramento del sistema degli acquedotti, del trattamento delle acque reflue e con il loro riciclo, con concrete politiche di tutela e risanamento ambientale con il controllo delle attività zootecniche e industriali ad alto impatto ambientale anche attraverso l’attuazione del Codice di buona pratica agricola (Cbpa)».

    «L’acqua è e deve rimanere un bene comune e ad ogni individuo va garantito in modo gratuito l’accesso all’acqua in misura sufficiente a garantire dignitose condizioni di vita. È necessario favorire, privilegiare e tornare in ogni modo alla gestione pubblica di questa risorsa vitale anche attraverso forme dirette di gestione comunale o di consorzio tra i comuni serviti dalle stesse fonti idriche. Le normative italiane ed europee già esistenti a garanzia della potabilità e salubrità delle acque erogate alle popolazioni devono essere attuate concretamente e migliorate in modo da garantire una sempre maggiore tutela della salute e il pieno rispetto del Principio di precauzione. Non si dovrà più far ricorso all’istituto della deroga che ha permesso di destinare a consumo umano, nell’ultimo decennio, acque con elevati livelli di sostanze tossiche e cancerogene».

    Campi elettromagnetici
    L’Isde, sulla base dei documenti ufficiali dell’European Environment Agency (EEA), che evidenziano rischi acclarati per la salute umana, e della recente classificazione da parte dell’Agenzia internazionale di ricerca sul Cancro(Iarc) dei campi elettromagnetici come cancerogeni di classe 2 B «Ritiene necessario che si emanino e dispongano norme e misure atte a ridurre – in prossimità di scuole, centri sportivi e aeree densamente abitate – l’esposizione (in specie dei bambini e dei più giovani) a questo tipo di energia non ionizzante e che si rivedano le norme che autorizzano, anche nelle scuole, le cosiddette “aree wireless”».
    L’Isde è pertanto a favore della «Realizzazione di un piano nazionale per l’installazione dei diversi sistemi e strutture di emissione dei campi elettromagnetici in modo da avere una mappa con valori certi e noti di esposizione; della promozione di campagne d’informazione e prevenzione circa i possibili danni alla salute connessi anche all’uso dei telefoni cellulari; dell’incentivazione e del sostegno di studi e ricerche indipendenti, che permettano di approfondire e incrementare le conoscenze su questo particolare fattore di inquinamento ambientale in continua espansione, vista l’enorme e rapida diffusione di sempre nuove tecnologie di telecomunicazione».

    Pratiche agricole
    L’Isde ritiene urgente e indispensabile «Incentivare le coltivazioni biologiche; sostenere programmi per una rapida eliminazione di pesticidi e fitofarmaci dalle pratiche agricole; avviare e diffondere l’agricoltura integrata anche con progetti di ricerca e riconversione al biologico. In tal senso occorre che i Piani di Sviluppo Regionali (PSR) prevedano una revisione dei disciplinari di agricoltura integrata in modo che i contributi comunitari vengano erogati solo a fronte di una effettiva e controllabile riduzione dell’utilizzo di mezzi chimici di sintesi attuata mediante sostituzione – documentata – con misure alternative. Solo in questo modo sarà possibile una concreta riduzione dei pesticidi utilizzata in agricoltura, quando, al contrario, le attuali politiche di incentivazione dell’agricoltura integrata hanno dimostrato di fallire nel loro intento, dal momento che il consumo di pesticidi e concimi chimici di sintesi non solo non si è ridotto, ma è progressivamente aumentato negli anni.»

    Per quanto riguarda l’introduzione e l’uso degli OGM ( Organismi Geneticamente Modificati) «È necessario respingere con leggi chiare ogni tentativo di introduzione degli OGM nelle pratiche agricole locali per le irreversibili conseguenze di contaminazione dell’ambiente agricolo e delle catene alimentari ed è necessario il rigoroso rispetto del Principio di Precauzione, richiedendo in attesa di evidenze scientifiche certe, che ne dimostrino la sicurezza e l’oggettiva necessità, una moratoria sulla coltivazione in pieno campo degli OGM, motivata anche sulla base dell’impossibilità, per un territorio come quello italiano, di realizzare qualsiasi tipo di misura atta ad impedire la contaminazione, inevitabile ed irreversibile, delle colture agricole tradizionali. Indipendentemente dal possibile danno alla salute, l’utilizzo degli OGM contrasta con la biodiversità e la tutela di prodotti locali ed è causa di danno all’ambiente e alle economie locali».
    «È indispensabile inoltre che la normativa nazionale relativa ai pesticidi, ai prodotti agroalimentari e agli articoli di largo consumo sia maggiormente restrittiva. In particolare l’Isde chiede legislazioni più protettive, come ad esempio in Francia, ove vige il divieto di uso della terbutilazina e negli Usa dove il clorpirifos è vietato».

    Tutela del territorio, rimboschimento e nuovi parchi
    «Arrestare la devastante e continua cementificazione del territorio italiano anche attraverso leggi che favoriscano progetti di recupero dei manufatti edilizi già esistenti; messa in sicurezza del territorio per contrastare il dissesto idrogeologico; rifiuto di ogni nuova richiesta di condono edilizio e lotta all’abusivismo edilizio. Incentivare la piantagione intensiva di alberi ad accrescimento rapido e salvaguardare, recuperare, ripristinare aree verdi, specie nelle città più grandi, allo scopo di creare parchi, zone di riposo e di intrattenimento, veri “polmoni verdi” di cui soprattutto i bambini hanno sempre più bisogno».

    Ambiente di lavoro e rischi industriali
    «È necessario un impegno crescente per l’eliminazione dei fattori di nocività presenti nei luoghi di lavoro e per l’eliminazione delle cause di infortunio, in modo speciale nel settore edilizio».
    Anche in applicazione della direttiva REACH (Registration, Evaluation and Authorisation of CHemicals) concernente la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche «È necessaria la piena osservazione del principio di sostituzione delle sostanze nocive con sostanze innocue o meno nocive».
    «È inoltre indispensabile una politica attiva di pianificazione del territorio che tenga conto della necessità di proteggere la popolazione dal pericolo di contaminazioni provenienti da aziende con prodotti di lavorazione ad alto rischio per l’ambiente, attraverso la realizzazione di piani di gestione del territorio che prevedano zone di rispetto idonee relativamente alla presenza di civili abitazioni e insediamenti umani come scuole, centri sportivi etc. È altresì necessaria l’elaborazione di Piani regionali per la bonifica dell’amianto che prevedano la sua totale eliminazione dagli ambienti di vita e di lavoro».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto di Diego Arbore]

  • Acqua, che fine ha fatto il tuo voto? Presidio e assemblea pubblica il 18 gennaio

    Acqua, che fine ha fatto il tuo voto? Presidio e assemblea pubblica il 18 gennaio

    Forme dell'acquaA un anno e mezzo dai referendum sull’acqua – con cui l’eliminazione del profitto dal servizio idrico è diventata legge – le bollette non sono cambiate: nella sola provincia di Genova, finora, IREN ha sottratto agli utenti 56 milioni di euro.
    Ma non solo «Il 28 dicembre scorso l’Autorità incaricata dal Governo ha emanato il nuovo metodo per calcolare le bollette dell’acqua – spiega il Comitato genovese Acqua Bene Comune (aderente al Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua) – Con il nuovo metodo alla voce “remunerazione del capitale investito” viene cambiato nome (“costi delle immobilizzazioni”) e rientra così dalla finestra quello che avevamo cancellato col nostro voto».

    «Si scriva tariffa, si legge truffa! – denuncia il comitato – La recente delibera sulla nuova “taruffa” del servizio idrico, fatta dall’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, tradisce il risultato referendario del 12 e 13 giugno 2011, in quanto prevede: reintroduzione della remunerazione del capitale investito (profitto) con il nome di “rischio di mercato” e “oneri finanziari” (punto 3.49 DCO 290/2012/R/idr, punto 6.41 DCO 204/2012/R/idr ); niente più tetto massimo per aumenti tariffari (possibili aumenti retroattivi!) (DCO 290/2012/R/idr pagg 60 e segg.); rimborso al gestore anche per le opere già pagate da contributi pubblici (punto 3.59 DCO 290/2012/R/idr); eliminazione di ogni forma di controllo locale: i comuni ridotti a passacarte (punto 6.10 DCO 204/2012/R/idr)».

    Venerdì 18 gennaio a Genova, presso il centro congressi di Iren in via Serra «Gli autori del nuovo metodo, insieme al presidente di Iren, Roberto Bazzano e al presidente della Cassa Depositi e Prestiti, Franco Bassanini si faranno il loro bel convegno in famiglia – continua il comitato – Concluderà il Sindaco di Genova Marco Doria. Ci auguriamo che il Sindaco, in quanto rappresentante della comunità dei cittadini-elettori, rammenti ai presenti la volontà chiaramente espressa dal popolo italiano. Anche noi saremo lì fuori per ricordare che l’acqua è un diritto umano e non una merce: ore 11-13 presidio e flash mob davanti al centro congressi Iren (tra via SS. Giacomo e Filippo e via Serra)».

    Nel pomeriggio il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua invita tutti i cittadini, i movimenti, le associazioni, le organizzazioni che hanno sostenuto i referendum a incontrarsi in una assemblea pubblica presso il Circolo Autorità Portuale di Genova in Via Albertazzi 3r (davanti alla caserma dei pompieri e alla Coop Negro), a partire dalle 17.30.

    Assemblea pubblica su: “La nuova tariffa dell’acqua, la ripubblicizzazione del servizio idrico e la tutela dei beni comuni”.

    Con la partecipazione di: CORRADO ODDI Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua; MIRKO TUTINO assessore alla Cultura, Paesaggio e Ambiente della Provincia di Reggio Emilia; VINCENZO GENDUSO Sindaco di Taggia (IM) PINO COSENTINO, Comitato genovese acqua bene comune; introduce e modera ROBERTO MELONE Referente ligure Comitati acqua.

    Sono previsti interventi dei movimenti genovesi dei beni comuni e dei servizi pubblici. È invitato anche il sindaco di Genova, prof. Marco Doria.

    «Chiederemo a tutti, cittadini, movimenti, associazioni, sindacati, partiti, e istituzioni, in primo luogo al Comune di Genova, un serio impegno per: un nuovo tipo di servizio pubblico, trasparente, partecipativo, efficiente, senza fini di lucro; le aziende che gestiscono acqua (MdA), trasporto pubblico locale (AMT), rifiuti (AMIU), manutenzione della città (ASTER) siano pubbliche l’introduzione di strumenti di partecipazione dei cittadini ai processi decisionali delle aziende pubbliche e della città», conclude il Comitato genovese Acqua Bene Comune.

     

     

  • Liguria, commercio: i dati e il nuovo piano regionale

    Liguria, commercio: i dati e il nuovo piano regionale

    Regione Liguria e Unioncamere Liguria hanno proseguito anche nel 2012 l’attività dell’Osservatorio Regionale del Commercio, il cui scopo è quello di provvedere alla raccolta dati e al monitoraggio – con riferimento all’entità e all’efficienza della rete distributiva – per rivedere o confermare le linee di programmazione e pianificazione del settore, in tutte le sue componenti e strutture. Per centrare questo obiettivo, la Regione Liguria e Unioncamere Liguria hanno avviato una rete di collaborazioni con i comuni e con il sistema camerale.

    I numeri del commercio dimostrano quanto questo settore sia importante nell’economia della nostra regione: 29.575 gli esercizi commerciali in Liguria a fronte di una superficie di vendita di 2.042.141.47 mq., distribuiti sul territorio per il 47% a Genova, 23% a Savona, 16% a Imperia e quasi 15% a La Spezia.
    Le imprese attive del settore commerciale sono quasi il 28% del totale delle imprese liguri. Gli occupati nel commercio in Liguria hanno un incidenza del 24%, molto superiore a quella nazionale (19,6); in pratica nella nostra regione 1 lavoratore su 4 trova occupazione in questo comparto.

    Le difficoltà però si fanno sentire: nel 2011 a fronte di 1910 imprese iscritte ne sono cessate 2890.

    I prezzi al consumo nella nostra regione sono aumentati in un anno del 3,5 % con ritmi superiori alle media nazionale tra i beni alimentari e non, nell’energia e nei servizi. Il peso del valore aggiunto del settore commercio In Liguria è del 9,5 %, un po’ più basso della media nazionale (10,7).
    Sono diffuse le imprese straniere: su 15 mila imprese nei vari settori il 33% sono nel settore commercio. Anche la quota femminile delle imprese del settore si attesta al 33% ma nel 2011 si registrano 1027 cessazioni rispetto a 634 iscrizioni; il numero delle imprese giovanili del commercio è il 26 % del totale ma nel 2011 si hanno 556 iscrizioni a fronte di 302 cessazioni.

    Martedì pomeriggio l’assessore al Commercio della Regione Liguria, Renzo Guccinelli e il segretario generale di Unioncamere Liguria, Maurizio Scajola (che ha reso noti i dati dell’Osservatorio del Commercio), hanno presentato il nuovo piano della programmazione commerciale che sostituisce quello varato nel 2007, dopo le direttive Ue e nazionali, con tutte le novità sui vincoli, le dimensioni delle strutture, le tipologie distributive e gli indici di sostenibilità socio-economica.

    La Regione Liguria è la seconda regione italiana, dopo la Toscana, ad aver approvato a fine anno, all’unanimità in Consiglio Regionale, la nuova programmazione commerciale e gli adeguamenti normativi al Testo unico in materia di commercio del 2007.
    La modifica si è resa necessaria dopo i vari interventi normativi comunitari, a cominciare dalla Direttiva Bolkestein sulla libera concorrenza dei servizi e delle numerose normative statali.

    In linea con le liberalizzazioni «Sono state semplificate molte attività attraverso semplici comunicazioni e senza necessità di autorizzazioni –  spiega una nota dell’ufficio stampa regionale – La nuova programmazione prevede, infatti, grandi possibilità di ampliamenti, accorpamenti, trasferimenti delle strutture commerciali esistenti senza più alcun vincolo quantistico e numerico, la liberalizzazione degli orari, nuove norme sugli outlet e i temporary shop».

    «La nuova programmazione commerciale della Regione Liguria poggia sull’innovazione e la qualità del complesso dell’offerta – continua la nota – Nel provvedimento è stato elaborato un sistema di regole che ha come unica matrice la sostenibilità ambientale. Tenendo conto della necessità di contemperare il rispetto del principio della libera concorrenza e libero mercato con le esigenze del cittadino-consumatore che deve avere un’offerta commerciale adeguata. Regole che dovranno favorire un equilibrato sviluppo delle diverse tipologie distributive nel rispetto del territorio e valorizzare la funzione del commercio dei degli esercizi di piccole, medie e grandi dimensioni per riqualificare il tessuto urbano e i quartieri degradati».

    Per le strutture di vendita di rilevanti dimensioni «Sono stati fissati requisiti qualitativi e di prestazione generali e obbligatori – spiega la Regione – Specifici obblighi anche per le grandi strutture di vendita compresi i centri commerciali che potranno insediarsi esclusivamente in aree con una specifica destinazione d’uso. I criteri non riguardano però i parametri urbanistici che devono essere comunque osservati dagli esercizi commerciali (raccordi viari, parcheggi ecc)».

    Fra i vari requisiti previsti dal piano «Le medie strutture di vendita dovranno avere una classificazione energetica, produrre energia termica da fonti rinnovabili senza emissioni in atmosfera, limitare la produzione dei rifiuti e dotarsi di aree per la raccolta differenziatasottolinea la Regione –  Le medie strutture di vendita non potranno superare i millecinquecento metri quadrati di superficie. Un limite uguale in tutta la Liguria, indipendentemente dagli abitanti dei comuni. Alle grandi strutture di vendita si chiede inoltre l’installazione di protezione dall’inquinamento di polveri, il controllo degli effetti acustici dentro e fuori la struttura, la raccolta delle acque piovane, spazi per l’accoglienza del cliente e aree attrezzate per i bambini».

    Il nuovo piano commerciale della Regione Liguria «Dà ai comuni la possibilità di prevedere requisiti qualitativi e di prestazione facoltativi, con convenzioni per favorire le assunzioni di lavoratori in cassa integrazione o mobilità, l’adozione di sistemi per acquisti telematici, la raccolta dei prodotti alimentari invenduti da parte del volontariato, la condivisione degli orari di apertura e chiusura con il territorio».

    Per incentivare il ritorno della popolazione dalla periferia alla città «Nella nuova programmazione commerciale è prevista la possibilità che nei centri storici e nei centri storici commerciali e in particolari aree limitate possono essere stipulati patti d’area o contratti di quartiere tra regione Liguria, Comune, Camere di Commercio, associazioni di categoria del commercio, consorzi di imprese, proprietari di immobili, per sostenere una forte riqualificazione commerciale».